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La vignetta   di Daria LeporiImpressumil dialogoBimestrale delle ACLI SvizzeraDistribuito in abbonamentoStampa 5000 copieC...
EDITORIALETr a i l d i r e e i l f a r e                                                          Sommario                ...
IL CUORE E LA MANOIl mi o p rossi m o si trova al l a p or ta accant o“Chi è il mio prossimo?” chiede un po’ sornione il D...
ACLIFAIRigenerarsi per rigenerareIl Consiglio nazionale delle ACLI italiane, che si è      turali possibili, in proposte p...
ACLIFAIL avo ro, p a r t e c i p a z i o n e , d e m o c r a z i aDal 7 al 9 ottobre, a Londra, si è tenuta una tre giorni...
FILO DIRETTO CON SYNACondizioni migliori per il rinnovo del CNMo caos sociale?Il settore edile da qualche anno a questa pa...
IL MIO PROSSIMOHo scoperto il mio prossimoOggi ho cominciato a sollevarmi su di un gomito. Mi fa un gran           vato me...
IL MIO PROSSIMOsamaritano, si sono aggiunte l’umiliazione e la          non sei padrone nemmeno della tua vita, seirabbia....
IL MIO PROSSIMOOltre l’illusione della “prossimità”La società del nostro tempo – dominata dalle nuove tecnologie          ...
IL MIO PROSSIMOIl confronto con i Paesi del Sud ci trasformaSi è appena svolta in Sud Africa la Conferenza internazionale ...
IL MIO PROSSIMODomanda che ci inquietaNulla è più inquietante delle domande che impegnano la nostra              volge”. “...
IL MIO PROSSIMOQuel Bambino che nasce alla frontieraVivono le difficoltà che i migranti italiani hanno sperimentato fino a...
POLITICAU n a l l i evo d i To b i n p e r r i l a n c i a re l ’ I t a l i aÈ un allievo di Tobin, con il suo aplomb di s...
ENAIPProgetti di integrazione nelle realtà regionaliA detta di molti esperti stranieri, il modello elvetico di integrazion...
VARIEStoria di un emigrato con la passione del cantoRiceviamo a pubblichiamo la storia di emigrazione di Attilio D’Elia, g...
EDITORIAHotel Lamemoria, un romanzo sorprendente                                                                          ...
PATRONATOL u gano, si par l a di “L avoro ( i n ) S i cu rezza”Si è conclusa domenica 27 novembre Lavoro (in) Sicurezza, l...
Dialogo 6/11 - Il mio prossimo
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Dialogo 6/11 - Il mio prossimo

  1. 1. il dialogobimestrale d’informazione e di opinione delle ACLI Svizzereassociazioni cristiane lavoratori internazionali Il mio Prossimodicembre 2011numero 6 - anno XXI
  2. 2. La vignetta di Daria LeporiImpressumil dialogoBimestrale delle ACLI SvizzeraDistribuito in abbonamentoStampa 5000 copieComitato di redazione:Luciano Alban, Ennio Carint,Antonio Cartolano,Moreno Macchi, Francesco Onorato,Franco Plutino, Giuseppe Rauseo,Paolo Vendola, Luigi ZanolliResponsabili di zona:AG: Gaetano VecchioBS-BL-BE-SO: Anna GarziaGE-VD: Luciano GattoZH-LU-SG-SZ-TG: Salvatore DugoTI: Ivana CaldelariRedazione e recapito:Redazione il dialogoVia Contrada Nuova 16982 Agnotelefono 091 921 47 94segreteria@acli.chStampa:Tipografia Reggiani SpABrezzo di Bedero (VA)Progetto grafico:Daria LeporiCoordinamento eimpaginazione:Ivana CaldelariÈ possibile abbonarsi:sei numeri annuali a fr. 20.-CCP 65 - 272444 - 7 La redazioneIl prossimo numero sarà recapitato afebbraio 2012. La chiusura di redazio- del Dialogone per contributi scritti è fissata permetà gennaio 2012. vi augura Buone Feste 2 il dialogo 6/11
  3. 3. EDITORIALETr a i l d i r e e i l f a r e Sommario numero 6 - anno XXI“Il mio prossimo” è il tema che la Il cuore e la manoredazione ha scelto di dare a questo Il mio prossimo si trova alla portanumero del giornale, affidandomi il accanto pag. 4compito di scrivere l’editoriale. Hoaccettato, perchè con un po’ di superbia AcliFaie tanta ingenuità, pensavo di avere Rigenerarsi per rigenerare pag. 5tanto da dire, e in parte è vero, ma i Lavoro, partecipazione, democrazia pag. 6problemi sono arrivati quando mi sonochiesto quale credibilità potevo avere Filo diretto con Syna Edili e rinnovo del CNM pag. 7come persona e come aclista nel trattareun tema così impegnativo e sul quale è Il mio prossimofacile “predicare bene e razzolare Ho scoperto il mio prossimo pag. 8male”. Oltre l’illusione della prossimità pag. 10 Il confronto con i paesi del SudPoi mi è venuto in mente quanta incoe- ci trasforma pag. 11renza esiste, anche fra i buoni cristia- Domanda che ci inquieta pag. 12ni, su quanto sta scritto nel Vangelo: ti dell’eredità dei genitori? La moglie o Quel Bambino che nasce alla“Amerai il prossimo tuo come te stesso” il marito, divorziata/o, che a nostro frontiera pag. 13e incoerente fra gli incoerenti mi sono giudizio, ci ha causato tanti problemi edato il coraggio di scrivere. Il coraggio dolori e ha preteso parte dei nostri Political’ho anche trovato pensando che come averi? Il compagno di lavoro, che ci ha Un allievo di Tobin per rilanciareACLI, comunque, il tentativo di ope- fatto le scarpe, pur di avere la promo- l’Italia pag. 14rare per dare dignità alla persona e per zione?costruire un mondo più giusto e più ENAIP Se non vogliamo essere ipocriti e se non Progetti di integrazione nelle realtàumano si è sempre fatto. rispondiamo di si, solo per metterci a regionali pag. 15Allora per dare corpo a questo testo misono interrogato sulla parola posto la coscienza, credo che noi tutti dobbiamo educarci ed educare ad Varie“amare”. Cerco di rispondere con il Storia di un emigrato pag. 16significato che comunemente si da a amare il prossimo. Solo così avremo laquesta parola: famiglia, la scuola, la Chiesa, lo stato, Editoria la finanza, l’industria, le ACLI che Hotel Lamemoria pag. 17Pensar bene degli altri, non giudi- possono costruire una società che mettecare il prossimo, non offenderlo, al primo posto la persona. Patronatonon procurargli alcun male, non Lugano, Lavoro (in) Sicurezza pag. 18 Antonio Cartolano Perché Perché pag. 19ostacolare il suo bene, non pro- membro della Presidenza dellecurargli dolore, non tradirlo, non ACLI della Svizzerainsultarlo, non chiacchierare con- Vita delle ACLItro di lui, non inventare calunnie, Lucerna,“Antichi Sapori” pag. 20non ammazzare il suo onore, non Natale speciale per il Coro ACLI di Lugano pag. 20diffamarlo. Mons. Luigi Bettazzi, l’uomo del dialogo pag. 21A questo punto credo che possiamo Solidarietà da Zug all’Albania pag. 22tranquillamente dire,” chi non ha pec- Serata teatrale a Losanna pag. 22cato scagli la prima pietra”. Abbiamo La scomparsa di Cleofe Ganci pag. 22sempre “amato” chi non la pensa comenoi? Lo straniero, che è diverso? Il fra- Sale e Pepetello o la sorella che si sono appropria- Aragosta alla parigina pag. 23 3 il dialogo 6/11
  4. 4. IL CUORE E LA MANOIl mi o p rossi m o si trova al l a p or ta accant o“Chi è il mio prossimo?” chiede un po’ sornione il Dottore della necessità. Queste diverse fasi compongono, per ilLegge a Gesù nel famoso passaggio sulla parabola del buon Vangelo, un itinerario di avvicinamento reciproco,Samaritano nel Vangelo di Luca. Dopo aver ascoltato il racconto il cui risultato è la prossimità della fraternità uni-del Maestro, è lui stesso costretto a riconoscere che si è fatto versale. In effetti, lo scopo di tale itinerario (sem-prossimo del malcapitato “colui che ha avuto compassione di pre segnato dall’esigenza di una continua conver-lui”. Ed è non a caso uno straniero, eretico sul piano religioso, a sione) è il diventare prossimo dell’essere umanoprendersi cura della vittima dei briganti. La risposta alla doman- (in realtà o in apparenza) più lontano. Vuol direda evangelica, dal sottile sapore catechistico, è paradossale ed vincere la naturale propensione all’indifferenza eaffascinante nel medesimo tempo. Gesù invita i suoi uditori a al ripiegamento su se stessi per svelare l’indigen-compiere un passo d’attenzione non solo all’interno della pro- za altrui, non già per umiliare il miserevole, bensìpria piccola cerchia ristretta d’interessi, bensì verso chi – suo per annunciargli la possibilità di un riscatto. Farsimalgrado – si trova in una situazione difficile. Si tratta di “uscire prossimo dell’altra persona che ci si para innanzida sé” per andare incontro a chi si trova abbandonato sul lato nella sua povertà (materiale come pure spirituale)opposto della strada. corrisponde a riconoscergli la dignità che gli spet- ta non solo come essere umano, ma soprattutto di fra Martino Dotta, assistente spirituale ACLI Svizzera come “figlio di Dio”. L’empatia, il mettersi lette- ralmente nella pelle altrui, è l’avvio di un percor- Il provare compassione, come ha indica il so di liberazione per entrambi gli attori. Nazareno “in opere e parole”, significa lasciarsi interpellare nel profondo dalla condizione altrui, Nella parabola di Matteo sul Giudizio finale, l’in- immedesimandosi nel bisogno dell’altro per poi segnamento di Gesù è ancora più esplicito, poiché soccorrerlo ed aiutarlo ad uscire dallo stato di ricorda come stia nella capacità assai concreta (e non solo simbolica o ideale) di dare un nome ai bisogni dei più sfavoriti il segreto dell’esistenza cristiana. Nel povero, nell’infermo, nel carcerato, nell’ignudo, nell’affamato e nell’assetato possia- mo vedere non soltanto qualcuno da aiutare, bensì principalmente il Cristo medesimo. Egli per primo, s’immedesima nei bisognosi, chiedendo ai suoi discepoli di fare altrettanto, nel Suo nome e in nome della fede professata. È l’esperienza compiuta, ad esempio, da san Francesco d’Assisi o dalla beata Madre Teresa di Calcutta, ambedue colpiti nell’intimo delle loro convinzioni di cre- denti dalle condizioni miserevoli di tanti emargi- nati, al punto da voler servire in essi il Crocifisso. E in tale servizio di carità, Francesco e Madre Teresa hanno sperimentato il valore della frater- nità universale voluta da Dio “sin dalla creazione del mondo” per l’intero universo. Tutt’e due, come tanti altri credenti prima e dopo di loro, hanno sempre saputo vedere in ogni essere umano anzitutto il Cristo stesso nella Sua soffe- renza. È quanto evoca già il mistero del Natale, dove nel Bambino s’intravede la chiamata alla redenzione dal male e dal dolore, per la felicità e la pienezza di vita promesse a chiunque. Serene Festività natalizie!3 4 il dialogo 6/11
  5. 5. ACLIFAIRigenerarsi per rigenerareIl Consiglio nazionale delle ACLI italiane, che si è turali possibili, in proposte politichetenuto a Torino nei giorni 2 e 3 dicembre scor- credibili, in azioni sociali concrete.si, ha aperto la stagione congressuale del 2012. Tuttavia, senza un cammino di avvi- cinamento ai nostri Congressi da di Luigi Zanolli, vicepresidente FAI-ACLI fare comunitariamente, attraverso il metodo del confronto democraticoTutte le ACLI sono chiamate a prepararsi a questo sincero e guidati dalla preziosa virtùmomento importantissimo per il Movimento, della fraternità, non riteniamosoprattutto in questi frangenti definiti dal presi- attuabile la traduzione in azionidente Olivero “giorni cattivi”, citando le parole di concrete per la realizzazione diEnzo Bianchi. cambiamenti profondi di tali risposte .Per questo crediamo che sia giusto il titolo dato da E questo, lo ribadiamo, è compito della formazio-Olivero alla sua relazione: “La partita del futuro; ne, che non cesseremo mai di proporre a partireper il ritorno alla buona politica”, perché questo dai nostri Circoli.“non è più tempo per rinvii e scelte parziali”. Nella relazione del presidente Olivero ricorreOrmai il discorso non può più essere limitato al spesso la parola “rigenerare”, il titolo del docu-nostro “piccolo mondo antico”, che si reggeva su mento sugli Orientamenti Congressuali del 2012 èalcune certezze radicate e su visioni ristrette, tanto “Rigenerare comunità per costruire il Paese”: perper riferirci alla nostra presenza nelle singole real- essere artefici di una “rigenerazione”alla qualetà di una nazione a noi cara, ma piccola di fronte siamo chiamati tutti senza eccezioni, dobbiamoall’Europa. porci come impegno associativo passione, concre-Ora è tempo di sentire l’Europa, la casa comune tezza, lungimiranza. Si tratta di operare ancora, ache abbiamo costruito con tante fatiche e tanti partire da noi stessi, quella “conversione” che è insacrifici, come il primo Paese del mondo globale. fondo il segno della nostra “giovinezza”.3Questo sentimento non può essere alimentato dastrane coalizioni, che hanno governato l’economiae gestito i conflitti in funzione della spartizione dibottini. È dai popoli che deve partire il segnale diunità e, osiamo dirlo a chiare lettere, devono esse- Campagna tesseramento 2012re i cristiani gli antesignani di un nuovo processo, “Il vero capitale è l’Uomo”come furono cristiani del valore di De Gasperi,Adenauer, Schuman che fecero emergere, insiemeal pensiero dell’unità, quello di più politica e di unabuona politica.Questo pensiero ci deve accompagnare nel nostroorganizzare i Congressi: “per interpretare con luci-dità l’attuale nuova questione sociale, per cuioccorre evitare l’errore, figlio anch’esso dell’ideo-logia neoliberista, di ritenere che i problemi daaffrontare siano di ordine esclusivamente tecnico.Come tali essi sfuggirebbero alla necessità di undiscernimento e di una valutazione di tipo etico”,come affermato in un documento del PontificioConsiglio della Giustizia e della Pace.Anche la nostra Associazione dunque è chiamataanzitutto ad una non facile lettura del nostrotempo e poi ad affrontare le sfide che tutta lanostra società subisce.Ma i nostri Congressi devono prima di ogni altracosa darsi delle risposte convincenti alla domandasu quale sia la “mission” aclista in questa difficilefase, risposte che si traducano in elaborazioni cul- 5 il dialogo 6/11
  6. 6. ACLIFAIL avo ro, p a r t e c i p a z i o n e , d e m o c r a z i aDal 7 al 9 ottobre, a Londra, si è tenuta una tre giorni del semi- ricerca di flessibilità. Proprio in una delle sessioninario di studio promosso dalle ACLI con il sostegno del Centro del seminario si è discusso sulle “Nuove rappre-Europeo per i problemi dei lavoratori (EZA). Questa iniziativa è sentazioni sociali del lavoro e forme della rappre-stata finanziata dall’Unione Europea con il patrocinio del sentanza” assieme a Giuseppe Porcaro, segretarioComitato economico e sociale europeo (CESE). generale del European Youth, Marco Cilento, con- sigliere della Confederazione europea dei sindacati; di Paolo Vendola Georg Hupfauer, presidente del Movimento catto-«Il lavoro è tornato al centro di un dibattito sempre più preoccupa- lico dei lavoratori tedeschi (KAB).to e allarmato – sottolinea Andrea Olivero, Presidente delle ACLI Il panorama che ne scaturisce di fronte alle nuoveitaliane e della FAI – la discussione europea sul “lavoro dignitoso” generazioni, è quella di un’Europa senza progetto,ha guardato finora fuori dai propri confini. Oggi la crisi economica incapace di lasciare intravedere ai propri cittadiniha riportato la questione nel cuore della vecchia Europa, dove il un chiaro futuro o delle linee di riferimento dalavoro sempre meno garantisce accesso alla cittadinanza e sempre seguire. Questa mancanza di progettualità si riflet-meno costituisce strumento di emancipazione. Quell’obiettivo della te poi nei giovani con difficoltà a cercare un lavoro“buona occupazione” che la società della conoscenza avrebbe dovu- stabile, si manifesta anche in una precarietà dellato garantire appare sempre più lontano, soprattutto per i giovani e le vita affettiva ed una impossibilità nel prevedere undonne. La stessa rappresentanza del lavoro non sembra più in grado proprio futuro o di una ricerca di una dimensionedi dare risposte adeguate». Questi alcuni spunti emersi dal dibattito nella società. Ma la debolezza dei giovani è la debo-dove è messo in evidenza che la crisi occupazionale che colpisce i lezza della società come sottolinea il demografogiovani è soltanto una parte di un disagio più ampio. Uno dei feno- Alessandro Rosina: «Non si tratta solamente di for-meni più gravi che sta attraversando l’Europa e non solo è la disoc- nire a ciascuno i giusti mezzi per realizzare alcupazione e l’inattività delle giovani generazioni. I risultati dei dati meglio il proprio destino personale... la società,Neet sono impressionanti se valutiamo le percentuali di giovani che anche e soprattutto per il proprio bene, dovrebbenon studiano, non lavorano e non sono in formazione. Questo preoccuparsi di fornire alle nuove generazioni lasignifica che l’Europa in genere sta sprecando le sue risorse più gio- protezione e le competenze necessarie per fronteg-vani e produttive. Gli stessi risultati emersi dalla ricerca della FAI, giare i rischi e cogliere al meglio le opportunità nel-illustrata durante il seminario di Londra, ha prodotto significative l’entrata nella vita adulta, perché dalla riuscita deiriflessioni. Si trova conferma sostanzialmente dell’importanza del giovani dipende la riuscita della comunità civile nellavoro per i giovani (lavoro decente) non solo come elemento a livel- suo complesso».lo valoriale ma anche come elemento di crescita per trovare un posto Oggi si assiste ad un ritorno dei giovani sulle piaz-nella società e per essere definiti appieno come cittadini attivi e non ze (virtuali e non), per ora con il tema dominantesolo. della protesta ma questi dissensi giovanili sonoLuca Jahier, presidente del terzo gruppo Cese si è soffermato molto comunque un segnale di richiesta di cambiamento.sulla tematica del lavoro decente/lavoro dignitoso facendo diverse A maggior ragione, oggi, è importante la ripresa delconsiderazioni sulle Work-ability come nuove esigenze richieste in dialogo a tutti i livelli, a partire dalla famiglia. Il dis-un mercato del lavoro sempre più frammentato e sempre più alla agio che si è creato non è solo generazionale, ma anche intergenerazionale ed educativo, così come da tempo le stesse ACLI hanno sottolineato e sostengono senza dimenticare il ruolo della solida- rietà verso i più deboli. Solidarietà che, come ha avuto modo di ricordare in un discorso alle ACLI nazionali il card. Bertone, di un sentirsi tutti responsabili di tutti, quindi senza delegare/deman- dare allo Stato. I diritti sociali sono parte integran- te di una democrazia che può e deve dare a tutti uno spazio di rappresentanza. Tutti i soggetti rap- presentativi di una economia civile, possono diven- tare i molteplici “attori” per creare una nuova forza sociale che può favorire l’uscita dalla crisi e contri- buire anche sullo sviluppo di nuove politiche attiveI lavori al Seminario di studio promosso dalle ACLI a Londra del lavoro e del welfare.3 6 il dialogo 6/11
  7. 7. FILO DIRETTO CON SYNACondizioni migliori per il rinnovo del CNMo caos sociale?Il settore edile da qualche anno a questa parte l rinuncia alla modifica del campo d’applicazione;presenta una situazione economica alquanto gli autisti delle imprese di costruzione devonopositiva. Ciononostante, le negoziazioni tra i essere sottoposti al CNM come stabilito dal tribu-partner sociali SSIC (Società Svizzera degli nale federale;Impresari-Costruttori) e i sindacati Syna e Unia l adozione di misure appropriate per limitare iper il rinnovo del contratto collettivo di lavoro danni causati dal subappalto, nonché dal lavoro agià l’anno scorso hanno avuto esito negativo. cottimo e a tempo determinato.Anche quest’anno le trattative per un rinnovo Si ritorna al tavolo dei negoziati in dicembredel CNM (Contratto nazionale mantello)a parti-re dal 1° gennaio 2012 non hanno portato ad I delegati del settore edile del sindacato Syna sonoalcun risultato. determinati soprattutto a rinnovare qualitativa- mente il CNM. In caso di fallimento delle trattati- di Eric Favre, segretario centrale Syna ve, saranno prese in considerazione misure più severe. 3Per riportare le parti contraenti al tavolo dellenegoziazioni e porre fine a un dialogo fumoso, ilavoratori del settore edile hanno abbandonato iloro posti di lavoro e il 25 novembre e 2 dicembrescorsi sono scesi in piazza per manifestare il lorodisappunto nelle grandi città del Paese. Migliaia dipersone hanno rivendicato un nuovo CNM che 7000 lavoratori hanno abbandonato più dioffra più protezione sociale e salariale. In occasio-ne della Conferenza del settore edile tenutasi il 19novembre scorso a Olten, i lavoratori avevano 1000 cantieri per scendere in piazzaincaricato i responsabili di battersi per condizionimigliori nel quadro del rinnovo del Contratto.Le organizzazioni che fanno parte di Travail.Suissehanno lanciato un manifesto all’indirizzo di tutti idatori di lavoro e delle aziende in Svizzera affinchécontinuino a percorrere la strada del partenariatosociale al fine di garantire la pace sociale e la stabi-lità economica nel nostro Paese. Le celebrazionicongiunte dei partner sociali per il centenario delcontratto collettivo di lavoro sono appena termi-nate. In questo contesto sembrerebbe incompren-sibile e irresponsabile che un settore sano dellanostra economia come lo è l’edilizia si privasse diun CCL. Tenendo conto della libera circolazione Il 25 novembre scorso, 7000 lavoratori del settore edile hannodei lavoratori in Europa, il Contratto nazionale aderito ai cortei di protesta in diverse città svizzere, qualideve tutelare e consolidare le disposizioni per far Ginevra, Losanna, Berna e Zurigo. Le manifestazioni sono poifronte al dumping salariale e sociale. proseguite a Bellinzona dove gli operai hanno fatto sentire ad alta voce il proprio malcontento. Un lavoratore su tredici delSì al prolungamento condizionato del CNM settore ha partecipato alle azioni.I delegati del sindacato Syna, riunitisi il 19 novem- Accogliamo con piacere la determinazione dimostrata da tutti ibre scorso a Olten, si dichiarano d’accordo con il manifestanti che hanno deciso di abbandonare i loro cantieriprolungamento del contratto collettivo, ma soltan- sparsi in tutto il Paese per aderire alle manifestazioni in favoreto alle seguenti condizioni: di un nuovo CNM con condizioni migliori.l concessione di un aumento mensile di circa Nella foto (di Peter Schmidt): il corteo di protesta a Zurigo (25cento franchi nel 2012; novembre) 7 il dialogo 6/11
  8. 8. IL MIO PROSSIMOHo scoperto il mio prossimoOggi ho cominciato a sollevarmi su di un gomito. Mi fa un gran vato mezzo morto lungo la via mentre scendevamale, ma devo provare a muovermi e voglio riprendere il viaggio anche lui da Gerusalemme. È lui che mi ha rac-tra qualche giorno. Ho potuto alzare la testa sino alla feritoia che colto, medicato, fasciato, che si è fatto la scarpatasta proprio sopra il mio giaciglio e ho visto le case del villaggio a piedi per lasciarmi il suo posto sul giumento,di Adommim, immerse nel sole e nella polvere del meriggio. Un togliendosi ogni possibilità di fuga nel caso di unnome che evoca il rosso del sangue, davvero adatto a questo nuovo attacco.luogo celebre per le aggressioni di viaggiatori da parte di brigan- Non ci potevo credere. Un samaritano. Uno diti, tanto è vero che proprio qui hanno dovuto installare una questi stranieri che hanno occupato la nostraguarnigione di soldati. terra al tempo dell’esilio e che avrebbero anche voluto impedire la ricostruzione del Tempio di Enrico Norelli * dopo il ritorno dei nostri Padri, perché, giusta- mente, questi avevano rifiutato la loro collabora- A che serve? I briganti agiscono lo stesso, indi- zione! Uno di quelli che dicono di adorare il sturbati. È capitato anche a me, a una paio di Signore sul monte Garizim, ignorando che solo a miglia da qui, non so più quanti giorni fa. Gerusalemme il Signore ha la sua casa! Uno di Tornavo a Gerico, la mia città, da Gerusalemme, quelli che ostacolano gli Ebrei quando attraversa- dove ero andato a riscuotere del denaro. Lo sape- no la Samaria per andare in pellegrinaggio a vo che era pericoloso, ma si deve pur vivere. Non Gerusalemme! Fin dalla mia infanzia, mio padre ero neanche a metà del percorso quando, in uno mi ha insegnato a detestarli, ripetendomi le paro- dei punti più ripidi della strada, sono sbucati dal le di Gesù figlio di Sirach: i samaritani sono ”il nulla. I due servi che erano con me se la sono popolo stupido che abita a Sichem, anzi, non data a gambe, io ho cercato di fare lo stesso, ma sono neppure un popolo!” hanno capito che ero io il padrone e mi sono sal- Non bastavano il dolore fisico e la perdita dei tati addosso. Cercare di resistere, urlare chieden- beni! Quando ho saputo di dover la vita a un do aiuto, è servito solo a farmi spaccare la testa a bastonate. Poi non ricordo più nulla. Di certo il mio denaro, il sacco da viaggio, il mio asino sono andati! Ho solo un ricordo. A un certo punto il dolore mi ha risvegliato per qualche attimo. Non ero per terra, ondeggiavo su di un giumento che mi trasporta- va; un uomo, a piedi, lo tirava per la cavezza, vedevo solo le sue spalle. Ero seminudo – anche i vestiti mi hanno preso! – , ma qualcuno mi aveva fasciato, alle narici mi arrivò l’odore del vino e dell’olio che erano stati cosparsi sulle mie ferite, perché soffrissi meno. Ma lo stesso dolore che mi aveva svegliato mi ha fatto svenire di nuovo. Ho ripreso i sensi il mattino dopo, o così mi ha detto l’oste. È la prima persona che ho visto, chino su di me. Conosco la locanda, ci ho sostato qualche volta, l’oste è una gran canaglia, approfitta di avere il solo posto di ristoro lungo questa strada male- detta, per gonfiare i prezzi. Comunque, è lui che mi ha raccontato la storia. Mi ha portato qui un samaritano, che mi ha tro- * In “Presenza Italiana”, periodico della Missione Cattolica Italiana di Ginevra, Anno XXXIII, mag- gio-giugno 2005. 8 il dialogo 6/11
  9. 9. IL MIO PROSSIMOsamaritano, si sono aggiunte l’umiliazione e la non sei padrone nemmeno della tua vita, seirabbia. Avrei preferito essere morto lungo la via. appeso a un filo. A questo punto non ti attacche-Io avrei fatto lo stesso per un Ebreo, natural- resti a chiunque pur di cavartela? Non saresti dis-mente! E sapevo che avrei potuto contare sul- posto a gridare a chi hai sempre disprezzato: “Sì,l’aiuto di qualunque Ebreo. Possibile che il primo sei tu il mio prossimo, sei tu il mio amico.a passare dovesse essere proprio un Samaritano? Salvami!”?Eppure, in questi giorni di immobilità forzata, via Dapprima ho respinto con orrore questo pensie-via che la spossatezza diminuiva e mi lasciava un ro, convinto che la vigliaccheria mi suggerisse dipo’ più di lucidità per riflettere, ci ho pensato su. rinunciare ai miei principi. Ma poi mi sono dettoHo sempre diviso l’umanità in “io e quelli come che forse proprio quei principi non erano tantome” e “gli altri”. Solidarietà piena con il gruppo raccomandabili. Il fatto è che mi separavano dal-al quale appartengo, ragionevole distanza, se l’altro, mentre la compassione dell’altro ci hanecessario diffidenza e magari ostilità, comunque uniti. Ho dovuto scoprire quello che, quando misuperiorità, nei confronti degli altri. Mi è sempre sentivo forte, non volevo vedere: che il mio nemi-sembrata una sana regola di vita, e del resto come co era capace di amore. E se questo amore mi hapotrebbe essere diversamente, dato che l’unico salvato la vita, ebbene, vuol dire che vale più divero Dio è dalla nostra parte? ogni idea. Così quell’uomo non mi ha solo evita-E ora, questa terribile esperienza ha cominciato a to di morire: mi ha fatto scoprire qualcosa chefarmi capire che una distinzione del genere se la d’ora in poi orienterà la mia esistenza in un modopuò permettere chi si sente sano, forte, autosuffi- nuovo e mi farà sentire più leggero.ciente, chi crede di tenere sotto controllo la pro- Beh, c’è anche qualcosa di quasi più incredibile.pria vita, la propria famiglia, i propri beni. In que- Ve l’ho detto, l’oste è un ladro matricolato.ste condizioni, si crede sempre di poter scegliere Ebbene, quando mi ha raccontato l’accaduto sil’amico o il nemico. Ma viene il momento in cui rigirava tra le dita due denari che il Samaritano gli aveva dato per le spese della mia convalescenza, promettendogli di aggiungere, al suo prossimo passaggio, quello che l’oste avrebbe speso in più. Se il ferito fosse stato un altro, e io avessi assisti- to a quella scena, avrei sogghignato dell’ingenuità di quell’uomo, che non sapeva in quali mani met- teva i suoi soldi. Sarei stato certo che l’oste li avrebbe intascati, non avrebbe speso nulla per le cure e poi ne avrebbe anche richiesti altri. E inve- ce eccolo lì che non solo mi ha mostrato i due denari (non riusciva a credere a tanta fiducia!), ma che sembrava perfino tenere onestamente il conto delle spese. È mai possibile che la fiducia che gli è stata dimostrata cominci a cambiare anche lui? Non so neanche il nome di quell’uomo. Ma, a quanto pare, ripasserà di qui nei prossimi giorni. Prima di questa storia, non avrei voluto neanche una stanza confinante con la sua, mi sarebbe sembrato di contaminarmi. Ora mi accorgo di aspettarlo con impazienza, e credo proprio che ci faremo una cena insieme, e una bella bevuta.3 Immagine: Il buon samaritano (donbosco-torino.it) 9 il dialogo 6/11
  10. 10. IL MIO PROSSIMOOltre l’illusione della “prossimità”La società del nostro tempo – dominata dalle nuove tecnologie dunque avere uno sguardo nuovo e percorrere– può apparire, ad un osservatore superficiale, quella che ha rea- sentieri nuovi. Come ha scritto una volta un gran-lizzato una più ampia e diffusa “prossimità”. Ogni luogo al mondo de testimone del Novecento italiano, Primo– dalle sabbie del Sahara alle cime dell’Himalaya – appare non Mazzolari, “chi ha occhi di amore vede moltisolo esplorato ma reso vicino da narrazioni, immagini, filmati. Gli poveri, chi non ha questi occhi non vede nessunavvenimenti accadono “in tempo reale” e si moltiplicano le povero”… Chi si accontenta di uno sguardoimmagini “in diretta” di persone travolte da una piena o di vil- superficiale non vede più la povertà o riesce a scor-laggi spazzati via dagli tsunami. Ci si sente “vicini” e “partecipi”… gere soltanto le manifestazioni più evidenti, e talo-Ma è proprio così? ra moleste, che sono appena la superficie di un continente che nelle sue profondità rimane ine- di Giorgio Campanini * splorato. Come, dunque, aprire (o imparare a riaprire) gli occhi? Se bene si riflette, la nostra società – nonostante la Si tratta, innanzitutto, di avere del “prossimo” una dovizia delle informazioni – sembra accrescere visione più ampia, non limitata soltanto alla cer- sempre più le distanze: è, nella prevalente realtà chia stretta dei conoscenti e degli amici. Vi sono delle cose, quella della lontananza e non della anche le “prossimità” lontane, alle quali è necessa- vicinanza. Un classico esempio è quello relativo rio imparare a guardare (informandosi, documen- alla quasi completa scomparsa della “fabbrica” – tandosi, interrogandosi) senza farsi travolgere dai luogo dell’antica fraternità operaia e centro delle luoghi comuni né cedere alla tentazione della pro- lotte sociali dell’Ottocento e del Novecento – pria impotenza, rinunciando così anche alle picco- sostituita da nuove forme di produzione che spes- le cose che ciascuno può fare. Proprio la tecnica di so non richiedono più la prossimità. Si ipotizzano, oggi – nonostante i suoi limiti – può contribuire a e in parte si realizzano, forme di lavoro nelle quali ridurre le distanze e a far diventare anche il lonta- ciascun operatore, dal suo specifico luogo (anche no nostro prossimo: a condizione, sempre, che si dalla propria casa) potrà svolgere la sua fatica sappiano aprire gli occhi. senza incontrare mai gli altri. Del resto stanno Ma occorre anche sapere guardare vicino (evitan- scomparendo anche molti classici luoghi di incon- do di fare dell’eventuale attenzione e del possibile tro: si percorre la strada in automobile e non più a aiuto prestati al lontano, un alibi per la rinuncia a piedi o su mezzi di trasporto collettivi, così come guardare in profondità attorno a noi). Molte, infat- si assiste agli spettacoli dalla propria poltrona tele- ti, sono le “nuove povertà” del nostro mondo: visiva (magari, nella stessa casa, ciascuno davanti nascoste, silenziose, pudiche, di persone che non ad un suo personale televisore…), senza quella amano le piazze degli “indignados” o i cortei delle forma di socializzazione che era un tempo rappre- povertà organizzate. Sono quelle degli adolescenti sentata dai cinema e dai teatri. alla ricerca di senso, degli anziani immalinconiti Tutto questo va tenuto presente, non per rimpian- dalla solitudine, delle donne e delle ragazze madri gere il (presunto) “buon tempo antico” o per abbandonate dai loro partners, e così via. Basta demonizzare il proprio tempo, ma per confrontar- sapere guardare con occhi di amore e, quasi all’im- si con la realtà delle cose: nonostante le apparenze, provviso, l’area della povertà si dilaterà, quasi la nostra rischia di diventare la società dell’ano- all’infinito. nimato. Perché il Samaritano possa incontrare l’al- Che fare, dunque? Farsi carico di tutte le povertà, tro è necessario, innanzitutto, che egli percorra lontane e vicine ed esercitare così la “prossimità”? lentamente, a piedi o a dorso di mulo, una strada Chi si proponesse un simile impossibile obiettivo (e non sfrecci su un’autostrada a 140 chilometri cadrebbe ben presto nella frustrazione. Occorre all’ora); così come è necessario che, prima di lui, invece scegliere le “piccole cose” di tutti i giorni, qualcuno la percorra. Ma non è più così, in molte frequentare con spirito nuovo le persone che si delle società contemporanee. incontrano nella vita quotidiana, intuire volta per Se si vuole recuperare la “prossimità” occorre volta i bisogni inespressi, le domande non rivolte, talora gli aiuti materiali mai richiesti e che non si ha* Docente di Storia delle dottrine politiche nellUniversità di Parma il coraggio di chiedere. È, questa, la semplice ee di dottrina sociale della Chiesa nella facoltà teologica di Lugano, banale via di prossimità che di volta in volta laè studioso del pensiero politico cattolico dellOttocento e del propone a chi abbia occhi per guardare: la “picco-Novecento. la” via della “piccola Teresa”.3 10 il dialogo 6/11
  11. 11. IL MIO PROSSIMOIl confronto con i Paesi del Sud ci trasformaSi è appena svolta in Sud Africa la Conferenza internazionale di Durban. È la 17° conferenza delle Nazioni Unite sulcambiamento climatico. Con l’occasione si è rinnovata per noi, organizzazioni di cooperazione internazionale, un’at-tenzione particolare ai Paesi più poveri. La dimensione sociale con il rispetto dei diritti umani e l’uguaglianza tra uomi-ni e donne è troppo trascurata sul piano mondiale. La salvaguardia del Creato per le generazioni future non devecompetere con l’impegno a favore dei più poveri e in particolare delle donne: questi due obiettivi sono indissociabi-li. Nel pensare globale - agire locale le organizzazioni di cooperazione operano affinché donne e uomini, individualmentee comunitariamente, sviluppino mezzi non violenti per rivendicare i diritti e affinché siano loro stessi ad opporsi allestrutture ingiuste e a partecipare attivamente alla vita politica, culturale e economica. “Uomini e donne diventano sog-getti del loro stesso processo di liberazione” 1 con correttezza e senza nuocere all’altro. di Lavinia Sommaruga Bodeo, AllianceSud *Qui nasce il compito delicato di governance e dellapolitica. Solo uno sviluppo desiderato, deciso esostenuto dai diretti interessati può rivelarsi van-taggioso a lungo termine per tutta l’umanità: una“globalizzazione delle responsabilità” che mette alcuore la dignità dell’altro/a e che crei questo lega-me sottile congiunto ad un’etica della verità, dellacorrettezza.Quella persona a cui scrivo o con cui mi relazionopuò essere un politico/a, un direttore/trice di unsettore quadro della Confederazione, un mio/acollega. Nell’incontro c’è un pensiero, una consi-derazione, una presa di posizione che riguardasempre laltro cercando di dar “Vita” a una centra-lità perché il nostro lavoro di rete significhi “aper-tura” con senso. Si è in uno spazio nel quale acco-gliamo tutta l’ingiustizia sociale e con lucidità sicerca di personificare una realtà del prossimo nella Questo ponte nell’agire assieme riconciliarsi, riuni- Foto di Beatricerca di una giustizia sociale giusta. Quale Dietschy,potrebbe essere la via? Mi sembra di intuire che è re, adottare, pacificare, sono gesti che esigono luci- Pane per tuttinel collegare le persone. È creare quella fedeltà alla dità e perseveranza; dei gesti che si acquisiscono,dignità di ognuno/a. “L’incontro con l’altro tra- che si insegnano, che si coltivano. Necessita unasforma la nostra percezione. Ci incita a risponder- riflessione serena, una pedagogia abile, una legisla-gli e a sentirci responsabili.” zione appropriata e delle istituzioni adeguate! Oggi, questa politica dovrebbe essere portataDa un lato con i politici ho vissuto la scoperta che avanti su scala dell’umanità intera, come in seno adsia nell’incontro dove vivo una lunga riflessione o ogni popolo e ad ogni singolo. Se vogliamo giusti-nell’adesione alla causa, ho da creare quella fiducia zia nel mondo, una vita dignitosa per la maggio-dove appare quella maturità non dettata da inte- ranza delle popolazioni dobbiamo operare impor-ressi di parte ma di stima dell’altro, di un’umanità tanti e urgenti cambiamenti non solo per il climain cammino. Mi sento nomade nel saper unire ma strutturali e pure personali. “L’incontro consguardi e pensieri emozioni affinché il nostro pros- l’essere umano nel bisogno e con tutto il Creatosimo sia responsabilizzato qua e là. Sì! La dignità è porta a un cambiamento di prospettiva quanto allaun valore che ci lega tutti in questa mondialità. propria azione”1.3In quest’incontro le pari opportunità rappresenta-no l’uguaglianza per tutti noi di partecipare alla«cooperazione sociale » in seno al sistema econo-mico attuale, di ripensare e rimodellare al contem- * Alliance Sud, comunità di lavoro Swissaid, Sacrificio Quaresimale,po il sociale e, nel suo intimo, l’umano. Infine di Pane per tutti, Helvetas, Caritas, ACES.impegnarsi in favore di un «altro mondo». 1) «Principi di etica sociale di Pane per tutti, 2011» 11 il dialogo 6/11
  12. 12. IL MIO PROSSIMODomanda che ci inquietaNulla è più inquietante delle domande che impegnano la nostra volge”. “Semplicemente”, concludeva “io non socoscienza e coinvolgono il nostro quotidiano. La domanda “ chi chi è il mio prossimo”.è il mio prossimo” è una di queste. Non c’è azione, non c’è lavo- Capita a noi tutti così. Il nostro prossimo non ci èro, non c’è utilizzo del tempo; dall’impegno comunitario, sociale facile capire chi è e dov’è e tendiamo inconscia-o pubblico e perfino il tempo dello svago, che non ci veda coin- mente a dividerlo in due categorie. Il prossimo chevolti con e assieme ad altri che ci sono vicini o comprenda pen- non ci preoccupa e il prossimo lontano, non neces-sieri e azioni che coinvolgono altri a noi lontani ma legati alla sariamente nel senso di lontananza, ma lontano dalnostra esistenza. Oggi, con i mezzi di contatto e comunicazione nostro pensare, dal nostro giudicare dal nostroattuali, ciò che accade vicino a noi così come ciò che accade essere. Sappiamo che esistere, ma non lo vediamomolto lontano da noi è continuamente presente e ci coinvolge e e non lo vogliamo vedere. Semplicemente non cici interroga. interessa e lo cancelliamo del nostro discernere. Chiaramente abbiamo tutti un prossimo che non ci di Ennio Carint, presidente ACLI Svizzera preoccupa perché ci è vicino, perché conosciamo, perché vede, sente, giudica e parla come noi. Il “Mio Prossimo” è il tema del dossier di questo Perché non ci sconvolge nel suo essere, nei suoi numero de il dialogo. Nulla di più complesso e modi, nel suo fare e in pratica nel suo esistere per- nulla di più semplice allo stesso tempo. “Ma dov`è ché magari è un po’ diverso ma fondamentalmente il problema!” “ e chi è il mio prossimo”! ci si può simile a noi. interrogare. “Io non faccio del male a nessuno, non Diversamente invece ci rifiutiamo categoricamente, uccido, non rubo, non faccio maldicenza.” “Lavoro e quel che è peggio, inconsciamente, di riconosce- onestamente, vivo in serenità con la famiglia e non re come prossimo chi fa tutte altre cose di ciò che mi impiccio dei problemi degli altri”. “Se nessuno facciamo noi. Chi dice tutte altre cose di ciò che mi fa del male, se nessuno tocca i miei interessi io diciamo noi; di chi pensa e propugna cose lontano vado d’accordo con tutti”; “il resto non mi interes- dal nostro ortodosso pensiero; di chi veste, mangia, sa”; e qui inizia il l’enigma. parla diverso da noi; di chi ha visioni e speranze Una signora, che per lavoro viaggiava molto, confi- all’opposto delle nostre; di chi ha interessi che per dò un giorno ad un’amica: “Quando in un paese noi sono tabù o deviazioni; di chi ha ideali lontani lontano, in India, in un paese africano del Magreb dal nostro concetto da benpensanti; di chi in sinte- o sud sahariano, in Indonesia, in Perù o centro si disturba, invade, occupa, chiede e pretende ciò America nei miei viaggi da giornalista ciò che più che noi non faremmo mai, magari solamente per- mi sconvolge e che le donne, particolarmente le ché abbiamo già disturbato, invaso, occupato, chie- donne, si vestono, lavorano, si trovano tra loro, sto e preteso e magari già avuto. Ecco perché è vivono in famiglia, hanno contatti ed interessi, inquietante chiedersi “chi è il mio prossimo”. tutto al contrario di ciò che io, prima di essere È un terreno paludoso dal quale ci piace stare lon- costretta a viaggiare, non avrei mai ritenuto possi- tano perché vengono a mancarci le risposte perché bile per me e comunque non avrei mai fatto. ci manca l’assuefazione a cercarle, a pensarle e a Eppure per loro, per ognuna di loro il tutto è una proporcele. La giornalista della quale sopra ho par- cosa normale”. lato, era andata in crisi proprio per questo motivo. “Osservare la povertà mi turba ma non è solo la Perché non aveva risposte e costretta con affanno povertà che mi sconvolge”; “è l’approccio che que- a cercarle non le trovava. Questo ci obbliga a pen- sti, donne ma anche uomini, giovani, ragazzi, adul- sare che non possiamo pretendere di essere dalla ti, vecchi hanno nel quotidiano con gli altri”. “Un parte giusta solo perché stiamo alle regole e rifiu- approccio naturale e disinvolto che comprende tiamo come prossimo chi la pensa diversamente da però due estremi e senza vie di mezzo”. “Il prossi- noi, agisce diversamente da noi e si preoccupa di mo è te stesso e quello che io faccio, quello che io tutt’altre cose di ciò che preoccupa noi. Di conse- penso lo fa lui (lei) con una sintonia e condivisione guenza alziamo steccati e cortine di ferro, magari totale”. “Gli altri sono gli altri; non sono differenti invisibili, ma con fondamenta fortemente piantate o nemici, semplicemente sono gli altri e non esi- nel terreno sodo perché gli altri, diversi da noi, non stono”. “Non mi toccano ed io non tocco loro e solo li rifiutiamo ma li vogliamo tenere lontano questo” diceva, “mi sconvolge, mi mette fuori soprattutto nei pensieri e negli atteggiamenti. campo e non capisco chi sono, cosa sono, casa fac- cio e perché lo faccio”. “Semplicemente mi scon- continua alla pagina successiva 12 il dialogo 6/11
  13. 13. IL MIO PROSSIMOQuel Bambino che nasce alla frontieraVivono le difficoltà che i migranti italiani hanno sperimentato fino a non molto tempo fa: sono i richiedenti asilo.Tra i volontari che li assistono vi sono diversi italiani all’estero. Considerazioni tratte da un articolo di Luisa Deponti *A Basilea, a cento metri dal confine con la negativa e quindi con la prospettiva dell’espulsioneGermania, sorge uno dei cinque centri svizzeri di o di una vita in clandestinità.registrazione e procedura per i richiedenti asilo. È Per questo motivo il centro di registrazione divieneuna zona isolata, “di frontiera”, e comunque al un luogo di speranza, attesa, paura, gioia o terribi-margine rispetto alla vita quotidiana della città. Un le delusione, un luogo in cui s’incontra l’umanitàluogo certamente lontano dalle luci, dalle musiche nelle sue più varie sfaccettature, la stessa umanitàe dall’atmosfera di Natale. Eppure, proprio un che Gesù ha accolto in sé. Non stupisce, allora, cheambiente come questo, con le persone che vi si dei cristiani, insieme a uomini e donne di buonaincontrano, può rimandare al vero senso della gran- volontà delle più diverse religioni, svolgano pressode festa della nascita di Cristo, che viene da stra- il centro un servizio a favore dei richiedenti asilo,niero tra noi, bussando alla nostra porta. Il Dio che cercando di alleviare in qualche modo la loro sof-si fa uomo non solo sceglie di assumere la nostra ferenza.natura umana, ma di condividere proprio il cammi- Tra questi volontari troviamo anche diversi italiani:no di coloro che non hanno facile accesso ai luoghi si tratta di migranti della prima generazione giuntidella pace, della sicurezza e del benessere: “Ero in Svizzera negli anni ’60 o delle loro figlie dellastraniero e mi avete accolto…” (Mt.,25,35) seconda generazione, o ancora di mogli di profes-Nel centro di registrazione alloggiano, fino ad un sionisti trasferitisi per lavoro, le quali desideranomassimo di tre mesi, alcune centinaia di donne, continuare anche all’estero l’impegno di serviziouomini e bambini provenienti dai più diversi Paesi cristiano.del mondo, spesso da zone di guerra o di persecu- Insieme ad altre persone - di origine svizzera,zione. Giungono in Svizzera per chiedere asilo, turca, francese, iraniana, curda, sudanese, kosovara,cioè protezione, accoglienza, insomma un posto giapponese, tedesca, tibetana…- i volontari italianidove poter vivere. Vengono dai luoghi noti alle cro- collaborano con il Servizio pastorale ecumeniconache degli ultimi anni: Afghanistan, Iraq, Iran, per i richiedenti asilo (OeSA nell’abbreviazione inTunisia, Libia, Somalia, ma anche da altri meno tedesco), un’organizzazione sostenuta da diversericordati: Eritrea, Tibet, Nepal, Congo, Nigeria, Chiese cristiane, tra cui quella cattolica.Costa d’Avorio… OeSA offre assistenza psico-sociale a tutti i richie-Essere riconosciuti come rifugiati non è facile: è denti asilo, indipendentemente dalla religione enecessario, infatti, provare e documentare di avere dalla nazionalità, e propone anche un accompa-il giustificato timore di essere perseguitati per moti- gnamento pastorale per i cristiani, cattolici o pro-vi politici, religiosi, etnici nel proprio Paese. Solo testanti, collegandoli, se possibile, con le rispettiveuna parte dei richiedenti asilo ottiene alla fine un parrocchie in città.permesso. In molti casi, l’intera procedura d’asilo Per gli italiani in Svizzera, per la prima e secondaviene espletata durante la permanenza nel centro di generazione così come per i professionisti all’este-registrazione, concludendosi con una risposta ro, non è automatico “rimanere migranti” nel cuore, mettersi in cammino verso gli altri, i nuovicontinuazione dalla pagina precedente stranieri…Eppure la regola la conosciamo bene e ci viene dal Grazie alla fede, tanti imparano a leggere la propria“Maestro” che spesso, a proposito ed a sproposito storia di migrazione con occhi nuovi.citiamo. Il nostro prossimo, il mio prossimo, è ogni Nell’esperienza del migrare si riconosce non soloessere vivente, è ogni persona la più diversa possi- la dura lotta per liberarsi dal bisogno economico ebile perché il nostro prossimo non dobbiamo e conquistare un certo benessere, ma anche l’apertu-non possiamo sceglierlo. Forse questo ci inquieta ra verso un orizzonte più ampio che dà senso ama se lo accettiamo come vero e con tutto ciò che tutta l’esistenza: luogo di incontro con Dio che siquesta accettazione comporta, forse, meglio di fa straniero con noi e non ci abbandona mai.3ogni altro vantaggio, ci fa stare e vivere meglio e ci * Pubblicato su “Messaggero di Sant’Antonio”, Edizione italiana per l’este-da serenità.3 ro, 12.2011 13 il dialogo 6/11
  14. 14. POLITICAU n a l l i evo d i To b i n p e r r i l a n c i a re l ’ I t a l i aÈ un allievo di Tobin, con il suo aplomb di stampo britannico, il mercato, delle liberalizzazioni e del rigore dei contiPresidente del Consiglio che dovrà risollevare l’Italia dal debito pubblici, caratteristiche che lo rendono adatto adpubblico: Mario Monti, presidente dell’Università Bocconi. affrontare le sfide della spesa pubblica italiana tenendo conto dei vincoli europei. Ritengo che la di Franco Narducci, deputato al Parlamento italiano situazione di crisi economica e della politica debba costituire l’occasione per un rilancio del Paese e L’Europa è sotto la pressione dei mercati e i paesi dei suoi valori attingendo anche al patrimonio sto- più esposti sono stati costretti alla svolta tecnocra- rico spirituale che il 150° dell’unità d’Italia ci ha tica, per definizione senza colore politico. È stato mostrato. il caso della Grecia dove Papandreou è stato sosti- L’Italia, sfibrata dalle risse politiche, grazie al tuito da Papademos, ma lo è stato anche per l’Italia Presidente Giorgio Napolitano ha creduto quando i nodi sono venuti al pettine nonostante nell’Unità, si è riconosciuta in un destino comune, Berlusconi ci avesse tenuto nascosto per lungo si è ritrovata dietro il Tricolore, rispecchiandosi tempo la reale situazione economica del Paese. nell’invito del Presidente della Repubblica ad Sembra quasi che la crisi che attanaglia l’Europa affrontare le incognite del futuro con la piena abbia provocato, nel nostro Paese, il fallimento coscienza di quello che l’Italia è stata nel corso della politica, in realtà la buona politica non è fal- della sua storia. Non a caso il nuovo presidente del lita, è fallito solo il berlusconismo, dopo anni di Consiglio, Mario Monti, ha definito «impegno divismo e demonizzazione dell’avversario. E per nazionale» la missione e l’orizzonte del suo salvare il salvabile si è dovuti ricorrere ai “tecnici” Governo, che gode di una maggioranza ampia del governo Monti che in realtà non sono dei tec- anche disomogenea con l’assenza della Lega, tor- nocrati, cioè di specialisti dei meccanismi burocra- nata a cavalcare il secessionismo e l’allergia al tema tici, ma per lo più di professori universitari che dell’Unità e della nostra memoria storica. hanno passato molta parte della loro vita a studia- La politica e i partiti devono tener conto del valo- re e ricercare quelle innovazioni necessarie a risol- re dell’unità e della coesione nazionale nell’elabo- vere problemi ancora irrisolti. razione delle future politiche di sviluppo affinché, La responsabilità è grande e non si può deludere come ha scritto Giorgio Napolitano, “quel lievito l’attesa della gente che ha voglia di normalità e di di nuova consapevolezza e responsabilità condivi- serietà. Le buone premesse ci sono, infatti il dopo sa che ha fatto crescere le celebrazioni del Berlusconi si presenta sobrio con un Presidente Centocinquantenario continuerà a operare sotto la noto per il suo self control ed il suo umorismo superficie delle chiusure e rissosità distruttive, e intelligente, lontano dalle barzellette fuori luogo non favorirà i seminatori di divisione, gli avversari alle quali ci aveva abituato il “cavaliere”. Un uomo di quel cambiamento di cui l’Italia e gli italiani che da Commissario europeo alla concorrenza hanno bisogno per superare le ardue prove di oggi seppe tenere testa, mostrando grande fermezza, e di domani”. allo strapotere di In questi giorni il Parlamento è chiamato ad appro- Microsoft, alla quale vare la prima manovra del nuovo Governo, il inflisse la più alta multa cosiddetto decreto “Salva Italia”, che se ha ricevu- mai comminata prima a ta una ottima accoglienza dai mercati crea qualche livello europeo (497,2 problema nel passaggio parlamentare per la durez- milioni di euro) per za dei provvedimenti presi, suscitando proteste abuso di posizione sindacali e non solo, ma siamo consapevoli che, dominante attraverso i nonostante l’esigenza di qualche correzione sistemi operativi infor- migliorativa, vi è la necessità inderogabile di matici. approvarla ed evitare il baratro e la situazione in Mario Monti, convinto cui è venuta a trovarsi la Grecia. È una sfida stori- sostenitore dell’euro, è ca per l’Italia e per l’Unione Europea, è una sfidaMario Monti, un uomo che ha dato un contributo importante storica per il futuro delle giovani generazioni ita-Presidentedel Consiglio nel definire, dal 1994 al 2004, quando é stato liane e sono convinto che insieme e con la forza di Commissario, gli attuali principi fondamentali volontà che il nostro popolo ha sempre mostrato dell’Unione Europea. nei momenti difficili, ce la faremo.3 In ambito economico Monti è un sostenitore del 14 il dialogo 6/11
  15. 15. ENAIPProgetti di integrazione nelle realtà regionaliA detta di molti esperti stranieri, il modello elvetico di integrazione deglistranieri, ha funzionato meglio rispetto ad altri Paesi in quanto la strutturafederalista ha lasciato ai Cantoni la gestione del problema con interventi piùincisivi e mirati nel territorio. In ogni zona della Svizzera, i progetti di inte-grazione sono stati orientati ad utilizzare i luoghi di incontro degli immigra-ti come luoghi di scambio di esperienze, di pensieri e cultura passando, peresempio, anche dai club sportivi. di Paolo Vendola, direttore ENAIP SvizzeraNella Svizzera tedesca sono molte le bio tra “i nuovi arrivati” e la popola-esperienze che vanno sotto il nome di zione locale.“Sport und Integration” cioè lo sport Un’altra importante riflessione siche diventa mezzo veicolare per per- rivolge al processo di apprendimentomettere un avvicinamento degli stra- della nuova lingua da parte di giovaninieri alla realtà locale. immigrati (italiano, tedesco e france-Molti Cantoni si sono adoperati se) perché con essa i giovani appren-anche per consentire una migliore dono i tratti culturali del vivere socia-comprensione del territorio da parte le e locale che, spesso, sono in con-di immigrati passando dall’integrazio- trasto con quanto vissuto nei Paesi cesso di integrazione ma anche per ilne scolastica dei propri figli, quindi, d’origine e/o con quanto veicolato successo scolastico dei giovani di ori-in questo caso dall’interazione geni- dai loro genitori. Questo momento gine straniera.tore e figli. formativo diviene un fattore determi-Nello sviluppo di quasi tutti i proget- nante ed importante per la formazio- Da queste riflessioni appare chiaroti consolidati dell’ENAIP in Svizzera ne dell’identità del giovane all’interno come ENAIP Svizzera, con la sua(Lucerna e Zurigo rappresentano i del suo processo di integrazione. presenza di cinquant’anni nel territo-maggiori interventi e richieste di sus- rio e con la sua tradizionale vocazio-sidio cantonale) si è potuto constata- In questo senso è importante e neces- ne verso la promozione sociale e pro-re che le maggiori problematiche sario, nella presentazione di interven- fessionale delle fasce deboli e stranie-emergono nell’area adolescenti. Tutti ti formativi, proporsi come interlocu- re, si propone e promuove in conti-i giovani immigrati dei diversi gruppi tori e mediatori culturali per migliora- nuazione progetti (grazie anche aletnici, presentano (rispetto alla realtà re il processo di integrazione e in’ulti- sostegno dei Cantoni) finalizzati ailocale) una sorta di incertezza della ma analisi la reciproca comprensione processi di integrazione delle diversepropria identità (del sé visto come tra due culture/tradizioni. comunità e, rispettivamente, delleindividuo) rispetto all’identità ricevu- nuove migrazioni in Svizzera.ta di riflesso dai propri genitori ester- Nei vari progetti sostenuti in passato Questa attenzione continua verso lanando una sorta di inadeguatezza di dalla CFS/EKA (Commissione persona, con le sue sensibilità e le suevalori ereditati dai genitori che da Federale per gli stranieri) ed oggi dai esigenze formative/educative, è partedecenni vivono in Svizzera. rispettivi Uffici Cantonali per integrante del nostro “fare quotidia- l’Integrazione emerge sempre più no” nella formazione e nella consu-Da qui nasce una prima nostra rifles- come il ruolo della lingua e cultura lenza professionale grazie anchesione che nella gestione di progetti d’origine svolge un ruolo importante all’appartenenza al sistema ACLI che,volti all’integrazione è necessaria una nel processo di integrazione dei gio- assieme al Patronato ACLI, rappre-sorta di scambio tra le famiglie e vani di origine straniera. La stessa senta un modo concreto di crescita eun’associazione sociale e/o culturale, raccomandazione viene anche dalla di partecipazione alla realtà socialesiano esse le stesse scuole, uffici di Conferenza svizzera dei direttori can- del luogo in cui viviamo ed operia-orientamento, enti formativi che con tonali della pubblica educazione mo.3la loro presenza possono in qualche (CDPE) che più volte e in diversimodo orientare/accompagnare le documenti recenti ha posto l’atten-persone facendo fronte alle diverse zione sul ruolo fondamentale cheesigenze e garantendo un interscam- svolge la famiglia non solo nel pro- 15 il dialogo 6/11
  16. 16. VARIEStoria di un emigrato con la passione del cantoRiceviamo a pubblichiamo la storia di emigrazione di Attilio D’Elia, giunto applausi non finivano più, mi preserogiovanissimo in Svizzera per lavorare. Una storia che per alcuni aspetti asso- e mi sollevarono in alto, dicendomimiglia a molte altre storie di emigranti ma che per altri versi è diversa: D’Elia che ero un vero tenore.infatti si è realizzato anche grazie alla sua passione per il canto. Da allora ho sempre cantato da teno- re nel coro e qualche volta anche da di Attilio D’Elia solista. La volta più importante fu quando nel 1986 cantai nell’operettaA soli 15 anni persi la mamma e lan- mo ben visti, ci guardavano un po’ “Una notte a Venezia” nel ruolo delno dopo mio padre mi mandò in male ed io diventavo ancora più timi- Gondoliere, col coro e lorchestra.Belgio presso mia sorella, con la spe- do, ma la voce diventava sempre più Gli altri solisti mi chiesero in qualeranza che io potessi trovare lavoro, fine e bella. Una domenica, dopo la Conservatorio avessi studiato.dato che eravamo 6 fratelli e una Messa, un uomo grande e robusto mi “Lavorando” risposi. Alla domandasorella, quasi in miseria. Poiché ero chiamò e mi domandò se volevo can- di una mia collega al direttore deltroppo giovane, cera per me solo la tare nel suo coro. Anche se capivo coro, lui rispose, con grande meravi-possibilità di andare a lavorare in poco il tedesco, riuscii a capire che mi glia di tutti, che io non conoscevominiera con mio cognato. Ma io ebbi voleva far cantare. Mi domandò se neanche la musica. Alla fine deglipaura di andare a lavorare ad oltre ero “basso” o “tenore”. Io risposi anni 70 mi volevano mandare a scuo-mille metri sotto terra e così fui timidamente che ero basso, perché la di musica, ma io rifiutai!costretto a tornare di nuovo in Italia ero piccolo e magro. Lui mi sorrise e Allinizio degli anni 80 ottenni la cit-a fare il barbiere. mi disse che il giovedì mi sarebbe tadinanza svizzera e rifiutai di nuovoAppena compiuto 18 anni venni a venuto a prendere a casa. Mi portò di frequentare una scuola di musica,lavorare in Svizzera. Nel 1963, dopo dove si facevano le prove, mi presen- perché avevo quattro figli e unaaver passato la visita sanitaria a tò e mi misero tra i bassi. moglie che amavo e non volevoChiasso, incominciai a lavorare in una Dopo un po’ di tempo, nel corso del- lasciarli per andare in giro a cantare. Ilfabbrica di tessitura nei pressi di l’assemblea generale, la dirigente mi lavoro poi era così pesante e impe-Frauenfeld. Era un lavoro duro e domandò se volevo cantare qualcosa gnativo, che proprio non me la senti-rumoroso, ma questa volta non mol- in italiano. Io le risposi che, se voleva, vo. Tuttavia ho sempre continuato alai, perché la paga era buona. Dopo il avrei potuto cantare “Santa Lucia” e cantare.lavoro poi facevo il barbiere nelle “O sole mio”, oppure “Mamma”. Nel 1986 cantavo in tre cori: il corobaracche, dove cerano tanti emigrati Subito mi trovò la musica, facemmo Italiano, il Männerchor e ilitaliani. Guadagnando molto bene, una prova e mi disse che non ero un Cäcilienchor. Per me il canto è statopotei aiutare in Italia la mia famiglia basso, bensì un primo tenore. Volle sempre fonte di vita e grande lode alin difficoltà. fare una sorpresa a tutto il coro e Signore. Nel cammino della mia vitaAlla fine del 1964, durante le vacanze dopo la cena, mi presentò e mi fece ho avuto tante difficoltà e problemi,natalizie al paese, incontrai una mia cantare “Santa Lucia”. Alla fine gli ma grazie al canto ho superato tuttocompaesana, che stava nei pressi di con grande determinazione. QuandoZurigo, ad Affoltern ab Albis. Dopo avevo problemi grandi, la mia voceessermi trasferito anch’io nel circon- era più espressiva, diventava comedario di Affoltern a.A., la sposai. una preghiera. Credo proprio che ilNello stesso anno, il 1956, il nostro Buon Dio mi abbia sempre ascoltatoparroco don Guglielmo ed aiutato a crearmi nuove conoscen-Bergamaschi fondò la Missione ze. Credo anche che la musica e ilCattolica Italiana con noi e un anno canto riescano a togliere la polveredopo anche il coro “La Corale che si accumula sullanima e sulloSacra”. Mi piaceva tanto cantare e Spirito. Perciò prego che Dio mi diacosì cominciai a frequentare anche la la forza di cantare fino alla morte.parrocchia svizzera, nella cui chiesa Dico ai giovani di non allontanarsicera un organo che ci accompagnava. mai dalla musica, dal canto, dalloQuesto mi piaceva tanto ed io con la sport e dal ballo perché sono, la bel-voce timida cercavo di cantare, impe- lezza dello Spirito e del corpo, lagnandomi fino in fondo. Nella sua carriera in diversi Cori, D’EliaNoi Italiani, a quei tempi, non erava- ha avuto anche dei riconoscimenti forma più alta di lode a Dio.3 16 il dialogo 6/11
  17. 17. EDITORIAHotel Lamemoria, un romanzo sorprendente personale domestico nella lussuosa di Moreno Macchi villa sul Ceresio. Un giorno, presoÈ davvero strano come a volte i libri vengano a te senza che tu li cerchi. Ti sal- dalla noia, frugando nei cassetti etano addosso nei luoghi più improbabili, ti incuriosiscono, ti assalgono, ti ipno- nelle ante nascoste del guardaroba deitizzano; gli dai un’occhiata distratta, li metti giù, poi li riprendi in mano, leggi genitori scopre… e gli scheletridistrattamente la nota sull’autore, magari dai una rapida guardata alla quarta di cominciano a saltar fuori dagli arma-copertina, e li rimetti giù. Fai due passi e infine torni indietro e li comperi, come di.se potessi poi pentirti di averli abbandonati a chissà quale triste destino… Ovviamente il romanzo inizia inPiù volte, non abbiamo ceduto alla tentazione di acquistare un libro che ci ha medias res, immergendoci subito nelcolpiti. E ce ne siamo sempre pentiti. Perché? Semplicemente perché poi non li fuoco dell’azione, poi poco a poco ilabbiamo più trovati, o ne abbiamo dimenticato il titolo. O l’autore. O ambedue. lettore riesce a ricostruire i preceden-Hotel Lamemoria era lì, in una di quelle cose chiamate impropriamente “gon- ti vent’anni della storia di Lorenzo,dole” fuori da un supermercato del centro, tra gli articoli a prezzi stracciati, grazie alle informazioni che gli ven-assieme a vecchi giornali di enigmistica assemblati con uno squallido strato di gono centellinate durante lo svolgersiplastica, libri per bambini in lingua tedesca, guide turistiche di qualche anno fa, del seguito. Struttura abbastanza inso-giochini idioti, bustine di figurine da collezione, calendari e agende semiscadu- lita e interessante. Tanto più che Loryti. Sembrava orfano. Allora gli abbiamo trovato una casa. ha la passione della scrittura (oltre a quella della musica), e che raccoglie, Tibe Londra, nei suoi quaderni di moleskine, i fatti Hotel Lamemoria(romanzo) lacerata nel salienti che gli accadono, magari rac- Mondadori mezzo da contati un po’ diversamente, reinter- un (simboli- pretati, trasformati, poetizzati, subli-Tibe. Chi mai sarà costui? La nota del co?) taglio mati. Le sue impressioni, qualcherisvolto di copertina non ci ha illumi- netto, come riflessione. Il carattere di stampa cam-nato più di tanto: “Tibe è nato a di rasoio o bia, così il lettore non si trova spiaz-Varese nel 1977. Scrittore e musicista di cutter. La zato. Avvenimenti? Non diremo diha suonato, prodotto dischi e scritto cosa lo spa- più ma citeremo l’incontro con Lunacanzoni per se stesso e per altri artisti venta, allora al Grand Hôtel des Îles Borromées,italiani e internazionali.” E ancora fugge dalla l’Incolore amico Zeno, Gandria, ilsolo poche succinte righe. Forse che sua casa factotum Giorgio, Stresa, lo scultoreera anche musicista l’avremmo potu- londinese (che verrà messa sottoso- Mario Bernasconi, Castagnola, Lucioto dedurre dal fatto che al volumetto pra da non si sa chi) e si rifugia, prima Fontana, Venezia e un impalpabile,è unito un CD, con la medesima in un albergo a Londra stessa (dove si costante suspense che aleggia su tuttocopertina del libro, i cui brani hanno sente seguito, pedinato, spiato), poi il romanzo, che coinvolge il lettore egli stessi titoli dei capitoli e a quest’ul- nella sontuosa villa paterna a Lugano. che lo trascina verso l’inattesa fine…timi fanno da commento e da con- Il padre (Andrea Muratti), ricco colle- Hotel Lamemoria è un romanzotrappunto. Operazione a nostra cono- zionista d’arte è un po’ un fantasma inclassificabile: non certo un thrillerscenza assolutamente nuova, partico- per Lory, una presenza astratta, un (ce ne sono decisamente troppi),lare, non fattibile da tutti, originalissi- ectoplasma. C’è e non c’è, lo vede e anche se la minaccia di morte chema, interessante. Parole e musica di non lo vede; da sempre (del resto pesa sul protagonista c’è, non proprioA. Tiberio. Ah, ecco: Tibe, diminuti- appare costantemente abbreviato nel un giallo, anche se qualche risvoltovo, accorciativo di Tiberio, ma come pronome “Lui”, con la maiuscola, noir lo si può trovare, non romanzocognome. La A. del nome resterà un quasi fosse il Padreterno o una divini- d’avventura, né d’amore (malgradomistero. A meno di andare a vedere tà!). Il giovane è appena arrivato; il l’intrigo sentimental-intellettuale).su www.tibe.it. genitore parte la sera stessa. Per Insomma, un romanzo sui generisMa veniamo al dunque, cioè al libro. l’Italia (territorio proibito per il figlio; che assicura comunque il piacere dellaLa dea bendata ha avuto la mano feli- non si sa perché). E comunica a Lory lettura; piacere che ci ha spinti adce perché Hotel Lamemoria è un pia- la sua intenzione di stabilire il quartier ordinare in libreria anche il primocevolissimo romanzo. generale dei suoi affari a Venezia, testo di Tibe, pubblicato daQualcuno, da Venezia, ha spedito a anche per indagare un po’ sull’even- Mondatori nel 2005 e dal titoloLorenzo (Lory) una busta contenente tuale autore della fotografia lacerata e Valido per due. Ne riparleremo.3una sua fotografia scattata proprio a del suo invio. Lory resta solo con il 17 il dialogo 6/11
  18. 18. PATRONATOL u gano, si par l a di “L avoro ( i n ) S i cu rezza”Si è conclusa domenica 27 novembre Lavoro (in) Sicurezza, la rassegna cine-matografica dedicata alla salvaguardia e alla promozione della salute e dellasicurezza negli ambienti di lavoro. di Elisa FerranteIl Circolo ACLI di Lugano, le ACLI Ticino e il Patronato ACLI hanno mostra-to la volontà di affrontare una tematica così delicata nell’ambito delle dis-cussioni che a livello europeo si sono intrattenute proprio in questi mesi.Infatti si è da poco conclusa a Bilbao la manifestazione conclusiva dellacampagna Ambienti di lavoro sani e sicuri 2010-2011.È opinione condivisa attribuire al acquistare una buona familiarità conlavoro un ruolo centrale nella promo- l’ambiente di lavoro in cui opera.zione e nel mantenimento del benes- Il proliferare dei lavori mordi e fuggi, Aspetto che anche nel film è stato rac-sere e della salute. Attraverso il lavoro aumenta le difficoltà di diventare contato dai protagonisti. Serve dun-è possibile costruire ed esprimere la padroni della materia e di conoscere que continua Scolari impegnarsi increatività, l’autonomia, la realizzazio- fino in fondo anche i rischi ad essa prima persona a favore della salute suine sociale. collegati. posti di lavoro ascoltando le paure e leAl tempo della economia globale, l’in- Abbiamo voluto a tal proposito aprire esperienze dei lavoratori.troduzione di tecnologie innovative la rassegna il 22 novembre proprio Il lavoro deve pertanto ossequiarerende sempre più obsolete le cono- con il sindacalista Giovanni Scolari – alcune condizioni: essere ragionevol-scenze professionali dei lavoratori OCST – che quotidianamente si con- mente stabile, essere equamente retri-creando un bisogno di formazione fronta con le dinamiche di trasforma- buito, ed essere svolto in condizioni dicontinua che non viene sempre soddi- zioni del mercato del lavoro e con epi- rispetto della dignità della sicurezza esfatto. Peraltro la mobilità anche tra sodi di lavoro prestato attraverso dell’incolumità pscico-fisica delle per-stati all’interno di un mercato del misure di sicurezza avvolte insuffi- sone. Nello stesso tempo condizionilavoro ha reso ancor più aspra la con- cienti. Presso la sede del Circolo di lavoro che favoriscono e preserva-correnza tra quanti sono alla ricerca di ACLI di Lugano, insieme a Gino no la salute dei lavoratori costituisco-una collocazione professionale più Buscaglia critico e giornalista cinema- no anche un elemento centrale per lasicura e soddisfacente. tografico, hanno animato il dibattito salute economica delle aziende.Conseguenza di tutto ciò è il prolife- attorno alla trama del film: “La È quanto infatti emerso durante larare di diverse modalità occupaziona- Fabbrica dei Tedeschi” del regista proiezione del secondo film docu-li e contrattuali, la maggior parte lega- Mimmo Calopresti che narra i fatti del mento della rassegna centrato sullate a lavori, che noi definiamo: mordi e 2007 avvenuti nell’incidente presso le storia professionale dello psicologofuggi. acciaierie ThyssenKrupp di Torino. del lavoro Francesco Novara ne “IlÈ facile intuire come questi cambia- Fatti che hanno turbato allora e che senso all’opera”.menti possono effettivamente rappre- ancora - proposti a pochi giorni dalla Durante la sua esperienza professio-sentare un ostacolo a una piena sentenza - suscitano sgomento e por- nale nella storica fabbrica di Adrianoassunzione di responsabilità sul fron- tano a riformulare sempre la stessa Olivetti, egli ha potuto approfondirete della prevenzione degli infortuni sia domanda: come è potuto accadere? le conseguenze della dicotomia trada parte del lavoratore sia da parte del Scolari porta alla luce come anche in organizzazione repressiva e organiz-datore di lavoro. Svizzera ogni anno si verificano 250 zazione che invece chiede adesioneInfatti, nelle forme di lavoro indeter- mila infortuni professionali che causa- ideale ed impegno creativo. La primaminato e flessibili, il fattore di mag- no circa 100 morti. Fa rilevare come richiede sottomissione esecutiva egior rischio è lo scarso tempo che il sia altissima l’incidenza degli infortuni conformità, fattori questi che portanolavoratore ha a disposizione per e delle morti tra i giovani lavoratori, a stati di disagio psichico e depressio- tra gli apprendisti, i lavoratori inesper- ti e gli interinali. La discussione si è incentrata sui rischi derivanti dalla Il Patronato ACLI riduzione del personale attribuibili al Svizzera vi augura costo del lavoro e ai rischi connessi un sereno Natale alle troppe ore consecutive di lavoro. 18 il dialogo 6/11

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