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LA LIBERTÀ DI STAMPA                                                    LA LIBERTÀ NEL WEB                                ...
il manifesto                                                                                                              ...
La crisi picchia duro. A farne le spese sono tutte le figure occupazionali                                                ...
La flessibilità ha sconvolto un mestiereun tempo considerato "sicuro". Ormai i giovani lavorano per pochi euro al pezzo   ...
Nel nostro paese si è sempre letto poco. Ma oggi siamo finiti in coda alle classifiche europee. Il popolo      dei "non le...
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  1. 1. ,UltimoraNotizie dal fronte della libertà di stampa. Un bene sempre più messo a rischio dai monopoli,dai poteri, dalla politica. Tutto quello che si deve sapere su come si combatte la guerra dellinformazione < Duecosì ci togliamo il pensiero. cattiva. Prima quella catti- va, notizie, una buona e una In realtà, è un insieme di cifre, grafici, considerazioni e analisi attorno a una delle più grandi «battaglie» di questi anni, quel- la della (sulla) informazione. La stampa, i media, sono centra- li, sempre più oggetto dattenzioni (spesso le peggiori, come in Italia) e ormai essi stessi soggetto politico fondamentale. Di più, linformazione è diventata sempre più globale. Perché le nuove tecnologie superano qualunque confine geografico e «strumen- tale», arrivando ovunque e mescolando i giornali col web, la te- lefonia con la tv e la radio. Ma anche perché linformazione si è contaminata - non sempre coscientemente - con altre forme della comunicazione, della ricerca, dello spettacolo. Diventan- do essa stessa un po tutte queste cose messe insieme. Ma tutto questo di per sé non è una «cattiva notizia». E lo stato dellarte che preoccupa: la riduzione dellinformazione a sem- plice merce; la crescente precarietà lavorativa del nostro me- stiere, le conseguenti cadute professionali e culturali; la com- pressione della libertà di stampa; la concentrazione nelle mani di pochi grandi gruppi delle proprietà editoriali e del mercato pubblicitario; le leggi che assecondano i monopoli e rendono la vita sempre più difficile ai piccoli editori e alle autoproduzioni; lomologazione del linguaggio e persino delle notizie. E questo il bollettino di guerra che inquieta. E questo linsieme della cat- tive notizie che vi illustriamo nelle pagine che seguono. Per far- ne uno strumento di battaglia politica e culturale. Ma non cera anche una buona notizia? Certo, eccola: oggi è il nostro trentanovesimo compleanno, età quasi incredibile per un giornale nato senza un soldo e dalla sola volontà. Ma poten- do contare su qualche buona idea e sulla critica dellesistente. Le due fonti che, a ben guardare, possono essere inesauribili e, anche nei momenti più difficili, alimentare il futuro. Quindi, la buona notizia è che siamo vivi e che la vita è una narrazione co- mune, sempre possibile. Gabriele Poloquanto pesanoi gruppi industrialinella proprietà dei media.in italia i grandi giornalie le tv private sono possedute per il 100%da gruppi industriali con molteplici interessi.nel resto del mondo invece Supplemento al numero odierno de il manifestola quota media è del 30%.
  2. 2. LA LIBERTÀ DI STAMPA LA LIBERTÀ NEL WEB 90 NEL MONDO da una ricerca di freedom house condotta su 15 Paesi (0 = migliore; 100 = peggiore) 74 78 78 La classifica di 195 Paesi in base 51 34 40 40 40 45 alla rispettiva libertà di stampa. 31 Fonte: Freedom of the Press, 2009 Dal 1980 Freedom House analizza la libertà di stampa in 195 Paesi e territori, assegnando dei valori in base a categorie oggettive. A 10 20 21 26 ogni Paese è assegnato un punteggio che va da 0 (il migliore) a 100 (il peggiore) sulla base delle risposte a un questionario di 23 domande. I Paesi che ottengono da 0 a 30 punti hanno una tota- A O IA AN NA A A A A ILE A A IA IA BA NY DI HI ISI NI N IC ITT le libertà di stampa; là dove il punteggio va da 31 a 60 la libertà è G ES SS AS CI AG IR CU FR IN OR RC TO N KE AL RU EG TU BR ET DA TU ES GE considerata parziale; i Paesi che hanno un valore da 61 a 100 non M BR SU AN hanno libertà di stampa. GROTSEFINAMLI libertà• di stampaAR per numeroO di abitantiMI solo 1 miliardo di persone viveL T in paesi con libertà di stampaU2
  3. 3. il manifesto ganava i fascisti e scendeva in campodirettore responsabile: valentino parlato · progetto grafico e impaginazione: ab&c grafica e multimedia, roma 06-68308613 per difendere i propri interessi rap-infografica: gaia russo · stampa: Sigraf srl Via Vailate 14 Calvenzano [BG] · chiuso in redazione, 19 aprile 2010. presentava per il Paese. C’è stata una specie di trion- fo del gossip, ci si è rassegnati a guardar la classe dirigente dal bu- co della serratura. Questo è vero. Diciamo che si sarebbero potute fare tutte e due le cose: affiancare giornalisti al tempo alla leggerezza l’informazione se- ria, invece c’è stato il trionfo del Intervista a Curzio pettegolezzo Da cosa è dipeso? Maltese: la crisi e le Intanto da una selezione, che sfide di un mestiere del colera io definirei di classe, dei giorna- listi. Quando ho cominciato io i giornalisti non erano tutti figli di che cambia nellItalia operai, però qualcuno ce n’era. La precarizzazione del lavoro di berlusconizzata giornalista, l’arretramento gene- rale del paese hanno fatto sì che di Carlo Lania negli ultimi 10-15 anni ci sia sta- L’opposizione politica è quel- ta anche una scelta precisa delle la che ha fatto meno resistenza di < «Il divertente se un fai con- re giornalista è lo mestie- persone da avviare al mestiere. Si è preferita l’assenza di talento. tutti. Una parte è d’accordo con Berlusconi da una vita. Un altro tro il potere, ovunque tu sia e Ma questo vale un po’ per tutti i pezzo ne ha sposato lo stile. In- qualunque sia il potere. Se lo fai mestieri in Italia: chi non ha ta- fine c’è un terzo pezzo che cre- accanto al potere, è un mestiere lento è anche più controllabile. dendo di essere antiberlusconia- miserabile». Sembra quasi un Da noi c’è un beato servilismo. no, come fa Antonio Di Pietro, a epitaffio quello che pronuncia Gente come Feltri, Belpietro o sua volta ha molto affinità con il Curzio Maltese, giornalista di Re- Minzolini non vengono neanche populismo. La verità: Berlusconi pubblica, scrittore, ma soprattut- sfiorati dalla vergogna di fare cer- non ce l’ha con gli avversari poli- to attento osservatore della so- ti titoli, certe battaglie. In questo, tici, ce l’ha con chiunque raccon- cietà italiana e del nostro giorna- è vero, c’è una responsabilità ge- ti le cose. In questo è davvero un lismo. Pessimismo giustificato il nerale. Se il giornalismo italiano progetto di regime. suo, viste le trasformazioni e i è fatto in gran parte da servi con- Quando è cominciato tutto? condizionamenti subiti dall’in- tenti, vuol dire che in generale la Le vere colpe del giornalismo formazione in 16 anni di berlu- categoria non ha saputo mante- italiano, di tutto, anche di quello sconismo che hanno inciso non nere la sua dignità. migliore, sono state negli anni di poco nel modo di fare questo la- Nel mirino c’è l’informazione scomo- Tangentopoli. Quella era un’oc- voro. da, con il presidente del consiglio che casione per fare i conti non solo Partiamo da una constatazione: il chiede agli imprenditori di non fare con il ladrocinio dei gruppi po- berlusconismo è soprattutto sempli- pubblicità su Repubblica, oppure che litici, ma con l’illegalità diffusa, ficazione. Se questo è vero, qual è la briga per chiudere una trasmissione. l’evasione fiscale, l’ingiustizia. Se nostra colpa di giornalisti nel modo Ma anche cancellando il diritto sog- durante Tangentopoli il giorna- in cui abbiamo fatto informazione in gettivo per i giornali. lismo avesse indagato veramen- questi anni? Se vogliano uscire per un atti- te, avrebbe scoperto che dietro La semplificazione è un po’ mo dall’ossessione del berlusco- le bande di politici delinquenti una truffa. Quando io ho comin- nismo, possiamo dire che l’Ita- c’erano ampi pezzi di paese. ciato a fare il giornalista l’Italia lia è un paese che ha perso gran Nel suo libro, «La bolla», lei parla di sembrava essersi lasciata alla parte della libertà di informazio- perdita della memoria. spalle vecchi luoghi comuni re- ne in tante altre cose. Faccio un E’ un’esperienza quotidiana. azionari riesumati in seguito da esempio: in tutto il mondo stan- Assistiamo tutti i giorni a politi- Berlusconi. Tra la fine degli anni no discutendo dello scandalo del- ci che sostengono il contrario di 70 e i primi anni 80 c’era un Pa- la pedofilia nella chiesa e in Italia quanto sostenevano poco tempo ese più moderno e culturalmen- fanno le trasmissioni sulla Sacra prima. E nessuno gli chiede mai te più vivace di quello in cui vi- Sindone. La reazione del Vatica- conto di niente. Qualcuno anco- viamo oggi. Sono anche gli anni no allo scandalo pedofilia è inte- ra si ricorda che Tremonti era un in cui nascono le radio libere e ressante, perché è una reazione liberista e nello stesso tempo era con esse una controinformazio- totalmente inefficace in tutto il contro il libero mercato? Oppure ne capace di rappresentare una mondo tranne che da noi: inve- che Bossi era anticlericale e oggi complessità che poi si è persa. ce di provare la sua estraneità o di guida un partito di baciapile? E Un periodo di grande libertà ma discutere dei fatti, tu gridi al com- non sarebbe il caso di ricordare anche di grandi maestri di gior- plotto ed è finita la discussione. che Di Pietro ha impedito la com- nalismo. I miei sono stati sicura- Così è finita la libertà di informa- missione sul G8 di Genova? C’è mente Giorgio Bocca, Luigi Pin- zione. Questo la dice lunga anche un azzeramento della memoria tor, Indro Montanelli e Sergio su quanto è importante il con- reciproca. Ma è un vizio antico. Saviane. Quattro personalità che trollo dell’informazione. Siamo L’Italia tutta ha fatto nel dopo- oggi non sarebbero concepibili, un Paese che non ha mai regolato guerra una gigantesca rimozio- parabole giornalistiche che non davvero i conti con il passato. ne a proposito delle reali ragioni si possono ripetere. La libertà, In che senso? di popolarità del fascismo. Non si l’intelligenza, l’autonomia, l’iro- Da noi non è in pericolo la li- è mai affrontato il nodo centrale, nia, sono tutte qualità che si so- bertà di informazione, è in peri- cioè perché da noi si riproduce no perse. Quegli anni rappresen- colo la democrazia. L’Italia non questo autoritarismo. tano una delle rivoluzioni man- ha mai fatto i conti con il fascismo Sempre nel libro lei cita Macondo e in cate di questo paese. Berlusconi ed è un paese che tollera male la particolare il giorno in cui bisognerà è stata la reazione su tutta la li- libertà di stampa. Io poi non sono rinominare le cose. Da quali comin- nea, anche nel modo di informa- neanche uno di quelli ottimisti cerebbe? re. Oggi il berlusconismo ha ri- che pensa che con internet possa Dalla parola «Riforme». Ora- dotto una buona parte del gior- succedere chissà che cosa. Anzi, mai fanno passare per riforme nalismo a corte. Così è sparita qualche dubbio in merito ce l’ho. tutto. Ma in Italia non si può mi- anche la complessità, sostituta Internet è infatti una forma anco- ca fare una riforma, bisogna fa- dalla teoria del complotto. ra più violenta di precarizzazione re una rivoluzione. Purtroppo ho La giustificazione è: così fanno tutti, dei giornalisti e di schiavitù per i visto che l’unico che ha il corag- cioè ognuno scrive in difesa del pro- giovani che vogliono fare questo gio di usare questa parola, Mario prio editore, a destra come a sinistra. mestiere e quindi sono sottoposti Monicelli, ha più di novant’anni. Questa giustificazione è la a una serie di ricatti. Ma spinge Dovremmo tornare alla Costitu- sporcizia del mestiere. Si pensa anche a un linguaggio che è mol- zione e vorrei dire all’antifasci- che servire il padrone sia un mo- to pubblicitario. E tra i mali del smo, che è l’unica forma patriot- do di fare giornalismo. Un imbar- giornalismo italiano c’è anche il tica decente elaborata in questo barimento tutto italiano. fatto che è diventato un giorna- Paese. Fondamentalmente la Questo per quanto riguarda i gior- lismo pubblicitario, vende pro- vera guerra fatta dal berlusconi- nalisti schierati, ma più in generale dotti, politici o di altra natura, ma smo non è stata contro la sini- 3 non pensa che qualche responsabilità vende prodotti. stra, ma contro la Costituzione, ce l’abbiamo un po’ tutti? Faccio un Ma questo è il modo di fare politica di considerata un prodotto della esempio: quando Berlusconi arrivò questa destra. sinistra estrema. E’ quello il vero O nel ‘94, furono in pochi a resistere Si ma si è imposto facilmente, obiettivo ideologico di Berlusco- T S alla sirena della leggerezza. Si parlò un po’ troppo facilmente. ni e della cultura che ha prepa- E più dell’effetto calza sul viso che del Quindi una delle nostre colpe è quella rato il berlusconismo, che poi è F pericolo che questo signore che sdo- di aver fatto una scarsa resistenza? sostanzialmente quella del pi- I N In realtà ci sono settori che duismo, di Gelli, di questa Ame- A hanno resistito ancora di me- rica latina che si vuole importa- M no. Lasciamo perdere il mon- re. L’ultima cosa che farà Berlu- Liberi, parzialmente liberi L do dell’industria dove resistenza sconi sarà cercare di stravolgere I e non liberi per continente non l’ha fatta nessuno, anzi non vedeva l’ora. Il mondo della cul- la Costituzione. E purtroppo an- cora una volta non è il ceto po- • Ripartizione della popolazione per macro regione (secondo tura, gli intellettuali hanno par- litico che è peggiore del Paese. A le tre categorie) in numeri assoluti lato in gran parte d’altro contenti E’ la Costituzione che è un po’ R e percentuale. I grafici sono dimensionati in base al numero tra l’altro di avere lauti contratti troppo avanti rispetto a questo O con Mondadori. paese. Lo era cinquant’anni fa e di abitanti M E l’opposizione? lo è ancora oggi. I L T U
  4. 4. La crisi picchia duro. A farne le spese sono tutte le figure occupazionali cotto» per pezzi rimaneggiati in fretta e furia, hanno dovuto affrontare la crisi drammatica dellindustria dellinformazione di Agenzia Italia, mentre anche l’Ansa ha fini- to per dichiarare 55 esuberi. Persino lo sport paga pesantemente dazio (Gazzetta, Corriere, Tuttosport, Edisport). E se qualcuno pensava che la stampa «radicata sul territorio» avesse qualche chance in più, dovrà ricredersi guar- dando le vertenze che hanno segnato il Gaz- tra tagli e ritagli zettino, il Mattino (del gruppo Caltagirone, che ha escluso l’Fnsi dalle trattative) e il Ro- ma di Napoli, Il Messaggero della capitale. Ma anche fogli ancora più specifici come l’Eco di Bergamo, La Prealpina o La Provincia di Co- non si salva nessuno mo, l’Arena di Verona o il Nuovo giornale di Bergamo. La mannaia cala al nord come al sud (Quotidiano di Calabria, idem di Basili- cata, ma anche La Padania della trionfante Lega, che butta fuori 10 persone, con cig rin- di Francesco Piccioni novata per altri due anni). Le pubblicazioni di sinistra se la passano crescita del lavoro anche peggio. E così i contratti di solidarietà giornalistico precario < La decimazione è in corso, ma nondei è ce ecc». Ed è comprensibile che un «esterno», al 50% cambiano volto a Liberazione, mentre Fonte: Dati Ingi detto che sia sufficiente a placare gli per piazzare «un pezzo» su un giornale, sia un la cassa integrazione entra a La rinascita della della crisi. Nell’editoria le cose vanno male e po’ più attento alla compatibilità con la linea sinistra (e presto, di nuovo, toccherà al mani- non si vede luce. Nel 2009, spiegano i dati rac- editoriale del soggetto cui cerca di vendere. festo) e a l’Unità (17 persone). Né il fare audio colti dalla Federazione nazionale della stam- L’elenco delle ristrutturazioni in atto è ov- esenta dalla crisi: a Radio Popolare si fa viva la pa (Fnsi, il sindacato dei giornalisti) circa 600 viamente lunghissimo, e interessa sia le gran- cig in deroga al 10% a rotazione per tutti. La «firme» sono uscite dalla produzione; di imprese mediatiche che le piccole redazio- religione anche prima dello scandalo pedo- quest’anno potrebbero essercene altre 700. Se ni, sia la stampa (o la radio) quotidiana che i filia non è più una garanzia: da Famiglia cri- si tien conto che l’intera categoria vanta appe- periodici. Ma il criterio, come si diceva, è re- stiana se ne vanno in sette. na 18.000 contrattualizzati (mentre fioriscono lativamente univoco: privilegiare lo strumen- Sulle cause della crisi occupazionale la più che dappertutto le forme di rapporto la- to del prepensionamento, il «meno doloro- diagnosi è precisa. «Per anni le aziende si sono vorativo precarie, dalle collaborazioni ai free so» sul piano dei redditi. Altre volte, quando disinteressate del livello delle vendite e della lance), nel giro di due anni quasi il 10% non l’età dei coinvolti non permette di avvicinare qualità del prodotto, pensando di potersi ga- avrà più un lavoro stabile. il momento del ritiro, è necessario ricorrere rantire i profitti con la raccolta pubblicitaria. Nella maggior parte dei casi si tratta di pre- ai «contratti di solidarietà», con la Fnsi impe- Quando è esplosa la crisi, l’investimento in pensionamenti, ma ci sono anche «redazioni gnata a gestire ­ a fine periodo ­ ulteriori am- pubblicità è stato uno dei primi a essere ridot- giovani» falcidiate dal licenziamento puro e mortizzatori sociali (cassa integrazione ordi- to; ora ragionano soltanto in termini di tagli, semplice. Certo, si tratta pur sempre di un set- naria e straordinaria). In altri casi, invece, si aspettando che passi la nottata». tore «protetto» più di altri. Basti pensare che è ricorso all’«esodo incentivato»: una buonu- A farne le spese è stata anche la free press, qui per il ricorso agli ammortizzatoiri sociali scita in cambio delle dimissioni. In tutti i casi, i giornali gratuiti che avevano avuto un ruolo non vale il limite del triennio ogni cinque an- scorrendo i dati, il ruolo del sindacato è stato di primo piano insieme e a Internet nella ri- ni, che regola il settore industriale (sarebbe indirizzato alla «limitazione del danno» occu- duzione delle vendite per la carta stampata. bene ricordarsene, quando si scrivono pezzi pazionale (strappando quasi sempre un nu- Anche Metro, Dnews, Epolis hanno dovuto af- contro i «privilegi» di categorie meno fortu- mero di «esuberi» più basso da quello dichia- frontare piani di ristrutturazione più o meno nate). Ma le conseguenze sono comunque ri- rato dall’azienda) e salariale. pesanti. «Ma i segnali non sono positivi; c’è il levanti per quanto riguarda i lineamenti della Nel 2009 tutte le grandi testate hanno ri- rischio che tutti questi sacrifici non siano suf- professione giornalistica nel prossimo futu- dotto il personale. La Stampa (34 redattori, ficienti a far uscire le aziende editoriali dalle ro, perché questo processo di ristrutturazio- quasi un terzo dell’organico), La Repubblica difficoltà». Proprio la strategia scelta per «re- ne fa fuori quasi in automatico le generazioni addirittura 84 nell’arco di 12 mesi (ma il pia- sistere» alla crisi, tagliare i costi a cominciare più mature (intorno ai 60 anni), all’apice della no originario dell’azienda ne prevedeva 102), dai «vecchi», accentuare il ricorso alle presta- carriera e della credibilità. Se è vero infatti che mentre 8 vanno via dall’Espresso. Corriere del- zioni precarie si può rivelare un boomerang in nessun «mestiere» gli esseri umani sono ri- la sera e Gazzetta dello sport (entrambi Rcs) devastante. «Non c’è ripensamento né in- ducibili a semplici «numeri», in questo che hanno messo alla porta rispettivamente 47 novazione dei prodotti-giornale. Ma solo un media i fatti e la loro narrazione, plasmando e 20 redattori, mentre il settore periodici del impoverimento trainato dai risparmi. Ma se in misura variabile, ma ampia, la «pubblica gruppo ha raggiunto un accordo per 34 esu- spegni la luce in negozio, c’è il rischio che tu opinione» l’autonomia individuale e l’autore- beri (più sette già usciti con l’incentivo). Non non riapra mai più». E se il livello qualitativo si volezza personale giocano un ruolo molto im- va meglio nel quotidiano di Confindustria (Il abbassa troppo, diventi molto più esposto al- portante. Tanto più se, come spiegano all’Fn- Sole 24ore), con 25 uscite «obbligate» e 12 «vo- la «concorrenza» della Rete o della free press. si, «di fronte a tante uscite di redattori maturi, lontarie». Se cerchi di fare un prodotto con poco valo- le imprese non fanno nuove assunzioni, pre- Non ci sono settori editoriali che si salvino. re aggiunto, ecco che «il gratis» ti sorpassa in ferendo lavorare con collaborazioni, free lan- Le «agenzie», che forniscono spesso il «pre- tromba. LE PROMESSE situazione. A partire dal 2009, ha tori e il fornitore monopolistico pubblicitari a danno della carta verno: a) «a prorogare almeno soppresso il carattere di diritto del servizio. stampata. Se a tutto ciò uniamo i fino al 1° gennaio 2012, l’entrata soggettivo dei contributi all’edi- Con il decreto milleproro- tentativi legati alle proposte delle in vigore delle disposizioni di cui MANCATE toria, rendendo incerti dimen- sione e tempi della loro eroga- ghe, poi, il governo ha soppresso i contributi, erogati dalla Presi- cosiddette «leggi Bavaglio», è dif- ficile sfuggire all’impressione che al comma 62 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n.191»; zione, impedito la possibilità di denza del consiglio, all’emitten- il sistema dell’informazione sia b) «a presentare, entro il 30 giu- appostare i contributi nei bilanci za locale e ridotti del 50% quelli volutamente sotto attacco in una gno 2010, un Ddl di riforma dei di Lelio Grassucci* aziendali, determinato difficoltà destinati ai giornali editi e diffusi fase di grande delicatezza. contributi all’editoria, finalizzato - per molti insuperabili - nei rap- all’estero e a quelli delle associa- È ben vero che in Italia esi- a introdurre norme di maggior ri- porti con il mondo bancario. Sol- zioni dei consumatori. Con un ste la libertà di stampa, ma essa gore nei criteri di accesso e di as- < Da anni, e promesse digo- verni, alle con diversi ri- tanto l’intervento del Parlamen- to, che ha stabilito la proroga di tratto di penna sono state messe a repentaglio centinaia di testate è costantemente e in vario modo minacciata; mentre le posizioni segnazione dei contributi, atte a ridurre il fabbisogno necessario forma hanno fatto seguito solo un anno del diritto soggettivo, ha a stampa e radiofoniche. dominanti appaiono sempre più per far fronte a questo impegno tagli delle risorse e minacce alla scongiurato - per l’immediato - la Con un altro decreto legisla- consolidate e pervasive. L’allar- di tutela del pluralismo ed a rista- sopravvivenza di decine di testa- chiusura di 92 testate, con la per- tivo, volto a recepire un’altra di- me sta diventando molto alto nel bilire in modo pieno il carattere te. Ora, la situazione si è decisa- dita di oltre 4.000 posti di lavoro rettiva europea, ha deciso la sop- paese: e la dimostrazione più evi- di diritto soggettivo ai contributi mente aggravata. tra giornalisti e poligrafici. pressione del sistema autorizza- dente è stata la grande manifesta- diretti all’editoria garantendo, al Il sottosegretario Bonaiuti, in- Subito dopo, con un decre- torio dei punti vendita - esclusivi zione di popolo dello scorso 3 ot- contempo, una riduzione dei re- fatti, all’atto dell’insediamento to interministeriale del 31 mar- e non - della carta stampata, ren- tobre a Roma. lativi oneri dello Stato». ha annunciato la presentazione zo sono state soppresse, a partire dendo oltremodo difficile, se non Forte preoccupazione è stata È passato ormai più di un me- - entro sei mesi - di un Ddl di ri- dal 1 aprile, le tariffe postali age- impossibile, l’accesso dei cittadi- espressa dal Parlamento italiano. se e il governo non ha ancora dato forma, coinvolgendo nella stesu- volate (per tutti, grandi e piccoli, ni a tutte le testate, che non sia- Infatti, in sede di esame del Rego- alcun riscontro a queste autore- ra tutti gli operatori e la stessa op- senza distinzione). Un altro du- no quelle edite dai grandi grup- lamento Bonaiuti: a. la Commis- voli sollecitazioni. Al contrario, il posizione. ro colpo all’editoria, che sta at- pi. C’è da sperare che il governo sione cultura della Camera (il 10 sottosegretario Bonaiuti si è limi-O Sono trascorsi quasi due anni e traversando la difficile congiun- rinunci a questa decisione, come marzo) ha affermato che «appare tato ad affermare che provvederàT quell’annuncio è rimasto tutt’ora tura a tutti ben nota. Un provve- richiesto da un parere unanime necessario ristabilire, non a tito- a convocare improbabili Stati ge-S lettera morta. Al contrario, du- dimento grave e pesante che ha della Commissione cultura della lo provvisorio, il cosiddetto dirit- nerali dell’editoria entro l’estate.EF rante questo periodo, con il pre- cambiato, dall’oggi al domani, Camera. to soggettivo…, superando così Eppure è urgente intervenire.I testo dall’emergenza, il governo senza alcun preavviso, le regole La situazione è dunque peg- l’articolo 44 del decreto-legge 25 Sia per aiutare le aziende edito-N è intervenuto con provvedimen- in corso. Un provvedimento il- giorata. Si è messo mano al siste- giugno 2008, n. 112…»; b. negli riali a superare la loro più difficileAM ti distruttivi - prevalentemente legittimo perché non si possono ma distributivo di giornali e pe- stessi giorni il Senato ha impe- crisi dal dopoguerra, difenderne per delega - sottraendo, di fatto, modificare con un decreto inter- riodici senza governarne le con- gnato il governo a prorogare di e allargarne il pluralismo. Sia perL al Parlamento la potestà legislati- ministeriale tariffe stabilite con seguenze e intervenire su tutta la due anni il diritto soggettivo, per provvedere a garantire le risorseI va su temi strategici per la demo- legge, rimettendole alla semplice filiera. Si è affrontato il nodo dei poter fare una riforma, capace necessarie a coprire il fabbisogno• crazia del paese e peggiorando la contrattazione privata tra gli edi- contributi pubblici senza garan- di fare pulizia tra chi percepisce per l’erogazione piena dei con- tire la riforma dell’editoria. So- i sostegni pubblici, ripristinando tributi diretti relativi all’anno inAR no state assunte misure pesanti così la certezza dei contributi; c. corso. Un tira e molla di rassicurazioni e smentite, tra tagliO sulla Tv via internet e sul contin- il 18 febbraio, in occasione della Siamo a un punto di non ri- gentamento degli spot sulla Tv approvazione in aula del decre- torno. Occorre rendere visibili alM e correzioni. La politica del governo nei confronti a pagamento, senza affrontare il to milleproroghe, 360 deputatiI paese i rischi che la democraziaL T problema delle situazioni domi- hanno sottoscritto un ordine del dell’informazione sta correndo. delleditoria è come una roulette russa nanti e dello squilibrio dei flussi giorno che ha impegnato il Go- *Presidente onorario di MediacoopU4
  5. 5. La flessibilità ha sconvolto un mestiereun tempo considerato "sicuro". Ormai i giovani lavorano per pochi euro al pezzo le vittime della crisi notizie in saldo: tita Iva e co.co.co): mancano all’appello 5200 persone, quelli che, spiegano alla Fnsi, a fine anno avevano sospeso l’attività per mancanza nel 2009 espulsi dalle redazioni 600 giornalisti. precari di reddito. Età media compresa tra i 35 e i 40 anni, i cosiddetti liberi professionisti dell’in- le previsioni 2010: fuori altri 700. Fonte: FNSI in redazione formazione guadagnano la bellezza di 12 mi- la euro lordi all’anno, i co.co.co 8500 euro. Su 102 mila iscritti all’ordine, i professionisti so- no la metà della metà. «E’ un vero caos», com-di Sara Farolfi menta Daniela Stigliano (responsabile Com- missione lavoro autonomo della Fnsi), «l’Or- dine ha allargato le maglie dell’accordo senza< Nel mercato dell’informazione made in Italy una notizia può costare anche me- rivedere gli elenchi, anche noi del sindacato ci siamo mossi in ritardo, e ci sono 17 scuole dino di due euro. Meno di un chilo di zucchine e giornalismo che ogni anno sfornano centina-quando anche si sale di qualche euro, meno ia di professionisti».della tariffa oraria di chi fa le pulizie, come Nell’assenza di un tariffario, «che sia peròhanno scritto due mesi fa i collaboratori vi- verosimile e vincolante», non c’è limite al ri-centini del Gazzettino, annunciando corag- basso. In Sicilia si è arrivati a «due centesimigiosamente uno sciopero contro «cifre che ci a riga», «novanta (centesimi) a pezzo»: i «ci-umiliano umanamente e professionalmente e nesi dell’informazione» li ha definiti il presi-che non ci permettono più di fare il lavoro che dente dell’ordine regionale siciliano. «In que-amiamo per il giornale che amiamo». Il giorno ste indecorose condizioni di lavoro, come sidopo, nessuno di loro ha scritto sul giornale. può pensare di avere un’informazione indi- Gli argini sono saltati e oggi il mondo pendente e di qualità? È evidente che dietrodell’informazione è una giungla. Le «piazze al problema retributivo c’è un problema didel caporalato editoriale», parole di Roberto deontologia», osserva Maurizio Fogar, dellaNatale (presidente Fnsi), si ingrossano ogni commissione lavoro autonomo del sindacatoanno di aspiranti cottimisti della notizia. Un friulano. Difficile tenere la schiena dritta, co-esercito a cui, in tempi di crisi e di piani di ri- me in gergo si dice, quando si può essere tan-strutturazione che dimezzano le redazioni, to ricattabili. «La verità è che scrive chiunque,gli editori possono attingere a piene mani in non c’è selezione, e alle aziende i collaboratoriun’asta al ribasso che non conosce più limi- non costano niente, se non servono non scri-ti. Due terzi, o forse più, dell’informazione vono», dice Laura. Gli editori, «che comunquedipende da loro. Autonomi, free lance, parti- guadagnano su altro», della qualità se ne infi-te Iva e collaboratori: con poche eccezioni, si schiano. E così, sull’onda di una crisi che hatratta in larghissima parte di precari, spiega- imposto imponenti piani di ristrutturazione ano dalla Federazione nazionale della stampa tutti i principali gruppi editoriali, le redazioni(Fnsi). A spingere, tutta intorno, la fascia in- si svuotano e fuori s’infoltisce la schiera deglidistinta dei disposti a tutto pur di scrivere su ‘esterni’. Oltre alla crisi c’è poi da considerareun giornale, chi non è iscritto all’albo, non ha l’impatto dirompente della multimedialità.nessun contratto, ma aspira a entrare in una Già oggi esistono televisioni locali che espel-redazione o anche solo a mettere la propria lono i professionisti e comprano servizi dafirma in calce a una notizia, e contribuisce società editoriali terze (magari messe in pie-così suo malgrado a un irrefrenabile dumping di dai grandi gruppi editoriali in una sorta dial ribasso. perverso insider trading). Già oggi i siti inter- Questione di passione, di ambizione, per net d’informazione (anche quelli più quotati)alcuni il blasone di un mai tramontato pre- assumono ‘non giornalisti’ come redattori. Estigio sociale. «D’accordo, ma a un certo pun- di questo passo, domani, «chi la farà la multi-to bisogna sfangarla», dice Grazia, che pu- medialità?».re sa bene quanto può costare una passione:un lancio d’agenzia (per un’agenzia di stam-pa nazionale, quelle che per capirci dettano GLI INVISIBILIl’agenda ai quotidiani main stream) vale 3,50 alla riscossaeuro netti, «che si tratti di Napolitano, di Em-ma Marcegaglia o di chissà chi altro, non fa «Contribuiamo per oltre il 50 per centonessuna differenza». In tanti la sfangano cer- allinformazione di quotidiani e periodici,cando uffici stampa, o facendosi largo nel va- radio, tv, e on line ma se chiude unariegato mondo dell’informazione, «qualun- testata non abbiamo diritto neppure aglique cosa che ti permetta il lusso di fare il gior- ammortizzatori sociali». Dopo anni dinalista». I «più fortunati» riescono ad avere un attesa di un formale riconoscimento dacontratto di collaborazione, come è successo parte del sindacato dei giornalisti (Fnsi),a Laura (nome di fantasia), che si ‘mantiene’ «i fantasmi dellinformazione» - freelance,la collaborazione con la redazione marchigia- liberi professionisti e soprattutto precari,na del Messaggero, grazie a un più sicuro uffi- che nelle vesti di fantasmi hanno seguitocio stampa. Nell’uovo pasquale l’azienda del anche tutta lultima vertenza per ilpotente immobiliarista Caltagirone ha messo rinnovo del contratto – hanno depositatouna «rimodulazione» delle tariffe, dopo che a giugno scorso lo statuto dellUnionegià da novembre i compensi dei collaboratori sindacale giornalisti freelance (Usgf),erano stati tagliati del 10 per cento. Da qual- chiedendo di essere riconosciuti comeche settimana dunque, le «brevi» (in gergo, le organismo di base dei freelance, internonotizie sotto le 14 righe) sono scese da nove a al sindacato. Ma il sindacato non hazero euro, mentre un servizio standard viaggia dato il via libera al riconoscimento,tra i 18 e i 27 euro, lordi naturalmente e paga- avallando invece la nascita, a inizioti a sessanta giorni. Così una redazione di cin- anno, di una «Commissione lavoroque redattori può campare grazie al lavoro di autonomo», in rappresentanza deialmeno quindici collaboratori: «Collaboratori freelance. Un passo che precari e liberifissi che scrivono tutti i giorni, seguono pre- professionisti giudicano «tardivo e delcisi settori, persone a cui vengono richiesti i tutto insufficiente». «Andava fatto quindicipezzi portanti del giornale, che non hanno sa- anni fa, oggi è persino obsoleto», dicebati nè domeniche, e nessun rimborso spese». Simona Fossati, del gruppo milaneseFree lance? Quando qualche mese fa a Roma dei «Senza bavaglio»: «Noi vogliamosi è tenuto il primo incontro in vista della co- stare dentro il sindacato, ma chiediamo 5stituzione dell’Unione sindacale giornalisti un riconoscimento sostanziale, nonfreelance in una sala affollatissima i veri free- unazione di tutoraggio». Il presidentelance si contavano sulle dita di una mano. della Commissione lavoro autonomo O «In un sistema che produce ogni anno dovrebbe essere infatti un membro della T S1500 nuovi professionisti e che dà lavoro a 2- giunta Fnsi, anche se in giunta non siede E300 non c’è salvezza possibile e non c’è altro nessun freelance: «Che si voglia mettere Fesito che una feroce asta al ribasso tra i troppi a parlare di freelance chi non vive sulla I Ncontendenti», ha scritto Roberto Natale intro- propria pelle quella condizione è persino Aducendo «Identità sospese», un’indagine qua- offensivo». Perciò lUsgf, che oggi è un Mlitativa uscita l’anno scorso sui giornalisti pre- gruppo nazionale che conta un migliaio di iscritti in tutte le regioni dItalia, andrà Lcari abruzzesi. Una mappatura grezza del fe- Inomeno a livello nazionale si può comunque avanti nella richiesta di riconoscimento.tentare consultando i dati della gestione sepa- Chiedono, tra le altre cose, compensi •rata a cui fanno riferimento i collaboratori. A decorosi e proporzionati al lavoro svolto, Afine 2009 risultavano iscritte 30.194 persone, il diritto alla copertura assicurativa Rdi cui poco più di 15 mila «liberi professioni- in caso dinfortunio o malattia, e O ammortizzatori sociali al pari degli altri sti», 4900 collaboratori con contratto co.co. Mco e quasi altrettanti a doppia qualifica (par- lavoratori autonomi dei settori «in crisi». I L T U
  6. 6. Nel nostro paese si è sempre letto poco. Ma oggi siamo finiti in coda alle classifiche europee. Il popolo dei "non leggenti" è facile preda della comunicazione banale e autoritaria lettori in fuga, il crack italiano di Michele Prospero CON LA CRISI MENO leader tra i periferici, le casalinghe, i disoccu- GIORNALI, PIù TV, RADIO pati, i commercianti, i piccoli imprenditori, gli abitanti delle aree di provincia. E INTERNET La destra riscuote consensi maggiorita- Variazione % degli utenti negli anni 2007 - 2009 ri proprio tra l’80 e il 90 per cento degli eletto- Fonte: Indagine Censis, 2009 ri che hanno quale loro fonte di informazione politica pressoché esclusiva la Tv. Tra coloro che leggono il giornale la percentuale di voto per la sinistra è di oltre il 60 per cento. La sini- stra pesca tra i soggetti centrali, tra le persone con più elevati livelli di istruzione (tra i laurea- ti supera di 20 punti la destra) e residenti nelle grandi città capoluogo. Persino tra i professio- nisti, i lavoratori autonomi, il popolo delle par- tite iva le variabili legate all’istruzione, all’ac- cesso all’informazione attraverso fonti diverse dalla sola Tv, incidono a favore della sinistra. La ristrettezza dell’area dei soggetti informati fa- vorisce però il trionfo del populismo. Il rapporto tra giornali e politica va comun- que oltre la mera dimensione quantitativa del- le copie vendute. Se per la loro scarsa diffusio- ne, l’impatto dei quotidiani è modesto sul pia- < I giornali sono poco letti in Italia. Da sempre. I dati di oggi non si discostano no dei comportamenti di massa, assai più rile- vante è il peso dei giornali misurabile a livello molto da quelli di inizio Novecento. Con i 5 di èlite. I giornali sono anzi degli importanti milioni di copie vendute (contro i 15 della tasselli all’interno della classe politica. Gli stes- Gran Bretagna e i 20 della Germania), l’Italia si si imprenditori che li stampano lo fanno non colloca alla coda dell’Europa. E’ molto ristret- da editori puri (scarsi sono i lettori e quindi le ta la fascia sociale che in altri paesi costituisce fonti della pubblicità che premiano le Tv) ma il nerbo di una opinione pubblica reattiva ri- operando in altri campi dell’economia e inten- spetto agli abusi del potere. La scolarizzazio- zionati a incidere con un foglio di loro proprie- ne di massa, la neoborghesia sterminata, tà nelle schermaglie per il potere per poi rica- l’economia della conoscenza non incidono varne vantaggi. molto nelle tendenze di una società che nelle Alcuni giornali svolgono un ruolo politi- statistiche si trova agli ultimi posti per i livelli co esplicito. Il quotidiano di Scalfari guardò di istruzione, di informazione e negli indici di dapprima con fervore al tentativo di De Mita sviluppo umano. Con il corpo nelle postmoderne reti del vir- di riconvertire la Dc da soggetto della media- Giornalisti tuale e con la testa avvolta nella nebbia di una zione clientelare a partito dell’innovazione e riferimento dei ceti emergenti cittadini. Il arrestati società arcaica, l’Italia è la grande malata della risultato non fu però confortante: la Dc eb- e imprigionati vecchia Europa. Un popolo di non leggenti (so- be un crollo di ben 6 punti nel 1983. Da gior- Fonte:World Association Of Newspapers, 2009 no solo il 51 per cento coloro che in un anno nale fiancheggiatore (sfortunato) di un par- mettono in mano almeno un libro) è facilmen- tito in declino, la Repubblica si tramutò ben te sedotto dalle potenze dell’immaginario che presto in giornale-partito che determinava dileguano il presente nel virtuale e conferisco- gli orientamenti culturali, la leadership, le no all’illusorio mondo delle narrazioni la cor- scelte politiche della sinistra (impose il tratto posità del reale. Gli esperimenti di democrazia giustizialista dell’opposizione, la centralità autoritaria, in corso da 15 anni, hanno la loro dell’iniziativa referendaria sulle materie elet- radice anche in questa strutturale debolezza torali, l’approdo ad un paradigma liberalde- della opinione pubblica. mocratico dopo il congedo del Pci). Nella lunga durata della storia d’Italia del La designazione del candidato premier resto affiora più volte la mancanza di una mo- dell’Ulivo nel 2001, la retorica del popolo del- derna società civile. L’alienazione politica dei le primarie, la parola d’ordine del voto utile, ceti medi, che è all’origine delle più gravi crisi l’attuale invocazione di “un papa straniero” istituzionali del paese, non è estranea alla chiu- estraneo ai partiti, confermano la straordinaria sura privatistica della società. Per qualche tem- potenza di fuoco del giornale fondato da Scal- po i giornali politici o di partito hanno fornito fari. La sua indubbia influenza accentua però credenze e mobilitato vasti ceti popolari. Fin- la metamorfosi della sinistra in un mero movi- TOTALE ché è durato il partito di massa si è sviluppato mento di opinione contendibile nella sua gui- intervento < un nesso forte tra la cultura critica e l’agire del- da dai leader sostenuti dal principale dei me- Mai l’informazione è stata globale come le classi subalterne. L’identificazione ideologi- dia amici. Senza più un radicamento nei ceti nel nostro tempo e mai è stata così in ca ha dato alle masse un efficace filtro selettivo popolari, e priva di uno sforzo di socializzazio- crisi. E’ il paradosso del tempo che viviamo. utile nella comprensione delle cose del mondo con uno sguardo di parte. ne politica di massa, la sinistra agevola (e ne è vittima) un duplice processo di erosione. pubblico per C’è un futuro davanti a noi, ma il suo territorio e i suoi confini appaiono incerti, nebulosi e un bene comune Con il declino dei partiti e con il trionfo del- Per un verso, rende il popolo delle peri- confusi. Uno sviluppo tecnologico di cambia- la realtà virtuale narrata dalla Tv, i ceti subalter- ferie sociali, sprovvisto di forze mobilitanti, menti tumultuosi e permanenti non basta ad ni hanno smarrito ogni rappresentazione poli- molto sensibile all’immaginario berlusconia- affermare condizioni di crescita reale. Nel tica e hanno cominciato a seguire sempre più no, per un altro si rassegna a giocare il ruolo di mondo dei media si moltiplicano gli strumenti l’incanto dell’immaginario. Proprio per i ceti una mera forza d’opinione che colloca al cen- di Franco Siddi* e le opportunità attraverso cui articolare il la- periferici la televisione è diventata il principale tro dell’agenda il tema della legalità. Ciò però voro giornalistico e diffondere l’informazione,O veicolo di senso e il canale preferenziale della equivale a un fallimento storico in un paese ma non vanno di pari passo qualità, condizio- I continui tagliT comunicazione politica. Non a caso tra gli elet- che è entrato nell’Europa della moneta ma re- ne economica e occupazione «regolare». C’èS tori di Berlusconi si registra la quota più bassa sta ai margini dell’Europa della cultura politica una crisi che discende dalla situazione econo-E ai finanziamenti stataliF di laureati (2,8 per cento) e quella più alta di per i suoi persistenti livelli di inciviltà (il 65 per mica in picchiata dopo la sbornia della stagio-I analfabeti o di persone con la sola licenza ele- cento non supera il secondo livello di alfabetiz- ne del business finanziario, c’è una crisi da ri- arrivano come una mannaiaN mentare (47,6 per cento) che si rivolgono alla zazione; il 40 per cento degli occupati ha il di- posizionamento in un mercato dove cambia-AM Tv come fonte esclusiva di sapere. ploma e solo il 9 per cento ha la laurea). no gli strumenti del comunicare e i pubblici e Il cavaliere sa che questo segmento assai va- Con i conti in regola, ma con la mente alte- su un mercato del lavoro già c’è una crisi accelerata dalla lotta ai media in-L sto dell’elettorato è sensibile solo ai toni forti di rata (la quinta potenza economica occupa so- gaggiata dai poteri; soprattutto, in Italia, dove duramente colpito. A rischioI una mobilitazione dal volto drammatizzante. I lo il ventunesimo posto per i libri venduti e il il governo - in maniera solo apparentemente• suoi slogan banali, i suoi toni accaldati tramu- trentatreesimo per i giornali diffusi), l’Italia è tecnica, ma, alla fine, attuando un disegno che migliaia di posti pare strategico - sta modificando gli assetti diA tano ogni prova in una elezione di mobilitazio- un grande enigma. La follia securitaria dominaR ne che inaugura una sorta di referendum per- un paese che perde competitività ma sale al de- riferimento normativo, cancellando l’inter-O manente sul gradimento del capo. Il linguaggio cimo posto per l’ampiezza della sua popolazio- vento pubblico a sostegno del pluralismo. dei giornali di destra, pieni di stereotipi, pre- ne carceraria. Attratta dall’iperconsumo di lus- L’ultimo colpo alle spalle, quello dell’eli-M minazione integrale dei contributi per abbat-I giudizi, volgarità lavora anch’esso a suppor- so, la cultura e l’informazione sono consideratiL T to di questa estrema personalizzazione dello dalla neoborghesia un bene superfluo. Niente tere le tariffe postali (di colpo aumentate del scontro richiesta per rafforzare l’immagine del di nuovo. Leopardi aveva già capito tutto. * Segretario Generale della Fnsi 118% dal 1 aprile, e non era un pesce), sullaU6

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