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  • 1. ,UltimoraNotizie dal fronte della libertà di stampa. Un bene sempre più messo a rischio dai monopoli,dai poteri, dalla politica. Tutto quello che si deve sapere su come si combatte la guerra dellinformazione < Duecosì ci togliamo il pensiero. cattiva. Prima quella catti- va, notizie, una buona e una In realtà, è un insieme di cifre, grafici, considerazioni e analisi attorno a una delle più grandi «battaglie» di questi anni, quel- la della (sulla) informazione. La stampa, i media, sono centra- li, sempre più oggetto dattenzioni (spesso le peggiori, come in Italia) e ormai essi stessi soggetto politico fondamentale. Di più, linformazione è diventata sempre più globale. Perché le nuove tecnologie superano qualunque confine geografico e «strumen- tale», arrivando ovunque e mescolando i giornali col web, la te- lefonia con la tv e la radio. Ma anche perché linformazione si è contaminata - non sempre coscientemente - con altre forme della comunicazione, della ricerca, dello spettacolo. Diventan- do essa stessa un po tutte queste cose messe insieme. Ma tutto questo di per sé non è una «cattiva notizia». E lo stato dellarte che preoccupa: la riduzione dellinformazione a sem- plice merce; la crescente precarietà lavorativa del nostro me- stiere, le conseguenti cadute professionali e culturali; la com- pressione della libertà di stampa; la concentrazione nelle mani di pochi grandi gruppi delle proprietà editoriali e del mercato pubblicitario; le leggi che assecondano i monopoli e rendono la vita sempre più difficile ai piccoli editori e alle autoproduzioni; lomologazione del linguaggio e persino delle notizie. E questo il bollettino di guerra che inquieta. E questo linsieme della cat- tive notizie che vi illustriamo nelle pagine che seguono. Per far- ne uno strumento di battaglia politica e culturale. Ma non cera anche una buona notizia? Certo, eccola: oggi è il nostro trentanovesimo compleanno, età quasi incredibile per un giornale nato senza un soldo e dalla sola volontà. Ma poten- do contare su qualche buona idea e sulla critica dellesistente. Le due fonti che, a ben guardare, possono essere inesauribili e, anche nei momenti più difficili, alimentare il futuro. Quindi, la buona notizia è che siamo vivi e che la vita è una narrazione co- mune, sempre possibile. Gabriele Poloquanto pesanoi gruppi industrialinella proprietà dei media.in italia i grandi giornalie le tv private sono possedute per il 100%da gruppi industriali con molteplici interessi.nel resto del mondo invece Supplemento al numero odierno de il manifestola quota media è del 30%.
  • 2. LA LIBERTÀ DI STAMPA LA LIBERTÀ NEL WEB 90 NEL MONDO da una ricerca di freedom house condotta su 15 Paesi (0 = migliore; 100 = peggiore) 74 78 78 La classifica di 195 Paesi in base 51 34 40 40 40 45 alla rispettiva libertà di stampa. 31 Fonte: Freedom of the Press, 2009 Dal 1980 Freedom House analizza la libertà di stampa in 195 Paesi e territori, assegnando dei valori in base a categorie oggettive. A 10 20 21 26 ogni Paese è assegnato un punteggio che va da 0 (il migliore) a 100 (il peggiore) sulla base delle risposte a un questionario di 23 domande. I Paesi che ottengono da 0 a 30 punti hanno una tota- A O IA AN NA A A A A ILE A A IA IA BA NY DI HI ISI NI N IC ITT le libertà di stampa; là dove il punteggio va da 31 a 60 la libertà è G ES SS AS CI AG IR CU FR IN OR RC TO N KE AL RU EG TU BR ET DA TU ES GE considerata parziale; i Paesi che hanno un valore da 61 a 100 non M BR SU AN hanno libertà di stampa. GROTSEFINAMLI libertà• di stampaAR per numeroO di abitantiMI solo 1 miliardo di persone viveL T in paesi con libertà di stampaU2
  • 3. il manifesto ganava i fascisti e scendeva in campodirettore responsabile: valentino parlato · progetto grafico e impaginazione: ab&c grafica e multimedia, roma 06-68308613 per difendere i propri interessi rap-infografica: gaia russo · stampa: Sigraf srl Via Vailate 14 Calvenzano [BG] · chiuso in redazione, 19 aprile 2010. presentava per il Paese. C’è stata una specie di trion- fo del gossip, ci si è rassegnati a guardar la classe dirigente dal bu- co della serratura. Questo è vero. Diciamo che si sarebbero potute fare tutte e due le cose: affiancare giornalisti al tempo alla leggerezza l’informazione se- ria, invece c’è stato il trionfo del Intervista a Curzio pettegolezzo Da cosa è dipeso? Maltese: la crisi e le Intanto da una selezione, che sfide di un mestiere del colera io definirei di classe, dei giorna- listi. Quando ho cominciato io i giornalisti non erano tutti figli di che cambia nellItalia operai, però qualcuno ce n’era. La precarizzazione del lavoro di berlusconizzata giornalista, l’arretramento gene- rale del paese hanno fatto sì che di Carlo Lania negli ultimi 10-15 anni ci sia sta- L’opposizione politica è quel- ta anche una scelta precisa delle la che ha fatto meno resistenza di < «Il divertente se un fai con- re giornalista è lo mestie- persone da avviare al mestiere. Si è preferita l’assenza di talento. tutti. Una parte è d’accordo con Berlusconi da una vita. Un altro tro il potere, ovunque tu sia e Ma questo vale un po’ per tutti i pezzo ne ha sposato lo stile. In- qualunque sia il potere. Se lo fai mestieri in Italia: chi non ha ta- fine c’è un terzo pezzo che cre- accanto al potere, è un mestiere lento è anche più controllabile. dendo di essere antiberlusconia- miserabile». Sembra quasi un Da noi c’è un beato servilismo. no, come fa Antonio Di Pietro, a epitaffio quello che pronuncia Gente come Feltri, Belpietro o sua volta ha molto affinità con il Curzio Maltese, giornalista di Re- Minzolini non vengono neanche populismo. La verità: Berlusconi pubblica, scrittore, ma soprattut- sfiorati dalla vergogna di fare cer- non ce l’ha con gli avversari poli- to attento osservatore della so- ti titoli, certe battaglie. In questo, tici, ce l’ha con chiunque raccon- cietà italiana e del nostro giorna- è vero, c’è una responsabilità ge- ti le cose. In questo è davvero un lismo. Pessimismo giustificato il nerale. Se il giornalismo italiano progetto di regime. suo, viste le trasformazioni e i è fatto in gran parte da servi con- Quando è cominciato tutto? condizionamenti subiti dall’in- tenti, vuol dire che in generale la Le vere colpe del giornalismo formazione in 16 anni di berlu- categoria non ha saputo mante- italiano, di tutto, anche di quello sconismo che hanno inciso non nere la sua dignità. migliore, sono state negli anni di poco nel modo di fare questo la- Nel mirino c’è l’informazione scomo- Tangentopoli. Quella era un’oc- voro. da, con il presidente del consiglio che casione per fare i conti non solo Partiamo da una constatazione: il chiede agli imprenditori di non fare con il ladrocinio dei gruppi po- berlusconismo è soprattutto sempli- pubblicità su Repubblica, oppure che litici, ma con l’illegalità diffusa, ficazione. Se questo è vero, qual è la briga per chiudere una trasmissione. l’evasione fiscale, l’ingiustizia. Se nostra colpa di giornalisti nel modo Ma anche cancellando il diritto sog- durante Tangentopoli il giorna- in cui abbiamo fatto informazione in gettivo per i giornali. lismo avesse indagato veramen- questi anni? Se vogliano uscire per un atti- te, avrebbe scoperto che dietro La semplificazione è un po’ mo dall’ossessione del berlusco- le bande di politici delinquenti una truffa. Quando io ho comin- nismo, possiamo dire che l’Ita- c’erano ampi pezzi di paese. ciato a fare il giornalista l’Italia lia è un paese che ha perso gran Nel suo libro, «La bolla», lei parla di sembrava essersi lasciata alla parte della libertà di informazio- perdita della memoria. spalle vecchi luoghi comuni re- ne in tante altre cose. Faccio un E’ un’esperienza quotidiana. azionari riesumati in seguito da esempio: in tutto il mondo stan- Assistiamo tutti i giorni a politi- Berlusconi. Tra la fine degli anni no discutendo dello scandalo del- ci che sostengono il contrario di 70 e i primi anni 80 c’era un Pa- la pedofilia nella chiesa e in Italia quanto sostenevano poco tempo ese più moderno e culturalmen- fanno le trasmissioni sulla Sacra prima. E nessuno gli chiede mai te più vivace di quello in cui vi- Sindone. La reazione del Vatica- conto di niente. Qualcuno anco- viamo oggi. Sono anche gli anni no allo scandalo pedofilia è inte- ra si ricorda che Tremonti era un in cui nascono le radio libere e ressante, perché è una reazione liberista e nello stesso tempo era con esse una controinformazio- totalmente inefficace in tutto il contro il libero mercato? Oppure ne capace di rappresentare una mondo tranne che da noi: inve- che Bossi era anticlericale e oggi complessità che poi si è persa. ce di provare la sua estraneità o di guida un partito di baciapile? E Un periodo di grande libertà ma discutere dei fatti, tu gridi al com- non sarebbe il caso di ricordare anche di grandi maestri di gior- plotto ed è finita la discussione. che Di Pietro ha impedito la com- nalismo. I miei sono stati sicura- Così è finita la libertà di informa- missione sul G8 di Genova? C’è mente Giorgio Bocca, Luigi Pin- zione. Questo la dice lunga anche un azzeramento della memoria tor, Indro Montanelli e Sergio su quanto è importante il con- reciproca. Ma è un vizio antico. Saviane. Quattro personalità che trollo dell’informazione. Siamo L’Italia tutta ha fatto nel dopo- oggi non sarebbero concepibili, un Paese che non ha mai regolato guerra una gigantesca rimozio- parabole giornalistiche che non davvero i conti con il passato. ne a proposito delle reali ragioni si possono ripetere. La libertà, In che senso? di popolarità del fascismo. Non si l’intelligenza, l’autonomia, l’iro- Da noi non è in pericolo la li- è mai affrontato il nodo centrale, nia, sono tutte qualità che si so- bertà di informazione, è in peri- cioè perché da noi si riproduce no perse. Quegli anni rappresen- colo la democrazia. L’Italia non questo autoritarismo. tano una delle rivoluzioni man- ha mai fatto i conti con il fascismo Sempre nel libro lei cita Macondo e in cate di questo paese. Berlusconi ed è un paese che tollera male la particolare il giorno in cui bisognerà è stata la reazione su tutta la li- libertà di stampa. Io poi non sono rinominare le cose. Da quali comin- nea, anche nel modo di informa- neanche uno di quelli ottimisti cerebbe? re. Oggi il berlusconismo ha ri- che pensa che con internet possa Dalla parola «Riforme». Ora- dotto una buona parte del gior- succedere chissà che cosa. Anzi, mai fanno passare per riforme nalismo a corte. Così è sparita qualche dubbio in merito ce l’ho. tutto. Ma in Italia non si può mi- anche la complessità, sostituta Internet è infatti una forma anco- ca fare una riforma, bisogna fa- dalla teoria del complotto. ra più violenta di precarizzazione re una rivoluzione. Purtroppo ho La giustificazione è: così fanno tutti, dei giornalisti e di schiavitù per i visto che l’unico che ha il corag- cioè ognuno scrive in difesa del pro- giovani che vogliono fare questo gio di usare questa parola, Mario prio editore, a destra come a sinistra. mestiere e quindi sono sottoposti Monicelli, ha più di novant’anni. Questa giustificazione è la a una serie di ricatti. Ma spinge Dovremmo tornare alla Costitu- sporcizia del mestiere. Si pensa anche a un linguaggio che è mol- zione e vorrei dire all’antifasci- che servire il padrone sia un mo- to pubblicitario. E tra i mali del smo, che è l’unica forma patriot- do di fare giornalismo. Un imbar- giornalismo italiano c’è anche il tica decente elaborata in questo barimento tutto italiano. fatto che è diventato un giorna- Paese. Fondamentalmente la Questo per quanto riguarda i gior- lismo pubblicitario, vende pro- vera guerra fatta dal berlusconi- nalisti schierati, ma più in generale dotti, politici o di altra natura, ma smo non è stata contro la sini- 3 non pensa che qualche responsabilità vende prodotti. stra, ma contro la Costituzione, ce l’abbiamo un po’ tutti? Faccio un Ma questo è il modo di fare politica di considerata un prodotto della esempio: quando Berlusconi arrivò questa destra. sinistra estrema. E’ quello il vero O nel ‘94, furono in pochi a resistere Si ma si è imposto facilmente, obiettivo ideologico di Berlusco- T S alla sirena della leggerezza. Si parlò un po’ troppo facilmente. ni e della cultura che ha prepa- E più dell’effetto calza sul viso che del Quindi una delle nostre colpe è quella rato il berlusconismo, che poi è F pericolo che questo signore che sdo- di aver fatto una scarsa resistenza? sostanzialmente quella del pi- I N In realtà ci sono settori che duismo, di Gelli, di questa Ame- A hanno resistito ancora di me- rica latina che si vuole importa- M no. Lasciamo perdere il mon- re. L’ultima cosa che farà Berlu- Liberi, parzialmente liberi L do dell’industria dove resistenza sconi sarà cercare di stravolgere I e non liberi per continente non l’ha fatta nessuno, anzi non vedeva l’ora. Il mondo della cul- la Costituzione. E purtroppo an- cora una volta non è il ceto po- • Ripartizione della popolazione per macro regione (secondo tura, gli intellettuali hanno par- litico che è peggiore del Paese. A le tre categorie) in numeri assoluti lato in gran parte d’altro contenti E’ la Costituzione che è un po’ R e percentuale. I grafici sono dimensionati in base al numero tra l’altro di avere lauti contratti troppo avanti rispetto a questo O con Mondadori. paese. Lo era cinquant’anni fa e di abitanti M E l’opposizione? lo è ancora oggi. I L T U
  • 4. La crisi picchia duro. A farne le spese sono tutte le figure occupazionali cotto» per pezzi rimaneggiati in fretta e furia, hanno dovuto affrontare la crisi drammatica dellindustria dellinformazione di Agenzia Italia, mentre anche l’Ansa ha fini- to per dichiarare 55 esuberi. Persino lo sport paga pesantemente dazio (Gazzetta, Corriere, Tuttosport, Edisport). E se qualcuno pensava che la stampa «radicata sul territorio» avesse qualche chance in più, dovrà ricredersi guar- dando le vertenze che hanno segnato il Gaz- tra tagli e ritagli zettino, il Mattino (del gruppo Caltagirone, che ha escluso l’Fnsi dalle trattative) e il Ro- ma di Napoli, Il Messaggero della capitale. Ma anche fogli ancora più specifici come l’Eco di Bergamo, La Prealpina o La Provincia di Co- non si salva nessuno mo, l’Arena di Verona o il Nuovo giornale di Bergamo. La mannaia cala al nord come al sud (Quotidiano di Calabria, idem di Basili- cata, ma anche La Padania della trionfante Lega, che butta fuori 10 persone, con cig rin- di Francesco Piccioni novata per altri due anni). Le pubblicazioni di sinistra se la passano crescita del lavoro anche peggio. E così i contratti di solidarietà giornalistico precario < La decimazione è in corso, ma nondei è ce ecc». Ed è comprensibile che un «esterno», al 50% cambiano volto a Liberazione, mentre Fonte: Dati Ingi detto che sia sufficiente a placare gli per piazzare «un pezzo» su un giornale, sia un la cassa integrazione entra a La rinascita della della crisi. Nell’editoria le cose vanno male e po’ più attento alla compatibilità con la linea sinistra (e presto, di nuovo, toccherà al mani- non si vede luce. Nel 2009, spiegano i dati rac- editoriale del soggetto cui cerca di vendere. festo) e a l’Unità (17 persone). Né il fare audio colti dalla Federazione nazionale della stam- L’elenco delle ristrutturazioni in atto è ov- esenta dalla crisi: a Radio Popolare si fa viva la pa (Fnsi, il sindacato dei giornalisti) circa 600 viamente lunghissimo, e interessa sia le gran- cig in deroga al 10% a rotazione per tutti. La «firme» sono uscite dalla produzione; di imprese mediatiche che le piccole redazio- religione anche prima dello scandalo pedo- quest’anno potrebbero essercene altre 700. Se ni, sia la stampa (o la radio) quotidiana che i filia non è più una garanzia: da Famiglia cri- si tien conto che l’intera categoria vanta appe- periodici. Ma il criterio, come si diceva, è re- stiana se ne vanno in sette. na 18.000 contrattualizzati (mentre fioriscono lativamente univoco: privilegiare lo strumen- Sulle cause della crisi occupazionale la più che dappertutto le forme di rapporto la- to del prepensionamento, il «meno doloro- diagnosi è precisa. «Per anni le aziende si sono vorativo precarie, dalle collaborazioni ai free so» sul piano dei redditi. Altre volte, quando disinteressate del livello delle vendite e della lance), nel giro di due anni quasi il 10% non l’età dei coinvolti non permette di avvicinare qualità del prodotto, pensando di potersi ga- avrà più un lavoro stabile. il momento del ritiro, è necessario ricorrere rantire i profitti con la raccolta pubblicitaria. Nella maggior parte dei casi si tratta di pre- ai «contratti di solidarietà», con la Fnsi impe- Quando è esplosa la crisi, l’investimento in pensionamenti, ma ci sono anche «redazioni gnata a gestire ­ a fine periodo ­ ulteriori am- pubblicità è stato uno dei primi a essere ridot- giovani» falcidiate dal licenziamento puro e mortizzatori sociali (cassa integrazione ordi- to; ora ragionano soltanto in termini di tagli, semplice. Certo, si tratta pur sempre di un set- naria e straordinaria). In altri casi, invece, si aspettando che passi la nottata». tore «protetto» più di altri. Basti pensare che è ricorso all’«esodo incentivato»: una buonu- A farne le spese è stata anche la free press, qui per il ricorso agli ammortizzatoiri sociali scita in cambio delle dimissioni. In tutti i casi, i giornali gratuiti che avevano avuto un ruolo non vale il limite del triennio ogni cinque an- scorrendo i dati, il ruolo del sindacato è stato di primo piano insieme e a Internet nella ri- ni, che regola il settore industriale (sarebbe indirizzato alla «limitazione del danno» occu- duzione delle vendite per la carta stampata. bene ricordarsene, quando si scrivono pezzi pazionale (strappando quasi sempre un nu- Anche Metro, Dnews, Epolis hanno dovuto af- contro i «privilegi» di categorie meno fortu- mero di «esuberi» più basso da quello dichia- frontare piani di ristrutturazione più o meno nate). Ma le conseguenze sono comunque ri- rato dall’azienda) e salariale. pesanti. «Ma i segnali non sono positivi; c’è il levanti per quanto riguarda i lineamenti della Nel 2009 tutte le grandi testate hanno ri- rischio che tutti questi sacrifici non siano suf- professione giornalistica nel prossimo futu- dotto il personale. La Stampa (34 redattori, ficienti a far uscire le aziende editoriali dalle ro, perché questo processo di ristrutturazio- quasi un terzo dell’organico), La Repubblica difficoltà». Proprio la strategia scelta per «re- ne fa fuori quasi in automatico le generazioni addirittura 84 nell’arco di 12 mesi (ma il pia- sistere» alla crisi, tagliare i costi a cominciare più mature (intorno ai 60 anni), all’apice della no originario dell’azienda ne prevedeva 102), dai «vecchi», accentuare il ricorso alle presta- carriera e della credibilità. Se è vero infatti che mentre 8 vanno via dall’Espresso. Corriere del- zioni precarie si può rivelare un boomerang in nessun «mestiere» gli esseri umani sono ri- la sera e Gazzetta dello sport (entrambi Rcs) devastante. «Non c’è ripensamento né in- ducibili a semplici «numeri», in questo che hanno messo alla porta rispettivamente 47 novazione dei prodotti-giornale. Ma solo un media i fatti e la loro narrazione, plasmando e 20 redattori, mentre il settore periodici del impoverimento trainato dai risparmi. Ma se in misura variabile, ma ampia, la «pubblica gruppo ha raggiunto un accordo per 34 esu- spegni la luce in negozio, c’è il rischio che tu opinione» l’autonomia individuale e l’autore- beri (più sette già usciti con l’incentivo). Non non riapra mai più». E se il livello qualitativo si volezza personale giocano un ruolo molto im- va meglio nel quotidiano di Confindustria (Il abbassa troppo, diventi molto più esposto al- portante. Tanto più se, come spiegano all’Fn- Sole 24ore), con 25 uscite «obbligate» e 12 «vo- la «concorrenza» della Rete o della free press. si, «di fronte a tante uscite di redattori maturi, lontarie». Se cerchi di fare un prodotto con poco valo- le imprese non fanno nuove assunzioni, pre- Non ci sono settori editoriali che si salvino. re aggiunto, ecco che «il gratis» ti sorpassa in ferendo lavorare con collaborazioni, free lan- Le «agenzie», che forniscono spesso il «pre- tromba. LE PROMESSE situazione. A partire dal 2009, ha tori e il fornitore monopolistico pubblicitari a danno della carta verno: a) «a prorogare almeno soppresso il carattere di diritto del servizio. stampata. Se a tutto ciò uniamo i fino al 1° gennaio 2012, l’entrata soggettivo dei contributi all’edi- Con il decreto milleproro- tentativi legati alle proposte delle in vigore delle disposizioni di cui MANCATE toria, rendendo incerti dimen- sione e tempi della loro eroga- ghe, poi, il governo ha soppresso i contributi, erogati dalla Presi- cosiddette «leggi Bavaglio», è dif- ficile sfuggire all’impressione che al comma 62 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n.191»; zione, impedito la possibilità di denza del consiglio, all’emitten- il sistema dell’informazione sia b) «a presentare, entro il 30 giu- appostare i contributi nei bilanci za locale e ridotti del 50% quelli volutamente sotto attacco in una gno 2010, un Ddl di riforma dei di Lelio Grassucci* aziendali, determinato difficoltà destinati ai giornali editi e diffusi fase di grande delicatezza. contributi all’editoria, finalizzato - per molti insuperabili - nei rap- all’estero e a quelli delle associa- È ben vero che in Italia esi- a introdurre norme di maggior ri- porti con il mondo bancario. Sol- zioni dei consumatori. Con un ste la libertà di stampa, ma essa gore nei criteri di accesso e di as- < Da anni, e promesse digo- verni, alle con diversi ri- tanto l’intervento del Parlamen- to, che ha stabilito la proroga di tratto di penna sono state messe a repentaglio centinaia di testate è costantemente e in vario modo minacciata; mentre le posizioni segnazione dei contributi, atte a ridurre il fabbisogno necessario forma hanno fatto seguito solo un anno del diritto soggettivo, ha a stampa e radiofoniche. dominanti appaiono sempre più per far fronte a questo impegno tagli delle risorse e minacce alla scongiurato - per l’immediato - la Con un altro decreto legisla- consolidate e pervasive. L’allar- di tutela del pluralismo ed a rista- sopravvivenza di decine di testa- chiusura di 92 testate, con la per- tivo, volto a recepire un’altra di- me sta diventando molto alto nel bilire in modo pieno il carattere te. Ora, la situazione si è decisa- dita di oltre 4.000 posti di lavoro rettiva europea, ha deciso la sop- paese: e la dimostrazione più evi- di diritto soggettivo ai contributi mente aggravata. tra giornalisti e poligrafici. pressione del sistema autorizza- dente è stata la grande manifesta- diretti all’editoria garantendo, al Il sottosegretario Bonaiuti, in- Subito dopo, con un decre- torio dei punti vendita - esclusivi zione di popolo dello scorso 3 ot- contempo, una riduzione dei re- fatti, all’atto dell’insediamento to interministeriale del 31 mar- e non - della carta stampata, ren- tobre a Roma. lativi oneri dello Stato». ha annunciato la presentazione zo sono state soppresse, a partire dendo oltremodo difficile, se non Forte preoccupazione è stata È passato ormai più di un me- - entro sei mesi - di un Ddl di ri- dal 1 aprile, le tariffe postali age- impossibile, l’accesso dei cittadi- espressa dal Parlamento italiano. se e il governo non ha ancora dato forma, coinvolgendo nella stesu- volate (per tutti, grandi e piccoli, ni a tutte le testate, che non sia- Infatti, in sede di esame del Rego- alcun riscontro a queste autore- ra tutti gli operatori e la stessa op- senza distinzione). Un altro du- no quelle edite dai grandi grup- lamento Bonaiuti: a. la Commis- voli sollecitazioni. Al contrario, il posizione. ro colpo all’editoria, che sta at- pi. C’è da sperare che il governo sione cultura della Camera (il 10 sottosegretario Bonaiuti si è limi-O Sono trascorsi quasi due anni e traversando la difficile congiun- rinunci a questa decisione, come marzo) ha affermato che «appare tato ad affermare che provvederàT quell’annuncio è rimasto tutt’ora tura a tutti ben nota. Un provve- richiesto da un parere unanime necessario ristabilire, non a tito- a convocare improbabili Stati ge-S lettera morta. Al contrario, du- dimento grave e pesante che ha della Commissione cultura della lo provvisorio, il cosiddetto dirit- nerali dell’editoria entro l’estate.EF rante questo periodo, con il pre- cambiato, dall’oggi al domani, Camera. to soggettivo…, superando così Eppure è urgente intervenire.I testo dall’emergenza, il governo senza alcun preavviso, le regole La situazione è dunque peg- l’articolo 44 del decreto-legge 25 Sia per aiutare le aziende edito-N è intervenuto con provvedimen- in corso. Un provvedimento il- giorata. Si è messo mano al siste- giugno 2008, n. 112…»; b. negli riali a superare la loro più difficileAM ti distruttivi - prevalentemente legittimo perché non si possono ma distributivo di giornali e pe- stessi giorni il Senato ha impe- crisi dal dopoguerra, difenderne per delega - sottraendo, di fatto, modificare con un decreto inter- riodici senza governarne le con- gnato il governo a prorogare di e allargarne il pluralismo. Sia perL al Parlamento la potestà legislati- ministeriale tariffe stabilite con seguenze e intervenire su tutta la due anni il diritto soggettivo, per provvedere a garantire le risorseI va su temi strategici per la demo- legge, rimettendole alla semplice filiera. Si è affrontato il nodo dei poter fare una riforma, capace necessarie a coprire il fabbisogno• crazia del paese e peggiorando la contrattazione privata tra gli edi- contributi pubblici senza garan- di fare pulizia tra chi percepisce per l’erogazione piena dei con- tire la riforma dell’editoria. So- i sostegni pubblici, ripristinando tributi diretti relativi all’anno inAR no state assunte misure pesanti così la certezza dei contributi; c. corso. Un tira e molla di rassicurazioni e smentite, tra tagliO sulla Tv via internet e sul contin- il 18 febbraio, in occasione della Siamo a un punto di non ri- gentamento degli spot sulla Tv approvazione in aula del decre- torno. Occorre rendere visibili alM e correzioni. La politica del governo nei confronti a pagamento, senza affrontare il to milleproroghe, 360 deputatiI paese i rischi che la democraziaL T problema delle situazioni domi- hanno sottoscritto un ordine del dell’informazione sta correndo. delleditoria è come una roulette russa nanti e dello squilibrio dei flussi giorno che ha impegnato il Go- *Presidente onorario di MediacoopU4
  • 5. La flessibilità ha sconvolto un mestiereun tempo considerato "sicuro". Ormai i giovani lavorano per pochi euro al pezzo le vittime della crisi notizie in saldo: tita Iva e co.co.co): mancano all’appello 5200 persone, quelli che, spiegano alla Fnsi, a fine anno avevano sospeso l’attività per mancanza nel 2009 espulsi dalle redazioni 600 giornalisti. precari di reddito. Età media compresa tra i 35 e i 40 anni, i cosiddetti liberi professionisti dell’in- le previsioni 2010: fuori altri 700. Fonte: FNSI in redazione formazione guadagnano la bellezza di 12 mi- la euro lordi all’anno, i co.co.co 8500 euro. Su 102 mila iscritti all’ordine, i professionisti so- no la metà della metà. «E’ un vero caos», com-di Sara Farolfi menta Daniela Stigliano (responsabile Com- missione lavoro autonomo della Fnsi), «l’Or- dine ha allargato le maglie dell’accordo senza< Nel mercato dell’informazione made in Italy una notizia può costare anche me- rivedere gli elenchi, anche noi del sindacato ci siamo mossi in ritardo, e ci sono 17 scuole dino di due euro. Meno di un chilo di zucchine e giornalismo che ogni anno sfornano centina-quando anche si sale di qualche euro, meno ia di professionisti».della tariffa oraria di chi fa le pulizie, come Nell’assenza di un tariffario, «che sia peròhanno scritto due mesi fa i collaboratori vi- verosimile e vincolante», non c’è limite al ri-centini del Gazzettino, annunciando corag- basso. In Sicilia si è arrivati a «due centesimigiosamente uno sciopero contro «cifre che ci a riga», «novanta (centesimi) a pezzo»: i «ci-umiliano umanamente e professionalmente e nesi dell’informazione» li ha definiti il presi-che non ci permettono più di fare il lavoro che dente dell’ordine regionale siciliano. «In que-amiamo per il giornale che amiamo». Il giorno ste indecorose condizioni di lavoro, come sidopo, nessuno di loro ha scritto sul giornale. può pensare di avere un’informazione indi- Gli argini sono saltati e oggi il mondo pendente e di qualità? È evidente che dietrodell’informazione è una giungla. Le «piazze al problema retributivo c’è un problema didel caporalato editoriale», parole di Roberto deontologia», osserva Maurizio Fogar, dellaNatale (presidente Fnsi), si ingrossano ogni commissione lavoro autonomo del sindacatoanno di aspiranti cottimisti della notizia. Un friulano. Difficile tenere la schiena dritta, co-esercito a cui, in tempi di crisi e di piani di ri- me in gergo si dice, quando si può essere tan-strutturazione che dimezzano le redazioni, to ricattabili. «La verità è che scrive chiunque,gli editori possono attingere a piene mani in non c’è selezione, e alle aziende i collaboratoriun’asta al ribasso che non conosce più limi- non costano niente, se non servono non scri-ti. Due terzi, o forse più, dell’informazione vono», dice Laura. Gli editori, «che comunquedipende da loro. Autonomi, free lance, parti- guadagnano su altro», della qualità se ne infi-te Iva e collaboratori: con poche eccezioni, si schiano. E così, sull’onda di una crisi che hatratta in larghissima parte di precari, spiega- imposto imponenti piani di ristrutturazione ano dalla Federazione nazionale della stampa tutti i principali gruppi editoriali, le redazioni(Fnsi). A spingere, tutta intorno, la fascia in- si svuotano e fuori s’infoltisce la schiera deglidistinta dei disposti a tutto pur di scrivere su ‘esterni’. Oltre alla crisi c’è poi da considerareun giornale, chi non è iscritto all’albo, non ha l’impatto dirompente della multimedialità.nessun contratto, ma aspira a entrare in una Già oggi esistono televisioni locali che espel-redazione o anche solo a mettere la propria lono i professionisti e comprano servizi dafirma in calce a una notizia, e contribuisce società editoriali terze (magari messe in pie-così suo malgrado a un irrefrenabile dumping di dai grandi gruppi editoriali in una sorta dial ribasso. perverso insider trading). Già oggi i siti inter- Questione di passione, di ambizione, per net d’informazione (anche quelli più quotati)alcuni il blasone di un mai tramontato pre- assumono ‘non giornalisti’ come redattori. Estigio sociale. «D’accordo, ma a un certo pun- di questo passo, domani, «chi la farà la multi-to bisogna sfangarla», dice Grazia, che pu- medialità?».re sa bene quanto può costare una passione:un lancio d’agenzia (per un’agenzia di stam-pa nazionale, quelle che per capirci dettano GLI INVISIBILIl’agenda ai quotidiani main stream) vale 3,50 alla riscossaeuro netti, «che si tratti di Napolitano, di Em-ma Marcegaglia o di chissà chi altro, non fa «Contribuiamo per oltre il 50 per centonessuna differenza». In tanti la sfangano cer- allinformazione di quotidiani e periodici,cando uffici stampa, o facendosi largo nel va- radio, tv, e on line ma se chiude unariegato mondo dell’informazione, «qualun- testata non abbiamo diritto neppure aglique cosa che ti permetta il lusso di fare il gior- ammortizzatori sociali». Dopo anni dinalista». I «più fortunati» riescono ad avere un attesa di un formale riconoscimento dacontratto di collaborazione, come è successo parte del sindacato dei giornalisti (Fnsi),a Laura (nome di fantasia), che si ‘mantiene’ «i fantasmi dellinformazione» - freelance,la collaborazione con la redazione marchigia- liberi professionisti e soprattutto precari,na del Messaggero, grazie a un più sicuro uffi- che nelle vesti di fantasmi hanno seguitocio stampa. Nell’uovo pasquale l’azienda del anche tutta lultima vertenza per ilpotente immobiliarista Caltagirone ha messo rinnovo del contratto – hanno depositatouna «rimodulazione» delle tariffe, dopo che a giugno scorso lo statuto dellUnionegià da novembre i compensi dei collaboratori sindacale giornalisti freelance (Usgf),erano stati tagliati del 10 per cento. Da qual- chiedendo di essere riconosciuti comeche settimana dunque, le «brevi» (in gergo, le organismo di base dei freelance, internonotizie sotto le 14 righe) sono scese da nove a al sindacato. Ma il sindacato non hazero euro, mentre un servizio standard viaggia dato il via libera al riconoscimento,tra i 18 e i 27 euro, lordi naturalmente e paga- avallando invece la nascita, a inizioti a sessanta giorni. Così una redazione di cin- anno, di una «Commissione lavoroque redattori può campare grazie al lavoro di autonomo», in rappresentanza deialmeno quindici collaboratori: «Collaboratori freelance. Un passo che precari e liberifissi che scrivono tutti i giorni, seguono pre- professionisti giudicano «tardivo e delcisi settori, persone a cui vengono richiesti i tutto insufficiente». «Andava fatto quindicipezzi portanti del giornale, che non hanno sa- anni fa, oggi è persino obsoleto», dicebati nè domeniche, e nessun rimborso spese». Simona Fossati, del gruppo milaneseFree lance? Quando qualche mese fa a Roma dei «Senza bavaglio»: «Noi vogliamosi è tenuto il primo incontro in vista della co- stare dentro il sindacato, ma chiediamo 5stituzione dell’Unione sindacale giornalisti un riconoscimento sostanziale, nonfreelance in una sala affollatissima i veri free- unazione di tutoraggio». Il presidentelance si contavano sulle dita di una mano. della Commissione lavoro autonomo O «In un sistema che produce ogni anno dovrebbe essere infatti un membro della T S1500 nuovi professionisti e che dà lavoro a 2- giunta Fnsi, anche se in giunta non siede E300 non c’è salvezza possibile e non c’è altro nessun freelance: «Che si voglia mettere Fesito che una feroce asta al ribasso tra i troppi a parlare di freelance chi non vive sulla I Ncontendenti», ha scritto Roberto Natale intro- propria pelle quella condizione è persino Aducendo «Identità sospese», un’indagine qua- offensivo». Perciò lUsgf, che oggi è un Mlitativa uscita l’anno scorso sui giornalisti pre- gruppo nazionale che conta un migliaio di iscritti in tutte le regioni dItalia, andrà Lcari abruzzesi. Una mappatura grezza del fe- Inomeno a livello nazionale si può comunque avanti nella richiesta di riconoscimento.tentare consultando i dati della gestione sepa- Chiedono, tra le altre cose, compensi •rata a cui fanno riferimento i collaboratori. A decorosi e proporzionati al lavoro svolto, Afine 2009 risultavano iscritte 30.194 persone, il diritto alla copertura assicurativa Rdi cui poco più di 15 mila «liberi professioni- in caso dinfortunio o malattia, e O ammortizzatori sociali al pari degli altri sti», 4900 collaboratori con contratto co.co. Mco e quasi altrettanti a doppia qualifica (par- lavoratori autonomi dei settori «in crisi». I L T U
  • 6. Nel nostro paese si è sempre letto poco. Ma oggi siamo finiti in coda alle classifiche europee. Il popolo dei "non leggenti" è facile preda della comunicazione banale e autoritaria lettori in fuga, il crack italiano di Michele Prospero CON LA CRISI MENO leader tra i periferici, le casalinghe, i disoccu- GIORNALI, PIù TV, RADIO pati, i commercianti, i piccoli imprenditori, gli abitanti delle aree di provincia. E INTERNET La destra riscuote consensi maggiorita- Variazione % degli utenti negli anni 2007 - 2009 ri proprio tra l’80 e il 90 per cento degli eletto- Fonte: Indagine Censis, 2009 ri che hanno quale loro fonte di informazione politica pressoché esclusiva la Tv. Tra coloro che leggono il giornale la percentuale di voto per la sinistra è di oltre il 60 per cento. La sini- stra pesca tra i soggetti centrali, tra le persone con più elevati livelli di istruzione (tra i laurea- ti supera di 20 punti la destra) e residenti nelle grandi città capoluogo. Persino tra i professio- nisti, i lavoratori autonomi, il popolo delle par- tite iva le variabili legate all’istruzione, all’ac- cesso all’informazione attraverso fonti diverse dalla sola Tv, incidono a favore della sinistra. La ristrettezza dell’area dei soggetti informati fa- vorisce però il trionfo del populismo. Il rapporto tra giornali e politica va comun- que oltre la mera dimensione quantitativa del- le copie vendute. Se per la loro scarsa diffusio- ne, l’impatto dei quotidiani è modesto sul pia- < I giornali sono poco letti in Italia. Da sempre. I dati di oggi non si discostano no dei comportamenti di massa, assai più rile- vante è il peso dei giornali misurabile a livello molto da quelli di inizio Novecento. Con i 5 di èlite. I giornali sono anzi degli importanti milioni di copie vendute (contro i 15 della tasselli all’interno della classe politica. Gli stes- Gran Bretagna e i 20 della Germania), l’Italia si si imprenditori che li stampano lo fanno non colloca alla coda dell’Europa. E’ molto ristret- da editori puri (scarsi sono i lettori e quindi le ta la fascia sociale che in altri paesi costituisce fonti della pubblicità che premiano le Tv) ma il nerbo di una opinione pubblica reattiva ri- operando in altri campi dell’economia e inten- spetto agli abusi del potere. La scolarizzazio- zionati a incidere con un foglio di loro proprie- ne di massa, la neoborghesia sterminata, tà nelle schermaglie per il potere per poi rica- l’economia della conoscenza non incidono varne vantaggi. molto nelle tendenze di una società che nelle Alcuni giornali svolgono un ruolo politi- statistiche si trova agli ultimi posti per i livelli co esplicito. Il quotidiano di Scalfari guardò di istruzione, di informazione e negli indici di dapprima con fervore al tentativo di De Mita sviluppo umano. Con il corpo nelle postmoderne reti del vir- di riconvertire la Dc da soggetto della media- Giornalisti tuale e con la testa avvolta nella nebbia di una zione clientelare a partito dell’innovazione e riferimento dei ceti emergenti cittadini. Il arrestati società arcaica, l’Italia è la grande malata della risultato non fu però confortante: la Dc eb- e imprigionati vecchia Europa. Un popolo di non leggenti (so- be un crollo di ben 6 punti nel 1983. Da gior- Fonte:World Association Of Newspapers, 2009 no solo il 51 per cento coloro che in un anno nale fiancheggiatore (sfortunato) di un par- mettono in mano almeno un libro) è facilmen- tito in declino, la Repubblica si tramutò ben te sedotto dalle potenze dell’immaginario che presto in giornale-partito che determinava dileguano il presente nel virtuale e conferisco- gli orientamenti culturali, la leadership, le no all’illusorio mondo delle narrazioni la cor- scelte politiche della sinistra (impose il tratto posità del reale. Gli esperimenti di democrazia giustizialista dell’opposizione, la centralità autoritaria, in corso da 15 anni, hanno la loro dell’iniziativa referendaria sulle materie elet- radice anche in questa strutturale debolezza torali, l’approdo ad un paradigma liberalde- della opinione pubblica. mocratico dopo il congedo del Pci). Nella lunga durata della storia d’Italia del La designazione del candidato premier resto affiora più volte la mancanza di una mo- dell’Ulivo nel 2001, la retorica del popolo del- derna società civile. L’alienazione politica dei le primarie, la parola d’ordine del voto utile, ceti medi, che è all’origine delle più gravi crisi l’attuale invocazione di “un papa straniero” istituzionali del paese, non è estranea alla chiu- estraneo ai partiti, confermano la straordinaria sura privatistica della società. Per qualche tem- potenza di fuoco del giornale fondato da Scal- po i giornali politici o di partito hanno fornito fari. La sua indubbia influenza accentua però credenze e mobilitato vasti ceti popolari. Fin- la metamorfosi della sinistra in un mero movi- TOTALE ché è durato il partito di massa si è sviluppato mento di opinione contendibile nella sua gui- intervento < un nesso forte tra la cultura critica e l’agire del- da dai leader sostenuti dal principale dei me- Mai l’informazione è stata globale come le classi subalterne. L’identificazione ideologi- dia amici. Senza più un radicamento nei ceti nel nostro tempo e mai è stata così in ca ha dato alle masse un efficace filtro selettivo popolari, e priva di uno sforzo di socializzazio- crisi. E’ il paradosso del tempo che viviamo. utile nella comprensione delle cose del mondo con uno sguardo di parte. ne politica di massa, la sinistra agevola (e ne è vittima) un duplice processo di erosione. pubblico per C’è un futuro davanti a noi, ma il suo territorio e i suoi confini appaiono incerti, nebulosi e un bene comune Con il declino dei partiti e con il trionfo del- Per un verso, rende il popolo delle peri- confusi. Uno sviluppo tecnologico di cambia- la realtà virtuale narrata dalla Tv, i ceti subalter- ferie sociali, sprovvisto di forze mobilitanti, menti tumultuosi e permanenti non basta ad ni hanno smarrito ogni rappresentazione poli- molto sensibile all’immaginario berlusconia- affermare condizioni di crescita reale. Nel tica e hanno cominciato a seguire sempre più no, per un altro si rassegna a giocare il ruolo di mondo dei media si moltiplicano gli strumenti l’incanto dell’immaginario. Proprio per i ceti una mera forza d’opinione che colloca al cen- di Franco Siddi* e le opportunità attraverso cui articolare il la- periferici la televisione è diventata il principale tro dell’agenda il tema della legalità. Ciò però voro giornalistico e diffondere l’informazione,O veicolo di senso e il canale preferenziale della equivale a un fallimento storico in un paese ma non vanno di pari passo qualità, condizio- I continui tagliT comunicazione politica. Non a caso tra gli elet- che è entrato nell’Europa della moneta ma re- ne economica e occupazione «regolare». C’èS tori di Berlusconi si registra la quota più bassa sta ai margini dell’Europa della cultura politica una crisi che discende dalla situazione econo-E ai finanziamenti stataliF di laureati (2,8 per cento) e quella più alta di per i suoi persistenti livelli di inciviltà (il 65 per mica in picchiata dopo la sbornia della stagio-I analfabeti o di persone con la sola licenza ele- cento non supera il secondo livello di alfabetiz- ne del business finanziario, c’è una crisi da ri- arrivano come una mannaiaN mentare (47,6 per cento) che si rivolgono alla zazione; il 40 per cento degli occupati ha il di- posizionamento in un mercato dove cambia-AM Tv come fonte esclusiva di sapere. ploma e solo il 9 per cento ha la laurea). no gli strumenti del comunicare e i pubblici e Il cavaliere sa che questo segmento assai va- Con i conti in regola, ma con la mente alte- su un mercato del lavoro già c’è una crisi accelerata dalla lotta ai media in-L sto dell’elettorato è sensibile solo ai toni forti di rata (la quinta potenza economica occupa so- gaggiata dai poteri; soprattutto, in Italia, dove duramente colpito. A rischioI una mobilitazione dal volto drammatizzante. I lo il ventunesimo posto per i libri venduti e il il governo - in maniera solo apparentemente• suoi slogan banali, i suoi toni accaldati tramu- trentatreesimo per i giornali diffusi), l’Italia è tecnica, ma, alla fine, attuando un disegno che migliaia di posti pare strategico - sta modificando gli assetti diA tano ogni prova in una elezione di mobilitazio- un grande enigma. La follia securitaria dominaR ne che inaugura una sorta di referendum per- un paese che perde competitività ma sale al de- riferimento normativo, cancellando l’inter-O manente sul gradimento del capo. Il linguaggio cimo posto per l’ampiezza della sua popolazio- vento pubblico a sostegno del pluralismo. dei giornali di destra, pieni di stereotipi, pre- ne carceraria. Attratta dall’iperconsumo di lus- L’ultimo colpo alle spalle, quello dell’eli-M minazione integrale dei contributi per abbat-I giudizi, volgarità lavora anch’esso a suppor- so, la cultura e l’informazione sono consideratiL T to di questa estrema personalizzazione dello dalla neoborghesia un bene superfluo. Niente tere le tariffe postali (di colpo aumentate del scontro richiesta per rafforzare l’immagine del di nuovo. Leopardi aveva già capito tutto. * Segretario Generale della Fnsi 118% dal 1 aprile, e non era un pesce), sullaU6
  • 7. Il Giappone è leader mondiale nella classifica delle vendite dei giornali. Soprattutto grazie a un efficiente sistema di consegna a domicilio Limpero di carta su cui non tramonta mai il sole di Pio D’Emilia < L’Imperoancora in piedi. ora, è dei Giornali, per ese. Mentre per la campagna elettorale le nuove leggi hanno Nello sfacelo generale della praticamente vietato il «porta Giappone Spa, che il nuovo go- a porta», per vendere giornali verno di centrosinistra sta cer- tutto è possibile. L’esercito dei cando, per ora in modo abba- rappresentanti colpisce a getto stanza coerente ed efficace, di continuo, nel tentativo, sempre risollevare, il mondo della carta più disperato, di trovare nuovi stampata sembra godere, in as- abbonati o strapparne alla con- soluta controtendenza con il re- correnza. E per farlo, si ricor- sto del mondo, ottima salute. re ad ogni sorta di espediente: Parliamo di numeri, però, per gadget vari, voucher commer- quanto riguarda qualità e credi- ciali, biglietti omaggio, merci di bilità, è un altro discorso. ogni tipo. L’abbonamento men- I numeri sono vertiginosi. sile ad un quotidiano costa cir- In Giappone si stampano ogni ca 3500 yen 30 euro, una copia giorno 51 milioni di copie. Venti singola 90 yen, circa 80 centesi- milioni solo tra Yomiuri e Asahi, mi. Per avere un’idea di quanto i due maggiori quotidiani, tra i il costo sia accessibile, pensate pochi al mondo ad avere ancora che un caffè costa almeno 300 due edizioni: mattina e sera. In yen, oltre 2 euro. Per aumentare pratica, una copia ogni tre per- i contratti, i rappresentanti si in- sone, o pro-nucleo familiare. ventano di tutto. E ultimamente La cosa più incredibile è la hanno scoperto perfino ingan- distribuzione. Dopo le 10 di ni e truffe. Contando sul fatto mattina o le sei di sera, è prati- che i giapponesi non amano, e camente impossibile acquistare non hanno tempo, di reclama- un quotidiano. Il 94% dei gior- re, ogni tanto firmano contrat- nali viene infatti venduto in ab- ti per conto terzi. Ogni agenzia bonamento e recapitato a casa dispone (glielo passa la polizia) da un esercito di “postini”, in ge- della mappa completa del quar- nere giovani studenti. Il sistema tiere, con indirizzi e telefono dei funziona alla perfezione e vale residenti. A volte basta firmare il la pena descriverlo nei partico- contratto all’insaputa dell’«ab- lari. Le agenzie di distribuzione bonato», recapitargli il giornale sono circa 20 mila. Alcuni sono e poi mandargli la fattura. Pa- agenti esclusivi (in genere Asahi, re che pochissimi reclamino, e Yomiuri o Mainichi) altre tratta- molti invece decidano di forma- no più testate. A livello nazio- lizzare l’abbonamento, firman- nale, impiegano circa 400 mila do il vero contratto. persone. Le forme di impiego Per quanto riguarda l’oc- sono molteplici. Ma quella pre- cupazione, la situazione non è valente è il contratto «studenti», dranmmatica, anche se i posti offerto a tutti i giovani che non di lavoro, in assoluto, sono di- possono permettersi di paga- minuiti negli ultimi tempi. Ma nità dei nostri connazionali in re le tasse universitarie, o un i grandi giornali, che apparten- Paesi e aree importanti dello affitto. L’agenzia offre loro uno gono a conglomerati industria- scacchiere internazionale. stipendio decente (circa mille, li, hanno risolto la questione Il servizio pubblico radio- milleduecento euro al mese) e ricorrendo alla «mobilità» in- televisivo mai è stato tenuto un posto dove stare, in genere terna all’impero. Molti giorna- tanto a cuocere a «bagnoma- in un appartamento condiviso. listi, piuttosto che accettare il ria» come in questo tempo e si In cambio gli studenti debbono prepensionamento o la cassa sta facendo di tutto per man- garantire la consegna, in perfet- integrazione (che dura solo sei darlo in deperimento. to orario , due volte al giorno. Se mesi, per legge) accettano i tra- Ben più pesanti appaiono le prospettive sgarri più di tre volte, in un an- sferimenti, anche i più azzar-distribuzione dei giornali pesa quanto un’in- per il 2011. Si è appena saputo che l’intenzione no, perdi tutto. E sei «marcato» dati. In Giappone non c’è un al-tera annata - la più dura di un secolo - di ri- del governo è quella di ridurre l’impegno glo- a vita. Le agenzie di distribuzio- bo professionale, e i giornalististrutturazioni e crisi aziendali dell’intero siste- bale dello Stato per l’editoria a poco più di 100 ne sono collegate on line, se uno sono tali in quanto hanno unma. Colpisce inesorabilmente tutte le testate, milioni di euro. Un nonsenso mentre si conti- studente viene licenziato è pra- contratto che li definisce tali. Sedai giornali più piccoli a quelli più organizzati nuano ad annunciare riforme dell’editoria che ticamente impossibile che trovi l’azienda decide che invece disul piano industriale e a finalità commerciale, non si fanno e di riforme, invece, abbiamo bi- lavoro tra la concorrenza. Altre politica interna o esteri devi oc-determina squilibri di gestione per una parte sogno, per sostenere lo sviluppo, per riqualifi- 200 mila persone sono convola- cuparti di trovare nuovi sponsorconsistente di quel mondo dell’informazione care le attività, per riaffermare il valore dell’in- te nella campagna abbonamen- per la squadra di baseball lo fai,che assicura circolazione di idee e pluralismo formazione e, soprattutto, del giornalismo ti, altra peculiarità di questo pa- e basta.con grandi sacrifici e con poca disponibilità di quale bene pubblico di cui una democraziamezzi. Se questo provvedimento non dovesse non può fare a meno. Anche in quegli Stati aessere modificato, con assoluta urgenza, cen- democrazia matura che hanno sempre evitatotinaia di periodici e decine di quotidiani ri- un intervento pubblico in nome del mercato eschiano di scomparire per strangolamento. Ri- della sua libertà, oggi si esplorano nuove idee in aumento le persone che non leggonoschio, questo, che c’è anche per giornali storici di iniziativa pubblica per evitare il deperimen- Fonte: Indagine Censis, 2009che vivono grazie all’impegno diretto dei loro to di una informazione libera e plurale e quin-lavoratori - giornalisti, tecnici, amministrativi di delle risorse per la crescita di un Paese che 7- che danno vita ad una realtà di cooperative può alimentare.vere che non sono soggetti primari del mer- La precarietà in Italia sta diventando si-cato pubblicitario che alimenta il sistema, ma stematica. La pagano soprattutto le realtà più Ofanno parte, più di altri, di un patrimonio cul- T sensibili e «più pulite». La pagano soprattutto Sturale e politico del nostro Paese. Scrivendolo i giornalisti, che perdono ruolo e lavoro (700 Esu questo giornale credo sia abbastanza chia- posti strutturali in meno previsti in un bien- Fro di che si tratta perché nessuno più de il ma- nio). La professione ha ancora il suo fascino. Il I Nnifesto conosce questa realtà. lavoro non offre più tante soddisfazioni. Non A Questi mondi, peraltro, sono costretti, sem- tutta la categoria ne è avvertita. Ma il Sindaca- Mpre dalle scelte del governo, ad una condizione to dei giornalisti sa quante macerie cadono e Ldi estrema precarietà. Ha appena ripristinato i quanti sacrifici occorre fare per stare in piedi. Icontributi che aveva improvvidamente ridotto Il collega e Sottosegretario all’Editoria Pao-due mesi fa, ma nel farlo si è limitato alle do- lo Bonaiuti ha ripreso a parlare di Stati Genera- •tazioni per l’anno 2009 e operando «a tradi- li dell’editoria, ma non avranno senso se si fa- Amento» un’odiosa riduzione del 50% dei fon- ranno «a Babbo morto». Se nulla nel frattem- Rdi per la stampa quotidiana all’estero, risorsa po cambia, se resteranno, per esempio, tutti Onon mercantile, ma rilevante che dà valore al questi tagli di risorse, saranno solo un luogo Msistema Italia nel mondo e tiene in rete comu- dove si celebrerà il funerale del pluralismo. I L T U
  • 8. Linformazione è tra i settori più squassati dal grande crack finanziario. Ma a peggiorare la situazione ci sono pesanti limiti culturali e strutturali. Soprattutto in Italia. se la crisi gonfia lare delle 449 della Svezia e delle 624,1 del Giap- Su questo contesto agiscono le iniziative pone. È un triste indice di civiltà, su cui si abbat- del governo. Risorse per l’editoria ridotte dai te il calo di vendite del 9,8% del 2009, che viene 414 milioni del 2008 ai 194 del 2011, metten- dopo un arretramento del 2% nel 2008. Così tor- do a rischio oltre 90 testate cooperative, di tutti i nostri vizi niamo indietro di decenni, con 4.7 milioni di co- partito e non profit (mentre in Francia si stan- pie vendute (erano 5,34 nel 1980). ziano con il Programma 180 419,3 milioni di L’anomalia è invece quella di una stampa euro per la stampa), cancellazione dei contri- impoverita di risorse da una Tv onnivora, lievi- buti postali nel paese d’Europa più povero di tata su una legislazione sempre compiacente, abbonamenti, contingentamento degli spazi di Giancarlo Aresta che le ha permesso di inondare di spot ogni tipo pubblicitari per le Tv satellitari (per limitare la di trasmissione, abbassando i prezzi e facendo concorrenza di Sky), tentativo di dissestare il un’operazione di dumping. Così deteniamo un sistema delle edicole con il decreto Romani. Il < La stampa,uno dei settori finanza, sem- bra essere con l’auto e la più squassati lo con i telegiornali, ma con i talk show. Al con- trario, in questi anni, i giornali hanno puntato altro triste primato, insidiato solo dal Portogal- lo. In Italia la Tv concentra il 53,7% della raccol- cavaliere è all’attacco, anche per difendere le sue imprese in difficoltà. E il pluralismo è a ri- dai morsi della crisi. Negli Usa nel 2009 hanno non a differenziarsi, rafforzando capacità d’in- ta pubblicitaria, contro il 35,2% della stampa. schio grave. cessato le pubblicazioni 70 testate, sono andati chiesta e riflessività, ma a scimmiottare l’altro Mentre nel mondo le parti si invertono. Negli «In corso d’anno si è assistito a un continuo in fumo 25.000 posti di lavoro solo dal gennaio medium, inseguendolo sulla via della leggerez- Usa la stampa è al 42,2% e la Tv AL 32,8%, in Ger- peggioramento degli indicatori economici, con 2008 al marzo 2009, si sono perse 4 milioni di za e della spettacolarizzazione sia della crona- mania la stampa al 60% e la Tv al 24,2%, in In- naturale riflesso sulle decisioni delle aziende in copie di diffusione, sono a rischio di chiusura ca che della politica. ghilterra la stampa al 43% e la Tv al 26%, in Fran- termini di riduzione non solo dei costi, ma an- testate storiche (come il Los Angeles Time, il Conclusa così una fase (dal 2003 al 2007, già cia la stampa prevale 34,9% a 32,9%. Nel paese che e soprattutto degli investimenti, penaliz- Chicago Tribune, l’Ann Arbor News di Pittsfield); in riflusso nel 2008), in cui non si guadagnava- di Berlusconi ci siamo ormai da vent’anni. zando una possibile ripresa del mercato, vista mentre il New York Times è stato costretto a no copie, ma si facevano grandi utili con i pro- La stampa, già dolorosamente ferita, è az- sempre più difficile e temporalmente lontana». vendere il suo storico grattacielo e il Wall Street dotti allegati ai giornali, la botta della crisi mo- zannata dalla crisi. Gli investimenti pubblici- Chi è questo vergognoso disfattista? È Marina Journal finisce nelle mani di Murdoch (che stra la debolezza del sistema e fa emergere pro- tari in Italia nel 2009 sono calati del 13,4%. Ma Berlusconi, nella Relazione al Bilancio Monda- adesso è pronto a scalare il New York Times). spettive agghiaccianti. per le Tv del 10,2% (e per Mediaset dell’8,6%), dori 2009 (a pagina 13), che non può ripetere Ma, soprattutto, si inaridiscono le risorse, con L’intera filiera della stampa (compresa carta per i quotidiani del 16%, per i periodici del ai suoi azionisti (che mettono i soldi) le strato- una perdita del 22% delle entrate pubblicitarie e trasformazione) passa nel 2009 da 40 miliar- 28,6% e per la free press (in via di smobilita- sferiche balle, che il suo papà racconta agli ita- nel 2009, particolarmente pesante anche per- di a 35,1 miliardi di fatturato (-14,2%), l’occu- zione, a vedere i cambi proprietari) del 26,6%. liani. Ma da questa deriva bisogna uscire. Con ché queste erano già calate del 40% dal 2000 al pazione si riduce di 5.800 unità, le ore di cassa Non ci sarà da stupirsi se all’uscita dal tunnel la uno scatto culturale, finora assente, con una 2008 (passando da 60,811 miliardi di dollari a integrazione arrivano a 14,6 milioni nei primi Tv avrà nelle sue mani oltre il 60% della raccol- ripresa di autonomia dei giornali e dei gior- 34,740, a valori costanti). undici mesi dell’anno. E stiamo parlando di un ta pubblicitaria, mentre Publitalia è già passa- nalisti. Altrimenti il declino è certo. E non solo È la fine dei giornali, assediati dalla Tv e da settore che è al quinto posto nell’occupazione ta nel 2009 dal rappresentare il 32,9% dell’in- verranno distrutte le esperienze non profit, ma internet? O è l’ora dei tycoons, l’inizio di una manifatturiera, con 242.000 addetti (quasi pari tero mercato al 34,9%. Dove è mai l’Antitrust messi sotto scacco i grandi gruppi, quando il 1° nuova fase di attacco dei monopoli alla libertà alla produzione di auto). in un paese vocato a far crescere le posizioni gennaio 2011, per effetto della Legge Gasparri, d’informazione, destinata a rimettere nei ran- All’origine della sofferenza della stampa nel dominanti? Berlusconi potrà acquistare anche un grande ghi anche il web? Si vedrà. caso italiano c’è un limite culturale, un difet- Se a questo aggiungiamo per i quotidia- giornale e facendo sinergie nella raccolta pub- In Italia la crisi agisce su un corpo più fra- to nella formazione della cittadinanza. In Italia ni la perdita già citata del 9,8% della diffu- blicitaria con le sue Tv, radere al suolo ciò che gile, investendo una informazione a stampa di si legge poco, siamo agli ultimi posti nel mon- sione e il crollo dei collaterali – già ridimen- resta della libertà di stampa. grande tradizione e di articolata struttura plu- do nella diffusione dei giornali veri (quelli a pa- sionati dai 477,05 milioni del 2004 ai 199,13 (Principali fonti: WAN-World Press trends, Nielsen Me- ralista, ma incapace di ridefinire il suo linguag- gamento). Con 112,4 copie ogni 1.000 abitanti del 2008 –, che hanno subito nel 2009 una dia Research, Asig, Relazione annuale 2009 del Garan- gio, il suo ruolo, la sua missione, di fronte a sopra i 16 anni nel 2007, rispetto alle 153,9 del- contrazione del 22,9% per gli allegati e del te della comunicazione, relazioni ed elaborazioni FIEG, un’aggressione senza confronti al mondo della la Francia, alle 212, 6 degli USA, alle 290,5 della 31,7% per i collezionabili, risulta evidente Rapporto 2009 dell’Osservatorio quotidiani Carlo Lom- Tv generalista, che ha invaso il campo non so- Germania, alle 308 dell’Inghilterra, per non par- una crisi di sistema. bardi, Audipress, bilanci dei grandi gruppi editoriali) .OTSEFINAMLI•AROMIL TU8
  • 9. dere la sua natura nei confronti di un regime intollerante. 1998, Milano. Sono passati ses- santa anni da quella giornata particolare, ma ancora qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stessero al loro posto, senza ostentare alcun- ché tantomeno mostrare in pubblico la lo- ro diversità. Succede infatti che dal giornatai padroni dei media particolare.nel mondo Da antonello catacchio per mariuccia ciot-Fonte: Columbia Journalism Review, 2008 ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in la congiuntura festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha definita Ettore Scola titolando il suo film dove crisi economica Mastroianni, omosessuale, deve nascondere la sua natura nei confronti di un regime intol- e informazione lerante. 1998, Milano. Sono passati sessanta anni da quella giornata particolare, ma ancora qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stessero al loro posto, senza ostentare alcunché tanto- di Giancarlo Aresta meno mostrare in pubblico la loro diversità. Succede infatti che dal giornata particolare. Da antonello catacchio per mariuccia ciot- < Ra antonelloRoma. Per le strade della ciotta. 1938, catacchio per mariuccia ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- capitale in festa sfila il corteo che celebra la vi- ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha sita di Hitler a Mussolini. Una giornata parti- definita Ettore Scola titolando il suo film do- colare l’ha definita Ettore Scola titolando il ve Mastroianni, omosessuale, deve nascon- suo film dove Mastroianni, omosessuale, deve dere la sua natura nei confronti di un regime nascondere la sua natura nei confronti di un intollerante. 1998, Milano. Sono passati ses- regime intollerante. 1998, Milano. Sono pas- santa anni da quella giornata particolare, ma sati sessanta anni da quella giornata partico- ancora qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche lare, ma ancora qualcuno vorrebbe che gay e stessero al loro posto, senza ostentare alcun- lesbiche stessero al loro posto, senza ostenta- ché tantomeno mostrare in pubblico la lo- re alcunché tantomeno mostrare in pubblico ro diversità. Succede infatti che dal giornata la loro diversità. Succede infatti che dal gior- particolare. nata particolare. Da antonello catacchio per mariuccia ciot- Da antonello catacchio per mariuccia ciot- ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha definita Ettore Scola titolando il suo film dove definita Ettore Scola titolando il suo film dove Mastroianni, omosessuale, deve nascondere Mastroianni, omosessuale, deve nascondere la sua natura nei confronti di un regime intol- la sua natura nei confronti di un regime intol- lerante. 1998, Milano. Sono passati sessanta lerante. 1998, Milano. Sono passati sessanta anni da quella giornata particolare, ma ancora anni da quella giornata particolare, ma ancora qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stessero qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stessero al loro posto, senza ostentare alcunché tanto- al loro posto, senza ostentare alcunché tanto- meno mostrare in pubblico la loro diversità. meno mostrare in pubblico la loro diversità. Succede infatti che dal giornata particolare. Succede infatti che dal giornata particolare. Da antonello catacchio per mariuccia ciot- Da antonello catacchio per mariuccia ciot- ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha definita Ettore Scola titolando il suo film dove definita Ettore Scola titolando il suo film do- Mastroianni, omosessuale, deve nascondere ve Mastroianni, omosessuale, deve nascon- la sua natura nei confronti di un regime intol- lerante. 1998, Milano. Sono passati sessanta anni da quella giornata particolare, ma ancora dere la sua natura nei confronti di un regime qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stesseroi padroni dei media 1998, Milano. Sono passati intollerante. al loro posto, senza ostentare alcunché tanto-IN EUROPA meno mostrare in pubblico la loro diversità. Succede infatti che dal giornata particolare. sessanta anni da quella giornata particolare,Fonte: Columbia Journalism Review, 2008 Da antonello catacchio per mariuccia ciot- ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale inma ancora qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha stessero al loro pos definita Ettore Scola titolando il suo film dove Mastroianni, omosessuale, deve nascondere la sua natura nei confronti di un regime intol- lerante. 1998, Milano. Sono passati sessanta anni da quella giornata particolare, ma ancora qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stessero al loro posto, senza ostentare alcunché tanto- meno mostrare in pubblico la loro diversità. Succede infatti che dal giornata particolare. Da antonello catacchio per mariuccia ciot- ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha definita Ettore Scola titolando il suo film dove Mastroianni, omosessuale, deve nascondere la sua natura nei confronti di un regime intol- lerante. 1998, Milano. Sono passati sessanta anni da quella giornata particolare, ma ancora qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stessero al loro posto, senza ostentare alcunché tanto- meno mostrare in pubblico la loro diversità. Succede infatti che dal giornata particolare. Da antonello catacchio per mariuccia ciot- ta. 1938, Roma. Per le strade della capitale in festa sfila il corteo che celebra la visita di Hit- ler a Mussolini. Una giornata particolare l’ha definita Ettore Scola titolando il suo film dove Mastroianni, omosessuale, deve nascondere 9 la sua natura nei confronti di un regime intol- lerante. 1998, Milano. Sono passati sessanta anni da quella giornata particolare, ma ancora O qualcuno vorrebbe che gay e lesbiche stessero T S al loro posto, senza ostentare alcunché tanto- E meno mostrare in pubblico la loro diversità. F Succede infatti che dal giornata particolare. I N A M L I • A R O M I L T U
  • 10. RI ALT 8% IPERCONCENTRAZIONE DELLA TV IN ITALIA RIPARTIZIONE DEL fatturato delle tv e le loro PROPRIETà Fonte: Dati Auditel Il fatturato per il 92% è in mano a soli tre gruppi: NOTIZ IE, DO CUM ENTARI E ION Rai, Mediaset e Sky (IN TRATTE NIM ENTO, SPO RT, OLT RE 70 CAN ALI TEM ATI CI DOS I CC EF TELECIN CO I N CO CAN ALI PER RAG AZZ I, IA D 92% (C TE LEC TO R IN RA KY RO EM 34 , S PO CANALE 5 I-M FA C na E DIASET - S AT A C A RT I TA L I A O ag NC CU 7 R ETE ECI NA E LA BO TE L LI C A BO 40 F DF p I NG (CI C AN FIL M) ME P R LC IN 1 4 A LI T V S DIA C S HOP IR G N E ALI E M IO) SH C I N CO IS +1 MA OP P E S AY P CA IU PIN AN M M E DIA G CNN+ PE ER SET P T TA V I E ALI T Italia NA LU S 40 L A CO W TI NO LO AN CA ) LI T MEDIASET PREMIUM NA DI LC 8 CANALI OPZIONA V C GI LU B A SOTTOSCRIZION LI V TA E SEPARATA L+ E ION I I N IZ DEF CCHETT LTA I PA A AD A E NZ BL I C I TÀ L I T V Nord AN SI R ALI NEI VA OMPET NA E G M E S IVI A) 30 C NCLU DI C UB AG N IOC S E O M AT T (S P I H I) DIA Af CA (SC TE R P LI ME rica O DI NESSM PUB IN S .P.A . A L IA 8 0 IZI P U B L ITA RA ed eur RV SE DI GI TA LI A ‘0 8 RI PUB DISTRI BU VA LIES PA Ñ E NE Z op A a 1 IO O IO R AD P RO D U Z I NE F M 2 I O AD 3 R IL O SKY IO DI E N TO RADIO RAI SPORT (WEB) R AD RA ’08) FATTU RATO 2,64 M L I SO R L AM igitalia DS E DITORIA cui - D A . HA RI P. g, rin hop a RE IE cto a s à tr pin (3 soc A L I A 8 0 S . G R PA 9 RA l fa di iet F I LM ita Me oc TA OD UE % % dig film, i 18 s g) ietà tra 40 U SA d RE IT eci usa to Cin i Med mera . cu nglo . P. A T PUBL S HA MED M E D IA S E P PO (co . I . S U SAN MARINO RTV S.P.A. GR ATO 3,27 M LD R.T .A. TI S.P ttà IMEN FATTU RATO 3,21 T N V E S ocietà L SET I nco) FATTURATO S .R .L . s I E TÀ D E M E D I A erato di 4 ppo Teleci Share lom (cong quelle del gru E SHARE .L. ADIO cui TV S.R tra . .A TU R SS MED EL AU DI R IA SOC (cong S E T I N V E W DIT FAT NE RAI lomer STM E .L. tra cu a N I ML AU RO i: End to di 9 socie T S . A . R . L IO N S.R EU emol tà . Ù D Group Z TIV SH ) A BLACKROC K INVESTMEN T MANAGEM ENT UK LTD: 4,978% AR PARTEC I P % E : 4,920 43 % % ,441 mpany D: 3 RAI CORPOR ATION - ITALIAN RADIO TV SYSTEM IT V Nord Am T LT AL E N T Co TR MEN AL er AN 3,795% GEME PA AG E ica C oS MAN ent MANA A% A oprie): M 8,6 stim NT NE RAI DUE S . P. R AI U TM E R AI TR RA % I: 3 Inve H AN D RA zioni pr IN 18 AL VE S IS CI R AI NO EW .R .L . PO d ON L IN E RT S CO r i a C S2 T 4 AT I S EARC R AI 2% M E N A (a PI TION S R LU a n z i a 4 DI L Ù N SCU ERN AN OL SET SP : 2 VE ST CUN òN A WOR K BE in AL R E R AI ST I NT VI S I VIO st F A LI T TR I BU OR IA ,04 IN ZIE N . R AI S I L inve TIO .A M E D IA OR BI KEN IBE CVN ET C AP IT IC IT Y S.P % HA RAI GULP 06 AI F A 01 D I S CO ,2 Fin R EM C AR MAC AU D 42 . K V A IN LIC : IUM . P. U NEW ( TH TO PREM IC AB CA I S AT O TS IC RA ME R RA RA PP NE . RA EXT A RA I . P. A S AT TS I SA AZ ION IST M U R AI NE R AI . P. A . R CI ADE S O 6,5 miliardi DE L G OY AT R AI TR D A RAI SCUOLA IS Y ME OR I la capitalizzazione RA AT RAI WAY S.P.A. IS R AI R AI ST di mercato RA SIPRA E TÀ S . P. A .O II R AI ALT CO R POS IP CI PRI NC R ATE SO IONF C ANI AD ANAMLI•AROMIL TU10
  • 11. AL TR IPERCONCENTRAZIONE DELLA STAMPA IN ITALIA O 27 RIPARTIZIONE DELLE Quote di mercato E PROPRIETà Cinque grandi gruppi % Fonte: Dati 2008 AgCom controllano il 73% del mercato dell’editoria 4,927 miliardi di euro il valore totale del fatturato dell’editoria (dati 2008 AgCom) V ISION E TE LE 73% 5G I R AD I O Attraverso la controllata Telefriuli Spa e la partecipata Editrice Telenuovo Spa, R AN D I G R U P P A R C H IN T MA dirige alcune emittenti locali RSI AD BB I OTTI E DITO T T A LI EL RI LIO O FA SO PH OD O I NZ I T TI E D IT OG R DO E D IT O D NO BOM O PR RI O O P IA NI A LI PR PR RI R IZ ZO L I A LI LI BR I O 24 ON D I IAN I IL M IAN O 0 R A D IO DI ID 200 I U OT RO O TI D ERA GE S LL A 6Q QU C DI LA VE AG T O 17 RA ES OR EL NO IN S IO I NO O ) ES O ED A.IT O. LI SP O R TT E ND NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA CIT Y CO RR IE RE .IT LM LEGG PE AT O N LI N E IER ND R I AT I C E O MA O E ET T IT IV I ET T MU ST LL RR 7 OR I R MU T 3 UAL LI B R I P E R IO D IC I AT DE CO TE IL I O CO 0 AZZ AZZ EL .10 24 EL R TA 0 E R E AD (1 14 PE AN ET LE IL G G R AD RI ZZ E TE EO SO R M B 10 5 GA LT LI 5 0 T E S TA D IL IO O LA CO R R I R AD I O GU RL E CA AR A) E E LIN NT ZZ ISS A WI S S ON VIRGIN RADIO MO GA MARC I E W SW VIZ O F F L IN O SER L IN E E DI IO D AT I O N SO F T R MC S 10 5 RA AD E BANCH R ADIO ER IO CO RSI DI FO RM AZ ION E O G I RO N E R AD CALTA DI MOD RA 4 ,8% U LI E L SO -LEA E TA FTW RNIN 4O G GI R IV AR E P O LT I E E DI 2 % IN I CC A I S OL P RO E RVIZ 6 (R E M FE I 10 E ED SSI O OL DI IE ON , RA IM P R I STI EL TV R % 21, IL S TE LLITE N EB ESE AN CS MY SA CA W H SC JIM PES 3 Y& C IA E V C CA CANALI T V EO T V QUOTE EL MUNDO TV O DI MERCATO AD I ORI R % 17,7 DAD 101 R ADIO N 48% DEL CAPITALE DI ROCK FM SRL MO 18 L’ DO ,6 ES PROOR TTI % PR I T IAL ED E SS I ICI QU TI E DITOR O ITR OT OT IDI ED MON D AN SE D AD I CA DE LL A OR I HA IL 39,3 ADOR I IA P RO SOCIET À E U RO % MON D L DI E D P EA I(E DITR ICE DE IZION I S.P.A EIN AUD I IL G IOR SPER NALE) LI NG PIE & KU MM PFER SO CI RA RES DI E ESP O (A N D I E LL’ A RI AL EG 38 , L5 O ED L NO PE O C ALE M ID 0% M H E ES RO E GU I LIA % P U BB BLICITÀ AN E TR L DE LIA R IA C L NI L , GR EC IA , M MI CE DE LL E ST CO O U AN I SO ES TO I TA AL LI IA LE LICITA E N SE ES RR IM LI ID NAT ION AL GEO GRA PHI C ITAL IA IENZ TR CA E NA BE AD L A F OT TT ER R PR I FR SI TE UB M I TO RT S QU SE S 2 MEN MA ME EL LE L’ E DI E D D I R A DA D O R I P LE SC OR 15 1 E SM CH E IN OL AN DA I TA , RU SS IA E PA ES I MO M IT RI A O TTI AN OT I M ET IG N) TR A A QU P R ND ISE -D CCOLT DU IL RA ET 1B N ERA È RA DI RN TV MO DI A O A TE O UN OP VI S I O N E R AD IC DE CA ITE L A BL IN RI N I LE E JA PI UB TA CO LLI TV E PR ES EN TE AN TA P U PA TH AI LA ND IA , CI NA RE Y TUT T L TE TR AM SA O M2 TE A D E L G L’ A R E A I N O TV O CC RUPP TE R N E J AY OÈC ET MYDE SI 11 D A K U R ATA ONDA LATINA U P PO ATAW EB E M IT TE NT IL GR E NA O DE ZION E JA T YT ALE V S E F I N A M L I • A R O M I L T U
  • 12. Quello pubblicitario è uno dei più cruenti campi di battaglia del INVESTIMENTI PUBBLICITARI: mercato editoriale. In cui la televisione cannibalizza tutto e Mediaset impera ripartizione dei guadagni Fonte: Nielsen Media Research A.A.A. inserzionisti cità, pure crescente, privilegia i motori di ri- cerca. Poca va verso i giornali on line, senza ripagare gli investimenti degli editori che li gestiscono a fianco di giornali di carta. «Que- amici cercansi sto accade perché il banner è una sorta di ta- bellare, mentre i motori di ricerca offrono un’alternativa più attraente», ci dice Angelo Baiocchi, vice presidente esecutivo di Viva- ki, Gruppo Publicis, holding di Centromedia di Francesco Paternò pubblicitari. Per quanto riguarda il rapporto tra investimenti e informazione on line e tra- dizionale, Baiocchi guarda avanti: «C’è ancora < Nelèpaese della televisione, laineguale. I tà un campo di battaglia pubblici- no, il capo del maggior gruppo televisivo pri- vato, l’azionista di riferimento della tv pubbli- un atteggiamento psicologico che privilegia la carta, che è come più autorevole. A parità di numeri dicono (da anni) che oltre la metà de- ca. E siccome nasce imprenditore, ogni tanto numero di lettori la pubblicità sulla rete an- gli investimenti delle aziende vengono bru- minaccia pubblicamente i suoi ex pari grado cora costa meno, e i giornali non recuperano ciati in spot per il piccolo schermo. E che la se danno un po’ di pubblicità a media a lui po- con le inserzioni on line quello che perdono carta perde inserzionisti oltre che copie. Nien- liticamente sgraditi. nel cartaceo. Ma credo sia un fenomeno che te di nuovo sotto il sole se non fosse che è in Fin qui è l’anomalia italiana. Enorme, ma con il tempo si attenuerà e, soprattutto, dovrà corso una crisi economica mondiale. Che non esclusiva per spiegare perché la carta at- essere affrontato in modo forte il costo della complica – in alcuni casi uccide - qualsiasi tragga sempre meno pubblicità. C’è stato un lettura on line: dietro a un giornale sulla rete piano di ripresa. Ma se la tv piace ossessiva- tempo, almeno fino agli inizi del millennio, c’è del lavoro e non credo sia né possibile né mente agli investitori è colpa soltanto di Silvio che il fatturato dei maggiori quotidiani era equo che si continui con il tutto gratis». Ma Berlusconi e delle aziende che si danno obiet- fatto per metà da pubblicità. Poi si è affermata perché la tv resta appealing pur con costi alti e tivi da tutto e subito, o c’è dell’altro? Internet, dove gli investimenti sono cresciuti di qualità calante? «La pubblicità va in tv – ri- Per capire meglio, ci facciamo aiutare da a danno della carta, da cui nel frattempo sono sponde Baiocchi – nella misura in cui la legge chi opera sul mercato e da uno stratega come state spostate risorse verso la tv. «In tempi di gli permette di andarci. Da noi questo è pos- Sun Tzu. «Un comandante intelligente si sfor- crisi si investe di più sulla televisione perché è sibile in misura maggiore che nella maggior za di sottrarre i viveri al nemico. Un solo con- più facile raggiungere una copertura più am- parte degli altri paesi». tenitore di viveri del nemico equivale a venti pia e perché lì si conquistano quote di merca- Per i giornali, insomma, tempi cupi. Una dei nostri». Applichiamo Sun Tzu all’ultimo to. In questo senso, la tv è l’obiettivo a breve speranza ce la dà soltanto Ivo Ferrario, diret- bilancio approvato dal consiglio di ammini- periodo per ogni azienda, il quotidiano rap- tore comunicazione di Centromarca, associa- strazione di Mediaset, l’azienda del capo di presenta il medio», ci dice Massimo Borio, di- zione cui fanno riferimento 200 aziende e circa governo, e il cielo sopra la pubblicità si fa più rettore marketing e comunicazione di Citro- mille marchi diversi, da giganti dell’alimenta- chiaro. Nel 2009, i ricavi pubblicitari televisi- en Italia, azienda che investe ancora su tutti i zione come Barilla a quelli dei cosmetici come vi lordi di Mediaset hanno avuto una flessione mezzi. In più, il piccolo schermo aiuta ad af- L’Oréal. «La tv convince i telespettatori e quindi dell’8,6% rispetto al 2008. Ma il cda fa notare frontare quella che Borio chiama «disaffezio- i clienti. Le aziende però stanno studiando con che si tratta di «un risultato superiore all’an- ne»: «C’è disaffezione verso il marchio, come grande attenzione anche il web e la carta stam- damento del mercato di riferimento che nel ce ne è per la politica e per l’impegno. Il pro- pata. E in quest’ultimo caso l’esigenza non è 2009 ha registrato una flessione del 13,4%» e, blema è questo». solo pubblicitaria. C’è l’idea di costruire valore calcando la mano, «se si esclude il contribu- Wind, invece, investe quasi esclusivamente informativo raccontando quello che sta dietro INVESTIMENTI to di Publitalia il calo del mercato pubblicita- rio arriva al 15,6%». Insomma, si vince sottra- sulla televisione. «Certo, il mezzo è più efficien- te, ha un’audience più alta, colpisce un target alle aziende e che diventa un elemento di scel- ta per molti consumatori. Pensiamo per esem- PUBBLICITARI: endo «viveri» al nemico e vincere è meglio di più ampio – ci dice Maximo Ibarra, direttore pio all’ecoefficienza, agli investimenti per la ripartizione del mercato stravincere, ci ricorda Sun Tzu: «In effetti, chi del comparto mobile di Wind – però la carta ha valorizzazione dei giovani, alle policy che im- Fonte: Nielsen Media Research uccide il nemico provoca rancore. Chi invece un problema di comunicazione. Ha perso mol- pongono ai fornitori regole precise in fatto di lo prende prigioniero, trae vantaggio dalle ri- to terreno e continuerà a perderlo, perché non lotta al lavoro minorile. Oggi nessuno mette in sorse dell’avversario». è incisiva. In futuro credo che i giornali dovran- discussione il fatto che un impresa esiste e da Ecco, il mercato pubblicitario italiano si no essere, più che informatori a 360 gradi, sup- occupazione se fa profitto, ma si vuole sapere può definire un prigioniero. Catturato dal «co- porti per chi ha idee. Chi legge un quotidiano in che modo ottiene il risultato. La carta stam- mandante intelligente» che si prende la mag- lo fa, e lo farà sempre di più, perché si sente ap- pata può costituire uno strumento importante gior parte degli investimenti calanti ai tempi partenente a una community». per spiegare tutto ciò». L’ha detto Sun Tzu: «La della crisi. Perché fa insieme il capo del gover- Un concetto caro al web. Dove la pubbli- strategia è la via del paradosso». quota di PUBBLICITA’ assorbita dalla TV in 5 paesi valori in Percentuale. Fonte: Nielsen Media research INVESTIMENTI PUBBLICITARI: variazione negli anni Valori in migliaia di euro.O Fonte: World Press Trends 2007-2008, comprensivi di quotidiani a pagamento e gratuitiTSEFINAMLI•AROMIL TU12
  • 13. distribuzione, edicolanti tra Pochi grandi gruppi ormai controllano le società di distribuzione nazionali e in molti casi anche quelle locali. Il gruppo Espresso/ a fari spenti Repubblica fa tutto in proprio. Mentre le altre grandi aziende hanno creato società ad hoc. I crisi di mercato nella notte e crisi didentità due distributori nazionali maggiori gestisco- no il 58% del mercato: M-Dis (34%) e Press- Di (24%). Il resto è diviso tra Sodip (17%, Uni- tà e Liberazione), A&G Marco (11%, Avveni- di Matteo Bartocci re), Parrini (9%) e pochi altri. M-Dis (Corsera, di M.Ba. Gazzetta dello Sport, Sole 24 Ore e Stampa) è al 45% ciascuno di Rcs e di De Agostini, il 10%< Non c’è iPhone iche tenga, può sem- brare strano ma fogli inchiostrati che che resta è di Rusconi. Mentre Press-Di (Libe- ro e Giornale) è al 100% Mondadori. Tre so- < Per Ermanno Anselmi, segretario del Sindacato dei giornalai Sinagi-Cgil,state sfogliando sono il prodotto industriale cietà gestiscono quasi tutto e, presto, se l’An- «tutto il sistema della distribuzione sta im-più complesso in circolazione. Dal momento titrust non interviene, potrebbero anche fon- plodendo».della chiusura in redazione, un quotidiano dersi in un gigantesco monopolio industriale. La situazione è così grave?viene teletrasmesso in tipografia e in sei ore è L’aggio della distribuzione oscilla tra il 29 e La filiera si regge sullanticipo come uni-stampato in decine di migliaia di copie, im- il 34%. Se un giornale costa un euro, 19 cent co sistema di pagamento. Se arrivano 10 co-pacchettato e distribuito da centinaia di fur- vanno all’edicolante, 5 al distributore locale, 5 pie di una rivista il giornalaio le paga subitogoni nelle 33mila edicole sparse per tutta la a quello nazionale. Per i periodici 7% al locale, tutte e poi, col numero successivo, recuperapenisola. «E’ come se nel giro di una notte il 8% al nazionale. Il resto torna all’editore che la differenza. In questo modo gli edicolantipane di tutta Italia fosse cotto in appena una paga i costi e copre il rischio di invenduto che finanziano il sistema. Finché si vende la co-decina di forni (tanti sono i centri stampa na- è tutto a suo carico. Il codice a barre ha legger- sa regge, ma se il mercato frana non ce la faizionali, ndr) e recapitato in tutti gli alimenta- mente migliorato le cose ma la fretta di conse- più a pagare gli anticipi. Non a caso in pochiri del paese», spiegano a Reds, la società che gna è tale che in concreto i pacchi di giornali anni hanno chiuso migliaia di edicole e 20cura la distribuzione del manifesto. Ogni passano di mano dalla tipografia ai furgoncini stabilimenti cartari, 6 milioni di tonnellatenotte, tutte le notti, sulle strade si consuma senza che nessuno conti davvero quante co- di carta riciclata (il 55% di quella dei quoti-una folle corsa contro il tempo. Tonnellate di pie sta portando prima della vendita. Il tem- diani) in meno.carta e oggetti di ogni tipo si spostano avanti po è poco, la notte è breve. Perfino il recupe- Si può prevedere la distribuzione prima?e indietro da e per edicole, autogrill, aeropor- ro della resa spesso è calcolato a peso. Le varie Per le riviste è impossibile. Un bimestra-ti, stazioni, bar, ovunque ci sia qualcuno che fasi del sistema insomma sono difficilmente le conosce la sua performance dopo 6 mesi.abbia voglia di leggere qualcosa. La distribu- controllabili: manca una vera rete informatica Un mensile dopo 4. Le rese diventano enor-zione e la vendita di giornali e riviste sono un tra editori, distributori ed edicole che permet- mi anche perché nessun editore riesce a sa-lavoro oscuro, spesso sconosciuto, in cui ta di ottimizzare distribuzione e rischi evitan- pere in tempo come va il prodotto. E non so-tempo, spazio e peso sono tiranni. do strozzature e distorsioni. no rari i casi in cui si «riciclano» a distanza Gli attori di questa gigantesca industria so- Il principio di pari trattamento, secondo di anni per esempio riviste sulle vacanze ono essenzialmente quattro: gli editori, i distri- il Sinagi, riversa nelle edicole circa 3-4mila di cucina. A volte ci capita di vendere ancorabutori nazionali, quelli locali, le edicole (tra- testate sulle 6mila edite in Italia. Un assorti- prodotti stampati in lire. Ci sono infine edi-lasciamo i 2mila rivenditori «non esclusivi» mento di riviste tanto enorme quanto diffi- tori, come Cairo, che vendono riviste a me-come autogrill, etc.). I punti cardine giuridici cilmente apprezzabile dal lettore. Un sovraf- no di un euro. Siamo costretti a comprarnedi tutto il sistema sono il rispetto del prezzo follamento ingestibile per rivendite spesso grandi quantità anche se per noi sono ricavidi vendita deciso dall’editore per tutti (nien- piccole, che penalizza le novità e aggrava i co- marginali. E i costi di trasporto, benzina, ge-te sconti) e il «principio di pari trattamento» sti. Anche i distributori infatti sono pagati sul stione, energia si alzano anche per i distri-stabiliti dalla legge sulla stampa 416 del 1981 e venduto e non sul trasportato, con spese cre- butori.dal decreto legislativo 170 del 2001. Distribu- scenti e zone più ampie da servire. In cambio, Come si sta evolvendo lindustria della distribuzione?tori ed edicole devono cioè garantire pari con- però, la legge non impone loro nessun obbli- La concentrazione è già enorme. E adizioni a tutte le testate rispettandone deci- go di servire le edicole se pensano che non sia quanto ci risulta M-Dis e Press-Di, i big na-sioni su prezzi e quantità. Risultato: le edicole remunerativo. Senza contare che il sistema si zionali, potrebbero anche fondersi. A Mila-sono stracolme di carta che si vende poco. Nel adatta alle stagioni per le vacanze (metà del- no hanno già chiesto allAntitrust di opera-2007 la resa media di quotidiani e settimana- le edicole sono al Nord, Centro 19,4%, Sud re come un unico soggetto. Potrebbe essereli sul distribuito era del 45-46%. Per questo è 30,1%). Una logistica mobile e difficile. Resa un segnale anche per il resto dItalia, a tuttodiffusa sotto banco, anche se illegale, la «re- ancora più complessa da politiche commer- svantaggio degli editori e distributori con-sa anticipata», in cui l’edicolante non scarta ciali vantaggiose per gli editori ma esiziali per correnti.nemmeno certi prodotti e li restituisce subito gli altri. Il backstage dell’informazione, in- Anche liberalizzare e basta vuol dire so-al distributore. somma, è quasi più fosco e meno plurale delle lo tagliare rivenditori e prodotti non remu- Il sistema della distribuzione è talmente notizie in prima pagina. Con l’informazione nerativi a svantaggio del pluralismo e delladifficile per logistica ed equilibrio dei ricavi la notte non è tenera. piccola impresa. Senza essere ideologici èche il mercato è super-concentrato. Tre gigan- un crinale molto pericoloso.ti nazionali e distributori locali che chiudono (Fonti. Fieg: La Stampa in Italia 2006-2008. Sì però si dice che le edicole sono arcaiche. Non sia vista d’occhio: erano 600 negli anni ’70 e 450 Agcm: IC35 - Indagine conoscitiva riguardan- vogliono nemmeno informatizzare...negli anni ’90. Oggi ne sono rimasti circa 130. te il settore delleditoria quotidiana, periodica E vero che i nostri associati faticano aSolo nelle grandi città – Roma, Milano e Firen- e multimediale, settembre 2009) passare al computer. Un software sviluppa-ze – i distributori oggi sono 2. Quasi dapper- to insieme alla Fieg esiste e chi lo usa si tro-tutto (65% delle edicole) il distributore locale va bene. Personalmente credo che le edicoleè uno solo, che ha il monopolio di una zona debbano evolversi come i tabaccai. Con unache può coprire intere regioni (come in Tosca- rete telematica nazionale potrebbero ven-na) o poche decine di rivendite (come nelle dere servizi e ricariche telefoniche oppurezone di montagna). Inutile dire che precaria- gli abbonamenti, magari attraverso carteto, lavoro nero e sfruttamento dilagano come Mandare i giornali in edicola pre-pagate. Penso che un po di innovazio-e più che in altri settori. «Se prima trasportare ne sia necessaria. Così come un po di flessi-quotidiani era un lavoro ambito tra i camioni- è unimpresa. Una corsa bilità nella parità di trattamento almeno persti perché garantito, oggi sicuramente non lo è i periodici. Siamo inondati di gadget allegatipiù», assicurano a Reds. Mancano dati precisi che negli ultimi anni ha a francobolli di carta. Ci portano dieci bam-sugli incidenti ma può capitare che il giornale boline e dobbiamo tenercele tutte. Se i gior-non si trovi in edicola perché la macchina che accentuato le concentrazioni nalai fossero liberi di scegliere un po ma-lo portava ha avuto «problemi». Poco di que- gari ogni rivendita potrebbe specializzarsi esto mondo di corsa e fatica trapela all’esterno. e "ucciso" la concorrenza differenziarsi in base alla clientela. 13 O T S E F I N A M L I • A R O M I L T U
  • 14. Grazie alla legge Gasparri del 1° gennaio 2011 partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani. Una «norma Berlusconi potrà puntare alla conquista di Via Solferino asimmetrica» che permetterebbe da subito agli editori di quotidiani di comprare una tv. Nel corso della discussione della Gasparri la maggioranza berlusconiana cerca di anticipare il più possibile la decadenza del divieto. Dopo lunghe discussioni si arriva al 2011, contando che nel frattempo, con lo sviluppo della televi- prossimo obiettivo sione digitale terrestre al quale la Gasparri su- bordina il rispetto delle leggi e delle sentenze tivissimo, ad esempio, nell’indorare il Noemi- della Consulta da parte di Mediaset, il plurali- gate. E Mondadori diffonde molte altre testa- smo sarà finalmente una realtà. te (una ventina), da Panorama a Men’s health, Passati sei anni dall’approvazione defini- passando per riviste di cinema, naturalmente, corriere della sera tiva della Gasparri, Silvio Berlusconi è ancora moda, salute, scienze, arredamento, giardi- a palazzo Chigi, possiede tre reti generaliste, naggio, cucina. Mediaset ha dichiarato guerra a Sky sul ter- Il conflitto d’interessi? Ci si ripenserà (con reno della pay tv con ogni mezzo, cioè quel- qualche rimpianto, chissà) quando Silvio sa- li che il governo di papi mette a disposizione rà diventato super-presidente della repubbli- di Micaela Bongi dell’azienda, come il raddoppio dell’Iva e la ca di Arcore. Quando potrà allargare ulterior- riduzione degli affollamenti pubblicitari per il mente i suoi poteri e il suo campo di interes- gruppo concorrente o il pres- si, appunto. Un primo effetto dell’entrata in < E’ ormai2010, infatti, Silvio Berlusconi cembre questione di mesi. Dal 31 di- questioni di ANTITRUST sing del viceministro Romani sulle autorità di Bruxelles per vigore delle nuove norme potrebbe limitarsi agli affari di famiglia, come già si rumoreggia. potrà di nuovo allargare i suoi orizzonti di tyco- Sugli abusi di posizione dominante vigilano lAutorità scongiurare il debutto antici- Le quote del Giornale cedute da Silvio Berlu- on «invidiato dai leader europei», come ulti- antitrust e lAutorità per le garanzie nelle comunicazioni pato dei canali satellitari del sconi a suo fratello Paolo causa legge Mammì, mamente ama vantarsi, ai giornali quotidiani. (Agcom). Unimpresa detiene una posizione dominante gruppo Newscorp sul digitale potrebbero tornare in Mondadori, che detie- La legge Mammì, nel 1990, regolava la proprie- quando può comportarsi in modo significativamente terrestre. La Rai, poi, è com- ne tuttora la minoranza della Società euro- tà incrociata tra stampa e tv vietando ai titolari indipendente dai concorrenti e dai consumatori, pletamente sotto scacco: mai pea di edizioni, il 39,27%. Ma il Giornale non di più di due concessioni televisive nazionali di limitando le possibilità di reazione degli altri concorrenti, si era vista la cancellazione è un grande affare: politicamente è già schie- controllare imprese editrici di quotidiani. Sua effettivi o potenziali. L’Antitrust ha il compito di accertare dei programmi di informa- ratissmo e l’offensiva per recuperare copie su emittenza già possedeva un impero, ma non la sussistenza delle situazioni di incompatibilità e di zione in campagna elettorale, Libero non decolla. Il colpo grosso, per il pre- era ancora sceso in campo. Nel 2004, grazie a conflitto di interessi, regolati dalla legge Frattini. E’ in su tutte e tre le reti, mentre il stigio della testata se non proprio come busi- Berlusconi premier, arriva la Legge Gasparri. conflitto d’interessi il titolare di cariche di governo che partito del premier imperver- ness (un po’ in ritardo, il Cavaliere ha scoperto Quella che salva Retequattro dal trasferimento partecipa alladozione di un atto trovandosi in situazione sava nei tg. E attraverso la car- la rete e le sue aziende si stanno buttando nei sul satellite con l’ennesima norma transitoria di incompatibilità o quando latto ha unincidenza ta stampata, quella formal- nuovi media) sarebbe il Corriere della sera. Un che archivia le sentenze della Consulta sosti- specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, mente di proprietà, il Cavalie- piedino della famiglia è già dentro, con Mari- tuendole con le promesse dell’era digitale. del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, delle re raggiunge già una notevole na Berlusconi, presidente di Fininvest nel cda Quella che introduce il Sic, il sistema integrato imprese o società da essi controllate. In questi casi fetta di audience. Al gruppo di Mediobanca, primo azionista di Rcs Media- delle comunicazioni, il grande paniere sul qua- Silvio Berlusconi risolve il problema lasciando la Mondadori fanno capo il set- group. Ancora fuori dal patto di sindacato che le calcolare i tetti antitrust per le imprese di te- sala del consiglio dei ministri. L’iperlottizzata Agcom timanale più venduto d’Ita- governa il gruppo e che sarà rinnovato tra un lecomunicazioni, consentendo a Mediaset di (è quella del commissario Giancarlo Innocenzi, l’ex lia, Tv Sorrisi e canzoni (oltre anno (ed escluso dal vertice di Rcs quotidia- espandersi ulteriormente. Quella che provoca dirigente Fininvest e ex sottosegretario di Berlusconi novecentomila copie) e Chi, ni dove è stato confermato Piergaetano Mar- una levata di scudi da parte degli editori dei che dovrebbe vigilare sulle aziende del capo e cercare di che non sono un semplice ro- chetti per i prossimi tre anni), c’è Giuseppe giornali, visto che nella raccolta pubblicitaria cancellare «Annozero»), svolge una funzione di controllo tocalco di gossip e una asetti- Rotelli, imprenditore delle cliniche lombarde la tv già strangola la carta stampata. Quella che, dellintero mercato delle comunicazioni vigilando su ca guida televisiva, ma anche tendenza Silvio, azionista potenziale all’11% appunto, per evitare la creazione di (ulteriori) pluralismo e promozione della concorrenza. Dovrebbe strumenti per la formazione (con una partecipazione azionaria effettiva posizioni dominanti nel settore, vieta, ma fino anche accertare che le imprese del settore che fanno del consenso e la propaganda del 7,5% e una «call» sul 3,5). E Silvio Berlu- al 2011, a chi eserciti l’attività televisiva in am- capo al titolare di cariche di governo, al coniuge e ai dell’ideologia berlusconiana. sconi ha un sogno e un pallino: mettere le ma- bito nazionale attraverso più di una rete (Me- parenti entro il secondo grado, «non pongano in essere Entrambi diretti da «quel dia- ni sul Corriere della sera e avere un giornale diaset, Rai e Telecom), di acquisire partecipa- comportamenti che forniscono un sostegno privilegiato volo» (la definizione è del pre- sportivo, la Gazzetta della sport. Dal prossimo zioni in imprese editrici di giornali quotidiani o al titolare di cariche di governo» in questione. mier) di Alfonso Signorini, at- anno potrà provare a coronarli insieme. Devi cercare una Struttura Sanitaria convenzionata? Devi prenotare o spostare una visita medica? Devi aggiornare i tuoi recapiti? 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  • 15. na privatizzazione (nel 2011 sarà tutto messo in concorrenza nell’Unione europea, anche le lettere di meno di 50 grammi). A insistere sull’importanza della moratoria dell’accordo tra giornali e posta è soprattutto la stampa pe- riodica (magazine e specializzati), che «si ap- poggiano in gran parte sugli abbonamenti po- stali», scrive il relatore del «programma 180». I quotidiani, invece, che vendono globalmente all’incirca un quarto per abbonamento, prefe- Tra web e poste rirebbero che gli aiuti fossero destinati piut- W.Zimmermann su Problèmes économiques tosto alla modernizzazione dei sistemi edito- (pubblicazione della Documentation françai- riali. se). Il principale quotidiano economico, Les la ricetta francese Per quanto riguarda i quotidiani a diffusio- ne nazionale, la questione degli abbonamenti postali, oggi, viene discussa in Francia con in- Echos, è sulla stessa strada. «Vendere dell’in- formazione su tutti i tipi di supporto con un grande valore aggiunto», afferma il presidente per la new press teresse solo in legame con l’abbonamento al web. Tanto più che una nuova minaccia pesa sulla diffusione delle testate più deboli: l’Ump, del gruppo, Nicolas Beytout. Anche Le Figaro sta pensando a un’offerta tripla-quadrupla, «a 360 gradi, un media su più supporti», secon- di Anna Maria Merlo il partito di Sarkozy, ha un progetto legge (nu- do Thomas Doduik, direttore delle operazioni mero 2420), che mira ad abolire la legge Bi- editoriali. Libération, per il momento, ha fat- < Valérie Descamps, direttrice della chet del ’47, che finora ha assicurato un egua- le trattamento nella diffusione in edicola. Il to una svolta a metà: un po’ di informazione gratis, a cui si affianca un «premium» a paga- redazione del quotidiano economico La Tri- deputato Ump Richard Maillé, partendo dal- mento (con tutto quello che comporta, a co- bune, prevede di togliere dalle edicole il suo la constatazione che c’è un 60% di invenduti minciare dalla collaborazione, in vista della giornale e di venderlo solo più per abbona- in edicola – situazione che risulta molto co- fusione, tra redazione carta e web), che pe- mento e su Internet. Su 77.000 copie di diffu- stosa - sostiene che i distributori dovrebbero ro’ ha ottenuto un’adesione limitata, con soli sione, solo 4.000 sono vendute in edicola. Gli avere il diritto di rifiutare la diffusione in edi- 4mila abboanamenti paganti. Les Echos ha già abbonamenti sono per i due terzi sottoscritti cola di testate che non si vendono (la distri- fuso le due redazioni. Le Monde non l’ha fatto, da imprese. Alain Weill, presidente del gruppo buzione è controllata dal quasi-monopio di anche se ha attivato una forte collaborazione, di stampa Next, a cui appartiene La Tribune, Presstalis, ex Messageries de la presse, di cui perché Le Monde.fr è una società autonoma. va più lontano: i giornali su carta sono desti- il gruppo Lagardère, editore importante non- Nei fatti, la metà degli abbonati a Le Monde su nati a scomparire «tra cinque, dieci o quindici ché famiglia molto vicina a Sarkozy, che chia- Internet sono anche abbonati al giornale su anni», afferma. ma l’ultimo esponente, Arnaud, un «fratello», carta. La confusione regna sovrana anche sui Ma per il momento, la stampa in cri- possiede il 49%). Le Monde ha fatto di recen- siti di informazione di qualità diffusi solo su si si rivolge al governo, che ha varato anche te il grande salto. Ha messo fine, il 29 marzo, Internet: Mediapart, fondato da un ex diretto- quest’anno con la finanziaria un «budget di all’accesso gratuito sul web agli articoli pub- re della redazione di Le Monde, (Edwy Plenel), transizione per un settore in via di aggiorna- blicati nel giornale su carta. Offre ora un triplo fa pagare tutto, mentre Rue89 (fondato da ex mento». Nell’ampio programma «180», finan- play, destinato a diventare quadruplo quando di Libération) è tutto gratis. ziato con un record di 419,3 milioni di euro, un arriverà l’iPad in Francia (a fine aprile). 29,90 capitolo è dedicato agli aiuti alla diffusione: euro al mese per avere tutta la gamma della per il 2010, «l’aiuto totale al trasporto posta- «marca Le Monde»: quotidiano su carta, Web Abbonamenti postali che le della stampa – scrive il relatore – si eleverà e iPhone, domani anche iPad. «Le Monde si a 242 milioni di euro», di cui 12 milioni per il presenta come una marca di stampa globa- funzionano più internet. In Francia si portage, cioè la consegna a domicilio dei gior- le», spiega il direttore Eric Fattorino. Anche in nali. Ai 242 milioni vanno aggiunti 28 milioni Francia, come già aveva anticipato nel mondo tenta così di uscire dalla crisi che vanno direttamente a La Poste per com- Robert Murdoch, la battaglia è ormai di im- pensare il calmiere sulle tariffe per la stampa. porre il pagamento dell’informazione sul web, e preparare un futuro in cui la "carta" Ma c’è polemica sulla moratoria che è stata dopo gli anni del tutto gratuito. «I giornali non concessa alla convenzione tra i giornali e La hanno messo neppure 15 anni per ridurre in sarà destinata a essere sempre più Poste, la quale reclama la fine delle tariffe pre- briciole un modello vecchio di quattrocen- ferenziali, visto che il settore postale è in pie- to anni», scrive l’editorialista svizzero, Kurt un settore di nicchiaLe nascoste intenzioni e la tagliola del governo "manidiforbice" di Vincenzo Vita che si dispiega una simile viru- niana) bloccare l’intelligenza dis- stili e riti, l’era televisiva. Si gioca lenza? Come mai un simile zelo? seminata nei luoghi editoriali. la grande partita dei diritti di cit- Proviamo a rispondere ai quesiti. Per interrompere la memoria ed tadinanza nel e del nuovo seco- < Perché? Perché nell’ormai vastissimo campo dei sa- Innanzitutto rettificando un po’ la domanda. Porsi bene le do- evitare che il passaggio dalla sta- gione televisiva a quella della re- lo. Il sottosegretario con delega all’informazione Bonaiuti vuole peri e dell’informazione si susse- mande… Il tema non è come mai te avvenga con soggetti troppo fare gli «Stati generali» dell’edi- guono tagli da macelleria, senza il governo usi la scure. Riguarda, consapevoli. E’ eccessivo e sche- toria? Bene. Si parta dal testo del neppure uno straccio di strategia piuttosto, la natura vera dei sog- matico pensarla così? Forse. Ma Regolamento passato al vaglio (?!) politica. Almeno in apparen- getti e degli oggetti che vengono se non è così, l’ansia di tagliare e del parlamento per ripensare za, questo è avvenuto. tagliati. E’ davvero passato il se- tagliare quale logica ha? Ed è cre- all’intero capitolo dell’intervento Dal decreto 112 del 2008 del colo scorso, centrato sulla pro- dibile considerare avversari e in- pubblico: né assistenza, né pura solito Tremonti che abolì il dirit- duzione materiale, che si reggeva terlocutori poco intelligenti? Se il inerzia o – peggio– copertura di to soggettivo a ricevere le prov- anche sui ruoli coessenziali delle ragionamento è un po’ estremiz- testate fittizie. Molla al contrario videnze -oltre a decurtare nelle attività in grado di riprodurre le zato, risulta comunque assai ve- - Obama docet - di una stagione tabelle finanziarie il Fondo- fino condizioni sociali, culturali utili a rosimile. E’ la tendenza. Si salvi editoriale più libera e più evoluta. all’increscioso provvedimento formare il lavoro vivo. Bene o ma- chi può o chi entra nell’orbita del Senza paura di mettere le mani interministeriale che ha abolito le un po’ di spesa per l’editoria – governo. nelle contraddizioni di un siste- d’amblais le tariffe postali age- tra l’altro– era considerato un at- Certo, si è riusciti a salvare ma che ormai non regge. E spetta volate, la storia è la stessa. E si to dovuto al mantenimento della qualcosa, come le provvidenze di a noi dire che il «re è nudo», non collega alla più generale tagliola missione principale della struttu- quest’anno, che in verità riguar- alla destra. sulla scuola e l’università, lo spet- ra economica e istituzionale. Ora, dano il 2009. C’è da augurarsi che tacolo e i beni culturali, la ricer- nell’epoca del capitalismo infor- si recuperino le risorse tolte alle ca e l’innovazione. Uno scenario mazionale e cognitivo, il quadro emittenti radiofoniche e alle te- Lintervento contro il finanziamento da «Farhrenheit 451«. Non è faci- è cambiato. Ed è proprio nella levisioni locali, ai giornali per gli le comprendere i motivi per cui nuova filiera portante del valore italiani all’estero. Come è urgente pubblico alleditoria cooperativa le varie agenzie di socializzazio- che la destra sente l’urgenza di superare il decreto interministe- ne in-formativa siano costante- intervenire, per chiudere il cer- riale sulle tariffe postali. Come è e no-profit, è parte di un disegno mente sotto la scure della destra chio. Il dissenso troppo articola- richiesto da uninterpellanza par- al governo. In fondo, si potrebbe to e plurale diventa pericoloso. lamentare sottoscritta dai grup- che si radica nellirrisolto conflitto pensare, editori e lettori, giorna- Meglio puntare senza tentenna- pi di opposizione e da numerosi listi e insegnanti o artisti saran- menti sulla regina dei media, la esponenti della stessa maggio- di interessi del nostro paese no pure statisticamente disposti vecchia prepotente televisione ranza. Non basta, però. 15 in diversi territori politici, maga- generalista. Tutelata dall’irrisolto Se sono vere le premesse, non ri un po’ più a sinistra. Ma è per conflitto di interessi. Il resto è se- è rinviabile un progetto di rifor- questo, per un mero cinico cal- condario o un’insidia. Non solo. ma. Non passerà? Probabile, ma O colo di votanti reali o potenziali, Attrici e attori del mondo edito- ci toglierà - solo l’aprire la discus- T S riale sono considerati per lo più sione sul serio- da un pericoloso E «sovversivi«, un lavoro culturale angolo difensivo. Una sfida alla F e intellettuale irregolare, difficil- destra che rovesci l’assunto: il la- I N mente allineabile. Sarà un caso, voro cognitivo è una straordina- A ma il grosso dei prepensiona- ria opportunità, non un proble- M menti giornalistici tocca proprio ma. Per lo sviluppo sostenibile. L le generazioni che hanno avuto Per i contenuti digitali. Per supe- I a che fare con il ’68 e che sono rare in meglio, non copiandone maturate nella società dell’infor- • mazione. Quando quest’ultima è A arrivata al suo punto di matura- R zione con l’era digitale, è diven- O tato fondamentale per la destra M televisiva (naturaliter berlusco- I L T U
  • 16. con queste parole lavoriamo in più di 70 paesi, per portarvi energia eni.comL_8252_SpecialeLiberta_279x433_Casa.indd 1 16/04/10 14:24
  • 17. In Italia leditore puro bisogna cercarlo con il lanternino. La proprietà della carta stampataè prerogativa quasi esclusiva dei grandi gruppi industriali e finanziaritutto nelle mani tengono al gruppo Poligrafici Edi- I conti in tasca toriale di cui l’azionista di maggio- agli editori ranza è Maria Luisa Monti Riffesser. nell’annus horribilis Un’altra proprietà pesante la si ri- dei soliti noti trova nel Messaggero: il quotidiano Il 2009 è stato un annus horribilis per i bilanci delle aziende romano come è noto è controllato editoriali. Vediamoli in rassegna. dalla famiglia Caltagirone, che ha Mediaset Group: Il fatturato scende dai 4.199 milioni del interessi diffusi nelle banche e so- 2008 ai 3.883 del 2009 (-7,5%); gli utili sono più depressi prattutto nel settore immobiliare e e vanno da 459 milioni a 272,4 (calando del 40,6%); ma delle costruzioni. Sotto il controllo in Italia le cose vanno meglio. La raccolta pubblicitaria si di Bruno Perini di un costruttore cade anche il Tem- riduce solo dell’8,6%, contro il 10,2% della media delle po, passato nel 1996 dai Caltagirone TV (ma che starà succedendo alla RAI, che non ha ancora < Sarà accenna a dei giornalisarà non per la crisi diminuire, che mia diventa complicata. D’altronde, per chi se lo fosse dimenticato, la al costruttore Domenico Bonifaci. Il Secolo XIX è da anni controllato dai pubblicato il suo bilancio). I ricavi di Mediaset premium sono cresciuti del 38,9%, con 3,7 milioni di abbonati, rispetto ai che la stampa italiana non è mai stata struttura proprietaria dei giornali in Perrone, una famiglia di imprendito- 2,9 del 2008. Così Mediaset Italia chiude con un utile di 269 indipendente dai poteri economici e italia non è di per sé consolante. Ba- ri di Genova. Anche l’Unità da qual- milioni (inferiore di 109 milioni rispetto ai 378 del 2008). E politici, sarà la minaccia di una chiu- sta dare uno sguardo ai grandi e pic- che anno è entrata nell’orbita im- si prepara a rafforzare la sua posizione dominante all’uscita sura dei rubinetti da parte dello Stato coli quotidiani per capire l’intreccio prenditoriale. L’azionista di maggio- dalla crisi. I guai maggiori vengono dal deprezzamento dei o forse sarà un semplice riflesso con- di interessi che convivono e che pe- ranza è Renato Soru, l’ex presidente titoli, passati da un prezzo massimo di 10 euro nel 2004 dizionato dovuto all’era berlusconia- sano sull’orientamento della stampa. della Sardegna eletto nelle file del Pd a uno di 5,8 nel 2009. Insomma il patrimonio Fininvest si na ma resta il fatto che i media italia- Una ragnatela che non ha paragoni in e fondatore di Tiscali. Non ci sareb- assottiglia. ni sono sempre più sotto pressione. Il nessuno paese d’Europa. Il Corsera be neppure bisogno di citare il Sole Mondadori SPA: Il fatturato consolidato scende dai 1.819,2 peso della proprietà si fa sentire sem- come è noto è il più zavorrato. L’as- 24 ore che come è noto è di proprie- milioni del 2008 ai 1.540 dell’ultimo anno (-15,3%); L’utile pre di più e a parte qualche caso che setto proprietario del quotidiano di tà della Confindustria, se non per il netto crolla del 64,7%, da 97,1 milioni nel 2008 a 34,3. va in una diversa direzione, come ad via Solferino coincide con l’intero ca- fatto che il suo diretto concorrente, RCS-Corriere della Sera: Il fatturato scende dal 2008 al 2009 esempio il Fatto quotidiano, la stam- pitalismo italiano: Fiat, Mediobanca, il gruppo Class, che edita oltre a Mf, da 2.659 milioni a 2.206 (del 17%); dagli utili, però, si passa pa italiana è ormai diventato il croce- Banca Intesa, Unicredit, Telecom, Italia Oggi e Milano Finanza, i men- alle perdite: +38,3 milioni nel 2008, -129,7 nel 2009; la via di scontri di potere. I margini per Italcementi, più alcune presenze in- sili Capital e Class e altri periodici è pubblicità cala in tutti i settori: -14,4% al Corriere della Sera, un’autonomia e un rapporto diretto dividuali di peso come Diego della invece un esempio di editore puro, -16,3% alla Gazzetta dello sport, -21,1% nella free press, con i lettori è sempre minore. L’ulti- Valle. Il contraltare del Corsera è la non legato a alcun gruppo bancario -29,6% nell’area periodici; mentre i collaterali crollano. ma notizia di cui il manifesto si è già Repubblica che invece è mono-pa- o industriale. Come si può facilmen- Gruppo l’Espresso (dati relativi al settembre 2009): Il occupato è eloquente da questo pun- drone: l’azionista di riferimento del te constatare gli editori puri bisogna fatturato si contrae del 15,9% (da 762 a 641 milioni); gli to di vista, riguarda il più grande quo- quotidiano diretto da Ezio Mauro co- cercarli con il lanternino ed è forse utili si riducono del 97,2% (da 43,3 milioni a 1,2); quanto tidiano italiano: il Corriere della Sera. me è noto è l’ingegner Carlo De Be- per questo motivo che la stampa na- a Repubblica la diffusione di ogni giorno regge (grazie al Il fatto che il gruppo Rcs abbia deciso nedetti. Gli interessi di De Benedetti zionale è così restia a toccare il tasto conflitto con Berlusconi), ma quella promozionata (per di far entrare nel consiglio d’ammini- sono diffusi nell’alta finanza come dolente del conflitto di interessi che intenderci, quando al quotidiano sono allegati veri e propri strazione Giovanni Bazoli, Luca Cor- nell’energia ma negli ultimi anni l’in- domina ormai i gangli della comuni- settimanali) subisce un colpo serio. Anche perchè questi dero di Montezemolo, Diego Della gegnere ha concentrato la sua attività tà politica e finanziaria e del piane- prodotti vengono drasticamente dimensionati dal calo Valle, Cesare Geronzi, Antonello Per- nel gruppo Espresso. Anche la Stam- ta media. Si dirà che anche all’estero pubblicitario: in totale -14,1% attestandosi a 493.000 copie. ricone, Giampiero Pesenti e Marco pa da sempre controllata dalla Fiat è ci sono stati cambiamenti radicali: Le entrate pubblicitarie si contraggono oltre la media del Tronchetti Provera, ovvero il gotha rigorosamente mono-padrone. l’esempio più significativo è il Wall settore (che è del 16,1%) del 22,3% (da 443 a 345 milioni). del capitalismo italiano è il segno che E a destra? Lì i giochi sono fatti: la Street Journal finito sotto il control- Vanno fuori dall’azienda 238 dipendenti su 3.174. la struttura proprietaria dei giornali famiglia Berlusconi è proprietaria del lo di Rupert Murdoch. Ma nel caso di Gruppo Sole-24Ore (qui è documentato solo il periodo fino si fa ancora più stringente e che le Giornale e della Mondadori e l’im- Murdoch si può almeno parlare di un al 31 ottobre 2009): Si passa da un fatturato di 573 milioni speranze di autonomia tra la gestione prenditore Angelucci è proprietario editore puro mentre da noi ancora del 2008 a uno di 503 nel 2009 (-12,3%); l’utile di 16 milioni e la proprietà si assottiglino ancora di di Libero. Lo stesso proprietario del non si è capito perché a gestire l’in- del 2008 si tramuta in una perdita di 53,3 milioni nel 2009; la più. Se fino a un po’ di tempo fa si po- quotidiano del Il Riformista che pu- formazione debbano essere sempre pubblicità si riduce del 24,1%, le copie del 9,6%. teva sperare in un margine di mano- re è di area centro sinistra. Nell’area e soltanto imprenditori, banchieri e Gruppo Caltagirone (Il Messaggero, diversi quotidiani vra dei manager editoriali, ora, con la di destra non si può non collocare come nel caso clamoroso delle tv e locali, free press): Il fatturato scende da 294 a 256,9 milioni scelta assai simbolica del gruppo Rcs anche il colosso editoriale che con- di giornali e periodici addirittura un (-12,6%); una perdita di 39,2 milioni si somma a quella di che di fatto ha unificato la figura del trolla Il Giorno, la Nazione e il Resto presidente del consiglio. E’ questo il 10,98 del 2008; i ricavi delle promozioni editoriali subiscono manager e dell’azionista, l’autono- del Carlino che a loro volta appar- vero mistero della stampa italiana. una contrazione del 43,9%; quelli pubblicitari del 17,5%.quanto pesano i gruppi industriali nella proprietà dei mediavalori da 0 a 100.in italia i grandi giornali e le tv private sono possedute per il 100% da gruppi industriali con molteplici interessi. nel resto del mondo invece la quota media è del 30%.Fonte: "Who Owns The Media?" NBER Working Paper 8288, 2001Giornali Televisioni 17 O T S E F I N A M L I • A R O M I L T U
  • 18. «Non solo padroni». Da il manifesto al Tageszeitung a Carta, i tentativi di uninformazione autogestita rossi e informati. gni) che dunque resta saldamente in mano al collettivo redazionale: una ricapitalizzazione, strumen- � 0,32 to della detestata finanza, per DISTRIBUZIONE in cooperativa salvare e rilanciare, con il gior- ED EDICOLA nale, un progetto politico co- munista. Negli anni Ottanta c’è la prima esplosione delle di Loris Campetti cooperative di giornali- sti. Molti quotidiani, an- che di antica tradizione, < «Chi li struttura della sini- paga?». Quando sti politicamente impegnati a si- tidiano comunista» all’orgogliosa di proprietà di società � 1,30 qualche nistra, dai compagni di Bergamo autonomia del collettivo. d’affari, imprese e ban- stra poneva questa domanda nei a quelli di Macerata. Cinquanta Nato il 28 aprile del ‘71, il mani- che le più diverse, si av- confronti di un soggetto terzo che milioni tirati su con una raccol- festo è stato un apripista per al- viano a chiudere i bat- si definiva, anch’esso, di sinistra ta militante consentirono la for- tri giornali di sinistra che hanno tenti. Con l’impegno non faceva che formulare un in- mazione del capitale iniziale del avuto vita più o meno breve, co- diretto della Federazio- terrogativo retorico. Ovvia la ri- manifesto. Per ragione sociale non me Lotta Continua e il Quotidia- ne della stampa (Fnsi) sposta: la Cia, le forze reazionarie, si poteva non scegliere la forma no dei lavoratori. Repubblica, in- queste testate vengono il nemico di classe li paga. Quan- cooperativa, all’inizio dei soli so- fine, è nata quattro anni più tardi. salvate e riscattate dalle do uscì il primo numero del mani- ci fondatori. Nella storia dell’edi- All’inizio degli anni Ottanta, do- cooperative costituite dai festo, sottotitolo - provocatorio toria cooperativa il manifesto ha po la rottura con il Pdup, il quoti- giornalisti che ci lavora- � 0,28 per l’ortodossia - «quotidiano co- avuto un ruolo centrale, precurso- diano fa un altro salto e decide di no. E’ il caso di una testa- munista», da Mosca (Pravda, Izve- re e al tempo stesso eccezione: la modificare la sua ragione sociale: ta storica come Il Corriere stia) a Roma (l’Unità) la stampa e scelta della forma cooperativa ri- sempre cooperativa, ma la base mercantile di Genova (il più la propaganda ufficiali si scatena- spondeva all’esigenza di non ave- dei soci viene allargata dai fon- antico giornale vivente), del rono («chi li paga», appunto) per re padroni esterni, certo, ma era datori a tutti i dipendenti. Si trat- Corriere della Romagna, di quo- STAMPA formare un cordone sanitario in- anche lo strumento più adeguato ta innanzitutto della presa d’atto tidiani di Taranto e della Cala- torno alla nuova eresia rappresen- per incarnare un progetto politi- che il «potere» al giornale è già in bria, solo per fare qualche esem- tata da un gruppo radiato dalla co. Un progetto politico comuni- mano al collettivo che lo produce, pio. Testate che come il manifesto grande casa del Pci che pretende- sta, con uno strumento quotidia- giornalisti e poligrafici. Al tempo possono accedere ai contributi va addirittura di mandare in edi- no che consentisse di mettere in stesso, la modifica sarebbe stata pubblici. I quotidiani cooperativi cola un «quotidiano comunista». campo «una forma originale della comunque imposta dalla legge sul si moltiplicano e il settore acqui- Tutti i militanti dovevano sapere, politica», per usare le parole di Lu- finanziamento pubblico dell’edi- sta una sua consistenza nel cor- o almeno sospettare la presenza igi Pintor. toria no profit, cooperativa e di so degli anni Novanta, quando si di una mano, anzi di una cassa na- Per una breve stagione, a metà partito, in base alla quale le coo- deve affrontare un’altra tornata scosta dietro il bilancio di quelle degli anni Settanta, questa «forma perative editoriali per aver acces- di chiusure determinate da crisi quattro pagine. A essere precisi, originale» della politica si ibridò so ai fondi devono avere almeno il e conflitti che coinvolgono ban- va da Agnelli (La Stampa) mentre gli organi sovietici faceva- con un partito, fino quasi a tra- 50 per cento dei dipendenti come che e imprese (rinascono nella a De Benedetti (Repubblica e no riferimento a forze oscure della sformare il giornale in organo del soci, e oltre il 50 per cento dei gior- forma cooperativa, tra gli altri, la dintorni), da Angelucci (Libero, il reazione internazionale, l’Unità Pdup: quasi, perché in testatina nalisti dev’essere socio. La secon- Voce di Mantova e la Cronaca di Riformista) a Riffeser (Il Giorno, Il aveva le idee chiarissime sui fondi non comparve la «parolaccia», in- da innovazione che non tocca la Cremona). Oggi in Italia i quoti- Resto del Carlino e La Nazione), da occulti che sostenevano il manife- sostenibile per il collettivo, «orga- forma cooperativa del manifesto diani cooperativi veri – non quelli Perrone (Secolo XIX) a Caltagirone sto: niente meno che «la Confagri- no» del Pdup, bensì «unità prole- è la costituzione di una Spa, con finti, nati in modo truffaldino per (Il Messaggero). Senza dimentica- coltura». taria per il comunismo». Stagione un’offerta pubblica che si trasfor- intascare i finanziamenti pubbli- re il confindustriale Sole 24 Ore. Chi li pagava, chi ci pagava? breve, conclusa con la rottura tra ma in un azionariato popolare e ci – sono 27 e rappresentano gli In conclusione si può dire, senza Sotto un titolo che riproduceva fe- giornale e partito e il salvataggio acquisisce seimila nuovi «padro- unici – sì, unici – editori puri. Gli rischiare un eccesso di semplifica- delmente la domanda-accusa del - per alcuni compagni del Pdup ni» del giornale. Viene così ceduto altri appartengono a imprendito- zione, che la libertà di stampa in Pci cominciò a uscire l’elenco dei non di salvataggio si trattò ma di il 22 per cento del valore della te- ri e gruppi che non hanno certo Italia è garantita da 27 cooperati- sottoscrittori: dagli operai della «scippo» - della testata, riconse- stata a soggetti esterni (in parole nell’editoria il loro maggior bu- ve. il manifesto è stato il pioniere Montedison di Pallanza agli arti- gnata insieme alla testatina «quo- semplici, a compagne e compa- siness. Per citare solo i più noti, si di questo nucleo di democrazia. La proprietà (anche della stampa) è un furto: Perchè alla libertà formale spesso di Luigi Ferrajoli a un controllo sia dell’informa- grandi interessi privati, tanto più dia, oppure va garantita come un di manifestazione del pensiero e zione che del dibattito pubblico. se di rilevanza pubblica. Ed è ne- valore fine a se stesso? E’ solo un la proprietà dei media e la conse- < Nell’odierna societàsenso di libertà negativa o im- ro e di stampa, nel di mercato la libertà di pensie- Grazie alla sinergia sempre più stretta tra potere economico, po- cessario, in secondo luogo, che la legge preveda un ben più rigido problema di antitrust o è anche, e prima ancora, un autonomo pro- guente dipendenza di fatto della prima dalla seconda. Si tratta in- munità da impedimenti o costrizioni, è scontata. A nessu- tere politico e potere mediatico, divieto di concentrazione delle blema di libertà e di democrazia? vece di due diritti radicalmente no è impedito di parlare al bar, o di stampare volantini o una parte essenziale della sfera testate. Se la funzione dei mezzi In breve: la libertà di stampa e di diversi: l’uno è un diritto fonda- anche, disponibilità finanziarie permettendo, di pubbli- pubblica è stata in questo mo- d’informazione è fornire infor- informazione si identifica con la mentale di tutti, l’altro è un dirit- care giornali e riviste. Tutti possono dire e scrivere ciò che do fatta oggetto di appropriazio- mazioni e opinioni, non si capi- proprietà dei giornali e delle tele- to patrimoniale dei soli proprie- vogliono, senza temere arresti o censure. E tuttavia la re- ne privata. Non è più l’informa- sce perché non debba essere suf- visioni, oppure è da essa distinta tari di testata. La Costituzione pressione e la discriminazione, la censura e l’autocensu- zione e l’opinione pubblica che ficiente a tal fine una sola testata e deve essere ad essa sopraordi- italiana garantisce il primo e non ra, il controllo delle opinioni e delle informazioni passano controllano il potere politico, e perché i maggiori investimenti nata, anziché subordinata? certo il secondo: «tutti hanno di- ugualmente attraverso la proprietà dei mezzi di informa- ma è il potere politico e al tempo non debbano essere diretti a raf- Con l’avvento della televisio- ritto di manifestare liberamente zione. E passano in maniera tanto più penetrante quanto stesso economico che controlla forzarla, accrescendone qualità e ne e con le sue forme odierne di il proprio pensiero» dice l’art.21, più la proprietà è concentrata in l’informazione e la formazione diffusione, anziché ad acquistare concentrazione e omologazione che è evidentemente il pensiero poche mani. Grazie a questa ipo- della pubblica opinione. e perciò a controllare e a neutra- è insomma esplosa un’aporia che dei giornalisti, e non certo quel- teca, il pensiero, l’opinione e l’in- Ci troviamo dunque di fronte lizzare le testate concorrenti. era già presente, pur se in manie- lo dei proprietari (abbiamo mai formazione sono «merci», la cui a due patologie, entrambe mici- Ma è soprattutto la prima pa- ra assai meno vistosa, nell’infor- visto un articolo di giornale scrit- «produzione» è decisa e gestita diali per il futuro della democra- tologia, quella del tutto ignorata mazione per mezzo della stam- to da Berlusconi?). E’ chiaro che dalla proprietà: sono dunque be- zia. Non mi soffermo sulla secon- e rimossa della subordinazione pa. Quello che è un potere patri- una simile garanzia postula la to- ni patrimoniali, ben più che di- da - ben nota, ma incredibilmen- della libertà di informazione al- moniale, il potere imprenditoria- tale indipendenza delle redazioni ritti fondamentali. te sottovalutata - che coincide la proprietà dei media, che meri- le, viene a sovrapporsi a un diritto dalla proprietà. Di fatto, invece, il Allorquando poi, come ac- con quell’infezione del nostro si- ta di essere analizzata. La libertà di libertà di rango costituzionale, rapporto tra i due diritti è capo-O cade in Italia, tale proprietà è stema politico che è il conflitto di di informazione è una variabile la libertà stampa e di informa- volto. La proprietà divora lette-T in gran parte detenuta da chi è interessi e meglio andrebbe chia- dipendente del mercato, o è un zione, e perciò ad inglobarlo e a ralmente la libertà. E la legge delS titolare del massimo potere po- mato «primato sui pubblici inte- principio e un diritto fondamen- schiacciarlo. Si manifesta qui un mercato è di fatto sopraordinataEF litico ed ha il controllo di gran ressi» degli interessi privati del tale costituzionalmente stabili- equivoco teorico di fondo, lascia- alle regole minime dello stato diI parte della televisione pubblica, premier: una confusione tra sfera to? Di solito, anche le pronunce to irrisolto dalla tradizione libe- diritto e della democrazia costi-N il destino di chi fa informazione pubblica e sfera privata e, insie- più avanzate della Corte costitu- rale: la confusione tra la libertà tuzionale.AM e perciò dell’informazione me- me, una concentrazione di po- zionale e le posizioni più critiche desima è alla mercé di entram- teri politici, economici e media- dell’attuale assetto dell’informa- Giuridicamente il pluralismoL bi i poteri, quello privato e quel- tici, che minano alle radici l’in- zione si limitano a rivendicare piùI lo politico, tra loro saldamente tero assetto dello stato di diritto, rigidi limiti alla concentrazione è garantito. Ma la proprietà• intrecciati. Ben più dei giornali nato dalla separazione tra le due dei media, a garanzia del plura- volta a volta acquistati dai let- sfere e tra i tre poteri, facendolo lismo e della concorrenza tra te-A privata dei media è un ostacoloR tori, d’altra parte, la televisione regredire a forme premoderne di state. Ma la questione è ben piùO è un luogo pubblico, decisivo tipo assolutistico e patrimoniale. radicale: la garanzia della libertà per la libertà dei giornalisti e per per la formazione del consenso Contro questa degenerazione va di stampa e di informazione pas-M e del senso comune. Per questo in primo luogo ribadita l’incom- sa solo per la rivendicazione dellaI la democraziaL T il suo doppio controllo equivale patibilità tra funzioni politiche e pluralità dei proprietari dei me-U18
  • 19. nistrazione. La forte quota di abbonati, particolarmen- te accentuata nella taz, è tipica in Germania per i quotidiani di informazione, gli Abonne- mentzeitungen (giornali in abbonamento), mentre la vendita in edicola è appannaggio soprattutto dei giornali illustrati tipo Bild, i Boulevardzeitungen (giornali da strada). In- duce a abbonarsi nelle grandi città il servizio Taz: novemila di consegna a domicilio già all‘alba (a Berli- no i fattorini hanno la chiave del portone e depositano discretamente i giornali nella le racchette editori per fare cassetta delle lettere, senza svegliare i desti- natari), e l‘affidabilità delle poste nei centri da neve un giornale minori. Caratteristica della taz è la struttura coope- rativa che si è data nel 1992. Andreas Bull, di "carta" uno degli amministratori, ce la spiega così: di Guido Ambrosino «La nostra è al tempo stesso una cooperativa di consumo, che unisce lettori-finanziatori di Pierluigi Sullo affezionati alla loro taz quotidiana, e una co- � 0,54 operativa di produzione come collettivo dei redattori, cui per statuto è assicurata la mag- gioranza nel consiglio di amministrazione, e < Ai bei tempi, un’impresa cooperativa come il manifesto, o come Carta, si PREZZO un diritto di veto sulle decisioni». reggevano su due gambe: la prima era la DI VENDITA QUOTA EDITORE Nel 1992 i soci erano 2.922. Sono cresciuti legge per l’editoria «debole», con la quale lo nel tempo, al ritmo di 600 l‘anno tra il 2005 Stato ci riconosce il diritto a un sostegno COMPRENDE: e il 2008, con un ulteriore incremento di 907 pubblico; la seconda gamba era ovviamen- COSTO DEL LAVORO, nuovi soci nel 2009. Giorno per giorno in pri- te la vendita del giornale, in edicola o per AFFITTI, CANONI ma pagina si dà conto del totale. Il 10 aprile si abbonamento. Poi c’era una terza fonte di E ALTRE SPESE leggeva: «La tageszeitung è resa possibile da guadagni, la pubblicità, il cui peso però era REDAZIONALI 9.386 soci-cooperatori, che investono nella cronicamente inferiore a quello che ha nei libertà di stampa». Con le loro quote si sono bilanci dei grandi media. raccolti in 18 anni 8,8 milioni di euro. Questo schema è a pezzi. La legge per l’editoria ha subito negli ultimi anni assal- ti sempre più aggressivi, e il futuro e neb- In Germania bioso; le vendite in edicola sono precipitate perché la carta stampata cede terreno a in- cè un quotidiano che è di proprietà di ternet, perché c’è la crisi, perché il sistema di distribuzione è un aggregato di piccoli soci- cooperatori che hanno investito monopoli locali del tutto dipendente dalla concorrenza più selvaggia, perché la sini- sullindipendenza. Il caso Tageszeitung � 0,16 stra è in rovina. Credo che se non guardiamo al proble- ma della vita, o della sopravvivenza, di co- operative come le nostre con questa radi- CARTA calità, illudendoci che alla fine qualcuno < C’èilin Germania un giornale, diverso da manifesto per cultura poltica, che Una quota della cooperativa costa 500 euro, pagabili anche in 20 rate mensili. Indipen- tirerà fuori un coniglio da un qualche cap- pello, il capolinea sarà inesorabile. Però, ha in comune con noi l‘ambizione di essere dentemente dalle quote possedute - se ne tralasciando per un momento l’essenziale, una voce libera e autogestita della sinistra. Si possono sottoscrivere fino a 20 - ogni socio ossia a cosa esattamente pensano di esse- chiama die tageszeitung (il quotidiano), e dispone di un solo voto. In media un socio re utili giornali come i nostri, forse qualche spesso il nome viene abbreviato in «taz». possiede circa due quote. Scopo della «co- tentativo si può fare: per corrispondere ai Esce sei giorni a settimana tranne la domeni- operativa editoriale taz» è il «sostegno eco- tempi, ossia per capire come cambiare il ca, con una foliazione di 28 pagine in forma- nomico offerto ai soci, come collaboratori e nostro modo complessivo di fare comu- la nostra catena to tabloid, accresciuta il sabato. Una volta al mese veicola l‘edizione tedesca di Le Monde lettori del quotidiano». Ragione sociale è «la produzione e diffusione della tageszeitung». nicazione (che vuol dire informazione più qualcos’altro). del valore diplomatique. A Andreas Bull abbiamo chiesto chi sono Nella sua arroganza fuori misura (date come si suddivide l1.30 euro del prezzo In edicola vende 10.000 copie, ma può i finanziatori del giornale: «Alcuni lo seguo- le sue dimensioni), Carta si è sempre di- in edicola de il manifesto contare su ben 45.000 abbonati, per un totale no da quando è nato 31 anni fa, il 17 aprile chiarata, più che un settimanale, un «mez- di 55.000 copie. Ci lavorano 250 persone, tra 1979, contando solo su 7000 abbonamenti. zo di comunicazione sociale». Fin dall’ini- redazione, servizi tecnici e tipografici, ammi- In quella che allora si chiamava ‚associazione zio, per esempio, abbiamo lavorato su un degli amici del giornale alternativo‘, c‘era an- sito internet che non guadagnava nulla ma che qualche mecenate benestante. Col loro offriva una sorta di quotidiano on line. Nel aiuto, già prima della costituzione della co- tempo, abbiamo pubblicato molti libri, tan- operativa, avevamo potuto comprare la sede to che ora cerchiamo di organizzare questaspesso non corrisponde quella reale della redazione a Berlino, la palazzina liber- ty della Kochstrasse, e ampliarla successiva- mente con un nuovo edificio». La strada ora attività come una piccola casa editrice da - diciamo - dieci titoli l’anno. In parallelo, e in modo ancora occasionale, diffondiamo è intitolata a Rudi Dutschke, in seguito a un in edicola o in modo diretto, agli abbonati referendum promosso proprio dalla taz tra o on line, alcuni dei documentari che film- E’ perciò il rapporto tra pro- campagna dell’opposizione e gli abitanti del quartiere di Kreuzberg. maker indipendenti producono sempre più prietà dei media, libertà di (e di- della libera stampa che ponesse Il grosso dei novemila soci-editori non numerosi. Le nostre attività di promozione ritto alla) informazione e poteri all’ordine del giorno, come pri- ha vistosi conti in banca. «Se li dividiamo per culturale, incontri e «cantieri», sono stati di governo che va oggi ripensato mo problema, quello delle garan- professione - prosegue Bull - il gruppo più l’occasione per la diffusione dei nostri pro- e ribaltato, se si vuole impedire il zie della libertà di informazione folto è composto dagli insegnanti (guadagna- dotti, nonché per accordi economici con collasso della democrazia. E’ ov- e rivendicasse a tal fine un ade- no quasi il doppio dei colleghi italiani, non partner vari che hanno anche dato luogo viamente impossibile, nel breve guato statuto dei diritti dei gior- devono fare salti mortali per ragranellare 500 a pubblicazioni. Ancora: un paio di anni fa spazio di questo intervento, indi- nalisti e dei lettori. Sono molte- euro; n.d.r.), seguiti dai medici. Quanto alle abbiamo elaborato il marchio «Clandesti- care soluzioni e garanzie adegua- plici le garanzie che tale statuto preferenze politiche, il 60% vota per i Grüne, no», che ha caratterizzato magliette, felpe, te, che ho del resto più volte elen- potrebbe introdurre: l’elezione o il 25% per i socialisti della Linke, il 10% per i bandiere, l’agenda 2010: è quel che si chia- cato. Quel che è certo è che, con- quanto meno il concorso decisi- socialdemocratici della Spd». Prevale lo spet- ma un «merchandising» che sfrutta un «lo- tro entrambe le patologie, la pri- vo delle redazioni nella nomina tro politico rosso-rosso-verde, con una pre- go», ossia un messaggio (nel caso: siamo ma, elementare garanzia è la se- dei direttori delle testate; l’isti- dominanza di quest‘ultimo colore. tutti «clandestini») e che ha il vantaggio di parazione dei poteri, che è poi la tuzione, accanto all’antitrust, di L‘idea di fare un nuovo giornale, alternativo propiziare eventi politico-sociali come il vecchia ricetta di Montesquieu, autorità di garanzia indipendenti al conformismo imperante e legato ai movi- Clandestino Day del settembre scorso (450 che non si capisce perché non specificamente deputate alla tu- menti di opposizione sociale, fu lanciata nel organizzazioni sociali hanno organizzato debba essere estesa a quel «quar- tela della libertà dei giornalisti e 1977, quando, al culmine dello scontro con cose in un sessantina di località). to potere» che è la stampa, affin- dell’autonomia delle redazioni; il la Rote Armee Fraktion che aveva sequestra- Altri tentativi, come Radio Carta (tra- ché esso sia realmente «quarto», divieto di licenziamenti arbitrari, to il presidente della confindustria Schleyer, i smissione settimanale di 20 minuti offerta a cioè indipendente sia dai poteri di rimozioni, di discriminazioni e media si adeguarono a pubblicare solo i co- decine di radio indipendenti) si sono esau- politici che da quelli economici. di censure; il divieto di ingerenza municati del governo. C‘erano in Italia i pre- riti, nonostante la bravura dei nostri part- Le separazioni da garantire sono della proprietà sulle decisioni e cedenti del manifesto e di Lotta continua, cui ner, i produttori radiofonici di Amisnet. 19 due: separazione e indipenden- sugli orientamenti delle redazio- si sentiva vicina la corrente «Sponti» (sponta- In poche parole: cerchiamo di accompa- za, in primo luogo, dell’informa- ni in ordine ai contenuti dell’in- neista), forte tra i promotori. gnare la transizione dal regno della carta zione dal potere politico; separa- formazione e alle programma- La gestazione durò due anni. Sei mesi dopo stampata al territorio poco noto dell’on li- O zione e indipendenza, in secondo zioni televisive; il finanziamento l‘uscita del giornale, nel gennaio 1980, si fon- ne e, come capita quando si indossano le T S luogo, delle redazioni dalla pro- pubblico delle testate, sia giorna- dò il partito dei Grüne, in cui confluì buona racchette da neve, di allargare la superficie E prietà dei media. L’indipenden- listiche che televisive, in misura parte della nuova sinistra. I verdi e la taz so- che ci regge su un terreno poco solido, ol- F za dei giornalisti da ogni potere è inversamente proporzionale agli no così per un lungo tratto cresciuti insieme, tre che - più banale ma molto utile - di far I N non meno essenziale allo stato di introiti pubblicitari e comunque anche se il giornale non si è appiattito sulle circolare di più il nome Carta. Il risultato, A diritto dell’indipendenza dei ma- condizionato alla totale assenza loro logiche di partito e sulla loro successiva nel 2009, è che gli incassi da attività paral- M gistrati: in sua mancanza la liber- di controlli padronali. Sono ri- deriva „realpolitica“. lele hanno rappresentato circa un quinto L tà di informazione, anziché ope- forme difficili, dato che urtano Gli amici della taz mi chiedono come faccia- di tutti gli incassi, tolta la legge per l’edito- I rare come limite al potere, ne è da contro potenti interessi conso- mo a cavarcela senza un fondo cooperativo ria. Certo non sufficienti a tappare il buco, questo limitata. lidati. Ma che almeno si prenda alle spalle. Nel 1994 ci provammo anche noi, ma nel frattempo stiamo lavorando sul sito • Stiamo invece andando nel- coscienza dei termini drammati- affidando a 6000 sottoscrittori di un‘apposi- (anzi sui siti: carta.org, clandestino e botte- A la direzione esattamente oppo- ci del problema. Sono in gioco, su ta società per azioni il 22% della testata. For- ga on line) per aumentare gli incassi pub- R sta. Ma proprio per questo oc- questo terreno, le libertà fonda- se converebbe ripartire da quell‘abbozzo di blicitari e gli abbonamenti on line al setti- O correrebbe oggi più che mai una azionariato popolare. mentali e la democrazia. manale. Chi vivrà vedrà. M I L T U
  • 20. Mediacoop: Intervista a Geoffrey Cowan. Il crollo delle vendite impone una nuova politica un regolamento tutto da riscrivere sulleditoria: «Servono contributi diretti dello Stato. Ne guadagnerebbe la trasparenza» Sul Regolamento proposto dal governo sul finanziamento pubblico dell’editoria, Mediacoop ha elaborato una serie di modifiche e integrazioni. Ponendo però in premessa che «il Regolamento non ha alcun senso» se non viene ripristinato il «diritto soggettivo», la svolta made in usa: la cui soppressione mette a rischio la vita della maggior parte dei 27 quotidiani e dei numerosissimi periodici editi da cooperative di giornalisti, con le relative ricadute «pagate i giornali» occupazionali. «Si configura un nuovo scenario - afferma Mediacoop - in cui il governo può decidere anno per anno quali risorse pubbliche destinare ai giornali (attraverso lo stanziamento di bilancio) e quanto erogare e a quali testate erogare. Stabilendo un di Andrea Fabozzi rapporto di sudditanza tra governo e sistema dell’informazione». Entrando nel merito della proposta del governo, Mediacoop conferma l’interesse di copie vendute e invendute in italia Dati 2008, elaborazioni Asig Aervice su dati ADS < Geoffrey Cowan, 68ofanni, è un professo- re dell’University southern Califor- tutti i veri giornali cooperativi non profit e di nia, Los Angeles (è stato il preside della An- partito a fare pulizia degli abusi, mentre il nenberg school of communication, dove tut- governo si «ferma a metà strada» con una tora guida il Centro per l’insegnamento e lo proposta piena di incongruenze e ingiustizie. studio della comunicazione politica) ma è an- Nello specifico, si parte dal rifiuto del «regime che giornalista, sceneggiatore e produttore speciale previsto per i giornali di partito», di serie radiofoniche e televisive molto che restano ancorati alle vecchie regole delle note ed è stato direttore negli anni copie «tirate», senza alcun obbligo percentuale Novanta, per incarico ricevuto da di rapporto tra tiratura e venduto, conservando Clinton, di Voice of America, la ra- un «bonus» di 508.000 euro, rispetto a tutti gli diotv del governo federale. altri giornali ammessi ai contributi. Quest’anno ha coordinato un In secondo luogo Mediacoop boccia la progetto di ricerca sul finan- «riduzione dei parametri previsti per il ziamento pubblico dei me- rapporto tra copie vendute e distribuite, col dia ed è l’autore, con David passaggio dal 25% al 15% per le testate Westphal del report conclu- nazionali e dal 40% sivo - Public policy and fun- al 30% per le testate locali. Sul piano ding the news (fundingthe- occupazionale, «è positiva l’introduzione di news.org) - dove si evidenzia un vincolo riguardante il numero di occupati (un po’ a sorpresa rispetto delle aziende ammesse ai contributi, ma all’opinione generale degli questo pare troppo esiguo per i quotidiani». stessi operatori dell’informa- Mediacoop propone di portare almeno a 10 zione) come il governo ameri- (rispetto ai 5 proposti) il numero minimo di cano abbia sempre finanziato in giornalisti che un quotidiano deve avere in maniera indiretta i giornali e abbia organico, per ricevere il sostegno pubblico. E invece cominciato a ridurre drasti- di fissare un nuovo «tetto» ai contributi, che camente gli aiuti in coincidenza con la preveda che nessuna testate possa ricevere crisi della stampa. Rivelatore uno studio contributi superiori a 200.000 euro per sul primo quotidiano americano, il Wall Stre- dipendente. Questo, per evitare che vengano et Journal di Murdoch: il governo è risultato significativamente finanziati «fogli fantasma». essere il primo investitore pubblicitario Mediacoop, con le stesse motivazioni, propone dell’ultraliberista quotidiano economico in inoltre, di introdurre - almeno per i quotidiani virtù degli annunci sulle proprietà sequestra- - il vincolo della presenza in eadicola (che te. Le conclusioni del report - nel quale si par- potrebbe essere definito dalla diffusione LE VENDITE DEI QUOTIDIANI NEL MONDO la diffusamente del successo dell’informazio- nel 40% dei punti di vendita esclusivi per Numero di copie per 1.000 abitanti adulti ne locale su internet - invitano il governo fe- i giornali nazionali e nel 60% per i giornali derale a riprendere una politica di sussidi e a Fonte: World Press Trends 2007-2008, comprensivi di quotidiani a pagamento e gratuiti locali). E considera un errore la cancellazione finanziare l’innovazione nei media. Con il del requisito di accesso ai contributi relativo professor Cowan abbiamo discusso anche ai ricavi pubblicitari sui costi, perché uno della crisi della stampa americana dove le dei caratteri comuni a tutte le società editrici vendite sono in caduta libera così come i posti ammesse ai contributi diretti è che tutte di lavoro, dove si fa feroce la guerra per le co- subiscono, anche per essere «giornali di idee», pie e per la pubblicità, protagonista ancora una profonda discriminazione sul mercato Murdoch all’assalto del New York Times, e do- della pubblicità, a prescindere dal numero ve cresce il consumo dell’informazione su in- delle copie diffuse. «L’abolizione di questo ternet ma crescono anche le critiche per la requisito d’accesso - sostiene Mediacoop - mancanza di accuratezza di molti siti e si ripe- non potrebbe certo spingere questi giornali tono i casi di «furto» delle notizie (al più alto ad ‘andare sul mercato’, perché è il mercato livello: a marzo il Times ha denunciato il caso che li discrimina», mentre potrebbe risultare di un redattore del suo sito economico Deal- un favore implicito a pochissimi soggetti, già Book, poi dimessosi, sorpreso a fare copia e oggi impropriamente compresi tra i giornali incolla dai siti concorrenti). In occasione di ammessi a contributo. questa intervista, Cowan ha voluto essere in- Il giudizio finale di Mediacoop sul Regolamento formato della situazione dei finanziamenti proposto dal governo così si sintetizza: «Non all’editoria in Italia e in particolare delle vi- introduce maggior rigore nell’erogazione dei cende del manifesto e della decisione del go- contributi e non colpisce tutte le posizioni verno italiano di abolire il diritto soggettivo inconsistenti e abusive. Approfondisce delle testate al finanziamento: «Tutto ciò - di- tutte le differenze tra i giornali di partito e ce il professore - non fa che confermarmi quelli cooperativi e non profit. Non avvia nell’idea che bisogna studiare un sistema di una compiuta razionalizzazione della spesa finanziamenti che sia indipendente dai ca- pubblica, conservando le condizioni, per cui pricci dei governi in carica». un taglio indiscriminato, un tanto a testa, Professore, come si concilia la crisi verticale della finisce con l’apparire l’unica via d’uscita». stampa americana, paragonata dall’editore Sulzber- Mediacoop osserva che così «si uccidono i ger al Titanic, con il fatto che un fondo americano veri giornali cooperativi e anche molte testate abbia da poco deciso di spendere 700 milioni di euro di partito», concludendo che sarebbe meglio per acquistare il controllo del quotidiano spagnolo definire una «moratoria di due anni (in cui si El Pais? conserva il ‘diritto soggettivo’ ai contributi E’ un fatto normale che in questa crisi, co- diretti)», impegnando questo lasso di tempo me in tutte le crisi, ci siano dei vincitori e degliO «per dar vita in Parlamento a una vera riforma sconfitti. Le società americane continueran-T dell’editoria». no a guardare a possibili investimenti all’este-S ro nella convinzione che in alcuni paesi laEF carta stampata resterà vitale, almeno per unI certo periodo di tempo. Il mercato indiano èN un esempio molto eloquente di questa situa-AM zione. QUOTIDIANI IN ITALIAL Vendita media giornaliera dal 1980 al 2008I Fonte: Fieg•AROMIL TU20
  • 21. Recentemente il Los Angeles Times ha nascosto l’in- ca l’affidamento, outsorcing, a un vasto grup-tera prima pagina, sotto la testata, con una pubbli- po di persone, crowd, di funzione tipiche incità del film Alice di Tim Burton, il che ha provocato questo caso dei redattori, attraverso ad esem-sconcerto e preoccupazione tra i redattori. Non c’è pio un appello a collaborare inviando reso-un problema di strapotere degli investitori pubblici- conti e immagini dal luogo di una sciagura,tari sui giornali in crisi? ndr). Il primo vantaggio evidente è che con- E’ triste ma l’episodio che lei ha citato non sente a una serie di persone che hanno unaè il solo. Molte altre pubblicazioni in questi conoscenza specifica di un fatto o lo vivonomesi stanno arrivando a concedere gli stessi direttamente di partecipare alla discussionespazi. Questo accade perché gli editori avver- e condividere informazioni altrimenti difficili la ricostruzionetono il rischio molto forte di essere costretti a da avere. Ne abbiamo visto un esempio di re- to, semplicemente, «Chi lo sapeva?». In altrechiudere le pubblicazioni su carta. Come sa cente con le notizie che arrivavano in questo parole quello che abbiamo evidenziato circamolti hanno già chiuso o tagliato le pagine ne- modo dall’Iran. Ma questo tipo di giornalismo il sostegno che in passato e ancora oggi il go-gli ultimi due anni.Nel vostro report si insiste sulle potenzialità dell’in- non credo potrà mai confondersi col lavoro tradizionale dei reporter esperti. verno federale offre alla stampa è stato come un shock per molti. Adesso il nostro report è del giornalismo Americanoformazione su internet. Ma il ripetersi di casi come Cosa pensa del report pubblicato dalla Columbia nelle mani della Ftc (la commissione federalequello accaduto a DealBook non rischiano di diffon- university sul finire dello scorso anno La ricostruzio- per il libero scambio) e della Fcc (l’agenzia in-dere una sensazione di inaffidabilità del mezzo? ne del giornalismo americano e della proposta che dipendente che regola le telecomunicazioni) Questo come lei sa è un argomento am- contiene di incentivare la trasformazione dei media che lo useranno come base per i loro prossimipiamente dibattuto. C’è chi sostiene che un indipendenti in organizzazioni non profit? Esistono interventi. di Guido Moltedoerrore resta un errore, ma almeno su internet esperienze del genere negli Stati uniti? Le pare che l’opinione pubblica americana condividapuò essere corretto più rapidamente di quan-to avviene sulla carta stampata. Altri, al con- Potrebbe essere la soluzione ideale, so- prattutto per alcune piccole stazioni radio o l’esigenza di sostenere finanziariamente le imprese editoriali così com’è stato fatto per le compagnie di < «Non fai il pieno gratis al distributore di benzi- na. Non mangi gratis al ristorante. Non entritrario, temono che l’informazione online pos- televisioni, esistono siti interne non profit di assicurazione e le banche? nel Googleplex (il quartier generale di Google asa essere fonte di continue scorrettezze. Avrà successo (uno di questi, ProPubblica, ha ap- E’ molto diffusa la preoccupazione che se Mountain View) dove ti attende un impiegato che tiseguito l’interessante disputa su Wikipedia, pena vinto il premio Pulitzer per i suoi servizi il governo dovesse finanziare la stampa que- regala mille azioni di Google. E allora perché l’indu-incluso un articolo del New Yorker che è stato da New Orleans dopo l’uragano Katrina, ndr). sto finirebbe per condizionarne l’indipen- stria editoriale è l’unica in America da cui ci si aspettaal centro di numerosi interventi successivi (si Quanto ai giornali abbiamo un esempio glo- denza e si tratta di un argomento di qualche che fornisca gratuitamente il suo prodotto, nella ver-tratta di un servizio di quattro anni fa del set- rioso di una rivista non profit come The Na- pregio. Ma come abbiamo evidenziato nel no- sione elettronica?». Comincia così, con il rompicapotimanale americano che aveva pesantemen- tion ma ve ne sono molte altre. Contempo- stro studio, è in realtà una cosa che il governo irrisolvibile dell’accesso a pagamento ai siti giornali-te messo in dubbio l’accuratezza dell’enci- raneamente ci sono molte pubblicazioni che americano ha sempre fatto. stici, un’interessante discussione su The Future ofclopedia aperta dimostrando come persino il perdono denaro ma che ciò nonostante sono Esiste un progetto di legge, presentato da un sena- Journalism (http://www.ourblook.com/The-Media/responsabile della revisione delle voci avesse tenute in vita da ricchi proprietari che han- tore democratico, per favorire le pubblicazioni non The-Future-of-Journalism.html), uno dei tanti dibat-manipolato la sua personale biografia, ndr). A no un interesse politico nel farlo oppure so- profit, il Newspaper revitalization act, ma non sem- titi in corso negli Stati Uniti sulla trasformazione, de-mio giudizio alla fine la sopravvivenza dei siti no alla ricerca di una grande visibilità, il New bra avere grande seguito. E’ così? terminata da internet ma anche dalla crisi economi-di informazione su internet sarà legata esclu- York Post è un esempio di questo genere (il ta- Sì è così. E’ fuori di dubbio che qualche ini- ca, che sta ridisegnando radicalmente il paesaggiosivamente alla loro capacità di conquistare la bloid scandalistico di New York, criticato per ziativa legislativa del genere sarà necessaria, mediatico americano, con modi e tempi ancora lar-fiducia di una vasta audience. il suo giornalismo di bassa lega, è posseduto ma al momento il vero problema è che que- gamente enigmatici. Trentamila giornalisti hannoDopo alcuni anni di esperienza, che giudizio si può da venticinque anni dalla News Corp di Mur- sta strategia non è sufficientemente sostenu- perso il lavoro, la metà dei quali ha ricevuto il benser-dare del cosiddetto citizen journalism, la relazione doch, ndr). ta innanzitutto dai giornalisti. I quali guarda- vito nell’anno appena concluso. Tutti i quotidianitra i siti di informazione e il loro pubblico-parteci- Che genere di reazioni ha suscitato la pubblicazione no con sospetto qualsiasi intromissione del hanno ridotto drasticamente il numero dei loro in-pante? del vostro studio sul finanziamento pubblico dei governo nei loro giornali. Alla fine è questo viati (con un evidente diminuzione del giornalismo Questa forma di giornalismo partecipato media? il motivo per il quale abbiamo pubblicato il investigativo) e hanno tagliato o del tutto eliminatoha dei punti a favore molto chiari, così come Il miglior commento è stato quello di un nostro studio, per dimostrare che il governo gli uffici di corrispondenza, in particolare quellili ha il crowd sourcing (neologismo che indi- giornalista del Financial Times che ha scrit- americano è coinvolto da sempre. all’estero. Storiche testate stanno tagliando le loro re- dazioni quando non chiudono i battenti. Negli ultimi anni, negli Stati Uniti, 160 giornali-bandiera di città importanti hanno definitivamente abbandonato ilCOME SI INFORMANO GLI ITALIANI campo. Il Christian Science Monitor ha rinunciato all’edizione cartacea ed è passato completamente suI mezzi di informazione scelti dagli italiani per il voto delle europee del giugno 2009. internet. Il Washington Post è finito in una spiraleFonte: Censis drammatica. Contenere i costi significa anche ridurre le pagine e, complessivamente, la qualità del prodotto. Il modo migliore per perdere copie. E, dunque, per perdere al- tra pubblicità, già difficile da attirare in tempi di de- pressione economica. Un circolo vizioso. L’era digitale, con la diffusione dei nuovi media, ha in sé un’immensa forza disgregatrice, ma insieme ha una portentosa energia creatrice. Oggi, in Ame- rica, sono oltre trenta milioni i bloggers (133 milio- ni in tutto il mondo) e sono 104 milioni i lettori di blog. Insomma, se il futuro dei giornali è tetro, c’è chi vede rosa nel futuro del giornalismo. Per que- sto, non della fine, si parla ma della «ricostruzione del giornalismo americano», come recita il titolo di un accurato report di Leonard Downie Jr. e Michael Schudson per la Columbia Journalism Review (ht- tp://www.cjr.org/reconstruction/the_reconstruction_ of_american.php). Una ricostruzione possibile - ed prove tecniche per uscire dalla crisi è il punto cruciale del report - in virtù del supera- mento di quello che è sempre stato un tabù per la cultura giornalistica statunitense: il finanziamen- to pubblico della stampa. Pubblico può significaredi Luca Celada fondi da parte dello stato o federali, oppure prove- nienti da fondazioni, da organizzazioni non profit, da istituzioni filantropiche, da università.< Quandole il Seattledopo 146 anni di stam- chiuso rotative Post Intelligencer ha della chiesa ma questo mese abbiamo avuto 14,5 milioni di pagine viste e 5,4 milioni di visi- comprende pubblicità, imprese sponsor, una fondazione istituita dai fondatori, syndication In questa posizione, che ancora molti giornalisti considerano un cedimento etico inaccettabile (chipa per passare su internet nella nuova veste di te individuali al sito e dovremmo riuscire ad di alcuni articoli e le sottoscrizioni volontarie paga il suonatore fa la musica), c’è soprattutto mol-seatllepi.com è diventato il primo grande quo- aumentare anche la pubblicità». Ingwerson, dei lettori, come quelle usate dalle radio e Tv to realismo. «Tempi disperati richiedono misure di-tidiano cittadino a fare il grande salto, una de- veterano del vecchio Monitor cartaceo, aggiun- pubbliche in America dove non esistono sov- sperate. E siccome l’infrastruttura del giornalismocisione che ha comportato 140 licenziamenti ge che il giornalismo online è un nuovo mon- venzioni pubbliche dirette ai giornali. Il model- così come l’abbiamo conosciuto sta collassando, èsu 160 impiegati. I venti sopravvissuti danno do, entsuiasmante per il rapporto più stretto e lo «ibrido» ciò che un recente rapporto della sensato riesaminare posizioni a lungo custodite co-vita da un anno ad un esperimento osservato immediato coi lettori, molto pertecipi con Columbia University, intitolato Reconstructing me un tesoro». Così ragiona Rem Rieder sull’Ame-attentamente da molti oltre che dall’editore commenti e posta elettronica, «anche se non american journalism prevede è destinato ad rican Journalism Review (http://www.ajr.org/article.Hearst che ne è il proprietario. Il giornale-sito ha i ritmi della vecchia carta: la giornata che essere sempre più necessario nel prossimo fu- asp?id=4833)ha fortemente ridimensionato il respiro del inzia con la riunione e finisce con la chiusura. turo del giornalismo online. «E’ un momento Ma non tutti pensano che il finanziamento pubbli-proprio giornalismo, rinunciando alle grandi In rete il ciclo è continuo». Diversa l’esperienza di grande fervore sperimentale», conclude Do- co sia solo un estremo rimedio. Lo stesso Rieder os-inchieste (notoriamente costose), concentran- del Voices of San Diego che su carta non è mai nohue, «entusiasmante e con tanta incertezza serva che la Bbc fa «un giornalismo di prima classe».dosi su notizie locali, ospitando blog e contri- esistito, online dal 2005 è uno dei pionieri del certo, ma per quello che ci riguarda a differen- E infatti la Bbc è molto vista negli Stati Uniti, comebuti di freelance, citizen journalist e link a altri giornalismo nato e pensato per la rete. «Il pro- za di qualche anno fa non ci chiediamo più se fonte informativa affidabile, in alternativa ai canali tvgiornali come tanti aggregatori. Il giornale non getto nasce proprio dalla constatazione che saremo ancora qui fra 5 anni. Ci saremo. Anche «domestici» sempre più fatui o megafoni dell’estre- 21rende nota la contabilità salvo a dire per ora non esiste più un mercato pubblicitario in gra- se non sappiamo esattamente in quale forma». ma destra, come FoxNews. Ma anche la Pbs e Npr, ilche è sulla strada per bilanciare i conti. Più o do di sostenere un giornale locale come impre- telegiornale e il giornale radio pubblici, sono sempremeno allo stesso tempo della conversione a Se- sa a scopo di lucro. Quindi anche noi siamo no meno minoritari e vedono riconosciuta l’ottima fattu- Oattle, sull’altra costa, a Boston, un altra venera- profit ma ci concentriamo di proposito su in- Da Boston a Seattle a ra delle loro news. T Sbile testata ha imboccato la strada telematica. chieste approfondite delle realtà locali», dice E’ un passaggio difficile, ma necessario. Ma il fat- San Diego, il giornalismo E«Il nostro modello è no profit» spiega il diretto- Andrew Donohue che dirige una redazione di to stesso che se ne discuta, per chi conosce un po’ Fre del Christian Science Monitor, Marshall Ing- 12 giovani gornalisti. Voices ha trovato il suc- la cultura giornalistica americana, è già una rivolu- I alla ricerca delle sue radici Nwerson «siamo privilegiati dal finanziamento cesso con un modello di finanziamento che zione. A M L I • A R O M I L T U
  • 22. IN NUMERI DEL WEB Fonti: Google, Wikipedia, thefuturebuzz.com Da Internet alla televisione lobiettivo non è più «mobilitare le masse» ma correggere le disfunzioni del sistema GOOGLE 2 miliardi 26,5 milioni le ricerche giornaliere il numero di pagine effettuate su Google indicizzate con da parte degli utenti la parola “calcio” tra tv, giornali e web 1 miliardo il numero delle URL indicizzate il futuro è class action di Carlo Freccero 24.400 gli impiegati (Dicembre 2008) 68 milioni quante volte al mese < Si legge spesso sui giornali che ci troveremmo di fronte ad una fase di trasformazione della nostra politica giornalismo. Ieri l’informazione era critica, oggi è afferma- zione: non è inchiesta, ricerca di trame occulte, ma reperto- è digitata la parola “google” analoga a quella che segnò il passaggio dalla prima alla se- rio, sovrabbondanza di contenuto, enciclopedia come Wiki- sul motore di ricerca conda repubblica. pedia. Oppure esprime un’angolazione personale e si fa blog, In realtà, rispetto alla fine della prima repubblica, accanto ad alcune analogie, esistono oggi molte differenze. forum, si colora di contenuti emozionali. E si fa strada, pro- gressivamente, un modello di informazione e di protesta co- FACEBOOK Formulo questa affermazione sulla base dei dati che mi struito non sulla base della politica, ma del consumo. vengono dall’osservazione del mio medium di riferimento, Oggi il cittadino non si riconosce nell’animale politico 200 milioni la televisione che Serge Daney ha definito «inconscio a cielo di Aristotele, ma nel consumatore. E sulla base dei diritti del gli utenti attivi aperto della nostra società». consumatore è costruita oggi ogni forma di protesta e di lot- 100 milioni Il passaggio dalla prima alla seconda repubblica è stato ta. L’unico valore riconosciuto è l’abbattimento dei prezzi. E contraddistinto da una televisione tutta concentrata sulla non importa se per abbattere i prezzi di produzione è neces- politica e sulla società come la Tv verità di Guglielmi. L’infor- sario mettere a rischio la vita stessa dei lavoratori, come de- i visitatori giornalieri mazione, il dibattito, il reportage, avevano la meglio su tutti nunciano le continue morti bianche. Negli anni’ 70, il lavo- i generi televisivi di intrattenimento, compresa la fiction. La televisione utilizzava il suo specifico «la diretta» per far par- ratore dipendente, il proletario, l’operaio, era il protagonista assoluto. Oggi è il lavoratore stesso a rinunciare a difendere i 100 tecipare i cittadini, il pubblico, ai grandi eventi di allora, in suoi diritti, nel momento in cui si percepisce piuttosto come il numero medio di amici particolare ai processi che stavano travolgendo la classe po- consumatore. su Facebook per utente litica. Quello era il modello televisivo vincente, nello spirito E in chiave di consumo sono leggibili sia la protesta di del tempo, e tutta la televisione generalista di allora esprime- va un desiderio frustato ed insoddisfatto di impegno politico, Grillo che un libro come La casta. Grillo ha dichiarato che oggi i giornali sono strumenti ob- 52.000 le applicazioni disponibili di giustizia, di partecipazione. soleti dal momento che le notizie sono già presenti e in tem- I partiti politici erano posti sotto accusa, non in quanto po reale su internet. Ma i giornali sono altra cosa rispetto alla inutili, ma in quanto inadeguati rispetto alle aspettative e al- notizia nella sua immediatezza. Implicano riflessione, com- 140 le attese degli elettori. Nasce in quegli anni il concetto di te- mento, suggeriscono letture e ideologie, di destra o di sini- le applicazioni levisione come «agorà», piazza pubblica in cui si dibatte e si stra. E proprio questo corredo di idee e di convinzioni è oggi aggiunte ogni giorno esercita una sorta di democrazia diretta. Ma anche l’utopia messo sotto accusa. I giornali stranieri, in particolare il New di una democrazia diretta, “nuova” rispetto agli scandali della York Times si sono interrogati sull’appartenenza politica di democrazia rappresentativa, costituisce sì un approdo popu- Grillo, concludendo per una sua tendenza a sinistra, peraltro 2.600.000.000 lista, ma scaturito da una viscerale domanda di politica. Og- molto annacquata dalla necessità di sottoporre a critica tutta il totale di minuti gi la critica del pubblico verso la politica non vuol essere una la classe politica, compreso il governo in carica. Ma, proprio spesi ogni giorno critica costruttiva ancora interna al sistema o una domanda nell’apoliticità dei nuovi movimenti di opinione, sta la novità su Facebook nel mondo di partecipazione diretta. Esprime piuttosto estraneità e rifiu- rispetto ai vecchi fenomeni di contestazione. Non ci muovia- to senza appello. Non siamo neanche più al momento della mo più nel campo della antipolitica, ma piuttosto nel domi- rivoluzione, al regicidio, ma alla rimozione, all’insofferenza. nio dell’a-politica. 700 milioni La politica e i suoi rappresentanti sono vissuti come una Questo nuovo modo di affrontare la notizia e il giornali- le fotografie caricate casta separata dal paese. Di questo cambiamento radicale smo di inchiesta, nato su internet e sui blog, ha contaminato ogni mese della società la televisione è insieme specchio e causa. Spec- anche la televisione. I prototipi del giornalismo di inchiesta chio perché riflette sentimenti e tendenze oggi largamente negli anni di tangentopoli erano le trasmissioni di Lerner e condivisi, causa perché questi sentimenti e tendenze non so- di Santoro che conservano ancora oggi un loro pubblico. Il no casuali, ma nascono da un condizionamento ideologico nuovo giornalismo di inchiesta è apolitico come la trasmis- protratto nel tempo di cui cogliamo oggi i frutti. C’ è una pri- sione Report della Gabanelli. Non vuole mobilitare le mas- TWITTER ma fase di condizionamento che coincide con la Tv commer- se o produrre la coscienza critica nel pubblico. Vuol riparare ciale e la sua tendenza a far prevalere sempre e comunque la scelta della maggioranza, il mitico «minimo comun denomi- distorsioni e sprechi ricorrendo al modello ideale della class action, un’azione legale collettiva promossa da consumatori 1.111.991.000 numero di Tweet, ad oggi natore». La televisione commerciale ha come scopo dichia- e risparmiatori che si ritengono danneggiati o truffati. rato spingere gli spettatori al consumo. In realtà si rivela una Oggi la politica ha, in realtà, sempre meno peso nella ge- formidabile matrice di conformismo sociale. Originalità, cre- atività, differenza, da valori si trasformano in disvalori. Il con- stione pubblica. I governi non devono tanto affermare o ispi- rarsi a valori ideali, ma mettere in piedi un bilancio ed una 3 milioni numero giornaliero di Tweet formismo nelle scelte si traduce a livello politico in conserva- amministrazione efficiente e corretta. Le direttive arrivano torismo ed infine in indifferenza. dai grandi organismi internazionali, la Comunità Europea, La seconda fase di condizionamento coincide con quell’occupazione dei residui spazi di libertà del servizio piuttosto che il Fondo Monetario Internazionale. Le ideologie sono state cancellate e la class action ha sepolto ogni ricordo 165.414 86.078 63% persone che seguono persone che seguono percentuale pubblico di cui oggi emerge con chiarezza, dalle indagini in della rivoluzione in tutte le sue forme, chiudendo una stagio- l’utente più popolare l’utente più attivo: di uomini corso sulle pressioni di Berlusconi ai manager Rai, la lucidi- ne gloriosa iniziata con la rivoluzione borghese in Francia e la tà del progetto. Con il proclama bulgaro di Berlusconi inizia nascita delle moderne democrazie rappresentative. di Twitter – @Barack Obama @kevinrose tra gli utenti una lunga fase di censura nella televisione pubblica che, an- che con l’ultimo governo di sinistra, non è stata rimossa. In televisione l’informazione è stata sostituita dal gossip, l’infotainment ha soppiantato l’inchiesta. Oggi informare vecchia carta e nuove tecnologie: lapparizione della non significa rendere più consapevole il pubblico, ma intrat- tenerlo, divertirlo. La televisione di oggi è specchio di una società liquida che ha perso ogni illusione di cambiamento, ogni capacità di per- seguire uno scopo. Se abbiamo rinunciato a prendere in ma- no le nostre vite, a maggior ragione abbiamo abbandonato New York Times. Entrambe han- mo e il fatto che (rispetto a un progetti ambiziosi come cambiare la società. di Raffaele Mastrolonardo no sviluppato un’applicazione Pc) è più probabile che lo si usi Usciamo da un lungo periodo di eclissi e disinteresse per per il nuovo gadget che, come seduti comodamente in poltro- l’informazione. Gli ultimi anni dell’agenda televisiva sono stati occupati dal reality che ha contaminato il giornalismo < «Leggerai nuovamente i giornali tutti i giorni», re- cita l’undicesimo comandamento. Che non è inci- l’iPhone, si basa su programmini realizzati da terze parti, scarica- na rende l’esperienza molto più coinvolgente», spiega John-Hen- televisivo, trasformando l’informazione in infotainment non so su una tavola di pietra ma sull’iPad che Steve Jobs, no- bili dall’utente. ry Barac, designer di quotidianiO solo nei talk show di seconda serata, ma anche nella sede isti- vello Mosé, tiene in una mano mentre scende dal Sinai. Ma quali sono le ragioni di che ha progettato la prima ap-T tuzionale dei vari telegiornali. Oggi, anche i telegiornali non La vignetta, apparsa online a fi- tutta questa fiducia da parte dei plicazione per iPhone del Guar-S sembrano avere spazio che per la cronaca nera e la cronaca ne marzo, riassume bene lo sta- colossi delle news? dian, considerata tra le miglioriEF rosa. to mentale dei signori dell’in- La disperazione, certo, gioca in circolazione. «Il tocco, poi, èI Grillo ha riportato il dibattito sulla politica, o meglio formazione globale costretti a un ruolo ma anche il curriculum un modo più intimo di interagireN sull’antipolitica che rappresenta comunque una frattura ri- chiedere al boss dell’azienda di Jobs, che con l’iPod e l’iPhone con un computer: afferri l’infor-AM spetto al gossip. Anche la televisione ha dovuto interessarsi a della mela morsicata un mira- ha rivoluzionato due settori di mazione, la porti in giro, la ma- Grillo. Ma il fenomeno Grillo non nasce in televisione, bensì colo: convincere i lettori a paga- mercato (musica digitale e tele- neggi per investigare ancora».L su internet, e di internet ha le caratteristiche. re per le news digitali. «Potrebbe fonini intelligenti), ha la sua par- Prefigurato qui, insomma, èI Anche internet ha subito un’evoluzione o un’involuzione, essere il salvatore dell’industria te. E poi le caratteristiche della un tipo di relazione con l’infor-• dalla controinformazione tradizionale all’attuale repertorio dei giornali», ha detto Rupert tavoletta magica, innanzitutto, mazione molto diverso da quel- di notizie. Murdoch qualche giorno dopo lo schermo da 9,7 pollici e l’in- lo che si è imposto sul web, doveAR I mezzi di comunicazione ufficiali, come la televisione il debutto del dispositivo, arri- terfaccia intuitiva basata su tec- il mordi e fuggi impera e la visitaO pubblica e privata, assecondano i giochi del potere politico vato nei negozi Usa il 3 aprile nologia multi-touch: insieme si ad un sito di news dura in media destreggiandosi tra rimozione e censura delle notizie. Ciò ha scorso. candidano a restituire alla let- 3 minuti e 4 secondi consenten-M dato origine per reazione al mito della controinformazione Il suo Wall Street Journal, non tura elettronica il fascino della do di leggere neanche una pagi-IL T sulla rete ancora legato all’universo della contestazione. Og- a caso, è una delle prime testate carta. na e mezzo al giorno. gi questo modello è in crisi e con esso un certo modo di fare presenti sull’iPad, così come il «La grandezza dello scher- Su queste premesse la corsaU22
  • 23. I NUMERI DEL WEB Fonti: Google, Wikipedia, thefuturebuzz.com WIKIPEDIA 2.695.205 260 gli articoli scritti le lingue utilizzate in inglese presenti per scrivere su Wikipedia gli articoli gato lo stesso Eggers - Ci sono 75.000 gli utenti che contribuiscono lipergiornale, 104 milioni di persone che ogni giorno ne leggono uno». L’enfa- quotidiani, si del lavoro perciò è su quello attivamente all’enciclopedia una speranza che il giornale può fare e inter- net no: la lunghezza della storie, la fine 10 milioni il totale degli articoli per il futuro l’apparato grafico e fotografico, la possibilità di ricorrere a materia- dellinizio le originale bypassando le agen- presenti, in tutte le lingue zie, la dimensione locale/globale di Alberto Piccinini dell’informazione. San Francisco di F. P. 684 milioni Panorama lancia un messaggio di speranza ai giornalisti licenzia- gli utenti totali di Wikipedia nel 2009 < E’ rimasto ancora qualcosa di letterario, persino ro- ti nei giornali travolti dalla crisi, o lasciati a languire alla scrivania. < Nella calda estateposta2006 la notiziaCol carta arriva per del elettronica. di mantico, oltre che di fondamen- Li chiama a viaggiare, racconta- senno di poi, l’avremmo potuta titolare: la fi- talmente democratico, nel fare re, scrivere. Dà voce alle associa- ne dell’inizio. Un caro amico ci manda l’edi- YOU TUBE un giornale di carta? Lo scrittore americano Dave Eggers e i suoi zioni no profit di giornalisti come SF PublicPress (a una di queste, zione scaricata dal sito dell’Economist che sulle pagine del prestigioso settimanale an- amici di McSweeney’s, una delle Propublica di New York, è appe- nuncia l’ultima copia del New York Times per 200mila riviste letterarie più vivaci al na andato un Pulitzer). Ricorda il 2043. Il bello è che la rivista inglese rilancia i video pubblicati mondo, sono convinti di sì. In sei che i «pezzi lunghi» sono il punto una previsione fatta in un libro, altro obsoleto mesi hanno inventato, scritto, di forza di un giornale cartaceo. strumento di carta, intitolato Vanishing New- 7.100.000.000 stampato San Francisco Panora- Scommette sui lettori più gio- spaper e uscito due anni prima a firma di Phi- ma: un omaggio al giornale quo- vani (e alfabetizzati), e chiede ai lip Meyer, premio Pulitzer, docente di storia video guardati ogni giorno tidiano così come l’abbiamo co- giornali di saper scommettere sui del giornalismo dell’Università della North nosciuto prima che internet ne propri contenuti esclusivi, senza Carolina, grande studioso del nostro mestiere. 13 ore oscurasse improvvisamente le sorti. Senza un briciolo di nostal- scimmiottare tv e Rete. Può darsi che i lettori del ma- Fatti due conti anagrafici, la cosa non ci im- pressiona più di tanto anche perché, se di pro- la lunghezza totale dei gia: questa singolare operazione nifesto (e di alias, prima ancora fezie dobbiamo vivere, suonano più nere video caricati ogni minuto di «arte dell’informazione» rap- di extra) riconoscano qualcosa quelle dei Maya sulla fine del mondo, fissata presenta prima di tutto una ri- di familiare nel sfogliare le co- al dicembre del 2012, o al momento quella 70 milioni flessione sul futuro dell’editoria. Con un’avvertenza importan- loratissime pagine del giornale. Siamo a San Francisco: Eggers sulla fine ancora più rapida del governo Prodi e su un ritorno di Berlusconi. il totale dei video presenti te: si tratta di un prototipo, di un paga il suo tributo alla storia del- Eppoi il professor Meyer viene tacciato «numero uno». Libero chiunque la stampa locale, da Rolling Sto- perfino di ottimismo. Un gruppo di studenti 26 anni lavori nel settore di farsi ispirare ne alla splendida free press nata della Columbia University, altro luogo vene- l’età media degli utenti da tanto entusiasmo, e da qual- laggiù. Ma il suo «numero uno» è rato da chi frequenta questo mestiere, la met- che caricano video che buona idea. Non ci saranno tutt’altro che underground: am- te giù molto più dura: l’ultima copia del New repliche. Il formato di San Fran- bisce a unire il locale al globale, le York Times, dicono, sarà stampata nel 2014. cisco Panorama (facilmente ordi- storie della città con le corrispon- Se il giornale avrà un dopo, sarà al massimo BLOGOSFERA 412 anni nabile via Amazon o attraverso il denze originali dall’Afghanistan un diluvio di newsletter spedite a un pubbli- il tempo che ci vorrebbe sito di McSweeney’s) è quello dei e dall’Iran, spalmando una ven- co di anziani. per guardare tutti i video giornali domenicali americani. tata ecologista e radical su tut- Lasciando in pace la gloriosa testata ame- presenti su YouTube Enorme. Più di 300 pagine divi- te i reportage. Nel più simbolico ricana, è più o meno questo il futuro dei quo- se in nove sezioni (news, storie di tutte, lo scrittore William Vol- tidiani di carta, il manifesto compreso? Rupert lunghe, sport, cibo, opinoni, arti, lman racconta come la chiusura Murdoch sostiene furbamente che la scom- 112.486.327 ecc.) e due magazine. Il parco dei di due grandi cartiere in Califor- parsa dei giornali avverrà «fra vent’anni, o al quante volte è stato visto collaboratori è da sogno. Stephen nia e la conseguente trasforma- massimo trent’anni». Cioè quando lui non ci il filmato più cliccato King scrive di baseball, il Pulit- zione socioeconomica della zona sarà più, considerando che il magnate austra- zer Robert Porterfield si occupa abbia devastato l’ecosistema più liano sta per compiere 80 anni. E che nel frat- dei costi folli nella costruzione di quanto non facessero i giornali tempo non fa lo studioso di giornalismo ma dei nuovi ponti sulla Bay Brid- con gli alberi. l’editore più grande del mondo, lavorando per ge (è l’apertura del giornale). C’è «Un giornale deve parlare dal portare soldi al suo impero di carta e di tv fa- BLOGOSFERA un intero sfoglio di fumetti - Art luogo dove si fa, - riassume Eggers cendo pagare le news su suoi siti d’informa- Spiegelmann tra gli autori - e per- - ma deve parlare a tutti». Questa zione, cominciando dal Wall Street Journal. 346 milioni sino un missile di cartone da ri- tagliare e costruire, per i più pic- è la forza del modello dell’edito- ria cartacea, la garanzia della sua Da lui acquistato per ben 5,7 miliardi di dolla- ri nel 2007, non ai tempi di Gutenberg quando persone che leggono blog cini. Poster, disegni, diagrammi sopravvivenza. Aggiunge Eggers: l’editoria aveva uno splendido e solido futuro. a piene mani nello sport e nelle «Quel che stiamo perdendo è un Sulla fine della carta, l’editore del giornale 900mila recensioni discografiche. Le mi- ninotizie di pagina 2 mettono in- gesto puro e limpido, quello del lettore che dice mi piace quel che al centro delle funeste profezie sembra pen- sarla più o meno come Meyer, anche se ci ri- post pubblicati ogni giorno sieme informazioni sul «morale fai, eccoti il mio dollaro». Il gior- cama su un po’ di marketing. «I giornali fini- della polizia», «previsioni mete- nale come modello di business ranno come il Titanic», dice Arthur Sulzberger, 77% 81 133 milioni ologiche per i surfers», i «crimini del weekend» sulla mappa della democratico, legato a una comu- nità, che ha idee sul mondo ma a capo del New York Times, proprietà di fami- glia con radici nel vecchio Novecento. «Anche la percentuale le lingue i blog indicizzati città. E così via. non dimentica che quel che suc- se il Titanic fosse approdato sano e salvo, il di utenti che legge rappresentate da Technorati «Troppo facile dire che il gior- cede sottocasa. Che in definitiva suo destino sarebbe stato comunque segna- i blog nella blogosfera dal 2002 nale stampato è morto - ha spie- ci riguarda parecchio. to», continua Sulzberger, per concludere più o meno metaforicamente: l’iceberg è per la stampa americana un’occasione per cambia- re radicalmente il sistema attraverso l’uso del- le nuove tecnologie. Insomma, i giornali so-della «tavoletta» fa sperare in un nuovo miracolo pravviveranno senza essere più il mezzo prin- cipale d’informazione e la data di chiusura è semmai un optional che farà danni a chi non si è attrezzato in tempo. Nell’attesa, noi puntiamo su Mark Twain. al tentativo di trasportare il pia- Eyewitness, che presenta con per l’editore», spiega. «Non una Il che non sarà semplice e, so- Non solo perché ci ha rivelato per primo cere tattile della carta sull’iPad è un grande dettaglio le miglio- grande cifra, ma destinata a cre- prattutto, non sarà a costo zero. quell’illuminante «l’annuncio della mia mor- già cominciata. Per ora, le spe- ri foto del quotidiano inglese e, scere nel tempo». «E’ già difficile per le riviste; per te è stato ampiamente esagerato», non perché rimentazioni più interessanti sfruttando le potenzialità visua- Al momento l’applicazio- i quotidiani si tratterebbe di una quest’anno è il centenario della sua scompar- sono arrivate dalle riviste, per li dell’iPad, prefigura, secondo ne per iPad del New York Times rivoluzione che ha bisogno di in- sa. Ma perché, invece di guidare transatlanti- vocazione più attente alla cura Barac, un futuro di applicazioni è gratuita: offre una selezione vestimenti», afferma Doctor. «E ci come il Titanic, pilotava battelli a vapore sul 23 grafica. Popular Science, men- con contenuti specifici per sod- dei contenuti del giornale ed è con i media in crisi, da dove arri- Mississippi. sile dedicato a scienza e tecno- disfare nicchie di utenti. pensata come un traino per una veranno questi soldi?» logia, permette la possibilità di Basterà per attirare lettori e futura versione a pagamento. Purtroppo per gli editori, sul- O portare in primo piano con un portare nelle tasche degli editori Quella del Wall Street Journal, in- la tavola che Jobs aveva in mano T S tocco, alternativamente, foto o i sospirati guadagni? vece, è gratis per un periodo di quando è sceso dal Sinai la rispo- E testo mantenendo l’altro ele- Ken Doctor, autore di Newso- prova e poi costa 17,29 dollari al sta a questa domanda non c’era. F mento sullo sfondo a seconda nomics, libro dedicato all’econo- mese. Dovranno trovarsela da soli. I N di quale sia l’aspetto del servi- mia dell’informazione, è mode- Di sicuro, però, gli auspicati A zio ad interessare in quel mo- ratamente ottimista. Per lui, l’ac- benefici non arriveranno senza I grandi giornali confidano che lI-Pad M mento il lettore. cordo che Apple propone agli sforzi. Trasferire semplicemente L Più conservatori i quotidia- editori (70% dei proventi a loro, i contenuti della carta sulla tavo- della Apple risolva la crisi del mercato indichi I ni, anche se qualche idea inno- il resto alla Mela) è un buon pun- letta non basterà. «C’è bisogno vativa si può già intravedere. to di partenza. «Se il New York Ti- di una squadra di persone che • «Per esempio - spiega Barac - i mes offrisse la sua applicazione si dedichi quotidianamente solo una via duscita a gloriose testate A video inseriti dentro gli articoli a 13,99 dollari al mese, come fa all’iPad», spiega Barac. Tradotto: in difficoltà. Ma è solo unipotesi, mentre il futuro R del New York Times che sembra- sul Kindle di Amazon e raggiun- le testate dovranno assumere e O no foto e possono aprirsi a tutto gesse i 75 mila utenti, vorreb- formare competenze per proget- è tutto da scrivere M schermo». O ancora, Guardian be dire 5 milioni all’anno in più tare contenuti più accattivanti. I L T U