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Giornalisti, precariato, illegalità, lettori e cittadini
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  • 1. Giornalisti, precariato, illegalità, lettori e cittadini Vittorio Pasteris Firenze 7-8 ottobre 2011
  • 2. Premesse
    • Precariato e ilegalità non solo alterano I valori meritocratici, favoriscono i peggiori e i più compromessi , rovinano la vita privata e professionale, ma deteriorano irreparabilmente la qualità dell'informazione per I cittadini.
    • I cittadini devono essere messi al corrente delle distorsioni del mondo editoriale per poter decidere che dieta mediatica avere.
  • 3. Presupposti
    • Amiamo il giornalismo e la legalità
    • Il precariato e l’illegalità nel giornalismo sono fortemente diffusi tanto da pensare siano la normalità.
    • I fenomeni hanno ragioni storiche, politiche ed economiche
    • E’ ora di cambiare radicalmente le cose utilizzando tutti gli strumenti possibili
  • 4. Definizioni: precariato
    • Con il termine precariato si intende l'insieme dei soggetti che vivono una condizione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di insicurezza:
    • mancanza di continuità del rapporto di lavoro e certezza sul futuro, e
    • mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura.
  • 5. Definizioni: legalità:
    • Il principio di legalità afferma che tutti gli organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo la legge . Tale principio ammette che il potere venga esercitato in modo discrezionale , ma non in modo arbitrario.
    • Si distingue in: principio di legalità formale e sostanziale :
    • il primo afferma che l' amministrazione pubblica e la giurisdizione non hanno altri poteri se non quelli conferiti dalla legge. Esso si atteggia, quindi, come necessità di una previa norma di legge attributiva del potere;
    • il secondo aggiunge che amministrazione e giurisdizione devono esercitare i loro poteri in conformità con i contenuti prescritti dalla legge. L'amministrazione è tenuta non solo a perseguire i fini determinati dalla legge ( legalità-indirizzo ), ma anche a operare in conformità alle disposizioni normative stesse ( legalità-garanzia ).
  • 6. Definizioni
    • Freelance sono i giornalisti che hanno scelto la libera professione. L'assunzione non è tra i loro obbiettivi primari. Ci sono freelance professionisti e freelance pubblicisti. Esercitano la professione giornalistica come attività continuativa esclusiva o prevalente, anche con soggetti diversi sulla base di rapporti autonomi.
    • Disoccupati sono coloro che hanno perso un lavoro stabile e vanno aiutati a rientrare in una redazione. Per vivere fanno i freelance ma non si considerano tali perchè la libera professione non è una scelta ma una strada obbligata.
    • Precari sono coloro che hanno (o hanno avuto) contratti a termine ma vorrebbero trasformarli in un contratto a tempo indeterminato.
  • 7. Definizioni
    • Stagisti sono coloro che fanno un periodo di tirocinio presso una redazione. Devono imparare e quindi hanno bisogno di un tutor o comunque di qualcuno che insegni loro il mestiere. Non devono sostituire un giornalista assente, non devono fare il lavoro in supplenza di qualcuno, nè essere inseriti nei turni.
    • Collaboratori occasionali sono coloro che svolgono attività giornalistica in modo saltuario o comunque non prevalente. L'attività pubblicistica serve solo ad arrotondare i loro introiti che provengono da un altro lavoro.
    • Abusivi sono tutti quelli che lavorano nelle redazioni e svolgono un lavoro di redattore ordinario o addirittura caposervizio, in totale autonomia.
  • 8. I numeri del giornalismo italiano
    • Giornalismo: il lato emerso della professione Una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani “visibili”, attraverso i dati di Inpgi, Ordine e Fnsi
    • Ricerca curata e realizzata da Pino Rea – LSDI Progetto editoriale: Vittorio Pasteris – LSDI
  • 9. Giornalismo: il lato emerso della professione (1)
    • Una professione frammentata, con status professionali ed economici molto vari e con differenze, a volte, molto profonde fra i vari segmenti che la compongono.
    • La ”invisibilità” di almeno 40.000 giornalisti (sui 108.000 censiti a fine 2009), sconosciuti all’ Inpgi e quindi, in teoria, privi di qualsiasi reddito ufficiale da lavoro giornalistico;
  • 10. Giornalismo: il lato emerso della professione (2)
    • - la conferma, sulla base dei documenti, di una vistosa spaccatura, sia a livello di reddito che di rappresentanza sindacale e di potere contrattuale,  fra lavoro dipendente (”garantito”) e lavoro autonomo
    • un “impoverimento” delle fasce di reddito intermedie a vantaggio di quelle medio-alte nel campo del lavoro subordinato;
    • il progressivo “invecchiamento” della popolazione giornalistica, in entrambe i campi;
    • una progressiva avanzata delle donne, mitigata dalla persistenza di un relativo gap di carattere economico.
  • 11. Una valutazione economica
    • Precariato ed illegalità permettono al sistema dell’editoria italiana di sopravvivere. Gli extra costi derivati da contratti fuori mercato e dal mantenimento di certi status quo non permetterebbero al sistema di sopravvivere se una buona parte dei costi di personale(valutiamoli un 50%) non fossero ridotti forzosamente con strumenti illegali e “addomesticamenti” dei contratti
  • 12. Una valutazione qualitativa
    • I fenomeni descritti non sono distribuiti omogeneamente: in certe aree la legalità viene garantita maggiormente dagli organi proposti. In altre aree la situazione è decisamente più “fragile”. In altre aree ancora la situazione è in balia di compagnie di giro e consorterie e i giornalisti sono costretti a subire la situazione con poche e scarse possibilità di reazione.
  • 13. Il caporalato
    • La professione giornalistica è forse la libera professione con maggiori infiltrazioni di illegalità
    • Per anni l’accesso alla professione si è basato su metodi di caporalato che mischiavano illegalità, pressione psicologica e omertà
    • Le parti coinvolte hanno accettano e difeso questo sistema che offriva loro indubbi vantaggi.
  • 14. Gli attori del sistema
    • Editori
    • Redazioni strutturate
    • Direttori responsabili
    • CDR
    • ODG locali e nazionale
    • Sindacati locali e nazionali
    • Collaboratori
    • Cittadini - lettori
  • 15. Pro memoria
    • http://www.odg.it/content/legge-n-691963
    • Tanto gli ordini regionali e interregionali, quanto l'ordine nazionale, ciascuno nei limiti della propria competenza, sono persone giuridiche di diritto pubblico.
    • Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori
  • 16. Il dualismo del mercato del lavoro
    • Nel settore giornalistico , per esempio, nel corso di una recente audizione parlamentare sono emersi dati impressionanti circa l’ apartheid che in Italia separa i lavoratori protetti dai non protetti. Riportiamo qui di seguito la deposizione svolta da una rappresentante della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dottoressa Antonella Benanzato, davanti alla Commissione Lavoro del Senato: “ Presidente, desidero comunicare delle cifre riguardanti il Veneto: i giornalisti titolari di un rapporto di lavoro dipendente in Veneto sono 753; i giornalisti iscritti esclusivamente alla gestione separata (solitamente i collaboratori) (*) sono 1.640; il reddito medio di un giornalista dipendente è di 59.445 euro l’anno; il reddito medio di un giornalista co.co.co. è di 7.489 euro l’anno; il reddito medio di un giornalista libero professionista è di 9.000 euro l’anno. Vorrei far presente, proprio per sollevare l’argomento della previdenza per i giornalisti precari, che dai risultati dell’indagine condotta dalla LSDI (l’associazione per la libertà di stampa e il diritto all’informazione), pubblicati recentemente, risulta che le pensioni dei lavoratori autonomi (sempre con riferimento ai giornalisti), per il 63 per cento delle contribuzioni, ammontano a circa 500 euro lordi l’anno. Vi lascio calcolare a quanto possa ammontare la pensione mensile. Ciò avviene perché i lavoratori precari, o i collaboratori, non sono neanche in grado di pagare delle quote importanti di previdenza e, quindi, si ritrovano con delle pensioni al di sotto di quelle sociali, assolutamente irrisorie, che anzi rappresentano un costo per la stessa cassa dei giornalisti, dal momento che quasi non è conveniente erogare delle pensioni pari a 20 euro al mese. [...] ”
    • (*) Per la migliore comprensione di questa deposizione occorre precisare che la “Gestione separata” dell’Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) è quella alla quale devono obbligatoriamente iscriversi, dal 1995, tutti i lavoratori autonomi – siano essi co.co.co., lavoratori a progetto, o “partite Iva”   che non siano già obbligatoriamente iscritti a una cassa di previdenza di settore, quali ad esempio le Casse per gli avvocati, per gli ingegneri e architetti, per i geometri, ecc.
    •         Dai dati forniti dall’Inpgi (Istituto Nazionale di Previdenza per i Giornalisti Italiani) su scala nazionale si trae che, tra i giornalisti di età fino a 40 anni , - quelli assunti come lavoratori subordinati regolari (meno della metà del totale) hanno un reddito medio annuo di 32.423 euro ; - quelli ingaggiati come collaboratori autonomi continuativi hanno un reddito annuo medio di 7.253 euro (a fronte di un reddito medio di tutti i giornalisti co.co.co. pari a 8.500 euro); - quelli ingaggiati come liberi professionisti (“a partita Iva”) hanno un reddito annuo medio pari a 6.523 euro .
    •         Per dare alla Commissione la percezione diretta di come è oggi diffusamente organizzato il lavoro in questo settore, offriamo di documentare e provare due casi tipici di piccole case editrici lombarde.
    •         Caso 1 – Web TV Organico dell’impresa: proprietario-editore, una segretaria amministrativa assunta come lavoratrice subordinata a tempo parziale, due giornaliste assunte come collaboratrici a progetto a tempo pieno, tre tecnici/montatori video addetti alla realizzazione dei servizi anch’essi assunti come collaboratori a progetto, a tempo pieno o parziale. A settembre 2009 questa web tv assume un giovane giornalista professionista attraverso un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, ma con un impegno orario ben definito – full time , sabati e domeniche inclusi – e una retribuzione bassissima (800 euro lordi al mese). Commento dell’Ordine dei giornalisti, cui il giornalista chiede consiglio: “il contratto, pur essendo la cifra bassissima, può considerarsi regolare”.
    •         Caso 2 – Casa editrice di periodici specializzati Organico dell’impresa: proprietario-editore, moglie del medesimo che figura come direttore responsabile delle riviste, due segretarie assunte come lavoratrici subordinate, un addetto alla gestione del sito web assunto come “collaboratore a progetto”, tre venditori di spazi pubblicitari retribuiti a provvigione, una giornalista e un collaboratore per uno o due pomeriggi alla settimana, entrambi assunti come collaboratori a progetto a tempo indeterminato. A febbraio 2010 la casa editrice assume un giovane giornalista professionista attraverso un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, ma con un impegno orario a tempo pieno ben definito e vincolante e una retribuzione di 800 euro lordi al mese. Il contratto ha inizialmente una durata predeterminata di tre mesi, a maggio viene prorogato di altri sei mesi. A dicembre la casa editrice propone al giornalista un contratto di collaborazione a progetto a tempo indeterminato. Commento dell’Ordine dei giornalisti, cui il giornalista chiede se sia legale offrire un rapporto di “lavoro a progetto” a tempo indeterminato: “in effetti un contratto di questo genere per chi è iscritto a un ordine professionale si può fare, anche se questo tipo di rapporto dovrebbe essere riservato a chi ha il doppio lavoro, o la partita Iva”
  • 17. I tempi cambiano
    • Ieri: molti gionalisti cronisti poco desk
    • Oggi: molta informazione
    • Fonti primarie omogenee
    • Molto desk
    • Giornalista impiegato molto potente e ricco
    • Giornalista cronista: ricco ma per lo piu sfigato
  • 18. La clessidra asimmetrica
    • L’accesso alla professione e al lavoro viene gestito da un sistema a clessidra che permette l’accesso alle “sfere nobili” attraverso un sistema che è definibile di cooptazione o caporalato a seconda come lo si analizza concettualmente.
  • 19. La clessidra asimmetrica
    • Il sistema è evidentemente illegale ovvero viola le norme vigenti
    • L’evoluzione dell’editoria (diciamo crisi) ha reso molto ristrette le possibilità di cooptazione mentre la “plebe” di quanti vogliono entrare nel mondo del giornalismo aumenta
    • Crescono i potenziali spazi lavorativi, cresce la competizione, ma non cresce il denaro a disposizione
  • 20. Le non regole del gioco
    • L’adesione alle non regole del gioco in quasi tutti i casi induce a una ricattabilità per tutto il resto della carriera da parte di coloro che le accettano
    • Le redazioni convivono “allegramente e gloriosamente” con l’illegalità dei colleghi che a secondo dello stile vengono spremuti, sfruttati, tollerati o formati.
    • Vengono compilate informalmente o formalmente liste di “abusivi” che secondo regole variamente descritte vengono poi “regolarizzati” all’interno delle redazioni. Per essere regolarizzati occorre sottostare alle regole tribali del sistema perché chi sgarra viene espulso e deve ripartire dal Via.
  • 21. Le conseguenze
    • Non è il suicidio di una categoria di lavoratori, ma l’omicidio di una parte nei confronti di un’altra in condizione di debolezza.
    • L’avvento del giornalismo digitale e la crisi dei media tradizionali non hanno migliorato il dibattito e la trasparenza, ma hanno peggiorato i rapporti fra giovani e vecchi, fra quelli cresciuti nella illegalità e nella legalità, fra una casta e una nuova generazione.
    • Il sistema sta per esplodere
  • 22. L’omertà e l’opacità del sistema
    • Il sistema giornalistico è per lo più completamente opaco ai lettori-cittadini
    • Il giornalismo italiano lancia campagne contro ogni tipo di illegalità ed abuso ed è totalmente amorfo a quanto succede al suo interno
    • La vergogna del silenzio su Paola Caruso e altri
    • La conoscenza da parte dei lettori – cittadini del vero stato delle cose potrebbe variare i consumi mediatici di buona parte degli stessi
  • 23. La carta di Firenze
    • Un’importante strumento per tutti
    • Occorre aumentare ancora i costi giudiziari di chi commette crimini contro colleghi, cittadini e in generale contro la professione
    • E’ una carta orientata al futuro ma deve anche poter permettere a chi a subito abusi di avere giustizia
    • Schiena dritta, professionalità e deontologia devono prevalere
  • 24. Pensieri sparsi (presi in rete)
    • Penso che la Carta di Firenze sia un'ottima idea se si riesce a sanzionare il direttore o il caporedattore che sfrutta i collaboratori. Dobbiamo sempre ricordarci che l'artefice dello sfruttamento è l'editore, ma noi collaboratori non entriamo mai in relazione diretta con lui, il nostro rapporto di lavoro è con i kapi in redazione. I comportamenti da sanzionare sono quelli di chi sta dietro una scrivania e ordina pezzi al ribasso al manovale della notizia, molte volte solo per farsi bello con la direzione e con l'editore, visto che i soldi per pagare le collaborazioni non li prende dal suo stipendio...è davvero squallido e sarò felice se la categoria ne prenderà atto formalmente e deciderò di fare un pò di pulizia al suo interno.
  • 25. Pensieri sparsi
    • Io sono un idealista di merda, oramai mi conosci abbastanza da saperlo tu stesso. E per questo non ho mai voluto piegarmi alle logiche vigenti nel nostro paese e non soltanto all'interno della nostra categoria professionale, per trovare lavoro. Nessuna raccomandazione, nessun nepotismo, nessuna carineria a chicchesia, anzi schiena dritta e pedalare...
  • 26. Pensieri sparsi
    • I freelance sono quelli che lavorano per più testate, non per una sola, sennò sarebbero collaboratori e/o abusivi camuffati con la partita iva. I freelance sono quelli che rifiutano i pagamenti troppo bassi, perchè con il loro lavoro ci campano e con i pezzi a 25 euro non si campa. I freelance non sono nè migliori nè peggiori degli altri, ma sono solo differenti, hanno cioè una loro specifica fisionomia professionale e far finta che questo non sia vero è un danno per tutti, a cominciare dai precari. Per questo io, il 7 e l’8 ottobre, non sciopererò affatto contro i giornali, né da lettore e né da giornalista. Sciopererò invece, e inviterò tutti a farlo, contro il sindacato e contro quei colleghi ciechi che non si rendono conto della realtà. Ovvero che il male sta principalmente in noi e nei nostri organismi e non nel solito “cattivo”.
  • 27. Pensieri sparsi
    • I precari nel giornalismo scontano un altra pena ed è quella della mancanza di libertà. Un giornalista precario non è un giornalista libero. quando molti anni fa ho detto questa cosa banale e semplice mi hanno quasi linciato alla FNSI.
    • Oggi il 99% dei giornalisti impiegati nelle trasmissioni di informazioni delle reti Rai e private sono precari sfruttai e ricattabili. Il sindacato semplicemente fa finta che non esistono e poi ha anche la faccia tosta di fare le manifestazioni per difendere la libertà di stampa.
  • 28. Sensibili alle foglie di fico
  • 29. Ma i tempi stanno cambiando
  • 30. This is tomorrow
    • Il problema è banalmente di avere paura
    • I giornalisti sanno comunicare
    • I media hanno terrore di perdere la posizione
    • I media digitali possono cambiare lo scenario
    • Gli “organi preposti” o capiscono e assecondano il cambiamento o moriranno
    • Il sistema o accetta la resa o imploderà in tempi brevissimi
  • 31. Vittorio Pasteris
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