LibreremoQuesto libro è il frutto di un percorso di lotta per l’accesso alle conoscenze e alla formazionepromosso dal CSOA...
Erich Fromm.    ANATOMIA DELLA DISTRUTTIVITA UMANA.    Arnoldo Mondadori Editore 1975.    Titolo dellopera originale: "The...
Cap. 5: Neurofisiologia: pagina 195.- La relazione fra psicologia e neurofisiologia.- Il cervello come base per il comport...
Efficacia; Eccitazione e stimolazione; Noia e depressione croniche;Struttura del carattere).- Condizioni per lo sviluppo d...
PREFAZIONE.Questo è il primo volume di unopera complessiva sulla teoriapsicoanalitica. Ho cominciato con lo studio dellagg...
ampliato la presentazione di queste scoperte, sia teoricamente siasotto laspetto dellesemplificazione clinica. Non ho appr...
Questa ricerca è stata in parte finanziata dal Public Health Servicecon la sovvenzione n. M H 13144-01, M H 13144-02, del ...
(«aggressione maligna»). Ogni volta che mi è sembrato utile, in uncerto contesto, usare il termine «aggressione» in un sen...
INTRODUZIONE:ISTINTI E PASSIONI UMANE.Poiché la violenza e la distruttività aumentano su scala nazionale emondiale, specia...
distruttività: questultimo, infatti, ci costringe a mettere in dubbiole premesse fondamentali dellideologia attuale;      ...
specie umana,    e praticamente assente nella maggior parte        deimammiferi; non è programmata filogeneticamente e non...
luomo può essere guidato dallamore o dalla passione di distruggere:in ciascun caso soddisfa uno dei suoi bisogni esistenzi...
saranno discussi successivamente, per ora vorrei dire soltanto che nonsi tratta della psicoanalisi basata sulla teoria del...
una soddisfazione di livello superiore, crea per se stesso il drammadella distruzione.Lattuale clima di pensiero incoraggi...
distruttività non siano maligne, ma semplicemente che il vizio èumano. In effetti tali pulsioni distruggono la vita, il co...
N. 4: La maggior parte delle vecchie psicologie, come quella degliscritti buddisti, quella greca, la psicologia medievale ...
e   background culturali diversi.      Listintivismo di questultimocostituisce un ponte con la teoria freudiana. Come Flet...
questo caso tende a distruggere gli altri piuttosto che se stesso. Semescolato alla sessualità, listinto di morte si trasf...
tutto, "Il cosiddetto male" è un libro che si legge molto volentieri -proprio come il precedente, affascinante saggio "Er ...
specie.Ma,   prosegue Lorenz,    listinto che nellanimale serviva      allasopravvivenza, nelluomo è stato «grottescamente...
Lorenz, Tinbergen ha formulato il problema con assoluta chiarezza: «Daun lato luomo è affine a diverse specie animali poic...
unosservazione sistematica, né con una sufficiente conoscenza dellaletteratura (7). Lorenz parte ingenuamente dal presuppo...
più pericoloso quanto più si conoscono, capiscono e amano gliappartenenti al gruppo. In questa situazione, come posso assi...
alla consapevolezza umana di sé e alla struttura neurofisiologica sucui questultima si basa? Linterrogativo si pone anche ...
lentusiasmo   condiviso   dal   gruppo   che   si difende contro un nemicocomune."Ogni uomo sufficientemente emotivo conos...
lascia di guerra, è una qualità istintiva della natura umana,significherebbe accettare la difesa classica invocata contro ...
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Libreremo -fromm_-_anatomia_della_distruttivita_umana

  1. 1. LibreremoQuesto libro è il frutto di un percorso di lotta per l’accesso alle conoscenze e alla formazionepromosso dal CSOA Terra Terra, CSOA Officina 99, Get Up Kids!, Neapolis Hacklab.Questo libro è solo uno dei tanti messi a disposizione da LIBREREMO, un portale finalizzato allacondivisione e alla libera circolazione di materiali di studio universitario (e non solo!).Pensiamo che in un’università dai costi e dai ritmi sempre più escludenti, sempre piùsubordinata agli interessi delle aziende, LIBREREMO possa essere uno strumento nelle manidegli studenti per riappropriarsi, attraverso la collaborazione reciproca, del proprio diritto allostudio e per stimolare, attraverso la diffusione di materiale controinformativo, una critica dellaproprietà intellettuale al fine di smascherarne i reali interessi.I diritti di proprietà intellettuale (che siano brevetti o copyright) sono da sempre – e soprattuttooggi - grosse fonti di profitto per multinazionali e grandi gruppi economici, che pur di tutelare iloro guadagni sono disposti a privatizzare le idee, a impedire l’accesso alla ricerca e a qualsiasicontenuto, tagliando fuori dalla cultura e dallo sviluppo la stragrande maggioranza dellepersone. Inoltre impedire l’accesso ai saperi, renderlo possibile solo ad una ristretta minoranza,reprimere i contenuti culturali dal carattere emancipatorio e proporre solo contenuti inoffensivi odi intrattenimento sono da sempre i mezzi del capitale per garantirsi un controllo massiccio sulleclassi sociali subalterne.L’ignoranza, la mancanza di un pensiero critico rende succubi e sottomette allelogiche di profitto e di oppressione: per questo riappropriarsi della cultura – che sia undisco, un libro, un film o altro – è un atto cosciente caratterizzato da un precisosignificato e peso politico. Condividere e cercare canali alternativi per la circolazione deisaperi significa combattere tale situazione, apportando benefici per tutti.Abbiamo scelto di mettere in condivisione proprio i libri di testo perché i primi ad essere colpitidall’attuale repressione di qualsiasi tipo di copia privata messa in atto da SIAE, governi emultinazionali, sono la gran parte degli studenti che, considerati gli alti costi che hannoattualmente i libri, non possono affrontare spese eccessive, costretti già a fare i conti con affittielevati, mancanza di strutture, carenza di servizi e borse di studio etc...Questo va evidentemente a ledere il nostro diritto allo studio: le università dovrebberofornire libri di testo gratuiti o quanto meno strutture e biblioteche attrezzate, invece di creare difatto uno sbarramento per chi non ha la possibilità di spendere migliaia di euro fra tasse e librioriginali... Proprio per reagire a tale situazione, senza stare ad aspettare nulla dall’alto,invitiamo tutt* a far circolare il più possibile i libri, approfittando delle enormi possibilità che cioffrono al momento attuale internet e le nuove tecnologie, appropriandocene, liberandole eliberandoci dai limiti imposti dal controllo repressivo di tali mezzi da parte del capitale.Facciamo fronte comune davanti ad un problema che coinvolge tutt* noi!Riappropriamoci di ciò che è un nostro inviolabile diritto! csoa TerraaTerra Get Up Kids! Neapolis Hacklab csoa Terra Terra csoa Officina 99 www.getupkids.org www.neapolishacklab.org www.csoaterraterra.org www.officina99.org www.libreremo.org
  2. 2. Erich Fromm. ANATOMIA DELLA DISTRUTTIVITA UMANA. Arnoldo Mondadori Editore 1975. Titolo dellopera originale: "The Anatomy of Human Destructiveness" (1973). Traduzione di Silvia Stefani. VOLUME PRIMO.ERICH FROMMANATOMIA DELLA DISTRUTTIVITA’ UMANAINDICE GENERALE. VOLUME PRIMO. Prefazione: pagina 10. Terminologia: pagina 16. Introduzione: Istinti e passioni umane: pagina 21 Parte prima. ISTINTIVISMO, COMPORTAMENTISMO, PSICOANALISI. Cap. 1: Gli istintivisti: pagina 42. - I primi istintivisti. - I neo-istintivisti: Sigmund Freud e Konrad Lorenz (: Il concetto freudiano di aggressione; La teoria dellaggressione di Lorenz; Freud e Lorenz: analogie e differenze). Note: pagina 80. Cap. 2: Ambientalisti e comportamentisti: pagina 84. - Lambientalismo dellIlluminismo. - Comportamentismo. - Il neo-comportamentismo di B. F. Skinner (: Obiettivi e valori; I motivi della popolarità di Skinner). - Comportamentismo e aggressione. - Sugli esperimenti psicologici. - La teoria della frustrazione-aggressione. Note: pagina 155. Cap. 3: Istintivismo e comportamentismo: differenze e analogie: pagina 162. - Un terreno comune. - Opinioni più recenti. - Il background politico e sociale di entrambe le teorie. Note: pagina 175. Cap. 4: Lapproccio psicoanalitico alla comprensione dellaggressione: pagina 177. Note: pagina 192. Parte seconda. PROVE CONTRO LA TESI ISTINTIVISTICA.
  3. 3. Cap. 5: Neurofisiologia: pagina 195.- La relazione fra psicologia e neurofisiologia.- Il cervello come base per il comportamento aggressivo.- La funzione difensiva dellaggressione(: Listinto di «fuga»).- Predatore e aggressore.Note: pagina 216.Cap. 6: Il comportamento animale: pagina 221.- Aggressione in cattività(: Aggressione umana e affollamento).- Aggressione in libertà.- Territorialismo e dominanza.- Aggressività fra gli altri mammiferi(: Luomo ha uninibizione a uccidere?).Note: pagina 260.Cap. 7: Paleontologia: pagina 266.- Luomo è una specie?- Luomo è un animale predatore?Note: pagina 273.Cap. 8: Antropologia: pagina 275.- «Il cacciatore uomo» - LAdamo antropologico?(: Aggressione e cacciatori primitivi).- Cacciatori primitivi - La società affluente.- La guerra primitiva.- La rivoluzione neolitica.- Le società preistoriche e la «natura umana».- La rivoluzione urbana.- Aggressività nelle culture primitive.- Analisi di trenta tribù primitive(: Sistema A: società che esaltano la vita; Sistema B: societàaggressive non-distruttive; Sistema C: società distruttive; Esempi deitre sistemi).Le prove di distruttività e crudeltà.Note: pagina 374.VOLUME SECONDO.Parte terza.LE VARIETA DI AGGRESSIONE E DISTRUTTIVITA E LE RISPETTIVECONDIZIONI.Cap. 9: Aggressione benigna.- Osservazioni preliminari- Pseudo-aggressione(: Aggressione accidentale; Aggressione sportiva; Aggressione auto-affermatrice).- Aggressione difensiva(: Differenza fra gli animali e luomo; Aggressione e libertà;Aggressione e narcisismo; Aggressione e resistenza; Aggressioneconformista; Aggressione strumentale; Sulle cause della guerra; Lecondizioni per la riduzione dellaggressione difensiva).Cap. 10: Laggressione maligna: premesse.- Osservazioni preliminari.- La natura umana.Le esigenze esistenziali delluomo e le varie passioni-radicate-nel-carattere(: Uno schema di orientamento e di devozione; Mettere radici; Unità;
  4. 4. Efficacia; Eccitazione e stimolazione; Noia e depressione croniche;Struttura del carattere).- Condizioni per lo sviluppo delle passioni-radicate-nel-carattere(: Condizioni neurofisiologiche; Condizioni sociali; Sulla razionalitàe irrazionalità di istinti e passioni; Funzione psichica dellepassioni).Cap. 11: Aggressione maligna. Crudeltà e distruttività.- Distruttività apparente.- Forme spontanee(: La documentazione storica; Distruttività vendicativa; Distruttivitàestatica; Idolatria della distruttività; Kern von Salomon: un casoclinico di idolatria della distruzione).- Il carattere distruttivo: il sadismo(: Esempi di sadismo-masochismo sessuali; Giuseppe Stalin: un casoclinico di sadismo non-sessuale; La natura del sadismo; Le condizioniche generano il sadismo; Heinrich Himmler: un caso clinico di sadismoanale-accumulatore).Cap. 12: Laggressione maligna: la necrofilia.- Il concetto tradizionale.- Il carattere necrofilo(: Sogni necrofili; Azioni necrofile «involontarie»; Il linguaggionecrofilo; Il nesso fra la necrofilia e il culto della tecnica).- Ipotesi sullincesto e sul complesso di Edipo.- Il rapporto fra gli istinti di vita e di morte freudiani conbiofilia e necrofilia.- Princìpi clinici/metodologici.Cap. 13: Aggressione maligna: Adolf Hitler, un caso clinico dinecrofilia.- Osservazioni preliminari.- La famiglia di Hitler e i primi anni(: Klara Hitler; Alois Hitler; Dallinfanzia alletà di 6 anni (1889-1895); Linfanzia dai 6 agli 11 anni (1895-1900); Pre-adolescenza eadolescenza: dagli 11 ai 17 anni (1900-1906); Vienna (1907-1913);Monaco).- Un commento sulla metodologia.- La distruttività di Hitler(: Repressione della distruttività).- Altri aspetti della personalità di Hitler(: I rapporti con le donne; Attitudini e doti naturali; Vernice;Mancanza di volontà e di realismo).Epilogo: Sullambiguità della speranza.Appendice.La teoria freudiana dellaggressività e della distruttività.- 1. Levoluzione del concetto freudiano di aggressività edistruttività.- 2. Analisi delle vicende e critica delle teorie freudianedellistinto di morte ed Eros.- 3. Potere e limitazioni dellistinto di morte.- 4. Critica alla sostanza della teoria- 5. Il principio di riduzione delleccitazione: la base del principiodi piacere e dellistinto di morte.BIBLIOGRAFIA.
  5. 5. PREFAZIONE.Questo è il primo volume di unopera complessiva sulla teoriapsicoanalitica. Ho cominciato con lo studio dellaggressione e delladistruttività, perché, oltre ad essere uno dei problemi teoricifondamentali della psicoanalisi, è anche uno dei più rilevanti sulpiano pratico, come dimostra londata di distruttività che sommerge ilmondo.Quando mi accinsi a scrivere questo libro, oltre sei anni fa,sottovalutavo moltissimo le difficoltà che avrei incontrato. Ma benpresto mi accorsi che non era possibile studiare a fondo il problemadella distruttività umana rimanendo entro i limiti del mio settore dicompetenza specifica, ossia quello della psicoanalisi. Per quanto ilmio studio fosse essenzialmente di indirizzo psicoanalitico, avevobisogno di una certa conoscenza di altre discipline, particolarmentedella neurofisiologia, della psicologia animale, della paleontologia edellantropologia, per evitare di lavorare secondo uno schema diriferimento troppo limitato, e quindi anche fuorviante. Se non altro,avevo bisogno di poter verificare le mie conclusioni con i datifondamentali degli altri settori, per essere certo che le mie ipotesinon li contraddicessero, e anzi, come speravo, ne venisseroconfermate.Poiché non esisteva alcuna opera che riferisse e integrasse lescoperte sullaggressione fatte in tutti questi settori, o che anchesoltanto le riassumesse in un qualsiasi campo specifico, ho dovuto iostesso intraprendere questo tentativo. Ho pensato che ciò sarebbestato utile anche ai miei lettori, offrendo loro la possibilità dicondividere con me una visione globale e non settoriale del problemadella distruttività. Evidentemente un simile tentativo presenta varitrabocchetti. Come è naturale, non potevo acquisire competenza intutti questi campi, e soprattutto in quello che, inizialmente, mi erameno familiare: le scienze neurologiche. La discreta conoscenza che neho acquisita deriva in parte direttamente dai miei studi, ma anchedalla collaborazione dei neurologi: molti di loro mi hanno offerto unaguida, hanno risposto ai miei numerosi interrogativi, e alcuni hannoletto le parti dargomento neurologico del manoscritto. Glispecialisti capiranno che non ho niente di nuovo da proporre nei lorosettori particolari, ma forse accoglieranno favorevolmentelopportunità di conoscere meglio i dati provenienti da altri campi suun argomento di importanza così centrale.Un problema insolubile è quello delle ripetizioni e dellesovrapposizioni rispetto ai miei lavori precedenti. Sono oramai oltretrentanni che mi occupo del problema delluomo, concentrandomi sunuovi settori, man mano che approfondisco e allargo la miacomprensione di quelli vecchi. Non mi è proprio possibile scriveresulla distruttività umana senza riportare idee da me già espresse inprecedenza, che tuttavia sono necessarie per capire i nuovi concettiaffrontati in questo libro. Ho cercato di limitare il più possibile leripetizioni, facendo riferimento alle pubblicazioni in cui ho giàesaminato più approfonditamente i vari problemi; tuttavia alcune sonostate inevitabili. E il caso in particolare di "The Heart of Man"(1), che contiene in abbozzo alcune delle mie nuove scoperte sullanecrofilia-biofilia. Nel corso del presente volume, ho notevolmente
  6. 6. ampliato la presentazione di queste scoperte, sia teoricamente siasotto laspetto dellesemplificazione clinica. Non ho approfonditoinvece la discussione su certe differenze di opinioni che è possibilerilevare attraverso una analisi comparata di questo e dei miei scrittiprecedenti: ciò avrebbe richiesto moltissimo spazio, senza interessaregran che la maggior parte dei lettori.Mi rimane soltanto il gradevole compito di ringraziare coloro chehanno collaborato con me alla stesura di questo libro.Sono grato al dottor Jerome Brams per avermi aiutato nellachiarificazione teorica dei problemi del comportamentismo e per la suainstancabile assistenza nel ricercare la letteratura pertinente.Sono grato al dottor Juan de Dios Hernández che mi ha grandementefacilitato lo studio della neurofisiologia. Attraverso ore didiscussione, mi ha chiarito diversi problemi, mi ha orientato nellavasta letteratura specialistica e ha commentato le parti del miomanoscritto concernenti i problemi di neurofisiologia.Sono grato ai seguenti neurologi, che mi hanno aiutato attraversoconversazioni dirette, talvolta molto prolungate, ed epistolari: ildefunto dottor Raul Hernández Peón, i dottori Robert B. Livingston,Robert G. Heath, Heinz von Foerster, e Theodore Melnechuk, che haletto anche le sezioni neurofisiologiche del manoscritto. Sono inoltregrato al dottor Francis O. Schmitt che ha organizzato una riunione coni membri del «Neurosciences Research Program», Massachusetts Instituteof Technology, durante la quale sono state discusse alcune questionispecifiche da me sollevate.Ringrazio Albert Speer che, sia di persona sia per corrispondenza, miha aiutato moltissimo ad approfondire la mia immagine di Hitler. Sonograto anche al dottor Robert M. W. Kempner per le informazioni da luiraccolte nella veste di pubblico ministero per gli USA al processo diNorimberga.Ringrazio il dottor David Schechter, il dottor Michael Maccoby eGertrud Hunziker-Fromm per aver letto il manoscritto e avermi datosuggerimenti preziosi dal punto di vista critico e costruttivo; ildottor Ivan Illich e il dottor Ramon Xirau per i loro utilisuggerimenti sui problemi filosofici; il dottor W. A. Mason per le sueosservazioni nel campo della psicologia animale; il dottor Helmuth deTerra per le sue valide osservazioni sui problemi della paleontologia;Max Hunziker per i suoi utili suggerimenti riguardanti il surrealismo,e Heinz Brandt per le sue informazioni e indicazioni chiarificatricisulle pratiche del terrore nazista. Sono grato al dottor Kalinkowitzper linteresse attivo e incoraggiante da lui mostrato nei riguardidel mio lavoro. Ringrazio anche il dottor Illich e Miss ValentinaBorremans per la loro assistenza nelluso dellapparato bibliograficoal Centro di Documentazione Interculturale a Cuernavaca, Messico.Voglio approfittare delloccasione per esprimere la mia sinceragratitudine alla signora Beatrice H. Mayer che, nel corso degli ultimiventanni, oltre ad aver dattiloscritto più volte le varie versioni diciascun mio manoscritto, compreso questo, le ha rivisteredazionalmente con grande sensibilità, intelligenza e scrupolositàper quanto riguarda la terminologia, fornendo diversi suggerimentipreziosi.Nei mesi in cui fui allestero, la signora Joan Hughes si occupò delmanoscritto in modo molto competente e costruttivo, e gliene sonograto.Esprimo la mia gratitudine al signor Joseph Cunneen della Holt,Rinehart e Winston, per il suo lavoro redazionale molto efficace ecoscienzioso e i suoi suggerimenti costruttivi. Inoltre voglioringraziare la signora Lorraine Hill, il signor Wilson R. Gathings eMiss Cathie Fallin; Holt, Rinehart e Winston per le cure da essidedicate alle varie fasi delledizione di questo volume, e MarionOdomirok per la sua eccellente, penetrante e coscienziosa messa apunto del manoscritto.
  7. 7. Questa ricerca è stata in parte finanziata dal Public Health Servicecon la sovvenzione n. M H 13144-01, M H 13144-02, del NationalInstitute of Mental Health, e con un contributo della fondazioneAlbert e Mary Lasker che mi ha permesso di avere laiuto di unassistente.New York, maggio 1973.N. 1: New York 1964 (trad. italiana: "Il cuore delluomo", Roma 1965).[N.d.T.]TERMINOLOGIA.Luso equivoco della parola «aggressione» ha creato grande confusionenellabbondante letteratura esistente sullargomento. Il termine èstato applicato indiscriminatamente al comportamento delluomo chedifende la propria vita in caso di attacco, del bandito che ammazza lasua vittima per procurarsi denaro, del sadico che tortura unprigioniero. Ma la confusione va ancora oltre: il termine è statousato per definire lapproccio sessuale del maschio alla femmina, perlimpulso a progredire che ritroviamo in un alpinista o in unvenditore, e applicato persino al contadino che ara la terra. Questaconfusione è forse imputabile allinfluenza del pensierocomportamentistico in psicologia e psichiatria. Se si applicaletichetta di aggressione a tutti gli atti «nocivi» - quelli cioè chehanno leffetto di danneggiare o distruggere una cosa inanimata, unapianta, un animale, un uomo - allora naturalmente la qualitàdellimpulso che sta alla base dellatto nocivo è interamenteirrilevante. Se atti che hanno lo scopo di distruggere, di proteggere,di costruire, vengono denotati con la stessa identica parola, non cèproprio alcuna speranza di capirne la «causa», che non è affattocomune, poiché si tratta di fenomeni completamente diversi. Così,allorché si tenta di individuare le cause dell«aggressione», ci siviene a trovare in una situazione teorica disperata (1).Prendiamo per esempio Lorenz: il suo concetto di aggressione èoriginariamente quello dellimpulso biologicamente adattivo (eadattativo), sviluppato secondo linee evolutive, che serve allasopravvivenza dellindividuo e della specie. Ma poiché egli haapplicato il termine di «aggressione» anche alla crudeltà e alla setedi sangue, la conclusione è che queste passioni irrazionali sonoanchesse innate e, poiché si crede che le guerre siano originate dalpiacere di uccidere, ne deriva necessariamente che esse sono provocateda una tendenza distruttiva innata nella natura umana. La parola«aggressione» funziona egregiamente da ponte per collegarelaggressione biologicamente adattiva (che non è maligna) con ladistruttività umana, che è veramente il male. Il nucleo di un simile«ragionamento» è il seguente:Aggressione biologicamente adattiva = innata.Distruttività e crudeltà = aggressione.Ergo: Distruttività e crudeltà = innate Q. E. D.In questo libro ho usato il termine «aggressione» per laggressionedifensiva, reattiva, che ho classificato come «aggressione benigna»,mentre ho chiamato «distruttività» e «crudeltà» la propensionespecificamente umana a distruggere e a ricercare il controllo assoluto
  8. 8. («aggressione maligna»). Ogni volta che mi è sembrato utile, in uncerto contesto, usare il termine «aggressione» in un senso diverso daquello dellaggressione difensiva, lho qualificato, per evitareequivoci.Un altro problema semantico è rappresentato dalluso della parola«uomo» per denotare lumanità o il genere umano, applicandolaindiscriminatamente a uomo e donna, il che non è sorprendente, vistoche la nostra lingua si è sviluppata in una società patriarcale.Credo, però, che sarebbe abbastanza pedantesco evitare la parola permettere in chiaro che lautore non la usa secondo lo spiritopatriarcale. In realtà, il libro stesso dovrebbe chiarirlo al di là diogni dubbio.Inoltre ho generalmente usato i pronomi «egli», «lui» in riferimentoagli esseri umani, perché sarebbe goffo e pesante usare «lei» o «lui»a seconda dei casi. Sono convinto che le parole siano moltoimportanti, ma credo anche che non debbano diventare feticci, econtare più del contenuto concettuale che esprimono.Per favorire una documentazione accurata, le citazioni fatte in questolibro sono accompagnate dal nome dellautore, dalla città e dallannodi pubblicazione. Così il lettore potrà poi ritrovare il riferimentocompleto nella Bibliografia. Perciò non sempre le date menzionate sonoquelle dellanno in cui fu ultimata lopera, come nel caso di Spinoza(1927) (1-A).NOTE.N. 1: Tuttavia bisogna osservare che Freud non ignorava le varie formedi aggressione (confronta lAppendice). Per di più, la motivazione chesta alla base della sua terminologia non risale a un orientamentocomportamentistico; molto più probabilmente, Freud si limitò a seguireluso comune e, inoltre, scelse i termini più generici per conciliarlicon le sue ampie categorie, come quella dellistinto di morte.N. 1-A: Trad. italiana: Torino 1959 [N.d.T.]."Le generazioni peggiorano sempre più. Verrà un tempo in cui sarannotalmente maligne da adorare il potere; il potere equivarrà a dirittoper loro, e sparirà il rispetto per la buona volontà. Infine, quandoluomo non sarà più capace di indignarsi per le ingiustizie o divergognarsi in presenza della meschinità, Zeus lo distruggerà. Eppure,persino allora, ci sarebbe una speranza, se soltanto la gente comuneinsorgesse e rovesciasse i tiranni che la opprimono".Mito Greco sullEtà del Ferro."Quando guardo alla storia, sono pessimista... Ma quando guardo allapreistoria, sono ottimista".J. C. Smuts."Da un lato, luomo è affine a diverse specie animali, poiché combattei propri simili. Ma dallaltro, egli, fra le migliaia di specie inlotta, è lunico che combatta per distruggere... La specie umana èlunica che pratichi lomicidio di massa, pesce fuor dacquaallinterno della propria società".N. Tinbergen.
  9. 9. INTRODUZIONE:ISTINTI E PASSIONI UMANE.Poiché la violenza e la distruttività aumentano su scala nazionale emondiale, specialisti e profani hanno rivolto la loro attenzione a unaindagine teorica della natura e delle cause dellaggressione. Questointeresse non sorprende; sorprende invece che sia così recente,soprattutto se si pensa che, già negli anni Venti, uno scienziato dieccezionale statura come Freud, rivedendo la sua precedente teoriaincentrata sulla pulsione sessuale, aveva formulato una nuova teoriain cui la passione di distruggere («istinto di morte») era considerataaltrettanto potente della passione di amare («istinto di vita»,«sessualità»). Il pubblico, comunque, continuò a credere che nelsistema freudiano la libido rappresentasse la passione centrale,frenata soltanto dallistinto di auto-conservazione.La situazione cambiò soltanto verso la metà degli anni Sessanta.Probabilmente uno dei motivi di tale mutamento va individuato nelfatto che il livello di violenza e la paura della guerra avevanosuperato una certa soglia in tutto il mondo. Ma vi contribuì anche lapubblicazione di diversi libri sullaggressione umana, particolarmente"Das sogenannte Böse. Zur Naturgeschichte der Aggression" di KonradLorenz (Vienna 1963) (0-A). Lorenz, uno studioso eminente nel settoredel comportamento animale (1) e particolarmente di quello di pesci euccelli, decise di avventurarsi in un campo di cui aveva scarsaesperienza e competenza, quello del comportamento umano. Benchérespinto dalla maggior parte degli psicologi e dei neurologi, "Dassogenannfe Böse" divenne un bestseller e fece una profonda impressionesu un ampio settore del pubblico colto, che, in buona parte, accettòlopinione di Lorenz come la risposta definitiva al problema.Il successo e la popolarità delle idee di Lorenz ricevettero un grandeimpulso con la diffusione dellopera, redatta precedentemente, di unautore di formazione molto diversa, Robert Ardrey ("African Genesis",New York 1961 (1-A) e "The Territorial Imperative"e, New York 1961). Ardrey, che non è uno scienziato, ma un drammaturgodi valore, ricompose diversi dati sullalba dellumanità in unmessaggio eloquente, anche se molto prevenuto, che doveva dimostrareche laggressività delluomo è innata. Alle sue opere seguirono quelledi altri studiosi di etologia, "The Naked Ape" (New York 1967) (1-B)di Desmond Morris e "Liebe und Hass" (Monaco 1970) (1-C) del discepolodi Lorenz, I. Eibl-Eibesfeldt.Tutta questa pubblicistica propone fondamentalmente la stessa tesi. Ilcomportamento aggressivo delluomo, quale si manifesta nelle guerre,nel crimine, nelle liti personali e in tutte le modalità dicomportamento distruttive e sadiche, deriva da un istinto innato,programmato filogeneticamente, che cerca di scaricarsi e aspettaloccasione propizia per esprimersi.Forse il neo-istintivismo di Lorenz ebbe tanto successo non perché lesue argomentazioni fossero così forti, ma perché facevano leva su unadeterminata esigenza. Quale teoria potrebbe risultare più allettanteper unumanità spaventata, che si sente impotente a cambiare la stradache porta verso la distruzione? La violenza ha origine dalla nostranatura animale, da unirrefrenabile pulsione aggressiva, e la cosamigliore che possiamo fare, asserisce Lorenz, è cercare di capire leleggi dellevoluzione che giustificano la potenza di questa pulsione.Ma la "teoria" dellaggressività innata diventa facilmenteun"ideologia", che aiuta a sopire la paura per quello che dovràaccadere, e a razionalizzare il senso di impotenza.Vi sono altre ragioni per preferire la risposta semplicistica di unateoria istintivistica a uno studio serio delle cause della
  10. 10. distruttività: questultimo, infatti, ci costringe a mettere in dubbiole premesse fondamentali dellideologia attuale; ad analizzarelirrazionalità del nostro sistema sociale, a violare tabù nascostidietro parole edificanti come «difesa», «onore», «patriottismo». Masoltanto unanalisi approfondita del nostro sistema sociale potràmettere a nudo le ragioni di questo aumento di distruttività, osuggerirci un mezzo per ridurlo. La teoria istintivistica si offre disollevarci da questo compito ingrato, lasciando credere che, se anchedovremo tutti perire, potremo se non altro estinguerci con laconvinzione che è stato un destino ineluttabile, determinato dallanostra «natura», e che, insomma, noi comprendiamo perché dovevaproprio andare così.Dato lo schieramento di opinioni attualmente dominante nellambito delpensiero psicologico, la critica alla teoria di Lorenzsullaggressione umana doveva necessariamente innestarsi nella teoriadominante in psicologia, quella del comportamentismo. Diversamentedallistintivismo, la teoria comportamentistica non si interessa alleforze soggettive che spingono luomo ad agire in un certo modo, non siinteressa a quello che egli sente, ma soltanto al suo modo dicomportarsi e al condizionamento sociale che plasma il suocomportamento.Fu soltanto negli anni Venti che, in psicologia, linteresse si spostòradicalmente dal "sentimento" al "comportamento", dopo di che moltipsicologi eliminarono emozioni e passioni dal loro campo visivo,giudicandole dati irrilevanti, almeno dal punto di vista scientifico.Il "comportamento", dunque, e non luomo che "adotta questocomportamento", divenne largomento centrale della scuola dipsicologia allora dominante: la «scienza della psiche» fu trasformatanella scienza della tecnica della condotta umana e animale. Questosviluppo ha raggiunto il suo apogeo nel neocomportamentismo diSkinner, che è oggi la teoria psicologica più largamente accettatanelle università americane.E facile individuare il motivo di questa trasformazione dellapsicologia. Più di ogni altro scienziato, colui che studia luomo èinfluenzato dallatmosfera della sua società. Non soltanto perché ilsuo modo di pensare, i suoi interessi, gli interrogativi che si ponesono tutti in parte determinati socialmente, come nelle scienzenaturali, ma perché nel suo caso è socialmente determinato largomentostesso della sua ricerca: luomo. Quando uno psicologo parladelluomo, il suo modello è costituito dagli uomini che lo circondano,e soprattutto da se stesso. Nella società industriale contemporaneagli uomini sono orientati cerebralmente, sono poco sensibili, econsiderano le emozioni una zavorra inutile - quelle degli psicologicome quelle dei soggetti sperimentali. Quindi per loro la teoriacomportamentistica funziona a dovere.Lattuale alternativa fra istintivismo e comportamentismo nonfavorisce il progresso teorico. Entrambe le posizioni sono a «mono-esplicatrici», si basano cioè su preconcetti dogmatici: ai ricercatorisi richiede semplicemente di assestare i dati secondo questa oquellaltra spiegazione. Ma ci troviamo veramente di fronteallalternativa di accettare la teoria istintivistica o quellacomportamentistica? Siamo veramente costretti a scegliere fra Lorenz eSkinner, per mancanza di proposte diverse? Questo libro sostiene cheesiste unaltra alternativa, e si pone il problema di delinearla.Dobbiamo distinguere nelluomo "due tipi completamente diversi diaggressione". Il primo, che egli ha in comune con tutti gli animali, èlimpulso, programmato filogeneticamente, di attaccare (o di fuggire)quando sono minacciati interessi vitali. Questa aggressione"difensiva", «benigna», è al servizio della sopravvivenzadellindividuo e della specie, è biologicamente adattiva e cessaquando viene a mancare laggressione. Laltro tipo, laggressione«maligna», e cioè la "crudeltà e la distruttività", è specifica della
  11. 11. specie umana, e praticamente assente nella maggior parte deimammiferi; non è programmata filogeneticamente e non è biologicamenteadattiva; non ha alcuno scopo e, se soddisfatta, procura voluttà. Granparte delle precedenti discussioni sullargomento sono state viziatedalla mancata distinzione fra queste due forme di aggressione,ciascuna delle quali ha fonti e qualità diverse.In realtà laggressione difensiva è parte della natura umana, anche senon è un istinto «innato» (2) come veniva classificata un tempo. Lededuzioni di Lorenz sullistinto aggressivo sono esatte finché egliinquadra laggressione come difesa (anche se da un punto di vistascientifico rigoroso la teoria riguardante la spontaneità e lacaratteristica autorinnovatrice di questo istinto non regge). MaLorenz si spinge oltre. Con una serie di ingegnose elaborazioni egliclassifica "tutta" laggressione umana, compresa la passione diuccidere e di torturare, come il risultato di unaggressione originatabiologicamente, che un certo numero di fattori trasforma da forzabenefica in forza distruttiva. I dati empirici che contraddiconoquesta ipotesi sono però tanti da renderla praticamente indifendibile.Lo studio degli animali dimostra che i mammiferi - specialmente iprimati - non sono né assassini né torturatori, sebbene possiedano unabuona carica di aggressione difensiva. La paleontologia,lantropologia, la storia offrono ampie prove contro la tesiistintivistica: (Primo) i gruppi umani presentano, rispettivamente,gradi così fondamentalmente diversi di distruttività, che sarebbeimpossibile spiegare i fatti col presupposto che distruttività ecrudeltà siano innate; (Secondo) i diversi gradi di distruttivitàpossono essere correlati ad altri fattori fisici e alle differenzeesistenti nelle rispettive strutture sociali, e (Terzo) il grado didistruttività aumenta con il crescente sviluppo della civiltà, e nonil contrario. In realtà il quadro della distruttività innata si adattamolto meglio alla storia che alla preistoria. Se luomo fosse dotatosoltanto dellaggressione biologicamente adattiva che egli condividecon i suoi antenati animali, sarebbe un essere relativamente pacifico;se tra gli scimpanzé vi fossero degli psicologi, questi ultimicertamente non considererebbero laggressione un fenomeno preoccupantesul quale scrivere dei libri.Dunque, luomo si differenzia dagli animali perché è assassino; èlunico primate che uccida e torturi membri della propria specie senzamotivo, né biologico né economico, traendone soddisfazione. E proprioquesta aggressione «maligna», biologicamente non-adattiva e non-programmata filogeneticamente, che costituisce il vero problema e ilpericolo per lesistenza delluomo come specie. Lobiettivofondamentale di questo libro consiste nellanalizzare la natura e lecondizioni dellaggressione distruttiva.La distinzione fra aggressione benigno-difensiva e maligno-distruttivarichiede unulteriore, più fondamentale distinzione: quella fra"istinto" (3) e "carattere", o, più precisamente, fra pulsioniradicate nelle esigenze fisiologiche (pulsioni organiche) e quellepassioni specificamente umane che affondano le radici nel carattere(«radicate-nel-carattere o umane»). Discuterò in seguito estesamentela distinzione fra istinto e carattere. Cercherò di dimostrare che ilcarattere è la «seconda natura» delluomo, il sostituto dei suoiistinti scarsamente sviluppati, e che le passioni umane (il desideriodi amore, tenerezza, libertà, come la voluttà di distruzione, sadismo,masochismo, la brama di potere e di possesso) sono risposte a«esigenze esistenziali», a loro volta radicate nelle condizioni stessedellesistenza umana. In breve, gli "istinti" sono le risposte alleesigenze fisiologiche delluomo, le "passioni" condizionate-dal-carattere sono le risposte alle sue "esigenze esistenziali" e sonospecificamente umane. Mentre queste esigenze esistenziali sono lestesse per tutti gli uomini, gli uomini si distinguono fra di loroproprio rispetto alle passioni che li dominano. Per fare un esempio:
  12. 12. luomo può essere guidato dallamore o dalla passione di distruggere:in ciascun caso soddisfa uno dei suoi bisogni esistenziali: lesigenzadi «realizzare», o di muovere qualcosa, di «lasciare una impronta».Che la passione dominante delluomo sia lamore o la distruttività,dipende in gran parte dalle circostanze sociali: queste circostanze,in ogni caso, operano in riferimento alla situazione esistenzialedelluomo, data biologicamente, con le esigenze che ne derivano, e nona una psiche infinitamente malleabile, indifferenziata, come presumela teoria ambientalistica.Ma quando vogliamo sapere quali sono le condizioni dellesistenzaumana, ci troviamo di fronte ad altri interrogativi ancora: che cosèla natura umana? In virtù di che cosa siamo esseri umani? Inutiledirlo, latmosfera che regna attualmente nelle scienze sociali non èmolto favorevole alla discussione di questi problemi. Consideratigeneralmente campo di studio della filosofia e della religione,vengono trattati, nel quadro del pensiero positivistico comespeculazioni puramente soggettive che non possono pretendere alcunavalidità oggettiva. Poiché non sarebbe opportuno anticipare a questopunto le complesse argomentazioni sui dati offerti nel corso dellibro, per il momento mi limiterò ad alcune osservazioni. Nel nostrotentativo di definire lessenza umana, non ci riferiamo aunastrazione formata attraverso speculazioni metafisiche come quelledi Heidegger e di Sartre. Ci riferiamo alle condizioni realidellesistenza comuni alluomo in quanto tale, così che lessenza diciascun individuo si identifica con lesistenza della specie.Arriviamo a questo concetto con lanalisi empirica della strutturaanatomica e neurofisiologica e delle sue correlazioni psichiche checaratterizzano la specie "Homo". Perciò, per spiegare le passioniumane, passiamo dal principio "fisiologico" freudiano a un principiostorico e sociobiologico. Poiché la specie "Homo Sapiens" può esseredefinita in termini anatomici, neurologici e fisiologici, dovremmoessere in grado di definirla come specie anche in termini psichici. Laprospettiva in cui verranno studiati questi problemi potrebbe esseredefinita esistenzialista, anche se non nel senso della filosofiaesistenzialista.Questa base teorica ci offre la possibilità di una discussioneparticolareggiata sulle varie forme di aggressione maligna, radicatanel carattere: il "sadismo" innanzitutto - la passione di raggiungereun potere illimitato su un altro essere senziente - e la "necrofilia",la passione di distruggere la vita e lattrazione per tutto quanto èmorto, in disfacimento e puramente meccanico. La comprensione diqueste strutture caratteriali sarà, spero, facilitata dallanalisi delcarattere di alcuni famigerati sadici e distruttori del recentepassato: Stalin, Himmler, Hitler.Dopo aver tracciato le linee generali di questo mio studio, sarà forseutile indicare, anche se brevemente, alcune delle premesse econclusioni generali che il lettore troverà nei capitoli seguenti:(Primo) non studieremo il comportamento avulso dalluomo; cioccuperemo delle pulsioni umane, che siano o no espresse in uncomportamento immediatamente osservabile. Per quanto riguarda ilfenomeno dellaggressione, questo significa che studieremo lorigine elintensità degli impulsi aggressivi e non il comportamento aggressivoindipendentemente dalla sua motivazione; (Secondo) questi impulsipossono essere consci, ma più spesso sono inconsci; (Terzo) per granparte del tempo sono integrati in una struttura caratterialerelativamente stabile; (Quarto) in una formulazione più generale,questo studio si basa sulla teoria della psicoanalisi; di conseguenza,useremo il metodo psicoanalitico di scoprire la realtà interioreinconscia attraverso linterpretazione dei dati osservabili e spessoapparentemente insignificanti. Va precisato, però, che il termine«psicoanalisi» non è usato in riferimento alla teoria classica, ma auna certa sua revisione. Gli aspetti chiave di questa revisione
  13. 13. saranno discussi successivamente, per ora vorrei dire soltanto che nonsi tratta della psicoanalisi basata sulla teoria della libido,evitando così i concetti istintivistici che sono generalmente ritenutilessenza stessa della teoria freudiana.Questa identificazione della teoria freudiana con listintivismoappare, comunque, molto dubbia. In realtà, Freud fu il primopsicoanalista moderno che, contrariamente alla tendenza dominante,indagò nel regno delle passioni umane: amore, odio, ambizione,avidità, gelosia, invidia; passioni di cui prima si erano occupatisoltanto drammaturghi e romanzieri divennero, attraverso Freud,argomento di indagine scientifica (4). Questo può spiegare perché lasua opera trovò unaccoglienza molto più calda e una maggiorecomprensione fra gli artisti che fra gli psichiatri e gli psicologi,almeno fino allepoca in cui il suo metodo divenne lo strumento persoddisfare una crescente richiesta di psicoterapia. Gli artistiintuirono immediatamente che Freud era il primo scienziato adoccuparsi del loro peculiare argomento, l«anima» umana, nelle suemanifestazioni più sottili e segrete. Con chiarezza estrema, ilSurrealismo mostrò limpatto enorme esercitato da Freud sul pensieroartistico. Contrariamente alle precedenti forme darte, accantonò la«realtà» giudicandola irrilevante, e non si interessò alcomportamento: quello che contava era lesperienza soggettiva. Erasemplicemente logico che linterpretazione freudiana del sognodiventasse uno degli elementi che maggiormente influirono sul suosviluppo.Necessariamente, Freud diede una formulazione alle sue nuove scopertesecondo i concetti e la terminologia della sua epoca. Non essendosimai liberato dal materialismo dei suoi maestri dovette dunque trovareun modo di mascherare le passioni umane, presentandole come ilrisultato di un istinto. Vi riuscì brillantemente attraverso un "tourde force" teorico: allargò il concetto di sessualità (libido) al puntoche tutte le passioni umane (tranne lauto-conservazione) potevanoessere inquadrate come la conseguenza di un solo istinto. Amore, odio,avidità, vanità, ambizione, avarizia, gelosia, crudeltà, tenerezza,tutto fu inserito nella camicia di forza di questo schema, trattatoteoricamente come sublimazione, o formazione reattiva delle variemanifestazioni della libido narcisistica, orale, anale e genitale.Comunque, nella seconda fase del suo lavoro, Freud cercò di uscire daquesto schema, presentando una nuova teoria che costituì un passodecisivo verso la comprensione della distruttività. Riconobbe che lavita non è governata da due pulsioni egoistiche, una per il cibo,laltra per il sesso, ma da due passioni - amore e distruzione - chenon sono al servizio della sopravvivenza fisiologica nello stessosenso di fame e sessualità. Tuttavia, sempre legato alle sue premesseteoriche, le chiamò «istinto di vita» e «istinto di morte»,riconoscendo così alla distruttività umana sua importanza come unadelle due fondamentali passioni umane.Questo studio libera le passioni - come la tensione damore, dilibertà, e la pulsione a distruggere, a torturare, a controllare, asottomettere - dal matrimonio forzato con gli istinti. Gli istintisono una categoria puramente naturale, mentre le passioni-radicate-nel-carattere sono una categoria sociobiologica, storica (5). Sebbenenon siano direttamente al servizio della sopravvivenza fisica, essesono altrettanto forti - e spesso ancor più forti - degli istinti.Costituiscono la base dellinteresse che luomo ha per la vita, il suoentusiasmo, la sua eccitazione; sono la materia di cui sono fatti nonsolo i suoi sogni, ma larte, la religione, il mito, il dramma: tuttociò che rende la vita degna di essere vissuta. Luomo non può viverecome una cosa, come un dado gettato dal bicchiere. Soffre intensamentequando viene ridotto al livello di macchina per mangiare o permoltiplicarsi, anche se ha tutta la sicurezza che desidera. Luomo èalla ricerca del drammatico, delleccitante; se non riesce a ottenere
  14. 14. una soddisfazione di livello superiore, crea per se stesso il drammadella distruzione.Lattuale clima di pensiero incoraggia lassioma che una motivazionepuò essere intensa soltanto se serve a un bisogno organico: e cioè chesoltanto gli istinti hanno un intenso potere motivazionale.Smantellando questo punto di vista riduzionista, meccanicistico, ebasandosi invece su una premessa olistica, si comincia a capire che lepassioni umane devono essere considerate nel contesto della lorofunzione rispetto al processo vitale dellintero organismo. La lorointensità non dipende da bisogni fisiologici specifici, ma dallanecessità di sopravvivenza dellintero organismo, dallesigenza dicrescere sia fisicamente sia mentalmente.Non è vero che queste passioni diventino potenti soltanto dopo chesono stati soddisfatti i bisogni fisiologici. Esse sono alla radicestessa dellesistenza umana, e non costituiscono affatto una specie dilusso che ci si può concedere dopo che sono stati soddisfatti ibisogni normali, «inferiori». La gente si è suicidata per lincapacitàdi realizzare la propria passione di amore, potere, fama, vendetta.Virtualmente inesistenti sono i casi di suicidio per insoddisfazionesessuale. Queste passioni non-istintuali eccitano luomo, lo accendonodel loro fuoco, rendono la vita degna di essere vissuta; come disseuna volta von Holbach, il filosofo dellIlluminismo francese: «"Unhomme sans passions et désirs cesserait dêtre un homme"» («Un uomosenza passioni e desideri smetterebbe di essere uomo»). (P. H. D.dHolbach, Parigi 1822.) Sono intense proprio perché, senza di esse,luomo smetterebbe di essere tale (6).Le passioni umane trasformano luomo da semplice cosa in eroe, in unessere che cerca di dare un senso alla vita, nonostante spaventosiostacoli. Vuol essere creatore di se stesso, trasformare la suacondizione di incompletezza in quella di individuo con un certoobiettivo e un certo scopo, capace di raggiungere un certo grado diintegrazione. Le passioni umane non sono banali complessi psicologiciche si possono spiegare adeguatamente con qualche trauma infantile.Per capirle, bisogna spingersi al di là della sfera della psicologiariduzionista e riconoscerle per quello che sono: "il tentativo umanodi dare un senso alla vita e di sperimentare loptimum di intensità edi forza che egli può (o crede di poter) raggiungere in determinatecircostanze". Sono la sua religione, il suo culto, il suo rituale, chedeve nascondere (persino a se stesso) se sono disapprovati dal suogruppo. Certamente, col ricatto o con la corruzione, e cioè con unabile condizionamento, si può persuaderlo ad abbandonare la sua«religione», convertirlo al culto generale del non-io, del robot,dellautomazione. Ma questo rimedio psichico lo priva della suacaratteristica migliore, della sua qualità di essere uomo e non cosa.La verità è che tutte le passioni umane, sia «buone» sia «cattive»,possono essere intese soltanto come il tentativo di un individuo didare un senso alla propria vita, di trascendere le pure e sempliciesigenze di sussistenza. Un cambiamento di personalità è possibilesoltanto se egli è in grado di «convertirsi»: di trovare cioè un modonuovo di dare un senso allesistenza, mobilitando le passioni-che-incoraggiano-la-vita, sperimentando così un senso di vitalità eintegrazione superiori a quelli che aveva prima. Altrimenti potràessere addomesticato, ma mai guarito. Sebbene le passioni che sitrovano al servizio della vita producano un maggior senso di gioia, diintegrazione, di vitalità rispetto alla distruttività e alla crudeltà,queste ultime rappresentano, come le prime, una risposta al problemadella esistenza umana. Persino lindividuo più sadico e distruttivo èumano, umano come il santo. Potremo definirlo un uomo corrotto emalato che non è riuscito a dare una risposta migliore alla sfida dinascere uomo, e questo è vero: ma potremo anche vedere in lui un uomoche ha preso la strada sbagliata nella sua ricerca di salvezza (7).Queste considerazioni non implicano assolutamente che crudeltà e
  15. 15. distruttività non siano maligne, ma semplicemente che il vizio èumano. In effetti tali pulsioni distruggono la vita, il corpo, lospirito, distruggono non solo la vittima, ma anche laguzzino.Costituiscono un paradosso: "la vita che si rivolta contro se stessanel tentativo di darsi un senso". Sono le uniche vere perversioni.Capirle non significa perdonarle. Ma se non le capiamo, non abbiamomodo di scoprire come limitarle e quali fattori tendono adaccrescerle.Tale comprensione è particolarmente importante oggi, poiché lasensibilità verso i fenomeni di distruttività-crudeltà sta rapidamentediminuendo e la necrofilia, lattrazione per ciò che è morto,putrescente, senza vita, puramente meccanico, sta aumentando in tuttala nostra società industriale cibernetica. F. T. Marinetti fu il primoa esprimere in forma letteraria lo spirito della necrofilia nel suo"Manifesto futurista" del 1909. La stessa tendenza emerge in granparte dellarte e della letteratura degli ultimi decenni,ostentatamente affascinata da tutto ciò che è putrefatto, non-vivo,distruttivo e meccanico. Il motto falangista «viva la muerte» minacciadi diventare il principio segreto di una società in cui la conquistadella natura ad opera delle macchine costituisce il significato stessodi progresso, e in cui la persona umana diventa unappendice dellamacchina.Questo studio tenta di chiarire la natura della passione necrofila ele condizioni sociali che tendono a incoraggiarla. La conclusione saràche un rimedio in senso lato potrà prodursi soltanto attraversocambiamenti radicali nella nostra struttura politica e sociale, talida reintegrare luomo nel suo ruolo supremo allinterno della società.Il motto «legge e ordine» (piuttosto che vita e struttura), larichiesta di punizioni più severe contro i criminali, comelossessione per la violenza e la distruzione che caratterizzano certi«rivoluzionari», sono soltanto ulteriori esempi della potenteattrazione che la necrofilia esercita sul mondo contemporaneo. Abbiamobisogno di creare le condizioni adatte perché la crescita delluomo,questo essere imperfetto, incompleto - unico nella natura - diventilobiettivo supremo di tutti gli ordinamenti sociali. La libertàgenuina, lindipendenza, la fine di ogni forma di controllo e disfruttamento sono le premesse indispensabili per mobilitare lamoreper la vita, lunica forza che possa sconfiggere lamore per la morte.NOTE.N. 0-A: Trad. italiana: "Il cosiddetto male", Milano 1969 [N.d.T].N. 1: Lorenz definì «etologia» lo studio del comportamento animale, untermine peculiare, dato che etologia significa letteralmente «scienzadel comportamento» (dalla parola greca "ethos", «condotta», «norma»).Per definire lo studio del comportamento animale, Lorenz avrebbedovuto usare lespressione «etologia animale». Il fatto che abbiadeciso di non qualificare letologia, comporta naturalmente lidea cheil comportamento umano debba essere sussunto a quello animale. Einteressante rilevare che, già parecchio tempo prima di Lorenz, JohnStuart Mill aveva coniato il termine «etologia» per definire lascienza del carattere. Se volessi riassumere molto brevemente ilcontenuto di questo mio libro, dovrei dire che si occupa di «etologia»secondo il significato che Mill, e non Lorenz, ha dato al termine.N. 1-A: : Trad. italiana: "Listinto di uccidere", Milano 1968[N.d.T].N. 1-B: : Trad. italiana: "La scimmia nuda", Milano 1968 [N.d.T].N. 1-C: : Trad. italiana: "Amore e odio", Milano 1971 [N.d.T].N. 2: Recentemente Lorenz ha qualificato il concetto di «innato»riconoscendo la presenza simultanea del fattore dellapprendimento.(K. Lorenz, Chicago 1965).N. 3: Il termine «istinto», sebbene piuttosto antiquato, è usato quiprovvisoriamente. In seguito userò il termine «pulsioni organiche».
  16. 16. N. 4: La maggior parte delle vecchie psicologie, come quella degliscritti buddisti, quella greca, la psicologia medievale e moderna finoa Spinoza, si sono occupate delle passioni umane, come argomentoprincipe, seguendo il metodo di accoppiare al pensiero criticounattenta osservazione (sebbene senza sperimentazione).N. 5: Confronta R. B. Livingston (New York 1967) sulla questione dellamisura in cui certe passioni si formano nel cervello; discussa nelcapitolo 10.N. 6: Questa asserzione di Holbach deve naturalmente essere intesa nelcontesto del pensiero filosofico della sua epoca. La filosofiabuddista e spinoziana hanno un concetto completamente diverso dellepassioni: dal loro punto di vista la descrizione di Holbach sarebbeempiricamente valida per la maggioranza delle persone, mentre laposizione di Holbach è esattamente lopposto di quello che essiconsiderano lobiettivo dello sviluppo umano. Per capire a fondo ladifferenza mi riferisco alla distinzione fra «passioni irrazionali»come ambizione e avidità, e «passioni razionali» come lamore elattenzione per tutti gli esseri senzienti (di cui si discuterà inseguito). Quel che è rilevante nella citazione, tuttavia, non è questadifferenza, ma lidea che la vita imperniata prevalentemente sullasopravvivenza è inumana.N. 7: «Salvezza» deriva dalla radice latina "sal", «sale» (in spagnolo"salud", «salute»). Il significato deriva dal fatto che il saleprotegge la carne dalla decomposizione; «salvezza» è la protezionedelluomo dalla decomposizione. In questo senso (in un senso non-teologico) ciascun uomo ha bisogno della «salvezza».Parte prima.ISTINTIVISMO, COMPORTAMENTISMO, PSICOANALISI.Capitolo 1.GLI ISTINTIVISTI.I PRIMI ISTINTIVISTI.Eviterò qui di presentare una storia della teoria istintivistica, cheil lettore potrà trovare in diversi testi (1). Questa storia risalefin agli inizi dellevoluzione del pensiero filosofico, ma, per quantoriguarda il pensiero moderno, risale allopera di Charles Darwin.Tutte le ricerche post-darwiniane sugli istinti si sono basate sullateoria dellevoluzione di Darwin.William James (New York 1890), William McDougall (1913; New York 1932)e altri hanno tracciato lunghe liste in cui ciascun istintoindividuale era visto come la motivazione di modalità di comportamentocorrispondenti; per esempio gli istinti elencati da James: imitazione,rivalità, combattività, simpatia, caccia, paura, cupidigia,cleptomania, costruttività, gioco, curiosità, sociabilità, furtività,pulizia, modestia, amore, gelosia, una strana mistura di qualità umaneuniversali e di tratti caratteriali specifici, socialmentecondizionati. (J. J. McDermott, a cura di, New York 1967.) Sebbeneoggi tali liste appaiano piuttosto ingenue, lopera di questiistintivisti è altamente complessa, ricca di articolazioni teoriche edotata di un livello di pensiero teorico ancora ragguardevole; non sipuò dire che sia semplicemente invecchiata. Così, per esempio, Jamesera perfettamente consapevole del fatto che può esistere un elementodi apprendimento persino nella prima manifestazione di un istinto, eMcDougall non era alloscuro dellinfluenza plasmatrice di esperienze
  17. 17. e background culturali diversi. Listintivismo di questultimocostituisce un ponte con la teoria freudiana. Come Fletcher hagiustamente sottolineato, McDougall non ha identificato listinto conun «meccanismo motorio» e una risposta motoria rigidamente fissata.Per lui il nucleo dellistinto è una «"propensione"», un «desiderio»,e questo nucleo affettivo-congenito di ciascun istinto «sembra ingrado di funzionare con indipendenza relativa sia dalla parteconoscitiva sia da quella motoria della disposizione istintivacomplessiva». (W. McDougall, New York 1932.)Prima di discutere sui due più famosi rappresentanti moderni dellateoria istintivistica, i «neo-istintivisti» Sigmund Freud e KonradLorenz, esaminiamo una caratteristica comune a entrambi così come ailoro predecessori: la concezione del modello istintivistico in terminimeccanicistico-idraulici. McDougall raffigurò lenergia cometrattenuta da «chiuse», che in determinate condizioni «erompevaschiumeggiando». (W. McDougall, 1913.) In seguito usò unanalogia incui ciascun istinto fu raffigurato come una «camera in cui il gas ècostantemente liberato». (W. McDougall, Boston 1923.) Nella suaconcezione della teoria della libido, anche Freud seguì uno schemaidraulico. La libido aumenta [freccia] la tensione sale [freccia] ildispiacere aumenta; latto sessuale fa calare la tensione e ildispiacere finché la tensione comincia a salire di nuovo.Analogamente, Lorenz pensò a unenergia specifica come «un gas cheviene costantemente pompate dentro un contenitore» o il liquido di unserbatoio che può caricarsi attraverso una valvola caricata a mollasul fondo. (K. Lorenz, 1950.) R. A. Hinde ha sottolineato che,nonostante parecchie differenze, questi e altri modelli distinto«hanno in comune lidea di una sostanza capace di produrre la caricadi energia necessaria al comportamento, trattenuta in un contenitore esuccessivamente liberata nellazione». (R. A. Hinde, 1960.)I NEO-ISTINTIVISTI: SIGMUND FREUD E KONRAD LORENZ."Il concetto freudiano di aggressione" (2).Rispetto ai vecchi istintivisti, in particolare McDougall, Freud feceun grande passo in avanti: unificò tutti gli «istinti» in duecategorie: istinti sessuali e istinti di auto-conservazione. Ragionper cui la teoria freudiana può essere considerata lultimo gradinonello sviluppo della storia dellistintivismo; come dimostrerò inseguito, questa unificazione degli istinti in uno (ad eccezionedellistinto dellIo) fu anche il primo passo verso il superamentodellintera concezione istintivistica, sebbene Freud non ne fosseconsapevole. Qui di seguito mi occuperò esclusivamente del concettofreudiano dellaggressione, poiché la sua teoria della libido è nota amolti lettori e se ne può leggere in altre opere di Freud, soprattuttonella "Introduzione alla psicoanalisi" (1915-1916, 1916-1917 e 1933).Freud prestò relativamente poca attenzione al fenomenodellaggressione finché considerò la sessualità (libido) e lauto-conservazione come le due forze che dominano luomo. Ma a partiredagli anni Venti questo quadro cambiò completamente. In "LIo e lEs"(1923) e nei suoi scritti successivi, egli postulò una nuovadicotomia: quella tra listinto (gli istinti) di vita (Eros) elistinto (gli istinti) di morte. Così Freud descrisse la nuova faseteorica: «Partendo da speculazioni sugli inizi della vita e daparalleli biologici, trassi la conclusione che, oltre alla pulsione aconservare la sostanza vivente e a legarla in unità sempre più larghe,doveva esisterne unaltra, ad essa opposta, che mirava a dissolverequeste unità e a condurle allo stato primevo, inorganico. Dunque,oltre a Eros, una pulsione di morte». (S. Freud, 1930)Listinto di morte può essere diretto contro lorganismo stesso, eallora è una pulsione auto-distruttiva, oppure verso lesterno, e in
  18. 18. questo caso tende a distruggere gli altri piuttosto che se stesso. Semescolato alla sessualità, listinto di morte si trasforma in impulsipiù innocui, espressi nel sadismo e nel masochismo. Anche se Freudavanzò a più riprese lipotesi che la potenza dellistinto di mortepotesse essere ridotta (S. Freud, 1927), rimaneva il presupposto dibase: luomo era dominato da un impulso a distruggere se stesso o glialtri, e poteva fare ben poco per sfuggire a questa tragicaalternativa. Ne conseguiva che, nella prospettiva dellistinto dimorte, laggressione non era essenzialmente una reazione agli stimoli,ma un impulso che scorreva in continuazione, radicato nellacostituzione dellorganismo umano. Pur seguendo Freud in ogni altradirezione, la maggioranza degli psicoanalisti rifiutò questa teoriadellistinto di morte; forse perché essa trascendeva il vecchio schemameccanicistico di riferimento ed esigeva un pensiero biologicoinaccettabile per i più, che identificavano il termine «biologico» conla fisiologia degli istinti. Tuttavia, essi non rifiutarono in bloccola nuova posizione di Freud, ma vennero ad un compromesso,riconoscendo lesistenza di un «istinto distruttivo» come il poloopposto dellistinto sessuale: così poterono riconoscere la nuovaimportanza attribuita da Freud allaggressione senza sottomettersi aun tipo di pensiero completamente nuovo.Freud aveva compiuto un progresso importante, passando da un approcciopuramente fisiologico-meccanicistico a un approccio biologico, checonsidera lorganismo come unentità e analizza le fonti biologichedellamore e dellodio. La sua teoria, comunque, presenta notevolidifetti. E basata su speculazioni piuttosto astratte e non offre inpratica "prove empiriche" convincenti. Inoltre, mentre tentabrillantemente di interpretare gli "impulsi umani" nel quadro dellanuova teoria, lipotesi di Freud non si adatta al comportamentoanimale. Per lui listinto di morte è una forza biologica che agiscein tutti gli organismi viventi: questo dovrebbe significare che anchegli animali esprimono il loro istinto di morte o contro se stessi ocontro altri. Ma in questo caso si dovrebbe riscontrare un tasso piùelevato di malattie o di morte prematura negli animali meno aggressiviverso lesterno, e viceversa; naturalmente, però, non esistono dati aconferma di questa tesi.Nel capitolo successivo dimostrerò che aggressione e distruttività nonsono impulsi dati biologicamente, che fluiscono spontaneamente. Perora voglio soltanto aggiungere che Freud ha notevolmente confusolanalisi del fenomeno dellaggressione seguendo la pratica di usarequesto termine per i tipi più diversi di aggressione, la qual cosafacilitava il suo tentativo di spiegarli tutti sulla base di "un soloistinto". E poiché è certo che non aveva nessuna propensionecomportamentistica, possiamo dedurre che egli era mosso dalla suatendenza generale ad arrivare a un concetto dualistico, in cui dueforze fondamentali si oppongono luna allaltra. Dapprima la dicotomiafu tra auto-conservazione e libido, più tardi fra istinto di vita eistinto di morte. Per raggiungere larmonia di questi concetti, Freudfu costretto a classificare ciascuna passione sotto uno dei due poli,e quindi a mettere insieme delle tendenze che in realtà nulla hanno incomune."La teoria dellaggressione di Lorenz".La teoria freudiana dellaggressione era ed è tuttora moltoautorevole, ma per la sua complessità e difficoltà non è mai statapopolare, nel senso di essere letta e assimilata da un pubblico vasto.Al contrario, il saggio di Konrad Lorenz "Das sogenannte Böse. ZurNaturgeschichte der Aggression" (Vienna 1963) (2-A) è diventato, inbreve tempo dalla sua pubblicazione, un bestseller nel settore dellasociologia.Non è difficile individuare i motivi di questa popolarità. Prima di
  19. 19. tutto, "Il cosiddetto male" è un libro che si legge molto volentieri -proprio come il precedente, affascinante saggio "Er redete mit demVieh, den Vogeln und den Fischen - So kam der Mensch auf den Hund"(Vienna 1949-1950) (2-B) - completamente diverso, sotto questoaspetto, sia dai pesanti trattati di Freud sullistinto di morte, siadagli stessi scritti e opere di Lorenz rivolti agli specialisti.Inoltre, come già è stato sottolineato nellIntroduzione, il libroattrae molte persone che oggi preferiscono vedere nel nostro camminoverso la violenza e la guerra nucleare leffetto di fattori biologiciincontrollabili, piuttosto che aprire gli occhi e rendersi conto cheesso dipende da circostanze sociali, politiche ed economiche di cuinoi siamo responsabili.Per Lorenz (3), come per Freud, laggressività umana è un istintoalimentato da una fonte di energia che scorre in continuazione, e nonnecessariamente il risultato di una "reazione" a stimoli esterni.Lorenz ritiene che lenergia specifica di un atto istintivo siaccumuli continuamente nei centri neurali collegati a quel determinatoschema di comportamento: quando se ne sia accumulata una certaquantità, è probabile che si verifichi una "esplosione" anche senza lapresenza di uno stimolo. In ogni caso, sia lanimale sia luomo, ingenere trovano stimoli che liberano lenergia arginata della pulsione;non hanno bisogno di aspettare passivamente che arrivi lo stimoloadatto. Essi stessi ricercano stimoli, e addirittura li producono.Seguendo W. Craig, Lorenz ha definito questo comportamento«appetitivo». Luomo, egli sostiene, crea i partiti politici alloscopo di trovare stimoli che gli consentano di scaricare lenergiaimbrigliata, e non sono i partiti politici la causa dellaggressione.Ma nei casi in cui non si possono trovare né produrre stimoli esterni,lenergia della pulsione aggressiva arginata diventa così potente daesplodere, per così dire, e da manifestarsi in vacuo, cioè a senzastimolazione esterna dimostrabile... Lattività a vuoto compiuta senzaun oggetto... mostra unanalogia veramente fotografica conl"esecuzione" normale delle azioni motrici connesse... Questodimostra che gli schemi motori di coordinamento del modello dicomportamento istintivo sono determinati ereditariamente fino al piùpiccolo particolare». (K. Lorenz, 1970; originariamente in tedesco,1931-42.) (4).Per Lorenz, dunque, laggressione "non" è primariamente una reazione astimoli esterni, ma una eccitazione interiore «incorporata» che cercadi scaricarsi e troverà comunque espressione, indipendentemente dalgrado di adeguatezza dello stimolo esterno: «"E la spontaneitàdellistinto a renderlo così pericoloso"». (K. Lorenz, Milano 1969. Ilcorsivo è mio.) Il modello dellaggressione di Lorenz, come il modellofreudiano della libido, è stato giustamente definito "idraulico", peranalogia alla pressione esercitata dallacqua o dal vaporeimprigionati in un contenitore chiuso.Questo concetto idraulico dellaggressione è, per così dire, unpilastro sul quale si basa la teoria di Lorenz; si riferisce almeccanismo attraverso il quale si produce laggressione. Laltropilastro è lidea che laggressione sia al servizio della vita, dellasopravvivenza dellindividuo e della specie. In generale, Lorenz partedal presupposto che laggressione intra-specifica (aggressione framembri della stessa specie) abbia la funzione di favorire lasopravvivenza della specie. Secondo Lorenz, laggressione adempiequesto compito con lo «"spacing-out"», cioè con la distribuzione degliindividui della stessa specie sullhabitat disponibile; attraverso laselezione del «migliore», che si estrinseca nella difesa della femminae nella creazione di una gerarchia sociale. (K. Lorenz, New York1964.) Tanto più efficace è la funzione conservatricedellaggressione, visto che, nel corso dellevoluzione, laggressionemortale è stata trasformata in un comportamento di minacce simbolichee rituali, che adempiono la stessa funzione senza danneggiare la
  20. 20. specie.Ma, prosegue Lorenz, listinto che nellanimale serviva allasopravvivenza, nelluomo è stato «grottescamente esagerato» ed è«impazzito». Invece di contribuire alla sopravvivenza. laggressione èstata trasformata in minaccia.Sembrerebbe che lo stesso Lorenz, insoddisfatto di queste spiegazionidellaggressione umana, abbia sentito il bisogno di aggiungerneunaltra, che porta, comunque, fuori del campo delletologia. Scrive:"Ma soprattutto è più probabile che la perniciosa intensitàdistruttiva della pulsione aggressiva, che noi uomini abbiamo ancoranel sangue, sia una brutta eredità dei processi della selezione intra-specifica che hanno agito sui nostri avi per decine di migliaia dianni, cioè durante il periodo Paleolitico. [Lorenz probabilmenteintendeva il Paleolitico superiore.] Quando quei nostri avi ebberoconquistato le armi; i vestiti, e un principio di organizzazionesociale, per cui potevano superare la fame, il freddo e il pericoloesterno dessere mangiati dai grossi animali feroci, così che questinon rappresentavano più fattori fortemente selettivi, deve aver avutoinizio una maligna selezione intra-specifica. Il fattore che oradeterminava la selezione era la guerra, che le orde umane vicine enemiche conducevano fra loro. Essa deve aver prodotto unestremafermentazione di tutte le cosiddette «virtù guerresche», che purtropposono ancora oggi per molti uomini gli ideali veramente meritevolidesser perseguiti". (K. Lorenz, Milano 1969).Questo quadro della guerra costante fra i «selvaggi» che praticavanola caccia-raccolta, a partire da quando l«"Homo sapiens sapiens"»comparve sulla scena circa 40000-50.000 anni prima di Cristo, è uncliché ampiamente in voga, che Lorenz adotta senza alcun riferimento aquei ricercatori che tendono a dimostrarne linfondatezza (5). Ilpresupposto di Lorenz, quello di quarantamila anni di guerraorganizzata, non è altro che il vecchio schema di Hobbes, secondo cuila guerra sarebbe la naturale condizione delluomo, usato comeargomentazione per dimostrare la qualità innata della distruttivitàumana. La logica dellassunto di Lorenz è che luomo "è" aggressivoperché "era" aggressivo; ed "era" aggressivo perché "è" aggressivo.Anche se Lorenz avesse ragione con questa sua tesi della guerracontinua nel Paleolitico superiore, le sue deduzioni genetiche sonodiscutibili. Perché un certo tratto consenta un vantaggio selettivo,occorre che aumenti la produzione di prole fertile nei portatori deltratto in questione. Ma considerando la probabilità di perditesuperiori fra gli individui aggressivi nelle guerre, è dubbio che laselezione possa spiegare il persistere di unalta incidenza di questotratto. Anzi, se si considera una simile perdita come selezionenegativa, la frequenza del gene dovrebbe diminuire (6). A dire ilvero, la densità demografica a quellepoca era estremamente bassa, ediverse tribù umane, dopo la comparsa dell"Homo sapiens", avevano benpoco bisogno di entrare in concorrenza e di combattersi lun laltraper cibo e spazio.Nella sua teoria, Lorenz ha amalgamato due elementi. Il primo è chegli animali, come gli uomini, hanno una carica innata di aggressione,che serve alla sopravvivenza dellindividuo e della specie. Comechiarirò in seguito, le scoperte neurofisiologiche dimostrano chequesta aggressione difensiva è una reazione alle minacce mosse controgli interessi vitali degli animali, e non scorre né spontaneamente nécontinuamente. Laltro elemento, il carattere idraulicodellaggressione arginata, è usato per spiegare gli impulsi crudeli eomicidi delluomo, ma Lorenz ne porta ben poche prove a conferma. Sialaggressione-al-servizio-della-vita, sia quella distruttiva, sonoclassificate in una sola categoria, mentre quel che in realtà lecollega è soprattutto una parola: «aggressione». Contrariamente a
  21. 21. Lorenz, Tinbergen ha formulato il problema con assoluta chiarezza: «Daun lato luomo è affine a diverse specie animali poiché combatte ipropri simili. Ma dallaltro egli, fra le migliaia di specie in lotta,è lunico che combatta per distruggere... La specie umana è lunicache pratichi lomicidio di massa, pesce fuor dacqua allinterno dellapropria società. Perché dovrebbe essere così?» (N. Tinbergen, 1968.)"Freud e Lorenz: analogie e differenze".La relazione esistente fra le teorie di Lorenz e quelle di Freud ècomplicata. I due hanno in comune il concetto idraulicodellaggressione, anche se danno una spiegazione diversa delloriginedella pulsione. Ma sotto un altro aspetto sembrano avere posizionidiametralmente opposte. Mentre Freud ipotizzava un istintodistruttivo, Lorenz dichiara insostenibile un simile presupposto, permotivi biologici. La sua pulsione aggressiva incoraggia la vita,mentre listinto di morte di Freud è al servizio della morte.Questa divergenza perde, però, gran parte del suo significato, se siconsidera il modo in cui Lorenz descrive le vicissitudinidellaggressione-al-servizio-della-vita, originariamente difensiva.Con una quantità di elaborazioni teoriche complicate e spessodiscutibili, egli suppone che laggressione difensiva si trasformi,nelluomo, in una pulsione che scorre spontaneamente e si accresceautonomamente, cercando di creare circostanze tali da facilitarelespressione dellaggressione, o che esploda anche se non si possononé trovare né creare stimoli. Ne consegue che, persino in una societàorganizzata, sotto laspetto socioeconomico, in modo da non consentirenessuno stimolo adeguato a forme vistose di aggressione, la spintastessa dellistinto aggressivo costringerebbe i suoi membri amodificare questa organizzazione; ma se ciò non avvenisse,laggressione esploderebbe anche senza alcuno stimolo. Quindi laconclusione cui arriva Lorenz, e cioè che luomo è spinto adistruggere da una forza innata, è sotto tutti gli aspetti pratici,identica a quella di Freud. Questi, però vede la pulsione distruttivacontrastata dalla forza altrettanto potente di Eros (vita, sesso),mentre per Lorenz lamore stesso è un prodotto dellistintoaggressivo.Freud e Lorenz sono daccordo su un punto, e cioè che limpossibilitàdi esprimere praticamente laggressione non è salutare. Nella primafase del suo lavoro, Freud aveva postulato che la repressione dellasessualità può provocare malattie mentali; successivamente applicò lostesso principio allistinto di morte, insegnando che la repressionedellaggressione-diretta-verso-lesterno è dannosa. Lorenz crede che«in genere lodierno uomo civilizzato soffra di insufficiente sfogo aisuoi forti impulsi aggressivi». Entrambi, per vie diverse, arrivanoalla stessa immagine delluomo in cui lenergia aggressivo-distruttivasi produce continuamente, di modo che, a lungo andare, è moltodifficile - se non impossibile - controllarla. Il cosiddetto malenegli animali, diventa un vero e proprio male nelluomo, anche se,secondo Lorenz, le sue radici non sono maligne."«Prova» per analogia". Queste analogie esistenti fra le teorie diFreud e di Lorenz sullaggressione non devono tuttavia oscurare ladifferenza principale. Freud era uno studioso delluomo, un acutoosservatore del suo comportamento manifesto e delle variemanifestazioni del suo inconscio. Può darsi che la sua teoriadellistinto di morte sia sbagliata, o incompleta, o che sia fondatasu prove insufficienti, ma resta il fatto che fu costruita attraversouna osservazione costante delluomo. Lorenz, invece, è un osservatore,indubbiamente molto competente, degli animali, soprattutto di quelliinferiori. La sua conoscenza delluomo, però, non va oltre quelladella persona media: egli non lha perfezionata né attraverso
  22. 22. unosservazione sistematica, né con una sufficiente conoscenza dellaletteratura (7). Lorenz parte ingenuamente dal presupposto che leosservazioni fatte su se stesso o su conoscenti siano applicabili atutti gli uomini. Il suo metodo principale, comunque, non è tantoquello dellauto-osservazione, quanto delle analogie ricavate dalconfronto del comportamento di certi animali con quello delluomo.Scientificamente parlando, tali analogie non dimostrano niente, anchese sono suggestive e gradevoli per chi ama gli animali. Permeate diquellantropomorfismo cui Lorenz indulge, diventano molto popolariproprio perché danno la gradevole illusione di «capire» quel che«sente» lanimale. Chi non vorrebbe possedere lanello di re Salomone?Lorenz basa le sue teorie della natura idraulica dellaggressionesugli esperimenti compiuti sugli animali: soprattutto pesci e uccelliin condizione di cattività. Il problema in discussione è questo: lastessa pulsione aggressiva che porta a uccidere i propri simili, ameno che non sia ri-diretta - fenomeno che Lorenz osservò in certipesci e uccelli - agisce anche nelluomo?Poiché non esiste alcuna prova diretta che questa ipotesi siaapplicabile alluomo e ai primati non-umani, Lorenz ricorre a tuttauna serie di argomentazioni per convalidarla. Il suo metodo principaleè quello dellanalogia: scopre somiglianze fra il comportamento umanoe quello degli animali che ha studiato, e ne conclude che entrambi itipi di comportamento hanno la stessa causa. Questo metodo è statocriticato da diversi psicologi: già nel 1948 un eminente collega diLorenz, N. Tinbergen, si rendeva conto dei pericoli «"inerenti allaprocedura di usare prove fisiologiche ricavate da livelli evolutiviinferiori, livelli inferiori di organizzazione neurale, e forme piùsemplici di comportamento come analogie per sostenere teoriefisiologiche di meccanismi comportamentali a livelli superiori e piùcomplessi"». (N. Tinbergen, 1948. Il corsivo è mio.)Alcuni esempi illustreranno la «prova per analogia» adottata da Lorenz(8). Parlando dei ciclidi gialli dellIndia orientale e del pescemadreperla-brasiliano, Lorenz osserva che, se ciascun pesce puòscaricare la sua rabbia salutare su un vicino dello stesso sesso, nonattacca il suo compagno («aggressione ri-diretta») (9). Poi commenta:"Un comportamento analogo si può del resto osservare anche presso gliuomini. Nei bei tempi andati, quando ancora sussisteva la monarchiaasburgica e si trovavano ancora donne di servizio, mi ricordo di averosservato presso una mia zia vedova il seguente comportamento normalee pronosticabile. Una domestica non resisteva da lei più di 8-10 mesi.La zia andava regolarmente in estasi per la ragazza che aveva appenaassunto, la lodava in tutte le rime, si trattava sempre dunacosiddetta perla, insomma giurava e spergiurava daver finalmentetrovato quella giusta. Col passare dei mesi il suo entusiasmo siraffreddava, prima notava difettucci, poi cominciava a lamentarsi, everso la fine del periodo accennato aveva scoperto qualità tantoodiose che la povera ragazza veniva regolarmente licenziata sui duepiedi dopo una bella scenata. Passato questo sfogo lanziana signoraera di nuovo disposta a scoprire nella prossima domestica un veroangelo.Sono molto lontano dal volermi presuntuosamente divertire alle spalledi questa mia zia ormai morta da tempo e per il resto molto cara. Hoavuto modo dosservare troppo bene su uomini seri e capaci del massimoautocontrollo, e naturalmente anche su me stesso, esattamente glistessi fenomeni, o meglio, vi sono stato obbligato, quanderoprigioniero durante la guerra. La cosiddetta malattia polare, chiamataanche rabbia da spedizione, colpisce in prevalenza piccoli gruppi diuomini quando questi, nelle situazioni suddette, sono completamentedipendenti luno dallaltro e impossibilitati a polemizzare conpersone estranee alla loro cerchia di amici. Da quanto ho già dettosarà certamente comprensibile che lingorgo dellaggressione diventa
  23. 23. più pericoloso quanto più si conoscono, capiscono e amano gliappartenenti al gruppo. In questa situazione, come posso assicurareper esperienza diretta, tutti gli stimoli che innescano laggressionee il comportamento di lotta intra-specifica subiscono un paurosoabbassamento dei loro valori di soglia. Soggettivamente questo siesprime nel fatto che si reagisce a piccoli moti espressivi deimigliori amici - come il modo in cui si schiariscono la gola ostarnutiscono - in un modo che sarebbe adeguato se un brutto ubriacoci avesse appioppato uno schiaffo". (K. Lorenz. Milano 1969.)A quanto pare, a Lorenz non viene in mente che le sue esperienzepersonali con la zia, con i suoi compagni di prigionia durante laguerra, e con se stesso, non implicano necessariamente che questereazioni siano universali. Inoltre sembra non rendersi assolutamenteconto che al comportamento della zia si potrebbe dare unainterpretazione psicologica più complessa di quella idraulica, secondocui il potenziale aggressivo della signora sarebbe salito ogni otto odieci mesi a un livello tale da rendere inevitabile una esplosione.Da un punto di vista psicoanalitico, si potrebbe dedurre che questazia era una persona molto narcisistica, sfruttatrice; esigeva che ladomestica le fosse completamente «devota», non avesse alcun interessepersonale e accettasse allegramente il ruolo della creatura felice diservirla. Si avvicinava a ogni nuova cameriera con la fissazione chequesta avrebbe finalmente soddisfatto tutte le sue aspettative.Seguiva una breve «luna di miele», durante la quale la fissazione eraancora abbastanza forte da nasconderle che la domestica non era quella«giusta» per lei, forse aiutata anche dal fatto che la donnaallinizio faceva ogni sforzo per accontentare il suo nuovo datore dilavoro. Poi la zia si risvegliava, accorgendosi che la domestica nonera disposta a portare avanti il ruolo assegnatole. Questo processo dirisveglio, naturalmente, durava qualche tempo prima di raggiungere ilsuo esito definitivo. A questo punto la zia sperimentava profondadelusione e rabbia, proprio come reagisce qualsiasi personanarcisistico-sfruttatrice quando è frustrata. Poiché non eraconsapevole che la causa del furore risiedeva nelle sue preteseimpossibili, razionalizzava la delusione accusando la domestica. Epoiché non poteva rinunciare ai suoi desideri, licenziava la donnanella speranza che la prossima fosse quella «giusta». Lo stessomeccanismo si ripete finché la zia muore oppure non riesce più atrovare domestiche. Ma questo sviluppo non è certo esclusivo delrapporto fra padrone di casa e domestici. Spesso la storia deiconflitti coniugali è identica; comunque, dato che è più facilelicenziare una donna di servizio che divorziare, ne risulta spesso unabattaglia, che dura una vita, in cui ciascun partner cerca di punirelaltro per i torti che continua ad accumulare. Qui ci troviamo adaffrontare il problema di un carattere umano specifico, e cioè ilcarattere narcisistico-sfruttatore, e non un problema di energiaistintiva accumulata.In un capitolo sui «Comportamenti analoghi alla morale» Lorenz fa laseguente dichiarazione: «Ciononostante anche chi intuisca veramentequesti nessi non potrà sottrarsi a una rinnovata e ricorrenteammirazione, quando vede al lavoro meccanismi fisiologici cheimpongono agli animali un comportamento disinteressato, che ha perscopo il benessere della comunità, così come viene imposto a noiuomini dalla legge morale presente in noi». (K. Lorenz, Milano 1969.)Come è possibile riconoscere un comportamento «disinteressato» neglianimali? Quello descritto da Lorenz è uno schema (o modello) dazionedeterminato istintivamente. Il termine «disinteressato» è preso dallapsicologia umana, e si riferisce al fatto che un essere umano puòdimenticare il suo sé (si dovrebbe dire, per essere esatti, il suo Io)nel desiderio di aiutare gli altri. Ma unoca, un pesce, un cane hannoforse un sé (o un Io) da dimenticare? Laltruismo non è forse legato
  24. 24. alla consapevolezza umana di sé e alla struttura neurofisiologica sucui questultima si basa? Linterrogativo si pone anche per quantoriguarda molte altre parole usate da Lorenz per descrivere ilcomportamento animale, come «crudeltà», «tristezza», «imbarazzo».Uno dei più importanti e interessanti dati etologici di Lorenz è il«legame» che si forma fra animali (lesempio principale che forniscesono le oche selvatiche) come reazione alle minacce provenientidallesterno contro il gruppo. Ma le analogie che ne trae per spiegareil comportamento umano sono talvolta sorprendenti: «Laggressionebasata sulla discriminazione degli stranieri e il legame fra i membridi un gruppo si intensificano vicendevolmente. Lopposizione fra noie loro può congiungere certe unità fra cui prima regnavano violenticontrasti. Rispetto allattuale Cina, di tanto in tanto Stati Uniti eUnione Sovietica sembrano avere latteggiamento di noi. Lo stessofenomeno, che fra laltro presenta certe caratteristiche della guerra,può essere studiato nella cerimonia del giubilo delle ocheselvatiche». (K. Lorenz, New York 1966.) Ciò vuol dire forse chelatteggiamento di Americani e Sovietici è determinato da schemiistintivi che abbiano ereditato dalloca selvatica? Lautore stacercando di essere più o meno spiritoso, oppure vuole veramente direqualcosa sulla connessione esistente fra queste oche e i leaders delledue superpotenze?Lorenz si spinge persino oltre con queste analogie fra comportamentoanimale (o linterpretazione che egli ne fornisce) e i suoi concettiingenui sul comportamento umano, come in questa dichiarazionesullamore e lodio negli uomini: «Un vincolo personale, unamiciziaindividuale si trovano "soltanto" negli animali con unaggressioneintra-specifica altamente sviluppata, anzi, questo vincolo è tanto piùsaldo quanto più aggressiva è la rispettiva specie animale». (K.Lorenz, Milano 1969.) Finora niente da obiettare; prendiamo pure perbuone le osservazioni di Lorenz. Ma, a questo punto, egli salta alregno della psicologia umana; dopo aver dichiarato che laggressioneintraspecifica ha milioni di anni di vita in più rispetto allamiciziapersonale e allamore, ne conclude che «"non cè amore senzaaggressione"». (K. Lorenz, Milano 1969. Il corsivo è mio.) Questadichiarazione alata, non sostenuta da alcuna prova per quanto riguardalamore umano, ma contraddetta dalla maggioranza dei fattiosservabili, è completata da unaltra dichiarazione che non riguardalaggressione intraspecifica, ma «"lodioso fratello minore del grandeamore"», lodio: «Diversamente dallaggressione comune, esso è direttocontro un individuo, proprio come lamore, e probabilmente "esso hacome presupposto la sua presenza": uno può veramente odiare soltantoquando ha molto amato e ama ancora, anche se lo nega». (K. Lorenz,Milano 1969. Il corsivo è mio.) E un luogo comune che lamore spessosi trasformi in odio, anche se sarebbe più esatto dire che non èlamore a subire questa trasformazione, ma il narcisismo ferito dellapersona che ama, e cioè che è il non-amore a causare lodio.Pretendere invece che si possa odiare soltanto se si è amato,trasforma lelemento di verità contenuto nella dichiarazione in unavera e propria assurdità. Si può forse affermare che loppresso odiail suo oppressore, che la madre odia lassassino di suo figlio, che iltorturato odia il suo aguzzino perché una volta lamavano o lamanoancora?Unaltra analogia viene ricavata dal fenomeno dell«"entusiasmomilitante"»: «E una forma specializzata di aggressione di gruppo,chiaramente distinta, eppure connessa funzionalmente alle forme piùprimitive di aggressione individuale di importanza secondaria». (K.Lorenz, New York 1966.) E una «sacra usanza», che deve la sua forzadi motivazione a schemi di comportamento evolutisi filogeneticamente.Lorenz asserisce che «non cè da dubitare che lentusiasmo umanomilitante si sia evoluto da una reazione difensiva di gruppo deinostri antenati pre-umani». (K. Lorenz, New York 1966.) E
  25. 25. lentusiasmo condiviso dal gruppo che si difende contro un nemicocomune."Ogni uomo sufficientemente emotivo conosce lesperienza soggettivache procede di pari passo con la reazione in questione. Consiste inprima linea nella qualità della sensazione nota come entusiasmo;inoltre un «sacro» brivido corre lungo la schiena, e, come si constataad una più precisa osservazione, anche lungo il lato esterno dellebraccia, ci si sente strappati da tutti i legami del mondo ordinario,innalzati, pronti a piantare e lasciar tutto per seguire il richiamodel sacro dovere. Tutti gli ostacoli che si frappongono al suoraggiungimento perdono significato e importanza, le inibizioniistintive a danneggiare e uccidere i compagni di specie perdonodisgraziatamente molto del loro potere. Considerazioni razionali, ognicritica e ragioni contrarie, che parlano contro il comportamentodettato dal travolgente entusiasmo, vengono messe a tacere dal fattoche una curiosa inversione di tutti i valori le fa apparire nonsoltanto insostenibili, ma addirittura basse e infamanti. Luomo puòprovare un senso di assoluta integrità anche a commettere atrocità. Ilpensiero concettuale e la responsabilità morale sono al livello piùbasso del loro declino. In breve, come dice meravigliosamente unproverbio ucraino: «Quando sventola la bandiera, la ragione è nellatromba»". (K. Lorenz, Milano 1969.)Lorenz esprime «la ragionevole speranza che la nostra responsabilitàmorale possa arrivare a controllare la pulsione primitiva, ma lanostra unica speranza in questo senso risiede nel riconoscereumilmente che lentusiasmo militante è una reazione istintiva con unmeccanismo di scarico determinato filogeneticamente, e che lunicopunto in cui una supervisione intelligente e responsabile può assumereil controllo, è nel condizionare la reazione verso un oggetto che sisia dimostrato un valore genuino allesame dellindagine categorica».(Lorenz, New York 1966.)La descrizione del comportamento umano normale, che Lorenz fa, èpiuttosto stupefacente. Non cè dubbio che gli uomini provino «unsenso di assoluta integrità anche a commettere atrocità», o, peresprimersi in termini psicologici più adeguati, molti godono acommettere atrocità senza alcuna inibizione morale e senza provare unsenso di colpa. Ma è una procedura scientificamente indifendibileaffermare, senza nemmeno cercare di raccoglierne le prove, che questaè una reazione umana universale, oppure che è la «natura umana» acommettere atrocità durante le guerre, e fondare questa affermazionesu un presunto istinto basato su una discutibile analogia con pesci euccelli.Il fatto è che gli individui e i gruppi presentano enormi differenzenella loro tendenza a commettere atrocità quando si attizza lodiocontro un altro gruppo. Durante la prima guerra mondiale, lapropaganda britannica dovette inventarsi resoconti di soldati tedeschiche uccidevano a colpi di baionetta bambini belgi, perché in realtàtroppo poche erano le atrocità vere per alimentare lodio contro ilnemico. Analogamente, i Tedeschi diedero scarsi resoconti sulleatrocità commesse dai loro nemici, per il semplice motivo che eranodavvero poche. Persino durante la seconda guerra mondiale, nonostantela crescente brutalizzazione dellumanità, le atrocità furonogeneralmente limitate a formazioni speciali di nazisti. In generale,da entrambe le parti le truppe regolari non commisero crimini diguerra nella misura che sarebbe stata prevedibile secondo il quadro diLorenz. Quello che descrive lui, per quanto riguarda le atrocità, è ilcomportamento di tipi caratteriali sadici o assetati di sangue; il suo«entusiasmo militante» è semplicemente una reazione nazionalistica eabbastanza primitiva dal punto di vista emotivo. Sostenere che lapropensione a commettere atrocità, una volta che sia stata dissepolta
  26. 26. lascia di guerra, è una qualità istintiva della natura umana,significherebbe accettare la difesa classica invocata contro le accusedi violazione dei principi della Convenzione di Ginevra. Anche se sonocerto che Lorenz non intende difendere le atrocità, le sueargomentazioni, in realtà, giungono a questo preciso risultato. Il suoapproccio blocca la comprensione dei sistemi caratteriali in cui sonoradicate, e delle condizioni individuali e sociali che ne provocano losviluppo.Lorenz si spinge persino oltre, argomentando che, senza lentusiasmomilitante (questo «vero, autonomo istinto delluomo»), «non sisarebbero mai realizzate né larte, né la scienza, anzi nessuna dellegrandi imprese dellumanità...». (K. Lorenz, New York 1966.) Ma come èpossibile una cosa del genere, se la condizione fondamentale perchéquesto istinto si manifesti è che «lunità sociale con cui il soggettosi identifica debba apparire minacciata da qualche pericolo esterno?».(K. Lorenz, New York 1966.) Esiste forse qualche prova che la scienzae larte fioriscano soltanto quando si verifica una minaccia esterna?Lamore verso il prossimo significa per Lorenz essere pronti arischiare la propria vita per esso, cioè: «naturalmente se è il tuomigliore amico e ti ha salvato diverse volte la vita: lo fai senzanemmeno pensarci». (K. Lorenz, New York 1966.) Esempi di un simile«buon comportamento» in momenti difficili sono frequenti, «purchésiano di un tipo che si è verificato abbastanza frequentemente nelperiodo Paleolitico, producendo norme sociali filogeneticamente adattead affrontare la situazione». (K. Lorenz, New York 1966.)Questa visione dellamore verso il prossimo è un misto di istintivismoe di utilitarismo. Salvi il tuo amico perché lui ti ha salvato già lavita parecchie volte; ma allora, se te lavesse salvata una voltasola, o mai? Inoltre, ti comporti così solo perché succedeva piuttostospesso nel Paleolitico!"Conclusioni sulla guerra". Alla conclusione della sua analisisullaggressione istintiva nelluomo, Lorenz si trova in una posizioneanaloga a quella di Freud nella sua lettera a Einstein "Perché laguerra?" (1933). Nessuno dei due è soddisfatto dessere arrivato a unaconclusione da cui sembra emergere che la guerra è inestirpabile,perché risultato di un istinto. Comunque, mentre Freud potevaautodefinirsi, in un senso molto lato, «pacifista», Lorenz nonpotrebbe essere compreso in questa categoria, anche se è del tuttoconsapevole che la guerra nucleare sarebbe una catastrofe senzaprecedenti. Cerca di trovare delle strade che permettano alla societàdi evitare i tragici effetti dellistinto aggressivo; a dire il vero,nellera nucleare è quasi costretto a ricercare possibilità di paceper rendere accettabile la sua teoria della distruttività innatadelluomo. Alcune delle sue proposte sono analoghe a quelle di Freud,ma fra di loro cè una differenza considerevole. Freud esprime i suoisuggerimenti con scetticismo e modestia, mentre Lorenz dichiara: «...Milludo di poter insegnare qualcosa per migliorare e convertire gliuomini. Questa opinione non mi sembra presuntuosa...». (K. Lorenz,Milano 1969.)In realtà, non sarebbe presuntuosa se Lorenz avesse veramente qualcosadi importante da insegnare. Purtroppo i suoi suggerimenti non sispingono oltre il cliché abusato dei «semplici precetti» contro ilpericolo di «una società che diventa completamente disintegrata acausa del cattivo funzionamento di schemi di comportamento sociali».1. «Il primo e più ovvio precetto è già espresso nel "Conosci testesso"»; con ciò egli intende dire che dobbiamo «approfondire lanostra visione delle concatenazioni causali del nostro stessocomportamento» (K. Lorenz, Milano 1969), in altre parole, le leggidellevoluzione. Di questa conoscenza Lorenz sottolineaparticolarmente un elemento: «Lanalisi oggettiva, etologica di tuttele possibilità di scaricare laggressione nella sua forma originaria

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