midnight-sun-da-capitolo-13-in-poi

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midnight-sun-da-capitolo-13-in-poi

  1. 1. 13. InterrogatorioErano passati solo pochi minuti da quando avevo lasciato Bella a casa sua, ma mi sembravano giàore – è vero che la sensazione che avevo del tempo ormai differiva notevolmente da quella degliumani, difficile pensare che potesse andare diversamente quando hai davanti a te l’eternità, ma seprima la noia e l’apatia erano le mie migliori compagne, adesso il tempo aveva preso un nuovosignificato, adesso ogni istante diventava sempre più prezioso e non volevo che passasse,desideravo che si fermasse perché mi sentivo più vivo di quanto lo fossi stati quando ero in vita.Desideravo tornare da Bella, osservare gli impercettibili cambiamenti sul suo viso, assicurarmi cheil suo sonno fosse tranquillo, sentire chiamare il mio nome nei suoi sogni.Iniziai a guidare ancor più velocemente del solito, ma non avevo una meta precisa.Sapevo che se fossi tornato a casa avrei dovuto affrontare l’ira di Rosalie – potevo immaginare ilsuo pensiero “Idiota!” – ma non poteva sapere che di Bella poteva fidarsi, non riusciva a capire ciòche ci legava e la sua infinità bontà, il suo altruismo, la sua generosità – non le aveva mai dato unapossibilità. Non ero pronto ad affrontarla, avevo ben altro in testa per ascoltare i suoi insulsi insulti.Bella avrebbe presto avuto la possibilità di vedermi alla luce del sole: l’avrei spaventata? Avrebbefinalmente visto il Mostro che si cela in me? Era giusto permetterle di starmi così vicino per tutto ungiorno, noi due da soli, senza nemmeno un testimone, permettere che quell’odore buonissimo, resoancora più dolce dal calore del sole, inondasse l’aria attorno a me? Ma potevo ormai tirarmi indietrosenza ferirla? Potevo lasciarla da sola un’interminabile giornata intera, rischiando che la suafragilità umana – o ancor più la sua incredibile capacità di attirare i guai – mettessero a rischio lasua vita? Potevo io mettere a rischio quella vita per me così preziosa?Decisi di allontanare quei pensieri e con una brusca inversione mi diressi verso casa: dovevoaffrontare la mia famiglia, sebbene sapessi che non sarebbe stato facile.Arrivato a casa, corsi nella mia stanza per pensare come affrontare Rosalie, il cielo era ancora scuroe sarebbe stata una lunga notte - io desideravo solo correre da Bella, o correre via dalle mieresponsabilità verso la mia famiglia – o entrambi. Ma non volevo più essere codardo, dovevo dellespiegazioni, soprattutto ad Esme e Carlisle, anche se sapevo che loro avrebbero in ogni casosostenuto qualunque mia scelta. Alice era sempre più entusiasta e mi appoggiava, non sarebbe stataun problema. Jazz e Rosalie invece non riuscivano a capire.“Lei sa tutto! Sa tutto su di noi, e se ora decidesse di dirlo in giro? Non siamo al sicuro! Dovevamoprenderci cura della situazione quando ne avevamo l’occasione, quando hai avuto la brillante ideadi salvarle la vita! Io non voglio trasferirmi di nuovo, e anche se ci trasferissimo, se lei parlasse?”Rosalie ringhiava con una velocità tale che nessun umano sarebbe stato in grado di comprendere.Emmet vide il mio volto inasprirsi di rabbia, capì che stavo cercando di controllare ogni singolacellula del mio corpo per trattenermi da una reazione violenta. Se solo avessi potuto le sarei saltatoaddosso e niente sarebbe riuscito a bloccarmi. Le prese una mano e l’accarezzò dolcemente percalmarla.“Nessuno le crederebbe Rosalie, e sono sicuro che se Edward avesse reputato pericoloso mettere aconoscenza Bella del nostro segreto, non lo avrebbe fatto” disse Carlisle, cercando di recuperare lasituazione.Non lo avrei fatto? Sarei riuscito a mentirle ulteriormente? La mia lucidità svanisce in sua presenza.“Vedo che andrà tutto bene, non lo dirà, l’immagine è nitida, ne sono certa” sussurrò alice con unsorriso.Jasper si allontanò dalla stanza e iniziò a correre nel bosco ma i suoi pensieri erano estremamentechiari. La sua rabbia era diversa da quella di Rosalie, la sua preoccupazione non era rivolta alproblema di dover rincominciare da capo, di dover scomparire, per lui un posto era come un altro,era abituato ad una vita senza stabilità. Jasper era preoccupato per la futura amicizia tra Bella eAlice, per la sua inevitabile vicinanza, non sapeva quanto a lungo sarebbe riuscito a reprimere i suoiistinti, non era facile per lui, era ancora nuovo a questa vita. La preoccupazione si mischiava allarabbia nei miei confronti, la mia debolezza iniziale era stata per lui quasi un sollievo, non doversi
  2. 2. sentire l’unico debole, ma adesso.. ora io ero capace di superare ogni mio istinto - la gola chebruciava, il veleno che ardeva nella mia bocca – niente poteva fermarmi da starle vicino, nessundolore poteva tenermi lontano da lei e distruggere il mio autocontrollo.“Basta, sono stanco di questo discorso, Bella non dirà niente a nessuno, non lo ha mai fatto fin’ora eha reagito straordinariamente bene alla verità sulla nostra natura! E Rosalie, osa torcerle un capello,osa anche solo trattarla in modo non degno di lei, e dovrai vedertela con me!” Con queste parolelasciai la stanza. La luce ormai si stava schiarendo e io dovevo recuperare il mio autocontrollo.Mi bastò pensare che tra pochi minuti avrei rivisto Bella per riuscire ad addolcirmi di nuovo.Ero ad un paio di isolati da casa di Bella, fremevo dal desiderio di perdermi nei suoi occhi dicioccolato fuso, ma potei sentire che Charlie era ancora a casa. Sebbene la percezione che avevodella sua mente non fosse totalmente nitida, riuscii comunque a sentire il dialogo che stava avendocon lei.“A proposito di sabato..” disse con un tono vago e preoccupato.“Si papà” rispose Bella“Sei sempre decisa ad andare a Seattle?”Dì di no, digli che andrai a fare una passeggiata con me – dammi un testimone! righiavo tra me eme. Quanto desideravo che Bella gli dicesse la verità – la verità.. Papà, vado con un mostrosuoVampiro da sola in mezzo ai boschi per vedere come reagisce alla luce del sole, ma nonpreoccuparti, tanto è vegetariano! – forse non era il caso che gli dicesse la verità, almeno non tutta.“I miei piani sarebbero quelli”“E sei sicura di non riuscire a tornare in tempo per il ballo?”“Papà, al ballo non ci vado”Ridacchiai silenziosamente all’immagine di Bella che ballava, considerata la sua abilità di perderel’equilibrio persino facendo i movimenti più semplici su una superficie piana, ma quell’ ironia svanìimmediatamente all’immagine di noi due che ballavamo, il suo corpo morbido e caldo stretto acontatto con il mio, mentre la guidavo nella danza– un’immagine impossibile, il mio freddo corpodi pietra l’avrebbe fatta rabbrividire.“Nessuno ti ha invitata?” Dovrei preoccuparmi? Forse non si è integrata abbastanza.“Gli inviti spettano alle ragazze”“Ah” Allora magari c’è qualche ragazzo che le ronza attorno, ma lei non vuole andare. E se invececi fosse qualcuno che le interessa? Se semplicemente fosse troppo timida per chiederglielo? Infondo lei purtroppo ha preso questo lato del carattere da me, non è estroversa. Meglio così però,altrimenti quel giovanotto dovrebbe ben fare attenzione a comportarsi bene!Sentii Charlie salutare, entrò nell’inconfondibile auto della polizia, e si allontanò. Senza perdere unistante, ripartii e posteggiai nel vialetto di casa Swan. Dopo pochi secondi vidi Bella affacciarsi.Presi una boccata d’aria fresca per riempirmi i polmoni prima che il suo delizioso profumo mitravolgesse – in fondo quella notte non ero stato da lei e dovevo prevedere che l’impatto sarebbestato molto forte una volta che avessi inspirato l’aria riscaldata dal suo calore.“Buongiorno” dissi con dolcezza “Oggi come stai?” perlustrai il suo viso per provare adimmaginare come avesse dormito quella notte – ora mi pentivo di quella scelta, di non esserle statoaccanto, come avevo potuto permettermi di perdere qualche istante della sua vita?“Bene grazie” rispose con un sorriso. Il suo viso però aveva qualcosa di diverso, delle occhiaie lorendevano stanco, aveva forse avuto incubi? L’avevo spaventata ieri con i miei discorsi? Forsel’immagine della caccia..“Sembri stanca” le dissi, cercando di celare la preoccupazione. Desideravo ardentemente sapere,dovevo sapere! cosa l’avesse turbata.“Non riuscivo a dormire” confessò, passandosi i capelli sulla spalla come se volesse proteggersi.L’avevo impaurita? Finalmente. Il suo sguardo sembrava sereno ora, ma forse il suo inconscio si erasvegliato? Forse il suo lato umano, quel lato che pensavo ormai non esistesse, ovvero l’istinto si era
  3. 3. risvegliato e l’aveva inconsciamente messa in guardia davanti al grande pericolo che stavacorrendo. Lo speravo, ma temevo anche, egoisticamente, che ciò accadesse.Avviai il motore “Neanche io” dissi con ironia, anche se mi sentivo poco ironico all’idea che leipotesse ascoltare quell’istinto e decidere di allontanarmi. Cos’avrei dato per poter ascoltare i suoipensieri, per sapere cosa l’aveva tenuta sveglia.Scoppiò a ridere “Non c’è dubbio. Diciamo che avrò dormito poco più di te”“Ci scommetto”“E tu, cos’hai fatto ieri sera?”Non volevo dirle della mia litigata con Rosalie, non avrebbe accettato di essere motivo di conflittoper la mia famiglia, piuttosto si sarebbe fatta da parte – e di certo non lo volevo.L’idea di mentirle non doveva essere nemmeno presa in considerazione, avevo faticato molto peressere totalmente onesto – “Alt. Oggi le domande spettano a me” risi, cercando di sviare il discorso.“Ah, d’accordo. Cosa vuoi sapere?” mi rispose con aria perplessa.Non sapevo da dove iniziare, volevo conoscere ogni singolo dettaglio della sua vita e del suocarattere, cosa le piaceva, quali erano i suoi film preferiti, quali gli artisti, i libri, qualunque cosa chepotesse aiutarmi a delineare meglio il suo carattere dando forma a quel semplice – nulla che lariguardasse era in realtà semplice – elenco che avevo creato.“Qual è il tuo colore preferito?” chiesi.Ci pensò qualche istante “Cambia ogni giorno” mi rispose.“Oggi qual è?” insistetti.“Probabilmente il marrone” affermò.Cercai di soffocare una risata. Le sue stranezze non avevano fondo. Un’altra umana adolescenteavrebbe forse risposto rosa, rosso, azzurro probabilmente.. ma lei preferiva il marrone.“Marrone?” chiesi scettico.“Certo. Il marrone è caldo. Ho nostalgia del marrone. Tutto ciò che in teoria è marrone – tronchid’albero, rocce, terra – da queste parti è coperto di roba verde e viscida”.La fissavo negli occhi mentre riflettevo su quel ragionamento. Ovviamente da lei non potevoaspettarmi una risposta banale, la sua scelta, conoscendola, per quanto inaspettata poteva esserequasi ovvia, per la sua profondità e per quella vena malinconica.“Hai ragione” conclusi “il marrone è caldo” a differenza di me. Facendo attenzione a non toccarlacon la mia pelle fredda mi avvicinai per risistemarle i capelli dietro le spalle.Eravamo ormai arrivati a scuola. Volevo continuare il mio interrogatorio, desideravo carpire ogniminima sfumatura della sua vita. Chissà che musica ascoltava. “Cosa c’è in questo momento nel tuolettore CD?” chiesi con tono quasi brusco – avevo talmente tanta sete di conoscenza che non seppimodulare la mia voce.Mi disse il nome della band, era un nome che conoscevo bene ma non immaginavo assolutamenteche quella musica potesse essere adeguata a lei, troppe urla e frastuono. Come poteva la stessaragazza che conosceva Debussy ascoltare quella musica? Che storia c’era dietro a quella sceltastramba?Aprii lo scompartimento posto sotto all’autoradio, lo estrassi dalla mia raccolta di CD e glielomostrai. “ Da Debussy a questo?”. Abbassò lo sguardo analizzando la copertina assorta nei suoipensieri.Continuai ad interrogarla per tutta la giornata e la mia fascinazione non fece che aumentare, le suerisposte erano a tratti brevi e casuali oppure profonde e spiazzanti. Il puzzle si stava componendo,anche se mancavano ancora migliaia di pezzi perché potesse essere finito, e se da un lato nondesideravo altro che avere l’immagine completa, dall’altro non potevo che sperare che non finissemai di stupirmi, che non smettesse mai di rispondere alle mie curiosità, specialmente quandoarrossiva, illuminando le sue guance di rosa per l’imbarazzo.“Qual è la tua pietra preferita?”“Topazio” rispose questa volta senza esitare “Anche se un tempo in realtà era il granato”“Perché hai cambiato” incalzai.
  4. 4. “Non lo so, a volte i gusti cambiano, no?” mi rispose con lo sguardo basso, poco convincente. Erasempre stata una pessima attrice.“Per favore, Bella, dimmi perché. Vorrei solo riuscire a conoscerti, sai quanto è frustrante per menon riuscire a leggerti”.Senza alzare lo sguardo restava in silenzio, ma potevo sentire il calore del suo sangue che salivaverso il suo volto.“Dimmelo” le ordinai, per la frustrazione.“E’ il colore dei tuoi occhi, oggi” sospirò giocherellando con i suoi capelli “Dovessi chiedermelo tradue settimane ti risponderei che è l’onice”.Ne ero lusingato.“ Quali sono i tuoi fiori preferiti?”Avrei continuato così finché l’ultima delle mie curiosità non avesse ricevuto risposta.Si avvicinava l’ora di biologia, e mi chiedevo se quella strana, nuova, sensazione avrebbe di nuovomesso a repentaglio il mio autocontrollo, creando un’elettricità unica tra i nostri corpi. Era troppodifficile starle vicino in quella sensazione, ma non più per la sete, non per quella sete, ma per ilnuovo desiderio di toccarla, di avvicinarmi, di creare un contatto tra la nostra pelle. Speravo che ilSig. Banner avesse cambiato programma e che decidesse di fare qualche esercitazione, ma eccoloche entrava con il carrellino per gli audiovisivi. Insicuro della mia capacità di controllarmi decisi diallontanarmi da lei.Non servì a molto. Vidi Bella allungarsi sul banco e appoggiare il viso sulle braccia conserte. Nonfeci che guardare lei invece che il filmato, in attesa di qualche suo sguardo. La tentazione disfiorarla era sempre più di difficile da combattere, quasi impossibile resistere, non avrei più volutoresistere, non lo avrei più fatto, in fondo avevo già abbandonato ogni comportamento logico erazionale, mi ero già spinto oltre, ormai tanto valeva vivere quel che potevo. Ma non era questo ilmomento e il posto giusto, se l’avessi anche solo sfiorata, ora, mentre era concentrata sul filmato,avrebbe potuto sobbalzare e attirare l’attenzione.Il Sig. Banner accese le luci e Bella si voltò subito a guardarmi.Mi alzai in silenzio e mi fermai ad attenderla. La accompagnai in palestra, assorto nei miei pensieri,e questa volta, senza pensarci allungai la mia mano verso il suo viso e l’accarezzai con il dorsolungo tutto il viso. Appena mi resi conto di ciò che avevo fatto mi voltai e me ne andai, scosso. E’vero che avevo deciso di lasciarmi andare ma non potevo permettermi di lasciare che il mio corpoagisse da solo, d’impulso.Raggiunsi Emmet, che mi aspettava davanti all’aula di spagnolo.Pensavo che oggi lo scontro sarebbe stato inevitabile. Fratello, tu non sai in che guai mi staimettendo con Rosalie.“Mi dispiace” sussurrai “Ma non sono più disposto ad accettare i suoi comportamenti, so che.. chepuò pensare che vi stia facendo correre un rischio inutile, ma lei ha te, tu hai lei.. Alice e Jasper,Carlisle e Esme.. Io sono stato da solo per quasi un secolo e ormai pensavo che mai avrei potutoprovare queste sensazioni.. e lei si comporta così per la sua van… perché non vuole cambiarecittà?” borbottai ad un livello di voce pressoché impercettibile.“Woo.. di cosa stavi parlando?” mi guardò curioso“Niente. Solo che vorrei che qualche volta mettesse da parte il suo egoismo” sospirai.Stavo per tradire la sua fiducia, rivelando che il suo astio per Bella era motivato dalla pura gelosia,ma anche se faceva di tutto per rendermi la vita impossibile, non volevo tradire la sua fiducia.“Mi dispiace, oggi preferisco saltare la lezione” mi voltai e uscii dalla classe.“E’ per quello che ci siamo detti?”Scossi il capo, semplicemente desideravo andare in macchina, non avere distrazioni mentre cercavodi comprendere la reazione di bella alla mia carezza. In fondo era anche divertente spiarla mentreera in palestra, avevo trovato un nuovo passatempo. Sorrisi.Cercai come al solito Mike e non fu difficile trovarlo.
  5. 5. Ha scelto Cullen, sono obbligato ad essere il suo compagno di squadra, ma di certo non potràaspettarsi che le parli dopo come mi ha trattato ieri. Non sono affari miei, va bene, non miimmischierò più. In fondo, se sceglie quello probabilmente ha qualcosa che non va. Come fa a nonessere terrorizzata. E poi, in fondo Jess non è male, forse è meglio così. Poi insomma, dopo quelche è successo secondo me..Non la guardava, era inutile ascoltare quegli inutili stupidi e volgari pensieri, non avrebbero portatoa nulla se non ad avvicinare l’ora in cui avrei sbottato. Non meritava nemmeno di avere l’amiciziadi Bella. Decisi di ascoltare il CD della band che mi aveva nominato Bella, cercando di capire qualeconnessione potesse mai avere con lei. Nel frattempo una nuova serie di domande continuò ariempirmi il cervello e l’attesa per le risposte mi rese ancora più impaziente.Guardai l’ora e decisi di avviarmi verso Bella, che sarebbe uscita a momenti dalla palestra.Eccola, camminava goffa come sempre e appena mi vide allungò le labbra in una sorriso aperto esincero. Possibile che questa fosse davvero la reazione alla mia pelle ghiacciata? Incredulo e felicele risposi al sorriso e non persi tempo prima di rincominciare con le domande. Come aveva vissutofino ad ora, cosa faceva a Phoenix, com’era, cosa le mancava di più.Ascoltavo completamente assorto le sue risposte e cercavo di farmi descrivere tutti i dettagli, manon riuscivo a capacitarmi di come potesse avere avuto una vita come quella, vissuta quasinell’ombra. Come poteva? La sua presenza da sola sembrava illuminare la vita ogni singolo essereumano qui. Aveva dato senso, un unico senso, alla mia esistenza. Possibile che fosse vero? O forsecon la sua totale mancanza di autostima si era convinta di ciò?Bella proseguì nel raccontarmi i dettagli di quel paesaggio arido, ma anche bellissimo raccontatoattraverso i suoi occhi attenti, che coglievano ogni sfumatura di quella straordinaria natura. Parlòper ore, non l’avevo mai sentita parlare così a lungo e, invece che guardare in basso o giocherellarecon le mani, con i capelli, adesso stava danzando con infinita grazia, aiutandosi con ampi gesti a darvita a quelle immagini.Ormai eravamo arrivati davanti a casa di Charlie da ore e il cielo si stava oscurando promettendo undiluvio che presto ci assalì.Il suo dell’auto di Charlie interruppe la magia di quel momento e rimasi in silenzio per qualchesecondo per accertarmi che fosse proprio lui. Non volevo andare via, non ora.“Hai finito?” chiese, sembrava quasi sollevata.“Neanche per sogno… ma tra poco tornerà tuo padre”.“Charlie” quasi urlò, come se si fosse svegliata improvvisamente da un sogno “Quanto è tardi?” sichiese.“E’ il crepuscolo” mormorai. E un altro giorno è passato e dovrò aspettare di nuovo fino a domaniprima di poterle parlare di nuovo. Mi rattristai al pensiero di quanto la notte mi rendesse ancorameno umano. Non potevo dormire, un tempo era il mio momento privato, mio e della mia famiglia,potevamo essere noi stessi, mentre il mondo silenzioso dormiva, ma adesso sanciva ogni distanzatra di noi.La guardai e vidi i suoi occhi interrogativi “Per noi è il momento più scuro della giornata. L’ora piùleggera, ma in qualche senso anche la più triste… la fine di un altro giorno, il ritorno della notte.L’oscurità è troppo prevedibile non credi?” Sorrisi malinconico.“A me la notte piace. Se non ci fosse il buio non vedremmo le stelle. Bè, non che qui si vedanogranché”.Risi, questa volta non in modo naturale, ma sentii che aiutò ad alleggerire l’atmosfera.“Charlie tornerà tra qualche minuto. Perciò, a meno che tu non voglia dirgli che sabato verrai conme..” non potei finire la frase.“Grazie, ma.. no, grazie” raccolse i libri “Quindi domani tocca a me?”“Certo che no” finsi giocosamente di essere irritato “Ti ho detto che non ho ancora finito, no?” Lesorrisi .“E che altro manca?”
  6. 6. “Lo scoprirai domani” Ho tutta la notte per pensarci. Aprii la sua portiera e sentii il suo cuorebattere frenetico. Ma non fu la gioia che le sue emozioni mi provocavano a congelarmi, quantol’odore del Quileute che si avvicinava. Era l’ora di andarmene se non volevo rischiare di rendere lasituazione, già difficile, ancora più complicata.“Cattive notizie” dissi inquieto. Sentivo tutti i nervi e i muscoli del mio corpo tesi. Dovevomuovermi.“Che c’è” mi chiese Bella, notando il mio cambiamento repentino.“Un’altra complicazione” mi trattenni dal ruggire.Aprii la porta velocemente e mi spostai così che potesse scendere velocemente dalla macchina.Potevo già vedere i fari dell’auto, dovevo correre.“Charlie è dietro l’angolo” la avvisai.Attesi che scendesse sotto la pioggia battente, ma non riuscii subito ad infilarmi in macchina. Il mioistinto mi pietrificava come se dovessi attendere il nemico per lo scontro. Nemico.. in realtà laviolazione del patto avrebbe potuto portare ad una guerra. Erano loro ad essere in torto e io avevotutta la ragione di essere furioso. Ma se non fosse stato per lui Bella non avrebbe saputo di me.. eio.. io non avrei potuto essere quasi me stesso con lei. In fondo gli dovevo molto. Ma il mio corponon ascoltava le mie ultime conclusioni. Nonostante la tregua eravamo nemici da secoli e ciò nonpoteva cambiare adesso.Misi in moto l’auto e sgommai sparendo in pochi istanti. Io e Billy Black riuscimmo a scambiarciuno sguardo minaccioso per un breve istante, prima che le nostre auto proseguissero in versiopposti.Mentre sfrecciavo verso casa il mio istinto protettivo mi implorava di fermarmi, ma razionalmentesapevo che non avrebbe avuto alcun senso. Billy credeva alla leggenda tramandata dalla tradizione,l’avevo letto nei suoi occhi e non solo..“Stalle lontano, mostro, ti controllerò!” mi intimò il discendente di Ephram Black.Non avrebbe detto nulla che violasse il patto. Non sapeva che era già stato violato da suo figlio. Maquesto non era comunque un buon motivo per dare il via ad una guerra, lui non ci credeva, era solouna sciocca storia dell’orrore per far colpo su Bella.. come biasimarlo. Certo non potevaimmaginare che lo avrebbe raccontato all’unico essere umano che, invece che riderne, ci avrebberealmente creduto e ne avrebbe tratto conclusioni che avrebbero influenzato definitivamente il suofuturo.No, non dovevano influenzarlo! Non almeno come lo vedeva Alice.Arrivai a casa e corsi verso Alice. In fondo un controllino su come poteva modificarsi il futuro conl’inaspettato incontro tra Bella, Charlie e i Black poteva sempre tornare utile.“Ciao Edward, per un pelo eh? Li ho visti arrivare, ma stai tranquillo, a parte qualche avvertimentoche non affetterà Bella, non è stato detto ne’ fatto alcunché di compromettente.”“Grazie Alice, sei sempre attenta e cara”. Le risposi con reale affetto.Bene, allora immagino di meritare una ricompensa! Domani potrò parlare con Bella? Sfoggiò unsorriso irresistibile Ormai l ho già visto tirò fuori la sua piccola lingua.“E va bene. Ma, poiché sabato passerò la giornata con Bella, tu domani mi accompagnerai acaccia..?”“Ci sto!” rispose senza esitazione. “Posso chiederlo a Jasper?”“Non so come potrebbe prenderla se gli spieghi il motivo, e immagino tu debba visto che non ciallontaneremo, ma io.. lo sai, non ho alcun problema”.Saltellando si diresse verso la cucina, dove Jasper ed Emmet stavano giocando a scacchi, mentreRosalie cuciva il suo ultimo vestito. Esme e Carlisle avevano uno dei loro momenti, seduti suldivano, fissandosi intensamente, come in un silenzioso dialogo privato.“No Alice, vattene. Non vogliamo sapere chi vincerà!” borbotto Emmet senza distogliere lo sguardodalle pedine.“Non ve lo dirò. Ma.. Jazz, ti va di venire con noi a caccia domani?”“Sei euforica” sorrise “Dove andiamo di bello?” annuì
  7. 7. “In realtà restiamo in zona” sussurrò “Accompagno Edward, che sabato passerà la giornata conBella”.“Ah” si rabbuiò. “In tal caso penso che andrò sabato con gli altri, sai che non impazzisco per glierbivori”. Proprio non si arrende. Quanto vorrei appoggiarlo, vorrei stargli vicino, so che non èfacile, ma non si rende conto di quali sarebbero le conseguenze - ora che si è esposto - se qualcosaandasse storto? Non capisce che non è umano e certi istinti non possono essere del tutto repressi?Il fatto che Jasper avesse declinato l’invito non bastò a smorzare l’entusiasmo di Alice, che tornò dame saltellando “Allora, quando si parte?”“Subito dopo pranzo direi, poi abbiamo comunque tutta la notte.”“Perfetto, ora immagino che andrai da Bella”“No, non subito, sai che i Black sono lì. Immagino che Charlie resterà sveglio più a lungo”“Uhm.. vero” disse pensierosa mentre si allontanava.La presi per un braccio e la guardai intensamente. Subito potei vedere delle nuove immagini che sischiarivano nella sua mente. Bella nel suo letto, io seduto come sempre a guardarla dormire e Aliceaffianco a me seduta sulla finestra. Sorrise di gioia “Certo, mi pare un’ottima idea abituarmi al suoodore, visto che domani finalmente mi avvicinerò a lei”.“Allora a dopo” le sussurrai con scarso entusiasmo.Appena fui sicuro che Charlie dormisse, entrai dalle finestra, ormai ben scorrevole, e scivolai sullamia sedia. Bella stava dormendo particolarmente tranquilla, serena, e non stava parlando. Fecisegno ad Alice di avvicinarsi, i miei muscoli erano completamente tesi e pronti a fermarla nel casoil suo istinto avesse la meglio. Con movimenti impercettibili entrò e prese un una breve boccatad’aria. E’ proprio buono! Sorrise lievemente. Osservai con attenzione il suo volto, non vedevosegno di sofferenza. Possibile che la gola non le bruciasse quanto la mia? Inspirò di nuovo, questavolta profondamente. Sorrise di nuovo. Finalmente i miei muscoli si rilassarono e poteiconcentrarmi sulla bellezza di quella creatura meravigliosa che ogni tanto emetteva qualche stranosuono dalla sua bocca.Tu passi quasi tutte le notti così? Mi chiese perplessa.Annuii senza distogliere gli occhi da colei che ormai era diventata il motivo della mia esistenza.Certo che sei strano. L’odore è ottimo, ma brucia. E non succede niente, a parte qualche piccolomovimento. Chissà cosa ci trovi. Però a me Bella piace, so che è speciale. Non vedo l’ora didomani.“Questa era la prova che mi serviva, Alice. Grazie. Se vuoi adesso puoi andare” sussurrai ad unlivello di voce che non avrebbe potuto udire nessun umano.Vi lascio la vostra intimità sorrise e saltò dalla finestra con grazia, correndo veloce verso casa.Mi concentrai sul suo respiro e sul battito del suo cuore, così calmi e regolari da donarmiun’incredibile serenità. Da quando venivo ad osservarla non l’avevo mai sentita così serena. Maproprio mentre facevo queste considerazioni, queste vennero tradite da un’improvvisa accelerazionedel battito. “Ti amo” sussurrò appena la sua voce, e vidi, nel suo volto ancora sereno, tendersi lelabbra in un sorriso intriso di dolcezza.Mi amava!La notte passò in fretta e appena vidi un barlume di chiarore nel cielo scappai per andare acambiarmi. Ero talmente emozionato che la mia Volvo fu vicino a casa sua quando Charlie si era dapoco alzato. Dai suoi pensieri poco limpidi potei sentire che era felice per la visita di Billy Black.Quindi non gli aveva detto nulla, altrimenti sarebbe stato furibondo e terrorizzato.I suoi pensieri si concentrarono ora su Bella, si sentiva in colpa per il poco tempo che le dedicava.Attraverso i suoi pensieri sentii Bella fischiettare, era di buon umore, pensammo insieme..Charlie non era ancora salito sulla sua auto, quando avviai il motore e, non incrociandolo per poco,parcheggiai sul vialetto. Bella scese subito e senza esitazioni salì in macchina.“Dormito bene?” la stuzzicai con una voce che sapevo avere un certo fascino sugli umani.“Sì, e la tua nottata com’è stata?” mi domandò allegra.“Piacevole” soffocai una risata. Come poteva essere stato altrimenti?
  8. 8. “Posso chiederti cosa hai fatto?”“No, oggi è ancora mio” bofonchiai sorridente.Le domande di oggi erano volte a comprendere maggiormente il suo rapporto con la madre e con glieventuali parenti che non avevo avuto occasione di conoscere. Da quello che mi aveva dettoricevetti conferme alla mia teoria sulla sua maturità. Si era dovuta prendere cura di una madreirresponsabile, alla quale voleva molto bene. La sua imprevedibilità in fondo sembrava provenireproprio da lei. Cercai di capire quanto più potevo di quella donna, di sicuro che mi avrebbe aiutato acompletare parte del puzzle. Ed effettivamente fu di grande aiuto.Ma dopo la rivelazione di quella notte, ciò che più di tutto desideravo conoscere riguardava la suavita sentimentale prima che arrivassi io. Ero il primo del quale si era innamorata, o c’erano statialtri?“Sei mai uscita con qualcuno?”“Con qualcuno?”“Sì, insomma, hai mai avuto un ragazzo?”“No, in realtà mai”Era forse possibile? Possibile che nessuno si fosse accorto di lei? Possibile che nessuno fosseriuscito a riscaldare quel cuore? “Perciò non sei mai uscita con qualcuno che ti piaceva?” insistettiincredulo.“Non a Phoenix” mi disse timidamente, riempiendo di rosa le sue guance.Non potei fare a meno di sorridere della sua onestà. Se solo avesse saputo di ciò che mi avevaconfessato poche ore prima..Il tempo era volato, mi sentivo quasi galleggiare oggi, una sensazione che mai avevo provato, ne’da immortale, ne’ durante la mia vita umana.Eravamo in mensa e mentre lei tra una domanda e l’altra masticava, potevo sentire l’emozione diAlice che non aspettava altro che avvicinarsi a lei. Mi ricordai improvvisamente che Bella era inmacchina con me.“Forse oggi era meglio che tu venissi da sola” affermai improvvisamente.“Perché?” mi chiese con tono preoccupato.“Dopo pranzo vado via con Alice”“Oh” disse sorpresa e con una vena di delusione. “Non c’è problema, farò una passeggiata”.Questa sua affermazione mi irritò. Come poteva pensare che l‘avrei fatta tornare a casa a piedi.Potevano investirla, avrebbe potuto inciampare nel momento più sbagliato, non c’era limite aipericoli che avrebbero potuto cercarla non appena fosse stata sola.“Non intendo farti tornare a casa a piedi” dissi arrabbiato “Andiamo a prendere il pick-up e loportiamo qui”.“Non ho le chiavi. Davvero, non è un problema” insistette.Sì che era un problema! Scossi la testa “Il tuo pick-up sarà qui e la chiave sarà nel quadro, a menoche tu non tema che qualcuno lo rubi” scoppiai a ridere al pensiero di una tale improbabilità:“D’accordo” mi rispose pensierosa, quasi in segno di sfida e in risposta le feci una boccaccia.“Dove andate” chiese curiosa, o forse preoccupata per la mia possibile lunga assenza.“A caccia” mi oscurai “Se voglio restare solo con te domani, devo prendere tutte le precauzionipossibili” e potrebbero non bastare pensai preoccupato “Ricorda che puoi sempre annullare lanostra uscita”.La sua espressione cambiò. Guardò in basso, un gattino timoroso e insieme arrabbiato.“No, non posso”.E’ vero, ormai non potevamo. Ormai avevamo superato quel confine invisibile che segnava il limitetra ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e non potevamo tornare indietro.“Forse hai ragione” la mia voce suonò quasi tetra.“A che ora ci vediamo domani?” chiese con finto entusiasmo“Dipende, è sabato, non vuoi dormire più a lungo?”
  9. 9. “No” rispose frettolosa. Mi desiderava, nonostante un velo di paura fosse leggibile nei suoi occhi,non voleva rischiare di perdere del tempo con me per dormire. Sorrisi compiaciuto.“Al solito orario, allora. Ci sarà Charlie?” sarebbe stato meglio che mi vedesse, non desideravoniente di più che avere un testimone che mi ricordasse che Bella doveva tornare a casa.“No, domani va a pesca” si illuminò.Come poteva essere così sconsideratamente irresponsabile? Come poteva esserne felice?“E se non torni a casa cosa penserà?” volevo spaventarla, ma il risultato fu decisamente deludente.“Non ho idea” disse senza scomporsi “Di solito il sabato faccio il bucato. Penserà che sono cadutanella lavatrice”.Non smetteva mai di sorprendermi, ma invece che ridere, non potei fare a meno di lanciarle unosguardo rabbioso, al quale rispose strizzando gli occhi da gattino-arrabbiato.“Di cosa vai a caccia” mi chiese. Non era spaventata da quell’aspetto della mia esistenza. Lo chiesecon una tale disinvoltura che sembrava chiedermi se avessi preferito mangiare una carota o unpomodoro.“Quello che troviamo nel bosco. Non ci allontaneremo” restai vago.“Perché ti fai accompagnare da Alice?” chiese curiosa.“Perché è l’unica che mi.. incoraggia” mormorai, pensando al rifiuto di Jasper, alla perplessità diCarlisle ed Esme, e alla rabbia di Rosalie. Forse Emmet sarebbe anche venuto, se ci fossero statidegli orsi in gioco.“E gli altri.. cosa dicono?” chiese timidamente. Si preoccupava di non essere accettata, non sapevose arrabbiarmi o se riderne.“Per lo più sono increduli” era una mezza verità che non l’avrebbe ferita troppo.Si voltò a guardarli e poi ritornò a me compiaciuta ma anche rabbuiata.“Non gli piaccio” aveva concluso.“Non è questo il problema, non capiscono perché mi intestardisca con te” le confessai.“Nemmeno io se è per questo” affermò.Possibile che ancora continuasse a non capire? Possibile che non si accorgesse dell’ effetto chefaceva su tutti? Era una causa persa! Alzai gli occhi al cielo.Scuotendo la testa le risposi con pazienza “Te l’ho detto: tu hai un’idea completamente sbagliata dite stessa. Sei diversa da chiunque altra abbia mai conosciuto. Mi affascini”.Spalancò gli occhi come se la stessi prendendo in giro. Dovevo essere più convincente.“Grazie a certe mie qualità, ho una comprensione della natura umana superiore alla media. Lepersone sono prevedibili, ma tu.. tu non fai mai come mi aspetto. Mi cogli sempre di sorpresa”.“E fin qui è molto facile da spiegare” continuai mentre lei tornava a guardare i miei fratelli,evitando il mio sguardo “Ma c’è molto di più.. e non è facile da dire a parole..” non feci in tempo aspiegarle come non fosse solamente la sua imprevedibilità ad affascinarmi, ma anche la suaincredibile grazia – certo, finché non inciampava – la sua bellezza unica, ma soprattutto quella suagenuinità che riusciva a far sembrare che il mio cuore battesse di nuovo..Non riuscii a terminare perché lessi le intenzioni di Rosalie, avrei voluto balzarle addosso, nonimportava se tutti ci avessero scoperti, e avrei voluto farla a pezzi, ma ovviamente non potevo. Eormai era troppo tardi, Rosalie già fissava Bella con aria minacciosa, bloccandole lo sguardo,ipnotizzandola. Dovevo fermarla e istintivamente mi sfuggì un ringhio rabbioso.Rosalie, udendomi, distolse lo sguardo, liberando Bella.“Non finisce qui” cercò di intimidirmi.Provai a recuperare la situazione, terrorizzato all’idea di quanto il gesto di mia sorella e il mioringhio così poco umano potessero averla spaventata.Provai con tutto me stesso a recuperare la calma, la mia voce quasi tremava di rabbia “Mi dispiace.È soltanto preoccupata “ provai a giustificarla, anche se dentro di me non l’avrei mai perdonata“Non sarebbe pericoloso soltanto per me, se dopo aver passato così tanto tempo assieme sotto gliocchi di tutti..” inorridii al pensiero.“Se?” mi incitò Bella.
  10. 10. “Se dovesse finire.. male” mi strinsi il viso tra le mani, in preda alla disperazione che mi avvolgevaal solo pensiero. L’immagine di bella stesa per terra priva di vita mi assalì, assieme alla visione diBella bellissima e non più vulnerabile.. immagine altrettanto poco confortante. Non volevopensarci. Il futuro sarebbe cambiato!“E’ ora di andare” disse con voce sicura e con un filo di compassione.“Sì” acconsentii, mi sfuggì un sorriso al pensiero di come non si fosse scomposta a quelladichiarazione di pericolo, davanti alla mia insicurezza. Si fidava di me, molto più di quanto nonfacessi io stesso. Ma non era un bene. “Probabilmente è meglio così” continuai indifferente “cirestano ancora quindici minuti di quel maledetto filmato da vedere durante l’ora di biologia e nonpenso che li sopporterei”.Alice finalmente avrebbe avuto il suo momento, la vidi avvicinarsi mentre finivo di parlare. Sapevoche potevo fidarmi e non persi tempo a controllare le sue mosse, in fondo potevo controllaredirettamente il suo pensiero, continuai quindi a fissare Bella, per non perdermi nemmeno un istantedelle sue reazioni a tale vicinanza con un altro vampiro.“Alice” la salutai.“Edward” mi rispose. E’ proprio adorabile. Presentaci, dai!“Alice, Bella.. Bella, Alice” le presentai accompagnandomi con un ghigno e un gesto della mano.“Ciao Bella” le sorrise. “Piacere di conoscerti, finalmente”Finalmente.. adesso sarà contenta e smetterà di torturarmi? La guardai torvo.“Ciao Alice” rispose timidamente.“Sei pronto?” Visto, ci voleva così tanto?“Quasi, ci vediamo alla macchina” la fulminai.“Devo augurarvi <<buon divertimento>>, o è l’emozione sbagliata?” mi chiese Bella.“No, <<divertitevi>> può andar bene” risposi con un sorriso, per la sua disinvoltura con quegliargomenti.“Allora divertitevi” ripeté, con falso entusiasmo.“Ci proverò. E tu, per favore, cerca di sopravvivere” chiesi seriamente preoccupato per quelladistanza.“Sopravvivere a Forks.. che sfida” disse sarcastica, come se per lei non lo fosse davvero… unasfida”“Per te lo è” dissi serio. “Promettilo”.“Prometto che cercherò di sopravvivere. Stasera faccio il bucato, una missione piena di incognite”continuò sarcastica.Più serio continuai “Non cadere nella lavatrice”“Farò del mio meglio” era quasi irritata, adesso.“Ci vediamo domani” sospirò.“Per te è un’eternità, vero?” pensai ad alta voce.Annuì seria.“A domani mattina” conclusi serio.Raggiunsi Alice alla macchina “Dobbiamo recuperare il pick-up di Bella, non voglio rischiare chele succeda qualcosa, mentre torna a casa a piedi” dissi con reale preoccupazione.“Non preoccuparti, ho già visto dove sono le chiavi che avremmo trovato dopo una lunga ricerca.Diciamo che l’ordine non è esattamente il suo forte eh?” rise con tenerezza.“Non perdiamo tempo” la incitai “Io vado a casa a riportare la macchina, tu recuperi le chiavi eporti a scuola il pick-up. Io ti aspetterò dove inizia la foresta dietro alla scuola”.“Perfetto, andiamo.” disse entusiasta.Mmm.. certo che questa scia, a confronto dell’ odore di ieri sera, è ben poco invitante. Eppure icervi non mi dispiacciono solitamente.Non potei contenere un ringhio.“Ops, scusa Ed. Non volevo offenderti”.
  11. 11. Mi concentrai sulla caccia quanto più potevo, era un momento fondamentale per prepararmi alladifficile giornata di domani. Era un momento cruciale. Avrei svelato anche l’ultimo aspetto di me,uno dei meno umani. Avrebbe voluto scappare inorridita? E se così non fosse, se lo avesseaccettato, quanto avrei potuto lasciarmi andare? Le avrei detto dei miei sentimenti? Volevo contutte le mie forze che si rendesse conto che anche io la amavo, che smettesse di pensare che non citenessi quanto lei teneva a me, doveva capire che lei ora era tutto il mio mondo, e lo sarebbe semprestato. Ma di certo non era saggio lasciarmi andare.“Edward, credo che tu debba dirglielo”“Grazie Alice, grazie per l’incoraggiamento, non so come farei senza di te. Sei l’unica che micapisce davvero, che comprende come sto e accetta fino in fondo le mie scelte”.Mi sorrise con affetto. “Prego, sai quanto mi rende felice vedere il vostro amore e quanto sarà bellala nostra amicizia”.Riempii il mio corpo di sangue, decisamente molto più del necessario. Riuscii a sconvolgere Alice,nel dimostrarle quanto ne potessi contenere. Nessuna precauzione è mai abbastanza, mi ripetevo.14. EquilibrioEra già mattina, indossai una maglia marrone, era più facile mimetizzarsi e mi sembrava mi desseun aspetto più umano - non che di solito ci prestassi grande attenzione, in realtà. Corsi attraverso laforesta per raggiungere casa di Bella. Oggi, aveva vinto, avrebbe guidato lei, era questo ilcompromesso al quale eravamo giunti: tra tutte le cose che dovevano terrorizzarla di me, lei avevapaura della mia guida, e aveva insistito affinché la gita di oggi prevedesse il pick-up, con i suoi 80Km/h e lei alla guida. Questa immagine era davvero paurosa.Bussai lievemente alla porta, mentre sentivo i suoi passi veloci correre sulle scale. Mi chiedevo sefosse riuscita ad arrivare alla porta prima di inciampare e rotolare giù. Ma sembrò che fossesopravvissuta.Bella aprì la porta e iniziò ad osservarmi. Stesi le labbra in un ampio sorriso, oggi era meravigliosa,ancora più del solito, se questo fosse possibile.“Buongiorno” la salutai sorridendo. Indossavamo gli stessi vestiti. Una felpa marrone, con collettochiaro, e jeans. Sebbene la felpa fosse un po’ ampia, senza dubbio comoda - Bella era una personapratica - il colore le donava al viso: il colletto chiaro aumentava la luce del contrasto tra quella pellechiara e il marrone scuro.“Cosa c’è che non va?” mi chiese perplessa.“Stessa divisa” le feci notare sghignazzando.Mi avvicinai lentamente, e ancora dubbioso, al pick-up. Non ero sicuro di aver fatto bene a cedere.Avremmo impiegato molto più tempo: in condizioni normali non mi sarebbe dispiaciuta l’idea dipassare del tempo in macchina con Bella, ma oggi, con la prova che mi aspettava, ero decisamenteimpaziente.“Gli accordi sono accordi” precisò compiaciuta. “Dove andiamo?”“Allaccia la cintura, sono già nervoso” come minimo bucheremo la ruota, poi finiremo fuori stradae infine ci verrà addosso un camion. Almeno il pick-up è solido, ma di sicuro piomberà dal suolato..Obbedì immediatamente, poteva anche lei vedere la stessa scena?“Dove?” insistette.“Prendi la centouno, verso nord” le spiegai.Teneva il volante ben saldo tra le mani, era leggermente piegata in avanti, il suo petto quasi losfiorava. Ogni suo muscolo era teso e fissava dritto davanti a sé totalmente concentrata. Masoprattutto, guidava incredibilmente lenta. La mia tensione aumentava, ma era così buffa che nonpotei trattenermi dal stuzzicarla.“Pensi di farcela, a uscire da Forks prima di sera?”“Questo pick-up potrebbe essere il nonno della tua auto, abbi rispetto” mi rispose tra il serio el’ironico.
  12. 12. Dopo un tempo che fu per me interminabile, finalmente vidi il paesaggio trasformarsi, ci stavamoavvicinando al punto in cui dovevamo svoltare.“Svolta a destra verso la centodieci” anticipai e quando voltò le dissi di proseguire finché nonavesse trovato lo sterrato.“E quando arriva lo sterrato cosa c’è?” mi chiese curiosa.“Un sentiero” risposi senza aggiungere altro.“Trekking?” la sua voce si fece preoccupata.“E’ un problema” le chiesi.“No” mentì.“Non preoccuparti” la incoraggiai “Sono solo sette o otto chilometri, e non abbiamo fretta”.La vidi incupirsi e diventare silenziosa. A cosa stava pensando? Perché non parlava? Aveva qualcheripensamento?“A cosa pensi?” chiesi.“A dove stiamo andando” disse senza alzare lo sguardo.“In un posto in cui mi piace stare quando c’è bel tempo” risposi concentrandomi sulle nuvole.“Charlie diceva che sarebbe stata una giornata calda” spezzò quel breve silenzio.“E tu gli hai raccontato quali erano i tuoi piani?” la interrogai nella speranza che avesse cambiatoversione.“No” sussurrò colpevole.“Ma Jessica crede che stiamo andando a Seattle assieme” cercai di rassicurarmi.“No, le ho detto che hai annullato la gita.. il che è vero” cercò di giustificarsi.“Nessuno sa che stai con me” mi irritai dall’inquietudine.“Dipende.. immagino che tu l’abbia detto ad Alice” cercò di farmi infuriare.“Questo sì che è d’aiuto” dissi con sarcasmo.Nessuno era a conoscenza della nostra giornata assieme. Possibile che non desiderasse sentirsi piùsicura? Che non volesse dirlo a nessuno? Non mi temeva? Io ero terrorizzato!“Forks ti deprime così tanto da farti contemplare il suicidio?” le chiesi arrabbiato.“Sei stato tu a dire che per te poteva essere un problema.. farci vedere assieme” sbottò.Ero stato io? Lo avevo detto davvero io? Certo che l’avevo detto, ma non era quello il significato.Non mi riferivo a questo momento. Adesso desideravo un testimone, che l’intera città sapesse. Cheil mondo intero sapesse. Possibile che pure ora, che la sua vita era in pericolo, dovesse pensare aiproblemi che avrei avuto io se… se.. non volevo pensare a quell’eventualità.“Così saresti preoccupata dei guai che potrei passare io.. se tu non torni a casa?” cercai di usare leparole più delicate possibili per esprimere quell’orrendo concetto, ma doveva capire che il pericoloera evidente.Lei si limitò ad annuire.“Sì, devo proprio riconsiderare l’opzione dello specialista mentale” sussurrai tanto veloce che nonpoté capire.Non potevo sopportare che fosse tanto incosciente. Come poteva pensare a me, quando la sua vitaera in gioco. Nessuna calamità che le si fosse mai avvicinata era stata per lei una prova pericolosa,tanto quanto la mia compagnia di oggi. Non ero mai stato tanto nervoso e arrabbiato, da quando miero trasformato in immortale. Queste sensazioni non appartenevano più al mio mondo, in fondo nonero più vulnerabile e non avevo motivo di partecipare a discussioni, non avevo più motivo di temerequalcosa. Ma adesso mi ero imbattuto nell’essere più fragile ed irresponsabile del pianeta e, comese non bastasse, questo essere era ormai diventato la cosa più importante della mia esistenza. Misentivo più umano di lei, più fragile di lei, in quanto lei sembrava non curarsi di quei pericoli cheinvece a me erano fin troppo chiari.Preferii rimandare le mie domande. Al momento dovevo solo concentrarmi e, soprattutto, se avessiparlato, se anche solo mi fossi voltato a guardarla, l’avrei terrorizzata, con i miei occhi color pece.Arrivammo al sentiero e Bella parcheggiò. Più per un automatismo, che per una vera sensazione dicalore, mi tolsi la felpa. E così fece anche lei, mostrando una camicetta senza maniche, che
  13. 13. accompagnava le curve di quel suo fragile corpicino. Era bellissima. Quella visione riuscì atranquillizzarmi abbastanza da parlare.“Da questa parte” dissi con un tono che tradiva il mio nervosismo.Mi addentrai nella foresta, facendo strada. Era davvero una buona idea portarla tra i boschi per tuttaquella strada? Capace com’era di farsi male persino su una superficie piatta avrebbe rischiato diinciampare e farsi male al primo ramoscello che avesse incontrato. Tuttavia non potevo ancorapermettermi di portarla, l’avrei terrorizzata se fosse venuta sulle mie spalle a quella velocità per leiinconcepibile. E sembrava decisamente non apprezzare la velocità, ovviamente, da come mi avevaimposto la tortura del suo pick-up. Era meglio fare un piccolo passo per volta, nel mostrarle le mie..abilità.“E il sentiero?” chiese tradendo un lieve panico. Era giunta alle stesse mie considerazioni.“Ho detto che alla fine della strada avremmo incontrato un sentiero, non che lo avremmo percorso”ironizzai.“Niente sentiero?” si disperò.“Non ci perderemo, fidati” cercai di tranquillizzarla.Potevo leggere sul suo volto una grande paura. Forse finalmente iniziava a realizzare il pericolo chestava correndo e si pentiva di aver nascosto a tutti della nostra gita privata.“Vuoi tornare a casa?” cercai di darle un’altra possibilità.“No” disse insicura, accelerando il passo per avvicinarsi a me.“Cosa c’è che non va?” mi straziai.“Il trekking non è il mio forte, purtroppo. Ti toccherà essere molto paziente” sottolineò.“So essere molto paziente.. se mi sforzo” sorrisi. Un tempo non era proprio la mia qualità migliore,ma stando accanto a lei ebbi occasione di allenarmi molto.Mi persi nei suoi occhi castani. Era la creatura più bella che avessi mai visto, anche con quell’ariamaldestra riusciva a sprigionare un’incredibile grazie. Mi sorrise, di un sorriso che non sembravasincero.“Ti porterò a casa” pensai ad alta voce. Potevo cambiare il futuro. Ormai ero abituato al suo odore.Ormai stavamo assieme così a lungo che non mi accorgevo più del veleno che ardeva la gola.“Se vuoi che io riesca a percorrere otto chilometri nella giungla prima che il sole tramonti, è il casoche tu faccia strada da subito” disse acida, spezzando i miei pensieri.La guardai, adesso sembrava che ogni sua insicurezza fosse svanita, eppure oggi la preferivoquando era in allerta. Quando la paura le velava lo sguardo.Proseguii per la strada, cercando di agevolare il passaggio di Bella, eliminando quanti più ostacoliriuscissi.Arrivammo in prossimità di un albero caduto. In pochi istanti dovetti prendere una decisione: qualera il peggiore dei mali? Terrorizzarla, mostrandole parte della mia forza, e quindi alzare il tronco elanciarlo via, oppure allungarle la mia mano ghiacciata, che l’avrebbe fatta sussultare?Decisi per la mano, in fondo sapeva già della mia temperatura e di quanto fosse dura. Al ristorantel’aveva persino cercata.Le allungai la mano e vidi che non esitò ad accettare il suo aiuto. Il calore della sua pelle e il caldosangue che scorreva sotto a quel velluto mi bruciarono il palmo, come la prima volta che per erroreci eravamo sfiorati nell’aula di biologia. La fissai e non ebbe reazioni evidenti, se non una forteaccelerazione del battito cardiaco. Cosa significava? Paura al ricordo di quanto poco umano fossi?O forse - volevo sperarlo - quella reazione era umana quanto quella delle sue compagne di scuola,della signorina Cope e di Jessica. Mi desiderava?Altre volte dovetti aiutarla, ma il gesto di allungarle la mano divenne automatico. Ormai eracollaudato e sembrava non dispiacerle.Per spezzare il silenzio, che le concedevo – lei doveva respirare, a differenza di me – di tanto intanto le facevo qualche domanda: quando era il suo compleanno, solitamente come lo festeggiava –e ovviamente le sue risposte confermavano quanto non le piacesse ricevere troppe attenzioni – lepiaceva la scuola a Forks?, Com’era prima la scuola a Phoenix, dove seguiva le classi avanzate?
  14. 14. Aveva mai avuto animali domestici? Mi raccontò della spiacevole fine dei suoi pesci rossi,causandomi una reazione di improvvisa ilarità, che manifestai con una sonora risata.Il tempo trascorse in fretta e ormai eravamo quasi arrivati alla radura, dove non avrei più celato ilmostro che c’è in me. Le avrei dimostrato, che nonostante le apparenze, non c’era niente di umanoin me. Il cielo si schiariva, proprio mentre ci avvicinavamo. Alice è infallibile sul meteo. In fondoquesto tipo di futuro non dipende da una sciocca mente che cambia idea improvvisamente. Èsemplicemente sicuro. Stabilito. Le correnti si incontrano, i venti soffiano, le nuvole si muovono esi scontrano con l’aria e da lì nascono la pioggia, la neve, i temporali, gli uragani. O semplicementei venti diradano le nuvole, ed ecco il sole. Cosa avrei dato per avere un minimo di quella certezza,sapere che il futuro di Bella sarebbe cambiato e che le previsioni di Alice la mostravano invecchiarefelice, in un futuro immutabile.“Non siamo ancora arrivati?” Bella spezzo il silenzio con impazienza.“Quasi” sorrisi “Vedi che laggiù c’è più luce?” le indicai la direzione.“Ehm, dovrei?”Avevo dimenticato quanto offuscati fossero gli occhi umani.“In effetti, forse è un po’ presto per i tuoi occhi umani” ridacchiai.“Mi ci vuole una visita dall’oculista” si preoccupò.Arrivava sempre alle considerazioni più sbagliate. Non ero io ad avere una super vista, ma lei chenon ci vedeva abbastanza bene. Ne sorrisi.Finalmente sembrò aver visto la radura e iniziò a correre, superandomi. Bella entrò nellanell’illuminato verde, e iniziò a guardarsi attorno, il cielo splendente, l’erba verde, la vidisoffermarsi come per ascoltare il ruscello, girava attorno a se stessa, come una bambina felice.Il sole illuminava il suo volto, facendo risaltare tutti i suoi lineamenti. I capelli mostravano delletinte inaspettate, di un rosso rame.Feci un balzo e mi nascosi all’ombra degli enormi alberi che definivano il contorno della radura.Attesi che Bella si ricordasse il motivo per il quale l’avevo portata qui, ma non volevo interromperequella gioia quasi infantile, solo lei era capace di godere di certe bellezze con occhi sempre nuovi.Ad un certo punto la vidi fermarsi e voltarsi verso la strada che avevamo percorso, probabilmenteper cercarmi. Si guardò in giro, finché non mi vide. A passi lenti e curiosi, si avvicinò verso di me,la mia immagine oscurata dall’ombra.Non ero più sicuro che fosse una buona idea mostrarmi, ma ormai sapevo che non sarei riuscito atrattenere la sua curiosità. Le feci segno di non avvicinarsi ulteriormente.Presi un profondo respiro - sentendone quasi l’esigenza, come quando ero umano: in qualche modoquel gesto mi dava coraggio – e mossi un passo in avanti, in attesa che il sole colpisse la mia pelle.Feci un passo, e sentii subito i raggi colpire la mia pelle. Non smisi un solo istante di fissare bella,che non osava muoversi, come ipnotizzata mi fissava con la bocca socchiusa. Era impossibile capirecosa stesse pensando di quel luccichio della mia pelle. Era come pietrificata. Di paura? In realtà nonsembrava impaurita, al contrario – forse era solo ciò che volevo – pareva esserne affascinata.“Sembra che la tua pelle sia formata da miliardi di diamanti” sussurrò a malapena.Mi tranquillizzai e mi sdraiai sulla soffice erba, che si piegò sotto al mio peso, rimodellandosiattorno a me. Sbottonai la camicia e mi lasciai andare alla tranquillità di quel posto, che adessosembrava quasi diventare incantato, per la magia che avvolgeva me e Bella.Lei si sedette vicino a me, rannicchiata con il mento sulle ginocchia, e mi fissava.Chiusi gli occhi, e iniziai a ricordare una vecchia canzone che mia madre usava cantarmi quando dabambino mi portava nei boschi vicino a Chicago:Quo quidem motu Sol, Luna, et astra caetera oriuntur, occidunt, et revolutiones perficiunt quotidie.Alter vero motus fit ab occasu in ortum super axe, polisque obliqui circuli, qui zodiacus dicitur: percuius semitam Sol, et astra caetera non iisdem temporum spaciis deferuntur.
  15. 15. La melodia che accompagnava quelle parole era dolcissima, e il latino gli aggiungeva un non so chedi mistico. Mia madre era stata una persona colta, insegnante di filosofia, amante della cultura grecae latina, cercava di infondermi quanta più conoscenza potesse.“Come mai stai muovendo le labbra? Stai tremando?” interruppe quei brevi ricordi di vita umana.“No” sorrisi “Sono spensierato e canticchiavo. Solo che tu non puoi udire un tono tanto basso”.“Ah” rispose, e riprese a fissarmi affascinata.Le fui grato di non aver indagato, avrebbe significato aprire una serie infinita di domande sulla miavita passata, e non so se avrebbe potuto accettare che ormai quasi tutti i miei ricordi erano svaniticon il passare dei decenni.Richiusi gli occhi e mi abbandonai al profumo dell’aria. Ora che lo spazio era aperto, quellamagnifica essenza rilasciata dalla sua pelle si diluiva e non bruciava più forte in gola,permettendomi di apprezzare ancor di più – se possibile – quel delizioso profumo.Udii l’aria spostata dalle dita di Bella, scivolarono sulla mia mano. Potevo toglierla, ma non lo feci,ormai oggi avevamo avuto diversi contatti simili.Le sue dita m accarezzarono il dorso, riscaldandolo.Aprii gli occhi, e Bella stava guardando ancora la mia mano brillante. I suoi occhi si mosseronuovamente sul mio viso e tesi le labbra in un sorriso.“Non ti faccio paura?”chiesi scherzoso, cercando di rassicurarmi.“Non più del solito” rispose ironica.Sorrisi di gioia e mi rilassai nuovamente. Il suo dito iniziò a muoversi sul mio avambraccio. Quellasensazione di leggero solletico mi donava una pace straordinaria. I miei impulsi meno umani eranomessi a freno, ma nuove emozioni, che da qualche settimana iniziavo a conoscere, si fecero strada equel contatto sembrava essere una piccola risposta ai miei desideri.La sua mano tremava, provava anche lei le mie stesse emozioni? Sono sicuro che, se avessi potuto,avrei tremato anche io al suo tocco vellutato.“Ti dà fastidio?” chiese preoccupata.“No” sorrisi “Non hai idea di come mi senta” le confessai.Mentre le sue dita continuavano a salire percorrendo il mio braccio fino al gomito, intuii che l’altrasua mano cercava la mia. Impulsivamente mossi la mia mano verso la sua, ma senza moderare lavelocità. L’avevo spaventata, mi accorsi, le sue dita erano ora immobili sul braccio.Non avrei mai pensato di riuscire a rilassarmi a tal punto da dimenticarmi di moderarmi. Nonriuscivo ad essere così naturale nemmeno con i miei fratelli, in fondo ero sempre attento adascoltare o ad isolarli per non invadere la loro privacy. Non potevo mai semplicemente pensare,senza che Alice condividesse con me i risultati dei miei pensieri. Con Bella era differente..“Scusa” mormorai “E’ troppo facile essere me stesso vicino a te”.Sollevai la sua mano alla luce del sole, la sua pelle prendeva adesso delle sfumature di colori unici,più rosata in alcuni punti, perlacea in altri, era vellutata e compatta. Giravo e rigiravo la mano pernon perdermene nemmeno un dettaglio. Ogni singola molecola del suo corpo irradiava una scaricadi emozioni a me sconosciute“Dimmi cosa pensi” le sussurrai “Mi sembra ancora così strano, non riuscire a capirlo”.“Noi comuni mortali ci sentiamo sempre così, sai?” disse con ironia“Che vita dura” rinuncerei immediatamente alla mia immortalità per poter provare di nuovo tuttequelle insicurezze umane.“Non hai risposto” la spronai.“Mi chiedevo cosa stessi pensando tu..”“E?” la frase mi sembrava incompleta.“E desideravo poter credere che tu fossi vero. E mi auguravo di non aver paura”.“Non voglio che tu abbia paura” mi dispiacqui.“Bè, non è esattamente quella la paura che intendevo, malgrado sia un aspetto da non trascurare”Finalmente lo aveva capito? Ma di quale paura parlava, allora?Mi alzai di scatto e mi avvicinai al suo viso fissandola negli occhi.
  16. 16. “E allora, di cosa hai paura?” chiesi serio.Invece di allontanarsi lei si avvicinò ulteriormente al mio viso, come per annusarmi, ma anche ilmostro la annusò e adesso la forza per mantenere quella distanza veniva a mancare. Il mostro si eraimpossessato di me, delle mie reazioni. In un istante lo sconforto mi avvolse, vidi avverarsi leprevisioni di Alice, potevo quasi sentire i miei denti che affondavano nella sua morbida carne, inquel collo incredibilmente vicino, con l’arteria che pulsava il suo sangue caldo nella mia bocca. Eradavvero finita? Avrei ucciso il mio amore? L’immagine mi fece quasi rabbrividire e bastò a farmiriprendere il controllo. O quasi. Ero balzato ad una decina di metri di distanza da lei, i miei muscolirigidi come roccia scolpita.Bella non fece in tempo a rendersi conto della mia reazione e alzò lo sguardo per cercarmi, conun’espressione scioccata e insieme addolorata.“Mi.. dispiace.. Edward” quasi balbettò con un sussurro appena udibile persino per me.Io rimasi immobile, cercando di recuperare la forza e il coraggio di avvicinarmi di nuovo.“Dammi solo un momento” la pregai.Appena ritrovai la forza di muovermi, mi avvicinai a passi lenti, per rassicurarla, ma lasciai chequalche metro di distanza ci dividesse. Il mostro era ancora troppo sveglio.Inspirai profondamente due volte, lasciando che il suo odore ardesse la mia gola, quasi per punirmidi quei pensieri che mi avevano attraversato la mente, e soddisfatto del rinnovato autocontrollo misdraiai e le sorrisi.“Mi dispiace tanto. Capiresti cosa intendo se ti dicessi che la carne è debole?”.Bella annuì, mantenendo la sua espressione triste. Mi fissava, potevo finalmente leggere la suapaura negli occhi, ma era immobile, quasi incantata da me. Respirava profondamente, quasi acogliere il mio odore. Era affascinata dal pericolo.Provai a spiegarle, amareggiato, cosa le stava accadendo:“Sono il miglior predatore del mondo, no? Tutto di me ti attrae: la voce, il viso, persino l’odore.”.“Come se ce ne fosse bisogno!” scattai in piedi, mentre stavo quasi urlando, arrabbiato con mestesso.Iniziai a correre, sapendo che non sarebbe riuscita più a vedermi, poi tornai sotto l’albero che viaveva nascosto dalla luce e mi fermai, affinché potesse vedermi.“Come se tu potessi sfuggire” affermai con cattiveria, un ghigno maligno sul mio viso.Afferrai, in preda ad una specie di frenesia, il primo ramo che mi capitò tra le mani e lo scagliaicontro un altro abete, contro il quale si sbriciolò.Adesso desideravo davvero spaventarla. Se era decisa ad amarmi, doveva sapere cosa si celavadietro alla mia apparenza.“Come se potessi combattere ad armi pari” aggiunsi, dopo la dimostrazione, questa volta il mio tonosi fece più delicato, avevo razionalizzato il mio intento e potevo leggere nei suoi occhi che, questavolta, avevo raggiunto l’effetto desiderato. Aveva davvero paura.Aveva troppa paura, mi ero spinto troppo oltre. Adesso temevo di perderla. Sarei tornato solo, comeero stato nell’ultimo secolo. Ma ancor peggio, avrei sofferto un amore, l’unico amore, per l’eternità.“Non avere paura” sussurrai attento al tono della mia voce.”Prometto.. giuro che non ti farò delmale” cercai di rassicurarla, o forse di convincere me stesso.“Non avere paura” le ripetei, mentre mi avvicinavo a lei, attento a tutti i movimenti del mio corpo,facendo attenzione che il mostro continuasse a dormire.Mi sedetti e lentamente avvicinai il mio volto al suo. Pochi centimetri ci separavano, ma se non miavesse più sorpreso, ero sicuro di poter gestire anche quella lieve distanza.“Per favore, perdonami” la pregai. “Sono capace di controllarmi. Mi hai preso in contropiede. Maadesso sarò impeccabile”.Non ebbi risposta. Bella sembrava una statua di cristallo, pronta a spezzarsi al mio primo sospiro.“Sul serio, oggi non ho così tanta sete” le strizzai l’occhio, cercando di cambiare la direzione deinostri umori.Rise debolmente.
  17. 17. “Stai bene” le chiesi dolcemente mentre le offrivo la mia mano.Accettò la mia offerta e riprese a giocherellare col dito sul dorso della mano. Finalmente alzò losguardo, accompagnato da un sorriso sincero.Le sorrisi a mia volta. Non avrei sperato veramente nel suo perdono. Avevo paura di avereoltrepassato il limite. Me lei era sempre pronta a superare ogni mia escandescenza.“Cosa stavamo dicendo, prima che mi comportassi in maniera così sgarbata?” chiesi con vocegentile.“Sinceramente non ricordo”.Sorrisi per celare l’inevitabile imbarazzo per la scenata che avevo appena concluso.“Credo che stessimo parlando di ciò che ti mette paura, a parte le ragioni più ovvie” le ricordai,ancora curioso.“Ah sì” si limitò a dire.“Allora?” insistetti.Non rispose, ma rincominciò a creare disegni astratti sulla pelle della mia mano. I secondisembravano interminabili. Strano avere la percezione dei secondi, quando per me non contavanopiù nemmeno gli anni, prima di conoscere lei. Cercavo di trattenermi dal starle così vicino. Ma ilsuo delicato tocco mi faceva desiderare di avvicinarmi sempre di più, di poterla sfiorare a mia volta,di sentire quella pelle calda e invitante sul palmo delle mie mani, di sentire il suo corpo sul mio, lelabbra, quelle splendide labbra rosa, appoggiarsi alle mie e modellarsi assieme, i nostri respiri che siconfondevano…“Come è facile vanificare i miei sforzi” pensai ad alta voce.La guardai negli occhi, e il mio cuore immobile, sembrò sussultare.“Avevo paura perché.. per, ecco, ovvi motivi, non posso stare con te.Ma d’altro canto vorrei starecon te molto, molto più del lecito” confessò, senza alzare lo sguardo dalle sue mani.Adesso il mio cuore era decisamente umano, sono certo di averlo sentito battere. Non poteva esserealtrimenti. Non potevo avere reazione diversa. È vero, sapevo già cosa provava, ma lo avevainconsciamente confessato, ma adesso mi stava dichiarando molto, molto di più. Troppo.“Sì” iniziai a parlare facendo molta attenzione alla scelta delle parole. “Non c’è dubbio, è una pauralegittima, voler stare con me. È tutto fuorché una scelta vantaggiosa” non potrai mai avere unrapporto normale con me… mi rattristai.Il suo sguardo torvo non si staccava dai miei occhi.“Avrei dovuto lasciarti perdere molto tempo fa” sospirai. “Dovrei lasciarti adesso. Ma non so se ciriuscirei” non avevo la forza di sopravvivere lontano da lei.“Non voglio che tu mi lasci”mi pregò abbassando lo sguardo.“Il che è precisamente la migliore ragione per andarmene. Ma non preoccuparti, sono una creaturaessenzialmente egoista. Desidero troppo la tua compagnia per comportarmi come dovrei” miinfuriai con me stesso alla mia dichiarazione.“Ne sono lieta” rispose.“Non esserlo!” dissi aspramente e ritrassi la mia mano dalla sua. “Non è solo la tua compagnia cheamo! Non dimenticartelo mai. Non dimenticare mai che sono più pericoloso per te che per chiunquealtro” le ricordai, con un tono che speravo amplificasse il mio avvertimento.“Non credo di aver capito cosa intendi, specialmente l’ultima frase” mi rispose.Mi mancavano le parole per spiegarle cosa intendessi. Come potevo farle capire che non c’era almondo odore che potesse stimolare maggiormente i miei istinti di predatore? Come potevo nonterrorizzarla, dicendo che dentro di me c’era un mostro che altro non desiderava se non il suosangue?“Come faccio a spiegartelo senza metterti di nuovo paura.. vediamo” cercai di concentrarmi perpensare ad un buon paragone, qualcosa che la aiutasse a capire.Mi accorsi che mi aveva preso nuovamente la mano e il suo calore la riscaldava, riscaldando ancheil mio cuore ghiaccio.“E’ straordinariamente piacevole il calore” sospirai.
  18. 18. Immaginai un modo dolce di spiegarle i miei istinti “Hai presente, i gusti delle persone? Ad alcunepiace il gelato al cioccolato, ad altre la fragola?”Annuì.“Scusa l’analogia con il cibo, non trovo metafora migliore” speravo di non averla spaventata a quelpensiero.Mi sorrise imbarazzata, ma almeno non terrorizzata.“Vedi, ogni persona ha un suo odore, un’essenza particolare. Se chiudessi un alcolizzato in unastanza piena di lattine di birra sgasata, le berrebbe senza badarci. Se invece fosse un alcolistapentito, se decidesse di non berle, potrebbe riuscirci facilmente. Ora, se poniamo nella stanza unsolo bicchiere di liquore invecchiato cento anni, il cognac migliore, il più raro di tutti, che diffondeovunque il suo profumo…. Come credi che si comporterebbe il nostro alcolizzato?”Mi guardò fissa negli occhi, senza parlare, cercando di cogliere l’analogia. Dal suo sguardo capiiche riusciva ad afferrare il concetto, ma restava ancora titubante. Avevo bisogno di una metaforapiù forte. Un’immagine di debolezza migliore, per spiegare cosa il mio mostro volesse da lei.“Forse non è la metafora migliore. Forse rifiutare il cognac sarebbe facile. Forse dovrei trasformareil nostro alcolista in un eroinomane” provai a spiegare.“Cioè, vorresti dirmi che sono la tua qualità preferita di eroina?” disse, capendo perfettamente ilconcetto.“Ecco, tu sei esattamente la mia qualità preferita di eroina” le confermai.“Succede spesso?” mi chiese curiosa, quasi lusingata.Non sapevo, le avrei detto ciò di cui ero a conoscenza “Ne ho parlato con i miei fratelli, secondoJasper, siete tutti uguali. È stato l’ultimo a unirsi alla nostra famiglia e l’astinenza lo fa soffrireeancora molto. Non ha ancora imparato a distinguere tra i diversi odori e sapori” mi ero lasciatoandare troppo.“Scusa” mormorai con imbarazzo per quella spiegazione troppo dettagliata.“Non importa, ti prego, non preoccuparti di offendermi, di spaventarmi o di qualsiasi altra cosa. È iltuo modo di ragionare. Riesco a capire, o perlomeno posso provarci. Però, ti prego, spiegami tuttocome puoi”.Non smetteva mai di sbalordirmi con la sua calma e con i suoi tentativi di accettare una realtà cosìincomprensibile e temibile. Voleva solo capire. Alzai gli occhi verso il cielo, notando come il soleavesse iniziato ad abbassarsi. Respirai profondamente il suo odore. No, senza alcun dubbio nonavevo mai provato nulla di simile prima d’ora.“Perciò Jasper non ha saputo dirmi con certezza se gli sia mai capitato di conoscere qualcuna chefosse..” come potevo spiegarmi, di nuovo, senza ferirla, ma soprattutto facendole capire quanto miattirasse a se’, in ogni singolo modo pensabile? “attraente come tu sei per me” conclusi. “Il che mifa ritenere che non l’abbia mai conosciuta. Emmett è dei nostri da più tempo, per così dire, e hacapito cosa intendevo. A lui è capitato due volte, una più forte dell’altra” mi rabbuiai al pensiero dicome andò a finire per lui.“E a te?” domandò, curiosa, come se mi stesse chiedendo di amori passati.“Mai”“Come si è comportato Emmett” chiese purtroppo.Non avevo il coraggio di confessarglielo. Mi irrigidii e mi rabbuiai di nuovo. Non potevo dirglielo.Guardai verso la foresta, cercai di distrarmi pensando al nostro ritorno. Chissà se avrebbeapprezzato il mezzo di trasporto… Ma l’immagine che avevo letto nei pensieri di Emmettcontinuava a perseguitarmi, non voleva lasciare la mia mente.“Credo di aver capito” concluse.Guardai il cielo, cercando un’immagine che mi distraesse da quella tragedia.“Anche i più forti di noi possono smarrire la strada, no?” risposi, come se questa potesse essere unagiustificazione convincente. Di certo per me non lo era.“Cosa stai chiedendo? Il mio permesso?” borbottò pungente. “Voglio dire, non c’è propriosperanza, allora?” continuò con una calma innaturale. Riusciva a discutere della sua morte con il
  19. 19. suo possibile carnefice. Mi stava forse autorizzando a rischiare? Mi stava chiedendo delle confermeche non potevo in alcun modo darle? Secondo Alice non c’era speranza, ma io avrei cambiato ilfuturo. Avevo bisogno di sperare, di crederci.“No, no! Certo che c’è speranza! Voglio dire, è ovvio, non…” Non posso prometterlo.. è questochele avrei detto? La guardai dritta in quegli occhi da cerbiatto “Per noi è diverso” mi corressi“Emmett… quelle erano sconosciute, incontrante per caso. È accaduto tanto tempo fa, e lui nonera… allenato e attento come ora” provai a rassicurarla.Attesi la sua risposta, provando a leggere i suoi occhi, per capire la sua reazione. Ma non tradivaalcuna emozione, non finché parlò.“Perciò, se ci fossimo incrociati… in un vicolo buio, o qualcosa del genere…” la sua voce si ruppein un lieve sussurro.“Mi ci è voluta tutta la forza che avevo per non assalirti durante la prima lezione, in mezzo agli altriragazzi e…” guardai verso la foresta, vergognandomi delle mie stesse affermazioni “Quando mi seipassata accanto, ho rischiato di rovinare in un istante tutto ciò che Carlisle ha costruito per noi. Senon avessi messo a tacere così a lungo la mia sete negli ultimi, bè, troppi anni, non sarei riuscito atrattenermi” sprofondai nel panico al ricordo della sete del primo giorno, del mostro che pinificavaalla perfezione come uccidere Bella e con lei tutte le innocenti anime che avessero assistito.Ricordai l’odio che mi accecava. Come avevo mai potuto odiare Bella?“Avrai creduto che fossi posseduto dal demonio” la guardai torvo.“Non riuscivo a capire come potessi odiarmi così, e perché poi, dal primo istante…”.“Ai miei occhi eri una specie di demone, sorto dal mio inferno privato per distruggermi. L’ odoresoave della tua pelle.. Quel primo giorno ho temuto di perdere definitivamente la testa. In quellasingola ora ho pensato a cento maniere diverse di portarti via dall’aula, di isolarti. E mi sonoopposto a tutte, temendo le conseguenze che avrebbero colpito la mia famiglia. Dovevo scappare,andarmene prima di pronunciare le parole che ti avrebbero obbligata a seguirmi….” La guardaiintensamente negli occhi, per vedere la sua reazione a tutta la mia confessione di colpevolezza.Era sconcertata.“Mi avresti seguita, te lo garantisco” cercai di spiegarle il potere che avevo di influenzare le mentidegli umani.“Senza dubbio” rispose con apparente calma.Continuai a raccontarle tutta la storia, tutto ci che era accaduto in quei primi giorni: lei chepiombava in segreteria, la mia corsa da Carlisle, la fuga dalla mia debolezza, l’Alansk -trattenendomi dal raccontarle, in preda alla vergogna e disgusto per me stesso, di quanto scioccofossi stato a non pensare ai sentimenti di Tanya - la malinconia, il rinnovato coraggioAvevo visto Bella rabbrividire più volte davanti alla consapevolezza del pericolo che l’avevasfiorata. I suoi occhi, a tratti, cambiarono espressione: curiosità. Altre vote, le peggiori di tutte, micompativa. Non tolsi lo sguardo dal suo viso nemmeno per un momento, sebbene quelledichiarazioni mi facessero vergognare di quanto debole in realtà fossi.. Adesso sapeva tutto. Era perfettamente a conoscenza del pericolo che ho costituito per lei. Ma nonera più così, ormai mi ero abituato. Ora potevo gestire la sua vicinanza. Ma la scelta spettavaunicamente a lei. Mi sarei fatto da parte, se solo me lo avesse chiesto.Continuai con la spiegazione, la mia ossessione verso di lei, causata dal fatto che non potevoleggerle il pensiero, il mio ricorso a Jessica e Mike, la mia scelta, o meglio, istinto di salvarladall’essere schiacciata nell’incidente…Lo sguardo di Bella sembrava perso nel vuoto, intimorito e affascinato, senza dubbio curioso. Pienodi vergogna le raccontai delle conseguenze della mia azione, del litigio con Jazz, Rose ed Emmett,di come li avessi messi in pericolo. Di come avessi dubitato di lei, e avessi ascoltato le menti ditutta la scuola in attesa di sentire qualche pettegolezzo sull’accaduto. Infine, sentii il bisogno dirassicurarla, dovevo darmi una possibilità. Le spiegai anche che mi sarei fatto meno problemi arovinare la mia famiglia quel primo giorno, piuttosto che farle del male adesso.Finalmente Bella parlò: “Perché?” mi chiese, come se non fosse ormai ovvio.
  20. 20. “Isabella” diventai formale, e le mossi i suoi splendidi capelli castani, con i riflessi rossi, “arrivereiad odiare me stesso, se dovessi farti del male. Non hai idea di che tormento sia stato… l’idea di te..immobile, bianca, fredda… di non vederti più avvampare di rossore, di non poter cogliere più lascintilla nel tuo sguardo, quando capisci che ti sto prendendo in giro… non sarei in grado disopportarlo” La fissai angosciato da quelle immagini che continuavano ad apparire nella mia mente.“Ora sei la cosa più importante per me. La cosa più importante di tutta la mia vita”. Fui sicuro chese solo avessi potuto, sarei arrossito alle mie parole. Il mio cuore avrebbe accelerato il battitoall’impazzata, se fosse stato qualcosa di più di una pietra. Forse una lacrima sarebbe scesadall’emozione.Bella non alzò lo sguardo, che era fisso sull’intreccio delle nostre mani.“Sai già cosa provo, ovviamente” rispose “Sono qui, il che in due parole, significa che preferireimorire, piuttosto che rinunciare a te. Sono un’idiota”“Cos il leone si innamorò dell’agnello” sussurrai..“Che agnello stupido” sospirò“Che leone pazzo e masochista” continuai.Pazzo, a rischiare le nostre vite, che ormai erano inesorabilmente legate l’una all’altra; masochista,perché stare vicino a Bella, significava soffrire.. soffrire per tutto ciò che non potevamocondividere, per tutte le esperienze unicamente umane che non avrebbe vissuto, stando con me.“Perché…” si interruppe“Si?” le sorrisi“Dimmi perché prima sei fuggito in un lampo da me”Non era forse ovvio? Il mostro avrebbe avuto la meglio se non mi fossi allontanato... “Lo saiperch锓No, voglio dire, cosa ho fatto di preciso?”Le spiegai che il problema riguardava i suoi movimenti improvvisi, inaspettati, la sua vicinanza,specialmente del collo, sprigionava un calore e un profumo irresistibili e non poteva cogliermiimpreparato, se desiderava sopravvivere.“D’accordo, niente collo scoperto” riuscì a scherzare, facendomi ridere.La sfidai e avvicinai lentamente la mia mano al suo collo. La appoggiai lentamente, con attenzione,e potevo sentire sotto la sua pelle il sangue che scorreva. La gola si infuocò, ma il mostro rimase abada. Ero in grado di toccarla, di sfiorare quella pelle, che pensavo fosse il mio frutto proibito.Decisi di vedere fino a che punto potessi spingermi senza metterla in pericolo. Desideravo ilcontatto con il suo corpo più di ogni altra cosa.“Vedi? Nessun problema!” Iniziai a rassicurarla.Il suo cuore batteva così forte che temevo potesse avere un infarto. Aveva smesso di respirare daqualche secondo ed ero allarmato. Appena la sentii respirare di nuovo, le sussurrai di restare ferma.Bella obbedì, sebbene paresse già paralizzata da prima.Con estrema attenzione e lentezza mi avvicinai a lei, feci dei brevi respiri, inalando quell’odore…quel profumo che mi faceva così male in gola, ma mi rendeva felice come non mai. Sentivo il suofiato arrivare alla mia bocca, era caldo e profumato, il respiro veloce e incostante. Decisi diavvicinarmi ulteriormente. “Non muoverti” le ribadii. Feci scivolare la mia guancia lungo il suocollo, sulla gola. Non osai più respirare, ero troppo vicino, Lentamente le mie mani scivolarono sulsuo collo, mentre la mia bocca si spostava sulle sue spalle. Il suo cuore sembrava impazzito.Contrastava con l’immobilità del resto del corpo, Bella sembrava una di noi, per quella capacità dinon muovere nemmeno un muscolo per un periodo così prolungato. Lasciai scivolare il mio viso sulsuo petto, dove potevo ascoltare quel ritmo irregolare, che sembrava quasi suonare per me. Rimasiin quella posizione a lungo, sentivo il cuore stabilizzarsi, per poi rincominciare a battere furioso,forse al ricordo di qualche immagine che le avevo appena descritto. Avrei passato in quellaposizione il resto della mia esistenza. Sospirai.
  21. 21. Decisi che, quella che era stata la prova cruciale, era stata superata a pieni voti. Mio malgrado decisidi alzarmi. Adesso ero davvero sereno. Le avevo svelato tutto. Lei mi aveva accettato. Avevaaccolto la mia vicinanza, ed io ero stato tanto forte da resistere al richiamo del suo collo.“Non sarà più difficile” dissi con soddisfazione.“E’ stata dura?” Si preoccupò“Non terribile come immaginavo. E per te?” chiesi.“No, niente affatto terribile…. Per me”.La pelle del mio viso a contatto con il suo corpo si era riscaldata. Avvicinai la sua mano, che sfioròdelicatamente il mio viso. Adesso mi guardava a bocca aperta, più che sorpresa, sembravasoddisfatta.“Resta lì” sussurrò. E io mi trasformai in una statua. Chiusi gli occhi, facendo attenzione allospostamento d’aria causato dai suoi gesti. Non potevo permettermi di farmi cogliere di sorpresa.Bella iniziò ad accarezzarmi, sfiorò ogni parte del mio viso, lasciando per ultime le mie labbra. Iltocco bollente dei suoi polpastrelli infuocò il mio corpo, mi sentivo vibrare dall’emozione. Quandogiunse alle mie labbra, automaticamente le schiusi, come per permetterle di sfiorarle meglio. Nonriuscivo più a gestire la situazione e decisi di aprire gli occhi, per aiutarmi con qualche senso extra.“Vorrei… vorrei sentissi la complessità… la confusione… che provo. Vorrei potessi comprendere”.Le spiegai come sentissi sete di lei, ma di come a quella sete si fosse aggiunta quella nuova, latente,sensazione, una fame difficile da interpretare. Più forte di qualunque dipendenza, più forte diqualunque emozione, più forte di qualsiasi desiderio. Mi sentivo più umano che mai, ma non erosicuro che un umano avrebbe potuto provare le stesse sensazioni con la medesima intensità con cuile percepivo io.“Non so come fare a starti accanto in questo modo” ammisi “Non sono sicuro di esserne capace”.Bella si avvicinò lentamente a me e pose il suo viso sul mio petto. Come se fosse il gesto piùnaturale, le strinsi intorno le mie braccia, facendo attenzione all’intensità del movimento, e miabbandonai ad un altro interminabile e insieme troppo breve abbraccio.“Sei molto più bravo di quanto tu voglia credere” mi incoraggio.Ed effettivamente oggi avevo scoperto che da qualche parte, anche se erano stati a lungo sepolti,c’erano degli istinti ancora totalmente umani, che si facevano strada per riaffiorare.La luce stava calando e Bella doveva rientrare. Decisi di mostrarle una delle mie poche abilitàancora nascoste,“Posso mostrarti il modo in cui io mi sposto nella foresta?” nascosi un ghigno, conoscendo la suariluttanza verso le alte velocità.“Ti trasformi in un pipistrello?” ironizzò. Ma forse avrebbe preferito.Non potei trattenere una risata “Questa l’ho già sentita!”.La invitai a saltare in spalla e appena fu salda iniziai a sfrecciare per la foresta, schivando gli alberiad una velocità impensabile per un essere umano. Per me il sottobosco scuro era in realtà nitido,l’aria mi accarezzava dolcemente il viso, e scendeva fresca nei miei polmoni. Osservavo le piccolefoglie verdi degli alberi, le loro striature, i piccoli insetti che li abitavano. Mi sentivo un tutt’unocon la natura.Mi ero quasi dimenticato di avere Bella in spalla. Mi fermai “Elettrizzante eh?” dissi conentusiasmo, ma Bella non rispose ed esitò a scendere dalle mie spalle. Le sue braccia e le gambeavvinghiate attorno al mio corpo sembravano pietrificate, immobili nella loro presa sicura.“Bella?” Mi preoccupai dell’assenza di reazioni.“Credo di dovermi sdraiare” sussurrò.Risi della sua reazione. Non era sempre facile ricordarsi come da umani la vista fosse lenta edoscurata. Non era stata un grande idea.Cercai, con qualche consiglio, di aiutarla a riprendere le forze e a recuperare l’equilibrio. Aveva unapessima cera.“Sei pallida come un fantasma” la presi in giro “Anzi, sei pallida come me” ironizzai.Pian piano la sua pelle stava riprendendo colore ed iniziai a stuzzicarla sottolineando le mi capacità.
  22. 22. “Spaccone” mi ripeté più volte, contenta di far parte di quel gioco, di poter scherzare sulla mianatura, sul mio mondo.Ormai mi sentivo così sicuro e in sintonia con lei, che decisi di cedere alla più forte delle mietentazioni. Decisi di provare la più umana delle esperienze. Ormai avevo sconfitto il mostro e nonavevo più motivi di privarmi di quella esperienza unica e indimenticabilmente nuova.“Pensavo a una cosa che vorrei provare” le sussurrai prendendo il suo viso tra le mani.Bella smise di respirare.Esitai un istante, cercando di recuperare tutto il mio autocontrollo,Mossi il mio viso verso il suo, lentamente, e appoggiai le mie fredde labbra marmoree sulle sue. Lesentii scottare dal calore, le sue labbra si stavano modellando sulle mie. Era l’emozione più fortedella mia lunga esistenza. Non avevo mai sentito il mio corpo desiderare qualcosa a tal punto. Lamia mente era frastornata da quella sensazione fortissima, più potente di qualunque magia.Il suo battito era accelerato, il respiro affannato. Sentii intrecciarsi le sue dita ai miei capelli, le suelabbra si dischiusero e il calore e il profumo del suo fiato inebriarono il mio respiro.Il mostro si era svegliato! Strinsi i pugni e immobilizzai ogni mio singolo muscolo. Il suo sangueaveva un richiamo irresistibile. Riapparve l’immagine che Alice mi aveva mostrato.Recuperai tutte le mie forze per resistere all’istinto ed allontanare il suo viso con delicatezza. Miallontanai di qualche centimetro, pietrificato, cosciente del pericolo che avevamo corso.“Ops” fu la risposta di Bella.“Ops è troppo poco” mi infuriai.“Devo?” cercò di allontanarsi per lasciarmi spazio, ma la tenevo imprigionata dal mio sguardo,Dovevo resistere, non volevo allontanarmi, dovevo solo recuperare il controllo. Quel momentoperfetto non poteva perdersi così.“No, è sopportabile. Per favore, aspetta un attimo” le chiesi calmo.Attesi di sentire il mio istinto - quello del mostro - cedere il passo al desiderio umano, ma non perquesto più razionale.“Ecco” dissi soddisfatto.“Sopportabile?” si preoccupava per me.Risi di felicità “Sono più forte di quanto pensassi. È una bella notizia”.Mi alzai in piedi e con naturalezza le porsi una mano per darle un appoggio. Ormai il contatto tra dinoi non era più un tabù.Presi le chiavi del pick-up e la convinsi a lasciarmi guidare fino a casa. Dopo la fatica che mi eracostata per mantenerla in vita, non avrei di certo potuto permetterle di metterla a rischio lasciandolaguidare.15. Ragione e IstintoGuidavo prestando poca attenzione alla strada, in fondo i miei sensi sviluppatissimi mi concedevanodi concentrarmi su altro e di certo non avrei mai perso l’occasione di spiare Bella, con i capelliarruffati dal vento. Il suo volto era finalmente sereno: si era rassegnata a lasciarmi guidare, ma siera ora anche tranquillizzata, grazie alla stabilità della mia guida e, purtroppo, anche alla lentezzaalla quale il pick-up mi costringeva. Il sole era quasi giunto al termine del suo corso quotidiano. Lasua magnificenza ingoiava il mio sguardo: si era trasformato in un luminoso gigantesco rubino, chesplendeva basso nel cielo, pronto ad essere rubato dal nero della notte. Era tanto tempo che non misoffermavo sulla sua bellezza. Oggi, decisamente, niente più sembrava scontato. Non esisteva nulladi quotidiano o noioso, il mio mondo era tutto da riscoprire.Tornai a sbirciare Bella, il suo volto disteso, la sua felicità leggibile negli occhi.. anche il suomondo doveva essere cambiato.L’impossibile aveva superato il confine del lecito, e, sebbene sapessi che la mia irruzione in quellacandida vita non avrebbe portato a null’altro che all’inferno, sapevo che almeno la strada che mi ciportava sarebbe stata molto piacevole.
  23. 23. Soprappensiero accesi l’autoradio, sintonizzata sul mio canale preferito, musica degli anni ‘50… lamigliore! La radio passava i Comets – Crazy man crazy – un ritmo rock travolgente.. si intonavaperfettamente al mio umore allegro… Mi sentivo leggero ed estremamente carico di energie, avreivolentieri ballato a quel ritmo, ma Bella non ne sarebbe stata entusiasta.Non mi ero nemmeno accorto di canticchiare, quando Bella mi interruppe:“Ti piace la musica dei Cinquanta? Chiese curiosa come sempre.“La musica degli Cinquanta era buona. Di gran lunga meglio che nei Sessanta e nei Settanta! Robada brividi. Gli anni Ottanta erano sopportabili” le spiegai.“Conoscerò mai la tua vera età?” chiese titubante… sapevo di non poter fuggire a lungo alle suecuriosità sul mio passato. Ma era così importante saperlo? Non le bastava sapere chi ero adesso?“Importa qualcosa?” le sorrisi.“No, ma me lo chiedo spesso… sai, non c’è niente di meglio che un bel mistero irrisolto pertrascorrere la notte insonne”.Ne sapevo qualcosa, benché il sonno non fosse uno dei miei problemi. Sapevo cosa volesse direpensare e ripensare a qualcosa a cui non si poteva dare una risposta. Diventava un’ossessione, comela mia nei confronti della sua mente silenziosa. Ma chissà come avrebbe reagito sapendo quanti anniavevo veramente, ero persino più vecchio di suo nonno, e sicuramente questa rivelazione nonsarebbe passata lasciandola indifferente.“Chissà se ne rimarresti sconvolta…” domandai tra me e me.“Mettimi alla prova” provò a sfidarmi.Sospirai, chissà quella risposta quante altre domande avrebbe ispirato? Avrei dovuto confessarericordi che non avrei voluto rimembrare, ma avrebbe anche forse riacceso qualche immagine cheavevo perso nei decenni. Quella speranza e l’intimità che ormai si era creata, mi spinsero arispondere.“Sono nato a Chicago nel 1901” dissi.La guardai con la coda dell’occhio, per capirne la reazione, ma sembrava impassibile a quellarivelazione. Non proferì parola, probabilmente si aspettava che continuassi con la storia della miavita, senza però voler essere invadente con domande che potessero ferirmi.“Carlisle mi trovò in ospedale nell’estate del 1918. Avevo diciassette anni e stavo morendo diSpagnola” continuai, senza smettere di cercare una qualche reazione. Al pensiero della mia morteebbe un lieve sussulto, il suo cuore fece un tonfo e morì con me per un instante.“Ho qualche ricordo vago.. è stato tantissimo tempo fa, e la memoria umana tende a svanire”. Ilvolto di mia madre era così sbiadito nei ricordi, ne restava un’immagine quasi priva di lineamenti.Ma la sua voce era ancora chiara, sebbene si trattasse di poco più di un sussulto, mentre, in punto dimorte, pregava Carlisle di salvare la mia vita.“Però ricordo bene quello che provai quando Carlisle mi salvò. Non è una cosa facile; è impossibileda dimenticare” lo sguardo di Carlisle mentre mi mordeva, ancora più spaventato e confuso diquanto lo fossi io.. e poi la nebbia che avvolse i miei occhi, mentre il corpo iniziava a bruciare sottoil fuoco del suo veleno.“E i tuoi genitori?”“Erano già stati uccisi dal morbo” risposi facendo attenzione a non aggiungere altri dettagli “Erorimasto solo. Per questo Carlisle scelse me. Nel caos dell’epidemia, nessuno si sarebbe accorto dellamia scomparsa”.“Come…. ha fatto a salvarti?”Come era possibile spiegarle la nostra sete, la difficoltà a fermarsi.. il dolore inimmaginabile che hoprovato.. Attesi un istante per trovare le parole giuste.“Fu difficile. Pochi di noi possiedono l’autocontrollo necessario a un atto del genere. Ma Carlisle èsempre stato il più umano, il più compassionevole di tutti… non credo abbia eguali nella storia.Quanto a me…” Interruppi per un settimo di secondo la mia spiegazione.A differenza degli umani noi con la memoria potevamo rivivere anche il dolore, che rimaneva vivodentro di noi, faceva parte della nostra eterna dannazione. Solo un essere privo di anima poteva
  24. 24. essere sottoposto ad un tale supplizio. Non solo il ricordo fisico restava impresso, ma anche quellomentale. Forse proprio per questa nostra caratteristica a volte Bella sembrava non capire certe miereazioni di puro dolore. Attraverso le immagini di Alice, io avevo provato la sensazione piùstraziante della mia esistenza. Non importava che il futuro non fosse ancora stato vissuto.“..fu qualcosa di semplicemente doloroso. Molto doloroso” mitigai.Cercai di mostrarmi calmo, sebbene le mie labbra si fossero increspate al ricordo di quel fuoco.Fortunatamente apparteneva maggiormente alla sfera umana del mio passato e pertanto lasensazione delle fiamme che iniziarono a bruciarmi dentro, fu alleviata. Ma se non potevo provarlofisicamente in modo altrettanto intenso, la mia memoria era a questo riguardo molto più nitidarispetto a qualunque altro ricordo.Ricordai come una piccola pallina di fuoco avesse avvampato nel mio collo, iniziando a circolarenel mio sangue e facendomi sentire la mia circolazione mentre andava a rallentatore, colpendo ebruciando ogni molecola del mio corpo. Avevo avuto persino la percezione dei miei organiinterni… fu la prima volta, e anche l’ultima, che ebbi una percezione reale del mio cuore.Lessi negli occhi curiosi di Bella che si stava trattenendo dal farmi altre domande sulla miatrasformazione. Le spiegai cosa spinse Carlisle a scegliere me, come salvò Esme, e come Carlisledecidesse di trasformare solo coloro che non avevano più nessuna possibilità. Mi chiese di Rosalieed Emmett e le spiegai, dubbioso, di come Carlisle avesse sperato che Rose avesse rappresentatoper me ciò che Esme era per lui. Ma per me non era mai stata niente più che una sorella. In fondoera la persona – l’essere - più vanitoso e superficiale che avessi mai conosciuto. Talvolta non micapacitavo di come tra lei ed Emmet ci potesse essere un amore tanto ipnotico, così profondo. Miera capitato più di una volta di osservarli, catturato dall’invidia. Il loro sguardo sembrava estendersioltre ai loro stessi occhi, andava oltre ad una comprensione reciproca e totale dei loro pensieri,guardandoli riuscivo quasi a credere che avessero un’anima, che ormai si era fusa diventando untutt’uno. Fu Rose a trovare Emmett: era stato squartato da un orso e lei corse per chilometri perportarlo a Carlisle affinché lo salvasse. Dal primo istante in cui si guardarono negli occhi, la fusionedelle loro anime si completò. Sorrisi al pensiero… non avevo realizzato mai prima d’ora comel’ossessione di Emmett per gli orsi potesse derivare da questo episodio…Le raccontai anche di Alice e Jasper, di come avessero sviluppato una coscienza da soli, senzaalcuna influenza o guida. Cercai di evitare i dettagli sul passato di Jasper, era terrorizzante persinoper un vampiro. Ammiravo Jazz! Nato e cresciuto nel mondo più crudele e pericoloso che ci sia peri vampiri, aveva vissuto lunghe ed estenuanti guerre. Non sapeva dell’esistenza di un’alternativa,ma la cercò ugualmente. La trovò dopo aver vagato a lungo. La sua speranza fu Alice. Anche loro,dal momento in cui si incontrarono, divennero inseparabili. Arrivammo di fronte casa sua,spensi ilmotore e il silenzio calò intorno a noi. Charlie non era ancora rientrato.Lo stomacò di Bella brontolò. Per noi era normale bere una volta alla settimana, talvolta anchemeno spesso. Ma gli umani dovevano ingerire del cibo più volte al giorno. Mi vergognai quando miresi conto di quanto in poco conto tenessi delle sue esigenze. Avrei voluto essere un verogentiluomo. Mi ero innalzato al ruolo di suo protettore. Come potevo dimenticarmi di un dettagliocosì fondamentale. Come potevo proteggerla e curarla, renderla felice, vedere i suoi occhi brillare,se non ricordavo nemmeno i principi base?“Scusami, ti ho trattenuta. Immagino tu debba cenare”.“No, non c’è problema, davvero” diede conferma della sua totale mancanza di considerazione per lesue esigenze.“Non ho mai passato tanto tempo in compagnia di qualcuno che si nutre di cibo. Me ne stavodimenticando” confessai. “Voglio restare qui con te”disse.Ebbi di nuovo l’ impressione che il mio cuore avesse ripreso a battere,forse anche lei aveva bisognodi me quanto io di lei. Non volevo andar via,e ora sapevo che neanche lei lo voleva. Così raccolsitutto l’autocontrollo di cui ero capace,sapevo che me ne sarebbe servito molto per non cedere allatentazione di avvicinarmi ancora così pericolosamente a lei,e decisi di restare.

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