â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
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    â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine â°7â°j.r. ward la confraternita del pugnale nero - father mine Document Transcript

    • FATHER MINE di J.R. Ward 1 “Bella sembra essersi rimessa completamente.” Davanti al ripiano della cucina della Fratellanza, Zsadist prese inmano un coltello e tenendo ferma la lattuga con la sinistra, iniziò atagliarla con precisione in striscioline larghe pochi centimetri.“Sì.” Gli piaceva Doc Jane. Cavolo, le era immensamente grato per ciòche aveva fatto per Bella, ma comunque doveva ricordarsicontinuamente di fare attenzione a come comportarsi: sarebbestato maledettamente scortese strappare via la testa della donnache non solo era la shellan di suo fratello, ma che aveva salvatolamore della sua vita dal morire durante il parto. "Lei ha recuperato meravigliosamente a due mesi dal parto."Continuò Doc Jane guardandolo attraverso la tavola, la sua borsada dottore, accanto alla sua mano spettrale. "E Nalla cresce che è una meraviglia. Gente, i piccoli vampiricrescono molto più veloci dei bambini umani. E’come se leiavesse nove mesi non due." "Si, è vero loro stanno proprio bene." Lui continuò ad affettare meccanicamente la lattuga, le cui fogliesi aprivano libere in nastri ricci verdi come se stesseroapplaudendo alla loro libertà. "E tu come ti senti ad essere un papà..?" "Cazzo!" Lasciando cadere il coltello, lui bestemmiò e alzò su la mano concui stava tenendo la lattuga. Il taglio era profondo, giù finoallosso, ed il suo sangue rosso colava copiosamente.
    • Doc Jane si avvicinò a lui. "Ok, andiamo sul lavandino." Intelligentemente, lei non lo toccò sul braccio o tentò di condurlocon una spinta sulla sua spalla; lei appena è apparsa in lontananzaindicando il lavello. A Z non piaceva essere toccato da nessuno tranne Bella, anche selui aveva fatto dei progressi: ora, se il contatto fosse inaspettato, lasua prima mossa non era raggiungere unarma nascosta e tagliarela gola di chiunque avesse osato toccarlo. Quando loro erano di fronte al lavandino, Doc Jane aprii ilrubinetto al massimo così che cera un caldo afflusso che scendevanel lavello di porcellana. "Sotto" lei disse. Lui allungò il suo braccio e mise il suo pollice sotto lacquacalda. Il taglio bruciò da morire, ma lui non si lamentò. "Permettimi di indovinare. Bella ti ha chiesto di venire aparlarmi?." "No." Quando lui le sparò unocchiata, il buon dottore scosse lasua testa. "Ho esamino lei e la bambina. Tutto qua." "Bene, perché io sto bene." "Immaginavo che avresti detto questo." Doc Jane incrociò le suebraccia e lo fissò con uno sguardo che gli ha fatto venir voglia dicostruire un muro di mattoni fra loro due. Non era importante chelei fosse in uno stato solido o traslucido, come lei era in questomomento. Quando lui si trovava ad essere guardato dalla donna inquesto modo, era come se il suo corpo venisse interamenteraschiato. Non c’era da domandarsi come mai lei e V andasserocosì d’accordo. "Bella ha accennato al fatto che tu non ti nutri del suo sangue." Z alzò le sue spalle "Nalla ha bisogno di quello che il corpo diBella può darle più di me." "Tuttavia una cosa non esclude l’altra. Bella è giovane e sana. Etu hai lasciato che lei si alimentasse da te."
    • "Chiaramente. Qualsiasi cosa per lei. Lei e la sua bambina." Cera un silenzio lungo. “Vuoi forse parlare con Mary?" "Di cosa?" Z spense lacqua e scosse il suo palmo. "Solo perchésono rispettoso delle richieste della mia shellan, tu pensi che io hobisogno di uno psicologo? Che diavolo!" Lui strappò un asciugamano di carta dal rotolo montato sotto gliarmadietti ed asciugò la sua mano. “Per chi è linsalata che stai preparando, Z?" il dottore chiese. "Cosa?" "Linsalata, per chi è?" Lui aprì il bidone dell’immondizia e gettò la carta dentro. "Bella.È per Bella. Guarda, non offenderti, ma…." "E quando è stata lultima volta che tu hai mangiato?" Lui alzò le sue mani "Stop! Per l’amor del cielo!" "Basta. Iocapisco che tu vuoi aiutare, ma io sono al limite e lultima cosa dicui noi abbiamo bisogno è che Vishous si presenti da me perché ioti ho azzannato. Ho capito il tuo punto….." "Guarda la tua mano!" Lui gettò uno sguardo in giù. Il sangue stava scorrendo daltampone di carta del suo pollice giù al suo polso e ancora più giùal suo avambraccio. Se lui non avesse avuto addosso una magliettaa maniche corte, il sangue l’avrebbe macchiata fino al gomito.Invece, stava gocciolando sopra la piastrella di terracotta. "Tu fai un lavoro pericoloso dove conti sul tuo corpo per faretutte le cose che ti tengono dall’essere ucciso. Non vuoi parlarecon Mary? Bene. Ma tu hai bisogno di mantenere il tuo corpo insalute. Quel taglio ad ora, avrebbe dovuto essere chiuso. Non ha, eio sono disposta a scommettere che sanguinerà per la prossimaora." Lei si scosse la testa. "Wrath mi ha nominato il medico personale della Fratellanza.Per cui ti avviso, se tu continui a mangiare, alimentarti e dormirein modo tale che danneggia le tue prestazioni, io metto il suofondoschiena in panchina!."
    • Z fissò le goccioline rosse e lucenti che colavano dalla ferita. Lapista di sangue passava diritta sul nastro nero largo un paio dicentimetri che era stato tatuato sul suo polso quasi duecento annifa, il simbolo della sua schiavitù di sangue. Z ne aveva uno anchesull’altro braccio ed uno sul suo collo. Allungandosi, strappò via unaltra sezione di asciugamano dicarta passandolo sulla pista di sangue. Il sangue venne viafacilmente, ma non cera nessuno modo di tirare via i marchi chela sua padrona ammalata gli aveva lasciato. Linchiostro eraimbevuto nella sua pelle, simbolo perenne che lui era unaproprietà, da usare e non un individuo che poteva vivere la suavita. Per nessuna buona ragione, lui pensò alla pelle di Nalla, cosìincredibilmente liscia e completamente perfetta. Tutti avevanonotato quanto era soffice: Bella, tutti i suoi fratelli, tutte leshellans della casa. Quando la prendevano in braccio era la primacosa che dicevano. Lei era morbida come un cuscino, lei era cosìperfetta da abbracciare. "Hai mai tentato di rimuovere i tatuaggi?" chiese leggermenteDoc Jane. "Loro non possono essere rimossi", Z risposte, abbassando la suamano."Allinchiostro è stato aggiunto il sale e questo lo rendepermanente sulla nostra pelle." "Ma hai mai tentato? Ora usano il laser per rimuovere i tatuaggi." "Farei meglio a prendermi cura di questo taglio così io possofinire di fare l’insalata." Lui afferrò un altro pezzo di asciugamanodi carta. "Avrò bisogno di garza e nastro." Z disse "Li ho nella mia borsa." Lei si girò per muoversi fino alla tavola. "No grazie, posso prendermi cura da solo di questo." Doc Jane lo fissò "Chiariamo una cosa: Non mi interessa se seiindipendente, io non starò qui guardandoti comportare come unostupido. Quella panca ha il tuo nome scritto sopra."
    • Se lei fosse stata uno dei suoi fratelli, lui avrebbe scoperto le suezanne e gli avrebbe soffiato. Ma lui non poteva fare questo a DocJane e non solo perché lei era una donna, il fatto era, che lui nonpoteva veramente contestare niente che lei aveva detto. Infatti leigli aveva dato niente più che un’obiettiva opinione medica. “Ci siamo capiti?” lei incitò, improvvisamente non impressionatada come lui la stava guardando. "Sì." "Bene." "Lui ha questi incubi. . . . Dio, gli incubi." Bella si inclinò giù e mise il pannolino sporco nel bidone. Leiprese un altro pannolino da sotto il fasciatoio e tirò fuori il talco ele salviette per bambino. Prendendo con le mani le caviglie diNalla, lei sollevò sua figlia, una passata veloce con una salvietta,spruzzò il talco e poi scivolò il pannolino fresco al suo posto. Attraverso la stanza dei bambini, la voce di Phury era bassa."Incubi, su essere uno schiavo di sangue?" "Deve essere quello." Lei abbassò il sederino di Nalla e fissò conil nastro i lati del pannolino. "Perché lui non vuole parlarmene." "Sta mangiando? Alimentando?" Bella scosse la testa come lei chiudeva le clip del body di Nalla.Il body era rosa pastello e sopra aveva dei piccoli teschi con ossaincrociate. "Sta mangiando molto poco come cibo edassolutamente niente di sangue. È come. . . Io non so,… il giornoin cui lei è nata, lui era così stupito ed occupato e felice. Ma poi ècome se qualcosa in lui è scattato e lui si e chiuso in se. E’ritornato pressoché com’ era allinizio." Lei fissò giù Nalla che stava accarezzando il disegno sul suopiccolo pancino. "Mi dispiace ti averti fatto venire quaggiù. . . . e che non so piùche altro fare."
    • "Io sono contento che mi hai chiamato. Sai che io ci sarò sempreper te, ..per entrambi." Bella si voltò cullando Nalla sulla sua spalla. Phury stavainclinandosi contro il muro color crema della stanza dei bambini,il suo corpo enorme che copre il modello di coniglietti e scoiattolie daini dipinti a mano sul muro. "Io non voglio metterti in una posizione difficile o portati via daCormia inutilmente." "Bella, non preoccuparti!" Lui scosse la sua testa, i suoi capellimulticolore luccicarono. "Se io sono calmo, è solo perché sto tentando di pensare qual’è lamigliore cosa da fare. Parlare con lui non è sempre la soluzione." "Vero. Ma io non ho più idee e sto perdendo la pazienza." Bellasi mosse sedendosi sulla sedia a dondolo e spostando la bambinanelle sue braccia. Dalla piccola faccia angelica, gli occhi giallo brillante di Nallaguardavano in giro ed il riconoscimento era nel suo sguardo fisso.Lei seppe precisamente chi era con lei. . . e chi non c’era. Laconsapevolezza era entrata nellultima settimana più o meno. Ecambiò tutto. "Z non la tiene in braccio, Phury. Lui non la prende in braccio." "Dici sul serio?" "Dannazione, quand’è che la depressione dopo parto finirà?Frigno per nulla." "Aspetta Bella, neppure una volta? Lui non l’ha presa dalla culla...?" "Lui non vuole toccarla. Cavolo, puoi passarmi dei fazzoletti?."Quando Phury le passò la scatola dei fazzolettini di carta, lei tiròfuori uno e lo pigiò ai suoi occhi. "Io sono tale confusione. Tuttoquello al quale io posso pensare è Nalla che passa la sua interavita che si chiede perché suo padre non lama." Lei bestemmiòleggermente come caddero più lacrime. "Ok, questo è ridicolo." "Non è ridicolo", lui disse. "Veramente non è."
    • Phury si inginocchiò, tenendo la scatola dei fazzoletti.Assurdamente, Bella notò che la scatola aveva un disegno di unavia di alberi frondosi con una bella strada che si allungava vianella distanza. Su entrambi i lati i cespugli erano fioriti con fiorirosa e gli alberi stavano indossando gonne di tulle. Lei immaginò di camminare in quella strada . . . in un luogo chefosse migliore di quello in cui lei ora era. Lei prese un altro fazzoletto. "La cosa è, che io sono cresciutasenza un padre, ma almeno io avevo Rehvenge. Io non possoimmaginare come sarebbe avere un papà che è vivo, ma morto persua figlia." Con un piccolo suono, Nalla sbadiglio e tirò su colnasino, strofinando la sua faccia con la schiena del suo pugnetto."Guardala. Lei è così innocente. E lei ricambia l’amore così bene.. . Io voglio dire. . . Oh, per la causa di Dio, io comprerò unascorta di fazzoletti di carta!." Con un rumore disgustato lei strappò fuori un altro fazzolettino.Bella asciugò le sue lacrime evitando di guardare Phury, e lasciò isuoi occhi vagare nella stanza allegra che, prima della nascita diNalla, era stata una stanza armadio. Ora era tutto per la bambina,per la famiglia, con la sedia a dondolo che Fritz aveva fatto amano, appaiata con il fasciatoio, e la culla che era ancora decoratacon fiocchi multicolori. Quando il suo sguardo fisso si fermò sulla libreria con tutti i suoigrandi, grossi libri, lei si sentì anche più male. Lei e gli altrifratelli erano gli unici che leggessero a Nalla, che fecero sedere labimba sul loro grembo piegandola nella sua coperta luccicante e leraccontassero le storie rimando le parole. Non era mai suo padre, anche se Z aveva imparato a leggerepressoché un anno fa. "Lui non parla di lei come sua figlia. È mia figlia. Per lui, lei è lamia, non la nostra." Phury fece un suono disgustato. "Mh, io sto tentando di resisterealla spinta di prenderlo a pugni”
    • "Non è colpa sua. Io voglio dire, dopo tutto quello che lui hadovuto superare. . . Forse, io avrei dovuto aspettarmi questo." Leischiarì la sua gola. "Io voglio dire, la gravidanza non fu progettata,ed io mi chiedo. . . e se lui è seccato con me e si pente di averavuto Nalla?" "Bella tu sei il suo miracolo. Tu lo sai." Lei prese più fazzoletti e scosse la sua testa. "Ma non sono piùsolo io. Ed io non posso crescere Nalla qui se lui non puòaffrontare la vita con entrambe. . . . Io voglio lasciarlo." "Whoa, io penso che quello è un po’ prematuro." "Lei sta cominciando a riconoscere le persone, Phury. Lei stacominciando a capire che suo padre l’ha chiusa fuori. Z ha avutotre mesi per essere usato allidea. Col tempo, lui è diventatopeggiore, non migliore." Come Phury bestemmiò, lei alzò i suoi occhi guardando gli occhigiallo brillante del gemello del suo hellren. Dio, lo stesso coloregiallo che splendeva negli occhi di sua figlia, così non cera versodi guardare Nalla senza pensare a suo padre. Ed ancora. . . "Seriamente" Bella disse, "come pensi che sarà la situazione daqui ad un anno? Non c’è niente di più solitario che dormire vicinoa qualcuno che è perso, è come se Z se ne fosse andato, oavendolo come un padre." Nalla alzò la sua manina grassoccia ed afferrò uno dei fazzoletti. "Non sapevo che tu eri qui." Gli occhi di Bella si spostarono velocemente alla via daccesso.Zsadist stava stando là in piedi, un vassoio nelle sue mani con uninsalata ed una brocca di limonata. Cera una benda bianca sullasua mano destra ed un completo “non chiedere” sulla sua faccia. Apparendo là in lontananza, sul limite della stanza della bambinalui appariva precisamente come quando lei l’aveva visto e si erainnamorata: un maschio gigantesco con un cranio rasato ed unacicatrice che scendeva giù sulla sua faccia, i nastri di schiavo ai
    • suoi polsi e sul suo collo e con gli anelli ai capezzoli che siintravedevano attraverso la maglietta nera che lo fasciava. Lei ripensò alla prima volta che lei laveva visto, Z stava boxandocon il sacco, giù nella palestra d’addestramento del centro. Lui simuoveva incredibilmente veloce sui suoi piedi, ed i suoi pugnivolavano più veloci che il suo occhio potesse seguire, con il saccoche sbatteva ferocemente dai colpi e senza neppure una pausa, luiaveva sguainato un pugnale nero dalla fondina nel suo torace edaveva pugnalato il sacco, lacerando la lama attraverso il cuoio efacendo cadere fuori l’imbottitura come se fossero gli organiinterni di un Lesser. Con il passare del tempo lei imparò che il combattente fiero nonera tutto quello che c’era in lui. Le sue mani avevano in loro,grande gentilezza e quella faccia rovinata, con il suo labbrosuperiore distorto, sapeva sorriderle e guardarla con amoreindicibile. "Io venni per vedere Wrath", disse Phury, alzandosi. Gli occhi di Z andarono subito alla scatola dei fazzolettini dicarta che il suo gemello stava tenendo e subito dopo ai batuffoli difazzoletti nella mano di Bella. "Ah, si?." Z entrò e mise giù il vassoio sulla scrivania dove eranoappoggiati i vestiti di Nalla, senza guardare sua figlia comunque,lei seppe che lui era nella stanza. La bambina girò la faccina nellasua direzione, i suo occhi concentrati con supplica e le sue piccolepaffute braccia alzate verso lui. Z indietreggiò fuori nella sala. "Buona riunione. Io sto andandofuori a caccia." "Io ti accompagnerò alla porta", disse Phury. "Non ho tempo ora. Più tardi." Gli occhi di Z incontrarono Bellaper un momento. "Ti amo." Bella abbracciò Nalla più vicino al suo cuore. "Anche Io ti amo.Abbi cura di te." Lui accennò col capo una volta e poi lui fu andato.
    • 2 Zsadist si svegliò in un attacco di panico, lui tentò di calmare lasua respirazione e dedurre dove si trovava, ma i suoi occhi nonerano molto d’aiuto, tutto era scuro. . . lui era avvolto in unanerezza densa, fredda attraverso la quale non poteva vedere,nonostante tutto il suo impegno. Sarebbe potuto essere in una camera da letto, fuori in un campo. . . in una cella.
    • Si svegliò in questo modo molte, molte volte. Per cento annicome uno schiavo di sangue, lui si svegliò in un attacco di panico,nella completa cecità chiedendosi che cosa gli sarebbe stato fattoe da chi. E dopo che lui era libero, gli incubi gli causarono la stessacosa. In entrambi i casi era una completa schifezza. Quando luiera stato di proprietà della Padrona, preoccuparsi di chi, cosa equando non laveva aiutato. Labuso era inevitabile sia che luifosse a faccia su o a faccia in giù nel suo letto: lui sarebbe statousato finché lei ed i suoi stalloni erano sazi per poi lasciarlogiacere degradato e perduto, da solo nella sua prigione. Ed ora, grazie ai suoi incubi lui si risvegliava nello stessoterrore in cui lui si era destato così tante volte come uno schiavo;il suo subconscio insisteva a scatenare ancora e ancora i suoiorrori passati. Almeno. . . lui pensò stava sognando. Il vero panico lo colpì quando lui si chiese in quale buio lui sitrovò. Era il buio della cella o il buio della sua camera da lettocon Bella? Lui non seppe. Entrambi sembrarono uguali quandonon cerano indizi visuali per decifrare e con solamente il suonodel battito del suo cuore che batte nei suoi orecchi. Soluzione? Lui tenterebbe di spostare le sue braccia e gambe. Sefossero libere dalle catene, se non era ammanettate, allora era,ancora una volta, il caso di essere imbrigliato nella presasoffocante della sua mente. Se lui potesse spostare le sue bracciae gambe attraverso lenzuola pulite, allora sarebbe a posto. Ok. Muovere le braccia e le gambe. Le sue braccia. Le sue gambe. Hanno bisogno di muoversi. Muovetevi. Oh, Dio. . . dannazione, muovetevi. I suoi muscoli non si spostarono e nella paralisi del suo corpo laverità lo artigliò e lo lacerò.
    • Lui si trovava nelloscurità della cella della sua Padrona,imprigionato con spessi ceppi di ferro che lo tenevano incatenatoal letto. Lei ed i suoi innamorati starebbero venendo di nuovo perlui, e loro farebbero a lui qualunque cosa che loro hanno voluto,marchiando la sua pelle, sporcandolo dallinterno. Lui si lamentò, il suono patetico vibrò dal suo torace aprendouna breccia attraverso la sua bocca, come se fosse sollevato diessere libero da lui. Bella era il sogno. Lui visse in un incubo. Bella era il sogno. . . . Dei passi si stavano avvicinarono dalla scala nascosta chescendeva giù dalla camera da letto della sua padrona, il suonoecheggiò divenendo sempre più forte. E cerano più di unapersona sugli scalini di pietra. Con lorrore di un animale, i suoi muscoli afferrarono, etirarono contro il suo scheletro, lottando disperatamente perdiventare liberi dal legame ad una carne che sarebbeaccarezzata, invasa ed usata. Il sudore bagnò la sua faccia,mentre un macigno si posava sul suo stomaco, ed il sapore di bileassaltava l’esofago alla base della sua lingua. Qualcuno stava piangendo. No. . . gemendo. Dall’angolo lontano della cella si sentiva il pianto di unbambino. La sua lotta fermò mentre lui si chiese cosa stesse facendo unbambino in questo luogo. La padrona non aveva discendenti, nélei era rimasta incinta durante tutti gli anni in cui lui era statoabusato da lei. No. . . un attimo. . . lui aveva portato la bambina qui. Era la suabambina che pianse e la Padrona stava per trovarla. Lei stava pertrovare la bambina e . . . Oh, Dio. Questa era colpa sua. Lui aveva portato la bambina qui. Esca la bambina. Trovi la bambina.
    • Z chiuse i suoi pugni e ficcò i suoi gomiti nel letto, e con ognioncia di forza che lui aveva cercò di sollevarsi. Il potere venne dapiù del suo corpo; esso nasceva della sua volontà. Con un fiottomassiccio, lui. . .. . . non andò assolutamente da nessuna parte. Lecatene tagliarono attraverso i suoi polsi e le sue caviglie giù finoalle sue ossa, tagliando la sua pelle così che il sangue si mescolòcol suo sudore. La porta si aprì, la bambina stava piangendo e lui non potevasalvarla. La padrona stava andando da.. La luce lo trascinò su, sollevandolo come un razzo alla veracoscienza. Z scattò fuori dal letto, nella posizione di lotta con i pugni alzatial suo torace, le spalle allineate e le cosce pronte per saltare. Bella si ritirò lentamente dalla lampada che lei aveva acceso,come se lei non volesse spaventarlo. Lui esaminò la camera da letto. Come al solito, non c’eranessuno con cui lottare, ma era riuscito a svegliare tutti.Nellangolo, Nalla stava piangendo nella sua culla e lui aveva, dinuovo, spaventato a morte la sua shellan. Non cera la Padrona, nessuno dei suoi consorti, nessuna cella ocatene che lo incatenarono ad un letto. Nessuna bambina nellacella con lui. Bella scivolò fuori del letto ed andò fino alla culla, prendendo inbraccio una Nalla arrossita e strillante. La bambina tenne le suepiccole braccia paffute diritte fuori per Zsadist, gemendo per suopadre e grondando lacrime. Bella aspettò un momento, come se leistesse sperando che questa volta sarebbe diverso e lui prenderebbeNalla nelle sue braccia e conforterebbe la bambina che,chiaramente lo volle. Z si ritirò fino a toccare il muro, incrociando le sue braccia.
    • Bella si girò e incominciò a parlare a bassa voce alla piccolamentre entrambe si spostavano nelladiacente stanza dei bambini.La porta avviluppò le frigna della bimba come scivolò chiusa. Z si accosciò a terra. "Cazzo." Lui si strofinò il cranio e poi, con le sue braccia allacciò insiemele sue ginocchia. Dopo un momento, Z si ricordò, che si eraseduto nella stessa posizione che assumeva nella sua cella, la suaschiena contro il muro di fronte alla porta, le sue ginocchia su, ilsuo corpo nudo che rabbrividisce. Lui guardò i nastri di schiavosui suoi polsi. Il nero era così denso nella sua pelle, così solido,era come i ceppi di ferro che lui aveva portato una volta. Dio solamente sa, dopo quanto tempo, la porta alla stanza deibambini scivolò aperta e Bella ritornò indietro con la bimba. Nallaera addormentata di nuovo, Bella la mise giù nella culla, con curameticolosa come se fosse una bomba che stesse per esplodere daun momento o altro. "Mi dispiace", lui disse leggermente, strofinando i suoi polsi. Bella si mise una vestaglia ed andò alla porta che ha condottofuori nella sala. Con la sua mano sulla manopola, lei lo guardò, i suoi occhilontani.“Io non posso più dire che questo è ok." "Io sono veramente spiacente sui sogni." "Io sto parlando di Nalla! Io non posso dire che il tuo evitarla èok. . .e che io capisco, e che diventerà migliore e che io saròpaziente! Il fatto è, che lei è la tua bambina così come la mia, e mispezza il cuore vedere che ti ritiri da lei!... Io so quello che tu haidovuto superare, ed io non voglio puntarmi, ma. . . tutto ora èdiverso per me. Io ho bisogno di pensare a ciò che è meglio perlei, ed un padre che neppure la tocca, bhè questo non è di sicuro ilmeglio per Nalla." Z aprì le sue mani e fissò i suoi palmi, tentando di immaginare diprendere in braccio la bambina. I nastri di schiavo gli sembraronoenormi. Enormi. . . e contagiosi, e le parole che passavano nella
    • sua mente non erano “non voglio” Z pensò ma erano “non posso”.Se lui confortasse Nalla e giocasse con lei e leggesse per lei,vorrebbe dire lei laveva per padre, ed il suo lascito non era nullache lui ha voluto dare alla bambina. La figlia nata da Bella meritòmolto, molto di più di questo! "Io ho bisogno che tu decida quello che vuoi fare", disse Bella."Se tu non puoi essere suo padre, io ti sto lasciando. Io so chesuona aspro, ma. . . io devo pensare a quello che è migliore per lei.Io ti amo ed io ti amerò sempre, ma non si tratta più di me." Per un momento, pensò, che non aveva sentito bene.Lasciandolo? Bella uscì nella sala delle statue. "Io sto andando a prenderequalcosa da mangiare. Non ti preoccupare di lei. Io ritorneròvelocemente." Lei chiuse la porta dietro a lei senza un suono. Due ore più tardi, quella sera, Z stava ancora pensando al modoin cui la porta si era chiusa così quietamente. Stando in piedi di fronte al suo armadio pieno di camicie nere epantaloni di pelle ed anfibi, lui cercò di analizzare le sueintenzioni, inseguendole attraverso il labirinto delle sue emozioni. Sicuramente, lui volle superare la confusione mentale con suafiglia. Indubbiamente lui voleva, il problema era che gli sembravasemplicemente insormontabile. Certamente quello che gli era statofatto era nel passato, ma tutto quello che lui doveva fare, eraguardare i suoi polsi per vedere che lui ancora ne era sporcato, cheil passato non era chiuso dietro alle sue spalle. E lui non volleassolutamente qualsiasi cosa così sporco vicino a Nalla. Lui avevaavuto lo stesso problema allinizio della relazione con Bella, ed erariuscito a venirne fuori con la sua shellan, ma le implicazionierano più gravi con la bambina. Lui era, in qualche modo,lincarnazione corporale di quanta crudeltà è esistita nel mondo elui non volle che sua figlia conoscesse che tali profondità di
    • depravazione esistessero e tanto meno che lei vedesse i loro effettiritardati su suo padre. Cazzo. Cosa diamine farò quando lei sarà abbastanza grandeper guardare il suo viso e chiedergli perché lui sfregiato e comegli era successo? Cosa le dirà quando lei vorrà sapere perché luiaveva dei nastri neri sulla sua pelle? Cosa le risponderà zioPhury quando lei gli chiederà perché lui non aveva una gamba? Z tirò su una camicia ed un paio di pantaloni di cuoio, poi la suafondina per i pugnali ed aprì larmadio delle pistole. Tirò fuori unpaio di SIG Sauer, le controllò rapidamente. Merda, lui lottavacon null’altro che le sue mani nude. Sin da quando Bella eraentrata nella sua vita, comunque, lui era stato più accurato. E questa, chiaramente era laltra parte che ingarbugliava il suocervello: Lui uccise per vivere, Quello era il suo lavoro. Nallastava per dovere crescere preoccupandosi per lui ogni notte, comefaceva Bella. Lui chiuse a chiave larmadio contenenti le pistole, poi mise lepistole nella fondina sulle sue anche, controllò i suoi pugnali, eindossò la sua giacca di cuoio. Dette uno sguardo alla culla dove Nalla ancora stava dormendo. Pistole, lame, stelle da lancio. Cristo, la bimba ebbe bisogno diessere circondato da sonagli ed orsacchiotti di pezza di lusso nonda questa roba. Forse la verità era che lui non era tagliato per essere un padre. Labiologia, comunque, l’aveva visto vincente in quel ruolo, ed oraloro erano tutti imprigionati al suo passato. Tanto quanto lui nonpoteva immaginare di vivere senza Bella, non c’era nessuno modoche lui potesse diventare il papà che Nalla meritò. Con un cipiglio, lui si immaginò, Nalla al suo debutto in società,cosa che tutte le donne della glymera facevano un anno dopo laloro transizione. Le figlie avevano sempre il loro primo ballo conil proprio padre, e lui vide Nalla vestita in un meraviglioso vestitorosso, i suoi capelli multicolori elegantemente sistemati sopra la
    • testa, dei rubini ad adornare il suo collo. . . e lui con la sua facciasfregiata ed i suoi polsini di schiavo che sbirciano fuori dal suosmoking. Vai, Grande ritratto! Bestemmiando, Z si diresse verso il bagno, dove Bella si stavapreparando per la sera. Lui stava per dirle che lui stava andando fuori per seguire unapista della notte prima e che appena avesse finito, lui ritornerebbea casa e loro parlerebbero. Come lui girò l’angolo tuttavia, lui sibloccò. Nella nebbia attardata dal vapore della doccia, Bella si stavaasciugando. I suoi capelli furono avvolti in un asciugamano, il suocollo lungo esposto, i muscoli delle sue spalle che si muovono inmodo così armonioso come lei passava velocementel’asciugamano attraverso la sua schiena. I suoi seni ondeggiarono, rapendo i suoi occhi e.. indurendolo. Mentre lui la guardò, tutto al quale lui potrebbe pensare erasesso. Dio, lei era bellissima. Le era piaciuta arrotondata dallagravidanza ma le piaceva immensamente anche come lei era ora.Bella era dimagrita rapidamente dopo la nascita di Nalla, il suostomaco era stretto come era stato prima e le sue anche avevanoriguadagnano i loro contorni magri. Tuttavia i suoi seni erano piùgrandi e più pesanti ed i capezzoli un rosa più profondo. Il suo membro diede una tirata nei suoi pantaloni, un criminaleche voleva uscire dalla sua prigione. Come cercò di riordinarsi, comprese che lui e Bella non eranostati insieme da prima della nascita di Nalla. La gravidanza erastata difficile, e dopo il parto Bella aveva giustamente, avutobisogno di guarire e di riposo stancandosi parecchio per prendersicura della sua bambina. Cavolo, le mancò lei e peggio ancora lui veramente la desiderò.Dio, lei era la femmina più spettacolosamente erotica sulla facciadel pianeta.
    • Bella lasciò cadere il suo accappatoio di fronte allo specchio, e sifissò. Con una smorfia, lei si inclinò in avanti, pungolò i suoi zigomi,la linea della sua mascella, sotto il suo mento. Drizzandosi,aggrottò le sue ciglia e si girò di lato, tirando dentro il suostomaco. Lui schiarì la sua gola per trovare la sua attenzione. "Io stoandando fuori." Al suono della sua voce, Bella si tuffò sul suo accappatoio.Tirandolo su rapidamente, lei l’allacciò strettamente tirando sù irisvolti vicino alla sua gola. "Oh, non ti ho sentito arrivare." "Ok. . ." L’erezione si sgonfiò. "Sono qui!" "Stai andando via?" Bella chiese come liberò i capellidall’asciugamano. Z pensò che lei non aveva sentito neppure le sue parole. "Sì, iosto quasi per andare fuori. Come sempre però sarò raggiungibile." "ok, noi staremo bene." Lei si curvò per prendere il phon e poicominciò a strofinare i suoi capelli con lasciugamano. Anche se lei distava solo 3 metri, lui non poteva raggiungerla.Non poteva chiederle perché il suo primo istinto era statonascondere il suo corpo da lui. Z aveva veramente troppa paura diquella che probabilmente, sarebbe stata la sua risposta. "Buona serata", lui disse rudemente. Lui aspettò un momento,pregando che lei lo guardasse, gli desse un piccolo sorriso, losaluti con un bacio. "Anche a te" Lei liberò i suoi capelli e si piegò per prendere ilphon. "Abbi cura di te." "Certo." Bella accese il phon e prese la sua spazzola per sembrareoccupata mentre Z andò via. Quando lei era sicura che lui eraandato, lei smise di recitare, spegnendo il phon e lasciandolocadere sul piano di marmo del bagno.
    • Dio, il cuore le fece così male, lei era nauseata, e come lei fissò ilsuo riflesso, lei volle veramente fracassare in mille pezzi lospecchio di fronte lei. Loro due non erano stati insieme, come “stato insieme”, daallora. . . Dio, dovevano essere quattro o cinque mesi, prima chelei cominciasse ad avere le perdite di sangue. Lui non pensò sessualmente più a lei. Non da quando Nalla eranata. Era come se la nascita avesse spento quella parte della lororelazione. Quando lui la toccata, era con la gentilezza ecompassione di un fratello, mai con passione. Inizialmente, Bella aveva pensato che forse era perché lei non eramagra come lei era stata prima, ma nelle ultime quattro settimaneil suo corpo si era ripreso. Almeno, lei pensò. Si stava prendendo in giro? Sciogliendo il laccio dellaccappatoio, lei aprii le due metà, simise di lato per misurare il suo stomaco. Si ricordò che durante lasua crescita, suo padre era ancora vivo, e lui le aveva stampato afuoco nella sua mente con severa rigidità, limportanza per tutte ledonne della glymera di essere magre, per cui addirittura ora, dopotanti anni dalla sua morte, quegli avvertimenti austeri riguardo adessere magri riecheggiavano ancora nella sua mente. Il dolore la colpì di nuovo e con un sospiro lei si riallacciò strettol’accappatoio. Sì, lei volle che Nalla avesse suo padre, e questa era lapreoccupazione primaria. Ma a lei mancò il suo hellren. Lagravidanza era venuta così rapidamente che loro non avevanoavevo lopportunità di godere il primo periodo insieme. Per esseresemplicemente due piccioncini che si divertono nella compagnial’uno dell’altro. Come lei riprese il phon e lo riaccese, lei tentò di non contare ilnumero dei giorni da quando lui la aveva cercata come un uomo.Era stato così tanto tempo da quando lui aveva frugato attraversole lenzuola con le sue grandi, calde mani e l’aveva svegliata con le
    • sue labbra sul suo collo ed una stimolazione dura che preme sullasua anca. E’ vero, neanche lei lo aveva cercato. Ma lei non stavaprendendo per concesso il genere di accoglienza che leiriceverebbe. Lultima cosa di cui lei ora ebbe bisogno era che luinon fosse più attirato da lei. Lei già era emotivamente distruttacome madre; Grazie mille ma un fallimento anche sul frontefemminile era troppo da confrontare. Quando i suoi capelli erano asciutti, lei gli diede una spazzolatarapida e poi andò fuori a controllare Nalla. Stando in piedi sullaculla, guardando loro figlia lei non poteva credere che le coseerano arrivate ad un ultimatum. Lei aveva saputo sempre che Zavrebbe avuto problemi dopo quello che lui aveva dovutosopportare, ma non aveva mai pensato che loro non potessero fareun ponte sul suo passato. Il loro amore era sembrato abbastanza forte per fargli superaretutto. Forse non lo era.
    • 3 La casa era lontana dalla strada sterrata e circondata da grossicespugli e alberi frondosi ricoperti di foglie marroni.L’architettura della cosa era un miscuglio di vari stili e l’unicoelemento che li univa era il fatto che erano stati tutti riprodottimalamente. Aveva un tetto tipo Cape Cod, ma era a un solo pianocome un ranch; aveva colonne sul porticato come una casacoloniale ma era rivestita di plastica come una roulotte; erapiantata sulla sua piazzola come un castello eppure aveva la stessadignità di un cassonetto ammaccato. Oh, ed era dipinta di verde. Tipo, verde pisello. Vent’anni prima probabilmente il posto era stato costruito da unuomo di città dotato di cattivo gusto che cercava di rifarsi una vitanei panni del gentiluomo di campagna. Adesso tutto era lasciatoandare, tranne per una cosa: la porta era fatta di acciaioinossidabile, splendente e fresca come una rosa, e rinforzata tipoquelle che puoi trovare nei reparti psichiatrici o in prigione. E sulle finestre erano inchiodate delle assi di legno. Z si accucciò dietro la carcassa arrugginita di quella che era statauna Trans Am dell’92 e rimase in attesa che le nuvole siaddensassero e coprissero la luna tanto da permettergli dimuoversi. Dall’altro lato del giardino invaso dalle erbacce e delvialetto ricoperto di ghiaia, Rhage aspettava dietro una quercia. Davvero l’unico albero abbastanza grande per nascondere ilfiglio di puttana. La Fratellanza aveva scoperto il posto la notte prima per purafortuna. Z era in centro città a perlustrare il parco d’aghi sotto iponti di Caldwell quando aveva beccato un paio di scagnozziintenti a gettare un corpo nel fiume Hudson. I due si erano disfattidel cadavere in modo veloce e professionale: una berlina anonima
    • si era avvicinata, due ragazzi con felpe nere con cappuccio eranoscesi e si erano diretti al bagagliaio, il corpo preso per le spalle ele gambe, i resti buttati nella corrente. Splish, splash, a farsi un bagno. Z si era trovato a quasi tre metri di distanza più in giù lungo ilfiume, così quando il morto era passato galleggiando, aveva vistodalla smorfia sulla bocca che si trattava di un maschio umano.Normalmente questo sarebbe stato la causa per non fareassolutamente niente. Se qualcuno si era ritrovato in una scena delPadrino, non erano certo affari della Fratellanza. Ma il vento aveva cambiato direzione e gli aveva portato unazaffata di qualcosa di dolce come zucchero filato. C’erano solo due cose che Z conosceva con quell’odore e checamminassero eretti: le vecchiette e il nemico della sua razza.Considerando che era improbabile che Berry White e Bea Arthurfossero sotto quei cappucci a dare sfogo al proprio lato TonySoprano, allora voleva dire che c’erano due lessers poco più su.Quindi la faccenda era decisamente sulla lista delle cosa da fare diZ. Con perfetto tempismo, la coppia di cacciatori si mise a litigare.Mentre finivano naso contro naso scambiandosi qualche spinta equalche colpo, Z si smaterializzarò accanto al pilone più vicinoalla berlina. La targa sul quel catorcio di Impala era 818 NPA, enon sembrava esserci nessun altro passeggero né della varietàstecchiti né di quella vivi. In un batter d’occhio, Z si smaterializzarò di nuovo, questa voltasul tetto del magazzino che fiancheggiava il fiume. Dalla suaposizione strategica, attese con il telefono attaccato all’orecchio euna linea aperta con Qhuinn, puntellandosi contro le folate divento che salivano dal culo dell’edificio. I lessers di solito non uccidevano gli umani. Era una perdita ditempo, per un verso, perché non ti faceva guadagnare punti conl’Omega, e un mucchio di problemi se venivi preso, per l’altro.
    • Detto questo, se qualcuno vedeva qualcosa che non avrebbedovuto, i cacciatori non avrebbero esitato a spedirlo verso la suaricompensa eterna. Quando l’Impala finalmente uscì da sotto il ponte, svoltò a destrae si diresse lontano dal centro città. Z parlò al telefono, e unmomento dopo emerse un Hummer nero proprio da dove l’Impalaera uscita. Qhuinn e John Matthew stavano passando la serata libera conBlay allo Zerosum, ma quei ragazzi erano sempre prontiall’azione. Non appena Z aveva chiamato, i tre erano corsi versol’auto nuova di pacca di Qhuinn, che era stata parcheggiata a unisolato e mezzo di distanza. Secondo le istruzioni di Z, i ragazzi avevano messo a tavolettaper raggiungere la berlina. Mentre si avvicinavano, Z tenevad’occhio i lessers, dematerializzandosi dalla cima di un edificioall’altro mentre i pezzi di merda proseguivano lungo la riva delfiume. Ringraziando la fottuta fortuna, i cacciatori non entraronoin autostrada o sarebbero potuti sfuggire. Qhuinn aveva delle doti dietro il volante e una volta chel’Hummer si fu attaccato al SUV in modo affidabile, Z smise difare l’Uomo Ragno e lasciò i ragazzi a fare il loro lavoro. Dopocirca quindici chilometri, Rhage diede loro il cambio con la suaGTO giusto per confondere le acque e ridurre il rischio che ilessers si rendessero conto di essere pedinati. Appena prima dell’alba, Rhage li aveva seguiti fino a questoposto, ma era stato troppo tardi per qualunque tipo di infiltrazione. Stasera era il seguito. Alla grande. E guarda, l’Impala se ne stava bella bella sul vialetto. Quando le nuvole fecero finalmente la loro parte, Z diede ilsegnale a Hollywood e i due si dematerializzarono ai lati dellaporta d’ingresso. Un breve ascolto rivelò discussione in corso, levoci erano le stesse che Z aveva sentito vicino al fiume Hudson la
    • notte precedente. Evidentemente la coppia era ancora allo stadioacqua e olio. Tre, due…uno… Rhage aprì la porta con un calcio tanto forte che l’anfibio lasciòun’ammaccatura sul pannello di metallo. I due lessers nella stanza si girarono e Z non diede loro neancheuna possibilità di reagire. La canna della sua SIG ad aprire lastrada, Z li prese entrambi in pieno petto e i proiettili li fecerogirare come trottole. Rhage ci andò giù col pugnale, saltando in avanti e colpendoprima uno e poi l’altro. Quando i lampi di luce bianca e i fortisuoni scemarono, il fratello saltò in piedi e si immobilizzò comeuna statua. Né Z né Rhage si mossero. Usando i loro sensi, passarono alsetaccio il silenzio della casa, in cerca di qualunque cosasuggerisse altri inquilini. Il lamento che gorgogliò in tutta quella quiete proveniva dalretro, e Z si mosse velocemente verso il suono, canna della pistolasempre per prima. In cucina la porta della cantina era aperta, e Z sismaterializzarò sulla sua sinistra. Con un movimento veloce dellatesta diede un’occhiata giù per le scale. Sul fondo una lampadinanuda pendeva dai cavi rossi e neri, ma la pozza di luce nonmostrava altro che assi del pavimento macchiate. Z usò la propria volontà per spegnere la luce giù in basso eRhage gli assicurò copertura mentre Z bypassava gli scalinimalfermi e si dematerializzava nell’oscurità. Al piano di sotto Z sentì l’odore del sangue fresco e alla suasinistra udì il rumore ritmico dei denti che battono. Usò la propria volontà per riaccendere la luce…e rimase senzafiato. Un vampiro civile era legato mani e piedi ad un tavolo. Era nudoe ricoperto di lividi. Invece di guardare Z, chiuse forte gli occhi,
    • come se non potesse sopportare di sapere quello che stava perraggiungerlo. Per un momento Z non riuscì a muoversi. Era il suo personaleincubo in technicolor, e la realtà si distorse tanto che non fu piùsicuro se chi era legato al tavolo fosse lui stesso o il ragazzo cheera venuto a salvare. “Z?” disse Rhage dal piano di sopra. “C’è niente lì?” Z si riscosse e si schiarì la gola. “Ci sono.” Mentre si avvicinava al civile, disse piano nella Lingua Antica,“Stai calmo.” Gli occhi del vampiro si spalancarono e la testa scattò in avanti.Nello sguardo ci fu incredulità e poi sorpresa. “Stai calmo.” Z controllò due volte gli angoli del seminterrato, lavista penetrava l’oscurità in cerca di segni di un sistema disicurezza. Tutto ciò che vide fu un mucchio di pareti di cemento epavimenti di legno, insieme a vecchie tubature e cavi cheserpeggiavano sul soffitto. Nessun occhio elettronico o nuovefonti di energia. Erano da soli e non controllati, ma solo Dio sapeva per quantoancora. “Rhage, ancora campo libero?” urlò su per la scala. “Libero!” “Un civile.” Z fece una stima del corpo dell’uomo. Era statopicchiato e anche se non sembrava avere nessuna ferita aperta, nonc’era modo di stabilire se fosse in grado di smaterializzarsi.“Chiama i ragazzi in caso avessimo bisogno di trasporto.” “Già fatto.” Z fece un passo avanti… Il pavimento si frantumò sotto i suoi piedi, spaccandosi propriosotto di lui. Mentre la gravità lo acciuffava con forza e con mani bramose elui precipitava in caduta libera, tutto quello a cui riusciva apensare era Bella. A seconda di ciò che giaceva sul fondo, questoavrebbe potuto essere…
    • Atterrò su qualcosa che si frantumò all’impatto, schegge diqualunque cosa fosse gli lacerarono i pantaloni di pelle e le maniprima di rimbalzare e tagliargli il viso e il collo. Mantenne la presesulla pistola perché era stato addestrato a farlo, e perché la fitta didolore gli fece contrarre i muscoli dalla testa ai piedi. Gli ci volle qualche respiro profondo prima di riuscire a riavviareil cervello e a fare la stima dei danni. Mentre si sedeva lentamente, il suono dei pezzi di vetro checadevano sul pavimento di pietra gli echeggiò intorno. Nel cerchiodi luce che scendeva dalla cantina sopra di lui, Z vide che eraseduto nel bel mezzo di un caleidoscopio di cristalli lucenti… Era caduto su un lampadario grosso quanto un letto. E il suo piede sinistro era girato all’indietro. “Cazzo.” La parte bassa della gamba rotta cominciò a martellare di dolore,facendogli pensare che se solo non avesse guardato la dannatacosa, forse avrebbe continuato a non sentire nulla. Il viso di Rhage spuntò oltre l’orlo del buco frastagliato. “Tuttookay?” “Libera il civile.” “È tutto a posto?” “La gamba è andata.” “Andata come?” “Beh, sto guardando il tacco dell’anfibio e il davanti delginocchio allo stesso tempo. E c’è una buona probabilità che stiaper vomitare.” Deglutì con forza, cercando di convincere ilproprio riflesso faringeo a darsi una calmata. “Libera il civile e poivedremo come tirarmi fuori di qui. Oh, e rimani sulle file di chiodidel pavimento. Chiaramente le tavole sono fragili.” Rhage annuì, poi sparì. Mentre passi pesanti facevano caderenuvole di polvere, Z mise una mano nella giacca e tirò fuori laMaglite. La cosa era grossa come un dito ma poteva emanare unraggio di luce potente come quello dei fanali di un’auto.
    • Mentre faceva scorrere la cosa in giro, il problema alla gamba loinfastidiva un po’ meno. “Che…diavolo?” Era come stare in una tomba egizia. La stanza misurava dodicimetri per lato e traboccava di oggetti che luccicavano, dai quadri aolio nelle cornici dorate ai candelabri d’argento, dalle statuerivestite di pietre preziose a interi mucchi di posateria d’argento. Edall’altra parte della stanza erano accatastate casse cheprobabilmente contenevano gioielli, e c’era un fila di circaquindici valigette di metallo che dovevano essere piene di soldi. Era un magazzino del saccheggio, riempito con quello che erastato portato via durante le razzie dell’estate. Tutta quella merdaera appartenuta alla glymera, Z riuscì perfino a riconoscere i voltiin qualcuno dei dipinti. Un sacco di cose di valore lì sotto. E guarda. Sulla destra, vicinoal pavimento in terra battuta, una luce rossa cominciò alampeggiare. La sua caduta aveva fatto scattare il sistemad’allarme. La testa di Rhage rispuntò. “Il civile è libero, ma non riesce asmaterializzarsi. Qhuinn è a meno di un chilometro da qui. Su checazzo sei seduto?” “Un lampadario, e non è neanche la metà della storia. Senti,stiamo per ricevere compagnia. Sto posto è collegato a unimpianto d’allarme e io l’ho fatto scattare.” “C’è una scala per venire lì?” Z si tolse il sudore causato dal dolore passandosi una mano sullafronte, la merda era fredda e unta sul dorso della manoinsanguinata. Dopo aver fatto girare la luce intorno, scosse latesta. “Non ne vedo nessuna, ma devono avere portato il bottinoqui in qualche modo, e sicuro come l’inferno che non è statoattraverso il pavimento.” La testa di Rhage si alzò di scatto e il fratello aggrottò la fronte.Il suono di lui che sfoderava il pugnale era un sospiro di
    • anticipazione di metallo contro metallo. “Questo o è Qhuinn o èun cacciatore. Togliti dalla luce mentre sistemo la faccenda.” Hollywood sparì dal buco nel pavimento, i suoi passi adesso unquieto sussurro. Z rimise la pistola nella fondina perché doveva farlo, e tolsealcuni frammenti di cristallo. Portando il culo giù sul pavimento,fece leva con il piede buono e sgattaiolò nell’oscurità, direttoverso la luce di sicurezza. Dopo aver portato il culo vicino alladannata cosa, visto che era l’unico spazio vuoto che riusciva avedere tra i mucchi di arte e argento, si sistemò contro il muro. Quando il piano di sopra rimase decisamente troppo tranquillo,capì che non era Qhuinn con i ragazzi. Eppure non c’era nessunsuono di lotta. E poi la merda passò da brutta a pessima. Il “muro” su cui stava appoggiato scivolò via e lui cadde dischiena …ai piedi di un paio di incazzati lessers dai capellibianchi. 4 C’erano un sacco di cose positive nell’essere una mamma. Tenere tra le braccia i tuoi piccoli e cullarli fino a farliaddormentare era decisamente una di quelle. Così come piegare iloro vestitini. E nutrirli. E vederli mentre ti guardano con gli occhipieni di felicità e di sorpresa appena svegli.
    • Bella cambiò posizione sulla sedia a dondolo, rimbocco lacoperta sotto il mento di sua figlia, e accarezzò piano la guancia diNalla. Un corollario non tanto bello della maternità, però, era che tuttala cosa dell’intuito femminile era super intensificata. Seduta al sicuro nella residenza della Fratellanza, Bella sapevache qualcosa non andava. Anche se lei era al sicuro, in unanursery che veniva dritta da un articolo intitolato “La famigliaperfetta abita qui”, era come se ci fosse uno spiffero che aleggiavaper la stanza e puzzava di puzzola morta. E anche Nalla avevaricevuto quella sensazione. La bimba era stranamente tranquilla etesa, gli occhi gialli erano focalizzati in un qualche punto medianocome se stesse aspettando lo scoppio di un rumore forte. Naturalmente, il problema con l’intuito, legato alla maternità omeno che fosse, è che si trattava di una storia senza parole e senzatempo. Anche se ti fa essere pronta per le cattive notizie, non cisono nomi o verbi che si uniscano all’ansia, nessun timbro con ladata e l’ora. Così mentre te ne stai seduta con la paura attaccata alcollo come un freddo straccio bagnato, la tua mente deverazionalizzare perché quello è il meglio che chiunque possa fare.Forse era solo il Primo Pasto che le era rimasto sullo stomaco.Forse era solo ansia passeggera. Forse… Diavolo, forse quello che le contorceva le budella non era affattointuizione. Forse era dovuto al fatto che aveva raggiunto unadecisione che non le andava giù. Sì, quella era la causa più probabile. Dopo averci rimuginatosopra e aver sperato ed essersi preoccupata e aver cercato dipensare a un modo per uscire dalla situazione con Z, dovevaessere realistica. L’aveva affrontato…e non c’era stata alcuna verarisposta da parte sua. Nessun voglio che voi due rimaniate qui. Neanche ci proverò.
    • Tutto quello che aveva ottenuto da lui era che sarebbe uscito percombattere. Che era una specie di risposta, vero? Guardandosi intorno nella nursery, Bella fece l’elenco delle coseche avrebbe portato via…non molto, giusto una borsa con le cosedi Nalla e una sacca per lei. Poteva procurarsi un altro cestino peri pannolini e una culla e un fasciatoio abbastanza facilmente… Dove sarebbe andata? La soluzione più semplice era una delle case di suo fratello.Rehvenge ne aveva parecchie, e tutto quello che doveva fare erachiedere. Cavolo, quanto era ironico? Dopo aver lottato perallontanarsi da lui, adesso stava prendendo in considerazionel’idea di tornare. Non prendendo in considerazione. Decidendo. Bella si sporse da un lato, prese il cellulare dalla tasca dei jeans echiamò Rehv. Dopo due squilli, una voce profonda e familiare rispose, “Bella?” C’era il rumore della musica e si sentiva la gente parlare insottofondo, i suoni che fa una folla che compete per lo spazio. “Ciao.” “Pronto? Bella? Aspetta un momento, fammi andare nel mioufficio.” Dopo una lunga pausa rumorosa, il chiasso si interruppedi colpo. “Ehi, come state tu e il piccolo miracolo?” “Ho bisogno di un posto dove stare.” Silenzio totale. Poi suo fratello disse, “Sarebbe per tre o perdue?” “Due.” Un’altra lunga pausa. “Devo ucciderlo quel pazzo bastardo?” La note fredda e crudele la spaventò un po’, facendole ricordareche il suo adorato fratello non era un uomo con cui volevi mettertia cazzaggiare. “Dio, no.” “Parla, sorella mia. Dimmi cosa sta succedendo.”
    • La morte era un pacchetto nero che aveva un sacco di forme, pesie misure. Comunque, era il genere di cosa che quando ti arrivasulla porta, ne conosci il mittente senza bisogno di controllarel’indirizzo o di aprire il pacchetto. Lo sai e basta. Mentre Z si ritrovava con la schiena a terra sulla strada di queidue lessers, sapeva che questo pacchetto era arrivato per corriereespresso, e l’unica cosa che gli attraversò la mente fu che non erapronto per riceverlo. Ovvio, non era il tipo di cosa per cui puoi rifiutarti di firmare. Sopra di lui, illuminati da una qualche debole luce, i lessers siimmobilizzarono come se lui fosse stata l’ultima cosa che si eranoaspettati di vedere. Poi tirarono fuori le pistole. Z non aveva un’ultima parola; aveva un’ultima immagine, unache eclissò completamente l’azione a doppia canna che gli siparava diritta in faccia. Nella sua mente vide Bella e Nalla insiemesulla sedia a dondolo nella nursery. Non era un’immagine dellanotte precedente quando c’erano stati fazzolettini e occhi arrossatie il suo gemello con un’espressione seria. Era di un paio disettimane prima, quando Bella era rimasta a fissare la piccola trale sue braccia con una tale tenerezza e amore. Come se l’avessepercepito sulla porta, Bella aveva alzato gli occhi e per unmomento l’amore che aveva negli occhi aveva avvolto anche lui. Due colpi di pistola risuonarono, e la cosa più strana fu chel’unico dolore che avvertì fu quello provocato dal rumore nellesue orecchie. Seguirono due rumori di caduta, che echeggiarono contro lericchezze rubate. Z alzò la testa. Qhuinn e Rhage stavano in piedi proprio dietro adove si erano trovati i lessers, le pistole che si abbassavano. Blaye John Matthew erano con loro, anche le loro armi spianate. “Tutto okay?” chiese Rhage.
    • No. Quello sarebbe stato un grosso grasso peloso cazzo no. “Sì.Sì, sono a posto.” “Blay, torna nel tunnel con me,” disse Rhage. “John e Qhuinn,voi state qui con lui.” Z lasciò ricadere la testa e ascoltò due paia di anfibi allontanarsi.Nello strano silenzio che seguì, un’ondata di nausea lo attraversò eogni centimetro del suo corpo cominciò a tremare, le manisbattevano come bandiere in un forte vento mentre le portava alviso per controllarlo. La mano di John gli toccò un braccio e Z fece un salto. “Stobene…sto bene…” John con i gesti disse, Ti porteremo fuori di qui. “Come…” Z si schiarì la gola. “Come faccio a sapere che tuttoquesto sta succedendo davvero?” Scusami? Come fai a sapere…? Zsadist si passò le dita sulla fronte mente cercava di trovare ilpunto in cui i cacciatori avevano puntato le loro armi. “Comefaccio a sapere che tutto questo è reale? E non un… Come faccioa sapere che non sono appena morto?” John lanciò un’occhiata a Qhuinn dietro di lui come se nonavesse idea di cosa rispondere e stesse cercando un sostegno. Poisi batté un pugno sul petto con un colpo solido. Io so che sono qui. Qhuinn si abbassò e fece lo stesso, un pesante suono bassoprovenne dal suo torace. “Anch’io.” Zsadist lasciò di nuovo cadere la testa, il suo corpo tremava cosìtanto che i piedi sembravano fare il tip-tap sul pavimento di terrabattuta. “Non lo so…se questo è reale…oh, merda…” John lo fissò come a misurare la sua crescente agitazione ecercando di capire che diavolo fare. All’improvviso il ragazzo allungò una mano verso la gamba rottadi Z e diede all’anfibio girato al contrario un deciso strattone. Z scattò seduto e abbaiò, “Figlio-di-puttana!”
    • Ma andava bene. Il dolore agì come un grosso colpo di spugnasul suo cervello, togliendo le ragnatele delle visioni esostituendole con una chiarezza focalizzata e martellante. Era decisamente vivo. Lo era davvero. Quella realizzazione fu seguita da vicino dal pensiero di Bella. ENalla. Doveva raggiungerle. Z si spostò di lato per prendere il telefono, ma la sua vistadivenne sfocata da quello che stava facendo alla gamba. “Merda.Puoi prendere il mio telefono? Nella tasca di dietro?” John lo fece rotolare con cautela, tirò fuori il RAZR e glielopassò. “Quindi non credi che ci sia il modo per sistemare sta cosa?”disse Rehv. Bella scosse la testa in risposta alla domanda di suo fratello, poisi ricordò che lui non poteva vederla. “No, non credo. Almeno nonnel breve periodo.” “Merda. Beh, io sono sempre qui per te, questo lo sai. Vuoi starecon mahmen?” “No. Voglio dire, sono contenta quando viene a trovarmi durantela notte, ma ho bisogno del mio spazio.” “Perché speri che lui venga a cercarti.” “Non lo farà. Questa volta è diverso. Nalla…ha reso tuttodiverso.” La piccola tirò su col naso e si rintanò più vicina nel suo angolopreferito tra l’avambraccio e il seno. Bella tenne fermo il telefonocon la spalla e accarezzò i capelli morbidi come piume che lestavano crescendo. I riccioli, quando fossero cresciuti, sarebberostati multicolori, con ciocche bionde e rosse e castane tuttemescolate insieme, proprio come quelli del padre se non li avessetenuti sempre rasati.
    • Mentre Rehv rideva imbarazzato, Bella disse, “Cosa?” “Dopo tutti questi anni a lottare per tenerti sulla mia proprietà,adesso non voglio che tu te ne vada dalla residenza dellaFratellanza. Sul serio, niente è più sicuro di quel posto…ma houna casa vicino al fiume Hudson che è sicura. È vicina a dove viveuna mia amica, non è niente di straordinario, ma c’è un tunnel cheunisce le due proprietà. Lei ti terrà al sicuro.” Dopo che le ebbe dato l’indirizzo, Bella mormorò, “Grazie.Metterò in valigia alcune cose e chiederò a Fritz di portarmi lì fraun’ora.” “Ti farò riempire subito il frigo.” Il telefono fece un bip quando arrivò un messaggio. “Grazie.” “Glielo hai detto?” “Z sa cosa sta per capitare. E no, non gli impedirò di vedereNalla se lo vuole, ma deve essere lui a decidere di venire avederla.” “E tu?” “Lo amo…ma tutto questo è stato davvero difficile per me.” Terminarono la telefonata poco dopo, e mentre spostava iltelefono lontano dall’orecchio, Bella vide che c’era un messaggiodi Zsadist: MI DISPIACE. TI AMO. PER FAVORE PERDONAMI…NONPOSSO VIVERE SENZA DI TE. Bella si morse un labbro e sbatté forte le palpebre. E gli mandòun messaggio.
    • 5 Z fissò lo schermo del suo telefono, pregando di ricevere unarisposta da Bella. Avrebbe chiamato, ma la sua voce era cosìmalferma e non voleva allarmarla. In più ritrovarsi in un gran momento emozionale non era unagrande idea, considerando che aveva una gamba rotta sullaproprietà dei lessers. Rhage e Blay ritornarono attraverso il tunnel. “…è perché non sono entrati in casa,” stava dicendo Rhage.“L’entrata di questo magazzino passa attraverso il capanno sulretro. Per prima cosa stavano controllando il sistema di sicurezza,chiaramente preoccupati che la casa fosse stata infiltrata.” Z si schiarì la gola e mormorò, “Il sistema d’allarme sta ancoralampeggiando. Se non lo spegniamo in fretta, altri…” Rhage puntò la pistola sulla luce rossa, tirò il grilletto, e ridussela cosa in polvere. “Forse questo funzionerà.” “Sei proprio un tecnico, Hollywood,” bofonchiò Z. “Pari pari aBill Gates.” “Quel che è. Dobbiamo portare fuori te e il civile…” Il telefono di Z vibrò e lui aprì il messaggio di Bella, trattenendoil respiro. Dopo averlo letto due volte, serrò gli occhi e richiuse iltelefono. Oh, Dio…no. Tirando su il tronco dal pavimento di terra, si diede una spintaper mettersi in piedi. La fitta d’agonia che gli corse su per lagamba l’aiutò a distrarsi dalla vista di tutto quel sangue che avevaformato una pozza sotto di lui. “Che…” “…cazzo…” “…stai facendo…” John con i segni disse le stesse cose. Cosa stai facendo?
    • “Devo tornare a casa.” Smaterializzarsi non era una opzione acausa della gamba…che gli stava facendo venire i conati divomito a vederla sbatacchiare in giro. “Devo…” Hollywood sbatté la sua faccia perfetta diretta sul muso di Z.“Vuoi rilassarti! Sei sotto shock…” Z afferrò l’avambraccio dell’uomo e strinse per chiudergli labocca. Parlò sottovoce, e quando ebbe finito, Rhage poteva solosbattere gli occhi. Dopo un momento Hollywood disse piano, “Questo è ilproblema, però. Hai una frattura scomposta, fratello mio. Promettoche ti rimetteremo a posto, ma dobbiamo portarti da un dottore.Morto non è dove vuoi essere, mi capisci?” Mentre un’ondata di vertigine arrivò a sommergerlo da chissàdove, Z ebbe l’impressione che suo fratello avesse ragione. Macazzo. “Casa. Voglio…” Il suo corpo crollò. Venne giù come un castello di carte. Rhage sostenne il suo peso e si girò verso i ragazzi. “Voi due,portatelo fuori dal tunnel. Muovetevi, io vi copro.” Zsadist grugnì quando cambiò mani e fu portato via come unacarcassa di cervo trovata in mezzo alla strada. Il dolore lo stordiva,facendogli palpitare il cuore e rabbrividire la pelle, ma andavabene. Aveva bisogno della manifestazione fisica dell’emozioneintrappolata al centro del suo petto. Il tunnel era lungo meno di cinquanta metri e abbastanza altosolo perché un hobbit potesse starci dritto in piedi…quindi usciredi lì fu divertente quanto nascere. Qhuinn e John erano piegati indue, cercando di mantenere la presa mentre se la filavano a gambelevate, due adulti in un modello per bambini. Mentre il corpo di Zera teso e il suo fottuto piede suonava come una campana, l’unicacosa che lo teneva cosciente era il messaggio di Bella: MI DISPIACE. TI AMO, MA LEI E IO ABBIAMO BISOGNO DIANDARE. TI DARÒ L’INDIRIZZO QUANDO CI SAREMOSISTEMATE PIÙ TARDI STASERA.
    • Fuori l’aria era fresca, e Z inspirò la merda nei polmoni con lasperanza di calmarsi lo stomaco. Fu portato direttamenteall’Hummer e messo dietro, accanto al civile che era svenuto.John, Blay e Qhuinn entrarono, e poi ci fu un momento di sbrigatie aspetta. Alla fine Rhage schizzò fuori dalla casa, mostrò tre dita e unpugno, e si infilò sul sedile davanti. Mentre il fratello mandava unmessaggio dal suo telefono, Qhuinn premette sul gas e ancora unavolta dimostrò di avere almeno mezzo cervello: il ragazzo erastato abbastanza furbo da mettersi col muso in fuori così da avereuna linea retta lungo il vialetto, e prese la via di fuga a tutta forza. Rhage guardò l’orologio mentre correvano via.“Quattro…tre…due…” La casa dietro di loro esplose in una palla di fuoco, ilcontraccolpo spinse ondate d’energia attraverso l’aria… Proprio mentre una monovolume piena di nemici entrava nelvialetto bloccando la strada verso la Route 9. Bella ricontrollò le due borse L.L. Bean e fu abbastanza certa diavere tutto quello di cui aveva bisogno per un breve periodo. Inquella con i manici verdi aveva qualche vestito per sé stessa,insieme al carica batterie per il cellulare, lo spazzolino, e duemiladollari in contanti. Quella con i manici blu conteneva i vestiti diNalla, biberon e pannolini, insieme alle salviette umide, la cremaper le irritazioni, copertine, un orsetto, e Oh, I posti dove andrai!del Dottor Seuss. Il titolo del libro preferito di Nalla era un vero calcio sui denti inuna notte come quella. Lo era davvero. Quando sentì bussare alla porta della nursery, Bella disse,“Avanti.” Mary, la shellan di Rhage mise dentro la testa. Il viso era teso, gliocchi grigi severi prima ancora di vedere le borse per terra.
    • “Rhage mi ha mandato un messaggio. Z è stato ferito. So che staiper andartene, e il perché non sono affari miei, ma potrestiprendere in considerazione di aspettare. Da quello che mi ha dettoRhage, Z avrà un disperato bisogno di nutrirsi.” Bella si mise dritta lentamente. “Quanto…quanto è grave? Checosa…” “Non ho nessun altro dettaglio a parte che saranno a casa più infretta che potranno.” Oh…Dio. Era la notizia che aveva sempre temuto. Z ferito fuorisul campo. “Qual è l’ora stimata d’arrivo?” “Rhage non l’ha detto. So che devono scaricare un civile feritoalla nuova clinica di Havers, ma lo stanno già facendo. Non sonosicura se Z sarà medicato lì o qui.” Bella chiuse gli occhi. Z le aveva mandato il messaggio mentreera ferito. L’aveva cercata quando stava male…e lei l’avevaricambiato sbattendogli in faccia il fatto che lo stavaabbandonando ai suoi demoni. “Che cosa ho fatto,” disse Bella piano. “Scusami?” chiese Mary. Bella scosse la testa per rispondere sia a sé stessa sia alla donna. Andando verso la culla, Bella guardò la loro bambina. Nallastava dormendo con il duro e denso sfinimento dei bambini, il suopiccolo torace pompava su e giù con determinazione, le maninerosa strette a pugno, la fronte corrugata come se si stesseconcentrando a crescere. “Potresti stare con lei?” chiese Bella. “Assolutamente.” “C’è del latte nel frigo laggiù.” “Sarò proprio qui. Non andrò da nessuna parte.”
    • Tornando al vialetto della casa verde pisello in mezzo agli alberi,Z sentì la sbandata improvvisa data dalla frenata dell’Hummer diQhuinn. Il SUV mantenne l’assetto mentre le leggi della fisicaafferrarono con forza la sua massa, mettendo fineall’accelerazione appena prima che il veicolo andasse a fracassarsicontro il lobo frontale della monovolume sulla sua strada. Canne di pistola vennero fuori dai finestrini della macchina damamma suburbana della società dei lessers come se la stronzafosse una diligenza, e i proiettili impazzirono, colpendo lacarrozzeria di acciaio rinforzato dell’Hummer e rimbalzando suifinestrini di plexiglas. “La seconda notte fuori con la mia quattro ruote,” sputò Qhuinn.“E sti stronzi la stanno riducendo come formaggio svizzero?Cazzo, no. Tenetevi.” Qhuinn ingranò la retro, facendo scattare il Suv di quasi cinquemetri, poi infilò la prima e partì a tavoletta. Sterzando a sinistra,scartò l’auto per tutti i terreni, zolle di terra si ammucchiarono esbatterono su entrambe le auto. Mentre sbatacchiavano in giro come una barca col brutto tempo,Rhage infilò una mano nella giacca e tirò fuori una granata.Aprendo il finestrino a prova di proiettili giusto il necessario, tiròvia la sicura con i denti e buttò fuori l’esplosivo grosso come unpugno. Grazie a Dio la dannata cosa sbatté sul tettuccio dellamonovolume e rotolò sotto il veicolo. I tre lessers saltarono fuori da quel cazzo di macchina come sestese andando a fuoco. E dieci secondi dopo lo stava facendo, le fiamme a illuminare lanotte. Caaaaazzo, se Z aveva pensato che la gita nel tunnel fosse statauna pessima cosa per la sua gamba, era niente a confronto dellascena buca e esplodi che era servita per scappare da queicacciatori. Quando l’Hummer sbucò sulla Route 9 dopo aver presoin pieno almeno uno dei lessers, Zsadist era sul punto di svenire.
    • “Merda, sta andando in shock.” Z realizzò con poco interesse che Rhage si era girato e stavaguardando lui, non il civile. “Non lo faccio,” biascicò mentre gli occhi gli si giravanoall’indietro. “Solo facendo una breve pausa.” Lo sguardo di Rhage, blu spettacolare tipo Bahamas, si fecetorvo. “Scomposta. Frattura. Figlio-di-puttana. Ti staidissanguando mentre parliamo.” Z alzò lo sguardo fino ad incontrare quello di Qhuinn nellospecchietto retrovisore. “Scusa per la tappezzeria.” Il ragazzo scosse la testa. “Non c’è problema. Per te fracassol’auto.” Rhage mise una mano sul collo di Z. “Dannazione, sei biancocome la neve e caldo uguale. Dovrai farti curare alla clinica.” “Casa.” A bassa voce Rhage disse, “Ho messaggiato Mary perché non lafaccia andare via, okay? Bella sarà ancora lì, non importa quantotempo ci metteremo a tornare alla residenza. Non ti lascerà primache torni a casa.” Una grande quiete risuonò nell’Hummer, come se tutti stesserofacendo finta di non aver sentito niente dell’ultima ora di Rhage. Z aprì la bocca per discutere. Ma svenne prima di riuscire a mettere in campo altre obiezioni.
    • 6 Bella camminava su e giù per la palestra nel centrod’addestramento, orbitando intorno al tavolo operatorio congambe tremanti. Si fermava regolarmente per controllarel’orologio. Dov’erano? Che altro era andato storto? Era passata più diun’ora… Oh, Dio, per favore fa che Zsadist sia vivo. Per favore fa che loriportino indietro vivo. Su e giù, sempre su e giù. Alla fine si fermò a un capo dellabarella e la guardò. Mettendo una mano sul cuscino imbottito, sitrovò a ripensare a quando si era trovata sdraiata su quella cosanella veste di paziente. Tre mesi prima. Per la nascita di Nalla. Dio, che incubo che era stato. E Dio, che incubo era adesso…in attesa che il suo hellren fossetrasportato dentro ferito, sanguinante, in preda al dolore. E quelloera il migliore dei casi. Il caso peggiore era un corpo coperto daun lenzuolo, qualcosa che non poteva neanche prendere inconsiderazione. Per evitare di impazzire, Bella pensò alla nascita, a quelmomento quando entrambe le loro vite, la sua e quella di Z, eranocambiate per sempre. Come un sacco di cose drammatiche, ilgrande evento era stato anticipato, ma quando era arrivato erastato comunque uno shock. Era stata al nono mese di unagravidanza di diciotto ed era un lunedì notte. Bel modo di cominciare la settimana lavorativa. Aveva avuto una gran voglia di chili, e Fritz l’avevaaccontentata, preparando una porzione che bruciava come unatorcia per saldare. Quando l’amato maggiordomo le aveva portatola ciotola fumante, però, di colpo non era riuscita a sopportarel’odore o la vista della pietanza. Nauseata e sudata, era andata afarsi una doccia fredda, e mentre arrancava in bagno, si era chiesta
    • dove diavolo avrebbe infilato altre sette mesi del piccolo che lecresceva in pancia. Nalla, a quanto pareva, aveva preso a cuore il pensieropasseggero. Per la prima volta dopo settimane, si era mossa condecisione…e, con un calcio improvviso, aveva rotto le acque. Bella aveva sollevato l’accappatoio e aveva guardato in bassoalla pozza che si era formata ai suoi piedi, domandandosi per unmomento se non avesse perso il controllo della vescica. Poi capì.Anche se aveva seguito i consigli di Doc Jane e aveva evitato dileggere la versione vampirica di Cosa aspettarsi quando siaspetta, ne sapeva abbastanza per essere sicura che una volta chele acque si rompono, l’autobus è uscito dalla stazione. Dieci minuti dopo si era ritrovata distesa su quella barella, conDoc Jane che le faceva un veloce, ma accurato esame. Laconclusione era che il corpo di Bella non sembrava pronto aproseguire col programma, ma Nalla doveva essere tirata fuori. Fuamministrata della Pitocina, usata di frequente per indurre iltravaglio nelle donne umane, e poco dopo Bella scoprì che c’è unadifferenza tra dolore e travaglio. Il dolore cattura la tua attenzione. Il travaglio cattura tutta la tuaattenzione. Zsadist era stato fuori sul campo, e quando era arrivato era cosìagitato che quei pochi capelli che gli erano rimasti sul craniostavano dritti. Appena entrato, si era disfatto delle armi, ilmucchio grosso come un divanetto, ed era corso per starleaccanto. Bella non l’aveva mai visto tanto spaventato. Nemmeno quandosi svegliava dai sogni di quella sadica Padrona che aveva avuto.Gli occhi erano neri, non per rabbia ma per paura, e le labbraerano così tirate che sembravano un paio di linee bianche. Averlo lì l’aveva aiutata a superare il dolore. E ne aveva avutobisogno. Doc Jane aveva sconsigliato l’epidurale, visto che nei
    • vampiri poteva portare ad allarmanti cali di pressione. Quindi nonc’era stato nulla a calmare il dolore. E neanche tempo per trasferirla alla clinica di Havers. Una voltache la Pitocina aveva messo in moto il suo corpo, il travaglio eraandato avanti troppo in fretta per poterla muovere…anche se nonsarebbe comunque stato possibile visto che l’alba era vicina. Il chesignificava che non c’era neanche modo di far arrivare il medicodella razza al centro d’addestramento. Bella tornò al presente, accarezzando il cuscino sottile che eraappoggiato sulla barella. Riusciva a ricordarsi di come avevastretto la mano di Z abbastanza forte da rompergli le ossa mentresi sforzava fino a che anche i denti le avevano fatto male e le erasembrato di spaccarsi in due. E poi i suoi segni vitali erano crollati. “Bella?” Si girò. Wrath era sull’uscio della stanza, l’enorme corpo del reriempiva il passaggio. Con i capelli neri lunghi fino ai fianchi, gliocchiali da sole a fascia e i vestiti di pelle nera, nel suo silenziosoarrivo sembrava una versione moderna della Morte. “Oh, per favore, no,” disse Bella, aggrappandosi alla lettiga. “Perfavore..” “No. È okay. Lui è okay.” Wrath si avvicinò e le prese unbraccio, tenendola su. “È stato stabilizzato.” “Stabilizzato?” “Ha una frattura scomposta nella parte bassa della gamba che hacausato una certa perdita di sangue.” Certa ossia massiccia, senzadubbio. “Dov’è?” “Sta tornando a casa dalla clinica di Havers proprio adesso. Hopensato che fossi preoccupata, così ho voluto fartelo sapere.” “Grazie. Grazie…” Anche con tutti i problemi che avevano avutoultimamente, l’idea di perdere il suo hellren era catastrofica.
    • “Ehi, piano.” Il re la circondò con le enormi braccia e la tennecosì, gentilmente. “Lascia che i brividi ti attraversino. Respireraipiù facilmente così, che tu ci creda o no.” Bella fece come le era stato suggerito, lasciando andare il rigidocontrollo che aveva imposto ai propri muscoli. Il suo corpo tremòdalle spalle alle caviglie e lei contò sulla forza del re per rimanerein piedi. Aveva ragione, però. Anche mentre tremava, era in gradodi fare un respiro profondo o due. Quando si sentì più stabile, si tirò indietro. Vedendo la barellacorrugò la fronte e dovette rimettersi a camminare in tondo. “Wrath, posso chiederti una cosa?” “Assolutamente.” Dovette camminare ancora un po’ prima di riuscire a porre ladomanda nel modo giusto. “Se Beth avesse un bambino, loameresti tanto quanto ami lei?” Il re sembrò sorpreso. “Ah…” “Mi spiace,” disse Bella, scuotendo la testa. “Non sono affarimiei…” “No. Non è quello. Sto cercando di capire la risposta.” Alzò unamano e sollevò gli occhiali dai suoi brillanti occhi verde pallido.Anche se erano sfocati, il suo sguardo faceva comunque colpo.“Le cose stanno così…e credo sia vero per tutti i maschi chehanno una compagna . La tua shellan è il cuore pulsante nel tuopetto. Perfino più di quello. È il tuo corpo, la tua pelle e la tuamente…ogni cosa che sei mai stato e ogni cosa che sarai. Quindiun uomo non può provare qualcosa in più per nessun altro che nonsia la propria compagna. Semplicemente non è possibile, e credoche ci sia l’evoluzione al lavoro qui. Più profondamente ami, piùproteggi, e mantenere in vita la tua donna a tutti i costi significache lei può prendersi cura di qualunque piccolo abbia. Dettoquesto, naturalmente ami i tuoi bambini. Penso a Darius conBeth…voglio dire, era disperato all’idea di mantenerla al sicuro. E
    • Tohr con John…e…sì, voglio dire, hai sentimenti profondi perloro, certo.” Era logico, ma non una grande consolazione, considerando cheZsadist non prendeva neanche in braccio Nalla… Le doppie porte della stanza si aprirono e Z fu portato dentro.Aveva addosso un pigiama da ospedale, probabilmente perché erastato necessario tagliare i suoi vestiti alla clinica di Havers, e ilsuo viso era privo di qualsiasi colore. Aveva entrambe le manifasciate, e c’era il gesso sulla parte inferiore della gamba. Era completamente privo di sensi. Bella corse al suo fianco e gli prese la mano. “Zsadist? Zsadist?” Qualche volta le flebo e le pillole non sono sempre la curamigliore per il trattamento dei feriti. Qualche volta tutto quello dicui hai bisogno è il tocco delle persone amate e il suono della lorovoce e il sapere che sei a casa, e quello è abbastanza per trascinartilontano dall’abisso. Z aprì gli occhi. Lo sguardo blu zaffiro che incontrò gli fecevenire le lacrime. Bella era chinata su di lui, la massa di capellicolor mogano le scendeva su una spalla, i lineamenti classici delviso tirati in un’espressione preoccupata. “Ciao,” disse Z, perché era il meglio che potesse fare. Aveva rifiutato ogni analgesico alla clinica, perché l’effetto diintontimento che procuravano gli aveva sempre ricordato il modoin cui era stato drogato per mano della Padrona…quindi era statodel tutto cosciente mentre la gamba veniva aperta e rimessa aposto da Doc Jane. Beh, lo era stato per una parte, comunque.Doveva essere svenuto per un po’. Il lato positivo era che sisentiva un cadavere. Senza dubbio ne aveva anche l’aspetto. Ec’era troppo da dire. “Ciao.” Bella gli accarezzo la testa rasata. “Ciao…” “Ciao…” Prima di crollare e fare la figura del fesso, Z si diedeun’occhiata intorno per vedere chi altro ci fosse nella stanza.Wrath stava parlando con Rhage in un angolo accanto alla vasca
    • per l’idromassaggio, e Qhuinn, John e Blay erano in piedi difronte agli armadietti di acciaio e vetro. Testimoni. Merda. Doveva darsi una calmata. Mentre sbatteva gli occhi con forza, i dettagli della stanza simisero a fuoco, e ripensò all’ultima volta in cui era stato lì dentro. La nascita. “Ssh…” mormorò Bella, chiaramente fraintendendo la ragionedella sua smorfia. “Chiudi solo gli occhi e rilassati.” Fece come gli venne detto, perché era di nuovo sull’orlodell’abisso, e non per quanto fosse messa male la gamba o per ilmale che gli facevano le mani. Dio, la notte in cui Nalla era nata…quando aveva quasi perso lasua shellan… Z strinse forte gli occhi perché non voleva ricordare ilpassato…o guardare troppo da vicino il presente. Stava correndo ilpericolo di perdere Bella. Di nuovo. “Ti amo…” sussurrò. “Per favore non lasciarmi.” “Sono proprio qui.” Sì, ma per quanto. Il panico che provava adesso lo riportò alla notte dellanascita…era stato fuori sul campo con Vishous, investigando ilrapimento di un civile in centro città. Quando era arrivata lachiamata da Doc Jane, aveva scaricato V come si fa con le brutteabitudini e si era dematerializzato nel vialetto della residenza,facendosi strada nell’atrio fino al tunnel. Tutti, le shellan, idoggen e Wrath, si erano tolti dalla sua strada prima di far la finedei birilli. Giù nel centro d’addestramento, in quella stessa stanza, avevatrovato Bella distesa sulla barella su cui stava lui adesso. Eraentrato nel bel mezzo di una contrazione ed era dovuto rimanere aguardare mentre il corpo di Bella veniva avvinghiato come dallamano di un gigante che la stringesse alla vita. Quando il dolore siera attenuato Bella aveva fatto un profondo respiro, poi l’aveva
    • guardato e gli aveva offerto un debole sorriso. Mentre tendeva unamano verso di lui, Z si era disfatto delle armi, facendole cadere sullinoleum. “Mani,” aveva abbaiato Doc Jane. “Lavati le mani prima diavvicinarti.” Z aveva annuito ed era andato diretto ai profondi lavandini con ipedali. Si era passato il sapone su per le braccia fino a quando lapelle non era stata rosa tipo quella della Barbie poi si eraasciugato con un panno chirurgico blu ed era corso al fianco diBella. Le loro mani si erano appena toccate quando era arrivata unanuova contrazione. Bella gli aveva stretto la mano fino astritolargliela, ma non gli importava. Continuando a guardarlanegli occhi mentre si sforzava, avrebbe fatto qualunque cosa perliberarla dal dolore…e in quel momento si sarebbe con piaceretagliato le palle. No poteva credere di averla costretta a sopportareun tale tipo di dolore. Le cose peggiorarono. Il travaglio era come una locomotiva cheacquistava velocità e i binari erano sul corpo di Bella. Più forte,più lungo, più veloce. Non capiva come Bella potesse sopportarlo.E poi non ci riuscì più. Andò in arresto, tutti i segni vitali calarono…la frequenzacardiaca, la pressione sanguigna, tutto andò a puttane. Z seppequanto la situazione fosse seria dalla velocità con cui Doc Janecominciò a muoversi. Si ricordò dei medicinali nella flebo, eVishous che si avvicinava con…merda, strumenti chirurgici eun’incubatrice. Doc Jane si infilò un nuovo paio di guanti di lattice, guardandoprima Bella e poi lui. “Dobbiamo entrare e prendere il bambino,okay? C’è sofferenza fetale.” Annuì. Aveva annuito a quel punto sia per se stesso che perBella. La Betadine era stata un color arancione arrugginito mentreV l’aveva spalmata su tutto l’addome gonfio di Bella.
    • “Starà bene?” Mormorò Bella disperata. “La nostra piccolastarà…” Doc Jane si era avvicinata. “Guardami.” Le due donne si erano guardate dritte negli occhi. “Farò tuttoquello che potrò per portarvi entrambe alla fine. Voglio che ticalmi, è questo il tuo compito. Calmati e lasciami fare quello chefaccio meglio. Adesso respira profondamente.” Zsadist aveva preso un respiro insieme alla sua shellan…e poiaveva guardato mentre gli occhi di Bella all’improvviso sispalancavano e le sguardo le si fissava sul soffitto con una stranaintensità. Prima che potesse chiedere cosa stesse guardando, Bellaaveva chiuso gli occhi. Z aveva avuto un momento di terrore in cui aveva temuto di nonvederli mai più aperti. Poi Bella aveva detto, “Assicuratevi solo che la piccola stiabene.” In quel momento Z aveva avuto davvero paura perché era chiaroche Bella non pensava di uscirne viva. E l’unica cosa che leimportava era la piccola. “Per favore rimani con me,” aveva detto Z con un gemito mentreveniva praticata l’incisione. Bella non l’aveva sentito. Si era lasciata trasportarenell’incoscienza, come se fosse stata su una barca che avevamollato gli ormeggi e stesse galleggiando su acque calme. Nalla era nata alle sei e ventiquattro del mattino. “È viva?” aveva chiesto. Anche se adesso si vergognava ad ammetterlo, l’unica ragioneper cui aveva voluto saperlo era perché Dio non volesse che Bellariprendesse i sensi per sentirsi dire che sua figlia era nata morta. Mentre Doc Jane suturava Bella, Vishous aveva lavoratovelocemente con un palloncino aspirante sulla bocca e il nasodella piccola, poi aveva inserito una minuscola flebo e fatto
    • qualcosa con le mani e i piedi. Veloce. A quel punto V era statoveloce come la sua shellan. “È viva?” “Zsadist?” Z aprì gli occhi e tornò al presente. “Hai bisogno di altri analgesici?” chiese Bella. “Hai l’aspetto diuno in agonia.” “Non posso credere che sia vissuta. Era così piccola.” Mentre le parole uscivano dalla bocca di Zsadist, Bella non capì,ma solo per un secondo. La nascita…Z stava pensando allanascita. Bella gli accarezzò i corti capelli morbidi, cercando di farlo staremeglio in qualche piccolo modo. “Sì…sì, lo era.” Gli occhi gialli si spostarono sulla gente nella stanza e la voce siabbassò. “Posso essere onesto?” Oh, merda, pensò Bella. “Sì, per favore.” “L’unica ragione per cui mi importava se era viva era perché nonvolevo che ti dicessero che non lo era. Era l’unica cosa per cui tipreoccupavi…e non potevo sopportare che tu la perdessi.” Bella corrugò la fronte. “Vuoi dire alla fine?” “Sì…dicesti che volevi solo essere sicura che lei stesse bene.Furono le tue ultime parole.” Bella allungò una mano sulla guancia di Zsadist. “Credevo distare per morire e non volevo che tu rimanessi tutto solo…ho vistola luce dell’al di là. Era tutto intorno a me, mi avvolgeva. Eropreoccupata per te…per quello che sarebbe successo se non cifossi più stata.” Il viso di Z divenne ancora più pallido, dimostrando che nellospettro dei colori esiste qualcosa di più chiaro del bianco.“Pensavo che era quello che stava succedendo. Oh…Dio, nonposso credere a quanto ci siamo andati vicino.”
    • Doc Jane si avvicinò alla barella, “Scusate se vi interrompo.Voglio solo fare un piccolo controllo dei segni vitali?” “Naturalmente.” Mentre Bella guardava il dottore fare in fretta l’esame, pensò almodo in cui quelle mani eteree avevano aiutato sua figlia a venireal mondo. “Bene,” disse Doc Jane, appendendo lo stetoscopio al collo. “Vabene. È stabilizzato e dovrebbe riuscire ad alzarsi e a muoversi inun’ora circa.” “Grazie,” mormorò Bella mentre Z faceva lo stesso. “Piacere mio. Credetemi. Adesso, perché il resto di noi non se nevà e lascia che voi due passiate un po’ di tempo da soli.” La folla si disperse tra offerte di aiuto e cibo e ogni altra cosa chepotesse servire. Mentre Wrath stava andando verso la porta, sifermò e guardò Bella. Lei strinse la presa sulla spalla di Z mentre il re inchinava appenala testa e poi chiudeva la porta. Bella si schiarì la gola. “Posso portarti qualcosa per…” “Dobbiamo parlare.” “Può aspettare…” “Fino a quando te ne sarai andata da qui?” Z scosse la testa. “No.Deve essere adesso.” Bella avvicinò uno sgabello con le rotelle e si sedette,accarezzandogli l’avambraccio perché non poteva tenergli la manofasciata. “Ho paura. Se non…riusciamo a colmare le distanze…” “Anch’io.” Mentre le loro parole rimanevano sospese nel silenzio dellastanza ricoperta di piastrelle, Bella si ricordò di quando si erasvegliata dopo il cesareo il giorno della nascita. Gli occhi diZsadist erano stati la prima cosa che aveva visto. Sembrava inagonia mentre la guardava, ma lentamente il dolore era passato,rivelando incredulità e poi speranza. “Mostrale la piccola,” aveva chiesto Z con decisione. “Veloce.”
    • Vishous aveva spinto l’incubatrice vicino al letto e Bella avevavisto sua figlia per la prima volta. Trascinando con se il tubo dellaflebo attaccato al braccio, aveva posato i polpastrelli sul guscio diplexiglas. Nell’istante in cui aveva toccato la struttura trasparente,la piccola aveva girato la testa. Bella aveva guardato Zsadist. “Possiamo chiamarla Nalla?” Gli occhi di Z si erano riempiti di lacrime. “Sì. Assolutamente.Tutto quello che vuoi.” L’aveva baciata e le aveva dato il suo sangue ed era stato tuttoquello che si potrebbe volere da un compagno attento epremuroso. Tornando al presente Bella scosse la testa. “Sembravi così felice.Subito dopo la nascita. Stavi festeggiando con gli altri. Eri lì perattaccare i nastri alla culla…Sei andato da Phury e hai cantato dinuovo…” “Perché eri viva e non dovevi soffrire per la perdita della nostrapiccola. Le mie paure peggiori non si erano avverate.” Zsadist alzòuna mano come se volesse strofinarsi gli occhi, ma corrugò lafronte realizzando che non poteva a causa delle bende. “Ero feliceper te.” “Ma dopo che mi hai nutrita, ti sei seduto vicino all’incubatrice eti sei proteso verso di lei. Hai perfino sorriso quando ha guardatodalla tua parte. C’era amore sul tuo viso, non solo sollievo. Cos’ècambiato?” quando lui esitò, Bella disse, “Sono disposta a dartipiù tempo se è quello che serve, ma non posso essere tenuta fuoridal processo. Che cosa è successo?” Z fissò la grata sulle luci che stavano sopra di lui e ci fu un lungosilenzio, così lungo che Bella pensò che forse avevano raggiuntoun muro insormontabile. Ma poi una grossa lacrima si formò all’angolo dell’occhio di Z.“Lei è nel sogno con me.” Le parole furono dette così piano che Bella dovette assicurarsi diaver sentito bene. “Scusami?”
    • “Il sogno che faccio di essere ancora con la Padrona. Nalla…ènella cella con me. Posso sentirla piangere mentre la Padronaviene per me. Cerco di liberarmi dalla catene…così possoproteggerla…portarla via…fermare quello che sta per succedere.Ma non riesco a muovermi. La Padrona la troverà, ed è colpa miase Nalla è nella cella.” “Oh…amore mio…oh, Z.” Bella si alzò e facendo attenzione siappoggiò sul suo torace, abbracciandolo teneramente.“Oh…Dio…e hai paura che la Padrona la ucciderà…” “No.” Z si schiarì la gola una volta, e ancora, e ancora. Il toracecominciò a pompare su e giù. “Lei costringerà…Nalla aguardare…quello che mi fanno. Nalla dovrà guardare…” Zsadist cercò di mantenere le proprie emozioni dentro si sé, poiperse la battaglia, piangendo con i singhiozzi decisi e potenti di unuomo. “Lei dovrà…guardare…suo padre mentre…” Tutto ciò che Bella poteva fare era stringere forte e bagnargli ilpigiama con le proprie lacrime. Aveva saputo che di qualunquecosa si trattasse sarebbe stata brutta. Ma non aveva avuto idea diquanto brutta. “Oh, amore mio,” disse Bella, mentre Z l’abbracciava enascondeva la testa tra i suoi capelli. “Oh, mio caro amore…”
    • 7 Erano le cinque del pomeriggio seguente quando Zsadistfinalmente si svegliò del tutto. Era bello essere nel proprio letto.Non così grandioso avere il gesso sulla parte inferiore dellagamba. Girandosi, Z aprì gli occhi e guardò Bella. Era sveglia e lo stavaguardando a sua volta. “Come ti senti?” chiese. “Okay.” Fisicamente parlando, almeno. Il resto di lui, la suamente e le sue emozioni, erano ancora da vedere. “Ti andrebbe qualcosa da mangiare?” “Sì. Fra un po’.” Quello che voleva veramente era solo starsenesdraiato e guardare la sua shellan negli occhi per qualchemomento. Bella si sdraiò sulla schiena e guardò il soffitto. “Sono contento che abbiamo parlato,” disse Z. Per quantoodiasse il passato, avrebbe fatto qualunque cosa per evitare cheBella se ne andasse, e se voleva dire conversare, avrebbesproloquiato fino a perdere la voce. “Anch’io.” Z corrugò la fronte, sentendo la distanza. “Che cos’hai inmente?” Dopo un momento Bella disse piano, “Mi vuoi ancora?” Z dovette letteralmente darsi una scrollata. Non gli stava davverochiedendo… “Buon Dio, naturalmente ti voglio come mia shellan.L’idea che tu possa andartene è semplicemente…” “Sessualmente, voglio dire.” Z sbatté gli occhi, pensando alla massiccia eccitazione che avevaprovato la notte precedente…solo a guardarla mentre si asciugava.“Come non potrei?”
    • Bella girò la testa verso di lui. “Non ti nutri e non mi hai cercataper…beh, neanche io l’ho fatto, ma voglio dire…” “Nalla ha più bisogno di te adesso.” “Ma anche tu…almeno per il mio sangue.” Bella guardò lungo ilcorpo di Z. “La tua gamba si sarebbe rotta se ti fossi nutrito inmodo appropriato? Probabilmente no.” “Non so. Sono caduto attraverso il pavimento…sul vetro.” “Vetro?” “Un lampadario.” “Dio…” Ci fu un lungo silenzio, e Z si chiese cosa Bella volesse chefacesse. Stava aprendo la porta a…? Anche solo alla prospettiva del sesso, il suo corpo si svegliòcome se ci fosse stato un gong che lei aveva colpito con unincredibile colpo ben piazzato. Tranne che Bella rimase dov’era. E lui rimase dov’era. Mentre il silenzio si allungava, Z pensò a quanto erano andativicino al punto di non ritorno. Se non facevano qualche passo perriconnettersi… Z si allungò sulle lenzuola, le prese una mano e la portò verso ilproprio corpo. “Ti voglio,” disse mentre posava la mano sulla sua erezione. Alcontatto, emise un suono gutturale di piacere e roteò i fianchi,spingendosi sul palmo di Bella. “Oh…Dio…mi sei mancata.” Il fatto che Bella sembrasse sorpresa lo fece vergognare e gli fecetornare in mente la scena di lei nel bagno con l’asciugamano.Quando si era fermata e si era guardata nello specchio, stavaispezionando il proprio corpo, si rese improvvisamente conto Z, incerca di qualche difetto che non c’era. E si era ricoperta quandol’aveva visto non perché non voleva attrarre la sua attenzione, maperché era sicura di non averla più. Mosse la mano di Bella su e giù sul proprio pene. “Ho una vogliadisperata di toccarti di nuovo. Dappertutto.”
    • Bella gli si avvicinò, muovendosi tra le lenzuola. “Davvero?” “Come non potrei? Sei la donna più perfetta che io abbia maivisto.” “Anche dopo…” Z scattò in avanti e premette le proprie labbra su quelle di Bella.“Specialmente dopo.” Si tirò indietro così che lei potesse leggerglinegli occhi. “Sei bella come la prima volta che ti ho vista nellapalestra tutte quelle notti e quei giorni fa. Mi fermasti il cuoreallora, si immobilizzò nel mio petto. E lo fermi adesso.” Bella sbatté gli occhi più volte e Z le baciò le lacrime. “Bella…seavessi saputo, avrei detto qualcosa…fatto qualcosa. Ho solopensato che sapessi che niente è cambiato per me.” “Da quando è arrivata Nalla, tutto è diverso. I ritmi delle mienotti e dei miei giorni. Il mio corpo. Tu e io. Così ho solopensato…” “Toccami,” disse con voce gutturale, spingendosi verso di lei.“Toccami e sappi…Oh, Dio.” Lei lo toccò, d’accordo. Strinse entrambe le mani intorno a lui elo massaggiò su e giù, cavalcando la sua dura lunghezza. “Ti piace?” sussurrò Bella. Tutto quello che Z poteva fare era annuire e gemere. Con lei chelo teneva così stretto, circondandolo con le mani, lavorandolo, ilsuo cervello aveva praticamente fatto corto circuito. “Bella…”Allungò verso di lei le mani bendate, poi si fermò. “Dannatebende…” “Te le tolgo io.” Bella premette la labbra su quelle di Z. “E poipotrai mettere le mani dovunque vorrai…” “Cazzo.” Z raggiunse l’orgasmo. Proprio lì in quel momento. Ma invece disentirsi delusa, Bella semplicemente scoppiò a ridere in quel modoprofondo e gutturale della donna che sa che sta per fare sesso conil suo uomo.
    • Z riconobbe quel suono. Lo amava. Gli mancava. Aveva bisognodi sentirlo… Dall’altra parte della stanza Nalla emise un vagito diriscaldamento che presto si trasformò in un pianto a tutto volume,un aereo al decollo di ho bisogno della mia mahmen ORA. Bella sentì tra le mani l’erezione di Z afflosciarsi e si rese benconto che non aveva niente a che fare col fatto che avesse appenaavuto un orgasmo. Era capace di andare avanti per quattro ocinque volte di seguito, e quella era solo la norma di una nottecome le altre, figuriamoci dopo mesi e mesi di astinenza. “Mi dispiace così tanto,” gli disse, guardando verso la culla allesue spalle, sentendosi lacerata nel dover decidere a chi dei duedare retta. Zsadist le prese il viso fra le mani bendate e lo girò verso di sé.“Vai a prenderti cura della piccola. Starò bene.” Non c’era alcuna censura nei suoi occhi o nel suo tono. Ma poi,non c’era mai stata. Z non aveva mai nutrito rancore per lapresenza di Nalla; anzi si era sempre sacrificato troppo. “Ci metterò solo…” “Prenditi il tempo che ti serve.” Bella scese dal letto e andò verso la culla. Nalla allungò lemanine e si calmò un po’, specie quando Bella la prese in braccio. Va bene. Pannolino bagnato e fame. “Non ci metterò molto.” “Non ti preoccupare.” Z rimase disteso sulle lenzuola di satinnero, il viso pieno di cicatrici non più tirato dal desiderio, il corpoimmobile, non teso. Bella sperò che fosse perché l’orgasmo l’aveva rilassato. Matemeva che fosse perché non l’aspettava di ritorno tanto presto. Bella si infilò nella nursery, fece un rapido cambio di pannolino,poi si sedette sulla sedia a dondolo e diede a Nalla quello di cuiaveva bisogno. Mentre teneva in braccio la piccola e si dondolava,
    • Bella si rese conto di quanto fosse vero che avere un bambinocambia ogni cosa. Incluso il concetto del tempo. Quella che avrebbe dovuto essere una veloce poppata di unquarto d’ora si trasformò in una maratona di due ore di capriccio,rigurgito, capriccio, poppata, rigurgito, ruttino, pianto, cambio dipannolino, capriccio, poppata. Quando Nalla alla fine si calmò, Bella lasciò ricadere indietro latesta contro lo schienale della sedia a dondolo in un familiare statodi stanchezza e soddisfazione. Il mestiere della mamma era incredibile, ti trasformava, e davaun po’ di assuefazione…e Bella adesso riusciva a capire come ledonne si ritrovassero a focalizzare tutta la loro attenzione suipropri bambini. Eri travolta dal bisogno di prenderti cura di loro efare la cosa giusta. Eri anche l’onnipotente Madre. Quando sitrattava di Nalla ogni cosa che Bella diceva era legge. Però le mancava essere la shellan di Z. Le mancava svegliarsimentre lui le saliva sopra, desideroso e caldo. Le mancava lasensazione delle sue zanne che le penetravano in profondità sulcollo. Le mancava l’espressione che gli si disegnava sul viso pienodi cicatrici dopo che avevano fatto l’amore, tutto accaldato edolce, pieno di reverenza e amore. Il fatto che fosse così duro con chiunque altro, perfino con i suoiFratelli, rendeva la dolcezza che aveva per lei ancora più speciale.Era sempre stato così. Dio, il sogno. Bella non era disposta a dire che aveva cambiatotutto tra di loro, ma aveva cambiato abbastanza perché lei non lolasciasse proprio in quel momento. Ciò di cui non era sicura eracosa sarebbe successo dopo. Z aveva bisogno di più aiuto diquanto lei potesse dargliene. Aveva bisogno di un aiutoprofessionale, non solo di supporto morale dalla propriacompagna.
    • Forse era qui che poteva intervenire Mary. Aveva fatto laterapista ed era stata lei ad insegnare a Z a leggere e a scrivere.Non c’era alcuna possibilità di riuscire a farlo parlare con unestraneo, ma Mary… Ah, diavolo, figurati se si metteva a parlare con la shellan diRhage riguardo al suo passato. Le esperienze erano troppoterrificanti e il dolore troppo profondo. Inoltre Z odiava diventaresentimentale di fronte a chiunque. Bella si alzò e mise Nalla nella culla più piccola che c’era nellanursery, sperando che Z fosse ancora a letto, nudo e dell’umore. Non c’era. Stava in bagno, e dal ronzio e dal rumore dell’acquache scorreva, si stava rasando i capelli nella doccia. Sul comodinoc’erano un paio di forbici e le bende che avevano avvolto le manidi Z, e tutto quello a cui Bella riusciva a pensare era che avrebbevoluto essere stata lei a toglierle. Senza dubbio Z aveva aspettato easpettato e aspettato che lei ritornasse, e poi aveva rinunciato, nonsolo al sesso ma anche all’aiuto. Doveva aver faticato per riuscirea usare le forbici con solo le punte delle dita scoperte…maconsiderando che ora era, Z doveva liberarsi dalle bende da solo orinunciare a farsi una doccia prima di uscire a combattere. Bella si sedette sul letto e si ritrovò a sistemare i bordi dellacamicia da notte così che quando accavallava le gamberimanessero nascoste. Si rese conto che era un rituale familiare, leiin attesa che lui uscisse dal bagno. Quando Z avesse finito ladoccia e fosse emerso avvolto in una asciugamano, avrebberoparlato di niente mentre lui si vestiva dentro all’armadio. Poi,dopo che lui fosse sceso per il Primo Pasto, lei si sarebbe lavata evestita in uguale solitudine. Dio, Bella si sentiva così piccola. Piccola a confronto deiproblemi che avevano e ai bisogni di Nalla e al fatto che lei volevaun amante nel proprio hellren, non un educato compagno distanza.
    • Il suono di qualcuno che bussava alla porta, la fece trasalire.“Sì?” “Sono Doc Jane.” “Entra.” La dottoressa infilò dentro la testa. “Ehi, lui è in giro? Pensavo ditogliere la bende…Okay, chiaramente avete già coperto quellaparte.” Mentre la dottoressa saltava alla conclusione sbagliata, Bellatenne la bocca chiusa. “Dovrebbe uscire presto dal bagno. Puoitogliere il gesso?” “Credo di sì. Perché non gli dici di venire giù da me nel centroaddestramento quando è pronto? Sto lavorando all’allargamentodell’infermeria, quindi me ne starò in giro con la mia cinghia degliattrezzi.” “Lo farò.” Ci fu un lungo momento riempito solo dal rumore di sottofondodel rasoio e dell’acqua che scorreva nella doccia. Doc Jane corrugò la fronte. “Stai bene, Bella?” Sforzandosi di sorridere, Bella alzò entrambe le mani come sestesse respingendo qualcuno. “Sono in perfetta salute. Non hobisogno di un’altra visita. Mai più.” “A quello ci credo.” Jane sorrise, poi guardò verso la porta delbagno. “Ascolta…forse dovresti andare a lavargli la schiena, se saicosa voglio dire.” “Aspetterò.” Un altro silenzio. “Posso dare un suggerimento che è del tuttoinvasivo?” “Difficile immaginare che tu possa essere più invasiva di quantonon lo sei stata già,” disse Bella facendo l’occhiolino. “Sono seria.” “D’accordo.” “Tieni la culla principale di Nalla nella nursery e lascia la portachiusa quasi del tutto mentre sta dormendo. Procurati un baby
    • monitor così la puoi sentire.” Doc Jane guardò la stanza. “Questaè la camera che tu e tuo marito condividete…hai bisogno di esserequalcosa in più di una mamma, e lui ha bisogno di averti solo persé per un po’ tutti i giorni. Nalla starà bene ed è importante che siabitui a dormire da sola.” Bella guardò la culla. L’idea di spostarla era terrificante inmaniera strana e irrazionale. Come se stesse gettando sua figlia inmezzo ai lupi. Tranne che se voleva più di un compagno di stanza,avevano bisogno di quel tipo di spazio che non ha niente a chefare con i metri quadri. “Potrebbe essere una buona idea.” “Ho lavorato con un sacco di gente che ha avuto bambini. Aidottori piace procreare. Che posso dire. Dopo l’arrivo del primo,c’è sempre un periodo di aggiustamento. Non significa che ci siaqualcosa che non va nel matrimonio, vuol solo dire che devonoessere stabiliti nuovi confini.” “Grazie…davvero, lo apprezzo.” Doc Jane annuì. “Sono sempre qui se hai bisogno di me.” Quando la porta si richiuse, Bella si avvicinò alla culla eaccarezzò i fiocchi di seta multicolori che pendevano dalle sbarre.Mentre i nastri le scivolavano tra le dita, lunghi e freddi, Bellaricordò la cerimonia dell’impegno e tutto l’amore che era statocondiviso. Nalla sarebbe sempre stata amata in quella casa,accudita, protetta. Bella ebbe un momento di panico quando tolse i freni alle ruotedella culla e cominciò a spingere il lettino nella nursery, mal’avrebbe superato. Doveva. E avrebbe comprato un baby monitorall’istante. Parcheggiò la culla vicino a quella che c’era lì, quella in cuiNalla non dormiva mai troppo bene. Anche adesso la fronte dellapiccola era corrugata, muoveva le braccia e le gambe, un segnocerto che si sarebbe svegliata presto.
    • “Shh, la mahmen è qui.” Bella sollevò la piccola e la mise giù nelsuo posto preferito. La piccola tirò su col naso e fece un sospirocontento mentre si appallottolava su se stessa e infilava le manineattraverso le sbarre, prendendo il fiocco rosso e nero di Wrath eBeth. Era promettente. Respiri profondi e pancino pieno volevano direun lungo sonno tranquillo. Almeno Nalla non si sentiva come se fosse stata abbandonataall’angolo della strada. Bella tornò in camera da letto. Dal bagno solo quiete, e quandoinfilò dentro la testa, vide la sottile umidità lasciata nell’aria dalladoccia e colse l’odore dello shampoo al cedro. Se ne era andato. “Hai spostato la culla?” Bella si girò. Z era in piedi davanti alle doppie portedell’armadio. Aveva indosso i pantaloni di pelle e in mano tenevauna maglia nera. Il suo torace, con il marchio della Fratellanza e ipiercing ai capezzoli, risplendeva nella luce proveniente da soprale sue spalle. Bella diede un’occhiata verso il punto in cui Nalla aveva sempredormito. “Beh, questo è…lo sai…il nostro spazio. E, ah, lei stabene nell’altra stanza.” “Sei sicura che la cosa ti vada bene?” Se voleva dire poter stare con lui come la sua shellan? “Nallastarà bene. È solo alla porta accanto se dovesse aver bisogno dime, e ha cominciato a dormire per dei bei pezzi del giornoquindi…sì, mi sta bene.” “Sei…sicura?” Bella lo guardò. “Sì. Assolutamente sicura…” Z sbatté la maglia per terra, si smaterializzarò proprio accanto alei, e la portò sul letto, praticamente atterrandola. Il profumo dellegame esplose quando la sua bocca si unì a quella di Bella, e ilsuo peso, duro e pesante, la spinse giù sul materasso. Le sue mani
    • ci andarono giù pesante con la camicia da notte di Bella,strappandola nel mezzo. Quando i seni di Bella furono esposti, Zfece un profondo e basso suono gutturale. “Oh, sì…” gemette Bella, affannata quanto lo era Z. Spinse le mani tra i loro fianchi e si ruppe un’unghia aprendo lachiusura lampo… Z emise un altro suono animalesco quando la sua erezione uscìdai pantaloni direttamente nella mano di Bella. Tirandosi indietro,distrusse quasi i pantaloni di pelle cercando di tirarli giù oltre ilgesso. Dopo aver lottato per un po’, li lasciò all’altezza delleginocchia con un “Fan culo.” Tornò su di lei, finendo di disfarsi della camicia da notte, e leaprì le cosce. Ma poi si fermò, uno sguardo preoccupato cheminacciava di sovrastare la passione sul suo viso. Aprì la bocca,chiaramente in procinto di chiederle se fosse d’accordo con quelloche stava succedendo… “Chiudi la bocca e entra dentro di me,” abbaiò Bella,aggrappandosi al collo di Z e tirandolo giù verso le sue labbra. Z ruggì e la penetrò, una bomba che esplose nel corpo di Bella,scintille che le correvano lungo il corpo, infuocando il suo sangue.Bella mantenne la presa salda sul culo di Z mentre i suoi fianchimartellavano con forza fino a quando anche lui arrivò lì dove leiera già, con un orgasmo massiccio che gli contrasse l’interotorace. L’istante in cui fu finito Z tirò indietro la testa, sfoderò le zanne,e sibilò come un grosso felino. Arcuandosi sul cuscino, Bella giròil viso da un lato, offrendogli il collo così che lui potesse… Quando Zsadist affondò le zanne in profondità, Bella ebbe unaltro orgasmo, e mentre si nutriva il sesso proseguì. Era perfinomeglio di quanto si ricordasse, i suoi muscoli e le sue ossa simuovevano sopra di lei, la sua pelle così liscia, il profumo dellegame l’avvolgeva con quella sua fragranza oscura e speziata.
    • Quando terminò di nutrirsi ed ebbe…Dio solo sa quantiorgasmi…il suo corpo si immobilizzò e la lecco sul collo perchiudere la ferita e come se le avesse letto nella mente, rotolòsulla schiena e la portò con sé, mantenendoli uniti. “Tocca a te,” disse Z, gli occhi gialli brillante fissi sul senogeneroso di Bella. Bella mise le mani sul seno dov’era lo sguardo di Z e pizzicòpiano i capezzoli mentre lo cavalcava lentamente. I suoi gemiti e ilmodo in cui le sue mani la strinsero alle ginocchia la fecero sentirepiù bella di qualunque cosa avesse potuto dirle. “Dio…mi sei mancata,” disse Z. “Anche tu.” Posando le mani sulle sue spalle, si piegò su di lui emosse i fianchi più liberamente. “Oh, cazzo, Bella…prendi il mio sangue…” L’invito fu accettato prima che avesse finito di porlo e lei non fupiù gentile di quanto lo era stato lui. Il suo sapore era spettacolare,e più intenso di quanto fosse mai stato. Fin dalla nascita, quandosi era nutrita era stato…cortese. Ma questo era crudo, un cocktailallo champagne di potere e sesso, non semplice nutrimento. “Ti amo,” sospirò Z mentre Bella si nutriva. Fecero l’amore altre quattro volte. Una sul letto. Due sul pavimento a metà strada verso il bagno. Una ancora nella doccia. Dopo si avvolsero in morbidi asciugamani bianchi e tornarono aletto. Zsadist la strinse a sé e le baciò la fronte. “L’intera questionedella mia attrazione per te è stata sistemata?” Bella rise, facendo scorrere le dita sui suoi pettorali e giù versogli addominali. Era pronta a giurare che poteva sentire i suoimuscoli rinforzarsi sotto il suo palmo, il suo corpo faceva uso diquello che aveva ricevuto nutrendosi. Il fatto che lo stava
    • rendendo forte la rese orgogliosa…ma più ancora, la fece sentireconnessa a lui. La Vergine Scriba era stata furba quando aveva creato una razzache aveva bisogno di nutrirsi dai suoi stessi membri. “Allora? Lo è?” Z rotolò sopra Bella, il suo viso pieno dicicatrici trasformato da un sorriso tipo sono io l’uomo. “O devoprovartelo di nuovo?” Bella fece scorrere la mani lungo le sue forti braccia. “No, credoche siamo…Z!” “Cosa?” disse lentamente mentre si posizionava tra le cosce diBella di nuovo. “Mi dispiace. Non posso farci niente. Sono ancoraaffamato.” Posò la bocca gentilmente su quella di Bella, unsospiro. “Mmmm…” Le sue labbra scesero lungo il collo e Z diede al segno del morsoun colpetto, come a dire grazie. “Mmm…mia.” Così lento, così delicato…la sua bocca scese più giù, verso ilseno. Si fermò al capezzolo. “Sono sensibili?” chiese, strofinando la punta del nasosull’areola, e poi leccandola. “Sì…” Bella rabbrividì quando lui soffiò lì dove era già stata lalingua. “Lo sembrano. Tutti rossi e imbronciati e carini.” Z era semprecosì attento con i seni di Bella, accarezzandoli con le mani ebaciandoli con leggerezza. Quando scese verso lo stomaco, Bella cominciò a sentirsiaccaldata e impaziente un’altra volta, e lui le sorrise. “Ti sonomancati i miei baci, cara compagna? Quelli che mi piace darti trale cosce?” “Sì,” riuscì a dire mentre l’anticipazione le fremeva dentro. Datol’erotico sorrisetto sulla faccia di Z e l’espressione maliziosa neisuoi occhi gialli, era nuovamente un uomo con dei piani e uncalendario aperto.
    • Si mise in ginocchio. “Apri le gambe per me. Mi piaceguardarti…Oh…merda…sì.” Si passò una mano sulla bocca comese la stesse scaldando. “È di questo che parlo.” Le sue spalle si contrassero mentre si abbassava e faceva come ilgatto con una ciotola di latte…mentre lei faceva come una ehros,dandosi a lui e alla sua calda bocca umida. “Voglio andare piano,” mormorò Z con la bocca appoggiata nelpunto più intimo di Bella, mentre lei chiamava il suo nome. “Nonvoglio finire il mio banchetto troppo presto.” Quello non era certo il problema, pensò Bella. Per lui, era unapozza di cui non si intravedeva il fondo… La lingua le scivolò dentro, in una ardente penetrazione, poitornò a leccare dolcemente e con cura. Guardando in giù lungo ilsuo corpo, Bella vide Z guardarla con brillanti occhi colorcitrino…e come se avesse aspettato che i loro sguardi siincrociassero, passò la lingua sul punto nevralgico del suo sesso,avanti e indietro. Guardando la lingua rosa lavorare sulla sua carne, Bella andòincontro a un altro orgasmo. “Zsadist…” disse con voce gutturale, tenendogli la testa tra lemani e spingendo in alto i fianchi. Non c’era niente di più delizioso di essere fra le gambe della tuashellan. Non era solo il sapore; erano i suoni e gli odori e i modo in cuilei ti guardava con la testa piegata da un lato e le labbra roseeleggermente aperte per respirare. Era il morbido centro di tuttoquello che la rendeva femmina sulla tua bocca e la fiducia che leiaveva nel lasciarti avvicinare tanto. Era tutto ciò che è intimo esensuale e speciale… E il tipo di cosa che puoi andare avanti a fare per sempre.
    • Mentre la sua shellan emise il più incredibile dei gemiti ecominciò ad avere un orgasmo, Zsadist si spostò lungo il suocorpo e la penetrò così da poter sentire le contrazioni lungo il suopene. Mise la bocca vicino all’orecchio di Bella mentre la penetrava.“Sei tutto per me.” Dopo, mentre riposavano insieme, Z guardò oltre il senogeneroso di Bella fino all’addome e pensò a quanto incredibilefosse quel corpo confrontato al suo. Le sue curve e la sua forzafemminile avevano creato un persona completamente nuova,avevano offerto un luogo protetto per l’alchimia della loro unionee avevano creato la vita. Loro due. “Nalla…” sussurrò Z. “Nalla ha…” Z sentì Bella irrigidirsi. “Ha cosa?” “Nalla ha i miei occhi. Non è vero?” La voce della sua shellan diventò delicata e attenta, come se nonvolesse spaventarlo. “Sì. È così.” Z appoggiò una mano sullo stomaco di Bella e l’accarezzò inlenti cerchi, così come lei aveva fatto tante volte durante lagravidanza. Si vergognava di sé stesso ora… si vergognava di nonaver toccato quella pancia nemmeno una volta. Si era preoccupatocosì tanto per la nascita che la rotondità gli era sembrata come unaminaccia a entrambe le loro vite, non qualcosa di cui gioire. “Mi dispiace,” disse Z all’improvviso. “Per cosa?” “Hai dovuto fare tutto questo da sola, non è vero? Non soloquesti ultimi mesi, ma prima. Quando eri incinta.” “Eri sempre lì per me…” “Ma non per Nalla, e lei era una parte di te. È una parte di te.” Bella sollevò la testa. “Lei è anche una parte di te.” Z pensò ai grandi e brillanti occhi gialli della sua piccola.“Qualche volta penso che possa assomigliarmi un po’.”
    • “È quasi identica a te. Ha il tuo mento e le tue sopracciglia. E isuoi capelli…” La voce di Bella cominciò a eccitarsi, come sevolesse parlare con lui di tutte le caratteristiche della piccola. “Isuoi capelli saranno esattamente come i tuoi e quelli di Phury. Ehai visto le sue mani? Gli indici sono più lunghi degli anulari,proprio come i tuoi.” “Davvero?” Cavolo, che razza di padre era per non sapere tuttequelle cose. Beh, era facile. Non era stato un padre per niente. Bella allungò una mano. “Andiamo a farci una doccia, e poi vienicon me. Lascia che ti presenti tua figlia.” Z prese un bel respiro. Poi annuì. “Mi piacerebbe,” disse.
    • 8 Mentre entrava nella nursery, Z ricontrollò per essere sicuro diavere la camicia infilata per bene nei pantaloni di pelle. Cavolo, adorava l’odore della stanza. Innocenza al sapore dilimone la chiamava nella sua mente. Dolce come un fiore, ma nonstucchevole. Pulito. Bella gli strinse la mano e lo portò vicino alla culla. Circondatada fiocchi di seta più grossi di lei, Nalla era su un fianco, inposizione fetale, le braccia e le gambe strette al corpo, gli occhichiusi chiusi come se stesse lavorando davvero, davvero, davverodiligentemente a dormire. L’istante in cui Z guardò oltre il bordo della culla, Nalla simosse. Emise un piccolo suono. Nel sonno allungò la mano, nonverso la madre, ma verso di lui. “Che cosa vuole?” chiese come un idiota. “Vuole che la tocchi.” Quando non si mosse, Bella mormorò,“Lo fa nel sonno…sembra sapere chi le sta intorno e le piace unapiccola carezza.” Dovette rendere merito alla sua shellan quando non lo forzò afare nulla. Ma Nalla non era contenta. La manina e il braccio si tendevanoverso di lui. Z si asciugò il sudore dalle mani passandole sulla camicia, poi unpaio di volte sui fianchi. Mentre allungava una mano, le dita glitremavano. Fu Nalla a chiudere il contatto. Sua figlia gli prese il pollice e lostrinse con tale forza che Z sentì una fitta di puro, inalteratoorgoglio trafiggergli il petto. “È forte,” disse, l’approvazione praticamente gocciolava da ogniparola. Bella emise un piccolo suono accanto a lui.
    • “Nalla?” sussurrò Z mentre si chinava in avanti. Sua figlia mossele labbra e strinse ancora più forte. “Non posso credere alla stretta che ha.” Z passò delicatamentel’indice sul polso della figlia. “Morbida…oh, mio Dio, è cosìmorbida…” Gli occhi di Nalla si aprirono. E mentre fissava lo sguardo negliocchi dello stesso colore dorato dei suoi, il cuore gli si fermò.“Ciao…” Nalla sbatté le palpebre, gli mosse il dito su e giù e lo trasformò.Tutto si fermò mentre lei gli muoveva non solo la mano, ma ilcuore. “Sei come la tua mahmen,” sussurrò. “Fai sparire il mondo perme…” Nalla continuò a scuotergli la mano e fece un gridolino. “Non posso credere alla sua stretta…” Guardò verso Bella. “Ècosì…” Lacrime stavano rigando il viso di Bella, e aveva le bracciastrette intorno al torace come se stesse cercando di non andare inpezzi. Il cuore di Z si commosse di nuovo, ma per una ragione diversa. “Vieni qui, nalla,” disse, allungando la mano libera verso la suashellan e stringendola a sé. “Vieni qui dal tuo uomo.” Bella nascose la faccia sul petto di Z e gli strinse la mano. Mentre Z se ne stava lì, stringendo sia sua figlia sia la suacompagna, si sentì alto duemila metri, e più veloce della suaCarrera e più forte di un intero esercito. Il torace gli si gonfiò di rinnovato proposito. Erano entrambe sue,quelle due. Sue e sue soltanto, e doveva prendersene cura. Una erail suo cuore e l’altra una parte di sé stesso, ed entrambe locompletavano riempiendo i vuoti che non aveva neanche saputo diavere.
    • Nalla guardò verso i suoi genitori e dalla sua bocca a bottoncinouscì il più adorabile dei suoni, una cosa tipo, Beh, non è bello,come le cose si sono sistemate. Ma poi sua figlia allungò l’altra mano…e gli toccò il tatuaggioda schiavo intorno al polso. Z si irrigidì. Non poteva evitarlo. “Non sa cosa siano,” disse piano Bella. Z fece un profondo sospiro. “Lo saprà. Un giorno sapràesattamente cosa sono.” Prima di scendere per vedere Doc Jane, Z passò dell’altro tempocon le sue ragazze. Ordinò del cibo per Bella, e mentre venivapreparato per la prima volta rimase a guardare mentre sua figliaveniva allattata. Nalla crollò subito dopo, con perfetto tempismoperché in quel momento Fritz arrivò con il cibo. Z imboccò la suashellan con le sue stesse mani, provando una soddisfazionespeciale nello scegliere per lei le parti migliori del petto di pollo,dei panini fatti in casa e dei broccoli. Quando il piatto fu pulito e il bicchiere di vino vuoto, ripulì labocca di Bella con un tovagliolo damascato mentre gli occhi le sichiudevano. Mettendola sotto le coperte, la baciò, prese il vassoioe il suo anfibio destro, e uscì. Mentre richiudeva piano la porta e sentiva la serratura scattare,una luce di contentezza lo avvolgeva. Le sue donne erano statenutrite e dormivano al sicuro. Aveva fatto bene il suo lavoro. Lavoro? Prova con missione nella vita. Lanciò un’occhiata verso la porta della nursery e si chiese se,come uomo, ti leghi ai tuoi bambini o no. Aveva sempre sentitoche succedeva solo con la propria shellan…ma cominciava adavere seri istinti di protezione verso Nalla. E non l’aveva neancheancora presa in braccio. Dagli due settimane per familiarizzarecon lei? Correva il rischio di diventare una bomba atomica sequalcosa l’avesse minacciata.
    • Era così essere padre? Non lo sapeva. Nessuno dei suoi fratelliavevano dei piccoli e non gli veniva in mente nessun altro a cuipoter chiedere. Dirigendosi verso le scale, zoppicò lungo il corridoio dellestatue, stivale, gesso, stivale, gesso, stivale, gesso…e nelfrattempo si guardò i polsi. Al piano di sotto portò i piatti in cucina e ringraziò Fritz, poientrò nel tunnel che portava al centro d’addestramento. Se DocJane aveva rinunciato ad aspettarlo, si sarebbe tolto il gesso dasolo. Uscendo nello stanzino dell’ufficio, udì il suono stridulo dellasega da tavolo e seguì il grido fino alla palestra. Durante il tragittoera ansioso di vedere come stava venendo la nuova clinica di Jane.Le tre aree di trattamento, che erano state costruite in una dellesale d’udienza del complesso, erano disegnate per funzionare siacome sale operatorie sia camere per i pazienti, el’equipaggiamento sarebbe stato all’avanguardia. Doc Jane stavainvestendo in una macchina per la risonanza magnetica, unamachina a raggi x digitale, e tecnologia a ultrasuoni, insieme a unsistema medico d’archivio informatico e a un mucchio di attrezzichirurgici altamente tecnologici. Con una sala medicinali degna diun reparto di emergenza perfettamente funzionante, lo scopo eradi permettere alla Fratellanza di evitare l’uso della clinica diHavers. Cosa che era per la sicurezza di tutti. Il complesso dove risiedevala Fratellanza era circondato dal mhis, grazie a V, ma lo stessonon poteva dirsi per il luogo dove Havers praticava, com’era statoprovato durante l’estate quando la clinica era stata saccheggiata.Considerando che i Fratelli potevano essere pedinati in ognimomento, era più furbo mantenere il maggior numero di cose cheli riguardavano all’interno della casa.
    • Z aprì una delle porte di metallo della palestra e si fermò. Sì,wow. Doc Jane evidentemente aveva in sé un po’ di RifacimentoEstremo della Casa. La sera prima, quando Z era stato portato dentro in barella, tuttoera stato come sempre. Adesso, meno di ventiquattro ore dopo,sulla parete in fondo era stato fatto un buco di due metri perquattro. L’apertura mostrava la sala delle udienze che sarebbestata trasformata, e proprio di fronte al vuoto, la compagna di Vstava prendendo una tavola e la stava infilando nella sega datavolo, le sue mani erano solide, il resto di lei trasparente come unfantasma. Quando vide Z, finì con la tavola e spense il macchinario. “Ehi!”disse mentre il rumore si attenuava. “Sei pronto per farti togliere ilgesso?” “Sì. Ed è chiaro che tu ci sai fare con la sega.” “Farai meglio a crederci.” Sorrise e indicò il buco. “Quindi tipiace il mio stile nel decorare gli interni?” “Certo non perdi tempo.” “I martelli da muratore sono fantastici, che posso dire?” “Sono pronto per la prossima tavola,” gridò V dalla salaconferenze. “È pronta.” V arrivò con indosso la cinghia degli attrezzi completa dimartello e diversi scalpelli. Mentre si avvicinava alla sua donna,disse, “Ehi, Z, come va la gamba?” “Starà meglio quando Doc Jane ci avrà levato il peso morto.” Zfece un segno con la testa verso l’altro lato della stanza. “Cavolo,voi ragazzi ci date proprio dentro.” “Sì. Stasera dovremmo riuscire a occuparci delle intelaiature.” Doc Jane passò al suo uomo la tavola e gli diede un bacioveloce: il viso divenne solido al primo contatto. “Torno subito.Devo solo togliergli il gesso.”
    • “Non c’è fretta.” V fece un cenno a Zsadist. “Sembri star bene.Sono contento.” “La tua donna fa miracoli.” “È vero.” “Okay, basta lucidarsi l’ego, ragazzi.” Jane sorrise e baciò dinuovo il suo compagno. “Andiamo, Z. Facciamola finita.” Mentre Jane si girava, gli occhi di V seguirono il suo corpo…ilche voleva dire che appena Z fosse stato fuori dai piedi, la nuovaclinica non sarebbe stata la sola cosa su cui avrebbero lavorato. Quando entrò nella palestra con Doc Jane, Z andò dritto verso illettino e ci saltò sopra. “Pensavo che forse avresti voluto usare lasega da tavolo su di me.” “No. Nella tua famiglia c’è giù una persona senza una gamba.Due sarebbero troppe.” Il sorriso di Jane era gentile. “Qualchedolore?” “No.” Jane portò vicino al letto una macchina per i raggi x portatile.“Tira su la gamba, perfetto. Grazie.” Quando gli si avvicinò con un camice di piombo, Z lo prese e selo sistemò addosso. “Posso chiederti una cosa?” disse Z. “Certo. Fammi fare questo prima, però.” Jane mise a posto lamacchina e scattò una foto, un forte mormorio percorse la stanza.Poi controllando lo schermo del computer dall’altro lato dellastanza, disse, “Su un fianco, per favore.” Z si girò e Jane gli sistemò la gamba. Dopo un altro brevemormorio e un’occhiata al monitor, disse, “Okay, adesso puoisederti. La gamba è a posto, quindi non farò altro che liberarti daquesto mio capolavoro di ingessatura.” Gli porse una coperta e gli diede le spalle mentre lui si toglieva ipantaloni. Poi Jane si avvicinò con una sega di acciaioinossidabile e con attenzione si mise la lavoro sul gesso.
    • “Quindi, quale era la domanda?” chiese oltre il rumore dellasega. Z si strofinò il tatuaggio da schiavo sul polso sinistro, poi allungòil braccio verso di lei. “Pensi davvero che possano essere tolti?” Jane si fermò con la sega ancora accesa, cercando senza dubbiodi raccogliere le idee non solo dal punto di vista medico ma ancheda quello personale. Emise un piccolo sospiro e terminò in frettadi togliere il gesso. “Vuoi pulirti la gamba?” gli chiese, porgendogli un pannoumido. “Sì. Grazie.” Dopo un lavoro di pulizia veloce, Jane gli diede qualcosa con cuiasciugarsi. “Ti spiace se do un’occhiata più da vicino alla pelle?” disse Jane,indicando il polso con la testa. Quando Z scosse la testa, lei sipiegò verso il braccio. “La rimozione dei tatuaggi con il laser è piuttosto comune negliumani. Non ho la tecnologia necessaria qui, ma con il tuo aiuto,ho un’idea di come potremmo provarci. E chi potrebbe farlo.” Z fissò il tatuaggio nero e pensò alle manine di sua figlia su queldenso inchiostro scuro. “Credo…sì, credo di volerci provare.” Quando Bella si svegliò e si stirò nel suo letto, si sentì come sefosse stata in vacanza per un mese. Il suo corpo era riposato eforte…e anche dolorante i tutti i posti giusti. E nonostante ladoccia, l’odore di Z le rimaneva addosso, che cosa perfetta. Secondo l’orologio sul comodino, Bella aveva dormito come unsasso per quasi due ore, quindi si alzò, infilò una vestaglia e silavò i denti, pensando che un’occhiata a Nalla e forse unospuntino sarebbero state delle buone idee. Stava andando verso lanursery quando Z entrò dalla porta.
    • Bella non poté fare a meno di sorridergli raggiante. “Ti sei toltoil gesso.” “Mmm-hmmm…vieni qui, donna. Z camminò verso di lei, lastrinse tra le braccia, e la piegò all’indietro così che lei dovetteaggrapparsi alle sue braccia per non cadere. La baciò a lungo elentamente, fregando il basso ventre e la sua massiccia erezionesulla giuntura delle cosce di Bella. “Mi sei mancata,” le disse quasi facendo le fusa vicino alla suagola. “Mi hai avuta solo due ore fa…” A zittirla fu la lingua di Z in bocca e le sue mani che le finironosul sedere. Z la portò su uno dei davanzali, l’appoggiò, si aprì ipantaloni e … “Oh…Dio,” disse lei con un sorriso. Ora questo…questo era l’uomo che conosceva e amava. Sempreaffamato di lei. Sempre desideroso di starle vicino. Mentrecominciava a muoversi lento dentro di lei, Bella ricordò i primitempi, dopo che si era finalmente aperto con lei. Si era sorpresa daquanto avesse voluto starle vicino, che fosse durante i pasti oquando passavano del tempo con i Fratelli o durante il giornomentre dormivano. Era come se si stesse rifacendo di secolipassati senza un contatto affezionato. Bella gli strinse le braccia al collo e gli appoggiò la guanciavicino all’orecchio, i capelli morbidi come quelle di un bambino leaccarezzavano il viso mentre si muoveva. “Avrò…bisogno del tuo aiuto,” disse Z mentre si muoveva avantie indietro. “Tutto…solo non fermarti…” “Non…ci penso…neanche…” Il resto di ciò che disse andò persomentre il sesso prendeva il sopravvento. “Oh, Dio…Bella!” Dopo aver finito, il suo uomo si tirò un po’ indietro, i suoi occhicolor citrino facevano scintille. “Approposito…ciao. Mi sonodimenticato di dirtelo quando sono entrato.”
    • “Oh, penso che tu mi abbia salutata piuttosto bene, grazie tante.”Bella lo baciò sulla bocca. “Ora…aiuto?” “Andiamo a metterti a posto” disse, la luce nel suoi occhi giallidiceva chiaramente che la pulizia avrebbe portato ad altrodisordine. Cosa che certamente accadde. Quando furono entrambi esausti, Bella fece la sua terza doccia, siavvolse nella vestaglia e cominciò ad asciugarsi i capelli con unasciugamano. “Ora, per che cosa hai bisogno del mio aiuto?” Z si appoggiò al piano di marmo vicino ai lavandini, si passò unamano sulla testa rasata, e divenne dannatamente serio. Bella smise di fare quello che stava facendo. Mentre lui rimanevain silenzio, lei si spostò e andò a sedersi sul bordo della vasca aidromassaggio per dargli un po’ di spazio. Bella aspettò, le maniche si chiudevano e si aprivano in grembo. Per qualche ragione, mentre se ne stava seduto a raccogliere ipensieri, Bella si rese conto che avevano fatto tanto in quel bagno.Era lì che l’aveva trovato a dare di stomaco dopo che l’avevaeccitato per la prima volta alla festa. E poi…dopo che l’avevasalvata dai lessers, le aveva fatto il bagno in quella stessa vasca. Enella doccia dall’altra parte della stanza si era nutrita di lui per laprima volta. Pensò a quel periodo difficile delle loro vite, lei appena scampataal sequestro, lui che lottava con l’attrazione che provava per lei.Guardando verso destra, Bella si ricordò di quando l’aveva trovatoseduto sulle piastrelle sotto una doccia gelata, strofinandosi ipolsi, credendosi impuro e incapace di nutrirla. Aveva dimostrato molto coraggio. Andando oltre quello che gliera capitato abbastanza per fidarsi di lei aveva richiesto moltocoraggio. Gli occhi di Bella si spostarono su Z e quando si rese conto chelui si stava fissando i polsi, disse, “Cercherai di farteli togliere,non è vero.”
    • La bocca gli si storse in un mezzo sorriso, il lato distorto dallaparte finale della cicatrice sul viso leggermente alzato. “Miconosci bene.” “Come lo farai?” Quando ebbe finito di dirle tutto, Bella annuì.“Piano eccellente. E verrò con te.” Z alzò lo sguardo verso di lei. “Bene. Grazie. Non credo chepotrei farcela senza di te.” Bella si alzò e gli andò vicino. “Non dovrai preoccuparti perquello.”
    • 9 Il dottor Thomas Wolcott Franklin III aveva il secondo migliorufficio nel complesso dell’ospedale St. Francis. Quando si parlava di qualità degli spazi amministrativi, l’ordinedi scelta era determinato dalle tue entrate e, come capo del repartodi dermatologia, T.W. era dietro solo al capo di un altro reparto. Naturalmente, il fatto che il suo reparto fosse fonte di tantiguadagni era perché lui si era “venduto”, come qualcheaccademico di vecchio stampo sosteneva. Sotto la sua guida,dermatologia non si occupava solo di lesioni, cancro, ustioni, oltrea condizioni croniche come la psoriasi, l’eczema e l’acne, mac’era un intero sotto reparto che si occupava solo di procedurecosmetiche. Lifting facciali. Rughe. Protesi al seno. Liposuzioni. Botox.Trattamenti con l’acido ialuronico. E altri cento miglioramenti. Ilmodello sanitario era servizio di clinica privata in una strutturaaccademica, e i clienti benestanti amavano l’idea. La maggiorparte arrivavano dalla Grande Mela, all’inizio per l’anonimato diottenere trattamenti di prima classe lontani dalla comunità chiusadella chirurgia plastica di Manhattan, ma poi, perversamente,perché era diventato uno status symbol. Farsi fare il “lavoro” aCaldwell era la cosa chic da fare, e grazie a quella moda, solo ilcapo del reparto di chirurgia, Manny Manello, aveva una vistamigliore dall’ufficio. Beh, il bagno privato di Manello aveva anche il marmo nelladoccia, non solo sui ripiani e alle pareti, ma davvero, chi teneva ilconto. A T.W. piaceva la sua vista. Gli piaceva il suo ufficio. Amava ilsuo lavoro. Una buona cosa, visto che le sue giornate cominciavano alle settee finivano a…controllò l’orologio…quasi le sette.
    • Quella sera, però, avrebbe già dovuto essere fuori di lì. T.W.aveva una partita di racquetball ogni lunedì sera alle sette alCountry Club di Caldwell…quindi era un po’ confuso sul perchéavesse accettato di vedere un paziente proprio a quell’ora. Inqualche modo aveva detto sì e aveva fatto cercare alla suasegretaria un rimpiazzo per la partita, ma per quanto ci provassenon riusciva a ricordare il perché o il percome di tutta la faccenda. Prese l’orario stampato dal taschino del camice bianco e scossela testa. Proprio accanto alle sette c’era il nome B. Nalla e leparole cosmesi con il laser. Cavolo, non aveva il minimo ricordodi come l’appuntamento era stato preso o chi era stato o da chi erastato mandato…ma niente finiva sul tabulato del suo orario senzail suo permesso. Quindi doveva essere qualcuno importante. O il paziente diqualcuno importante. Era chiaro che stava lavorando troppo. T.W. si inserì nel sistema di archivio medico informatico e feceuna ricerca, di nuovo, per tale B. Nalla. La cosa più vicina chetrovò fu Belinda Nalda. Un errore di battitura? Poteva essere. Mala sua assistente aveva lasciato l’ufficio alle sei e sembravascortese interromperla mentre cenava con la famiglia solo per unche diavolo è questo? Si alzò, controllò la cravatta e abbottonò il camice bianco, poiprese su del lavoro da revisionare mentre aspettava al piano disotto che B. Nalla arrivasse. Mentre usciva dall’ultimo piano del dipartimento dove erano gliuffici e le sale di trattamento, pensò alla differenza che c’era traquel posto e la clinica privata al piano di sotto. Giorno e notte. Quiil decoro era tipo ospedale non chic: moquette scura a pelo corto,pareti color crema, tante porte dello stesso colore. Le stampeappese alle pareti avevano cornici d’acciaio e le piante eranopoche e distanziate.
    • Di sotto? Centro estetico di prim’ordine con tanto di sevizio incamera del tipo lussuoso che i molto ricchi si aspettano: le camereavevano schermi al plasma, dvd, divani, poltrone, piccolifrigoriferi pieni di rari succhi di frutta, cibo che poteva essereordinato dai ristoranti, e connessioni wireless per i portatili. Laclinica aveva anche una convenzione con il Stillwell Hotel diCaldwell, la grande signora dell’ospitalità a cinque stelle nel norddello stato di New York, così i pazienti potevano riposare dopoaver ricevuto i trattamenti. Esagerato? Sì. E c’era un sovrapprezzo? Assolutamente. Ma larealtà era che i rimborsi dallo stato federale erano al minimo, gliassicuratori negavano le necessarie procedure mediche a destra e amanca, e T.W. aveva bisogno di fondi per portare avanti la suamissione. Fornire servizi ai ricchi era la strada giusta. T.W. aveva due regole per i dottori e le infermiere chelavoravano per lui. Uno, offrire il miglior trattamento sul pianetacon mano compassionevole. E due, mai mandare via un paziente.Mai. Specie le vittime di ustioni. Non importava quanto lungo o costoso fosse il trattamento peruna ustione, non diceva mai di no. Specie se si trattava di bambini. E se era visto come un venduto alle richieste commerciali? Bene.Nessun problema. Non dava grande importanza a quello chefaceva dal lato frivolo delle cose, e se i suoi colleghi nelle altrecittà volevano dipingerlo come un succhia soldi, lo avrebbeaccettato. Quando arrivò agli ascensori, allungò la mano sinistra, quella conle cicatrici, quella a cui mancava il mignolo e aveva la pellechiazzata, e premette il bottone per scendere. Avrebbe fatto qualunque cosa fosse necessaria per assicurarsiche la gente ricevesse l’aiuto di cui avevano bisogno. Qualcunol’aveva fatto per lui, e aveva fatto tutta la differenza del mondonella sua vita.
    • Giù al primo piano svoltò a destra e camminò lungo il corridoiofino all’entrata con la porta di mogano della clinica cosmetica.Con un’insegna discreta inserita nel vetro c’erano il suo nome equello di altri sette colleghi. Non si faceva menzione di quale tipodi trattamenti si praticassero all’interno. I pazienti gli avevano detto che adoravano la sensazione da clubesclusivo, riservato ai soli membri. Usando un pass, entrò. L’accettazione era in penombra, e nonperché le luci erano state spente al termine dell’orario diricevimento. Le luci brillanti non erano la cosa migliore per lagente di una certa età, prima o dopo le operazioni, e comunque,l’atmosfera calma e rilassante faceva parte dell’ambiente da centroestetico che avevano cercato di creare. Il pavimento avevapiastrelle di arenaria, le pareti erano di un confortevole rossoscuro, e una fontana fatta di rocce di colori chiari gorgogliava alcentro della stanza. “Marcia?” chiamò, pronunciando il nome Mar-si-a, alla modaeuropea. “Salve, Dottor Franklin,” giunse una voce suadente dal retrodove si trovava l’ufficio. Quando Marcia apparve. T.W. infilò la mano sinistra in tasca.Come al solito, sembrava uscita da Vogue con i capelli neri benpettinati e il completo nero d’alta sartoria. “Il suo paziente non è ancora qui,” disse con un sorriso sereno.“Ma ho approntato la seconda sala laser per lei.” Marcia era una perfetta quarantenne ritoccata, sposata a uno deichirurghi estetici, ed era, almeno per quanto ne sapesse T.W.,l’unica donna sul pianeta a parte Ava Gardner che potessepermettersi di usare il rossetto rosso sangue e mostrare classe. Ilsuo guardaroba era Chanel, ed era stata assunta e ben pagata peressere una pubblicità vivente al lavoro straordinario del personaledella clinica.
    • E il fatto che sfoggiasse un aristocratico accento francese era undi più. Specie con i nuovi ricchi. “Grazie,” disse T.W. “Speriamo che il paziente arrivi presto cosìpotrai andartene.” “Quindi non ha bisogno di un assistente, no?” Quella era l’altra cosa grandiosa di Marcia. Non era solodecorativa, era utile, un’infermiera professionale che era semprefelice di assistere. “Apprezzo l’offerta, ma manda solo dentro il paziente e mioccuperò io di tutto.” “Anche la registrazione?” T.W. sorrise. “Sono sicuro che vuoi tornartene a casa daPhillippe.” “Ah, oui. È il nostro anniversario.” T.W. le fece l’occhiolino. “Ho sentito una cosa del genere.” La guance di Marcia arrossirono un po’, una delle cose graziosedella donna. Avrà avuto classe ma era anche vera. “Mio marito,dice di incontrarlo all’ingresso. Dice di avere una sorpresa per suamoglie.” “So di cosa si tratta. Lo adorerai.” Ma a quale donna nonsarebbero piaciuti un paio di brillanti di Harry Winston? Marcia si portò una mano davanti alla bocca, nascondendo ilsorriso e l’improvviso nervosismo. “È troppo buono con me.” T.W. sentì un momentaneo disagio, chiedendosi quando era statal’ultima volta che aveva comprato qualcosa di frivolo e alla modaper sua moglie. Era stato…beh, le aveva preso la Volvo l’annoprima. Wow. “Te lo meriti,” disse con voce roca, pensando per qualcheragione a tutte le volte che sua moglie cenava da sola. “Quindi perfavore va a casa e festeggia.” “Lo farò, Dottore. Merci mille fois.” Marcia fece un inchino eandò verso il banco dell’accettazione, che non era altro che un
    • tavolo d’antiquariato con un telefono nascosto in una cassettolaterale e un portatile a cui si accedeva aprendo un pannello dimogano. “Mi sconnetto solo dal sistema e aspetto il paziente.” “Buona serata.” Mentre si girava e lasciava Marcia alla sua eccitazione, T.W.sfilò dalla tasca la mano rovinata. Gliela nascondeva sempre, forseun riflesso che gli aveva lasciato un adolescenza passata con ladannata cosa. Era talmente ridicolo. Era felicemente sposato e nonprovava attrazione per Marcia, quindi non avrebbe dovuto avere laminima importanza. Le cicatrici, pensò, lasciano ferite dentro, ecome la pelle che non guarisce bene, anche l’individuo sente ildolore di tanto in tanto. I tre laser nella clinica erano usati per il trattamento di venevaricose sulle gambe, voglie color vino, imperfezioni del derma,così come per trattamenti superficiali per il viso, e la rimozionedei tatuaggi guida nei pazienti oncologici che subiscono leradiazioni. B. Nalla avrebbe potuto aver bisogno di una qualsiasi di quellecose, ma se fosse stato uno scommettitore, avrebbe detto cosmesidel viso. Sembrava appropriato…per l’ora, nella clinica, con unnome misterioso. Senza dubbio un altro dei grandi ricchi, con unbisogno paralizzante di acquistare sicurezza. Ma comunque bisognava rispettare le macchine per far soldi. Entrando nella seconda sala laser, che era la sua preferita pernessuna ragione in particolare, T.W. si sedette dietro la scrivaniadi mogano e accese il computer, riguardando le cartelle deipazienti che sarebbero venuti la mattina successiva e poifocalizzandosi sulle schede dermatologiche che aveva portato consé. Mentre i minuti passavano, cominciò a irritarsi con questi ricchie le loro richieste e l’autocompiaciuta visione del loro posto nelmondo. Certo…alcuni erano a posto, e tutti l’aiutavano a portare
    • avanti il suo lavoro, ma cavolo, qualche volta desiderava farglisputare la boria… Una donna alta almeno un metro e ottanta era in piedi sullasoglia della sala visite, e T.W. si immobilizzò. Quello cheindossava era semplice, solo una camicia bianca infilata in un paiodi blue jeans stretti, ma ai piedi aveva un paio di ChristianLouboutin dalla suola rossa e una borsa di Prada al braccio. Era esattamente il suo tipo di clientela privata, e non solo perchéaveva addosso almeno tre mila dollari in accessori. Era…bella inmodo indescrivibile, con capelli castano scuro, occhi color zaffiroe un viso del tipo che le altre donne subivano operazionichirurgiche per poter ottenere. T.W. si alzò lentamente, infilando la mano sinistra in tasca.“Belinda? Belinda Nalda?” Diversamente da tante altre donne della sua classe, che erachiaramente stratosferica, questa non entrò come se il posto leappartenesse. Fece solo un passo oltre la soglia. “Veramente, è Bella.” Quella voce faceva venire voglia ai suoiocchi di rigirarsi all’indietro. Profonda, roca…ma gentile. “Io, ah…” T.W. si schiarì la gola. “Sono il Dottor Franklin.” Le porse la mano buona e lei la prese. Mentre si stringevano lamano T.W. era consapevole di fissarla, ma non poteva evitarlo.Aveva visto tante belle donne in vita sua, ma nessuna come lei.Era quasi come se provenisse da un altro pianeta. “Per favore…per favore entri e si accomodi.” T.W. indicò lapoltrona foderata di seta accanto alla scrivania. “Abbiamo ricevutola sua storia e …” “Non sono io a dover essere curata. Mio hell…marito lo è.”Prese un profondo respiro e si guardò alle spalle. “Tesoro?” T.W. si tirò indietro goffamente e andò a sbattere contro il murocosì forte che l’acquerello accanto alla sua testa sobbalzò. Il suoprimo pensiero mentre guardava quello che era entrato fu che
    • forse avrebbe dovuto avvicinarsi al telefono così poteva chiamarela sicurezza. L’uomo aveva cicatrici sul viso e occhi neri da serial killer, equando entrò, riempì la stanza. Era grande e grosso abbastanza perqualificarsi come peso massimo, o forse come due messi insieme,ma Cristo, quello era l’ultimo dei tuoi problemi quando ti fissava.Era morto entro. Assolutamente privo di affetto. Il che lo rendevacapace di qualunque cosa. E T.W. avrebbe giurato che la temperatura della stanza eradavvero calata nel momento in cui l’uomo si posizionò accantoalla moglie. La donna parlò in modo calmo e tranquillo. “Siamo qui pervedere se i suoi tatuaggi possono essere rimossi.” T.W. deglutì e si disse di darsi una calmata. Okay, forse queldelinquente era solo una normale star del punk rock. I gustimusicali di T.W. andavano più verso il jazz, quindi non c’eraragione per cui dovesse riconoscere quel tipo in pantaloni di pelle,dolce vita nera e piercing all’orecchio, ma poteva spiegare tantecose. Incluso perché la moglie fosse bellissima tipo modella. Lamaggior parte dei cantanti avevano belle donne, non è vero? Sì…l’unico problema con quella teoria era lo sguardo negli occhineri. Quella non era una maschera da duro, fabbricata a tavolino,fatta per vendere di più. C’era vera violenza lì. Vera depravazione. “Dottore?” disse la donna. “C’è qualche problema?” T.W. deglutì di nuovo, desiderando di non aver detto a Marcia diandarsene. Ma poi, donne e bambini e tutta quella roba.Probabilmente era più sicuro per lei non essere lì. “Dottore?” Continuò a guardare il tipo, che non faceva alcun movimento aparte respirare.
    • Diavolo, se il grosso bastardo avesse voluto, avrebbe potutodistruggere quel posto già dieci volte a quel punto. Invece? Se nestava solo lì in piedi. E stava lì. E…stava lì. A un certo punto, T.W. si schiarì la gola e decise che sedovevano esserci problemi, sarebbe già successo. “No, non c’ènessun problema. Mi siedo. Adesso.” Piantò il culo sulla sedia dietro la scrivania e piegandosi di latoaprì un cassetto frigo che conteneva diverse bottiglie d’acquagassata. “Posso offrirvi qualcosa da bere?” Quando entrambi dissero di no, T.W. aprì una Perrier con limonee ne ingoiò metà come se fosse stata Scotch. “D’accordo. Ho bisogno di avere la storia medica.” La moglie si accomodò e il marito le rimase accanto, occhi fissisu T.W. Strano, però. Si stavano tenendo per mano e T.W ebbel’impressione che la moglie fosse una specie di salvagente per ilmarito. Richiamando tutto il suo addestramento, T.W. tirò fuori la suapenna Waterman e fece le domande consuete. Fu la moglie arispondere. Nessuna allergia conosciuta. Nessuna operazionechirurgica. Nessun problema di salute. “Ah…dove sono i tatuaggi?” Per favore, Dio, fa che non sianosotto la cintola. “Sui polsi e sul collo.” Lei alzò lo sguardo verso il marito conocchi luminosi. “Fagli vedere, tesoro.” L’uomo tirò su una manica. T.W. corrugò la fronte mentre lacuriosità medica prendeva il sopravvento. Il tatuaggio nero eraincredibilmente denso, e anche se non era un esperto di quellaroba neanche alla lontana, poteva con sicurezza dire di non averemai visto una colorazione così profonda prima di allora.
    • “È molto scuro,” disse piegandosi in avanti. Qualcosa gli dicevadi non toccare l’uomo a meno che non fosse stato necessario, eseguì l’istinto, tenendo le mani lontane. “È molto, molto scuro.” Erano come manette, pensò. T.W. tornò ad appoggiarsi allo schienale della sedia. “Non sonosicuro se sia un buon candidato per la rimozione con il laser.L’inchiostro sembra così denso che come minimo richiederà piùsedute anche solo per scalfirlo.” “Ci proverà, però?” chiese la moglie. “Per favore?” T.W alzò le sopracciglia. Per favore era una parola praticamentesconosciuta per la maggior parte dei pazienti della clinica. E iltono della donna era ugualmente sconosciuto in quel posto, la suaquieta disperazione più simile a quella che si sentiva nellefamiglie dei pazienti trattati al piano di sopra, quelli con problemimedici che condizionano la vita, non solo le zampe d gallina e lerughe intorno alla bocca. “Posso provarci,” disse, ben consapevole che se la donna avesseusato di nuovo quel tono, avrebbe potuto fargli mangiare le suestesse gambe solo per farle piacere. T.W. guardò il marito. “Vorrebbe togliersi la maglia e sedersi sullettino?” La moglie strinse forte la grande mano. “È tutto okay.” Il viso del marito, con le guance scavate e la mascellaprominente, si girò verso la donna, e sembrò prendere forzaconcreta dal guardarla negli occhi. Dopo un momento si avvicinòal lettino, sedette l’enorme corpo sulla cosa, e si tolse la dolcevita. T.W. lasciò la sedia e girò intorno… Si immobilizzò. La schiena dell’uomo era ricoperta di cicatrici.Cicatrici…che sembravano lasciate da una frusta. Nella sua intera carriera medica T.W. non aveva visto mai vistoniente di simile, e seppe che erano il risultato di qualche tipo ditortura.
    • “I miei tatuaggi, Doc,” disse il marito in tono pericoloso.“Dovrebbe guardare i miei tatuaggi, grazie tante.” Mentre T.W. sbatteva gli occhi, il marito scosse la testa. “Nonfunzionerà…” La moglie gli corse accanto. “No, funzionerà. È…” “Troviamo qualcun altro.” T.W. si portò davanti all’uomo, bloccando l’uscita. E poi con ungesto deliberato sfilò la mano sinistra dalla tasca. Gli occhi neri siabbassarono e fissarono la pelle macchiata e il mignolo mancante. Il paziente tirò su la testa sorpreso; poi gli occhi divennero duefessure come se si stesse chiedendo fino a dove arrivava l’ustione. “Su fino alla spalla e giù lungo la schiena,” disse T.W. “Incendioin casa quando avevo dieci anni. Sono rimasto intrappolato incamera mia. Sono rimasto cosciente mentre bruciavo…tutto iltempo. Dopo ho passato otto settimane in ospedale. Ho subitodiciassette operazioni.” Ci fu un momento di silenzio, come se il marito stesse passandoal vaglio le implicazioni nella propria mente. Se eri cosciente, deviaver sentito l’odore della carne che bruciava e aver sentito ogniattimo di dolore. E il periodo in ospedale…le operazioni… All’improvviso l’intero corpo dell’uomo si rilassò, la tensionefluì via come se fosse stata aperta una valvola. T.W. aveva visto la stessa cosa succedere più volte con i suoipazienti ustionati. Se il tuo dottore sapeva cosa voleva dire esseredove eri tu in quel momento, non perché gli è stato insegnato allafacoltà di medicina ma perché l’ha vissuto, ti sentivi più al sicurocon lui: eravate entrambi membri dello stesso club esclusivo daduri. “Quindi, può fare qualcosa per questi, Doc?”chiese l’uomo,appoggiando gli avambracci sulle cosce. “Va bene se la tocco?”
    • Il labbro attraversato dalla cicatrice si alzò appena , come seT.W. avesse appena ottenuto un altro punto nella colonna dellecose fatte bene. “Certo.” T.W. usò deliberatamente entrambe le mani sui polsi del pazientecosì che il tipo potesse avere tutto il tempo di guardare le cicatricidel suo dottore e di rilassarsi. Quando ebbe finito, si tirò indietro. “Beh, non sono sicuro di come andrà ma proviamoci…” T.W:alzò lo sguardo e si fermò. Le iridi dell’uomo…erano gialleadesso. Non più nere. “No si preoccupi dei miei occhi, Doc.” Da chissà dove, l’idea che tutto era a posto con quello che avevavisto gli fluì nel cervello. Giusto. Nessun. Problema. “Doveero…Oh, sì. Beh, facciamo un tentativo con il laser.” Si girò versola moglie. “Forse potrebbe prendere una sedia e tenergli la mano?Credo che si sentirebbe più a suo agio così. Comincerò con unpolso e vediamo come va.” “Devo sdraiarmi?” chiese il paziente tetramente. “Perché noncredo…sì, non credo che sarei d’accordo.” “Assolutamente no. Può rimanere seduto, anche quando lavoreròsul collo, e per quella parte le darò uno specchio così potràguardare. Per tutto il tempo le dirò esattamente cosa starò facendo,quello che probabilmente sentirà, e possiamo sempre fermarci.Deve solo dirlo ed è finita. È il suo corpo. Ha lei il controllo.Okay?” Ci fu un momento di silenzio mentre entrambi lo fissarono. E poila moglie disse con voce rotta, “Lei, dottor Franklin, è un verotesoro.” Il paziente aveva un’incredibile tolleranza per il dolore, pensòT.W. un’ora dopo mentre premeva il pedale e il laser sparava unaltro sottile raggio rosso sulla pelle ricoperta d’inchiostro del
    • grosso polso. Un’incredibile tolleranza per il dolore. Ogni scaricaera come essere colpiti con un elastico, non tutta sta gran cosa seera fatto una volta o due. Ma dopo un paio di minuti di quei colpi,la maggior parte dei pazienti avevano bisogno di fermarsi. Queltipo? Mai un movimento, nemmeno una volta. Quindi T.W.continuò e continuò… Naturalmente con i piercing ai capezzoli e all’orecchio e tuttequelle cicatrici, era ovviamente abituato all’agonia, sia per sceltache senza. Sfortunatamente i tatuaggi erano resistenti al laser. T.W. fece un sospiro dicendo una parolaccia e scrollò la manodestra, che cominciava ad essere stanca. “Va bene, Doc,” disse il paziente piano. “Ha fatto il meglio chepoteva.” “È solo che non capisco.” Si tolse gli occhiali protettivi e guardòil macchinario. Per un momento si chiese se la cosa stessefunzionando come doveva. Ma aveva visto il laser. “Non c’è alcuncambiamento nella colorazione.” “Doc, davvero, va bene.” Il paziente si tolse gli occhiali e sorriseun po’. “Apprezzo che la stia prendendo tanto seriamente.” “Dannazione.” T.W. si sedette sullo sgabello e fissò l’inchiostro. Senza pensare, dalla bocca gli uscirono delle parole, anche se erauna cosa decisamente poco professionale. “Non ha fatto tuttoquesto volontariamente, vero.” La moglie si agitò come se temesse la risposta. Ma il maritoscosse la testa. “No, Doc. Non l’ho fatto.” “Dannazione.” Incrociò le braccia e passò al setaccio la suaconoscenza enciclopedica della pelle umana. “Solo non capiscoperché…e sto cercando di pensare a delle alternative. Non credoche una rimozione chimica sarebbe più efficace. Voglio dire cheha sopportato tutto quello che il laser poteva fare.” Il marito passò le dita stranamente eleganti sul polso. “Possiamotagliarli via?”
    • La moglie scosse la testa. “Non credo sia una buona idea.” “Ha ragione,” mormorò T.W. Si sporse in avanti e tocco ilderma. “Ha eccellente elasticità, ma poi, visto che ha venticinqueanni, c’era da aspettarselo. Voglio dire, dovrebbe essere fatto astrati e la pelle ricucita. Le rimarrebbero delle cicatrici. E non loconsiglierei intorno al collo. Troppi rischi con le arterie.” “E se le cicatrici non fossero un problema?” Non avrebbe toccato l’argomento. Le cicatrici erano ovviamenteun problema dato lo stato della schiena dell’uomo. “Non potreiraccomandarlo.” Ci fu un lungo silenzio mentre continuava a pensare a tutta lafaccenda e la coppia gli lasciò spazio. Quando giunse alla finedelle possibili alternative, li fissò. La bellissima moglie era sedutaaccanto al marito dall’aspetto terrificante, una mano sul bracciolibero e l’altra sulla schiena mutilata, che lo accarezzava. Era ovvio che le cicatrici non minavano il suo valore agli occhidella donna. Per lei era completo e affascinante a dispetto dellecondizioni della sua pelle. T.W. pensò alla propria moglie. Che era esattamente identica. “Finito le idee, Doc?” chiese il marito. “Mi spiace così tanto.” Distolse lo sguardo, odiando il fatto disentirsi tanto inutile. In qualità di dottore era addestrato a farequalcosa. Come essere umano dotato di cuore, aveva bisogno difare qualcosa. “Sono davvero molto spiacente.” Il marito sorrise quella sua solita piccola smorfia. “Cura moltepersone con ustioni, vero.” “È la mia specialità. Bambini, soprattutto. Sa, a causa del…” “Sì, lo so. Scommetto che è bravo con loro.” “Come potrei non esserlo?” Il paziente si sporse in avanti e appoggiò le grosse mani sullespalle di T.W. “Ce ne andiamo adesso, Doc. Ma la mia shellan lelascerà il pagamento sulla scrivania laggiù.”
    • T.W. guardò la moglie, che era piegata su un libretto degliassegni, poi scosse la testa. “Perché non diciamo che siamo pari?Questo non l’ha davvero aiutata.” “No, abbiamo preso il suo tempo. Pagheremo.” T.W. imprecò sotto voce un paio di volte. Poi sputò,“Dannazione.” “Doc? Mi guardi adesso.” T.W. alzò lo sguardo sull’uomo. Cavolo, quegli occhi giallierano decisamente ipnotici. “Wow. Ha degli occhi incredibili.” Il paziente sorrise più apertamente, mostrando i denti cheerano…non normali. “Grazie, Doc. Adesso ascolti. Probabilmentesognerà tutto questo, e voglio che si ricordi che me ne sono andatostando bene, okay?” T.W. corrugò la fronte. “Perché dovrei sognare…” “Solo si ricordi, mi va bene quello che è successo.Conoscendola, quello è ciò che le darà più fastidio.” “Continuo a non capire perché dovrei…” T.W. sbatté gli occhi e si guardò intorno nella sala visite. Eraseduto sul piccolo sgabello con le rotelle che usava quando curavai pazienti, e c’era una sedia accanto al lettino, e in mano aveva gliocchiali protettivi…ma non c’era nessuno nella stanza a parte lui. Strano. Avrebbe potuto giurare di aver appena parlato con il piùincredibile… Mentre gli veniva mal di testa, si massaggiò le tempie e si sentìall’improvviso esausto…esausto e curiosamente depresso, comese avesse fallito in qualcosa che era stato importante per lui. E preoccupato. Preoccupato per un… Il mal di testa peggiorò, e con un grugnito T.W. si alzò e andòalla scrivania. C’era una busta appoggiata sopra, una semplicebusta color crema con una calligrafia fluente che diceva, Congratitudine a T.W. Franklin, M.D., per essere usato a sua
    • discrezione in favore delle opere di bene fatte dal suodipartimento. La girò, l’aprì e tirò fuori l’assegno. La mandibola quasi gli finì per terra. Cento mila dollari. A favore del Dipartimento di dermatologiadell’ospedale St. Francis. Il nome del benefattore era Fritz Perlmutter, e non c’eraindirizzo, solo una discreta annotazione: Banca Nazionale diCaldwell, Gruppo Clienti Privati. Cento mila dollari. L’immagine di un marito ricoperto di cicatrici e di una mogliebellissima spuntò nella sua mente, ma fu presto sepolta dal mal ditesta. T.W. prese l’assegno e lo infilò nel taschino della camicia, poispense la macchina laser e il computer, e si avviò verso il retrodella clinica, spegnendo le luci man mano che passava. Sulla strada di casa si ritrovò a pensare a sua moglie, al modo incui era stata quando l’aveva visto per la prima volta dopol’incendio. Aveva avuto undici anni ed era andata a trovarlo con igenitori. Lui si era sentito completamente mortificato quando leiera entrata dalla porta perché aveva già una cotta per lei a quelpunto, ed eccolo lì, fermo in un letto d’ospedale, un intero lato delcorpo ricoperto dalle bende. Lei gli aveva sorriso, gli aveva preso la mano buona e gli avevadetto che non importava che aspetto avesse il suo braccio, volevacomunque essergli amica. E diceva sul serio. E glielo aveva dimostrato più e più volte. Ed era diventata più che un’amica. Qualche volta, T.W. pensava che il fatto che alla persona che aminon importi del tuo aspetto fosse la miglior medicina possibile. Mentre guidava, passò davanti a una gioielleria chiusa per lanotte, e poi un fioraio e poi un negozio d’antiquariato che sapevaessere uno dei preferiti di sua moglie.
    • Lei gli aveva dato tre figli. Quasi vent’anni di matrimonio. Espazio per lavorare alla sua carriera. Lui le aveva dato tante notti solitarie. Cene da sola con ibambini. Vacanze di un giorno o due attaccate a qualche convegnodi dermatologia. E una Volvo. A T.W. ci vollero venti minuti per andare a un Hannaford apertotutta la notte, ed entrò di corsa anche se non c’era alcun orario dichiusura di cui preoccuparsi. La sezione dei fiori era sulla sinistra, appena oltre le porteautomatiche dell’ingresso. Mentre guardava le rose, i crisantemi ei gigli, pensò di riempire di mazzi di fiori il bagagliaio della Lexuse anche il sedile posteriore. Alla fine però, scelse un singolo fiore e lo tenne in mano conattenzione tra il pollice e l’indice per tutto il tragitto fino a casa. Parcheggiò nel garage, ma non passò dalla cucina. Invece andòalla porta principale e suonò il campanello. Il volto adorabile e familiare di sua moglie fece capolino dallalunga finestra che incorniciava l’entrata della loro casa in stilecoloniale. Sembrò confusa mentre apriva la porta. “Hai dimenticato le…” T.W. le porse il fiore con la mano ustionata. Era una modesta piccola margherita. Esattamente come quelleche lei gli aveva portato una volta alla settimana in ospedale. Perdue mesi di fila. “Non dico grazie abbastanza,” mormorò T.W. “O che ti amo. Oche penso ancora che tu sia bella come il giorno in cui ti hosposata.” La mano di sua moglie tremò mentre prendeva il fiore.“T.W…stai bene?” “Dio…il fatto che tu debba chiedere una cosa del genere soloperché ti ho portato un fiore…” Scosse la testa e l’abbracciò,tenendola stretta fra le braccia. “Mi dispiace.”
    • La figlia adolescente gli passò accanto e roteò gli occhi prima disalire le scale. “Prendete una stanza.” T.W. si tirò indietro e spostò una ciocca dei capelli sale e pepe disua moglie dietro l’orecchio. “Credo che dovremmo seguire il suoconsiglio, che ne dici? E approposito, andremo da qualche parteper il nostro anniversario, e non a una conferenza.” Sua moglie sorrise e poi scoppiò a ridere. “Che cosa ti è preso?” “Ho visto questo paziente e sua moglie stasera…” Fece unasmorfia di dolore e si massaggiò le tempie. “Voglio dire…chestavo dicendo?” “Che ne dici della cena?” disse sua moglie, mettendosi al suofianco. “E poi vediamo che si può fare per quella camera?” T.W. si appoggiò su sua moglie e richiuse la porta. Mentrepercorrevano insieme il corridoio diretti in cucina, la baciò. “Èperfetto. Semplicemente perfetto.”
    • 10 Ritornati alla residenza della Fratellanza, Z rimase in piedidavanti a una delle finestre della camera da letto sua e di Bella eguardò in basso oltre il terrazzo e i giardini. Il polso gli bruciavadove era stato usato il laser, ma il dolore non era forte. “Non sono sorpreso per come sono andate le cose,” disse. “Beh,a parte il fatto che mi è piaciuto il dottore.” Bella gli si avvicinò da dietro e gli mise le braccia intorno allavita. “Era un brav’uomo, vero?” Mentre se ne stavano lì insieme, c’erano un sacco di e adessocosa in giro per la stanza. Sfortunatamente Z non aveva alcunarisposta. Aveva contato sul fatto che i tatuaggi fossero rimossi,come se quello avesse potuto rendere tutto più facile. Anche se non era come se non ci fossero le cicatrici sul suo viso. Dalla nursery Nalla si fece sentire con un gorgoglio e unsinghiozzo. E poi si mise a piangere. “Le ho appena dato da mangiare e l’ho cambiata,” disse Bella,tirandosi indietro. “Non sono sicura di cosa possa volere…” “Lasciami andare da lei,” disse Z con voce tesa. “Lasciamivedere se posso…” Bella alzò le sopracciglia, ma poi annuì. “Okay. Rimango qui.” “Non la farò cadere. Lo prometto.” “Lo so che non lo farai. Solo assicurati di sostenerle la testa.” “D’accordo. Capito.” Mentre entrava nella nursery, Z si sentì come se stesse andandoincontro a uno squadrone di lessers completamente disarmato. Come se avesse percepito la sua presenza, Nalla sbuffò. “Sono tuo padre. Papà. Babbo.” Come l’avrebbe chiamato? Si avvicinò alla culla e diede un’occhiata a sua figlia. Avevaaddosso una tutina dei Red Sox, senza dubbio un regalo di V e/o
    • Butch, e il labbro inferiore le tremava come se volesse saltare giùdal mento ma avesse paura della caduta. “Perché stai piangendo, piccolina?” disse piano. Quando alzò le braccia verso di lui, Z controllò la porta. Bellanon era lì, e ne fu felice. Non voleva che nessuno vedesse quantoera impacciato mentre si chinava nella culla a prendere… Nalla gli stava tra le mani in modo perfetto, il sederino in una ela testa nell’altra. Mentre si tirava su portandola con sé, Nalla erasorprendentemente robusta e calda e … Si aggrappò alla sua dolce vita e lo tirò verso di sé, pretendendovicinanza…e farlo sembrò facile in modo incredibile. Mentre lateneva stretta sul suo torace, Nalla si calmò subito, accoccolandosisul suo corpo. Tenerla in braccio era così naturale. E lo era altrettanto dirigersiverso la sedia a dondolo, sedersi e usare un piede per andare su egiù. Guardando le sue ciglia, le guanciotte e la stretta che mantenevasulla sua maglia, Z si rese conto di quanto Nalla avesse bisogno dilui, e non solo per proteggerla. Aveva anche bisogno di essereamata. “Sembra che andiate d’accordo,” disse Bella piano stando sullaporta. Z alzò lo sguardo. “Sembra che le piaccia.” “Come potrebbe essere diversamente?” Tornando a guardare sua figlia, dopo un attimo Z disse, “Sarebbestato grandioso se fossi riuscito a rimuoverli. Quei tatuaggi. Ma leiavrebbe comunque fatto domande sul mio viso.” “Ti amerà comunque. Lo fa già.” Z passò un dito sul braccio di Nalla, accarezzandola mentre lei siaccoccolava ancora più stretta vicino al suo cuore e gli davapiccole pacche sul dorso della mano libera. Senza pensare, Z disse, “Non mi hai mai detto molto sul tuosequestro.”
    • “Io…ah, non volevo turbarti.” “Ti ritrovi spesso a proteggermi da cose che potrebberoturbarmi?” “No.” “Ne sei sicura?” “Zsadist, se lo faccio, è perché…” “Non valgo granché come uomo se non posso esserci quando haibisogno di me.” “Ci sei sempre per me. E ne abbiamo parlato un pochino.” “Un pochino.” Dio, si sentiva una merda per tutto quello che Bella aveva dovutofare da sola, solo perché la sua testa era un casino. Eppure la voce di Bella era forte e sicura quando disse, “Quandosi parla del sequestro, non voglio che tu sappia tutti i dettagli diquello che è successo. Non perché tu non sia in grado di gestirli,ma perché non voglio dare a quel bastardo maggiore influenzasulla mia vita di quanta non ne abbia già avuta.” Scosse la testa.“Non gli darò il potere di turbarti se posso evitarlo. Nonsuccederà, e sarebbe vero indipendentemente dal fatto che tu fossipassato o meno attraverso eventi traumatici.” Z emise un suono per farle capire che aveva sentito quello che gliera stato detto, ma non fu d’accordo con lei. Voleva darle tutto ciòdi cui aveva bisogno. Non meritava niente di meno. E il suopassato aveva avuto un impatto sulle loro vite. Ancora lo aveva.Cristo, il modo in cui si era comportato con Nalla era stato… “Posso dirti una cosa in confidenza?” disse Bella. “Naturalmente.” “Mary vuole un bambino.” Gli occhi di Z si alzarono di colpo verso Bella. “Davvero? Ègrandioso…” “Un figlio biologico.” “Oh.”
    • “Sì. Non può averne uno suo, quindi Rhage dovrebbe andare aletto con una delle Prescelte.” Z scosse la testa. “Non lo farebbe mai. Non andrà con nessuna aparte Mary.” “È quello che ha detto Mary. Ma se non lo fa, lei non potrà maitenere tra le braccia una parte di lui.” Sì, perché l’inseminazione in vitro non funzionava nei vampiri.“Merda.” “Non ne ha ancora parlato con Rhage perché prima di tutto vuolecapire cosa prova lei stessa. Parla con me così da potersperimentare le montagne russe delle sue emozioni senzacostringerlo ad assistere. Un giorno vuole un bambino così tantoche crede di poter gestire la cosa. Il giorno dopo semplicementenon riesce a sopportare l’idea e considera la possibilitàdell’adozione. Il mio punto è che non puoi risolvere tutto con iltuo compagno. E non dovresti. Tu eri lì per me dopo. E sei qui perme adesso. Non l’ho mai messo in dubbio. Ma ciò non significache io ti debba trascinare fino al nocciolo del problema. Guarire èuna cosa complessa.” Z si immaginò di dover raccontare a Bella tutti i dettagli degliabusi a cui era stato sottoposto…No…non voleva assolutamenteche a Bella si spezzasse il cuore sentendo del fottuto incubo da cuiera passato. “Hai parlato con qualcuno?” le chiese. “Sì, alla clinica di Havers. E ho parlato con Mary.” Fece unapausa. “E sono tornata là…dove sono stata tenuta prigioniera.” Gli occhi di Z fissarono Bella. “Lo hai fatto?” Lei annuì. “Dovevo.” “Non me l’hai mai detto.” Cazzo, era tornata in quel posto?Senza di lui? “Avevo bisogno di andarci. Per me. E avevo bisogno di andarcida sola e non volevo discutere. Mi sono assicurata che Wrath
    • sapesse che stavo uscendo e che fosse avvertito immediatamentedel mio ritorno.” “Dannazione…avrei voluto saperlo. Mi fa sentire un hellren dimerda.” “Non lo sei affatto. Specie adesso che tieni tra le braccia tuafiglia.” Ci fu un lungo silenzio. “Senti,” disse Bella, “se può esserti d’aiuto, non ho mai provatola sensazione di non poterti dire qualcosa. Non ho mai messo indubbio il fatto che saresti stato forte per me e mi saresti statoaccanto. Ma solo perché siamo una coppia non significa che ionon sia una persona completa da sola.” “Lo so…” Z ci pensò per un minuto. “Non volevo ritornare doveio…In quel castello. Se non fosse stato per il fatto che teneva unaltro prigioniero giù in quella cella…non ci sarei mai tornato.” E adesso non avrebbe più potuto farlo. Il posto dove era statoconfinato era stato da tempo venduto agli umani, ed era finito a farparte Patrimonio Nazionale d’Inghilterra. “Ti sei sentita meglio?” le chiese Z di colpo. “Dopo essereandata a vedere dove ti avevano tenuta?” “Sì, perché Vishous ha ridotto il posto in cenere. La fine è statapiù completa in quel modo.” Z accarezzò il pancino di Nalla senza pensarci mentre fissavanegli occhi la sua shellan. “Mi chiedo perché non ne abbiamoparlato prima.” Bella sorrise e fece un cenno con la testa verso la piccola.“Avevamo qualcos’altro a cui pensare.” “Posso essere onesto? C’è una parte di me che ha bisogno dicredere che se tu avessi voluto che venissi con te in quel posto, saiche l’avrei fatto in un attimo e sarei rimasto forte per te.” “Lo so questo, assolutamente. Ma volevo comunque andare dasola. Non riesco a spiegarlo…era solo qualcosa che avevo bisognodi fare. Una prova di coraggio.”
    • Nalla guardò nella direzione di Bella e si mosse verso di lei conun piccolo brontolio di richiesta. “Credo che voglia qualcosa che solo tu puoi darle,” disse Z conun sorriso mentre si alzava dalla sedia a dondolo. Lui e Bella si incontrarono nel centro della stanza. Mentre sipassavano la bambina, Z baciò la sua shellan e indugiò perqualche momento, entrambi a sorreggere la figlia. “Esco, okay?” disse. “Non ci metterò molto.” “Fai attenzione.” “Lo prometto. Devo prendermi cura delle mie ragazze.” Zsadist prese le proprie armi e si smaterializzarò a ovest dellacittà, in un tratto di foresta nel bel mezzo della campagna. La radura spoglia era cento cinquanta metri più avanti, vicino aun ruscello, ma invece di vedere un’estensione vuota in mezzo aipini, si immaginò una baracca formata da una sola camera,rivestita di legno e con un tetto di lamiera. Quello che c’era nella sua mente era chiaro come gli alberi cheaveva intorno e le stelle nel cielo notturno sopra la sua testa. Ilcomplesso era stato costruito alla svelta dalla società dei lesserscon un occhio verso la provvisorietà. Ciò che era stato fattoall’interno, però, era roba permanente. Z camminò fino alla radura, i ramoscelli sul suolo della forestascricchiolavano sotto i suoi stivali, ricordandogli il suono di unfuocherello nel camino. I suoi pensieri erano tutt’altro che calmi e confortevoli. Quando si entrava dalla porta, c’era stato un angolo doccia e unsecchio con attaccato un asse del gabinetto. Per sei settimaneBella si era lavata nel cubicolo di un metro per un metro, e Zsapeva che non era stata sola. Quel bastardo di un lesser erarimasto a guardare. Probabilmente l’aveva aiutata.
    • Merda, l’idea che una cosa del genere potesse essere accaduta glifaceva venir voglia di dare la caccia allo stronzo un’altra volta.Ma Bella si era occupata della morte del cacciatore, vero. Era statalei a sparargli in testa mentre il bastardo era rimasto in piedi, difronte a lei, ammaliato dall’amore malato che provava nei suoiconfronti… Cazzo. Dandosi una scrollata, Z immaginò di trovarsi ancora una voltanella stanza principale del capanno. Sulla sinistra una parete erastata piena di scaffali con strumenti di tortura appoggiati sulle assidi legno tenute su da rozzi supporti. Scalpelli, coltelli,seghe…ricordava quanto erano stati lucidi. C’era stato anche uno sgabuzzino a prova d’incendio, uno di cuiZ aveva rancato via le porte. E un tavolo autopsie di acciaio inossidabile sporco di sanguefresco. Che aveva scagliato in un angolo come immondizia. Poteva ricordare perfettamente il momento in cui aveva fattoirruzione nella struttura. Aveva cercato Bella per settimane dopoche i lessers le erano entrati in casa e l’avevano presa. Tuttipensavano fosse morta, ma lui aveva rifiutato di crederci. Era statotorturato dal bisogno di liberarla…un bisogno che allora nonaveva capito ma che non aveva potuto negare. La svolta era arrivata quando un vampiro civile era scappato dal“centro di persuasione”, come venivano chiamati dalla società deilessers, e aveva rintracciato la sua posizione dematerializzandosifuori dalla radura in salti di circa cento chilometri attraverso laforesta. Dalla mappa che aveva disegnato per la Fratellanza, Z eravenuto lì in cerca della sua donna. La prima cosa che aveva trovato era stato un cerchio di terrabruciata proprio fuori dalla porta, e aveva pensato che si fossetrattato di Bella, lasciata fuori al sole. Si era piegato sulle
    • ginocchia e aveva appoggiato una mano sul cerchio di cenere,equando la sua vista si era fatta sfocata non aveva capito il perché. Lacrime. C’erano state lacrime nei suoi occhi. Ed era passatocosì tanto tempo da quando aveva pianto, che non le avevariconosciute. Tornando al presente, Z si fece forza e avanzò, gli stivalicalpestarono le erbacce. Di solito, dopo che Vishous aveva usatola sua mano su un posto, non rimaneva nulla a parte la cenere epiccoli pezzi di metallo, ed era vero anche lì. Con il sottoboscoche stava crescendo, presto la radura avrebbe di nuovo fatto partedella foresta. I tre tubi che erano infilati nel terreno erano sopravvissuti, però.E avrebbero continuato ad esistere non importa quanti alberifossero cresciuti. Inginocchiandosi per terra, Z tirò fuori la Maglite e diresse ilraggio nel buco dove Bella era stata tenuta. Aghi di pino e acquaavevano riempito in parte lo spazio. Era stato dicembre quando l’aveva trovata nella terra, e potevasolo immaginare il freddo che l’aveva circondata là sotto…ilfreddo e l’oscurità e lo spazio limitato del metallo scanalato. Per poco non si era lasciato sfuggire quelle prigioni sottoterra.Dopo aver lanciato il tavolo autopsie dall’altra parte della stanza,aveva sentito un sussurro, e quello l’aveva portato lì, a quei tretubi. Quando aveva aperto la rete di copertura del tubo da doveproveniva il suono, aveva capito di averla trovata. Solo che non era stato così. Quando aveva tirato su le funiinfilate nel buco, ne era emerso un civile, un uomo che tremavacome un bambino. Bella era priva di sensi nel tubo in cui la tenevano. Z si era beccato una pallottola nella gamba mentre lavorava perliberarla, grazie al sistema di sicurezza che Rhage era riuscita adisattivare solo in parte. Anche con il proiettile nella gamba, però,non aveva provato alcun dolore mentre si chinava, afferrava le
    • corde e tirava su lentamente. Per prima cosa aveva visto i capellicolor mogano del suo amore, e il sollievo gli aveva dato levertigini e lo aveva fatto sentire come avvolto in una tiepidanuvola. Ma poi il viso di Bella era diventato visibile. Gli occhi erano stati chiusi con dei punti di sutura. Z si alzò in piedi, il corpo in rivolta contro il ricordo, lo stomacosottosopra, la gola secca. L’aveva curata dopo averla trovata. Leaveva fatto il bagno. Le aveva permesso di nutrirsi del suo sangueanche se darle la merda corrotta che gli scorreva nelle venel’aveva portato sull’orlo della pazzia. E l’aveva anche servita nel suo tempo del bisogno. Che era ilmotivo per cui Nalla era nata. In cambio? Bella gli aveva ridato il mondo. Zsadist si diede un’ultima occhiata intorno, vedendo non ilpaesaggio ma la verità. Bella poteva essere più piccola di lui,poteva pesare cinquanta chili in meno, poteva non essereaddestrata nelle arti marziali e non sapere come sparare con unapistola…ma era più forte di lui. Aveva superato quello che le era stato fatto. Poteva il passato essere così, si chiese, guardandosi intorno nellaradura desolata. Una struttura nella tua mente che puoi radere alsuolo e quindi liberartene? Mosse il piede avanti e indietro sul suolo della foresta. Leerbacce che erano spuntate dal terreno erano come baffi verdi, ederano concentrate nell’area che riceveva più luce solare. Dalle ceneri nasceva nuova vita. Z tirò fuori il telefono e compose un messaggio che non avrebbemai pensato di scrivere. Gli ci vollero quattro tentativi prima che andasse bene. E quandopremette invio, in un certo senso seppe che aveva appenacambiato il corso della sua vita. E potevi farlo, vero, pensò mentre si rimetteva in tasca il RAZR.Puoi scegliere una strada piuttosto di un’altra. Non sempre,
    • naturalmente. Qualche volta il destino ti guida a destinazione, tisbatte col culo per terra e tanti saluti. Ma ci sono volte in cui sei in grado di scegliere l’indirizzo. E sehai anche solo mezzo cervello, non importa quanto sembri difficilee strano, entri in casa. E ritrovi te stesso.
    • 11 Un’ora dopo Zsadist era in cantina nella residenza dellaFratellanza, seduto di fronte alla vecchia caldaia a carbone nelseminterrato. La dannata cosa era un relitto del 1900, mafunzionava talmente bene che non c’era ragione di cambiarla. Inoltre, occorreva un notevole sforzo per far bruciare il carbone ei doggen amavano i lavori regolari. Più cose c’erano da fare emeglio era. La pancia della grande caldaia di ferro aveva una finestrelladavanti, una fatta di vetro temprato spesso tre centimetri, edall’altro lato del vetro le fiamme si muovevano, lente e calde. “Zsadist?” Z si passò una mano sul viso e non si girò sentendo la familiarevoce femminile. In un certo senso non poteva credere di stare perfare quello che stava per fare, e l’istinto di scappare via lo stavadilaniando. Si schiarì la gola. “Ciao.” “Ciao.” Ci fu una pausa, e poi Mary disse, “La sedia vuotaaccanto a te è per me?” Adesso si girò. Mary era in piedi al fondo delle scale cheportavano in cantina, vestita come al solito, pantaloni color cachi euna polo. Al polso sinistro c’era un enorme Rolex d’oro, e avevapiccoli orecchini di perle ai lobi. “Sì,” disse Z. “Sì, è…grazie per essere venuta.” Mary si avvicinò, i mocassini facevano un suono staccato sulpavimento di cemento. Quando si fu seduta sulla sedia dagiardino, la riposizionò in modo da essere di fronte a lui e non allacaldaia. Z si passò una mano sul cranio rasato. Mentre il silenzio si allungava, il suono di una valvola di tiraggiovenne dalla parte opposta della stanza…e qualcuno al piano di
    • sopra accese la lavastoviglie…e il telefono squillò sul retro dellacucina. Poi, visto che si sentiva un idiota a non dire niente, alzò unpolso. “Ho bisogno di provare quello che dirò a Nalla quando michiederà di questi. Io ho solo…ho bisogno di avere qualcosa dipronto da dirle. Qualcosa che…sia la cosa giusta, sai?” Mary annuì lentamente. “Sì, lo so.” Z tornò a guardare la caldaia e ricordò di aver bruciato il teschiodella Padrona lì dentro. All’improvviso si rese conto che eral’equivalente di V che inceneriva il posto in cui era stato fatto delmale a Bella, vero. Non potevi radere al suolo un castello…mac’era stata comunque una certa purificazione col fuoco. Ciò che non aveva fatto era l’altra metà del processo diguarigione. Dopo un po’ Mary disse, “Zsadist?” “Sì?” “Che cosa sono quei segni?” Z aggrottò la fronte e la guardò, pensando, come se non losapesse? Ma poi…beh, lei era stata umana. Forse non lo sapeva.“Sono bracciali di schiavitù. Ero…uno schiavo.” “È stato doloroso quando te li hanno fatti?” “Sì.” “Te li ha fatti la stessa persona che ti ha ferito in faccia?” “No, l’hellren della mia padrona l’ha fatto. La mia padrona…leimi ha fatto i bracciali. Lui mi ha ferito in faccia.” “Per quanto tempo sei stato uno schiavo?” “Cento anni.” “Come hai fatto a liberarti?” “Phury. Phury mi ha tirato fuori. È così che ha perso la gamba.” “Ti hanno fatto del male quando eri uno schiavo?” Z inghiottì con forza. “Sì.” “Ci pensi ancora?”
    • “Sì.” Si guardò le mani, che all’improvviso gli facevano male perqualche motivo. Oh, giusto. Le aveva strette a pugno e stavastringendo così forte che le dite stavano per staccarsi dalle nocche. “La schiavitù c’è ancora?” “No. Wrath l’ha messa fuorilegge. Come regalo per l’unione miae di Bella.” “Che tipo di schiavo eri?” Zsadist chiuse gli occhi. Ah, sì, la domanda a cui non volevarispondere. Per un po’ tutto quello che riuscì a fare fu di sforzarsi dirimanere su quella sedia. Ma poi, con tono falsamente calmo,disse, “Ero uno schiavo di sangue. Ero usato da una donna per ilsangue.” La quiete dopo che ebbe parlato gravava su di lui, come un pesotangibile. “Zsadist? Posso appoggiarti una mano sulla schiena?” La sua testa fece qualcosa che evidentemente era un cenno diassenso, perché la mano gentile di Mary gli si posò delicata sullascapola. Mary mosse la mano in lenti cerchi. “Quelle erano le risposte giuste,” gli disse. “Tutte quante.” Z dovette sbattere le palpebre velocemente mentre il fuoco nellacaldaia diventava indistinto. “Credi?” chiese con voce rotta. “No. Lo so.”
    • EPILOGO Sei mesi dopo… “E cosa sta succedendo qui con tutto questo rumore, tesoro?” Bella entrò nella nursery e trovò Nalla in piedi nella culla, maniattaccate alla ringhiera, il visino rosso e tirato per il pianto. Tuttoera stato buttato sul pavimento: il cuscino, i peluches, la coperta. “Sembra che il tuo mondo stia di nuovo per finire,” disse Bellaprendendo in braccio sua figlia che piangeva a dirotto e guardandole macerie. “È stato per qualcosa che hanno detto?” L’attenzione faceva solo scendere le lacrime più in fretta e conpiù forza. “Adesso, adesso, cerca di respirare…ti darà più volume…Okay,hai appena mangiato, quindi so che non hai fame. E sei asciutta.”Altri urli. “Ho la sensazione di sapere di cosa si tratta…” Bella controllò l’orologio. “Guarda, possiamo provarci, ma nonso se è già ora.” Piegandosi, Bella raccolse dal pavimento la copertina rosapreferita di Nalla, ci avvolse la piccola e si diresse verso la porta.Nalla si calmò un pochino mentre uscivano dalla nursery ecamminavano lungo il corridoio delle statue verso la grandescalinata, e il tragitto attraverso il tunnel fino al centroaddestramento fu allo stesso modo relativamente calmo, maquando entrarono nell’ufficio e trovarono il posto deserto, ilpianto ricominciò. “Aspetta, dobbiamo solo vedere se…” Fuori, nel corridoio, un gruppo di ragazzi pre-transizionelasciarono lo spogliatoio e si diressero verso l’area di parcheggio.Era bello vederli, e non solo perché voleva dire che Nalla stavaprobabilmente per ottenere quello che voleva: dopo le razzie allecase della glymera, i corsi per i futuri soldati erano state interrotti.Adesso, però, la Fratellanza era tornata in attività con la
    • generazione successiva, solo che questa volta non tutti i ragazzierano aristocratici. Bella entrò nella palestra attraverso la porta sul retro e arrossìdavanti a ciò che vide. Zsadist era là davanti, si stava allenandocon il sacco, i potenti pugni spingevano la cosa indietro fino afarla pendere a un angolo impossibile. Il torace nudo eraincredibile sotto le luci, i muscoli definiti, gli anelli ai capezzolibrillavano, il suo corpo di combattente perfetto perfino agli occhidi qualcuno non esperto come lei. Da un lato, c’era uno dei ragazzi, completamente pietrificato, unafelpa gli penzolava dalla piccola mano. Il viso mostrava unacombinazione di paura e adorazione mentre guardava Zsadistallenarsi, gli occhi del ragazzo erano spalancati e la bocca erasocchiusa in un O dato dalla mandibola lasciata cadere. Il secondo in cui le urla di Nalla echeggiarono nel vasto spazio, Zsi girò di colpo. “Scusa se ti disturbiamo,” disse Bella oltre le urla. “Ma vuole ilsuo papà.” Il viso di Z si sciolse, risplendente d’amore, la fieraconcentrazione fluì dai suoi occhi e fu sostituita da quello che aBella piaceva chiamare la visione Nalla. Venne loro incontroattraverso i materassini blu, baciando Bella sulla bocca mentreprendeva in braccio la piccola. Nalla si sistemò subito nell’abbraccio di suo padre, gli mise lebraccia intorno al collo poderoso e si accoccolò sul toracemassiccio. Z si guardò alle spalle attraverso la palestra e vide il ragazzo.Con voce profonda, disse, “L’autobus sta arrivando, figliolo. Èmeglio che ti sbrighi.” Quando si girò nuovamente, Bella sentì il braccio del suo hellrenintorno alla vita e venne tirata al suo fianco. Mentre la baciavaun’altra volta sulla bocca, Z mormorò, “Ho bisogno di una doccia.Vuoi aiutarmi?”
    • “Oh, sì.” I tre lasciarono la palestra e tornarono nella residenza. A metàstrada del tragitto, Nalla si addormentò, così quando arrivarono incamera loro, andarono nella nursery e la misero nella culla, epoterono godersi una doccia molto calda, e non solo per latemperatura dell’acqua. Quando ebbero finito, Nalla era di nuovo sveglia, giusto intempo per l’ora della favola. Mentre Bella si asciugava i capelli con un asciugamano, Z presela piccola e padre e figlia si sistemarono sul lettone. Bella uscì unmomento dopo, si appoggiò semplicemente allo stipite della portae rimase a guardarli. I due erano così attaccati che sembravanoessere una sola persona. Z aveva addosso un paio di pantaloni delpigiama, fantasia a scacchi Black Watch, e una canottiera. Nallaaveva una tutina rosa pallido con in bianco la scritta La cocca dipapà. “Oh, i posti dove andrai,” lesse Z dal libro che teneva in grembo.“Del Dottor Seuss.” Mentre Z continuava a leggere, di tanto in tanto Nalla davacolpetti alle pagine con le manine. Era la nuova routine. Al termine di ogni notte, quando Z tornavadai pattugliamenti o dalle lezioni, faceva una doccia mentre Belladava da mangiare a Nalla, e poi lui e la figlia si mettevano sul lettoe lui le leggeva fino a farla addormentare. Quindi la portava con cautela nella nursery…e ritornava per l’oramahmen-e-papà, come amava chiamarla. Sia la lettura che il modo in cui aveva preso confidenza a tenerein braccio Nalla erano miracolosi, e Mary aveva dato una manoper entrambe le cose. Z e la donna si incontravano una volta asettimana nella sala della caldaia. I due avevano raccontato a Belladelle sedute e qualche volta Z le diceva qualcosa di quello di cuiavevano parlato, ma per la maggior parte quello che venivadiscusso rimaneva nel seminterrato, anche se Bella era
    • consapevole che alcune delle cose che venivano condivise eranoorrende. Lo sapeva perché, dopo, Mary spesso si rintanava nellacamera che condivideva con Rhage e non ne usciva per lungo,lungo tempo. Ma stava funzionando. Z si stava ammorbidendo inun modo diverso, un modo nuovo. Lo si vedeva con Nalla. Quando la piccola gli prendeva i polsi luinon si tirava indietro, ma lasciava che lo accarezzasse o lobaciasse sui tatuaggi. La lasciava arrampicarsi sulla schienarovinata e le fregava anche il viso contro il suo. E aveva fattoaggiungere il nome di sua figlia sulla schiena, inciso con amoresotto quella di Bella dai suoi Fratelli. Lo si vedeva anche perché i brutti sogni si erano esauriti. Infatti,erano passati mesi dall’ultima volta in cui era scattato a sedere sulletto madido di sudore e di paura. E lo si vedeva nei suoi sorrisi. Che erano più ampi e più frequentiche mai. All’improvviso, la vista di lui con la bambina divenne un po’sfocata, e come se avesse percepito le lacrime, Z la guardò.Continuò a leggere ma corrugò la fronte preoccupato. Bella gli soffiò un bacio, e in risposta lui diede un colpetto almaterasso accanto a dove era seduto. “Quindi…vai per la tua strada!” finì mentre Bella gli siaccoccolava accanto. Nalla fece un gridolino di felicità e diede dei colpetti allacopertina del libro che Z aveva chiuso. “Stai bene?” sussurrò all’orecchio di Bella. Lei gli appoggiò una mano sul viso e portò la bocca sulla sua.“Sì. Molto, davvero.” Mentre si baciavano, Nalla diede di nuovo qualche colpetto allibro. “Sei sicura che vada tutto bene?” chiese Z. “Oh, sì.”
    • Nalla afferrò il libro e Z sorrise, tirandolo indietro congentilezza. “Ehi, che cosa stai facendo, piccolina? Ne vuoiancora? Sei troppo…tu…oh, no…non il labbro tremolante…oh,no.” Nalla fece una risatina. “Oltraggioso! Ne vuoi ancora, e saiche otterrai quello che vuoi a causa del Labbro. Però, ti rigiri papàproprio come vuoi, non è vero?” Nalla emise un gridolino di felicità quando papà riaprì il libro ela storia uscì dalla bocca di Z ancora una volta, con vocerisonante. “Congratulazioni! Oggi è il giorno…” Bella chiuse gli occhi, appoggiò la testa sulla spalla del suohellren, e ascoltò la storia. Di tutti i posti in cui era stata, quello era il migliore. Proprio lì.Con loro due. E sapeva che Zsadist provava lo stesso. Era tutto nelle orepassate con Nalla e tutti i giorni in cui allungava una mano tra lelenzuola per cercare Bella quando erano soli. Era nel fatto cheaveva ricominciato a cantare, e che aveva iniziato a fare la lottacon i suoi Fratelli, non per allenarsi, ma per divertimento. Era nelsuo nuovo sorriso, quello che Bella non aveva mai visto prima enon vedeva l’ora di rivedere. Era la luce che aveva negli occhi e nel cuore. Era…felice della vita. E lo era sempre di più. Come se le avesse letto nella mente, Z le prese la mano e lastrinse. Bella ascoltò la storia e si lasciò cullare, proprio come sua figlia,sicura che tutto era come avrebbe dovuto essere. Il loro uomo era ritornato da loro…ed era lì per restare.