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Progetto CO2, Soltarico; Archivio Chini.

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  • Alcuni esempi di interesse geomorfologico, botanico e zoologico.sono: l’Adda morta, un vecchio ramo del fiume nei comuni di Castiglione d’Adda e Formigara; La morta di Soltarico, formatasi dopo l’alluvione del 1976. Il fiume infatti ha deviato il suo corso in quest’area, abbandonando completamente circa 7 Km. di percorso. Questa zona, oltre che essere un morfotipo interessante, presenta anche caratteri paesaggistici e valenze legate al tempo libero ed al riposo, adatto sicuramente per percorsi di tipo ciclo-culturale e ciclo-turistico.
  • Mappa attuale Lungo la capezzagna che costeggia il corso del vecchio letto leggiamo la forza e l’originalità sempre rigeneratrice della natura, scoprendo quanto l’uomo non possa fare a meno di questa magia ambientale.
  • La Morta di Soltarico è un ambiente umido molto ricco di vegetazione. Abbiamo individuato diverse specie di alberi già riscontrate nei percorsi del Pulignano e Belgiardino: Pioppo bianco e cipressino, quest’ultimo bordava un tratto del sentiero da noi percorso in bicicletta.
  • Vivaio di aceri rossi presso Ca’ del Conte
  • Lanca di Soltarico. Sambuco, sanguinella, rovo e biancospino, transennavano le varie alberature di pioppi e salici bianchi. Questi ultimi, riversavano i loro rami pendenti sulle acque della lanca, mentre le loro foglie trasudate dall’effetto della traspirazione lasciavano cadere le gocce d’acqua anche sulla nostra testa.
  • SALICE BIANCO
  • Paola esperta in educazione ambientale del territorio, ci fa osservare, il processo regressione della lanca, il calco di una foglia e il riconoscimento di alcuni alberi. abbiamo infatti raccolto foglie di olmo, farnia, sambuco, rovo, biancospino, pioppo e salice per costruire poi un erbario.
  • Tra i fiori selvatici, la celidonia, Chelidonium majus (Foto. 2), arricchiva i bordi della strada sterrata. Si tratta di una medicinale , nota fin dal medioevo per la cura dei porri. Ha fiori gialli e semi i di cui sono ghiotte le formiche. Il suo nome viene dal greco chelidon cioè rondine; sembra infatti che la sua fioritura coincida con il ritorno delle rondini.
  • Tra le specie che compongono la ricchissima avifauna di Soltarico sono da evidenziare la gallinella d’acqua, il tuffetto, il tarabusino, il codone, il cormorano, il gabbiano e l’airone cenerino.
  • Una chiocciola (Helix pomata). Genere di molluschi gasteropodi terrestri degli elicoidei, con conchiglia molto grande e panciuta e piede muscoloso. Vivono nelle campagne, nutrendosi di piante erbacee; sono ermafroditi, ma necessitano di accoppiamento per la riproduzione. Molte specie sono commestibili; oggi rari, sono protetti in alcune nazioni.
  • Tra i canneti è presente il cannareccione e e la cannaiola. Abbiamo visto, fotografato e filmato anche una rana la "rana di Lataste" (Rana latastei) dalle spiccate abitudini terragnole, specie protetta, in via di estinzione per la mancanza di sottoboschi, suo habitat naturale. È un vertebrato, appartenente alla famiglia dei ranidi, alla classe degli anfibi, ed all'ordine degli anuri. Non ha coda; il suo corpo è coperto da pelle molto liscia; le gambe anteriori, brevi, sono fornite di quattro dita, quelle posteriori, più lunghe, hanno cinque dita. Ha attitudine al salto ed al nuoto. La bocca, con larga apertura, è provvista di denti solamente nella mascella superiore, e la lingua, bifida all'estremità posteriore è protrattile ed usata per afferrare la preda. Ha grossi occhi sporgenti, ed il timpano scoperto. Le rane giovani respirano per branchie. Le rane depongono le uova in ammassi mucillaginosi galleggianti,
  • Nella depressione della zona di Soltarico, lasciando i vivai variopinti di piante ornamentali intorno a Cà del Conte e lungo le calme anse del vecchio letto dell’Adda, si intuisce che lontano dagli interventi
  • La “morta” crea un ambiente naturale unico ed interessantissimo: la vegetazione crea il suo nuovo ecosistema e si espande; gli animali caratteristici delle zone umide e stagnanti, creano una loro nicchia particolare e diversa da altri ambienti bio-morfologici “zona di riproduzione”, “zona di rifugio faunistica”, “divieto di caccia”, zona regolamentata – Federazione Italiana Pesca Sportiva”: la stessa segnaletica, all’interno del Parco protetto Adda-sud, ci invita al rispetto e ad uno sfruttamento eco-funzionale.
  • Dal punto di vista infrastrutturale, l’ultima sezione del percorso cicloculturale non ci dà la possibilità di analizzare molti elementi. L’inserimento in un percorso prettamente naturalistico, ci limita a considerare gli ultimi edificati della periferia e l’incontro con alcune cascine della zona
  • Cà del Conte, si immerge in modo originale, ma anche contradditorio, in un vasto vivaio di piante ornamentali, che la separano dal suo originale contesto. La sua struttura è ben curata ed integra, di classica cascina a corte chiusa, monoaziendale a ricordo dell’antica economia agricola e zootecnica.
  • La cascina Camairana confrontandola con la cascina visitata al Pulignano, ci è sembrata meno funzionale ed anche meno aggiornata dal punto di vista tecnologico
  • Per quanto riguarda poi il vero e proprio percorso ambientale, lungo la “morta” di Soltarico, sicuramente ci sembra una zona da valorizzare in percorsi ciclo-turistici e culturali, anche dal punto di vista delle infrastrutture semplici, legate a momenti di sosta, di riflessione, di sport d’acqua: panchine, piazzole di sosta attrezzate, punti per la pesca sportiva e per l’osservazione faunistica e botanica .
  • Questo recupero della natura, più a misura d’uomo ci sembra di fondamentale importanza; soprattutto quando ci appaiono di nuovo, nella prima periferia della città, i limiti di impatto estetico-ambientale tra gli ultimi edifici , i primi cascinali della periferia e i tagli violenti delle nuove tangenziali, dei cantieri in corso e dei capannoni prefabbricati dei moderni piani di lottizzazione
  • Nella tappa finale del nostro percorso ciclo-culturale, abbiamo notato che il rapporto tra la città e la campagna è sensibilmente cambiato rispetto alle zone del Pulignano e di Belgiardino: si verifica un progressivo e più lento allontanamento dal centro edificato e dalla presenza dell’uomo.
  • Dalla strada asfaltata urbana si percorre gradualmente la vecchia Statale Cremonese, sempre più vicina ad un percorso ciclabile che non automobilistico; per arrivare lentamente alle capezzagne campestri, in un ambiente immerso nella campagna lodigiana ed in un habitat particolarissimo. Le stesse costruzioni urbane degradano progressivamente, fino a lasciare il posto alle tradizionali cascine a corte chiusa del territorio lombardo.
  • Dal punto di vista storico, la depressione di Soltarico ci regala alcuni aspetti di archeologia ed altri di evoluzione morfologica e territoriale.
  • Nei pressi della cascina Camairana, all’imboccatura del percorso naturalistico della “morta” di Soltarico, si sono effettuati alcuni scavi con ritrovamento di pezzi di origine etrusco-romana (elmo etrusco, in mostra nella sezione archeologica del Museo Civico di Lodi).
  • La separazione dal letto attuale dell’Adda del tratto della lanca o morta di Soltarico, mostra in un certo qual modo i segni del tempo. L’acqua ristagna o al più si agita con la brezza; il suo colore, tra i riflessi del cielo e del verde rigoglioso, è cupo, crespato, quasi morente. All’opposto, il fiume che corre più in là è vivo, scorrevole e riflette la luce del cielo ed il verde delle sue rive.
  • La trasformazione di questa parte del territorio della periferia di Lodi è stata, in un certo senso, traumatica anche per l’uomo: il vecchio percorso del fiume seguiva il tranquillo lavoro dei campi della gente di cascina Ancona, del Casellario e di cascina Gian Giacomo. La forza dell’acqua ha in breve tempo modificato tempi e spostamenti: nasce cosi un guado in barca, che costringe giornalmente ad usare nuovi mezzi di trasporto per lavorare gli stessi fondi agricoli. Non solo, ma in breve tempo ci si trova una proprietà accatastata venir meno, subendo ricordi, tradizioni di famiglia e beni economici.
  • ERBARIO DEI PERCORSI CO2