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Corso di formazione in Personal Trainer Dott. Vanni Jeni NonSolofitness

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Personal Trainer Dott. Vanni Jeni NonSoloFitness Personal Trainer Dott. Vanni Jeni NonSoloFitness Presentation Transcript

  • Personal Trainer Do#.  Vanni  Jeni   1  
  • IL PERSONAL TRAINER LA PROFESSIONE DI PERSONAL TRAINER -COME NASCE -COSA FA -COME SI DIVENTA -COME SI SCEGLIE -QUANTO COSTA -COME SI DETERMINA IL GIUSTO COMPENSO -LA PROMOZIONE DELL’ATTIVITA’ -LA SPECIALIZZAZIONE -GLI STRUMENTI DEL MESTIERE -L’IMPORTANZA DELLA PROGRAMMAZIONE 2  2   Dott. Vanni Jeni
  • Come  nasce  il  personal  trainer?   •  Esigenza di una figura professionalmente preparata •  Necessità di essere seguiti nelle varie fasi dell’allenamento •  Allenamento personalizzato sulla base delle esigenze ed aspettative individuali •  Strutturazione del programma allenante sulla base di apposite valutazioni •  Punto di riferimento per i propri dubbi •  Necessità di assumere un impegno con un professionista al fine di essere costanti con l’allenamento 3  3   Dott. Vanni Jeni
  • Cosa fa un personal trainer? •  Segue senza distrazioni tutte le fasi dell’allenamento del proprio assistito •  E’ capace di rispondere ai dubbi che possono sorgere •  E’ un abile conoscitore della materia •  E’ un ottimo motivatore •  Ogni programmazione dell’allenamento è preceduta da idonee valutazioni, soprattutto nella fase preliminare •  A conclusione di ogni macrociclo d’allenamento verifica il raggiungimento degli obiettivi specifici 4  4   Dott. Vanni Jeni
  • Cosa  non  può  fare  il     personal  trainer?   •  Prescrivere esami diagnostici (compresi gli esami del sangue) •  Esprimere pareri su patologie diagnosticate (a prescindere dalla loro complessità) •  Diagnosticare una patologia •  Effettuare attività riabilitative •  Prescrivere una dieta 5  5  5  5   Dott. Vanni Jeni
  • Gli  step  iniziali  per  un     Personal  Trainer   6   VALUTAZIONE ANTROPOMETRICA VALUTAZIONE FUNZIONALE PROGRAMMAZIONE DEL LAVORO RISULTATO 6  6  6   Dott. Vanni Jeni
  • APPARATO  COINVOLTO   MIGLIORE  APPORTATE   MUSCOLO   SCHELETRICO   CorreFa  postura   Migliore  mobilità  arJcolare   Tonicità  delle  masse  muscolari   ENDOCRINO   METABOLICO   Aumento  della  massa  magra  aPva  e  riduzione  della  massa  grassa     CorreFa  regolazione  del  controllo  diencefalico  dell'appeJto     CorreFo  asseFo  glico-­‐lipidico     CARDIO-­‐CIRCOLATORIO     E  RESPIRATORIO   Bradicardia     Valida  giFata  sistolica     Miglioramento  della  irrorazione  periferica  (capillarizzazione)     Facilitato  ritorno  venoso     Pressione  arteriosa  favorevole       Incremento  dei  volumi  polmonari     Rapida  riduzione  della  frequenza  cardiaca  e  respiratoria  dopo  sforzo     Incremento  della  potenza  aerobica     COMPORTAMENTO     E  PERSONALITÀ     Buon  controllo  emoJvo     Buona  adaFabilità     Valida  autosJma     Buona  capacità  di  socializzazione   Tabella  traFa  da:  "Età  evoluJva  ed  aPvità  motorie"  di  G.  Caldarone  e  M.  Giampietro  -­‐  Mediserve  1997   BENEFICI DELL'ATTIVITÀ MOTORIA 7   Dott. Vanni Jeni
  • 8   SISTEMI DI RECLUTAMENTO RECLUTAMENTO ENERGETICO 8  8  8  8  8   Dott. Vanni Jeni
  • ATP 9   ADENOSINA TRIFOSFATO Dott. Vanni Jeni
  • 10  10  10  10  10   Dott. Vanni Jeni Idrolisi dell’ATP 7,5 cal per mol
  • 11   Dott. Vanni Jeni FIBRA MUSCOLARE
  • Sistema  Aerobico   Sistema  Anaerobico   Dott. Vanni Jeni 12   Meccanismi di Reclutamento Energetico
  • Meccanismo anaerobico alattacido Glicolisi anaerobica lattacida Beta-Ossidazione degli acidi grassi Glicolisi aerobica (Ciclo di Krebs) ANAEROBICA AEROBICA MECCANISMI ENERGETICI 13   Dott. Vanni Jeni
  • 0-8 secondi ATP ADP CP ATP+ P C P Le scorte di CP nel muscolo sono modeste e non consentono di durata > di 8 10 sec ANAEROBICA ALATTACIDA Ristoro: Rapido (al cessare dello sforzo o al diminuire dell'intensità gran parte della creatina viene rifosforilata a CP in circa 10"); questo sistema di resintesi è importante nelle attività che richiedono forza e velocità (salto, corsa breve e veloce, allenamenti di forza con serie brevi e carico elevato) idrolisi 7,5 cal 14   Dott. Vanni Jeni MECCANISMO ANAEROBICO ALATTACIDO
  • Glicolisi anaerobica lattacida corsa da 200 a 800m Fino a 2 min Ristoro: Subordinato alla eliminazione dell'acido lattico con resintesi di glucosio (ciclo di Cori), con energia fornita dai processi ossidativi (pagamento del debito di O2 lattico) GLICOGENOLISI GLUCOSIO 2 ATP PIRUVATO AC. LATTICO CILO DI KREBS O2 15   Dott. Vanni Jeni
  • GLICOLISI AEROBICA Il meccanismo aerobico è il sistema più efficiente di produzione di energia, il suo limite è rappresentato dalla necessità di ossigeno per funzionare. Il meccanismo aerobico è molto efficiente poiché consente di ottenere la maggior quantità di ATP da una singola molecola di glucosio. 38 molecole di ATP Bruciamo gli zuccheri 16   Dott. Vanni Jeni
  • BETA-OSSIDAZIONE che consente di degradare gli acidi grassi I grassi vengono trasformati in ATP in modo meno rapido rispetto ai carboidrati Possiamo valutare la resa energetica considerando un acido grasso a 16 atomi di C, come l’acido palmitico. Dalla sua ossidazione otterremo 131 molecole di ATP, tenuto conto del consumo di due legami ad alta energia per l’attivazione dell’acido grasso ed acil-CoA, la resa netta è di 129 molecole di ATP per ogni molecole di palmitato ossidata Gli acidi grassi sono gli elementi costitutivi di quasi tutti i lipidi complessi e dei grassi vegetali e animali. La beta-ossidazione è una via metabolica a spirale, che consente di degradare gli acidi grassi con produzione di acetil-CoA 17   Dott. Vanni Jeni
  • 18   CHETOGENESI 18   Dott. Vanni Jeni I grassi bruciano al fuoco degli zuccheri
  • SISTEMA AEROBICO Durante il lavoro muscolare il consumo e il reintegro energetico rimane in equilibrio, permettendo una durata che oltrepassa i 3 minuti per arrivare anche ad alcune ore I substrati energetici sono forniti inizialmente dall'ossidazione dei glicidi poi, dopo 30-40 minuti circa, anche dai grassi. Questi ultimi assumeranno sempre più un ruolo prioritario man mano che si allungano i tempi di lavoro. Il prodotto finale di questa reazione energetica è l'acqua, l'anidride carbonica e l'energia che risintetizza l’ATP. L'acqua e l'anidride carbonica vengono eliminate con la respirazione, i reni (urina) e la sudorazione. 19   Dott. Vanni Jeni
  • Come facciamo a sapere se stiamo lavorando con il sintema aerobico o anaerobico ? 20   Dott. Vanni Jeni
  • SOGLIA ANAEROBICA intensità di lavoro limite dove si mantiene ancora un equilibrio tra acido lattico prodotto e acido lattico smaltito, ovvero non subentra ancora in maniera prevalente il meccanismo energetico anaerobico lattacido 21   Dott. Vanni Jeni
  • Il parametro di riferimento più semplice da valutare per stabilire l'intensità di allenamento è la frequenza cardiaca (FC, ovvero numero di pulsazioni cardiache al minuto) che si deve mantenere per un certo periodo di tempo Esempio: • età 45 anni; • MFC = 220 - 45 = 175 bpm; • 60%-70% di 175 bpm = 105/123 bpm (frequenza cardiaca consigliata) FREQUENZA CARDIACA MASSIMA (TEORICA) FORMULA DI COOPER Massima frequenza cardiaca (MFC) = 220 - età in anni 22   Dott. Vanni Jeni FORMULA DI TANAKA Massima frequenza cardiaca (MFC) = 208 - 0,7 x età in anni Esempio: • età 45 anni; • MFC = 208 – 0,7 x 45 = 177 bpm; • 60%-70% di 175 bpm = 106/124 bpm (frequenza cardiaca consigliata)
  • 23   FREQUENZA CARDIACA MASSIMA (TEORICA) FORMULA DI KARVONEN Esempio: • Età 45 anni; • MFC (220 - età in anni) = 220 - 45 = 175 bpm; Karvonen introduce il parametro della frequenza cardiaca di riserva (FCR) • FCRis = FCM – Frequenza Cardiaca a Riposo Frequenza Cardiaca a Riposo = 55 bpm • FCR = 175 – 55 = 120 bpm Il range di allenamento sarà = (60%-70% FCR) + Freq. Cardiaca a Riposo • 60% di 120 + 55 = 127 bpm • 70% di 120 + 55 = 139 bpm Range di allenamento al 60%-70% della FCM sarà 127/139 bpm 23   Dott. Vanni Jeni
  • 24   Dott. Vanni Jeni TABELLA DEI VALORI CALCOLATI ATTRAVERSO LA FORMULA DI COOPER
  • Volume di Ossigeno Massimo VO2 Max Massimo consumo di ossigeno = Frequenza cardiaca x Gittata sistolica x differenza artero-venosa di ossigeno VO2 max = FC x Gs x (Δa-v) La frequenza cardiaca (FC) rappresenta il numero di battiti che il cuore compie in un minuto. La gittata sistolica (GS) esprime il volume di sangue (in ml) che esce dal ventricolo sinistro del cuore ad ogni contrazione (sistole). La differenza artero-venosa di ossigeno rappresenta la quantità di ossigeno che le cellule riescono ad estrarre dal circolo sanguigno durante il passaggio del sangue nei capillari. Formula di Cooper VO2 Max (ml/Kg/min)= (distanza percorsa in metri in 12 minuti ad andatura costante – 504,9) / 44,73 Il volume d'ossigeno massimo che un atleta può utilizzare per produrre lavoro 25   Dott. Vanni Jeni
  • %VO2max     %Fcmax   Substrato   Finalità   35   50   lipidi   dimagrimento   48   60   lipidi   dimagrimento   60   70   glucidi  lipidi      potenza  aerobica   73   80   glucidi      potenza  aerobica   86   90   glucidi     potenza  anaerobica   laFacida   100   100   creaJna  fosfato     potenza  anaerobica   alaFacida   Correlazione tra VO2max e MFC 26   Dott. Vanni Jeni
  • A medio impegno muscolare e organico si comincia già ad evidenziare la comparsa del “fiatone”. Le fonti energetiche sono percentualmente ripartite tra grassi e zuccheri. Migliora l’efficienza dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio nel sostenere a lungo un lavoro. Zona “aerobica” MCF 70-80% VO2 Max 60-70% Stiamo bruciando i grassi al fuoco degli zuccheri 27   Dott. Vanni Jeni
  • • Ipertrofia • Forza • Resistenza • Dimagrimento Programmazione e struttura di un allenamento per: 28   Dott. Vanni Jeni
  • ADATTAMENTO FINALIZZATO ALLA FORZA • Reclutamento motorio • Frequenza di scarica • Volume del muscolo 29   Dott. Vanni Jeni
  • Le  diverse  espressioni  della  forza   •  Forza  massimale.  Di  Jpo  staFco  (es.:  lavoro  in  isometria),  o  di   Jpo  dinamico  (cedente  o  superante).  Richiede  carichi   allenanJ  molto  elevaJ,  superiori  all’80%  del  proprio   massimale.   •  Forza  resistente,  richiede  carichi  relaJvamente  bassi,  con  un   numero  di  ripeJzioni  inevitabilmente  elevato.   •  Forza  rapida,  può  anche  essere  definita  potenza,  se   ovviamente  non  richiede  sollecitazioni  massimali.  Il  suo   allenamento  richiede  carichi  minimi,  prossimi  al  25%  del   massimale,  con  esecuzioni  rapide  e  di  Jpo  massimo   (generalmente  saranno  molto  poche  per  via  della  grande   rapidità).   30  30  30  30  30   Dott. Vanni Jeni
  • Il  ruolo  dell’ipertrofia  sulla  forza   •  Le  dimensioni  di  un  muscolo  sono  certamente  determinanJ  rispeFo   alla  sua  forza  potenziale.   •  Dopo  un  primo  adaFamento  di  natura  nervosa,  l’incremento  della   forza  è  streFamente  connesso  col  meccanismo  ipertrofico.   •  Non  mancano  le  dovute  eccezioni,  per  esempio  nei  giovanissimi,   ma  anche  nel  sesso  femminile,  dove  la  componente  ipertrofica  è   certamente  limitata  rispeFo  ai  maschi  adulJ,  prioritariamente  per   una  minore  produzione  di  testosterone.   31  31  31  31  31   Dott. Vanni Jeni
  • 32   Criteri d’allenamento finalizzato all’incremento del Forza Massimale •  Carico: 80% - 110% (espresso nella fase negativa del movimento) del massimale •  Ripetizioni: massimo numero possibile (circa 8 rip. e non meno di 3-4 per ogni esercizio) •  Recupero: completo, adeguato ad un ripristino energetico tale da consentire un’altra serie con analoga intensità •  Frequenza: 3 sedute settimanali Cicli bimestrali finalizzati al suo incremento 32  32  32  32  32  32   Dott. Vanni Jeni
  • 33   Contrazioni isometriche nell’adattamento finalizzato alla forza C. Bosco 2002 METODOLOGIA: •  Durata 6 s •  Pausa tra una contrazione e quella successiva di 20 s •  Intensità di contrazione tra il 40-50% e l’80-100% del massimale SVANTAGGI: •  Rapido affaticamento del SN •  Irrigidimento della muscolatura •  Modesto incremento vascolare rispetto al volume del muscolo •  Aumento della pressione sanguigna Tali svantaggi lo rendono inadatto per la fascia più giovane e più adulta degli sportivi 33  33  33  33  33   Dott. Vanni Jeni
  • • Iperplasia • Volume delle fibre • Componente connettivale 34   ADATTAMENTO FINALIZZATO ALLA IPERTROFIA 34   Dott. Vanni Jeni
  • Cosa  determina  l’incremento   dell’ipertrofia?   •  L’incremento  della  massa  muscolare  è  imputabile   all’aumento  di  dimensione  delle  miofibrille.   •  Allo  sviluppo  del  tessuto  connePvale  che  riveste  la   parte  contraPle  del  muscolo.   •  All’incremento  della  vascolarizzazione.   •  All’incremento  del  numero  di  fibre  muscolari   (iperplasia)  e  delle  loro  dimensioni  (ipertrofia).   •  All’aspeFo  geneJco,  considerato  che  l’iperplasia  è   comunque  secondaria  rispeFo  all’ipertrofia  e   tenuto  conto  che  le  fibre  “bianche”,  meglio  si   prestano  ad  incremenJ  di  forza  e  dimensione.   35  35  35  35  35   Dott. Vanni Jeni
  • L’allenamento  per  l’ipertrofia   •  Deve  prevedere  carichi  non  eccessivi.  Superato  il  90%  del  proprio  massimale  si   induce  un  rapido  affaJcamento  e  la  diminuzione  delle  ripeJzioni  oPmali.   •  La  risposta  ipertrofica  è  oPmale  con  lavori  di  Jpo  glicoliJco  (anaerobico  laFacido)   che  determina  grandi  incremenJ  nella  richiesta  (ed  impiego)  di  ATP.   •  Carichi  inferiori  al  70%  comportano  un  coinvolgimento  poco  sinergico  da  parte   delle  fibre  muscolari  deputate  al  lavoro.   •  Un  carico  prossimo  all’80%  del  massimale,  sJmola  efficacemente  l’ipertrofia   •  Deve  prevedere  una  sollecitazione  muscolare  che  consenta  di  lavorare  “lungo  le   fibre”  (pectoral  machine)  e  “contro  le  fibre”  (distensori  su  panca  piana).     Un  muscolo  ha  il  massimo  della  sua  contrazione  proporzionale  al  pre-­‐sJramento   imparJto   36  36  36  36  36   Dott. Vanni Jeni
  • Criteri  d’allenamento  della  massa   muscolare   Intermedi Avanzati Carico utilizzato Dal 50% all’60% Dall’70% al 90% Ripetizioni 8-14 8-12 Serie per esercizio 3 3-4 Scelta degli attrezzi Alle macchine e con pesi liberi. Prevalenza di esercizi con pesi liberi. Scelta degli esercizi Prevalenza di esercizi poliarticolari. Prevalenza di esercizi poliarticolari. Tempo di recupero Incompleto approssimativamente 1-2 minuti. Incompleto approssimativamente 1-3 minuti. Sessioni di allenamento 3-4 sedute settimanali 4-5 sedute settimanali Nella tabella non è prevista la categoria dei “principianti” poiché l’ipertrofia non può essere il primo step d’allenamento neppure in chi ha come obiettivo finale l’aumento del volume muscolare. 37  37  37  37  37   Dott. Vanni Jeni
  • FORZA   IPERTROFIA   CARICO   80%-­‐100%  del  massimale   Meno  del  80%  massimale   RIPETIZIONI   6-­‐8   8-­‐14   RECUPERO   Completo  (1-­‐2min)   Incompleto   38   Differenze di adattamento alla forza e all’ipertrofia 38   Dott. Vanni Jeni
  • Lavoro aerobico e dimagrimento 39  39   Dott. Vanni Jeni
  • Cellule adipose bianche • Accumulano gli acidi grassi sotto forma di trigliceridi. • Sono poco vascolarizzate e poco innervate. • Secernono alcune sostanze ormonali come la LEPTINA Cellule adipose brune • Cellula metabolicamente attiva, cioè in grado di produrre calore • E’ particolarmente innervata e vascolarizzata • La quasi totalità degli adipociti bruni scompare durante l'infanzia Numero di cellule adipose bianche nella normalità: 40 miliardi L’adipocita può contenere 1,2 mcg di trigliceridi> si sdoppia Il corredo del tessuto adiposo (numero di adipocidi) dopo l’adolescenza non può essere modificato ne con l’allenamento ne con la dieta….. 40  40   Dott. Vanni Jeni
  • FUNZIONI DEL TESSUTO ADIPOSO • Funzione energetica (riserva naturale media circa 2000 cal) • Isolamento termico • Protezione contro gli urti • Deposito tossico (DDT) 41  41   Dott. Vanni Jeni
  • Leptino resistenza la leptina è in grado di diminuire il senso della fame e aumentare la spesa energetica tramite la termogenesi adattativa Caso I 1.  introduzione di cibo 2.  incremento delle scorte adipose 3.  incremento della secrezione di leptina 4.  riduzione del senso della fame e aumento della spesa energetica (termogenesi adattativa) 5.  mantenimento del peso corporeo Caso II 1.  digiuno 2.  riduzione delle scorte adipose 3.  abbassamento della secrezione di leptina 4.  aumento del senso della fame 5.  diminuzione della spesa energetica 6.  mantenimento del peso corporeo 42  42   Dott. Vanni Jeni
  • Glicemia costante appetito silente 43  43   Dott. Vanni Jeni
  • Sovrappeso e adattamento finalizzato al dimagrimento •  Un lavoro di tipo resistente non solo determina un calo delle adiposità, ma consente una distribuzione dell’adipe più uniforme. •  La chiave di volta del dimagrimento è l’accelerazione metabolica che ne consegue •  L’allenamento di resistenza provoca l’utilizzo dei trigliceridi, e provoca l’inibizione della nuova formazione. •  Un lavoro di resistenza (a bassa intensità) di durata prossima ai 45 minuti, è una delle soluzioni migliori per il calo di peso Alcuni ormoni stimolano fortemente le lipasi, quindi il processo del dimagrimento (es. adrenalina, noradrenalina, glucagone, GH), tipici ormoni secreti nel corso delle attività motorie 44  44   Dott. Vanni Jeni
  • La  programmazione   La programmazione dell’allenamento prevede di individuare gli obiettivi a breve, medio e lungo termine. Non meno importanti le ragioni dell’allenamento, ossia valutare se mira alla pratica agonistica (l’allenamento interessa anche fattori sociali e stili di vita, abitudini alimentari ecc.), al miglioramento della forma, ecc. Realizzato un quadro d’insieme che tenga conto anche del tipo di disciplina e/o obiettivo, procederemo con la periodizzazione. 45  45  45  45  45   Dott. Vanni Jeni
  • LEGGE DELLA SUPERCOMPENSAZIONE (Da: P. De Pascalis, A scuola di fitness, Ed. Calzetti Mariucci) 46  46   Dott. Vanni Jeni
  • L’importanza  dei  tempi  di  recupero   47  47  47  47  47   Dott. Vanni Jeni
  • Il  sovrallenamento   BASEDOWIANO   -­‐  E’  generalmente  dovuto  a   insufficiente  recupero  post   allenamento   -­‐  E’  di  facile  diagnosi  (ed  è  la  forma   più  comune),  si  manifesta  con   insonnia,  calo  del  peso  e   dell’appeJto,  emicrania,   tachicardia,  scarsa  coordinazione.   -­‐  Può  essere  gesJto  con  una/due   sePmane  di  traFamento   -­‐  La  ripresa  degli  allenamenJ  dovrà   comunque  essere  graduale   ADDISONIANO -  E’ di difficile individuazione -  Determina abnorme affaticamento -  Non manifesta evidente sintomatologia -  Causa difficoltà coordinatorie -  Il tempo di ripresa può richiedere diverse settimane o mesi 48  48  48  48  48   Dott. Vanni Jeni
  • Le  ragioni  di  una  valutazione   antropometrica   •Verificare la condizione fisica di un individuo. •Indagare la sua composizione corporea. •Fare una stima iniziale dei risultati raggiungibili (in ordine alla sua composizione corporea). •Individuare gli obiettivi 49  49  49  49   Dott. Vanni Jeni
  • VALUTAZIONE     ANTROPOMETRICA   • Anamnesi • Stato di salute • BMI (IMC) • Pressione sanguigna (sovraccarichi, aerobico) • FCM (Cooper) • Peso ideale (E. Lanzola) • Plicometria • FCMG (1kcal x Kg x h + lavoro svolto) 50  50  50  50   Dott. Vanni Jeni
  • IMC   SJma  del  rapporto  peso/altezza     BMI  =  peso  in  Kg/(statura  in  metri)2   51  51  51  51   Dott. Vanni Jeni
  • Rischi  da  eccesso  e  da  carenza   adiposa   ECCESSO -Problemi psicologici -Malattie coronariche -Ipertensione -Diabete insulino indipendente -Neoplasie -Osteoartrite -Ecc. CARENZA -Sterilità -Depressione -Alterazione della temperatura corporea e del metabolismo -Morte 52  52  52  52   Dott. Vanni Jeni
  • Le  ragioni  di  una  valutazione   funzionale   •Stimare il livello atletico di un individuo •Individuare i punti di forza •Valutare il grado di “allenabilità” delle varie componenti motorie •Verificare l’efficacia dell’allenamento •Misurare oggettivamente l’entità dei progressi •Avere una misura comparativa in caso di interruzioni forzate (infortuni ecc.) •Motivare l’atleta 53  53  53  53   Dott. Vanni Jeni
  • 54   VALUTAZIONE  FUNZIONALE   • Resistenza aerobica (Test di Cooper, 12m) • Resistenza alla velocità (resistenza lattacida 300m) • Forza massimale • Mobilità articolare • Adattamento cardio-vascolare (Test Ruffier-Dickson) • Forza esplosiva (Test di Sargeant - jump and reach) • Frequenza Cardiaca Allenante (M. Karvonen) 54  54  54  54   Dott. Vanni Jeni
  • Il  diario  di  allenamento   •Oltre all’archiviazione dei dati da parte del PT, è utile suggerire ai propri clienti di adoperare un diario di allenamento. •Sarà un utile strumento di verifica ed autocontrollo da parte del cliente. •Rappresenta un incentivo per cercare di seguire in modo ideale i suggerimenti e l’allenamento previsti dal proprio programma individuale. 55  55  55  55   Dott. Vanni Jeni
  • Apparato  locomotore   •Delimita gli spazi •Protegge gli organi vitali •Riccamente vascolarizzato (richiesta di energia metabolica) •Composto da ossa (deposito di sali minerali), articolazioni e muscoli 56   Dott. Vanni Jeni
  • Le  ossa   • Rivestite da periostio e con un canale midollare all’interno • lunghe (epifisi e diafisi) • piatte (tavolati e sostanza spugnosa) • brevi • accrescimento modulato da ormoni (paratormone -, calcitonina +) promosso da vitamine (D, C, E), e minerali (calcio, fosforo) 57   Dott. Vanni Jeni
  • ArJcolazioni   58   Dott. Vanni Jeni L’allenamento produce effetti positivi, rendendo il movimento più fluido e funzionale. Tale effetto si ripercuote positivamente sulla coordinazione e sul controllo dei movimenti.
  • Le  arJcolazioni   Distinguiamo:  Sinartrosi: articolazioni immobili o semimobili  Diartrosi: articolazioni mobili Le diartrosi sono stabilizzate dalla capsula articolare, ricca di liquido sinoviale; dai legamenti che limitano anche l’escursione articolare. Presentano spesso •  dischi e menischi che ottimizzano i contatti fra i capi ossei; •  labbra articolari di tessuto connettivo fibroso; •  cartilagini articolari (tessuto connettivo ialino) che riduce l’attrito meccanico e va incontro a trofismo nei soggetti allenati. 59  59  59  59  59   Dott. Vanni Jeni
  • Le  struFure  carJlaginee   •  Le  struFure  carJlaginee  e  fibrocarJlaginee  (es.:   menischi  e  dischi  intervertebrali)  sono  caraFerizzate   da  grande  resistenza  alla  pressione   •  Ricevono  il  nutrimento  per  diffusione   •  Nella  fase  senile  la  diffusione  diviene  meno  efficace   ed  espone  a  processi  degeneraJvi  delle  carJlagini   60  60  60  60  60   Dott. Vanni Jeni
  • StruFura  muscolare   Distinguiamo: Muscolatura liscia Muscolatura striata scheletrica Muscolatura striata cardiaca 61  61  61  61   Dott. Vanni Jeni
  • LE FIBRE MUSCOLARI •  Fibre bianche a contrazione rapida. TIPO IIB (IIA-IIC) Le fibre a contrazione rapida, intervengono nelle azioni muscolari rapide ed intense. Al loro interno troviamo un'elevata concentrazione degli enzimi tipici del metabolismo anaerobico alattacido e glicolitico. Sviluppano forze elevate ma si affaticano rapidamente •  Fibre rosse a contrazione lenta. TIPO I Vengono reclutate in azioni muscolari di scarsa entità ma di lunga durata. Più sottili delle bianche, le fibre rosse trattengono più glicogeno e concentrano gli enzimi associati al metabolismo aerobico. I mitocondri sono più numerosi e di dimensioni maggiori, proprio come il numero di capillari che irrora la singola fibra. Abbondante contenuto di mioglobina 62  62  62  62   Dott. Vanni Jeni
  • Il numero di fibre, geneticamente determinato, rimane pressoché costante durante tutto l'arco della vita e può aumentare significativamente soltanto se l'atleta si sottopone a doping genetico o fa largo uso di steroidi anabolizzanti. L'allenamento specifico non serve quindi ad aumentare il numero di fibre, ma a stimolarne l'aumento di volume e la specializzazione verso la tipologia più idonea allo sport praticato. FIBRE MUSCOLARI 63  63  63  63   Dott. Vanni Jeni
  • Meccanismo  di  contrazione   64  64  64  64  64   Dott. Vanni Jeni
  • Meccanismo  di  contrazione   •  Il  controllo  del  muscolo  è  deputato  al  SNC.  Dalle  corna   anteriori  del  midollo  spinale  si  dipartono  le  fibre  nervose  che   innervano  le  fibre  muscolari   •  La  PLACCA  MOTRICE  è  l’unità  funzionale  che  opera  lo  sJmolo   nervoso  aFraverso  l’aceFlcolina.   •  La  forza  è  un  parametro  dipendente  dal  numero  di  fibre   reclutate  o  dalla  frequenza  di  scarica  del  segnale  nervoso.   65  65  65  65  65   Dott. Vanni Jeni
  • Le  diverse  azioni  muscolari   •  Flessione  ed  estensione   •  Adduzione  ed  abduzione   •  Pronazione  e  supinazione   I  muscoli  possono  fra  loro  lavorare:      in  sinergia  (sinergici  e  stabilizzatori)      in  accordo  nel  favorire  un  movimento  (agonisJ)    contrastando  un  movimento  (antagonisJ)   66  66  66  66  66   Dott. Vanni Jeni
  • Biomeccanica del lavoro muscolare Lavoro isometrico Tensione senza variazione di lunghezza Alcuni sarcomeri si accorciano mentre altri, nello stesso miofilamento, vengono stirati Lavoro concentrico Il muscolo si accorcia Una delle estremità del muscolo viene lasciata libera. Il lavoro svolto è il prodotto tra accorciamento e peso sollevato Lavoro eccentrico Il carico è superiore alla forza Il muscolo funge da freno e si allunga 67  67  67  67   Dott. Vanni Jeni
  • • Isometrico • Isotonico • Isocinetico • Auxotonico • Pliometrico 68   Biomeccanica del lavoro muscolare 68  68  68  68   Dott. Vanni Jeni
  • Premesse  generali  prima  del  lavoro   con  i  sovraccarichi   •Conoscenza della corretta postura •Conoscenza della corretta esecuzione •Conoscenza della corretta respirazione 69  69  69  69  69   Dott. Vanni Jeni
  • Effetti dell’allenamento sui muscoli 1.  Contrazione completa e stiramento incompleto = ventre muscolare più corto, tendine invariato = Muscolo a riposo + corto 2. Contrazione incompleta e stiramento completo = ventre muscolare più corto, tendine più lungo = Muscolo a riposo + lungo 3. Contrazione e stiramento incompleti = muscolo molto più corto, tendine più lungo = Muscolo a riposo + corto 4. Contrazione e stiramento completi = ventre muscolare più lungo, tendine più corto = Muscolo a riposo invariato 70  70  70  70  70   Dott. Vanni Jeni
  • Manovra  di  Valsalva   La glottide chiusa blocca l’espirazione ed aumenta la pressione intratoracica. L’aumento della pressione intratoracica comprime i grossi vasi venosi ponendo in sofferenza il cuore Copyright immag.: ExercisePhysiology: Energy, Nutrition, and HumanPerformance, W.D. McArdle, F.I.Katch, V.L.Katch-2007 71  71  71  71  71   Dott. Vanni Jeni
  • Muscolatura  addominale     -La parete addominale è di fondamentale rilevanza estetica e funzionale. -Gli addominali comunemente detti sono rappresentati dal retto dell’addome, il m. obliquo interno, il m. obliquo esterno, il m. trasverso. -Non è meccanicamente possibile sollecitare in modo differente le varie porzioni del muscolo retto dell’addome 72  72  72  72  72   Dott. Vanni Jeni
  • ILEOPSOAS   73  73  73  73  73   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  addominale     Sit Up Crunch alla panca 74  74  74  74  74   Dott. Vanni Jeni
  • Lo  stretching  per  l’ileopsoas   75  75  75  75  75   Dott. Vanni Jeni
  • Muscolatura  della  spalla   (in  evidenza  regione  posteriore)   - E’ fondamentalmente rappresentata dal deltoide e dal sovraspinato. - Il deltoide è il principale abduttore, origina dalla cintura toracica e trova inserzione sull’omero. - Il sopraspinato stabilizza l’omero nella cavità glenoidea, assieme al sottoscapolare, piccolo rotondo e infraspinato rappresenta la struttura anatomica nota come cuffia dei rotatori. 76  76  76  76  76   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  delle  spalle   Alzate laterali Lento dietro 77  77  77  77  77   Dott. Vanni Jeni •  Leggera flessione del gomito •  Oltre i 90° entra in funzione il trapezio•  Stimola i fasci posteriori e laterali •  “lento avanti” stimola i fasci anteriori •  Evitare lo stress alla spalla soprattutto al multipower •  Attenzione alla curva lombare e cervicale
  • Il  trapezio   - Appartiene al gruppo dei muscoli estrinseci spinoappendicolari. - E’ un muscolo molto potente, di forma triangolare, che si estende dal cranio sino alla 12a vertebra dorsale, inserendosi a livello scapolare. - E’ profondamente a contatto con il sopraspinato. -Contraendosi eleva e adduce la spalla, flette il collo lateralmente. Si oppone all’abbassamento delle scapole sotto carico 78  78  78  78  78   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  del  trapezio   Scrollate con manubriTirate al mento 79  79  79  79  79   Dott. Vanni Jeni •  Impugnatura leggermente inferiore alle spalle per evitare il carico del deltoide •  I gomiti vanno oltre i 90° •  Elevare le spalle lentamente cercando di raggiungere il collo e tornare lentamente •  I manubri permettono di circondurre le spalle facendo lavorare anche i fasci post e med.
  • Muscolat.  anteriore  del  braccio    (in  evidenza  il  bicipite  brachiale)   - Il bicipite brachiale è il principale flessore dell’articolazione del gomito. - Origina dalla regione sovraglenoidea della scapola (col capo lungo) e dal processo coracoideo (col capo breve). - I due capi si fondono in un unico ventre per inserirsi sul radio mediante un lungo e robusto tendine. - Nella regione anteriore individuiamo anche il coracobrachiale, che non flette il gomito ma adduce il braccio, ed il brachiale che coadiuva il lavoro del bicipite brachiale. 80  80  80  80  80   Dott. Vanni Jeni
  • Coracobrachiale        -­‐          Brachiale   Fonte img: Stelvio Beraldo 81  81  81  81  81   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  anteriore  del  braccio   Manubri alla panca Scott Curl in piedi con bilanciere 82  82  82  82  82   Dott. Vanni Jeni •  Impugnatura all’altezza delle spalle
  • DeFagli  per  la  sollecitazione  della   muscolatura  anteriore   Impugnatura larga: max stimolazione del versante interno (capo lungo) Impugnatura stretta: max stimolazione del versante esterno (capo breve) Braccio anteposto: max stimolazione del brachiale anteriore Braccio posposto : max stimolazione del bicipite brachiale 83  83  83  83  83   Dott. Vanni Jeni
  • Muscolatura  posteriore  del  braccio   - E’ rappresentato da tre capi: lungo (con origine dalla tuberosità sottoglenoidea della scapola), laterale e mediale (con origine dalla faccia posteriore dell’omero). - I tre capi convergono su un tendine unico con inserzione ulnare. - E’ il principale estensore dell’avambraccio e, mediante il capo lungo permette anche l’adduzione dell’omero. 84  84  84  84  84   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  posteriore  del  braccio   French press con manubri Tricipiti alle panche 85  85  85  85  85   Dott. Vanni Jeni •  Difficoltà di incrementare il carico •  Eseguito lentamente •  Non divaricare i gomiti •  Allungamento incompleto
  • Muscolatura  del  dorso   (in  evidenza  il  gran  dorsale)   - E’ il principale muscolo della regione dorsale ed il più vasto, per superficie, di tutto il corpo. E’ appiattito e di forma triangolare. - Origina dai processi spinosi delle ultime 6 vertebre toraciche, e dalle vertebre lombari e sacrali, dalla cresta iliaca e dalle ultime coste, per poi inserirsi anteriormente sull’omero. - L’ottimale sollecitazione, sotto il profilo allenante, si ottiene mediante un suo adeguato allungamento nella fase eccentrica. 86  86  86  86  86   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  del  dorso   Lat Machine Rematore con manubrio 87  87  87  87  87   Dott. Vanni Jeni •  Palmo della mano rivolto verso la panca •  Schiena dritta (curva lombare) •  Testa in linea •  Braccio e gomito ben aderente al corpo •  Evitare i traumi all’articolazione della spalla •  Imp. larga: stimola la porzione ascellare (schiena a ”V”) •  Imp. stretta: stimola la porzione interna
  • Muscolatura  peForale   - Grande e piccolo pettorale sono i muscoli principali della regione anterosuperiore del torace. - Il grande pettorale, di forma triangolare, costituisce buona parte della parete del cavo ascellare. Origina dalla clavicola e dalla regione sternocostale e trova inserzione nel solco bicipitale. - Il piccolo pettorale, è posto al disotto del grande pettorale, è piatto e di forma vagamente triangolare. Origina dalle digitazioni tendinee della 3°, 4°, 5° costa e si inserisce sul processo coracoideo della scapola. 88  88  88  88  88   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  peForale   Distensioni su panca pianaPectoral machine 89  89  89  89  89   Dott. Vanni Jeni •  Sviluppo del torace •  Non isola il gran pettorale (parte ant. Deltoide e Tricipite) •  Imp. stretta o presa inversa stimolano molto il tricipite •  Imp. larga: stimola la parte esterna del pettorale •  Corretta esecuzione: avambracci perpendicolari al bilanciere •  Interessa anche i fasci anteriori del deltoide •  Inclinando lo schienale lavorano maggiormente i fasci bassi del pettorale
  • Muscolatura  dei  glutei   (in  evidenza  il  piccolo  gluteo)   - La regione dei glutei è rappresentata dal grande gluteo, dal piccolo gluteo e dal medio gluteo. - Il grande gluteo è il più superficiale e sviluppato, contribuisce alla deambulazione e alla stazione eretta. - Il medio gluteo è piatto e di forma triangolare, posto sotto al grande gluteo, col quale coopera come abduttore del femore. - Il piccolo gluteo è un muscolo piccolo ma potente, anch’esso di forma triangolare, partecipa, in misura meno significativa, all’abduzione del femore. 90  90  90  90  90   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  dei  glutei   Stacco da terra a gambe tese Esercizi in quadrupedia 91  91  91  91  91   Dott. Vanni Jeni •  Schiena piatta durante tutta l’esecuzione •  Ginocchia adeguatamente divaricate •  Il bilanciere può essere portato, nella fase negativa, all’altezza delle ginocchia
  • Muscolatura  del  quadricipite   (in  evidenza  il  reFo  femorale)   - E’ costituita da 4 ventri muscolari: vasto mediale, vasto laterale, vasto intermedio e retto femorale. Originano da regioni differenti e si inseriscono con un tendine laminare a livello rotuleo e nella zona infraglenoidea della tibia - L’allenamento di questa porzione muscolare deve essere adeguato e proporzionale a quanto previsto per la porzione posteriore della coscia. - E’ un muscolo estremamente potente che interviene in modo marcato nella deambulazione. - La sollecitazione dei flessori dell’anca deve essere bilanciata con gli estensori dell’anca (anteroversione del bacino). 92  92  92  92  92   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  anteriore  della  coscia   Leg extension Squat 93  93  93  93  93   Dott. Vanni Jeni •  Le gambe ad una larghezza prossima a quella delle spalle •  I femore va portato parallelo con il terreno (max 90° post carico) •  Gli arti eccessivamente divaricati spostano il lavoro principalmente su adduttori e sartorio •  Viceversa, sul versante del vasto laterale •  Porre un piccolo rialzo nella zona dei talloni è generalmente sconsigliato e potenzialmente traumatico •  Fino alla completa estensione •  Piedi intraruotati: vasto mediale •  Piedi extraruotati: vasto laterale
  • Muscolatura  del  bicipite  femorale   (in  evidenza  il  capo  lungo)   - E’ costituita da 2 ventri muscolari: il capo lungo ed il capo breve. Il capo breve decorre in profondità rispetto al capo lungo. Entrambi convergono in un unico tendine che si inserisce a livello fibulare. - Bicipite femorale, assieme al muscolo semitendinoso e semimembranoso occupano il versante posteriore della coscia. 94  94  94  94  94   Dott. Vanni Jeni
  • Alcuni  esercizi  uJlizzabili  per  la   regione  posteriore  della  coscia   LEG CURLING 95  95  95  95  95   Dott. Vanni Jeni •  Massima flessione possibile della gamba sulla coscia •  Entrano in funzione il bicipite femorale, il semitendinoso, il semimembranoso •  Per annullare completamente la muscolatura del polpaccio flettere dorsalmente i piedi
  • 96   METODOLOGIE DI ALLENAMENTO CON I SOVRACCARICHI ATLETI PRINCIPIANTI •  Progressione dei carichi •  Sistema a serie •  Isolamento •  Confusione muscolare 96  96  96  96  96   Dott. Vanni Jeni
  • 97   METODOLOGIE DI ALLENAMENTO CON I SOVRACCARICHI ATLETI INTERMEDI •  Priorità muscolare •  Allenamento piramidale e piramidale inverso Forza = carichi elevati Massa = molte ripetizioni •  Superserie antagonisti Carl bicipiti - estensione tricipiti (French press ) •  Superserie agonisti Pectoral machine - bilancere su panca piana •  Contrazioni isometriche 3-6 secondi per 3 volte 97  97  97  97  97   Dott. Vanni Jeni
  • 98   METODOLOGIE DI ALLENAMENTO CON I SOVRACCARICHI ATLETI AVANZATI •  Allenamento cheating Finalizzato ad esaurire adeguatamente il muscolo con l’aiuto dell’altro braccio dopo l’ultima ripetizione per altre 2 o 3 ripetizioni •  Pre-affaticamento Esercizio selettivo su un dato muscolo prima di una sollecitazione globale (es. pectoral machine prima della panca piana) •  Serie negative Resistere al ritorno nella posizione iniziale per gravità (partner). 2 o 3 ripetizioni dopo la normale serie. •  Serie forzate Ulteriori 2-3 ripetizioni dopo l’ultima (partner) •  Serie brucianti 2-3 ripetizioni parziali dopo l’ultima. Stimola la capillarizzazione. 98  98  98  98  98   Dott. Vanni Jeni
  • CaraFerisJche  del  riscaldamento   -­‐  Consente  all’organismo  di  prepararsi  per  l’allenamento  vero  e   proprio   -­‐  Richiama  sangue  nei  muscoli  coinvolJ   -­‐  Lubrifica  le  arJcolazioni   -­‐  Rende  elasJci  muscoli  e  tendini   -­‐  Incrementa  gradualmente  la  frequenza  cardiaca   -­‐  La  sua  durata  sarà  di  circa  10/15  minuJ  con  esecuzione  di     movimenJ  preparatori,  privi  di  sovraccarico,  e  con  corsa  a   bassa  intensità   -­‐  Evita  brusche  impennate  della  pressione  sanguigna  durante  il   lavoro,  migliora  il  flusso  sanguigno  coronarico.   99  99  99  99  99   Dott. Vanni Jeni
  • CaraFerisJche  del  riscaldamento   -­‐  Nel  caso  di  impegni  gravosi  (es.  compeJzioni)  al   riscaldamento  generale  faremo  seguire  il  riscaldamento   specifico   -­‐  Il  riscaldamento  passivo  (es.  massaggi)  non  ha  uguale   efficacia.   -­‐  Prepara  l’atleta  anche  soFo  il  profilo  psicologico  al  lavoro  che   andrà  a  svolgere   -­‐  Deve  essere  proporzionale  alle  condizioni  atleFche  del   soggeFo  e  al  Jpo  di  performance  richiesta   -­‐  Non  devono  trascorrere  più  di  10  minuF  tra  il  termine  del   riscaldamento  e  l’avvio  della  fase  allenante  vera  e  propria   100  100  100  100  100   Dott. Vanni Jeni
  • CaraFerisJche  dello  stretching   -­‐  Da  eseguire  previo  riscaldamento  per  un  periodo  di   10/15  minuJ,  raggiungendo  lentamente  ed  in  modo   conFnuo  la  posizione  di  sJramento   -­‐  Previene  contra#ure  e  squilibri  posturali  dovuJ   all’accorciamento  del  muscolo   -­‐  Agevola  il  recupero  e  diminuisce  i  DOMS   -­‐  L’esecuzione  non  deve  raggiungere  la  soglia  del   dolore,  e  non  sono  permessi  “molleggiamenJ”.   -­‐  Migliora  la  condizione  psichica  dell’atleta  e  prepara   allo  stato  di  riposo   101  101  101  101  101   Dott. Vanni Jeni
  • CaraFerisJche  dello  stretching   La  scelta  degli  esercizi  deve  tener  conto  dell’asse  di  lavoro  di  un   muscolo,  evitando  esercizi  in  cui  vi  sia  un  eccessivo  grado  di   instabilità  e/o  libertà  arJcolare.   Esercizio poco performante per il quadricipite a causa dell’eccessivo grado di libertà dell’articolazione Esercizio maggiormente efficace perché limita la libertà articolare 102  102  102  102  102   Dott. Vanni Jeni
  • CaraFerisJche  dello  stretching   -­‐  L’esecuzione  dello  stretching  contrasta   l’involvere  della  mobilità  arJcolare   -­‐  Lo  sJramento  muscolare  innesca  un   meccanismo  ipertrofico  capace  di  aggiungere   nuovi  sarcomeri  tra  tendine  e  parte  carnosa   del  muscolo  (Da:  Fisiologia  Medica,  Guyton  &  hall,  Edises,  2002)   -­‐  Una  muscolatura  accorciata  compromeFe   l’espressione  della  forza  e  della  resistenza   (gesJ  atleJci  meno  armoniosi).   103  103  103  103  103   Dott. Vanni Jeni
  • 104   LA MOTIVAZIONE 104  104   Dott. Vanni Jeni
  • TEORIA  DEI  BISOGNI   105   Dott. Vanni Jeni
  • ANALISI  DEI  BISOGNI   1.  CHI  è  il  mio  interlocutore?   2.  COSA  mi  sta  comunicando?   3.  COME  me  lo  sta  comunicando?   ANALISI  DEI  VALORI   106  106   Dott. Vanni Jeni
  • ANALISI  DEI  VALORI   CREDENZE   ESPERIENZA      SENTITO  DIRE        PREGIUDIZI   RIGIDITÀ              FLESSIBILITÀ   VALORI   Verità  psicofisica   107  107   Dott. Vanni Jeni
  • PIACERE   DOLORE   A^vità  fisica   Dieta   Cibo   108  108   Dott. Vanni Jeni
  • CREARE  OBIETTIVI   ANALISI   ACCOGLIENZA   ESPLORAZIONE   OFFERTA   ASCOLTO   COMUNICAZIONE   109  109   Dott. Vanni Jeni
  • “riuscita/status”     desiderio  di  vincere,  di  essere  popolari,  di  migliorare  il  proprio  status,  di  fare  qualcosa  in  cui  si  è   capaci  e  ricevere  premi   “squadra”   relaJvo  al  desidero  di  essere  parte  di  una  squadra   “forma  fisica”   “spendere  energia”     desiderio  di  scaricare  le  tensioni,  di  muoversi  e  di  stare  fuori  casa   “miglioramento”    delle  abilità  sporJve;   “amicizia”       desiderio  di  colJvare  delle  amicizie,  nuove  e  vecchie;   “diverFmento”   ascoltare  musica,  svago   CREARE  OBIETTIVI   110  110   Dott. Vanni Jeni
  • SFIDA  E  COMPETENZE   ANSIA   FLOW   APATIA   NOIA   SFIDA  ALTA   SFIDA  BASSA   COMPETENZA    ALTA   COMPETENZA    BASSA   111  111   Dott. Vanni Jeni
  • Come  si  diventa  personal  trainer?   •Adeguato iter formativo •Costante aggiornamento professionale •Adempimento agli oneri di legge 112  112  112  112  112   Dott. Vanni Jeni
  • La  promozione  della  propria   aPvità   •Analisi del mercato •Analisi dei competitor •Individuazione del target di riferimento •Campagne di promozione mirate •Utilizzo delle nuove tecnologie •Evitare l’improvvisazione •Voler fare un po’ di tutto spesso confonde il potenziale cliente •Uso sobrio e professionale di ogni strumento, compresi quelli apparentemente banali. 113  113  113  113  113   Dott. Vanni Jeni
  • Gli  strumenJ  (e  il  luogo)  di  lavoro   •Abbigliamento •Piccoli attrezzi •Palmare •Dotazione software •Plicometro •La scelta della palestra •Bigliettini da visita •Sito web 114  114  114  114  114   Dott. Vanni Jeni
  • Deontologia  e  professionalità   •Puntualità negli appuntamenti •Serietà nel fornire le risposte ai dubbi del cliente •NON intraprendere attività NON previste per un PT (diete, prescrizioni di altra natura, ecc.) •Atteggiamento sobrio e che eviti coinvolgimenti non professionali 115  115  115  115  115   Dott. Vanni Jeni
  • Come  si  sceglie  un  personal   trainer?   Conoscere i parametri di scelta di un personal trainer consente di migliorarsi rispetto agli elementi cardine della professione. ELEMENTI A FAVORE •Iter formativo: che percorso di studi ha seguito il PT? •Esperienza professionale: da quanto tempo opera nel settore? •Extra: Meriti nel campo della ricerca, pubblicazione di articoli, libri, ecc. •Specializzazione: grado di conoscenza di uno specifico settore delle attività motorie. ELEMENTI A DISCAPITO •Meriti sportivi (non è un elemento negativo in senso stretto ma può essere un falso indicatore della preparazione). •Scarso aggiornamento •Approssimazione 116  116  116  116  116   Dott. Vanni Jeni
  • L’importanza  della  specializzazione   •Permette di crescere in verticale dopo un’ottima base •Consente di migliorare in maniera esponenziale rispetto a settori particolarmente affini alle caratteristiche personali •Permette di differenziarsi (ed emergere) rispetto ai competitor •Il settore è da scegliere sulla base dei propri interessi •Valutando la piazza di riferimento •Esaminando i competitor La preparazione, e la specializzazione, ripagano sempre! Entrambe richiedono impegno, ma la distanza fra dove siamo e dove vorremmo arrivare sarà tanto minore quanto più grande sarà l’impegno profuso. 117  117  117  117  117   Dott. Vanni Jeni
  • La  preparazione  paga!   Come si determina il giusto compenso per un Personal Trainer? Il “giusto compenso” è l’importo orario che permette un “giusto guadagno” sottraendo al compenso ricevuto, le spese sostenute. •Spese fisse: assicurazione, aggiornamento e formazione, affitto di un locale o palestra, commercialista, acquisto di attrezzature, ecc. •Spese variabili: costi di trasferta, oneri contributivi, ecc. Giusto compenso = somma delle spese + giusto guadagno 118  118  118  118  118   Dott. Vanni Jeni
  • Come  determinare  il  “giusto   guadagno”?   Come per tutte le attività professionali, ad una maggiore preparazione, corrisponde un maggiore guadagno per chi esegue il lavoro. Occorre quindi determinare il proprio grado di competenza. ELEMENTI OGGETTIVI -Titolo di studio -Master, aggiornamenti ed altre certificazioni -Attività di ricerca e divulgazione -Ecc. (altri elementi inconfutabili) ELEMENTI SOGGETTIVI -Percezione del proprio grado di preparazione -Analisi delle attività e delle fonti per il proprio aggiornamento -Curriculum pregresso (attività già svolte) -Ecc. (elementi soggettivamente percepiti come determinanti) 119  119  119  119  119   Dott. Vanni Jeni
  • 120   AlimenF  con  maggior  contenuto  di  proteine     ALIMENTO   g  proteine/100  g   SOIA  SECCA   36,9   GRANA   33,9   BRESAOLA   32   PINOLI   31.9   ARACHIDI  TOSTATE   29   PROSCIUTTO  CRUDO   28   SALAME   27   ...       FAGIOLI  SECCHI   23,6   PETTO  DI  POLLO   23,3   TONNO  FRESCO   21,5   BOVINO  ADULTO  FILETTO   20.5   MERLUZZO  O  NASELLO   17,0   120  120  120  120  120   Dott. Vanni Jeni