Diritto ecclesiastico comparato

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  • 1. DIRITTO ECCLESIASTICO cÜÉyA ZtxàtÇÉ WtÅÅtvvÉSotto l’aspetto istituzionale, il diritto è una risposta organizzata e legale che lo Stato dà ai bisognidei cittadini, ma è anche un atto autorappresentativo della società, cioè cittadini e non, associazioni,società e formazioni di persone organizzate in genere fino ad arrivare allo Stato.Il diritto ecclesiastico è la legislazione dello Stato che disciplina i rapporti tra Stato e formazionireligiose e la stessa libertà religiosa.Il diritto ecclesiastico si distingue dal diritto canonico, ma per la Chiesa cattolica lo iusecclesiasticum è il diritto canonico stesso. Quindi la terminologia usata in Italia è impropria, perchéil diritto ecclesiastico è il diritto della Chiesa, cioè quello che noi chiamiamo diritto canonico,mentre quello che noi chiamiamo diritto ecclesiastico è in realtà il diritto morale o etico.Per la Chiesa lo ius publicum ecclesiasticum internum, è l’ordinamento dello Stato Città delVaticano (poteri di governo, organi legislativi, eccetera), mentre lo ius publicum ecclesiasticumexternum regola i rapporti tra la Santa Sede e i singoli stati.Il diritto ecclesiastico ha una pluralità di fonti, quali la costituzione, il diritto privato, il dirittointernazionale privato (il matrimonio) e pubblico (il concordato), il diritto del lavoro (la libertàreligiosa dei lavoratori), il diritto penale (i delitti contro la religione oggi abrogati), il codice diprocedura (il giuramento e il dovere di testimoniare dei sacerdoti), le leggi regionali. Per questaragione in origine era definita una scienza di rapina in quanto le sue norme si trovano in diverseleggi e codici.Possiamo anche dire che il diritto ecclesiastico si occupa dei rapporti tra religione e Stato.Per questo la gerarchia delle fonti del diritto ecclesiastico ha vari livelli:1. La Costituzione.2. Le norme di derivazione concordataria - leggi ordinarie, ma essendo norme che derivano dal concordato hanno una resistenza maggiore, di cui la più importante è la legge 222/1985 che disciplina gli enti ecclesiastici e il sostentamento del clero.3. La legge ordinaria (ad esempio la legge 1159/29 ancora in vigore per le confessioni che non hanno stipulato intese, la legge matrimoniale 847/29 che attua il matrimonio concordatario).4. La legge regionale. Con la nuova formulazione, l’art. 117 Cost. indica le materie esclusive dello Stato, mentre le restanti sono di competenza delle regioni. L’art. 117 Cost. 2° comma, lettera c) detta che la confessione religiosa è materia di esclusiva competenza statale, ma ci sono comunque una serie di materie di competenza esclusiva delle regioni che indirettamente toccano i rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose e l’esercizio della libertà collettiva. Ad esempio la legislazione urbanistica, materia di competenza esclusiva delle regioni, le cui norme devono prevedere e regolamentare la costruzione degli edifici per il culto. In queste materie si trovano sia atti unilaterali delle regioni, le leggi regionali, ma anche una serie di accordi tra regioni ed autorità ecclesiastiche locali come, ad esempio, gli accordi per inserire i cappellani negli ospedali.5. I regolamenti.Il prof. Tedeschi ha definito il diritto ecclesiastico una scienza di mezzo con norme provenienti dasvariati settori dell’ordinamento giuridico. Infatti si trovano norme di diritto costituzionale.internazionale, norme relative ai rapporti tra Stato e religioni di minoranza e norme di dirittocomune come matrimonio, adozione, anagrafe, assistenza religiosa, beni culturali e demaniali,edilizia, giuramento nel processo, immigrazione, inquinamento acustico, istruzione, eccetera.Queste sono le c.d. res mixtae (cose miste), materie di competenza dell’ordinamento civile, ma dovel’elemento religioso è così importante che lo Stato limita la sua autonomia per collaborare con leautorità ecclesiastiche per meglio tutelare la libertà religiosa di tutti. Un esempio è il concordato con 1 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 2. la Santa Sede, da cui deriva che l’Italia è un paese concordatario insieme alla Spagna, Portogallo,alcuni Länder1 tedeschi, la Polonia, eccetera.Altri paesi, invece, hanno una legislazione separatista, come la Francia e, in maniera diversa, gliStati Uniti, cioè un sistema giuridico in cui il legislatore opera in piena autonomia, senzaconcordare le norme con le autorità religiose. In tal modo la legislazione garantisce la libertàreligiosa, ma senza interferenze del potere spirituale sul potere politico e viceversa. Ad esempio si èliberi di sposarsi esclusivamente con il rito religioso, ma non vengono riconosciuti gli effetti civilidel matrimonio, cioè l’atto non ha alcun valore per lo Stato. Al contrario, fino al 1929, in Italia, perun retaggio ottocentesco, il matrimonio civile doveva precedere quello religioso, mentre in Francia,se il sacerdote non ottemperava a questa prescrizione commetteva un reato.In sintesi nei paesi separatisti la tutela della libertà religiosa individuale è garantita da un totaledistacco dell’ordinamento giuridico per le questioni religiose. Ad esempio, in un ordinamentoseparatista non vi è l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche.Oltre che in Francia, U.S.A. e in Turchia, il sistema separatista vigeva anche nei paesi del bloccosovietico, ma era completamente diverso da quello occidentale, in quanto creava una serie dilimitazioni all’esercizio del culto con il fine di eliminarlo dal contesto sociale, perché la religioneera considerata una forma di dissenso all’ideologia marxista-leninista. Ma l’apice del sistemaseparatista viene raggiunto con la Costituzione albanese che nel 1967 dichiara l’ateismo di Stato.Oltre ai recenti sistemi separatista e concordatario, ve ne sono altri due, retaggio del passato ancorapresenti eccezionalmente: il sistema cesaropapista e la teocrazia.Nel cesaropapismo, il Capo dello Stato, Principe o Re è anche il capo della religione. E’ un sistemanato nella Roma imperiale che con l’editto di Costantino del 311, quando l’Imperatore romanodiventa anche capo della Chiesa convocando concili, nomina i vescovi, stabilisce dogmi, eccetera.Questo sistema si trova ancora oggi in alcuni paesi scandinavi e in Gran Bretagna, dove la Regina èformalmente il Capo della Chiesa anglicana, anche se in concreto è l’arcivescovo di Canterbury.Un sistema opposto al cesaropapismo è la teocrazia che si ha quando il Capo della Chiesa è ancheCapo dello Stato, come accadeva fino a quando il Papa era anche Capo dello Stato Pontificio.Attualmente una forma di teocrazia si trova in Iran dove la Costituzione del 1979 prescrive lasubordinazione dello Stato alla guida del clero sciita, per cui i grandi Ayatollah2 decidono diversecariche pubbliche.Il diritto ecclesiastico deve considerare due aspetti essenziali: da un lato deve curare i rapporti traStato e istituzioni religiose e dall’altro deve garantire la libertà religiosa individuale.Negli anni ‘40 il diritto ecclesiastico è stato definito una legislatio libertatis con cui si voleva direche la sua filosofia è quella di garantire la libertà religiosa individuale.Il diritto ecclesiastico deve garantire i rapporti tra le diverse Istituzioni religiose, legislatiolibertatis, ma soprattutto il principio supremo di laicità dello Stato.1 La Repubblica Federale Tedesca è uno Stato costituito da 16 Stati federali detti “Länder”. Tre di questi sono le cosiddette “città-stato”: Berlino,Brema e Amburgo. Anche i Länder hanno un proprio Parlamento (“Landtag”), dove siedono i rappresentanti locali, e un proprio Governo(“Landesregierung”). I capi di governo dei Länder vengono chiamati “Ministerpräsident” (Primo Ministro), tranne che nelle città-stato dove si parladel “Erster Bürgermeister” o “Regierender Bürgermeister” (borgomastro). Le elezioni per i parlamenti dei Länder si tengono separatamente eindipendentemente da quelle per il Parlamento nazionale. La durata della legislatura non è uguale in tutti i Länder: in alcuni si vota ogni quattro anniin altri ogni cinque.2 Ayatollah (arabo: ‫ ; للا ةي‬persiano: ‫ ) للاتي‬è un titolo di grado elevato che viene concesso agli esponenti più importanti del clero sciita. Il terminesignifica segno di Dio e coloro che hanno questo titolo sono esperti in studi islamici come la giurisprudenza, letica, la filosofia ed il misticismo.Solitamente essi insegnano in scuole islamiche (hawza). Al di sotto del grado di ayatollah vi è il grado di Hojjatoleslam (Prova o Autorità dellIslam).Non vi è un modo gerarchicamente preciso con cui si possa raggiungere il titolo di Ayatollah: solitamente esso viene concesso ad uno esperto di studireligiosi che abbia ottenuto la stima, il rispetto e lammirazione dei suoi superiori e dei suoi pari grazie alla propria conoscenza del canone islamico edalla sua condotta, dopo il completamento dei suoi studi nella Hawza. Il più delle volte ciò viene attestato da una sorta di diploma rilasciato dai suoiinsegnanti. Una volta ottenuto il titolo, un Ayatollah può render pubbliche le proprie interpretazioni autentiche delle leggi religiose (Corano, Sunna,Ijma e Aql), insegnando in una Hawza secondo le proprie competenze e fungendo da punto di riferimento e giudice in materia religiosa. 2 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 3. La Santa Sede e Città del VaticanoLa Santa Sede è il governo della Chiesa universale. Ha una rilevanza giuridica all’internodell’ordinamento italiano in quanto possiede diversi beni nel territorio dello Stato italiano. La SantaSede differisce dalla Città del Vaticano che è invece uno stato estero, anche se il governo dellaSanta Sede è anche quello della Città del Vaticano.Quando è coinvolta l’attività magisteriale della Chiesa partecipa la Santa Sede, per esempio ilconcordato, il trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari e la partecipazione all’ONU qualeosservatore permanente è con la Santa Sede. Invece per questioni territoriali e monetarie partecipalo stato Città del Vaticano.La Chiesa ha una struttura gerarchicamente organizzata al vertice del quale c’è il Papa che è ancheil Sovrano dello stato di Città del Vaticano, come dispone l’art. 1, comma 1, della Costituzionevaticana del 2001: “Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha lapienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.”Il diritto canonico, nel 2° libro – il popolo di Dio – nella parte che disciplina la costituzionegerarchica della Chiesa e precisamente il canone 361, definisce: “Con il nome di Sede Apostolica oSanta Sede, si intendono nel codice non solo il romano Pontefice, ma anche, se non risultadiversamente dalla natura della questione o dal contesto, la Segreteria di Stato, il Consiglio per gliaffari pubblici della Chiesa e gli altri organismi della curia romana.”Nell’ordinamento canonico, per Finocchiaro con il termine Santa Sede s’intende:• In senso stretto il Sommo Pontefice,• In senso lato il Papa e la Curia romana che è il complesso delle istituzioni di governo della Chiesa. Questa è composta dagli organismi individuati dal canone 361 quali la Segreteria di Stato, il Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, Congregazioni, Pontifici consigli, i tribunali, gli uffici e le pontificie commissioni, i pontifici comitati e le commissioni cardinalizie.Il canone 360 detta quali sono gli altri organismi della Curia romana che collaborano con il Papa nelgoverno della Chiesa universale: “La Curia Romana mediante la quale il Sommo Pontefice è solitotrattare le questioni della Chiesa universale e che in suo nome e con la sua autorità adempie allapropria funzione per il bene e al servizio delle chiese è composta dalla segreteria di Stato Papale,dal consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, dalle congregazioni, dai tribunali e da altriorganismi. La loro costituzione e competenza vengono definite dalla legge peculiare.” Questa leggeè la “Pastor bonus (buon pastore)3”, promulgata da Giovanni Paolo II il 28 giugno 1988.Nell’ordinamento italiano, la Santa Sede è un ente ecclesiastico con personalità giuridica per anticopossesso di Stato, una forma di riconoscimento riservato ad enti secolari, soprattutto enti chel’avevano conservata anche con le leggi eversive, emanate dopo l’unificazione del Regno d’Italia.Per ottenere il riconoscimento bisogna presentare una serie di documenti, come l’atto costitutivo,che è difficile reperire dopo tantissimo tempo, ragion per cui, con la motivazione per anticopossesso di stato, sono esentati da questa incombenza.L’art. 2 del concordato del 1929 detta: ”L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campointernazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alleesigenze della sua missione nel mondo.” Cioè la Santa Sede, oltre ad avere personalità giuridica neldiritto italiano, gli è riconosciuta anche nel diritto internazionale. Questo concetto, oggi apparescontato, ma fino al 1929 gli era stata riconosciuta una personalità giuridica, di fatto, in quanto laSanta Sede non era ancora uno Stato sovrano, ma ha conservato la personalità giuridica di dirittointernazionale anche dopo la fine dello Stato pontificio, proprio perché organo di governo dellaChiesa universale.3 Le leggi della Chiesa sono denominate, e contraddistinte, con le prime due parole latine del loro testo. 3 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 4. La legge delle Guarentigie4, del 13 maggio 1871, concedeva una serie di garanzie assicurate dallalegge al Pontefice, ma lo legava, alle sorti politiche e militari del Regno d’Italia. Una situazioneancora più delicata se si considera che anche il governo della Chiesa universale viene legato alnuovo stato, in quanto il Papa, è ne è il capo, risiede nel Regno d’Italia.A questa situazione fu posto rimedio con i patti Lateranensi, con cui nasce lo stato Città delVaticano che in un primo momento non fu riconosciuto dalla dottrina internazionale etichettandolocome “pied à terre del Papa”, “parodia5 di Stato”, eccetera. Questa dottrina risentiva del fatto che ilVaticano è uno stato diverso dagli altri e con alcune caratteristiche particolari:• E’ lo stato più piccolo del pianeta con una superficie di 0,44 Kmq e una popolazione di 780 abitanti (stima 2004).• il Vaticano è uno stato enclave, cioè completamente circondato da un altro stato e all’interno di un’altra città, per cui la sua esistenza dipende dai servizi forniti dallo Stato italiano come poste, trasporti, comunicazioni, acqua, fogna, ferrovia, eccetera. In questo senso vi è un’apposita norma nell’art. 6 del concordato del 1929.• I confini sono costituiti dalle mura Vaticane, più quello di piazza San Pietro delimitato dal colonnato del Bernini e definito confine aperto. In base al trattato del 1929 questo confine deve essere sempre aperto, tranne nel caso di cerimonie nel qual caso la piazza è chiusa.• Quando la piazza è aperta, la polizia italiana accede liberamente, ma si arresta davanti alla scalinata della basilica di San Pietro. Quando la piazza è chiusa si arresta prima del colonnato del Bernini e la vigilanza è assicurata solo dalle guardie svizzere.• In base ad una convenzione con l’Italia, i reati previsti da entrambe le legislazioni, possono essere perseguiti dalla giustizia italiana, su richiesta delle autorità vaticane. Per Cardia, si è scelto di lasciare il giudizio penale e l’eventuale espiazione della pena alla giustizia italiana per due ragioni: o L’amministrazione della giustizia penale ha un costo troppo elevato, in relazione all‘esigua casistica del Vaticano. o Per motivi di opportunità, in quanto è disdicevole per un’autorità morale avere una casa circondariale, con tutto quello che è legato all’amministrazione della giustizia penale.• La cittadinanza è funzionale. Questo perché non si acquista come avviene in Italia6, ma solo in funzione dell’ufficio ricoperto e cioè: o cardinali, o funzionari dello Stato Città del Vaticano, insieme alle loro famiglie (coniuge e i figli fino alla maggiore età).4 A conclusione di una lunga serie di dibattiti sul destino da riservare allo Stato Pontificio, il Parlamento italiano approva una legge, denominata"delle guarentigie" (garanzie assicurate dalla legge), che garantisce alla Chiesa il libero esercizio dei suoi poteri spirituali e la piena sovranitàpontificia sui palazzi apostolici. Ispirata al principio di Cavour «libera Chiesa in libero Stato», la legge consta di due titoli. Il primo, dedicato allaSanta Sede, senza concedere alcuna sovranità territoriale al Papa, gli lascia i Palazzi Vaticano e Lateranense e la Villa di Castelgandolfo,riconoscendogli tutti gli onori sovrani e dichiarandolo esente dalla giurisdizione penale italiana. La legge punisce gli attentati e le ingiurie al Ponteficecon le stesse pene stabilite per gli attentati e le ingiurie al Re, concede al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede le stesse guarentigie eprerogative accordate al corpo diplomatico accreditato presso il Re e consente al Pontefice di continuare a tenere i consueti corpi armati: guardiasvizzera, guardia palatina, gendarmi. Lo Stato si impegna inoltre a corrispondere una dotazione annua di L. 3.225.000, ma tutto questo non basteràperché il Papa accetti la Legge delle guarentigie. Protesta, anzi, dicendo che questa non garantisce la sua indipendenza e infatti, finché essa rimarrà invigore, non uscirà mai dal Vaticano e non riscuoterà nemmeno la dotazione.Il secondo titolo della legge, invece, «Relazioni tra Chiesa e Stato», non è che una molto timida applicazione dei principi separatisti. Lo Stato rinunciaal controllo sulla pubblicazione delle nuove leggi ecclesiastiche e in genere sugli atti delle autorità ecclesiastiche, al giuramento di fedeltà dei Vescovie alla nomina dei Vescovi in quelle regioni dove il Re rivendicava tale diritto. Restano, però, sottoposti al controllo governativo quegli atti checoncernono beni degli enti ecclesiastici.5 Cioè l’imitazione scadente di uno stato.6 La legge 15 febbraio 1992, n. 91, ai sensi dellart. 1 comma 1, stabilisce che è cittadino per nascita:a) il figlio di padre o di madre cittadini (Ius Sanguinis);b) b) chi è nato nel territorio della Repubblica se ambo i genitori sono ignoti o apolidi, o se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori, secondo la legge dello Stato di questi (Ius Soli).Per il comma 2º, è cittadino per nascita il figlio dignoti trovato in Italia, se non si prova il possesso di unaltra cittadinanza. Inoltre acquisisconoautomaticamente la cittadinanza italiana i cittadini vaticani al cessare dei diritti di dimora nella piccola enclave romana. 4 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 5. La cittadinanza si perde quando il cardinale o il funzionario va in pensione o termina il suo ufficio e in questo caso si riprende la cittadinanza di provenienza e, se questo non è possibile, si assume quella italiana. Per Cardia questa regola è necessaria ad evitare il sovraffollamento di uno stato piccolissimo. Ma questa stessa caratteristica esclude, per Cardia, che lo stato Città del Vaticano sia uno stato teocratico, perchè essenzialmente non vi è una popolazione, in quanto la cittadinanza è solo transitoria. Per Finocchiaro, e gran parte della dottrina, è uno stato teocratico in cui il capo della religione è anche il capo dello stato e dove sono presenti i tre elementi costitutivi dello stato (territorio, popolazione e sovranità).• E’ uno stato neutrale, come detta l’art. 24 del concordato del 1929: “La Santa Sede, in relazione alla sovranità che le compete anche nel campo internazionale, dichiara che essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri Stati ed ai congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi, in ogni caso, di far valere la sua potestà morale e spirituale. In conseguenza di ciò la Città del Vaticano sarà sempre ed in ogni caso considerata territorio neutro ed inviolabile.” Per questa ragione la Santa Sede non partecipa alle organizzazioni internazionali dove è deliberato l’uso della forza e infatti partecipa, quale osservatore permanente, all’U.N.U. solo perché ne riconosce il valore internazionale. Per la stessa ragione, partecipa anche all’OSCE7 (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea), dove nell’atto di adesione è specificato che la Santa Sede si asterrà dal prendere decisioni relative all’uso della forza.L’art. 11 del concordato del 1929 dispone: “Gli enti centrali della Chiesa cattolica sono esenti daogni ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane concernentigli acquisti dei corpi morali), nonché dalla conversione nei riguardi dei beni immobili.” Questanorma è stata interpretata dalla giurisprudenza come un esenzione degli enti centrali dallalegislazione italiana, ma noi non abbiamo una definizione di questi enti. Infatti nulla è detto alriguardo nei canoni 360 e 361 del codice canonico, dalla legge “Pastor bonus” e neanche ilconcordato lateranensi lo indica.Comunque la non ingerenza non può essere interpretata come esenzione dalla giurisdizione e ancorameno dalla legge penale, invece l’art. 11 è stato voluto per scongiurare la possibilità direintroduzione di leggi eversive che potessero colpire gli enti centrali della Chiesa cattolica.Per Cardia e Finocchiaro, la giurisprudenza ha interpretato l’art. 11 in maniera ampia facendorientrare anche lo I.O.R.8 - LIstituto per le Opere di Religione una specie di banca vaticana, in cuialcuni alti dirigenti sono stati condannati per il coinvolgimento nel crac del banco Ambrosiano, maassolti dalla Cassazione in quanto il Vaticano ha opposto la questione che lo I.O.R. è un entecentrale della Santa Sede.Alla stesse conclusioni è giunto con una sentenza il Tribunale di Roma, alla radio Vaticana, nelprocesso sulla presunta nocività delle onde elettromagnetiche e le morti sospette per leucemia. Unasuccessiva sentenza della Corte di Cassazione, il 9 aprile 2003, non accoglieva tuttavia taleinterpretazione, e rinviava quindi la causa al Tribunale. Il 23 ottobre dello stesso anno iniziavaquindi una nuova fase del processo, durata un anno e mezzo, che dopo numerose udienze è giunta aconclusione con la sentenza la condanna a 10 giorni di arresto, con sospensione della pena, per ilPadre Borgomeo, Direttore Generale della Radio, e per il card. Tucci, presidente del Comitato di7 I compiti prioritari dell’OSCE sono: il consolidamento della democrazia nei paesi membri; la prevenzione delle guerre e l’intervento umanitario epolitico-diplomatico nelle aree interessate da conflitti bellici; la promozione di un ordine politico ed economico internazionale basato sullacooperazione tra stati; il superamento delle differenze politiche, economiche e sociali e la promozione di un comune sistema di sicurezza. L’OSCE hacompiuto sinora missioni in diversi paesi, tra cui Bosnia, Croazia, Kosovo, Georgia, Lettonia, Tagikistan, Ucraina, Cecenia.8 LIstituto per le Opere di Religione (IOR) ha lo scopo "di provvedere alla custodia e all´amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti oaffidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità" (Art.2 dello Statuto). Viene considerato la bancacentrale della Chiesa Cattolica Romana ed è situato nella Città del Vaticano. La banca è gestita da professionisti bancari che riferisce direttamente adun comitato di cardinali, ed infine al Papa (o al cardinale Camerlengo durante un interregnum). Lattuale presidente è Angelo Caloia che è statomembro dellOpus Dei. Il vice-presidente è Virgil Dechant, un americano dellOrdine dei Cavalieri di Colombo. 5 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 6. gestione della Radio fino al 2000, assolve invece l’ing. Pacifici, vice direttore tecnico. La condannacomprende anche il pagamento delle spese processuali, mentre un risarcimento dei danni neiconfronti delle parti civili dovrebbe essere liquidato in separata sede. Il processo è attualmente incorso nella fase di appello.Un altro caso, dei tanti, c’è stato sull’Opera romana pellegrinaggi in relazione al licenziamento diun suo dipendente e anche in questo caso, al ricorso del dipendente, è stato opposto che trattasi diente della diocesi di Roma, dove il capo è il vicario del Papa, quindi è un ente centrale della SantaSede, tesi accettata dalla Cassazione con la sentenza 15 aprile 2005, n. 7791, per carenza di potestàgiurisdizionale del giudice italiano nei confronti di enti di diritto internazionale al di fuori deiprovvedimenti di contenuto esclusivamente patrimoniale.Religione e confessione religiosaIl termine confessione religiosa usato nella Costituzione italiana è una terminologia prettamentecristiana, perché il termine confessione è adottato dalle chiese protestanti per distinguersi dallacattolica. Il confessionalismo è un fenomeno protestante americano e quindi già nella scelta deltemine confessione religiosa, non semplicemente religione come hanno fatto altre costituzionieuropee, è una chiara impronta della cultura e della sociologia dell’epoca. I costituenti, nella sceltadel termine di confessione religiosa, si rifacevano ad un panorama religioso definito nel sensocristiano, dove le religioni diverse dalla cattolica erano solo quelle cinque o sei esistenti allora inItalia.La religione è la propensione individuale della persona verso valori comuni insostituibili e supremitanto forti da legare comportamenti e rapporti personali (re = cosa) e (ligo = legare), cioè cosa chelega oppure re come terzo al disopra del popolo che va rispettato e unisce. La confessione, invece, èun’organizzazione di persone che si riconoscono appartenenti alla stessa fede che può essereideologica, filosofica, ma anche religiosa. Mentre la fede è il rapporto di esclusività che nascerispetto ad una verità rivelata ed è sempre espressione del valore imprescindibile e insostituibile chela persona attribuisce a ciò che proviene da un altro; in sintesi affidarsi ad un altro (ad esempio lafede politica). Per questo il legislatore ha specificato confessione religiosa. Invece per religione siintende il movimento teologico e la sua organizzazione.Per Esposito la confessione è una realtà sociale istituzionalmente destinata alla realizzazione delfine religioso, ma questa definizione non specifica cosa sia il fine religioso.Per Finocchiaro può essere confessione religiosa soltanto se questa ha una originale concezione delmondo che investe oltre ai rapporti tra uomo e Dio, pure i rapporti fra uomo e uomo. Cioè lareligione deve avere una serie di regole per guidare i rapporti tra uomini e Dio e tra i suoi stessifedeli. Ma questa definizione di Finocchiaro mostra dei limiti in quelle religioni che non hanno unrapporto diretto tra uomo e Dio, ad esempio per alcune correnti del buddismo Dio non esiste.Altri autori definiscono una confessione religiosa su criteri di carattere storico e sociologico. Adesempio è confessione religiosa solo se è considerata tale dalla società; per Gismondi oltreall’opinione sociale è necessaria una radicata presenza nella società; per altri ancora all’opinionesociale ed alla radicata presenza è necessario aggiungere l’esistenza di un certo numero di fedeli.Quest’ultimo è il c.d. criterio numerico, criticato dal Finocchiaro in quanto in origine la stessareligione cattolica era formata da un piccolo gruppo di adepti.Diversa da queste è la tesi dell’autoreferenziazione o autoqualificazione, rigettata dalla CorteCostituzionale e dalla Cassazione, proveniente dalla dottrina statunitense, per la quale è confessionereligiosa quella che definisce se stessa come tale. Questo tesi è basata sul principio che lo Stato èlaico e che non gli spetta stabilire cosa è religione e quindi è la religione stessa che deve definirsitale; ne consegue che lo Stato si dovrebbe limitare a prendere atto della definizione che la religioneda di se stessa. Questa tesi ha il grave difetto di qualificare religioni anche le sette o associazioniestremiste in generale, inoltre è una tesi che può essere valida per un paese separatista quali gli 6 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 7. U.S.A. dove la religione non comporta nulla per lo Stato, ma per l’Italia è diverso in quanto è unpaese concordatario, la religione comporta una serie di agevolazioni fino al finanziamento pubblico.La sentenza della Corte costituzionale, 27 aprile 1993, n. 195 interessata dalla Congregazionecristiana dei Testimoni di Geova sull’eccezione di costituzionalità in riferimento alla legge dellaRegione Abruzzo 16 marzo 1988, n. 29, recante "Disciplina urbanistica dei servizi religiosi", suuna norma per sussidi e suoli per la costruzione di edifici di culto per la Chiesa cattolica e altreconfessioni munite di intesa, ai sensi dell’art. 8 della Costituzione.La Consulta accoglie il ricorso della Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova perchèlimitare l’aiuto pubblico alle sole confessioni con intesa costituisce una violazione dell’art. 8: “Tuttele confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”. L’intesa non è un obbligo per laconfessione religiosa tanto che ci sono alcune confessioni che non vogliono l’intesa o altre lavorrebbero, ma per motivi politici e non giuridici, viene negata dallo Stato.Inoltre, se lo Stato o la Regione interviene con una legge per favorire la libertà di culto delleconfessioni religiose, non si può distinguere tra confessioni che hanno l’intesa da quelle sprovviste,perché altrimenti si viola l’art. 8 della Costituzione.Premesso questo, bisogna però poter distinguere una confessione religiosa da altre associazioni nonreligiose. La Consulta ha stabilito che sono confessioni religiose, oltre quelle che hanno un’ intesacon lo Stato, anche altre, ma per individuarle non basta il criterio dell’autoqualificazione e prescrivetre principi per riconoscerle:• precedenti riconoscimenti pubblici,• lo statuto che ne esprime chiaramente i caratteri (richiamato dallo stesso art. 8 della Costituzione, anche se lo statuto è una facoltà, non un obbligo della confessione religiosa),• dalla comune considerazione.Per la dottrina, allo scopo di verificare l’esistenza della confessione religiosa, era necessario uncontenuto ideologico originario, una normativa organica condivisa da una comunità e non unpiccolo gruppo, eccetera.I limiti alla libertà religiosa sono dati dall’art. 19 della Costituzione, per il quale non sono ammessele confessioni religiose aventi riti contrari al buon costume, dal rispetto della persona nei suo dirittipersonalissimi, dalla tutela della salute (art. 32 Cost.), dalle prescrizioni relative ai principi relativiall’essenza della Costituzione ed ai suoi valori supremi (come il Concordato).In sintesi la libertà religiosa non può contrastare con altri principi costituzionali e mancando lalibertà religiosa, non c’è neanche la confessione religiosa.Un altro tentativo di definire una confessione religiosa lo troviamo con la sentenza della Corte diCassazione penale, sez. II, 9 febbraio 1995, n. 5838, riguardante la questione della Chiesa diScientology9 condannati da un tribunale per associazione a delinquere per aver raggirato alcunepersone approfittando della loro fragilità psicologica, al fine di sottrarre grosse somme di denaro.Quel tribunale penale aveva anche affermato che il disegno criminoso non era opera di alcuniesponenti di Scientology, ma della stessa organizzazione della confessione creata con il fine diestorcere denaro approfittando della fragilità di alcune persone.9 Scientology: dal latino scio, conoscere, sapere, e dal greco logos, parola o forma esterna con cui viene espresso e reso noto il pensiero interiore.Scientology è una religione del ventesimo secolo che comprende un vasto insieme di conoscenze derivanti da alcune verità fondamentali, laprincipale delle quali è questa: l’uomo è un essere spirituale dotato di capacità che vanno ben oltre quelle che egli considera di avere normalmente.Egli non solo è in grado di risolvere i propri problemi, di raggiungere le mete che si è prefisso e di conseguire una felicità duratura, ma può ancheraggiungere nuovi stati di consapevolezza mai sognati prima.Secondo i principi religiosi di Scientology, non viene richiesto a nessuno di accettare nulla come un credo. Niente è vero per me, a meno che non siastato io a osservarlo. Ed è vero in base alla mia osservazione.Oggi, nel mondo dello spettacolo, lavvicinamento dellattore Tom Cruise alla dottrina di Scientology è stata una delle cause della rottura con la sua exmoglie Nicole Kidman. L’attrice, che pure inizialmente aveva condiviso lo stessa professione di fede del marito, in seguito si sarebbe riavvicinata alcattolicesimo. Ma non è finita; il suo credo nella possibilità di migliorare lesistenza attraverso il controllo della mente è stato anche la causa della suaprima, grande lite con la dolce Katie Holmes, la compagna da cui ha avuto un figlio. 7 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 8. Per stabilire se ciò che hanno fatto gli Scientology è esercizio di libertà religiosa o altro, bisognapreliminarmente stabilire se Scientology sono una confessione religiosa, perché l’esercizio del cultonon può essere considerato reato, purché non abbia riti contrari al buon costume (art. 19 Cost.). Perla Cassazione i tre requisiti indicati dalla Corte costituzionale, con sentenza n.195/1993, sono unpunto di partenza obbligato per qualificare una confessione religiosa, ma non sono necessariamentegli unici e quindi possono aggiungersene altri.La Cassazione respinge la sentenza del giudice di secondo grado perché non si può affermare che iriti degli Scientology sono atti illeciti, e quindi l’associazione a delinquere, se prima non sistabilisce se questi sono o meno una confessione religiosa.Analogo problema si è posto con la sentenza della Corte di Cassazione penale, sez. VI, 8 ottobre1997, n. 9476, sempre riguardante la questione degli Scientology, dove è ribadito che questa è unaconfessione religiosa e non si può far risalire la responsabilità di alcuni dirigenti all’intera comunitàdegli Scientology, ma deve essere imputata ai singoli responsabili.Inoltre la Corte di Cassazione, in occasione di questa sentenza, ha dato alcuni criteri per definirla: ilcorredo di principi e valori esterni all’uomo, il numero significativo di persone che esprimono unafede riconoscendosi uniti in quei valori religiosi.La risoluzione della Comunità europea del 22 maggio 1984, sulle nuove confessioni religiose inEuropa, stabilisce alcuni criteri per individuare le religioni e distinguerle da associazioni chepaventano falsamente di essere confessioni religiose.Questa risoluzione stabilisce che i membri di una confessione religiosa non devono essere obbligatiad assumere impegni prima della maggiore età, la partecipazione ad una confessione religiosa nondeve impedire ai suoi aderenti di mantenere i contatti con la famiglia d’origine, gli aderenti nondevono essere obbligati a devolvere il proprio patrimonio all’organizzazione di cui dovranno farparte, i fedeli devono avere un lasso di tempo per riflettere e devono avere il tempo di poterconsultare persone esterne alla confessione religiosa come familiari, amici e legali sulla questione,eccetera. Tutto questo serve ad evitare la proliferazione delle sette che affliggono la società e infattiquesta risoluzione è stata all’origine di alcune leggi varate dagli stati dell’Unione proprio percontrastare il fenomeno delle sette.Vi è anche da aggiungere che i parametri dettati dalla risoluzione toccano anche religioniimportantissime come la stessa Chiesa cattolica; ad esempio le suore di clausura che devono tagliareogni rapporto con il mondo esterno e che quindi sono direttamente interessate da questa risoluzione.Un altro esempio è il voto di povertà di alcuni religiosi per il quale si dona, con testamento, tutti ibeni ad un istituto religioso al momento di ricevere i voti solenni e perpetui di povertà.Il progetto di Costituzione Europea10 all’art. 52 si occupa delle chiese, associazioni o comunitàreligiose, equiparandole però alle organizzazioni filosofiche e non confessionali.10 Il 29 ottobre 2004, i capi di Stato o di governo dei 25 Stati membri e dei 3 paesi candidati hanno firmato il trattato che istituisce una Costituzioneper lEuropa, che era stato adottato allunanimità il 18 giugno 2004.Il trattato potrà entrare in vigore soltanto quando sarà ratificato da ciascuno dei paesi firmatari secondo le proprie procedure costituzionali dei varipaesi. Le procedure previste dalle Costituzioni, in questo senso, non sono identiche e comportano luno o laltro dei due tipi di meccanismi seguenti, oaddirittura entrambi:• la via «parlamentare»: il testo è approvato in seguito al voto di un testo riguardante la ratifica di un trattato internazionale dalla o dalle camere parlamentari dello Stato;• la via «referendaria»: un referendum viene organizzato e sottoposto direttamente ai cittadini che si pronunciano a favore o contro il testo del trattato.Queste due formule possono conoscere varianti o combinazioni a seconda dei paesi o di altre esigenze, ad esempio quando la ratifica del trattato esige,a motivo del contenuto di questo testo, un adeguamento preventivo della Costituzione nazionale.Una volta avvenuta la ratifica, ufficialmente notificata da tutti gli Stati firmatari (deposito degli strumenti di ratifica), il trattato potrà entrare in vigoree prendere effetto in linea di massima, secondo quanto in esso stabilito, il 1° novembre 2006Nei referendum in Francia e nei Paesi Bassi, svoltisi rispettivamente il 29 maggio e il 1º giugno 2005, la maggioranza degli elettori ha votato “no” altesto della Costituzione. A fronte di questi risultati, il Consiglio europeo del 16 e 17 giugno 2005 ha ritenuto la scadenza del 1º novembre, che erastata inizialmente prevista per l’entrata in vigore della Costituzione, non più perseguibile, in quanto gli Stati che non hanno ancora ratificato il trattatonon saranno in grado di fornire una buona risposta prima della metà del 2007. Tutti gli Stati membri, che abbiano o non abbiano ratificato laCostituzione, si sono così presi una pausa di riflessione, da utilizzare anche per dibattiti e chiarimenti. Nel corso della presidenza austriaca del primosemestre 2006, il Consiglio europeo esaminerà lo stato di avanzamento dei dibattiti sulla ratifica del trattato costituzionale.Il processo di ratifica da parte degli Stati membri non è stato dunque abbandonato. Il calendario sarà, se del caso, adattato alle circostanze nei paesi incui non è ancora avvenuta la ratifica. 8 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 9. Tra le organizzazioni non confessionali vi sono quelle umanitarie non governative come AmnestyInternational, Telefono Azzurro, Emergency, Medici Senza Frontiere, eccetera le quali sidifferenziano dalla religione perché alla base dell’associazione non vi è una fede. Inoltre, per leconfessioni religiose gli scopi umanitari non sono primari e le loro attività sono garantite dal dirittodi libertà religiosa, mentre per le associazioni benefiche sono primari gli scopi umanitari, la tuteladei diritti umani, eccetera e le loro attività sono garantite dal diritto ordinario.Bisogna anche aggiungere che il rinnovato ruolo pubblico delle religioni a livello internazionale èdato anche dall’importanza di queste nella risoluzione di conflitti internazionali. Questa è unasvolta, in quanto durante la guerra fredda le religioni erano ininfluenti nelle controversie tra gli stati,rilevanti erano solo le ideologie politiche e il potere economico e militare, mentre oggi sonoimportanti quanto altre questioni, un esempio è il conflitto israeliano-palestinese,.Il primo comma dell’art. 52 sancisce: “LUnione rispetta e non pregiudica lo status di cui godononegli Stati membri, in virtù del diritto nazionale, le chiese e le associazioni o comunità religiose.”Quindi in Italia si può avere il concordato con la Chiesa cattolica e le intese con le altre confessionireligiose, mentre gli altri paesi dell’Unione adottano altre regole per disciplinare i rapporti con levarie religioni.Il secondo comma detta: “LUnione rispetta ugualmente lo status di cui godono, in virtù del dirittonazionale, le organizzazioni filosofiche e non confessionali.” In pratica vengono equiparate leconfessioni religiose alle organizzazioni filosofiche e non confessionali ed è il frutto delle pressionidi alcuni paesi che nella loro legislazione (come la Costituzione belga) hanno norme analoghe.Il terzo comma detta: “Riconoscendone lidentità e il contributo specifico, lUnione mantiene undialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni.” Quindi, anche se i rapportitra gli stati e le chiese sono una questione interna agli ordinamenti statuali, l’Unione mantienecomunque aperto il dialogo con le confessioni religiose e le organizzazioni filosofiche e nonconfessionali, riconoscendo il loro ruolo nello sviluppo della società nell’Unione.Dagli anni ‘80 in poi, si diffondo in Italia e in Europa una serie di religioni prima sconosciute comeil buddismo, l’islam11, induismo, eccetera, inizia così il pluralismo religioso.Il diritto ecclesiastico nella Costituzione italianaNello studio delle fonti del diritto ecclesiastico usiamo la partizione di Francesco Finocchiaro che ledivide in fonti di cognizione e di produzione. fonti di cognizione sono quelle che ci consentono di conoscere il diritto: la Costituzione, le leggi ordinarie, i regolamenti. fonti di produzione sono i procedimenti attraverso i quali sono legittimamente posti in essere le norme di diritto ecclesiastico.L’articolo 1 della Costituzione è ontologicamente il numero 1, cioè ha un importanza intrinseca cheispira tutti gli altri articoli.“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.” Il primo comma del primo articolodella Costituzione esordisce con la parola Italia che non definisce e usa solo in questa occasione.L’Italia non viene definita come entità. Lascia una certa fluidità nella sua rappresentazione perindicare ciò che nel cuore, nella storia, nell’intelligenza12 dei suoi cittadini è sentito come Italia. Inquesto modo il suo significato si adatta ai tempi in un’Italia profondamente cambiata daldopoguerra ad oggi, basti vedere come è cambiata nel rapporto con le religioni. Nel periodopostbellico vi era solo la cattolica e pochissime altre; oggi, secondo i dati del ministero dell’Interno,le confessioni religiose in Italia sono circa 130, con una distribuzione sperequata. Secondo11 L’Islam non è una religione nuova in Italia, infatti nel 900, X secolo, Bari è stato perfino l’unico emirato arabo in Italia. Infatti, secondo alcuni, incorrispondenza dell’odierna basilica di San Nicola (santo nato a Mira in Turchia) vi è un pavimento in mosaico con una fascia con caratteri cufici(segni grafici di scrittura usati dagli arabi fra il VII e lVIII secolo, impiegati in campo artistico come motivo decorativo) dietro l’altare in quantorisale all’antica moschea che sorgeva sullo stesso suolo della basilica. Anche a Taranto vi è stata una comunità araba intorno all’anno 1000 di areamaghrebina (Africa mediterranea). Gli arabi furono cacciati definitivamente dall’Europa occidentale nel 1492.12 Essere intelligenti significa leggere dentro. L’intelligenza è anche la capacità di cogliere i nessi esistenti fra i vari momenti dellesperienza. 9 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 10. un’indagine dellEurispes13, rilasciata nel 2006 e ripresa dal Corriere della Sera, l87,8% dellapopolazione si proclama cattolico (il 36,8% è praticante), il 9,5% non è religioso e solo il 2,7%della popolazione è frammentato in tutte le altre religioni.Le confessioni religiose che hanno chiesto allo Stato di stipulare un’intesa sono circa 30, di cui 2hanno firmato l’accordo con il Governo, restando in attesa dell’approvazione del Parlamento.In sintesi, i costituenti con il termine Italia hanno introdotto un elemento di assolutaindeterminatezza che favorisce le dinamiche sociali, cioè l’Italia non è determinabile in una fasestorica, ma lo è in relazione al periodo storico che vive.La Repubblica, dal latino “res publica” cosa pubblica, è l’insieme di tutti i soggetti fisici, giuridici,istituzionali, sociologici, anche esterni alla nazione, come avviene per l’Unione Europea, che lacompongono. Prima di essere sinonimo di organizzazione (forma di governo rappresentativo), laRepubblica è sinonimo di composizione e aggregazione, quindi è l’insieme di quei soggetti chehanno delegato i propri rappresentanti per scrivere la legge fondamentale di coesistenza: laCostituzione.Questo concetto è fondamentale anche per comprendere la logica dei giudizi per l’accettazione delleparti civili nei processi penali come, ad esempio, l’ammissione delle associazioni per la difesa deiconsumatori nei processi tra un cliente contro una grande industria o del Telefono Azzurro in unprocesso per pedofilia. Queste associazioni sono riconosciute in quanto soggetti che compongono laRepubblica.Bisogna anche dire che l’Italia è una Repubblica, che indica una forma di governo rappresentativo,ma è anche una Repubblica democratica cioè il governo rappresenta il popolo che ne ha lasovranità.Il comma continua con questa incidentale: “fondata sul lavoro”. La prima bozza dell’art. 1enunciava “fondata sui lavoratori”, ma questa formulazione apparve troppo restrittiva, in quantoescludeva i disoccupati, i pensionati, i troppo giovani per lavorare. Invece la nostra Repubblica èfondata sulla dignità del lavoro, inteso come produzione non solo di beni, ma anche di servizi, idee,rapporti, processi, benessere spirituale, fisico, eccetera. In sintesi, per la Costituzione il lavoro èinteso nel suo significato ontologico e cioè l’elaborazione di qualcosa.Per queste ragioni lo Stato non è la Repubblica, ma è la rappresentazione organizzata nel suo livellomassimo.Le fonti del diritto ecclesiastico di livello costituzionale più importanti sono gli articoli 2, 3, 7, 8, 19e 20.L’art. 2 riguarda i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali. Lalibertà religiosa è uno dei diritti inviolabili dell’uomo, mentre le confessioni religiose sono garantitecome formazioni sociali.L’art. 3 riguarda il principio di uguaglianza la quale sancisce la pari dignità sociale e l’uguaglianzadavanti alla legge senza distinzione di religione, oltre a sesso, razza, eccetera.Con gli articoli 7 e 8 si afferma il carattere concordatario del nostro ordinamento:• l’art. 7, con il concordato, regola i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica su base bilaterale,• l’art. 8, con le intese, regola i rapporti tra lo Stato e le altre confessioni religiose.Quindi i costituenti, confermando la legislazione del 1929, hanno deciso che l’Italia non avrebbeavuto un ordinamento separatista, ma concordatario cioè legiferando in accordo con la Chiesacattolica e con le altre confessioni religiose.L’art. 7, il più discusso di tutta la Carta Costituzionale, nella bozza della Costituzione formava l’art.5 includendo anche l’attuale art. 8. La bozza di art. 5, voluta dal segretario del P.C.I. PalmiroTogliatti, stabiliva che lo Stato è indipendente e sovrano nei confronti di ogni organizzazionereligiosa ed ecclesiastica. In questo modo non veniva affermata l’indipendenza della Chiesa e si13 Istituto di studi politici economici e sociali. 10 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 11. evitava la sua influenza sullo Stato; in sintesi si affermava la supremazia dello Stato sulla Chiesa enon la parità dettata dalla formulazione definitiva dell’art. 7.Infine la bozza dell’art. 7 prevedeva che i rapporti tra Stato e Chiesa dovevano essere regolati intermini concordatari, evitando il riferimento esplicito ai patti Lateranensi voluti dal regime fascista,ma la sua definitiva formulazione, segna la scelta dei costituenti di riferirsi esplicitamente ai PattiLateranensi, al di là degli effetti giuridici.Da quanto emerge dagli atti della Costituente, la scelta politica fu appoggiata dal segretario delPartito Comunista Italiano Togliatti, per non riaprire il contenzioso con la Chiesa e mantenere lostatus quo, cioè lo stato di equilibrio, garantendo la continuità di questi rapporti bilaterali anche peril futuro, in quanto la Chiesa era interessata a lasciare inalterato il Concordato del 1929. Alla finel’accordo sull’art. 7 si raggiunse all’unanimità e furono decisive le posizione dei comunisti, inprimo luogo quella di Togliatti che osservò che un paese distrutto dalla guerra, bisognevole di tutto,non si può permettere guerre di religione. In sintesi la pax religiosa imponeva l’accettazione deiPatti e di quel sistema.La scelta dei costituenti, fu dettata inoltre dal fatto che l’Italia postbellica usciva da una guerracivile, dovuta alla nascita della Repubblica di Salò, alla guerra partigiana e al successivosgretolamento del regime fascista, per cui si voleva unire il popolo con la religione, fin troppodiviso politicamente, e garantire l’appoggio della Chiesa al neogoverno repubblicano.Oltre a Togliatti, un’altra proposta di rilievo fu quella di Tupini che chiedeva il richiamo alle normeinternazionali nella Costituzione, riconoscendo la sovranità della Chiesa cattolica e del suoordinamento giuridico. La proposta di Tupini fu criticata da Calamandrei che aveva avvertito cheuna tale formulazione di quell’articolo avrebbe portato alla costituzionalizzazione dei Patti, cioèavrebbe attribuito alle norme del concordato la stessa forza dei singoli articoli della Costituzione equesto non era possibile perché il Concordato, di epoca fascista14, conteneva delle disposizioni nonin linea con il testo costituzionale.Per Giuseppe Dossetti, famoso canonista, invece richiamare i Patti nella Costituzione non significarenderli parte integrante della Costituzione, ma vuol dire solo vincolare lo Stato a non disciplinarein via unilaterale i rapporti con la Chiesa cattolica, cioè l’art. 7 deve essere considerato solo unanorma sulla produzione giuridica o di procedura per l’emanazione delle norme interessate dalconcordato.La posizione di Dossetti fa cadere tutte le riserve in sede costituente, portando all’approvazionedell’articolo nella formulazione attuale e diventando il criterio interpretativo di giurisprudenza edottrina.La formula del primo comma dell’art. 7 è riportata anche in un’enciclica15 di Papa Leone XIII,Immortale Dei, del 1885, con l’unica differenza che questa non mette l’aggettivo ciascuno.Secondo alcuni, l’articolo segue pedissequamente un tratto dell’enciclica, perché risente dellaformulazione canonistica, e in particolare la parte che studia i rapporti con gli stati, voluta dalDossetti, inconsapevolmente riproposta nell’art. 7.Per altri invece, la cosa è intenzionale per far si che la Costituzione riprendesse la teoria canonisticasui rapporti tra Stato e Chiesa.Il primo comma dell’art. 7: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine,indipendenti e sovrani”, nei primi anni ’50 fu considerato dalla dottrina privo di valore perchèinutile. Infatti, soprattutto i laici, considerano improprio inserire nella Costituzione un riferimentoalla sovranità della Chiesa, unico caso in Europa, come è inopportuno inserire un riferimento allasovranità di qualsiasi altro stato nella Costituzione.14 Secondo alcuni ecclesiasticisti la stessa sottoscrizione dei patti contrasta con la logica dello stato etico-fascista, perché questo stato ammette solo ilsuo potere rifiutando qualsiasi divisione con chiunque altro. Quindi, quando lo Stato fascista ha sottoscritto i Patti con la Chiesa in qualità, di soggettodi potere equipollente al suo, in un certo senso ha ammesso una forma di dualismo. Per questo il prof. Battaglia ha detto che c’è un elementogerminale di democraticità nella logica dei Patti.15 Lettera circolare apostolica che il Papa indirizza ai vescovi e ai prelati di tutta la Chiesa, su argomenti di fede o sociali. 11 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 12. Per altri, invece, l’affermazione del primo comma è importante perché, in relazione al fatto che irapporti tra Stato e Chiesa sono su base concordataria, il riconoscimento della sovranità dellaChiesa comporta anche un riconoscimento dell’originalità dell’ordinamento canonico, collocato allostesso livello dell’ordinamento dello Stato ed eliminando la possibilità di instaurare un regimecesaropapista o giurisdizionalista16. In questo modo viene superata la teoria della statualità deldiritto, di matrice ottocentesca, per la quale solo lo Stato può produrre diritto e trova applicazione lateoria di Santi Romano17 sulla pluralità degli ordinamenti giuridici per il quale, oltre al dirittoemanato dallo Stato, vi sono altri enti e istituzioni che possono produrre diritto, fra queste leconfessioni religiose e in maniera particolare la Chiesa cattolica.Unaltra particolarità del primo comma dell’art. 7 è la dicitura “ciascuno nel proprio ordine” cheindica quelle materie in cui la Chiesa o lo Stato hanno competenza esclusiva e si differenziano dallematerie di interesse misto, res mixtae, regolate dai Patti Lateranensi.Il problema sta nella difficoltà di definire, in concreto, quali sono le materie in cui lo Stato o laChiesa ha competenza esclusiva e questo rende dubbia l’applicazione reale dell’affermazione“ciascuno nel proprio ordine”.Comunque, quando bisogna decidere sulla competenza di una materia, la competenza è dello Stato,definita dalla dottrina la competenza delle competenze, cioè è lo Stato che dice fin dove arrival’ordine della Chiesa e dove inizia l’ordine temporale.Possiamo anche affermare che per lo Stato non esistono res mixtae, ma esistono situazioniaffrontate di volta in volta e, in mancanza di strumenti giuridici come i Patti Lateranensi, sonodecise dallo Stato perchè ha la competenza delle competenze.Come è accaduto con l’art. 7, si decise di estendere i rapporti bilaterali anche ad altre confessionireligiose, segnando un cambiamento sostanziale rispetto all’1 dello Statuto Albertino e alconcordato del 1929 che riservava un regime bilaterale solo alla Chiesa cattolica; tutti gli altri cultierano disciplinati in maniera unilaterale con la legge ordinaria 1159/29, sui culti ammessi, e con ilrelativo regolamento di attuazione approvato con Regio Decreto 28 febbraio 1930, n. 289.Infatti l’art. 1 dello Statuto Albertino dettava: “La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è lasola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi”.Questo consentiva di privilegiare la Chiesa cattolica, mentre le altre religioni venivano disciplinatedalla legge sui culti ammessi che già il titolo, indica un trattamento sfavorevole rispetto alla Chiesacattolica, in quanto è lo Stato che ammette i culti in presenza di determinati requisiti.Invece i costituenti del 1947 decisero di estendere il regime di rapporti bilaterali tra Stato e Chiesaanche alle altre confessioni religiose, introducendo l’art. 8 della Costituzione.Il primo comma: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge” indicatutte le confessioni, quindi anche la cattolica, mentre il secondo comma dell’art. 8 riguarda solo lereligioni diverse dalla cattolica: “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno il diritto diorganizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridicoitaliano”. In questo modo è sancita la parità tra l’ordinamento dello Stato e gli statuti delle altreconfessioni religiose che ne rappresentano il loro ordinamento. Infatti nell’intesa con lo Statoitaliano, la chiesa Valdese ha inserito all’art. 2 : “La Repubblica italiana dà atto dellautonomia edella indipendenza dellordinamento valdese”.Diverso è invece il rapporto con le associazioni non religiose, in quanto lo Stato ha una superioritàin relazione a quanto prescrive l’art. 2 Cost. In sintesi, lo Stato, regola i rapporti tra Stato e Chiesacon il concordato (art. 7 Cost.), con le intese per le confessioni religiose che ne sono munite (art. 816 Il giurisdizionalismo è la Dottrina politica tendente a subordinare la vita istituzionale della Chiesa allo Stato.17 Santi Romano, giurista nato a Palermo nel 1875 e morto a Roma nel 1947, fu professore di diritto amministrativo nella università di Camerino esuccessivamente insegnò diritto costituzionale nelle università di Milano, Modena, Pisa. Nel 1928 divenne presidente del Consiglio di Stato eprofessore incaricato di diritto costituzionale alluniversità di Roma. Tra la sua vasta produzione è bene citare la monografia, Lordinamento giuridico,del 1918 (opera cui si farà costante riferimento) in cui il Romano si qualifica come istituzionalista. Santi Romano è uno dei massimi rappresentantidello istituzionalismo ovvero di quella dottrina secondo cui il diritto si identifica con la realtà sociale più comprensiva, vale a dire con la societàorganizzata od organizzazione sociale, con l istituzione. 12 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 13. Cost.), con la legge per i culti ammessi per le altre confessioni religiose e per tutte le associazioni dicarattere non religioso applica l’art. 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce idiritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la suapersonalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica esociale”.La bilateralità dei rapporti tra Stato e confessioni religiose, non si trova solo negli articoli 7 e 8 dellaCostituzione, ma anche in tutti i rapporti tra amministratori e autorità religiose locali di tutte leconfessioni.L’applicazione concreta dell’art. 8 si ebbe solo nel 1984, dopo ben 36 anni dall’entrata in vigoredella Costituzione, in occasione dell’intesa tra lo Stato e la Chiesa Valdese18.Il terzo comma dell’art. 8 dispone: “I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla basedi intese con le relative rappresentanze”. Questo indica che lo Stato regola i rapporti solo con leconfessioni religiose e con ognuna può stipulare intese.Vi è una differenza tra il secondo comma dell’art. 7 “I loro rapporti sono regolati dai PattiLateranensi” e il terzo comma dell’art. 8 “I loro rapporti con lo Stato sono regolati dalla legge….omissis…”, in quanto l’art. 7 indica un rapporto precostituito e non modificabile (se non con unaprocedura particolare) costituito dai Patti Lateranensi, mentre l’art. 8 demanda i rapporti tra lo Statoe le altre confessioni religiose alla legge ordinaria e anche se fondata su un atto bilaterale, resta unatto agganciato a valutazioni politiche, pertanto modificabili.Il procedimento per varare un’intesa con una confessione religiosa, inizia con la nomina di unacommissione apposita da parte del Presidente del Consiglio (che avviene con D.P.C.M.) della qualefa parte una rappresentanza della confessione religiosa.Una volta che l’intesa è approvata dal Consiglio dei Ministri, viene presentata alle Camere inseritain un disegno di legge per la ratifica.Per poter stipulare un’intesa con una religione, occorre che vi siano tre elementi:• l’aggregazione deve essere una confessione religiosa;• il Governo deve esprime una valutazione favorevole a sottoscrivere l’intesa, restando comunque il Parlamento non obbligato a ratificarla;• deve esserci una rappresentanza apicale della confessione religiosa, designata al suo interno anche sulla base dei suoi statuti.Per questo terzo elemento ci sono difficoltà a stipulare un’intesa con l’Islam19, perché imusulmani20 non hanno una gerarchia e quindi non hanno un capo che rappresenta tutti i fedeli, ma18 Intesa siglata nel 1984 e approvata con la legge n. 449 dell11 agosto 1984, successivamente integrata con la legge n. 409 del 5 ottobre 1993 invirtù della quale la confessione partecipa allotto per mille del gettito IRPEF.19 Islam significa sottomissione e rappresenta il rapporto tra l’uomo e Dio. L’uomo per poter entrare in paradiso si deve sottomettere alla legge divinae più si sottomette, più sale nel cielo; infatti il paradiso è rappresentato come una serie di cieli sovrapposti di cui quello più vicino a Dio è l’ultimo, ilsettimo cielo.20 Musulmano significa fedele. in base alla legge religiosa (Shari’a), il fedele deve seguire i cinque pilastri dell’Islam: 1) la testimonianza di fede; 2) le5 preghiere rituali; 3) lelemosina canonica; 4) il digiuno durante il mese di Ramadan; 5) il pellegrinaggio alla Mecca (almeno una nella vita). In lineadi massima i musulmani si dividono in due grossi gruppi, gli sciiti e sunniti.Con il termine Sciismo si indica il principale ramo minoritario dellIslam.Gli sciiti si differenziano dai sunniti sulla questione della guida della comunità islamica (Umma), dal momento che considerano unica legittimata aregnare la Famiglia del profeta Mu ammad), mentre per i sunniti qualsiasi fedele di media capacità religiosa, non necessariamente discendente delProfeta, può guidare a pieno titolo un governo islamico. Col tempo gli Sciiti si sono differenziati dai sunniti anche su alcuni istituti giuridici(ammettono, ad esempio, la legittimità del matrimonio a tempo prefissato e considerano che dal Corano raccolto allepoca del califfo Uthmān b. Affānsiano stati espunti alcuni passaggi e una sura intera che indicavano la successione di ‘Alī a Mu ammad), ma il fatto che non si siano differenziati daisunniti negli aspetti dogmatici non consente che si parli per essi di eresia, ma solo di una variante dellIslam. Lo sciismo, minoritario in terminiassoluti (10% massimo dei fedeli musulmani di tutto il mondo), è maggioritario in Iraq, in Libano e in alcune aree del Golfo Persico e del tuttoprevalente in Iran, dove lo sciismo fu forzatamente imposto dalla dinastia dei Savfavidi (1501-1722).Il Sunnismo, orientamento nettamente maggioritario dellIslam - circa il 90% dellintero mondo islamico - prende il suo nome dal termine arabo"Sunna" (consuetudine), riferita al profeta dellIslam Muhammad e ai suoi Sah ba (Compagni). Nato per ultimo nella discussione teologica islamica, ilSunnismo si differenzia essenzialmente dallo Sciismo (organizzatosi come dottrina prima del Sunnismo) per il suo netto rifiuto di riconoscere lapretesa degli Sciiti che la guida della Comunità islamica (Umma) dovesse essere riservata alla discendenza del profeta Muhamm ad attraverso suafiglia Fātima bt. Muhammad e suo cugino Alī ibn Abī Tālib. Secondo il Sunnismo invece alla guida politica e spirituale (non strettamente religiosaperò) della Comunità poteva accedere qualunque musulmano pubere, di buona moralità, di sufficiente dottrina e sano di corpo e di mente. Il fatto diessere Meccano o, almeno, Arabo, era un elemento preferenziale ma non essenziale. Sotto questo profilo il Sunnismo respingeva quindi recisamentela pretesa dei kharigiti che la guida della società islamica fosse riservata al migliore dei credenti: qualità difficile da individuare e ancor più difficile 13 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 14. solo delle guide spirituali del loro cammino di fede, ad esempio l’imam. Lo stesso U.C.O.I.I.21 nonrappresenta la totalità degli islamici italiani.Inoltre, mentre per la nostra cultura un cittadino italiano, può essere cattolico, buddista, protestanteeccetera, un islamico marocchino non scinde la religione dalla nazionalità e quindi, se si trova inItalia, frequenterà moschee di marocchini e non di algerini o di altre nazionalità. Questo rende piùdifficile la ricerca di una rappresentanza univoca per i fedeli di religione islamica.Per tutti questi motivi, secondo alcuni autori, l’istituto delle intese è superato e pertanto vaabbandonato sostituendolo con una legge generale sulla libertà religiosa.A questo proposito diversi disegni di legge sono stati presentati in Parlamento e ultimamente adaprile e a luglio 2006. Le caratteristiche di questi disegni di legge sono:• deve attuare i principi costituzionali;• abrogare la legge 1159/29 “legge sui culti ammessi”;• assicurare a tutti quello che le intese garantiscono solo ad alcuni; poi, se vi è necessità, si faranno intese solo per aspetti peculiari.I criteri per individuare una confessione religiosa non sono dati dalla legge, ma sono stati indicatidalla Corte costituzionale con la sentenza 195/93 e dalla Corte di cassazione con la sentenza5838/95. Inoltre una confessione religiosa può essere individuata dal Governo, dai giudici di meritoe perfino dagli amministratori pubblici, ma solo lo Stato può avere rapporti istituzionali (concordatoe intese) con le confessioni religiose, perché così è sancito dagli artt. 7 e 8 della Costituzione.Per il prof. Dammacco, a differenza del concordato che è un atto di diritto internazionale e quindi didiritto esterno, le intese sono atti di diritto interno perché la relativa commissione è nominataunilateralmente e per una parte della dottrina le intese sono atti politici il cui elemento giuridico è lalegge di approvazione.Un’altra parte della dottrina ha osservato che se le confessioni religiose hanno ordinamenti giuridiciprimari, come detta la Costituzione, un intesa stipulata con una rappresentanza di un ordinamentogiuridico primario non può essere un semplice atto politico, ma ha un valore maggiore. PerFrancesco Finocchiaro, le intese, pur non trattandosi di atti di diritto internazionale, sono atti dirittoesterno creato con la volontà di due soggetti posti sullo stesso piano. Per Cardia22 le intese non sonoatti politici, ma atti di diritto pubblico interno vincolanti che una volta sottoscritti, lo Stato non puònon osservarli.Per la dottrina prevalente, l’intesa è frutto di una scelta politica. Il Governo, anche se unaconfessione religiosa lo chiede ed ha i requisiti per ottenerla, può non stipularla, ne’ iniziare letrattative. Ad esempio, i primi a chiedere un’intesa furono i Testimoni di Geova già negli anni ’70,ma la richiesta è stata ignorata per anni dal Governo (anche quando furono stipulate intese con altrereligioni), perché questa confessione chiedeva l’obiezione totale dal servizio militare, era contrariaad alcuni trattamenti sanitari, come le trasfusioni, eccetera. Per questo non si voleva dare unriconoscimento pubblico ad una religione che creava dei problemi di coesistenza con lo Stato. Laquestione sembra risolversi nel 2000, quando vengono stipulate due intese: una con i Testimoni diGeova e l’altra con i Buddisti. Entrambe vengono criticate dalla dottrina in quanto intese moltosimili alle sei già esistenti, come se le religioni fossero tutte uguali ed avessero tutti le stesseda mantenere, perché un semplice peccato, anche non grave, avrebbe fatto perdere tale qualità allImam ("Guida", ma intesa qui come sinonimo dicaliffo) e lo avrebbe fatto decadere dal suo supremo ufficio.21 Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia. LUCOII nasce sulla scia dellUSMI quando lIslam sunnita "delle moschee" in Italia,a causa del boom dellimmigrazione, non si presta più a essere rappresentato da un organismo dichiaratamente studentesco. Per iniziativa di membridel Centro culturale islamico di Milano e Lombardia, lUCOII è costituita ad Ancona nel 1990. Dopo avere "ereditato" le strutture dellUSMI, emergecome la realtà musulmana italiana più diffusa e radicata sul territorio, con una forte influenza dei Fratelli Musulmani, e si candida subito a essereinterlocutore dello Stato italiano in vista dellIntesa. AllUCOII fanno capo 122 associazioni, orizzontali (territoriali) e verticali (nazionali di settore),che svolgono attività di ordine sociale, assistenziale, di informazione e mediazione istituzionale, cui fanno capo a loro volta unottantina di moscheedove si svolgono pratiche rituali e una più ridotta attività di carattere culturale; vi sono inoltre quasi trecento luoghi di preghiera che non hanno ancoralo status di moschea e talora sono ubicati in appartamenti privati. Attraverso congressi, campeggi, attività culturali, rapporti con le autorità politiche,lUCOII persegue il suo scopo della costruzione di un Islam italiano.22 Prof. Carlo Cardia, professore di diritto canonico ed ecclesiastico all’università Romatre. 14 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 15. necessità, benché le intese sono concepite dai costituenti per recepire le differenze tra le variereligioni e i loro aspetti peculiari. Queste due intese, benché stipulate dal Governo, furono affossatein Parlamento senza essere mai discusse e quindi ratificate.Per Finocchiaro, Cardia e la parte maggioritaria della dottrina, come la confessione non ha diritto adiniziare la trattativa con il Governo, al tempo stesso non ha diritto alla legge di approvazione daparte del Parlamento, anche se resta la responsabilità politica del Governo che ha sottoscrittol’intesa.Per Andrea Guazzarotti (costituzionalista), vi è un rimedio giuridico nel caso il Parlamento nonesamini l’intesa sottoscritta dal Governo, in quanto la confessione religiosa avrebbe il diritto diinteressare l’autorità giudiziaria per porre la questione alla Consulta sul conflitto di attribuzioni tra ipoteri del Parlamento e del Governo.Per la dottrina minoritaria, l’intesa è dettata espressamente dalla Costituzione, “i loro rapporti conlo Stato sono regolati dalla legge sulla base di intese”, e quindi lo Stato deve almeno valutare larichiesta della confessione religiosa.Tornando alle due intese in attesa di ratifica da parte del Parlamento, quelle con lUnione BuddhistaItaliana (U.B.I.)23 e con i Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova24, lo stesso Consiglio deiMinistri di allora non ha stabilito se queste sono o meno confessioni religiose. In particolare laperplessità sul buddismo deriva dal fatto che, non originando da un alveo culturale occidentale,poteva risultare difficile individuare quella religione come confessione. Doveva rispondere suquesto dubbio il ministro dell’Interno (Enzo Bianco), il quale non partecipò alla riunione e quindi laquestione venne rinviata.Tra le peculiarità di queste due confessioni, lUnione Buddhista Italiana non è una delle religioni dellibro25 ed è il primo accordo con una religione orientale nella storia della Repubblica, mentre per laCongregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, alcuni obiettano che non si tratta di unaconfessione religiosa, ma addirittura di una setta cioè un gruppo con una propria organizzazione cheha un elemento intollerabile per l’ordinamento italiano: non vi è libertà di entrare o usciredall’associazione26, come accade per la religione islamica, dove chi l’abbandona è consideratoapostata27. Questo la rende non democratica, e pertanto in contrasto con l’art. 1 della Costituzione,“l’Italia è una Repubblica democratica… omissis…”, quindi costituita da associazionidemocratiche.Lelio Basso28, durante la costituente, sostenne che non esisteva solo la religione cattolica in Italia,ma vi erano religioni anche più antiche, come l’ebraismo e più recenti come l’Esercito della23 Intesa tra la Repubblica Italiana e lUnione Buddhista italiana siglata a Roma il 20 marzo 2000, durante la XIII legislatura presieduta dal PresidenteD’Alema.24 Testo del 18 novembre 1999, approvato a maggioranza dal Consiglio dei Ministri il 21 gennaio 2000 e sottoscritto dal Governo il 20 marzo 2000,durante la XIII legislatura presieduta dal Presidente D’Alema..25 Le religioni del libro sono così chiamate perché sono quelle in cui Dio si è rivelato agli uomini e la rivelazione raccolta in un libro (dal grecobiblos). Dette confessioni sono tre: ebraica, cattolica e islamica.Per le altre religioni, invece, esistono i testi sacri, ma sono compilazioni umane non rivelate che assumono il valore di sacertà (sacralità) perchéritenute lo strumento indicante l’unico percorso che consente all’uomo di raggiunge la trascendenza.26 Per entrare è necessario essere sottoposti ad una serie di valutazioni e per uscire è necessario che la richiesta sia ratificata da un organo interno.27 Il termine apostasia (dal greco απο, apo, "lontano, distaccato", στασις, stasis, "restare") rappresenta la rinuncia formale rispetto alla propriareligione e la successiva adesione ad unaltra o a ideologie non religiose. In senso stretto, il termine è riferito alla rinuncia e alla critica della propriaprecedente religione. Una vecchia e più ristretta definizione di questo termine si riferiva ai cristiani battezzati che abbandonavano la loro fede. Chicommette apostasia è un apostata, tuttavia sono pochi gli ex credenti che si autodefiniscono apostati, perché generalmente considerano questo terminecome dispregiativo; in riferimento alla nuova religione si utilizza il termine convertito o il termine deconvertito per ladesione a ateismo eagnosticismo, entrambi i termini hanno in sé un significato positivo, il secondo interpreta la perdita della fede in una religione come un aumento dellarazionalità e del rispetto verso il metodo scientifico.Molte religioni considerano lapostasia un vizio, una degenerazione della virtù della pietà nel senso che quando viene a mancare la pietà, lapostasia neè la conseguenza; spesso lapostata viene fatto bersaglio di condanne spirituali (ad esempio la scomunica) o materiali ed è rifuggito dai membri delsuo precedente gruppo religioso.28 Lelio Basso nacque a Varazze da una famiglia Liberal borghese. Nel 1916 lui e la sua famiglia si traferirono a Milano, dove egli frequentò lascuola di grammatica Berchet. Nel 1921 si iscrisse alla Facoltà di Legge dellUniversità di Pavia e diventò membro del Partito Socialista Italiano.Studiò la dottrina Marxista e fu al fianco di Piero Gobetti durante la fase della sua “Rivoluzione Liberale”. In gioventù Lelio Basso lavorò per giornalie riviste quali “Critica sociale”, “Il Caffé”, “Avanti!”, “Coscentia”, “Quarto Stato” e “Pietre”, che diresse nel 1928, inizialmente da Genova, dopo daMilano. Nel 1925 si laureò in Legge con una tesi sul concetto di libertà nel pensiero Marxista. 15 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 16. salvezza29, i metodisti30, i luterani31 e perfino religioni introdotte dagli americani. Al riguardobisogna aggiungere che il Trattato di Pace firmato con gli U.S.A. prevede anche la libertà direligione per gli americani presenti sul nostro territorio.L’articolo 8 fu inserito, non per il numero delle religioni al di fuori della cattolica, sostanzialmentesolo due, Valdese ed Ebraica, ma per il loro peso nella società.I costituenti scelsero tra due proposte del primo comma dell’art. 8: “Tutte le confessioni religiosesono egualmente libere davanti alla legge”, quella che fu scelta, e un’altra proposta non accettata:“Le confessioni religiose sono eguali davanti alla legge”. Uguaglianza davanti alla legge, significadefinire una condizione di parità sulla base di criteri legislativi preordinati, cioè è la legge che dicecome si è eguali rispetto ad un altro.La proposta accettata del primo comma dell’art. 8 “Tutte le confessioni religiose sono egualmentelibere davanti alla legge” sta a significare che tutte le aggregazioni, identificabili come confessionireligiose, in quanto soggetti della Repubblica, sono egualmente libere davanti alla legge, compresequelle non ancora identificate come tali al momento dell’entrata in vigore della Costituzione. Vienericonosciuta così la libertà, caratteristica peculiare delle confessioni religiose, che prevale sulcarattere dell’uguaglianza inserito nella bozza di articolo non accettata: “Le confessioni religiosesono eguali davanti alla legge”.Mentre gli artt. 7 e 8 Cost. riguardano i rapporti tra Stato e Chiesa e tra Stato ed altre confessionireligiose, gli artt. 19 e 20 Cost. riguardano la libertà religiosa individuale e collettiva ed è l’unicanorma sull’argomento.La libertà religiosa garantita dall’art. 19 non riguarda solo i cittadini, ma tutti gli individui (italiani,stranieri e apolidi): “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa inqualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitare in privato o inpubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”; invece la libertà dicircolazione (art. 16 Cost.), la libertà di riunione (art. 17 Cost.) e la libertà di associazione (art. 18Cost.) sono garantite ai soli cittadini.Dopo la Liberazione Lelio Basso fu eletto Vice-Segretario dello PSIUP e, nel 1946, divenne Deputato dellAssemblea Costituente. Egli si trovavanella Commissione, formata da 75 membri, che dovevano scrivere il testo della Costituzione e contribuì in particolar modo alla formulazione degliarticoli 3, 8 e 49. Dal 1946 al 1968 fu costantemente eletto alla Camera dei Deputati. Fu eletto Senatore nel 1972 e nel 1976.29 L’Esercito della Salvezza (inglese Salvation Army) è una organizzazione religiosa di origine metodista, fondata nel 1865 da William Booth aLondra con lo scopo di diffondere il cristianesimo e portare aiuto ai bisognosi. LEsercito della Salvezza afferma che è possibile e necessario, in unmondo vocato al materialismo, vivere un cristianesimo visibile, gioioso ed attivo.Nel 1887 l’Esercito della Salvezza arrivò in Italia. Dopo un inizio difficile a Roma, grazie al Maggiore James Vint, l’opera ripartì stabilmente nel1890 da San Giovanni, nelle valli valdesi, in seguito al lavoro del Col. Fritz Malan. In pochi anni l’Esercito della Salvezza si diffuse nelle principalicittà italiane (1893 a Torino, 1894 a Firenze, 1897 a Livorno, 1898 a Milano, 1899 a Venezia e Bologna) fino allinizio del periodo fascista, che portoalla chiusura di alcune sale di culto nel 1935, alla soppressione del “Grido di Guerra” (l’organo ufficiale dell’Esercito) nel 1939, e culminò con lachiusura dell’Opera nel 1940. Diversi Ufficiali furono internati ed altri mandati al confino.A livello mondiale, l’Esercito della Salvezza è arrivato nel 2005 ad essere operante in 111 nazioni, nelle quali continuano ad essere vissute edapplicate le stesse metafore militari in uso ai tempi del Fondatore.30 Il Metodismo, o movimento metodista, è una dottrina cristiana fondata dal pastore anglicano John Wesley nel XVIII secolo. Lintenzione di Wesleyera originariamente quella di creare un movimento di risveglio allinterno della Chiesa anglicana che portasse a una maggiore attenzione agli evidentiproblemi sociali della Gran Bretagna allepoca della rivoluzione industriale; solo in seguito il metodismo assunse i connotati di dottrina indipendentedalla matrice anglicana.Il movimento metodista si diffuse velocemente in Gran Bretagna e in Nord America e, attraverso lopera dei suoi missionari, anche nel resto delmondo. Attualmente è presente in quasi tutti i paesi e conta oltre settanta milioni di fedeli.Una delle caratteristiche del Metodismo è lavere oltre ai pastori, uomini e donne, un rilevante numero di predicatori laici, che ricevono una accuratapreparazione teologica che in seguito esercitano con la predicazione nelle comunità. Sebbene le donne non avessero inizialmente accesso alsacerdozio, Wesley dimostrò la propria propensione in questo senso consentendo fin da subito che le donne predicassero pubblicamente,atteggiamento decisamente progressista nella società del Settecento.31 Con il termine Luteranesimo si indica la teologia sviluppata da Martin Lutero e le dottrine professate dalle chiese evangelico-luterane nate dallaRiforma protestante, che si ispirarono a lui e ai teologi che ne raccolsero leredità.Il luteranesimo inteso come teologia delle chiese evangelico-luterane è esposto in diversi scritti sistematici o Confessioni di Fede. Il primo testo (e dimaggior impatto politico - religioso) fu quello redatto nel 1530 dal teologo e amico di Lutero Filippo Melantone, la Confessio Augustana, unaesposizione moderata e priva di polemica delle dottrine riformate indirizzata a Carlo V in cui si rivendicava la continuità delle dottrine riformate conla Chiesa antica e la coerenza con le Scritture. Questa confessione, insieme ad altri scritti, venne inserita nel Liber Concordiae del 1580, che divennela base teologica e dogmatica delle chiese luterane.Il luteranesimo venne riconosciuto come religione "istituzionalizzata" nel Sacro Romano Impero con la (Pace di Augusta), che sancì il principio delcuius regio, eius religio, cioè l’obbligo per i sudditi dellImpero di professare la religione cattolica o quella della Confessio Augustana (ad esclusionedi ogni altra), nel caso dovesse coincidere con quella del principe cui erano sottoposti. In caso contrario era riconosciuto il diritto di emigrazione. 16 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 17. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede significa:• che non può essere apposto alcun vincolo all’appartenenza religiosa e alla professione della fede, se non in alcuni casi ben precisi e limitati imposti dalla legge;• che non si può obbligare una persona a professare o a cambiare una religione;• essere liberi di non avere una fede religiosa.Hanno diritto a professare liberamente la propria fede religiosa tutti, non solo i cittadini, compresistranieri e apolidi che si trovano sul territorio nazionale.Il limite alla libertà di religione è riferito al culto in pubblico ed è dato dai riti contrari al buoncostume32.Il rito è un insieme di regole, in un determinato contesto sociale, per manifestare i valori che siperseguono. Quando il rito è contrario al buon costume non si può esercitare, ma resta la libertà direligione. In altre parole, l’esternalizzazione di una confessione religiosa contraria al buon costumenon è ammessa, ma la fede interiore è sempre ammessa. Questa libertà di fede dell’individuo è unconcetto che si lega alla libertà di pensiero sancito dall’art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestareliberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”Nelle manifestazioni dei culti religiosi, il limite del buon costume corrisponde al sentire comunedella popolazione, in un determinato periodo storico. Ad esempio I bambini di Dio33, i quali hannoriti di iniziazione con atti sessuali, anche con minori, e comunque in circostanze create perdiminuire la capacità di discernimento delle persone.L’art. 20 riguarda gli enti e le associazioni: “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di cultod’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, ne digravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”, cioè enti eassociazioni religiose non possono essere sottoposti a tasse superiori a quelli di altri enti, ne esseresottoposti a dei limiti di carattere legislativo. In realtà, oggi, questi enti sono favoriti dallalegislazione, soprattutto fiscale, ma i costituenti vollero evitare la reintroduzione di leggi eversive,con cui furono soppressi alcuni ordini religiosi e confiscato il patrimonio degli enti ecclesiastici perla necessità dell’Erario di incamerare questi beni e di combattere la c.d. manomorta34 ecclesiastica.32 Il costume è il modo in cui abitualmente un individuo si comporta. E’ anche la condotta morale, ma pure le usanze, le abitudini, i modi di vivereche caratterizzano una società.33 Recentemente questa setta di origine cristiana ha cambiato il nome in "Famiglia dellamore". Venne fondata dal pastore evangelico David Berg inCalifornia nel 1969, ma ha ora la sua sede principale a Montreal, in Canada. Nel momento della sua massima espansione aveva più di 250 mila adepti,che vivevano in comuni di circa 5000 persone. La predicazione di Berg inizia nel 1965, dopo unapparizione del profeta Geremia che gli preannuncialimminente fine del mondo, ottenendo un notevole successo nei movimenti underground californiani. Anche grazie ad un rifiuto totale del "sistema",che coinvolge lo Stato, la proprietà e soprattutto la famiglia, con la quale il fedele deve rompere ogni legame.Il punto centrale della dottrina consiste nel riconoscere Berg come profeta di Dio e la sua parola come rivelazione divina. Poco rimane delcristianesimo ortodosso: non esiste la Trinità, Gesù non è Dio ed ebbe rapporti sessuali con tutte le donne del suo seguito. Ecco, proprio leticasessuale del movimento è stato uno dei principali motivi di scandalo e di scontro con la setta, fonte di innumerevoli procedimenti giudiziari. Dallamorale sessuale dei bambini di Dio è esclusa solo lomosessualità maschile, mentre sono ammesse poligamia, lesbismo, incesto, rapporti tra e con ibambini. Tutto viene giustificato ed esaltato come manifestazione della diversità del gruppo e come anticipazione di un mondo nuovo. Moltocontroversa unaltra pratica del gruppo, enunciata da Berg nel 1974: il flirty fishing o "pesca amorosa". In pratica le giovani adepte venivano invitate abruciare i loro reggiseni, indossare camicette trasparenti e usare le loro attrattive sessuali per fare nuovi proseliti.E stato proprio grazie alle enormi controversie suscitate dal gruppo di Berg che il movimento anti sette ha conosciuto negli Stati Uniti e altrove ungrande successo.34 Manomorta, ovvero possesso inalienabile. Indicò anche il divieto fatto a vassalli e contadini di disporre dei beni propri, la tassa pagata per toglieretale divieto, il diritto del feudatario a succedere nelleredità del vassallo morto senza eredi maschi, le entità esenti da tasse di successione, i beni di talientità. Successivamente la manomorta rimase come diritto prevalentemente feudale (di origine longobarda) e ecclesiastico. La manomortaecclesiastica fu favorita dalle numerose donazioni accumulate dalla Chiesa nel corso dei secoli: un patrimonio ingente che nel sec. XVIII fu contestatodal potere politico.Nel Regno delle Due Sicilie, il ministro Tanucci varò tra il 1775 ed il 1780 diverse norme per eliminare i privilegi feudali. Furono introdottetassazioni anche sulle donazioni e successioni ecclesiastiche, pur nel rispetto della funzione della Chiesa di scolarizzare i giovani e provvedere allenecessità dei contadini e dei poveri.Alla fine del secolo, con la Rivoluzione Francese, i liberali rivoluzionari, fedeli alla dottrina massonica, fecero incamerare e si distribuirono tra di lorotutti i beni ecclesiastici. Lesempio fu seguito dal Piemonte nel 1860 che incamerò le terre ecclesiastiche delle Due Sicilie, vendendole ai liberali erastrellando così il capitale dal Sud che servì ad industrializzare il Nord.Listituto della manomorta comunque sopravvisse per le successioni agli "enti morali", quasi tutti riconducibili a personaggi graditi alla dinastiapiemontese. Ad esse si applicava limposta di manomorta dello 0,90%. Lavvento della Repubblica ha messo fine a questo vecchio istituto con la legge31 luglio 1954, n. 408. 17 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 18. L’art. 33 detta: “Larte e la scienza sono libere e libero ne è linsegnamento.” Poi il secondo commaaggiunge “La Repubblica detta le norme generali sullistruzione ed istituisce scuole statali per tuttigli ordini e gradi.” Bisogna dire che fino alla metà dell’800 i privati e soprattutto la Chiesa cattolicasi occupavano dell’istruzione, in particolare per le scuole superiori. Con lo Statuto Albertino, 1848,e soprattutto con la legge Casati del 1859, l’istruzione diventa pubblica e successivamente con lalegge Goppino del 1877 veniva introdotto l’obbligo scolastico elementare. In sintesi, da un latol’istruzione passava dalla Chiesa allo Stato e dall’altro veniva garantita l’istruzione elementare pertutti. In quegli anni, si vedeva in maniera negativa l’influenza della Chiesa, erano state emanate leleggi eversive e l’istruzione aveva un’impronta fortemente statalista in virtù della legislazioneseparatista.L’istruzione resta fondamentale nel ventennio fascista, per formare dei cittadini allineati ai principidel regime, ma cambia l’atteggiamento con la Chiesa cattolica. In quel periodo fondamentale fu lariforma Gentile del 1923, in parte ancora oggi in vigore, con cui si ha il primo segnale delmutamento dell’atteggiamento del regime fascista nei confronti della Chiesa: viene istituitol’insegnamento obbligatorio della religione cattolica a fondamento dell’istruzione nelle scuole.Con la riforma Gentile, anche se continua a favorire le scuole pubbliche rispetto alle private, si haun riavvicinamento tra Stato e Chiesa che porterà al concordato del 1929, all’istituzione dellareligione di Stato e al passaggio dello stato da separatista a confessionista.Il concordato del 1929 non prevede nulla sulle scuole gestite dalla Chiesa, solo l’art. 35 afferma:“Per le scuole di istruzione media tenute da enti ecclesiastici o religiosi rimane fermo l’istitutodell’esame di Stato ad effettiva parità di condizioni per candidati di istituti governativi e candidatidi dette scuole.”Il terzo comma dell’art. 33 della Carta fondamentale del 1948 enuncia: “Enti e privati hanno ildiritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” e in questo modo vienesancita la libertà di insegnamento. Ma le scuole non statali, per rilasciare un titolo di studioriconosciuto dallo Stato, devono osservare il quarto comma: “La legge, nel fissare i diritti e gliobblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ailoro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”, cioèdevono seguire i programmi ministeriali.Da questo concetto emerge che la prima distinzione da fare, all’interno del sistema di istruzione, ètra scuole statali, scuole paritarie e scuole private che sono quelle che rilasciano titoli di studio nonriconosciuti dallo Stato.Il “senza oneri per lo Stato” riportato nel terzo comma dell’art. 33, è stato interpretato da alcuniautori in maniera estensiva, cioè lo Stato non deve avere alcun onere per le scuole non statali.Per Dalla Torre35, invece, questo inciso della Costruzione deve essere inteso nel senso che lo Statonon deve avere oneri solo per la costruzione di nuove scuole non statali, ma quelle parificate,essendo riconosciuta la loro funzione sociale dallo Stato, devono essere aiutate anche35 Giuseppe Dalla Torre Del Tempio di Sanguinetto - Magnifico Rettore della LUMSA e docente ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza - ènato a Roma il 27 agosto 1943. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Roma “La Sapienza” (1967) ed in diritto canonicopresso la Pontificia Università Lateranense (1968). Ha iniziato la propria attività scientifica presso l’Università di Modena, è quindi divenutoassistente ordinario presso l’Università di Bologna. Nel 1980 ha vinto il concorso per professore ordinario. Chiamato dalla Facoltà di Giurisprudenzadell’Università di Bologna, dal 1980 al 1990 vi ha insegnato Diritto ecclesiastico; vi ha anche tenuto per supplenza il corso di Diritto costituzionaledal 1987 al 1990. Attualmente è Rettore della Libera Università Maria Ss. Assunta, presso la quale ha insegnato Istituzioni di Diritto pubblico e, ora,Diritto ecclesiastico e Diritto Canonico. Tiene corsi su rapporti tra Chiesa e Comunità politica in Università Pontificie. E’ vice presidente delCoordinamento Regionale delle Università del Lazio (CRUL), fa parte del Comitato di Presidenza della Conferenza dei Rettori delle UniversitàItaliane (CRUI) e del Consiglio Universitario Nazionale (CUN). Fa parte del Consiglio scientifico dell’Istituto “Enciclopedia Treccani”, dell’IstitutoNazionale di Studi Romani come corrispondente scientifico, dell’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena come socio onorario edell’Istituto Luigi Sturzo. E’ membro del Comitato scientifico – organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, di cui è vicepresidente. E’componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” e del C.d.A. della Fondazione Accademia di Santa Cecilia.Riveste l’uffcio di Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e consultore di alcuni dicasteri pontifici. E’ membro del GranMagistero dell’Ordine Equestre del S.Sepolcro di Gerusalemme e Presidente onorario nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani. Ha partecipato,come segretario della delegazione governativa, ai lavori della Commissione paritetica per la revisione del Concordato fra Italia e Santa Sede (1976 -1983) ed è stato membro del Comitato Nazionale di Bioetica dal 1990 al 2002. Ha al suo attivo oltre cento pubblicazioni scientifiche, tra monografie esaggi, su tematiche relative al diritto canonico, al diritto ecclesiastico italiano ed al diritto pubblico. 18 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 19. finanziariamente, soprattutto in quelle realtà in cui la scuola parificata supplisce alle carenze dellascuola statale. Questa tesi, oltre ad essere minoritaria della dottrina, non è accettata dallagiurisprudenza.Recentemente alcune regioni hanno cercato di superare il dettato costituzionale del “senza oneri perlo Stato”.La prima è stata la regione Lombardia, dove la presenza di scuole cattoliche è importante, che haintrodotto il sistema del buono scuola, con il quale non vengono sovvenzionate direttamente lescuole non statali, ma vengono parzialmente rimborsati i cittadini che iscrivono i propri figli inqueste scuole. Questa normativa è fondata sul concetto che i cittadini che si rivolgono alle scuoleparificate, pagano le tasse senza usufruire dell’istruzione pubblica e in più si fanno carico di pagarela scuola non statale, anche se questa è una loro scelta.Inoltre bisogna tenere presente che il diritto di frequentare scuole religiosamente orientate derivadalla libertà religiosa, tanto che vi sono alcuni paesi separatisti che finanziano in maniera massicciale scuole confessionali, come la Francia e il Belgio, perché ne riconoscono il ruolo e l’importanzasociale.In questo senso è la tesi di Dalla Torre per il quale è sbagliato dire che la scuola pubblica è statale ela scuola confessionale è parificata, in quanto le scuole sono pubbliche statali oppure pubblicheparitarie perché entrambe sono pubbliche, rilasciano un titolo equipollente e quindi entrambesvolgono una funzione sociale.La legge 62/2000 - Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio eallistruzione – definisce le scuole paritarie e “in particolare per quanto riguarda labilitazione arilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelledegli enti locali, che, a partire dalla scuola per linfanzia, corrispondono agli ordinamenti generalidellistruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie”.Le scuole confessionali devono avere un progetto educativo che indica leventuale ispirazione dicarattere culturale o religioso. Ma la legge 62/2000 precisa che “non sono comunque obbligatorieper gli alunni le attività extra-curriculari che presuppongono o esigono ladesione ad unadeterminata ideologia o confessione religiosa”, ad esempio, seguire una messa.Anche tre delle intese tra Stato e confessioni religiose hanno delle norme che prevedono il diritto diaprire scuole confessionali e cioè:• l’art. 13 dell’intesa, del 1986, con l’Unione delle chiese cristiane Avventiste del 7° giorno;• l’art. 12 dell’intesa, del 1987, con l’Unione delle comunità ebraiche italiane;• l’art. 12 dell’intesa, del 1993, con della Chiesa Evangelica Luterana.Per quanto riguarda la religione islamica, la proposta di intesa prevede l’insegnamento dellareligione musulmana all’interno delle scuole statali, come avviene per la cattolica, anche se in altreproposte vi è solo l’istituzione di scuole confessionali.Per quanto riguarda i docenti delle scuole confessionali, l’orientamento della giurisprudenza è diritenere giusti i licenziamenti di insegnanti non in linea con la confessione religiosa della scuola, perla salvaguardia della libertà religiosa dell’istituto scolastico e degli studenti che hanno fatto unascelta religiosamente orientata.Più particolare è la questione per le università cattoliche (ad esempio l’Università cattolica delSacro Cuore, la LUMSA - Libera Università degli Studi Maria SS. Assunta) per le quali ilconcordato del 1984 all’art. 10, 3° comma, prevede: “Le nomine dei docenti dell’Universitàcattolica del Sacro Cuore e dei dipendenti istituti sono subordinate al gradimento, sotto il profiloreligioso, della competente autorità ecclesiastica”. Ma in questo senso si era già mossa la Cortecostituzionale con la sentenza n. 195 del 1972 sul caso prof. Cordero, titolare della cattedra didiritto processuale penale presso lUniversità Cattolica del Sacro Cuore di Milano, licenziato perchéil suo insegnamento non era in linea con la Chiesa. 19 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 20. Su questo caso la Consulta da torto a Cordero perché sulla libertà di religiosa del professore prevalela libertà religiosa dell’Università e degli studenti i quali, scegliendo un ateneo cattolico, hannoscelto un insegnamento religiosamente orientato.Analogo è il caso del prof. Lombardi Vallauri, prof. di filosofia del diritto dellUniversità Cattolicadel Sacro Cuore di Milano espulso per eterodossia, cioè seguiva opinioni discordanti da quella dellareligione cattolica36, provvedimento confermato dal Consiglio di stato, sez. VI, 18 aprile 2005, n.1762.I Patti lateranensiI Patti Lateranensi sono atti di diritto esterno con contenuto e caratteristiche internazionali chedisciplinavano i rapporti tra Stato italiano e Santa Sede prima della fondazione della Repubblica edella Costituzione.Il secondo comma, dell’art. 7 della Costituzione “I loro rapporti sono regolati dai PattiLateranensi, le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento direvisione costituzionale”, indica i due tipi di procedimenti per modificare i Patti Lateranensi: Con legge ordinaria, se la modifica dei Patti è bilaterale tra Stato e Chiesa. Il procedimento bilaterale è privilegiato, in quanto solo se non è possibile si ricorre al secondo. Con legge costituzionale, con la procedura aggravata prevista dall’art. 138 della Costituzione, se la modifica è unilaterale dello Stato.I Patti Lateranensi sono stati introdotti nella Costituzione per due motivi:1. Per assicurare la prevalenza al carattere bilaterale delle relazioni tra Stato e Chiesa.2. Per motivi politici, in quanto la forza della componente cattolica all’interno dell’assemblea costituente indusse a dare garanzie formali alla Chiesa cattolica. Il governo insediatosi dopo la guerra, è stato di coalizione nazionale: ne facevano parte tutti i partiti37 che componevano il comitato nazionale di liberazione ed era a maggioranza cattolica.Nel secondo comma dell’art. 7 della Costituzione, c’è un riferimento esplicito ai Patti Lateranensi38a cui la dottrina e la giurisprudenza ha dato negli anni un valore diverso. Per capire da dove nascequesto riferimento esplicito bisogna risalire all’unificazione dello Stato Italiano.Dopo lo sgombero delle truppe francesi, lEsercito Italiano entra in Roma il 20 settembre 1870,ponendo fine allo Stato Pontificio e al regno temporale dei papi.In relazione al fatto che il Papa non poteva essere trattato come un qualsiasi vescovo, vienepromulgata la legge delle Guarentigie il 13 maggio 1871 che concedeva una serie di garanzie realial Pontefice.Il Papa non accettò la legge delle Guarentigie perché le norme erano garantite da una legge, cioè unmero atto unilaterale di uno Stato, non concordato con la Santa Sede che invece aspirava ad un attobilaterale, oltre ad avere comunque un potere temporale.La legge delle Guarentigie si ispirava al principio cavouriano del "libera Chiesa in libero Stato",cioè ad una forma di separatismo liberale che durò fino al 1929 e resta l’unico periodo dilegislazione separatista della storia d’Italia. Dopo aver lanciato la scomunica maggiore controquanti avevano attuato o favorito lusurpazione, Pio IX si chiuse nei palazzi vaticani dichiarandosiprigioniero e appellandosi alle potenze cattoliche. In risposta alla legge delle Guarentigie, fu emessa36 Il processo ecclesiastico è stato avviato dal cardinale Pio Laghi, prefetto della Congregazione per leducazione cattolica. Linteressato non ha avutoil testo degli addebiti che gli avrebbero consentito una difesa. Fuori dunque dal patto internazionale sui diritti civili, peraltro mai sottoscritto dallaSanta Sede. Listruttoria è stata svolta in segreto dal domenicano Georges Cottier, responsabile del comitato che ora indaga sullInquisizione. Vi hapartecipato anche don Velasio De Paolis, lunico che linteressato ha incontrato. Lespulsione è stata notificata con la lettera del rettore della CattolicaAdriano Bausola del 4 novembre 1998 e giunta a Lombardi poche ore prima del Consiglio di facoltà.37 Divisi in tre componenti: la sinistra (socialisti, marxisti, comunisti), i cattolici (con i laici) e i liberali.38 Patti lateranensi, firmati l11 febbraio 1929 dal cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini, stabilirono il mutuo riconoscimento tra il RegnodItalia e la Città del Vaticano. Presero il nome del palazzo di San Giovanni in Laterano in cui avvenne la firma degli accordi, furono negoziati tra ilCardinal Segretario di Stato Pietro Gasparri per conto della Santa Sede e Benito Mussolini, come Primo Ministro italiano. 20 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 21. lenciclica "Ubi nos" del 15 maggio, con la quale fu ribadito il principio che il potere spirituale nonpotesse andare disgiunto da quello temporale.Nel 1874 la Curia romana giunse a vietare esplicitamente ai cattolici la partecipazione alla vitapolitica, in particolare alle elezioni con la formula del "non expedit" (non conviene). Soltanto dopoalcuni decenni, nelletà giolittiana, questo divieto sarebbe stato attenuato e poi progressivamenteeliminato, fino al completo rientro dei cattolici, sia elettori che eletti, nella vita politica italiana.Il 31 ottobre 1922 diviene presidente del Consiglio Benito Mussolini, acceso anticlericale, magiunto al potere, per aumentare il consenso popolare aveva bisogno dell’appoggio della Chiesacattolica in un periodo storico in cui grande era l’influenza della religione sul popolo italiano.Per questa ragione comincia le trattative per risolvere la c.d. questione romana, cioè l’esilio in SanPietro del Papa privo del potere temporale.Già con il suo insediamento, Mussolini aveva iniziato un opera di riavvicinamento alla Chiesacattolica ad opera del suo ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile (1922-1924) che conla riforma scolastica39 istituisce nelle scuole pubbliche l’obbligo dell’insegnamento della religionecattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, facendole acquistare un ruolo fondamentale, e conprogrammi che dovevano tenere presente il patrimonio dottrinale cattolico in tutte le materie.Questo percorso di pacificazione tra lo Stato e la Chiesa cattolica raggiunse l’apice con la firma deipatti del Lateranensi l11 febbraio 1929.I Patti sono costituiti da tre atti: • Il trattato, che si apre in nome della Santissima Trinità, crea lo Stato della Città del Vaticano e riconosce lindipendenza e la sovranità della Santa Sede e al Papa una serie di prerogative relative ai capi di stato. Viene è reintrodotta la religione di Stato, prevista dall’art. 1 del trattato, come già prevedeva l’art. 1 dello Statuto Albertino: “La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi”. • Il concordato di 45 articoli e, come il trattato, si apre in nome della Santissima Trinità. Contiene una serie di norme res mixtae, cioè tutte quelle norme di interesse per lo Stato e per la Chiesa, quali, ad esempio, il matrimonio, gli edifici per il culto, i giorni festivi, ordinariati militari, eccetera. Con il concordato vengono cancellati una serie di atti repressivi quali le leggi eversive, gli impedimenti agli ordini religiosi di esistere, eccetera. • La convenzione finanziaria che prevedeva il risarcimento di 750 milioni di lire e di ulteriori azioni di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire per i danni finanziari subiti dallo Stato Pontificio in seguito alla fine del potere temporale, oltre allesenzione, al nuovo Stato denominato Città del Vaticano, dalle tasse e dai dazi sulle merci importate. Questa convenzione ripagava anche il Vaticano delle leggi eversive, promulgate nel luglio del 1866 e nell’agosto del 1867 per requisire gran parte degli immobili della Chiesa e ordini religiosi ed enti ecclesiastici soppressi e confiscati, perchè considerati inutili. Tra questi vi erano gli ordini di vita contemplativa (ad esempio le suore di clausura) e i gesuiti. Con le leggi eversive gli immobili della Chiesa, come i conventi, sono diventati, scuole, licei, caserme, ospedali, tribunali, eccetera. In questo modo si combatteva la manomorta, cioè l’eccessiva ricchezza della chiesa. La convenzione39 La sua riforma scolastica fu elaborata assieme a Radice. Dal punto di vista strutturale la riforma Gentile, varata nel 1923, modula la scuola secondoun ordinamento gerarchico e centralistico. Una scuola di tipo aristocratico, cioè pensata per i migliori e non a tutti che viene rigidamente suddivisa didue livelli: uno primario per il ramo classico-umanistico relativo ai dirigenti e un livello professionale per il ramo scientifico per il popolo. Le materiescientifiche furono messe in secondo piano, avendo importanza solo a livello professionale.Lobbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu istituita la scuola elementare da sei ai dieci anni. Lallievo che terminava la scuola elementare aveva lapossibilità di scegliere tra i licei ginnasio e scientifico oppure gli istituti tecnici. Solo i licei permettevano laccesso alluniversità, in questo modoveniva effettuata una profonda divisione tra le classi sociali.La religione è insegnata obbligatoriamente a livello primario, in quanto Gentile riteneva che tutti i cittadini dovessero possedere una concezionereligiosa cattolica perché è la religione dominante in Italia. La scuola dopo la riforma Gentile divenne molto selettiva e severa, introducendo anchelesame di Stato. 21 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 22. riguardava anche, poste, ferrovia, comunicazioni, acqua, eccetera in quanto il Vaticano è uno stato enclave.Attraverso il concordato, il Papa acconsentì di sottoporre i candidati vescovi ed arcivescovi alRegno d’Italia che dovevano giurare fedeltà allo Stato italiano prima di essere nominati, e diproibire al clero di prendere parte alla politica. Lunico vescovo che non è obbligato a giurarefedeltà allItalia è colui che fa le veci del Pontefice nella sua qualità di vescovo di Roma: ilCardinale Vicario, attualmente Camillo Ruini. Questa eccezione, prevista dal Concordato, è fattaproprio in segno di rispetto allindipendenza del Papa verso allItalia.Lo Stato italiano conformò le sue leggi sul matrimonio a quelle della Chiesa cattolica ed esentò ilclero dal servizio militare. I Patti reintrodussero di religione di Stato, con importanti conseguenzesul sistema scolastico pubblico, come listituzione dellinsegnamento della religione cattolica tuttoraesistente seppure con modalità diverse. In sintesi, l’Italia, con la firma dei Patti del 1929, diventauno stato confessionista che riaffermava il dettato dell’art. 1 dello Statuto Albertino. Tra leconseguenze negative, vi fu quella di costringere ad andare via dalle loro case i Valdesi, inconseguenza alla requisizione dei loro beni passati poi alla Chiesa cattolica, per emigrare al sudItalia (ad esempio in Basilicata e Sicilia) dove fondarono delle comunità che hanno creato grandiopere sociali.Con il concordato del 1929, infine, vi è anche un tentativo del regime fascista di usare la Chiesacattolica per far sostenere le sue scelte politiche, cioè si tentò una specie di asservimento dellareligione al regime fascista ed alla sua politica, in quanto Chiesa di Stato.Un esempio vi fu quando Mussolini decise in gran fretta di inviare le truppe italiane nella campagnadi Russia40, per non mancare ad una vittoria che presumeva rapida. Il Duce voleva dare allaspedizione il valore di una crociata contro il comunismo41 e approfittando del fatto che anche ilPapa aveva emanato un’enciclica critica nei confronti di questo, chiese alla Santa Sede unintervento pubblico prima della spedizione militare in Russia. Il Papa, tramite il suo segretario diStato, fece sapere a Mussolini che non era necessario ritornare sull’argomento, un mododiplomatico per lasciare la Santa Sede estranea alla scelte politiche e militari del regime fascista.Dopo la Costituzione repubblicana del 1948, Corte costituzionale e Cassazione avevano legittimatonelle loro sentenze, sia pure in modo diverso, le norme di privilegio riservate alla Chiesa cattolicacontenute nel Concordato del 1929.Nel 1982 la Corte costituzionale emana due sentenze, la numero 16 e la 18, riguardanti ilmatrimonio concordatario, con cui cambia il suo orientamento in relazione ai Patti Lateranensi.Per la prima volta, queste due sentenze dichiarano costituzionalmente illegittime alcune norme delConcordato del 1929 e della legge 810/29 che ha dato esecuzione ai Patti Lateranensi utilizzando iprincipi supremi della Costituzione ”di quei principi, cioè, alla stregua dei quali (come è statoaffermato da questa Corte, nelle sentenze n. 30 e seguenti del 1971, e ribadito nella stessa sentenzan. 1 del 1977) lart. 7 della Costituzione consente che anche le norme delle leggi che hanno resoesecutivo il Concordato tra Santa Sede e Italia, possano essere sindacate” (Corte costituzionale, 2febbraio 1982, n. 18) e in questo caso il principio della giurisdizione e della sovranità dello Stato.A questo punto la Chiesa è indotta ad accettare una riforma del Concordato del 1929, fino a quelmomento osteggiato dalla Santa Sede, per evitare che altre norme vengano abrogate dai giudicicostituzionali e per concordare con il potere politico la riforma dei Patti.Questo nuovo accordo fu definito di libertà, perché serviva a risolvere i problemi derivanti dalcontrasto di alcune norme del concordato, ancora legate ad un ordinamento confessionista quale eraquello del 1929, con i principi di uno stato democratico che garantisce la libertà e l’uguaglianzareligiosa.40 CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e ARMIR (Armata Italiana in Russia) indicano le spedizioni dellEsercito Italiano sul fronteorientale tra il 1941 e il 1943.41 Il Papa l’aveva definita un errore dal punto di vista teologico. 22 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 23. Per queste ragioni, nel 1984, si giunse ad una modifica del concordato firmata dal primo ministroBettino Craxi e dal cardinal Casaroli, dopo un lungo lavoro della commissione paritetica (in quantoil concordato è un atto di diritto esterno) con la quale anche se si aboliva l’anticostituzionaleriferimento alla «sola religione dello Stato», si introduceva l’ora di religione alle scuole materne,sostituendo nel contempo la congrua con il meccanismo dell’8 per mille, molto più vantaggioso perla Chiesa.Con lAccordo del 1984 vengono introdotte molteplici e sostanziali innovazioni al Concordato del1929, integralmente sostituito dalle nuove disposizioni. Il nuovo Concordato si configura comel’accordo-quadro dei principi fondamentali che regolano lindipendenza dei rispettivi ordini delloStato e della Chiesa e individuano i punti essenziali, sui quali ricostruire il sistema dei loro rapporticon larticolato rinvio ad ulteriori successive intese su specifiche questioni, da stipulare tra leautorità statali ed ecclesiastiche.La prima di tali intese è stata quella sulla riforma degli enti e beni ecclesiastici e del sistema disostentamento del clero, a cui sono seguite quelle sulla nomina dei titolari di uffici ecclesiastici,sulle festività religiose riconosciute agli effetti civili, sullinsegnamento della religione cattolicanelle scuole, sul riconoscimento dei titoli accademici delle facoltà approvate dalla Santa Sede,sullassistenza spirituale alla Polizia di Stato, sulla tutela dei beni culturali di interesse religioso edegli archivi e biblioteche ecclesiastiche. Il nuovo concordato venne ratificato con la legge 25marzo 1985, n. 121 - esecuzione dell’accordo con la Santa Sede del 1984.Questa legge è definita una legge tipica in quanto è una legge ordinaria, ma è anche atipica perchèrecepisce la riforma del concordato. Questa legge, anche se è una legge ordinaria, può esseremodificata con un’altra legge ordinaria solo a seguito di un nuovo accordo con la Chiesa cattolica equindi con un atto bilaterale, altrimenti se viene modificata con un atto unilaterale si richiede unprocedimento di revisione costituzionale ai senti dell’art. 7 della Costituzione. In questo modo unalegge ordinaria diviene norma di livello costituzionale e per questo legge atipica.Dall’interpretazione sistematica degli articoli 7 e 8 della Costituzione si ricava principio che al di làdelle due opzioni dettate dall’art. 7, il legislatore italiano segue il principio pattizio, cioè le normediritto ecclesiastico sono sempre concordate con la Chiesa e quindi sono tutti atti bilaterali tra Statoe Santa Sede.L’art. 1 del nuovo concordato detta: “La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che loStato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosial pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per lapromozione dell’uomo e il bene del paese.” Questo articolo si collega all’art. 7 della CostituzioneItaliana ed è anche l’articolo ontologicamente più importante del nuovo concordato in quantostabilisce un rapporto di collaborazione tra Stato e Chiesa per la promozione dell’uomo e il bene delpaese. Questo articolo esprime il principio di laicità dello Stato ed esclude anche la possibilità chel’Italia possa diventare uno stato confessionale.L’art. 2 detta: “La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgerela sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. Inparticolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, diesercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materiaecclesiastica.” Nel quadro del libero insegnamento, la Repubblica Italiana riconosce alla Chiesa ildiritto di insegnamento della religione cattolica e questo per due ragioni:• perché la cultura religiosa è un valore;• perché i principi del cattolicesimo appartengono al patrimonio culturale del popolo italiano.L’art. 9 n. 1 detta: “La Repubblica italiana, in conformità al principio della libertà della scuola edell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolicail diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione. A tali scuoleche ottengano la parità è assicurata piena libertà ed ai loro alunni un trattamento scolasticoequipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali, anche per 23 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 24. quanto concerne l’esame di Stato.” Con questo articolo Stato e Chiesa cattolica sancisconocongiuntamente il principio della liberà della scuola e dell’insegnamento che si collega all’art. 33della Costituzione italiana. La Chiesa cattolica ha il diritto di istituire liberamente scuole di ogniordine e grado, università esclusa perché, per un retaggio del passato, veniva vista di competenzadello Stato.L’art. 9 n. 2 detta: “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendoconto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano,continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religionecattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertàdi coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto discegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o iloro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro sceltapossa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione.” Lo Stato continuerà ad assicurare, nel quadrodelle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole significa chel’istruzione non deve essere di dottrina, ma di cultura al pari degli altri insegnamenti della scuola.In questo senso, già la Legge 30 luglio 1973, n. 477, all’art. 4, stabilisce i principi di caratteregenerale per i docenti sulla libertà di insegnamento che deve essere “nel rispetto della coscienzamorale e civile degli alunni e del diritto di questi al pieno e libero sviluppo della loro personalità”e allo stesso modo deve essere inteso l’insegnamento della religione nelle scuole.L’art. 9 n. 2 del concordato del 1984 quando detta: “nel quadro delle finalità della scuola” usa ilplurale perché si riferisce, oltre all’insegnamento di cultura, anche alla finalità educative ed educaresignifica anche tirare fuori, cioè far emergere le potenzialità della persona per favorire l’evoluzionedell’individuo e della società, ma anche guidare lo studente all’uso responsabile delle conoscenze.Infine bisogna aggiungere che l’insegnamento della religione cattolica è facoltativo42 e scelto daigenitori dello studente minore nel rispetto della libertà di coscienza del ragazzo e anche della libertàdi indirizzo religioso che vogliono imprimere i suoi genitori.Una legge del 1986 ha stabilito una presunzione di maturità per il minore di 18 anni, ma maggioredi 14, il quale può scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.Purtroppo questa legge non prevede correttivi per tutelare il minore quando con una decisionedettata dalla sua immaturità, può precludersi la possibilità di avere un insegnamento di cultura nonmeno importante di altri.Infine, c’è stata un’intesa concordataria tra il ministro della pubblica Istruzione e il presidente dellaC.E.I. sulle caratteristiche dell’insegnamento e degli insegnanti della religione cattolica.Il principio di laicità dello StatoOggi resta ancora la diversità tra le norme del diritto ecclesiastico nate prima della Costituzionerepubblicana e quelle successive. Ad esempio, nel codice penale, per i delitti contro il sentimentoreligioso, vi sono pene ridotte per quelli contro i culti ammessi dallo Stato (art. 406 c.p.), rispetto aquelli per il turbamento di funzioni religiose del culto cattolico (art. 405 c.p.)43. Questo avvieneperché il codice penale, come altre leggi prerepubblicane come la legge matrimoniale del 1929,risente dell’indirizzo politico dell’epoca e dell’articolo 1 dello Statuto Albertino che prevedeva lareligione cattolica come religione dello Stato.42 Secondo la raccolta annuale "rilevazioni integrative" del Ministero dellIstruzione per lanno 2005, gli studenti delle scuole superiori che decidonodi non avvalersi e di non frequentare linsegnamento della religione cattolica sono il 37,6%. La normativa prevede che ad ogni classe corrispondano leore previste di insegnamento anche se fosse presente un solo alunno ad avvalersi, questo rende impossibile accorpare le classi per gli studenti chevogliono seguire l’insegnamento della religione. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2001, quando gli allora quasi 25000 insegnanti di religionesono costati allo Stato italiano oltre 620 milioni di euro.43 Articolo dichiarato costituzionalmente illegittimo con C. Cost. 9 luglio 2002, n. 327 “nella parte in cui, per i fatti di turbamento di funzionireligiose del culto cattolico, prevede pene più gravi, anziché le pene diminuite stabilite dall’art. 406 del codice penale per gli stessi fatti commessicontro altri culti”. 24 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 25. La stessa legge 24 giugno 1929 n. 1159, ancora oggi in vigore, l’unica che disciplina anche irapporti con l’islam, prevede una serie di controlli per i culti ammessi nello Stato che non sono inlinea con i principi costituzionali, ma fanno parte di una concezione legata a quel periodo storiconel quale era visti con sospetto i culti diversi dalla religione cattolica, perché ritenuti potenzialmenteeversivi.La presenza di queste leggi, ancora in vigore, precedenti alla Costituzione repubblicana, pone deiproblemi in ordine al profondo cambiamento della società italiana dagli anni venti ad oggi in quantole confessioni religiose sono aumentante e come contro negli ultimi 20 anni vi è stata unasostanziale assenza di produzione normativa nel diritto ecclesiastico.Questa immobilità del legislatore ha costretto la Consulta a modificare le norme precedenti allaCostituzione a colpi di sentenze per eliminare gli aspetti di incostituzionalità.Ulteriore prova di inoperosità del legislatore, è la stessa definizione di Stato laico data dalla Cortecostituzionale con la sentenza 12 aprile 1989, n. 203, in relazione ad una eccezione dicostituzionalità sulla legge 25 marzo 1985, n. 121 e lart. 5, lettera b), numero 2 del Protocolloaddizionale che regolamentano l’insegnamento alternativo alla religione cattolica, la quale hasancito che nel nostro ordinamento vige un principio supremo di laicità anche se l’aggettivo laiconon è espressamente usato dalla nostra Carta fondamentale. Questo principio essenziale vieneinserito dalla Corte con un obliga dictum (detto altrimenti), cioè con un affermazione nondirettamente collegata alla norma esaminata, ma che contiene dei principi che la Consulta tiene adaffermare.Per laicità dello Stato facciamo riferimento ad una caratteristica peculiare dell’organizzazionedella comunità civile, lo Stato, rispetto alle relazioni con le confessioni religiose. In altre parole, lalaicità esprime il distacco dell’ordinamento dello Stato dalle religioni, quindi esprime l’autonomiadei poteri e degli organi dello Stato rispetto al potere religioso.Lo Stato laico guarda con attenzione al fenomeno religioso, non per condividerlo (altrimentisarebbe uno stato confessionista), ma per governarlo nel rispetto dell’autonomia degli ordinamentireligiosi. Questo significa consentire il libero esercizio della fede ed evitare contrasti traappartenenti a confessioni diverse, come sancisce l’art. 19 della Costituzione.La laicità è un principio cristiano che nasce dalla frase di Gesù Cristo “date a Cesare quello che è diCesare e a Dio quel che è di Dio”. Gli avversari di Gesù (farisei, sostenitori del re Erode, spie) lotentano con un quesito: “È lecito o no pagare il tributo a Cesare”, cioè la tassa imposta daidominatori romani? Domanda trabocchetto, perché a una sua risposta affermativa sarebbe scattatalaccusa di collaborazionismo, e a una negativa quella di sovversione. Ma Gesù replica con unacontrodomanda: “Mostratemi la moneta del tributo” e ottenutala: “Di chi è questa effigie e questaiscrizione?”. “Di Cesare”, sono costretti a rispondergli. E lui: “Rendete dunque a Cesare quello cheè di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Al che gli avversari si allontanano stupiti e ammutoliti.Narrato in termini molto simili dagli evangelisti Matteo, Marco e Luca, questo celebre episodio èstato utilizzato nel corso dei secoli, e ancora oggi, come fondamento per legittimare la separazionefra potere politico e religioso, fra Stato e Chiesa.Vediamo il percorso che ha qualificato lo Stato italiano come laico.Fino al 1989, con la sentenza della Corte costituzionale 12 aprile 1989, n. 203, la laicità non era maistata espressa come principio dell’ordinamento dello Stato.Un riferimento vi è solo nella riforma del concordato del 1984, nel punto 1 del protocolloaddizionale: “Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Pattilateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano.” Questa normaesprime una aconfessionalità dello Stato che è stato interpretato da alcuni come ad un inizio delriconoscimento del principio di laicità.Il nuovo concordato ripropone, però, sia pure in termini nuovi, due istituti centrali del concordatodel 1929: la disciplina dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e ilriconoscimento da parte dello Stato del matrimonio contratto secondo le norme del diritto canonico. 25 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 26. Da questi due istituti nasce il principio di laicità dello Stato, espresso dalla sentenza della Cortecostituzionale 12 aprile 1989, n. 203, nel giudizio di legittimità costituzionale dellart. 9, punto(recte44: numero) 2, della legge 25 marzo 1985, n. 12145, una norma a contenuto costituzionalmentevincolato in quanto rientra nella fattispecie dell’art. 8, secondo comma, che disciplina anchel’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e dellart. (recte: punto) 5, lettera b),numero 2, del Protocollo addizionale. Le norme della legge 121/85 erano state investite dellaquestione di legittimità costituzionale in relazione ai principi di libertà religiosa e uguaglianza delleconfessioni religiose davanti alla legge espressi dagli articoli 3, 7, 8, 19, 20 della Costituzione.Dall’interpretazione sistematica delle norme costituzionali la Corte ricava il principio supremo dilaicità dello Stato, ma spiega anche come questo principio non contrasta con l’insegnamento dellareligione cattolica nelle scuole pubbliche e pertanto dichiara costituzionalmente legittima la legge121/85.Secondo lo schema adottato fino alla sentenza del 1989, la Corte costituzionale si esprimeva sullenorme costituzionali solo nel caso in cui non sia stato rispettato il procedimento aggravato dettatodall’art. 138 della Costituzione, ma questo non risolveva il problema nel caso di leggicostituzionali46 in contrasto con altre norme costituzionali.Un problema non nuovo, su cui si sono confrontati i maggiori giuristi del XX secolo come Kelsen47,Schmitt48, Santi Romano, eccetera che la Consulta italiana ha risolto ricorrendo ai principi supremidello Stato, in quanto superiori alle stesse norme della Costituzione, è possibile verificare lalegittimità delle stesse leggi costituzionali.In altre parole la Consulta stabilisce che la verifica della legittimità costituzionale di leggicostituzionali, può essere fatta solo in rapporto ai principi supremi della Costituzione e non inrapporto alle singole norme della Carta fondamentale.Fino al 1989 questi principi costituivano solo materia di giurisprudenza manipolativa o additiva49,cioè create attraverso l’interpretazione della Consulta, ma formalmente inesistenti nellaCostituzione.La Corte costituzionale con la sentenza del 2 febbraio 1982, n. 18, (sul matrimonio concordatario)aveva già individuato due principi supremi della Costituzione: la sovranità dello Stato e lagiurisdizione. Ma questi principi sono scritti nella stessa Costituzione.44 Recte significa “correttamente”, quindi punto due o “correttamente” numero 2.45 Ratifica ed esecuzione dellaccordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordatolateranensi dell11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede46 Le leggi costituzionali sono norme integrative della Costituzione e si differenziano dalle leggi di revisione costituzionale che invece modificanonorme preesistenti, infatti sono nettamente divise nel primo comma dell’art. 138 della Costituzione.47 Hans Kelsen (1881 - 1973) fu uno dei giuristi più importanti del Novecento. Di famiglia ebrea, studiò scienze giuridiche a Vienna e si laureò nel1911 in diritto dello Stato e filosofia del diritto.Kelsen è noto come il capostipite novecentesco della dottrina liberal-democratica del diritto su base giuspositivista. Per Kelsen la legge è normapositiva (cioè "posta" dagli uomini e non dal trascendente). La norma inoltre è relativa, cioè senza alcun fondamento di Verità. Non si può parlare,secondo la sua prospettiva, di una legge naturale, almeno non nellambito giuridico. Secondo la teoria di Kelsen, infatti, il Diritto è costituito solo edesclusivamente dalle norme positive e valide dellordinamento giuridico, qualsiasi precetto esse contengano (giuspositivismo).Lo studioso pone come base di ogni ordinamento le norme sulla produzione del diritto oggettivo (le c.d. fonti del diritto) e crea il concetto diGrundnorm (norma fondamentale), norma che pone a fondamento del rispetto dellordinamento stesso. In altri termini, ogni norma è giustificata dallaconformità alla norma ad essa superiore gerarchicamente, sino ad una norma cardine (tipicamente uno statuto o una costituzione).Kelsen fu tra i fondatori della dottrina pura e viene considerato uno degli autori della costituzione austriaca del 1920. Uno dei suoi principali"avversari" fu Carl Schmitt.La teoria delle fonti che sottostà alle idee su esposte ebbe notevole impatto nellondata costituzionale successiva alla seconda guerra mondiale, inparticolare per quanto concerne la previsione della corte costituzionale negli ordinamenti costituzionali.48 Carl Schmitt (1888 - 1985) fu un filosofo politico e uno dei più noti, ma anche discussi, teorici tedeschi di diritto pubblico e internazionale.Il suo pensiero, le cui radici affondano nella religione cattolica, ruotarono attorno alle questioni del potere, della violenza e dell’attuazione del diritto.Tra i concetti chiave ci furono, nella loro lapidaria formulazione, lo “stato d’eccezione”, la “dittatura” (Diktatur), la “sovranità" e il “grande spazio” ele definizioni da lui coniate come “teologia politica”, “custode della costituzione”, “compromesso di formula dilatorio”, “la realtà della costituzione”,o formule dualistiche come “legalità e legittimità”, “legge e decreto” e “amico e nemico”.Schmitt oggi viene certamente descritto come un “terribile giurista”, un teorico discusso e ostile alle democrazie liberali, ma è allo stesso tempoindicato come un “classico del pensiero politico”, non ultimo per l’influenza esercitata sul diritto pubblico e sulla scienza del diritto nella primaRepubblica Federale Tedesca (per esempio riguardo al “voto di sfiducia costruttivo” e ai solidi vincoli posti in caso di modifica costituzionale).49 La norma è estensiva, o additiva, avviene quando la Corte costituzionale aggiunge una parte della norma per specificarla in un determinato senso ein questo modo la legge prende un’altra connotazione. 26 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 27. Invece la sentenza del 12 aprile 1989, n. 203, è una vera innovazione della giurisprudenzacostituzionale, in quanto viene creata una norma Costituzionale, definita giurisprudenza creativa,perchè viene inserito il principio della laicità dello Stato che formalmente non esiste nellaCostituzione.In altri termini, la Corte costituzionale crea formalmente e sostanzialmente, non individua, ilprincipio supremo della laicità dello Stato:• formalmente in quanto emerge dagli articoli 2, 3, 7, 8, 19, e 20 della Costituzione;• sostanzialmente perché, dice la Corte, il principio di laicità “implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”.Questo concetto di laicità espresso dalla Consulta non implica una indifferenza dello Stato per lareligione, come può avvenire per i paesi separatisti, ma una garanzia della libertà religiosa a favoredel pluralismo sia confessionale che culturale. Quest’ultima è un’altra grande novità della sentenza203/89, in quanto riconosce anche le differenze tra le confessioni religiose dovute alle diverseculture sia del popolo italiano che degli altri popoli. In sintesi viene sancito il pluralismo religioso equello culturale.L’art. 36 del concordato del 1929 considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblical’insegnamento della dottrina cristiana, mentre per l’art. 9 dell’Accordo di revisione del concordatolateranensi del 1984 i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popoloitaliano. Questo rende costituzionalmente legittimo l’insegnamento della religione cattolica nellescuole pubbliche.Per la Corte “Il genus ("valore della cultura religiosa") e la species ("principi del cattolicesimo nelpatrimonio storico del popolo italiano") concorrono a descrivere lattitudine laica dello Stato-comunità, che risponde non a postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessionedello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, masi pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini.” Cioè vienelegittimato l’insegnamento della religione cattolica perché lo Stato riconosce il valore della culturareligiosa, come valore generico (genus), e il valore specifico (species) dato dai principi delcattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano.In sintesi dalla sentenza della Corte costituzionale del 12 aprile 1989, n. 203 si ricavano tre principi:• principio supremo di laicità dello Stato che non implica indifferenza dello Stato davanti alla religione, ma riconoscimento del valore della cultura religiosa (genus) e del patrimonio storico specifico della religione cattolica (species).• La garanzia della libertà di religione, tanto che oggi è facoltativa e non più obbligatoria come con il Concordato del 1929.• Il riconoscimento del pluralismo confessionale e culturale” del popolo italiano.Dal 1989 ad oggi la Corte costituzionale è ritornata sul principio supremo di laicità dello Stato percirca venti volte e in cinque casi ha individuato principi nuovi:• Con la sentenza del 14 gennaio 1991, n. 13, sancisce che l’insegnamento della libertà religiosa deve svolgersi nel rispetto della libertà di coscienza, un principio che viene prima della libertà di religione. Inoltre i “non avvalentisi”, cioè coloro che decidono di non seguire la religione cattolica, non sono tenuti ad altro impegno scolastico. E’ il c.d. stato di non obbligo, diverso dalla facoltà di scelta che indica la possibilità tra l’insegnamento religioso e un altro insegnamento.• Con la sentenza del 27 aprile 1993, n. 195, sancisce il principio di uguaglianza in relazione alla disparità generata da una legge della regione Abruzzo che dava diritto al finanziamento pubblico per la costruzione di luoghi di culto solo alla religione cattolica e alle confessioni con intesa e la negava a tutte le altre. 27 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 28. • Con la sentenza del 18 ottobre 1995, n. 440, la Corte ha giudicato illegittimo l’art. 724, primo comma, del codice penale, relativo alla bestemmia, limitatamente alle parole: "o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato", in quanto la religione di Stato non esisteva più, formalmente dall’entrata in vigore della legge 121/85, e perché questa norma era in contrasto con il principio di uguaglianza.• L’art. 40250 del codice penale, vilipendio della religione cattolica, viene dichiarato illegittimo perché riguarda solo la religione cattolica.• Gli art. 40351, 40452, 40553, del codice penale, vengono dichiarati illegittimi solo in relazione al differente regime sanzionatorio.Sulla questione dell’esposizione dei simboli religiosi, una circolare ministeriale del 2002 invita idirigenti delle scuole pubbliche, tra le altre cose, a destinare nelle scuole uno spazio per la preghieraed il raccoglimento e ribadisce l’obbligo di esporre il Crocifisso nelle aule.Successivamente sulla questione, il TAR del Veneto promuove, con ordinanza del 14 gennaio 2004,la questione di legittimità alla Corte costituzionale per violazione del diritto i libertà religiosa. Conl’ordinanza 15 dicembre 2004, n. 389, definita pilatesca, la Corte giudica inammissibile il quesitoperché riguarda dei regolamenti, mentre la Consulta si occupa solo di leggi. La questione ritorna alTAR del Veneto che con la sentenza 22 marzo 2005 n. 1110 ordina che il crocifisso rimanga nelleaule perché quando le disposizioni regolamentari “non contrastano con il principio della laicitàdello Stato repubblicano, emergente dalla Corte costituzionale, laddove dispongono lobbligatoriaesposizione nelle aule della scuola pubblica del Crocifisso, inteso quale simbolo di una particolarestoria, cultura e identità nazionale oltre che espressione di alcuni principi laici della comunità e,dunque, non solo contrastante ma addirittura affermativo e confermativo del principio di laicitàmedesimo”. Per il TAR del Veneto il principio di laicità è un concetto cristiano che nasce dallafamosa frase di Gesù Cristo: “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. IlConsiglio di Stato, con la sentenza del 13 gennaio 2006 n. 556, afferma il principio della c.d. laicitàrelativa, in relazione alla differenza con l’ordinamento francese e statunitense, in quanto la laicità “èrelativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmentestorica, legata com’è al divenire di questa organizzazione”. In sintesi ogni stato intende la laicità inmaniera autonoma, in relazione alle diverse origini storiche.Vi è da aggiungere che la questione del Crocifisso nelle aule coinvolge la libertà religiosa collettiva,mentre le questioni legate ai simboli religiosi personali (crocifissi al collo, foulard per islamici,eccetera) coinvolgono la libertà religiosa individuale. Questo secondo caso interessa la Francia ealtri paesi separatisti, dove i Crocifissi nelle aule e i simboli religiosi similari non sono ammessi,50 Art. 402. Vilipendio della religione dello Stato.Chiunque pubblicamente vilipende la religione dello Stato è punito con la reclusione fino a un anno51 Art. 403. Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone.Chiunque pubblicamente offende la religione dello Stato mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la reclusione fino a due anni. Si applicala reclusione da uno a tre anni a chi offende la religione dello Stato, mediante vilipendio di un ministro del culto cattolico.La Corte costituzionale, con sentenza 18-29 aprile 2005, n. 168, ha dichiarato lillegittimità dell’articolo, nella parte in cui si prevede, per le offese allareligione cattolica mediante vilipendio di chi la professa o di un ministro del culto, la pena della reclusione rispettivamente fino a due anni e da uno atre anni, anziché la pena diminuita stabilita dallart. 406 del codice penale.52 Art. 404. Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose.Chiunque in luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, offende la religione dello Stato, mediante vilipendio di cose cheformino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente allesercizio del culto, è punito con la reclusione da uno a treanni.La stessa pena si applica a chi commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in un luogo privato da un ministro del culto cattolico.La Corte costituzionale, con sentenza 10-14 novembre 1997, n. 329, ha dichiarato lillegittimità del primo comma, nella parte in cui prevede la penadella reclusione da uno a tre anni, anziché la pena diminuita prevista dallart. 406 del codice penale.53 Art. 405. Turbamento di funzioni religiose del culto cattolico.Chiunque impedisce o turba lesercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto cattolico, le quali si compiano con lassistenza di unministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione da uno a tre anni.La Corte costituzionale, con sentenza 1-9 luglio 2002, n. 327, ha dichiarato lillegittimità dell’art. 405, nella parte in cui, per i fatti di turbamento difunzioni religiose del culto cattolico, prevede pene più gravi, anziché le pene diminuite stabilite dallarticolo 406 del codice penale per gli stessi fatticommessi contro gli altri culti. 28 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 29. mentre lo sono quelli personali non ostensibili, ma in tal modo viene toccata anche la libertàreligiosa individuale.Per Silvio Ferrari54 è vecchio il modo di vedere il diritto ecclesiastico un ottica istituzionalistica,cioè partendo dai rapporti tra istituzione Stato e istituzione Chiesa, ormai superato dalla legislatiolibertatis che meglio tutela la libertà religiosa. La controversa questione del crocifisso nelle scuolepubbliche non si risolve appendendo o rimuovendo un simbolo religioso, perché in ogni caso saràviolata libertà di religione di qualcuno (esponendo il crocifisso per i non cattolici e rimuovendoloper i cattolici), ma probabilmente aggiungendo un altro simbolo religioso, se vi sono studenti diunaltra religione, anche perché in Italia vi sono pochissime confessioni che hanno un seguitorilevante. Questa soluzione può essere una forma di pluralismo religioso e un’occasione perinformare gli studenti sulle religioni seguite dai loro compagni di classe.La questione del veloEsistono diversi tipi di veli in uso tra le musulmane. Le differenze sono di tipo culturale egeografico. In Medio oriente abbiamo:• abaya (Golfo Persico), nero, lungo dalla testa ai piedi, leggero, sovente indossato su jeans e camice colorate, lascia completamente scoperto il volto, spesso truccato molto bene.• chador (Iran): generalmente nero, indica sia un fazzoletto sulla testa, sia un mantello su tutto il corpo.• niqab (Arabia Saudita): nero, ammanta lintera figura, con una fessura allaltezza degli occhi.In oriente:• burqa (Afganistan): per lo più azzurro, nasconde tutta la figura, con una griglia allaltezza degli occhi. Lo usavano le donne afgane già prima della conversione all’Islam, è una forma di abito tradizionale.In Nord africa• haik (soprattutto Marocco ed Algeria): bianco, di cotone, copre dalla testa ai piedi, sovente anche il volto.Altri• hijab: fazzoletto ampio, di colori diversi, cela orecchie, nuca e capelli.In Italia, possiamo dire che burqa e chador sono vietati, perché il testo unico delle leggi di pubblicasicurezza proibisce di presentarsi mascherati in luoghi pubblici. Inoltre una circolare del Ministerodell’Interno del 1995 autorizza l’uso di foto con il velo per i documenti di identità per le donnemusulmane, mentre in altri paesi europei questo divieto resta.Nei luoghi pubblici, comprese scuole e luoghi di lavoro, l’uso del velo è consentito, purché si trattaidi un semplice foulard (hijab) che lasci scoperto il volto.Il terzo comma dell’art. 36 della legge 40/98 - Disciplina dellimmigrazione e norme sullacondizione dello straniero – detta: “La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche eculturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio tra le culture edella tolleranza; a tale fine promuove e favorisce iniziative volte alla accoglienza, alla tutela dellacultura e della lingua dorigine e alla realizzazione di attività interculturali comuni.” Quindiportare un abbigliamento che affermi la propria identità culturale è considerato un valore.Per analogia, può essere vista la sentenza della Cassazione, Sezione Lavoro, 9/4/1993 n. 4307, perun problema simile a quello del velo, posto in ambito lavorativo, con cui ha stabilito che illavoratore non è vincolato ad un certo abbigliamento dovendo rispettare solo norme di igiene esicurezza, a meno che non debba indossare una divisa aziendale.54 Silvio Ferrari è direttore del master in diritto comparato delle religioni, professore ordinario di diritto canonico all’Università di Milano, Professoreinvitato. Dal 1994 è professore di Diritto canonico all’Università di Milano, dal 1998 è professore di relazioni tra Stati e Chiesa alla KatholiekeUniversiteit di Lovanio, dal 2000 insegna al DEA in Droit et Religion all’Università di Strasburgo e dal 2002 è docente di Storia del Diritto canonicoalla FTL. È inoltre membro di molti organismi scientifici, del comitato scientifico dell’Istituto DiReCom e dal 1984 Direttore della rivista “Quadernidi diritto e politica ecclesiastica”. 29 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 30. Questa sentenza nasce da un fatto diverso: Il Gruppo Industriale Busnelli ricorre per Cassazione aseguito della sentenza del Tribunale di Monza che ha ritenuto illegittima la sanzione di tre ore dimulta comminata al suo dipendente Gesuino Bussu, il quale è stato successivamente licenziato perassenza ingiustificata, e ha disposto la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, ilpagamento delle retribuzioni maturate e il risarcimento del danno. Il giudice di secondo grado haritenuto che la pretesa della società di imporre al dipendente luso dei pantaloni lunghi, qualecondizione per essere ammesso al lavoro, era priva di giustificazione in mancanza di una esplicitanorma o di un uso aziendale in tal senso; nè era applicabile il contratto collettivo nazionale delsettore laddove sanziona comportamenti contrari alla sicurezza o alligiene. La Cassazione dàragione al lavoratore e, per analogia, offre un precedente che chiarisce in senso permissivo l’uso deifoulard sul luogo di lavoro, purché non contrasta con ligiene e la sicurezza.Il disegno di legge sulla libertà religiosa in Italia, nulla prevede sui simboli religiosi e anche le duebozze di intesa con la comunità islamica nulla prevedono sui simboli religiosi, ma solo la possibilitàdi indossare il velo per le foto dei documenti personali, un diritto già riconosciuto.In sintesi, la legislazione italiana, alla luce del principio di libertà religiosa e laicità, non prevedelimitazioni all’uso di simboli religiosi o abiti religiosi nei luoghi pubblici.La Cassazione penale con la sentenza 4 aprile 2006 n. 11919 ha condannato, con l’aggravantedell’odio e la finalità della discriminazione etnica, razziale e religiosa, un uomo che aveva strappatoper strada il velo ad una donna. La Cassazione ha stabilito che togliere con violenza il velo dal capoad una donna musulmana è un aggravante, perché lede l’integrità morale di persone appartenenti aduna religione diversa da quella cattolica.L’intesa con la Tavola valdeseLa Tavola valdese rappresenta due chiese: quella Valdese e quella Metodista. L’intesa è la primasiglata tra lo Stato italiano e una confessione religiosa nella storia della Repubblica. E’ stata firmatanel 1984, approvata con la legge n. 449 dell11 agosto 1984, e successivamente integrata dalla leggen. 409 del 5 ottobre 1993 e dal 1994 partecipa allotto per mille del gettito IRPEF.L’intesa è di tipo esterno perché elaborata da plenipotenziari55 in una commissione paritetica nellaquale, la parte del Governo italiano, era formata dalla stesse persone che trattavano con la Chiesacattolica per la sottoscrizione del nuovo concordato del 1984.Il primo comma dell’art. 2 dell’Intesa sancisce: “La Repubblica italiana dà atto dellautonomia edella indipendenza dellordinamento valdese”. Con questo articolo lo Stato accettal’autoqualificazione di questa confessione religiosa, il suo ordinamento autonomo e indipendente equindi sovrano, perché l’autonomia e l’indipendenza definiscono la sovranità. L’affermazione diquesto articolo non lo troviamo in nessuna intesa, ad eccezione di quella con la religione ebraica edel Concordato con la Chiesa cattolica.Sull’insegnamento della religione, l’intesa all’art. 9, al primo comma, detta: “La Repubblicaitaliana prende atto che la Tavola valdese, nella convinzione che leducazione e la formazionereligiosa dei fanciulli e della gioventù sono di specifica competenza delle famiglie e delle chiese,non richiede di svolgere nelle scuole gestite dallo Stato o da altri enti pubblici, per quanti hannoparte nelle chiese da essa rappresentate, linsegnamento di catechesi56 o di dottrina religiosa opratiche di culto.” In sintesi la Tavola valdese afferma che l’insegnamento della religione è dicompetenza specifica delle chiese e delle famiglie e quindi non richiede di svolgere nelle scuolegestite dallo Stato o da altri enti pubblici tale insegnamento.Possiamo anche dire la Chiesa valdese non ritiene la religione un insegnamento di cultura al pari dialtre materie, ma solo catechesi o dottrina religiosa o pratiche di culto. Di questa volontà, lo Stato55 Persone investite di pieni poteri nel trattare e concludere un accordo diplomatico.56 L’insegnamento a voce dei principi della religione cristiana. 30 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 31. italiano ne prende atto, cioè accetta questa decisione della Tavola valdese e la condivide comepropria.Sempre l’art. 9, al secondo comma, detta: “La Repubblica italiana, nellassicurare linsegnamentodella religione cattolica nelle scuole pubbliche, materne, elementari, medie e secondarie superiori,riconosce agli alunni di dette scuole, al fine di garantire la libertà di coscienza di tutti, il diritto dinon avvalersi delle pratiche e dellinsegnamento religioso per loro dichiarazione, se maggiorenni, oaltrimenti per dichiarazione di uno dei loro genitori o tutori.”Come si può notare nell’intesa troviamo uno specifico riferimento alla Chiesa cattolica, ma anchealla libertà di coscienza di tutti e al diritto di non avvalersi delle pratiche e dellinsegnamentoreligioso. Il non avvalersi nell’intesa con la Tavola valdese è un principio restrittivo rispetto aquello sottoscritto nel coevo concordato del 1984 con la Chiesa cattolica che, allo stesso articolo ecomma, garantisce invece il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento dellareligione. Questa restrizione al solo non avvalersi ha un valore politico, voluto dalla Tavola valdese,al fine di marcare la differenza con la Chiesa cattolica e per non precludere la possibilità agli alunnidi fede Valdese di seguire, volendo, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche.Inoltre nell’intesa si fa riferimento alle scuole pubbliche, materne, elementari, medie e secondariesuperiori, mentre nel concordato del 1984 sono citate le scuole pubbliche non universitarie di ogniordine e grado.Infine l’art. 9, al terzo comma, detta: “Per dare reale efficacia allattuazione di tale diritto,lordinamento scolastico provvede a che linsegnamento religioso ed ogni eventuale praticareligiosa, nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, nonabbiano luogo in occasione dellinsegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per idetti alunni effetti comunque discriminanti.” Il principio di non discriminazione, per gli alunni chehanno deciso non avvalersi dell’insegnamento religioso, è stato oggetto di numerosi ricorsi davantial giudice ordinario e amministrativo, in quelle scuole che avevano inserito l’ora di religione allaprima o all’ultima ora della giornata per sfruttare la minore attenzione degli alunni in quelle duefasce estreme dell’orario delle lezioni o la tentazione dei ragazzi di lasciare l’aula un’ora prima oarrivare un ora dopo in classe.Sulla questione, importante è la sentenza della Corte costituzionale, 12 aprile 1989, n. 203, giàtrattata per aver istituito il principio supremo di laicità dello Stato, che in relazioneall’insegnamento religioso, la Consulta ha sancito che “per quanti decidano di non avvalersenelalternativa è uno stato di non-obbligo.”Lo studente può utilizzare in tre modi lo stato di non-obbligo: studiando materie alternative,restando nell’istituto scolastico per approfondimenti (ad esempio studiare in biblioteca) oppureandare a casa sotto la responsabilità educativa dei genitori, se minore, come dispone l’art. 9,comma 2, del concordato del 1984.Per altre intese, ad esempio quella con le Assemblee di Dio57, una chiesa cristiana evangelicapentecostale, l’insegnamento della religione non è un problema, in quanto è riconosciuto il caratterepluralistico della scuola, sancito nell’art. 8 dell’intesa (garanzia della libertà di conoscenza di nonavvalersi di insegnamenti religiosi in genere) e nell’art. 9 (carattere pluralistico dell’insegnamentoscolastico) dell’intesa con detta confessione. In seguito questo schema è stato seguito anche per leintese con altre confessioni religiose.Il primo comma dell’art. 11 dell’intesa dispone: “La Repubblica italiana, attesa la pluralità deisistemi di celebrazione cui si ispira il suo ordinamento, riconosce gli effetti civili ai matrimonicelebrati secondo le norme dellordinamento valdese, a condizione che latto relativo sia trascrittonei registri dello stato civile, previe pubblicazioni alla casa comunale.” Questo comma differiscedall’art. 8 – comma 1- del concordato del 1984 “Sono riconosciuti gli effetti civili ai matrimoni57 Legge 22 novembre 1988, n. 517 - Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Assemblee di Dio in Italia. 31 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 32. contratti secondo le norme del diritto canonico, a condizione che l’atto relativo sia trascritto neiregistri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale.” Innanzi tutto perchénell’intesa con Tavola valdese, vengono riconosciuti gli effetti civili del matrimonio con ilpresupposto della pluralità dei sistemi di celebrazione cui si ispira l’ordinamento della Repubblica;mentre nel nuovo concordato “sono riconosciuti gli effetti civili ai matrimoni contratti secondo lenorme del diritto canonico”, senza alcun presupposto. Inoltre, per la Tavola valdese i matrimonisono celebrati, mentre diventano contratti solo quando sono trascritti nei registri dello stato civile,invece per la Chiesa cattolica il matrimonio è contratto direttamente. Infine la formulazionedell’intesa con la Tavola valdese lascia libertà ai suoi fedeli di non scegliere il rito Valdese.Un punto di unione tra i due accordi, è dato dal fatto che per entrambi il ministro di culto checelebra il matrimonio non deve essere necessariamente cittadino italiano, come invece è essenzialeper le altre confessioni religiose munite di intesa.L’art. 11 dell’Intesa nel secondo e terzo comma dispone: “Coloro che intendono celebrare ilmatrimonio secondo le norme dellordinamento valdese debbono comunicare tale intenzioneallufficiale dello stato civile al quale richiedono le pubblicazioni.Lufficiale dello stato civile, il quale abbia proceduto alle pubblicazioni richieste dai nubendi,accerta che nulla si oppone alla celebrazione del matrimonio secondo le vigenti norme di legge ene dà attestazione in un nulla osta che rilascia ai nubendi in duplice originale.” Con la concessionedel nulla osta, si conclude il procedimento preliminare alla celebrazione del matrimonio.Il nulla osta contiene aspetti divergenti nel quarto comma dell’art. 11 dell’intesa, rispetto all’art. 8del nuovo concordato: per la Chiesa cattolica viene rilasciato senza condizioni, mentre per la Tavolavaldese oltre a precisare che la celebrazione nuziale seguirà secondo le norme dellordinamentovaldese e nel comune indicato dai nubendi, deve altresì attestare che ad essi sono stati spiegati, dalpredetto ufficiale, i diritti e i doveri dei coniugi, dando ad essi lettura degli articoli del codice civileal riguardo.”Altra differenza sostanziale tra intesa con la Chiesa valdese e il concordato sta nell’eventuale finedel matrimonio: per la Chiesa cattolica vi è la nullità con sentenza dei tribunali ecclesiastici delibatadalla Corte d’appello, mentre la Chiesa valdese demanda tutto allo Stato, in quanto nulla esprime inquesto senso.L’intesa con la Chiesa Cristiana Avventista del 7° giorno58LUnione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, articolazione italiana delle Chieseavventiste, ha stipulato nel 1986 unintesa ratificata con legge 22 novembre 1988, n. 516.L’art. 18 regolamenta il matrimonio e al numero 1 detta: “La Repubblica italiana riconosce glieffetti civili ai matrimoni celebrati di fronte ai ministri di culto delle Chiese cristiane avventisteaventi la cittadinanza italiana, a condizione che latto di matrimonio sia trascritto nei registri dellostato civile, previe pubblicazioni presso la casa comunale.” Questa norma differisce dalla omologacontenuta nell’art. 11 dell’intesa con la Chiesa valdese: “La Repubblica italiana, attesa la pluralitàdei sistemi di celebrazione cui si ispira il suo ordinamento”, infatti qui vi è un riferimento esplicitoall’ordinamento della Chiesa valdese che per la Chiesa avventista non compare, anche seimplicitamente viene egualmente riconosciuto.58 La Chiesa avventista del 7° giorno è presente in Italia sin dal 1864. Attualmente sono oltre un centinaio le chiese ed i luoghi di culto aperti alpubblico. La Chiesa avventista del 7° giorno confessa la fede trinitaria e cristologica dei primi simboli cristiani. Essa accoglie le dottrine protestantiesemplificate nelle formule Sola Scriptura, Sola Fide, Sola Gratia.Dopo il fallimento delle profezie di Miller, essa non propone oggi più date relativamente al Secondo Avvento di Cristo. Essa piuttosto pone laccentosulla storicità di questo evento e sulla necessità del ravvedimento personale. Essa accoglie il Decalogo come suprema legge morale per lumanità. Ilsettimo giorno, il giorno dedicato al riposo è considerato il sabato e non la domenica, come in altre chiese cristiane.La Chiesa avventista del 7° giorno rigetta la dottrina dellimmortalità dellanima e crede che limmortalità promessa da Dio sarà data ai credenti diogni epoca soltanto alla risurrezione che avverrà alla seconda venuta di Cristo.I maggiori riti praticati nella Chiesa avventista del 7° giorno sono il battesimo, che non viene però conferito in età infantile, e la Santa Cena, cioè lacomunione, che viene preceduta dal rito della lavanda dei piedi, secondo lesempio dato da Gesù Cristo allultima Cena. 32 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 33. Nell’intesa con la Chiesa avventista viene solo detto che i matrimoni sono celebrati di fronte aiministri di culto, senza alcun riferimento al pluralismo religioso dell’intesa Valdese. In sintesi è ilmatrimonio previsto dall’art. 83 c.c. - matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessinello Stato – con qualche aggiornamento.L’intesa con le Assemblee di DioL’intesa con le Assemblee di Dio, stipulata anche nel 1986, è stata ratificata con la legge 22novembre 1988, n. 517 (differisce solo di un numero rispetto alla Chiesa Avventista. Questaconfessione non partecipa alla ripartizione dell’8 per mille per le quote non espresse.L’art. 12 regolamenta il matrimonio e al numero 1 detta: “La Repubblica italiana riconosce glieffetti civili ai matrimoni celebrati di fronte ai ministri di culto delle ADI aventi la cittadinanzaitaliana, a condizione che latto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previepubblicazioni nella casa comunale.” Una norma del tutto simile alla omologa dell’art. 18 dell’intesacon la Chiesa avventista.L’intesa con la lUnione delle Comunità ebraicheL’intesa con la lUnione delle Comunità ebraiche italiane, stipulata nel 1987, è stata ratificata con lalegge 8 marzo 1989, n. 101.LUnione delle Comunità ebraiche italiane raggruppa e rappresenta le comunità dei poco più di30.000 ebrei italiani nei rapporti con lo Stato.L’art. 14 regolamenta il matrimonio e al numero 1 detta: “Sono riconosciuti gli effetti civili aimatrimoni celebrati in Italia secondo il rito ebraico davanti ad uno dei ministri di culto di cuiallarticolo 3 che abbia la cittadinanza italiana, a condizione che latto relativo sia trascritto neiregistri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale.” In sintesi è il matrimonioprevisto dall’art. 83 c.c. - matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato –con qualche aggiornamento, ad esempio i coniugi possono rendere dichiarazioni al ministro di cultosul riconoscimento o legittimazione dei figli e sulla scelta del regime patrimoniale.Questa confessione, che è più antica della cattolica, prevede ancora il ripudio, un altro problemaimportante che va contro la donna. Sia nella società ebraica che in quella musulmana - lalegislazione è molto simile - esiste il divorzio concesso dai tribunali religiosi. In entrambe lereligioni, solo l’uomo può chiedere il divorzio; alla donna non è permesso farlo, e ancor meno sequesta è cristiana.L’ultimo comma dell’art. 14 detta: “Resta ferma la facoltà di celebrare e sciogliere matrimonireligiosi, senza alcun effetto o rilevanza civile, secondo la legge e la tradizione ebraiche.”L’intesa con la Chiesa Evangelica LuteranaL’intesa con la Chiesa Evangelica Luterana, stipulata nel 1993, è stata ratificata con la legge 29novembre 1995, n. 520.L’art. 13, n. 1, sul matrimonio detta: “Ferma restando lautonomia della CELI e delle sue Comunitàin materia religiosa e di culto, la CELI riconosce allo Stato italiano esclusiva giurisdizione perquanto concerne gli effetti civili del matrimonio.” La Chiesa luterana pur affermando la suaautonomia, riconosce la giurisdizione esclusiva allo Stato sugli effetti civili del matrimonio. Per laparte restante l’articolo è molto simile a quello delle altre intese.L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubblicheAi sensi dell’art. 5 del protocollo addizionale dell’accordo di revisione del concordato lateranensidel 1984, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole “è impartito – in conformità alladottrina della Chiesa e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni - da insegnanti che sianoriconosciuti idonei dall’autorità ecclesiastica, nominati, d’intesa con essa, dall’autorità scolastica. 33 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 34. Nelle scuole materne ed elementari detto insegnamento può essere impartito dall’insegnante diclasse, riconosciuto idoneo dall’autorità ecclesiastica, che sia disposto a svolgerlo.”Con successiva intesa tra le competenti autorità scolastiche e la Conferenza episcopale italiana,esecutiva con il D.P.R. 16 dicembre 1985 n. 751, sono stati determinati:1) i programmi dell’insegnamento della religione cattolica per i diversi ordini e gradi delle scuolepubbliche;2) le modalità di organizzazione di tale insegnamento, anche in relazione alla collocazione nelquadro degli orari delle lezioni;3) i criteri per la scelta dei libri di testo;4) i profili della qualificazione professionale degli insegnanti.L’art. 4, del D.P.R. 751/85, ribadisce che linsegnamento della religione cattolica, impartito nelquadro delle finalità della scuola, deve avere dignità formativa e culturale pari a quella delle altrediscipline e “deve essere impartito in conformità alla dottrina della Chiesa da insegnantiriconosciuti idonei dallautorità ecclesiastica e in possesso di qualificazione professionaleadeguata”. In sintesi i requisiti degli insegnanti della religione cattolica sono tre:1. devono essere conformi alla religione,2. idonei dallautorità ecclesiastica,3. in possesso di qualificazione professionale adeguata.Mentre gli insegnanti delle scuole cattoliche devono essere graditi all’autorità ecclesiastica, nellescuole pubbliche devono essere idonei per il vescovo diocesano il quale valuta le caratteristichemorali ed ecclesiali del docente e non la sua qualificazione professionale.Ai sensi dell’art. 4, del D.P.R. 751/85, sotto il profilo professionale, nelle scuole secondarie diprimo e secondo grado linsegnamento della religione cattolica può essere affidato a chi abbiaalmeno uno dei seguenti titoli:a) titolo accademico (baccalaureato59, licenza o dottorato) in teologia o nelle altre disciplineecclesiastiche, conferito da una facoltà approvata dalla Santa Sede;b) attestato di compimento del regolare corso di studi teologici in un Seminario maggiore60;c) diploma accademico di magistero in scienze religiose, rilasciato da un Istituto di scienze religioseapprovato dalla Santa Sede che è il titolo di studio di una parte degli insegnanti di religione laici;d) diploma di laurea valido nellordinamento italiano, unitamente a un diploma rilasciato da unistituto di scienze religiose riconosciuto dalla Conferenza episcopale italiana che è il titolo di studiodella maggioranza degli insegnanti di religione laici.Nella scuola materna ed elementare linsegnamento della religione cattolica può essere impartitodagli insegnanti che abbiano frequentato nel corso degli studi secondari superiori linsegnamentodella religione cattolica, o comunque siano riconosciuti idonei dallordinario diocesano. In altreparole la maestra o il maestro possono insegnare religione se questa è stata una materia nel lorocorso di studio o, se questo non è accaduto, che comunque siano riconosciuti idonei dallordinariodiocesano.Nel caso in cui linsegnamento della religione cattolica non venga impartito da un insegnante dellascuola, può essere affidato a sacerdoti, diaconi e a chi è fornito della Laurea specialistica in scienzeper l’educazione per linsegnamento nelle scuole materne ed elementari, oppure a chi, fornito dialtro diploma di scuola secondaria superiore, abbia conseguito almeno un diploma rilasciato da unIstituto di scienze religiose riconosciuto dalla Conferenza episcopale italiana.In virtù di questa legge gli insegnanti di religione dovevano essere nominati dal provveditorato,previa idoneità dell’ordinario diocesano, senza un concorso. Questo sistema creava una forma diprecariato permanente che è stato per anni al centro di un dibattito politico e giuridico, perché59 Il baccalaureato è, nel curriculum studiorum delle facoltà teologiche della Chiesa cattolica, il primo titolo di studio che si ottiene. È riconosciutoequivalente a un diploma universitario dallo stato italiano. I titoli seguenti sono la licenza e il dottorato.60 Il seminario minore è un collegio che corrisponde al liceo per i più giovani, mentre il seminario maggiore è un insegnamento di livello universitariopresente in Puglia solo a Molfetta. 34 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 35. l’idoneità del docente doveva essere rinnovata annualmente. In sintesi, l’insegnante di religione nonpoteva essere mai di ruolo e questo comportava anche un danno economico, in quanto la nomina eravalida da settembre a giugno, quindi luglio ed agosto non erano retribuiti, ne vi erano ferie pagate.A distanza di 18 anni, a questa situazione ha posto rimedio la legge 18 luglio 2003 n. 186 la qualesancisce l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione a seguito di regolare concorso.Il motivo del ritardo di questa legge è dovuto al fatto che l’immissione in ruolo degli insegnati èsubordinata all’idoneità rilasciata dall’autorità ecclesiastica. La legge 186/03, all’art. 4 comma 3,risolve la questione con questa norma: “Linsegnante di religione cattolica con contratto di lavoro atempo indeterminato, al quale sia stata revocata lidoneità, ovvero che si trovi in situazione diesubero a seguito di contrazione dei posti di insegnamento, può fruire della mobilità professionalenel comparto del personale della scuola, con le modalità previste dalle disposizioni vigenti esubordinatamente al possesso dei requisiti prescritti per linsegnamento richiesto, ed ha altresìtitolo a partecipare alle procedure di diversa utilizzazione e di mobilità collettiva previstedallarticolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.” In altre parole, se viene revocatal’idoneità o diminuiscono i posti a disposizione61, per il calo degli studenti che scelgonol’insegnamento della religione cattolica, il docente può fruire della mobilità professionale nelcomparto del personale della scuola e, se non ha i requisiti per questo, può essere impiegato inmansioni amministrative.Questa legge è stata motivo di numerosi ricorsi, in particolare il Consiglio di Stato, con la sentenza27 settembre 2006 n. 5648, ha stabilito che i docenti di religione, non possono partecipare ad unconcorso riservato ai precari storici, perché all’epoca del concorso non vi era il ruolo perl’insegnamento della religione.Anche la Corte costituzionale 20 luglio 2006 n. 297 si è espressa sulla questione di legittimitàcostituzionale dell’art. 5, comma 1, della legge 186/03 nella parte in cui detta che per accedere alprimo concorso per insegnati di religione essi dovevano aver “prestato continuativamente servizioper almeno quattro anni nel corso degli ultimi dieci anni”. La Consulta ha sancito che “nel valutarela conformità a Costituzione della norma impugnata, occorre tener conto del suo carattereeccezionale rispetto al contesto normativo in cui è inserita. Essa, infatti, disciplina il primoinquadramento in ruolo di una categoria di insegnanti che ha operato tradizionalmente con unrapporto di servizio costituito mediante incarico annuale e non in base a concorso.” In sintesi,respinge il ricorso perché il criterio impiegato in questa legge è un’eccezione giustificata dal fattoche è stato il primo concorso, dopo anni di precariato dei docenti di religione. Inoltre “il legislatore– nell’ambito delle possibilità di scelta compatibili con i principi costituzionali – ha ritenuto chel’espletamento continuativo, nell’ultimo decennio, per quattro anni, dell’insegnamento dellareligione cattolica costituisce indice di una più sicura professionalità e, su tale base, ha delimitatol’accesso al concorso per la copertura dei primi posti nel ruolo organico dei docenti.”Il matrimonioSul matrimonio si è maggiormente evoluto il rapporto tra Stato e Chiesa cattolica, come dimostra ilconcordato del 1984 che ha notevolmente trasformato questo istituto rispetto al concordato del1929.In quasi tutti gli stati precedenti alla nascita del Regno d’Italia, il matrimonio era disciplinato solodal diritto canonico per cui i non cattolici non potevano sposarsi.La situazione si ribalta con l’unità d’Italia, quando dal 1° gennaio 1866 lo Stato introduce ilmatrimonio civile obbligatorio e toglie ogni valore giuridico al matrimonio religioso, sull’esempiodi altre legislazioni dell’epoca come quella francese.61 Oggi la media chi sceglie l’insegnamento della religione cattolica è intorno al 70%, con delle punte in alcune regioni del 90 ed in altre di picchi del40%. 35 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 36. Il matrimonio religioso restava, ma l’unico valido era quello davanti all’ufficiale di stato civile. Inquesto modo, chi voleva sposarsi in chiesa con un matrimonio legittimo, doveva fare una doppiacelebrazione: prima davanti all’ufficiale di stato civile e poi davanti al ministro di culto.In questo periodo lo Stato afferma la sua competenza esclusiva non solo sul matrimonio, ma su tuttolo status delle persone, come la nascita e la morte, che fino ad allora era stata una funzione dellaChiesa cattolica. Infatti l’anagrafe italiana parte dall’unità del Regno d’Italia e per sapereinformazioni relative al periodo antecedente (ad esempio vedere quanti erano i cittadini di Tarantonel 1850) bisogna consultare i registri dei battezzati degli archivi parrocchiali diocesani. Per questaragione il battesimo, fino all’unificazione italiana, costituiva anche l’ingresso formale di uncittadino nella società civile.Il cambiamento epocale della legislazione sull’anagrafe dei cittadini è ancora più importante per ilmatrimonio, in quanto crea una famiglia e un nuovo soggetto politico. Per questa ragione acquistavalore giuridico solo il matrimonio civile, mentre quello cattolico diventa una manifestazionepuramente religiosa.Inoltre, negli altri paesi, il matrimonio civile doveva precedere quello religioso e il sacerdotedoveva accertarsi che il matrimonio civile fosse stato contratto, altrimenti rischiava pene pesanti,mentre nell’Italia postunitaria, questo obbligo non c’era.Il matrimonio civile era utilizzato, in linea di massima, nelle città, in quanto allora l’Italia era unanazione prettamente agricola e con un alto tasso di analfabetismo e questo comportava che nellecampagne l’obbligo di questo matrimonio restava ignorato da buona parte della popolazione checontinuava a sposarsi solo in chiesa, pensando di essere in regola, e restando così non sposati per loStato, con tutti i problemi che questo creava per il riconoscimento dei figli, per le successioni,eccetera.Si ha una svolta nel 1929 con la disciplina del matrimonio concordatario, cioè il matrimoniocanonico che ha effetti civili. Con il concordato si hanno in questo modo tre tipologie dimatrimonio:• il matrimoni religioso, l’unico presente prima dell’unificazione dell’Italia fino al 1865, disciplinato dal diritto canonico e celebrato in chiesa;• il matrimonio civile, l’unico riconosciuto dallo Stato unitario dal 1866 fino al 1929 e disciplinato dallo Stato;• il matrimonio concordatario, in vigore dal 1929, che è quello canonico integrato da una determinata procedura che lo rende di valore identico a quello civile.Il matrimonio concordatario è disciplinato dall’art. 34 del concordato del 1929. Al primo commadetta: “Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che é a base della famiglia,dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio,disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili.” Abbiamo quindi un testo giuridico di carattereinternazionale che riconosce il matrimonio quale sacramento62, cioè lo Stato da un valore teologicoad un istituto fino a quel momento solo giuridico. Inoltre, quale sacramento, diventa soggetto alcodice canonico e quindi indissolubile. In sintesi questa norma esclude la possibilità di introdurre ildivorzio nel nostro ordinamento, in quanto il matrimonio definito sacramento, non è più unatipologia di negozio giuridico, ma viene assoggettato alla legislazione ecclesiastica.Il secondo e terzo comma dello stesso articolo detta: “Le pubblicazioni del matrimonio come soprasaranno effettuate, oltre che nella chiesa parrocchiale, anche nella casa comunale. Subito dopo lacelebrazione il parroco spiegherà ai coniugi gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degliarticoli del codice civile riguardanti i diritti ed i doveri dei coniugi, e redigerà l’atto di matrimonio,del quale entro cinque giorni trasmetterà copia integrale al Comune, affinché venga trascritto neiregistri dello stato civile.” Un volta iniziata la procedura per il matrimonio concordatario, la62 Il sacramento è la testimonianza formale, che passa attraverso gesti umani, di una realtà trascendentale. Nella teologia cattolica è un atto rituale,istituito permanentemente da Gesù Cristo, quale mezzo precipuo (di importanza primaria) di santificazione e di salvezza dell’uomo. Per il dirittocanonico il matrimonio ha un valore maggiore rispetto al diritto civile ed è l’alleanza eterna tra un uomo e una donna. 36 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 37. trascrizione prescindeva dalla volontà dei nubendi che in questo modo venivano sposati civilmenteanche senza volerlo. Infatti la trascrizione del matrimonio poteva essere richiesta non solo daglisposi, ma da chiunque avesse interesse (parroco, eredi, terzi interessati in genere).Il quarto comma dello stesso articolo detta: “Le cause concernenti la nullità del matrimonio e ladispensa dal matrimonio rato e non consumato sono riservate alla competenza dei tribunali e deidicasteri ecclesiastici.” Questo comma istituisce una riserva di giurisdizione per i tribunali e deidicasteri ecclesiastici, cioè il matrimonio concordatario nasce e termina seguendo la disciplina deldiritto canonico. Il divorzio non esisteva nel nostro ordinamento e il giudizio su eventuali motivi dinullità del matrimonio rato e non consumato era di competenza esclusiva dei tribunali ecclesiastici.Mentre la nullità del matrimonio è dichiarata dal tribunale ecclesiastico dopo un regolare processo,la dispensa pontificia per il matrimonio rato e non consumato è di competenza del vescovodiocesano data dopo un procedimento amministrativo, senza le adeguate garanzie per le parti.In sintesi, con la riserva di giurisdizione, lo Stato si spoglia completamente dei suoi poteri su questamateria per trasferirli a tribunali e dicasteri ecclesiastici.Il quinto e sesto comma dello stesso articolo detta: “I provvedimenti e le sentenze relative, quandosiano divenute definitive, saranno portate al Supremo Tribunale della Segnatura, il qualecontrollerà se siano state rispettate le norme del diritto canonico relative alla competenza delgiudice, alla citazione ed alla legittima rappresentanza o contumacia delle parti. I dettiprovvedimenti e sentenze definitive coi relativi decreti del Supremo Tribunale della Segnaturasaranno trasmessi alla Corte di appello dello Stato competente per territorio, la quale, conordinanze emesse in camera di consiglio, li renderà esecutivi agli effetti civili ed ordinerà che sianoannotati nei registri dello stato civile a margine dell’atto di matrimonio.” Questa norma sanciscel’automaticità degli effetti civili delle sentenze che in questo modo venivano automaticamente eimmediatamente iscritte sui registri di stato civile, senza alcun controllo giurisdizionale dell’autoritàgiudiziaria italianaL’ultimo comma dell’art. 34 detta “Quanto alle cause di separazione personale, la Santa Sedeconsente che siano giudicate dall’autorità giudiziaria civile.”La disciplina del matrimonio già inserita nel concordato, divenne poi oggetto della legge 27 maggio1929 n. 847, c.d. legge matrimoniale, che ancora oggi è in vigore.Per il codice canonico tutti hanno diritto a celebrare il matrimonio, tuttavia stabilisce che alcuni nonpossono avere la capacità matrimoniale a causa di impedimenti, fondamentali perché sono causa dinullità. Per il codice canonico, questi impedimenti sono:• L’età, 14 anni per le donne e 16 per l’uomo, ma le singole conferenze episcopali nazionali possono determinare un limite diverso. A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 16 del 2 febbraio 1982 e del nuovo concordato del 1984, la C.E.I. si è uniformata alla legislazione italiana con il limite di 18 anni per entrambi i sessi.• L’esistenza di un precedente matrimonio.• La differente appartenenza religiosa.• Per chi ha ricevuto l’ordine sacro, cioè è sacerdote.• Per il connubicidio.• Il ratto, cioè chi rapisce la persona per sposarla. E’ regolare se la persona rapita viene lasciata libera, ma decide ugualmente di sposare il rapitore. Questo impedimento è importante perché, per il diritto canonico, il matrimonio nasce dal consenso dei nubendi.• Per incapacità fisica. 37 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 38. • Per simulazione del consenso63 che può essere totale o parziale. In questo secondo caso le cause sono: esclusione dell’indissolubilità, esclusione della prole (l’esclusione deve essere assoluta non momentanea), esclusione della fedeltà (si intende una relazione stabile al di fuori del matrimonio, non un rapporto occasionale) ed esclusione del bonum coniugum (bene dei coniugi)64. A differenza di quanto prevede il codice civile dove la simulazione deve essere conosciuta o conoscibile dall’altra parte a tutela del coniuge in buona fede e comunque entro un anno dal matrimonio, nel codice canonico è ammessa anche la riserva mentale e quindi può essere dichiarato nullo il matrimonio in cui l’altra parte non conosceva ne’ sospettava della simulazione e senza alcun limite temporale per l’esercizio di questo diritto.• Per violenza e timore.Fino al 1970 lo Stato non si occupava della fine del matrimonio, lasciando la competenza esclusivaalla Chiesa cattolica. Inizia a cambiare la legislazione con alcune sentenze e leggi:• la legge 1 dicembre 1970, n. 898, disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio,• la sentenza della Corte costituzionale 32/71.• la sentenza della Corte di cassazione 913/73 che interviene sulla iscrizione sui registri di stato civile delle sentenze dei tribunali ecclesiastici, e sulla automatica e immediata esecutività, affermando che questa può avvenire solo in contraddittorio tra le parti, cioè la Corte d’appello deve prima sentire le parti per dichiarare lo scioglimento degli effetti civili delle sentenze canoniche,• la legge 19 maggio 1975, n. 151, riforma del diritto di famiglia.Sulla scia di questo nuovo orientamento giurisprudenziale e legislativo, fondamentali sono duesentenze della Corte costituzionale, la numero 16 e 18 del 2 febbraio 1982, che dichiaranoincostituzionali alcune norme del concordato del 1929:• Riconosce la riserva di giurisdizione, ma elimina la possibilità del riconoscimento della dispensa pontificia dal matrimonio rato e non consumato, in quanto non sono provvedimenti giurisdizionali, ma dell’autorità amministrativa.• Introduce il procedimento di delibazione65 per le sentenze canoniche di nullità dei matrimoni, al pari delle altre sentenze emesse da stati esteri. La Consulta giudica incostituzionale l’esecuzione automatica nei registri dello stato civile delle sentenze dei tribunali ecclesiastici, perchè alla Corte d’appello spetta accertare: o che sia stato assicurato alle parti il diritto di agire e resistere in giudizio a difesa dei propri diritti nel processo davanti ai tribunali ecclesiastici, o che la sentenza ecclesiastica non sia in contrasto con i principi dellordine pubblico italiano.• Dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 12 della legge matrimoniale n. 847 del 1929 (disposizione abrogata nel concordato del 1984) nella parte in cui non prevedeva la minore età degli sposi, o di uno di essi, fra gli impedimenti alla trascrizione del matrimonio canonico.Per l’art. 29, primo comma, della Costituzione “La Repubblica riconosce i diritti della famigliacome società naturale fondata sul matrimonio”. La Carta fondamentale non definisce il matrimonio,ma nel secondo comma individua la sua funzione primaria: “Il matrimonio è ordinatosull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanziadell’unità familiare.” La scelta dei costituenti è pluralista, in quanto individua le funzioni generali elascia alla legge ordinaria la questione in dettaglio. In questo modo il dettato costituzionale è aperto63 causa prevista anche dall’art. 123 - Simulazione - del codice civile italiano: “Il matrimonio può essere impugnato da ciascuno dei coniugi quandogli sposi abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da esso discendenti. Lazione non può essere proposta decorsoun anno dalla celebrazione del matrimonio ovvero nel caso in cui i contraenti abbiano convissuto come coniugi successivamente alla celebrazionemedesima.”64 Chi rifiuta al proprio coniuge il rispetto per la sua dignità umana e la comprensione di tutte le esigenze necessarie per la integrale realizzazionedella sua personalità.65 La delibazione o exequatur è la procedura giudiziaria che serve a far riconoscere, in un determinato Paese, un provvedimento giudiziario emessodallautorità giudiziaria di un altro Paese. 38 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 39. anche a matrimoni con culti diversi da quello cattolico. Infatti, gli articoli 79 e seguenti del CodiceCivile definiscono le tre tipologie ammesse:1. matrimonio celebrato davanti a ministri del culto cattolico66,2. matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato67;3. matrimonio celebrato davanti allufficiale dello stato civile (sindaco o suo delegato).Per il matrimonio civile e concordatario, durante la celebrazione, devono essere letti ai nubendi gliarticoli 143, 144 e 147 del codice civile:• Art. 143 Diritti e doveri reciproci dei coniugi - Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.” Il primo comma segue il principio di uguaglianza dettato dall’art. 3 della Costituzione e sancisce che i coniugi sono formati da marito e moglie, cioè persone di sesso diverso, uno dei pochi riferimenti espressi del codice civile a chi può unirsi in matrimonio. La parte restante dell’articolo detta: “Dal matrimonio deriva lobbligo reciproco alla fedeltà, allassistenza morale e materiale, alla collaborazione nellinteresse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.”• Art. 144 Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia - I coniugi concordano tra loro lindirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa. A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare lindirizzo concordato. Concordare lindirizzo della vita familiare significa stabilire per i coniugi l’obiettivo della loro convivenza, ad esempio avere figli, migliorare la posizione sociale ed economica della famiglia, eccetera. La convivenza quindi non è l’obiettivo, ma il mezzo per raggiungerlo, il c.d. indirizzo dettato dal codice. Possiamo anche affermare che questo articolo obbliga i coniugi ad un’assunzione di responsabilità per oneri derivanti dal matrimonio.• Art. 147 “Doveri verso i figli - Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi lobbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dellinclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.”Per i nubendi, il matrimonio concordatario conserva tutte le caratteristiche peculiari previste perl’ordinamento canonico, alle quali, attraverso la trascrizione, si aggiungono i contenuti caratteristiciprevisti per quello civile.Per una parte della dottrina il matrimonio concordatario è un matrimonio diverso in cuiconfluiscono due realtà distinte: il diritto canonico e quello civile. Entrambe hanno alla base lavolontà della parti le quali possono anche decidere di celebrare due distinti matrimoni: civile ecanonico, anche se molte curie si oppongono (ingiustamente) a questa possibilità.L’art. 8 dell’Accordo di revisione del concordato lateranensi stabilisce: “Sono riconosciuti gli effetticivili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico, a condizione che l’atto relativosia trascritto nei registri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale.” Questanorma contiene tre aspetti importanti:• Viene usato il verbo contrarre, anziché celebrare (usato nel diritto canonico), per dare al matrimonio maggiore rilevanza al valore giuridico rispetto a quello religioso.• Il matrimonio canonico acquista effetti civili a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, quindi con il matrimonio concordatario la trascrizione della volontà dei coniugi, espressa nel matrimonio religioso, diventa valida anche per quello civile.• Le previe pubblicazioni nella casa comunale, dimostrano che la volontà dei nubendi è stata anche espressa davanti all’ufficiale di stato civile con la promessa di matrimonio. Inoltre le66 Art. 82 - Matrimonio celebrato davanti a ministri del culto cattolico - Il matrimonio celebrato davanti a un ministro del culto cattolico e regolato inconformità del Concordato con la Santa Sede e delle leggi speciali sulla materia.67 Art. 83 - Matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato - Il matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nelloStato è regolato dalle disposizioni del capo seguente, salvo quanto è stabilito nella legge speciale concernente tale matrimonio. 39 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 40. pubblicazioni nella casa comunale garantiscono i terzi che abbiano interesse, per eventuali opposizioni.Riepilogando i nubendi fanno richiesta all’ufficiale di stato civile di contrarre matrimonio, il qualefa gli accertamenti di rito (ad esempio verifica che i nubendi non siano legati da un precedentematrimonio), poi pubblica la promessa di matrimonio nella casa comunale e decorso il temponecessario (8 giorni compreso tra due domeniche), rilascia il nulla osta (un certificato) a celebrare ilmatrimonio in chiesa. Il ministro di culto68 che officia la cerimonia deve accertarsi che i nubendiabbiano la piena consapevolezza e responsabilità ad adempiere alle regole derivanti dal matrimoniocanonico, sanciti dal canone 226 - Obblighi e diritti dei fedeli laici: “I laici che vivono nello statoconiugale, secondo la propria vocazione, sono tenuti al dovere specifico di impegnarsi, mediante ilmatrimonio e la famiglia, nelledificazione del popolo di Dio.” Quindi oltre a verificare la pienaresponsabilità religiosa, l’officiante deve accertarsi anche delle responsabilità civili derivanti dalmatrimonio e questo compito è adempiuto con la lettura degli articoli del codice civile e spiegandoil loro significato ai nubendi. La violazione di questo compito comporta sanzioni amministrative epenali, perché in quel momento il ministro di culto assume anche la funzione di ufficiale di statocivile.L’art. 8 continua disponendo: “Subito dopo la celebrazione, il parroco o il suo delegato spiegheràai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civileriguardanti i diritti e i doveri dei coniugi, e redigerà quindi, in doppio originale, l’atto dimatrimonio, nel quale potranno essere inserite le dichiarazioni dei coniugi consentite secondo lalegge civile.” Tra le dichiarazioni che i coniugi possono inserire nell’atto di matrimonio vi è ilregime patrimoniale della famiglia69, il riconoscimento dei figli naturali, eccetera.Sempre l’art. 8 prevede che entro 5 giorni dalla celebrazione del matrimonio, il parroco, o suodelegato, trasmetterà uno dei due originali dell’atto di matrimonio all’ufficiale di stato civile,chiedendo, per iscritto, l’iscrizione del matrimonio nei registri entro 24 ore successive alla consegnae successivamente l’ufficiale di stato civile ne dà notizia al parroco.L’obbligo di questa formalità da parte del parroco è a garanzia delle parti sull’efficacia dell’atto dimatrimonio, diminuendo la possibilità di eventuali vizi formali.Gli effetti civili del matrimonio concordatario decorrono dalla data del matrimonio canonico equindi hanno un effetto retroattivo rispetto alla trascrizione.Se l’ufficiale dello stato civile omette di effettuare la trascrizione, può essere fatta successivamentecon la c.d. trascrizione tardiva. In questo caso, però, non è necessaria la richiesta del parroco, madei coniugi i quali devono rinnovare la loro volontà davanti all’ufficiale di stato civile.Su questo punto c’è una novità rispetto al concordato del 1929, dove egualmente era prevista latrascrizione tardiva, ma nel nuovo concordato la trascrizione può essere chiesta anche da un soloconiuge a condizione che l’altro vi acconsente o non si oppone70. La trascrizione tardiva non sieffettua quando ne deriva pregiudizio per i terzi se:a) gli sposi non hanno l’età richiesta per la celebrazione prevista dalla legge civile;b) sussiste fra gli sposi un impedimento inderogabile per la legge civile. Questi sono elencati al punto 4. del protocollo addizionale al concordato del 1984: 1) uno dei contraenti è interdetto per infermità di mente71; 2) sussiste tra gli sposi un altro matrimonio valido agli effetti civili; 3) gli impedimenti derivanti da delitto o da affinità in linea retta.Per il nostro ordinamento, del quale la Santa Sede ne prende atto, la trascrizione è tuttavia ammessaquando l’azione di nullità non potrebbe essere più proposta.68 Parroco o suo delegato.69 In mancanza della scelta del regime patrimoniale sarà attribuita la comunione dei beni.70 La non opposizione è una nuova figura giuridica e può essere esplicita o derivare da atti concludenti.71 Per infermità di mente si ha nell’ipotesi di interdizione per incapacità di intendere e di volere che deve essere accertata dall’autorità giudiziaria. 40 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 41. Per la giurisprudenza, vi è un caso in cui una parte può impugnare la trascrizione già effettuata,eccependo l’incapacità naturale verificata al momento della richiesta del nulla osta all’ufficiale distato civile che deve comunque trascrivere il matrimonio anche se è a conoscenza dell’incapacitànaturale. In questo caso si aprono due possibilità:• la parte impugna l’atto per incapacità naturale,• l’ufficiale di stato civile trasmette gli atti alla procura della Repubblica.Fino a qualche tempo non era possibile rivolgersi al giudice ordinario per dichiarare la nullità di unmatrimonio celebrato con un ordinamento diverso da quello canonico, ma efficace agli effetti civilicon l’iscrizione nei registri. Successivamente, una sentenza della Corte di cassazione lo ha ritenutopossibile, purché fossero osservate alcune condizioni; ma in seguito una sentenza della Cortecostituzionale ha dichiarato ingiusta la posizione della Cassazione.La questione resterà irrisolta fino all’auspicata emanazione di una nuova legge matrimoniale chesostituisca la legge 27 maggio 1929 n. 847.Le persone di religione diversa dalla cattolica hanno due possibilità per sposarsi:1. celebrare il matrimonio regolato dalle intese per i culti che l’hanno sottoscritta;2. sposarsi con le modalità previste dall’art. 83 c.c. - matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato – per le confessioni diverse dalla Cattolica e da quelle che hanno sottoscritto un’intesa. Per questo matrimonio i nubendi devono fare apposita richiesta all’ufficiale di stato civile ed indicare il nominativo del ministro di culto che può celebrare il matrimonio, perché costui sarà autorizzato alla celebrazione del matrimonio civile, ma con rito religioso e in un luogo distinto dalla casa comunale. In sintesi il ministro di culto diventa un delegato del sindaco per la celebrazione di quel matrimonio.La riserva di giurisdizioneLa riserva di giurisdizione, citata nel quarto comma dell’art. 34 del concordato del 1929, “Le causeconcernenti la nullità del matrimonio e la dispensa dal matrimonio rato e non consumato sonoriservate alla competenza dei tribunali e dei dicasteri ecclesiastici” scompare nel nuovo concordatodel 1984 significando che la riserva di giurisdizione è stata abrogata.Ci sono quattro elementi giuridici che certificano l’abrogazione:1. La riserva di giurisdizione rappresenta una diminutio della potestà dello Stato, perché si priva della sua autorità su una materia importante e per questo la sua competenza non può essere ridotta implicitamente. In altre parole, se lo Stato avesse voluto confermare la riserva giurisdizionale alla competenza dei tribunali e dei dicasteri ecclesiastici in materia di validità del matrimonio concordatario, avrebbe dovuto farlo in maniera esplicita.2. L’art. 13 dallo stesso concordato del 1984 dispone: “Le disposizioni precedenti costituiscono modificazioni del Concordato lateranense accettate dalle due parti, ed entreranno in vigore alla data dello scambio degli strumenti di ratifica. Salvo quanto previsto dall’art. 7, n. 6, le disposizioni del Concordato stesso non riprodotte nel presente testo sono abrogate.” Cioè il nuovo concordato modifica quello del 1929 abrogando tutto quello che non è confermato e siccome la riserva di giurisdizione non è menzionata, di fatto è abrogata.3. Gli atti parlamentari relativi al nuovo accordo e in particolare la relazione presentata alla Camera dei Deputati, riportano l’intenzione esplicita del Governo di abrogare la riserva di giurisdizione. Quindi è abrogata anche per l’intentio legislatoris, uno dei criteri di interpretazione delle norme previste dall’art. 12 delle Preleggi72.4. La norma che prevede la delibazione per il riconoscimento delle sentenze di nullità del matrimonio è una conferma implicita dell’abrogazione della riserva di giurisdizione, perché, se72 Art. 12 Interpretazione della legge - Nellapplicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato propriodelle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore. 41 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 42. è necessario un controllo su queste sentenze, significa che non può esserci una esclusività di giurisdizione, tanto che queste potrebbero essere non delibate dalla Corte d’appello.La tesi della non abrogazione è motivata da tre elementi:1. In riferimento al procedimento di delibazione, l’art. 8 comma secondo, lettera a, del nuovo accordo, dispone che la Corte d’appello deve accertare che “il giudice ecclesiastico era il giudice competente a conoscere della causa”. Usando il singolare, anziché il plurale i giudici, la norma indica che se i giudici competenti a dichiarare la nullità del matrimonio fossero stati quello ecclesiastico e quello civile, il testo del nuovo accordo avrebbe riportato il plurale anziché il singolare. Per questo, restando il giudice ecclesiastico l’unico giudice competente, implicitamente si afferma che la riserva di giurisdizione non è stata abrogata.2. Sempre in riferimento al procedimento di delibazione, l’art. 4 del protocollo addizionale, lettera b, del nuovo accordo, dispone che la Corte d’appello “ai fini dell’applicazione degli articoli 796 e 797 del Codice italiano di procedura civile”, “dovrà tener conto della specificità dell’ordinamento canonico dal quale è regolato il vincolo matrimoniale, che in esso ha avuto origine” e se il vincolo matrimoniale è regolato dal diritto canonico, lo è sia nella sua origine che nella sua fine. Pertanto è solo il giudice ecclesiastico ad avere giurisdizione sul matrimonio ed è l’unico che decide quando questo vincolo può considerarsi nullo.3. Sempre l’art. 4 del protocollo addizionale, lettera b numero 3), dispone che la Corte d’appello nel procedimento di delibazione deve in ogni caso non procedere al riesame del merito sulla sentenza del tribunale ecclesiastico e se il giudice ordinario non può entrare nel merito, significa che la competenza è del tribunale ecclesiastico e quindi resta la riserva di giurisdizione.Detta disquisizione dottrinale ha un risvolto pratico: se la riserva di giurisdizione esiste, i cittadiniitaliani possono avere la nullità del matrimonio solo dai tribunali ecclesiastici, al contrario potrannorivolgersi anche al tribunale dello Stato.In questo secondo caso, i coniugi sposati in chiesa che successivamente hanno lasciato la fedecattolica, possono chiedere che sulla validità del vincolo matrimoniale si esprima l’autoritàgiudiziaria italiana e non quella ecclesiastica. Per Cardia, lo ius poenitendi esiste anche in questamateria ed è un diritto che i cittadini devono poter esercitare sulla validità del loro matrimonio.Dopo alterne vicende giurisprudenziali sulla questione, si è pronunciata la Corte costituzionale conla sentenza 421/1993. Per il giudice delle leggi la riserva di giurisdizione è abrogata, ma il giudiceordinario non può pronunciarsi sulla validità del vincolo canonico che è un presupposto esternoall’ordinamento dello Stato. In altre parole scompare la riserva di giurisdizione, quindi è possibilerivolgersi ai tribunali dello Stato, i quali non giudicheranno sulla validità del matrimonioconcordatario, ma solo sulla validità della trascrizione, perché il matrimonio concordatario ècontratto secondo le norme del codice canonico, una legislazione di uno stato estero dove l’autoritàgiudiziaria italiana è incompetente.Per Finocchiaro, con questa sentenza, in materia matrimoniale si crea una diarchia giurisdizionaletra Stato e Chiesa cattolica con possibili contrasti tra le sentenze dei due ordinamenti. Invece perDella Torre la riserva di giurisdizione esiste ancora, malgrado la sentenza della Consulta.Il Procedimento di delibazioneL’art. 34 del concordato del 1929 stabiliva l’immediata efficacia delle sentenze dei Tribunaliecclesiastici, ma la Corte costituzionale, con la sentenza 2 febbraio 1982, n. 18 modifica questanorma del concordato, stabilendo che anche per le sentenze canoniche, come avviene per le altresentenze di stati esteri, per essere efficaci per lo stato italiano, è necessario il procedimento didelibazione attualmente dettato dalla Legge 31 maggio 1995, n. 218 - Riforma del sistema italianodi diritto internazionale privato.L’art. 8, punto 2, dell’Accordo di revisione del concordato lateranensi, uniformandosi alla sentenzadella Corte costituzionale 18/1982, stabilisce: “Le sentenze di nullità di matrimonio pronunciate daitribunali ecclesiastici, che siano munite del decreto di esecutività del superiore organo 42 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 43. ecclesiastico di controllo, sono, su domanda delle parti o di una di esse, dichiarate efficaci nellaRepubblica italiana con sentenza della corte d’appello competente”. Tale decreto di esecutività èemesso dalla Supremo tribunale della segnatura apostolica. Per capire cosa significa questo ènecessario conoscere, sia pur per sommi capi, l’organizzazione giudiziaria canonica.La conferenza episcopale italiana ha stabilito che in Italia i tribunali ecclesiastici sono:• Tribunale ecclesiastico regionale (in Puglia a Bari) ed è competente, principalmente, per le cause di nullità per i matrimoni di tutta la regione;• Tribunale ecclesiastico interregionale (per la Puglia è a Benevento) ed è competente per le cause di appello alle sentenze di nullità espresse dai tribunali ecclesiastici regionali;In Italia i tribunali apostolici sono tre:• La "Sacra Rota" - oggi denominata Tribunale Apostolico della Rota Romana73, è il tribunale del Papa, si trova invece a Roma (Piazza della Cancelleria, 1 - Roma). Interviene in 3° grado sulle sentenze dei tribunali ecclesiastici solo se ci sono state due sentenze difformi.• Supremo tribunale della segnatura apostolica competente per il decreto di esecutività delle sentenze emesse dai tribunali ecclesiastici.• La Penitenzeria apostolica, è il c.d. foro interno, cioè la coscienza. Per diritto canonico i reati sono i peccati, anche se alcuni peccati non sono reati, come l’aborto. I peccati meno gravi sono assolti dal sacerdote, mentre quelli che più gravi, con pene che arrivano alla scomunica, sono giudicati dalla Penitenzeria apostolica.Per dichiarare la nullità di un matrimonio canonico è indispensabile che sia dichiarato con duesentenze di due tribunali di diverso grado. In particolare, deve essere dichiarata la nullità daltribunale ecclesiastico regionale e poi la causa (il libello) passa automaticamente al tribunaleecclesiastico interregionale per la ratifica della sentenza di primo grado; quindi non c’è un appelloal tribunale sovraordinato, ma il passaggio avviene automaticamente.Si ricorre in appello al tribunale ecclesiastico interregionale solo quando una delle parti non èd’accordo sulla sentenza oppure se conferma il vincolo matrimoniale.La decisione per la ratifica della sentenza di primo grado, da parte del tribunale ecclesiasticointerregionale, è basata sugli atti prodotti dal tribunale ecclesiastico regionale. Invece, se le partiricorrono in appello, il tribunale ecclesiastico interregionale decide rifacendo il processo per intero equindi riapre l’istruttoria, ascolta nuovamente le parti, i testimoni e anche eventuali nuovi testi.Se il tribunale di appello non ratifica la nullità espressa dal tribunale ecclesiastico regionale, ènecessario anche il giudizio della Rota romana.Una sentenza di nullità emanata dal tribunale ecclesiastico regionale e ratificata dal tribunaleecclesiastico interregionale, ha bisogno anche del decreto di esecutività del superiore organoecclesiastico di controllo che è il Supremo tribunale della segnatura apostolica, uno dei tre tribunaliapostolici della Santa sede.Nell’ordinamento italiano, le sentenze passano in giudicato e diventano esecutive dopo l’ultimogrado di giudizio o, nei gradi precedenti se non sono appellate.Questo principio differisce da quanto avviene nel diritto canonico, infatti il decreto di esecutivitàdel Supremo tribunale della segnatura apostolica è dovuto al fatto che, per l’ordinamento canonico,le sentenze che riguardano lo status delle persone non passano mai in giudicato, perché nel tempopossono emergere nuovi elementi che modificano le conclusioni della sentenza.Tuttavia, le parti hanno necessità di avere la sentenza definitiva per poter chiedere alla Corted’appello la delibazione e il Supremo tribunale della segnatura apostolica, ratificando la sentenza, larende esecutiva.73 La Rota è il tribunale del Papa, e avendo competenza su tutti i fedeli, ci si può rivolgere anche direttamente alla Rota saltando il tribunaliecclesiastici, la quale però deve comunque emettere due giudizi. La Rota ha la competenza esclusiva nelle causa di nullità di matrimoni relativi aprincipi regnati e presidenti della repubblica. 43 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 44. Ritornando all’art. 8, punto 2, dell’Accordo di revisione del concordato lateranensi, la normastabilisce che il procedimento per la delibazione è avviato “su domanda delle parti (cioè degli exconiugi) o di una di esse”. Nel primo caso il procedimento si introduce con ricorso e si svolge incamera di consiglio, se la richiesta è di un solo coniuge il procedimento avviene con citazione e sisvolge in via ordinaria.La delibazione è dichiarata efficace con sentenza della corte d’appello competente, cioè quella delluogo in cui il matrimonio fu trascritto, dopo aver accertato:a) che il giudice ecclesiastico era il giudice competente a conoscere della causa in quanto matrimonio celebrato in conformità del presente articolo;b) che nel procedimento davanti ai tribunali ecclesiastici è stato assicurato alle parti il diritto di agire e di resistere in giudizio, in modo non difforme dai principi fondamentali dell’ordinamento italiano; cioè che sia stato rispettato il diritto di difesa74.c) che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di efficacia delle sentenze straniere.La Corte di appello, in un procedimento per delibazione di una sentenza straniera, può stabilireprovvedimenti economici provvisori a favore del coniuge economicamente più debole. Mentre conil divorzio, il coniuge economicamente più debole ha diritto al mantenimento o agli alimenti, con lanullità non ne ha diritto, ma in casi particolari i giudici possono assegnare egualmente gli alimenti,anche se il matrimonio è stato annullato ex tunc75, come avviene con il matrimonio putativo nelcaso di scioglimento del matrimonio civile (art. 128 c.c.).Legge 31 maggio 1995, n. 218 - Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato – haabrogato gli articoli dal 796 all805 del c.p.c. ed ha stabilito che è soppresso il procedimento didelibazione per le sentenze straniere aventi determinati requisiti.La nuova legge, in un primo momento era stata interpretata da alcuni come un abrogazione delladelibazione anche per le sentenze emesse dai tribunali ecclesiastici, come avveniva in passato pereffetto di una norma inserita nell’art. 34 del concordato del 1929, abrogata dalla sentenza dellaConsulta 18/1982 e soprattutto dall’art. 8 del nuovo concordato del 1984.Questa spiegazione aveva portato, negli anni 1997/1998, all’immediata esecutività delle sentenzedei tribunali ecclesiastici per nullità di matrimoni con iscrizione diretta all’anagrafe, senzadelibazione. Questa interpretazione della legge è erronea per due ragioni:• La stessa Legge 218/95, all’art 2, dispone: “Le disposizioni della presente legge non pregiudicano lapplicazione delle convenzioni internazionali in vigore per lItalia”. Quindi non rientrano le sentenze dei tribunali ecclesiastici, già disciplinate dall’art. 8 nuovo concordato.• Il D.P.R. 396/2000, sulla riforma lo stato civile, dispone che l’ufficiale dello stato civile trascrive automaticamente le sentenze straniere di divorzio, mentre le sentenze di nullità matrimoniale rinvia alla disciplina concordataria.Si ricava che per la legislazione attuale, le sentenze dei tribunali ecclesiastici sono sfavorite, perchènecessitano della delibazione per essere efficaci, mentre quelle degli altri paesi sono registrateautomaticamente nei registri di stato civile, se questi paesi sono tra quelli che hanno unalegislazione con i requisiti indicati nella legge 218/95, tra cui quello che non devono contrastare conl’ordine pubblico italiano.Infatti, vi sono stati dei casi che le corti d’appello hanno negato la delibazione alle sentenze emessedai tribunali ecclesiastici per nullità di matrimoni dovute a impedimenti per riserva mentale, quandonon era conosciuta e non conoscibile da una delle parti, perché, non tutelando il coniuge in buonafede, questo principio contrasta con l’ordine pubblico italiano.74 E’ accaduto che l’Italia sia stata condanna dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per non aver verificato il rispetto del diritto di difesa di unaparte in un procedimento canonico.75 La locuzione latina ex tunc indica la retroattività dellefficacia di unazione, ossia la sua applicabilità fin dallinizio come se essa non fosse maiesistita. 44 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 45. Inoltre. la Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia, sentenza Pellegrini contro Italia del2001, perché era stata delibata una sentenza dei tribunali ecclesiastici senza tener conto delle normesul giusto processo e del diritto di difesa delle parti.Gli enti ecclesiasticiGli enti ecclesiastici sono uno strumento fondamentale delle religioni, attraverso il quale vieneseguito il culto, anche attraverso l’aiuto concreto al prossimo.La disciplina degli enti la troviamo nell’art. 7, n. 1, del nuovo concordato che riprendepedissequamente l’art. 20 della Costituzione: “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o diculto duna associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative,né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.”Una norma tesa ad evitare la reintroduzione di leggi sfavorevoli alla Chiesa, quali sono state le leggieversive promulgate nella seconda metà dell’800. Al contrario, dal dopoguerra, la legislazioneitaliana ha privilegiato gli enti ecclesiastici, sottraendoli da una serie di gravami fiscali eincombenze a cui sono sottoposti gli altri enti.Per l’art. 7, n. 2, del nuovo concordato: “Ferma restando la personalità giuridica degli entiecclesiastici che ne sono attualmente provvisti, la Repubblica italiana, su domanda dell’autoritàecclesiastica o con il suo assenso, continuerà a riconoscere la personalità giuridica degli entiecclesiastici aventi sede in Italia, eretti o approvati secondo le norme del diritto canonico, i qualiabbiano finalità di religione o di culto.” In sintesi, sono enti ecclesiastici quelli che hanno giàpersonalità giuridica all’entrata in vigore del nuovo concordato e quelli su domanda dell’autoritàecclesiastica o con il suo assenso, se hanno quattro requisiti:• la loro sede deve essere in Italia;• il legale rappresentante deve essere cittadino italiano;• deve essere costituito o approvato dall’autorità ecclesiastica;• deve avere un fine costitutivo ed essenziale di religione o di culto:In dettaglio, la materia è regolamentata dalla legge 222/85 - Disposizioni sugli enti e beniecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi. Una leggeimportante perché di derivazione concordataria e quindi a contenuto costituzionalmente vincolato,come si evince dall’art. 7, n. 6, del nuovo concordato: “All’atto della firma del presente accordo, leparti istituiscono una commissione paritetica per la formulazione delle norme da sottoporre allaloro approvazione per la disciplina di tutta la materia degli enti e beni ecclesiastici e per larevisione degli impegni finanziari dello Stato italiano e degli interventi del medesimo nella gestionepatrimoniale degli enti ecclesiastici”.La legge sulle disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clerocattolico, essendo una norma di derivazione concordataria, è stata promulgata dapprima con lalegge 20 maggio 1985 n. 206, con la quale viene dichiarato l’intenzione di voler disciplinare lamateria, e poi una seconda legge, identica, la 222/85, la quale all’articolo 75 dispone: “Le presentinorme entrano in vigore nellordinamento dello Stato e in quello della Chiesa con la contestualepubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e negli Acta Apostolicae Sedis.Lautorità statale e lautorità ecclesiastica competenti emanano, nei rispettivi ordinamenti, ledisposizioni per la loro attuazione. Per le disposizioni di cui al precedente comma relative al titoloII delle presenti norme, lautorità competente nellordinamento canonico è la Conferenza76episcopale italiana”. Questa legge, quindi, per entrare in vigore ha bisogno della pubblicazione nonsolo sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, ma anche negli Acta Apostolicae Sedis dellaCittà del Vaticano. Per questa ragione Finocchiaro formula l’ipotesi che se questa legge non viene76 La Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) è l’assemblea che raccoglie tutti i vescovi delle diocesi italiane ed è un organismo di governo dellaChiesa italiana. 45 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 46. pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale Vaticana non può entrare in vigore, benché regolarmentepubblicata dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.Altra stranezza è che abbiamo due leggi identiche, emesse nella stessa data, che Finocchiarodefinisce leggi fotocopia.La legge 222/85, per gli enti ecclesiastici particolari, prevede dei requisiti aggiuntivi:• Le chiese sono riconosciute solo se aperte al culto pubblico e non annesse ad altro ente ecclesiastico e sempre che siano fornite dei mezzi sufficienti per la manutenzione e l’officiatura. Ad esempio sono escluse dal riconoscimento le cappelle private.• Le fondazioni di culto77 possono essere riconosciute se hanno mezzi sufficienti per il raggiungimento dei fini e sono rispondenti alle esigenze religiose della popolazione. Questo per evitare la costituzione di enti inutili, ad esempio un ente per il culto di San Cataldo a Bolzano, dove quel santo è sconosciuto, quindi non risponde alle esigenze religiose della popolazione locale.La Conferenza episcopale italiana acquista la personalità giuridica civile, quale ente ecclesiastico,con l’entrata in vigore della legge 222/85. La C.E.I. ha una serie di competenze nei rapporti conl’ordinamento giuridico italiano come la destinazione dei proventi dell’8 per mille.Il primo articolo della legge 222/85 dispone: “Gli enti costituiti o approvati dall’autoritàecclesiastica, aventi sede in Italia, i quali abbiano fine di religione o di culto, possono esserericonosciuti come persone giuridiche agli effetti civili con decreto del Presidente della Repubblica,udito il parere del Consiglio di Stato.” Questo articolo è stato modificato per cui il riconoscimentoagli effetti civili avviene con decreto del ministro degli Interni, mentre il parere del Consiglio diStato è facoltativo e in genere richiesto per gli enti con una grossa capacità patrimoniale.Il responsabile dell’ente ecclesiastico per ottenere il riconoscimento da parte dello Stato deve faredomanda al Prefetto, l’organo decentrato del ministero degli Interni che verifica i requisiti oggettivie discrezionali. Il Prefetto, se sussistono i requisiti, trasmette l’istanza al ministro degli Interni che,con decreto, riconoscerà l’ente religioso o di culto. Da quel momento l’ente ecclesiastico puòiscriversi nel registro delle persone giuridiche.Le autorità ecclesiastiche, competenti ad approvare un ente religioso o di culto, sono:• il vescovo, per gli enti di diritto diocesano;• la Conferenza episcopale italiana, per gli enti della Chiesa italiana;• la Santa Sede, per gli enti internazionali.Il secondo articolo della legge 222/85 dispone: “Sono considerati aventi fine di religione o di cultogli enti che fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa, gli istituti religiosi e i seminari.”In sostanza è la stessa legge che definisce il fine costitutivo ed essenziale78 delle attività con fini direligione o di culto, quindi non è la dottrina, la giurisprudenza o la Chiesa a stabilire quandoun’attività ha fini di culto, ma è la legge 222/85. Una distinzione importante perché questi enti, adifferenza degli enti aventi personalità giuridica di diritto privato, hanno diritto a tutte leagevolazioni riservate loro dalla legislazione italiana (come l’esenzione dell’I.C.I. e dell’INVIM).Hanno fini religiosi o di culto le diocesi, gli istituti religiosi e gli enti che fanno parte dellacostituzione gerarchica, cioè parrocchie e seminari.La Santa Sede ha il riconoscimento della personalità per antico possesso di stato.Ai sensi del terzo comma dell’art. 2 della legge 222/85, nel riconoscere la personalità giuridica aglienti ecclesiastici, lo Stato deve verificare che le finalità di religione o di culto siano costitutive edessenziali, cioè l’ente non solo deve essere stato costituito per quella attività, ma questa deve essereessenziale sia al momento della domanda che successivamente.77 La fondazione è il complesso di beni destinati ad uno scopo specifico (per lo più morale o culturale) avente personalità giuridica, organizzato egestito da amministratori. La fondazione di culto create per promuovere il culto di un Santo o altro di questo genere.78 Il fine costitutivo ed essenziale degli enti religiosi o di culto, ma può svolgere altre attività ulteriori (ad esempio attività di cultura, educazione,commercio, eccetera) purché non siano prevalenti. 46 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 47. Gli enti ecclesiastici che hanno la personalità giuridica nell’ordinamento dello Stato, assumono laqualifica di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e possono iscriversi sul registro delle personegiuridiche.Per Il secondo comma dell’art. 5 della legge 222/85: “Nel registro, con le indicazioni prescrittedagli articoli 33 e 34 del codice civile, devono risultare le norme di funzionamento e i poteri degliorgani di rappresentanza dell’ente.” Questa norma obbliga agli enti ecclesiastici ad essere conformianche al diritto canonico ed è dettata dalla peculiarità dell’ordinamento cattolico che prevede deigravami diversi rispetto a quelli dell’ordinamento civile, a tutela dei terzi, per evitare che contratti oaccordi presi con l’ente non siano validi per il diritto canonico.Per altre persone giuridiche canoniche, per le fondazioni e in genere per gli enti ecclesiastici chenon abbiano personalità giuridica nell’ordinamento della Chiesa, il fine di religione o di culto èaccertato di volta in volta, in conformità alle disposizioni dell’articolo 16 della legge 222/85.Detto articolo dispone che agli effetti delle leggi civili si considerano comunque attività di religioneo di culto quelle dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e deireligiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana.Sono attività diverse da quelle di religione o di culto quelle di assistenza e beneficenza, istruzione,educazione e cultura e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro.La formulazione di questo articolo è molto simile all’art. 14 dell’intesa con le Assemblee di Dio eanch’esso definisce quali sono le attività di religione o di culto.L’art. 7, numero 3, del nuovo concordato dispone: “Agli effetti tributari gli enti ecclesiastici aventifine di religione o di culto, come pure le attività dirette a tali scopi, sono equiparati a quelli aventifine di beneficenza o di istruzione.” Cioè le attività aventi fine di beneficenza o di istruzione hannogià speciali agevolazioni fiscali e a queste sono equiparate le attività aventi fini religiosi e di culto.L’art. 21 - Beni ecclesiastici e sostentamento del clero – della legge 222/85 stabilisce: “In ognidiocesi viene eretto, entro il 30 settembre 1986, con decreto del Vescovo diocesano, l’Istituto per ilsostentamento del clero previsto dal canone 1274 del codice di diritto canonico. Mediante accordotra i Vescovi interessati, possono essere costituiti Istituti a carattere interdiocesano, equiparati, aifini delle presenti norme, a quelli diocesani. La Conferenza episcopale italiana erige, entro lostesso termine, l’Istituto centrale per il sostentamento del clero, che ha il fine di integrare le risorsedegli Istituti di cui ai commi precedenti.” In questo modo, per legge, acquistano personalitàgiuridica due enti ecclesiastici:• l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, previsto dal canone 1274 del codice di diritto canonico, che compila i bilanci in base alle necessità della diocesi e li invia all’istituto centrale.• l’Istituto centrale per il sostentamento del clero che distribuisce ai vari istituti diocesani le risorse, sulla base delle richieste ricevute.L’Istituto centrale e gli altri Istituti per il sostentamento del clero acquistano la personalitàgiuridica civile dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministrodell’interno, che conferisce ad essi la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.Antecedentemente al sistema introdotto dalla legge 222/85, vi era un sistema beneficiale,disciplinato dal concordato del 1929, basato su i benefici (la rendita) del patrimonio mobiliare eimmobiliare appartenente ad un ente ecclesiastico. Ad esempio il sostentamento del parroco e deisuoi sacerdoti, doveva essere data dalle rendite di terreni, case, eccetera. Questo sistema eraremunerativo per grosse parrocchie o enti, ma molto svantaggioso per quelle piccole poste in centrimolto poveri. Per questa ragione era previsto il sostentamento dello Stato, con i supplementi dicongrua, per i sacerdoti con un reddito inferiore ad un determinato importo.Con il passare del tempo, questo sistema diviene inopportuno per la stessa Chiesa, in quanto glicreava una sorta di soggezione nei confronti dello Stato, perché la Chiesa aveva bisogno dellacongrua per far sopravvivere gli enti ecclesiastici più indigenti. 47 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 48. Il nuovo codice canonico del 1983, seguendo le indicazioni del Concilio Vaticano II79, ha innovatomolti canoni tra cui il sostentamento del clero previsto dal canone 1274.Con la nuova legislazione canonica, la Chiesa invitava i vari stati a superare il vecchio sistemabeneficiale, per sostituirlo un nuovo sistema di sostentamento del clero più rispondente ad alcuniprincipi e soprattutto all’autonomia della Chiesa rispetto al potere politico. La soluzione prospettataera la creazione degli Istituti diocesani e centrali per il sostentamento del clero.Queste indicazioni vengono recepite dalla legge 222/85 e in particolare dal suo titolo II.L’art. 24 della legge dispone: “Dal 1° gennaio 1987 ogni Istituto provvede, in conformità allostatuto, ad assicurare, nella misura periodicamente determinata dalla Conferenza episcopaleitaliana, il congruo e dignitoso sostentamento del clero che svolge servizio in favore della diocesi…omissis….”. In questo modo il sostentamento non è dato a tutti i sacerdoti, ma solo chi svolgeservizio in favore della diocesi, cioè deve svolgere un incarico affidato dal vescovo diocesano, esolo se non ha altro reddito. Ad esempio, se un sacerdote insegna in una scuola, non ha diritto alsostentamento. Possiamo anche affermare che il sostentamento del clero non è una forma di redditoper il servizio svolto, in quanto i percettori di altri redditi ne sono esclusi; infatti per alcuni èdefinito un assegno di natura alimentare.Il sostentamento è elargito in base a dei parametri, che tengono conto dell’anzianità, ed è assegnatoanche ai preti che abbandonano lo stato clericale. I sacerdoti che si ritengono non soddisfatti delsostentamento ricevuto possono adire un’apposita commissione, prevista dalla stessa legge 222/85,inoltre, recentemente, la giurisprudenza ha stabilito che vi è la possibilità di ricorrere anche algiudice ordinario.Con l’entrata in vigore della legge 222/85 i benefici si estinguono e i fondi assegnati per questaesigenza confluiscono all’istituto centrale. Questi fondi non sono sufficienti, ma vengono integratidalla ripartizione annuale dell’8 per mille del gettito totale delle imposte italiane.Il meccanismo dell’8 per mille, con la quale la Chiesa cattolica italiana è diventata la seconda delpianeta (dopo quella statunitense), funziona in questo modo. Ogni cittadino che presenta ladichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra setteopzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee diDio, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana, Unione ComunitàEbraiche.La ripartizione dell’intero gettito dell’8 per mille viene divisa fra le varie opzioni nella percentualedi chi ha espresso la preferenza. Però, le Assemblee di Dio si limitano a prelevare solo le quoteespresse, mentre l’Unione Cristiana Evangelica Battista non partecipa alla ripartizione.Nell’ambito del decreto fiscale collegato alla legge finanziaria 2006, il Parlamento ha introdottol’esenzione dell’ICI80 per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa (ulteriormenteestesa alle associazioni no-profit). Secondo stime dell’ANCI, il provvedimento avrebbe comportatominori entrate per i Comuni nell’ordine di 700 milioni di Euro. Il d.l. 223 del 4 luglio 2006 hasuccessivamente eliminato tale esenzione. La sua formulazione “Attività di natura esclusivamentecommerciale”, tuttavia, di fatto, vanifica il provvedimento e mantiene in vigore tale privilegio: èinfatti sufficiente che all’interno dell’immobile destinato ad attività commerciale, si mantenga unapiccola struttura destinata ad attività religiose.L’art. 37 della legge dispone che l’Istituto per il sostentamento del clero che intende vendere(esclusi Stato, regione, provincia, comune, università degli studi) un immobile per un prezzosuperiore a lire 1.500 milioni, deve darne, con atto notificato, comunicazione al Prefetto dellaprovincia nella quale è ubicato l’immobile, dichiarando il prezzo e specificando le modalità dipagamento e le altre condizioni essenziali alle quali la vendita dovrebbe essere conclusa.79 Indetto da Papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, fu continuato dal suo successore Paolo VI. Si svolse in nove sessioni, in quattro periodi, eterminò il 7 dicembre 1965. Il nuovo codice canonico fu introdotto il 25 gennaio 1983.80 Imposta Comunale sugli Immobili. 48 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 49. Entro sei mesi dalla ricezione della proposta, il Prefetto comunica all’Istituto, con atto notificato, see quale ente tra Stato, regione, provincia, comune, università degli studi intendono acquistare ilbene per le proprie finalità istituzionali, alle condizioni previste nella proposta di vendita e trasmettecontestualmente copia autentica della deliberazione di acquisto dell’ente pubblico. In pratica èassicurata per gli enti pubblici una sorta di diritto di prelazione per evitare che una cattiva gestionedegli istituti per il sostentamento del clero, possa portare ad un impoverimento del loro patrimonio.E’ quindi una forma di controllo sulla gestione, tuttavia limitata al solo patrimonio immobiliare,restando escluso da ogni controllo quello mobiliare (azioni, fondi, eccetera) che attualmente esovente, è più cospicuo.Il diritto di prelazione esercitato dagli enti pubblici sulle vendite effettuate degli istituti per ilsostentamento è atipico, nel senso che si limita a rendere nullo l’atto di compravendita, se l’entepubblico non è stato informato della vendita, ma non subentra all’acquirente come avviene per ildiritto di prelazione nel diritto civile.La nullità dell’atto, inoltre, secondo Finocchiaro, può essere aggirata lasciando inalterati gli effettireali della vendita e cedendo formalmente il bene per usucapione. Ad esempio se un immobile vienevenduto senza dare informazione al Prefetto, l’atto è nullo. Ma con tacito accordo tra le parti,l’istituto per il sostentamento può trattenere il corrispettivo e l’acquirente mantiene il possesso delbene fino alla data necessaria per usucapirlo.Infine, gli istituti per il sostentamento del clero hanno finalità ben diverse da quella di svolgereattività di culto e religione, come detta la stessa legge che li ha istituiti, ma, per una valutazionepolitica, possiamo affermare che questa funzione è assolta in maniera indiretta.Bisogna aggiungere che non solo la chiesa cattolica possiede enti ecclesiastici, ma altre confessionireligiose tra cui quella Ebraica, la Valdese e perfino Scientology. Ad esempio i Valdesipossedevano alcuni ospedali81 nelle valli valdesi, in particolare Torre Pellice e Pomeretto, che finoal 2004 svolgevano la loro funzione sociale legata strettamente all’attività spirituale, in quanto eraobbligatoria la presenza di un pastore con più collaboratori per il conforto religioso dei malati.Una grave crisi economica portò alla chiusura di questi nosocomi, ma una massiccia raccolta difirme della popolazione locale, non solo di fede valdese, ne chiese la riapertura al Presidente dellaregione Piemonte, riconoscendone il valore sociale. Si intervenne con un accordo con la Tavolavaldese con cui i quattro ospedali venivano acquistati dalla regione Piemonte, ma veniva conservatoil diritto dei valdesi a prestare assistenza spirituale e di esporre anche il simbolo della loro fede: lacroce ugonotta. Fino a quando la regione non toglierà quella croce vi sarà l’obbligo per la Tavolavaldese di prestare assistenza spirituale, se la regione Piemonte esercita il diritto di toglierla cesseràanche l’obbligo dell’assistenza spirituale da parte dei Valdesi.L’accordo tra la Tavola valdese e la regione Piemonte rende inapplicabili due articoli dell’intesacon la Tavola valdese (art. 13 - diritto all’esistenza degli ospedali valdesi e art. 14 autonomiagiuridica e amministrativa secondo i criteri della legge 132/68, la prima legge di riordino sullasanità pubblica), perché dal 2004 la Chiesa valdese non ha più ospedali di proprietà.Un altro esempio di aiuti non statali a enti ecclesiastici si ha in Puglia per una discussa leggeregionale a favore degli oratori82.La tutela del patrimonio artistico e religiosoFino all’entrata in vigore della Costituzione, vigeva una legge del 1929 per il riordino delpatrimonio culturale. Secondo l’ideologia fascista l’arte doveva rispondere ad un principio divisibilità e trasmissione dei valori dello Stato fascista.81 Fino al 1300 non esistevano gli ospedali e i malati venivano curati a nelle proprie abitazioni. Le prime malattie che si è pensato di curare fuori dallecase, sono state quelle epidemiologiche gravi: ad esempio la lebbra trattata nei lazzaretti che erano solo dei luoghi dove ci si appartava. Gli OspedaliValdesi furono istituiti con regio decreto del 1858 da Carlo Alberto che istituì anche l’ospedale Valdese degli incurabili sito a San Giovanni.82 Si trovano presso molte chiese parrocchiali ed un edificio e ambiente riservato ai giovani per attività ricreative, ludiche, pastorali, eccetera. 49 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 50. I costituenti invece hanno sentito la necessità di una riscoperta del patrimonio storico e artisticocome bene di tutti e da tutti prodotto. Per questo, l’art. art. 9, secondo comma, della Costituzionedispone che la Repubblica: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”La tutela citata dalla Costituzione riguarda l’intera nazione, con la quale intendiamo il complessodegli individui legati da una stessa lingua, storia, civiltà, interessi, consapevoli del comunepatrimonio, di cui fa parte la Chiesa.Per questa ragione, le norme del nuovo concordato del 1984 regolamentano anche la tutela delpatrimonio artistico e religioso, in quanto sono parte integrante del patrimonio della nazione.In particolare il punto 1 dell’art. 12 del nuovo concordato dispone: “La Santa Sede e la Repubblicaitaliana, nel rispettivo ordine, collaborano per la tutela del patrimonio storico ed artistico.” Conquesta norma si riafferma il principio di collaborazione tra Santa Sede e la Repubblica italianaespresso nell’art. 1 del nuovo accordo, sempre nel rispettivo ordine, a tutela dell’interesse collettivo.In questa ottica, quando la Chiesa attinge a fondi pubblici per la ristrutturazione di edifici per ilculto, deve essere visto come un atto a tutela del patrimonio storico ed artistico della nazione enell’interesse collettivo.Il punto 1 dell’art. 12 del nuovo concordato dispone ancora: “Al fine di armonizzare l’applicazionedella legge italiana con le esigenze di carattere religioso, gli organi competenti delle due particoncorderanno opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento deibeni culturali d’interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche.”In sintesi il nuovo accordo del 1984 dispone di concordare, tra lo Stato e la Chiesa cattolica,opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturalid’interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche, sempre a tutela il paesaggio eil patrimonio storico e artistico della Nazione in aderenza, anche, a quanto dispone l’art. 9 dellaCostituzione.Il terzo comma del punto 1 dell’art. 12 del nuovo concordato dispone : “La conservazione e laconsultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche dei medesimi enti e istituzionisaranno favorite e agevolate sulla base di intese tra i competenti organi delle due parti.”Per dare attuazione concreata a questo articolo sono state stipulate due intese concordatarie: nel1996 e nel 2005.Nel settembre 1996, è stata sottoscritta la prima intesa concordataria, che fu stipulata tra il Ministrodei Beni Culturali e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, per armonizzare le scelte dicarattere religioso con la legge italiana con il fine della salvaguardia, della valorizzazione e delgodimento dei beni culturali appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche, come prevede l’art. 12del nuovo concordato. Bisogna precisare che appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche nonsignifica solo di proprietà di questi, ma anche semplicemente posseduti a qualsiasi titolo e in questoancora meglio si comprende la ratio della tutela del patrimonio storico ed artistico dettato dall’art. 9della Costituzione.Con l’intesa del 1996, furono stabiliti i soggetti competenti e i loro compiti per la stipulazione diintese a livello centrale:• per lo Stato, il Ministro dei Beni Culturali e Ambientali e i direttori generali degli uffici centrali del ministero delegati dal Ministro;• per la Santa Sede, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e i suoi delegati.Competenti al livello locale erano:• per lo Stato, i soprintendenti,• per la Santa Sede, i vescovi diocesani e loro delegati. Ad esempio nelle parrocchie il responsabile è il parroco, ma per la stipula di intese con le autorità locali è responsabile il vescovo diocesano.Per gli archivi e le biblioteche appartenenti agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti i soggettideputati alla collaborazione con la Stato sono quelli indicati dalla Santa Sede, secondo normesuccessivamente emanate. 50 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx
  • 51. Questa intesa istituisce anche un osservatorio centrale per i beni culturali di interesse religioso diproprietà ecclesiastica, convocato due volte l’anno composto da rappresentanti dei beni culturali edella Conferenza Episcopale Italiana, con il compito di monitorare e censire i beni culturali diinteresse religioso.Nel marzo 2005, è sottoscritta la seconda intesa concordataria, stilata in relazione ha dueprovvedimenti normativi appena varati:• Il D.L. 42/2004 - Codice dei beni culturali e del paesaggio - stipulato tra il Capo del Dipartimento per i beni culturali e del paesaggio per il ministero dei Beni Culturali e il Direttore dell’ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici per la Conferenza Episcopale Italiana, due figure di alto profilo professionale indicate nella precedente intesa del 1996.• In virtù dell’osservatorio istituito con l’intesa del 1996, il Governo ha varato un D.M. del 25 gennaio 2005 per i criteri e le modalità per la verifica dei beni immobili appartenenti a persone giuridiche private senza fini di lucro.Il decreto del 25 gennaio 2005, all’art. 1, dispone che sono oggetto della verifica, le opere di autorinon più viventi, e che risalgono a 50 anni addietro.Al fine di consentire la verifica delle opere, le persone giuridiche private senza fini di lucroidentificano gli immobili, ne descrivono la consistenza, compilano gli elenchi e le schede descrittivesecondo i criteri e le modalità stabiliti nel decreto stesso.Le schede descrittive formano la banca dei beni culturali d’interesse religioso e l’interesse non èdefinito dal ministero, ma è proposto dall’ente responsabile che lo detiene.Con l’intesa del 2005, per rendere concreta la collaborazione tra Stato e Chiesa, le parti hannostabilito che il ministero avrebbe dato una password di accesso, ad ogni curia diocesana ed alla CEI,per la lettura dei dati inseriti nella costituenda banca dati formata dalle schede descrittive compilatedalle persone giuridiche private senza fini di lucro.Al livello locale vi sono stati vari contatti tra regione, Presidente e assessori, e i vari vescovi dellaconferenza episcopale regionale per stabilire le linee guida di futuri accordi regionali. Ad esempio,a Napoli, vi è stata un’intesa programmatica, tra la regione Campania e la conferenza episcopalecampana, del maggio 2002, avente per oggetto la tutela e la valorizzazione dei beni culturaliappartenenti ad enti o istituzioni ecclesiastiche. Infine vi è stata una rilevante produzione normativadelle regioni, basate su accordi con le varie conferenze episcopali regionali.Il punto 2 dell’art. 12 del nuovo concordato dispone : “La Santa Sede conserva la disponibilità dellecatacombe cristiane esistenti nel suolo di Roma e nelle altre parti del territorio italiano con l’onereconseguente della custodia, della manutenzione e della conservazione, rinunciando alladisponibilità delle altre catacombe” che sono ebraiche. Il nuovo accordo pone rimedio allaviolazione dei diritti della religione ebraica, subiti con il concordato del 1929 che aveva assegnatotutte le catacombe alla Chiesa cattolica.Il punto 2 dell’art. 12 termina disponendo: “Con l’osservanza delle leggi dello Stato e fatti salvi glieventuali diritti di terzi, la Santa Sede può procedere agli scavi occorrenti ed al trasferimento dellesacre reliquie.” 51 tÑÑâÇà| w| Z|ÉätÇÇ| ZxÇà|Äx