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Abstract Rapporto di Ricerca Scienze.com_2012
 

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Abstract Rapporto di Ricerca Scienze.com 2011-2012 - Comferenza delle Facoltà e dei corsi di laurea in Comunicazione in Italia

Abstract Rapporto di Ricerca Scienze.com 2011-2012 - Comferenza delle Facoltà e dei corsi di laurea in Comunicazione in Italia

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    Abstract Rapporto di Ricerca Scienze.com_2012 Abstract Rapporto di Ricerca Scienze.com_2012 Document Transcript

    • Comunicazione: un evergreen da rinnovare Rapporto di ricerca Scienze.com (a.a. 2011-2012) Abstract1. Obiettivi e metodiIl monitoraggio condotto dall’Osservatorio Scienze.com1 ha, come ogni anno, inteso fornire la fotografiadello stato dell’arte dei corsi in comunicazione, avvalendosi di un impianto metodologico oramaiconsolidato. Al contempo, quest’anno l’attenzione si è concentrata in particolare sulla disamina delrapporto tra università pubbliche e private, sempre nell’ottica di mettere al servizio della Conferenzainformazioni analitiche, utili al rinnovamento continuo del progetto comunicazione. In linea con l’attualedibattito in merito a quale sia la proposta “migliore” (o più conveniente) per un giovane che si appresta aiscriversi all’Università, si è cercato di comprendere pregi e difetti all’interno dei differenti percorsiformativi offerti nel pubblico e nel privato, per delineare un quadro che possa rivelarsi utile a fornireulteriori spunti di riflessione.Dopo aver raccolto una mole ingente di dati relativi ad ogni singolo corso tramite il sito del Ministerodell’Università, e dai piani di studi pubblicati sui portali dei singoli corsi, si è proceduto allasistematizzazione e all’analisi in termini quali-quantitativi. Il materiale raccolto ha consentito di esaminarel’intera offerta formativa incentrata sullo studio dell’organizzazione dei corsi di laurea, sia in termini diappeal nei riguardi della popolazione studentesca in ingresso, sia rispetto alla coerenza della propostaformativa nei confronti della classe in cui si inscrivono e, ancor più, della proposta didattica presentataall’utenza. Nel dettaglio, le indagini si sono focalizzate su alcune dimensioni principali relative allastrutturazione dei percorsi formativi: a) modalità e tipologie di accesso al fine di verificare la capacità di attrazione dei singoli corsi a partire dalla trasparenza delle informazioni erogate, dalla valutazione della numerosità minima degli immatricolati, nonché dei posti riservati dalla sede, ma anche in relazione al tasso di mobilità determinato dalla quota di studenti residenti fuori provincia, stranieri/Erasmus e provenienti da altre sedi universitarie; b) impianto della proposta formativa a partire da quanto dichiarato dai singoli corsi di laurea in merito a obiettivi, risultati di apprendimento, sbocchi e profili professionali per verificare il rapporto tra quanto promesso all’utenza in rapporto a quanto effettivamente erogato dal corso di studio; c) articolazione delle attività didattiche del corso di laurea per analizzare il peso delle aree disciplinari e del relativo scostamento della composizione dell’offerta rispetto agli standard medi1 Quest’anno hanno partecipato al gruppo di ricerca i dottorandi afferenti al Dottorato di Scienze della Comunicazionedella Sapienza, XXVII ciclo, con il coordinamento scientifico di Gaia Peruzzi e Rosanna Consolo e la direzione scientificadi Mario Morcellini e Barbara Mazza, il coordinamento organizzativo di Anna Angela Franchitto e Raffaele Lombardi.Componenti gruppo di ricerca: Stefano Ancilli, Riccardo Bertolotti, Simone Bonini, Claudia D’Antoni, Giada Fioravanti,Nadezda Gavrilova, Serena Gennaro, Paolo Ricci.
    • della classe, della quota di docenti afferenti a un settore disciplinare che insegnano materie incardinate in quel ssd, della quota di copertura dei docenti di ruolo, a partire dalle soglie minime indicate dalla normativa (DM 31/10/2007 n.544, DDL 25/11/2009 n. 1905, D.M. 22/10/2010, n. 17). d) Ulteriori approfondimenti tesi a rilevare le differenze in termini di offerta fra atenei statali e non statali, oltre che fra corsi in comunicazione ospitati da mega atenei e università pubbliche di dimensioni grandi medie e piccole, secondo la classificazione elaborata dal Censis nel 20112: Mega- Atenei con oltre 40.000 iscritti, Atenei grandi con 20.000-40.000 iscritti, Atenei medi con 10.000- 20.000 iscritti, piccoli Atenei con un massimo di 10.000 iscritti. Ciò al fine di comprendere, anche alla luce del più attuale dibattito sui diversi standard qualitativi offerti allo studente, dove si possa rintracciare una proposta culturale e didattica più competitiva e rispondente alle attese della platea studentesca. e) Infine, si è proceduto a realizzare un focus sulle regioni e sulle capitali della comunicazione, ovvero su quelle sedi alle quali accede quasi la metà dei nuovi ingressi a comunicazione in Italia. Ciò al fine di comprendere orientamenti e tendenze all’innovazione che si delineano in Lazio e in Lombardia, specie a Roma e a Milano.2. I principali risultatiPerché studiare comunicazione e in quali sedi? Quali sono i maggiori punti di forza e i fattori di appeal?Come si differenzia l’offerta nelle Università pubbliche e in quelle private? Come si orientano le scelte deglistudenti?Questi sono alcuni tra gli interrogativi principali che hanno mosso il lavoro dell’Osservatorio nel periodomarzo-giugno 2012. A tal proposito, vale la pena sottolineare che il monitoraggio di Scienze.com non puntaa dare voti ai corsi, quanto piuttosto a fornire strumenti per conoscere in modo approfondito e dettagliatola mappa formativa della comunicazione in Italia, e a rintracciare così elementi atti a delineare strategie elinee di miglioramento didattico e organizzativo.Nel complesso, lo stato di salute dell’offerta formativa in comunicazione appare piuttosto buono: l’80% deicorsi di primo livello e l’87% dei corsi di secondo livello presenta percorsi formativi pertinenti rispetto alleprerogative formative della classe e al patto formativo instaurato con gli studenti, sin dal loro ingresso. Unatendenza che risulta, almeno in parte, premiata dagli studenti, ma che, al tempo stesso, denuncia alcunecriticità, seppur non preoccupanti, specie in merito alla capacità di attrarre nuovi iscritti nelle magistrali.Per maggior precisione, occorre sottolineare che, mentre le triennali continuano a registrare tassi moltoelevati di immatricolazione (+35%) rispetto all’anno precedente, le magistrali segnano una flessione del14% negli iscritti al primo anno. Quali sono le ragioni di questa apparente perdita di appeal lungo ilpercorso?Il fenomeno va letto, in primo luogo, all’interno dell’andamento complessivo dell’università italiana.Nell’ultimo triennio, a livello nazionale, le immatricolazioni registrano un calo, seppur lieve, del 6%, mentrele iscrizioni al primo anno delle magistrali raggiungono quota -7%. In tale scenario, la significativa tenutadelle lauree triennali in comunicazione mostra come, al di là di false credenze e a dispetto delle recentipolemiche e degli attacchi mediatici, gli studenti continuano ad apprezzare l’offerta formativa e a volersiformare nelle Scienze della comunicazione. Il dato è ancora più rilevante se si pensa che tra le laureeumanistiche, nell’a.a. 2011-12 Scienze della comunicazione detiene un netto primato in termini di crescitadelle immatricolazioni (+35%). È seguita, con distacco, da Lingue e culture moderne (19%), Scienze dei2 CFR: Classifica 20011 degli Atenei italiani, http://www.censisservizi.com/ 2
    • servizi giuridici (14%), Filosofia (13%), Scienze dell’amministrazione e delle organizzazioni (11%),Mediazione linguistica (7%), Scienze politiche e delle relazioni internazionali (7%), Scienze economiche(2%), Scienze tecniche e psicologiche (1%). Le altre lauree risultano invece in perdita.Va aggiunto, tra l’altro, che il numero di corsi attivi è rimasto sostanzialmente stabile rispetto allo scorsoanno (v. tab.1): in Italia vi sono al momento 54 corsi di laurea di primo livello e 63 di secondo, con una lievediminuzione del numero di curricula attivati nelle sedi – anche in conseguenza alla rimodulazione previstadalla Riforma Gelmini – passati, rispetto allo scorso anno, rispettivamente da 91 a 73 nel triennio e da 91 a84 nel biennio successivo (Miur 2012).Tab. 1 – I corsi di laurea in regime 270Corsi di laurea a.a. 2009-2010 a.a. 2010-2011 a.a. 2011-2012Cdl 270 47 56 54CdlM 270 61 65 63Fonte: Miur 2012Per quanto riguarda le lauree di secondo livello, nonostante si registri una flessione complessiva superiorealla media nazionale, tra le pieghe del dato si rintraccia una situazione molto eterogenea e articolata al suointerno. In primo luogo, si segnala un sostanziale tenuta delle proposte formative portanti nellacomunicazione: mentre la classe di Informazione e sistemi editoriali registra addirittura una crescita del12%, la classe di Comunicazione pubblica, d’impresa e della pubblicità si allinea alla media nazionale,segnando una contrazione “fisiologica” (-9%). Sono soprattutto le classi più orientate alla formazione nellaricerca e quelle “di confine” rispetto a saperi “forti” della comunicazione a registrare le contrazioni piùsignificative (v. tab 2).Tab. 2 - I nuovi ingressi ai corsi di ComunicazioneClassi Matricole e iscritti al Matricole e iscritti al Matricole e iscritti al Var. %di laurea primo anno primo anno primo anno sul triennio a.a. 2009-2010 a.a. 2010-2011 a.a. 2011-2012L 20 5.785 7.509 7.841 + 35%LM 19 1.103 1.312 1.238 +12%LM 59 2.073 2.055 1.892 -9%LM 91 19 22 16 -16%LM 92 758 660 386 -49%LM 93 324 231 175 -46%LM Tot. 4.316 4.168 3.721 -14%Fonte: Miur 2012Va però sottolineato che, nelle capitali della comunicazione (Roma e Milano) a cui si rivolge quasi la metàdell’intera popolazione studentesca in ingresso, gli andamenti delle immatricolazioni e delle iscrizioni alprimo anno delle magistrali risultano in crescita nel corrente anno accademico. Nel dettaglio: le matricole 3
    • fanno segnare a Milano un +39%, specie negli atenei statali (+88%) e a Roma un +32% e, in particolare, laSapienza registra addirittura +58%. Anche nella laurea magistrale, il calo a Milano è contenuto al 7%, conuna crescita negli atenei non statali del +5%, mentre a Roma, si registra un incremento del +16% che toccaquota +21% alla Sapienza e, in generale, le università statali segnano +13%.L’altro aspetto rilevante emerge, all’opposto di quanto avviene al primo ciclo, nel confronto fra i corsi disecondo livello attivi negli atenei statali e non statali in Italia: i primi registrano una diminuzione di nuoviingressi del -16% mentre i secondi segnano addirittura un dato positivo, attestandosi al +6%. È evidenteche, soprattutto nell’ultimo anno, il privato abbia effettuato un netto “sorpasso”. Si potrebbe supporre checiò sia, almeno in parte, frutto degli effetti di una sorta di sperequazione, derivante dall’attuale politicaministeriale, tra pubblico e privato che vede i primi sottoposti a vincoli e criteri normativi molto piùstringenti e a una più drastica riduzione di fondi, rispetto alle università non statali. Un segnale evidente, atal proposito, deriva dal confronto fra i corsi nei grandi e nei mega-atenei pubblici (-10%) rispetto a quellinei medio-piccoli pubblici (-23%). I primi riescono a contenere le ricadute negative, mentre i medio piccoli lisubiscono in misura più incisiva e in tempi più rapidi.Tab. 3 – I nuovi ingressi ai corsi di Comunicazione nell’ultimo triennio: un confronto tra pubblico e privato A.A. immatricolazioni immatricolazioni iscrizioni primo iscrizioni primo lauree triennali lauree triennali anno magistrali anno atenei statali atenei non statali atenei statali atenei non statali (+41%) (+13%) (-16%) (+6%) 2009-10 4678 1107 3881 435 2010-11 6337 1172 3764 404 2011-12 6590 1251 3264 461Fonte: Miur 2012 (NB: Si tenga presente che gli Atenei privati che ospitano corsi di comunicazione sono appena 4)Se, ad una prima lettura tale ipotesi potrebbe apparire un po’ azzardata, gli approfondimenti condotti sullacapacità attrattiva tra pubblico e privato sembrano confermare tale orientamento. In base alle stime sulrapporto tra numero di matricole e copertura del numero di posti programmati, risulta che l’appeal delpubblico è maggiore alle triennali (53% vs. 21% private), mentre si ribalta alle magistrali (87% pubbliche vs.100% private).Nell’immaginario collettivo degli studenti l’offerta delle università statali viene comunque riconosciuta diqualità, tanto che viene preferita nettamente come sede nella quale acquisire una solida preparazione dibase. Al secondo livello subentrano, invece, considerazioni che non ne sviliscono il valore, ma portano adeffettuare scelte diverse. Sono valutazioni correlate all’esigenza di individuare la strada che sembra offriremaggiori chance di collegamento al mercato del lavoro – specie in tempi così difficili – e dove si suppone dipoter trovare un’offerta di strutture (in particolare laboratoriali) più attrezzate e disponibili per potersimettere alla prova con “i ferri del mestiere”. Ci si potrebbe domandare se i neolaureati di primo livellosiano delusi dall’esperienza nel pubblico, oppure si potrebbe ritenere che viene attribuita una maggioreimportanza alla laurea magistrale e alla sua spendibilità. Di sicuro, si tratta di giovani attenti e consapevoliche, in periodi di incertezza, dimostrano di pensare al futuro con particolare attenzione e, per questo, dieffettuare valutazioni coerenti alle loro attese. E così, dalla percezione alla realtà, lo scenario derivante daun monitoraggio attento dell’offerta mostra tratti distintivi ben definiti e corrispondenti agli andamentidelle nuove iscrizioni: i corsi nelle università private mostrano di possedere una maggiore aderenza alleesigenze del mercato già dalla costruzione dell’impianto formativo e delle denominazioni dei corsi(secondo quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio: 63% vs. 34% delle statali). 4
    • Di contro, l’offerta formativa nel suo complesso risulta migliore nel pubblico. Le università statali riesconoa garantire con maggiore efficienza gli standard di qualità previsti dagli ordinamenti e il loro impiantodidattico risulta molto più rispondente al progetto culturale inscritto nella classe di appartenenza. Nellospecifico, la proposta didattica appare più coerente e strutturata, al primo livello, nelle università pubbliche(39% vs. 28% università private), soprattutto nei grandi atenei (51%) e tale tendenza si conferma pure nelsecondo ciclo. Sebbene, nei corsi di laurea magistrali non emergano differenze considerevoli tra pubblico eprivato, le punte di eccellenza si segnalano negli atenei statali di medie dimensioni (14%). Allo stesso modo,la sostenibilità del corpo docente è più elevata nel pubblico (51% vs. 13% università private), pure nel pienorispetto dei requisiti imposti dalla normativa alle università statali e non altrettanto vincolanti nelle private.Nel complesso, se i corsi nei mega e nei grandi atenei pubblici sembrano fare – specie nelle due regioni amaggiore “densità” di offerta in comunicazione (Lazio e Lombardia) – da traino nella trasmissione delsapere, nonché nella configurazione di direttrici di innovazione e sperimentazione, pure le universitàmedio-piccole fanno la loro parte. Nell’affannosa ricerca di mantenere standard di competitività, cercano dipuntare su aspetti altrettanto innovativi, sia in termini di attività laboratoriale, sia nella sperimentazione dipercorsi ad elevata attinenza con le peculiarità avanzate del territorio e che talvolta si traducono insoluzioni originali per la presentazione delle tesi di laurea. Non è trascurabile che si tratta di sedi chevengono preferite dagli studenti stranieri (75% nel primo livello e 67% nel secondo livello) e da quelli fuorisede (soprattutto nel primo livello 65%).Alla luce della sintesi dei principali risultati emersi dal monitoraggio sull’offerta di comunicazione in Italianell.a.a 2011-12, si vogliono sottolineare alcuni aspetti che richiederebbero maggiori interventi, specie negliatenei pubblici, in favore di un potenziamento della loro capacità attrattiva.Il primo dato che fa riflettere attiene allo scarso impiego della rete come supporto per le attività diorientamento delle sedi. La maggior parte delle strutture si affida ai servizi offerti dalle strutture diorientamento (49%) e concentra i suoi sforzi più sull’organizzazione di incontri pubblici (34%) chesull’utilizzo del web come piattaforma strategica di promozione e di indirizzo per le nuove leve. Solo unaquota residuale (al di sotto del 5%) intraprende in maniera mirata la strada dell’online, ben oltre la normaleconfigurazione informativa dei siti dedicati ai corsi di laurea.Il secondo aspetto da continuare a rafforzare attiene al potenziamento e alla diversificazione dei laboratori.È curioso notare che la presenza di laboratori “obbligatori” è molto diffusa nei corsi di laurea triennali, e siriduce nell’offerta delle lauree magistrali (86% vs. 53% nelle lauree magistrali). Rispetto alle classi di laurea,i laboratori sono più presenti nei corsi della LM92-Teorie della comunicazione (60%), nella LM93-Teorie emetodologie dell’e-learning e della media education (55%) e nella LM19-Informazione e sistemi editoriali(50%). In generale, una maggiore offerta in tal senso potrebbe soddisfare le attese degli studenti. In ognicaso, comunque, bisogna sfatare il “mito” secondo il quale le università private offrano maggiori strutturein cui svolgere attività pratiche, nella realtà è vero il contrario: 53% nelle università statali vs. 38% nelle nonstatali. 3. La questione delle denominazioni: il “biglietto da visita” dei corsi.Il focus sulle parole chiave che connotano le denominazioni dei corsi di laurea è oramai unapprofondimento che l’Osservatorio svolge con costanza in quanto lo ritiene di particolare significatività.Negli anni si è rilevato un contributo utile in fase di riprogettazione dell’offerta per molte sedi, masoprattutto consente di monitorare – mediante la sua sintesi estrema nelle etichette dei corsi – la capacitàdell’offerta formativa in comunicazione di rispondere ai cambiamenti culturali, professionali e del mercato. 5
    • In questa breve rassegna dei principali risultati emersi dall’indagine, ci si limiterà a fornire indicazioni sugliaspetti più innovativi emersi dalle analisi condotte quest’anno, specie in merito al confronto tra pubblico eprivato, rinviando maggiori approfondimenti al rapporto di ricerca integrale.Come già accennato in precedenza, emerge una differenza netta nelle scelte operate dai corsi presenti inatenei statali e non statali che denota un approccio antitetico, in particolare nella preparazione di base:incentrato sulla necessità di erogare una preparazione culturale interdisciplinare e ad ampio spettro,funzionale a supportare le successive scelte di carattere formativo e ad essere spendibile in ambientiprofessionali eterogenei nel pubblico (77%), teso ad una preparazione professionalizzante e mirata versosettori specifici già al primo livello, nel privato (83%). Come prevedibile, la disparità di prospettive siattutisce alla magistrale dove l’orientamento è verso un’offerta specifica e ben incardinata nelle peculiaritàdella classe di appartenenza: informazione e giornalismo, media ed editoria nella LM19-Informazione esistemi editoriali, comunicazione d’impresa in misura lievemente superiore rispetto a comunicazionepubblica e sociale nella LM59-Comunicazione pubblica, d’impresa e della pubblicità, il riferimento esplicitoai vari ambiti operativi e l’attenzione ai linguaggi della comunicazione nella LM92-Teorie dellacomunicazione.Nella consapevolezza che la denominazione è di per sé un fattore di attrattività, in quanto costituisce ilprimo richiamo per lo studente in ingresso, l’analisi di quest’anno ha dedicato un approfondimento sulledenominazioni che si rivelano più aderenti agli andamenti del mercato del lavoro di riferimento, ma anchepiù attenti alle logiche di internazionalizzazione (si rintracciano casi in tutte le classi, anche se in misuraesigua), in quanto costituiscono una tra le sfide attuali dell’accademia italiana. In questo caso, sono statiselezionati i corsi di laurea magistrale in cui si è registrato il maggior numero di iscrizioni al primo annonell’ultimo triennio e quelli che hanno ottenuto i valori più elevati rispetto alla capacità attrattiva. Si ècercato, così, di capire su quali elementi puntano i corsi dotati di maggior appeal nei confronti della plateastudentesca.Per ciascuno di essi è stato poi effettuato uno screening dei titoli degli insegnamenti, per comprendere inquale direzione vengono declinate le denominazioni generali dei corsi e dei curricula.In maniera trasversale alle cinque classi di comunicazione, gli elementi su cui i corsi puntano attengono alladimensione della multimedialità, con particolare attenzione agli aspetti dell’innovazione tecnologica e alleloro ripercussioni nel quotidiano sociale e lavorativo: dalle questioni etiche a quelle relative alla sicurezzanell’uso delle reti e di dispositivi mobili, dalla centralità del management nella revisione dei processigestionali nelle imprese all’attenzione nei confronti delle attività di progettazione di azioni comunicative edi produzione di contenuti.Nello specifico, soprattutto per quanto attiene alle classi di laurea principali, Informazione e sistemieditoriali punta anche sugli aspetti della scrittura e sul valore della creatività, oltre che sui linguaggi delgiornalismo e su formati, generi e stili che si modellano sulle peculiarità dei singoli media, soprattutto deinew media.Nell’ambito della comunicazione pubblica, d’impresa e della pubblicità, l’innovazione costituisce il filoconduttore dominante nella formazione al management, nel modo in cui vengono affrontate le tematichedello sviluppo, della globalizzazione e dei settori economici a maggior potenziale di sviluppo, come adesempio, la green economy. La comunicazione, declinata negli aspetti economici, organizzativi e collegatial digitale, viene orientata in favore della ridefinizione di politiche e strategie aziendali, sia in terminigenerali, sia destinata a settori specifici, tipo la cura del brand, oltre che per il potenziamento delfundraising e delle attività istituzionali. Le teorie della comunicazione tendono ad assumere un taglio menointerdisciplinare – come avveniva negli anni passati – ma più attento agli aspetti dell’interculturalità e dellasupremazia acquisita dalla comunicazione per immagini. Il design dei nuovi media, al pari delconfezionamento dei contenuti, sembra divenire strategico per la gestione di una comunicazione onlinesempre più diffusa e decisiva nei processi di costruzione del significato.Le denominazioni più originali, dunque, si rivelano quelle capaci di incrociare segmenti di mercato dellavoro della comunicazione e, in tal senso, la loro appetibilità è proporzionale alla maggior opportunità diessere “riconoscibili” agli occhi delle imprese e “assonanti” ai comparti produttivi. 6
    • In base ad un riscontro sui principali comparti operativi dei maggiori gruppi imprenditoriali italiani3 e lerelative “attinenze” rintracciate con le “etichette” accademiche, i principali ambiti di contatto – pur senzaalcuna prerogativa di esaustività – risultano: • Business innovation • Corporate governance • Customer Relation Management • Data Manager • Eventi, sponsorizzazioni e web • Fundraising • Marketing & Sales • Media Management • Relazioni esterne • Social Media Marketing • Tv digitale • Web Marketing & Communication • Web video editorI settori che appaiono poco sfruttati nelle etichette accademiche sono invece: • Advertising booking • Content Specialist • E-Commerce • Gestione di Community Network • Investor RelationsAlla luce di queste riflessioni è, senza dubbio, utile perseguire la strada del rinnovamento del naming,perché costituisce un modo per rendere le competenze erogate direttamente riconoscibili dal mercato. Delresto, ciascun di questi saperi appartiene da tempo ai curricula di comunicazione. Si tratta, a questo punto,solo di renderli visibili avvicinando il lessico accademico ai linguaggi del mondo produttivo.Il rapporto esteso sarà disponibile sul sito www.unimonitor.it3 CFR: Sono state considerate le denominazioni delle strutture di comunicazione di Rcs Mediagroup, Mediaset, Mondadori,L’Espresso, Caltagirone, Riffeser, Il Sole 24Ore, Telecom Italia Media, Sky, oltre ad alcuni enti pubblici, associazioni e organizzazionino profit come Unipol, Ministero Esteri, Regione Emilia Romagna, Azienda ospedaliera Firenze, CISV, Humana Onlus. La scelta deigrandi gruppi imprenditoriali che operano in Italia è avvenuta prendendo in considerazione la loro rilevanza in termini di fatturato.Per le altre organizzazioni, data anche la natura prettamente esplorativa della disamina, si è invece optato per quelli chegarantiscono una maggiore disponibilità di informazioni sui loro siti, ivi comprese le offerte di lavoro per laureati in comunicazione. 7