Identità inquiete tra formazione e mercato.                    XIV Rapporto Unimonitor (a.a. 2010-11)                   La...
chiusa e ha puntato a far emergere ruolo ricoperto, modalità e tempi della ricerca di impiego,soddisfazione e reddito perc...
neolaureati intervistati. Adottando la definizione di occupato di AlmaLaurea4, dalla rilevazioneUnimonitor emerge che lavo...
col senno del poi, un pregio grazie al quale sono cresciuti e che li ha iniziati alla sopravvivenza almondo “lì fuori”. Gi...
In definitiva i non lavoratori sono giovani che, nella loro ricerca di un impiego, rimbalzano tra stagee consulenze, peral...
2. Nei panni del neolaureato: fronteggiare il mercato del lavorodi Manuela Bartolotta e Corrado PeperoniAnche l’indagine c...
insegnamenti viene percepita come un limite quando è lasciata ad un eccessivo grado di genericitàe non è indirizzata da un...
Tinte particolarmente cupe caratterizzano il quadro che si presenta, invece, quando si chiede ailaureati quale sia la repu...
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  1. 1. Identità inquiete tra formazione e mercato. XIV Rapporto Unimonitor (a.a. 2010-11) Laurearsi in comunicazione in tempi di crisi1. Alle prese con il lavoro: razionali, idealisti, sognatoridi Laura Bocci e Germana MarcelliI laureati di II livello in Comunicazione alla prova del mercato del lavoro riescono ancora acontrastare colpi e contraccolpi a cui sono sottoposti in un periodo contrassegnato dal persisteredella crisi economica?Questo l’interrogativo chiave e l’obiettivo conoscitivo del monitoraggio realizzato daUnimonitor.com tra marzo ed aprile 2011. La ricerca anche quest’anno, seguendo un filone iniziatonel 2008, indaga, ad almeno un anno dal conseguimento del titolo, lo status occupazionale deilaureati magistrali della Facoltà di Scienze della Comunicazione1 della Sapienza nell’anno solare2009. L’intento è comprendere, ed allo stesso tempo osservare, i cambiamenti che sonointervenuti, da un lato, nelle modalità e negli ambiti di inserimento occupazionale dei neolaureatie, dall’altro, nella capacità del mercato di accogliere i neodottori di secondo livello incomunicazione in un periodo ancora fortemente segnato da notevoli difficoltà congiunturali.L’indagine è stata realizzata attraverso una intervista telefonica2, che si è avvalsa di unquestionario articolato in due sezioni.La prima, destinata a quanti hanno dichiarato di essere occupati, prevedeva domande a risposta1 Le lauree magistrali coinvolte nell’indagine sono le 5 interne alla facoltà di Scienze della Comunicazione: Comunicazione d’Impresa; Comunicazione Sociale e Istituzionale; Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo; Teoria della Comunicazione e Ricerca Applicata e il corso interfacoltà di Innovazione e Sviluppo.2 Le interviste sono state condotte dagli allievi del dottorato in Scienze della Comunicazione (XXVI ciclo): Manuela Bartolotta, Christian Bonafede, Lorena Licenji, Corrado Peperoni, Paolo Sorrentino; oltre a due studentesse della laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa, Nunzia Bifulco e Germana Marcelli. 1
  2. 2. chiusa e ha puntato a far emergere ruolo ricoperto, modalità e tempi della ricerca di impiego,soddisfazione e reddito percepito, precedenti esperienze lavorative; mentre per le persone nonoccupate ha inteso approfondire occasioni e difficoltà incontrate nella fase di ricerca e di accesso allavoro.La seconda sezione, costituita da una traccia strutturata con domande a risposta libera, haconsentito agli intervistati di esprimersi liberamente su aspetti specifici del percorso universitario edella vita lavorativa, nel caso degli occupati.In termini operativi, il campione casuale è stato selezionato dopo aver stratificato il collettivo diriferimento, costituito da 368 laureati di II livello nell’anno solare 2009, in base a duecaratteristiche: genere e corso di laurea magistrale in cui è stato conseguito il titolo. Rispetto agliobiettivi dell’indagine si è deciso, in linea con quanto già accaduto nell’indagine 2010, di nonconsiderare come variabile di stratificazione il voto di laurea, data l’esigua variabilità di talecaratteristica. Si consideri che il 59,2% dei laureati di II livello nell’anno 2009 ha ottenuto un votodi laurea pari a 110 (con o senza lode).Il numero complessivo di contatti è stato pari a 140 di cui, purtroppo, il 35,7% (50 casi) non èandato a buon fine per questioni logistiche. Di conseguenza, le interviste effettuate sono state 90di cui 79 sono i dottori in una delle 5 lauree magistrali di Scienze della Comunicazione e 11 ilaureati nel corso interfacoltà, con un tasso di copertura complessivo del 24,5%.Per quanto riguarda le chance di ingresso al mercato per i neolaureati magistrali, l’indagine diquest’anno restituisce una fotografia in cui i colori si sono fatti più cupi rispetto a quanto emersonelle rilevazioni degli scorsi anni. Il perdurare della crisi economica ha cominciato a fiaccare anchei settori della Comunicazione visto che, per la prima volta, si registra un aumento dei neodottorinon occupati ad almeno un anno dalla laurea.Per capire come e quanto i dottori in Comunicazione si trovino a fronteggiare le impervie strade diaccesso al mondo del lavoro, consideriamo per il momento solo i 79 intervistati che hannoconseguito il titolo di II livello in una delle cinque lauree magistrali attive a Scienze dellaComunicazione della Sapienza. Tralasciamo, dunque, in questa analisi preliminare le sorti degli 11laureati nel corso interfacoltà - che tuttavia recupereremo più avanti - in quanto il mercato diriferimento si alimenta pure di settori diversi da quelli propri della comunicazione e comunque tuttisono risultati occupati al momento dell’intervista (solo una persona stava svolgendo uno stageretribuito in azienda).Ad un anno dal conseguimento del titolo magistrale, non lavora il 25,3% dei neo-dottori inComunicazione. Un risultato che, se da un lato appare confortante in quanto inferiore di circa 3punti percentuali rispetto al dato sulla disoccupazione giovanile diffuso dall’Istat ad aprile 2011(che attestandosi al 28,5% rimane stabile rispetto ad un anno prima), dall’altro, in realtà evidenziauna crescente difficoltà del mercato della comunicazione ad accogliere i neolaureati: rispetto ad unanno fa, la percentuale di chi non lavora è aumentata di circa 5 punti (passando dal 20,3% diaprile 2010 al 25,3% di aprile 2011). Un aspetto ancor più inquietante se, in linea con le definizioniadottate dall’indagine ISTAT sulla condizione occupazionale dei laureati e da AlmaLaurea, siconsiderano come non occupati tutti i dottori che dichiarano di non svolgere un’attività lavorativaretribuita o di essere impegnati in un’attività di formazione (dottorato, specializzazione, borsa distudio, stage, tirocinio) sebbene retribuita e/o in azienda: in questo caso, la percentuale di nonlavoratori sale a 31,7%3.A differenza del recente passato, quando i colpi inferti dalla crisi sembravano interessare il mercatooccupazionale della comunicazione solo in modo marginale, gli effetti degli andamenti economiciassumono quest’anno un peso più consistente e ciò diviene evidente se si considerano tutti i3 Il corrispondente tasso di disoccupazione pubblicato da AlmaLaurea nel rapporto 2011 sulla Condizione Occupazionale dei Laureati si attesta, per i laureati in corsi di laurea magistrali attive a Scienze della Comunicazione, al 39,4% mentre il tasso di disoccupazione, calcolato in linea con la definizione della disoccupazione giovanile adottata dall’Istat, risulta del 26,7%. 2
  3. 3. neolaureati intervistati. Adottando la definizione di occupato di AlmaLaurea4, dalla rilevazioneUnimonitor emerge che lavorano 645 neolaureati, pari a circa 2 dottori su 3. Benché solo un quintodegli intervistati non sia inserito in un settore concernente la comunicazione, non sembra esserciun sostanziale scollamento tra percorsi formativi e mercato del lavoro. Ciò nonostante le condizionidi lavoro sono peggiorate nel corso dell’ultimo anno. Le qualifiche dei dottori risultano trasversalirispetto alla loro formazione, come se si fosse disposti ad accettare qualsiasi opportunità di lavoropurché attinente il settore di riferimento. Si rafforzano le condizioni di volatilità e precarietà checaratterizzano l’ingresso nel mondo del lavoro: la quasi totalità dei lavoratori (solo 7 sono alla loroprima esperienza) ha avuto altre esperienze, sempre all’insegna di forme contrattuali nonstandard. Infatti, pur aumentando di circa 2 punti percentuali la quota degli occupati a tempoindeterminato (11 lavoratori, pari al 17,2%, di cui la metà già lavorava prima della laurea), ben 1su 2 ha un contratto atipico, per lo più di tipo occasionale o di consulenza, mentre 1 su 4 ha uncontratto a tempo determinato. Tutto ciò assume un significato ancor più rilevante se si nota chequasi la metà degli 11 lavoratori con contratto a tempo indeterminato operano in settori nonconcernenti la comunicazione. Da notare, inoltre, che rispetto all’indagine 2010 diminuisce di 5punti percentuali la quota dei contratti a progetto, la cui durata nella metà dei casi è compresa trai 6 e i 12 mesi, mentre si registra un aumento delle consulenze e una new entry costituita dallavoro occasionale.In generale, quindi, emerge un mercato caratterizzato da forme contrattuali atipiche (contratti aprogetto, occasionali/consulenza) da cui appare difficile riuscire ad emergere.Risente del peggioramento delle condizioni di lavoro, in egual misura, la soddisfazione nei confrontidell’attività svolta che, pur attestandosi sempre su livelli molto alti (sono 52 i lavoratori, pariall’81,2%, che si dichiarano soddisfatti), scende di circa 9 punti percentuali, orientando oltre lametà degli occupati verso la ricerca di un altro lavoro. Un ulteriore elemento che pone l’attenzionesul clima di cambiamento in atto non solo nel mercato occupazionale ma anche nellepreoccupazioni per il futuro da parte dei neolaureati è la presenza, per la prima volta, di personeche si dichiarano per nulla soddisfatte della attività svolta.Sull’altro fronte, i giovani senza un’occupazione – i cosiddetti non lavoratori - sono 266: tra questidobbiamo distinguere i non lavoratori puri, 20 neolaureati che, al momento dell’intervista, hannodichiarato di non svolgere alcuna attività lavorativa e di essere in cerca di lavoro, e 6 neolaureatiche non possiamo proprio considerare non lavoratori a tutti gli effetti in quanto al momento dellarilevazione stavano svolgendo uno stage, un’attività di formazione in azienda.In una società “Politically Correct” come la nostra, anche i giovani senza un’occupazione, nonpotevano essere etichettati con una parola che potesse subito identificarli, ma sono preceduti dauna negazione di quello che vorrebbero essere: lavoratori.Ed allora quali sono i segni particolari dei non lavoratori? In realtà nessuno che possa giustificare omotivare la loro attuale condizione.I non lavoratori sono giovani dottori in comunicazione, i quali, a prescindere dalle giustificazioniaddotte nell’intraprendere questo percorso, si trovano, ora, a combattere per trovare la lorodimensione e la loro strada. Sono giovani intraprendenti che non hanno nulla da invidiare allecapacità dei colleghi lavoratori ed aspirano a trovare un posto nel mondo, coerentemente alpercorso effettuato. Giovani che “ai tempi dell’Università” si sono trovati ad affrontare ben altrebattaglie: la disorganizzazione in primis, a detta di molti. Una disorganizzazione che è diventata,4 Sono considerati “occupati” - analogamente all’indagine ISTAT sull’inserimento professionale dei laureati - gli intervistati che dichiarano di svolgere un’attività lavorativa retribuita, anche non in regola, con esclusione delle attività di formazione (stage, tirocinio, praticantato, dottorato, specializzazione).5 Di questi 54 hanno conseguito il titolo in uno dei 5 corsi magistrali attivi nella Facoltà di Scienze della Comunicazione mentre 10 si sono laureati nel corso interfacoltà di Innovazione e Sviluppo.6 Tutti si sono laureati in uno dei cinque corsi magistrali della Facoltà di Scienze della Comunicazione, tranne un neolaureato nel corso interfacoltà che al momento dell’intervista era impegnato in uno stage. 3
  4. 4. col senno del poi, un pregio grazie al quale sono cresciuti e che li ha iniziati alla sopravvivenza almondo “lì fuori”. Giovani ambiziosi e competitivi a cui non viene riconosciuta un’identità definita eche spesso vengono scavalcati, nel mondo del lavoro, dai “fratelli” economisti, almeno in base allepercezioni riportate.Comunicatori.. gioie e dolori! Ebbene si!Da quanto è emerso durante l’indagine, proprio il titolo di studio conseguito è accusato di nonfornire ai neolaureati un profilo specifico, atto a connotarli in maniera distintiva nella feroce giungladel mercato. Duplici sarebbero le conseguenze: per i neocomunicatori consistono nella difficoltà dieffettuare una scrematura tra le offerte di lavoro, in quanto non riescono a comprendere quali sipossano meglio addire al proprio profilo; per i datori di lavoro, manca una effettiva conoscenzadelle reali potenzialità garantite da un certo tipo di preparazione.Ed ecco un altro nodo cruciale: la formazione.All’atto pratico, è minimo o quasi nullo il riconoscimento da parte degli intervistati alla Facoltà peraver fornito loro competenze utili e spendibili. A quanto pare, solo grazie ad esperienze condotteall’estero, a motivi personali o in occasione di Erasmus, c’è stata una concreta possibilità di entrarein contatto con strumenti qualificanti. In genere, è la prima impressione ciò che conta ed in questocaso l’idea e il ricordo che rimane dell’esperienza universitaria rimarrà impressa a vita.Dall’analisi emergono tre i filoni che connotano umori e amori nei confronti del proprio vissuto dastudente: delusi, idealisti e razionali.I delusi (8 non lavoratori puri dei 26 senza un’occupazione) sono contraddistinti da un sentimentodi amarezza mista a frustrazione e ciò deriva da un percorso affrontato “a tentoni” senza, a loroavviso, una guida a cui far riferimento; di conseguenza, sono diventati spietati giudici chechiamano l’inutilità del titolo di laurea al banco degli imputati, ritenendola la principale imputatadella loro condizione attuale con l’aggravante che, anche con il diploma, le opportunità lavorativeofferte da Sdc risultano poco accessibili.Gli idealisti (7 non lavoratori puri) rappresentano il lato opposto della medaglia, rispetto ai delusi:sono coloro che hanno raccolto, lungo la strada, continui stimoli, coltivato tanta passione e checontinuano a credere alle scelte effettuate in passato in maniera ancor più determinata. Allastregua dei guerrieri, sono pronti a difendere la patria (facoltà), con tutta la forza che hanno, dagliattacchi inferti dall’esterno.E come si dice: “La verità sta nel mezzo”, i razionali. Si tratta di cinque persone molto ponderateche riescono lucidamente a collocare su una bilancia pregi e difetti della loro esperienza, senzarinnegarne alcunché. Sono consci dell’attuale situazione lavorativa, ma non puntano il dito controla formazione ricevuta, anzi, continuano a crederci. Eppure, se avessero la possibilità di fare unpasso indietro, effettuerebbero scelte più oculate rispetto al percorso di studio e di lavoro daintraprendere.L’ultimo step è costituito dai “fuori categoria”, coloro che stanno svolgendo un’esperienzalavorativa, sebbene di stampo formativo, ossia 6 stagiaire. Sono comunicatori brillantementeinseriti con qualifiche specializzanti nell’ambito del marketing/comunicazione aziendale,dell’organizzazione di eventi e del settore radiotelevisivo. Quasi tutti non sono alla primaesperienza: gli stage precedenti hanno avuto, nella metà dei casi, durata inferiore ai 6 mesi e nonsempre si sono rilevati utili ai fini di una crescita professionale. Nel loro girovagare tra un ambitooccupazionale e l’altro sono poi approdati all’attuale stage, inscritto principalmente nell’ambitodella comunicazione, che ha una durata inferiore a sei mesi nella metà dei casi, nell’altra è di unanno, attraverso il placement universitario o tramite corsi di formazione/master.Purtroppo, come spesso avviene in occasione di stage, non è necessariamente previstol’inserimento all’interno delle strutture e il rimborso spese è quasi nullo o tutt’al più irrisorio (nonsupera i 5 mila euro). Nonostante ciò, la soddisfazione per le mansioni svolte è alta e la ricerca dialternative non è contemplata dalla metà degli intervistati, in virtù del forte interesse nutrito neiconfronti di ciò che si sta sperimentando sul campo. 4
  5. 5. In definitiva i non lavoratori sono giovani che, nella loro ricerca di un impiego, rimbalzano tra stagee consulenze, peraltro non propedeutiche ad un inserimento. Al contrario, sono il preludio di tantealtre esperienze simili che non portano, in ogni caso, alla disillusione.Saranno pazzi? No, semplicemente Comunicatori. 5
  6. 6. 2. Nei panni del neolaureato: fronteggiare il mercato del lavorodi Manuela Bartolotta e Corrado PeperoniAnche l’indagine condotta quest’anno sui laureati magistrali di Scienze della Comunicazione (SdC)ha inteso esaminare dal punto di vista argomentativo, attraverso una specifica sezione delquestionario, l’approccio con il mondo del lavoro, oltre a meriti e criticità dell’esperienza formativamaturata. Mediante un’analisi testuale esplorativa ed ermeneutica delle risposte7, è stato possibilerintracciare l’atteggiamento maturato nei confronti del percorso formativo, integrato da unarelativa valutazione in merito. In particolare, il focus ha preso in esame pregi e limiti dellaformazione in Comunicazione segnalati dagli intervistati e ha permesso di registrare le loroproposte di rinnovamento.Nel complesso, è stato riscontrato un buon livello di omogeneità - ovvero, un’esplicita ricorrenzadei fattori ritenuti più significativi - sia per quanto riguarda la disamina di pregi e limiti, sia nellalettura delle proposte di rinnovamento: né il genere, né l’appartenenza ad un diverso corso dilaurea magistrale o lo stato occupazionale degli intervistati sembra aver orientato le risposte.In particolare, i pregi segnalati dai neolaureati pongono l’enfasi su tre principali aspetti: 1. il curriculum di SdC: in generale, gli intervistati hanno una considerazione piuttosto positiva degli insegnamenti di cui fanno esperienza nei differenti corsi di laurea. Le materie sono apprezzate per il taglio innovativo e attuale ma, soprattutto, per il carattere di trasversalità rispetto ai settori di applicazione: una caratteristica che, a detta dei neolaureati, garantirebbe loro il vantaggio di collocarsi in molteplici ambiti lavorativi. Una formazione, dunque, definita ad ampio spettro, che gode di un’apertura mentale piuttosto apprezzata, non solo in quanto fonte di arricchimento culturale, quanto perché capace di conferire chiavi di lettura critiche per interpretare e leggere la realtà sociale; 2. il corpo docente: nella maggior parte delle risposte, e in maniera trasversale a tutti i corsi di laurea, viene esaltata la qualità dei professori per la loro capacità di trasferire conoscenze e competenze efficaci. Il pregio si rileva soprattutto nel loro apporto alla diffusione di un’esperienza pratica, direttamente collegata con il mondo del lavoro. Da sottolineare, inoltre, l’apprezzamento per una relazione diretta con i professori, idonea a rafforzare la crescita personale dello studente; 3. il valore formativo della laurea di secondo livello: molto più gradita della triennale è la laurea magistrale, specie per la possibilità di realizzare project work e lavori in team.L’analisi dei limiti della formazione in SdC si può meglio comprendere passando in esame leproposte degli intervistati, finalizzate a rinnovare e a potenziare il corso di laurea.Viene suggerito, innanzitutto, un maggiore collegamento con il mondo del lavoro, inparticolare, mediante azioni tese a curare la fase post-universitaria del neolaureato.“Orientamento”, “tutoraggio” e “assistenza” nel passaggio al mondo professionale sono i terminipiù ricorrenti. In molti casi, a conclusione del percorso di studi, i giovani dottori si sentono un po’soli e abbandonati di fronte all’impervia strada da intraprendere a livello lavorativo. Pertanto,auspicano l’incentivazione di stages da effettuarsi durante la frequentazione del corso di laurea,con la garanzia che tali opportunità siano validate dal corso di laurea e, dunque, risultino del tuttoformative.Una richiesta espressa dagli intervistati consiste nell’ulteriore aumento di laboratori, seminarie tirocini all’interno dell’offerta formativa. Allo stato attuale, viene segnalata l’eccessivaprevalenza degli aspetti teorici su quelli pratici e, nell’ottica dei neolaureati, un certo grado diridondanza delle materie affrontate tra il corso triennale e quello magistrale. L’eterogeneità degli7 Il materiale testuale esaminato è relativo a 89 interviste, e cioè a tutti i laureati che hanno partecipato all’indagine, tranne una di cui purtroppo la registrazione della sezione specifica dell’intervista è illeggibile. 6
  7. 7. insegnamenti viene percepita come un limite quando è lasciata ad un eccessivo grado di genericitàe non è indirizzata da un’esperienza pratica e operativa rispetto a quanto appreso. All’interno diquesta richiesta si colloca una maggiore acquisizione di competenze tecniche, soprattutto legate alweb, che va dalla progettazione di siti all’apprendimento di programmi base per la gestione dicontenuti online, oppure dalla predisposizione di corsi di progettazione e di simulazione dicampagne alla redazione di testi scientifici.Gli intervistati auspicano la riduzione del numero degli esami. A tal proposito va sottolineatoche la loro esperienza formativa si inseriva nell’ordinamento 509, caratterizzato dalla proliferazionedegli insegnamenti. Come dimostrato pure dalla successiva riforma in ordinamento 270, l’eccessodi materie contrasta con la volontà dei neolaureati di approfondire alcuni corsi specifici, come quellilegati alla comunicazione, al marketing e alla pubblicità. Gli insegnamenti, inoltre, potrebberoessere maggiormente connessi con il mondo del lavoro, ridotti nel numero, ma più specifici eprofessionalizzanti. Non solo dovrebbero essere connotati da tematiche affini al corso di laurea incomunicazione, ma pure da materie inscritte in ambiti quali contabilità, economia o teoriaaziendale. Non si può tralasciare, inoltre, l’auspicio per l’attivazione di corsi di lingua professionali epluriennali. A volte gli stessi neolaureati lamentano l’incapacità nel comprendere le attività che puòsvolgere un comunicatore, tanto che tale deficit emerge al momento del confronto con il mondodel lavoro.Da ultimo, il suggerimento di introdurre il numero chiuso è finalizzato a contrastare dueaspetti: l’inefficace organizzazione a livello di strutture e aule disponibili e la percezionedell’eccessivo numero di laureati in SdC. Si tratta di due criticità che, secondo gli intervistati, hannocontribuito ad accrescere in negativo la visibilità esterna di SdC e ad abbassare la qualità percepitadel percorso di studi.Alla domanda di una rinnovata iscrizione al corso di laurea in comunicazione sono state prevalentile risposte affermative: 45 neolaureati su 89 si iscriverebbero di nuovo al percorso appenaconcluso; tre rispondenti, invece, hanno eluso la risposta. I pareri affermativi, quindi,corrispondono a poco più della metà degli intervistati e riguardano in prevalenza donne cheoccupano una posizione lavorativa. La superiorità di risposte positive, però, non risulta cosìschiacciante se si esaminano i singoli corsi di laurea e, nell’analisi complessiva, sembra una magraconsolazione. Scienze della Comunicazione verrebbe scelta per il tipo di formazione che offre: èconsiderata una laurea soddisfacente sotto il profilo culturale e in linea con le passioni degliintervistati. Di contro, sarebbe un’opzione da non prendere in considerazione se si dovesse tenerconto solo dei limiti precedentemente esposti e, soprattutto, per le difficoltà riscontratenell’accesso al mercato del lavoro.Abbiamo chiesto ai laureati magistrali in Comunicazione cosa, del loro iter formativo, fosse risultatopiù efficace e spendibile sul mercato del lavoro. La maggior parte di loro ha citato esperienzelaboratoriali, stage, Erasmus, tesi e quei corsi che hanno consentito di sperimentarsi in lavori digruppo. Rispetto alle aree disciplinari il gradimento si riscontra per i corsi di marketing e quellilegati al web o, più in generale, alla digitalizzazione del panorama mediale. Da rilevare, tuttavia,come una quota consistente di intervistati (11 su 89) ritenga che “nulla sia stato utile”. Ladistribuzione di questi laureati - decisamente insoddisfatti - è piuttosto uniforme tra appartenenti adiversi corsi di laurea magistrale, sia occupati, sia non occupati. Solo per il corso di laurea che,almeno dalla prima parte della sua denominazione, sembrerebbe il maggior indiziato di non fornireknow how operativi ai propri laureati, Teoria della comunicazione e ricerca applicata, non ci sonostati intervistati che abbiano dichiarato di non aver trovato utile in alcun modo il proprio percorsoaccademico.Quanto poi al fatto che il titolo di studio sia in sé sufficiente per trovare lavoro, rispondono di no41 dei 69 intervistati che hanno dichiarato di lavorare o essere impegnati in uno stage. Moltisottolineano il rilievo di ulteriori investimenti nella formazione post lauream (ad esempio unMaster), altri il fatto che sia fondamentale poter vantare esperienze professionali pregresse,decisive a garanzia di un maggiore appeal sul mercato. 7
  8. 8. Tinte particolarmente cupe caratterizzano il quadro che si presenta, invece, quando si chiede ailaureati quale sia la reputazione di Scienze della Comunicazione: su 89 intervistati, ben 81ritengono che SdC goda di cattiva fama. Dall’analisi testuale, il lemma di gran lunga più ricorrenteè pregiudizio, e varrà la pena ritornaci in seguito. Tra le cause della reputazione negativa, vi èl’idea diffusa che il corso di laurea sia troppo generico (tuttologia, ne carne ne pesce...), pocoselettivo o centrato su materie di scarso rigore scientifico (scienza delle merendine, acqua fresca,aleatoria, miscuglio di mestieri...). Riguardo ai primi due aspetti gli intervistati sembranoconcordare, sottolineando l’opportunità di reinserire il numero chiuso e di focalizzare di più l’offertaformativa. In merito alla leggerezza e allo scarso rigore scientifico si registra invece un certo scattod’orgoglio, con più di un intervistato che rivendica i numerosi esami di area economico-statisticasostenuti. Tra le risposte relative alla reputazione del corso di laurea merita d’essere citata lapresenza di segmenti ripetuti come serie B e di ripiego, che danno, ancora una volta, l’idea dellaperdurante crisi di immagine delle Scienze della Comunicazione in Italia.Dallo studio emergono due elementi, complementari, e le possibili azioni correttive daintraprendere: 1. il pregiudizio nei confronti del corso di laurea in SdC: pregiudizio, quindi giudizio formatosi in assenza di conoscenza. Gli intervistati chiedono con forza azioni che sappiano aumentare la conoscenza della corso di laurea agli “esterni”, i quali spesso ne hanno un’idea del tutto approssimativa. Sembra quasi che SdC, dagli anni della sua costituzione, sia stata capace di fare notizia, ma non di meritarsi approfondimenti conoscitivi. La sfida, che non può non essere colta, è di divulgare in maniera efficace la natura dell’offerta formativa, così da migliorare la propria immagine. A tal proposito, è significativo che gli intervistati evidenzino come, in sede di colloquio, persino i selezionatori mostrino sovente meraviglia ed apprezzamento per la presenza nel loro curriculum di esami afferenti all’area economico- statistica. È evidente che, fin qui, non si è riusciti a far sapere - ci si consenta il gioco di parole – quanto i laureati in SdC sappiano associare i numeri alla nota capacità affabulatoria. 2. La sofferta competizione dei laureati in Comunicazione con quelli in Economia. L’analisi testuale evidenzia come questa sorta di soffocanti fratelli maggiori risulti un ingombro per gli intervistati, al di là del tipo di laurea magistrale conseguita. Per meglio dire, si tratta di una “sindrome” che non affligge solo gli specializzati in comunicazione d’impresa. Il dato interessante è che, come visto, gli intervistati indicano il marketing, disciplina economico-aziendale, tra gli insegnamenti a maggior gradiente di utilità. Il rischio è quello dell’innescarsi di un circolo vizioso, in cui, da un lato, ci si dichiara discriminati nei confronti dei dottori in Economia, dall’altro, ci si indirizza su aree disciplinari in cui è più probabile trovarsi coinvolti in quello che si ritiene uno scontro impari. L’obiettivo che ci si deve prefissare - attraverso un percorso formativo mirato, un link diretto con il mondo delle imprese ed una efficace presentazione all’esterno (cfr. il punto precedente) – è di passare da un percorso di rincorsa ad uno di distinzione.In conclusione, i risultati dell’indagine 2011 confermano, in linea con quanto emerso un anno fa,alcune questioni sostanziali che fanno della Comunicazione un terreno da consolidare. Lapercezione dei neodottori al confronto con il mondo del lavoro è quella di professionisti in fieri,capaci di guardare al percorso accademico appena concluso, con lucidità e senso critico, ed alpresente/futuro lavorativo sospesi tra speranza e frustrazione, tra necessità di riconoscimento eincerta autostima, tra reattività e tentazione di arrendersi a confronti ritenuti impari.... Il tutto inun contesto che, secondo le stesse parole degli intervistati, tarda a riconoscere un adeguato statusalle Scienze, ancor più che ai professionisti, della Comunicazione. 8

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