Your SlideShare is downloading. ×
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×
Saving this for later? Get the SlideShare app to save on your phone or tablet. Read anywhere, anytime – even offline.
Text the download link to your phone
Standard text messaging rates apply

Progetto Meteo Riviera per la Protezione Civile

188

Published on

Sabato 16 febbraio, alle 10, nella sala consiliare del Municipio di viale De Gasperi, alla presenza di alcune classi degli istituti superiori cittadini, è stato presentato il progetto dal titolo …

Sabato 16 febbraio, alle 10, nella sala consiliare del Municipio di viale De Gasperi, alla presenza di alcune classi degli istituti superiori cittadini, è stato presentato il progetto dal titolo “Meteo Riviera per la Protezione Civile”.

Lo studio, affidato dall'Amministrazione comunale al prof. Massimiliano Fazzini, docente di Rischio Climatico e Geomorfologia all'Università di Ferrara, era finalizzato a definire una strategia di prevenzione di carattere meteo climatologico, statica e dinamica, attraverso un'analisi climatologica estesa temporalmente per oltre 70 anni e incrociata con il quadro degli interventi effettuati dai Vigili del Fuoco a partire dal 2000. Ciò ha permesso di meglio quantificare le soglie meteoriche sufficienti per innescare fenomeni di allagamento e di elaborare e diffondere bollettini meteo di tipo probabilistico.

Il programma della mattinata ha previsto gli interventi del prof. Fazzini e di Carlo Bisci, professore associato di geografia fisica dell'Università di Camerino che successivamente dibatteranno con gli studenti per approfondire un tema di grandissima attualità come quello dei mutamenti climatici oltre al saluto del sindaco Giovanni Gaspari e dell'assessore all'Ambiente Paolo Canducci.

Al termine del convegno il prof. Fazzini ha tenuto una conferenza stampa in cui ha illustrato i principali temi dello studio che si trovano riassunti nel documento qui caricato.

Published in: News & Politics
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total Views
188
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
0
Actions
Shares
0
Downloads
3
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

Report content
Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
No notes for slide

Transcript

  • 1. PROGETTO” METEO RIVIERA PER LA PROTEZIONE CIVILE” Prof. Geologo Massimiliano FAZZINI Docente di Rischio Climatico e Geomorfologia - Università di Ferrara Premessa Che il clima a livello globale stia cambiando e che gli associati fenomeni meteoriciviolenti stiano aumentando in ogni angolo del pianeta è oramai evidenza palese. Ininverno, periodi molto miti si intervallano ad intense ondate di freddo ed accompagnate dafenomeni nevosi significativi anche sulla nostra costa mentre in estate - almeno a fasi dimedia o lunga durata - l’intensità del caldo aumenta, sia come valori termici assoluto, siacome sensazione di percezione. Il rischio ambientale associato si identica in vasti incendied in un inaridimento crescente anche nella nostra zona. Inoltre aumentano i ricoveri insoggetti a salute cagionevole, anche in virtù dell’incremento dell’ ozono che si forma perreazioni fotochimiche in prossimità del suolo In autunno sono maggiormente frequenti ifenomeni temporaleschi a causa dell’abnorme quantità di calore immagazzinata dal maredurante la stagione attiva mentre i primavera si hanno frequenti recrudescenze invernali In generale, la statistica climatologica a livello nazionale, evidenzia che aumentano innumero i fenomeni di forte intensità anche se non aumenta l’intensità assoluta di essi.Aumentano le grandinate ed i venti violenti durante le fasi più intense dei temporali.Aumentano parallelamente sia le alluvioni sia le inondazioni, con gravi fenomeni didissesto idrogeologico. Dunque ciò che più preoccupa a livello di protezione civile è la ricorrenza di certefenomenologie definite ancora adesso “eccezionali” all’occorrenza ma che statisticamente,come in parte appare anche da questo studio, tendono a divenire rare e diverranno moltoprobabilmente “comuni”. Di conseguenza il sistema di protezione civile alla meso- emicroscala deve essere efficiente e rapido nell’intervento ma di certo può e devebeneficiare di prognosi a livello meteo climatologico alla medesima scala di intervento. In tale ottica si inquadra la ricerca di seguito presentata
  • 2. DATI UTILIZZATI E METODOLOGIA L’analisi delle precipitazioni brevi ed intense e di quelle giornaliere si è di fatto articolatain quattro fasi principali, completate dalla produzione di bollettini meteo di tipoprobabilistico (sono stati in tal senso emessi sino al 10 dicembre 39 messaggi meteomirati) ed inerenti fasi meteorologiche finalizzate alla gestione di eventuali problematichepiù o meno ricorrenti in città e foriere di possibili condizioni di potenziale rischio specifico. • Recupero dei dati meteoclimatologici esistenti o Recupero del database relativo agli interventi dei vigili del fuoco e ricerca delle interazioni con le cumulate pluviometriche responsabili degli allagamenti • Anamnesi storica documentata degli eventi atmosferici responsabili di allagamenti o esondazioni di corsi d’acqua maggiori e minori • Analisi statistica del dato meteorico • Analisi dei tipi di tempo responsabili degli allagamenti o degli eventi alluvionali RECUPERO DEI DATI METEOCLIMATOLOGICI ESISTENTI Il recupero dei dati pluviometrici è stato quanto mai complesso, dato che numerosesono le fonti di anamnesi scritta ed informatizzata, derivanti dal monitoraggio effettuato daenti pubblici o talvolta da singoli privati. Tale evidenza sottolinea che in città purtroppo nonesistono serie storiche ss (cioè aventi estensione temporale di almeno 30 anni) e diconseguenza non si può parlare, relativamente a studi statistico-analitici del dato – dianalisi statisticamente omogenea In sintesi si può ricordare ed evidenziare che dai primi anni ’40 e sino alla meta deglianni ’80; i dati derivavano da rilievi effettuati meccanicamente in località Ragnola -appena a valle della SS 16 - dal pluviometro registratore (non fornito per l’intero periodo dipluviografo a cadenza semi-oraria) di competenza e proprietà dell’ istituto idrografico –comparto di Bologna; dal 1969, a tale segnale si affianca quello del celeberrimo “Civicoosservatorio meteorologico L.Gabrielli“, fondato dal compianto Prof. Nelson Rossi, a circa3 chilometri a nord del pluviometro di Ragnola. La strumentazione del civico osservatorio èstata successivamente spostata (1993) presso l’IPSIA - dove ancora oggi monitora iparametri meteo climatologici - dunque a circa un chilometro dal sito di Ragnola, peraltrooramai dismessa.
  • 3. A partire dagli anni 2000, poi, in città sono sorti alcuni siti meteo forniti di modernestrumentazioni, peraltro collocate in posizioni adeguate ad un corretto monitoraggio deifenomeni meteorici. Cosi, se sino all’inizio del terzo millennio era molto difficoltoso reperiredati precipitativi di breve durata e forte intensità attualmente si dispone di notevolipossibilità che meglio chiariscono la distribuzione spaziale e temporale di fenomeni a l’“échelle fine” Questa peculiarità è risaltata notevolmente durante i numerosi fenomeni temporaleschiverificatisi negli ultimi tre anni, con valori meteorici che si discostano in maniera abnormeanche a distanze brevissime, come è peraltro lecito attendersi da eventi temporaleschi piùo meno organizzati. Tutto ciò sottolinea come sia evidentemente impossibile prevedere ladistribuzione spazio temporale ed i quantitativi apportati da tali fenomeni brevi ed intensiche sono quasi sempre condizione innescante gli allagamenti che sempre piufrequentemente si verificano nei nucleo urbano cittadino Dopo avere recuperato i dati, applicato un processo di validazione si è proceduto con lacostruzione di un database caratterizzato dalle massime precipitazioni annuali per periodidi 1, 3, 12 e 24 ore, secondo disponibilità del dato. 2.1 Recupero, informatizzazione ed Interazione tra interventi dei vigili del fuoco ed allagamenti La selezione degli eventi realmente significativi a livello di problematiche è statasemplificata, a partire dall’anno 2000, dalla disponibilità dei dati relativi agli interventieffettuati in caso di allagamenti dai Vigili del fuoco Essi comprendono la localizzazione precisa dell’intervento e la caratterizzazione tramitecodice numerico del tipo di problematica occorsa. L’incrocio tra tali evidenze e leprecipitazioni occorse in quelle date ha permesso di meglio comprendere le tipologie diprecipitazioni maggiormente predisoponenti gli allagamenti e soprattutto i tipi di temporesponsabili cosi da delineare possibili quadri sinottici “operativi”
  • 4. ANAMNESI STORICA DOCUMENTATA DEGLI EVENTI ATMOSFERICI RESPONSABILIDI ALLAGAMENTI O ESONDAZIONI DI CORSI D’ACQUA MAGGIORI E MINORILe fonti scritte o reperibili su web attualmente disponibili e relative ad episodi alluvionali diuna certa gravita sono fortunatamente molto limitati mentre sono numerosi i richiami della“carta stampata” o dei siti web cittadini relativamente ai ricorrenti allagamentiDalla disamina di ciò che resta “del passato” si evince che quattro sono stati gli eventidefinibili calamitosi nella storia recente della nostra città:l’ottobre (il 24) del 1897. In tale data il fiume Tronto ruppe gli argini scatenando la furiadelle acque. Gli abitanti di Porto d’Ascoli (allora Monteprandone) furono aiutati dalcoraggio delle due guardie municipali Cesare Spina e Angelo Guerra, di don FrancescoSciocchetti, del delegato di porto Domenico Palestini, degli intrepidi marinai LuigiFiscalettie Luigi Latini e dell’ingegnere comunale Ercole Signorelli.Tantissimi i danni causati dall’alluvione e numerose le persone che persero abitazioni eterreni. Per questo motivo, subito dopo l’accaduto si costituì un Comitato di Soccorso,presieduto dal sindaco Panfili che quantificò – era il 22 novembre – i risarcimenti dadistribuire alle vittime, per una cifra totale di 487,10 lire, ai quali si aggiunsero le spesesostenute durante le operazioni di salvataggio, per la cifra di 146 lire.6 luglio del 1898 : il torrente Albula esondò, rovinando in maniera irreparabile la vecchiachiesa di Santa Maria della Marina. Dopo quell’alluvione inoltre la borgata rurale“Madonna della Pietà”, nota anche come “borgo Trevisani”, prese il nome con cui laconosciamo oggi di “Ponterotto”, proprio perché la forza delle acque ruppe il ponte che sitrovava lì.
  • 5. L’alluvione del 189815 ottobre del 1970 a seguito di un violento nubifragio, l’Albula esondò trascinandosiappresso Carlo Fares. Alla morte del Fares si aggiunse una stima impietosa dei danni.Esondò infatti anche il fosso delle Fornaci e le famiglie senza tetto furono cinquanta. Isottopassi si allagarono rapidamente diventando veri e propri pantani e impedendodunque il transito alle auto. La città fu depredata dalle acque, entrate nelle botteghe enelle abitazioni e il poco che si salvò giaceva nel fango.10 aprile 1992 - straripamento del Tronto e la completa inondazione del centro abitato diPorto d’Ascoli e infine gli allagamenti degli ultimi anni che hanno danneggiato aziende eabitazioni.Le evidenze drammatiche riportate fanno comprendere come da sempre il nostro territoriorisulta essere fragile dal punto di vista idraulico, essendo situato sulla cimosa costiera, allafoce di quattro corsi d’acqua di cui tre minori. Evidentemente, nel corso degli anni, leimportanti opere di regimazione costruite sui “fossi” a carattere torrentizio ed aventi tempidi corrivazione estremamente limitati hanno migliorato abnormemente la situazione mentrecome è noto, le piene del Fiume Tronto derivano da situazioni meteorologiche particolare
  • 6. oltre che da frequenti errate valutazione negli interventi di laminazione degli invasi artificialisituati nel settore montano del bacino.ANALISI STATISTICA DEL DATO METEORICOL’analisi del dato climatologico è stata condotta non solamente sui “picchi “ pluviometriciorari, condizioni che riflettono rispettivamente episodi temporaleschi particolarmenteintensi, ma anche sulle cumulate giornaliere piu abbondanti, derivanti da passaggiperturbati più organizzati (sistemi frontali sl)Relativamente alle precipitazioni più intense, un primo sintetico approccio evidenzia inmaniera chiara che anche considerando l’intera serie storica di dati disponibile, raramentenella nostra città si supera un intensità oraria di 30 mm – ritenuta generalmente soglia“significativa” per l’innesco di fenomeni di allagamento nelle aree urbane a forteurbanizzazioneDa un punto di vista mensile, i fenomeni risultano essere più frequenti nella seconda partedell’estate ed alla fine dell’autunno, in sinergia con eventuali condizioni di instabilitàderivanti dal contrasto termico tra il mare surriscaldato e le avvezioni di aria fresca diorigine polare intermedia.Fig.1 – ripartizione mensile del numero di eventi brevi ed intensi e prolungati secondo una sogliaprestabilita
  • 7. Se si va ad analizzare il trend relativo ai fenomeni piu intensi rilevati ogni anno, si nota chein generale gli eventi no differiscono in maniera sostanziale tra di loro, no superando maila soglia dei 40 mm/h; si osservano di fatto solamente due “outlayers” dei quali quello piùevidente si identifica con l’evento della mattinata del 21 febbraio 2012.Fig.2 – andamento temporale delle precipitazioni breve en intense – periodo 1940-2012Ciò che colpisce maggiormente è invece la distribuzione mensile dei picchi che nonsembrerebbe più essere relegata al trimestre estivo ma si estende anche agli altri mesidell’anno come peraltro avvenuto nel 2012 (fig. 1 e tab.1).
  • 8. Fig.3 – andamento temporale delle precipitazioni persistenti (cumulate massime a 24 h) – periodo1940-2012 Se invece si focalizza l’attenzione sulle precipitazioni più durature– estese nel tempoper almeno tre ore (fig.3) – si osserva un segnale differente, con una lieve calo delsegnale ed una periodicità a medio termine meno pronunciata. Più in particolare, il calogeneralizzato dei quantitativi è significativo dalla fine degli anni ’80 e sino ai primi anni delnuovo millennio mentre il segnale subisce un impennata proprio nell’ultimo quinquennio.La soglia pluviometrica superiore sembrerebbe porsi intorno ai 100 mm ma dei treoutlayers evidenti, due si sono verificati tra negli ultimi tre anni. Non si osserva poi alcuna relazione statistica tra quantitativi meteorici annui e incidenzadi precipitazioni brevi ed intense o estese alle 24 ore di particolare importanza. Un anomalia consistente si rileva invece nel rapporto tra i numerosi eventi estremiverificatisi nell’anno solare 2012 ed i quantitativi cumulati, per lo meno nei primi dieci mesidell’anno.Analizzando i dati meteorici più significativi e postumi all’anno 2000 e confrontandoli con lesegnalazioni puntuali contenute nel database dei Vigili del Fuoco, è possibile tentare diipotizzare delle soglie pluviometriche al di sopra delle quali il sistema fognario cittadino va“in crisi”, sia in caso di piogge prolungate sia in caso di fenomeni brevi ed intense (tab.2)Per ciascuna situazione caratterizzata da una piovosità superiore ai 25 mm/h o da 60 mmnelle ventiquattro ore, sono state analizzate le carte meteorologiche al suolo, le carte delgeopotenziale a 700, 500 hPa e 300 hPa ed i profili termodinamici disponibili relativi allastazione di Bologna o Brindisi. Tutto cio al fine di caratterizzare le situazionimeteorologiche che possono essere maggiormente foriere di eventi intensi e di creare undatabase di tipo operativo-previsionale.
  • 9. data interventi prec mm int MM/H interventi tipo sinottico07/09/2000 4 31 25 4 WG18-19/11/2000 4 56 413/11/2001 8 30 8 17/07/2002 10 27 25 10 DTIR-INS23-24/8/2002 4 16 429/30-8/2002 14 19 12 14 DTIR-INS6-7/9/2002 12 40 30 12 WG 04/12/2002 2 36 2 09/09/2003 11 80 29 11 WG 23/12/2003 5 19 5 12/10/2004 4 62 4 WDEP14-15/11/2004 5 63 5 WDEP 09/12/2004 4 57 410-11/7/2005 3 29 19 3 07/08/2005 2 19 18 2 17/11/2005 3 26 3 12/12/2005 3 51 3 08/12/2007 3 51 13 3 20/05/2008 7 42 40 7 DTIR-INS 14/11/2008 2 36 2 DTIR- WFR1-3/6/2009 29 130 32 29 DTIR-INS 12/10/2009 4 20 4 C FR 10/03/2010 4 28 4 DTIR- WFR 15/05/2010 5 27 5 DTIR- WFR 17/11/2010 7 44 29 7 DTIR- WFR2-4/3/2011 23 73 13 23 DTIR-WOCC 05/07/2011 10 41 33 10 DTIR- WFR 24/07/2011 7 31 26 7 SAC 21/02/2012 83 113 63 83 CVA 06/03/2012 4 57 38 4 CVATabella 2: eventi con allagamenti provocati da precipitazioni in città: Prec. mm: cumulate nelle 24 ore; INTMM/H precipitazioni in un ‘ora; tipo sinottico: tipo di tempo che ha determinato le precipitazioni: DTIR:depressione sul Tirreno, INS: linea di instabilità; WG: linea temporalesca di groppo; WDEP: depressione acarattere freddo; WFR: fronte caldo, C FR : fronte freddo; SAC saccatura; WOCCL; fronte occluso a caratterecaldo; CVA, linea temporalesca di convergenza con sistema convettivo alla mesoscala
  • 10. Figura 4: numero di interventi dei VVFF (spezzata in blu) , prec mm su 24 ore (spezzata in rosso) e fenomenibrevi ed intensi (int - spezzata verde) per il periodo gennaio 2000-luglio 2012.Relativamente ala rapporto tra numero di interventi per allagamenti in relazione aprecipitazioni a carattere temporalesco, non si osserva di fatto una relazionestatisticamente soddisfacente tra le due variabili (R2= 0,46); inoltre risulta evidente comeanche per precipitazioni orarie inferiori ai 15 millimetri, siano stati richiesti interventi (fig.5).Figura 5 – numero di interventi dei VVFF in relazione a precipitazioni brevi ed intense
  • 11. Se si va ad analizzare lo stesso rapporto in relazione a precipitazioni estese nel tempo, sinota come il coefficiente di determinazione cali ulteriormente sino a valori di poco superioria 0,4: Tuttavia anche in questa tipologia precipitativa, occorrono piogge non superiori ai 20millimetri in 24 ore a determinare locali condizioni di disagio per la popolazione (fig.6).Figura 6 – numero di interventi dei VVFF in relazione a precipitazioni prolungate
  • 12. ANALISI DEI TIPI DI TEMPO RESPONSABILI DEGLI EVENTI ALLUVIONALI -Le evidenze maturate nell’analisi statistica precipitativa hanno confermato come alcuni deifenomeni verificatisi negli ultimi tre-quattro anni, con particolare riferimento all’ultimo annosolare (fig.7), possono effettivamente essere annoverate come eccezionaliDi seguito vengono evidenziate, per alcune situazioni meteo climatiche occorse, lecondizioni sinottiche caratteristicheFigura 7 – distribuzione delle precipitazioni nel periodo 1 gennaio-20 settembre 2012: evidentecome la precipitazione si sia concentrata in un numero molto limitato di giorni.Evento del 21 febbraio 2012:caratteristica: eccezionale, tempi di ritorno stimati: ultrasecolari.Precipitazione 115 mm in circa 3 ore, intensità 63 mm/hTipologia sinottica: linea di convergenza con sviluppo di sistemaconvettivo alla mesoscalaSituazione caratterizzata da forte differenza di pressione al suolo tra Mitteleuropa e bacinomediterraneo, con forte anticiclone termico centrato sull’Ungheria e depressione relativa
  • 13. ad ovest della Sardegna (fig.8). La struttura depressionaria è presente anche in quota. Ilmedio versante Adriatico si trova in un’area d convergenza tra richiamo sciroccale ecorrenti più fresche orientali (fig.9).La colonna d’aria è satura almeno sino ai 3500 metri di quota. Dal forte contrasto deriva laformazione di una linea temporalesca che provoca fenomeni estremamente intensi didifficile localizzazione e predicibilità. La presenza dell’area di convergenza è oltretuttolocalizzabile esclusivamente da un previsore esperto. Una situazione molto simile si èverificata nell’evento del 6 marzo 2012EVENTO DEL 14 SETTEMBRE 2012:Caratteristica: molto raro: tempi di ritorno stimati: superiori ai 30 anniPrecipitazione 89 mm in circa 6 ore, intensità 52 mm/hTipologia sinottica: linea di instabilità con convezione profonda legataalla presenza di depressione strutturata sul basso TirrenoSituazione piuttosto comune alla fine dell’estate quando correnti piu fresche e giàoriginariamente instabili penetrano nel bacino mediterraneo molto caldo provocandoformazioni di ciclo genesi con associati fenomeni di carattere convettivo Nella fattispecie lafenomenologia intensa occorsa sulla città e sulle coste del teramano derivano dalla fortevorticità presente sul bordo nord-orientale della depressione con estrema vicinanza deisettori caldi e freddi del sistema depressionario (figg. 10 ed 11)., situazione che determinaun ulteriore aumento della instabilità della colonna d’aria. Il sistema atmosferico disponeinoltre di un enorme quantità di energia derivante dall’elevata temperatura del mare (circa27°C). Situazione simile ha caratterizzati l’evento del 3 settembre EVENTO DEL 9-10 APRILE 1992:Caratteristica: COMUNE SULLA COSTA, POCO COMUNE SULLA CATENAAPPENNINICA: tempi di ritorno stimati: superiori ai 30 anniPrecipitazione 67 MM IN CIRCA 30 ORE (280 MM IN 26 ORE NELLASTAZIONE DI RILIEVO DI SAN VITO - LAGA)Tipologia sinottica: depressione fredda sul basso tirreno, con linee diinstabilità associate
  • 14. Situazione caratterizzata dalla presenza di un campo anticiclonico a più massimi di cuiuno robusto centrato sulle isole britanniche e depressione chiusa e profonda sul bassoTirreno. In quota, formazione di una depressione fredda a forte vorticita sul Tirrenomeridionale (figg. 16 e 17). Il richiamo prefrontale di scirocco unito alla complessitàorografica dell’appennino centrale determinano intense e persistenti precipitazioni di stausul versante adriatico degli appena citati rilievi, con quantitativi molto modesti su costa edentroterra. L’incremento termico determina contemporaneamente lo scioglimento dellaneve preesistente sino a quote elevate.CONCLUSIONIL’analisi delle informazioni disponibili ed utilizzate per tale studio ha evidenziato che:• Nella nostra città non si verificano molto frequentemente fenomeni precipitativiestremi (derivanti da fenomeni di tipo temporalesco convettivo-advettivo o derivanti daformazione di MCS-MSS) con intensità superiore ai 30 mm/h)• Allo stesso tempo si verificano con ancor minore frequenza eventi precipitativiestesi nel tempo (da 12 a 24 ore) con cumulate complessive maggiori di 60 mm.• La frequenza degli eventi intensi non mostra variazioni significative negli ultimi annima nel corso del 2012 si è verificato un outlayer che non è possibile definire qualeinizio di una nuova fase caratterizzata da tale comportamento atmosferico• Anche le intensità dei fenomeni estremi non sembra essere caratterizzata da unincremento. Di certo la fenomenologia occorsa il 21 febbraio 2012 presenta tempi diritorno ultrasecolare.• Anche relativamente alle cumulate in 24 ore, non si evidenzia alcuna tendenzasignificativa. Tuttavia due dei tre outlayers evidenti dall’analisi sono avvenuti negli ultimi treanni (1 giugno 2009 e 21 febbraio 2012 – eventi peraltro caratterizzata da differenti inputsinottici)• Dal’incrocio tra le informazioni relative agli interventi effettuati dai vigili del fuoco equelle relative alla pluviometria risulta evidente come siano da sempre mediamentesufficienti quantitativi di circa 20 millimetri per causare crisi agli impianti fognari della città.Di conseguenza, perseguendo a livello di prevenzione , la redazioni di bollettini diallerta meteorologici – come prodotti nell’anno solare 20’12 – sarà fondamentale la
  • 15. loro emissione qualora i quadri previsionali evidenzino una probabilità media (50%)di precipitazioni eguali o superiori a tale soglia.• I quadri sinottici che maggiormente favoriscono precipitazioni brevi ed intensederivano principalmente da forti gradienti barici tra mitteleuropa e bacino mediterraneo,con avvezioni di aria polare intermedia verso il medio adriatico e formazione di linee diinstabilità o di linee di groppo. Negli ultimi anni sembrerebbero invece prevalere formazionidi linea di convergenza derivanti da avvezioni contemporanee di aria polare continentale edi aria marittima intermedia, in qualsiasi periodo dell’anno (situazioni a bassa predicibilitàlocale ricorrenti del 2012). Molto rari invece le situazioni derivanti da convezione profondadi tipo essenzialmente convettivo (temporali di calore)• A livello di configurazioni sinottiche apportatrici di precipitazioni prolungateprevalgono ancora una volta quelle legate alla presenza di una circolazionedepressionaria centrata tra il medio ed il basso Tirreno - alimentata contemporaneamenteda masse d’aria polare marittima o intermedia (anche con situazioni di NAO negativa) esubtropicale marittima - Da tale situazione derivano passaggi frontali caldi o occlusi cheprovocano precipitazioni estese e persistenti, di moderata intensità, specie se si assiste aduna destabilizzazione della colonna d’aria a causa di formazioni di aree di convergenza sulmedio Adriatico. Tali situazioni sinottiche sono statisticamente più ricorrenti nel semestrefreddo (novembre-aprile)

×