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La  marginalità            socio‐economica  è definita  come  un depotenziamento strutturale della capacità di reazione de...
LUNIGIANAPROVINCIA DI MASSA­CARRARA   AREA di COSTA                                          Toscana
AREA  RURALE MARGINALE:                             •esodo rurale:                                  • ’50‐’80 :  ‐ 28,9% p...
La Lunigiana non è uno “spazio di produzione” ne in termini di produzione di massane  in  termini  di sistema agro‐industr...
Superficie  agricola  e  numero  delle  aziende                              2001                 1990                    ...
“la rivalutazione di funzioni di tutela ambientale, lo sviluppo di funzioni residenziali e,  soprattutto,  la  crescente  ...
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                       Emilia         Pontremoli   Romagna          Mulazzo    LIGURIA            Toscana                 ...
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Zeri       Lunigiana      Toscana                   Indice di vecchiaia                      651,81%       283,23%       1...
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Declino della  modernizzazione     agricola                    La Renassance                        ruraleAnni 50‐60
RiscopertaPiccolo miracolo                   Valorizzazione
tra il 1999 e il 2000 diventiamo presidio Slowfood, e lo diventiamo per     l’aiuto dell’amministrazione provinciale, del ...
Tornati dal Salone del gusto decidono di costituire il Consorzio:•Dall’azione individuale all’azione collettiva•Nicchia bi...
Istituzionalizzazionedell’azione collettiva            Creazione del Consorzio
Nel Disciplinare di produzione, il Consorzio stabilisce la denominazione delprodotto (art. 1, “l’agnello da carne di razza...
Aziende locali                                  Macello Comune Pontremoli                Pontremoli                       ...
Il primo passo è stato la partecipazione al "Progetto sviluppo economico evalorizzazione del territorio e dei prodotti nat...
Cerco di portare avanti quello che facevano i  miei nonni adeguandomi ai tempi, perché non puoi fare come facevano una vol...
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La Fiera non è solo promozione commerciale del prodotto, è anche molto altro ed è proprioin questa plurima funzionalità ch...
Sviluppo sostenibile    marginalità                                               attraverso l’agricoltura                ...
Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della                           volontà:       la resistenza contadina ai proces...
Società agricola tradizionale:    • Popolazione stabile:  fino al 1921 crescita, dal 1931 al 1951 perdita solo del 3,6%   ...
“Effetto                    Unione europea                      Discorso sullo                      Toscana”              ...
LIMITI ALLA VALORIZZAZIONE:•Mancanza di una immagine unitaria:   • Sono  4  anni  che  sto  cercando  di  fare  un  manife...
Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della                         volontà:     la resistenza contadina ai processi d...
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Disclaimer questo materiale è stato presentato durante il corso di Alta Formazione Progettazione Partecipata per lo Sviluppo Sostenibile dei Territori Rurali svolto presso La Scuola Superiore Santa Anna di Pisa tra novembre 2011 e giugno 2012.
Il materiale è stato reso pubblico per gentile concessione dei docenti ma non può essere utilizzato senza il loro specifico consenso.
Per maggiori informazioni
www.sssup.it/territorirurali
www.territorirurali.wordpress.com

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Abbandono berti 18nov11

  1. 1. Modulo Territori rurali in abbandono:  interventi di sviluppo e gestione attraverso progetti partecipati Potenzialità e criticità dell’agricoltura inaree marginali: valutazioni teoriche e casi studio Giaime Berti Dipartimento Agronomia e Gestione Agroecosistema – Università di  Pisa
  2. 2. Descrizione e  Individuazione spiegazione di percorsi utili della realtàIndividuazione dei concetti teorici attraverso un  processo di astrazione
  3. 3. La  marginalità socio‐economica  è definita  come  un depotenziamento strutturale della capacità di reazione del sistema locale prodotta  dal  processo  di  spopolamento attraverso  un  incrocio  di  effetti recessivi (Aimone e Buran; Buchi G., 2001).  circolo vizioso della  Tale  definizione  di  marginalità che  marginalizzazione rurale  riguarda il : •dinamismo demografico,  •il  potenziale  di  reddito  e  consumo locale,  •le  dotazioni  di  servizi  locali  di  uso quotidiano •e    il  tessuto  imprenditoriale  locale,  identifica  le  dimensioni  attraverso  cui  si  sviluppo  il  circolo  vizioso  della  marginalizzazione  rurale  (OECD;  2006; p. 12). 
  4. 4. LUNIGIANAPROVINCIA DI MASSA­CARRARA  AREA di COSTA Toscana
  5. 5. AREA  RURALE MARGINALE: •esodo rurale:  • ’50‐’80 :  ‐ 28,9% popolazione • ‘84‐’04: ‐ 7,08% popolazione •l’indice di vecchiaia: • Lunig. 283,3%> 192,30% Toscana; •tasso di disoccupazione : • Lunig. 9,02% > 6,87% Toscana •tasso di occupazione in agricoltura • Lunig. 4,27% > 3,93% Toscana (fonte: nostra elaborazione su dati  Istituto Studi e Ricerche, 2005 e  ISTAT,  2001)Fonte: IRPET, 2002; p. 208
  6. 6. La Lunigiana non è uno “spazio di produzione” ne in termini di produzione di massane  in  termini  di sistema agro‐industriale locale  specializzato in  prodotti di elevataqualità : • polverizzazione della proprietà:  • media aziendale SAT  (ettari) : 5,66 < 11,64 Toscana • media aziendale SAU (ettari): 2,18 < 6,35 Toscana • micro aziende familiari: • il 95 % delle aziende sono familiari • Con occupati non familiari 1,69 % < 3,49% Tuscany • Mancanza sistema di trasformazione e  frammentata  e  disorganizzata  rete  per  la  raccolta, la conservazione e distribuzione dei prodotti (Cortesi, 1977; p. 139‐143, Camera di Commercio, 2005) ….. ma il macello a Fivizzano • Multifunzionali:    attività economica,  mantenimento del  paesaggio e  assetto idrogeologico, relazioni sociali (PLSR, 2007) • Turismo rurale (Balerstrieri, 2006, Camera di Commercio, 2005):  • Basato sulle “seconde case” (Camera di Commercio, 2005) • Agriturismo molto inferiore alla media regionale ma in aumento (da 73 nel 2004 a 109  nel 2007) (Balestrieri, 2005; PLSR, 2007) • 72 prodotti agro‐alimentari locali  registrati nel catalogo ARSIA 
  7. 7. Superficie  agricola  e  numero  delle  aziende 2001 1990 1982 N.  N.  N.  Aziende SAT Aziende SAT Aziende SAT valori  assoluti 77.43 43.643 8.886 53.574 10.640 71.864SEL 1 ­ riduzione Lunigiana in termini  % rispetto  al 1982 ‐ 27% ‐ 39% ‐ 16% ‐ 24% ‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐ ‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐ valori assoluti 139.872 1.627.461 149.741 1.776.563 163.800 1.863.632REGIONE  riduzione TOSCANA  in termini  % rispetto  al 1982 ‐ 15% ‐ 13% ‐ 9% ‐ 5% ‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐ ‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐‐
  8. 8. “la rivalutazione di funzioni di tutela ambientale, lo sviluppo di funzioni residenziali e,  soprattutto,  la  crescente  diffusione  del  turismo  rurale  le  stanno progressivamente  trasformando  in  direzione  delle  aree  turistico  rurali”(IRPET, 2002; p.209). 
  9. 9. “Oggi Zeri non è più solo un puntino sperduto tra i monti della Lunigiana: è qualcosa che resiste, qualcosa che  esiste” (Riconda, 2004 )
  10. 10.   Emilia Pontremoli Romagna Mulazzo LIGURIA Toscana La superficie comunale è di 73,59 Kmq con una densità abitativa di neppure 18 abitanti per kmq. La parte inferiore delle vallate è inabitata e inutilizzata, mentre nella parte mediana e medio-alta, tra i 600 e 1.400 m. s.l.m., vivono 682 famiglie, 1.314 Zeraschi (Istituto di Studi e Ricerche (ISR), 2005).
  11. 11. Zeri non è un unico borgo rurale ma è un nome collettivo di numerose località sparse nelle quattro vallate di Adelano, di Rossano, di Codolo e la valle di ZeriLa Vallata di Zeri comprende le seguenti frazioni: Patigno, Valditermine, Villaggio Aracci,Costa dAsino, Piandelmonte, Antara, Chiosa, Torricella, Bergugliara, Serralunga, Fichi,Villaggio Passo Rastrello, Castello, Coloretta, Noce, La Dolce e Conciliara.La Vallata di Adelano comprende le seguenti frazioni:Casa Rocchino, Calzavitello, CasaBornia, Casa Maddalena, Casa Biagi, Casa Tosi, Frandalini.La Vallata di Rossano comprende le seguenti frazioni: Piagna, Castoglio, Chioso,Montelama, Chiesa, Paretola, Valle e Bosco.La Vallata di Codolo comprende le seguenti località: Chiesa, Mola, Cernatore, Villa di Sotto,Baraccone, Ripola.
  12. 12. “io ho sempre pensato che fossero popolazioni non proprio così omogenee che avevano tradizioni e usi e costumi diversi, magari con una stessa base ma con molte varianti diverse come il dialetto, ogni frazione ha il suo dialetto. Zeri non esiste fisicamente e non esiste neanche come unico concetto anche se sembra che significhi Cerri. Cerri perché ci sono tante querce ma questo è il vecchio toponimo che è stato sfatato un paio di volte”. Zeri è una “ragnatela di rapporti intricati”“città invisibile” di Ersilia, dove “per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco‐e‐neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza” (Calvino, 1999; p.76). 
  13. 13. Zeri Lunigiana Toscana Indice di vecchiaia 651,81% 283,23% 192,30% Tasso di disoccupazione 9,48% 9% 6,87% Area  Occupazione in agricoltura 16,2% 4,27 % 3,93% marginale Variazione popolazione residente ‐22,96% ‐7,57% ‐ 2,37% (1982‐2001) • 1.134 abitanti  e 192 imprese agricole: una ogni 6 abitanti  Economia • il tasso di occupazione è del 16,2%, quattro volte superiore rispetto  agricola alla media della Lunigiana.  • Secondo  i  dati  del  Comune  di  Zeri,  il  numero  di  “coinvolti” in  agricoltura  sono  300,  questo  significa  che  almeno  il  40%  della  popolazione è legata agricoltura.  Zeri Lunigiana ToscanaSpecializzazione Aziende  con  allevamento  50,54 % 22,40% 9,98% allevamento bovino in valori % Ovino Aziende  con  allevamento  45,65% 9,72% 9,31% bovino ovino in valori % 2000‐1982 aziende SAT Variazione in valori percentuali Crisi lungo Zeri ‐123,96% ‐52,70% periodo SEL 1 ‐ Lunigiana ‐37,41% ‐64,66% Toscana ‐17,11% ‐14,51%
  14. 14. Brochure di presentazione dell’iniziativa regionale “Il Mercatale”,presentata in occasione della Conferenza Regionale dell’Agricoltura edello Sviluppo Rurale della Toscana del 2006 Paolo Pellegrini, inviato del quotidiano La Nazione  al Salone del Gusto di Torino, 2004 “[…] Zeri e le sue montagne, un angolo di mondo  lontano da tutto ma al centro di un piccolo miracolo:  le “signore degli agnelli”, le ha ribattezzate qualcuno  con intuizione felicissima […] Sono loro la bandiera  della Toscana dei sapori […]”. 
  15. 15. “Ai tempi dei miei nonni e prima di loro a Zeri non c’era scelta si nasceva per diventarecontadini, e in particolare allevatori.Mia madre e mia zia come tutti di quella generazione e successive hanno abbandonatoZeri per andare nelle città. […]Mi sono sposata a Zeri, sono venuta a vivere a Zeri, però lavoravo a Pontremoli in un ufficio,finché i miei nonni hanno deciso di vendere quello che avevano, 20 pecore ed una mucca, e aquel punto io non me la sono più sentita di lavorare laggiù, ho deciso di abbandonare il lavoro.Nel 2001 ho preso quei pochi animali che avevano i miei nonni perché erano già pensionati eadesso ho 100 pecore e una decina di mucche.[…]
  16. 16. I nonni facevano formaggio, poi è mancata una generazione a Zeri, che non c’è stata quelladei miei genitori,saranno rimaste due o tre persone a fare questo lavoro e quei due o tre allevatori che sonorimasti a Zeri non hanno fatto questo lavoro cercando di ripristinare quello che era, hannotrasformato l’allevamento in allevamento intensivo, hanno cambiato radicalmente il modellodi allevamento.Io cerco di fare come nella tradizione, aprendo un caseificio familiare, producendo in piccolequantità, sempre come facevano i nonni ma in regola.Io vendo la nostra storia, le persone che vengono in azienda sono interessate sì al prodotto masoprattutto alla storia che c’è dietro, a visitare l’azienda, al contatto, alle leggende, allepasseggiate, a quello che è appunto il territorio”.
  17. 17. Allevamento  ovino tradizionale  • attività integrativa rispetto all’allevamento bovino • produzione  di  carne  per  l’autoconsumo  o  per  mercato  familiare‐ amicale informale,  • produzione casearia casalinga per autoconsumoAnni ‘50‐’60 La modernizzazione agricola Declino della modernizzazione • Modello Produttivista Incrocio:  • con  razza  massese  (aumento  • Esodo agricolo produzione di latte)  mastite • Esoso rurale • con  razza  bergamasca  (aumento  • Abbandono allevamento produzione  di  carne)  resa  razza zerasca razza via  estinzione minore Nuovo modello contadinoAnni ’90 • Modello Sviluppo rurale sostenibile: Reinassance rurale • Valorizz.  risorsa  locale  e  ricongiungimento uomo‐natura  • Recupero e  valorizzione • Creazione  del  “mercato  ufficiale” razza e capitale territoriale (carne,  formaggio  e  altre  • Vitalità socio‐economico‐ prospettive) culturale • Valorizzazione  di  tutte  le  risorse 
  18. 18. Allevamento  ovino tradizionale “La "Zerasca" è la razza ovina del territorio di Zeri e la sua formazione è stata favorita dallisolamento geografico della zona”. “la grande qualità delle carni deriva sia dalla particolarità della  razza, che sa utilizzare al massimo le risorse del territorio, sia dal  grande pregio di queste risorse: prati, pascoli e cespugli,  crescono in un ambiente incontaminato rendendo disponibili  specie foraggere fresche, di grande appetibilità e di valore  nutritivo elevato” (Comunità Montana della Lunigiana).  •“Molte  aziende  se  non  avessero  terreni  di  uso  civico  non  riuscirebbero  ad  allevare  più bestiame.  Poi  si  appoggiano  a  questi  terreni  per  allevare  non  solo  le  pecore  ma  anche  bovini” (Patrizia Figaroli in Report, 2003); •“Io  per  prima  ho  più di  80  pecore.  Se  non  potessi  più destate  mandarle  nel  terreno  comune, credo che ne potrei tenere una trentina poi stop, le altre no” (Valentina Merletti  in Report, 2003)
  19. 19. Il “grande esodo rurale” Esodo ruraleFonte: nostra elaborazione su grafico prodotto da wikipedia su dati ISTAT 
  20. 20. “Negli  anni  60  – 70  è stato  fatto  un  ampio  ricorso  ad  arieti  di  razza  Massese  allo  scopo  di  aumentare  la  quantità di latte prodotto.  Sono stati tentati anche incroci con la  razza  Bergamasca,  per  aumentare  la  produzione di carne (Verità et al, 2001)in passato quando io ero una bambina (avevo 7‐8 anni) mio papà nel branco aveva il montone grigio dato dall’APA, sicuramente era della razza massese”
  21. 21. “Negli anni 60 – 70 è stato fatto un ampio ricorsoad arieti di razza Massese allo scopo diaumentare la quantità di latte prodotto. Questapratica ha portato ad una riduzione dellarusticità, e quindi delle capacità di sfruttamento daparte degli animali di un ambiente non facile sia dalpunto di vista climatico che di reperimento dellefonti alimentari […] Comunque, gli incroci nonhanno raggiunto lo scopo voluto: se da un lato siottenevano agnelli di maggiore peso e precocità, ABBANDONOdallaltra aumentavano i problemi di patologia “RAZZA”mammaria e la produzione lattea si modificava solo ZERASCAdi poco, per cui questa pratica è stata abbandonata[…]Sono stati tentati anche incroci con la razzaBergamasca, poi abbandonati in quanto la resaalla macellazione degli agnelli risultava inferiorea quella dei soggetti non incrociati”
  22. 22. Anni Aziende  Numero di capi  (bovini) 1982 199 955 1990 138 574 2000 93 510Variazione % 1990/1982 ­30,7 ­39,9Variazione % 2000/1990 ­32,6 ­11,1Variazione % 2000/1982 ­53,3 ­46,6 Aziende Numero di capi N° medio capi per  (ovini) azienda 1982 137 1.755 12,8 1990 139 2.687 19,3 2000 84 2.982 34,3Variazione % 1990/1982 1,5 53,1Variazione % 2000/1990 ­39,6 11,0Variazione % 2000/1982 ‐38,7 69,9
  23. 23. Declino della modernizzazione agricola La Renassance ruraleAnni 50‐60
  24. 24. RiscopertaPiccolo miracolo Valorizzazione
  25. 25. tra il 1999 e il 2000 diventiamo presidio Slowfood, e lo diventiamo per l’aiuto dell’amministrazione provinciale, del comune e di Slowfood». La partecipazione al Salone del Gusto, 2001L’importanza di tale esperienza risiede in cinque aspetti:•gli allevatori divennero pienamente consapevoli della qualità del loro prodotto;•gli allevatori consolidarono la loro rete relazionale (interna) e intuiscono lanecessità di rafforzare la capacità organizzativa e definire un progetto collettivo;•il prodotto ha iniziato ad essere conosciuto ed apprezzato e promosso su scalanazionale e gli allevatori diventano consapevoli della la centralità dellacomunicazione,•gli allevatori iniziano a creare una rete di conoscenza con realtà simili,•e, soprattutto, si intravede con chiarezza la possibilità della costruzione di unmercato formale attraverso l’attivazione dei primi canali commerciali con realtà extraregionali.
  26. 26. Tornati dal Salone del gusto decidono di costituire il Consorzio:•Dall’azione individuale all’azione collettiva•Nicchia biologico‐sociale dell’allevamento: • razza ovina autoctona (standard di razza) • tecniche di allevamento estensive e no OGM • perimetrazione aperta” della zona di produzione•Costruzione di un macello a Zeri;•Nel  passaggio  dall’allevamento  finalizzato  alla  sola  produzione  di  carne  alla valorizzazione di tutta la “filiera” • Salume di pecora • Mezzalana e prodotti lana • Formaggio e caesifici aziendali•Nella promozione della cultura e dell’arte del fare locale;•Nella realizzazione della sagra della pecora Zerasca
  27. 27. Istituzionalizzazionedell’azione collettiva Creazione del Consorzio
  28. 28. Nel Disciplinare di produzione, il Consorzio stabilisce la denominazione delprodotto (art. 1, “l’agnello da carne di razza Zerasca assumerà il nome di ‘Agnellodi Zeri’”), la cui utilizzazione è riservata esclusivamente alla presenza di unprodotto che soddisfi determinate condizioni:•Gli ovini devono presentare determinate caratteristiche che definiscono lo“standard di razza” (art. 2);•Gli ovini devono essere allevati in un determinato ambito geografico (art. 3);•Gli ovini devono essere allevati secondo specifiche pratiche (art. 4);
  29. 29. Aziende locali Macello Comune Pontremoli Pontremoli MERCATO VENDITA  Consorzio LOCALESOTTO BANCO E  EXTRA‐LOCALE  Comune Zeri (regionale e nazionale) Macello  mobile ZERI Regione Provincia
  30. 30. Il primo passo è stato la partecipazione al "Progetto sviluppo economico evalorizzazione del territorio e dei prodotti naturali" promosso nell’ambitonell’iniziativa “Filo e artificio” sostenuta dalla Regione Toscana. Questo progetto pilota aveva lo scopo di riassumere i vari aspetti della filiera tessile che, partendo dalla produzione delle fibre tessili di origine animale e vegetale, attraverso la tintura, la tessitura e la sartoria, giungesse alle creazione di tessuti, manufatti e capi di abbigliamento.“Il progetto “Mezzalana” termina con la realizzazione da parte della FilandaGiannini localizzata a Cutgliano, un Comune della montagna pistoiese, di alcuniprodotti tra alcuni vestiti tradizionali e qualche gadget”«partecipo al progetto la ‘Tela di Aracne’, un progetto della Regione checostruisce con imprenditori di diverse realtà produttive. Lì incontro tutta una seriedi realtà che si occupano di lana, di come lavorarla, di tutta una serie di cose chemi diventano estremamente utili, come estremamente utile mi diventa il contattocon il mondo, l’esterno […]»«Ho fatto una proposta allo Slow Food per utilizzare le nostre lane e quelledell’Alpago per fare l’oggettistica da vendere».
  31. 31. Cerco di portare avanti quello che facevano i  miei nonni adeguandomi ai tempi, perché non puoi fare come facevano una volta in  tutto e per tutto[…]. Io quest’anno sto  aprendo un caseificio che era una cosa  impensabile qualche anno fa, l’idea di un  caseificio a Zeri. I miei nonni facevano il  formaggio […]
  32. 32. I salumi sono prodotti con la carne delle «pecore a fine carriera»: «l’anno scorsoabbiamo provato anche noi, per evitare di buttare, poi non è che le butti, le pecorea fine carriera sono pecore che non puoi più mettere in produzione allora vengonoi camion qua e le vengono a ritirare le portano via e portano via le pecore per 5euro, per 10 euro e non è produttivo per l’allevatore».Si tratta di un salume che è composto da 60% di carne di pecora e 40% di carnedi maiale.Nel 2008, però, la collaborazione per la produzione del salume di pecora si èspostata a Pisa con un’azienda biologica, in quanto il maiale utilizzato aValestra è sembrato agli allevatori Zeraschi troppo “industriale”: «La cosa che mi ha lasciato un po’ perplessa è che a Valestra il salume lo lavorano in un laboratorio che a me è sembrato poco artigianale e molto industriale, che a me questa cosa della quantità non piaceva molto, con un maiale che hanno messo loro perché il salume è 60 di pecora e 40 di maiale, la pancetta del maiale, però se io non so come è allevato il maiale, magari butto il mio 60 di pecora in un maiale che poi è allevato come negli stabilimenti, e quindi quest’anno abbiamo preso in considerazione di provare a farlo con un ragazzo che ha preso la Zerasca in provincia di Pisa».
  33. 33. Gruppi folkoristici di  altre realtà territoriali  Tarandandan Comunità  locale  Museo Etnografico  di La Spezia    ‐ Il  vestito  tradizionale  Ass.ne Zerinsieme contadino e la mezzalana,  ‐ Il “canto del maggio”;  ‐ Le danze tradizionali locali:  la “giva” e la “piva”   ‐ Il “canto della pastorella”   ‐ La scenetta teatrale “serrar  Riscoperta,  la vecchia” Consorzio  Coro  valorizzazione  ‐ Il cappelmontale  "Al Sass"  del capitale  Circolo ACLI  culturale  “Don Adriano”  (rurale)  Circoli di stuido su:  Contesto  • Lana  locale  • Maschera di serrar la vecchia  • Balli: giva e piva   
  34. 34. La Fiera non è solo promozione commerciale del prodotto, è anche molto altro ed è proprioin questa plurima funzionalità che essa gioca un ruolo fondamentale nel processo divalorizzazione dell’agnello e di sviluppo del territorio.Le diverse funzioni che la festa svolge sono le seguenti:•promozione del prodotto;•promozione del territorio;•momento di integrazione tra la comunità locale e gli allevatori, senza l’aiuto deinumerosissimi giovani e meno giovani volontari non sarebbe possibile organizzare la festa,•momento di ri-definizione dell’identità locale;•“think tank”: la festa è l’occasione per promuovere dibatti a cui partecipano attori del mondouniversitario, politico e di confronto tra gli allevatori e la comunità locale;•vetrina della progettualità promossa e a cui il Consorzio partecipa;•momento di scambio con altre realtà della pastorizia italiana che sono invitate a partecipareai dibattiti ed a portare il contributo della propria esperienza;•manifestazione della cultura tradizionale contadina locale e di scambio con tradizioniculturali di altre locali.
  35. 35. Sviluppo sostenibile marginalità attraverso l’agricoltura Resistenza contadina Innovazione Differnziazione: Processo di costruzione della diversitàRetro‐innovazione Capitale territoriale Radicale vs incrementale Network rottura rispetto al regime Ibridità : Bricolage vs breakthrough umano/non‐umano conoscenza e agency distribuita e embedded Locale/extralocale Social/situated learning network e contesto e ibridità Approccio Co‐produzione/Azione collettiva strategico ai sociale network Uomo‐naturaGovernance o meglio GOVERNANZIONE AGENDA STRATEGICA  TERRITORIALE Democrazia diliberativa partecipata Embedded Deliberative Democracy (Fung e Wright, 2001 
  36. 36. Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della  volontà:  la resistenza contadina ai processi di marginalizzazione rurale La figura di BoringE.G. Boring, "A New Ambiguous Figure", American Journal ofPsychology, 42, 444 (1930).
  37. 37. Società agricola tradizionale: • Popolazione stabile:  fino al 1921 crescita, dal 1931 al 1951 perdita solo del 3,6% • Occupati:  Anno Agricoltura Industria Altre attività economiche 1951 46,8 29,5 23,7Anni ‘50‐’60 Esodo rurale e agricolo: • Dal 1951 al 1984 riduzione della popolazione del ‐28,4 % •Riduzione superfici agricole e numero di imprese Trasformazione dell’economia: Marginalizzazione • 1951‐1971: secondarizzazione dell’economia • 1971‐1984: terziarizzazione •Fallimento modernizzazione industriale •Fallimento modernizzazione agricola Anni ’90 Nuovi modelli di cultura‐consumo: Controstrutturazione •Svolta della qualità : •Mercificazione spazio rurale la transizione
  38. 38. “Effetto  Unione europea  Discorso sullo  Toscana”  Università  sviluppo  Regione Toscana  rurale  ARSIA  Slow Food    LUNIGIANA  Valorizzazione prodotti agro‐ Istituzioni locali  Limiti alimentari locali   • Mancato allineamento Attori locali  network diversi: • assenza prodotto dominanteValorizzazione • frantumazione offerta Nuovo percorso di sviluppo  altre risorse   • Scarsa capacità endogene • Dal  tradizionale  sviluppo  economico  settoriale  alla  mobilizzazione,  riconfigurazione  e  integrazione (ri)costruzione del capitale territoriale,     • Individualismo e Consorzi, strade • Dall’azione individuale all’azione collettiva e alla  cooperazione  municipalismodel vino e pani, associazioni etc.
  39. 39. LIMITI ALLA VALORIZZAZIONE:•Mancanza di una immagine unitaria: • Sono  4  anni  che  sto  cercando  di  fare  un  manifesto  con  una  parola chiave  che  identifichi il territorio e non ci siamo riusciti. •Frammentazione dell’offerta • “eccessiva  frammentazione  dell’offerta  per  cui  risulta  difficile  proporsi  con  qualcosa”•Campanilismo: • “recupero  di  una  memoria  storica  collettiva  che  deve  diventare  collettiva  veramente, un senso di appartenenza ad  un  territorio  che  è uno  e  non  fatto  di  tanti castelli e campanili […]”•Scarsa capacità di agire collettivamente • “non è che ogni comune si deve attrezzare da solo ma fare insieme”. •Scarso livello di integrazione • “ […]io  non  posso  andare  ad  un  ristorante  o  ad  un  agriturismo  e  trovare  l’olio  che viene da Lucca o il vino che viene dal Piemonte”. • “i nostri ristoratori non hanno i prodotti della strada del vino”.
  40. 40. Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della  volontà:  la resistenza contadina ai processi di marginalizzazione rurale “Penso che un uomo senza utopia, senza sogno e senza ideali, vale a diresenza passioni e senza slanci, sarebbe un mostruoso animale fattosemplicemente di istinto e raziocinio: una specie di cinghiale laureato inmatematica pura”Fabrizio De André
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