Stato Sociale eStato Solidale –Edilizia Sociale
Lo Stato sociale si occupa   di tutti quei bisogni dell’   uomo che gli derivano   dal solo fatto di esistere: Istruzione...
Lo Stato sociale si propone di fornire e  garantire diritti e servizi sociali: Assistenza sanitaria. Pubblica istruzione...
Lo Stato sociale nacque nel XVIII secolo e si consolidò inOccidente durante il XIX ed il XX secolo, di pari passo con last...
La seconda fase, opera di monarchie costituzionali o di pensatori liberali, si riconduce alla prima rivoluzioneindustriale...
La terza fase, la fase dellattuale welfare, ha inizio nel dopoguerra. Il 1942 fulanno in cui, nel Regno Unito, la sicurezz...
Il modello è detto di welfare "residuale". I diritti sociali derivano dalladimostrazione dello stato di bisogno. Il sistem...
In questo modello (detto "particolaristico") i diritti derivanodalla professione esercitata: le prestazioni del welfare so...
Il modello è detto "universalistico".I diritti derivano dalla cittadinanza: vi sonoquindi dei servizi che vengono offerti ...
   Di fronte alla crisi dello Stato sociale e dei ceti medi alcuni    economisti sostengono la necessità di diminuire la ...
Gli Istituti Autonomi per le case popolari hanno avuto avvio con la prima legge promulgatain Italia per facilitare la cost...
Gli Istituti Autonomi Case Popolari furono costretti, persviluppare il proprio programma edilizio, a ricorrere al credito....
A partire dal dopoguerra, il sistema di finanziamento delledilizia popolare venne modificato e non si basòpiù unicamente s...
IL 1971 segnò unaltra pietra miliare nella storia degli IIACP. Venne, infatti, promulgata la legge 865 (22 ottobre) chetra...
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

Scuola di politica – lezione xv

136
-1

Published on

0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total Views
136
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
0
Actions
Shares
0
Downloads
3
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Scuola di politica – lezione xv

  1. 1. Stato Sociale eStato Solidale –Edilizia Sociale
  2. 2. Lo Stato sociale si occupa di tutti quei bisogni dell’ uomo che gli derivano dal solo fatto di esistere: Istruzione, Salute Alimentazione SviluppoLo Stato solidale si occupa di porre un rimedio ai problemi dei disagiati: Edilizia popolare; sussidi di disoccupazione Mense per i poveri
  3. 3. Lo Stato sociale si propone di fornire e garantire diritti e servizi sociali: Assistenza sanitaria. Pubblica istruzione. Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo libero). Assistenza dinvalidità e di vecchiaia. Difesa dellambiente naturale.Questi servizi gravano sui conti pubblici in quanto richiedono ingenti risorse finanziarie, le quali provengono in buona parte dal prelievo fiscale.
  4. 4. Lo Stato sociale nacque nel XVIII secolo e si consolidò inOccidente durante il XIX ed il XX secolo, di pari passo con lastoria della civiltà industriale. La sua evoluzione può esseresuddivisa in tre fasi successive. Una prima forma di Stato sociale o più esattamente di Statosolidale, venne introdotta nel 1601 in Inghilterra con lapromulgazione delle leggi sui poveri. Queste leggi prevedevanoassistenza per i poveri nel caso in cui le famiglie non fossero ingrado di provvedervi e, oltre ad avere in sé un palese contenutofilantropico, consideravano come, riducendo il tasso dipovertà, si riducevano i fenomeni negativi come la criminalità. Un caso sperimentale di Stato sociale può essere degnamenteconsiderato il “sistema San Leucio” nel Regno di Napoli(ampliamente trattato nel capitolo sul paternalismo industriale)
  5. 5. La seconda fase, opera di monarchie costituzionali o di pensatori liberali, si riconduce alla prima rivoluzioneindustriale ed alla legislazione inglese del 1834 (l’estensione al continente europeo avvenne solo nel periodotra il 1885 ed il 1915). Le forme assistenziali sono da ritenersi individuali e rivolte ad una classesociale svantaggiata (minori, orfani, poveri ecc.) ed in questo contesto nacquero le prime assicurazionisociali che garantivano nei confronti di incidenti sul lavoro, malattie e vecchiaia; inizialmente su basevolontaria, divennero obbligatorie per tutti i lavoratori. Le motivazioni della svolta in questa fase furono laricerca della pace sociale conciliando le rivendicazioni da parte dei lavoratori e dalla richiesta di unamanodopera a minor costo possibile. Sempre in Inghilterra, furono istituite delle , case di lavoro e accoglienza che si proponevano di combatterela disoccupazione e di tenere, così, basso il costo della manodopera. Tuttavia si trasformarono in luoghi didetenzione forzata; la permanenza in questi centri equivaleva alla perdita dei diritti civili e politici in cambiodellassistenza governativa. Nel 1883 nacque, in Germania, lassicurazione sociale, introdotta da Otto von Bismarck per favorire lariduzione della mortalità e degli infortuni nei luoghi di lavoro e per istituire una prima forma di previdenzasociale. Secondo alcuni studiosi furono proprio gli imprenditori a spingere per i versamenti obbligatori deglioperai, al fine di non doversi più accollare per intero il costo della sicurezza sociale dei lavoratori. In Italia, il sistema della previdenza sociale fu istituito nel 1898 con la costituzione della Cassa nazionale diPrevidenza la quale era competente in materia di previdenza per linvalidità e la vecchiaia degli operai. Sitrattava di una assicurazione volontaria, finanziata dai contributi pagati dai dipendenti, ed integratadall’intervento statale e da versamenti volontari dei datori di retribuzione. Un "Libretto Personale" rilasciato dallUfficio del CNAS di Terni il 1 luglio 1925 L’assicurazione per linvalidità e la vecchiaia divenne obbligatoria nel 1919 con listituzione della CassaNazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS). Nel 1933 la Cassa assunse la denominazione di Istituto Nazionale Fascista della PrevidenzaSociale, costituito in ente didiritto pubblico dotato di personalità giuridica e a gestione autonoma. Successiviinterventi del legislatore ampliarono in modo significativo i compiti dell’Istituto, cui già nel 1939 fu attribuitala gestione dei primi interventi a sostegno del reddito (assicurazione contro la disoccupazione, assegnifamiliari, integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto). Nel1943 assunse la denominazioneattuale senza laggettivo "Fascista". Nel 1968 nasce la Pensione Sociale e la Cassa Integrazione GuadagniStraordinaria (CIGS) Nel 1980 fu affidato all’INPS anche il compito, in precedenza assolto da altri enti, diriscuotere i contributi di malattia e corrispondere ai lavoratori dipendenti la relativa indennità.
  6. 6. La terza fase, la fase dellattuale welfare, ha inizio nel dopoguerra. Il 1942 fulanno in cui, nel Regno Unito, la sicurezza sociale compì un decisivo passoavanti grazie al cosiddetto Rapporto Beveridge, stilato dalleconomista WilliamBeveridge, che introdusse e definì i concetti di sanità pubblica e pensionesociale per i cittadini. Tali proposte vennero attuate dal laburista ClementAttlee, divenuto Primo Ministro nel 1945. Fu la Svezia nel 1948 il primo paese ad introdurre la pensione popolarefondata sul diritto di nascita. Il welfare divenne così universale ed eguagliò idiritti civili e politici acquisiti, appunto, alla nascita. Nello stesso periodoleconomia conobbe una crescita esponenziale del PIL mentre il neonato Statosociale era alla base dellincremento della spesa pubblica. La situazione, a grandi linee, riuscì a mantenersi in sostanziale equilibrio perqualche decennio. Infatti nel periodo che va dagli anni cinquanta fino aglianni anni ottanta e anni novanta la spesa pubblica crebbenotevolmente, specialmente nei Paesi che adottarono una forma di welfareuniversale, ma la situazione rimase tutto sommato sotto controllo grazie allacontemporanea sostenuta crescita del Prodotto interno lordo generalmentediffusa
  7. 7. Il modello è detto di welfare "residuale". I diritti sociali derivano dalladimostrazione dello stato di bisogno. Il sistema è fondato sulla precedenza aipoveri meritevoli e sulla logica del "cavarsela da soli". Pertanto i servizipubblici non vengono forniti indistintamente a tutti, ma solamente a chi èpovero di risorse, previo accertamento dello status di bisogno; in virtù diquesto, tale meccanismo viene spesso definito residuale, in quanto concernenteuna fascia di destinatari molto ristretta. Per gli altri individui, checostituiscono la maggior parte della società, tali servizi sono acquistabilisul mercato privato dei servizi. Quando lincontro tra domanda e offerta nonha luogo, per leccessivo costo dei servizi e/o per linsufficienza del reddito, siassiste al fallimento del mercato, cui pongono rimedio programmi destinatialle fasce di maggior rischio; negli Stati Uniti dAmerica, ad esempio, sonoprevisti organismi come il Medicaid per i poveri, il Medicare per gli anziani elAFDC per le madri sole. Tale regime riflette una teoria politica secondo cui è utile ridurre al minimolimpegno dello Stato, individualizzando i rischi sociali. Il risultato è un fortedualismo tra cittadini non bisognosi e cittadini assistiti. Tale modello è tipico dei paesi anglosassoni: Australia, NuovaZelanda, Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti caratterizzato dallapredominanza del mercato.
  8. 8. In questo modello (detto "particolaristico") i diritti derivanodalla professione esercitata: le prestazioni del welfare sonolegate al possesso di determinati requisiti, in primo luogolesercitare un lavoro. In base al lavoro svolto si stipulano delleassicurazioni sociali obbligatorie che sono all’origine dellacopertura per i cittadini. I diritti sociali sono quindi collegati allacondizione del lavoratore. Questo è il modello tipico degli Statidell’Europa continentale e meridionale, tra cui l’Italia (perdeterminati servizi). Una variante del modello particolaristico èil cosiddetto welfare aziendale che si è diffuso in alcuni Paesioccidentali ed in Giappone che si basa su contributi deidipendenti e della stessa azienda che, nel caso in cui si possanoprevedere utili nel lungo periodo (specie in caso dimonopoli), possono rappresentare la parte principale delfinanziamento dei servizi.
  9. 9. Il modello è detto "universalistico".I diritti derivano dalla cittadinanza: vi sonoquindi dei servizi che vengono offerti a tutti icittadini dello Stato senza nessuna differenza. Talemodello promuove l’uguaglianzadi status passando così dal concetto diassicurazione sociale a quello di sicurezzasociale, fornendo un Welfare che si propone digarantire a tutta la popolazione degli standard divita qualitativamente più elevati. Tale modello ètipico degli Stati dell’Europa del nord.
  10. 10.  Di fronte alla crisi dello Stato sociale e dei ceti medi alcuni economisti sostengono la necessità di diminuire la spesa pubblica ed il prelievo fiscale, sostenendo allo stesso tempo nuove forme di socialità basate sulla gestione secondo economie di scala ed alto ricorso alle tecnologie informatiche dei servizi da erogare al cittadino. In questo modo i servizi risulterebbero più efficienti e meno costosi. Si sostiene allo stesso tempo lidea di affidare (in tutto o in parte) a gestori privati, servizi come le pensioni (fondi pensione privati), la sanità e listruzione. Tuttavia i problemi di giustizia ed equità sociale, nonché il ridotto ruolo dello Stato nella redistribuzione della ricchezza, che deriverebbero da simili scelte, per molti non sono affatto trascurabili, specie alla luce dei risvolti dimostratisi nellattuale crisi
  11. 11. Gli Istituti Autonomi per le case popolari hanno avuto avvio con la prima legge promulgatain Italia per facilitare la costruzione di case popolari (la legge n 251 del 31.05.1903 per iniziativadellOn. Luigi Luzzatti). Il provvedimento si inseriva nel quadro di una politica sociale che, al principio delsecolo, diffuse in Italia forme nuove di enti economici e lintervento dello Stato a beneficio deiceti popolari, senza trascurare leffetto indotto sia su scala sociale, sia come fattore di sviluppoeconomico. Si voleva migliorare le condizioni di vita delle popolazioni applicando nel rapportosociale il principio della" solidarietà. Questo principio della solidarietà emergeva chiaramente dalla lettura dellart. 22 dellalegge, che improntava liniziativa degli Istituti Autonomi: non un interesse prettamenteeconomico o esigenze di profitto, ma una precisa volontà di intervenire nel sistemasociale, avendo di mira solo esclusivamente il "bene Casa". Nacque in quei giorni lIACP di Roma,preceduto solamente da quello di Trieste, fondato nel1902 su iniziativa dei Consiglio Comunale e della Cassa di Risparmio di quella città. Allinizio lintervento pubblico nelledilizia operò attraverso le strutture esistenti, ossia iComuni (oltre alle Cooperative), che inquadrarono l’attività fra quelle delle aziendemunicipalizzate. Successivamente, con la separazione dei compiti delle aziendemunicipalizzate da quelli attinenti ledilizia popolare, i protagonisti della politica ediliziapubblica diventarono gli Enti specificati nel TU. n 1165 del 1938. I Comuni passarono quindi in una posizione secondaria; conferendo denaro, aree e stabili ainuovi Enti. Lo Stato concorse per il solo lIACP di Roma, mentre le Casse di Risparmiolimitarono il loro apporto, peraltro relativamente modesto, alle regioni settentrionali. II capitaleprivato intervenne quasi sempre sotto forma di elargizione benefica, fatti salvi gli interventidiretti delle imprese per la costruzione di case per i propri dipendenti.
  12. 12. Gli Istituti Autonomi Case Popolari furono costretti, persviluppare il proprio programma edilizio, a ricorrere al credito.Tutto ciò non fu di poco conto e finì per pesare in manieradeterminante nella vita degli Istituti, se si pensa che dallatempestività e dalle condizioni di concessione dei finanziamentidipendevano la realizzazione dei programmi costruttivi e illivello di canoni di locazione. La legislazione sulledilizia economica e popolare trovò il suoperno nel T.U. del 1938, che tuttavia non definì un chiaro epreciso sistema di norme o di poteri relativi alla concessione deimutui. AI contrario, il rapporto triangolare fra gli Istituti diCredito (mutuanti), gli I.A.C.P. (mutuatari) e lo Stato(sovventore), non trovò sufficiente coordinamento eautomatismo, per cui gli Istituti operarono in una condizione distretta dipendenza dagli altri due poteri, dalla cui discrezionalitàdipese lintero processo dintervento nelledilizia popolare.
  13. 13. A partire dal dopoguerra, il sistema di finanziamento delledilizia popolare venne modificato e non si basòpiù unicamente sul credito esterno, poiché lo stato, l’INA Casa e GESCAL concorsero per intero alfinanziamento delle costruzioni. Di quel periodo la cosiddetta legge Tupini n. 408 del 02/07/1949 che stabilì i principi dellintera successivalegislazione sulledilizia economica e popolare Le scelte del periodo 1947-1954, nate dalla necessità della ricostruzione postbellica, costituirono una svoltache fu determinante per gli IACP anche se non sempre in termini positivi. Una prima conseguenza della nuova struttura delledilizia pubblica comportò per gli Istituti unasostanziale modifica del loro modo di operare, incidendo profondamente anche nellautonomia delle loroscelte. Essi non agirono più esclusivamente per conto proprio (e qualche volta per conto e in accordo con iComuni), ma diventarono strumenti desecuzione di gestione per conto terzi (Stato, INA-Casa, GESCAL). Leloro strutture organizzative si modificarono in funzione dei nuovi compiti assegnati. Nei rapporti che furonoinstaurati, gli Istituti si trovarono in posizione subordinata, ed operarono a condizioni non semprecompensative dei costi del servizio. Ciò si verificò, e si verifica tuttora, soprattutto per quanto riguarda lagestione degli alloggi: un patrimonio costruito con economia di mezzi che richiede immediati e frequentiinterventi manutentori, cui devono far fronte gli IACP ricorrendo alle proprie risorse. A tal proposito basti ricordare labnorme situazione verificatasi nel corso del tempo in ordine alla gestionedelle abitazioni di proprietà dello Stato. Listituto deve infatti provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria di alloggi costruiti a costiminimi 40-50 anni fa, utilizzando risorse annue inferiori all1% del costo di costruzione, senza ulteriorifinanziamenti. Un altro fattore che pesò negativamente sulla situazione economico-finanziaria degli IACP va ricercatonella mancanza di un regolare e costante flusso di investimenti, per cui a periodi di finanziamentirelativamente cospicui, se ne alternarono altri di quasi completa stagnazione. Come conseguenza gli Istituti che si erano dati adeguate strutture, soprattutto per far frontetempestivamente ai compiti assunti, si trovarono, nei periodi di assenza o scarsità di investimenti pubblici, inuna situazione di sotto utilizzazione del proprio personale destinato alle costruzioni e alle manutenzioni, contutte le conseguenze, facili ad immaginarsi, che ciò può determinare nellequilibrio economico-finanziario deibilanci.
  14. 14. IL 1971 segnò unaltra pietra miliare nella storia degli IIACP. Venne, infatti, promulgata la legge 865 (22 ottobre) chetrasformò gli Istituti Case Popolari da Enti Pubblici Economici ad Enti Pubblici non Economici con prevalenza pertanto,dellattività pubblico-assistenziale e pose degli obiettivi che hanno spaziato su tutta ledilizia economico-popolare. Si cominciò a parlare di integrazione della politica della casa, di sviluppo del territorio e di una disciplina unitaria dei canoni.Col DPR 616/77 si iniziò il decentramento burocratico con trasferimento di deleghe alla Regione. Vennero emanati i due DPR 1035 - 1036 del 1972 che disciplinarono le assegnazioni e lorganizzazione degli Enti Pubblicioperanti nel settore delledilizia residenziale pubblica. A seguito dellemanazione di nuove leggi e della soppressione di Enti quali GESCAL e INCIS, il patrimonio fino ad alloracostruito fu in parte ceduto agli assegnatari ed in parte trasferito agli IACP, che divennero gli unici soggetti attuatoridelledilizia residenziale pubblica. II decennio 1970-1980 fu caratterizzato dallinflazione galoppante che in presenza dimassimali dì costo imposti dal CER (Comitato Edilizia Residenziale), creò molte difficoltà negli appalti, costringendo gli Istitutialla continua ricerca di finanziamenti integrativi per poter ultimare i programmi costruttivi. Alla fine degli anni 70 e agli inizi degli anni 80 si ebbe, finalmente, la tanto sospirata inversione di tendenza con lemanazionedalcune leggi, quali la 25/80, la 94/82 e soprattutto con la legge 457 del 05/08/1978 nota come "Piano Decennale" per IEdiliziaResidenziale che modificò il sistema dei finanziamenti. Ciò permise un intensificarsi dellattività costruttiva, alla quale si unì anche quella del recupero, novità assoluta per gli Istitutiin passato, infatti, gli Istituti disponevano di fondi per le costruzioni in modo disorganico, senza pertanto essere in grado dieffettuare della programmazione pluriennale. Con l’avvento della Legge 457/1978, gli IACP poterono contare su sovvenzioni programmate con evidente giovamento perl’efficienza degli interventi. Negli ultimi 20-25 anni levoluzione dei ricavi da canoni (sempre stabiliti dalle leggi) è stata fortemente squilibrata rispettoallindice dei costi e del costo della vita. Questo ha assicurato unassistenza implicita a favore delle famiglie assegnatarie, ma hadi fatto sottratto risorse alla manutenzione ordinaria e straordinaria. E si giunge così agli anni novanta. Lattività costruttiva risulta caratterizzata dal proseguimento del piano decennale (legge67/88), e dal nuovo programma della legge 179/92. Da segnalare, infine, la Legge 560/93, che consentendo la vendita di una cospicua parte del patrimonio immobiliare degliEnti Pubblici, costituisce la base per un rilancio delledilizia residenziale, prevedendo espressamente il reinvestimento dei ricaviper lincremento e la riqualificazione della stessa.

×