Scuola di politica – lezione vi
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Scuola di politica – lezione vi

on

  • 703 views

 

Statistics

Views

Total Views
703
Views on SlideShare
693
Embed Views
10

Actions

Likes
0
Downloads
10
Comments
0

1 Embed 10

http://www.issecc.it 10

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Microsoft PowerPoint

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

    Scuola di politica – lezione vi Scuola di politica – lezione vi Presentation Transcript

    • Conservatorismo,Liberalismo e Teocrazia« Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina ilbenessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembrabuona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo. »(Immanuel Kant)
    •  In polemica con la Rivoluzione francese, i conservatori avversano i progetti utopistici di società perfette e i mutamenti troppo radicali, credono nella libertà individuale e nel mercato, sono severi in tema di ordine e legalità e nutrono un particolare rispetto per la tradizione, la famiglia e la religione.
    • Questa visione della storia come espressione della volontà divina ebbe,già prima della Restaurazione, come suoi principali teorici: langlo-irlandese Edmund Burke L’Italiano Joseph de Maistre I francesi :  François-René de Chateaubriand  Louis de Bonald
    • « Fare una rivoluzione significa sovvertire lantico ordinamentodel proprio paese; e non si può ricorrere a ragioni comuni pergiustificare un così violento procedimento. […] Passando daiprincipî che hanno creato e cementato questa costituzioneallAssemblea Nazionale, che deve apparire e agire come poteresovrano, vediamo qui un organismo costituito con ogni possibilepotere e senza alcuna possibilità di controllo esterno. Vediamo unorganismo senza leggi fondamentali, senza massimestabilite, senza norme di procedura rispettate, che niente puòvincolare a un sistema qualsiasi. [...] Se questa mostruosacostituzione continuerà a vivere, la Francia sarà interamentegovernata da bande di agitatori, da società cittadine composteda manipolatori di assegnati, da fiduciari per la vendita dei benidella Chiesa, procuratori, agenti, speculatori, avventurieri tuttiche comporranno unignobile oligarchia, fondata sulla distruzionedella Corona, della Chiesa, della nobiltà e del popolo. Quifiniscono tutti gli ingannevoli sogni e visioni di eguaglianza e didiritti delluomo. Nella "palude Serbonia" di questa vile oligarchiatutti saranno assorbiti, soffocati e perduti per sempre. »(Edmund Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia)
    •  Chateaubriand immaginò il progetto di una epopea cristiana, in cui sarebbero stati presenti il paganesimo ormai agonizzante e la religione nascente
    • A suo parere la società trova origine dalpotere, che deriva da Dio e si incarna nelsovrano; la monarchia è la forma migliore digoverno perché la più naturale, come èdimostrato dalla storia. La società preesiste allindividuo poiché locostituisce e ne conserva lesistenza, ed ècomposta da tre distinte "persone sociali":  potere,  ministro,  soggetto, che assumono nomi diversi secondo lefunzioni della società ( padre, madre, figli nellasocietà domestica; Dio, sacerdoti, fedeli nellasocietà religiosa; re, nobili o funzionarî, popolonella società pubblica) .
    •  La rivoluzione è il peccato (sociale) in quanto distruzione dell’ordine naturale - e, dunque, legittimo - voluto da Dio. In lui torna inoltre sia il concetto di centralità della Chiesa cattolica che lunione del potere temporale e politico nelle sole mani del pontefice, inteso come vertice della piramide sociale e civile oltre che arbitro internazionale di ogni conflitto, in quanto ritenuto al di sopra di ogni particolarismo nazionale. De Maistre condivide poi lanalisi di Burke sulla falsa pretesa della maggioranza di prevalere sulla minoranza, mentre invece «dovunque il piccolissimo numero ha sempre condotto il grande» e per questo è diritto legittimo dellaristocrazia lassumere la guida del Paese.
    •  Il conservatorismo liberale è una variante che combina la preoccupazione per tradizione, rispetto per lautorità e valori religiosi con idee liberali, specialmente in campo economico . Di solito il conservatorismo liberale è larea politica dove si collocano i conservatori dei Paesi dove le idee economiche liberali sono considerate conservatrici. Esiste anche una tendenza del liberalismo, il liberalismo conservatore, che tende ad essere strettamente collegata con lidea economica di liberismo e che quindi si colloca su un versante conservatore allinterno del movimento liberale. in alcuni Paesi i movimenti liberal-conservatori sono molto più grandi delle loro controparti liberali, e perciò i termini "liberali" e "conservatori" possono diventare sinonimi (come in Australia) o possono essere ridefiniti (come negli Stati Uniti, dove i conservatori utilizzano il termine conservative mentre il termine liberal è generalmente utilizzato per riferirsi a un movimento progressista che in Europa sarebbe definito liberale sociale).
    •  Il conservatorismo nazionale o nazional-conservatorismo è una variante che combina ad esso elementi di nazionalismo. Se i partiti conservatori fanno sovente della patria e dellidentità nazionale due temi importanti, quelli nazional-conservatori mettono questi concetti al centro della loro azione politica. Per questo, se i liberal- conservatori sono da considerarsi la "sinistra" del movimento conservatore, i nazional-conservatori ne sono la "destra“. I nazional-conservatori non sono in genere entusiasti sostenitori del mercato, così da essere, sul piano dei rapporti con lesterno, più inclini al protezionismo e, su quello interno, ad un forte intervento dello Stato in economia, volto a favorire la coesione sociale
    •  Il Conservatorismo tradizionalista, conosciuto anche come "conservatorismo classico", "Tradizionalismo" o "Torismo", descrive una filosofia politica situdel Conservatorismo che sottolinea la necessità - filosofica, etica e pratica - dei principi della Legge naturale e dellordine morale trascendente, della tradizione, dellunità organica e gerarchica, della vita rurale, del classicismo e della cultura elevata, e della Fedeltà. Alcuni tradizionalisti hanno abbracciato i termini di "Reazione" e di "Controrivoluzione", riferendosi alla decadenza della società provocata dallIlluminismo. Poiché i conservatori tradizionalisti hanno una visione gerarchica della società essi difendono la struttura politica di tipo monarchico come lassetto sociale più naturale e benefico. Il Tradizionalismo - sebbene non si incarni in un preciso modello politico - è esistito dacché è cominciata la civiltà; la sua espressione contemporanea, tuttavia, si sviluppò nel XVIII secolo, soprattutto in risposta alla Guerra civile inglese e alla Rivoluzione Francese.
    •  Il conservatorismo sociale è quella corrente del conservatorismo americano che si occupa prevalentemente delle tematiche etico- sociali, opponendosi strenuamente allaborto, alleutanasia e al matrimonio gay, e proponendo politiche generose nei confronti della famiglia, considerata cellula fondamentale della società.
    •  Con il termine teocon (theocon) ci si riferisce solitamente ad appartenenti a branche del mondo cristiano che sono schierati su posizioni considerate conservatrici, o che uniscono unideologia politicamente conservatrice con la difesa di alcuni temi sociali a forte impronta religiosa..
    •  Il neoconservatorismo è una corrente che si occupa prevalentemente di politica estera. Di origine liberal, i neoconservatori sono più aperti nel campo dei temi etici rispetto ad altre correnti conservatrici e non si oppongono più di tanto ai principi del big government e propongono solo limitate restrizioni alla spesa sociale. Dal punto di vista della politica estera, il movimento sostiene lutilizzo della forza militare, se necessario in maniera unilaterale, per sostituire regimi dittatoriali con democrazie. Questa visione è contraria allinternazionalismo, al realismo e allisolazionismo.
    •  Il paleoconservatorismo è quella corrente legata alloriginale tradizione politica conservatrice, priva di ogni tratto liberale. I paleoconservatori, oltre a sostenere posizioni di stampo conservatore sociale, sono favorevoli allisolazionismo e al protezionismo, sono diffidenti rispetto al mercato e si oppongono strenuamente allimmigrazione, sia illegale che legale, in ragione del cosiddetto nativism.
    • Le matrici filosofiche del liberalismo sono: il giusnaturalismo, il contrattualismo lilluminismo nella sua accezione individualistica e razionalistica
    •  Dallinizio del XIX secolo, liberale cominciò a divenire equivalente di "favorevole al riconoscimento delle libertà individuali e politiche". La prima citazione in lingua inglese con questo significato risale al 1801. In senso moderno si ritiene che il termine liberalismo sia stato usato per la prima volta nel 1812 in Spagna nel parlamento regionale (Cortes) di Cadice. Le radici del liberalismo sono tuttavia molto più antiche. Possono essere trovate nelle dottrine giusnaturalistiche di John Locke, nelle teorie dei filosofi scozzesi David Hume e Adam Smith e nellilluminismo francese
    • Nello Stato di natura tutti sono uguali ed esercitano i propridiritti di natura (libertà, uguaglianza, proprietà e vita); egliritiene che lo Stato di natura non sia una condizione di continuabelligeranza ma di convivenza pacifica, in cui lesercizio deidiritti naturali è solo parziale poiché è limitato dal dirittopunitivo esercitato discrezionalmente da ogni individuo.Perciò, nellatto dellistituire lo Stato civile, gli uomini noncedono al corpo politico alcun diritto, ma lo rendono tutore deidiritti di natura, delegando al Parlamento il potere di emanareleggi positive che regolino lesercizio della forza a difesadognuno. Le funzioni fondamentali dello Stato liberale sono:  la tutela della libertà,  luguaglianza,  la vita  la proprietà dellindividuo.Inoltredefinisce una giustificazione etica della rivoluzione, ildiritto di resistenza che ciascun individuo può e deve esercitarequando lo Stato agisce in contrasto con la volontà popolare odin contraddizione con i principi costituzionali.
    •  Montesquieu (1689-1755) nella sua opera “Lo Spirito delle Leggi” fissa un punto fondamentale della dottrina politica liberale: la separazione dei poteri (potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario) come garanzia contro larbitrio del potere statale. Immanuel Kant esprime il suo credo liberale parlando di "libertà, uguaglianza e indipendenza" come dei principi che devono reggere uno Stato civile.
    •  Voltaire non è interessato alla questione della rappresentanza politica e della divisione dei poteri: per lui lideale resta quello di un dispotismo illuminato retto da un re-filosofo saggio e tollerante. Rousseau rifiuta la democrazia rappresentativa preferendo la democrazia diretta. La sua concezione della volontà generale alla quale i cittadini devono sottomettersi non prevede la tutela delle minoranze.
    • Per John Locke, David Hume, Adam Smith e ImmanuelKant le caratteristiche che le leggi devono avere per poteressere rispettose della libertà sono:  lessere norme generali applicabili a tutti, in un numero indefinito di circostanze future;  lessere norme atte a circoscrivere la sfera protetta dellazione individuale, assumendo con ciò il carattere di divieti piuttosto che di prescrizioni;  lessere norme inseparabili dallistituto della proprietà individuale.Si sviluppa la consuetudine di fissare in un documento solennequesti diritti: le Carte dei diritti dei nuovi Stati americaniindipendenti e i primi emendamenti alla Costituzione degliStati Uniti dAmerica sono gli antenati degli elenchi di dirittiprevisti dalle Costituzioni ottocentesche e da quelle attuali.
    • Lo Stato liberale classico è lo Stato minimo, le cui funzioni sono limitate a compiti di difesa e ordine pubblico. Per lo più il diritto di voto era ristretto a coloro che hanno un certo livello di reddito (suffragio censitario) e che sapevano leggere e scrivere.La costituzione dello Stato liberale è tipicamente breve e flessibile.Lo Stato liberale si trasforma in alcuni paesi (Inghilterra) in Stato democratico attraverso un processo graduale. In altri paesi (Francia) la resistenza delle classi dominanti porta a scontri violenti (moti del 48, repressione della Comune di Parigi)
    • "la libertà politica senza eguaglianza economica è un inganno, una frode, una bugia: e i lavoratori non vogliono bugie"
    • Ciò che contraddistingue il liberalismo politico è la fede nellesistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo allindividuo e leguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale). Il punto di vista dellindividuo e il godimento della libertà individuale è considerato il parametro valido per giudicare la bontà di un ordinamento politico/sociale. In questottica i poteri dello Stato devono incontrare limiti ben precisi per non ledere i diritti e le libertà dei cittadini. Ne può derivare, di volta in volta, il rifiuto dellassolutismo monarchico, del clericalismo, del totalitarismo e in generale di ogni dottrina che proclama il sacrificio dellindividuo in nome di fini esterni a esso.Il risvolto del liberalismo in materia religiosa è la Laicità e la separazione tra Stato e Chiesa.La dottrina liberale è da intendersi laica in quanto chiede allo Stato di non interferire nelle scelte specificamente morali, queste infatti sono attribuite al libero arbitrio del singolo individuo.
    •  John Stuart Mill riteneva che esiste una distinzione tra le due dottrine e considerò le proprie posizioni liberiste non il frutto di una posizione di principio ma della convinzione pragmatica che quel sistema economico fosse più efficiente e produttivo. Se tuttavia ciò fosse stato nellinteresse degli individui che compongono la società, lo Stato avrebbe avuto ogni diritto di intervenire nelleconomia. Non considerava la proprietà privata un diritto naturale ma, influenzato dai suoi contemporanei socialisti riteneva che essa fosse storicamente frutto di un "furto"
    •  regimi liberisti da un punto di vista economico ma tuttaltro che liberali da un punto di vista politico (per esempio il Cile di Augusto Pinochet) mentre alcuni movimenti (come leurocomunismo) hanno sostenuto una visione economica collettivistica pur schierandosi per la salvaguardia dei diritti liberali.
    • Per il pensiero liberale lintegrazione economica tra idiversi Stati nazionali (o globalizzazione economica) èauspicabile, perché permette di disporre di più ampiescelte. Non accetta, invece, lintegrazione politica (oglobalizzazione giuridica) perché considera linterventodello Stato un arbitrio. Un presupposto delliberalismo, infatti, è che lo Stato quando agisce puòlimitare fortemente i seguenti diritti individuali:  alla vita (attraverso la regolamentazione);  alla libertà (col diritto positivo);  e alla proprietà (attraverso la tassazione). Secondo i liberali, infatti, i diritti alla vita, alla proprietà e alla libertà appartengono solo alluomo
    •  Nel senso più comune del termine teocrazia, in cui alcuni governanti civili coincidono con alcuni capi religiosi (per esempio limperatore bizantino come capo della Chiesa), le politiche governative coincidono con quelle religiose oppure sono fortemente influenzate dai principi di una religione (solitamente quella più diffusa) e il governo dichiara di comandare per volere di Dio o di un altro potere superiore, come specificato dalla religione locale
    •  Il concetto di teocrazia fu coniato dallo storico Giuseppe Flavio nel I secolo. Egli definì come teocrazia il governo tipico degli Ebrei. La definizione di Giuseppe Flavio fu ampiamente accettata fino alletà dellIlluminismo, quando il termine cominciò a raccogliere connotazioni più universalistiche e spiccatamente negative, specialmente nelle opere di Hegel. Dopo di ciò il termine "teocrazia" venne usato soprattutto per etichettare alcune particolari forme politiche come qualcosa di "poco razionale" o "sottosviluppato". La teocrazia è concepita in antitesi alla democrazia, che fonda la legittimità del potere politico e la fonte del diritto nella volontà di popolo, e non nel volere di Dio (ovvero governo dei sacerdoti)
    •  Attualmente le nazioni che presentano aspetti teocratici sono: la Repubblica Islamica dellIran, dove un consiglio religioso approva le candidature alla presidenza. Lelezione del Presidente rimane comunque a suffragio universale, e suo è il potere esecutivo, mentre il legislativo è dato dalla sharia. la Santa Sede o Città del Vaticano. In virtù del suo particolare status diplomatico questo stato ha un seggio allONU come osservatore e nella stessa veste partecipa ad altre istituzioni sovranazionali ed internazionali. Il Regno Unito, dove il sovrano tecnicamente è un governante teocratico a causa del suo titolo di Supremo Governatore della Chiesa inglese. Tuttavia il monarca mantiene soprattutto unautorità di tipo cerimoniale, per cui la grande maggioranza degli osservatori non considerano il Regno Unito come una teocrazia. E, fatto ancor più fondamentale, in Gran Bretagna è la chiesa ad essere sottoposta allo stato e non il contrario. La Norvegia, la cui situazione è simile a quella inglese, con un capo dello stato tecnicamente anche capo religioso. Andorra dove il vescovo di Urgell è uno dei capi di stato, almeno a livello cerimoniale. Israele dove linterazione fra legge civile e legge religiosa ebraica è significativa.
    •  Nellantico Egitto la teocrazia, era il "governo di un re - dio", con poteri assoluti sotto cui vivevano i sudditi, i quali, di qualunque condizione sociale fossero, erano considerati comunque un possesso del sovrano. Fino al 1959, anche il Tibet era una teocrazia, essendo insieme alla Mongolia un sistema di tipo lamaista, in cui il Dalai Lama era sovrano assoluto e massima autorità religiosa. Tra il 1959 e il 2011, quando si è dimesso dal suo ruolo politico in favore di un successore che venga eletto dal Parlamento esule, è stato capo del Governo tibetano in esilio. Recentemente, dal 1996 al 2001, il governo dei Talebani in Afghanistan può essere considerato una teocrazia