Silenzio E Amore

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Libro scritto da suor Anna Maria Vissani, come sintesi della esperienza di eremitaggio a Madonna del Monte -Mulazzo (MS).

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Silenzio E Amore

  1. 1. Anna Maria Vissani Adoratrice del Sangue di Cristo Ha insegnato, per diversi anni, Teologia spirituale. Ha dato inizio al Centro di Spiritualità “Sul Monte”, a Castelplanio (AN), curando con particolare interes- se una collana di Quaderni di Spiritualità e altre pub- blicazioni sul Mistero Pasquale e Sangue di Cristo. Presso il Centro Studi Sanguis Christi, ha pubblica- to: Il Sangue dell’Agnello Pasquale, Roma 1987. Presso l’Università Cattolica di Roma, nella collana CEPSAG: Creatività e apertura al futuro nelle suore anziane,Roma1997eLadonnamarchigiana.Unafem- minilità vissuta in pienezza, Roma 1998. Da 6 anni vive una particolare esperienza di eremi- taggio, presso il Santuario Madonna del Monte, in provincia di Massa Carrara. L’immersione nella natu- ra, la vita solitaria e silenziosa, unita all’ospitalità di quanti salgono sul monte diventano luogo misterio- so di prolungata riflessione e di feconda sintesi spi- rituale. Da questo stile di interiorità e dai moltissimi incontri con gli ospiti dell’eremo sono nati alcuni libri: Soloperamore(incoll.),SulMonte,18Maggio2003; L’identità Pasquale, Sul Monte, 1 Luglio 2003; PregareèPace,SulMonte,Pasqua2005;L’essenziale èlibertà(incoll.),SulMonte,4Febbraio2006;Silenzio è Amore, Sul Monte, Natale 2006. A.M.VISSANISilenzioèAmoreSulMonte ALLE SORGENTI A.M.Vissani - Identità Pasquale, Sul Monte, 1 Luglio 2003 A.M.Vissani - Pregare è Pace, Sul Monte, Pasqua 2005 A.M.Vissani (e coll.) - L’essenziale è libertà, Sul Monte, 4 Febbraio 2006 A.M.Vissani - Silenzio è Amore, Natale 2006 I LUNGHI PERIODI VISSUTI IN SOLITUDINE E SILENZIO, PREPARANO ALLA PARTICOLARE MISSIONE AFFIDATACI DA DIO. LA GIOIA, LA TENEREZZA, IL SENTIMENTO DI «LEGGEREZZA» E DI «LIBERTÀ», LA COMPASSIONE, L’AMORE PER TUTTA LA CREAZIONE E PER IL MONDO CHE ABITIAMO, SONO I FRUTTI DELL’EREMITAGGIO. A volte c’era nel mio cuore un ribolli- mento e una leggerezza, una libertà e una gioia cosi grande che mi sentivo trasfor- mato e come in estasi. A volte percepivo un amore ardente per Gesù Cristo e per tutta la creazione divina. A volte le mie lacrime scorrevano da sole per ricono- scenza verso il Signore che aveva avuto pietà di me, peccatore incallito. A volte il miospiritoottusosiilluminava[...]Avolte il dolce calore del mio cuore si espande- vaintuttoilmioessereeconemozionesen- tivo la presenza del Signore. A volte pro- vavo una gioia forte e profonda nell’invocare il nome di Gesù Cristo e comprendevo il significato della sua paro- la: «Il regno di Dio è dentro di voi» (Il pellegrino russo) SilenzioèAmore Lettereagliamicidell’eremo A.M.VISSANI Sul Monte SilenzioèAmore Lettereagliamicidell’eremo
  2. 2. SilenzioèAmore Lettere agli amici dell’eremo Sul Monte ANNA MARIA VISSANI
  3. 3. ALLE SORGENTI A.M.Vissani - Identità Pasquale, Sul Monte, 1 Luglio 2003 A.M.Vissani - Pregare è Pace, Sul Monte, Pasqua 2005 A.M.Vissani e coll. - L’essenziale è Libertà, Sul Monte, 4 Febbraio 2006 A.M.Vissani - Silenzio è Amore, Sul Monte, Natale 2006 Eremo “Sanguis Christi” Madonna del Monte 54026 Mulazzo (MS) Tel. 0187.439432 a.vissani@tiscali.it Natale 2006 Centro di Spiritualità sul Monte Castelplanio
  4. 4. PRESENTAZIONE Nell’immaginario collettivo il silenzio è molto spesso esperienza di abbandono... ed è inquietudine. Solo nella maturità dell’“esperire”, del cercare in “spirito e verità” l’Altrodentrodinoi,ilsilenziosifaParolaedialogo,siriem- pie di suoni e di colori..., il silenzio è amore. L’uomo nella sua condizione presente, come creatura, può ricevere la comunicazione di Dio e il suo dono, ma solo in modo “oscuro”. Non può accogliere il dono di Dio nella sua immensità. La dimensione del mistero di Dio, che non è assurdo ma resta comunque mistero, ha bisogno di esse- reconquistata.Ciascunuomodovràfareuncamminoimpe- gnativo di progressiva iniziazione. San Gregorio di Nissa fa un’affermazione, che non è del tutto condivisibile, ma che dice paradossalmente una cosa vera: nel tempo che io sono chiamato a vivere, la misura certa del mio possesso di Dio è il desiderio che io ho di Lui elaricercadell’anima.NelmisteroEglichesempremisupe- ra,continuaadonarsi.Sidonaamenelletenebredellafede, valorizzando le mie capacità così come sono, inadeguate. Nel suo dono non si fa possedere da me, ma mi attira; la forza viene da Lui; la speranza viene da Lui. Davantiaquestasfidachechiamaanchete,servitidique- sto aiuto che Anna Maria Vissani ti offre con gesto fraterno. Il volume che hai tra le mani è frutto del suo cammino nellaforestadelleemozionipiùprofonde,dipensieridifede e di speranza che la Parola del Signore e la testimonianza dei Santi suggeriscono a tutti. È un testo carico di spiri- tualità cristiana, che può illuminare il tuo personale sen- tieroversolagioiadell’incontrocon Dio,cheèunmisterioso Amore infinito. + Eugenio Binini, Vescovo di Massa-Carrara
  5. 5. PREMESSA SILENZIO, SILENZIO, SILENZIO! PRENDIMI SOTTO LE TUE ALI, O DIVINO SILENZIO (Papiro di Mitra). C’è un esplicito invito di Gesù ai suoi che suona così: «Venite in disparte e riposatevi un po’» (Mc 6,32). Nasce da una duplice esigenza come duplice è l’insistenza: la molta folla e il necessario dialogo con Lui su quanto è stato fatto dai suoi. Questa intimità con Lui alla luce di quanto è avvenuto successivamente, appare come lo scopo fonda- mentale a cui tutto converge proprio come l’opera missio- naria degli apostoli, che devono ritrovare in disparte nella solitudine la relazione fondamentale con Lui. Solitudine, silenzio sono per l’unione con Lui. A volte nella proposta spirituale che si continua a fare nella Chiesa si sono rove- sciate le cose: la solitudine-silenzio è per la missione, il riti- roèperlaricarica,dandoallamissioneloscopopraticamente ultimo. È vero che nell’episodio evangelico citato Gesù si lascia commuovere dalla folla che lo ha inseguito e… torna ad insegnare. Ma è anche vero che Gesù ha sempre prefe- rito la qualità spirituale sua e dei suoi alla moltiplicazione ed estensione dei gesti e della predicazione. È vero anche che l’unione mistica con Lui (“io sono la vite, voi i tralci”) è l’unica e fondamentale condizione per produrre frutti spi- rituali che Lui stesso vuole. Il silenzio non è diventato solo una necessità psicologi- ca,masemprepiùèstatoriscopertocomeunaesigenzafon- damentale dello spirito, per umanizzare le nostre azioni e per far emergere l’opera di Dio. Immersi nel flusso conti- nuo di parole, emozioni ed immagini, bombardati da espli- citi messaggi devianti da parte degli idoli del nostro tempo,
  6. 6. camminiamo anche noi, consacrati, a rischio continuo di perdere il controllo del nostro io profondo, della nostra interiorità e soprattutto di perdere la consapevolezza del Mistero che ci avvolge e ci abita e di cui vogliamo essere uno dei volti. “Mistero” è una parola che ha in sé la radice “tacere”, “cosa di cui non parlare”. È sempre più evidente che ogni testimonianza in parole e opere che siamo a dire e a dare al mondo, se non nasce dal silenzio dell’attesa e della con- templazione si assomiglia a chiacchiera inutile. Ci sono giornate, anche di persone consacrate: sacerdoti e religiosi, che assomigliano a pagine zeppe di scrittura, dai tanti generi letterari, senza spazi bianchi. Per comunicare il Mistero è forse necessaria più la poe- sia che in poche righe, disposte in verticale, esprime qual- cosa di profondo, avvolto da ampi margini bianchi. La missione cristiana ha al suo cuore il mistero dell’a- more, accolto e condiviso. In amore i silenzi sono più elo- quenti delle parole, afferma Pascal. La commozione di Gesù di fronte alla folla che lo cerca, in fondo, nasce da un cuorecaricod’amore,quellodelPadrechepulsainLui,quel- lo dello Spirito che lo sospinge alla missione. Abbiamo, ora, tra le mani questo terzo scritto di srAnna Maria Vissani, l’ultimo di una serie nata durante l’espe- rienza sul monte. È il più autobiografico dei tre, infatti si presenta come lettere agli amici. Chi è di questa cerchia ha ricevuto parte di questi scritti, ora li trova uniti sotto il titolo “Silenzio è amore”. La raccolta è accompagnata da due testi classici della spiritualità eremitica. Uno è del famosopellegrinorussoel’altrodelmonacoortodossoMatta ElMeskin,recentementescomparso.Ècomedirechelasua ricerca della solitudine e del silenzio non ha lo scopo della tranquillitàinunmondoditrambusto, madell’incontrocon
  7. 7. il Signore, che il Pellegrino Russo racconta in modo vivo. La sua esperienza di solitudine e di silenzio non è affatto una fuga, ma una verifica esigente e combattuta della stes- saazionemissionaria:“inquantotralciodellavite,cheparte di frutti spirituali hai dato?”, incalza Matta El Meskin. Le lettere riguardano l’esperienza del silenzio che con- duceallaunificazioneinteriore,allaricercadiDio,allapre- ghieracontemplativaspogliaelibera.Ilsilenziohabisogno di solitudine e di deserto, proprio per “conoscere” le pro- fondità della misericordia di Dio. Nella terza parte lo sguardo è sulla missione, che oggi rivela difficoltà, ma che, a detta della scrittrice, non può evitare il passaggio per il crogiuolo della solitudine e della nudità, se è vero che il Regno di Dio si realizza con il dina- mismo misterioso dello Spirito e non semplicemente con i nostri sforzi. Infine da adoratrice del Sangue di Cristo, sempre a partire dalla sua esperienza di vita in una piccola frater- nità, posta nella solitudine del monte, rilegge due vie che richiedono sempre più chiaramente un cuore più pacifica- to e libero, un cuore pieno di Dio: la via della intercessio- ne crocifissa e l’accompagnamento al discernimento spirituale. Come gli altri due libri della serie, anche il presente è consegnato a quanti oggi si ritrovano a cercare l’autentici- tà della vita in mezzo alle fatiche familiari, sociali, e anche apostolicheemissionarieeobbedisconoaquell’invitopres- sante di Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte a rifuggire dall’attivismo e a contemplare il Volto di Cristo. «Il nostro è tempo di continuo movimento che giunge spes- so fino all’agitazione col facile rischio di “fare per fare”. Dobbiamo resistere a questa tentazione cercando di “esse- re” prima che di “fare”» (n.15; vedi anche i nn. 16-28). Mariano Piccotti
  8. 8. INTRODUZIONE LA PAROLA DI UN TESTIMONE DEL MONTE ATHOS Gettando uno sguardo indagatore sulle nostre vite, pos- siamo costatare quanto sia forte, nostro malgrado, l’attra- zionechesubiamoaconformarcialritmodellamaggioranza della gente nel suo attaccamento alle cose di questo mondo effimero. È davvero strano osservare negli altri gli errori di que- sto modo d’agire e non essere tuttavia in grado di evitarli a se stessi, continuando invece a sporgersi verso il corteo rumoroso degli uomini, come se si fosse stati raggiunti da unaspeciedifolliadellavita,senzapotersisottrarreallacor- rente dilagante, ma al contrario, accelerando il movimen- toechiamandoaltriaunirsiaquestamarciadisordinataverso un destino oscuro. Non sei forse proprio tu, caro lettore, l’oggetto di que- ste parole? Poco importa che tu sia prete o monaco, un con- sacrato o semplice fedele, perché non mi sto rivolgendo all’uomo esteriore, bensì alla tua anima indipendentemen- te da tutte le sue apparenze effimere: in quanto tralcio della vite, che parte di frutti spirituali hai dato? Non pretendere di dire al Signore: “Ho parlato nel tuo Nome, ho servito il tuo vangelo, ho guarito i tuoi ammala- ti”,pernondoverascoltareilrestodelpasso:“Allontanatevi da me ...avete già ricevuto la vostra ricompensa in dignità, denaro,celebritàebuonareputazione”(cf.Mt7,22-23;6,5). Nondirenemmeno:“Hofrequentatoregolarmentelatua chiesa, ti ho presentato offerte ogni giorno e anche incen- soseraemattina”,pernonsentireladuraparola:“Chem’im- porta dei vostri sacrifici senza numero? ... L’incenso è un
  9. 9. abominioperme”(Is1,11.13),“...levostrelunghepreghiere sono un pretesto” (cf. Mt 23,14). Tutto questo non è frut- to, ma fogliame verdeggiante; ci è necessario per un certo periodo di tempo, ma un giorno seccherà e cadrà, lascian- doci nudi all’autunno della vita. La tua anima, caro amico, è il tralcio, quanto al frutto che il vignaiolo cerca, esso è il progresso della tua vita nella grazia e il tuo miglioramento nella vita spirituale. Cerca tali frutti, temendo che gli sforzi del vignaiolo per quel che ti riguarda, restino vani, ciò che tu dai per la pigiatura sia insi- gnificante e la tua fine sia quella del tralcio che viene taglia- to e gettato nel fuoco. Se vuoi conoscere i tuoi frutti, ritirati nella tua stanza, chiudi la porta, siediti, prega in silenzio e lì esamina le pro- fondità della tua anima; scoprirai allora l’estensione della tua nudità, scoprirai di non essere quel ricco che credevi di essere, ma povero, pietoso e nudo (cf. Ap 3,17). Vedrai senza dubbio il tralcio della tua vita, la tua anima, denudata di tutti i frutti spirituali; quanto alle opere e alle rumorose attività con le quali riempivi lo spazio, ti appari- ranno come panni sporchi. Quando sarai totalmente solo davanti a Dio, quando starai alla sua presenza in un religioso silenzio, vedrai la tua immagine come nello specchio di Dio e scoprirai la mediocrità del tuo aspetto e come non gli assomigli in nulla. Nel silenzio troverai l’occasione di piangere per lavare con le tue lacrime la stupidità delle tue azioni. E uscirai dal- l’udienza divina solo dopo aver ricevuto, ogni volta, nuovo issopo che laverà la tua anima rendendola più bianca della neve. Quando cominciamo a esercitarci nella solitudine, il corpo si annoia, la mente ricalcitra, l’uno e l’altra soffrono l’oscuritàdellatomba.L’animaprovadoloreedisagioalibe-
  10. 10. rarsi dal corpo e dalle tenebre dei sensi. Probabilmente quindi,chientranellasolitudineincontraquestodisagioall’i- nizio, ma si tratta soltanto di una svolta critica che richie- de fede e pazienza e che l’anima può superare senza troppa difficoltà, perché percepisce bene che la luce è vicina e che dietro le tenebre della tomba si trova la gloria della resur- rezione. Quando cominci a esercitarti nella solitudine, non ten- tare di costringere i tuoi sensi a sentire la santità o a perce- pire una qualche visione di Dio; così facendo sfinirai il tuo intellettoeilcorposenzarisultato,perchéDiononpuòesse- re visto con il corpo, né percepito con i sensi. La sola cosa da fare nella solitudine è... non fare nien- te. Attendi Dio nella calma e non volerlo raggiungere con l’immaginazione,néattraversolaconsiderazionedellacrea- zione visibile, solo così si genera lo slancio dell’anima verso la presenza di Dio E se proprio si dovesse fare qualcosa, dovrebbe essere il rientrare in se stessi con compunzione e grande umiltà, rattristandosi per i peccati che hanno prodotto spessi veli tra l’anima e Dio. Questi sentimenti impregnati d’umiltà saranno suscettibili di preparare il cammino sul quale l’a- nima potrà lanciarsi verso Dio. Quando ti verrà donato di trascorrere un lungo tempo nella solitudine, scoprirai eccezionali opportunità per stare allapresenzadiDio,persvelarelatuaanimadavantialcrea- tore affinché Egli possa correggerne difetti ed errori e pre- pararla al suo avvento meraviglioso. Così il tralcio sarà rinvigorito nella vigna e potrà portare i frutti di vita e di mis- sione: “Il frutto ... è amore, gioia, pace, pazienza, benevo- lenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22). Matta El Meskin,
  11. 11. CON IL SILENZIO E LA PREGHIERA CONOSCEREMO MEGLIO LA PREZIOSITÀ DELLA CROCE CONSACRATA DAL SANGUE PREZIOSO DI GESÙ (Santa Maria De Mattias)
  12. 12. Silen
  13. 13. nzio
  14. 14. 14 1 SilenzioèAmore IL SILENZIO DELL’EREMO Carissimi amici e amiche, su questo monte, nella quiete della solitudine, arricchi- ta da tantissimi incontri con fratelli e sorelle che salgono fin quassù alla ricerca del silenzio e di una parola di luce, desidero dar voce ai gemiti più profondi dello Spirito. Quanto di bello e di buono mi è stato donato di sperimen- tare, per pura grazia di Dio, lo condivido con voi che avete dimorato in questo eremo. Una domanda mi viene spesso rivolta da fratelli e sorel- le che scoprono qui un luogo di quiete, avvolto dal mor- moriodelbosco: «Perchésietequi»?Vogliosintetizzareper voi quanto via via ho cercato di comunicare con una rispo- sta sincera e pur sempre povera di certezze umane. FASCINO PER DIO Nella cultura del rumore e della frammentazione della vita che si sposa sempre più con la superficialità, il solita- rio è chiamato oggi a riscoprire, in modo nuovo, un valo- re essenziale che le è proprio: il silenzio. Hoincontratomoltiuominiedonne,figlidelnostrotempo che, stanchi e insoddisfatti di una vita senza scopo e priva di significato profondo, chiedono qualcosa che non è né la scienza, né la tecnica, né la moda, né il consumo e nem- meno la dottrina o discorsi intorno alla religione.. In modo anche inconsapevole, chiedono di poter fare un’esperienza di salvezza, un incontro nuovo con la loro stessa interiorità confusa e insoddisfatta. Chi può indicare loro un percorso possibile? Questasocietà,habisognoditestimoniecercatoridisilen-
  15. 15. 15 SilenzioèAmore zio, capaci di ascolto interiore; ha bisogno di uomini e donne che con la loro vita, indichino una nuova forma di esistenza ancorata all’essenziale. Sarebbe un errore e un peccato se l’eremita si chiudes- se nella sua cella, fatta anch’essa di altri rumori e tensioni, di altre seduzioni e superficialità, e si dimenticasse di que- stasocietà,chemaicomeoggihabisogno,dimaestriemae- stre di vita. Le comunità eremitiche sono chiamate ad essere, oggi come ieri, spazi di silenzio, luoghi dove si può percepire la sapienza del raccoglimento, l’armonia del- l’essenziale, la quiete dello spirito, il ritmo tranquillo. Solo in forza di questo silenzio e di un’attenzione pro- fonda alle mille voci discordanti di questo mondo il soli- tario può pronunciare parole: poche, profonde, giuste, che invitano ad una vita più piena e umana. Molti di voi mi hanno più volte ripetuto che occorrono luoghi adatti a custodire il silenzio interiore; occorrono persone che vivono con l’orecchio del cuore proteso alla voce misteriosa dello Spirito; persone attente alla richiesta di accompagnamento spirituale e umano. Come realizzare tutto questo? Come coltivarlo e purificarlo dalle nuove fonti di rumore e di superficialità? Che tipo di silenzio pro- porre alla società contemporanea? Il silenzio dell’eremitaggio non è solo silenzio esterio- re. Non è insonorizzazione di uno spazio, controllo dei rumori molesti; non è una tecnica terapeutica, una vita tran- quilla, senza incontri con le persone, un esclusivo contatto sereno con la natura. Il silenzio che cerchiamo è prima di tutto uno stare da soli davanti a Dio. Ilsilenzioèmettersiincontattoconleprofonditàdelpro- prio essere, tacere dinanzi all’immensità di Dio, adden- trarsi con fiducia nel suo amore insondabile. Esso è anche rimanere immersi nel Mistero, che non può essere né spie-
  16. 16. 16 SilenzioèAmore gato, né narrato, ma solamente venerato, adorato e custo- dito. Il silenzio ha bisogno di far tacere i rumori, le solleci- tazionichevengonodifuori.È,soprattutto,fartacereilrumo- redelnostroio,conlesueambizioni,paure,formed’orgoglio e autocompiacenze. Il silenzio, quando è pieno, diventa “utero”, che fa maturare la presenza oscura e nello stesso tempo luminosa, inconfondibile, amorosa e tenera di Colui che abita il nostro essere. Il silenzio è fecondo quando è pieno di Dio. Per perce- pire tale pienezza occorre far tacere il nostro essere davan- ti a Lui, riconoscere umilmente la nostra finitezza e non attitudine.TaceredavantiaDioèaccettarediesistereinforza di questa realtà misteriosa e accogliere con fiducia questo mistero che è fondamento del nostro essere. Tacere signi- fica scoprire con gioia che c’è qualcosa di più, di là di tutto, qualcosachecitrascendemaèsemprequi,chefondaesostie- nelarealtà;saperechepossiamoviverediquestaesperienza fondante. Il silenzio di cui avvertiamo l’urgenza è soprattutto un fascino per Dio. È il silenzio di chi si sente affascinato, sedotto, attratto dal mistero di Dio e cerca insistentemente una via per incontrarlo. È ancora il silenzio di chi ha scoperto che in Dio è rinchiusa la verità a cui tanto aspira il cuore umano. Egli è l’unico che può curare il vuoto ultimo dell’uomo, che niente e nessuno può colmare. Il solitario lo sa, perché ha incontrato ciò di cui si può vivere e non lo abbandonerà per nulla e per nessuno. Egli rimarrà in Colui che è la fonte di tutta la vita. Questo fascino per Dio è decisivo in quest’epoca d’i- persollecitazione e seduzione dei sensi. Forse,carissimiecarissime,visorprendequest’orizzonte del silenzio che covate nel vostro cuore come desiderio che
  17. 17. 18 SilenzioèAmore spinge a chiedervi: «Quali sono i colori e i sapori del segre- to che ha affascinato uomini e donne nella storia del cri- stianesimo?». RICERCA SINCERA Desidero prendere in considerazione alcuni aspetti del vero silenzio, dono della Grazia divina per chi vive in ere- mitaggio e per chi è pienamente immerso nel mondo. - Cercare, sempre e ovunque, con cuore sincero la pre- senza dell’Amato. Voler stare accanto a Lui, vivere con Lui. Si tratta di toc- carlo, di sentire in noi la sua vita piena di calore, godere e soffrire la sua presenza amata, sentirlo nascosto nell’inti- modelnostroessere.Nessunoèesentedall’avvertirelapro- pria fragilità e incapacità di rimanere in silenzio davanti a Dio, quando il fascino si traduce in desiderio e brama di Assoluto. - Mettere al centro d’ogni interesse, come elemento che impregna tutta la persona, l’Amore. Per esprimerlo, nellatradizionemisticacristiana, sisono impiegate molte espressioni: fiamma viva di amore, ecci- tazione cieca di amore, nudo impulso di desiderio, scoper- ta della musica silenziosa. Più forte è l’amore, più dolce è il silenzio e più profondo il fascino. -Accettare la rottura di livello: un capovolgimento della vita che il silenzio della presenza dell’Amato produce. Questa presenza misteriosa e operante di Dio rende possi- bile una esperienza diversa da quelle incentrate sull’utili- tà, sull’efficientismo, sulla seduzione, sulle mode e sul consumismo. - Stare in silenzio davanti a Dio per indicare l’Eterno, in un mondo che vive nel cambiamento continuo. Occorre essere segno del Profondo, in una società sommersa nel-
  18. 18. 19 SilenzioèAmore l’effimero e nel superficiale; testimoniare l’unicoAssoluto, inunaculturarivoltaversoilmoltepliceeilnontrascendente. UNIFICAZIONE INTERIORE Chi arriva alla cima di questo monte, con il desiderio di trovare un angolo di silenzio e una parola di consolazione, desidera incontrare qualcuno che, senza interesse umano, sia capace di ricostruire la propria persona e farla vivere in maniera più degna e umana. Costui chiede aiuto a una per- sona capace di testimoniare che è possibile trovare un fon- damento stabile e un significato ultimo all’esistenza; qualcuno che gli dica che è possibile guarire dal vuoto e dalla frivolezza, dalla separazione e dalla solitudine inte- riore. In concreto, chi bussa alla nostra porta, avverte in pro- fondità che il silenzio contemplativo è fonte di unificazio- ne, di integrazione e di liberazione interiore.
  19. 19. 20 SilenzioèAmore I momenti più belli e di grande stupore, per me, sono quelli dell’incontro con persone a cui posso testimoniare che si può vivere oggi alla radice dell’esistenza; che è pos- sibileliberarsidellasuperficialitàvivendoacontattoconl’es- senziale;chesipossonoutilizzareletecnologieeleconquiste del progresso, senza cadere nell’alienazione e diventare schiavi delle mode; che si può essere ben informati senza lasciarsi pervadere dal rumore dei mezzi di comunicazio- ne; che si può vivere, lavorare ed essere in relazione con la vita moderna, senza perdere la gioia interiore e la pace. Non si tratta di dare una ricetta di relax o una semplice tecnicadiauto-conoscenza.Sitrattadimostrarecheilsilen- zio davanti a Dio e la docilità al suo Spirito, rendono pos- sibile un cammino di umanizzazione. Lo Spirito di Dio, accolto nel silenzio, è la forza inte- riore che permette di vivere nella verità, fa gustare la vita in tutta la sua profondità, insegna a non dissiparla e a non passare superficialmente davanti all’essenziale. L’incontro con lo Spirito è pace divina che permette di trovare un’ar- monia nuova e un ritmo più sano; fa crescere la nostra libertà interiore e ci apre a una comunicazione nuova e profonda con Dio, con noi stessi e con il prossimo. Lo Spirito lavora in silenzio. Lo Spirito libera dal vuoto interiore e dal senso negativo della solitudine; dona la capa- cità di dare e ricevere, di amare e di essere amati nella veri- tà. La Sua presenza dinamica rigenera, fa rinascere ogni giorno,permettediricominciaredinuovononostantelafati- ca, il peccato e il logorio del vivere quotidiano. Vivere e cercare tempi prolungati di silenzio davanti a Dio vuol dire: lasciare che Dio penetri fin nel più profon- do del nostro essere, per cominciare, liberi dalle nostre inu- tilichiacchiere,menzogneeautogiustificazioni,aconoscerci alla luce della sua verità. Vuol dire scoprire la nostra pic- colezza e povertà, la superficialità e il vuoto, sentire il biso-
  20. 20. 21 SilenzioèAmore gno di perdono e di trasformazione. Vuol dire pentirsi del nostro peccato e del tempo sprecato nella ricerca di cose inutili e allo stesso tempo rendere grazie di tutto, perché davanti a Dio scopriamo anche la nostra grandezza di crea- ture da Lui infinitamente amate, trasformate e salvate dal suo amore. SCALATA DELL’AMORE Carissimi amici, chi di voi ha il coraggio di intrapren- dere la scalata verso la vetta del vero silenzio interiore, sco- pre il mondo, la vita, le cose, l’esistenza intera, con una luce nuova; non si sente estraneo a nessuno e a nessuna cosa. È capace di abbracciare interiormente, con pace e amore fra- terno, l’universo intero. È capace di ascoltare il canto della creazione e di unirsi alla lode che da essa si innalza a Dio. Soprattutto impara ad ascoltare e ad amare gli uomini e le donne; trova più facile cogliere tutto ciò che di buono, bello, degno, grande c’è nella vita umana. Gli è più facile ascoltare le sofferenze e il dolore di chi vive e muore senza conoscere l’amore. Il silenzio davanti a Dio e a partire da Dio dona all’uo- mo e alla donna di oggi la capacità di contemplare il mondo con amore, di guardare la Chiesa con tenerezza e com- prensione, di aprire il cuore, la casa e la famiglia all’acco- glienza. Non può esistere alcuna scelta di solitudine senza esse- re aperta all’ospitalità generosa e fraterna. Ogni cella ere- mitica diventa un’eco del grido di chi soffre, una scuola di relazione amorosa e un’opportunità di compassione per tutto il mondo.
  21. 21. 22 2 SilenzioèAmore IL SILENZIO DELL’ATTESA Carissimi amici e amiche, con questa seconda lettera voglio continuare a riflette- re con voi sulla preziosità del silenzio, come ricerca e sete di pace e di unità interiore. Abbiamo già detto che il coraggio di intraprendere la scalata del silenzio rende possibile, gradualmente, di sco- prire il mondo, le persone, la vita, le cose, l’esistenza inte- ra, in una luce nuova. A partire dalla mia esperienza su questo monte, lonta- na per alcuni anni dalla fretta e dai rumori della città, vi comunico la scoperta di un possibile itinerario interiore, che conduce, passo dopo passo, all’ascolto del mistero divino in noi. Un itinerario di silenzio presuppone un progetto di vita, unorientamento,unsensoprofondodadarealpropriofutu- ro e il coraggio di sottoporlo al discernimento di un mae- stro di vita interiore, attento alla voce e ai segni dello Spirito. Ecco alcuni tornanti della scalata del silenzio. L’INTERIORITA La gente di oggi, che vive esteriormente ed è abituata a relazioni superficiali, frettolose e marginali, ha bisogno di un incontro più profondo con testimoni che vivono da pel- legrini nel profondo del cuore, capaci di incontrarsi con la propria verità; testimoni che ricordano a tutti, qualunque sia la rotta che tiene il mondo, che nessuno troverà la vita vera al di fuori della sua anima, malandata ma inabitata dallo Spirito Santo.
  22. 22. 24 SilenzioèAmore Solo dialogando fraternamente, con vera empatia spiri- tuale,sipuòtrovarelaviadellarigenerazione,sipuòappren- dere l’essenziale. Lo Spirito dona la forza necessaria per la liberazionedallaconfusione,perlacrescitanellalibertà.Chi è docile allo Spirito può orientare le persone ad addentrar- si con pace nella loro interiorità. LA PURIFICAZIONE Il contemplativo suggerisce non solo il cammino dell’in- teriorità, ma invita anche a percepire la presenza di Dio che continuaadoffrirsisilenziosamenteaciascunoeovunque.Egli ricordachec’èunospaziointerioreincuilapersonapuòincon- trarsi con Dio e, a partire da esso, cominciare a dare un signi- ficato alla vita, un fondamento e un orizzonte nuovo. Per molti cristiani, che si stanno allontanando dalla pra- tica religiosa, il silenzio e l’ascolto interiore, possono esse- re la via più breve per aprirsi nuovamente al Mistero. Il silenzio purifica, risveglia il desiderio di verità e dispone all’ascolto sincero dell’Assoluto. Molte persone hanno paura del silenzio e della medita- zione prolungata, perché nelle loro coscienze è rimasta l’immagine di un Dio che vigila, fa giustizia e condanna e si ha paura di incontrarlo. Il dimorare su questo monte testimonia che il silenzio cristiano è un’esperienza gioiosa di amore e di incontro. Da questa sorgente nasce la contemplazione: l’espe- rienza, cioè, di essere amati e di amare a livello più profon- do della stessa vita psichica, perché è lo Spirito che ama in noi. Stare in silenzio con e davanti a Dio è sapersi amati. Proprio da questo sentirsi amati deriva l’equilibrio del con- templativoelaprofonditàdellasuaesistenza:Iosonoamato incondizionatamentenonperchésonobuono,maperchéDio è buono e santo.
  23. 23. 25 SilenzioèAmore Dio accetta la creatura umana, con le sue contraddizio- ni e incoerenze, il suo peccato e la sua mediocrità. Chi si avvicina a Lui con questa fede, si sente amato e accolto, non cade nella disistima di sè, né in un senso di colpa mal- sano. Sono molti i giovani e gli adulti che hanno bisogno di fare un’esperienza nuova di Dio, passando dalla paura all’amore, da un atteggiamento difensivo alla consegna fiduciosa di sè Occorre esercitare una funzione critica verso una reli- giosità che coltiva uno spostamento verso l’interno di carat- terefusionale,chealcunipsicanalistidefinisconodistruttura simbolicamaterna.QuestareligiositàspersonalizzaDio,eli- mina l’alterità, chiude la persona nell’individualismo; essa confonde la dimensione psicologica con quella spirituale, l’emozione con la profondità interiore, la quiete con la comunione con Dio. Moltospessomisonotrovataadoversuggerire,conespe- rienze possibili alle singole persone, un silenzio che apre al Dio vivo rivelato e incarnato in Gesù Cristo. Tale silen- zio non è immersione nell’abisso indeterminato della divi- nità o esperienza dell’energia che governa il cosmo, ma dialogo con Dio Padre che ci offre il suo amore personale inGesùCristo.ÈunsilenziocheèascoltodellaParolaannun- ciata e incarnata in Gesù Salvatore e Maestro di vita. Tutto questo non può essere donato o suggerito come una sem- plice illuminazione della coscienza. È comunicazione fidu- ciosa dell’esperienza e azione di grazie a Dio Padre, Figlio e Spirito. Non è semplicemente invito al relax psicofisico, ma ascolto profondo e fiducioso della Parola di Dio e della sua chiamata alla conversone evangelica. L’ASCOLTO È necessario, oggi, mettere in guardia e scuotere le
  24. 24. 26 SilenzioèAmore comunità cristiane dalla mediocrità. Di Elia, il profeta che scoprì nel vento leggero la presenza di Dio, il Siracide dice che la sua parola “bruciava come fiaccola”. I solitari e i con- templativi, i consacrati tutti, oggi, devono indicare che Dio non sta nel vento impetuoso (nel potere, nell’arroganza o nell’apparire), non sta nel terremoto (nell’agitazione, nel rumore, nelle molte parole), non sta nel fuoco (nella lotta, nell’ardore, nella passione), ma nel silenzio e nell’ascolto del mormorio dello Spirito. Nei nostri ambienti religiosi, nelle comunità ecclesiali, oggi più di ieri, si parla molto, ma quando e dove si ascol- ta Dio? Quando ci mettiamo in atteggiamento umile e sin- cero davanti a Lui? Lo Spirito continua a sfidarci con luoghi di riferimen- to, cuori attenti alla Sua voce, uomini e donne audaci che hannoricevutoilcarismadelsilenziocontemplativo.Costoro hanno il mandato interiore di invitare la chiesa contempo- ranea al silenzio e all’ascolto del Mistero e di ripetere a que- sta società le parole di S. Agostino: Perché ti piace tanto parlareecosìpocoascoltare?Chiinsegnadavverostaden- tro; al contrario quando tu insegni, esci da te stesso e te ne esci fuori. Ascolta prima Colui che parla dentro e, dal di dentro, poi parla a chi sta fuori. Isacco il Siro ci ricorda che Il silenzio è il mistero del secoloavenire.GiovanniClimaco:Lapaceperfettadelsilen- zio è madre della preghiera. Isacco di Ninive esorta: Molti cercano avidamente, ma trovasoltantochistaincontinuosilenzio…Chisicompiace di molte parole, anche se dice cose meravigliose, è vuoto dentro. Se ami la verità, sii amante del silenzio. Il silenzio come la luce del sole ti illuminerà in Dio, e ti libererà dalle illusioni dell’ignoranza. Il silenzio ti unirà a Dio stesso… Ama il silenzio più di ogni altra cosa: ti darà un frutto che nonsipuòdescrivereaparole.Daprincipiodobbiamosfor-
  25. 25. 28 SilenzioèAmore zarci di essere silenziosi. Ma poi nasce qualcosa che c’in- duce al silenzio. Forse Dio può farti conoscere questo “qualcosa” che nasce dal silenzio. Se lo pratichi, una luce indicibile apparirà su di te in conseguenza …dopo un po’ una certa dolcezza nascerà nel bel mezzo di quest’eserci- zio e il corpo sarà indotto quasi per forza a rimanere in silenzio. Non crediate, miei cari amici, che sia sufficiente ritirarsi nellapropriastanza,osaliresuunmonte,peressereinsilen- zio. No, il silenzio comincia nella mente, non nella bocca, matura nella capacità di tempi di solitudine, che vuotano il nostrocuoreditutto:dellafelicitàedellatristezza,dellaspe- ranza e della disperazione, dell’amore e dell’odio. Questi spazi di solitudine abilitano ad abbandonare ogni interes- se personale, ad affidare e consegnare tutto, come uno che si appresta a entrare nella tomba. Quando ci sentiremo soli e silenziosi davanti a Dio, quando staremo alla sua presenza in religioso ascolto, vedremo la nostra immagine come nello specchio di Dio e scopriremo la mediocrità del nostro aspetto e come non gli assomigliamoinnulla.Dio,nellasuainfinitatenerezza,non cisveleràlanostravergognaelanostranuditàinunsolcolpo, ma ci farà scoprire, a poco a poco, il nostro orgoglio e attenderà con pazienza la conversione del nostro cuore.
  26. 26. 29 SilenzioèAmore LA CONTEMPLAZIONE Carissimi amici e amiche, Il valore inestimabile del silenzio è quello di essere luogo e grembo della vera contemplazione dell’eremita e d’ogni uomo o donna di buona volontà. Ognuno di noi è chiamato, in qualche modo, ad essere “eremita”, un solitario tra la folla e nel cuore del rumore assordante delle città. Eremita vuol dire essere uomo e donna unificati in Dio. Il clima del tempo di solitudine è simile al deserto, dove c’è assenza di comodità, dove le sicure abitudini della città non sorreggono più, e dove la preghiera è sostenuta sol- tantodaDionellaprovadellafede.LaParoladiDioèunico conforto e profondo tormento. La preghiera liturgica è capace di riempire il cuore umiliato e svuotato dalla paura. La purezza del cuore è la scala per entrare in comunione con Dio. Essa è abbandono incondizionato e umile allo Spirito di Dio, totale accettazione di se stessi e della pro- pria situazione. È un rinunciare a tutte le immagini illuso- rie di se stessi, a tutte le stime esagerate delle proprie capacità, allo scopo di obbedire alla volontà di Dio, che giungenelledifficilidomandedellavitaconleesigenzedella sua realtà. La purezza del cuore corrisponde a una nuova identità spirituale, è la consapevolezza dell’uomo nuovo. È una lunga traversata del deserto. L’ATTESA FIDUCIOSA Da una lunga ed intensa esperienza di silenzio, di pre- carietà, di purificazione interiore, matura la preghiera con- templativa. 3
  27. 27. 30 SilenzioèAmore Essa inizia quando si percepisce di salire il sentiero oscuro e sconosciuto dell’aridità prima che ogni altra via. Il contemplativo scopre di non conoscere, di non godere, di non avere prova umana dell’amore di Dio. Accetta l’a- more di Dio nella fede, diffidando di ogni apparente evi- denza. Amici e amiche carissime, la contemplazione è sem- plicemente un ascoltare nel silenzio e un’attesa colma di speranza. Il vero contemplativo rimane vuoto perché sa di non poter sperare o prevedere la parola che trasformerà la sua oscurità in luce. Non prevede nemmeno uno speciale tipo di trasformazione. Non chiede luce al posto del buio. AttendeinsilenziolaParoladiDioe,quandoottienelarispo- sta, essa emerge dal silenzio, e si rivela improvvisamente aluicomeparoladigrandepotenza,pienadellavocediDio. Il silenzio, infatti, è la voce di Dio. Solo quando riconosciamo a ritroso questo agire di Dio nella nostra povertà e vuotezza, possiamo riscoprire il seme della contemplazione, gettato dallo Spirito nella nostra arida e assetata terra, e nelle terribili notti dell’attesa. La via contemplativa non è una tecnica voluta e studia- ta di autosvuotamento allo scopo di creare un’esperienza esoterica. È la risposta paradossale all’appello quasi incom- prensibilediDio,checiconducenellasolitudine,c’immerge nel buio e nel silenzio. Sarà Lui stesso a portarci in salvo da immensi pericoli, comprese le malattie e le solitudini più aspre, come miracolo d’amore e di potenza divina. La via contemplativa, in realtà, non è una via. Solo Cristo è la via, una via invisibile. Il grande mistico renano Johannes Tauler afferma: Quando lo abbiamo provato nel profondo della nostra anima, ci fa sprofondare e svanire nella nostra nullità e pic- colezza. Quanto più luminosa e pura la luce si effonde su di noi dalla grandezza di Dio, tanto più chiaramente vedia-
  28. 28. 32 SilenzioèAmore mo la nostra piccolezza e nullità. Infatti è così che possia- mo distinguere la genuinità di questa illuminazione: essa è il Dio divino che splende nel nostro essere, non attraverso immagini, non attraverso le nostre facoltà bensì nel pro- fondo della nostra anima; il suo effetto sarà di farci spro- fondare sempre più nella nostra nullità. Possiamo dedurre che la contemplazione è il vertice della preghiera cristiana, perché il Signore desidera più di ogni altra cosa diventare la nostra via, la nostra verità, la nostra vita. Egli è venuto per condurci al Padre. Nessuna forza umana può compiere la trasformazione della nostra vita interiore. Nella contemplazione non c’è né desiderio, né rifiuto di desiderio che conta, ma solo quel desiderio che è una forma di “vacuità”, che acconsente a progredire inconsciamente e quietamente dove non si vede la via. Ilparadossodelcontemplativoèquesto:esseresenzadesi- derio, lasciarsi guidare da un desiderio così grande che è inafferrabile, un desiderio talmente enorme che si perde. È un desiderio cieco, che somiglia a un desiderio di “nulla”, solo perché nulla può soddisfare il cuore di chi vive in Dio, e per questo si basa sul vuoto di sé. Il vuoto non fine a se stesso! La vacuità dei contem- plativi cristiani è l’amore puro, la pura libertà: l’amore libero d’ogni cosa, non determinato, non dipendente da una particolare relazione. È l’amore per l’amore. È una partecipazione, attraverso lo Spirito Santo, all’infinita carità di Dio. È arduo questo percorso, amici e amiche carissime, ma è possibile per tutti. Ad ogni battezzato è promessa la pie- nezzadellacomunioneconDioTrinità:lasantità.LoSpirito Santo custodisce nel nostro intimo tale desiderio e lo risve- glia quando noi decidiamo di lasciarlo libero di operare secondo la tenera Volontà Divina.
  29. 29. 34 SilenzioèAmore Saliresulmonte,dimorareperalcunigiorniinuneremo, abitato da persone che accettano di “perseverare” in Dio per tutto il tempo che Lui vuole, per molti di voi è stato un dono e una chiamata. Per me, per noi, incontrarvi è stato spesso motivo di stu- pore e di rendimento di grazie che ci hanno dato forza e per- severanza a “rimanere salde in Dio” nell’oscurità dei giorni e nella precarietà del succedersi delle stagioni, a mille metri di altitudine. LA PREGHIERA SPOGLIA Non vi nascondo, carissimi/e, di aver provato spesso lo smarrimento e la durezza del deserto. Ilsilenziodellavetta,infatti,èquellostessodimoltiuomi- ni e donne della Bibbia, che attendono un segno da Dio. La preghiera spesso non trova altro sostegno che la nuda fede e il mormorio misterioso dello Spirito. Nella preghiera- afferma Voillaume - dobbiamo come giungere ai limiti di noi stessi, delle nostre possibilità, in modo da essere in grado di esporci a quest’azione dello Spirito Santo che non può essere sostituita da nient’altro. Ilcuoregiungepianpianoallasuapacificazioneeall’ab- bandono totale in Dio. Chi vive nel cuore di Dio sperimenta una naturale disponibilità alla compassione e al farsi cari- co di tutti. Ciò è possibile perchè il cuore umano si scopre povero e vuoto. Solo allora il vero discernimento, rivestito di silen- zio permette di distinguere le cose che valgono da quelle chesonofalse.LoSpiritodonaallacreaturalagraziadicom- prendere che la salvezza del mondo non risiede nelle atti- vità umane, anche se in nome di una missione, ma soltanto nella nuda croce di Cristo. Sul calvario della povertà quo- tidiana Dio ci spoglia di tutto e ci rende conformi a Cristo
  30. 30. 35 SilenzioèAmore crocefisso. Come Elia profeta, noi siamo tentati di adattare le nostre possibilità e le nostre risorse al fine che ci proponiamo e crolliamo con facilità di fronte alle prove. La consapevo- lezza della nostra vacuità rimettere a fuoco il progetto ori- ginario del Regno di Dio. Abbiamo bisogno di solitudine e di silenzio- continua Voillaume- perché Dio ci rimetta di nuovo di fronte al pro- getto autentico a cui deve come sposarsi la nostra attività apostolica. Veramente il silenzio, accompagnato dalla solitudine e da una ospitalità generosa di quanti salgono sul monte, permette di capire che non è l’attivismo esasperato a soste- nere la trasformazione del mondo, secondo i progetti miste- riosidiDio,mapiuttostolatestimonianzasoffertaesilenziosa che “a Dio nulla dobbiamo anteporre”, come spesso ci ricorda il Papa Benedetto XVI.
  31. 31. Solitu
  32. 32. udine
  33. 33. 38 4 SilenzioèAmore LA PROVA DEL DESERTO Carissimi amici e amiche, abbiamo toccato il vertice del monte a cui Dio vuol con- durre ogni sua creatura: la contemplazione. Ora torniamo altempodellaprovaedellapurificazione,iltempodeldeser- to: stile di vita per chi decide di vivere tempi prolungati di eremitaggio in un luogo che ha tutte le caratteristiche della precarietà e dell’arida solitudine umana. LA SETE ARDENTE Afferma Jean Lafrance: Per poter parlare al nostro cuore e mostrarci il suo Volto (Os 2,16), Dio deve condur- ci nel deserto.Tutti quelli che hanno fatto esperienza di vita eremitica, lo sanno bene: quegli anni di silenzio e solitu- dine ci mettono duramente a confronto con noi stessi e ci fanno perdere le illusioni che abbiamo su di noi. È quello che accadde al popolo dell’Esodo, destinato a prendere coscienza della propria povertà attraverso i suoi fallimen- ti, le sue ribellioni e la sua conversione. È interessante rileggere il libro dell’Esodo in questa prospettiva. Vivere un lungo tempo in solitudine significa entrare nella prospettiva del grande Evento biblico della tra- versata del deserto. Significa impegnarsi a ruminare, gior- no dopo giorno, le parole che svelano l’amore immenso di Dio per il suo popolo. In questo percorso siamo molto lontani dalla dolcezza del giardino in cui Dio si manifesta nella brezza della sera. IlpopologuidatodaMosèsperimentalafame,lasete,ècon- tinuamente minacciato dai nemici naturali o dagli egiziani e allora arriva a rimpiangere le cipolle dell’Egitto e le pen- tole di carne. La manna appare insipida e la sete rende
  34. 34. 39 SilenzioèAmore impossibileilcammino:Perchécihaifattousciredall’Egitto, per farci morire di sete...? (Es 17,3) Gli israeliti scoprono la durezza del loro cuore e Mosè è costretto ad alzare le braccia e a intercedere presso Dio per ottenere il perdono e la riconciliazione. Dio placa la sua collera e si riconcilia con il popolo. Molti secoli più tardi, i profeti comprenderanno che il tempo trascorso nel deser- to è stato un tempo di grazia, un’epoca in cui Dio si è unito al suo popolo in modo unico e del tutto privilegiato (cf. Os 2,16 e 21-22). Tuttociòvaleanchepernoiquandoattraversiamolaprova della solitudine, che è un deserto, anche se non sempre un luogo geografico. Quando Dio non ha un luogo desertico sottomano,ciponeinundesertospirituale,insenoallafami- glia, ad una comunità, o in un posto di lavoro, e allora spe- rimentiamolanostrapovertàelanostramiseria;inunaparola, ci accorgiamo di avere un cuore duro che si chiude all’a- more. Se potessimo capire che di là dalle nostre ribellioni lo Spirito Santo è pronto a unirsi a noi nel più profondo del nostro essere, diremmo con il profeta Geremia: È bene aspettareinsilenziolasalvezzadelSignore.Èbeneperl’uo- mo portare il giogo fin dalla giovinezza. Sieda costui soli- tario e resti in silenzio, poiché egli glielo ha imposto; cacci nella polvere la bocca (Lam 3,26-29). Nell’esperienza della sete ardente, nell’aridità del deser- to, ogni persona deve lasciarsi riconciliare con Dio e nello stesso tempo con se stessa e con i fratelli. In altre parole deve convertirsi per diventare povera, come un bambino a cui sono rivelati i segreti del Regno. Ci viene offerta un’unica sorgente d’acqua, che scatu- risce dalla dura roccia dello spogliamento: lasciarci sedur- re e condurre da Dio nel deserto dove saremo iniziati al mistero di una nuova nascita. Può accadere anche a molti consacrati che ricevano solo all’ultimo momento quest’in-
  35. 35. 41 SilenzioèAmore vitoadandareneldeserto,doveglisiriveleràilVoltodiCristo. Dio si serve abbastanza spesso dei "quarant’anni di deser- to" per introdurci a quest’iniziazione al mistero del suo Volto. Il modo con cui si reagirà all’invito e all’opportuni- tà che ci si offre sarà decisivo e lo scoglio delle tempeste sitrasformerànel"Capodibuonasperanza"!AltrimentiDio aspetterà un’altra occasione propizia che potrà presentarsi soloalmomentodellanostramorte,anch’essatempodipre- muroso invito di Dio, per immergerci nel deserto estremo della solitudine. Guardiamo, cari amici e carissime amiche più da vici- no cosa accade nel cuore di chi ha avuto il dono di vivere la dolce e tremenda solitudine come un deserto. Egli non ha più niente né nessuno e deve avanzare di là delle sue pos- sibilità umane e di tutto ciò che rende possibile la relazio- ne. Pian piano e tra le lacrime scopre quanto è ancora impura la sua fiducia. Crede in Dio, ma deve sperimenta- re come la sua fede si basa ben poco sulla vera speranza teologale. Egli fa ancora leva sulle proprie forze, sulle pro- prie qualità, sulle proprie virtù, su ciò che lo circonda. Nel deserto tutto crolla ed egli è alla mercé del più piccolo imprevisto, come Pietro che cammina sulle acque e appe- na smette di guardare Gesù va a fondo.
  36. 36. 42 5 SilenzioèAmore RICONCILIAZIONE E MISERICORDIA Carissimi amici e carissime amiche, nella più quieta solitudine di un inverno ricco di neve viene spontaneo riflettere sul senso del deserto come pre- carietà, che abilita al distacco da tutto e da tutti, per vive- re solo dell’essenziale. Ci sono tempi, più o meno lunghi, in cui la durezza della precarietà si fa sentire come il non potersi appoggiare a nessuno e senza prospettive di futuro. Diventa allora bruciante l’attesa che il sole si alzi e ridoni la speranza di una primavera che fa fatica a impor- si su questo monte. LA PRECARIETÀ DEL DESERTO La precarietà chiama a vivere solo di speranza, di atte- sa, di fedeltà all’oggi di Dio nella piccolezza e nella fragi- lità del tempo: le ore, le giornate spesso grigie e monotone, i mesi che portano in sé le ferite, le delusioni, le incom- prensioni, idesiderinonrealizzatietuttalapovertàdimezzi e di persone. Restare fedele a quel deserto che lo Spirito offre ogni giorno e nel quale chiama a rimanere, è la sola sopravvivenza. A volte questo “status” è talmente fragile e spoglio d’o- gni prospettiva di futuro, che il cuore sperimenta una reale e profonda lacerazione interiore. Laprecarietà,infatti,frantumailcuore,lometteallaprova, lo spoglia di ogni pretesa e della possibilità di confidare in se stesso e lo pone in un particolare stato di pentimento. LaBibbiadescriveildesertocomeuna“terrasecca,asse-
  37. 37. 44 SilenzioèAmore tata e senz’acqua”. Chi vi si avventura, sempre guidato dallo Spirito di Dio, generalmente non sospetta a quale prova si espone. Ben presto incontra la desolazione, l’iso- lamento, la mancanza di viveri e di nutrimento terreno. Dio si sottrae, talora per giorni e anche anni. Può accade- re di stancarsi, di scoraggiarsi, a volte anche di crollare, costretti come siamo a vivere ridotti ai minimi termini, facendo, giorno dopo giorno, l’esperienza cocente della povertà,delladebolezza,dellaradicaleimpotenza,dellaevi- dente inutilità ed inefficienza umana. Numerosiesvariatisonoicampiincuiquestadebolezza può manifestarsi. Il fatto è che essa emerge quasi sempre là dove siamo più vulnerabili, nel nostro punto debole, dovesiamototalmentesguarniti.Ciritroviamospessoallimi- te estremo e quasi mortale della nostra debolezza, dove non resta più che una sola speranza: quella di abbassare final- mente le armi e di capitolare davanti a Dio. Nel profondo del nostro cuore, allora, avvertiamo la spinta ad abbando- narci alla misericordia divina, accettando di cedere il testi- mone allo Spirito, unico maestro interiore, nel momento preciso in cui siamo sul punto di sprofondare. Diovieneprestoafrantumarelospecchiodelnostroidea- le di perfezione nel quale amiamo gettare ogni tanto uno sguardo furtivo. Quando Dio frantuma il nostro cuore, ci sentiamo ridotti a una realtà insignificante, e non sappia- mo più uscirne. Questa crisi colpirà anche la preghiera e perfino la fede. È il deserto della preghiera; un deserto necessario per raggiungere la contemplazione. Questo svuotamento può portarci molto lontano e sve- larci nel più profondo di noi stessi dei mostri che preferi- remmo non conoscere. È come trovarci di fronte al nostro ateismo. E da lì si riparte per una reale conoscenza ed espe- rienza della misericordia di Dio.
  38. 38. 46 SilenzioèAmore Il VOLTO DELLA COMPASSIONE Verrà il giorno, ma non sappiamo quando e come, in cui potremo dire come san Paolo: So, infatti, a chi ho creduto (2Tm 1, 12). Nel momento in cui capiremo che tutto dipen- de dal reciproco interscambio fra misericordia divina e la nostra fiducia, vivremo nel totale abbandono. Ma questo, carissimi/e, è un punto di arrivo. Ètipicodellafiducianoncercarealtroecontaresolosul- l’amore e sulla misericordia. Per poterci affidare soltanto alla misericordia, occorre fare l’esperienza del salmista e gridare a Dio: Nel mio affanno invocai il Signore, nell’an- gosciagridaialmioDio.Dalsuotempioascoltòlamiavoce; al suo orecchio pervenne il mio grido (Sal 17,7). Come gli Ebrei nel deserto, capita di trovarci di fronte a un pericolo realeeinvocareDioperchéegliciesaudisca.Nonèpiùpos- sibile contare su altre cose se non su di lui e su lui soltan- to: Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nelnomedelSignorenostroDio(Sal19,8).Tuttinoi,inqual- che modo, dobbiamo recarci nel deserto affinché Dio possa infrangere il nostro cuore di pietra e riconciliarci con lui. Ildesertoèsempreilcrogiolodellanostrafede,edèanche una sorgente di limpide acque, da cui scaturisce la vera pre- ghiera. Essa non sarà frutto dei nostri sforzi, ma volontà di un Dio che vorrà colmarci della sua misericordia! Occorre pertanto fare in modo che Dio s’intenerisca, come il cuore di un padre si lascia commuovere dai gemiti del figlio infer- mo o malato. Siccome però non si può costringere Dio, l’u- nica cosa da fare è dirgli: "Riconosco che non mi è dovuto, chenonnesonodegno,matelochiedoacausadeltuoNome cheèMisericordia".L’avereammessoeconfessatolanostra miseria dà modo a Dio di intenerirsi e fare breccia nel nostro cuore di pietra. A volte ci vogliono degli anni per- ché questa preghiera sgorghi spontaneamente dal cuore di
  39. 39. 47 SilenzioèAmore una persona, sia essa prete, religioso, o laico. È la pre- ghiera di chi sa farsi bambino, “piccolo per il Regno dei Cieli”. Il tempo della solitudine e della prova ci rende capaci di saper dire a Dio "per piacere", perché non basta dirlo con le labbra, occorre che parta dal fondo del cuore e ciò com- porta una confessione molto efficace, profonda e merito- ria: Dio non ha alcun obbligo di esaudirci. Egli lo desidera, maapattochegliaccordiamounafiduciaillimitataeincon- dizionata. È allora necessario che, alla fine, ognuno di noi si ritrovi in una particolare esperienza di deserto. Il deser- to c’insegna, così, a pregare, ad amare e a lasciarci ricon- ciliare con Dio e con i fratelli e le sorelle. Il solitario non si emargina dal mondo, ma vive una comunione più inten- sa e particolare con tutti, perché tutti egli porta nel cuore della misericordia divina. È importante ripeterlo e impedi- re che chi non comprende tale invito renda insipido il sale della terra. Dio soltanto può riconciliare l’uomo con sé e con suo Figlio Gesù Cristo. E in Lui soltanto possiamo incontrare i fratelli e le sorelle, con cuore capace di com- passione. Paolo, parlando della riconciliazione, non parte dall’i- niziativadell’uomo,madaquellagratuitadiDio:Tuttoque- sto però viene da Dio, che ci ha riconciliato a sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazio- ne. È stato Dio, infatti, a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidan- do a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quin- di da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro.Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciate- vi riconciliare con Dio (2 Cor 5,18-20). È a questa ricon- ciliazione, apice della vita cristiana, che Dio vuol condurre ognuno di noi, perché la compassione diventi l’habitus delle nostre relazioni fraterne.
  40. 40. Miss
  41. 41. sione
  42. 42. 50 6 SilenzioèAmore LA NUDITÀ DELLA MISSIONE Carissimi amici e amiche, è stato molto costruttivo e di grande consolazione con- dividere con molti di voi la segreta forza interiore che ci trattiene nel cuore di questo piccolo eremo, senza mai dimenticare il mondo da amare. VivoglioraccontarecomeDio,dopoaversceltounaper- sonaperconfidarleunamissione,usamezzietempiperren- derla sua amica e confidente. La chiama in disparte per comunicarleisuoidivinisegreti.NormalmenteDiononparla nel chiasso o nel tumulto delle cose da fare e da realizza- re: “La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16). Dio ha sempre agito così con i patriarchi, con i profe- ti, con tutti i suoi eletti. Gesù stesso vivrà l’esperienza del deserto, in vista dell’adempimento della volontà del Padre. Chiama i discepoli e li invita a “stare con Lui”. Posso testimoniare come solo una tale certezza aiuta a superare l’asperità della solitudine, con tutte le prove che essa incontra nello scorrere dei giorni e degli anni. IL DESERTO DELLA MISSIONE Troppo spesso abbiamo creduto che il primo scopo della nostra vita fosse la missione e che tutto di noi dovesse esse- re plasmato a tal fine. La missione ha rischiato, molte volte, di mascherare in qualche modo la vera esperienza di Dio, che dovrebbe, prima di tutto, trasparire dal nostro stile di vita. Nella Bibbia, infatti, ogni invio in missione è prece- duto da un tempo di ritiro nel deserto.
  43. 43. 51 SilenzioèAmore Ci chiediamo perché Dio sceglie il deserto, questo luogo arido, duro e inospitale? La motivazione è intrinseca alla stessa missione a cui la persona è chiamata e al tipo d’in- timità che Dio vuole realizzare. Noi siamo continuamente tentati di considerare la mis- sione dal punto di vista delle relazioni umane, e dell’effi- cienza (o efficacia) immediata. Vogliamo soppesare le nostre capacità umane, le possibilità di riuscita, accordan- do il tutto con le nostre reali capacità umane. Normalmente vi è una radicale sproporzione tra l’am- piezza del compito che Dio ci affida e la povertà dei nostri mezzi umani.Siamo posti di fronte a un mondo che mette al primo posto delle sue preoccupazioni il denaro, il pia- cere, e il potere. Noi tutti siamo chiamati ad essere giudi- catiapartiredallanostrapovertà,dallacapacitàdisolitudine e di rinuncia, e dall’umiltà. Dio, nella sua benevolenza, c’invita ad entrare in rela- zione con Lui. Questa relazione d’amore è oltre ogni espe- rienza umana sensibile. Il mondo ci prospetta esperienze tangibili e sempre più eclatanti. Per questo motivo non pos- siamoesserecompresieaccoltinell’immediatezzadellalogi- ca umana. Lo scoraggiamento di chi si trova in queste strettoie mondane, è normale: è lo stesso scoraggiamento diEliaprofeta,chesiscontraconl’impurità,l’egoismo,l’in- credulità, si siede sotto un ginepro e dice: Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri (1 Re 19,4). Proprio nel momento in cui tutto sembra crollare attor- noanoielasituazionesembraperdutainmodoirrimediabile, DiocifapassareneldesertoalparidiElia.Civuolefarcapi- re che il motivo delle nostre azioni non dipende dalle risor- se umane, ma dalla forza divina. Non si costruisce il Regno di Dio con la nostra generosità umana, ma con il dinami- smo dello Spirito. A tale scopo Dio sceglie tempi e luoghi
  44. 44. 53 SilenzioèAmore permanifestarsicomeprimoedunicomotivodelnostrovive- reeoperare.Eglicifafarel’esperienzadelcrollodellenostre iniziative, della nostra inutilità, della passività, fino all’e- marginazione. Il deserto che dobbiamo attraversare, come lo è stato per Elia,èlaprovadellimitedellenostreforze,perchépossiamo giungereall’abbandonoinLui.Riconoscered’esseresprov- visti d’ogni ricchezza umana è una delle tappe fondamen- tali della maturazione spirituale. È anche il presupposto necessario per lavorare in modo efficace al Regno di Dio. Il Signore si serve di Elia, come di ognuno di noi, pro- prio nel momento in cui ci riconosciamo poveri e al limi- te delle nostre forze umane. Ogni opera è di Dio e solo a Lui appartiene realizzarla; perquestosiservedistrumentiinadatti,perchétuttosiaripor- tato interamente a Lui e in modo verginale. LE POVERTA’DELL’APOSTOLO La povertà è una delle leggi radicali del mondo sopran- naturale. Iltempodidesertocièdatoperchéfacciamol’esperienza dei nostri limiti e della nostra povertà, prima di ricevere la rivelazione della stessa dolcezza divina. Quando le risorse umaneelagraziacoincidonopossiamoesserecerticheanco- ra troppo di noi è presente nella missione. La tentazione del ripiegamento su noi stessi o dell’autocompiacimento devia le nostre intenzioni che apparentemente riteniamo pure. Nel tempo dell’eremitaggio Dio ci rivela anche questo peccato segreto, che è attaccamento radicale a ciò che fac- ciamo o che riteniamo missione. Ecco perché ci arriva la chiamata a percorrere il sentie- ro della solitudine e del silenzio. Nel deserto non possiamo più contare sugli altri e sulla
  45. 45. 54 SilenzioèAmore loro approvazione. Non si può più fare del teatro e pren- derelesembianzediunpersonaggioodiuncompitodasvol- gere, perché si è posti dinanzi alla dura realtà di noi stessi. Dio fa silenzio, perché è l’unico modo che ha per rivelar- si.SperimentandoDiolontanoenonudendopiùlasuavoce, siamo costretti a cercarlo con fede pura.Alcuni giorni que- sto silenzio può pesare tantissimo, fino ad essere tentati di abbandonarlo per fare qualsiasi cosa. Entrando nel deserto, Elia lascia il suo servo a Bersabea edevecamminaredasoloperungiornonellaregionedeser- tica di Giuda. Il profeta deve passare attraverso il deserto delle purificazioni per poter conoscere relazioni più alte e più intime con Dio. Sperimenta allora la tentazione della stanchezzaedelloscoraggiamento:desiderosodimorire(cf. 1 Re 19,4). Il deserto non ci priva soltanto della presenza degli altri, ma ci obbliga anche a morire a noi stessi e ad evidenziare il nostro cuore di pietra. Come Mosè, occorre togliere i san- dali (cf. Es 3,5) e camminare scalzi a rischio di essere scot- tati dalla sabbia o morsicati dagli scorpioni. Per lunghi anni ci siamo cuciti questi sandali per poter camminare, difenderci dalle scottature della sabbia e dagli animali pericolosi. Abbiamo creduto necessario acquisire un bagaglio di conoscenze con una lunga preparazione intellettuale e spirituale, per affrontare la missione affida- taci e abbiamo forse camminato senza lasciarci ferire dalle pietre disseminate lungo la strada. Ci siamo protetti da Dio, senza saperlo forse fino in fondo. Nel tempo di solitudine e di silenzio questo tipo d’or- dine, che ci sembrava costitutivo anche della nostra con- sacrazione religiosa, ci appare del tutto formale. Allora occorredecidersiditogliereisandaliemetteredapartetutto ciò che ci protegge dall’ardore di Dio. Crolla il muro delle protezioni perché possiamo ricevere
  46. 46. 56 SilenzioèAmore la bruciante rivelazione di Dio.Avevamo protetto il nostro cuore di pietra con una membrana capace di isolarlo alla fusione dello Spirito Santo. E in qualche modo abbiamo anche sofferto spesso per questo tipo di protezione e non abbiamo mai avuto il coraggio di spogliarcene. Nel tempo della prova che Dio ci riserva, in un eremo o in altro luogo simile, avviene questa purificazione e non senza dolore. Risulta sempre duro e umiliante riconoscer- ci poveri davanti a Dio.Allora i nostri occhi si aprono non solo sulla nostra miseria, ma pure sulla ricchezza e lo splen- dore di Dio che vuole rivestirci della sua bellezza e del suo amore. Carissimi/e, è senz’altro un dono di Dio provare la durezza di questa chiamata, che ci isola, per un tempo più o meno lungo, da tutto e da tutti, immergendoci in un vuoto senza pari, un vuoto che non ha nome, perché l’unico nome è “Spirito di Dio”. Si giunge così a comprendere che non siamo noi a sce- gliere la regola della missione a cui Dio ci manda, ma Dio stesso ci rivela il suo volere, passando per la nostra estre- mapovertà.LoSpiritodiDiotrafiggeilnostrocuore,lafiam- madell’amoreciconforta,cicauterizza,ciguarisceeciinvia, liberi e spogli di noi stessi, alla missione.
  47. 47. 58 7 SilenzioèAmore LA PREZIOSITÀ DELL’INTERCESSIONE Carissimi amici e amiche, vidonolabellezzadellaesperienzaaipiedidelCrocifisso, quando, avvolta dalle abbondanti nevicate del duro inver- no, i vostri volti popolano la piccola cappella dell’eremo. Il Crocifisso, che a San Francesco ha parlato e a Santa Maria De Mattias ho scavato solchi profondi di interces- sioneamorosanellesuelunghenottidicontemplazionespon- sale, ogni venerdì si illumina al riflesso del cero pasquale e invita a inginocchiarsi per una prolungata adorazione. Dal deserto innevato della montagna al silenzio della più pura compassione; dalla Parola crocifissa, come nutri- mento misterioso per la missione, all’intercessione per tutta l’umanità. La missione scaturisce dal Costato trafit- to di Cristo Crocifisso; si nutre del Sangue che scende lungo i sentieri della montagna, penetra nelle piazze delle città, nei luoghi di maggiore sofferenza e nell’animo di ogni creatura che Dio ama e perdona ogni momento. LA FECONDITÀ DELLA CROCE Il Crocifisso mi è sempre apparso un albero glorioso che svetta verso il cielo e con il volto rivolto verso chi si pone ai suoi piedi e sosta in silenzio, per ascoltare l’unica voce divina che è silenzio d’amore. Ricordo lunghi momenti di adorazione e di lacrime inte- riori,consapevolediunaPresenzadolceecompassionevole. OgniCrocifissodisolitovienescolpitoodipintoconilCapo del Signore reclinato verso terra, mostrando l’eleganza del Volto di un Dio che rivela la Sua infinita misericordia.
  48. 48. 59 SilenzioèAmore Lo sguardo amabile del Cristo che ha dato tutto per amore, riposa in un dolce silenzio, che accompagna l’of- ferta più alta della storia! Nessun sacrificio d’amore è tota- le e sincero se non è avvolto dal silenzio di chi si offre senza attendere risposta, perché sa che l’amore è più forte della morte. Per questo possiamo ripetere con tutti i Santi: Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia (Sal 44,2). Spesso nelle ore più buie della sera ho sostato in silen- ziosa attesa, accogliendo il dolce invito a restare tra i rivi della vita, che scorrono giù dal Suo Costato trafitto Dal silenzio di quel Cuore squarciato l’unica voce che pochi sanno udire è “perdono”. L’unico impegno che tutti possiamo adempiere è comprendere a quale regalità siamo stati realmente chiamati. Noi piccoli e fragili creature cam- miniamo a tentoni dentro questa storia tanto martoriata e crocifissa, e dobbiamo dare voce ad ogni grido di angoscia e di disperazione che rompe il sacro silenzio dell’Amore divino. Tantepersonesalgonofinquassùelascianoscorrerelacri- me di dolore; lacrime assorbite dal vecchio pavimento del santuariodellaMadonnadelMonte;lacrimeditantedonne, uomini, giovani e anziani che hanno sostato a lungo davan- ti all’icona di Maria, perché ella implori misericordia pres- sosuoFigliocrocifissoerisorto.Ilpiantoèsempreunintimo incontro con il silenzio della vita, con il vuoto che spesso troviamo nella stanza solitaria della nostra vita, con gli spazi,avoltetroppograndi,deinostrifallimenti,conlegraf- fiature intime dei nostri affetti raffreddati dalla prova e dallacorsaversolevanità,conglisquarciviolentidegliavve- nimenti improvvisi che ci spogliano di tutto, con le crepe didoloreperlaseparazionedapersonecare.Ilpiantoèanche ardore sincero del cuore di chi non smette di fare la verità con se stesso e aspetta con ansia una risposta da Colui che
  49. 49. 60 SilenzioèAmore ha conosciuto la vita, tutta la vita e l’ha resa sacra con l’at- to supremo del dono di sé, una volta per tutte. Quanti di noi, miei cari fratelli e carissime sorelle, nel silenzio di una preghiera a volte furtiva, nella solitudine di una confessione sincera, durante una processione, nasco- sti tra la folla e in silenzio, abbiamo atteso una parola, uno sguardo compassionevole del Signore e nella notte ci siamo trovati più sereni, senza sapere perché!? LaCroceciricordacheunavitariuscitadipendedalsaper sederecondignitàsultronodellaprovaquotidianaedelmar- tirio che la vita ci prepara. La fedeltà all’amore impone di salirviconpurezzainteriore.Iltuotrono,Dio,durapersem- pre…Le tue vesti son tutte mirra, aloè e cassia, dai palaz- zi d’avorio ti allietano le cetre (Sal 44, 7-10) Quanti troni il mondo prepara e propone alla nostra ricerca di gloria! Essi ci lasciano l’amarezza nel cuore. Il Cristo, dal suo trono glorioso, ci invita a non chiude- re mai il flusso di perdono e di solidarietà per tutti. Ciò è possibile solo se diventiamo servitori dell’amore. Colui che, inchiodato su quella croce, si lascia incatenare dalla durezzadelpotereumano,entrasilenziosoconlanostrainter- cessione nelle prigioni del mondo, nei campi di concen- tramento, nelle case diroccate o distrutte dai missili di guerra, tra le mura delle famiglie distrutte da malattia dal fallimento dell’amore o dall’odio. Non si pone lontano o in alto, ma dentro ogni cuore e ascolta. LO ZENITH DELLA VITA Tra il punto zero della vita, dove regnano la guerra e la morte, l’infedeltà, l’odio, il tradimento, la sterilità, il deser- to della prova… e lo zenith della storia amata e redenta dal- l’amore di Dio, c’è Lui il Crocifisso, piantato nella nostra fragile terra e svettante verso il punto più alto della volta
  50. 50. 62 SilenzioèAmore celeste, posto sulla verticale della nostra ricerca di salvez- za.TrailCrocifissoeilnostroprossimocisiamonoiinatteg- giamento di offerta. Dal Volto splendente dell’Uomo-Dio vissuto solo per amore, raggi di luce, di speranza e di vit- toria, cadono giù e si posano su ognuno di noi, liberando- ci dalle ombre di morte. Effonde il mio cuore liete parole, io canto al re il mio poema… Farò ricordare il tuo nome per tutte le genera- zioni e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre (Sal 44, 1.18). Sostare ai piedi del Crocifisso, nella cattedrale immen- sa di questo bosco di castagni, abeti, acacie e betulle, vuol dire stupirsi della Sua grande promessa che si è fatta real- tà: Chi ha sete venga a me e beva (Gv 7,37) Chi dal profondo silenzio punta i suoi occhi sulla Croce radiosa del Signore si ritrova orientato verso lo Zenith della vita. L’esperienza più luminosa che ci è dato di fare è quel- la di essere elevati al di sopra di ogni povertà e peccato del nostro “punto zero”, per trovarci nella traiettoria della Sua Luce divina. È questo il senso più vero del porre il Crocifisso al cen- tro di una Chiesa e nel cuore delle nostre case. Se lo por- tiamo, dorato, al collo, abbiamo anche la fortuna di offrirgli ilnostropettocometronodigloria.QuellacroceequelVolto misericordioso del Crocifisso ci ricordano che dobbiamo puntare lo sguardo sempre verso lo Zenith della nostra vera libertà.
  51. 51. 63 SilenzioèAmore ACCOMPAGNARE IL DISCERNIMENTO Carissimi amici e amiche, il Signore ci fa vivere tappe di silenzio, di deserto e tempi di nudità interiore per trasformare il nostro cuore e pre- pararciallaparticolaremissionecheciimmergenelmondo, per elevarlo all’altezza dell’Amore divino. Per questo com- pito avvertiamo urgente una rinnovata effusione dello Spirito. A chi viene restaurato interiormente dalla prova nel deserto, per una completa donazione di sé, la tradi- zione cristiana indica come via maestra il discernimento spirituale. L’ASCOLTO DELLO SPIRITO Il discernimento è un dono dello Spirito Santo e consi- ste in una nuova sensibilità, capace di percepire l’invisibi- le nel visibile, le urgenze del Regno di Dio nell’esperienza contemplativa come nell’esperienza attiva. È come un esse- re risvegliato dal mormorio dello Spirito che grida in noi “Abba,Padre”,unriconoscerelapulsioneinteriorediquel- lo stesso Spirito che invita dolcemente a passare all’azio- ne. Il cuore di ogni apostolo, sempre in stato di veglia, è invitato a spiare, a scrutare lungamente e ad ascoltare. Ad esso è dato di captare l’azione interiore dello Spirito Santo, sia che lo Spirito preghi in noi, sia che ci inviti a compiere l’opera del Padre. Nella psicologia dell’uomo nuovo questa capacità di discernere nello Spirito è, in un certo senso, più importan- tedeidonidellapreghieraodell’impegnoapostolico.Questi ultimi, infatti, dipendono strettamente dall’influsso dello 8
  52. 52. 64 SilenzioèAmore Spiritoedallacapacitàdelsoggettodicoglierecorrettamente la Sua presenza. Che egli si lasci afferrare dal silenzio amo- roso e dalla preghiera, o che acconsenta a essere inviato per la testimonianza apostolica, ciò è sempre opera del mede- simo Spirito. Al contrario, nulla è più rischioso che pretendere di decidersi per una esperienza di eremitaggio, darsi alla pre- ghiera, o credersi inviati ad evangelizzare, se si è perso il contatto interiore con lo Spirito. Nulla è più sterile del- l’impedire allo Spirito di mormorare in noi e di percepirne la voce. Ogni vita contemplativa vera, ogni vita apostolica autentica sarebbe, in questo caso, compromessa. L’ASCOLTO DELLA VITA Per renderci capaci di discernere la vera volontà di Dio, lo Spirito ci spinge a tempi di deserto e di prolungato silen- zio. Dall’urgenza della missione scaturisce l’abilità a cer- care quei momenti di silenzio interiore, di deserto ritrovato, che permettono di “auscultare” la vita di tutti. Il silenzio permette ad ognuno di noi di percepire i movimenti dello Spirito Santo, per regolare su di essi tutto l’agire umano. Questa grazia è strettamente legata al dono della preghierache,essapure,habisognodell’orecchiointe- riore per mettersi all’unisono con i gemiti dello Spirito. Il contemplativo nella preghiera e il contemplativo nell’a- zione s’incontrano in quest’ascolto e sguardo interiore, in questasensibilitàparticolaredellacreaturanuova,chelatra- dizione chiama la diákrisis o discretio: il discernimento spi- rituale. La condizione indispensabile perché il credente - sia che preghi, che lodi Dio o che gli renda testimonianza - è rimanere innestato sull’agire stesso di Dio. Il discernimento spirituale è quindi il terreno comune tra iduetempidiognivitacristiana:iltempodelsilenzioedella
  53. 53. 65 SilenzioèAmore contemplazione pura e il tempo della dimensione aposto- lica. Entrambi hanno origine dalla stessa realtà spirituale, dotata di un orecchio il cui timpano vibra all’unisono con il minimo mormorio dello Spirito, e di uno sguardo in gradodipercepireiprimibarlumidellapresenzadelSignore. Dalleoriginidellavitamonasticaepoidiquellareligiosa, il discernimento spirituale è sempre stato il tesoro nasco- sto,lasorgentedilucechemuoveasceltedinovitàediauda- cia apostolica. In molte situazioni di vita esso è, oggi, anche ciò che di più sostanzioso è stato perduto. Solo dal corag- gio di intraprendere un serio cammino di maturazione spi- rituale, attraverso la via del discernimento, l’eremita e il missionario sapranno scorgere i germi di novità e i sentie- ri nuovi, racchiusi nel mistero pasquale di Cristo, per una nuova primavera nella Chiesa.
  54. 54. Come
  55. 55. Maria
  56. 56. 68 SilenzioèAmore CON MARIA, MADONNA DEL MONTE Carissimi amici e amiche, metto nel cuore di Maria, Madonna del Monte, tutte le riflessioni condivise con voi. Ella serbava tutte le Parole di vita nel silenzio del suo cuore. CUSTODE DELLA VOCE DI DIO Ci racconta l’evangelista Luca: Maria conservava tutte queste parole, meditandole nel suo cuore (2,19). Da profondo conoscitore dell’animo umano e geniale pittore del volto di Maria, l’evangelista esprime l’atteggia- mento della Vergine di fronte agli annunci degli angeli, all’accorrere dei pastori, desiderosi di vedere la Parola accaduta (cf. Lc 2,15). Ella è figura del credente che, pur conoscendo bene i fatti, non può mai fare a meno dell’a- scolto del Mistero che la Parola divina contiene. Lo stesso verbo “diaterein” che Luca usa per esprimere questa custo- diadiMaria,contienenellasuaradiceilcustodireattraverso il tempo.Vuol dire custodire i semi gettati nel cuore e saper attendere che essi crescano fino a maturazione della pian- ta e del frutto. Maria,proprioperquestasuacapacitàdimeditareecon- frontare gli eventi illuminati dalla Parola, si propone come la donna della silenziosa e amorosa attesa. Il verbo custo- dire dice anche la capacità di meditare, di comprendere, di combinareleparolefraloro;meditarelaParolaconlaParola. Non è questo l’atteggiamento di fondo di chi vuol intra- prendere la via della maturazione interiore e della genero- sità apostolica?
  57. 57. 69 SilenzioèAmore Aconclusionedelvangelodell’infanzial’evangelistainsi- ste La madre sua conservava tutti i detti nel suo cuore (Lc 2,51).IlritrovamentodiGesùneltempio,avvoltodalmiste- ro della non comprensione umana, diventa per Maria un’ul- teriore chiamata ad una nuova gestazione del Figlio di Dio. L’ha portato nel grembo per nove mesi, ora lo porterà nel cuore,divenendorealmentemadre,propriocomelaChiesa. OBBEDIENTE ALLA PAROLA Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 8,21), dice Gesù rivolgendosiaidiscepolichelostannoadascoltareeloseguo- no… Coloro che fanno la Parola diventano madri, fratelli e sorelle, maturando la loro interiorità fino alla piena sta- tura di Cristo (cf. Ef 4,13). Questo esercizio che Maria addita a tutti noi è un impe- gnoeundono.UndonocheloSpiritoelargisceachisastare insilenziosaattesaevivenellafedeltàallepromessediDio. L’eremita, come Maria, “sta”, dimora nella Parola con la fedeltà amorosa della sposa che attende, ogni momento, l’abbraccio dello Sposo divino. Qui su questo monte Maria vigila la nostra preghiera e accoglieognipellegrinochesale,portandonelfondodelcuore afflizioni,ferite,angoscepersonaliedialtri.Ellavigilaeatten- de.A chi implora aiuto e serenità con occhi bagnati di lacri- me ella mostra il Figlio come unica risposta di pace, a chi resta in ginocchio per chiedere pietà ella assicura che Gesù è l’unica consolazione e certezza di perdono. I suoi occhi sono aperti sul mondo intero. Ella accom- pagna il nostro dimorare in questa solitudine della vetta e ci esorta a non fuggire, nei tempi della prova, dal deserto dell’amore.
  58. 58. 70 SilenzioèAmore ATTENTA AD OGNI RICHIESTA Maria ci ricorda che ogni preghiera è esaudita dal Figlio Gesù. Ogni persona che sale sul monte e bussa al nostro eremoèamataprofondamentedaGesù.Ognipeccatore,pro- strato ai suoi piedi, riceve misericordia e tenerezza filiale. Per questo molti la invocano come Madre e consolatri- ce. Solo una madre, infatti, può tenere il cuore aperto notte e giorno e lasciarsi intenerire dai gemiti dei figli: “Madonna del monte, tu ci hai accolti, oggi, nel nostro 14° anniversario di nozze con la gioia e l’abbraccio di una madre. Resta accanto a noi e a coloro che ci vogliono bene, così come oggi e sempre”. (C. e G.) “Tu, cara Mamma, so che mi vuoi bene e spero che tu mi possa aiutare, pregando tuo Figlio Gesù. Tu sei tanto buona e ti prego cambia il mio cuore. Insegnami a non pec- care più. Dio sa cosa tutti noi desideriamo,prima ancora che glielo domandiamo. Conosce la storia della nostra vita, per questo non aggiungo altro. Tuo figlio P.”. “Cara mamma, proteggi tutti i bambini del mondo, per- ché possiamo vederli sorridere. È stato bello visitarti. Un bacio”. (M.C.) “Madonna del monte, siamo giunti fin qui: io e il mio ragazzo. Cerca di riunirci tutti: noi, le nostre famiglie, gli amici e tutti coloro che sono umili verso la vita. Uniscici con il Signore. Uniscici e indirizzaci alla pace con noi stes- si e con il mondo. È un brutto momento; il mio cuore è feri- to dal dolore.Vedo e sento sofferenza, troppa, intorno a me e ai miei cari. Dammi la forza di aiutare tutti e fà che pos- siamo coronare il nostro sogno d’amore”. (C. e R.)
  59. 59. 72 SilenzioèAmore “Ancora una volta ti ho chiamata, madre santa e tu sei arrivata. Sei arrivata ad aiutarmi. Grazie, oh mia cara Madonnina. Tu sei la mia Regina e io sarò sempre ai tuoi piedi”. (G.F.) “Grazie, Madonnina cara, per le grazie implorate e ricevute. Ciò nonostante sono ancora qui a chiederti ulte- riori grazie. Fà che ottenga ciò che è necessario alla mia famiglia.Tusaiciòchevogliodire.Confidonellatuamater- na sollecitudine, perché implori queste grazie presso Dio Padre. Grazie ancora ed aiutami ad amarti ogni giorno di più e a dedicarti le mie azioni e le mie opere. Tu porta tutto alSignoreGesù.CiaoMadonninamaidimenticata”.(L.M.) “O Maria, prega il tuo Gesù per tutta la mia famiglia e per il mondo intero”. (F.) “Madonna, con umiltà ti prego: intercedi presso Gesù per …, chiedo serenità e pace… Tuo” (S.P.) “Maria, madre mia, prendi sotto la tua protezione tutti i miei figli. Proteggici e allontana il male dai cuori e con- duci noi fra le braccia di Gesù, nostro Signore, via, verità e vita infinita. Amen”. (F.) “Grazie,Mariamadonnadelmonte,pertuttoquelloche ci hai donato. Proteggi tutti i miei cari”. (P. e L.) “Affido a te, Maria, tutta la mia vita e la vita dei miei cari”. (R.)
  60. 60. 74 SilenzioèAmore Oh Maria, che sei la Madre di Dio, che sei l’Immacolata, che sei la sempre Vergine, che sei l’Assunta in cielo, prega per noi. Oh Maria, educatrice e faro di luce! Insegnaci a scegliere te come Maestra e Guida. Invitaci a risvegliare in noi i desideri più santi, gli affetti più puri, per amare Tuo Figlio e in Lui tutta l’umanità. Oh Maria, nostra Madre, insegnaci a “leggere"nella Tua Vita per imparare a “scriverla”nella nostra. Insegnaci come si fa ad avere la tua mano che aiuta, il tuo occhio che vede, la tua bocca che prega, il tuo cuore che ama. A MARIA, DONNA DEL
  61. 61. 75 SilenzioèAmore Oh Maria, donna del silenzio, mettici una cara nostalgia di Te. Nostalgia per le cose pulite e buone, nostalgia per il silenzio e lo Spirito Santo che abita in noi. In te avremo una Stella su cui orientare la vita, avremo un esempio per cui vincere la morte. Oh Maria, Madonna del Monte, insegnaci a salire verso la vetta, per avere un’anima più giovane del peccato, un’anima che canta, un’anima che invoglia a chiederti aiuto, un’anima piena di pace e di raccoglimento, un’anima slanciata, un’anima ricca di dentro, un’anima che costruisce sull’amore, che offre nel dolore, che muore per dare la vita. Amen SILENZIO E DELL’ATTESA.
  62. 62. Invertice
  63. 63. eMontis
  64. 64. 78 SilenzioèAmore UNA PRESENZA ORANTE Alcune suore Adoratrici del Sangue di Cristo (fondate da Santa Maria De Mattias nel 1834), hanno accolto dallo Spirito l’invito a dimorare nel piccolo eremo, attiguo al Santuario della Madonna del Monte. Fin dall’inizio, 21 Aprile 2001, esse vivono una prolungata esperienza di pre- ghiera, nella solitudine e nel silenzio che l’ambiente natu- rale custodisce e alimenta, sempre pronte ad accogliere chiunquedesideradimorareconloronell’ascoltoattentodella voce dello Spirito. Il motivo che ha spinto la piccola comunità a salire e ad immergersi nel silenzio del bosco, abitato da castagni, betulle, acacie, ciliegi e abeti, non è certo quello di isolar- sidaglialtri,masemplicementediaccogliere,nellabellezza enellapacedelluogo,l’invitointerioreacercareDioeinvo- care il dono della contemplazione e della intercessione per tutti,insiemeallaospitalitàgenerosa.PerquestoleAdoratrici
  65. 65. 79 SilenzioèAmore che vivono nell’eremo, a 1000 metri, non hanno rinuncia- to alla loro identità apostolica. La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo verso l’alto; il monte, infatti, è sempre stato un simbolo del- l’incontro con Dio. Staccata dalla valle e più vicina al cielo, ogni altitudine favorisce l’a tu per tu con Colui che rinno- va ogni giorno la sua Alleanza con noi. I colori del succe- dersi delle stagioni e il silenzio del bosco, introducono naturalmente al cuore della propria esistenza, dove Dio abita e chiama. La piccola casa, avvolta dal silenzio e staccata dai rumo- ri della città, esige da chi la abita la capacità di adattarsi, di scegliere la sobrietà e l’essenziale come stile di vita quoti- diano. Maria, Madonna del Monte, veglia sulle sorelle che vivono accanto a lei; esse la pregano come Sposa e Donna della NuovaAlleanza.A lei è dedicato il piccolo santuario, costruito “in vertice montis”.
  66. 66. 80 SilenzioèAmore SEMPLICITÀ DI VITA Chidesiderastaccarsiperunqualchegiornooanchemesi dalla frenetica vita del lavoro e della città può abitare con le sorelle. Può godere la semplicità del ritmo quotidiano e dell’ambiente; può fare esperienza del dono del tempo vis- suto nella sintonia con il battito del proprio cuore. Gli orari di preghiera danno la preminenza alla lode, con il canto dei Salmi e l’ascolto della Parola. La preghiera si alterna al lavoro (giardinaggio, ceramica, scrittura di icone) e allo studio (itinerari di vita spirituale, studio dei Padri del deserto, della Bibbia, e stampa di libri per aiutare a medi- tare e approfondire la chiamata di tutti a condividere il Mistero Pasquale di Cristo). La casa ha la disponibilità di tre camere per ospiti. La piccola fraternità è aperta anche a chi desidera con- dividere l’esperienza per un tempo più prolungato di mesi o anni. Questo è possibile anche a persone laiche che, sem- plicemente desiderano dare a Dio il proprio tempo, cercandoLo con cuore sincero.
  67. 67. 81 SilenzioèAmore PREGHIERA PASQUALE L’orario della preghiera consacra alla lode e alla medi- tazione le ore principali della giornata.All’interno della set- timanalacomunitàcelebraconparticolareintensitàliturgica la Pasqua del Signore. - Il giovedì è il giorno dell’adorazione al Corpo e Sangue di Cristo. - Il venerdì è il giorno dell’intercessione ai piedi del Crocifisso. Tutte le richieste di preghiera delle perso- nechetelefonanoopassanoalSantuario,vengonopre- sentate a Dio, mediante una preghiera ardente ai piedi della Croce, sullo stile di quella del Venerdì Santo. - Il Sabato è il giorno della Parola: tutto il pomeriggio è dedicato alla Lectio Divina. La notte del Sabato è caratterizzatadaunavegliadiadorazionecomelanotte di Pasqua, per restare sempre in attesa vigile del ritor- no dello Sposo. - La Domenica, Pasqua del Signore, è particolarmen- te vissuta con il popolo di Dio che sale al monte o in qualche parrocchie della valle.
  68. 68. 82 SilenzioèAmore ACCOGLIENZA E OSPITALITÀ Salire sul monte e recarsi al Santuario della Madonna del Monte, favorisce al pellegrino o ai gruppi non solo la preghiera personale, ma anche l’incontro con la comunità eremitica. Gruppi di giovani e adulti, o persone singole chiedono spesso di essere accolti e aiutati a vivere giornate di pre- ghiera, immergendosi nella pace del monte e nel ritmo della nostra preghiera. - Dall’inizio dell’esperienza, 21 aprile 2001 ad oggi, hanno dimorato con noi, per alcuni giorni nell’eremo, più di 90 persone. Coppie di sposi, giovani, persone singole, consacrate/i e sacerdoti: tutti desiderosi di ritrovare l’armonia interiore e la freschezza della loro relazione umana, hanno condiviso la nostra esperien- za di vita e di preghiera. Molti di loro sono stati nostri ospiti varie volte e hanno chiesto di essere accompa- gnati nel cammino umano e spirituale. Altri hanno bussato alla nostra porta per fare un corso
  69. 69. 83 SilenzioèAmore di esercizi spirituali, guidati personalmente. Giovani e adul- ti hanno chiesto la direzione spirituale. - Hanno trascorso una giornata di spiritualità su questo monte moltissimi gruppi della diocesi e non solo: ado- lescenti in preparazione alla Cresima, gruppi di adul- ti e di catechisti delle diverse parrocchie, handicappati accompagnatidaglioperatoriperunaesperienzadifra- ternitàinsiemeallelorofamiglie,sacerdoti,anzianidelle case di riposo, gruppi di preghiera. - Ai piedi del grande Crocifisso, che campeggia sul prato attorno al santuario e all’eremo, giovani e adul- ti hanno deposto le loro fatiche, le richieste di com- passione e le lacrime di pentimento. - Al santuario tantissimi pellegrini provenienti da diver- se città d’Italia, soprattutto in estate, sono arrivati per invocare Maria, laVergine del Monte.Vedendo l’ere- moabitato,hannobussatoperchiedereanoisuorecon- solazione e aiuto fraterno ai molti problemi della vita, aprendo con empatia e sincerità i loro cuori.
  70. 70. 84 SilenzioèAmore VOCI AMICHE Primadituttoungrande“Grazie”alSignoreperlabel- lissima giornata che ci ha donato. Cielo sereno, sole splen- dente, fiori di ogni colore che ci hanno salutato lungo la via, alberi di ogni genere che ci han fatto respirare aria salutare e poi…sali…sali…sali.. ancora una curva. Quanti chilometriancora?Macomehannopensatodivenirequas- sù? E poi… e poi… Una volta arrivate in cima: che bello! Che silenzio, che raccoglimento. Proprio come la donna dopo il parto. Abbiamo sentito la calda accoglienza della “grande comunità”: due sorelle meravigliose… Poi un pranzo accompagnatodallavivacitàdegliostiedelleargentinerisa- tedellesorelle.PoilaCelebrazioneEucaristicaproprioalle ore 15,00, molto curata e sentita.Alla fine, un incontro, nel cortile, per condividere le nostre impressioni sull’Eremo. Grazie, sorelle, che vivete qui! Grazie per il vostro aiuto spirituale! Grazie per il vostro richiamo! Il Signore benedica tutte. Con affetto. Sr Assunta Spigno per le ASC delle 4 Amministrazioni provinciali dell’Italia, in visita all’eremo. 21 settembre 2006
  71. 71. 85 SilenzioèAmore V Sono venuta a conoscere le sorelleAnna Maria eVanda, che mi hanno edificato per il loro zelo religioso, per la loro simpatica accoglienza, per la loro cordialità e soprattutto per la loro fede. Si sono ritirate in questo bellissimo eremo, incorniciato da una natura suggestiva e splendida, che riempieilcuorediriconoscenzaperilCreatore.Leduesorel- le vivono ritirate, ma col cuore aperto all’accoglienza dei fratelli, coi quali amano dialogare delle cose di Dio. Io che aspiro alla vita eremitica, ho imparato soprattut- toladolcezzadelrapportoconlepersone,lasimpaticaami- cizia fatta di semplicità, cultura, dinamismo e cordialità. Qui ho riconosciuto la pace che viene dal Signore, la gioia dell’amicizia che vive del suo amore. Ho riscoperto le radici della mia vocazione, confermata dalla pace che nasce dal silenzio, in cui riconosco la voce e la bellezza di Dio.HogodutodelSuoAmorechecidona unanaturasplen- dida. La sua bellezza conferma le origini divine del crea- to. Questo periodo di distacco dal mondo vorrei viverlo in ginocchio, grata al Signore per i suoi doni. Ti rendo grazie Amore Assoluto; vi sono grata care sorelle Vanda e Anna Maria. Laura 2-8 ottobre 2006
  72. 72. 86 SilenzioèAmore Alcuni ospiti del nostro eremo: Sr Augusta, Maria Grazia, Simone, Franca e Guido, Bruno e Rossella, Lucia, Don Mario, Padre Rossi De Gasperis, Alberto e Mirella, Padre Lino Maggioni, Silvia, Lucia, Don Lucio, Francesca, Giusy e Silvio,Angela e Carlo, Giovanna, Gabriele,DoriaePiero,Giuseppina,Danila,Carla,Giuliana, Luca, Rino, Maria Rosa, Sr Tatiana, Sr Maria, Isabella e Ernesto, Valentina, Maddalena, Agnes, Maria Luisa, Sr Maria, Sr Margherita, Sr Antonietta, Sr Giuseppina, Maria Grazia, Natalino e Irene, Don Mariano, Nadia, Raffaella, Valentina, Cristina, Barbara, Sr Anna Rita, Sr Michela, Sr Daniela,DonRoberto,SrFloriana,Marco,Alberto,Leonardo, Sr Maria Rosa, Sr Lucia, Sr Luigina, Sr Bruna, Sr Maria, Sr Lia, Sr Rita, Stefania, Amparo, Maria Grazia e Marco, Vittoria,FraMauro,PadreGiovanni,SrTarcisia,SrSandrina, Maria, Laura,Tiziana, Raffaele, Michele, Beatrice e Fbrizio, Catia e Gianfilippo.
  73. 73. 87 SilenzioèAmore AUTORI DI RIFERIMENTO - AA.VV., Dio intimo, Padova, 2003 - Bouyer L., La spiritualità dei padri Vol. II, Bologna, 1968 - Lafrance J., Preferire Dio, Milano, 1977 - Leloir L., Deserto e Comunione, Torino, 1982 - Louf A., Generati dallo Spirito. L’accompagnamento spirituale oggi Magnano (BI), 2001 - Louf A., La vita spirituale Magnano (BI ), 2001 - Matta El Meskin, L’esperienza di Dio nella preghiera Magnano (BI ), 2001 - Racconti di un pellegrino russo, Milano 1978 - Ragnault L., Vita quotidiana dei padri del deserto Casale Monferrato (AL), 1994 - Sant’Agostino, Le Confessioni, Roma, 1978 - Taulero G., Opere (a cura di B. de Blasio), Alba, 1976
  74. 74. INDICE PRESENTAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 3 PREMESSA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 4 INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 8 SILENZIO 1. Il silenzio dell’eremo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 14 2. Il silenzio dell’attesa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 22 3. La contemplazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 29 SOLITUDINE - DESERTO 4. La prova del deserto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 38 5. Riconciliazione e misericordia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 42 MISSIONE 6. La nudità della missione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 50 7. La preziosità dell’intercessione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 58 8. Accompagnare il discernimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 63 COME MARIA Con Maria, Madonna del Monte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 68 Preghiera a Maria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 74 IN VERTICE MONTIS Una presenza orante sulla cima di un monte. . . . . . . . pag. 78 VOCI AMICHE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 84 BIBLIOGRAFIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 87

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