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LUI SOLO, Santa Maria de Mattias, 2010_

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La mistica del Sangue di Cristo. Una donna vissuta per amare e con la passione della salvezza delle anime …

La mistica del Sangue di Cristo. Una donna vissuta per amare e con la passione della salvezza delle anime
Libro di Suor Anna Maria Vissani

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  • 1. Collana: I santI
  • 2. Indice Testi: Suor Anna Maria Vissani Alessandra Cervellati © Editrice Shalom - 4.2.2010 Festa di santa Maria De Mattias ISBN 9788884042415 Per ordinare questo libro citare il codice 8528 Per gli ordini rivolgersi alla: TOTUS TUUS Editrice Shalom Via Galvani, 1 (Zona Industriale) 60020 Camerata Picena (An) Tel. 071. 74 50 440 r.a. dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 Numero Verde solo ordini Fax 071. 74 50 140 sempre attivi in qualsiasi ora del giorno e della notte. e-mail: ordina@editriceshalom. it http://www.editriceshalom.it L’editrice Shalom non concede diritti d’autore (né patrimoniali né morali) all’Autore del presente libro e si riserva di utilizzare ogni parte di questo testo per altre pubblicazioni. PREFAZIONE .....................................................................8 BREVE PREMESSA ........................................................11 PROFILO DELLA VITA ...................................................13 I PARTE IL PERCORSO INTERIORE DI SANTA MARIA DE MATTIAS INTRODUZIONE UN FIUME IN PIENA ......................................................28 • Verso grandi orizzonti di vita ..........................................28 • Dentro il grande fiume della storia ..................................29 • La via del sangue .............................................................32 PER GRAZIA DI DIO .......................................................36 • Profonda umiltà ...............................................................37 CHIAMATA ALLA SEQUELA ........................................41 • Adolescente......................................................................42 • Prime emozioni interiori ..................................................43 • Su braccia sicure ..............................................................45 • Martirio del cuore ............................................................47 MATERIA GREZZA PER IL VASAIO.............................52 • Anima pura e ingenua ......................................................52 • Pronta a dare la vita .........................................................54 • Per il bene di tutta la Chiesa ............................................57 GESÙ SOLO......................................................................60 • Carattere vivo e ardente ...................................................60 • Donna soave e forte .........................................................62
  • 3. • Sorella premurosa e amabile ...........................................67 • Cuore dilatato dalla Grazia ..............................................70 PER PURO AMORE .........................................................74 • Con Gesù Crocifisso ........................................................74 • Ferita d’Amore.................................................................78 • Plasmata dallo Spirito ......................................................83 • Sola con il Solo ................................................................85 I RIVI DEL DIVIN SANGUE ...........................................87 • Il Costato aperto ..............................................................88 • Zelo apostolico ................................................................90 CONCLUSIONE ...............................................................94 II Parte INDAGINE GRAFOLOGICA SUGLI SCRITTI DELLA SANTA PERCHÉ UN APPROCCIO GRAFOLOGICO .................98 LA SANTITÀ NELLA LIBERTÀ ..................................104 • Breve profilo psicologico ...............................................104 • La vita di Maria dai suoi scritti......................................107 • I primi scritti del 1835: verbali e lettere ........................108 • Gli anni 1838-1839 ........................................................110 • Gli anni ‘50 ....................................................................111 • Seconda metà degli anni ‘50 fino al 1864......................114 • Gli ultimi anni: 1865-1866 ............................................118 GIOVANNI MERLINI E MARIA DE MATTIAS ..........120 • La fusione degli opposti ................................................120 MARIA DE MATTIAS E LE PRIME COMPAGNE ......123 • La faticosa avventura della relazione ............................123 6 SAGGI GRAFICI ............................................................126 • Maria De Mattias ...........................................................126 • Giovanni Merlini............................................................134 • Le prime compagne .......................................................137 APPENDICE • Cronologia della Santa...................................................142 • Bibliografia ....................................................................145 • Note ...............................................................................145 DEDICATO A SANTA MARIA DE MATTIAS CANTI E PREGHIERE ...................................................159 • Diamoci tutti le mani .....................................................159 • A Maria De Mattias .......................................................161 • Mio Gesù, Signore mio..................................................162 • Un grande cerchio..........................................................163 • Sia benedetto Dio ..........................................................164 • Nella coppa il sapore di Dio ..........................................165 • A Cristo sposo................................................................166 • Desiderio estremo ..........................................................167 • Preghiera a santa Maria De Mattias...............................168 • Triduo a santa Maria De Mattias ...................................169
  • 4. PREFAZIONE Mi è stata chiesta la prefazione a questa opera redatta da suor Anna Maria Vissani e Alessandra Cervellati. Sono lieto di accogliere l’invito. Ma per lo stile dell’opera, preferisco dare una testimonianza in linea con i sei capitoli che compongono il libro. Snello. Di facile lettura. Capace di mettere in contatto vitale il lettore con il carisma della De Mattias. Questa testimonianza è un doveroso ringraziamento alle Suore ASC [Adoratrici dal Sangue di Cristo] avendo io svolto il ministero di cappellano per molto tempo nella Chiesa del Preziosissimo Sangue in Roma, dove sono venerate le reliquie di santa Maria De Mattias. Ho vissuto un periodo stupendo seguendo il lavoro delle Suore Adoratrici nella preparazione alla proclamazione della canonizzazione della Santa. Indimenticabile è ancora il momento quando il Santo Padre Giovanni Paolo II venne in visita pastorale nella Parrocchia della Natività a Roma e si recò anche nella chiesa custodita dalle suore, inginocchiandosi davanti alle reliquie della beata Maria De Mattias. La spiritualità e il carisma delle Adoratrici e dei Missionari del Preziosissimo Sangue sono stati assorbiti anche da me, tanto che, tale attenzione alla spiritualità al Sangue Prezioso di Cristo, mi segue anche nel mio ministero episcopale. Fin dall’inizio del mio servizio pastorale nell’Arcidiocesi di Urbino, mi ha animato il desiderio di porre in risalto il mistero pasquale del Sangue dell’alleanza nuova ed eterna. Il mio stemma episcopale raffigura, infatti, un tralcio di vite con grappoli d’uva e dei serti di spighe, segni della presenza eucaristica del Risorto nella sua Chiesa. Il motto che ho scelto riporta l’espressione “Pastore nel sangue dell’eterna alleanza”, tratta dalla Lettera agli Ebrei (1,20). Ho voluto così ricordare il servizio da me prestato per 8 trent’anni nella chiesa del Preziosissimo Sangue a Roma. E la mia famiglia: il mio bisavolo Alessandro, già dalla metà del 1800, nella parrocchia di san Pietro, situata un tempo all’ingresso della cittadina di Appignano del Tronto ed ora demolita, diede inizio alla pia pratica del “Mese di luglio consacrato al Preziosissimo Sangue”. Tale pratica è stata onorata dalla mia famiglia fino ai nostri giorni. Mi piace ricordare che, tra i libri del mio antenato, ho trovato il trattato teologico “De sacrificio Missae” dello scrittore, teologo e liturgista cardinale Giovanni Bona (1609-1674); dono del francescano Padre Filippo Pizzi ospitato in casa nostra dal 1866 al 1868, con delicata dedica. Mistero di queste coincidenze! Nel corso di questi anni di ministero, avvalendomi delle facoltà concesse dall’Ordinamento Generale del Messale Romano (n. 28) ho dettato norme pastorali per la comunione sacramentale al Corpo e al Sangue del Signore sotto le due specie, valevoli per tutta la mia Arcidiocesi. Questo volume esprime bene, sotto diversi aspetti, la preziosità del Sangue di Cristo come vissuta, presentata dalla fondatrice Maria De Mattias e da comunicare a tutti i popoli di Dio. Al calice della mensa eucaristica beviamo il Sangue di Cristo che riunisce nell’unità le nostre comunità diocesane e, in esse, le nostre parrocchie e le nostre famiglie. Ne fa un cuor solo e un’anima sola, sotto la guida del Pastore supremo delle nostre anime, che “con Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio e con il suo sangue purifica la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente” (cfr. Eb 9,14). Dall’alleanza stabilita da Cristo, che “col sangue versato sulla croce pacificò il cielo e la terra”, scaturisce l’esigenza di essere artefici di pace in famiglia, in parrocchia, nel territorio, negli ambienti di lavoro, nella scuola, nella società civile. 9
  • 5. Tanti sono i modi di essere costruttori di vera pace, quella che non si nutre di facili sorrisi ma che si paga di persona a caro prezzo. La pace tra Dio e gli uomini è costata il Sangue di Gesù Cristo! Non vanifichiamo questo prezioso sangue, che incessantemente ci fa figli dello stesso Padre e fratelli tra noi e con Cristo. La Chiesa è grata a santa Maria De Mattias per il carisma che ha saputo trasmettere a tante persone.  Francesco Marinelli Arcivescovo di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado 10 BREVE PREMESSA Le autrici di questo libro entrano “in punta di piedi” nell’interiorità di Santa Maria De Mattias. Una donna carica di passione per il Signore Gesù Crocifisso, suo “sposo adorabile”. Una donna vissuta nel 1800: tempo di devozioni e di coraggio profetico nella Chiesa. Il Sangue della Croce e del Costato trafitto del Signore è la sorgente a cui la santa attinge e si disseta con brama e dolcezza. Ogni persona: povera o ricca, giovane o adulta, vicina o lontana vale il Sangue di Cristo. Per la loro salvezza è pronta a dare il sangue e la vita.. Anche dalla perizia grafologica dei suoi manoscritti, nella seconda parte del libro, si evince una forza non comune nell’attraversare con equilibrio umano e fede in Dio difficoltà e lunghe notti dello spirito, sempre accompagnata dalla guida spirituale Don Giovanni Merlini, missionario del Preziosissimo Sangue. Nel 1834 in Acuto (FR) Maria De Mattias dà inizio alla famiglia religiosa delle Adoratrici del Sangue di Cristo, definendole “riflesso della Carità di Cristo”, donne chiamate ad incarnare nella loro vita apostolica l’ampiezza, l’altezza e la profondità dell’amore del Crocifisso Signore. La particolare “identità pasquale” le impegna ad essere “vere adoratrici”, in un mondo sempre meno attento a coloro che Maria De Mattias chiama “caro prossimo”. Il libro si apre con una breve biografia della Santa. La prima parte percorre con timore e affetto filiale la sua avventura spirituale, dagli inizi della chiamata ad essere tutta per il Signore alla morte, avvenuta il 20 agosto del 1866. L’avventura di una vita avvolta dalla bruciante Carità Divina, al seguito dello Sposo Crocifisso, è svelata dalle sue stesse numerose lettere, scritte a parenti, Vescovi, direttore spirituale, suore e autorità civili. Le testimonianze, deposte al processo di beatificazione insieme alla vita di Maria De Mattias scritta dal direttore spirituale Don Giovanni Merlini, 11
  • 6. aprono un’ulteriore finestra nella stanza interiore della santa. La lettura grafologica dei suoi manoscritti, nella seconda parte del libro, ci dona tratti luminosi della personalità di Maria De Mattias. La Cronologia degli eventi principali che riguardano lei e la fondazione della Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, posta in appendice, permette di conoscere le tappe fondamentali della fedeltà alla sua vocazione di fondatrice e delle opere apostoliche per la salvezza del “caro prossimo”. 12 PROFILO DELLA VITA DI SANTA MARIA DE MATTIAS Figlia di Giovanni e Ottavia De Angelis, Maria Matilde De Mattias è l’ottava di dodici figli, sei dei quali morti in tenera età. Maria nasce il 4 febbraio 1805 a Vallecorsa, in provincia di Frosinone. Eredita dalla sua gente un carattere forte e volitivo. Vivace e irrequieta, corre per casa mettendo a soqquadro l’ordine a cui la mamma tiene tanto e, come è naturale, viene spesso sgridata e picchiata dalla signora Ottavia, che avrebbe voluto vedere Maria quieta e assennata. Il babbo è il suo prediletto. Nelle lunghe serate d’inverno, accanto al focolare, Maria rimane tranquilla ai suoi piedi ad ascoltare i racconti della Sacra Scrittura; e, nella sua cameretta, prima di addormentarsi, vuole che egli continui a parlare di Abele, di Isacco, di Giuseppe. A otto anni circa, il giorno della festa di Pasqua, sente parlare in chiesa dell’Agnello pasquale. Chiede al padre chi è mai quell’agnello. Quando il padre le spiega che sia figura di Gesù, che come agnello si sia immolato per noi peccatori, ella rimane molto impressionata. È questo il primo approccio al mistero della redenzione. Da allora sente più vivamente di essere attratta dall’amore per Gesù. A dieci anni riceve i Sacramenti della Cresima e della Prima Comunione, ma lei dice che non le 13
  • 7. sono di grande aiuto nella sua prima adolescenza, perché ricevuti senza intendere cosa facesseI. Come le altre ragazze del tempo, anche lei ama curare la sua persona e adornarsi in maniera piacevole, prendere parte a qualche festicciola in casa o presso famiglie amiche, ma tutto ciò non la lascia soddisfatta, anzi provoca in lei un disgusto che le amareggia la gioia provata. Davanti all’immagine di Maria Santissima si trattiene volentieri, ripetendo la preghiera insegnatale dal babbo: “Maria Santissima, datemi lume”. E la Vergine non delude le sue attese; anzi inizia a darle istruzione: “Tutto era nel segreto del cuore, qui dava le istruzioni rimproverandola della vanità, mostrandole il suo caro Figlio e il desiderio che Egli ha di farsi amare dalle anime da lui ricomprate col suo Prezioso Sangue”II. È l’inizio di una graduale conversione che la condurrà alla rinuncia di tutto ciò che non fosse Gesù e la sua croce. Comincia a sentire le sue mancanze come tradimento all’amore di Dio, “e si meravigliava come non l’avesse mandata all’inferno per le ingratitudini usategli”III; allora rivolgendosi alla Vergine esclama: “Maria aiutatemi, fatemi ardere dell’amore di Gesù e di Voi; ditemi che ho da fare per piacere al vostro Figlio”IV. Ingaggia una dura battaglia per vincere i difetti e le ripugnanze del suo egoismo, con alterne vittorie e sconfitte. “Gesù però le andava appresso, e con l’amabilità 14 infinita la tirava a séV”. Vinta da questo amore e fiduciosa nell’aiuto di Maria santissima, fa “una totale offerta a Dio con un perfetto abbandono al Divin volere che… sentì il cuore totalmente cambiato e pieno di coraggioVI». Da circa tre mesi Maria vive in quest’alternarsi di speranza e di sconforto, quando la grazia di Dio le viene incontro nel marzo 1822 con l’arrivo a Vallecorsa di Gaspare del Bufalo e dei suoi compagni don Biagio Valentini e don Vincenzo Spaziani, per la predicazione di una missione popolare. Ella accorre puntualmente a tutte le prediche, seguendo ogni parola senza batter ciglio. Un giorno ha l’impressione che Gaspare le rivolgesse “uno sguardo penetrante”, indicandole il crocifisso che aveva in mano. È questo sguardo a produrre in lei un vivo sentimento di amore verso Gesù, un ardore che si riaccende con la stessa intensità ogni volta che l’episodio le torna alla mente. Si sveglia in lei la brama di imitare i Missionari e vuole collaborare con il Signore per la salvezza delle anime, “come meglio avesse potuto”VII. Intensifica la vita di preghiera e di penitenza, comincia a gustare la solitudine della sua cameretta per portare avanti il colloquio con il Signore e poter meglio comprendere la sua volontà. Ma vive nel timore di essere ingannata e “che le fosse impossibile durare in quello stato di vita nel quale sentivasi fortemente chiamata”VIII. 15
  • 8. Si trova in queste condizioni quando, nel maggio dello stesso 1822, viene a Vallecorsa un altro Missionario del Preziosissimo Sangue, Don Turribio Lenta, per trattare della fondazione di una casa di missione e per predicare il mese mariano. Maria profondamente bisognosa di luce ricorre a lui per consiglio. Il sacerdote intuisce subito nella giovane la chiamata ad una vita di totale donazione e, come primo distacco, la esorta a rinunciare agli ornamenti che indossa. Ella obbedisce prontamente, provocando i rimproveri della mamma e le dicerie della gente; ma nel cuore sperimenta una grande consolazione che l’aiuta a non recedere nel passo fatto. Quando Don Gaspare del Bufalo torna a Vallecorsa, in seguito, Maria riesce a parlare con lui e ad esporgli le titubanze circa la scelta di una vita dedita alle attività apostoliche, di cui avverte l’urgenza, o di una vita claustrale, alla quale si sente fortemente attirata. Egli la dissuade dall’entrare in un convento di clausura, assicurandole che può farsi santa in tutti i luoghi; la esorta a recitare l’Ufficio della Beata Vergine e a leggere il Padre Rodriguez; le suggerisce inoltre di consigliarsi con qualche persona dotta e saggia. Don Giovanni Merlini, che riferisce la cosa, non ci rivela il nome di quella persona, ma dice che Maria sale al santuario della Civita, dove vive “un 16 gran servo di Dio”. Questi le assicura “che il pensiero di occuparsi della salvezza delle anime era da Dio e le ingiunse che lo avesse quanto prima mandato ad esecuzione”IX. Maria sente il bisogno di una direzione spirituale, per portare avanti il discernimento e l’impegno di condurre una vita totalmente diversa. Provvidenzialmente viene a Vallecorsa nel 1824 don Giovanni Merlini, Missionario del Preziosissimo Sangue, per la predicazione del quaresimaleX. Maria, assidua alle sue prediche, prova fin dall’inizio il desiderio di andare da lui ad aprirgli il cuore, ma, temendo che si tratti di una ricerca di consolazione spirituale, esita per una ventina di giorni. Finalmente, vinta la tentazione, chiede al Missionario di potergli parlare. Manifesta, così, con semplicità tutto il suo intimo. Giovanni Merlini comprende che si tratta di una giovane privilegiata; intravede in lei la disponibilità a lasciarsi invadere dalla grazia di Dio e decide in cuor suo di dover aiutare la giovane a percorrere il sentiero della vita spirituale con assiduità e profondità. Chiede il permesso al suo direttore Don Gaspare del Bufalo, e ne ottiene il consenso. Così ha inizio la direzione spirituale alla quale, come dice lo stesso Merlini, ella “fu così costante, che soleva poi dire, che se un angelo le avesse suggerito l’opposto di quello che le diceva la guida, non gli avrebbe affatto creduto, perché Iddio le aveva 17
  • 9. data questa per farle conoscere la sua volontà. E diceva ancora che era certa di averla ricevuta da Dio, perché vi aveva trovato sempre spine, chiodi e croci”XI. Maria comincia ben presto a riunire in casa le giovani del suo paese, “per istruirle e animarle a far vita devota”XII. Nel frattempo attende un suo posto di lavoro, per poter realizzare quella chiamata di Dio e darsi tutta a tutti, per imitare i Missionari del Preziosissimo Sangue. Arrivano da più parti richieste di alcuni Vescovi, ma le vicissitudini della storia non permettono di realizzare il suo progetto. Soltanto nel 1833 il Vescovo di Ferentino, Mons. Giuseppe Maria Lais, scrive a Maria, chiedendole di recarsi a fare scuola o a Santo Stefano o ad Acuto. Maria sceglie Acuto. Scrive a Mons. Lais con semplicità filiale: “Dopo che vi avrà fatto un poco di orazione, se si sente ispirato a mandarmici, ci andrò volentieri”XIII. In quella lettera Maria parla della futura opera, e la chiama Pio Istituto, del quale indica il titolo del Preziosissimo Sangue e il vestiario. E prosegue: “Le regole presso a poco le medesime delle Maestre Pie, per ciò che riguarda la vita di spirito e la scuola, con questo di più di promuovere la dottrina cristiana nelle figliole, e nelle più grandi l’orazione mentale nella medesima Scuola Pia. Inoltre vi è luogo alle Convittrici, ossieno figliole che volessero essere ritenute alla Scuola Pia an18 che la notte, onde dar loro più soda educazione, tanto civile che morale, ed infine se vi è comodo, si ritengano per 10 giorni in casa quelle donne che amassero stare un poco ritirate, ed applicarsi un poco allo spirito”XIV. Di fronte ad un programma così ardito, ella stessa confessa al Vescovo: “Da ciò V.S. Rev.ma rivela che l’impresa sembra un poco troppo complessa, ma ciò vorrà dire che si andrà facendo quel che si potrà, e crescendo i mezzi, crescendo ancora il numero delle Maestre, si farebbe quel di più che non si potrà fare da una o da due”XV. Ed ecco la chiave del suo ardimento: «lo confido tanto in Dio, che se è sua Volontà, che faccia questo bene nel modo accennato, mi darà tutti i mezzi necessari al fine”XVI. È il primo giorno del mese di marzo del 1834, quando Maria, dopo aver ottenuto la benedizione del padre e di Gaspare del Bufalo, parte alla volta di Acuto. Arrivata ad Acuto, fa le visite di convenienza ai primari del paese e viene ospitata in casa del priore Antonio Longo. “Accomodò la scuola come meglio poté, e nel dì seguente 4 di marzo e primo della Novena del patrocinio di San Francesco Saverio Protettore del novello Istituto, diede incominciamento all’opera di Dio. E fu questo il giorno natalizio dell’Istituto delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue”XVII. 19
  • 10. In Acuto si susseguono alterne vicende, anche dure, per trovare una sede stabile alla nuova opera e il sostentamento per la scuola. Quando nel 1835 arriva in aiuto una maestra di Albano, Anna Farotti, Maria vede che poteva realizzarsi quel progetto per il quale è partita da casa. Il 5 luglio 1835 Maria De Mattias e Anna Farotti si riuniscono in congresso. “Dopo aver invocato l’aiuto del Padre de’ Lumi ed aver innalzato fervide preghiere al Cielo, la prima Maestra Maria De Mattias venne a comunicare i propri sentimenti sopra la Fondazione dell’Istituto all’altra Maestra compagna Anna Farotti. Qui le fece conoscere il vantaggio, che sarebbe per riportarsi all’anime dall’ideato Istituto a gloria grande di Dio; giacché si vedeva questo onor di Dio vilipeso, e che molte anime correvano la via della perdizione. Per riparare sì l’uno, che l’altro gran male, solo questo Istituto avrebbe potuto far argine alla corrente precipitosa dei vizi. Si unì la Farotti a tali Santi pensieri, e si venne alla risoluzione scambievole di fondare questo pio Istituto sotto lo stendardo del Divin Sangue, giacché al fine di questo bagno salutare si unisce il fine dell’Istituto. Da tali pensieri e risoluzioni, si venne anche all’altra del Titolo, che dovevano prendere e dare all’Istituto, e fu dato il nome: ‘Istituto delle Adoratrici del Divin Sangue’”XVIII. Ben presto Maria apre altre fondazioni in diversi paesi dello Stato Pontificio e fuori, per richiesta dei 20 Vescovi e degli stessi Missionari del Preziosissimo Sangue. Dal 1839, quando apre una scuola in Pescasseroli, nel Regno di Napoli, fino alla morte (1866), Maria dà inizio a ben 60 case, in Italia e all’estero. Preferisce fondazioni nei paesi isolati, poveri, dove è urgente il bisogno di aiuto; ella ama con predilezione i poveri. Nelle scuole le suore impartiscono alle ragazze poche nozioni elementari, ma danno una formazione più ampia in campo religioso, come nella pratica della preghiera e delle virtù cristiane. Esse continuano l’opera delle associazioni, che di solito istituiscono i Missionari del Preziosissimo Sangue nelle missioni popolari, e le istruzioni e i ritiri spirituali per le donne, che la Fondatrice stessa inizia ad Acuto. Quando Maria si reca nei vari paesi per dare inizio a una nuova opera o per incoraggiare le suore, si ferma alcune settimane e svolge il ministero apostolico diretto col popolo. Così Don Giovanni Merlini la descrive nella omelia, non pronunciata, per il suo funerale: “È un angelo che parla, con semplicità sì, ma tutta ripiena di amor di Dio. Gli argomenti che tratta sono per lo più della Passione di Gesù Cristo, di Maria santissima o di qualche massima eterna, e se ne investe totalmente che l’udienza commuove, la fa lacrimare, e cercare un confessore... E notate che non parla alla rinfusa, ma con ordine e come si 21
  • 11. trattasse di cose imparate a memoria, e pur non erano che sentimenti li quali gli uscivano dal cuore, e direste quasi che avesse il dono della parola... Non parla di rado, ma talvolta fino a tre volte in un dl; né per pochi istanti, perché spesso la dura fino ad un’ora, ed anche di più. Non sa saziarsi, e tutto il suo contento è parlare di Dio”XIX. Il Merlini va avanti e dice ancora: “È consumata dalle fatiche, ed è contenta di dar per Iddio anche il sangue, la vita”XX. Maria si spegne il 20 agosto 1866 a Roma, in Via Rasella. Nel 1936, Pio XI proclama solennemente le virtù eroiche di Maria De Mattias. Nel 1950, viene proclamata Beata da Pio XII. Nel 2003 Giovanni ➨ Acuto (FR) Paolo II la proclama Santa. Lo spirito e la visione di fede di Maria De Mattias sono focalizzati sul mistero del Preziosissimo Sangue. Cristo è il centro della sua vita e delle sue aspirazioni più profonde. Egli è il tutto, il suo unico desiderio, il suo solo amore. Ella riconosce, nel mistero del Sangue Prezioso, la rivelazione dell’amore tenero del Padre per ogni singola persona umana: ogni creatura è preziosa, perché redenta dal Sangue di Gesù. Maria vede ora, dalla Dimora dei Santi, continuare nella Chiesa, attraverso le sue figlie, che pregano ed evangelizzano, l’opera redentiva di Gesù, Agnello pasquale e Servo sofferente, che ha versato
  • 12. tutto il suo Sangue per salvarci. La sua intuizione carismatica si sintetizza nella prefazione delle Regole e Costituzioni da lei scritte nel 1857: “Il Divin Redentore Gesù a trionfo di sua misericordia e a manifestazione dell’infinito amore suo per noi, si degnò spargere fra patimenti e umiliazioni tutto il suo prezioso Sangue, prezzo di salute e di gloria. Sì, tutto lo ha dato, lo ha dato per tutti, e non cessa di darlo. Poiché qual fonte, anzi fiume vivifico, a tutti accessibile, si stende e dilata a pro dei figli tutti di Adamo; e li accompagna e li segue in ogni passo dalla mortale carriera affin di santificarli, per quindi sollevarli a beatitudine sempiterna”. Nella prima parte di questo libro possiamo intravedere come la De Mattias ha saputo penetrare nel mistero di Cristo Crocifisso, Cristo Agnello, Servo sofferente di Dio, e come tutta la sua vita di preghiera, unita all’ansia apostolica è stata impregnata dalla forza sanante del Sangue Prezioso di Cristo. L’espressione di profonda e totale affidamento al Sangue di Cristo, che spesso ripete - “le mie speranze le ho poste nei meriti del Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo” - è sempre stata la motivazione interiore che l’ha spinta a consumare tutta la sua vita per la salvezza delle anime. Ella stava ai piedi del suo Cristo e beveva a larghi sorsi dalla sorgente inesauribile del Costato aperto del Crocifisso. Ha speso molte ore notturne nell’adorazione del Suo 24 Signore. L’eredità letteraria che Maria ci ha lasciato è ricca di lettere (1300 circa), scritte al Sommo Pontefice Pio IX, a Vescovi, a Suore, a Sacerdoti, alle autorità civili, ai familiari, ecc., di verbali dei Congressi, firmati da lei stessa fino al 1866; di appunti di cronaca, di fogli di memoria, di eccitamenti alle suore, ecc. Le lettere, da lei scritte, ci permettono di entrare nel suo animo e di cogliere quegli elementi essenziali della sua maturazione interiore e la dinamicità misteriosa che il Sangue prezioso di Cristo ha avuto nella sua esperienza spirituale e apostolica, fino a condurla alle vette della santità. La stessa perizia grafica dei suoi scritti ci fa entrare nel vivo delle delicate e faticose tappe della conformazione a Cristo Crocifisso e Risorto. 25
  • 13. INTRODUZIONE Un fiume in piena Ci troviamo in un periodo storico, il 1800, tormentato da profonda crisi sociale e religiosa, in cui la moralità cede il posto alla dispersione, l’educazione dei giovani sfocia in scorribande e in fughe dall’arruolamento militare, la donna è costretta alla segregazione e sottomissione all’uomo. Nello Stato Pontificio dell’Italia centrale, Vallecorsa è un piccolo paese della Ciociaria posto su di un colle roccioso. I suoi abitanti vivono quotidianamente nella paura e nell’odio. In questo humus di violenza e sangue umano, sparso per vendetta, cresce Maria De Mattias, nata il 4 febbraio 1805, come un fiore primaverile che spunta dalla neve invernale. Verso grandi orizzonti di vita Adolescente sensibile e aperta alla grazia divina, spesso si affaccia alla finestra della sua camera e scruta l’orizzonte lontano. Il sole scende presto dietro le montagne rocciose che circondano il paese, e nel crepuscolo si sente stretta da un’angoscia mortale. Vorrebbe fare qualche cosa per quei giovani nascosti sulle montagne, per le ragazze segregate in casa, per quanti anelano alla salvez28 za operata dal Sangue di Cristo. Guarda lontano e sussurra con voce tremante: “È impossibile per una donna percorrere i sentieri che solcano queste dure rocce! Quanto vorrei correre là dove la sofferenza e l’ignoranza rendono l’uomo e la donna schiavi della prepotenza della politica e dell’indifferenza della Chiesa!”. È l’ora del calar del sole; l’ora in cui i pastori tornano a casa, dopo una giornata al pascolo con le greggi. Avrebbe voglia di uscire e chiedere cosa hanno visto su quelle colline o in mezzo ai boschi e quanto sangue è stato sparso nella giornata. Ma a un donna non è permesso uscire di sera e intrattenersi con gli uomini. In Maria, il desiderio dell’ annuncio e l’angoscia della morte crescono e lottano: è l’inizio della sua pasqua. Infuocata d’amore per il Signore, si vede costretta a dimorare tra le pareti domestiche, in attesa di diventare missionaria per le strade del mondo. Quell’orizzonte, che ogni sera scruta dalla finestra, le sembra sempre più chiuso mentre gli alberi dei boschi vicini agitano minacciosi le loro fronde. Si ripete quasi ogni giorno: “Debbo andare, non posso più restare chiusa e pensare solo a me stessa! La forza del Sangue di Cristo corre nelle mie vene e non mi dà pace!”. 29
  • 14. Dentro il grande fiume della storia Dal suo cuore sgorga un desiderio infuocato di misericordia, quasi paragonabile ad una vena d’acqua che emerge dalle rocce, inizia il suo corso verso la valle, e rientra pian piano nell’alveo del grande fiume. Maria sa già che il fiume dell’umanità, in cui desidera immergersi, è melmoso, ingombro di detriti e di peccato; ma ella, contemplando il costato aperto del Signore, vede riversarsi sulla storia del suo tempo, come un torrente in piena, la forza divina del Sangue di Cristo. Lei, delicata fanciulla, amante della vita, assiste a uccisioni e vede scorrere sangue umano lungo i vicoli di Vallecorsa. Chiusa nella sua stanza, continua a sognare di poter uscire, attraversare i boschi pericolosi per incontrare giovani, uomini e donne assetati di pace e bisognosi di essere rigenerati alla vita. Lacrime amare solcano il suo viso, di fronte all’impotenza dell’essere donna, segregata tra le mura domestiche ma pronta a viaggiare, predicare, dare sollievo e a frapporsi come sposa di Sangue fra le parti in conflitto. La particolare forza interiore del Sangue di Cristo si fa strada nel suo cuore come sorgente che cerca un’ uscita e la rende docile alla voce del suo Sposo Crocifisso. Si fa coraggio e, già missionaria, a 29 anni esce dalla sua casa, attraversa la porta principale del suo paesetto – detta Missoria – e si avvia decisa verso le vallate della Ciociaria. La sor30 gente che si porta nel cuore acquisterà, pian piano, la forma di un torrente fino a diventare un fiume che, scorrendo lungo le terre aride dell’umanità, sempre più dispersa, acquista una straordinaria lunghezza. Maria parte, benedetta da suo padre Giovanni, e custodisce dentro di sé una speranza nascosta, nata dalla forza del Sangue dell’Agnello pasquale. Quell’Agnello Crocifisso e glorioso abita ormai le profondità della sua anima e va plasmando la sua mente, da quando, adolescente, nella sua parrocchia, ascoltava le prediche di Gaspare Del Bufalo, ai piedi del grande crocifisso della missione. Mentre si avvia verso Acuto, abbarbicata su di un mulo, con le poche cose che può portarsi dietro, avverte una profonda emozione ricordando le parole del missionario, che riecheggiano nel suo intimo: “Dio, nella sua infinita misericordia, ha voluto salvare l’umanità lavandola con il Sangue del suo Figlio crocifisso”. E pensa: “Voglio dare tutta la mia esistenza, perché quella misericordia si sparga su queste terre impregnate di sangue umano”. Queste ed altre parole, divenute ormai convinzioni e tormento, le riempiono il cuore di compassione e la incoraggiano a non temere nessun pericolo. Anzi, sfiorando la temerarietà, che le deriva solo dalla grazia divina, percorre i sentieri di montagna anche di notte, non badando alla palese disapprova31
  • 15. zione dei soldati che pattugliano le montagne. Poiché sa di essere stata lavata e salvata da quello stesso Sangue divino che scorre insieme all’acqua melmosa della storia, entrando dentro i detriti dell’umanità, Maria accoglie il sangue della vendetta e le ferite dell’odio, senza paura di sporcarsi le mani o di macchiare la propria reputazione. Camminando dentro quell’acqua, segue il percorso che Dio le traccia ogni giorno, per raggiungere ogni luogo e ogni persona che aspetta i benefici della Redenzione, perché ciascuno possa dare senso ad una vita che non sembra più averne. La via del sangue Le intuizioni femminili, la passione d’amore per la salvezza “del caro prossimo”, la vitalità e l’intelligenza della giovane vallecorsana, erano un prezioso patrimonio messo a servizio di quella volontà di Dio che gli stava tanto a cuore; in caso contrario, avrebbero solamente contribuito ad alimentare le acque stagnanti della già tormentata terra di Ciociaria. Ricorda con emozione quanto Dio le aveva ispirato agli inizi della chiamata: “Sentii dirmi che le grazie a me concesse, non erano per me sola, ma per aiuto di altre anime... Sentivo dei forti impulsi, che se volevo trovare la calma... mi dovevo dare al servizio di Dio e a una vita somigliante a Gesù Cristo”1. 32 Come acqua melmosa, ma attraversata dalla potenza salvifica del Sangue di Cristo, è capace di levigare le rocce appuntite e di sanare i cuori induriti. Anche quelli degli uomini di Chiesa! Tutti coloro che avrebbero accettato di entrare dentro questo flusso di grazia, avrebbero contribuito a fecondare paesi e campagne e a produrre frutti di riconciliazione e di pace. La parola e la presenza ablativa di questa donna, maturata all’ombra della Croce, tra i rivi scorrevoli del Divin Sangue, avrebbe ricondotto uomini, donne, giovani e fanciulli, all’unica sorgente di grazia e di misericordia. Non avrebbe potuto arrivare a tanto, se non avesse trascorso lungo tempo inginocchiata ai piedi del Crocifisso, nella cappella della prima casa di fondazione, per apprendere l’arte dell’ascolto della voce del Signore e diventare una sposa adorna per il suo Sposo. Maria si lascia levigare dal Sangue redentore e riempire l’anima di nuova forza divina, al punto da trasformarsi, giorno dopo giorno, in donna coraggiosa ed educatrice di pace. Sa di essere destinata a nuotare nel grande fiume della misericordia di Dio, che sembra incunearsi apposta tra le rocce pericolose e i sentieri più tortuosi dell’umanità. Il percorso è carico di speranza, perché teso all’alleanza d’amore che Dio da sempre ha promesso a chi si lascia lavare dal Sangue dell’Agnello. 33
  • 16. Ai piedi della croce, fissando lo sguardo al Costato aperto del Crocifisso, beve, come cerva assetata, alla fonte della salvezza e ripete: “Il suo Sangue è nostro”2. Maria non propone se stessa alle giovani che chiedono di seguirla, non confida nelle proprie forze quando porge la mano agli uomini e alle donne che provano a risalire la china per trovare la sorgente; non impone le sue coraggiose intuizioni ad una Chiesa troppo ripiegata su stessa, ma a tutti addita il Crocifisso. Da lei viene il richiamo a tornare all’origine della salvezza, al luogo della redenzione operata da Cristo, dove germogli di vita eterna spuntano di nuovo nel deserto di una umanità riarsa. L ’amore, una volta trovato, genera vita nuova. Ella intuisce presto, che “il nostro nascente istituto Iddio lo vuole per il bene di tutta la Chiesa... e un giorno si vedranno cose belle a gloria di esso”3. Vallecorsa paese nativo di Maria De Mattias 34 ➨
  • 17. Per grazia di Dio “Io sono un tronco immerso nella più profonda miseria; senza testa, senza occhi, senza lingua, senza mani e senza piedi; ma per grazia di Dio mi sento un coraggio grande e darei il sangue, e la vita per l’Istituto delle Adoratrici”4. Così Maria De Mattias, il 25 ottobre 1850, dopo sedici anni dalla fondazione dell’Istituto, scrive alla principessa Zenaide Wolkonsky in una lettera che testimonia la sua grande fede e certezza di futuro. Non esita a manifestare il suo pensiero, anche quando lo esprime in uno stile che, all’orecchio moderno, può sembrare “lezioso”. Alla stessa dice con coraggio: “La casa di Roma fiorirà quando piacerà al Signore... Dovendo essere corresponsabile davanti a Dio, La prego per l’Amore che porta al Divin Sangue di volermi dare la santa libertà di richiamare le Religiose Adoratrici che sono in Roma almeno per qualche tempo essendo necessario per la loro santificazione”5. Essa è profondamente convinta, e lo ribadisce con frequenza nelle sue lettere, che l’attività è efficace nella misura in cui è generata dall’intimo colloquio con Dio. “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. 36 Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno”6. Anche a noi non appartiene il diritto di distruggere quello che è solido, per costruire il nuovo sulla precarietà di una base instabile. Infatti Paolo ci ricorda che nessuno può gettare altro fondamento oltre quello già posto, perché tutti abbiamo il dovere di costruire “sopra” l’unico fondamento: Gesù Cristo. Profonda umiltà Maria De Mattias si definisce “Un tronco immerso nella più profonda miseria”. Le radici di questo tronco, però, affondano nella terra innaffiata dal Sangue di Cristo. “Per grazia di Dio” – afferma la Santa! 37
  • 18. Questa Grazia è la linfa che tiene in vita il “tronco vivo” che Maria è in realtà, al di là della miseria in cui identifica se stessa. Su questo tronco vivo, le generazioni presenti e future sono chiamate ad innestarsi, per diventare membra vive della Chiesa, e testimoniare la loro devozione al Sangue di Cristo, fonte della nostra salvezza, e al Cristo crocifisso. Maria è un “tronco senza testa”, perché la testa è Cristo. È “senza occhi, senza lingua, senza mani, senza piedi”, perché questo siamo noi, tronchi da “rivitalizzare” e far crescere fino alla pienezza del disegno di Dio. “Le mie speranze le ho poste nei meriti del Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo, e spero di non restar confusa”7. Ogni tralcio che non è attaccato alla vite secca e, prima o poi, viene tagliato e gettato via. L ’umiltà con cui Maria entra nell’intimo di se stessa, le permette di vedersi, nella propria debolezza, come “ un tronco immerso nella più profonda miseria”; una sorta di mostro o, come si autodefinisce san Paolo, “un aborto”. In ogni caso, una nullità nella grandezza dell’amore di Dio. Il “Magnificat” di questa donna, consapevole della missione che Dio le ha affidato, non è altro che una lode all’Onnipotente Dio per le meraviglie che è capace di operare anche attraverso la sua povertà e pochezza. La povertà avvicina a Dio e diventa ricchezza, la miseria si fa grandezza, l’ignoranza si trasforma in vera “sapienza”. 38 Questa Maria De Mattias, proprio perché “tronco vivo”, è un dono di Dio alla Chiesa. Ella diventa con san Gaspare apostola e adoratrice del Sangue di Cristo; donna infaticabile, e ansiosa di vedere propagate, in tutto il mondo, le glorie del Divin Sangue, perché nessuna creatura lasci che questo Sangue sia sparso invano. “Si vede bene che Dio benedetto in questo secolo vuole che trionfi il Preziosissimo suo Sangue, e lo vuole a bene di tutta la Chiesa”8. Sono parole profetiche di Maria De Mattias! 39
  • 19. Chiamata alla sequela Don Giovanni Merlini, suo direttore spirituale, scrivendo a Maria, le chiede, un giorno, di raccontargli la storia della sua vocazione. Ed ella, obbedendo, fa memoria di come il Signore si sia fatto vicino al suo cuore e l’abbia chiamata a fare della sua vita una donazione totale a Lui e al “caro prossimo”. “Reverendissimo Padre, con la sua ultima lettera mi chiede di farle conoscere come Dio mi ha chiamata alla sua sequela. Eccomi pronta a manifestarle tutto e sinceramente, così come posso. All’età di 10 anni non ricordo di avere altra cognizione di me stessa se non quella di una fanciulla sciocca e irrequieta. La sera, mio padre, per calmarmi, mi faceva prendere sonno sulle sue ginocchia e poi mi portava a letto, ma io non volevo che partisse dalla mia camera senza raccontarmi qualcosa della storia sacra: di quelle storie non capivo molto, ma le gustavo. Mio padre, con santa pazienza, si metteva a passeggiare e a raccontare qualche fatto della Sacra Scrittura. Il timore di offendere Dio, nella mia tenera età, mi faceva versare molte lacrime e dicevo: “Oh Vergine ➨ Casa De Mattias, ingresso principale 41
  • 20. Santissima, aiutami… che ne sarà di me! Quanto invidio le anime innocenti. Gesù mio caro, quanti colpi crudeli al tuo cuore con le mie infedeltà!” Adolescente A 13 anni fui cresimata, ma non conoscevo la grazia di quel Sacramento e non ricordo se in quel giorno mi fossi confessata, forse no; anzi ne sono quasi certa. Feci la prima comunione a 14 anni. In quella circostanza, sebbene avessi fatto scrupolosamente anche la confessione generale, non capivo ancora il significato di quello che stavo facendo. Ero come una ‘scema’; facevo quello che mi veniva detto, ed eseguivo il tutto senza chiedermi tanti ‘perché’. Verso i 15 anni iniziai ad imitare le altre giovani nell’acconciatura dei capelli, nella vanità delle collane, degli abiti, ecc. Insomma tutto ciò che vedevo nelle mie coetanee mi sembrava lecito allo scopo di far bella figura. Non mi avevo scrupoli; e non credevo opportuno confessare queste cose, perché non le ritenevo peccato. Ho trascorso un paio d’anni con il gusto di questo modo di apparire. Ma nonostante le vanità, tuttavia non desideravo sposarmi. Avvertivo in me una crescente riservatezza e il bisogno di un profondo rispetto come donna. Il Signore già mi guidava a scegliere ciò che era bello e buono per una giovane della mia età. E lottavo dentro di me, perché avvertivo il contrasto tra le provocazioni del mondo e la delicatez42 za del mio intimo. In questa battaglia interiore mi sentivo sola... Verso la fine dei 15 anni, continuavo le mie vanità e passavo molto tempo davanti allo specchio ad acconciarmi i capelli. Nella mia camera, appesa al muro, vi era una bella immagine di Maria santissima. Spesso voltavo l’occhio verso di essa e mi sentivo dire: “Vieni a me”. E io rispondevo: “Madonna mia, aiutami”, e la salutavo con l’Ave Maria. Cominciai a prendere gusto nel visitare quella cara immagine e spesso andavo a trattenermi ai suoi piedi; lasciando lo specchio. Ma ancora volevo continuare la ricerca di me stessa. Prime emozioni interiori Iniziai pian piano ad avvertire una certa ‘affezione interiore’ a questa cara immagine; non potevo stare senza di essa. Quando la lasciavo, mi restava nel cuore tanto vivamente da non vedere l’ora di riaverla davanti. Gustavo molto i discorsi spirituali di mio padre; gli domandavo come dovevo pregare la Madonna e lui mi diceva: ‘Di’ così: Maria santissima, dammi luce’. Mi diceva ancora: ‘La preghiera deve essere fatta con tutto il cuore’. Allora io andavo davanti all’immagine della Madonna e ripetevo molte volte le parole che lui 43
  • 21. mi aveva insegnato. Non ero però mai contenta, perché non mi sembrava di pronunciarle con tutto il cuore, come mi era stato suggerito. Io mi sforzavo a porre mente e cuore in ciò che ripetevo, fino a quando, per un certo periodo di tempo, non fu la Vergine stessa a darmi istruzioni. Tutto avvenne nel segreto del cuore. La Vergine santissima sembrava rimproverarmi delle vanità e ‘mi mostrava il suo caro Figlio e il desiderio che egli ha di farsi amare dalle anime da Lui ricomprate col suo Prezioso Sangue’. Restavo come senza parola, con gli occhi pieni di lacrime fissi sulla cara immagine, e ogni tanto dicevo: ‘Maria santissima, aiutami’. Fino a quel tempo non sapevo leggere che poche lettere dell’alfabeto: quelle che avevo imparato a ricamare a punto croce. Un giorno presi un libro: era di sant’Alfonso M. De Liguori. Mi capitò sott’occhio una preghiera alla Vergine santissima. Gridai di gioia: ‘Ma io so leggere questa preghiera!’. Da allora cominciai a gustare la lettura di buoni libri. Continuai le visite alla mia cara immagine, andando ai suoi piedi con il desiderio del paradiso. L’inferno mi metteva paura e piangevo per la mia esagerata ricerca di me stessa. Rivolta alla Madre santissima dicevo: ‘Maria, aiutami. Fammi ardere dell’amore di Gesù e dell’amore per te. Dimmi che devo fare per piacere 44 a tuo Figlio’. E lei, mostrandomi il Calvario e la Croce, mi invitava a salire. Tutta tremante dicevo: ‘O Dio, sono troppo debole, non ce la faccio’. La difficoltà più grande per me era quella di dover fare a meno anche dei piaceri leciti e di apparire strana agli occhi del mondo; volevo, quindi, nascondere tutto nel segreto del cuore. Quante lacrime versavo per questa tensione interiore! La cara Madre Maria santissima mi confortava dicendo: ‘Non temere, ti aiuterò’. Su braccia sicure Un giorno (e non mi inganno), sentii portarmi come leggermente e posarmi su certe braccia sicure. Scrivo queste cose non senza lacrime di gioia, perché fu un’esperienza che mi rimase molto impressa, provandone una pace che non so spiegare con le parole. In quel momento ricordo di aver fatto una totale offerta a Dio con un perfetto abbandono alla volontà divina, che in quella esperienza avvertivo esigente e irrevocabile. Sentii il mio cuore cambiato e pieno di coraggio. Così, nella vita ordinaria, cercavo in ogni modo di mortificare me stessa e approfittavo di ogni occasione. Un giorno trovai per le scale di casa, un pezzetto di pane calpestato e sporco; la mia natura 45
  • 22. umana ne sentì ripugnanza, ma volli vincerla. Lo presi e lo mangiai. Altre mortificazioni scelsi di mia volontà, per mettere alla prova la mia capacità di amare il Signore. Non ero mai contenta; temevo, piangevo e pregavo ai piedi di quella cara immagine. Un giorno, dovendo andare ad accompagnare il ‘santo Viatico’, dovetti lottare molto contro me stessa, perché non ero abituata ad uscire di casa se non con la donna di servizio e con una certa proprietà nel vestire. Quella volta ero sola e con una fiera battaglia dello spirito; non dissi niente a nessuno, perché volevo nascondere tutto. Alla fine dissi tra me: ‘Ho bisogno di Dio e non dell’uomo: devo pensare a dar gusto a Dio e non al mondo’. Detto questo, voltai l’abito e me lo misi al rovescio; attraversai la piazza e andai con molta leggerezza di spirito ad accompagnare il mio Gesù, che mi fece gustare una soavità di paradiso. In questa circostanza, temendo di aver sbagliato, e aver fatto tutto per compiacere me stessa, mi sfogavo allora davanti all’immagine della Vergine, perché il Signore avesse pietà di me. Così affrontavo ancora la lotta interiore che mi accompagnava in quegli anni, ma con una nuova fiducia nel Crocifisso, nel suo Sangue prezioso. Si stava svegliando nel mio intimo una delle battaglie più dure: temevo di essere ipocrita. E per questo timore, quante lacrime! Durò a lungo que46 sto modo di sentire. Gelosa dell’amore di Dio, ardevo dal desiderio di avere un cuore sincero. Pregavo la buona madre, Maria santissima davanti alla cara immagine e da lei mi sentivo ripeter: ‘Non ti abbandonerò’. Avvertii nel cuore come la presenza di uno scudo di fortezza e compresi che era il dolce Nome di Maria. In futuro, ebbi sempre il Nome di Maria santissima in bocca: quasi ad ogni respiro mi trovavo un Nome così bello sulle labbra. Nel mio comportamento esteriore acquistai una certa serietà e nel fondo del cuore una forza che non so spiegare; non ero però mai completamente libera dai contrasti interiori. Non avevo ancora un direttore spirituale e per custodire il cuore non parlavo a nessuno di quello che vivevo dentro; mi confessavo in pochi minuti e poi facevo ritorno al mio ritiro interiore. Era già venuto il venerabile (san Gaspare del Bufalo) per la missione e perciò frequentavo di più i Sacramenti, ma nel modo breve come ho detto. Martirio del cuore Iniziò allora una costante lotta interiore, perché mi sembrava impossibile poter continuare a vivere in quel modo, anche se mi ci sentivo fortemente attratta. Non è possibile esprimere a parola il martirio del mio cuore. Non bramavo più nessuna cosa sen47
  • 23. sibile e umana, neppure spirituale, per timore che mi attaccassi a queste realtà. Tutta la mia persona avvertiva un tale scoraggiamento, che mi sembrava di non poter reggere più umanamente. Caddi più volte malata. Ero scrupolosissima nell’obbedire; non sapevo allora che avrei potuto far presente, anche se con rispetto, la difficoltà che stavo vivendo. Per questo motivo mi ammalai. Ero influenzata negativamente anche da alcune cose che credevo di non poter fare. Cominciai ad avere problemi di salute e non ne sono stata più un giorno perfettamente libera. Un giorno, piangendo per questi miei contrasti interiori, volli provare che cosa fosse l’inferno: misi allora un dito sulla fiamma della lampada che tenevo accesa davanti all’immagine della Madonna e me lo bruciai. Ero contenta di essere bruciata viva piuttosto che offendere Dio. Cercai di nascondere la ferita ai miei, perché temevo che pensassero che volevo mettermi in mostra. Mi venne anche una piaga in una spalla, non so come. Ero verso la fine dei miei 17 anni di età. Non avevo ancora una direzione spirituale; mi pareva di fare tutto malissimo e di offendere Dio. Che pena avevo dentro! Mi venne una grandissima malinconia, fino a ridurmi ad uno stato pietoso. Raddoppiavo le preghiere e non potendo eliminare la lotta che avevo dentro, restavo immobile con gli occhi rivolti al Crocifisso e alla sua cara Madre, 48 ripetendo: ‘Gesù caro, vieni a me, non guardare ai miei peccati; tu mi hai condotto ai tuoi piedi santissimi, mi dai forza per pronunciare il tuo Santissimo Nome e quello della tua santissima Madre: che segno è questo? È segno che tu mi vuoi salva’. Restavo abbandonata come su sicure braccia e scoppiavo in un pianto dirotto. L’anima restava come addormentata e il cuore si dilatava nella sicura speranza, tutta appoggiata in Dio Salvatore. Provavo nel fondo del cuore una pace inalterabile, unita a una grande tranquillità. Ma anche a questo volevo rinunciare; ed ecco ancora la lotta, e la paura. Dicevo: ‘Gesù mio, non voglio le consolazioni; quelle dalle a chi ti pare. A me dona la grazia di saper patire per amore tuo e di morire per te come vuoi’. Mi capitò tra le mani un libro che parlava dell’anima desolata e lo presi come una lettera inviata a me dal paradiso. Mi consolò interiormente. Il tentatore non smetteva di spaventarmi, ma non lo ascoltavo più di tanto: iniziavo a fidarmi totalmente del mio Dio. Così iniziavo ad avvertire nel cuore una grandissima pena per la perdita di tante anime; avrei voluto dare il sangue e la vita per loro. Mi struggevo di lacrime, perché bramavo la salvezza del mondo intero. Volevo nascondermi e ritirarmi come “l’ultima suora” in un monastero e… quante lacrime!. 49
  • 24. ➨ Un giorno, come addormentata, ebbi una visione che non so spiegare: c’era uno stuolo di monache che poi ho riconosciuto tra le mie compagne e sentii dirmi che quella era la mia comunità; mi pareva di stare con loro in un coro ben ordinato; tutte protese in Dio. Io piangevo perché mi sembrava di non esserne degna; non ricordo i particolari. Questa visione mi è rimasta molto impressa. Le monache erano poste in un grado più alto e io in ginocchio ai loro piedi piangevo e dicevo: “Gesù mio, fammi degna di stare con loro”. Infatti in quel periodo della mia vita, la preghiera aveva questa caratteristica: mi mettevo in ginocchio e rimanevo per un tempo in silenzio; poi, raccolta e rapita alla vista dell’Amore Crocifisso, mi scioglievo in lacrime. Le tentazioni non mi lasciavano in pace, ma riuscivo a vincerle perché mi sentivo come fossi in seno alla Maria santissima. Non so come spiegare. Di’ ciò che ricordo ho scritto con verità e con la consapevolezza che avverto nel fondo del mio cuore. Non si spaventi lei per la mia vita scellerata. Mi aiuti perché io mi salvi. Preghi per me. Mi benedica. Maria De Mattias”9. 50 Camera di Maria De Mattias in Acuto
  • 25. Materia grezza per il vasaio “Maria De Mattias è brillata in un’epoca di difficoltà e di ostilità verso la Chiesa, come un modello di fedeltà alla Sede Apostolica, e come coraggiosa realizzatrice di quell’azione a favore degli umili, che la Chiesa stessa ha sempre avuto a cuore, e che soprattutto nel secolo scorso doveva portare ad una particolare fioritura di iniziative e di opere”10. Come si è già detto, Maria sboccia a Vallecorsa (FR), piccolo paese del Lazio, e inizia la sua vita il 4 febbraio 1805. Nasce in una famiglia distinta e pia. Riceve la prima educazione cristiana soprattutto dal padre, che, raccontandole episodi della Sacra Scrittura, le instilla un amore profondo per Gesù Redentore e per la Vergine santissima. “Di carattere molto vivo e ardente e talvolta irrequieto, col sopraggiungere della prima giovinezza cominciò a desiderare le vanità e lo specchio…”, ma, “delicatissima di coscienza, si turbava al solo sentir nominare peccato”11. Anima pura e ingenua La grazia la spinge ai primi dolorosi distacchi da ciò che per lei sa di vanità e opera un capovolgimento interiore di valori. Dio la prepara all’incontro con Gaspare Del Bufalo, nell’anno 1822. 52 Il Santo intravede subito in questa ragazza, la giovane cui affidare la fondazione di quell’Istituto femminile, dedicato al culto del Preziosissimo Sangue, per il quale, anni addietro, aveva tracciato, con il canonico Francesco Albertini, gli “Articoli Fondamentali”, ossatura delle future Costituzioni. Due anni dopo, san Gaspare affida la direzione di Maria a don Giovanni Merlini, il quale “si trovò tra le mani un’anima pura, ingenua, però materia grezza per la missione alla quale era destinata e dovette cominciare a distruggere in lei tutto quello che vi era ancora di umano: dovette ricostruirla; lavoro di scalpello, dunque che più tardi farà dire alla stessa Maria De Mattias che nella guida aveva trovato sempre spine, chiodi e croci”12. Dopo un lungo periodo di riflessione e di preghiera, presentatasi l’occasione, con “la desiderata e aspettata benedizione” di Gaspare, “il quale le fece dire che fosse pure andata con coraggio e fiducia in Dio, perché tutto sarebbe riuscito bene”13, i primi di marzo dell’anno 1834 arriva in Acuto, “ non per fare scuola soltanto, bensì per fondarvi un Monastero”14, “sotto il titolo del Preziosissimo Sangue”15. Il Merlini ne segue, passo passo, gli sviluppi. Grazie alla sua collaborazione, intelligente e ferma, essi sono rapidi e inattesi. Con il numero delle fondazioni, crescono il lavoro e le preoccupazioni che logorano il fisico già fiaccato della De Mattias, 53
  • 26. tanto che negli ultimi anni di vita “lo scrivere continuo le si era reso pesante, la debolezza era estrema, ed andatasi trascinando per il monastero a stento, ed a fatica saliva e scendeva le scale. Alle volte non potendosi più reggersi in piedi era costretta a gettarsi sul letto per riprendere un po’ di respiro”16. Al finire dell’anno 1865, il suo spirito sembra ancora più pronto a slanciarsi nel campo della carità, ma verso la fine di aprile dell’anno seguente cade seriamente malata e il 20 agosto 1866 chiude la sua giornata terrena in Roma, al sospiro di quella strofa a lei tanto cara: “O Crux Ave! Spes unica!”. Ha 61 anni. Pronta a dare la vita Da una profonda adorazione al Sangue di Cristo scaturisce lo zelo e la dedizione al bene dei fratelli, redenti, a così caro prezzo. Per questi fratelli, ella è disposta a dare la vita! Il Merlini, suo direttore spirituale, che conosce Maria molto bene, può ben dire di lei: “si sentiva Maria fortemente portata all’amore di Dio, e tutto il suo gusto era di parlare di lui. Non potendo però tener chiuso nel cuore l’ardore della sua carità, e pel vivo desiderio che aveva di salvare le anime, istituì delle Congregazioni… era tanto il concorso che non bastava a contenerle la scuola e la cappella del luogo pio… Parlava con molta facilità di di54 scorso ed in pari tempo con insinuazione tale, che guadagnava l’animo delle ascoltanti”17. Ancora: “Tale era l’amore che portava a Dio che avrebbe voluto, se fosse stato possibile, togliere tutti i peccati dal mondo, e vi avrebbe volentieri dato il Sangue e la vita”18. Incontriamo in lei una donna che, con la sua carica di umanità e santità, trascina le folle: “Predicava delle ore intere al popolo, che in gran numero si recava in Chiesa a udirla”19. “Siccome poi parlava al cuore, così la comprensione era generale… talora tanto era il concorso al sacro tribunale della penitenza, che conveniva chiamare confessori dai paesi vicini”20. Questa forma di apostolato, tra le più abituali della Santa, costituisce anche una croce pesante: “Mi trovo in grandi timori per vedermi esposta a parlare di Dio a donne, uomini, preti, religiosi… È possibile che una donna, la quale dovrebbe vivere nascosta ad imitazione della Vergine santissima a vivere così?”21. Più volte la sentiamo esprimere l’ansia per la salvezza delle anime: “…vorrei che tutti si fidassero di Gesù Cristo e che pensassero ad amarlo con tutto il cuore e che si impegnassero per la sua gloria”22. Lo zelo le suggerisce mezzi del tutto eccezionali per una donna: “In Acuto, sul far della sera..., raccoglieva i pastori che tornavano dal custodire il gregge e passava con essi quasi due ore nell’istru55
  • 27. irli nei rudimenti della Dottrina Cristiana, adoperandosi in tutti i modi per farsi capire ed adattarsi alla intelligenza loro”23. Non pensa mai a se stessa; vive solo per il Signore e l’unica ansia che ha in cuore è di portare tutti al suo costato trafitto. Suor Filomena Zaccardi, al processo per la beatificazione della De Mattias, testimonia: “L’amore così ardente verso Dio produceva nella nostra Fondatrice il naturale effetto di un grande amore verso il prossimo in ordine alla vita eterna, ed avrebbe fatto qualunque sacrificio per salvare le anime”24. In tutto lo svolgimento del processo tali testimonianze sono continue, come sono continui gli elogi per questo singolarissimo dono che Dio le concede. La possiamo paragonare a S. Caterina da Siena, che per lo stesso impulso, spessissimo parla al popolo. È una fedele seguace di san Gaspare Del Bufalo, che lei ama chiamare “nostro padre”, per la sua predicazione fervorosa nella Chiesa annessa al monastero. Non aggiungiamo nulla alla realtà dei fatti se affermiamo che Maria De Mattias è apostola e missionaria del Sangue di Cristo. Di fronte alle persecuzioni e incomprensioni, sotto la spinta di un’ansia bruciante per la salvezza delle anime, apre così il suo cuore: “…mio Dio vi ringrazio del bene che mi avete fatto. Il bene è tutto vostro, il male è tutto mio. Oh, quante grazie mi avete fatto, Gesù mio! Con queste grazie però 56 non voglio venir sola in Paradiso. Anime, anime, anime Gesù mio caro; e aggiungeva: Oh quante anime vanno all’inferno perché non vi è chi le coltivi. Preghiamo con grande umiltà e fiducia il buon Gesù, perché provveda soggetti ripieni di carità e di umiltà per la salvezza di tante povere anime. Mi si strugge il cuore di pena per non essere capace di salvarle tutte. - E conclude-: “Preghiamo con la fiducia in Gesù Cristo, nel suo Sangue Divino, unico mezzo di nostra salvezza”25. Per il bene di tutta la Chiesa “La scuola alle figlie del popolo, santificata da continue istruzioni morali e religiose e specialmente dalla considerazione dei tratti più dolorosi della passione di Gesù Cristo; il richiamo, mediante le figlie delle madri e anche dei padri alle pratiche della vita cristiana; la parola di Dio spiegata continuamente e diffusamente a tutto il popolo sono il mezzo più valido per ridestare la fede quasi spenta, e con la fede la più bella fioritura di opere morali e sante….. molti peccatori si convertono, tante famiglie ritrovano la pace nell’esercizio delle virtù, ed ogni casa del novello Istituto è come un centro di civiltà, sulla base del Vangelo”26. Rimane a lungo in adorazione come Mosè, che, nel roveto ardente, rimane affascinato e atterrito dalla manifestazione di Dio. Rivive l’esperienza di 57
  • 28. Abramo, che senza mettersi a “tu per tu” con Dio in una sterile discussione per comprendere il mistero dei suoi disegni, lascia tutto e si incammina verso la terra “promessa”. Tutta l’opera di Maria nasce dalla morte del chicco di grano, e cresce lentamente, naturalmente, sempre certa che “tutto è possibile” per i meriti del Sangue di Cristo. Quell’opera che fin dai primi tempi della fondazione Maria profetizza con tanta chiarezza: “…in questo Istituto troveranno tutti quegli aiuti necessari e questi in tutti i tempi”27 è ora la testimonianza di una creatura che ha creduto con piena libertà e audacia in Dio, e si è donata “senza risparmio” al “caro prossimo”. Possiamo affermare che veramente Dio realizza i suoi disegni attraverso strumenti umili e piccoli, attraverso persone “disposte di sempre faticare e di dare anche la vita per la salute delle anime”28. Le Adoratrici del Sangue di Cristo (ASC) sulla scia della loro fondatrice, continuano, anche oggi, a vivere e proporre in tutto il mondo lo zelo apostolico e la santità di Maria De Mattias. Anche esse, come la loro Fondatrice, instancabili e fiduciose nel Sangue di Cristo, in molteplici ministeri collaborano “con amore integrale ed ablativo all’opera redentiva di Cristo, mediante il servizio amorevole ai fratelli più bisognosi”29. Vallecorsa, costumi 58 ➨
  • 29. Gesù solo La Grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona; la sprona a sollevarsi, ad adornarsi, ad operare in direzione del trascendente. Quando la Grazia trova un terreno buono si mette in movimento e, subito, se ne avvertono gli effetti salutari, di sapore profondamente diverso da quello umano. L ’agire umano, investito dalla Grazia, acquista nuova energia, garantisce più ampio raggio d’operazione, assicura esito favorevole e inconfondibile. In altre parole, le azioni umane non sono più in balia della speculazione, perché irrorate dal Sangue che scorre nelle vene nascoste della Grazia divina. Entriamo nella vasta e ricca personalità di Maria De Mattias, terreno nel quale la Grazia ha prodotto frutti abbondanti. Carattere vivo e ardente Attesta don Giovanni Merlini, suo direttore spirituale: “Era Maria di carattere molto vivo ed ardente, e talora anche irrequieto, sicché andava spesso saltando e correndo per la casa, e facendo pazzie”30. La sua intraprendenza si fa concreta quando, dopo un chiaro e combattuto discernimento della chiamata di Dio a fondare un Istituto per la sua Gloria, Maria parte dal suo paese natio: “Maria 60 fa forza a se stessa, perché si sente altamente commossa nel gran distacco, chiede la benedizione (al Padre), e monta a cavallo; con animo grande e intrepido, si mette in viaggio….”31. Arrivata a Ferentino si presenta al Vescovo e, senza timore, gli manifesta le sue intenzioni: “Io Monsignore vado volentieri in Acuto, perché l’obbedienza mi ci manda, ma ci vado non per fare la scuola soltanto, bensì per fondarvi un monastero”32. Lei sa fin dall’inizio, che le opere di Dio sono frutto di lacrime, patimenti e lotte. Arrivata in Acuto, Maria apre la scuola in una casa molto modesta: tre stanze con un centinaio di bambine. In poco tempo deve cambiare tre sedi. Non è facile trovare locali adatti ed essere capita nell’impresa che si accinge ad iniziare. Finalmente, dopo tante difficoltà, sorge il vero monastero delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue. Maria va avanti intrepida, confidando solo in Dio. Ella ama ripetere nelle difficoltà: “L’opera è di Dio e Iddio ci penserà”. Dopo due anni dalla sua partenza dal paese natio, nel vivo della fatica per l’inizio dell’Opera, scrive al fratello: “Noi non abbiamo altro appoggio che lui, il Sangue Preziosissimo del suo Figliolo e la sua e nostra cara madre Maria santissima e però viviamo in una bella pace; siamo otto, tutte risolute di non abbandonare l’Istituto”33. Dovendosi trattare dell’acquisto della casa, nel 1839, così scrive al suo direttore spirituale: “Io pen61
  • 30. so di andare in persona dal vescovo e informarlo a voce di tutto… Non è tempo da perdere; io mi sento continuamente mossa di non risparmiare nessuna fatica per vedere perfezionata quest’opera e di soffrire qualunque pena… è del tempo che il desiderio mi si è acceso di più… Se per provvedere ai bisogni di quest’opera vi bisognasse che io uscissi fuori per elemosina, con l’appoggio del Vescovo, io lo farò, e mi sento incoraggiata sebbene vi senta ripugnanza”34. Donna soave e forte Spesso Giovanni Merlini ricorda Maria come “la donna forte”35. Ella fin da giovane deve molto lottare con se stessa per vincere la sua “umanità” e dire un sì generoso e totale a Dio che la chiama ad eseguire un disegno di salvezza. Deve domare il suo carattere ardente e focoso e acquistare una certa gravità e sodezza, per discernere quale sia la vera volontà di Dio su di lei. Mentre prova la difficoltà di doversi privare di ogni piacere anche lecito, e di dover comparire singolare agli occhi del mondo, lotta alacremente con se stessa e contro ogni tentazione del maligno, pregando, mortificandosi e provando se stessa con tante piccole industrie, finché non riesce veramente a decidere secondo quanto Dio ha predisposto per lei. “Ella non voleva più i gusti sensibili, né spi62 rituali, né corporali, per timore di attacco…. Raddoppiava le preghiere, e non potendo rimuovere la fierezza del suo travaglio, restava immobile con gli occhi rivolti al suo Crocifisso…”36. Nel trattare le sue figlie, usa “soavità e fortezza, in modo che si faceva amare e temere”37. Ella sa bene che le difficoltà devono essere superate con l’abbandono in Dio e fortezza d’animo. A Suor Berenice Fanfani, nel 1849, così scrive: “Siano da Dio benedette con benedizioni di spogliamento di tutta la propria volontà, e ripiene di santo Amore… Sì, Iddio le riempia tutte di carità e di santa Obbedienza. Ho lacrimato con lagrime di puro affetto verso di loro e di tutte quelle che sono nelle altre scuole per desiderio di vederle a me unite nell’insegnare a fanciullette le vie del Signore… Oh! Quante anime! Svegliamo la nostra fede, figlia mia cara e mi creda!”38. La sua fermezza si dimostra in ogni lettera indirizzata alle suore. In esse non esita esprimere i suoi più profondi sentimenti e l’affetto che nutre per ognuna, ma le riporta sempre all’unico scopo: Cristo e Cristo Crocifisso! Non deve esserci altra motivazione del loro agire. Non vuole illudere nessuna: “Oh! Quanto sbagliamo quando fuggiamo la Croce! Scansandola da una parte, cadiamo dall’altra…”39. Le contrarietà le vengono da ogni parte. Sa affrontare un periodo di molta sofferenza nelle sue re63
  • 31. lazioni con Pier Paolo Trucchi, vescovo di Anagni. Questi esercita un rigido controllo sull’Istituto; il suo modo di agire è per la fondatrice motivo di profonda sofferenza. Dopo aver ricevuto da lui una lettera piuttosto brusca, ella risponde: “Monsignore mio, che posso rispondere? Non altro se non che Dio mi umilia e sia pur benedetto. I miei peccati meritano anche peggio, e buon per me, se saprò mietere fascetti di mirra eletta per il caro Regno dei Cieli. Ma quel vedermi contraddetta da tutte le parti è troppo doloroso per la misera umanità. Io sto cibandomi del pane di dolore, ma ripeto, abbracciandomi volentieri alla Croce… Regge la carica perché Iddio lo vuole, e se Iddio non volesse oh! Quanto meglio mi piacerebbe di essere l’ultima delle mie consorelle in una casa la più bisognosa. Ma come si fa? Si ha da patire e patire così…”40. In un’altra circostanza scrive: “Aspettavo la risposta di una mia che le inviai, ma non vedo niente. Vedo però che il demonio cerca di togliere la nostra pace, col far capire una cosa per un’altra. Se ciò è io la prego di non dare ascolto ai falsi rapporti e di calmare il suo spirito altrimenti un giorno (ciò dico con tutta la venerazione e rispetto) le sarà oggetto di lacrime. Io amo teneramente in Gesù Cristo V. E., e cerco il vero bene nella sua diocesi: ma come si fa?”41. Dice di amare teneramente, ma non nasconde il suo pensiero; è ferma e affabile anche con la sua 64 guida spirituale: “Gli parlo con schiettezza. Mi si dice che Lei abbia detto fra le altre che io ho fatto tutto di mia testa e che non sono voluta stare ai di Lei consigli... Lascio a Lei considerare il travaglio, la paura, il timore, il contrasto...! Posso per verità dire che non si è mai diminuita la stima, ed il rispetto, ma il martirio interno lo sa Iddio, parendomi che questa non è Opera di Dio per essere stata guidata dalla mia testa; o per dire meglio l’Opera del prezioso Sangue la vuole Iddio, ma non nel modo da me operato... non lascio di operare con la fiducia in Dio ed in Maria santissima, ma in alcuni momenti la misera umanità è talmente abbattuta che appena regge... Ho scritto per obbedire, ed ho fiducia che la mia Madre santissima mi aiuta...”42 . In un’altra sua lettera, sempre diretta a don Giovanni Merlini, si sfoga con lacrime amare, per la mancanza di fiducia che avverte da parte della sua guida; manifesta la sua sofferenza per sentirsi abbandonata e non compresa anche dalla sue figlie, perché non condividono il suo modo di regolarsi nel ricevere le giovani all’Istituto. Con risolutezza così si esprime: “Il vescovo Annovazzi fece tanto per farsi ritenere una giovane, ma non ci volle altro; dissi: no, no: mi minacciò ancora, ma fu l’istesso”43. Con accutezza e discernimento il Merlini può dire di Maria: “Ella è venduta per la gloria di Dio a bene dei prossimi, né più pensa a se stessa, i suoi 65
  • 32. giorni sono a Dio consacrati, e non vuol vivere che per dargli gusto… la troverete sempre in faccende, in azione e se rivolgerete lo sguardo all’intero Istituto vedrete che sola ne sta portandone il carico. Il governo è tutto nelle sue mani e deve vigilare per tutto… Né questo era piccolo peso per una donna… Osservatela come si affatica per aprire, ordinare, e sostenere le scuole; nel distribuire i soggetti con procurare di rendere tranquille e contente le Religiose… quante e quali sofferenze deve sostenere…riserva per sé tutto l’amaro, e dà alle altre tutto il dolce che può”44. Riguardo alla scuola di Santa Anatolia, nella diocesi di Camerino, vedendo che la benefattrice Agnese Alberici non era stata ai patti di versare gli scudi promessi per il mantenimento delle suore, scrive a don Giovanni Merlini: “In quanto alla scuola di S. Anatolia, non se ne parli più, la cosa è fatta… voglio esaminare bene la cosa per non sbagliare… L’esperienza mi ha fatto aprire gli occhi, parlerò con più fortezza e con più chiarezza… perché sono risoluta di prendere la parte del Signore con impegno, e sono contenta di patire”45. E in merito ad una giovane, che voleva rientrare per farsi suora, scrive risoluta al vescovo Trucchi di Anagni: “Prego la V di non permetterlo mentre .E. si vede non essere pianta di questo terreno. Ella è buonissima e mi è cara, ma per sua quiete e per quiete delle altre, conviene che prenda altra stra66 da”46. Maria è una donna coi piedi per terra e la testa sulle spalle – come suol dirsi – anche se a volte la vediamo sollevata da terra, perché Dio ama attrarla a sé per amore! Sorella premurosa e amabile I biglietti brevissimi, scritti alle suore, nelle diverse circostanze, terminano con una frase caratteristica: “…sono in fretta”. In essi Maria manifesta tutta la grandezza e delicatezza del suo cuore materno, che si china sulle altre, per proteggerle e amarle: “Le raccomando di conservarsi la salute”47. “Voglio che stia allegra e contenta e che non si ammali; sento che sta poco bene; per carità mi faccia sentire che sta bene”48. A suor Berenice Fanfani addita, con un pizzico d’umorismo, il segreto della pace comunitaria: “Non tante ciarle, dunque silenzio… sappiamoci compatire l’una con l’altra; dunque non più lamenti…impieghiamo le nostre fatiche per la scuola con l’insegnare le vie del Signore alle giovinette; dunque più zelo… più esempio”49. A suor Maddalena Capone, ricorda una grande verità: la molteplicità nell’unità. “L’Istituto del Preziosissimo Sangue è formato di molte individue; ma deve essere un cuor solo e un’anima sola, mentre vi deve essere una sola volontà, che è quella di Dio, come ho detto sopra, e questa ci si manifesta per mezzo della S. 67
  • 33. Obbedienza. Ma come? Ecco come: ‘Uno sia il tuo consigliere – dice lo Spirito Santo – e questo deve essere il Superiore al quale si appartiene”50. Maria è veramente delicata: la santità non le fa perdere la capacità di essere piena di premura. San Paolo stesso, non perde nulla della sua alta spiritualità, quando, scrivendo a Timoteo, dice: “Non bere soltanto acqua, ma bevi un po’ di vino, a causa dello stomaco e dei tuoi frequenti disturbi”51. E Maria: “Raccomando a lei che mangi, e non si faccia indebolire lo stomaco”52. A suor Orsola Ricciardi, forse troppo zelante nelle mortificazioni corporali, la Madre non esita a dire: “…mi dispiace che si senta poco bene; si abbia cura e non vada alla scuola senza aver preso prima qualche cosa; non va bene andare a digiuno”53. Alle suore consiglia che prima di andare alla scuola prendano un po’ di caffè nero, perché a digiuno è molto difficile insegnare. Ha una premura tutta particolare per le inferme e suggerisce ad ogni comunità di dar tempo per il sostentamento delle sorelle malate. La lettera che maggiormente ci rivela la grandezza d’animo della De Mattias, il suo amore e la sua eccezionale comprensione è quella scritta a suor Federica Cipriani, alla quale concede il permesso di secolarizzazione, per assistere la mamma. Ella precorre i tempi, se pensiamo al rigorismo del momento storico. È una delle ultime lettere della sua vita, in cui l’anima, dopo un cammino difficile di ascesa verso Dio, 68 sperimenta l’amore dello Sposo Gesù crocifisso, dilata il suo cuore per divenire sempre più somigliante a lui. Si china, interiormente, su ogni esigenza e miseria umana, non per pronunciare parole di condanna, ma solo parole di incoraggiamento: “Rev.da Madre e figlia in Gesù, sento la necessità che ha la buona madre di avere un aiuto nello stato in cui si trova. Alla medesima è molto di sollievo se lei resta con essa in tutto il resto del suo vivere. Ella potrà restare e le do il permesso di levarsi l’abito religioso, e di andare con abito secolare, ma modesto. Di più le raccomando la santa Messa tutti i giorni per quanto si può; la frequenza dei Sacramenti, la ritiratezza, l’orazione di regola, alla meglio che potrà e il prestarsi in tutto ciò che occorre alla sua buona madre. Sia dunque con la benedizione di Dio, e faccia del bene con pace. Iddio la benedica e benedica le nostre sante intenzioni. Mille saluti alla sua buona madre e tutti i suoi parenti. Mi scriva spesso e con stima sono U.ma Serva Maria De Mattias”.54 Nei volumi delle sue lettere troviamo molte sfumature di delicatezza femminile, non solo verso le sue figlie, ma anche verso persone con le quali Maria è a contatto. 69
  • 34. Cuore dilatato dalla Grazia Ancora Giovanni Merlini descrive la naturale disponibilità di Maria alla Grazia: “(Dio) gli donò un cuore sensibile e facile all’impressione della grazia, uno Spirito pronto ed energico, una angelica illibatezza di costumi… Miratela infatti alla età di otto anni come gusta il racconto dei fatti scritturali che il padre gli va narrando, e come si commuove allorché sente che Abele, Isacco, Giacobbe ed altri erano figura di Gesù Cristo, che come Agnello Innocente fu portato al Calvario…”55. Sentiamola parlare dei suoi anni di giovinezza, quando si sente chiamata da Dio a consacrare tutta la sua persona a lui: “La vista del Crocifisso era al mio cuore come una dolce saetta che mi feriva, e questo mi accadeva alcune volte, non già ponendomi in orazione, ma nel camminare per casa facendo qualche cosa… Mi sentivo tirata con grande veemenza ad amare Gesù e questo era unito al timore di perderlo… Non cessando io di piangere e pregare, in un subito mi venne il raccoglimento, e si presentò al mio intelletto un oggetto così bello, il quale mi ricolmò il cuore di pace”56. Mentre descrive il nascere della vocazione, ci meraviglia la sua disponibilità nel lasciarsi aiutare a scrutare il disegno di Dio su di lei. Ciò non è frutto di una preparazione culturale o teologica, che certamente non possiede. Il desiderio di avere 70 una “guida” è legato in Maria, alla sua particolare sensibilità alla Grazia che sta lavorando in lei. Un dono straordinario si radica nel cuore di Maria De Mattias, la contemplazione: “Furono tante le lacrime che versai ai piedi del Crocifisso, che mi sentivo quasi crepare il cuore”57. Capacità di contemplare l’ Amore Crocifisso e capacità di piangere per amore! Chi mai se lo sarebbe aspettato che una ragazza di sedici/diciassette anni fosse in grado di sperimentare una così forte commozione spirituale, di fronte alla sublime realtà del Mistero della Redenzione! Quelle lacrime dimostrano che Maria è giunta alla conoscenza amorosa di Gesù Cristo e al tempo stesso alla consapevolezza della sua nullità: “… sentiva in cuore grandissima pena per la perdita di tante anime; avrebbe voluto dare il sangue e la vita per esse”58. Un pathos così forte indica in questa giovane l’apertura d’animo senza confini. È notevole la capacità di trovare mezzi adeguati per rendere più chiara la sua vocazione: anzitutto una guida, e, trovatala, esserle sottomessa con la ferma convinzione che Dio parla attraverso i suoi mediatori. Quando, nel mese di maggio 1822, va a parlare ad un vecchio missionario per chiedere luce, così ricorda: “Fui esaminata da lui, e senza perder tempo mi disse, che andassi in casa, e subito mi levassi alcune vanità che portavo… Io andiedi 71
  • 35. e fei quanto mi disse…”59. La preghiera e la mortificazione, la pace e la consolazione sono il termometro della sua generosità e della conferma della volontà di Dio su di lei. Racconta spesso come di fronte a difficoltà e prove abbia sostenuto una dura lotta fino a quando, ritrovata la pace e la tranquillità, si sente dilatare il cuore. Si può concludere con le parole di Giovanni Merlini: “Allorché Iddio elegge alcune onde servirsene per le opere di sua gloria è uso di preparar le vie e dispensare quei doni di natura e di grazia che sono necessari al conseguimento del fine”60. Anima naturalmente mistica, Maria De Mattias è scelta da Dio per fondare l’Istituto delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue! Con una personalità arricchita con molti doni di natura, collaborando con Dio e abbandonata tra le braccia di Maria santissima, ella cammina verso la vetta della santità. Una volta arrivata alla cima, guardando ai suoi 61 anni di vita, la si può facilmente definire “donna mistica”, totalmente trasformata dallo Spirito, e paragonabile solo ad una santa Caterina da Siena o ad una santa Teresa d’Avila! Quadro raffigurante la Divina Maternità di Maria, nella camera della Santa 72 ➨
  • 36. Per puro amore Maria De Mattias, vera mistica del secolo scorso, nella sua ascesa alla santità, testimonia la sintesi esistenziale di azione e contemplazione: “Iddio ci riunisca sotto l’ombra della Croce, fra i rivi scorrevoli del Divin Sangue a tirare anime al Paradiso”61. La sua santità sta nell’aver portato a pienezza la conformazione a Cristo Signore, vivendo giorno per giorno, ora per ora, in obbedienza al Vangelo. Con Gesù Crocifisso Secondo San Paolo tutta la storia dell’esistenza umana è orientata verso un preciso “progetto” divino: divenire fedeli seguaci di Gesù Cristo e acquisire la morfologia caratteristica del “Figlio dilettissimo”, nel quale “ …abita corporalmente tutta la pienezza della divinità,”62; “poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli”63. Questa conformità è la nostra partecipazione alla realtà stessa del Figlio Gesù Cristo. Maria De Mattias esprime il suo desiderio di “conformazione” a Gesù, ripetendo continuamente a se stessa e agli altri di “voler essere crocifissa con Gesù Cristo”. La sua vita è una continua e progressiva “trasfor74 mazione” nell’immagine dello Sposo Crocifisso. Di questa trasformazione lo Spirito Santo è origine, agente e fine. In un progresso permanente di “conformità” sempre più vicina al Signore crocifisso, Maria procede “di gloria in gloria”, come afferma san Paolo. Ascoltiamola mentre si esprime con fanciullesca semplicità: “Tutto il giorno vado spasimando per trovare Gesù; lo cerco dalla Madonna, lo cerco da san Francesco Saverio; lo cerco dal nostro Padre Del Bufalo; lo cerco da tutto il Paradiso, e non l’ho trovato; fido nella sua parola e spero. Non mi toglie questo né la pace, né il raccoglimento. Nell’occorrenza canto, rido, suono l’organo con serenità, ma con tutto questo non posso dire che non soffra un vero martirio; mi pare di stare in carcere legata con catene troppo pesanti perché non vedo il mio Bene”64. Al processo per la sua beatificazione, una suora testimonia: “Al solo vederla si capiva che essa era intimamente unita con Dio. Era assidua nella meditazione dei divini misteri, e soprattutto della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, che cercava di avere sempre dinanzi agli occhi”65. Giovanni Merlini, nell’elogio funebre, così descrive l’ardore cristiano della Fondatrice: “Ardeva nel cuore di lei una carità verso Dio e verso il prossimo tale che non potendola tenere chiusa nel petto era costretta manifestarla al di fuori. Sentitela in75
  • 37. fatti nei privati discorsi come parla di Dio. Leggete le sue lettere e troverete risplendere in esso lo spirito di Gesù Cristo… Ella è un Angelo che parla, con semplicità, sì, ma tutta ripiena di amor di Dio… Non sa saziarsi, e tutto il suo contento è parlare di Dio. Sente la stanchezza e l’indebolimento del petto, e vorrebbe tacere, ma la carità non vi consente, e si sforza. Comincia e più non sente l’incomodo. Finisce ed eccola nella debolezza estrema. Soffre ed è pronta a soffrire anche di più. È consumata dalle fatiche, ed è contenta di dar per Iddio anche il sangue e la vita”66. Questa Santa si distingue particolarmente nell’amore a Gesù Crocifisso, che ha versato il Sangue Preziosissimo per tutti noi. La sua vita spirituale è prettamente cristocentrica: “Oh! Caro mio Gesù… imprimi nel mio cuore un grande desiderio al patire e uno zelo grande di tirare anime alla tua Croce, bagnata del tuo Preziosissimo Sangue, Croce amata dal Figliolo dell’Altissimo Iddio”67. “Le piaghe amabili del nostro Diletto Sposo Crocifisso siano sempre nei nostri cuori”68. “Sotto l’ombra della Croce io riposi col mio Gesù… e infine vi muoia con Lui per puro amore… Non si può amare Gesù se non si ama la sua Croce”69. Sono espressioni di amore escatologico, di consumazione perfetta, finale, unitiva a Dio. Sono parole che esprimono il grido di un’anima che brama solo la perfetta somiglianza al suo Signore Gesù Cristo, e, 76 come lui, vuole vivere di Croce! San Paolo, nella sua gioiosa esperienza di progresso spirituale, confessa: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”70. Per mezzo della fede, il Signore Gesù diventa soggetto di tutte le azioni vitali del cristiano. Cristo, presenza costante e ininterrotta nel vivere quotidiano di Maria, è l’unico movente delle sue scelte e dei suoi pensieri, lo scopo di ogni aspirazione e desiderio: “Egli sempre più m’impiaga il cuore con il suo dolce amore: non trovo più riposo che in lui, non posso gustare di altra cosa che lui… sento poi nel fondo del mio cuore una brama di lui, che mi dà pace, ma mi fa spasimare; godo e patisco”71. Maria ama starsene ai piedi di Lui Crocifisso, in affettuoso dialogo, e sperimenta quel contatto profondo e intimo che è tipico della relazione d’amore: “Mi sento penetrare il cuore da una ardente brama di amare assai Gesù; lui amorosamente mi va scoprendo i tratti amorosi di una bontà usati con me e mi accende il desiderio di vivere solo per lui… Ho allargato il mio cuore presentandolo spesso alla sua misericordia, acciò lo riempia dei suoi doni e di tutto sé e spero di non restare confusa”72. In Maria la prova, la notte dei sensi, è così intensa, da procurarle tormento, pena e spasimo. Giovanni Merlini, rispondendo ad una sua lettera, così la esorta: “Iddio tiene l’anima sotto il tor77
  • 38. chio, ma la tiene forte perché non ceda. Che misericordia di Dio è questa! Ringraziamolo di cuore… Iddio sparge assenzio, perché lo serva senza consolazioni”73. Ferita d’Amore Il suo cammino verso le altezze della relazione mistica è nutrito da profonda e costante preghiera. Senza dubbio, Maria ha avuto da Dio il dono della contemplazione in età precoce. Nel 1841 scrive: “In quanto all’orazione non so portare nessun punto preparato, ma mi presento solo con pensiero di mostrare al mio Signore le mie miserie, i miei bisogni, onde muovere il suo amoroso cuore a darmi i suoi aiuti per salvarmi. In questi sentimenti, in queste accese brame, mi passa molte volte il tempo dell’orazione da solo a solo con Dio”74. Altrove dice: “Il mio spirito in un subito, con un raccoglimento di pace si è riposato sulle braccia del suo Signore. Il cuore si sente liquefare di amore verso Gesù nel vedere le sue operazioni tutte dirette per ferire sempre più”75. La sua preghiera preferita è un susseguirsi di monosillabi. È il tipico linguaggio dell’amore, che rinunciando al superfluo, vive e si esprime solo d’essenzialità: “Essa non sa dire altro. Gesù mio aiutami, ti voglio amare… non ti voglio offendere, oh, potessi amarti come ti amano le anime più in78 namorate, non invidio il loro godere, ma perché ti sanno amare…!”76. Altra caratteristica della vita interiore della De Mattias è il dono delle lacrime. Talora, sembra angustiata da questa manifestazione mistica e diventa inquieta; vorrebbe liberarsene, ma non ci riesce. Ne parla con schiettezza al suo direttore spirituale: “L’orazione di questa mattina è andata li stesso. Non posso fare altrimenti, è operazione del cuore. Vado nascondendo, ma non posso, non è tutto in mio potere, mi turberebbe la quiete dell’anima, che allora vuole stare come le pare; non vuole neanche le parole imparate o lette nei libri, ed a me tante volte viene l’impazienza, ma una impazienza che nel profondo dell’anima non mi toglie la pace. Sta in guardia perché l’umanità vorrebbe entrare, e però piange come una bambina quando vede che il cane o altro, che vorrebbe toglierle quel che tiene in mano, non può da sé aiutarsi, e non potendosi aiutare resta in silenzio abbandonata nelle mani di Dio e di Maria santissima. In questo quieto silenzio sta… infine, scoppia in lagrime, perché il tumulto degli affetti non possono stare ristretti e schiatterebbe se non fosse così. Da sé poi si ricompone, sebbene nel piangere non perde la sua gravità, perché l’anima teme la leggerezza e vuole anche in questo fare da sé. Da che la Vergine condusse l’anima nell’orazione non ha potuto fare mai una preparazione; se vado preparata ad una medi79
  • 39. tazione, all’anima non le accomoda vuole andare ad un’altra, ed eccola come la suddetta bambina. Qui vi deve essere qualche forte inganno. Mio Dio aiutatemi. Non so se mi sono spiegata”77. Già prima, a 34 anni, Maria racconta a don Giovanni Merlini: “In quanto allo spirito la mattina mi alzo circa un’ora prima delle altre per applicarmi all’orazione, mentre mi pare che il giorno non posso avere tempo; in quest’ora o due circa, non fo altro che starmene ai piedi di Gesù Cristo come il povero del vangelo; in questi giorni, mi sono applicata a meditare i dolori della Vergine santissima; alcune volte sul primo dell’orazione mi viene subito il raccoglimento con sentimenti di dolore dei miei peccati, e dei peccati che si commettono nel mondo;... e senza perdere la pace del cuore, resto ferma con le mani e le braccia aperte guardando il Signore; dopo di qualche tempo, appena posso dire: ‘Miserere mei Filii David’, e mi viene subito un gran pianto, dicendo: ‘Mio Gesù, io sto qui ai piedi vostri, e ancorché mi cacciate con la spada della vostra giustizia, voglio sempre sperare in voi che siete il mio salvatore’. Io non so spiegarle ciò che succede nel mio cuore in alcune di queste circostanze: ora mi pare di sentire il mio bene Gesù nel mio povero cuore, che mi comunica un gran coraggio, ed ora non sento altro che timori, tenebre e miserie; in mezzo a queste mi pare di non perdere il coraggio, e con pace porto i miei difetti…”78. 80 In un’altra lettera, scritta in 16 punti e riguardante il suo interno, dice ancora: “(la sua orazione) è quasi tutta nello sfogare i suoi affetti con il suo Gesù che il cuore le ferì; e qui piange molto per il timore di non aver corrisposto alle finezze del suo amore, si ricorda di averlo offeso, una tal memoria le toglie quasi il respiro, e il cuore si sente crepare per la pena, va dicendo: ‘Gesù mio, e perché non ti ho amato? Desidero amarti sempre sempre; ti amerò Gesù mio caro? Io spero!’”79. La preghiera di Maria si può a ragione definire “preghiera del cuore”, poiché nasce da una sintesi tra pensiero, cuore, corpo e lacrime d’amore. È la preghiera per eccellenza. Tutti i santi la vivono, e molti senza teorizzarla. Quando siamo compenetrati da un grande Mistero, riusciamo a balbettare solo poche parole: “Gesù, Figlio di David, abbi pietà di me!” o, con san Francesco: “Mio Dio, mio Tutto!”. È difficile spiegare ciò che realmente si sperimenta quando si è guidati dallo Spirito. Infatti, Maria dice: “Non so spiegare ciò che mi accade!”. Le sue lettere ripetono spesso quella che per lei è una parola d’ordine: orazione. La risposta ad ogni dramma, ad ogni problema e difficoltà è “orazione”. L’unica luce che le sembra possa rischiarare un cammino oscuro e difficile è quella dell’orazione. Il suo stile di preghiera è un costante ed intimo colloquio con Dio, suo Bene, nel quale le tenebre 81
  • 40. diventano luce e le difficoltà sono semplicemente gradini di accesso al trono della Misericordia. L ’amore verso Dio è per lei un dialogo continuo con lo Sposo divino, unico e vero ospite del suo cuore. In una lettera a Suor Carolina De Sanctis, utilizzando un binomio a lei caro, suggerisce la chiave di lettura per recuperare il senso delle difficoltà che si vivono: silenzio e preghiera: “Col silenzio e la preghiera conosceremo meglio la preziosità della Croce consacrata dal Sangue prezioso di Gesù Cristo… Persuadiamoci che la croce la porteremo sempre con noi, in qualunque parte andiamo; anche in Paradiso per amore, ed ivi godremo i frutti dolcissimi di essa eternamente… Le persone crocifisse… sono le più accette a Dio”80. Maria sa, per averne fatto esperienza, che il Signore parla al cuore delle creature umane, solo attraverso il silenzio e la preghiera. Questa relazione amorosa con Dio, si esprime nel distacco dal mondo e nella libertà interiore, che rendono capaci di dialogare con Dio, con un cuore aperto e nella Verità. Il dialogo non è fatto di sole parole, ma di “silenzio e orazione”; “orazione e fiducia, fatica e silenzio”81; “raccomando lo spirito di raccoglimento, di silenzio, di carità e di orazione”82; silenzio….. silenzio… silenzio… orazione, orazione, orazione, orazione”83. 82 Plasmata dallo Spirito Maria De Mattias, donna che si lascia guidare e purificare dallo Spirito Santo, pone particolare attenzione a tutto ciò che le viene da Dio, al fine di uniformarsi a lui. Vive l’ amore sensibile e spirituale, ad un grado così elevato, fino a gridare nel profondo del suo cuore: “Anime, anime, anime al Paradiso!”84. Siamo di fronte ad una donna che apre il “cuore” e accetta di passare nel crogiolo della purificazione, pur di raggiungere la vera “conoscenza” di Dio. “La Croce sia sempre con noi in tutta la nostra vita, per poi goderne la gloria in Cielo con il nostro amor Crocifisso”85. Ella passa così da una comunità all’altra come torcia accesa, col cuore aperto ad ogni sofferenza umana: “Abbracciamo il patire per Gesù Cristo nostro; stiamo in un Istituto che non ha altro scopo che le glorie del Crocifisso”86; è pronta a sacrificarsi ad imitazione del suo amato Crocifisso Signore: “Oh, che grande onore morire vittima tutta consumata di puro amore spremuto dal Torchio della Croce, dir voglio dolori e pene a sazietà”87. Il signor Filippo Merluzzi, al processo per la beatificazione della Fondatrice, rivela la straordinaria fede della Madre: “L’ho veduta più volte pregare dinanzi al Santissimo Sacramento colle braccia aperte e in ginocchio, senza appoggio, collo sguardo fisso al tabernacolo, e ciò faceva frequentemente e per lunghe ore”88. E ancora suor Nazarena 83
  • 41. Longo: “Quando pregava, specialmente dopo la Comunione, si vedeva nella Venerabile qualche cosa di straordinario: il volto acceso ed infiammato, la persona immobile e come estatica, senza accorgersi neppure delle persone che le passavano davanti”89. Il suo “sentire” con il cuore e la contemplazione estatica del Mistero, la rendono consapevole della presenza del Signore in ogni attimo della sua vita. Le esperienze di emozioni interiori, inesprimibili, suscitate dallo Spirito la trasformano velocemente e precocemente “in donna spirituale”, guidata unicamente dalla Grazia divina: “Verso molte lagrime per ottenere la grazia di dare gusto in tutto a Gesù; sì Gesù solo, solo Gesù voglio nel mio cuore e niente più… il sentimento che provo, nel mentre che dico così, ora è di amore, e ora di dolore per averlo offeso”90. Ascoltiamola ancora mentre racconta la presenza di Dio in lei, che la chiama ad amare con amore totale. Un amore fino alle lacrime, perché toccata nella più intima profondità: “Quando poi sto sola do tutta libertà ai miei affetti, e prima mi viene in un subito il raccoglimento, poi mi viene un’ardente brama di amare Gesù che mi dà una gran pena ma dolce; vi si unisce il timore di non arrivare a possederlo e così in mezzo al timore e amore mi viene un torrente di lagrime senza poterle trattenere e questo mi succede… tutte le volte che posso ritirarmi sola”91. 84 Nel raccontare le sue esperienze interiori, la parola che più spesso usa è “cuore”, “il mio cuore”. Così si esprime: “Il mio cuore si sente mosso con ardentissima brama di amare Gesù con amore netto, netto, puro, puro, che gli dia gusto; questa brama non mi toglie la pace, che anzi mi cresce di giorno in giorno, ma solo sento una pena sensibile,che nasce da una certa gelosia del cuore, temendo che si attacchi a qualche cosa della terra. Il cuore per questo di tanto in tanto si discioglie in un diretto pianto, che viene dalla suddetta brama”92. Sola con il Solo In una sua lettera circolare del 1854, scritta alle suore, confida: “Dobbiamo essere crocifisse con Gesù Cristo… io non vorrei altro che predicare Gesù Crocifisso per tutto il mondo. Amiamo Gesù Crocifisso, sorelle, amiamo Gesù Crocifisso!... Io sono disposta di morire per l’obbedienza, ho fiducia in Gesù Cristo, che mi darà la forza e il coraggio, desidero di essere distrutta per Gesù Crocifisso e per la mia cara mamma Maria santissima”93. Un anno prima di morire, nel 1865, a suor Tecla Colonna scrive: “Passeremo per molte tribolazioni per entrare in Paradiso. Confidenza grande nel Prezioso Sangue di Gesù. Chiediamo a Dio per conoscere la preziosità dei patimenti. Ad un’anima che ama Gesù Cristo il patire gl’è caro e gli sembra di non patire per chi tanto ha patito ed è morto 85
  • 42. 86 I rivi del Divin Sangue Ildegarda di Bingen99, in un’epoca molto lontana da Maria De Mattias così si esprime: “Io contemplavo il Figlio di Dio appeso alla croce ed ecco che io vidi che gli era stata presentata dalla forza divina una donna imponente, che era come bagliore luminoso, saltato fuori dalle profondità del disegno eterno, come una sorgente precipitosa. E il Sangue, che sgorgava dal suo fianco ferito, la inondava elevandola a sé. Ella era stata affidata a lui dalla parola del Padre celeste per una beata comunione nuziale, che aveva come dote preziosa la carne e il sangue del figlio”. Maria De Mattias scri➨ crocifisso per nostro amore”94. Maria muore il 20 agosto 1866, consapevole di essere stata esaudita nel suo desiderio di totale consumazione della vita in Dio. “Gesù mio, io sono tutta tua e tu sei tutto mio; voglio consumare la mia vita per te; come voi l’avete consumata per me”95. Così realizza in sé quella “morte” a tutto ciò che non è amore per Gesù Cristo, considerando “tutto” una perdita a motivo di Lui, al fine di guadagnare solo Cristo e partecipare alla sua gloria. Può ella vivere intensamente perché è conquistata da Gesù Cristo e si lascia plasmare unicamente da Lui e dal suo Spirito. Con san Paolo può più volte ripetere “…sono stato conquistato da Cristo Gesù”96. Negli ultimi giorni di vita, Maria ripete con fiducia: “Oh avessimo noi la sorte di finire i nostri giorni nel bacio del Signore”97. È il “morior quia non morior” di santa Teresa D’Avila. In tutta la sua vicenda terrena, ha cercato solo di comprendere “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità” del mistero della salvezza. Conosce “l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza” col divenirgli conforme, attraverso la partecipazione piena al Mistero della Redenzione98. Ha meritato così di essere ricolma di tutta la riconoscenza di Dio. Ella ci invita, ancora oggi, a seguire coraggiosamente i passi dello Spirito, che apre la pista lungo i sentieri della vita. In salita. Verso la santità. Dipinto, Maria De Mattias e gli operai
  • 43. ve: “In questa mattina mi sono trovata sola ai piedi del Crocifisso, e sono restata con le braccia alzate in aria, e soffocata tra le lagrime, dicendo: ‘Oh mio Gesù, per la vostra Passione, per il Sangue che avete versato per me, e per tutto il genere umano fatemi incontrare il vostro gusto in tutto’”100. Ella esprime, in queste poche frasi, il suo atteggiamento di “donna” ai piedi del Signore crocifisso, dal cui costato scaturisce la fonte perenne del suo Sangue, che feconda la Chiesa: Sposa del “Figlio di Dio”! Questo Sangue inonda Maria, e la eleva all’altezza della ferita del Costato, per la “beata comunione nuziale”. Il Costato aperto Confida un giorno a suor Celestina Barlesi: “Ella non si partirebbe mai dai piedi del suo Signore, per ascoltare la sua voce” e la esorta a non allontanare mai il suo cuore “da quella fonte perenne, che scaturisce da quella piaga amorosa del Costato di Gesù Crocifisso nostro Sposo amorosissimo”101. Maria sta sotto l’ombra della Croce, “ tra i rivi scorrevoli del Sangue del Crocifisso”; di questo Sangue ella si nutre e da esso viene lavata e rivestita, perché “fonte perenne”, amore che scaturisce dal Costato dell’Amato: “Vi costo Sangue… ma il vostro Sangue lava le sozzure di quella anima”102. “Signore guardate le vostre Piaghe, il vostro Sangue, e abbiate pietà di me”103. 88 È all’altezza di quel Costato amoroso che lei brama arrivare, per poter bere a larghi sorsi, come da “fonte zampillante per la vita eterna”! “Gesù, datemi il vostro Sangue che per me ancora l’avete versato”104. “Oh mio Gesù, la vostra croce stia sempre nel vostro Costato”105. Desidera che tutti si dissetino a questa fonte, tutti vi si immergano, perché essa è il prezzo col quale siamo stati riscattati. “Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia”106. Nelle prime regole (del 1838) così definisce il nascente Istituto: “Il nome che noi abbiamo di Adoratrici del Divin Sangue ci ricorda che dobbiamo essere pronte di dare anche la vita, acciò da tutti sia adorato e benedetto questo Sangue Divino, e che ognuno se ne approfitti a propria salvezza”107. Ai piedi dello Sposo crocifisso scopre la sorgente dell’amore: “Gesù sia sempre il nostro unico amore. Il Suo Sangue è nostro!”108. Sì, il Sangue di Cristo è nostro, perché versato per la nostra redenzione, per la nostra Vita! Ci sembra di poter applicare all’esperienza di questa donna, una interpretazione allegorica di Origene, quando spiega l’espressione del IV Vangelo “Chi mangia la mia carne e beve il mio 89
  • 44. sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”109. Egli così commenta: “Questa bevanda che il Verbo di Dio riconosce per il suo Sangue è il Verbo che sazia e inebria meravigliosamente il cuore di coloro che lo prendono. È la bevanda di quel calice di cui è detto: ‘Come è meraviglioso il tuo calice inebriante’”110. “che possono essere infatti il Corpo e il Sangue del Verbo, se non la parola che nutre e rallegra il cuore?”111. Questo calice inebriante della Parola e della contemplazione non è anche il nutrimento e la gioia del “cuore” di Maria? Ella beve al calice del Verbo, al calice della Passione del suo Amore Crocifisso, comunicando misticamente e sacramentalmente con Lui: “Fissiamo i nostri occhi al Crocifisso”112. Parole che sembrano riecheggiare quelle di Santa Caterina da Siena, la mistica del Sangue, che scrivendo a sr Daniela da Orvieto, dice: “Scrivo a te nel prezioso Sangue suo; con il desiderio di vederti bagnata e annegata nel Sangue di Gesù Crocifisso… Bagnati nel Sangue… nascondiamoci nella caverna del Costato di Cristo Crocifisso, dove hai trovato l’abbondanza del Sangue…”113. Zelo apostolico Maria De Mattias confida a suor Berenice Fanfani: “Che bella consolazione è il vedere le spose del Divino Agnello Adoratrici del Sangue 90 suo preziosismo, che con una sola volontà, con una sola anima, con un sol cuore unite, fanno risuonare per tutto il Paradiso quell’inno di ringraziamento all’infinita bontà di Dio, nel mentre che offrono il Sangue del suo Figliolo per la riconciliazione del Cielo con la terra, la terra con il cielo”114. È il Sangue della croce di Cristo, che opera la riconciliazione, secondo quanto dice san Paolo nella lettera ai Colossesi: “Per mezzo di lui (Cristo) riconciliare a sé tutte le cose, rappacificare con il Sangue della sua Croce, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli”115. Maria contempla la Croce, “consacrata dal Sangue di Gesù Cristo”116 e ama d’amore tenero il Crocifisso: ma lo adora ricoperto di Sangue e di Piaghe: “L’unico nostro pensiero sia di far conoscere a tutti, per quanto ci sarà possibile, l’amore crocifisso Gesù, ricoperto di Sangue e Piaghe per la nostra salute”117. È il Cristo Risorto: il Cristo che tiene aperta la porta del suo Costato, perché brama riconquistare a sé tutte le creature. Maria non si stanca di esortare le sue figlie alla lode del Sangue di Cristo: “Faccia in modo che dappertutto risuoni la lode del Sangue di Gesù; figlia mia, ascoltiamo le voci di quell’adorabile Sangue sparso con tanto amore e tanto dolore”118. Ancora: “Dobbiamo dalla nostra parte procurare che sempre sia glorificato il Sangue prezioso, col 91
  • 45. non mai stancarci di aumentare il bene”119; mantenendo sempre vivo “lo zelo per la gloria del Divin Sangue”120. Il suo appello apostolico è: “Anime, anime, anime al Costato di Gesù Cristo”121. Maria è la donna inondata dal Sangue della ferita del costato di Cristo, unita all’unica Volontà del Padre e del suo Sposo Gesù e brama solo di “dare la vita per la salute delle anime che costano Sangue a Gesù”122. La sua opera è tutta innaffiata da questo Sangue Divino! Il suo Carisma si radica nel Mistero Pasquale, da cui scaturisce la devozione al Sangue di Cristo. Ella vive generosamente questo Mistero mediante l’Istituto delle Adoratrici del Sangue di Cristo, lodando e glorificando il prezzo della nostra salvezza. 92 ➨ Il battistero nella Chiesa di San Martino dove fu battezzata la Santa
  • 46. Conclusione Maria De Mattias vive e testimonia l’adorazione del Sangue di Cristo in una quotidiana contemplazione d’amore, capace di generare l’ansia apostolica. Imita Gesù che ha versato tutto il suo Sangue per noi: “Abbia sempre in vista di dare la vita per la salute delle anime che costano Sangue a Gesù”123. Rende grazie a Gesù che ci ha ricomprati con il suo Sangue: “Sia benedetta la carità del Cuore santissimo di Gesù ed il suo Preziosissimo Sangue che ci ricopre”124. Loda e proclama le meraviglie del Sangue di Gesù “da per tutto risuona la lode del Sangue di Gesù”125. Si nutre del Sangue di Cristo, nell’Eucaristia, nella penitenza e nella contemplazione del Crocifisso: “Datemi, (Gesù), il vostro Sangue che per me l’avete versato”126. Accoglie i benefici del Sangue redentore: “il suo Sangue è nostro”127. Confida e si abbandona tutta nell’unica fonte di salvezza: “Non si allontani mai il nostro cuore da quella fonte perenne, che scaturisce da quella piaga amorosa del Costato di Gesù Crocifisso nostro Sposo amorosissimo”128. Partecipa alla passione di Gesù Cristo e a tutto 94 il suo Mistero Pasquale: “Animiamoci a patire volentieri per amore di Gesù, che con tanto amore ha dato il suo Sangue per noi... La Croce sia sempre con noi in tutta la nostra vita per poi goderne la gloria in Cielo con il nostro amor Crocifisso”129. Santa Maria De Mattias vive l’essenzialità del mistero cristiano e si offre nell’adorazione al Preziosismo Sangue: centro, origine, e culmine della salvezza umana. Ella introduce, in modo misterioso, le sue Suore a fare del Mistero Pasquale il fulcro del carisma che si impianta in tutto il mondo. Di questo sublime mistero parla con forza e convinzione: non con sublimità di parola, ma con la sola fede nel suo Signore e Sposo amorosissimo. 95
  • 47. Perché un approccio grafologico “SCRIVERE” è stata una tappa fondamentale per lo sviluppo dell’umanità, tanto che per secoli fu considerata un’attività sacra, spesso riservata a una casta sacerdotale. Attraverso importanti e rigorosi studi scientifici, i neurofisiologi sono giunti alla conclusione che il gesto grafico è il movimento più complesso e raffinato che l’uomo possa produrre, perché investe molteplici piani della realtà neuro-fisio-psicologica del soggetto scrivente: dall’aspetto percettivo a quello sensoriale, la relazione col mondo archetipico, le funzioni espressive del corpo, l’ambito mnemonico, visivo, midollare, muscolare, emotivo conscio e inconscio. Pertanto, il tracciato grafico descrive una mappa a tutto tondo del nucleo vitale dell’individuo. L ’interpretazione di questo movimento permette, quindi, allo studioso del gesto scrittorio, il grafologo appunto, di indagare in ampiezza e in profondità la personalità dello scrivente, conoscendone le modalità di approccio con la realtà, il quadro biotipologico, il tipo e le specificità della sua intelligenza, le capacità comunicative, il temperamento, l’affettività, i conflitti risolti e non risolti. 98 La grafologia è una scienza umana sperimentale, che ha come oggetto di studio il gesto grafico spontaneo, ovvero lo scarabocchio, il disegno, la firma e la scrittura. Alla luce di quanto detto sopra, il grafologo, quindi, analizza quel processo espressivo così personale e così profondamente individualizzante che coniuga il messaggio verbale scritto con il linguaggio simbolico e non verbale. L’indagine grafologica, prendendo spunto dalle tendenze individuali poste in relazione alle tracce del vissuto, mette in luce un ritratto dello scrivente – nel momento in cui ha vergato lo scritto – per poterlo comprendere nel “qui ed ora” ma anche in un percorso evolutivo. In Italia, la grafologia nasce con padre Girolamo Maria Moretti (1879-1963), francescano, che in tutta autonomia fonda un suo metodo volto alla conoscenza dell’uomo nella sua unità somatopsichica. Egli fonda un metodo rigoroso e attendibile, che lo porta a individuare circa cento “segni”, suddivisi in varie categorie grafiche, ognuno dei quali manifesta una tendenza che si esplica nell’aspetto intellettivo, volitivo, emotivo, affettivo, somatico del soggetto scrivente. In questo metodo, egli prevede precisi criteri di identificazione e quantificazione dei segni, gerarchie per importanza e principi di relazione dei segni fra loro e con i relativi significati psicologici. Il quadro di personalità che emerge è quindi dato dalle tendenze (segni), dalla loro for99
  • 48. za espressiva (graduazione) e dalla loro interazione in termini di rinforzo o conflitto di significato (combinazioni) racchiusi in una sintesi organica e dinamica. Per facilitare, poi, un riconoscimento di massima del soggetto scrivente, padre Moretti ordina i diversi segni catalogandoli per temperamenti (assalto, attesa, resistenza, cessione) che informano del quadro biotipologico del soggetto. Ad oggi, i più usuali campi di applicazione della grafologia sono: • ambito Peritale: per la disconferma o meno dell’autenticità di uno scritto; • ambito dell’Età Evolutiva: per la comprensione delle fasi evolutive di soggetti molto giovani, orientare i ragazzi nelle scelte scolastiche stimolandone le potenzialità, prevenire le forme di devianza e disagio adolescenziale; • ambito Professionale: per l’orientamento scolastico o lavorativo, selezione del personale, riorganizzazioni aziendali; • ambito Relazionale: per lo studio delle dinamiche familiari e di coppia, la strutturazione di team di lavoro; • ambito Grafoterapeutico: grazie al quale vengono “rieducate” le persone a riappropriarsi di un gesto grafico equilibrato e personale, liberandosi da scompensi energetici, disagi grafomotori e somatizzazioni che impediscono un disinvolto comportamento scrittorio. 100 Le categorie grafiche individuate da padre Girolamo Moretti, ognuna delle quali racchiude diversi segni sono: Profilo delle Lettere: cioè angolosità o curvilineità delle lettere. Indica la capacità di adattamento e/o reazione, l’attività-passività, aggressività-accoglienza. Larghezze: la “luce” all’interno delle lettere con occhiello (A,O e derivate), la larghezza tra le lettere di una stessa parole o fra una parola e l’altra ci parla della qualità dell’intelligenza e della potenza ragionativa. Calibro: cioè la grandezza delle lettere. Indica la percezione che il soggetto scrivente ha di sé, e conseguentemente della realtà circostante. Tendenze introversive o estroversive. Inclinazione: se le lettere tendono a piegarsi in avanti, o indietro o restando perpendicolari al rigo. Indica l’inclinazione affettiva verso un oggetto esterno. Legamenti: valuta se le lettere all’interno di una stessa parola sono collegate fra loro. Indica la capacità di associazione, analisi e/o sintesi, la continuità affettiva. Ritmo: Ci parla dei tempi di reazione di un soggetto. Pressione: è la categoria grafica che valuta l’energia individuale. 101
  • 49. Tenuta del rigo: si osserva se la scrittura tende ad alzarsi dal rigo, o scendere o a mantenersi sul rigo di base: indica volontà e l’aderenza o meno al piano del reale. Accuratezza: si valuta l’adesione formale o la personalizzazione rispetto al modello grafico ufficiale. Indica il condizionamento sociale, la preoccupazione del giudizio degli altri, o al suo contrario, la spontaneità e la libertà interiore. Chiarezza-Oscurità: Osserva la nitidezza della lettera, o quanto il modello è stato “tradito”, valutandone il significato profondo simbolico. Ordine, disordine, armonia: Si prendono in considerazioni quegli elementi che ci portano dal rigore schematico all’estemporaneità, con particolare attenzione alla plasticità e all’originalità del gesto armonioso e senza eccessi. Ricci e gesti fuggitivi. Sono quegli elementi “aggiunti” alla lettera con pretesa di distinzione e originalità. Firma. Il “biglietto da visita” del soggetto scrivente, esaminato in relazione al testo. La grafia di Maria De Mattias è del XIX secolo, ma è ugualmente ben analizzabile e rappresentativa sia dal punto di vista della storia personale, che di quella dell’individuo inserito nel proprio tessuto sociale, poiché come ogni scrittura in parte risponde a quei richiami simbolici che sottendono il gesto 102 scrittorio e ci mettono in relazione con il carattere, in parte perché il modello calligrafico del tempo (specchio dell’atmosfera socio-culturale) era ampiamente studiato e grafologabile. Notiamo degli aspetti formali che ricorrono nelle grafie del tempo: cura nel disegno delle lettere, cura dell’inclinazione rigorosamente pendente verso destra, attenzione a scandire i grafemi, chiari e scuri vergati con precisione a tratti persino pedante, gesti amplificati e compiaciuti, come ad esempio la “D lirica”, vergata quasi ad assomigliare ad una conchiglia. Certamente colpisce l’attenzione dell’osservatore la ricercatezza del gesto che si riscontra anche nelle grafie delle persone più umili, inducendoci quindi ad ipotizzare un desiderio di distinzione, una sorta di compiacimento di chi è alfabetizzato nei confronti di chi non lo è. Gli allunghi in alto, oltre che parlarci della spinta al trascendente della De Mattias, sono tipici di un periodo storico in cui l’ideale (si pensi per esempio alle sole guerre di indipendenza, o all’ideale dell’eroe romantico) è intensamente vissuto. L’inclinazione verso destra, che veniva insegnata a modello di bella calligrafia e l’angolosità generalizzata, che ci parlano insieme dell’attività e dell’orientamento affettivo verso cui lo scrivente indirizza la sua energia. 103
  • 50. La santità nella libertà Quando l’amica suor Anna Maria Vissani mi ha chiesto di svolgere un’indagine grafologica sulle lettere di santa Maria De Mattias, non pensavo che ne sarei rimasta così coinvolta. Sul piano dello studio grafologico, della fede, del percorso personale e umano così particolare e così consapevole – pur nell’abbandono al Signore – fatto da questa donna verso la santità. Per parlare di Maria De Mattias è, infatti, necessario parlare del cammino verso la conquista della libertà e della gioia più alta e più profonda, dell’esperienza di fusione con l’Amato, del tormento che questa ricerca, questo amore comporta. L ’evoluzione così costante ed evidente della sua scrittura è viva testimonianza di quanto affermato nella prima parte del libro: “la Grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona”. Breve profilo psicologico della Santa Lo studio della personalità di Maria De Mattias è particolarmente complesso non solo per la varietà e la ricchezza di sfumature che si concentrano nella sua persona, ma per l’intensità delle trasformazioni che il suo percorso spirituale e umano comporta. Dall’analisi grafologica rileviamo come Maria 104 De Mattias sia una donna vitale e vivace, tendenzialmente estroversa e generosa, portata all’azione e alla donazione di sé131 dotata di uno slancio e una determinazione non comuni che riesce a manifestare anche nei momenti di solitudine, di dolore, di incomprensione. Possiede un’intelligenza logica, mossa dalla curiosità, vivificata dalla sensibilità, portata all’immediatezza. Appare, quindi, una donna più passionale che razionale, a tratti intensamente intuitiva. Tuttavia gli elementi di controllo – che sono comunque presenti – l’aiutano a non farsi troppo trascinare dall’impazienza, e a tenere le distanze da un eccessivo coinvolgimento emotivo-sentimentale, mentre la fermezza generale e la solidità fan sì che il suo aspetto così immediato e sanguigno non sia mai solo un fuoco di paglia. Tende quindi – almeno nei primi anni di fondazione dell’Istituto – ad analizzare, passo dopo passo, l’esperienza che sta vivendo per evitare di compiere errori o leggerezze. Particolarmente vibrante appare l’emotività, che rende la sua sensibilità particolarmente raffinata, calda, ricettiva, e può predisporla a vivere un certo turbamento. Negli anni, con l’acquisizione di consapevolezze diverse e, soprattutto, con il sostegno vero e tangibile dell’amore di Cristo Gesù, Maria si apre, non si limita né si conforma più all’ambiente, si esprime in pienezza e libertà. E la sua è un’espressione 105
  • 51. di gioia, di slancio oblativo, di energia che non vien meno, che non si piega. La forza interiore è certamente un aspetto caratterizzante la persona di Maria, soprattutto in considerazione dei tempi in cui ha vissuto e dell’educazione impartita e da cui ha dovuto riscattarsi: lo spirito di iniziativa e la capacità propulsiva fanno di lei una guida infaticabile per le consorelle e le persone che la circondano, e la portano a trovare sublimazione nell’azione e nella relazione funzionale al messaggio del Divin Sangue. La comunicativa, intensa, efficace, di grande calore espressivo la rende capace di entrare con immediatezza e apertura in relazione con gli altri. È interessante vedere come nel suo agire -che certamente avrà suscitato resistenza, critiche, contrasti- Maria tutto sommato non si sofferma più del necessario a strutturare una difesa132, e va oltre, come se gli ostacoli infondessero in lei un nuovo vigore. Difende con ardore solo il suo Amore per il Signore, e il suo essere donna e sposa del Crocifisso, a dispetto di chi la vuole votata alla sottomissione e al silenzio. Certamente, anche Maria vive momenti di incertezza, e sono forse quei momenti in cui maggiormente si adegua alle aspettative altrui, rallenta il suo procedere, si conforma al rigore del sistema. Sente il peso del giudizio degli altri, percepisce il grande vigore che la muove, è spesso insoddisfatta 106 di sé, e questo la induce a fare ancora di più. Molti sono gli elementi Animus133 in questa grafia, che emergono anche nei momenti di incertezza, che non è insicurezza in sé, quanto piuttosto la preoccupazione di farsi accettare, di integrarsi. Pensiamo alla determinazione, al coraggio, allo spirito organizzativo ed edificatore, e – perché noanche al senso della sfida, che manifesta fin da giovinetta quando esce con l’abito messo al rovescio per umiliarsi, e poi in seguito, come quando si sofferma ad arringare in strada anche gli sconosciuti nel tentativo di salvare tutte le anime. Tuttavia, sono elementi fusi con gli aspetti femminili in una personalità davvero originale, che sa resistere e abbandonarsi134, sa intenerirsi e sa lottare, sa attendere135 ed è nel contempo impaziente e infaticabile, possiede forza d’urto e sa accogliere e trasformare con fecondità. La vita di Maria dai suoi scritti Maria De Mattias ha una produzione grafica insolitamente vasta (soprattutto se pensiamo che iniziò a scrivere relativamente tardi) che ci permette in maniera straordinaria di seguire l’evolversi della sua fede contestualmente alla sua personalità. La raccolta di scritti, sottoposti ad indagine grafologica, va dal 1835 al 1866; in questo arco di tempo, più di 30 anni, Maria ci parla di sé – delle 107
  • 52. sue esperienze, delle sue lotte, dei suoi dubbi, delle speranze – attraverso le missive, che sono testimonianza del suo quotidiano intimo e sociale; ma sorprendente, perché ancor più eloquente e chiarificatore del divenire della sua personalità, della forza del suo amore per il Divin Sangue, è il messaggio non verbale che il gesto grafico ci trasmette. La grafia della Santa cambia periodicamente, ed è stupefacente notare come il suo “raccontarsi”, il suo percepirsi si riscontri con esattezza nelle variazioni grafiche, evidenziandoci così la grande consapevolezza che ha di sé, la sua capacità di ascoltarsi in un dialogo interiore vivo e sapiente. I primi scritti del 1835: verbali e lettere Maria De Mattias ha 30 anni. La grafia è molto accurata, di una ricercatezza un po’ convenzionale anche se non indugia in gesti troppo amplificati, esuberanti, complicati. La rigidità della grafia non è mai esasperata e sono certamente presenti elementi indicanti energia e concentrazione, una spiccata sensibilità e una passionalità tenuta costantemente controllata. Lo slancio è trattenuto e la passione che vi sottende è probabilmente nota solo a chi lo vive -che cerca fortemente di contrastarla – e al Signore che riceve la confidenza di questo motivo di turbamento. Maria sente che deve difendere il suo Amato e le proprie idee, perché il suo amore deve essere porta108 to a pienezza, a realizzazione136. In questo momento della sua vita ella è certamente una donna determinata e pronta ad agire: “Non vado a fare scuola soltanto, ma ad aprire un monastero”. L’adesione normativa, che la grafia rivela attraverso tanta accuratezza, ci conferma che Maria: “nella guida aveva trovato sempre spine, chiodi e croci”. Consapevole della sua vivacità e della sua forza, si adegua alla volontà e alle aspettative di chi “dovette ricostruirla”, si costringe, si china per dover in parte domare la sua natura esuberante e coraggiosa. Si affida ed obbedisce, incarnando quindi un modello di docilità, disciplina, concretezza, obbedienza. Non ha dubbi, Maria; la sua forza è la concentrazione. Si riscontra una certa reattività, ma la propulsione, la vera espressione di sé è messa un pochino a tacere dal peso delle responsabilità, dal desiderio di rispondere positivamente e rispettosamente alle attese che sente su di lei, dalla gravosità del compito. Obbedisce, ma teme di sbagliare, consapevole della sua piccolezza di fronte alla missione imponente cui Dio l’ha chiamata. La forza quindi è contenuta, e in queste prime lettere vediamo cautela, preoccupazione, rigore, concentrazione, obbedienza. In fondo possiamo ancora ravvisare quel timore tutto adolescenziale “di non fare bella figura”. 109
  • 53. Tuttavia, anche se la grafia presenta quelle caratteristiche di adeguamento del proprio modo di essere alle richieste sociali e vocazionali, funzionali al bisogno di presentarsi, di accogliere e farsi accogliere137, al controllo della propria emotività, non si hanno però segni di una personalità sopraffatta dalle richieste esterne: si ha vitalità, organizzazione, certamente fermezza che sa però modularsi con modi accoglienti, partecipativi, semplici e attenti alle istanze del prossimo. È tenace e ha chiari gli intenti; si affida al Signore con una caparbietà che pare quasi volerlo sfidare: “Questa opera è di Dio, e Iddio ci penserà”. Ha ben ragione Giovanni Merlini a definirla da subito “donna forte”. Gli anni 1838 - 1839 La grafia subisce un cambiamento: il ritmo scrittorio si fa più sciolto e le caratteristiche grafiche (l’inclinazione, il calibro, le larghezze…) tendono ad una maggiore omogeneità. Anche la pressione, segno principe dell’energia vitale, si fluidifica e ci segnala che Maria comincia a diventare una forza propulsiva. Si evidenzia una maggior angolosità e appare più evidente il segno Scattante. I tratti che potevano richiamare il tipo “linfatico” di Ippocrate si vanno stemperando138. Maria De Mattias ha obbedito, ha seminato. 110 Ora si permette maggiormente di dar voce alla sua passione per il Signore con slancio, con maggior grinta, con spirito di intraprendenza: “Mi trovo in grandi timore per vedermi esposta a parlare di Dio a donne, uomini, preti….”. È evidente che non riuscirebbe a fare diversamente. Pur nella delicatezza della sua sensibilità, alcuni elementi caratteristici di uno slancio, una laboriosità, una forza quasi maschili si fanno strada in lei con caratteristiche tendenzialmente estroversive, sì da fare della relazione con gli altri, con se stessa e con il Signore Gesù una peculiarità della sua vocazione, della sua santità. Gli anni ‘50 Maria è nella piena maturità e la scrittura subisce una forte attrazione verso il “vettore alto” del foglio, si allunga, si assottiglia, torna ad essere Staccata con tratti di frammentazione, Austera, piuttosto angolosa, con momenti di sospensione, essenziale nella forma. Malgrado l’accuratezza grafica sia ancora molto alta, la scrittura subisce una personalizzazione forte, raffinatissima; diventa uno script, così da apparire – per alcuni aspetti – senza tempo. Così come senza tempo è per definizione lo spirito che sempre più forte parla in lei. Si fanno strada alcuni elementi forti, decisi, “maschili” che si possono ravvisare in una cer111
  • 54. ta intellettualizzazione del sentire, in una intensa sublimazione. In un contesto dove la pressione grafica tende a rarefarsi, emerge con più evidenza il segno Intozzata 2° modo, il segno di un’emotività intensa e profonda, il segno che indica il sussulto, l’estasi nel passaggio di stato fra il finito e l’infinito, fra la quotidianità e l’estasi. Non è un caso che Giovanni Merlini ricordi che Maria “si faceva impressionare dalla grazia”; così come possiamo riconoscere il turbamento che spesso la porta a versare tante e tante lacrime . In questi scritti ritroviamo Maria De Mattias che manifesta pienamente il cammino di continua e progressiva trasformazione che l’accompagnerà tutta la vita nella ricerca dell’incontro pieno con Cristo Gesù. Maria sembra distaccarsi, elevarsi dal quotidiano come sospinta da un anelito superiore. La sua scrittura pare raccontare che in questo periodo ella ha superato gli aspetti puramente pragmatici e organizzativi del fondare e far crescere comunità di suore. Non che non se occupi più, ma è come se non fosse più così totalmente coinvolta dal gran daffare pratico che questa attività comporta. Forse il distacco che Maria manifesta è anche nei confronti di alcune delle persone che la circondano: si sente sola, non pienamente compresa, avverte lontananza e diffidenza, e il suo atteggiamento intimo 112 si fa più algido, più intimamente riservato, meno disponibile a farsi leggere. Sente che deve andare avanti in ogni modo; non accetta compromessi, cerca di trasmettere alle consorelle e alle persone che la circondano come unico impegno di conoscere e far conoscere l’amore di Cristo Gesù. È probabile che abbia percepito, in quanto donna, il bisogno di difendersi dall’ipocrisia e dai luoghi comuni del tempo che avrebbero voluto vedere limitata la sua libertà e il suo modo di manifestare al femminile l’amore al suo Amato; probabilmente la consapevolezza di essere controllata, fatta oggetto di diffidenza anche da coloro che avrebbero dovuto appoggiare la sua attività l’ha indotta ad un atteggiamento non sempre accomodante, pur nell’obbedienza, ma severo, controllato quasi a non farsi coinvolgere in avvenimenti o discussioni che potevano distrarla dalla sua missione. Diventa più volitiva, più determinata, meno disponibile ad accettare ingerenze altrui nella sua vita e nel suo modo di intendere la sua relazione col Signore, si distacca, e in questa sua nuova, austera “autosufficienza” fa emergere quelle sfumature del suo carattere di maggiori forza, volitività, fermezza, contenutezza delle istanze affettive. E tuttavia la sensibilità si raffina continuamente. La sua relazione fondamentale è tutta col Signore: in questo periodo Maria si sazia nella e della contemplazione, e tende quindi a non mesco113
  • 55. larsi con le vicende terrene. Ogni suo atto è come un microcosmo a sé stante immerso nella luce di Cristo, un qui ed ora che la tiene orientata e concentrata sulla sua missione Si percepisce veramente un “tronco vivo”, come afferma nella lettera del 25/10/1850 a Zenaide Wolkonsky: “Un tronco senza testa, senza mani, senza piedi …” La fondatrice sembra diventare “pura essenzialità”. I suoi legami col quotidiano (mani, piedi) vengono meno, se ne allontana. La sua “piccolezza” viene percepita nel suo essere diventata piccola, indifesa, persa nell’amore di Gesù. Bellissime e illuminanti sono le parole con le quali spesso sprona le sue suore ad un dialogo incessante con Cristo Gesù: “Silenzio, silenzio, silenzio, orazione, orazione…”. Dalla scrittura delle lettere di questo periodo, anni 1851-1852, vediamo che in Maria De Mattias non c’è compiacimento, non c’è distrazione: i modi sono diretti, ma rispettosi, a tratti delicati e protettivi. È certa di ciò che dice, di ciò che fa; non sente vincoli con il passato, ma è sempre più proiettata in avanti. Seconda metà degli anni ’50 fino al 1864 La scrittura cambia ancora. E cambia perché Maria sta vivendo un’altra fase del suo cammino 114 verso la santità, e ora il suo cammino si fa ancora più libero. Quel fuoco che ella ha trattenuto per cinquanta anni, che non si è mai spento, al contatto sempre più serrato col Sangue versato da Gesù diventa un incendio. La scrittura si fa potentemente energica, fluente nel ritmo, legata. Non tutte le lettere, ma molte, presentano una straordinaria ariosità (modulazione dei bianchi e dei neri nel foglio) che ci suggeriscono come questa libertà trovata sia ormai una necessità irrinunciabile, come l’aria. La presenza dei segni grafologici e la loro quantificazione di massima non è sempre costante e dipende dai contesti, ma sicuramente si notano una spazialità e una velocità ritmica nuova, in quasi tutte le missive. Il fatto che alcuni scritti, come per esempio i verbali, mantengano una grafia estremamente accurata, con lettere staccate (controllo e scarso coinvolgimento relazionale), strettezza tra lettera e tra parole (preoccupazione, sollecitazione) stanno in parte a confermare l’ipotesi della capacità di scelte consapevoli e libere da parte di Maria De Mattias: quando è necessario stila scritti meticolosi, ordinati, puntuali, senza farsi prendere dall’ansia di tornare alle attività abituali, ma quando sa di poter dar voce al suo cuore, sa esprimersi con pienezza, ardore e in libertà139. Maria è qui una donna profondamente trasformata dall’amore di Dio: se inizialmente il suo modo 115
  • 56. di vivere la fede era attivo, solido, concreto, ora è completamente abbandonata al suo Signore, trascinata nella corrente del Divin Sangue. La scrittura trasmette slancio, ardore, intraprendenza, e tutto in lei è mosso da carità e amore. Quello che prima era un sentimento sostenuto e vissuto con il calore di una forte emozionalità, esplode in una relazione di dialogo, carità e amore assolutamente totalizzante e creativa. Maria è trasformata nell’immagine di Gesù Cristo. Tutto diventa slancio incontenibile; l’energia in effetti va e viene ma si nota una vitalità di fondo che non la lascia mai, che la rende trascinante e propulsiva. Forse c’è anche insoddisfazione nella sua ricerca, per cui cerca, cerca e continua a cercare la fusione totale con l’Amato. Certamente sente il desiderio di morire per Lui, per potersi finalmente perdere in quell’amore così possente che la tramortisce. Gli elementi maschili che caratterizzano il temperamento dell’Assalto140 fan sì che Maria manifesti ora aspetti più tipici del tipo sanguigno: fra questi la gioia. La gioia profonda della conquista delle anime che la porta alla gioia della conquista del suo Signore; la gioia di cogliere il senso profondo di ogni cosa in un continuum che la porta inevitabilmente all’unico bene, all’unica ragione di essere. Il pensiero e le azioni seguono un’unica logica, quella dell’amore per il Divin Sangue, senza incertezze, 116 senza pause, sospinta da una libertà sempre nuova. Ella ora “sente” veramente “col cuore”, veramente è una torcia accesa che passa da una casa all’altra. Nel suo ardore si evidenziano, per poi fondersi costantemente, gli aspetti femminili e maschili della sua personalità, dando vita a quell’essere creativi che solo la potenza d’amore riesce ad operare: l’azione costruttrice e la contemplazione, il pungolare e l’accogliere, il quotidiano e l’eterno, la ricerca tormentosa e l’abbandono fiducioso. La sua femminilità dunque non è mai passiva, non è mai statica, non è mai rinunciataria. La sua sensibilità è agile, le sue attese sono di rielaborazione, le sue contemplazioni sono ricche di domande e di intuizioni. La sua ricerca di essenzialità la porta a comprendere l’immensità del dono del Sangue come “centro, origine e culmine della salvezza”. Nelle missive degli anni 1862-64, vediamo il calibro delle lettere rimpicciolire un poco, anche se la scrittura rimane, a colpo d’occhio, grande. Maria ha necessità di respirare, di maggiori aneliti, di non restare stretta in quei limiti che la farebbero “schiattare”. Diventa una guida propulsiva, sempre meno formale, più autentica e calda, più oblativa e infaticabile… come si stesse quasi dissolvendo in Cristo Gesù. 117
  • 57. Gli ultimi anni: 1865-1866 Le lettere vergate da Maria De Mattias negli ultimi due anni di vita mantengono, e forse per alcuni aspetti evidenziano, la veemenza del suo procedere, il consueto fuoco e quello slancio che ce la mostrano sempre attiva (significativa è la frase “Sono di fretta” con cui sempre più frequentemente chiude le lettere) come se sorvolasse sulle cose, sulle quali – piccole o grandi cose del mondo – pare non soffermarsi quasi più. La volontà e la fermezza continuano a sostenerla, Maria non smette di combattere, non ha cedimenti. Si rilevano però nella grafia alcuni segnali di sofferenza. Pare che si trascuri: vuole fare tutto e sempre più spesso le mancano le forze. La dimensione delle lettere minuscole minori pare concentrarsi ancora un poco, parlandoci di una percezione dell’Io a tratti sottotono; la pressione appare meno omogenea, con tratti maggiormente spezzettati, sfinature, l’energia scorre meno fluente dei periodi precedenti, a volte paiono esserci dei piccoli spasmi. Probabilmente Maria vive momenti di disorientamento, tormento e irritazione, fatica a respirare e tuttavia sente di dover fare ancora tanto; è proiettata nel futuro, nel suo Signore. Si può ipotizzare che la Fondatrice sia tormentata dall’idea del tempo che fugge via; viva una lotta intensa fra la fragilità indotta dall’affaticamento fisico e dal118 la malattia che avanza e il suo bisogno di portare Gesù in ogni luogo, ad ogni persona. Avverte che le gambe e le braccia non rispondono più, come vorrebbe, alle sue ansie interiori, perché indebolite, mentre il suo cuore arde con più intensità del desiderio di correre verso lo Sposo di Sangue, per una mistica fusione d’amore con lui. 119
  • 58. Giovanni Merlini e Maria De Mattias La fusione degli opposti nel disegno di Dio Possono due personalità essere più diverse di don Giovanni Merlini e Maria De Mattias? Eppure la fede li ha fatti camminare uniti nel disegno divino, vicendevolmente uno di sostegno all’altro, uno di stimolo all’altro. Abbiamo già conosciuto Maria De Mattias: donna forte, estroversa, coraggiosa al limite dell’arditezza, così colma di amore appassionato per il suo Signore Cristo Gesù da donarsi tutta nella parola, nella carità, nell’azione. Vediamo ora Giovanni Merlini, l’uomo che la guida, la consiglia, la sostiene. Appare come un uomo sensibile e dall’intelligenza analitica, profondissima, di impronta spiccatamente speculativa. Infatti è curioso, dotato di un raffinatissimo spirito d’osservazione, scrupoloso nel soffermarsi su particolari anche minuti e sfumati. Malgrado sia capace di comprensione psicologica e umana profonda, la sua indole tendenzialmente introversiva lo rende riservato, intimamente selettivo, non adattabile e spesso poco disinvolto 120 nello scambio relazionale. Intimamente sembra essere tormentato dallo scrupolo, dal suo bisogno di trovare risposte sempre più prossime al Vero, dalla coscienza della sua difficoltà a decidere, ad agire, ed esprimersi con pienezza e libertà. Il dialogo interno col Signore lo sostiene e lo placa, gli dà serenità, lo fa sentire accolto e non solo141. Che tipo di relazione sarà esistito fra don Giovanni Merlini e Maria De Mattias? Forse non sempre si saranno compresi fino in fondo, ma certamente sono stati i due aspetti opposti e complementari del disegno di Dio. Maria probabilmente, soprattutto agli inizi del suo cammino interiore, con un carattere così vivace, vitale, a tratti impulsivo, avrà vissuto un sentimento di soggezione di fronte alla ponderazione, alla profondità di pensiero del Merlini. Avrà forse cercato di assorbirne il rigore, la metodicità, il comportamento misurato e saggio. Forse avrà ravvisato in lui un uomo molto prossimo all’ideale di perfezione per il suo equilibrio e la saggezza, che involontariamente l’avrà fatta un po’ vergognare della propria irruenza, delle sue tante, irrefrenabili lacrime. Giovanni Merlini, con molta probabilità, inizialmente era troppo preoccupato di contenere e forgiare la vivacità e l’energia della giovane per rendersi pienamente conto dell’ardore amoroso che 121
  • 59. muoveva Maria. Fino a che non ne è rimasto stupito, ammirato, coinvolto. Maria l’ha portato con sé fuori dagli schemi, l’ha scaldato al calore di una carità che non aveva confini, gli ha fatto conoscere e comprendere un nuovo volto di Cristo Gesù. L ’ammirazione e la quasi devozione-sottomissione nei confronti della figura della De Mattias, che trapela dalle lettere e dalle dichiarazioni di Giovanni Merlini, ci trasmettono l’incredula gioia di un uomo che è stato testimone di ciò che può compiere una donna fragile, resa forte da un amore immenso e libero. 122 Maria De Mattias e le prime compagne La faticosa avventura della relazione Nell’affrontare lo studio grafologico sulle missive di santa Maria De Mattias, mi sono soffermata ad analizzare anche lettere vergate da alcune sue consorelle (suor Francesca Monti, suor Carolina Longo, suor Berenice Fanfani, suor Luisa Marchetti, suor Carolina Signoretti, suor Filomena Grilli), non tanto per eseguire un’indagine approfondita della loro personalità, quanto piuttosto per provare ad ipotizzare quale doveva essere l’atmosfera che Maria respirava insieme a loro, la qualità della loro relazione. Analizzando le grafie di alcune di loro, possiamo avanzare l’ipotesi che non sempre i rapporti siano stati sereni e pieni di quell’armonia, comprensione, collaboratività che ci piacerebbe immaginare. Certamente le consorelle di Maria De Mattias sono donne rigorose e rispettose della regola, attente, scrupolose, metodiche, di grande fermezza (fino a rasentare spesse volte rigidità); sono salde nella fede, che però forse viene vista e vissuta in modo più tradizionale, ossequioso del rispetto formale e del condizionamento legato al loro essere donne del XIX secolo, forse anche ad una certa presunzione di perfezione e di “essere nel giusto” a motivo 123
  • 60. della scelta fatta. Alcune grafie rivelano addirittura una certa difficoltà relazionale, di inserimento sociale, modi un po’ algidi che possono renderle lontane dalla quotidianità. Questo fa supporre che le prime suore non sempre comprendono totalmente il pathos che anima Maria, il suo avanzare nel mondo e verso lo Sposo rompendo degli schemi, oltrepassando i limiti della convenzionalità. Forse i modi incalzanti, l’attività senza sosta di Maria e lo stesso personalissimo, intensissimo rapporto che ella vive con Cristo Gesù crea loro disagio, perché forza dei ritmi non solo di lavoro, ma anche di accettazione e condivisione di un modo diverso di amare e di vivere la fede. In Maria, infatti, l’obbedienza passiva lascia il posto alla lotta, alla carità vissuta pienamente, e anche la contemplazione mistica diventa un dialogo vivo e vigoroso, un abbandono fecondo, a tratti tormentato; sempre, comunque, un’esperienza creativa, intensa, uno stimolo che va portato a realizzazione. Ma certamente né i disaccordi interni, né gli atteggiamenti sospettosi la mettono a tacere, la inducono a demordere di fronte alla sua ansia di libertà e di carità. Maria soffre profondamente nel rilevare l’incomprensione di chi le sta accanto, la diffidenza di chi ha scelto – come lei – la spiritualità del Divin Sangue. In alcuni momenti si tormenta, si sente tradita, umiliata, e questo facilmente provoca in lei 124 amarezza, e delusione. A differenza di don Giovanni Merlini che può farsi rapire da tanta passione della Fondatrice, alcune delle suore potrebbero considerarla e valutarla “strana”, “esaltata”, “incontentabile”. Viceversa la grafia di alcune di loro rivela grande delicatezza d’animo, sensibilità; in alcune c’è una sorta di candore. In altre si osserva come sia la difficoltà nell’usare lo strumento scrittorio che crea rigidità del gesto, e non una reale sostenutezza dei modi. Un’osservazione a parte meritano gli scritti di suor Berenice Fanfani, che pare come suggestionata dalla forte personalità della De Mattias, tanto che ne riprende l’enfasi, i modi accalorati, e pure la scrittura ricorda da vicino quella della Santa. Salvo poi nel tempo produrre una scrittura molto simile a quella di suor Carolina Longo. Sicuramente molte delle consorelle di Maria De Mattias sono catturate dalla sua enfasi, assistono stupite ad una manifestazione di amore e carità così grande, si sentono, forse, in parte inadeguate di fronte alle aspettative, all’attività che profonde Maria nell’espressione della sua incrollabile fede. Ma le suore sono figlie del loro tempo, Maria De Mattias si colloca, invece, fuori del tempo. 125
  • 61. Saggi Grafici Maria De Mattias ➨ ➨ 126 Lettera – anno 1839 (rid. 49%). Primo Libro dei Congressi – anno 1835 (rid. 46%). 127
  • 62. 128 ➨ ➨ Lettera – anno 1849 (rid. 51%). Lettera – anno 1851 (rid. 50%). 129
  • 63. 130 ➨ ➨ Secondo Libro dei Congressi – anno 1855 (rid. 93%). Secondo Libro dei Congressi – anno 1855 (rid. 54%). 131
  • 64. 132 ➨ ➨ Lettera – anno 1865 (rid. 50%). Lettera – anno 1866 (rid. 50%). 133
  • 65. Don Giovanni Merlini ➨ 134 Lettera a Maria De Mattias – 1862 (rid.75%). 135
  • 66. Le prime compagne 136 ➨ ➨ Risposta scritta su una lettera di Maria De Mattias (non ridottto). Suor Francesca Monti, a Maria De Mattias – anno 1852 (rid.49%). 137
  • 67. ➨ ➨ 138 Suor Carolina Longo lettere a Maria De Mattias – anni 1861-1862 (rid. 48%). 139
  • 68. 140 ➨ ➨ Suor Carolina Signoretti lettera a Maria De Mattias – anno 1853 (rid. 48%). Suor Berenice Fanfani lettera a Maria De Mattias – anno 1863 (rid. 31%). 141
  • 69. APPENDICE CRONOLOGIA DELLA SANTA 1805 Maria Matilde De Mattias, nasce il 4 febbraio a Vallecorsa, paese montano nella provincia di Frosinone, ottava dei dieci figli di Giovanni e Ottavia De Angelis. Il padre, di famiglia medio – borghese, nel 1820 ricopre anche la carica di gonfaloniere del comune di Vallecorsa; la madre, nativa di Ferentino, è una donna di carattere impulsivo e di rigida educazione. Dei fratelli di Maria Matilde sopravvivranno solo gli ultimi due: Michele e Antonio. 1822 Durante una missione popolare a Vallecorsa, ascolta le prediche di don Gaspare De Bufalo, sacerdote romano, fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue. L’incontro con questo Santo è decisivo per l’orientamento della vita e per la spiritualità della futura fondatrice. 1824 Conosce don Giovanni Merlini, Missionario del Preziosissimo Sangue, collaboratore di san Gaspare e suo secondo successore come superiore generale, dal 1857 fino alla morte. Decide di affidarsi alla sua direzione spirituale: sarà la sua guida per 42 anni, fino alla morte. 1834 Lasciata Vallecorsa il 1 marzo, giunge ad Acuto (Fr) il 2 marzo. Il 4 marzo, con l’apertura della prima scuola, fonda la Congregazione delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue di Gesù. 142 1835 Accoglie la prima compagna, Anna Farotti e con lei celebra il primo “congresso” della nascente congregazione, nel quale viene ufficialmente stabilito il fine dell’Istituto e il suo titolo. È presente anche don Giovanni Merlini. La Farotti, in seguito, lascerà l’Istituto. 1836 Con le prime 7 compagne si trasferisce temporaneamente, nel palazzo vescovile, residenza estiva dei seminaristi di Anagni, che ha sede ad Acuto. 1837 Emette i voti semplici di umiltà, obbedienza, povertà e castità, insieme alle sue compagne. L’introduzione dei voti pubblici nella congregazione avviene nel 1885. 1838 Sottopone all’approvazione del vescovo di Anagni, Vincenzo Annovazzi, le prime Regole di vita. 1843 Ad Acuto, si trasferisce definitivamente con la comunità, nell’ex ospedale, che ha comprato e fatto restaurare: sarà la casa madre della congregazione asc. Alla casa è annessa una piccola chiesa intitolata all’Immacolata. 1855 La congregazione nascente ottiene da Pio IX, il decreto di lode. L’approvazione definitiva avverrà nel 1878. 143
  • 70. 1857 Fa stampare le “Regole e costituzioni della congregazione delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue di N.S.G.C”. Presentata alle autorità ecclesiastiche nel 1853, la Regola verrà approvata nel 1897. 1866 Muore a Roma, il 20 agosto, in via Rasella, all’età di 61 anni. 1936 il 16 febbraio, Pio XI proclama solennemente le virtù eroiche di Maria De Mattias. 1950 Il 1 ottobre, Pio XII la proclama Beata 2003 Il 18 maggio, Giovanni Paolo II la proclama Santa. BIBLIOGRAFIA I documenti fondamentali che abbiamo consultato, per trattare di Santa Maria De Mattias, sono: - SANTA MARIA DE MATTIAS, Lettere, voll. I-V, (a cura di Angela Di Spirito e Luciana Coluzzi), Adoratrici del Sangue di Cristo, Roma 2005. - GIOVANNI MERLINI, Orazione funebre in morte della Fondatrice e Superiora della Congregazione delle Adoratrici del p.mo Sangue di N.S.G.C., Roma Archivio generale Istituto Suore Ad.ci del sangue di Cristo. - GIOVANNI MERLINI, Compendio della vita della Serva di Dio Maria De Mattias, fondatrice della Congregazione delle Adoratrici del preziosissimo Sangue, Roma 1868. - A. DI SPIRITO- NICLA SPEZZATI, Processo a Maria, Maria De Mattias nel racconto dei testimoni, Città Nuova, Roma 2003. - ANNA MARIA VISSANI, Il Sangue dell’Agnello Pasquale. Fondamenti di una Spiritualità, Editrice Pia Unione Preziosissimo Sangue, Roma 1987. NOTE I. II. III. Cfr MDM, A D. Giovanni Merlini, 7 dicembre 1855, Lett. 641, vol. II, p. 589. Ivi, p. 591. MDM, A D. Giovanni Merlini, 7 dicembre 1855, Lett. 641, vol. II, p. 592. IV. V. MDM, A D. Giovanni Merlini, 7 dicembre 1855, Lett. 641, vol. II, p. 593. VI. 144 G. MERLINI, Compendio… G. MERLINI, Compendio.... 145
  • 71. VII. G. MERLINI, Compendio... VIII. G. MERLINI, Compendio… IX. Il venerabile don Giovanni Merlini nacque a Spoleto il 28 agosto 1795. Fu ordinato sacerdote nel 1818. Nel 1820, recatosi a Giano dell’Umbria per fare gli esercizi spirituali sotto la guida di don Gaspare del Bufalo, si senti mosso a seguirlo nella vita missionaria. Nel 1824, cominciò ad accompagnare spiritualmente Maria De Mattias e, dal 1834 l’Istituto da lei fondato. Nel 1847 fu eletto Direttore Generale della sua Congregazione (Missionari del Preziosissimo Sangue). Morì in fama di santità nel 1873, sette anni dopo la morte della sua figlia spirituale, della quale fu anche il primo biografo. Roma 1857, Prefazione. 1 MARIA DE MATTIAS (MDM), A D.Giovanni Merlini, Acuto 25 luglio 1838, Lettera 20, vol. I, p. 117. 2 MDM, A Suor Celestina Palombi, Acuto 4 febbraio 1856, Lett. 657, vol. III, p. 24. 3 MDM, A Suor Berenice Fanfani, Orte 28 marzo 1850, Lett. 339, vol. II, p. 176. 4 MDM, A.S.E. la Principessa Zenaide Beloseski Wolkonsky, Acuto, 25 ottobre 1850, Lett. 423, vol. II, p.225-226 5 Ivi, p. 224. 6 1 Corinti, 3, 6-13. 7 MDM, A Mons. Vincenzo Annovazzi, Acuto, 6 dicembre 1838, Lett. 30, Vol. I, p. 135. X. G. MERLINI, Compendio… XI. G. MERLINI, Compendio… XII. MDM, A Mons. Giuseppe Maria Lais, Vallecorsa 10 dicembre 1833, Lett.2, vol. I, p. 84. XIII. MDM, Ivi, p. 84-85. XIV. MDM, ivi, p. 85. 9 MDM, A Don Giovanni Merlini, 7 dicembre 1855, Lett. 641, vol.II, pp.589-596; Abbiamo riportato il suo racconto, in linguaggio corrente, per essere letto con maggiore comprensione. XV. MDM, ivi, p. 85. 10 Lettera del Segretario di Stato, 23 maggio 1966. XVI. G. MERLINI, Compendio… 11 G. MERLINI, Compendio della vita di Maria De Mattias, Roma 1868. XVII. Cronaca dell’Istituto delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue, 1834-1837, quaderno I, p. 17. XVIII. G. MERLINI, Orazione Funebre… XIX. G. MERLINI, Orazione Funebre… XX. Regole e Costituzioni della Congregazione delle Adoratrici del Preziosissimo Sangue di N.S.G.C., 146 8 MDM, A Mons. Pier Paolo Trucchi, Bassanello, 4 aprile 1850, Lett. 400, vol. II, p.179. 12 G.DE LIBERO, S Gaspare Del Bufalo, Roma, 1954, pag.225. 13 G.MERLINI, Compendio... 14 Ivi 15 MDM, A Mons. Giuseppe M.Lais, Vallecorsa 6 ottobre 147
  • 72. 1833, Lett. 2, vol. I, p.84. 16 G. MERLINI, Compendio... 17 Ivi. 18 Ivi 19 Filippo Merluzzi, PAA (Processo Apostolico Anagnino) f.203t. 20 G. MERLINI, Compendio... 21 MDM, A D. Giovanni Merlini, Sandonato, 17 del 1857, Lett. 734, vo. III, p.142. 22 Ivi. 23 Caterina Pavoni, PAR (Processo Apostolico Romano) f. 102. 24 Filomena Zaccardi, POR (Processo Ordinario Romano) f.168. 32 G. MERLINI, Compendio... 33 MDM, Al Sig. Michele De Mattias, Acuto, 19 aprile 1836, Lett. 12, vol. I, p.100. 34 MDM, A D. Giovanni Merlini, marzo 1839, Lett. 36, vol.I, p.147. 35 Cfr. G. MERLINI, Orazione funebre...; e G. Merlini, Compendio.... 36 MDM, A D. Giovanni Merlini, 7 dicembre 1855, Lett. 641, vol.II, pp.589. 37 G. MERLINI, Compendio... 38 MDM, A Suor Berenice Fanfani, S. Anatolia, 18 dicembre 1849, Lett. 382, vol. II, p.141. 39 MDM, A Suor Carolina De Sanctis, Acuto, febbraio 1863, Lett. 1097, vol. IV, p.129. 25 G. MERLINI, Compendio... 40 MDM, A Mons. Pier Paolo Trucchi, Acuto, 30 settembre 1848, Lett. 336, vol.II, p.82. 26 G. DI GIROLAMO, La Venerabile Maria De Mattias, Grottaferrata 1916, p. 114. 41 MDM, A Mons. Pier Paolo Trucchi, S. Anatolia, 2 gennaio 1850, Lett. 383, vol.II, p.143. 27 MDM, A Mons. Vincenzo Annovazzi, Acuto, 6 dicembre 1838, Lett. 30, vol.I, p. 135. 42 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, 19 febbraio 1856, Lett. 664, vol.III, p. 36 28 Ivi. 43 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, 11 marzo 1856, Lett. 675, vol. III, p. 56. 29 Costituzione delle Suore ASC, Codice di Vita, art.4, Roma 1968. 30 G. MERLINI, Compendio... 31 G. MERLINI, Orazione funebre in morte della Fondatrice e Superiora della Congregazione delle Adoratrici del p.mo Sangue di N.S.G.C. 148 44 G. MERLINI, Orazione funebre... 45 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, 24 luglio 1851, Lett. 471, vol. II, p. 317. 46 MDM, A Mons. Pier Paolo Trucchi, Acuto, 1 gennaio 1849, Lett. 339, vol.II, p. 87. 149
  • 73. 47 MDM, A Suor M. Caterina Palombi, Acuto, 23 maggio 1858, Lett. 805, vol. III, p.242. 48 MDM, A Suor M. Francesca Reali, Acuto, 20 luglio 1858, Lett. 810, vol. III, p. 248. 49 MDM, A Suor Berenice Fanfani 7 aprile 1850, Lett. 403, vol. II, p. 183. 50 MDM, A Suor Maddalena Capone, Bassanello, 8 aprile 1850, lett. 404, vol. II, p.184. 51 1Timoteo, 5,23. 52 MDM, A Suor Berenice Fanfani, Roma, 26 luglio 1855, Lett. 593, vol. II, p. 520. 53 MDM, A Suor Orsola Ricciardi, Roma, 28 luglio 1855, Lett. 595, vol. II, p. 522. 54 MDM, A Suor Berenice Fanfani, Roma, 30 gennaio 1866, Lett. 1364, vol.IV, p. 516-517.. 55 G. MERLINI, Orazione funebre... 56 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, 25 luglio 1838, Lett. 20, vol. I, p.117. 57 Ivi. 58 Ivi. 59 Ivi. 60 G. MERLINI, Orazione funebre... 61 MDM, Alla Signora Angelina Lecce, Alvino, 20 gennaio 1857, Lett. 735, vol. III, p.146. 62 Colossesi 2,9. 63 Romani 8,29 150 64 MDM, A D. Giovanni Merlini, 1840, Lett. 123, vol. I, p. 286. 65 Pia Ansini, PAR (Processo Apostolico Romano) f. 141. 66 G. MERLINI, Orazione funebre... 67 MDM, A Suor Maddalena Capone, Carpineto 7 settembre 1846, Lett. 297, vol. II, p. 15. 68 Ivi. 69 MDM, Bassanello, A una suora, 5 aprile 1850, Lett. 402, vol. II, p. 181. 70 Galati 2,20 71 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, aprile 1841, Lett. 144, vol. I, p. 322. 72 MDM, A D. Giovanni Merlini, 23 giugno 1839, Lett. 48, vol. I, p.166. 73 G. MERLINI, Lettere a Maria De Mattias, vol. I, Lett. 361. 74 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, aprile1841, Lett. 150, vol. I, p.333. 75 MDM, A D. Giovanni Merlini, novembre 1843, Lett. 245, vol. I, p. 488. 76 MDM, A D. Giovanni Merlini, 20 dicembre 1855, Lett. 644, vol. II, p.600. 77 MDM, A D. Giovanni Merlini, 9 gennaio 1856, Lett. 650, vol. III, p. 11. 78 MDM, A D. Giovanni Merlini, gennaio 1839, Lett.35, vol. I, p.143. 79 MDM, A D. Giovanni Merlini, (incompleta), Lett. 275, vol. I, p. 530. 151
  • 74. 80 MDM, A Suor Carolina De Sanctis, Acuto, febbraio 1863, Lett. 1097, vol. IV, p. 129. 94 MDM, A Suor Tecla Colonna, Roma, 10 luglio 1865, Lett. 1337, vol. IV, p.479. 81 MDM, A Suor Luisa Abri, 3 febbraio 1863, Lett. 1098, vol. IV, p. 131. 95 MDM, A Suor Berenice Fanfani, 4 marzo 1850, Lett. 397, vol. II, p.170. 82 MDM, A Suor Luisa Abri, Acuto, 23 marzo 1864, Lett.1205, vol. IV, p. 286. 96 cfr. Filippesi 3,8-12. 83 MDM, A Suor Nazzarena Branca, S. Donato, 1 dicembre 1856, Lett. 725, vol.III, p. 129. 84 MDM, A Suor M.Anna Gentili, Acuto, 10 dicembre 1859, Lett. 871, vol. III, p. 333. 85 MDM, A Suor Anna Maria Palombi, Acuto, 13 dicembre 1861, Lett. 1005, vol. III, p. 520. 86 MDM, A Suor Teresa De Sanctis, Acuto, 23 aprile 1856, Lett. 685, vol. III, p. 70. 87 MDM, A Suor Berenice Fanfani, Roma, 21 maggio 1850, Lett. 411, vol. II, p. 205. 88 Filippo Merluzzi, PAA (Processo Apostolico Anagnino) f.203t. 89 Nazarena Longo, PAR (Processo Apostolico Romano) f. 285. 90 MDM, A D. Giovanni Merlini, gennaio 1839, Lett. 35, vol. I, p. 144. 91 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, settembre 1840, Lett. 104, vol. I, p.261. 92 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, 23 giugno 1841, Lett.157, vol. I, p.347-348. 93 MDM, Eccitamenti ed avvisi alle Suore del Prezioso Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, Orte 1 novembre 1854. 152 97 MDM, A Suor Tecla Colonna, 20 novembre 1865, Lett. 1349, vol. IV, p. 496. 98 cfr Efesini 3,18-19. 99 Benedettina e Badessa del Monastero di Rupertusberg presso Bingen, nata nel 1179. Mistica con una forza contemplativa profetica, la cui visione del mondo si radica ancora interamente nelle tradizioni della teologia patristica antica. Vedi PL. 197,507. 100 MDM, A D. Giovanni Merlini, Acuto, gennaio 1841, Lett. 128, vol. I, p.297. 101 MDM, A Suor Celestina Barlesi, Acuto, 4 marzo 1841, Lett. 135, vol. I, p. 306. 102 MDM, A D. Giovanni Merlini, 1859, Lett. 875, vol. III, p. 340. 103 MDM, A D. Giovanni Merlini, Vallecorsa, marzo 1860, Lett. 893, vol. III, p. 364. 104 MDM, A D. Giovanni Merlini, ottobre 1842, Lett. 218, vol. I, p.444. 105 MDM, A Suor Celestina Barlesi, Acuto, aprile 1843, Lett. 229, vol. I, p.463. 106 1Pietro 1,18- 19. 107 MDM,Regole che si osservano dalle Adoratrici del Divin Sangue, in Acuto, 22 novembre 1838, 25. 153
  • 75. 108 MDM, A Sor Caterina Palombi, Acuto 4 febbraio 1856, Lett. 669, vol.III, p. 45. 123 MDM, A suor Francesca Reali, Acuto, 16 marzo 1859, Lett. 832, vol. III, p.832. 109 Giovanni 6,54 124 MDM, Destinatario non identificato, Acuto, 1 luglio 1847, Lett. 313, vol. II, p.43. 110 Salmo 22 111 QUASTEN, Patrologia, ed. Marietti, 1971, vol. I, pag. 356. 112 MDM, A Suor Celestina Barlesi, Acuto, 4 marzo 1841, Lett. 135, vol. I, p.306. 113 S. CATERINA DA SIENA, Epistolario, vol. II, ed. Paoline, 1966, lett. 308. 114 MDM, A Suor Berenice Fanfani, Roma, 25 aprile 1852, Lett. 495, vol. II, p.360. 115 Colossesi 1,20. 116 MDM, A Suor Carolina De Sanctis, Acuto, febbraio 1863, Lett 1097, vol. IV, p. 129. 125 MDM, A Suor Caterina Palombi, Acuto, 29 marzo 1856, Lett. 680, vol. III, p.63. 126 MDM, A D. Giovanni Merlini, ottobre 1842, Lett. 218, vol. I, p.444. 127 MDM, a Suor Caterina Palombi, Acuto, 4 febbraio 1856, Lett.657, vol. III, p.24. 128 MDM, A Suor Celestina Barlesi, Acuto, 4 marzo 1841, Lett.135, vol. I, p. 306. 129 MDM, A Suor Anna Maria Polidori, Acuto, 13 dicembre 1861, Lett. 1005, vo. III, p.520. 122 MDM, A Suor Francesca Reali, Acuto, 16 marzo 1859, Lett. 832, vol. III, p. 274. 130 Molti fra i grandi studiosi che si sono interessati all’Uomo, hanno scelto – per favorire le sintesi delle loro indaginidi utilizzare delle macrocategorie fra le quali suddividere gli individui a seconda delle loro tendenze biologiche e psicologiche. Quindi per Ippocrate abbiamo per esempio 4 tipologie: Linfatico (stabile ma tendenzialmente passivo e abitudinario)-Nervoso (instabile, intuitivo, sempre in movimento)-Sanguigno (aggressivo, proiettato nel futuro, passionale)-Bilioso (concreto, realista, organizzato). Per Jung invece, oltre alla prima grande suddivisione fra Introversi ed Estroversi, abbiamo i tipi opposti Pensiero e Sentimento (il primo è cerebrale e giudica attraverso la potenza ragionativa, il secondo ragiona col cuore) e Intuizione e Sensazione (in cui l’intuitivo è sensibilissimo e vede oltre la realtà tangibile, mentre l’altro è solido e pragmatico) 154 131 Già nel momento della sua partenza da Vallecorsa per 155 117 MDM, A Suor Luisa Abri, Acuto, 7 marzo 1864, Lett. 1198, vol. IV, p. 274. 118 MDM, A Suor M. Caterina Palombi, Acuto, 29 marzo 1856, Lett. 680, vol.III, p. 63. 119 MDM, A Suor M. Filomena Palombi, Acuto, 22 ottobre 1862, Lett. 1046, vol. IV, p. 54. 120 MDM, A Suor Berenice Fanfani, Orte, 20 giugno 1844, Lett. 267, vol. I, p. 519. 121 MDM, A Suor Caterina Palombi, Acuto, 3 marzo 1856, Lett. 657, vol. III, p.24.
  • 76. Acuto la vediamo decisa: “Chiede la benedizione al Padre, e monta a cavallo; con animo grande e intrepido, si mette in viaggio”, narra Giovanni Merlini, suo direttore spirituale. 132 Jung sosteneva che l’armonia non solo individuale, ma in ogni elemento naturale, è data dall’equilibrio armonico degli opposti, che ogni elemento in sé contiene (luceombra, maschile-femminile...) L’Animus quindi sta ad indicare gli aspetti maschili presenti nella donna, mentre l’Anima rappresenta l’insieme degli elementi femminili presenti nell’uomo. 133 La sua meditazione ai piedi del Crocifisso non è frutto di riflessione, ma di un abbandono spontaneo e incondizionato all’abbraccio del Signore. 134 Pensiamo al lungo periodo del suo discernimento e formazione interiore, guidata da Don Giovanni Merlini e vissuto da lei come tempo di “croci e spine”. 135 Possiamo rilevare alcuni fra i seguenti Segni Morettiani: Accurata Compita 8/10 – Calibro Medio – Pendente 4-5/10 non sempre costante – Staccata 8/10 – LdL 6/10 LtL 3-4/10 - LtP 3/10 – Parca 6/10 – Intozzata 1° modo 4/10 – Intozzata 2° modo 3-4/10 – Riccio Mitomania 4/10 – M a ponte, D lirica, Curva 5-6/10 – Angolo B 5/10 con presenza di ganci e uncini, qualche Apertura a Capo – Ritmo rallentato per accuratezza e controllato – Mantiene il rigo 9/10 per qualche cenno di Scattante. 136 “Io vado volentieri in Acuto, perché l’obbedienza mi ci manda “, ricorda Don Giovanni Merlini nella sua Orazione Funebre, parlando di come Maria De Mattias è stata capace di adeguarsi agli ordini superiori. 137 Tipo linfatico di Ippocrate (v. nota 1) è caratterizzato da un temperamento stabile, più per abitudinarietà che per 156 reale forza interiore. È solido, concreto, con pochi guizzi creativi, tendenzialmente passivo o comunque teso a mantenere lo status quo. Si può quindi già intravedere come per la De Mattias la metodicità, l’obbedienza rigorosa e l’ossequio formale siano solo atteggiamenti “linfatici” momentaneamente acquisiti, in attesa di quella maturità che le permettesse di esprimere la sua autenticità in modo armonico e fecondo. 138 I Segni Morettiani più evidenti sono: Staccata 9/10 con Accuratezza simile allo Script – Filiforme 8/10 - Intozzata 1° modo 4-5/10 (in alcuni scritti il segno è più debole) – Intozzata 2° modo 4/10 - Angolo A 5/10 – Austera 6/10 – Parca 7/10 – 139 I Segni grafici di maggiore rilievo sono: Fluida 810 – LtP 3/10 Non Omogeneo - LtL 6-7/10 - Legata – Ardita - Ricci della Spavalderia e del Soggettivismo – Mantiene il rigo 8/10 con elementi di ascendente, Filiforme 7/10 – Intozzata 1° modo 5-6/10 – Scattante. In alcune lettere il corpo della lettera (Calibro) si rimpicciolisce notevolmente 140 L’Assalto è una delle categorie temperamentali individuate da Padre Moretti, per definire le tendenze individuali. Questa categoria sta a indicare un carattere passionale, coraggioso, intraprendente, ambizioso, portato all’azione. 141 Con i seguenti Segni: Calibro Piccolo con Minuziosa, Pendente, Filiforme, Sinuosa, LtP, Staccata, Parca, Ritmo controllato, Angolosa, Accurata, Distinta. (Funzione Pensiero di Jung). 157
  • 77. Dedicato a Santa Maria De Mattias Canti e Preghiere Il centro di spiritualità “Sul Monte” di Castelplanio, in occasione della canonizzazione di Maria De Mattias (18 maggio 2003), ha pubblicato una raccolta di canzoni dedicate alla santa. I testi sono di don Mariano Piccotti e la musica di Giordano Tittarelli. La raccolta porta il titolo “Un grande cerchio” e il CD può essere acquistato presso lo stesso Centro (0731.813408). La preghiera e il triduo a Maria De Mattias sono tratti dal libro ‘Preghiere di lode e di intercessione’ , a cura delle Adoratrici del Sangue di Cristo, Roma 2003. DIAMOCI TUTTI LE MANI Ogni sera, mio padre mi faceva sedere sulle sue ginocchia e mi raccontava qualche storia della Bibbia, anche se ero incapace ancora di comprenderne il significato. (Maria De Mattias) 1. Ho sognato un paese bellissimo ascoltando il papà che racconta di un agnello innocente che mi ama da morire! Io ci credo, io son certa e con tutti griderò: Diamoci tutti le mani! oggi comincia il domani! 158 159
  • 78. Basta la guerra, l’odio e il rancore abbiamo bisogno d’amore! Un sangue nuovo nel cuore per fare un mondo migliore l’hai messo tu, nostro Signore! Facci restare abbracciati, con Te. 2. Ho incontrato un uomo fortissimo che annunciava con grande coraggio di Gesù il Redentore che nel Sangue suo ci salva. Mi da forza e calore e la voglia di gridare: Diamoci tutti le mani… 3. Ho deciso, io mi metto a servizio di ragazze assetate d’apprendere il coraggio di amare alla scuola del Suo Sangue! Ho bisogno che qualcuno dica insieme a me: Diamoci tutti le mani… 4. Sono giunte da ogni paese tante donne che vogliono ancora raccontar del Signore e portare la Sua Pace. Hanno gioia e desiderio di cantare insieme a te: Diamoci tutti le mani… 160 A MARIA DE MATTIAS Cara figlia in Gesù, parli spesso ai cuori delle fanciulle della carità di Dio, per averci donato il Suo Figlio Gesù. Parli della bellezza di Gesù. (Maria De Mattias) 1. Donna Maria, tuffata nel costato del Signore ! Donna Maria, dal Sangue del Signor purificata ! Donna Maria, in Lui riconciliata e benedetta ! Donna Maria! 2. Donna Maria, amante coraggiosa della vita ! Donna Maria, profetica signora del futuro Donna Maria, senza timore di rischiar per Dio ! Mostraci l’arcobaleno…. mostraci l’arcobaleno della Vita, Maria De Mattias! 3. Madre Maria, riporti all’inizio ogni futuro ! Madre Maria, indichi la via della Vita ! Madre Maria, feconda di figlie per la Chiesa 4. Madre Maria, rigeneri ancora la speranza ! Madre Maria, nel deserto riconduci all’amore Madre Maria, sali con noi sul monte della prova Mostraci l’arcobaleno…. 5. Sorella Maria, cammini accanto a noi e ci sostieni Sorella Maria, pellegrina con tutti verso Cristo Sorella Maria, accompagni la storia con la fede 161
  • 79. 6. Sorella Maria, per noi servizio e carità Sorella Maria, amica delle giovani in ricerca Sorella Maria, compagna sulle strade dei poveri ! Mostraci l’arcobaleno…. MIO GESÙ, SIGNORE MIO La contemplazione del crocifisso rapisce il nostro cuore, ed è per noi una grande misericordia… Gesù mio, sei tutta la mia speranza e tutto il mio amore. (Maria De Mattias) Mio Gesù , Signore mio, mio bene, sommo bene, m’hai ferito il cuor. Mio Gesù, Signore mio, così bello e benigno, m’hai rapito il cuor. Mio Gesù, Signore mio, mio amore crocifisso m’hai lavato il cuor Mio Gesù, Signore mio le tue piaghe sono per me m’hai guarito il cuor Mio Gesù, Signore mio, quante anime son perse sento piangere il cuor Mio Gesù, Signore mio, tu non mi abbandonerai resta sempre nel cuor. 162 UN GRANDE CERCHIO Offriamo, sorelle carissime, il Sangue di Gesù per la riconciliazione del cielo con la terra, la terra con il cielo. (Maria De Mattias) Vedo un grande cerchio che avvolge cielo e terra, si muove lentamente per disegnare amore. Vedo chi risale dalla miseria umana, portando sofferenze cercando un po’ di pace. Insieme verso il cielo Insieme tra la gente Insieme un’armonia che riconcilia il mondo. Vedo e sogno ancora il cerchio che dal cielo discende sui conflitti di questa umanità. Vedo e voglio andare anch’io tra la mia gente a far girare pace e riconciliazione. 163
  • 80. SIA BENEDETTO DIO Il Sangue di Gesù è tutta la nostra forza e la nostra speranza. (Maria De Mattias) Sia benedetto Dio, Padre della Vita; nel Sangue di Cristo ci ha rigenerati. Sia benedetto Dio, Padre della Gioia nel Sangue di Cristo ci ha inebriati. Sia benedetto Dio, Padre della Libertà, nel Sangue di Cristo ci ha liberati. Sia benedetto Dio, Padre della Speranza, nel Sangue di Cristo ci ha aperto il futuro. Sia benedetto Dio, Padre dell’Amore Nel Sangue di Cristo ci ha attratti a se. Sia benedetto Dio, Padre della Festa, nel Sangue di Cristo ci ha fatto danzare. Sia benedetto Dio….. Sia benedetto Dio….. 2 v. 164 NELLA COPPA IL SAPORE DI DIO Signore Dio mio, come posso ricambiare tutto il Tuo Amore? Prendo tra le mie mani il calice della salvezza e invoco la forza del Sangue che hai versato per noi. (Maria De Mattias) 1. Nella mia piccola umana avventura, mi sento dentro una goccia d’acqua Nel fiume che scende dall’Altissimo è la goccia regalata a me . La sua freschezza mi genera la sua purezza mi libera, la sua vita diventa anche mia Come un bimbo alla fonte apro le mani godendo; esse diventano scodella, ed io bevo la vita. Nell’azzurro del cielo dentro me vedo l’acqua trasformarsi in quel sapore che è l’uomo che nasce…. (2v) 2. E mi ricordo la sera d’aprile quando l’ora era già suonata; prese la vita dalle sue vene è il suo Sangue regalato a me. Quello che era tutto lo diede a chi già c’era e a chi verrà; è il rosso prezioso del Sangue. Come un bimbo alla fonte… 165
  • 81. 3. Santo Spirito, cuore dell’Altissimo, ultima e piena consegna di vita, scendi e inonda la mente e le mani e avvolgi tutto di me. Vivo ricordo della Sua morte. unica e vera sorgente di vita, Tu nella Coppa il sapore di Dio! Come un bimbo alla fonte… A CRISTO SPOSO Gesù, nostro Sposo, è tutto il nostro amore; il suo Sangue è nostro. (Maria De Mattias) Festa di nozze è oggi per Te, Cristo Sposo della Tua Chiesa ! Risplenda d’oro la luce del cielo che avvolge ormai la terra di morte. Ecco l’amore fattosi volto, è piegato alla voce del Padre che chiama ed attrae con forza e coraggio a farsi sempre più Figlio. Ecco la tomba fatta dimora, vestita a festa di caldi colori; Qui l’Amore s’è fatto sublime s’è fatto sublime abbraccio di sangue. Ora non serve portare gli aromi È Lui che diffonde nel mondo 166 la dolce fragranza del mandorlo in fiore. la dolce fragranza del mandorlo in fiore. Come trofei la croce e i chiodi portano gli angeli, mentre tu vieni. Re della Gloria, Cristo Gesù, eterno Presente, vieni tra noi ! DESIDERIO ESTREMO Carissima ed amata figlia, raddolcisca il suo spirito nel Sangue di Gesù Crocifisso. (Maria De Mattias) Vorrei tanto percorrere quei giorni, gli ultimi tre giorni con te, da dentro il vorticoso ribollire del tuo sangue. Vorrei sedermi davanti alla tua mente e vedere rincorrersi i dubbi e poi la certezza: “non resterai da solo no neppure in morte”. Vorrei sentirti palpitare il cuore e viverti dentro quegli attimi di estrema fedeltà, (2v) per Chi ti ama da sempre e per chi t’ignora, per noi! Vorrei saperti leggere nel volto il segno del mistero che t’invade e che ci chiama con la tua morte 167
  • 82. PREGHIERA A SANTA MARIA DE MATTIAS Maria De Mattias, donna forte e coraggiosa, Adoratrice-Apostola del Sangue di Cristo; tu seguisti le orme di Gesù Signore nella comunione con Dio e nell’amore senza limiti per i fratelli. Ci affidiamo alla tua intercessione. Chiedi al Padre per mezzo di Cristo nel suo Santo Spirito che si compia in noi la sua volontà, che siano esauditi i nostri desideri, e che, per la potenza del Sangue prezioso di Gesù, siano concesse a tutti gli uomini pace, libertà e amore. Amen. 168 TRIDUO A SANTA MARIA DE MATTIAS Santa Maria De Mattias, la fede ti fece trovare nella Croce di Cristo e nel suo Sangue prezioso l’impulso e la forza per il tuo impegno apostolico. Ottienici dal Signore un aumento di fede operante e aiutaci nella presente necessità ... Gloria al Padre Santa Maria De Mattias, la tua devozione al Sangue di Cristo si espresse nell’adorazione e nel servizio al ‘caro prossimo’. Ottienici dal Signore un aumento di speranza attiva e la grazia di cui abbiamo tanto bisogno ... Gloria al Padre Santa Maria De Mattias, tu hai dato una risposta radicale e gioiosa a quel ‘Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio per la nostra salvezza. Ottienici dal Signore un aumento di amore verso Dio e verso il prossimo, insieme con la grazia che, con fiduciosa insistenza, imploriamo ... Gloria al Padre 169
  • 83. CURRICULUM DELLA AUTRICI Alessandra Cervellati, docente di Grafologia Teoretica, Pratica, Aziendale, Relazionale e della Personalità presso l’AGAS di Bologna, ove segue con particolare attenzione la formazione e i percorsi di ricerca svolti dagli studenti che intendono portare la Grafologia in azienda; svolge corsi propedeutici e/o monotematici presso associazioni e circoli; collabora per la selezione e l’ottimizzazione delle risorse umane con alcune aziende, collaborando anche nelle fasi di riorganizzazione; scrive articoli per riviste o convegni. Da alcuni anni illustra, con alcune lezioni propedeutiche, la validità e le potenzialità dell’uso del test grafologico nei corsi di Criminologia tenuti presso la facoltà di Psicologia di Cesena; ha partecipato come relatrice ad alcuni convegni nazionali organizzati dalla AGP. 170 ➨ Sr Anna Maria Vissani, Suora Adoratrice del Sangue di Cristo, Laureata in Teologia Morale, ha conseguito anche un Master in Bioetica e il Diploma di Grafologia della Personalità. Ha pubblicato studi sull’Apertura al futuro in suore sopra i 75 anni di età e uno studio su Donne delle Marche presso l’Università Cattolica di Roma. Scrive libri di ricerca e di meditazione sulla spiritualità pasquale e del Mistero del sangue di Cristo (Identità pasquale, 2003). Ha approfondito i diversi aspetti della “incarnazione redentiva” in saggi e studi attenti alla condizione dell’uomo contemporaneo. Ha pubblicato ultimamente una trilogia di brevi ma intense meditazioni e preghiere toccando il tema della preghiera (Pregare è pace, 2004), della libertà interiore (L’essenziale è libertà, 2005), e del silenzio (Silenzio è amore, 2006) e con l’Editrice Shalom IN PUNTA DI PIEDI. Lo stupore dell’Adorazione, 2007. Si è sempre avvalsa della collaborazione con altre persone, laiche e sposate, con le quali vive la condivisione e l’amicizia spirituale. Centro di Spiritualità “Sul Monte”, Via Sabatucci, 15- 60031 Castelplanio (AN) - tel 0731 813408 mail: amvissani@libero.it 171
  • 84. 172

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