L'ESSENZIALE E' LIBERTA'

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L'ESSENZIALE E' LIBERTA'

  1. 1. Anna Maria Vissani A.M. VISSANI Sono io (dice Gesù Risorto) Adoratrice del Sangue di Cristo A.M.VISSANI che ho distrutto la morte, Ha insegnato, per diversi anni, Teologia spirituale. che ho trionfato del nemico, Ha dato inizio al Centro di Spiritualità “Sul Monte”, a Castelplanio (AN), curando con particolare interesse che ho rapito l’uomo alla sommità dei cieli. una collana di Quaderni di Spiritualità e altre Orsù, dunque, venite voi tutte stirpi umane, pubblicazioni sul Mistero Pasquale e Sangue di Cristo. immerse nei peccati. Presso il Centro Studi Sanguis Christi, ha pubblicato: Il Sangue dell’Agnello Pasquale, Roma 1987. Ricevete la remissione dei peccati. Presso l’Università Cattolica di Roma, nella collana Sono io, infatti la vostra remissione; CEPSAG: Creatività e apertura al futuro nelle suore anziane, Roma 1997 e La donna marchi- sono io la Pasqua della salvezza. giana. Una femminilità vissuta in pienezza, Roma 1998. Da 5 anni vive una particolare esperienza di eremi- taggio, presso il Santuario Madonna del Monte, in L’essenziale Io l’Agnello immolato per voi, io il vostro riscatto, io la vostra vita, provincia di Massa Carrara. L’immersione nella natu- ra, la vita solitaria e silenziosa, unita all’ospitalità di quanti salgono sul monte diventano luogo misterio- so di prolungata riflessione e di feconda sintesi spiri- è libertà io la vostra risurrezione, io la vostra luce, io la vostra salvezza, tuale. Da questo stile di interiorità sono nati alcuni libri: Come attraversare le dune dell’interiorità io il vostro re , L’essenziale è libertà Solo per amore (in coll.), Sul Monte, 18 Maggio 2003; io vi mostrerò il Padre». L’identità Pasquale, Sul Monte, 1 Luglio 2003; Pregare è Pace, Sul Monte, Pasqua 2005 e quet’ultimo: L’essenziale è libertà (in coll.),Sul Monte,4 Febbraio 2006. (Melitone di Sardi, Sulla pasqua, 102-103) Valeria Mantinovi Vive e lavora a Jesi (AN). È sposata e mamma di 4 figli. Ha curato, in questo libro, l’attualizzazione delle tappe di riflessione. Mariano Piccotti Sacerdote e Parroco.professore di Catechetica all’Istituto teologico di Ancona. Direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Jesi.promotore del Centro di Spiritualità “Sul Monte” ,insieme alle Adoratrici del Sangue di Cristo. Ha collaborato alla pubblicazione dei quaderni di spi- L’occhio della contemplazione ritualità “Sul Monte”e all’approfondimento del Mistero Pasquale di Cristo. “L’uomo aveva un terzo occhio, l’occhio della In questo libro ha curato le immagini, con le foto da lui contemplazione, con il quale vedeva fatte nei viaggi in Palestina. i misteri divini e la presenza di Dio nella propria vita. Quando entrarono nel cuore dell’uomo ALLE SORGENTI le tenebre del peccato, A.M.Vissani - Identità Pasquale, Sul Monte, 1 Luglio 2003 l’occhio della contemplazione si spense A.M.Vissani - Pregare è Pace, Sul Monte, Pasqua 2005 e non fu più capace di vedere” Sul Monte A.M.Vissani (e coll.) - L’essenziale è libertà, Sul Monte, 4 Febbraio 2006 Sul Monte (Riccardo di San Vittore, XII sec) Foto di Mariano Picciotti.
  2. 2. Anna Maria Vissani con la collaborazione di Valeria Mantinovi e Mariano Piccotti L’essenziale è libertà Come attraversare le dune dell’interiorità TACCUINO DI VIAGGIO PER 40 GIORNI DI DESERTO Sul Monte 4 Febbraio 2006
  3. 3. ALLE SORGENTI A.M.Vissani - Identità Pasquale, Sul Monte, 1 Luglio 2003 A.M.Vissani - Pregare è Pace, Sul Monte, Pasqua 2005 A.M.Vissani e coll. - L’essenziale è Libertà, Sul Monte, 4 Febbraio 2006 Eremo “Sanguis Christi” Madonna del Monte 54026 Mulazzo (MS) Tel. 0187.439432 eremo.sc@hotmail.it
  4. 4. Scendi nell’intimo e …ascolta …! Un cammino speranza: dall’arido deserto del silenzio del cuore al giardino della pace e dell’amicizia rinnovata. Una traversata di 40 giorni: un tempo suf- ficiente per maturare alcune decisioni interiori, il numero della pienezza della vita, che la Chiesa offre ad ogni cristiano in tempo di quaresima. Non ti viene chiesto di fare un salto nel buio, né una rapida corsa sulle auto- strade del potere, non una scalata frettolosa del monte dei tuoi desideri, né una sosta ansiosa nel giardino dei piaceri mondani. Questo libro ti invita a fare una lenta e fiduciosa discesa nel cuore della vita. Scegli per te un piccolo spazio quotidiano per sostare in pace nella cella del- l’incontro con Dio. Rimani lì, nell’angolo della tua camera, nel cuore di una Chiesa, o ai piedi di un albero amico e leggi lentamente, assapora pregando, guardati dentro con misericordia e perdono, gusta la pace della presenza vigile e amica del Cristo Risorto. Dal deserto di una società frenetica alla cella silenziosa del cuore, dall’ar- dua scalata della montagna, al giardino dell’amore! Sono luoghi di partenza e di arrivo, dove solo chi ama l’essenziale può dimorarvi a lungo. Quattro tappe di un unico percorso in compagnia della Parola chiave della liturgia quaresimale, che accoglie la saggia riflessione della tradizione spirituale e si incarna nella vita quotidiana di chi ama il mondo e lo guarda con gli occhi di Dio. Tutto diventa preghiera, lode e rendimento di grazie a Dio per chi deci- de di scalare la vetta della libertà interiore. In questo libro ti viene offerto l’essenziale: quel poco che può illuminare i tuoi occhi, purificare la tua mente, riscaldare il tuo cuore e dare senso a quan- to accade dentro e attorno a te. I tuoi occhi abituati alla luce del giorno, e ai 1000 colori della natura, pos- sono cantare lo stupore della terra di Dio: la Palestina. Le foto che accompa- gnano le riflessioni di ogni giorno sono una promessa di libertà: quella stessa che Dio fece ad Abramo agli inizi della storia. In Cristo Gesù la libertà ha il sapore della essenzialità della fede e la cer- tezza della luce pasquale. Sei invitato a diventare testimone della resurrezio- ne e a proclamare che Lui, il Signore della vita, è morto ed è risorto per ren- derci partecipi della Sua Libertà! Prova a regalarti un tempo per aprire il cuore al mistero pasquale, gusterai la sorpresa dell’essere abitato/a dal Mistero di Dio. Dalla tua esperienza nascerà il desiderio di invogliare altri a fare altrettanto. Buon viaggio! A.M.V.
  5. 5. L’essenziale è libertà Le foto in questo libro Questo non è certamente un libro fotografico, ma un percorso spirituale in cui la parola biblica e la parola che nasce dall'esperienza della vita, conduco- no i lettori a pellegrinare dentro la propria anima e scoprirvi il suo Volto." Dio nessuno lo ha mai visto; è Gesù che ce lo ha rivelato", e da allora possiamo fare un cammino spirituale con solo "ascoltando" e chiudendo gli occhi, ma anche aprendo gli occhi e cantando. C'è una terra che ha visto particolarmente viva l'esperienza della ricerca di Dio. La geografia biblica da sempre ha fatto da memoria e da attenzione al percorso di Dio tra noi. Ho camminato piu' d'una volta su questa terra del " Mistero" e ho voluto fermare per il mio ricordo e per la mia meditazione tante immagini. Non artistiche. Ma sintomatiche del mio camminare da credente in ricerca. Ora queste sono qui ad accompagnare il libro, sulla libertà. Ho scelto anzitutto le immagini dai siti archeologici dove alle rovine delle città, dei luoghi di culto, ecc.. fa da sfondo il cielo. Dentro ogni casa che ha custo- dito l'esperienza del mistero e che ora è senza tetto e anche senza pareti , c'è come un rimando necessario al cielo, a quell'oltre che ha sempre rappresenta- to il Mistero di Dio. E' un chiara allusione al percorso della libertà dell'uomo. C'è poi la serie di immagini che si rifanno alla montagna sacra del Sinai e al deserto. Il deserto di Giudea , o quello in Egitto, è fatto di rocce rosse. E' il rosso del sole al mattino o al tramonto; è il rosso dell'uomo che carico di feb- bre, sta passando da questo mondo all'altro. La libertà è passata lì sopra quel- le rocce ; lì hanno calpestato gli israeliti in fuga dalla prigione egiziana; lì hanno subito la prova della fedeltà e della fiducia; lì hanno accolto le dieci paro- le della libertà. E lì sono sempre tornati ( come Gesù, come il Battista, come le comunità monastiche ) per ritrovare l'essenziale, cioè la libertà interiore. Ci sono poi le immagini dei luoghi "santi" che hanno visto il Figlio di Dio nascere, crescere, morire e…. risorgere. Ormai ogni luogo riflette questa luce di vita. La sua Pasqua è la libertà definitiva, da un destino di morte. Non sono foto artistiche. Ma non sono solo turistiche o da souvenirs; per chi ha percorso questa terra , con la Bibbia e il cuore aperti, vogliono essere solo "memoria" per una nuova esperienza di libertà, che tocca a fare a ciascuno di noi.. Buon viaggio ! Don Mariano Piccotti 4
  6. 6. I Il deserto della prova
  7. 7. Bisogna passare attraverso il deserto e abitarvi per ricevere la gra- zia di Dio; è là che ci si svuota, che si scaccia via da sé tutto quel- lo che non è Dio e che si vuota completamente la piccola casa dell’ anima per lasciare tutto il Posto a Dio solo. Gli ebrei sono passa- ti per il deserto, Mosè vi ha vissuto prima di ricevere la sua mis- sione, san Paolo e san Giovanni Crisostomo si sono anch’essi pre- parati nel deserto. È indispensabile. È ... un tempo di grazia, è un periodo attraverso il quale deve necessariamente passare ogni anima che vuole portare frutto. C’è bisogno di questo silenzio, di questo raccoglimento, di questo oblio di ogni cosa creata perché là in mezzo Dio stabilisca il suo regno e formi nell’anima lo spi- rito interiore. (Charles de Foucauld) 6
  8. 8. L’essenziale è libertà 1. LASCIATI CONDURRE Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore! (cf Sal 94,8) Deserto: dove la luce è più tersa, la povertà è beata, la fatica garanti- sce la vittoria, la fede non fa sentire la fame, la vicinanza di Cristo non fa patire i disagi di ogni penitenza, durezza e squallore, in una proiezio- ne escatologica della vita presente (San Girolamo). Il deserto è essenzialmente uno stato di insicurezza. L’uomo che si è smarrito nel deserto si trova davanti ad un’unica realtà oggettiva, una sola soluzione: guardare a Dio che lo redime e restare in attesa fidando- si di lui totalmente, sorretto da una assoluta e radicale fede in Dio sol- tanto. “Si va nella solitudine per espletare un servizio, una specie di contrap- peso alla dispersione umana. Testimoni dell’Assoluto, testimoni del fatto che la res, la realtà, è al di là del segno… Essere è preghiera vista da Dio. Il risve- glio all’essere è l’opera più mirabile che l’uomo ha da compiere nel mondo e per il mondo. Egli allora è veramente un maestro spirituale, che collega ed è collegato, che raccoglie il mondo disperso nell’essere, nell’unità. Un mae- stro di spirito per tutte le creature ha soltanto ormai lo sguardo di Dio. E allo stesso modo egli ha per Dio soltanto più lo sguardo di Dio su se stes- so… È venuta l’ora dei contemplativi. Ma come devono essere vivi alla pre- senza del mondo, dal profondo del loro silenzio! Non una fuga dalla real- tà, ma un penetrare nel cuore delle cose…” (Henri Le Saux). Lasciarsi condurre,portare per mano da qualcuno di cui conosciamo la voce: ogni bambino,anziano,disabile,innamorato lo fa con fiducia,senza porsi trop- pe domande. Chi guida sa dove arrivare,dove fermarsi per una sosta,quanto tempo aspet- tare, cosa offrire per rigenerare. La creatura può porgere con la propria mano tutto il bisogno di aiuto che ha. 7
  9. 9. SIGNORE DIO MIO... Tu ami tutte le tue creature, Signore, e nulla abbandoni di ciò che hai creato: tu chiami alla solitudine quanti cercano la libertà di amare. Sei in attesa di quanti vogliono incontrarti nella interiorità più pura. Sei il Signore nostro Dio. Eccomi! Fà di me ciò che a te piace. 8
  10. 10. L’essenziale è libertà 2. LASCIATI LIBERARE Cercate il bene e non il male; allora vivrete e il Signore sarà con voi. (cf Am 5,14) L’unica causa della sofferenza umana consiste nell’attaccamento che si sviluppa per le cose, il potere e le persone. Togliete via questi ormeggi e tro- verete la pace (Antony de Mello). Questa è la terapia proposta per guarire la causa più profonda della sofferenza e giungere così alla vera comunione con la realtà, con gli altri e con Dio. L’attaccamento è un cancro che mina la felicità, la pace e la sicurez- za delle persone. Quando ci leghiamo a una persona o a una cosa (di tipo materiale come il denaro, di tipo relazione come il successo e la buona reputazione), siamo assaliti dall’ossessione di tenerci ben stretto ciò a cui siamo legati e di evitare ad ogni costo di perderlo, per sentirci feli- ci e sicuri. L’attaccamento è frutto di una visione deformata della vita; quando questa visione entra in conflitto con la vita stessa, sprofondiamo nel pozzo buio della sofferenza. Occorre un impegno costante per liberare la nostra interiorità malata e avvolta nell’oscurità,per renderla dimora pulita e segre- ta dell’incontro con Dio. Quando iniziamo a prestare attenzione alla nostra interiorità faccia- mo un notevole passo in avanti per decifrare la nostra sofferenza e gua- rirla. Questo passo, tuttavia, è solo il primo di un appassionante viaggio per ritrovare se stessi, gli altri e Dio. “Lascia il lavoro per aiutare i poveri” grandi caratteri una locandina davan- .A ti al giornalaio riportava questa notizia “sconcertante” ,questa pazzia in mezzo alla frenesia di stabilità. Cercare il bene,per noi e per gli altri,con quello che siamo e che facciamo,que- sta è la pazzia, l’impegno che, solo se liberi da àncore troppo pesanti, pos- siamo vivere nella quotidianità. 9
  11. 11. SIGNORE DIO MIO... Ti invoco, Signore Dio mio! Ascolta il bisogno di libertà che sale dal profondo del mio cuore. Affido a te la gioia della mia guarigione interiore. Mi abbandono a Te, come un bimbo in braccio a sua madre. 10
  12. 12. L’essenziale è libertà 3. NON TEMERE IL SILENZIO DELLA PROVA Fate penitenza, dice il Signore perché il Regno dei cieli è vicino. (cf Mt 4,17) Ogni prova della nostra esperienza spirituale porta con sé il vuoto del silenzio e dell’assenza di Dio. Sono i momenti misteriosi in cui Dio sembra tacere e non ricordarsi più delle sue creature. La notte dello spi- rito, che comporta e porta in sé la trasfigurazione dei sensi umani, tra- ghetta ogni creatura, che segue la via dello spirito, al di là della sensibi- lità umana,oltre le proprie potenzialità e capacità,per essere così introdotti nello spazio misterioso e divino che solo Dio abita e ci abita. Anche Gesù ha sperimentato in sé il silenzio di Dio, in quel Sabato Santo, quando discese agli inferi per riportare tutti all’altezza della mise- ricordia divina. Molte vicende ci spingono a credere e a sperare in un’attesa segreta e umile, perché carica di nuda fede. Un’attesa che dobbiamo tenere desta con l’olio della vigilanza e della preghiera, ripetendo nel nostro intimo e incessantemente: “Vieni Signore Gesù”!, sempre consapevoli che ogni sua venuta è imprevedibile e carica di sorpresa. Lo Spirito educa il nostro cuore a saper ricevere tutto e soltanto da Dio. Quando avremo appreso la preziosità di questa segreta relazione d’amore e di predile- zione, allora ci verrà donata la gioia e l’intensità della luce del mattino di pasqua, nel candore e nel sapore dell’unione totale con il Risorto. Un dono inaspettato,grande,a sorpresa,che spiazza la nostra povera e lenta umanità,per esempio un figlio,viene poi chiesto indietro come offerta e sacri- ficio. È l’incredulità di una prova troppo grande di chi ha riconosciuto in Dio il Signore anche della propria storia. E non ci sono risposte da trovare attor- no, neanche nelle persone più care; c’è solo il dolore ed il silenzio dentro cui cercare di curare la tua ferita con la preghiera e l’attesa,e poi ancora preghiera fino a che sentirai di nuovo “Non temere” . 11
  13. 13. SIGNORE DIO MIO... Ascoltami, Signore, Dio della mia salvezza! Tu hai pietà di me, in ogni tempo di prova; sei mia vittoria in ogni sconfitta che mi affligge. Ogni mio desiderio di bene è davanti a te. 12
  14. 14. L’essenziale è libertà 4. IMMERGITI NELLA SOLITUDINE Non voglio la morte del peccatore, dice il Signore, ma che si converta e viva. (cf Ez 33,11) Quando sarai totalmente solo davanti a Dio, quando starai alla sua presenza in un religioso silenzio, vedrai la tua immagine come nello spec- chio di Dio e scoprirai la mediocrità del tuo aspetto e come non gli asso- migli in nulla. A motivo della sua estrema tenerezza, Dio non ti svelerà la tua ver- gogna e la tua nudità in un sol colpo, perché la tua anima non sia pro- strata dalla tristezza. Il Signore ti farà scoprire a poco a poco i motivi di risentimento contro di te: infedeltà, orgoglio, collera, rivolta, furto, calun- nia, invidia, gelosia; ti mostrerà come queste accuse, sebbene sempre in vigore contro di te, siano state sospese grazie al sigillo del Sangue di Cristo, nell’attesa di una conversione sincera e di un patto sacro. La scoperta, da parte dell’uomo, dei propri peccati è una grande gra- zia; è l’unica via che conduce alla guarigione. È nel silenzio che tu potrai vedere chiaramente i tuoi difetti e i peccati che ti trascinano al giudizio. È ancora nel silenzio che troverai l’occasione di piangere per lavare con le tue lacrime la stupidità delle tue azioni. E uscirai dall’udienza divina 13
  15. 15. L’essenziale è libertà solo dopo aver ricevuto, ogni volta, nuovo issopo che laverà la tua anima rendendola più bianca della neve. Ma non credere che sia sufficiente allontanarsi dagli uomini per esse- re nella solitudine, né ritirarsi nella propria stanza per essere in silenzio. No, la solitudine nasce innanzitutto nel cuore e il silenzio comincia nella mente, non nella bocca. L’uomo che entra nella solitudine ha vuotato il proprio cuore di tutto: della felicità e della tristezza, della speranza e della disperazione, dell’amore e dell’odio; ha abbandonato ogni interesse e ogni riflessione, ha affidato tutto, consegnato tutto, come uno che s’appresta a entrare nella tomba. La solitudine non è semplicemente un tempo trascorso nella calma lontano dal mondo, trascorso il quale riprendiamo le nostre abitudini del passato, le chiacchiere, le discussioni, le polemiche, gli scherzi e i com- menti politici, le letture dei fatti di cronaca e i giudizi degli altri. L’uscita dalla solitudine è in qualche modo paragonabile all’uscita del risorto dalla tomba: l’anima deve conservare, calma, la discrezione, il silenzio e l’al- lontanamento dal mondo nella misura del possibile. Dopo aver vissuto tempi di silenzio, tornando in mezzo agli uomi- ni, custodisci, per quanto ti è possibile, la purezza del tuo pensiero, dei tuoi sensi e dei sentimenti del cuore, affinché ti sia facile, tornando nella solitudine, lanciarti senza ostacoli nello spazio misterioso della presen- za divina. 14
  16. 16. L’essenziale è libertà È decisamente arduo ricavarsi spazi di solitudine nella nostra vita familiare, comunitaria,parrocchiale senza essere guardati con sospetto.Ancora più arduo è avere il coraggio di porci,nella solitudine,davanti a Dio,vedere piano piano le nostre lontananze,ripulire mente e cuore,chiedere grazia per sanare il nostro pec- cato e trovare la lingua giusta per comunicare con chi vivi. La via del bene è esigente,perché ci chiede nitidezza di pensiero e di cuore e solo con Lui è possibile. SIGNORE DIO MIO... Ascoltami, Signore mio Dio. È grande la tua misericordia! Ti riveli clemente e pronto a perdonare, ogni volta che ti cerco nel segreto del mio deserto interiore. Volgi ancora verso di me il tuo volto di pietà e di tenerezza. 15
  17. 17. L’essenziale è libertà 5. LASCIATI SEDURRE DALL’AMORE Ecco ora il momento favorevole, è questo il giorno della salvezza. (cf 2 Cor 6,2) Dio si serve abbastanza spesso dei «quarant’anni di deserto» per introdurci alla rivelazione al mistero del suo Volto. Il modo con cui rea- giremo alle sue richieste e alla chiamata a non fermarci lungo il cammino, sarà decisivo e lo scoglio delle tempeste si trasformerà nel «Capo di buona speranza”, altrimenti Dio aspetterà un’altra occasione propizia che potrebbe presentarsi solo al momento della nostra morte, per immer- gerci nel deserto estremo della solitudine. Che cosa succede nel cuore dell’uomo quando è nel deserto? Egli non ha più niente né nessuno e deve avanzare al di là delle sue possibilità umane e di tutto ciò che rende possibile la relazione. Scopre allora quanto sia ancora impura la sua fiducia. Crede in Dio, ma deve sperimentare come la sua fede si basi ben poco sulla vera speranza teologale. Egli fa ancora leva sulle proprie forze, sulle proprie qualità, sulle proprie virtù, su ciò che lo circonda. Nel deserto tutto crolla ed egli è alla mercé del più pic- colo imprevisto, come Pietro che cammina sulle acque e appena smet- te di guardare Gesù va a fondo. Verrà il giorno in cui potrà dire come san Paolo: So infatti a chi ho creduto (2 Tm 1, 12). Anche se gli manca la terra sotto i piedi, la sua fede non vacilla in questo senso, il tempo del deserto è necessario perché sia eliminata ogni illusione e ogni sicurezza. È la prova della fede che Paolo descrive così bene nei capitoli 11 e 12 della Lettera agli Ebrei. Quando avremo capito che tutto dipende dal reciproco interscambio fra miseri- cordia e fiducia, non avremo più problemi nella vita. Ed è tipico della fiducia non cercare altro e contare solo sull’amore e sulla misericordia. Per poterci affidare soltanto alla misericordia, occor- re fare l’esperienza del salmista e gridare a Dio: Nel mio affanno invocai il Signore, nell’angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, al suo orecchio pervenne il mio grido (Sal 17,7). Come gli ebrei nel deserto, bisogna trovarsi di fronte a un pericolo reale e invocare Dio per- ché egli ci esaudisca. Non è più possibile contare su altre cose se non su di lui e su lui soltanto: Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio (Sal 19,8). 16
  18. 18. L’essenziale è libertà Tutti,in qualche modo,dobbiamo recarci nel deserto affinché Dio possa infrangere il nostro cuore di pietra e riconciliarci con lui. E se il deserto è il crogiolo in cui si purifica la nostra fede, è anche la sorgente da cui scaturisce la vera preghiera. Tutto ciò non avverrà in seguito ai nostri sforzi, ma perché Dio vorrà colmarci della sua misericordia: Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia (cf. Rm 9,16). Occorre pertanto fare in modo che Dio si intenerisca, come il cuore di un padre si lascia commuovere dai gemiti del figlio infermo o malato. Siccome però non lo si può costringere, l’unica cosa da fare è dirgli: «Riconosco che non mi è dovuto, che non ne sono degno, ma te lo chie- do a causa del Tuo Nome che è Misericordia». L’avere ammesso e con- fessato la nostra miseria dà modo a Dio di penetrare in noi e fare brec- cia nel nostro cuore di pietra. Fare esperienza dell’amore misericordioso di Dio: davvero non dipende dai nostri sforzi e dalla nostra volontà,ma dal Suo intenerimento per il nostro cuore di pietra se solo, gemendo e pigolando come rondine, incominciamo a chie- dere perdono ed aiuto. Ho sentito la meraviglia della misericordia anche nelle parole di Sara che mi ha raccontato un giorno particolare della sua vita. SIGNORE DIO MIO... I miei occhi, o Signore, sono fissi su di Te, come il servo è attento al minimo cenno del suo padrone. Le lacrime scorrono sul mio viso come rivoli di perdono e di pace. Ti chiedo pietà, in questo deserto di provata aridità interiore. 17
  19. 19. L’essenziale è libertà 6. ACCOGLI LA CHIAMATA ALLA NOVITÁ Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4) Chi si ritira dal mondo, è per avvicinarsi maggiormente alla fonte divi- na da cui scaturiscono le energie che spingono avanti il mondo e per com- prendere in questa luce i grandi disegni dell’uomo. È nel deserto, infat- ti, che l’anima riceve spesso le ispirazioni più alte. È là che Dio ha plasmato il suo popolo. È là che lo riconduce, dopo il peccato, “per sedurlo e parlare al suo cuore”(Os 2,16). È nel deserto,inoltre,che il Signore Gesù, dopo aver vinto il demonio, ha dispiegato tutta la sua potenza, pre- figurando così la vittoria della Pasqua. Non è forse attraverso un’esperienza analoga che il popolo di Dio, in ogni generazione, deve rinascere e rinnovarsi? Il contemplativo, che per vocazione si è ritirato in questo deserto spirituale, sente di vivere al cuore stesso della chiesa: la sua esperienza non gli appare esoterica ma, al con- 18
  20. 20. L’essenziale è libertà trario, tipica di ogni esperienza cristiana. Egli sa riconoscersi nelle prove e nelle tentazioni che subiscono molti suoi fratelli cristiani. Sa capire le loro sofferenze e ne discerne il significato. Conosce tutta l’amarezza e l’an- goscia della notte oscura: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Sal 22,2; Mt 27,46). Ma sa anche, dalla vicenda di Cristo, che Dio è il vincitore del peccato e della morte. Sara ha voluto farmi partecipe del momento in cui la sua vita vecchia è morta ed è iniziata una nuova vita. Si trovava bloccata a letto da molti giorni, tra grandi dolori per ernie vertebrali; non poteva più contare sulle sue forze né fisiche,né razionali.Aveva chiesto una corona del rosario che non aveva mai recitato,e la teneva sotto il cuscino.Un pomeriggio in cui era rimasta sola per qualche momento sentì il bisogno di accendere la radio sul comodino,ma sape- va bene che non poteva farlo perché non riusciva neanche ad allungare il brac- cio.Ci provò,l’accese ed incominciò ad ascoltare le parole di un sacerdote,che non aveva mai sentito prima.Nitida ascoltò la frase:“Alzati e cammina” .Sara pensò di essere impazzita perché incominciò ad alzarsi nonostante i forti dolori ed i divieti dei medici. Da quel giorno “è incominciata la mia nuova vita” ha detto:“quella dentro” . 19
  21. 21. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà; le tue misericordie che sono da sempre. Fà che il male non trionfi su di me. Conducimi nel deserto dell’ascolto e della purificazione. Liberami da tutte le mie angosce. 20
  22. 22. L’essenziale è libertà 7. AVVOLGITI DI SILENZIO Ritornate a me con tutto il vostro cuore, dice il Signore, perché io sono buono e misericordioso. (cf Gioe 2,12-13) Il silenzio del deserto e il suo richiamo risuonano continuamente nella Bibbia. Il deserto designa il luogo delle alleanze individuali e collettive, degli incontri, delle unioni, delle nozze. Il Signore ode le grida, le pre- ghiere di coloro che stanno nelle terre sterili. Non è necessario dire con Geremia (18. 19): «Prestami ascolto, Signore», oppure col secondo libro dei Re (19, 16): «Porgi,Signore,l’orecchio e ascolta».L’udito di Dio è atten- to ai gemiti di coloro che nel deserto camminano orientandosi verso il suo volto. Quando l’uomo è privo di attaccamenti terrestri, la sua voce è come un grido; quando è trattenuto da questi legami, la sua voce non desta nessun’eco. Il Signore ode i singhiozzi di Agar e il pianto del suo bambino. Non solo ode la madre e il bambino, ma li vede e li soccorre. L’esiliato, il nomade di Dio, sa che è amato: basta che deponga la sua pena in Dio. Dio conduce uomini e donne nel deserto, e poi anche il suo popo- lo, per ascoltarli meglio e guardarli con amore. Li conduce nel deserto per avvicinarsi, per legarsi, per condividere una tenerezza comune. Il testo sacro dimostra come il deserto sia una replica della creazione divina prima che l’uomo organizzi la terra secondo i suoi scopi, costruendo città dove la voce divina non è più percepita dagli uomini, travolti dall’agitazione della società, incapaci di volgere lo sguardo verso il volto di Dio. Nella storia di ognuno di noi ci sono piccole e grandi rinascite a vita nuova, ogni volta che la Sua voce ci ha raggiunto nei deserti e miraggi della quoti- dianità.Molteplici sono le conversioni degli uomini chiamati a lasciare nel pas- sato aridità, angosce, menzogne, compromessi, offese, ribellioni che solo Lui può curare. In ognuno di noi ci sono ferite affidate al Suo amore silenzioso e comprensivo per ogni creatura in ascolto. 21
  23. 23. SIGNORE DIO MIO... Ricorda, Signore, tuo amore e la tua bontà; Ti invoco, SignoreilDio mio! Ascolta il bisognole tue misericordie che sono che sale dal profondo del non trionfi di libertàda sempre. Fà che il male mio cuore. su di e. Conducimi nel deserto dell’ascolto e della purificazione. Affido a te la gioia della mia guarigione interiore. Liberami da tutte le come un bimbo in braccio a sua madre. Mi abbandono a Te,mie angosce. 22
  24. 24. L’essenziale è libertà 8. ACCETTA LA TUA POVERTÀ Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, dice il Signore. (cf Mt 7,7) Per poter parlare al nostro cuore e mostrarci il suo Volto (cf. Os 2,16), Dio deve condurci nel deserto. Tutti coloro che hanno fatto espe- rienza di vita eremitica lo sanno bene: quegli anni nel deserto ci metto- no duramente a confronto con noi stessi e ci fanno perdere le illusioni che abbiamo su di noi. È quello che accadde al popolo dell’Esodo, desti- nato a prendere coscienza della propria povertà attraverso i suoi falli- menti, le sue ribellioni e la sua conversione. Il popolo guidato da Mosè sperimenta la fame, la sete, è continua- mente minacciato dai nemici naturali o dagli egiziani e allora arriva a rimpiangere le cipolle dell’Egitto e le pentole di carne. La manna gli appa- re insipida e si rivolta contro Dio e contro Mosè: «Perché ci hai condot- ti in questa terra arida e inospitale?». È la legge del deserto dove si muore di sete. Gli Israeliti scoprono allo- ra la durezza del loro cuore e Mosè è costretto ad alzare le braccia e inter- cedere presso Dio per ottenere il perdono e la riconciliazione. E Dio placa la sua collera e si riconcilia con il popolo. Molti secoli più tardi, i profe- ti comprenderanno che il tempo trascorso nel deserto è stato un tempo di grazia, un’epoca in cui Dio si è unito al suo popolo in modo del tutto privilegiato (cf. Os 2,16 e 21-22). Tutto ciò vale anche per noi quando attraversiamo la prova del deser- to e non dev’essere necessariamente un deserto materiale. Quando Dio non ha un luogo desertico sottomano ci pone in un deserto spirituale, in seno alla famiglia o a una comunità e allora sperimentiamo la nostra povertà e la nostra miseria; in un parola, ci accorgiamo di avere un cuore duro che si chiude all’amore. Se potessimo capire che al di là delle nostre ribellioni lo Spirito Santo è pronto a unirsi a noi nel più profondo del nostro essere, diremmo come il profeta Geremia: È bene aspettare in silen- zio la salvezza del Signore. È bene per l’uomo portare il giogo fin dalla gio- vinezza. Sieda costui solitario e resti in silenzio, poiché egli glielo ha impo- sto; cacci nella polvere la bocca (Lam 3,26-29). Nel deserto l’uomo deve lasciarsi riconciliare con Dio e nello stes- so tempo con se stesso e con i fratelli. In altre parole deve convertirsi 23
  25. 25. L’essenziale è libertà per diventare un povero, un bambino a cui sono rivelati i segreti del Regno. Su questo Dio non può transigere: o siamo come dei bambini o non lo siamo; se lo siamo, abbiamo tutto, se non lo siamo, non abbia- mo niente. I nostri programmi, le nostre aspettative e risorse tante volte sono stati spaz- zati via, rimescolati, annullati, intrecciati, sostituiti da altre vie lungo le quali abbiamo scoperto ricchezze insperate. “Ma lo avevate programmato?” è la domanda più frequentemente rivolta a famiglie fuori dagli standard demo- grafici. Per fortuna oltre i nostri piani c’è la fantasia di Dio, oltre le nostre illu- sorie certezze,la ricchezza dello spirito,pronto a colmare ogni povertà umana. 24
  26. 26. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Ascolta le mie parole, Signore. Odi il lamento che sale a Te dal profondo della mia miseria. Trasforma la mia povertà in oasi di pace per tutti coloro che insieme a me cercano il Tuo Volto amico, o mio Re e mio Dio. 25
  27. 27. L’OASI DELLA PAROLA DI DIO * “ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quaranta anni nel deserto…” DEUTERONOMIO cap. 8 * “Gesù… fu condotto dallo Spirito nel deserto, dove, per qua- ranta giorni, fu tentato dal diavolo” LUCA 4, 1-13 26
  28. 28. II La “cella” dell’incontro
  29. 29. Afferma Pavel Evdokimov (1901-1970): “Nelle catacombe l’im- magine che ricorre più frequentemente è la figura di una donna in preghiera, l’orante. Rappresenta la sola vera attitudine dell’a- nima umana”. Non è sufficiente possedere la preghiera: dobbiamo diventare pre- ghiera, preghiera incarnata. Non basta avere momenti di lode; la nostra intera vita, ogni azione e ogni gesto, anche un sorriso, devo- no diventare un inno di adorazione,un’offerta,una preghiera.“Noi dobbiamo offrire non ciò che abbiamo, ma ciò che siamo. Questo è ciò di cui il mondo necessita sopra ogni altra cosa: non perso- ne che dicono preghiere, con più o meno grande regolarità, ma persone che sono preghiera. È questa la preghiera del cuore. Il cuore è il centro assoluto. Interpretato in questo modo, il cuore è molto lontano dall’es- sere un organo materiale del corpo; il cuore fisico è simbolo este- riore della potenzialità spirituale illimitata della creatura umana, fatta a immagine di Dio, chiamata a realizzare la sua somi- glianza. Siamo invitati dallo Spirito Santo a compiere tutto il viaggio inte- riore e realizzare in noi la vera preghiera. Per fare ciò dobbiamo entrare in questo “centro assoluto”, o “cella interiore”, cioè scen- dere dalla mente al cuore; più esattamente, siamo chiamati a scen- dere non da, ma con la mente. Lo scopo non è tanto “la preghiera del cuore ma la preghiera della “mente nel cuore”, perché le nostre varie forme dì comprensione, inclusa la ragione, sono un dono di Dio e devono essere usate per il suo servizio, non rifiu- tate. Questa unione “della mente nel cuore” significa la reinte- grazione della nostra natura caduta e frammentata, la restaura- zione della originaria interezza. Entrare nella sacra cella del nostro cuore,vuol dire fare l’esperienza di un “ritorno al Paradiso”, una riparazione della caduta, un rista- bilire lo status antepeccatum. Questo significa che è una realtà escatologica, un pegno, un’an- ticipazione dell’età a venire - qualcosa che nell’età presente non è ancora pienamente e interamente realizzato. (Kallistos Ware) 28
  30. 30. L’essenziale è libertà 9. LA VITA SPIRITUALE Formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo, dice il Signore. (cf Ez 18,31) Se entri in te stesso/a incontrerai un desiderio profondo, molto spes- so bistrattato dalla frantumazione quotidiana della vita. È il bisogno di vivere la vita in maniera più spirituale. La vita spirituale è la condizione o destino della nostra vita perso- nale. Essa non è un fenomeno raro, dalla sola statura mistica e contem- plativa, riservata a pochi, ma è la condizione di esseri “spirituali”, dota- ti cioè d’uno spirito, di una coscienza, di una libertà. Essa non è un insieme di sovrastrutture inserite nella costruzione adul- ta della nostra persona, ma è quell’intera nostra vita che, nella sua quo- tidianità, si trova a fare l’esperienza di un crescente tormento interiore, derivato dal bisogno di trovare la propria qualità, la propria profondi- tà, il proprio compimento. In tutti noi vi sono momenti in cui avvertiamo come una voce che ci chiama dal profondo del nostro cuore ad educarci per divenire per- sone libere e originali, capaci di relazionarci con gli altri in modo per- sonale e approfondito. Spesso cerchiamo la “vera vita”, sollecitati dalla bruciante constatazione che la vita che stiamo vivendo è incompleta,muti- lata, oppressa. Molte altre volte sentiamo viva l’aspirazione a sviluppa- re tutto il nostro umano,perché avvertiamo di poter divenire sempre qual- che cosa di più e ci sentiamo sospinti ad un oltre che ci fa cercare il senso più profondo della nostra vita interiore e umana. Molte circostanze della vita, avvenimenti più o meno positivi, incontri con persone, situazioni che sembrano capovolgere la nostra normale situazione, provocano un desiderio struggente di riscoprire l’essenziale. È la fame e la sete della pie- nezza di vita. 29
  31. 31. L’essenziale è libertà “Le cose inutili lasciale agli altri,per la tua serenità c’è…”dice la pubblicità di un prodotto bancario sicuramente ad effetto.Di quante cose inutili ci carichiamo ogni giorno, ogni incontro, ogni anno in più della nostra crescita! Con quan- to assurdo e dannoso “per di più” facciamo crescere i nostri ragazzi,assecon- dandoli o precedendoli in una corsa per garantire il meglio! Davvero stiamo cercando il meglio per noi stessi e per i nostri figli,o solo la tranquillità e la faci- lità di ciò che rassicura prima? È lotta quotidiana,è crisi sottile e snervante di ogni giorno la coerenza, l’attenzione per il superfluo e vuoto che rischiamo di prendere a piene mani anche quando sentiamo di voler rivolgere il nostro sguardo all’essenziale di una vita assetata di bene. 30
  32. 32. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Concedimi, Signore, di crescere interiormente secondo il Tuo Spirito d’amore. Rendimi umile e piccola, desiderosa solo della tua presenza in me e attorno a me. 31
  33. 33. L’essenziale è libertà 10. L’AZIONE TRASFORMANTE 10. DELLO SPIRITO Beati coloro che custodiscono la parola di Dio in cuore buono e sincero e portano frutto con la loro perseveranza. (cf Lc 8,15) I luoghi privilegiati in cui lo Spirito muove e porta a maturazione la vita interiore di ognuno di noi sono il corpo e il cuore. Il Corpo, tem- pio dello stesso Spirito, lo accoglie e si lascia elevare alla sfera spirituale, giorno dopo giorno,di grazia in grazia.Solo Dio,nella forza del suo Spirito, può iniziare e portare a compimento dentro di noi questa “pasqua”, questo passaggio alla sfera dello Spirito. Ma è soprattutto il cuore la vera dimora dello Spirito Santo. È in esso che lo Spirito attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio (Rm 8,16). È il cuore, insieme alla mente, ad ascoltare, ad acconsentire, a essere impre- gnato o intriso dallo Spirito, ad assimilare lo Spirito man mano che assi- mila la Parola, e a portare i frutti spirituali della lode e dell’eucaristia. Non resteremo chiusi e sorpresi di fronte alle prove che purificano la nostra mente, il nostro cuore e il nostro corpo, perché sappiamo che quelli sono i momenti in cui possiamo accogliere la chiamata dello Spirito a lasciarci “fare” e “rifare”, per divenire degni di quell’Amore che misteriosamente cresce dentro di noi e ci sostiene nel cammino imper- vio della vita terrena, nonostante tutta la nostra vulnerabilità. Dio ci ha promesso di dissetare la nostra sete di felicità: O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugual- mente… porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete… (Isaia 55, 1-2). Man mano che ci alleggeriamo, lasciando perdere le zavorre dell’inutilità, riusciamo a leggere meglio dentro di noi i bisogni reali di creatura fatta di corpo e di spirito ed abbiamo voglia di fare spazio, dentro e fuori, per un incontro nuovo; abbiamo voglia di pregare, di lodare, di ringraziare, di amare. Allora può capitarci di sentire la Sua voce che ci dice “Alzati”ed incominciare a muo- verci con passo nuovo. 32
  34. 34. SIGNORE DIO MIO... Donami, Signore, di avvertire una sete ardente di Te. La mia vita è stretta tra le braccia paterne del Padre. Apro il mio cuore all’azione creatrice del tuo Spirito, per divenire ogni giorno nuova creatura. 33
  35. 35. L’essenziale è libertà 11. IL SAPORE DELL’INCONTRO Siate misericordiosi, com’è misericordioso il Padre vostro. (Lc 6,36) Ci sarà anche per te un momento o più occasioni in cui ti verrà dato di vincere la notte della ricerca ansiosa di Colui che da sempre ti abita e ti attende. L’incontro è sempre una sorpresa, come lo fu per la Maddalena la mat- tina di Pasqua, nel giardino del risorto. Come fu per lei, così anche a te verrà detto nel profondo del cuore, di andare e annunciare che Lui è vivo. Devi allora essere pronto a lasciare anche il godimento del contatto con il maestro e Signore, per immergerti nella storia di tutti i giorni e vive- re come tutti, ma con il cuore abitato dal Signore della Vita. La felicità di un incontro bello non basta a sé stessa, non può essere solo per noi. Così se riusciamo ad assaporare il nutrimento, il ristoro di un abbraccio consolatore presto ci troviamo molto prossime: pietre taglienti e buche divo- ratrici di energia, disponibilità, gioia. E non ci sono scuse per i nostri tentativi di dire “No, non posso” perché per primi siamo stati perdonati ed abbraccia- ti e l’Amore misericordioso esige anche da noi questo tentativo di misericor- dia. SIGNORE DIO MIO... La tua legge, Signore, è parola d’amore per me. Essa dà ristoro alla mia anima, e rende più saldo il mio cuore. Tu mi cerchi nell’immenso giardino della vita; incontrarti per me è pace e misericordia. Ti rendo grazie. 34
  36. 36. 35
  37. 37. L’essenziale è libertà 12. LA CUSTODIA DI SÈ Chi si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato. (Mt 23,12) Bada bene che non ti entri in cuore alcun desiderio di vendetta, dice la Scrittura (Dt 15,9), cioè sta attento a te stesso in tutta la tua interez- za, non soltanto ad una parte, a discapito di un’altra. Come? Tenendo ben vigile la mente nel cuore.In nessun altro modo è possibile essere atten- ti a se stessi in tutti gli aspetti della propria vita. Stabilisci dunque que- sta custodia, che i primi monaci definivano come un “abitare secum”, Custodisci la tua interiorità e il tuo corpo. Grazie a questa custodia ti libe- rerai con facilità dalle tentazioni e dalle passioni del corpo e dell’anima. Perciò vigila su te stesso, osserva te stesso; o meglio, custodisciti, osser- 36
  38. 38. L’essenziale è libertà vati ed esaminati: sottometterai allo Spirito la carne in rivolta e non ci sarà più nel tuo cuore un pensiero iniquo (Dt 15,9). Se l’ira di un potente si accende contro di te, non lasciare il tuo posto, perché la calma placa le offese anche gravi (Qo 10,4). Dice il Qoelet di non lasciare senza sorve- glianza né il tuo cuore, né il tuo corpo. Diventerai allora inaccessibile agli spiriti che ti attaccano dal basso e ti presenterai con sicurezza a Colui che prova mente e cuore, al Dio giusto (Sal 7,10), senza che egli ti esamini, perché tu stesso ti sei esaminato. Paolo dice infatti: Se ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati (1Cor 11,31). Godrai l’esperienza dello stesso salmista (Davide), facendo tue le sue stesse paro- le: nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il gior- no; per te le tenebre sono come luce…. Tu mi hai tessuto nel seno di mia madre… mi conosci fino in fondo (Sal 138 12-13). Di vittoria in vittoria diventerai sempre più sensibile e il tuo cuore sarà capace di penetrare te stesso, il mistero degli esseri e delle cose. Il Piccolo Principe è guidato su questo percorso della custodia interiore da una volpe:“Ecco il mio segre- to, dice la volpe. E’ molto semplice: si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. E Sant’Agostino, nelle sue Confessioni può gridare davanti a tutti: “Il nostro cuore resterà inquieto finché non riposerà in Te”. Questo riposo, che l’uomo convertito cerca, è proprio la custodia di se stesso, o meglio la capacità di abitare nel proprio intimo. Ciò è possibile solo quando si decide di discendere nell’abisso dell’umiltà, dove lo Spirito crea e ricrea la vera umanità cristificata, fino ad abilita- re la creatura a dimorare nel silenzio e nella pace del proprio cuore. Una volta che il nostro cuore è stato riscaldato e dilatato dal fuoco dello Spirito,il sangue che viene pompato verrà spinto,con lo stesso calore,in tutte le parti del corpo. Come non sentire così il benessere di creatura plasmata in anima e corpo,amata allo stesso modo in spirito e fisico,voluta fragile e forte se solo rimane nell’Unità? Esistere può essere questa armonia di sé,questa con- sapevolezza di dignità ed unità da difendere ogni giorno. Fa allora sorridere, per esempio, un medico che sentenzia “Lei somatizza!” e si accanisce a considerare un uomo spezzato, fatto di parti da trattare quasi autonomamente, quando c’è Qualcun Altro a cui affidare, per primo, la cura dell’intera nostra persona. 37
  39. 39. SIGNORE DIO MIO... Salvami, Signore, e abbi misericordia delle mie chiusure e del mio egoismo.. Scendi nel mio intimo e risveglia la fede infiacchita e la pace assopita, che da sempre Tu hai seminato in me. 38
  40. 40. L’essenziale è libertà 13. LA PACE DEL DISTACCO Gesù Cristo è venuto per servire e dare la sua vita per la salvezza del mondo. (cf Mt 10,43) Il distacco rappresenta il punto decisivo della maturazione cristiana. Solo in condizioni di distacco l’uomo si apre a Dio, gli dà spazio al pro- prio interno, lo incontra, gli consente di operare in lui. Ma che cos’è que- sto distacco? Fuga dal mondo, esistenza vissuta in modo ascetico, rinun- cia al contatto con quel creato che è uscito pur buono dalle mani di Dio? Nulla di tutto ciò. Il ‘distacco’ è un processo in cui l’essere umano tende alla indiffe- renza, alla serenità e alla povertà di spirito, ad una povertà che non pre- tende alcunché, nemmeno di fare, a suo modo, la volontà di Dio, per- ché il distacco è l’esperienza di vuoto, è disponibilità piena ad accettare ciò che Dio fa. Solo in questa condizione di povertà interiore si potrà godere di quella limpida apertura che ci rende possibile la percezione della bellezza divina in noi, di quelle esperienze personali in cui Dio stesso viene a noi. Distacco non significa dunque fuga dal mondo, rinuncia, ritrarsi in se stessi, ma piuttosto farsi recettivi, lasciare che nel mondo esista tutto come Dio lo vede. Ciò che importa è che la creatura si renda libera per Dio e aperta alla verità intera. Il distacco lascia che esista tutto ciò che esiste in verità, per diventare tutt’uno con la stessa verità. 39
  41. 41. Camminiamo meglio con lo zaino leggero, soprattutto se siamo in compa- gnia di più piccoli che potrebbero aver bisogno di passarti,per un tratto,il loro peso. Così se diminuisce la preoccupazione per noi stessi, per le cose da por- tarci dietro, riusciamo a volgere lo sguardo attorno, a spaziare più lontano, al di sopra dei ciotoli e sterpi, più in alto e vedere meglio il bello ed il buono nel mondo, quasi con un po’ della limpidezza degli occhi di Chi l’ha creato. Atarassia, distacco dalle nostre più umane e naturali passioni per cose e per- sone? Non credo: solo l’esperienza,che tutti possiamo tentare,di camminare allon- tanando il subdolo invischiamento, per esempio consumistico, o il distrutti- vo cinismo del più prepotente,del più furbo,offerti come attuali modelli di rea- lizzazione. SIGNORE DIO MIO... Illumina i miei occhi, Signore, perché non mi addormenti nell’attaccamento a questo mondo e alle futili cose.. Fa che ti serva con il solo atteggiamento del servo. Tu umile Servo del Padre e Signore della storia. 40
  42. 42. L’essenziale è libertà 14. LA FORZA DELL’ESSENZIALE Beati i perfetti nella loro condotta, che camminano nella legge del Signore. (Sal 118,1) Se volete attirare a voi il Signore, andate da Lui come i discepoli dal mae- stro, con grande semplicità, apertamente, onestamente, senza ambiguità, senza inutile curiosità. Dio è semplice e privo di complicazioni e vuole che le anime che vanno a Lui siano semplici e pure. La semplicità infatti non potrà mai essere separata dall’umiltà (San Giovanni Climaco). Sull’esempio del maestro tutti possiamo eliminare dalla nostra vita quotidiana tutto ciò che non è essenziale e ci sforziamo di vivere in tota- le dipendenza da Dio. La semplicità orienta il nostro cuore e la nostra mente verso Dio, poi- ché in Lui soltanto possono ricomporsi e integrarsi le nostre indiscuti- bili complessità. Oggi, più che mai, avvertiamo l’urgenza di scoprire il segreto della felicità, conducendo una vita senza affanni e senza primati, ma nella sem- plicità quotidiana. Spesso la bussola della nostra vita gira a vuoto, anche senza maremoti e scossoni, ma solo in una grande confusione di mente e cuore, in cui tutto ci sembra momentaneamente lecito e giusto per alleviare la fatica di vivere, e stentiamo a trovare la stabilità di una calamita. La calamita che attiri a sé la nostra esistenza,che ci orienti nella speranza,nella felicità di qualcosa che non si disfi continuamente tra le mani, la calamita verso l’essenziale, verso l’oltre il momentaneo e provvisorio, verso la limpidezza del bene. Come riconoscere l’essenziale, come sentirne la forza e la libertà,fin da ora, in questo momento della mia vita, come vivere scelte coerenti? La semplicità di cuore e di mente, quando diventa abito di tutti i giorni, male convive con l’artefatta complessità in cui siamo immersi, male viene tollera- ta dai tanti che la considerano pura stupidità,incapacità a vivere coi piedi per terra, inadeguatezza, inettitudine. 41
  43. 43. SIGNORE DIO MIO... Non stare lontano da me, Signore, Dio mio! Scrutami e conosci il mio cuore; provami e conosci i miei pensieri. Vedi se percorro la via dell’essenzialità. 42
  44. 44. L’essenziale è libertà 15. IL DISTACCO DA TUTTO E DA TUTTI Dio ci ha amati e ha mandato il suo Figlio, vittima di espiazione per i nostri peccati. (1 Gv 4,10) L’essere stranieri in questo mondo (cioè distaccati) viene indicato, dai padri della Chiesa con la parola “xeniteia”. Questo è un termine greco che si riferisce a una pratica ascetica piuttosto frequente tra i monaci dei primi secoli; essa indica l’espatrio, l’esilio volontario, il cammino median- te il quale il monaco abbandona la propria patria per andare a vivere in un paese dove avrà sempre consapevolezza di essere uno straniero. L’espatrio è un modo per fuggire onori e riconoscimenti di cui si è cir- condati nel proprio paese, per andare a vivere nel disprezzo e nella com- pleta dimenticanza. La xeniteia favorisce la quiete, o hesychia (= pace- riposo interiore), di cui il monaco ha bisogno se vuole perseverare nel suo proposito di «sequela di Cristo»: sradicato da tutte le occupazioni che gli procurano i legami esistenti con il luogo di origine, può vivere nella incuranza di sé, per rendersi interamente disponibile a ciò che ha scelto come unico fine della vita, la ricerca di Dio. La xeniteia è così asso- ciata a un’altra dimensione fondamentale della vita interiore: la spolia- zione, la rinuncia ai beni per essere liberi da tutti gli affanni mondani. Il cristiano, che vuole restare fedele al proprio ideale, sente il bisogno di ripetute rotture da realizzarsi attraverso nuove rinunce. Occorre, per questo, discernimento, tempi di nascondimento, di silenzio, di assenza di stima, quasi di disprezzo, senza nessun soccorso, sperimentando la « via stretta », la spoliazione: « Penso più volte di andarmene e di appro- fittare di questa partenza per andare in un luogo dove io sia realmente e resti assolutamente sconosciuto » (Ch. De Foucauld). La xeniteia pone continuamente il monaco, e molto spesso anche il cristiano impegnato, nelle condizioni più favorevoli per raggiungere il suo ideale: l’umiltà, la povertà, il silenzio. Grazie alla xeniteia egli gioisce della beata «non-curan- za », così necessaria a chi vuole trovare Dio; cammina sulle tracce dei patriarchi che hanno visto Dio e hanno goduto la sua intimità dopo aver lasciato il loro paese; cammina sulle tracce di Abramo e degli apostoli, dispersi in numerose nazioni; segue Cristo stesso, venuto in questo mondo come uno straniero, che non aveva una pietra su cui posare il capo (cf Mt 8,20). 43
  45. 45. L’essenziale è libertà “In che mondo vivi?” ,“Ma non hai sentito in televisione?”ci può capitare che qual- cuno ci chieda,sorpreso,perché non siamo a conoscenza di eclatanti notizie rela- tive a difetti, o di particolari macabri e di morbose curiosità sui delitti altrui. Viviamo in questo mondo, dono del Creatore, in cui a forza di privilegiare ciò che fa più rumore e riempie lo spazio con più grossolanità e violenza, ci stia- mo arrendendo.“Che ci vuoi fare, il mondo va così” e giustifichiamo le nostre paure a prendere posizione,a parlare chiaro,a parlare di bene e di male e deci- dere da quale parte stare. Adulti e vecchi verso la resa e la rinuncia, rischia- mo di diventare,con grosse responsabilità nei confronti dei piccoli che hanno sete e fame di bene,ai quali stiamo rinunciando ad indicare da dove può giun- gere il vento leggero in cui Gesù si fa sentire, ci parla, ci ama. 44
  46. 46. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... In te mi rifugio, Signore; che io non resti nelle tenebre della prova. Salvami e strappa la rete delle schiavitù che occupano lo spazio del cuore. Staccami da tutto ciò che mi opprime e mi impedisce di vedere il tuo amore. 45
  47. 47. L’INTIMITA’ DELLA PAROLA DI DIO * “Elia entrò in una caverna per passarvi la notte e … udì il Signore nel mormorio di un vento leggero”. 1RE 19, 9-15 * “quando preghi entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto…” MATTEO 6, 5-6 46
  48. 48. III La fenditura del cuore
  49. 49. «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19, 37)! Per divina disposizione è stato permesso che un soldato trafig- gesse e aprisse quel sacro costato (di Cristo Crocifisso). Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. Sorgi o anima amica di Cristo. Sii come colomba «che pone il suo nido nelle pareti di una gola profonda» (Ger 48, 28). Come «il passero che ha trovato la sua dimora» (Sal 83, 4), non cessare di vegliare in questo santuario. Ivi, come tortora, nascondi i tuoi pic- coli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca per attingere le acque dalle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12, 3). ... Corri a questa fonte di vita e di luce con vivo desiderio, chiunque tu sia, o anima consacrata a Dio, e con l’intima forza del cuore grida a lui.“O inef- fabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eter- na! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce...!” O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nasco- sta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità è senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purez- za imperturbabile! (San Bonaventura) 48
  50. 50. L’essenziale è libertà 16. È DIO CHE TI CERCA Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato contro il Cielo e contro di te. (Lc 15,18)) O anima bellissima fra tutte le creature, che desideri tanto conosce- re il luogo dove si trova il tuo Diletto,per trovarlo ed unirti con Lui! Ormai ti è stato detto che tu stessa sei il luogo in cui Egli dimora e il nascondi- glio dove si cela. Tu puoi grandemente rallegrarti sapendo che tutto il tuo bene e l’intera tua speranza è così vicina a te da abitare dentro di te o, per dire meglio, che tu non puoi stare senza di Lui: Sappiate - dice lo Sposo - che il regno di Dio è dentro di voi (Lc. 17, 21). l’apostolo S. Paolo soggiunge: Voi siete il tempio di Dio (2 Cor. 6, 16). È grande conforto per l’anima sapere che Dio non le viene mai meno, anche se essa è in peccato mortale; quanto meno Egli abbandonerà quel- la che è in grazia! Che vuoi di più, o anima, e perché cerchi ancora fuori dì te, dal momento che hai dentro di te le tue ricchezze, i tuoi diletti, la tua sod- disfazione, la tua abbondanza e il tuo regno, cioè l’Amato, che tu desi- deri e brami? Gioisci e rallegrati pure con Lui nel tuo raccoglimento inte- riore, poiché lo hai così vicino! Qui desideralo, adoralo, senza andare a cercarlo altrove, poiché ti distrarresti, ti stancheresti senza poterlo né tro- vare né godere con maggiore certezza e celerità, né averlo più vicino che dentro di te. Vi è un’unica difficoltà e cioè che, pure essendo dentro di te, se ne sta nascosto; però è già molto se si conosce il luogo dove sta nasco- sto per cercarlo con la certezza di trovarlo. È quanto tu, o anima, chie- di, allorché con affetto di amore dici: Dove ti nascondesti? Tuttavia mi puoi dire: se l’Amato dell’anima mia è dentro di me, pre- ché non lo trovo e non lo sento? Ciò accade perché Egli se ne sta nasco- sto e tu non ti nascondi per trovarlo e per sentirlo. Infatti chi vuole tro- vare una cosa nascosta deve entrare fino al nascondiglio dove quella si trova e, quando la trova, anch’egli è nascosto come lei. Dunque poiché il tuo Sposo amato è il tesoro nascosto nel campo dell’anima tua, per il quale tesoro l’astuto mercante vendette tutti i suoi beni (Mt. 13, 44),sarà necessario che tu, per trovarlo, dimenticando tutte le cose e allontanan- doti da tutte le creature ti rifugi nel nascondiglio interiore del tuo spiri- to (Mt 6,6) e serrata la porta dietro di te, vale a dire chiusa la tua volon- 49
  51. 51. L’essenziale è libertà tà a tutte le cose,preghi occultamente il Padre tuo.Allora rimanendo nasco- sta con Lui, lo sentirai e lo amerai di nascosto, lo godrai e ti diletterai con Lui di nascosto, ossia in maniera superiore ad ogni espressione e senti- mento umano. (San Giovanni della Croce, Cantico spirituale). SIGNORE DIO MIO... Tu sei paziente e misericordioso, Signore. Sei grande nell’amore e buono verso tutti. Mi attendi come un padre aspetta il ritorno di suo figlio, nel tempo della lunga notte della fuga. Continua a cercarmi nel fitto bosco delle mie infedeltà. 50
  52. 52. L’essenziale è libertà Consumiamo ogni giorno tante energie alla ricerca di ciò che ci fa stare meglio: dal look, angustia di teenagers e meno, all’attenzione per migliorare il nostro aspetto esteriore per affrontare con più sicurezza l’altro, per sentirci meglio con noi stessi,fino alla sfera più intima dell’interiorità attraverso la rifles- sione,tecniche individuali e comunitarie di meditazione,la preghiera fatta di parole e silenzi, l’adorazione, la celebrazione eucaristica. Sembra comunque essere il nostro “io” a mettersi in azione, muoversi per primo, a cercare, a fare, e tutto questo ci porta stanchezza. Dolcissimo è poter assaporare che il nostro voler fare viene preceduto e spiaz- zato da Qualcuno che ci cerca per primo da sempre e che è già in noi, pron- to a respirare con il nostro respiro. 51
  53. 53. L’essenziale è libertà 17. ABBI CUORE Spero nel Signore. Spero nella sua Parola, perché grande è la sua misericordia. (cf Sal 129,5.7) Il punto di partenza di chi cerca Dio e l’unificazione del proprio cuore in Lui è il sentirsi profondamente chiamato alla conversione, che signi- fica voltarsi decisamente altrove, per rigenerare il “cuore”. Esso è sempre stato, in tutta la tradizione spirituale e biblica, il fulcro dell’attenzione di chiunque decide di cercare solo il Signore e di vivere pacificato inte- riormente. Traduce bene questa attenzione un detto di Abba Poemen: “Se hai cuore puoi salvarti”! Che cos’è la salvezza se non una ricerca costante della libertà inte- riore, mediante una sempre nuova fedeltà a Dio? Colui che vive quo- tidianamente con cuore pacificato può gustare la bellezza della vita divi- na in sé e attorno a sé: la vita eterna. Il cuore, abitato da Dio, deve continuamente immergersi nella morte e resurrezione di Cristo, accet- tando le prove e le purificazioni come partecipazione al mistero pasquale. 52
  54. 54. L’essenziale è libertà Lo Spirito Santo fa dono della grazia della contemplazione proprio a chi ha il coraggio di ripulire il cuore dalle sue scorie, dalla sua opacità, ren- dendolo trasparente e puro. E’ questo il cuore unificato, il cuore maturo, capace di una costante passione per Dio e per il Suo Regno. E’ il cuore amico di Dio, avvolto da una radicale semplicità evangelica e incarnato nella quotidianità senza fughe. Il Dio che vi dimora si fa vedere e trasfigura la creatura, come spie- ga San Paolo:Tutti noi, a viso scoperto, riflettiamo la gloria del Signore, venia- mo trasfigurati in questa medesima immagine, con una gloria sempre più grande, mediante il Signore, che è Spirito (2Cor 3,18). E la gloria sempre più grande è proprio l’uomo, la donna unificati in Lui e ricondotti alla vera immagine divina. Avere il cuore di un bambino descrive bene l’essenziale di una persona che man- tiene la sua integrità,purezza,bontà,fiducia in qualcuno più grande,nella vita che intravede ed osserva ad occhi sgranati. Nutrire il cuore come centro del nostro essere, attorno al quale tutto il resto si costruisce e si dirama, è atten- zione prioritaria di ogni creatura che vuole avviarsi verso il Padre senza abbru- tire, sprecare, negare ciò che di unico ha ricevuto in sé. SIGNORE DIO MIO... La mia anima sospira e cerca il tuo volto, Signore. In te soltanto trovano pace il cuore e la mente. Rendimi semplice e povero. Tu solo puoi plasmarmi in creatura nuova e luminosa. 53
  55. 55. L’essenziale è libertà 18. CHIEDI L’UMILTÀ Signore chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà nel tuo santo monte? Chi cammina in santità e agisce secondo giustizia. (Sal 14,1-7) “Non vi è via più dolorosa e che sottoponga a una spoliazione radi- cale dell’umiltà evangelica, dove il contemplativo impara che non è migliore dei suoi fratelli, che è un peccatore perdonato quanto e più di loro, e che, per poter accedere alla contemplazione in modo forse più agevole dei suoi fratelli, deve raggiungere coloro i quali Gesù ha promesso che avrebbero preceduto tutti nel suo regno. Egli diventa così la chiesa dell’umile e gioioso pentimento. Nell’abisso dell’umiltà si può verificare il miracolo, che Dio divente- 54
  56. 56. L’essenziale è libertà rà “percepibile dal cuore del contemplativo”, che a poco a poco egli potrà gustare fino a che punto il Signore è dolce. Allora potrà intravedere già un poco le gioie del cielo.“Ma di notte”,come diceva Giovanni della Croce, o meglio di notte in notte e di chiarore d’aurora in chiarore d’aurora, quasi incollato alla Parola di Dio, lampada sui suoi passi, e dolcemente sedotto da essa. Come dalla stella del mattino, finché il pieno sole non venga a inondare della sua luce la chiesa intera” (Andrè Louf). Chi ha sentito il ghiaccio del proprio cuore sciogliersi al calore del perdono non può tornare alle vecchie trappole dell’orgoglio e della vanagloria come se nien- te sia accaduto, non può scordare quanto di grande viene dal riconoscersi ulti- mo,misero dopo altri miseri,avvicinato per primo dall’Unico che può soccorrere. Tristemente, l’umiltà vissuta con coerenza nell’intimo e nella vita comune viene confusa. In un ambiente di lavoro ho sentito qualcuno tentare di ferire l’altro che non prevarica, non offende, non maligna con “Svegliati? Non puoi vivere da colomba in mezzo ai falchi!” Forse sì, possiamo. . SIGNORE DIO MIO... T’invoco, mio Dio: dammi risposta. Rivolgi a me il tuo orecchio e ascolta la mia preghiera. Custodiscimi come la pupilla dell’occhio, proteggimi all’ombra delle tue ali. 55
  57. 57. L’essenziale è libertà 19. AFFIDATI ALLA SUA VOLONTÀ Le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna. (cf Gv 6,63.68) È un gran bene abbandonarsi alla volontà di Dio. Allora nell’anima c’è solo il Signore e nessun pensiero estraneo vi penetra, la sua preghie- ra diviene pura, e il cuore sente l’amore di Dio: anche se soffre nel corpo. Quando l’anima si affida totalmente alla volontà di Dio, il Signore stesso comincia a guidarla, e l’anima è istruita direttamente da Dio, mentre prima era guidata dai maestri e dalle Scritture. Ma è un dono raro che il Maestro dell’anima sia il Signore stesso e che sia lui ad istruir- la per mezzo della grazia dello Spirito santo; pochi conoscono l’esperienza di questo mistero: solo quelli che vivono secondo la volontà di Dio. L’uomo superbo non cerca la volontà di Dio, ma vuole dirigere egli stesso la sua vita. E non capisce che la sola ragione senza Dio non è suf- ficiente ad indicargli la via. Anch’io, quando vivevo nel mondo, prima di conoscere il Signore e lo Spirito santo, mi basavo sulla mia ragione. Ma quando, per mezzo dello Spirito santo, ho conosciuto il Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, allora l’anima mia, si è affidata a Dio, ed io 56
  58. 58. L’essenziale è libertà accetto qualunque afflizione mi colpisca, e dico: «Il Signore mi vede... che cosa dovrei temere?» Prima, però, non ero capace di vivere in que- sto modo. Per chi si è abbandonato alla volontà di Dio, la vita diventa molto più facile, perché anche nelle malattie e nella povertà e nella persecuzione egli pensa: «Così ha deciso il Signore, ed io devo sopportare per i miei peccati». (Silvano del Monte Athos) Quando non comprendiamo, istintivamente chiediamo a chi ci può aiutare a spiegare qualcosa in più di una realtà che ci sfugge. Tanto di sfuggevole ammucchiamo nei nostri giorni e anni,tanto di incomprensibile in noi e attor- no a noi,che può diventare tormento,sofferenza,ribellione.L’assurdità viene spiegata,la sofferenza lenita se solo sentiamo che c’è semplicemente Chi sta vedendo prima di noi,per noi,aldilà del nostro abituale orizzonte,strade che non conosciamo e che non vorremmo percorrere. Ho ascoltato Laura che mi ha detto:“Da venti anni convivo con questo corpo trasformato, gonfiato, impedito; da venti anni sento medici scettici e con- traddittori. Ma in questo tempo il Signore ha fatto in me grandi cose, davve- ro mi ha trasformata: prima ero sola, adesso posso pregare, lodare, chiedere di essermi vicino a Lui che non conoscevo e che mi ama” . 57
  59. 59. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Guida i miei passi, Signore, verso la tua parola. Dirigimi sul sentiero della tua bontà amica. Nel solco dell’umile appartenenza a Te, vivo l’obbedienza ai tuoi voleri. Ti ringrazio perché sempre mi avvolgi con il Tuo Spirito. 58
  60. 60. L’essenziale è libertà 20.TUTTO VIENE DA LUI Chi non è con me, è contro di me; chi non raccoglie con me, disperde. (Lc 11,23) “Sappiate questo, figli miei diletti, non pensate che sia opera vostra intraprendere l’opera di Dio e progredire in essa, ma è frutto di una pre- senza divina che sempre vi aiuta.Aspirate sempre a offrire voi stessi quali vittime a Dio e accogliete con fervore la potenza che viene in vostro aiuto. Offrite così consolazione a Cristo Gesù alla sua venuta,e a tutta l’assemblea dei santi e anche a me, povero uomo, che dimoro in questo corpo di fango e di tenebra… Voglio che sappiate che il nostro Signore Gesù Cristo è il vero Intelletto del Padre, da lui furono create tutte le nostre nature spirituali a imma- gine della sua Immagine, perché egli è il capo di tutta la creazione e del corpo che è la Chiesa…” (dalle lettere di S. Antonio Abate). Creati ad immagine e somiglianza di Dio è l’incredibile, mirabile, appannata realtà umana. Se vivessimo ogni giorno consapevoli di questo, ci aspette- remmo anche le relative conseguenze,sapremmo di poter contare sulla forza di una vita non a caso, non vana, ma innestata in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Sapremmo trovare il rispetto con cui vengono trattate le cose prezio- se, sapremmo dove attingere energia, gioia, sopportazione. Perché facciamo finta di non saperlo e non riusciamo a dirlo neanche ai nostri figli,man mano che crescono,quasi annichiliti ed indeboliti dalla fati- ca di vivere? Ogni giorno possiamo aprire la finestra verso il sorgere del sole. 59
  61. 61. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Tu sei bellezza infinita, Signore! Offro a Te la mia piccola storia, come sacrificio d’amore. Tutto è tuo e tutto mi viene da Te. Lode e gloria alla Tua Bontà eterna. 60
  62. 62. L’essenziale è libertà 21. ASCOLTA CHI TI AIUTA La Parola di Dio è viva, efficace; scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. (Eb 4,12) Viene un momento nella vita in cui non possiamo più accontentar- ci di idee generali; abbiamo bisogno di essere guidati concretamente, di essere seguiti nel corso delle nostre esperienze. La trasmissione avviene da persona a persona, “dal mio cuore al tuo cuore”. Ogni persona che decide di viaggiare nella propria interiorità, cerca una guida, un aiuto spirituale, al fine di scoprire in essa il volto del Cristo, Figlio Unico rivolto nello Spirito verso “il Solo che è Padre”. Questo accompagnamento sarà un’avventura nel cuore del deserto, che chiederà una docilità a tutta prova e un ascolto profondo della voce dello Spirito che si manifesta in colui o colei che accompagna. 61
  63. 63. L’essenziale è libertà “Mio figlio non mi ascolta” risuona spesso nel nostro raccontarci. Ascoltare con la testa ed il cuore è raro e non bastano certo legami di sangue. È dono particolare l’incontro con persone che diventano riferimento,guida,caposaldo della nostra vita. Per ognuno ci sono state persone speciali incontrate nel momento giusto, le cui parole e testimonianza si andava cercando col lan- ternino.Le nostre guide spirituali, i nostri angeli da seguire con umiltà e fidu- cia, sono rari e preziosi, anch’essi dono per cui ringraziare il Padre. Vicino ho il ricordo di una persona che mi ha detto poche parole con il cuore, quelle di cui avevo bisogno;un cappuccino canuto,con il viso rotondo da bam- bino, gli occhi piccoli da agnello, il naso corto e storto, il sorriso da innamo- rato, mi ha ascoltato e mi ha detto:“È inutile che ti arrabbi, parli e sparli.Te lo dico perché è stata mia esperienza. Ora puoi solo tacere, pregare, amare” . Ascoltarlo e stare meglio: bastavano quei tre verbi detti da lui in quel momento. SIGNORE DIO MIO... Ti rendo grazie, Signore Dio della mia salvezza. Poni accanto a me fratelli e sorelle che testimoniano l’amore per Te. La luce dello Spirito Santo mi renda capace di discernere una guida sicura, che accompagni i miei passi sul sentiero della vita interiore. 62
  64. 64. L’essenziale è libertà 22. IMPARA A MORIRE Il pubblicano, stando a distanza, si batteva il petto e diceva:“O Dio, abbi pietà di me”! (Lc 18,13) L’abate Macario diceva: “Queste tre cose sono capitali ed è bene presentarsele senza tregua: In ogni momento ci si deve ricordare della morte, si deve morire ad ogni uomo, e il pensiero deve essere costantemente unito a nostro Signore. Difatti, se non si ha ad ogni momento presente la propria morte, non si sarà capaci di morire ad ogni uomo; e se non si è capaci di morire ad ogni uomo, non si sarà capaci di essere costantemente davanti a Dio”. Morire ogni giorno vuol dire fare di se stessi un sacrificio spirituale a Dio, e non cercare mai la propria volontà, ma quella di Dio e seguirla come unica guida e direzione della vita. La vita spirituale infatti è l’itinerario verso Dio di un pellegrino che sceglie la via direttissima della salita verso il monte della visione, attra- versando ogni giorno il deserto della morte a se stessi, senza temere l’a- sprezza e l’aridità di queste traversate. Perché amare Dio è spogliarsi di tutto ciò che non è Dio. Imparare a morire per imparare a vivere è il paradosso inspiegabile di chi vuole la pienezza di vita,di chi ha riconosciuto in Dio il proprio tutto. Indicare l’assoluto non nella propria volontà ed autoaffermazione, non in perfettibili modelli esterni,ma nell’unica volontà creatrice della vita,è cosa possibile da fare per esempio nei confronti di ragazzi senza essere fraintesa per autolesionismo, rinuncia, mancanza di persona- lità, vittimismo? Una Vittima ha già raccolto in sé tutte le morti, per la Resurrezione. 63
  65. 65. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Abbi pietà di me, peccatore, Signore Gesù. Pongo davanti a te ogni mia morte E ti chiedo perdono per tutti i miei peccati. Ogni giorno ti benedico e ti lodo, Signore, per i tuoi innumerevoli benefici 64
  66. 66. L’essenziale è libertà 23. NON TEMERE LA NOTTE Io sono la luce del mondo, dice il Signore, chi segue me avrà la luce della vita. (Gv 8,12) La notte mi sarà luce nelle mie delizie! (Sal 138,11) È come se il Salmista dicesse: la notte della fede mi servirà di guida nei guadi della mia più pura contemplazione e della mia unione con Dio. Da ciò si comprende come l’anima che vuole essere illuminata per compiere questo cammino, deve trovarsi nelle tenebre. (San Giovanni della Croce) 65
  67. 67. L’essenziale è libertà Illumina, Signore, le mie notti con la luce discreta della tua presen- za. Non abbandonarmi nelle mie solitudini, quando tutto sembra crol- lare attorno a me, e quando le presenze più familiari mi diventano estra- nee e sono incapaci di consolarmi. Lo sai anche tu, o mio Gesù, quanto sia terribile la solitudine, quando anche il Padre si è reso introvabile e tu ti sei sentito da lui abbandonato. Per questa tua terribile desolazione, vieni in aiuto ai miei deserti, non abbandonarmi quando mi sento abbando- nata dagli altri. Tu che hai sudato sangue, lenisci le mie ferite. Tu che sei risorto, rendi feconda di vita l’esperienza di inutilità e di abbandono. Per la tua santa agonia, riempi i miei momenti terribili, le ore e i giorni di vuoto, perché io possa sperimentarti come il dolce salvatore. È la risposta al nostro “Io ho terrore della notte” Svegli, nel buio, si è attentis- . simi a scorgere il minimo indizio di luce ed a gioire e esultare per l’irrompere della luce piena. Nella tranquilla luminosità del giorno pieno o fra i tanti miraggi delle luci artificiali sarebbe impossibile distinguere qual è quella luce unica, capace di arrivare al cuore e riscaldarlo. 66
  68. 68. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Confido in te, Signore. Esulto per la luce del Tuo Volto. Ti rendo grazie per la Tua Parola, che è lampada nelle mie notti. La tua voce è certezza nel mio vagare. Conducimi Tu e attirami con la forza del tuo amore. 67
  69. 69. LE FENDITURE SALVIFICHE DELLA PAROLA DI DIO * O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascon- digli dei dirupi” CANTICO DEI CANTICI 2, 8-17 * uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua” GIOVANNI 19, 31-37 68
  70. 70. IV Il monte della pace
  71. 71. La montagna ha da sempre rappresentato per l’uomo uno spa- zio misterioso, affascinante, attraente e tremendo, e, insieme, un simbolo dell’anelito. Una tensione verso la conoscenza e la comu- nione con l’assoluto. La montagna richiama e richiede ascensione, ascesi, silenzio e soli- tudine, altezza e profondità, rischio ed ebbrezza, continuità, fedel- tà fino... alla scoperta della montagna interiore, luogo della rive- lazione più profonda di sé e dell’incontro con l’Altro. “Quando l’uomo inizia l’ascesa della propria montagna interio- re, scopre dentro di sé la presenza di una sorgente. Essa nasce in fondo a lui, ed egli ignora il punto in cui emerge: soltanto il canto della sorgente gli permette di coglierne la realtà. Questa melodia - simile al profumo di un fiore - non rompe il silenzio; discreta, non si impone mai: come un sussurro che permette di cogliere le origini, le nascite e le metamorfosi. Rintocco sottile di una pre- senza che accompagna,insegnando la lucidità nella luce come pure nella notte. La sorgente ha, al suo passaggio, la funzione di sve- lare; e tutta l’azione di chi la scopre consiste nel non ostacolarne la fluidità. Bloccarla nel suo percorso, sospenderne il corso sareb- be un terribile errore.Esistono sguardi secchi e sguardi umidi: que- sti ultimi sono segretamente animati dalla sorgente di dentro,crea- trice di un clima interiore e di una relazione giusta con l’esterno. I saggi sanno distinguere negli occhi la qualità di una sorgente segreta, pura o contaminata. Animati da una sorgente, gli occhi sono illuminati da una luce di primavera”. (M-Madeleine Davy) 70
  72. 72. L’essenziale è libertà 24. L’ALTITUDINE Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla… presso acque tranquille mi ristora. (Sal 22,1-2) La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo verso l’alto; è come se fosse un indice puntato verso il cielo, è il rimando allo zenit e quindi alla luce, all’inaccessibilità, alla trascendenza rispetto all’orizzonte in cui noi siamo immersi quotidianamente. Dalla cima di un monte è possibile contemplare il cielo stellato, come un manto di luci, che brillano all’infinito e invitano a sperare nella vita immersa nella notte che viene. Chi dimora sul monte si sente protetto dal cielo che lo abbraccia e lo custodisce nel cuore della notte, nel silen- zio del creato, rotto soltanto dal canto degli uccelli rapaci. Siamo indubbiamente attratti dalla via piana,distesa,agevole; siamo abituati alla comodità di pianificazioni che ci danno la sicurezza di un incedere il più facile possibile, con il minor numero di rischi ed imprevisti. La pianura ci atti- ra di più e nel piano e lineare ogni rilievo o sporgenza diventa problema, assillo. Se volgiamo lo sguardo più lontano verso la cima di una montagna intravi- sta dietro le nuvole, sospiriamo, come cosa irraggiungibile; ma più vicino ci accorgiamo di spazi nuovi, di pascoli più ricchi dove qualcuno ci aspetta per 71
  73. 73. SIGNORE DIO MIO... Ha sete di te, Signore, l’anima mia. Come una cerva che sale sui monti più alti, anch’io cerco, anelante, una sorgente di vita. Visitami con la dolcezza del tuo Spirito e ristorami. 72
  74. 74. L’essenziale è libertà 25. LA VETTA DEL SACRIFICIO Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio … perché il mondo si salvi per mezzo di Lui. (Gv 3,17) Nell’ascesa della vita spirituale, dice il Padre Serafino a un giovane desideroso di apprendere l’arte del meditare: Dio ci può condurre fino al Sacrificio ... e gli citò il passo della Genesi in cui Abramo si mostra pron- to a sacrificare il proprio figlio Isacco. Tutto appartiene a Dio, continuò in un mormorio Padre Serafino. Tutto è suo, viene da lui ed è per lui. Meditare come Abramo ti conduce alla totale spoliazione di te stesso e di ciò che hai di più caro... qualcosa a cui tieni particolarmente, con cui identifichi il tuo “io”. Per Abramo si trattava del suo unico figlio; se tu sei capace di questo dono, di questo totale abbandono, di questa infini- ta fiducia in Colui che trascende ogni ragione e ogni buon senso, tutto ti sarà reso al centuplo: “Dio provvederà”. Meditare come Abramo è avere nel cuore e nella coscienza “nient’altro che Lui”. Quando salì in cima alla montagna Abramo pensava solo a suo figlio. Quando ridiscese non pensava che a Dio. Passare attraverso la vetta del sacrificio è scoprire che niente appar- tiene all’io. Tutto appartiene a Dio. È la morte dell’ego e la scoperta del “Sé”. Meditare come Abramo è aderire con la fede a Colui che trascen- de l’universo, è praticare l’ospitalità, è intercedere per la salvezza di tutti gli uomini. È dimenticare se stessi. È spezzare i legami, anche i più legit- timi, per scoprire se stessi, il nostro prossimo e tutto l’universo abitato dalla presenza infinita di Colui che.. solo È. “Perché Dio mi chiede questo?” credo sia la domanda tragica di un uomo, di un popolo che sale,sopportando pesi più grandi di lui,accettando una prova che non capisce contando sulla sua fedeltà ad un Padre che sta chiedendo oltre ogni possibile comprensione umana. È il grido del mondo di fronte ad ogni incomprensibile sciagura,è l’invocazione di chi spende la propria vita con coerenza e va avanti con la speranza nell’unica possibilità di provvidenza e giustizia. 73
  75. 75. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Signore innalzo a te la mia preghiera. Ti presento il sacrificio della mia esistenza vissuta per te e con te. Rispondimi, nel tuo grande amore, quando invoco salvezza e pietà per questo mondo che vaga nelle tenebre . 74
  76. 76. L’essenziale è libertà 26. LA PACE Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore… (Ger 31,33) Tutti desiderano la pace, ma non sanno come ottenerla. Un giorno Abba Paisios si lasciò prendere dall’ira e pregò il Signore di essere liberato da quella passione. Il Signore gli si manifestò e gli disse: «Paisios, se vuoi fare a meno di adirarti, non desiderare nulla, non giudicare e non odia- re alcuno, e avrai la pace». Così, se ogni uomo rinuncia alla sua volontà dinanzi a Dio e agli uomini, sarà sempre pacificato nell’anima. Ma chi vuole fare la propria volontà non avrà pace. Un’anima che si abbandona alla volontà di Dio sopporta facilmen- te ogni afflizione e ogni malattia, perché anche nel tempo della malat- tia rimane in contemplazione di Dio, e prega dicendo: « Signore, tu vedi la mia infermità; Tu vedi quanto io sia peccatore e debole, aiutami a sop- portare e a ringraziarti per la tua bontà ». Il Signore allevia l’affanno e l’anima sente la vicinanza di Dio e resta davanti a Dio piena di gioia e di riconoscenza. Se subisci qualche contrarietà, pensa: « Il Signore vede il mio cuore, e, se questa è la sua volontà, tutto avverrà per il bene mio e degli altri ». E così la tua anima sarà sempre in pace. Ma se uno comincia a lamen- tarsi e a dire: questo non va bene, quello non va come dovrebbe, allora nell’anima sua non c’è pace, anche se digiuna e prega molto. Gli Apostoli si rimisero totalmente alla volontà di Dio. Solo così si conserva la pace. E allo stesso modo tutti i grandi santi sopportano anche loro tutte le sofferenze, affidandosi alla volontà di Dio. (cf. Silvano del Monte Athos). Davvero méta lontana di ogni tempo è la pace:individuale,sociale,politica,mon- diale,ovunque sperimentiamo la drammaticità della divisione,offesa,sopraffazione. Per questo Dio ha usato la via essenziale di una legge scritta nel cuore degli uomini e del mondo, scritta con il fuoco della sua parola, del suo amore, del suo farsi nutrimento per una umanità affamata di pane che non perisce. Così, liberandoci da ogni tentativo e velleità individuale di voler fare e giudi- care da soli, possiamo farci forti solo della sua lungimiranza e del suo bene e trovare pace.Così,uomini che abbiamo conosciuto e che conosciamo,così l’u- manità malata di rabbia e voglia di riscatto, possono trovare la spiegazione della sofferenza in un abbraccio di bene, più forte di ogni male. 75
  77. 77. L’essenziale è libertà SIGNORE DIO MIO... Gioisco in te, Signore. Il mio cuore trova pace nel cercare sempre il tuo volto. Ti ringrazio per la tua continua presenza amica che avvolge e purifica la Chiesa e il mondo intero. 76
  78. 78. L’essenziale è libertà 27. LA MEDITAZIONE Beati coloro che custodiscono la Parola di Dio… (cf Lc 8,15) Meditare è mormorare come la tortora, lasciare in te quel canto che viene dal cuore, così come hai imparato a lasciar salire in te il profumo che viene dal fiore. Meditare è respirare cantando. È ripetere incessantemente: “Kyrie eleison…”, che vuol dire: Signore pietà, Signore; manda il tuo Spirito; che la tua tenerezza sia su di me e su tutti; che il tuo nome sia benedetto! Non impadronirti del significa- to di questa invocazione, esso ti si rivelerà da sé. 77
  79. 79. L’essenziale è libertà Nella storia di ognuno di noi ci sono piccole e grandi rinascite a vita nuova, ogni volta che la Sua voce ci ha raggiunto nei deserti e miraggi della quoti- dianità.Molteplici sono le conversioni degli uomini chiamati a lasciare nel pas- sato aridità, angosce, menzogne, compromessi, offese, ribellioni che solo Lui può curare. In ognuno di noi ci sono ferite affidate al Suo amore silenzioso e comprensivo per ogni creatura in ascolto. SIGNORE DIO MIO... Signore, pietà. Manda il tuo Spirito. La tua tenerezza cresca dentro di me fino a produrre il canto della misericordia e della compassione per tutti. La Tua Parola è forza e tenerezza. 78
  80. 80. L’essenziale è libertà 28. IL RIPOSO Siamo stati riscattati a prezzo del Sangue prezioso di Cristo, Agnello senza difetti e senza macchia. (1 Pp 1,19) Vi è uno stato di riposo in Dio, di totale rilassamento di ogni attivi- tà intellettiva, uno stato in cui non si fanno progetti, non si prendono decisioni e ci si astiene temporaneamente da ogni azione per rimettere tutto il futuro alla volontà di Dio, per abbandonarsi completamente al proprio destino. In parte mi è stato dato di sperimentare questa condi- zione in seguito ad una esperienza che trascese le mie forze, esaurì la mia vitalità intellettuale e mi tolse ogni forma di attività. Rispetto all’abban- dono della propria opera per mancanza di forza vitale, il riposare in Dio rappresenta un’esperienza totalmente nuova e singolare.Quello era il silen- zio della morte. Al suo posto subentrava un senso di sicurezza… dietro questo soffio vivificante sembrava celarsi l’ingresso di una attività che non è la mia. (Edith Stein) “Vieni Spirito Santo…nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto con- forto…” è l’invocazione bellissima di chi chiede completezza per la propria pochezza,ristoro per il proprio affanno.Tanti attingono quotidianamente forza dall’affidarsi completamente a Dio. Un missionario ha raccontato ai ragazzi,che chiedevano notizie sulla sua gior- nata da missionario in Burundi, che il momento più bello è il mattino presto, quando i villaggi sono ancora addormentati ed egli si sveglia per pregare e riposare un paio d’ore nelle braccia del Padre. Poi, fino a sera, per dieci-dodi- ci ore va avanti con questo carburante del mattino, con la Parola che riesce a passare anche attraverso le sue mani nude. 79
  81. 81. SIGNORE DIO MIO... Nell’impegno di ogni giorno, Signore, custodisco silenziosamente la mia cella interiore. Offro a questo mondo malato di protagonismo, la dolce solitudine del mio essere in te e per te soltanto. Prendi tra le tue mani sante questa piccola esistenza che, fragile, anela a te. Te la offro come intercessione per tuti. 80
  82. 82. L’essenziale è libertà 29. L’AMORE Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. (Mt 5,7-8) Il mistero ultimo dell’essere, la realtà ultima è amore. Questa è la strut- tura essenziale della realtà. È presente nell’essere un infinito desiderio di darsi per amore e questo dono di sé per amore è eternamente corrispo- sto dall’amore. Esiste una continua danza d’amore, un continuo anda- re e tornare. In fin dei conti, è questo stesso Amore a darsi continuamente in modo da creare questa e quella forma, costruendo l’universo di stel- le e atomi e cellule viventi e poi riportando tutto a Sé; tutto viene all’e- sistenza nella Parola come espressione d’amore e tutto ritorna al Padre, alla Sorgente, nell’amore dello Spirito. La realtà è non essere piuttosto che Essere. Il grande monaco bene- dettino Augustine Baker non ha forse descritto l’unione dell’anima con Dio come l’unione del nulla con il Nulla? Perché Dio e l’anima sicura- mente non sono due cose; perdere la propria anima è salvarla e anche Dio deve morire prima di poter essere conosciuto per quello che è. (B. Griffiths, Ritorno al centro) 81

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