Anna Maria VissaniEmilia SalviMariano PiccottiDONNEDELLAPASQUAIL GENIO FEMMINILENELLA STORIADEL POPOLO DI DIO
© 2011 Editrice Velar24020 Gorle, Bgwww.velar.itISBN 978-88-7135-???-?Esclusiva per la distribuzione in libreriaElledici10...
PRESENTAZIONE    20 anni fa il domenicano padre Dalmazio Mongil-lo, nostro carissimo amico, introduceva un piccolo li-bret...
Sarebbe stato sufficiente pensare che ognuno di noiesiste perché una donna per nove mesi ci ha cresciu-ti nel ventre e per...
ta meno solitaria, meno opaca e alimentano la speran-za in un presente che non è solo del tipo di quello che imedia ancora...
unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che vie-ne alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegnodella sua ...
I PARTE             STORIE DALLA BIBBIA    Da Eva a Maria, dalla donna “tratta” dal fiancodell’uomo alla donna che dona i ...
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supplica e si riveste di magnificenza per scongiurarela minaccia di morte che pesa su di lei e sul suo popo-lo, Tamar camb...
tà, il popolo; proclamare la gloria del Dio d’Israele,Dio dei viventi. Le donne, sempre, elevano il lorosguardo ad altezza...
Raab      IL FILO ROSSO DELLA LIBERTÀ   Dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana e lapermanenza di 40 anni nel deserto...
oltre il fiume. Era ormai risaputo però, che il loro assonella manica era un dio chiamato JHWH con cui ave-vano stipulato ...
te di buono. Eppure quei desideri profondi di liber-tà e infinito che si portava dentro, dovevano pur va-lere qualcosa agl...
grandi ideali, la pacata sicurezza di quelli che si sen-tono amati e appartenenti a Qualcuno insieme ad unosguardo limpido...
per voi, il mio cuore è tornato a sperare. Lui vi ha fattiuscire dall’Egitto prosciugando davanti a voi le acquedel Mar Ro...
finché scese il buio. Quella notte gli Israeliti attacca-rono Gerico. Fu una notte indimenticabile! Sembrò aRaab che non s...
� �ter    IL RISCHIO DI METTERSI IN MEZZO    Ester era una donna che aveva buoni motivi perpotersi ritenere favorita dalla...
FIDUCIA PIENA NEL DIO DELLA VITA    Viveva sempre nella stessa sala ornata di preziosedecorazioni, di arazzi bellissimi, d...
Assuero infatti era implacabile di fronte ai suoi ne-mici, ed Ester lo sapeva bene. Sedette. Il cuore sembra-va essersi fe...
cava di allontanare le domande che le si affacciavano al-la mente, parlava con il suo Dio in un dialogo colmo difiducia: “...
stava conducendo ad una saggezza ispirata. Cominciòa guardare nel suo dolore con gli occhi di Dio.    “Signore Dio, tu da ...
Accompagnata da due ancelle, rosea e fresca in vol-to, ma colma d’angoscia e con la paura nel cuore, at-traversò l’atrio a...
Aman che pensò come far morire il suo rivale. Ed As-suero riconobbe l’innocenza ed il merito di Mardocheoe del suo popolo....
�ut      UN’ALLEANZA OLTRE I CONFINI   Rut vive da straniera in Israele, perché moabita, ap-partenente cioè a quel popolo ...
Anche i due figli sposarono in seguito due donnedel luogo, Orpa e Rut.    Queste due donne, pur vivendo nel loro paese, se...
Signore, Dio d’Israele. “Non ho dubbi, mia signora. Re-sterò con te e condividerò quanto tu stessa ami. Anchela fede nel t...
Arrivata al campo, udì i canti dei mietitori che rin-graziavano Dio per il dono dei frutti della terra, e fusalutata da tu...
ferto essa naturalmente ne mangia a sazietà e ne metteda parte gli avanzi. Ogni giorno poi torna a spigolare.    La sua au...
Israele aveva risposto a Mosè quando questi gli avevaproposto l’alleanza con il Signore sulla base delle paro-le della Leg...
ne della donna, che sa guardare in avanti e oltrepas-sare i propri confini.   Infatti Rut, la moabita, si inserisce nella ...
�aria di �etania          L’INTUIZIONE DEL FUTURO    Betania! Casa dei poveri o casa dell’amicizia. Un vil-laggio situato ...
fumo d’un odore particolarmente piacevole, che perconservarsi doveva essere sigillato in vasi preziosi, co-me l’alabastro....
riosa. “Perché non vendere e distribuire, piuttosto cheungere e profumare un uomo?” si dicono l’un l’altro icommensali. Ci...
I discepoli non partecipano a questo annuncio pro-fetico, non si elevano al di sopra degli smorti calco-li della vita ordi...
�aria di �a �dala        APERTA ALLA NOVITÀ DI DIO    In un giardino, all’alba di una giornata di primave-ra, giunge all’e...
feste effimere, cerca Colui che può dare una rispostacerta e duratura al suo animo assetato di vita.    Si china, vede due...
so le strade del mondo, recando nel cuore la vita nuo-va perché risorta!   Tocca a te dire a tutti che terra e cielo sono ...
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II PARTE            DONNE NELLA STORIA              1.IL MEDIOEVO    Nel 1988, in occasione dell’Anno Mariano, il BeatoGio...
to lavorato per il bene della Chiesa ed hanno recato uninflusso benefico anche alla società, inserendosi concoraggio anche...
che oltre alle teorie della donna come “uomo mancato”aggiunge anche l’osservazione che essendo la donnasolo ausiliaria del...
Ilde�arda di Bin�en            AUDACE IN BATTAGLIA    Ildegarda di Vendersheim, nata nel 1098, a Bermer-sheim vor der Höhe...
“UNA PIUMA ABBANDONATAAL VENTO DELLA FIDUCIA DI DIO”!    La storia cambia quando inizia a scrivere e renderepubbliche le “...
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sica, si evince da una lettera che scrive ai prelati di Ma-gonza, per protestare contro la proibizione, inflitta daquesti,...
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�n�ela da �oli�no    SPOSA DI DIO-UOMO PASSIONATO    La biografia della beata Angela da Foligno gravita in-torno a tre dat...
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uomo per farmi Dio, non c’è amore più grande”. Tut-tavia, Angela avvertiva nel cuore le ferite del peccato;anche dopo una ...
sommo bene dell’anima è pace verace e perfetta... Chivuole dunque perfetto riposo, istudisi d’amare Idio contutto cuore, p...
�ertrude di �el �ta                FERITA D’AMORE    Santa Gertrude, grande mistica tedesca del XIII se-colo, con la sua v...
curare la propria interiorità. Alcune fonti biografiche,le attribuiscono addirittura momenti di vita “dissipata”.LA CONVER...
dolci espressioni della Sacra Scrittura. Questa ricchez-za spirituale unita alle competenze acquisite nelle di-scipline sc...
UNA TEOLOGIA AFFETTIVA    Gli scritti di Gertrude attingono molte immagini daitesti biblici. La sua opera rivela una esper...
gono una sorta di vocabolario dell’interiorità attraver-so cui questa mistica comunica l’anelito dell’anima acongiungersi ...
Donne della pasqua, di Anna Maria Vissani
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Un pregevole strumento di riflessione e di meditazione su figure di donne, legate fra loro dal filo rosso della Pasqua di Cristo.

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  1. 1. Anna Maria VissaniEmilia SalviMariano PiccottiDONNEDELLAPASQUAIL GENIO FEMMINILENELLA STORIADEL POPOLO DI DIO
  2. 2. © 2011 Editrice Velar24020 Gorle, Bgwww.velar.itISBN 978-88-7135-???-?Esclusiva per la distribuzione in libreriaElledici10098 Cascine Vica, Towww.elledici.orgISBN 978-88-01-?????-?Tutti i diritti di traduzione e riproduzionedel testo e delle immagini,eseguiti con qualsiasi mezzo,sono riservati in tutti i Paesi.I.V.A. assolta dall’Editore ai sensi dell’art. 74, 1° comma,lettera C, D.P.R. 633/72 e D.M. 09/04/93.Progetto grafico, realizzazione e stampaa cura di Editrice Velar, Gorle (BG)Finito di stampare nel mese di dicembre 2011
  3. 3. PRESENTAZIONE 20 anni fa il domenicano padre Dalmazio Mongil-lo, nostro carissimo amico, introduceva un piccolo li-bretto su figure di donne vissute alla luce del MisteroPasquale, edito dal Centro di Spiritualità “Sul Monte”.Riteniamo utilissimo riportare una parte delle sue ri-flessioni, in omaggio all’uomo di scienza e di dolcissi-ma parola, all’uomo dalla parola suadente e umanissi-ma. Scriveva: “Per secoli, nella mentalità corrente, ‘sto-rie di donne’ ha fatto pensare a realtà non degne di at-tenzione, non rilevanti, di cui non è il caso di interes-sarsi: ‘le donne fanno storie’, non scalfiscono la real-tà, non fanno storia. Questa mentalità, indubbiamentedi stampo maschile, oggi rende rischioso per un uo-mo parlare delle donne. Non è astratto il timore di es-sere frainteso e sospettato, e per quello che dice e peri motivi che lo inducono a parlare. Eppure non ci sipuò sottrarre al dovere di farlo, di imparare a comuni-care in verità e dignità, di promuovere un nuovo stiledi relazione, di assecondare gli indispensabili processidi purificazione della memoria, condizione prelimina-re per ogni intesa costruttiva. Quando si percorrono le pagine di questa storia alfemminile, quando ci si lascia coinvolgere dall’eloquen-za di tanti eventi, molti di essi autentici ‘fatti di vangelo’,vissuti da donne che hanno aperto nuove vie al cammi-no dell’umanità in tutti i campi della realtà, ci si rendeconto di quanto ingiusti siamo stati noi uomini, di Chie-sa e di mondo, quanto lenti ad arrenderci all’evidenza,quanto incapaci di cogliere le dimensioni della femmi-nilità della realtà e, conseguentemente, quanta gioia divivere abbiamo disatteso e compromesso. 3
  4. 4. Sarebbe stato sufficiente pensare che ognuno di noiesiste perché una donna per nove mesi ci ha cresciu-ti nel ventre e per un numero indefinito di giorni e dimesi ha trepidato e vegliato per noi, per vedere la re-altà in altra luce. È vero che, in genere, alla propria mamma ognunoha riservato un trattamento speciale: ‘esclusa mia ma-dre’! Non si è pensato che questa valutazione la attua-no quasi tutti e, perciò, tutte le donne, madri per la ge-nerazione o per la rigenerazione, avrebbero meritato alivello di linguaggio, di pensiero, di atteggiamento, unaconsiderazione meno ingiusta e discriminatoria. Anche se oggi parlare di donne, abbondare in elogi,va diventando di moda, almeno quando ci si esprimein forma ufficiale, non lo è ancora il riconoscimento, ef-fettivo ed affettivo, universale e pacifico, che il maschi-le e il femminile strutturano l’unica e indivisa umanità,sono le due orbite dell’ellisse umana, le realtà che, soloinsieme, rendono feconda e amica la convivenza, gio-iosa e degna di essere vissuta la vita. Perdurano moltee profonde situazioni di discriminazione, di autenticaemarginazione ed esse resistono a cedere”. Che cosa è cambiato da allora circa la condizionedella donna? Che ne è del “genio femminile” di cui l’u-manità non può fare mai a meno? Cosa è avvenuto diquel “segno dei tempi”, il primo indicato dalla Pacemin Terris, di Papa Giovanni XXIII, nel 1963. Quale cul-tura della donna sta entrando nella mente e nel cuoredi tutti noi attraverso i mass-media? Non possiamo far finta di non vedere e non sapere.Occorre solo indignarci. E veramente! Le storie descritte in questo volume, si leggono in uncrescendo di interesse, sono tutte belle. Nel loro insiemecosì ben articolato, alimentano la gioia dell’appartenenzaalla famiglia umana costruita da persone docili al Miste-ro Divino, trasparenti alla Sua Luce e per questo carichedi attrazione. Esse fanno nascere la nostalgia per una vi- 4
  5. 5. ta meno solitaria, meno opaca e alimentano la speran-za in un presente che non è solo del tipo di quello che imedia ancora divulgano. Le esperienze di queste donnedisincantano le illusioni delle persone che credono chele svolte culturali si attuano in modo automatico e sonofrutto di soli cambiamenti esterni. Un filo sottile sottende queste diverse narrazioni chein gran parte riguardano persone vissute in condizionidi esistenza che sono quelle di tutti noi: la spontaneitàcon cui ognuna di esse ha realizzato la sua relazione,più o meno esplicita ed intensa, con Dio e con il pros-simo. È questa la sorgente nascosta che alimenta la fe-deltà, la vivacità, la creatività, di queste esistenze nonpiù rare e isolate, e che contestualizza quello sguardocontemplativo che le ha portate a rendere celebrazionel’esistenza quotidiana, a viverla come espressione del-la regalità e della profezia di cui sono dotate per il lo-ro Battesimo. La loro caratteristica comune è essere im-merse nel grande mare dell’amore di Dio e piene di mi-sericordia per la sofferenza umana, fino al dono totaledi se stesse, senza calcolo. Capaci di morire ogni gior-no a se stesse per donare vita e luce all’umanità tutta.Proprio come Gesù nella Sua Pasqua! Questo libro sulle donne, quindi, ci mette in ascol-to di figure femminili belle, forti, coraggiose, ricche diumanità e soprattutto innamorate di Dio. Ci auguriamoche sia letto da un gran numero di persone e susciti intante donne e in tanti uomini la volontà di operare confiducia e perseveranza per l’avvento di un mondo ami-co, trasparente e solidale nella giustizia e nella pace. Vuole essere anche un grazie a tutte le donne checonosciamo e con le quali collaboriamo. Ognuno cer-tamente ne ha attorno diverse che lo hanno fatto vive-re e crescere. Il grazie per loro è lo stesso che ha det-to Giovanni Paolo II nella lettera alle donne che scris-se nel 1995: “Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’es-sere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza 5
  6. 6. unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che vie-ne alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegnodella sua crescita, punto di riferimento nel successivocammino della vita. Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabil-mente il tuo destino a quello di un uomo, in un rap-porto di reciproco dono, a servizio della comunione edella vita. Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che portinel nucleo familiare e poi nel complesso della vita so-ciale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intui-zione, della tua generosità e della tua costanza. Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tut-ti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale,artistica, politica, per l’indispensabile contributo chedai all’elaborazione di una cultura capace di coniu-gare ragione e sentimento, ad una concezione dellavita sempre aperta al senso del ‘mistero’, alla edifica-zione di strutture economiche e politiche più ricche diumanità. Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio del-la più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo in-carnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio,aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei con-fronti di Dio una risposta ‘sponsale’, che esprime me-ravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilirecon la sua creatura. Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna!Con la percezione che è propria della tua femminilitàtu arricchisci la comprensione del mondo e contribui-sci alla piena verità dei rapporti umani”. (Giovanni Paolo II) La comunità del Centro di Spiritualità “Sul Monte” Castelplanio, dicembre 2011 6
  7. 7. I PARTE STORIE DALLA BIBBIA Da Eva a Maria, dalla donna “tratta” dal fiancodell’uomo alla donna che dona i natali al Figliodell’uomo. Da quella situata fin dall’inizio in statod’inferiorità, di dipendenza e di sottomissione rispet-to al maschio, e quindi votata all’insoddisfazione,all’invidia, al ricorso all’astuzia – l’arma dei deboli –,alla donna magnifica, allo stesso tempo vergine e ma-dre, intoccabile e prodiga, votata all’estrema discre-zione, alla pazienza, alla dignità di un profondo do-lore. Eva e Maria, le due facce dell’eterno Giano fem-minile: la malvagia e la buona, la subdola e la can-dida, la fallibile e la forte, la funesta e la santa. Ma traEva e Maria molti altri volti di donna emergono nelcorso dei secoli sfogliando le pagine della Bibbia. Eciascuna è unica, singolare e tuttavia plurale, alme-no complessa, poiché mescola in se stessa più o menoombra e più o meno luce, astuzia e rettitudine, orgo-glio e coraggio. Ciascuna è unica, nella sua carne enel suo destino, ma non da sola: la vita di ciascunadi queste donne si svolge, infatti, sempre nel cuore diuna comunità dove devono trovare il loro posto, con-solidarlo e assicurarselo, spesso al prezzo di prove econflitti, come Rachele e Lia; di raggiri a seconda del-la necessità, come Tamar o Betsabea; a volte con du-rezza, come Sara che scaccia Agar. Queste linee oriz-zontali, che strutturano e circoscrivono il palcosceni-co della loro esistenza, vengono tessute sempre attor- 7
  8. 8. no a un asse verticale, di una verticalità infinita, al-lo stesso tempo stranissima e intima: Dio. Dio si ergeal cuore delle loro esistenze. Sebbene “assente”, nonnominato, come nel libro di Ester, egli è là (Est 4,14).Dio rimane in un Altrove immenso, non situabile, etuttavia prossimo; quando, davanti alla minaccia disterminio che il ministro Aman fa pesare sul popoloebraico, Mardocheo si appella alla giovane reginaEster affinché tenti di salvare i suoi, egli evoca questoaltro luogo che sottintende Dio. Allora Ester, con il di-giuno e la veglia, scende nel più profondo di se stessa– fino a quell’intimo Altrove dove si trova Dio, e tace –e in quel silenzioso Altrove, che è Dio stesso, attinge laforza per affrontare il re, a rischio della propria vita,al fine di ottenere la grazia per il suo popolo. “Entre-rò dal re malgrado la legge e, se si deve morire, mori-rò!”: così dice sobriamente, poi, forte del pellegrinag-gio che ha appena compiuto nel segreto verso quell’Al-trove sacro, si riveste degli abiti regali per presentarsial sovrano che ha su di lei e su tutti i suoi, potere dimorte o di salvezza. Per le donne della Bibbia, Dio èanzitutto il Dio della Vita, piuttosto che quello dellapotenza e della vittoria, così come lo concepisconomolto spesso gli uomini, la cui fede resta condiziona-ta dalle loro funzioni di guerrieri. La fede delle don-ne, invece, è irrigata da ciò che costituisce la loro for-za, l’unico potere che gli uomini non possiedono e delquale essi possono spossessarle: la maternità. Quandoperò gli uomini tentano di privarle di questo potere,per indifferenza o per sfiducia nei loro confronti, essenon disarmano, ma ricorrono a stratagemmi, anchei più pericolosi, come quello messo in atto da Tamarche, dopo due precoci vedovanze, non si rassegna arimanere infeconda. Vuole a tutti i costi, anche ri-schiando la propria vita, dare alla luce un figlio delsangue di Giuda, affinché il filo delle generazioni nonvenga interrotto e la posterità sia assicurata. ComeEster, che depone i suoi vestiti di donna che implora e 8
  9. 9. supplica e si riveste di magnificenza per scongiurarela minaccia di morte che pesa su di lei e sul suo popo-lo, Tamar cambia i suoi abiti di vedova con quelli diuna prostituta, per sedurre il suocero che esercitaanch’egli un diritto di vita e di morte sulla sua perso-na. Queste donne non retrocedono davanti ad alcunostacolo: né la paura, né lo scandalo, né la vergognale fanno deviare dal cammino che si sono tracciato;“nonostante la legge”, che alle volte può mostrarsi co-sì iniqua, violenta, mortale, vanno dritte a fondo nel-le loro decisioni. La Vita viene prima di tutto. Quan-do invece è il loro stesso corpo che le priva della gioiadella maternità, nemmeno allora le donne della Bib-bia vi rinunciano. In questo caso non possono far ri-corso all’astuzia – non si possono manipolare le cosecon Dio perciò ricorrono alla preghiera, alla supplica,alla pazienza. Una pazienza ostinata, come quella diAnna, sposa sterile di Elkana, che darà alla luce ilprofeta Samuele. La loro pazienza, accompagnata daun’ammirabile fiducia, può anche diventare pugna-ce, quando il figlio tanto aspettato e finalmente venu-to al mondo, è precocemente colpito dalla morte. Allo-ra esse ripartono per la guerra contro la notte, il fred-do che attanaglia il cuore e le viscere, contro le oscu-re forze della morte, come la donna di Sunen, cheparte per reclamare il “dovuto” presso il profeta Eliseo.Il dovuto della vita rubata a suo figlio, quello stessoche aveva tanto tardato a partorire. Ella esige che Dio,attraverso il suo profeta, mantenga in pieno la suapromessa e le restituisca il dono che le aveva conces-so: che risusciti suo figlio, che le venga concesso dicondurlo fino all’età matura di uomo e che la filiazio-ne continui il suo corso attraverso il tempo. Allor-quando, infine, in nome della sopravvivenza del po-polo in pericolo, bisogna che esse passino per l’assas-sinio, non esitano né tremano davanti all’obbligo diuccidere il nemico: così fecero Giuditta e Giaele. Sal-vare la vita, instancabilmente; salvare la tribù, la cit- 9
  10. 10. tà, il popolo; proclamare la gloria del Dio d’Israele,Dio dei viventi. Le donne, sempre, elevano il lorosguardo ad altezza di vita e, dunque, con lo stessoslancio, all’altezza di Dio e dell’umanità piena: moltoin alto, molto lontano e molto vicino (Sylvie Germain). 10
  11. 11. Raab IL FILO ROSSO DELLA LIBERTÀ Dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana e lapermanenza di 40 anni nel deserto, Israele, sotto laguida di Giosuè, si appresta a conquistare la terra pro-messa (Palestina). Una tappa importante di questa con-quista è la presa di Gerico, nella cui cornice si collo-ca la storia di Raab (Giosuè 2), qui raccontata in unalibera traduzione. A Gerico, piccolo centro della Palestina, non lontanodal fiume straniero, attraverso varie scorribande mes-se a segno con destrezza, si erano impadroniti di buo-na parte dei territori controllati dai re cananei e proce-devano inesorabilmente verso la città. Li chiamavanoIsraeliti e non erano neanche molti; ma da quando era-no spuntati dal deserto, la fama della loro invincibilitàera rimbalzata con terrore in tutta la valle del Giorda-no. Tanta forza in così poca gente non si era mai vistaeppure, stando al racconto di alcuni scampati, usava-no armi talmente rudimentali da sembrare un miracoloche fossero ancora vivi. “Quale sarà il loro segreto?” sichiedeva sbigottita la popolazione di Gerico mentre apiccoli crocchi, commentava la notizia, giunta di recen-te, della disfatta subita da Og e Sicon, due re amorrei 11
  12. 12. oltre il fiume. Era ormai risaputo però, che il loro assonella manica era un dio chiamato JHWH con cui ave-vano stipulato un patto di alleanza e che aveva giura-to di dar loro, per abitarvi, il possesso di tutta la terradi Canaan. Questo Dio, ora, stava realizzando la pro-messa mettendo nelle loro mani, senza quasi combat-tere, l’intera regione. Gerico viveva ormai sotto l’incu-bo di un attacco, imminente. Venti di guerra e di ro-vina si addensavano già nell’aria della sera, portandocon sé un leggero senso di vertigine nel tranquillo ca-lare del sole.LA LUCE DELLA SPERANZA Dalla terrazza della sua minuscola casa, addossataalle mura di cinta, bianca come la caligine che si re-spirava all’intorno, Raab, forse la più nota tra le prosti-tute della città, scrutava l’orizzonte con la mano tesa atettoia per fare ombra agli occhi (davanti la campagna,ampia e deserta, era avvolta da un silenzio quasi irre-ale, attraversata solo dallo stridio di corvi affamati incerca di preda). Raab si sentiva inquieta e sospesa nelvuoto come quella cordicella di filo rosso, penzolantee scossa dal vento, che aveva legato alla finestra sottodi lei. A quel filo rosso era appesa la sua vita e tutte lesue speranze. A guardarla, poggiata alla parete nei mo-menti di quiete, assomigliava ad un rigagnolo di san-gue appena uscito da una ferita. Sangue di chi e ver-sato per che cosa? Raab aveva sentito dire che il Dio JHWH aveva sal-vato gli Israeliti dalla schiavitù in Egitto grazie al san-gue di un giovane agnello, sparso sulle porte delle lo-ro case. Era stato il segno potente di un Dio che amae libera; che è presente tra la sua gente ed è pronto adonare la vita. Chissà se era vero che avrebbe libera-to anche lei? Quella cordicella rossa al posto del san-gue avrebbe forse allontanato la morte del corpo, maavrebbe potuto sconfiggere quella che Raab si porta-va nel cuore? Guardava se stessa e non vedeva nien- 12
  13. 13. te di buono. Eppure quei desideri profondi di liber-tà e infinito che si portava dentro, dovevano pur va-lere qualcosa agli occhi di Dio. Chi se non Lui avreb-be potuto togliere dalla sua spalla quella cesta stracol-ma di lacrime per un passato doloroso e carico di fe-rite e per la solitudine senza uscita in cui le paure l’a-vevano imprigionata? Chi se non lui, avrebbe potutoriconciliarla con se stessa e la vita, dando almeno unsenso a quella squallida emarginazione che il mondole aveva riservato? Qualunque cosa fosse accaduta, la sua salvezza, or-mai, dipendeva dal colore sanguigno di quei pochi filiintrecciati e dall’amore di un Dio misericordioso che l’a-veva raggiunta e le era penetrato nel fondo dell’anima. Da dietro le spalle le giungevano intanto gli echi diun febbrile affannarsi di gente intorno a carri e caval-li. I suoi concittadini si apprestavano, in totale autosuf-ficienza, ad affrontare la lotta per un esodo impossi-bile. Mentre si dirigeva verso la scalinata per scenderein casa, Raab lanciò un’occhiata alla catasta degli ste-li di lino addossata alla parete. Era ancora dissestatama non aveva voglia di metterla in ordine. A due gior-ni dal fatto, ancora, a guardare quel mucchio scom-posto le tremavano le gambe al ricordo di quanto erasuccesso. Al calar della sera, un paio di uomini, si era-no intrufolati non si sa come, dentro la città, eludendoi controlli che le autorità avevano da tempo intensifi-cato. Era sola quando le piombarono in casa. Perchéavessero scelto proprio lei lo capiva bene: unico luo-go che li avrebbe accolti senza troppi pregiudizi. Le lo-ro facce abbronzate, i lineamenti marcati e un po’ du-ri, ne tradivano la provenienza. Capì subito che si trat-tava di esploratori Israeliti mandati a perlustrare la zo-na. Per un attimo si sentì come paralizzata ma si rieb-be subito. Un sottile senso di mistero avvolgeva quegliuomini, come se il loro Dio, dopo averli redenti, aves-se potenziato a tal punto la loro natura, da farli sem-brare simili a Lui. Avevano la baldanza di chi lotta per 13
  14. 14. grandi ideali, la pacata sicurezza di quelli che si sen-tono amati e appartenenti a Qualcuno insieme ad unosguardo limpido e fiero nella carica di vita che sprigio-navano. Raab ne rimase colpita. Non ebbe neanche iltempo di chiedere spiegazioni perché le guardie li sta-vano già cercando passando casa per casa, e prestosarebbero venuti da lei. Quasi obbedendo ad un istin-to, spinse i due uomini verso le scale fin sulla terraz-za, dove li nascose sotto la catasta di lino raccolto dapoco. Poi ridiscese. Ed ecco poco dopo sopraggiunge-re alcuni soldati. Inventare storie non era mai stato ilsuo forte ma stavolta le venne spontaneo come l’avessefatto da sempre. Ammise di averli ospitati ma di aver-li visti partire, poi, prime che le porte della città fos-sero chiuse per la notte. Ai soldati il racconto di Raabsembrò verosimile e partirono all’inseguimento. AlloraRaab, chiusa la porta di casa, salì di nuovo in terrazza. Adesso aveva di fronte i due uomini sconosciuti. Siaccoccolò a terra, accanto a loro e cominciò a parlarelentamente con voce calma e sicura, con gli occhi fissisui loro volti debolmente illuminati dalla luna: “Ai vostri occhi sono solo una straniera, lo so – dis-se piano – una donna, e persino degna di disprezzoper il mestiere che faccio ma anche voi, come me, ave-te conosciuto l’amara sofferenza di chi si sente rifiuta-to e sfruttato; anche voi siete passati attraverso il buiodi notti insonni, quando l’angoscia si fa preghiera esale verso Dio in una disperata richiesta di aiuto. Il Si-gnore ha ascoltato la voce del vostro lamento quandoeravate oppressi dalla schiavitù in Egitto, ed è venutoa ridarvi coraggio. Voi lo avete incontrato quasi senzacercarlo; io invece, l’ho cercato da sempre senza maitrovarlo. Ho conosciuto solo idoli muti a cui mi ero le-gata per riempire il vuoto di una giovinezza brucia-ta prima ancora di cominciare. Da loro mi aspettavola pace, la pienezza e l’amore che non ho mai avuto,ma mi hanno dato solo un vuoto più grande. Quandoho sentito parlare del Dio vivo e di quello che ha fatto 14
  15. 15. per voi, il mio cuore è tornato a sperare. Lui vi ha fattiuscire dall’Egitto prosciugando davanti a voi le acquedel Mar Rosso; nei quarantanni in cui siete stati neldeserto vi ha soccorso in ogni vostra necessità e oravi sta donando questa terra. Da che mondo è mondonon si è mai visto un Dio che abbia amato così tanto ilsuo popolo! Sono sicura che per voi darebbe persinoil suo sangue e la sua stessa vita. Il mio intimo freme egioisce di fronte a questi fatti perché qualcosa, dentro,mi dice che questo amore è anche per me. L’ho giàsentito scendere, come preannuncio di perdono, sullemie ferite doloranti, Lasciate, vi prego, che anch’io en-tri dentro questo fiume di misericordia e arrivi fino aLui che ne è la sorgente. Lasciate che io partecipi allastupenda avventura che Dio sta facendo vivere al vo-stro popolo, quando conquisterete Gerico, risparmia-te me e la mia famiglia dalla morte”.UNA NOTTE INDIMENTICABILE Animato dal coraggio e dall’audacia di questo di-scorso, uno di loro rispose: “Dalle tue parole, o don-na, sappiamo per certo che Dio non fa preferenze dipersone, ma dona la sua grazia a chi lo cerca con cuo-re sincero. Egli ha scavato una breccia dentro di te e viè entrato. Ora Egli stesso, attraverso le nostre mani timanda un segno di salvezza: prendi questa cordicelladi filo rosso e legala alla finestra. Segnerà per te l’espe-rienza della Pasqua. Tu chiuditi in casa con la tua fami-glia finché Gerico non venga presa. In quella notte Diostesso combatterà contro la morte e la vincerà; al mat-tino vedrai la luce di un giorno che non avrà mai fine”. Animata da questa promessa, Raab fece calare conuna corda i due uomini dal muro di cinta, poi legò ilfilo rosso alla finestra. E ora a due giorni di distanza era ancora lì, presagiodi un avvenimento che avrebbe sconvolto la sua storia. Chiusa in casa, assorta in questi e altri pensieri,Raab aspettava. Fuori intanto le tenebre avanzavano 15
  16. 16. finché scese il buio. Quella notte gli Israeliti attacca-rono Gerico. Fu una notte indimenticabile! Sembrò aRaab che non solo le sue ossa ma tutta la terra fosseattraversata da un brivido di terrore; come se la vita ela morte si confrontassero in un terribile duello. Ran-nicchiata in un angolo della stanza, con gli occhi chiu-si e il cuore febbricitante Raab pregò a lungo. E men-tre pregava, quasi all’improvviso, al chiarore delle pri-me luci dell’alba, ormai stanca, cadde a terra. Non seppe mai cosa fosse successo veramente! Raccontò solo, più tardi, di aver visto come in unsogno, un uomo venirgli incontro da lontano. Avvoltodi luce splendente, aveva l’aspetto di un Dio guerrieroche torna vittorioso dalla battaglia. Era ferito! Da uno squarcio ampio e profondo aperto nel co-stato fuoriusciva un lungo filo di sangue che spiccava,rosso, sul bianco della pelle. Quel sangue assomiglia-va stranamente alla cordicella rossa che Dio le avevamandato come segno di salvezza. Fu allora che Raabcapì. Era libera! Quell’uomo chiunque egli fosse, aveva combattu-to per lei e aveva vinto. Una gioia indescrivibile si im-padronì di tutto il suo essere e le rimase dentro anchequando il sogno svanì e poté far festa, completamen-te sveglia, insieme agli Israeliti, ringraziando Dio perquanto aveva operato. 16
  17. 17. � �ter IL RISCHIO DI METTERSI IN MEZZO Ester era una donna che aveva buoni motivi perpotersi ritenere favorita dalla vita. Bella e dal caratte-re aperto e cordiale, aveva conquistato l’ammirazionee la simpatia di tutti. Il re di Persia l’aveva scelta co-me moglie. Nata da una famiglia ebrea deportata a Babiloniaal tempo di Nabucodonosor, era rimasta presto orfanadi entrambi i genitori, ma un suo parente, Mardocheo,l’aveva presa con sé amandola come una figlia. Dive-nuta ragazza, quando Assuero si trovò a dover sceglie-re la sua regina, ella suscitò grande ammirazione nelre che la preferì a tutte le altre. E lei, ebrea, andò spo-sa ad un persiano. Per questo Ester portava un grande peso nel cuo-re: il fasto di cui era circondata non la rendeva felice.Non le piaceva essere moglie di un uomo che la vo-leva al suo fianco solo nelle celebrazioni ufficiali. Unalegge vietava alla regina, come a chiunque, pena lamorte, di presentarsi al cospetto del re senza esser-vi stata chiamata; ed era già trascorso più di un meseda quando Ester era stata convocata l’ultima volta! L’a-mava Assuero? 17
  18. 18. FIDUCIA PIENA NEL DIO DELLA VITA Viveva sempre nella stessa sala ornata di preziosedecorazioni, di arazzi bellissimi, di cuscini pregiati edi suppellettili intarsiate; tutto esprimeva grande ric-chezza e potere. “Ma a cosa vale tutto ciò” – pensava là in quellasolitudine – “se ho dovuto anche tacere le mie origi-ni, e la mia appartenenza al popolo che Dio ha scel-to? Nessuno a corte conosce la mia fede, nessuno sache io non ho mai servito gli dei pagani che questopalazzo adora. Il mio Dio è il Dio del mio popolo, edè l’Unico”. Cosa poteva significare agli occhi del Dio della sto-ria quella sua attuale condizione, quell’alternarsi di do-lori e gioia, di solitudine e di favore di cui erano dis-seminati i passaggi della sua vita? Che senso aveva peruna serva del Dio di Israele sedere alla destra del redel grande impero di Persia di cui il popolo eletto eradivenuto schiavo? Un giorno mentre stava pensando queste cose unaserva le annunciò la visita dell’inviato di Mardocheo.Le fu descritto un uomo affannato il cui volto rivela-va una profonda preoccupazione. Ester lo fece entrare. Davvero aveva lo sguardo sconvolto: gli occhi spa-lancati a prolungare una sensazione di stupore di fron-te ad un fatto difficile da credere. “Mia regina, tuo zio e padre Mardocheo mi ha man-dato perché ti informassi delle ultime malvagità delprimo ministro Aman” le disse concitato. Ester si pose una mano sulla fronte e chinò il capo:conosceva bene l’odio che Aman nutriva per suo ziopoiché non aveva mai accettato di inchinarsi ai suoipiedi per adularlo. “Parla! È in pericolo la vita di Mardocheo?”. “Non solo! – rispose – Aman è riuscito a convince-re il re Assuero della colpevolezza di tutti i deportati eli ha accusati di venir meno all’obbedienza delle leg-gi dell’impero”. 18
  19. 19. Assuero infatti era implacabile di fronte ai suoi ne-mici, ed Ester lo sapeva bene. Sedette. Il cuore sembra-va essersi fermato ed il respiro le moriva in gola. L’in-viato un po’ titubante continuò: “Regina, proprio oggi,Aman ha fatto scrivere un decreto che sancisce lo ster-minio di tutto il tuo popolo”. Ester scolorì, e dopo un lungo silenzio sussurrò trasé: “Oggi! Il 13 di Nisan!”. “Mardocheo – disse l’inviato– mi manda a dirti che tu faccia qualcosa interceden-do presso il re”. Ella tacque. E l’inviato non avendo risposta, conti-nuò: “Domani è pasqua ma questa volta non sarà unagnello ad essere immolato. Non ci sarà liberazioneper noi: il sangue che si verserà sarà il nostro! Regi-na, dov’è il nostro Dio? Ci ha dimenticati per sempre?Lontani dalla nostra terra, lontani dalle sue promesse.Dov’è la fedeltà di Dio?”. Ester ascoltava quelle parole di disperazione senzacondanna: venivano dal cuore di un uomo che vede-va una realtà terribile, il trionfo dell’ingiustizia e dellasuperbia. Congedò l’inviato raccomandandogli di ave-re fede. Dio avrebbe ancora steso il braccio in favoredei suoi figli. Appena quell’uomo se ne fu andato, lo sguardo diEster fissò il cielo che appariva a sprazzi, dalle colon-ne dell’atrio. Era grigio e nuvoloso. Ogni tanto un lam-po ed il suo tuono squarciavano le nubi ed il silenziodella pianura sottostante. Le venne in mente il sognodi cui Mardocheo le aveva parlato: “Un giorno di tene-bre e di caligine si abbatte sul popolo dei giusti”. Quelsogno era stato un presagio. Copiose lacrime cominciavano a scorrere lungo lesue guance. Mentre le sentiva percorrere il viso finoa bagnarle le labbra, si ricordò anche del resto del so-gno: “Una piccola sorgente che sgorgava al grido didolore del popolo e che diventava un fiume grande,capace di inondare i nemici”. “Non può essere tutto finito” pensava e, mentre cer- 19
  20. 20. cava di allontanare le domande che le si affacciavano al-la mente, parlava con il suo Dio in un dialogo colmo difiducia: “Io non ho cercato Assuero… Non ho desidera-to diventare moglie di un pagano… Non mi sono senti-ta una privilegiata a motivo degli onori del mio rango…Anzi, ho sofferto per l’impossibilità di manifestare a cor-te le mie origini. Sono stata presa contro la mia volontàe portata qui… ma il mio popolo non è rimasto fuori,l’ho portato con me e dentro di me… Quale vantaggioho ottenuto per lui fino ad oggi? Domani si celebrerà lapasqua. Forse l’ultima… Ci sarà ancora un agnello cheverserà il suo sangue al posto di quello del popolo?”. Ester avanzò lentamente lungo l’atrio e raggiunse ilcortile da cui poteva vedere meglio il cielo. Nel silen-zio della sera, ormai tarda e cupa, il vento le portaval’eco dei lamenti del popolo. Sentiva le grida che si le-vavano a Dio con tutta forza e che invocavano salvez-za e giustizia. Quei lamenti le ricordavano il belare de-gli agnelli condotti al macello. Rientrata che fu, Ester percorse il corridoio che laconduceva alla sua stanza e vi entrò. Si tolse gli abitiregali e, indossata una tunica, si accasciò a terra, pro-strata davanti a Dio. Nell’angoscia di una profonda so-litudine aprì il suo cuore all’incontro con l’unico Re eSignore di Israele. Nell’intimo scopriva di non poterleggere quanto stava avvenendo con gli occhi dei pa-gani, e neanche con quelli dell’inviato di Mardocheo.Ciò che stava accadendo non poteva esser paragonatoal susseguirsi degli atti di una tragedia: quella, proprioquella che viveva, era la storia d’amore e di misericor-dia che Dio intesseva con il suo popolo. Respirò profondamente; poi allargò le braccia in at-teggiamento di colei che voleva assumere tutto, sen-tirsi dentro quella vicenda da cui personalmente po-ter trovare scampo. No, non avrebbe taciuto più a suomarito Assuero le sue origini; Ester era stata orfana maaveva trovato un padre in Mardocheo; era stata poveraed ora conosceva la ricchezza… La memoria di ciò la 20
  21. 21. stava conducendo ad una saggezza ispirata. Cominciòa guardare nel suo dolore con gli occhi di Dio. “Signore Dio, tu da sempre sei salvezza per i po-veri che ricorrono a te quando arriva l’angoscia. Tu cihai fatto conoscere le tue opere in nostro favore per-ché sempre le ricordassimo e perché imparassimo cheTu sempre intervieni nella storia. In ogni sventura Tuci hai portato salvezza. La nostra vita con Te è segna-ta da un susseguirsi di pasque, di passaggi: come allanotte succede il giorno, come al cadere del chicco nel-la terra succede la spiga di grano, così fai tu. Tu ci faipassare dalla morte alla vita, come nell’esodo quando,per il sangue dell’agnello, hai salvato i nostri primoge-niti dalla morte e ci hai permesso di attraversare il ma-re. Oggi è un’altra pasqua. E proprio in questi giornitu passerai ancora per liberarci”.IL PREZZO DELLA LIBERTÀ L’esperienza della vita le aveva insegnato che Dionon agisce senza la collaborazione di ognuno: avevascelto Abramo, poi Giuseppe, Mosè… e anche Mardo-cheo. Chi poteva mettersi adesso tra l’invidia del perfidoAman ed i deportati di Israele se non lei? Mentre un fiume di dolore e di speranza invadevail suo cuore, ella con affetto e coinvolgimento totalepresentò il popolo a Dio, con una profonda preghiera:“Mio Signore e mio Re: per la tua misericordia io tuaserva che non sono ancora divenuta madre, possa ge-nerare a nuova vita il tuo popolo. Nella mia impotenzaagisca la tua forza. Io sono sola, ma tu porti con me ilpeso di questo male. Sono certa che passata la notte,tutto il popolo vedrà sorgere il tuo giorno”. Passarono alcune ore di angoscia e di fede: lonta-no, alcuni raggi di luce, si facevano spazio nella cappadi nubi. Era ormai mattino. Ester si fece consegnare le vesti regali e i profumi.Dio avrebbe agito attraverso di lei. 21
  22. 22. Accompagnata da due ancelle, rosea e fresca in vol-to, ma colma d’angoscia e con la paura nel cuore, at-traversò l’atrio antistante la sala del trono. Quello spa-zio le sembrò lunghissimo. Compiuto l’ultimo passo sisentiva venir meno e perciò cercò appoggio nel drap-po roseo che adornava gli stipiti della porta. Ripresecoraggio e varcò la soglia con passo sicuro. Il suo vi-so era gioioso, come pervaso d’amore. Vistala avvicinarsi, Assuero si accese di collera e sialzò dal trono con aspetto terribile. Ester ebbe un fre-mito. Ma Dio volse in dolcezza lo spirito del re che sol-levò il suo scettro in segno di benevolenza, pieno d’in-canto: “Che cosa c’è Ester, avvicinati! Tu non devi mo-rire. Qual è la tua richiesta? Fosse anche metà del mioregno, l’avrai”. La regina, ancora pallida in volto e tremante, nonapprofittò subito dell’amore che Assuero le aveva di-mostrato. Differì il momento della richiesta ed invi-tò il re ed Aman ad un banchetto che aveva fatto pre-parare. Il re fu felice dell’amore della sposa che avevaaffrontato il rischio di morte pur di vederlo. Da par-te sua, Aman si senti ancora più orgoglioso e superbodi partecipare da solo, alla tavola del re e della regina. Passò il tempo del primo banchetto ed Ester nebandì un altro senza ancora aver detto nulla. Riccadella sapienza dello Spirito di Dio, Ester aveva intui-to che il male si vince permettendo al bene di passar-ci dentro: perciò ella lasciò a Dio il tempo di passarenel cuore dei suoi due ospiti. Non era per la bellezzadi una donna che Assuero avrebbe revocato il decre-to, ma per la conversione del proprio cuore. L’intuito femminile aveva permesso a questa figlia diIsraele di penetrare il segreto del Dio di misericordia:egli opera in favore della giustizia toccando la coscien-za dei singoli e promuovendo la loro conversione. Staalla libertà di ciascuno compiere poi la propria scelta. Così Assuero ed Aman passarono un’altra nottenella solitudine della loro coscienza. Crebbe l’odio di 22
  23. 23. Aman che pensò come far morire il suo rivale. Ed As-suero riconobbe l’innocenza ed il merito di Mardocheoe del suo popolo. Quando giunse il giorno del nuovo banchetto,Aman mangiava e beveva compiacendosi della suagloria. Fu allora che Ester di nuovo espose le sua vitadavanti al re e dichiarò: “Io appartengo a quel popoloche Aman vuole sterminare!”. Anche se Dio aveva già fatto tutto non operò sen-za di lei. Così Ester smascherò le brame di Aman e di-scolpò Mardocheo e i deportati. Assuero nominò Mardocheo primo ministro al po-sto del suo nemico ed anche il popolo ne ebbe mol-ti vantaggi. Si era compiuta una nuova pasqua. I giorni che se-guirono furono colmi di letizia: alla rovina ai sostituì l’o-nore, alla disperazione la speranza, alla morte la vita! Le feste pasquali vedevano rinnovati per tutto Israe-le quei prodigi con cui Dio si era rivelato durante l’eso-do. Un altro passaggio aveva segnato la storia del po-polo e, dentro di esso, quella di una donna. Ester aveva saputo leggere gli eventi con gli occhidi Dio per scoprirvi la meraviglia sempre nuova cheegli vi opera, e mai senza l’aiuto dei suoi fedeli. Fu così che divenne veramente regina e madre peril suo popolo. 23
  24. 24. �ut UN’ALLEANZA OLTRE I CONFINI Rut vive da straniera in Israele, perché moabita, ap-partenente cioè a quel popolo che, secondo la tradizio-ne biblica, aveva avuto origine dall’unione incestuosadella figlia maggiore di Lot con suo padre. Aveva dunque un’origine impura e vergognosa, se-gno della tradizionale inimicizia di questo popolo ver-so i figli di Israele. Inoltre, erano state proprio le don-ne moabite, secondo il racconto del libro dei Numeri,a trascinare gli Israeliti nelle pratiche idolatriche; perquesto in Israele era assolutamente vietato il matrimo-nio con donne di questo paese. Rut, dunque, è questa donna segnata, già alla suanascita, dalla vergogna, dall’infamia dell’origine delsuo popolo e dal marchio dell’idolatria, tutti elementiche la ponevano in una posizione di radicale scomu-nica agli occhi dell’israelita fedele. Noemi era una donna ebrea, emigrata con il mari-to da Betlemme di Giuda in terra di Moab a motivo diuna carestia. Aveva avuto due figli. Quando le morì il marito, Noemi si sentì ancor piùsola perché non solo rimase vedova ma era stranierain un paese idolatra e ostile. 24
  25. 25. Anche i due figli sposarono in seguito due donnedel luogo, Orpa e Rut. Queste due donne, pur vivendo nel loro paese, se-condo la fede di Israele vengono a trovarsi in una si-tuazione di “impurità”, di fronte ai propri mariti e a No-emi, loro suocera. La mescolanza delle razze e delle fe-di non era assolutamente ammessa. Dopo qualche tempo i due uomini muoiono e ri-mangono insieme e sole le tre donne: Noemi, ormaianziana, Orpa e Rut, giovani e abitanti del luogo, maormai segnate da una condizione di impurità rispet-to a Noemi. “Se il Signore ha visitato di nuovo il mio popolo, per-ché non tornare nella mia terra d’origine?” – pensavatra sé Noemi – Là tutti hanno pane e frutti della terra”. Così decide di ripartire. Si alza, prende con sé ledue nuore e si incammina di nuovo verso il territoriodi Giuda, per raggiungere Betlemme. “Là troverò accoglienza e libertà. A Betlemme, ca-sa del pane, avrò da mangiare!”, continua a ripetere incuor suo Noemi. Noemi non si vergogna di chiamare “sorelle” Rut eOrpa. Non teme l’infamia davanti al suo popolo ed èdisposta ad accoglierle con sé di fronte alla sua gentein terra d’Israele. “Quanto amore invade il cuore della nostra suocerae quale fortezza d’animo, per intraprendere un cammi-no verso un orizzonte nuovo! Ma andiamo anche noivolentieri con lei. Non possiamo lasciarla andare sola,perché è parte ormai della nostra vita”, si dicono l’u-na all’altra le due donne. Ma Noemi, arrivata alle por-te della sua terra, rispettosa delle diversità dei popoli eamante della vera libertà, offre loro la possibilità di tor-nare al proprio paese. “Se volete – disse loro – potetetornare tra la vostra gente, nella vostra terra”. Orpa, dopo un primo rifiuto, decide di tornare,mentre Rut resta e professa la propria adesione perso-nale a Noemi, in un’alleanza fino alla morte davanti al 25
  26. 26. Signore, Dio d’Israele. “Non ho dubbi, mia signora. Re-sterò con te e condividerò quanto tu stessa ami. Anchela fede nel tuo Dio!”. Rut voleva bene a Noemi e l’amava di un affetto as-solutamente libero e gratuito, non richiesto, anzi, di persé assurdo, inconcepibile, segnato da una certa “follia”. Per restare con quest’anziana donna in terra stra-niera, essa rinuncia volontariamente alla propria legit-tima vita di donna in seno al suo popolo. Scelta inve-rosimile, follia di un amore che è ricompensa e sco-perta di novità, un amore che basta a se stesso. “Setu mi accogli in seno alla tua gente, io resterò in ter-ra straniera e camminerò fiduciosa verso quella novi-tà che il tuo Dio mi vorrà presentare”. Così Rut par-lò a Noemi. Noemi insieme a Rut, la Moabita, sua nuora, venu-ta dalle campagne di Moab, arrivò a Betlemme. La lo-ro entrata in città coincideva con l’inizio della mietitu-ra dell’orzo.UNA DONNA RICONOSCIUTA Fin dalla sua adesione a Noemi, Rut appare comeuna donna che sa amare ciò che la vita le presenta ele dona. Proprio attraverso la piena assunzione dellasua realtà incontra la benedizione che attraverso di es-sa le è data. Donna umile e decisa; non tenta mai ditravalicare la soglia della propria condizione, ma la as-sume pienamente in libertà e ne rivela la ricchezza. El-la fa della propria alterità una premessa di incontro edi comunione. “Mandami a spigolare il grano, dietro ai mietitori, co-sì conoscerò meglio la tua gente” chiese un giorno Rut aNoemi. Ella sperava di essere ben accolta dagli Israeliti. Si presenta così, come una donna bisognosa di tro-var grazia. Questo suo bisogno, sa bene che non è undiritto, una pretesa, ma soltanto la speranza di esse-re accolta e riconosciuta come donna aperta al futuro,perché tutto è solo dono. 26
  27. 27. Arrivata al campo, udì i canti dei mietitori che rin-graziavano Dio per il dono dei frutti della terra, e fusalutata da tutti come la “ben venuta”. Il campo era diBooz, che appena seppe del suo arrivo le andò incon-tro per accoglierla fra la sua gente. Con profonda umiltà e tanta gratitudine Rut si pro-strò con la faccia a terra davanti a Booz: “Per qual mo-tivo ho trovato grazia ai tuoi occhi?! Tu ti interessi dime e mi accogli fra la tua gente, senza farmi notareche c’è differenza tra me e te, io che sono una stra-niera e quindi una che non dovrebbe contare nulla aituoi occhi?”. Il cuore di Booz si aprì alla generosità e delicatez-za d’animo di questa donna, disposta a rinunciare a sestessa pur di essere accolta in terra straniera. E lui, uo-mo potente e facoltoso, si commosse per la grazia fem-minile di quella moabita e rispose: “Mi è stato riferitoquanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuomarito e come hai abbandonato tuo padre, tua madree la tua patria per venire presso un popolo che primanon conoscevi”. Booz scopre in lei quel “genio femminile” delladonna che non conosce se stessa se non come coleiche non si possiede appieno! Nella fedeltà di una rela-zione concreta e quotidiana, infatti, Rut impara a rice-versi e a diventare se stessa. E ciò è possibile perchéassume come proprie le condizioni del rapporto chel’altro, con la sua storia, con il suo ambiente culturalee religioso, le offre. Per questa sua capacità di relazione e di apertura al-la vita, il suo sì iniziale e fiducioso diventa cammino dilibertà e di fecondità, per una comunione oltre i confi-ni della propria patria e dei propri desideri.DONNA DELL’ALLEANZA Rut lavora tutto il giorno nel campo in cui è stata ac-colta a spigolare, senza cercare riposo se non proprioquando è tanto stanca. Davanti al cibo che le viene of- 27
  28. 28. ferto essa naturalmente ne mangia a sazietà e ne metteda parte gli avanzi. Ogni giorno poi torna a spigolare. La sua audacia sa accogliere Booz in sé come do-no; e l’apertura all’amore diventa libertà interiore! “Tiringrazio Dio d’Israele, perché hai guardato quest’umi-le serva e le hai preparato una patria accogliente”. È lapreghiera che inizia a fare nel segreto del suo animo. Noemi, sua suocera, le disse: “Figlia mia, non de-vo io cercarti una sistemazione, così che tu sia felice?”.Rut le rispose: “Farò quanto dici”. Ancora una volta Rut rivela la sua apertura ad assu-mere tutto ciò che un’alleanza con l’altro richiede. E siaffida. Conoscerà Booz, come le aveva suggerito No-emi, e si unirà a lui in matrimonio, accettando di ap-partenere al suo Dio, il Dio d’Israele. Così metteva in atto la ricchezza della rivelazione delSignore Dio d’Israele, quando disse “se vorrete ascol-tare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sa-rete per me la proprietà tra tutti i popoli” (Esodo 19,5). Come il popolo d’Israele si era legato al suo Dio, fi-no ad essere “sua proprietà”, così Rut si era legata inalleanza con Noemi, fino ad appartenere allo stessoDio. Non è sottomissione passiva la sua, ma capacitàdi relazione oltre le proprie vedute, le proprie tradizio-ni e certezze. In quel suo sì ad un’appartenenza nuova scopre l’in-finito valore e l’alto prezzo dell’alleanza del Dio d’Isra-ele con il suo popolo. Ella entra in questa nuova ap-partenenza senza esitazione. Sigilla così il suo cammi-no dentro l’esperienza di fede, con un’obbedienza atti-va che le fa vincere ogni vergogna e ogni tipo di esclu-sione dalla comunione con il popolo d’Israele. “Sonopronta ad ogni impegno che la nuova appartenenza michiede!”, afferma Rut davanti a Noemi. La fedeltà a un amore è riconoscibile dalla fedel-tà ad un sì pronunciato all’inizio del cammino, insie-me alla custodia in sé della parola ascoltata e accolta.Rut risponde a Noemi esattamente come il popolo di 28
  29. 29. Israele aveva risposto a Mosè quando questi gli avevaproposto l’alleanza con il Signore sulla base delle paro-le della Legge: “Quindi Mosè prese il libro dell’allean-za e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: ‘Quan-to il Signore ha ordinato noi lo faremo e lo eseguire-mo!’” (Esodo 24,7). L’apertura di questa donna, la sua capacità ad affi-darsi per una fecondità inedita e un impegno coinvol-gente di vita, preannuncia l’estrema fedeltà di Dio pertutta l’umanità. In una Cena, come segno di banchetto sponsale sirealizzerà la piena e nuova fecondità. “Per la vita di tut-ti, io verso e dono il mio sangue – dirà Gesù –. Perchétutti entrino nell’unico rapporto d’amore e di fedeltàcon Dio, io accetto la morte in Croce”. E quella Parola accolta come dono e rivelazione,diventa feconda nel cuore del mondo. Da quell’offer-ta totale di Dio agli uomini nasce la Chiesa, sposa disangue. È questa la capacità di alleanza, di chi sa ascolta-re e custodire nel cuore il segreto dell’Altro, il gridodel povero che sale a Dio, la proposta misteriosa delloSpirito che opera dal di dentro e chiede totale dispo-nibilità all’amore. La donna, ogni donna, come Rut, aperta all’amoree alla novità del Regno è capace di entrare nel circui-to vivo di un rapporto di alleanza nuova e totalizzan-te, così da essere feconda di vita. Da questa nuova ap-partenenza nascerà Obed, “il servo”. Obed a sua vol-ta genererà Iesse e Iesse genererà Davide, dalla cui di-scendenza, proprio a Betlemme, sorgerà il Messia, ilServo del Signore. Il frutto della sua alleanza senza confini fu Obed,che significa “servo”, per significare quel servizio delSignore per il quale il Signore aveva stretto alleanzacon il suo popolo quando lo fece uscire dall’Egitto! E sarà segno che ogni alleanza per essere fecon-da di futuro ha bisogno della profezia e dell’intuizio- 29
  30. 30. ne della donna, che sa guardare in avanti e oltrepas-sare i propri confini. Infatti Rut, la moabita, si inserisce nella discenden-za dei figli di Abramo, nella comunità dell’Alleanza,come erede della benedizione e donna che prepara lavia al Messia. 30
  31. 31. �aria di �etania L’INTUIZIONE DEL FUTURO Betania! Casa dei poveri o casa dell’amicizia. Un vil-laggio situato vicino Gerusalemme, a est del monte de-gli Ulivi, a 3 chilometri circa dalla capitale. Lì Simone il lebbroso possedeva una casa, dove po-teva ospitare gli amici e fare festa. Questa volta l’amicoè Lui: Gesù di Nazaret (Marco 14). Prima di raggiunge-re Gerusalemme, la città del grande sacrificio e dellasperanza infinita di Dio per l’umanità, il Maestro e Si-gnore accetta l’invito a pranzo. È il suo stile: condivi-dere gioie e dolori, festa e tristezze con quell’umani-tà per la quale sta per donare la vita. È infatti la vigiliadella sua passione. Nessuno conosce il segreto eventoche Gesù porta in cuore, neppure Simone che lo ave-va invitato con gioia e amicizia, ancor meno gli apo-stoli che stanno a tavola con lui.IL CORAGGIO DI CHI AMA In quella grande sala adornata a festa, piena di uo-mini che consumano il pasto, entra una donna, comeun raggio di luce. Senz’altro una che cercava la vita:forse una messaggera della salvezza, colei che portavain cuore un segreto. Stringeva tra le mani un vasettoprezioso, contenente un profumo molto costoso. Pro- 31
  32. 32. fumo d’un odore particolarmente piacevole, che perconservarsi doveva essere sigillato in vasi preziosi, co-me l’alabastro. Profumo di donna quindi! Subito i di-scepoli puntano gli occhi, come sbalorditi, su quell’og-getto. Conoscevano l’alto valore di quel profumo. Il lo-ro pensiero corre ai poveri da sfamare: “Si potrebbevenderlo e il ricavato darlo a chi non ha da vivere”. Quel profumo non è una frode, ma garantito-auten-tico nardo, importato senza dubbio da lontani paesi (siricava infatti dalle radici e dalle foglie radicali d’unapianta che cresce sui fianchi dell’Himalaya). “Come può una donna entrare nella stanza del ban-chetto?! Chi è costei? Perché disturba il maestro?” si dico-no l’un l’altro gli intimi di Gesù. Ma lei che ascolta il lin-guaggio dell’amore e non presta orecchio ai calcoli trop-po freddi degli uomini, si avvicina senza timore al Ma-estro, come sposa che riconosce la voce del suo sposo. Rompe il vasetto e versa sulla testa di Gesù il nardoprofumato. Tutta la stanza acquista una fragranza nuova. C’è chi ha visto questo gesto come la sposa che con-sacra il suo sposo Messia e Profeta. Ora la regina e il suore diventano sposi nel gesto dell’unzione sacerdotale. Chissà cosa pensa Simone, l’amico che si era degnatodi offrire ospitalità e un pranzo così ricco!? Non avrebbemai pensato in cuor suo di compiere un gesto di spreco.Forse quel banchetto era ben calcolato nella sua mente.Gli apostoli non erano pronti a salutare il loro signorecome Messia, neppure allora che stavano salendo insie-me a Gerusalemme. Eppure lo avevano professato conle labbra, pochi giorni prima. I loro cuori sono ancorapresi dalla bramosia della gloria, i loro occhi vedono so-lo l’apparenza, incapaci di entrare nel cuore della storia.Occorre l’intuito della donna per conoscere i segreti deicuori e precedere gli eventi.L’AMORE NON HA PREZZO Che fare di quello spreco di nardo purissimo? Perlei è un gesto di offerta e un annuncio di morte glo- 32
  33. 33. riosa. “Perché non vendere e distribuire, piuttosto cheungere e profumare un uomo?” si dicono l’un l’altro icommensali. Ciò che per lei è dono e profezia, per glialtri è spreco e follia. L’amore rischia di apparire steri-le agli occhi di chi calcola con l’intelligenza e giudicala vita a partire dal profitto. Anzi quella perdita supe-ra trecento denari! Il malcontento divide la fraternità del banchetto. Gliuomini puntano il dito sulla donna, perché non han-no il coraggio di giudicare la disponibilità del Maestro. Infatti parlano in cuor loro. Non osando esserevolgari si rinchiudono sui loro sentimenti e diventa-no segreti. Chi ama non ha paura di fare gesti incomprensibili,ma dettati dal cuore: si apre a un futuro ricco di novi-tà: “Ha compiuto un’opera buona, perché infastidirla?”.Questa donna annuncia la morte e la resurrezione delMessia, e accede alla profezia. “I poveri li avrete sempre con voi, la mia presen-za scomparirà”. Gesù sta andando alla morte: fra duegiorni verrà consegnato e poi crocifisso. Nessuno riu-scirà a partecipare a quell’evento sconcertante se nonchi ha già sperimentato l’amore e ha accolto la salvez-za. Sarà la donna, colei che “vede” e annuncia con lasua stessa vita, come fece la Madre sotto la Croce delFiglio, ad entrare e dare l’annuncio che quella morte ègloriosa. Proprio in vista della sepoltura essa ha com-piuto quel gesto e nel cuore di un banchetto. Propriolì attorno alla tavola di Simone svela il grande mistero:Gesù è sacrificato simbolicamente nel pane e nel vi-no di quel pranzo. Egli è già morto, perché l’umanitàha maturato la sua consegna. La donna precede quel-la morte, giunge in tempo, intuisce, compie l’unzione.Non attende, come d’uso, di farlo sul suo corpo mor-to, ma ora che è vivo, per dichiarare che egli risorge-rà. È la Pasqua. La rivincita della vita che passa attra-verso il “genio femminile” della donna, anche dentrole sfide di morte. 33
  34. 34. I discepoli non partecipano a questo annuncio pro-fetico, non si elevano al di sopra degli smorti calco-li della vita ordinaria. È la Chiesa di sempre: santa epeccatrice.UN INVITO ALLA RADICALITÀ Al compiersi della sua Pasqua, il Signore risortochiede ad ognuno di noi di deciderci per il dono del-la vita fino allo “spreco” per Lui o per la conservazio-ne di essa fino alla sterilità della morte. Come la pri-ma Chiesa, così ogni comunità cristiana, è chiamata ascegliere la logica dell’amore, superare i calcoli sterilidella vita troppo ordinaria e affidare la vita solo a Dio. Comprendere oggi quanto ha fatto quella donna,significa imparare a perdere la vita per Lui, nel cuoredelle grandi o piccole sfide di una società che calcolae confida solo nel guadagno umano. Le generazioni parleranno di lei e del suo gesto (enoi lo stiamo facendo) perché alla donna Dio da sem-pre affida “l’uomo” per generarlo a una speranza nuo-va: la salvezza nella morte gloriosa del Crocifisso. Ancora oggi donne coraggiose e pienamente inse-rite nella storia sono chiamate a farsi voce profetica diun futuro di pace e di riconciliazione, mediante l’intu-ito e l’amore senza calcoli. Esse sono presenze profeti-che di un mondo nuovo: quel mondo che l’uomo e ladonna insieme sono chiamati a sognare per ricondur-re l’umanità ai piedi del Crocifisso glorioso. Ma ciò èpossibile nella misura in cui tutti siamo disposti a do-nare la vita e a lasciarci trasformare dal Sangue di Cri-sto, fiume di misericordia e di salvezza, in creaturenuove e coraggiose. 34
  35. 35. �aria di �a �dala APERTA ALLA NOVITÀ DI DIO In un giardino, all’alba di una giornata di primave-ra, giunge all’epilogo l’itinerario di Gesù tra gli uomi-ni. Là dove la terra produce frutti e fiori colorati, la lu-ce della conoscenza incomincia lentamente a penetra-re. E una donna è il faro nel passaggio dall’oscurità alprogressivo chiarore. Ella, abituata a lavorare di not-te, questa volta si sveglia di buon mattino, attraversa lacittà per recarsi al sepolcro ed esprimere le sue premu-re per Colui che ha amato in modo originale. E lei è la prima creatura ad aver visto il Risorto. Alei è stato affidato di accogliere e di riferire il mistero:Cristo ha sconfitto la morte. Come mai a una donna? Il mistero della rinascita ètroppo difficile da contenere e quindi da esprimere. Sel’uomo non si affida all’Anima, alla forza intuitiva del-la femminilità, non entra nel mistero della vita nuova.Maria di Magdala è un tipo d’Anima particolarmentesensibile e attenta. Da lei erano usciti sette demoni, os-sia la pienezza del male.LA RICERCA APPASSIONATA Corre al sepolcro il desiderio della felicità, il biso-gno di essere amata. Ella che rifugge le delusioni nelle 35
  36. 36. feste effimere, cerca Colui che può dare una rispostacerta e duratura al suo animo assetato di vita. Si china, vede due angeli, ma continua a piangere: “Ma chi ha tirato via quella enorme pietra? Dovehanno posto l’amato del mio cuore? Dove cercare lavita che non è più visibile ai miei occhi?”. Si sente dire nel cuore: perché cerchi fuori di te Coluiche ti abita e ti cerca? Non è qui! È difficile riconosce-re la voce dell’interiorità. Forse qualcuno da fuori ten-ta di distoglierla dalla ricerca ansiosa del suo Signore?“Se l’hai portato via tu, fratello o sorella che rimprove-ri la mia sensibilità, dimmi almeno dove lo hai posto!”. “Maria”! Il Risorto chiama per nome colei che ap-passionatamente lo cerca, per restituirla a se stessa,nella sua identità di figlia e di donna. La sensibilità femminile si risveglia e abbraccia lavita. Vuole toccare il frutto dell’amore per amare piùintensamente e personalmente… Ma questa volta de-ve mantenere la distanza: “Non toccarmi!”. Ormai el-la dovrà toccare la vita nel cuore dei fratelli. È la nuo-va maternità che è chiamata ad esercitare nel mondo. “Va’ Maria! Vai da coloro che ancora sono duri dicuore e non hanno compreso il segreto dell’amore vi-vo. Va’ e di’ loro che mi troveranno dove vivono, sof-frono e amano”. Trasformata e invasa dalla vita risorta si reca dai di-scepoli. “Ho visto il Signore!”. La donna non insegna,non spiega con mille ragionamenti il mistero: comu-nica un’esperienza unica, irrepetibile, ineffabile. È l’in-contro personale. In ogni uomo è posta questa capaci-tà di incontro e di trasformazione! Ognuno di noi vie-ne rigenerato mediante l’accettazione del farsi figliodella madre, recando nel cuore quel principio femmi-nile che solo fa riconoscere la vita dalla morte, la lu-ce dalle tenebre. Da questa storia nasce un appello all’uomo. Uomo di questo tempo, di ogni tempo decidi tu sefarti figlio della madre e muovere i tuoi passi attraver- 36
  37. 37. so le strade del mondo, recando nel cuore la vita nuo-va perché risorta! Tocca a te dire a tutti che terra e cielo sono di nuo-vo ricongiunti, che Dio ci aspetta là dove un’anima ap-passionata lo cerca, là dove l’amore deve nascere, làdove la vita soffre e muore portando con sé la speran-za del futuro. Tocca a te annunciare che ormai è Pasqua sempre! A te che hai sperimentato la Vita che vince. 37
  38. 38. 38
  39. 39. II PARTE DONNE NELLA STORIA 1.IL MEDIOEVO Nel 1988, in occasione dell’Anno Mariano, il BeatoGiovanni Paolo II ha scritto una Lettera Apostolica in-titolata Mulieris dignitatem, trattando del ruolo prezio-so che le donne hanno svolto e svolgono nella vita del-la Chiesa. “La Chiesa – vi si legge – ringrazia per tuttele manifestazioni del genio femminile apparse nel cor-so della storia, in mezzo a tutti i popoli e a tutte le na-zioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito San-to elargisce alle donne nella storia del popolo di Dio,per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speran-za e carità; ringrazia per tutti i frutti di santità fem-minile” (n. 31). Anche in quei secoli della storia che noi abitual-mente chiamiamo Medioevo, diverse figure femminilispiccano per la santità della vita e la ricchezza dell’in-segnamento. “Anche oggi – afferma Papa Benedetto XVI – laChiesa riceve un grande beneficio dall’esercizio dellamaternità spirituale di tante donne, consacrate e lai-che, che alimentano nelle anime il pensiero per Dio,rafforzano la fede della gente e orientano la vita cri-stiana verso vette sempre più elevate” (Udienza Gene-rale, 24 novembre 2010). La storia della Chiesa nel Medioevo è caratterizzatadalla presenza di molte donne cristiane che partendodalla dimensione spirituale della loro vita hanno mol- 39
  40. 40. to lavorato per il bene della Chiesa ed hanno recato uninflusso benefico anche alla società, inserendosi concoraggio anche nelle vicende della politica. In questomodo anche se il fine primo ed ultimo della loro vita èstato quello dellunione intima con Cristo, con un for-te accento della mistica sponsale, attraverso la via delVangelo e della sequela di Cristo, tuttavia si sono pro-digate ampiamente nell’esercizio della carità ed hannoavuto un ruolo importante nella cosa pubblica. Obbligate dalle circostanze, fedeli al loro genio fem-minile, concreto e pacifico, ma spesso investite da unagrande missione ecclesiale, sono diventate protagoni-ste della vita della Chiesa, profetesse ed ammonitricidel clero e dei Papi, come è il caso di Brigida di Sve-zia e di Caterina di Siena; esse non hanno indietreg-giato davanti ai potenti di questo mondo, diventan-do così a partire dalla loro comunione con Dio, perso-ne che hanno invocato la riforma e l’unità nella Chie-sa ed hanno pacificamente lottato per evitare le guer-re e costruire la pace. Sarebbe lunga la lista delle Sante medievali chehanno influenzato la storia della Chiesa e la costru-zione dell’Europa. Giovanni Paolo II nella sua LetteraMulieris dignitatem (n. 27) ricorda fra le donne orien-tali Olga di Kiev, e fra le occidentali Matilde di Tosca-na, Edwige di Slesia e Edwige di Cracovia, Elisabettadi Turingia, Brigida di Svezia, Giovanna D’Arco; oltrea Caterina da Siena che ha meritato il riconoscimentodi Dottore della Chiesa. Ma la lista potrebbe essere mol-to più lunga e dovrebbe comprendere Agnese di Pra-ga, Ildegarda di Bingen, Gertrude di Helfta, Matilde diMagdeburg e Matilde di Hackenborn, alle quali biso-gna aggiungere le grandi sante della tradizione fran-cescana, quali Chiara di Assisi e Angela da Foligno.Il coraggio di queste donne è tanto più da ammirare sepensiamo alla mentalità antifemminista dell’epoca, alladiffidenza viscerale degli uomini contro le donne, allaquale non sfugge neppure il grande Tommaso d’Aquino 40
  41. 41. che oltre alle teorie della donna come “uomo mancato”aggiunge anche l’osservazione che essendo la donnasolo ausiliaria dell’uomo per la procreazione, “per ognialtra opera egli trova un migliore aiuto in un altro uo-mo che nella donna” (Summa Theologiae, I, q. 42, a.1).Spesso sarà a questi pregiudizi che si ispireranno an-che i dotti della Chiesa e i potenti di questo mondoper non ascoltare la voce di Dio che si faceva sen-tire potente attraverso la parola di queste donne.Donne coraggiose di riconciliazione e di unità per lacostruzione dell’Europa, molte sante medievali, ponen-dosi come riformatrici, predicatrici e destinatarie didivine visioni, incontrarono tante gravi difficoltà nelfarsi accettare dalla comunità ecclesiale, ma andaro-no avanti fino all’umiliazione, all’ironia, come nel ca-so di Ildegarda, di Caterina e di tante altre. Tutte testi-moni del Mistero Pasquale di Cristo vissuto e incarna-to nella loro storia personale e comunitaria. 41
  42. 42. Ilde�arda di Bin�en AUDACE IN BATTAGLIA Ildegarda di Vendersheim, nata nel 1098, a Bermer-sheim vor der Höhe (Germania), da una famiglia del-la piccola nobiltà locale, a otto anni viene mandata nelmonastero benedettino di Disibodenberg, perché rice-va da Jutta, figlia del conte di Spanheim, monaca e ba-dessa, una formazione all’altezza della sua posizionesociale. L’intelligenza acuta e vivace, abbinata ad un’ac-centuata capacità di osservazione, e un profondo ap-prezzamento per la cultura in generale, permettono al-la bambina di acquisire, nel tempo, una discreta com-petenza in vari campi del sapere: dalla teologia alla fi-losofia, dalle scienze naturali alla linguistica, alla mu-sica, alla poesia… La sua fede, già vivida nell’infanzia e rafforzatadall’esperienza monastica, la spinge appena adolescen-te, a scegliere di consacrarsi totalmente a Dio e diven-ta monaca. Alla morte di Jutta, nel 1136, è nominata “abbatis-sa”. In questo ruolo imprime un forte impulso spiritua-le e culturale alla vita della comunità, continuando avivere, con la semplicità di sempre, la vita quieta e vi-vace del monastero. 42
  43. 43. “UNA PIUMA ABBANDONATAAL VENTO DELLA FIDUCIA DI DIO”! La storia cambia quando inizia a scrivere e renderepubbliche le “visioni” che l’accompagnano fin dall’in-fanzia e che lei racconta nella prima opera intitola-ta Scivias, “conosci le vie”. Nell’introduzione a questoscritto, Ildegarda spiega come è stata spinta a questopasso, da una misteriosa voce, proveniente da una lu-ce bellissima, che durante una visione le diceva: “Ofragile creatura umana… racconta e scrivi ciò che vedie ascolti”. Ci tiene però a precisare che le visioni nonsono dovute ad alterati stati di coscienza, ma come leistessa dice, “le ho ricevute mentre ero sveglia, con lamente attenta e limpida, attraverso i sensi interiori, inluoghi aperti, secondo la volontà di Dio”. Che si tratti di una particolare illuminazione delloSpirito, lo capiamo dal testo seguente: “Avvenne nell’anno 1141 dall’incarnazione di Cristo,quando avevo quarantadue anni e sette mesi, che unaluce infuocata, fortissima e abbagliante, scendendo dalcielo che si era aperto, infiammò tutto il mio cervelloe mi riempì di calore il cuore e il petto: era simile aduna fiamma che non brucia ma scalda, come fa il so-le quando colpisce qualcosa con i suoi raggi. E, subi-to, fui in grado di interpretare i libri, il Salterio, il Van-gelo, e gli altri libri cattolici, l’Antico e il Nuovo Testa-mento…”. Lo Spirito le permette di penetrare a fondo il sen-so delle Scritture e di condensarne il nucleo in poten-ti immagini simboliche, secondo l’uso del tempo, mu-tuate dagli stessi testi biblici e dalla natura. È perfetta-mente consapevole che la rivelazione delle “visoni”, laespone ad una platea che esprimerà un giudizio e perquesto vorrebbe sottrarsi. Ma non può farlo: Dio stes-so lo chiede e a Lui si abbandona. Da questo momento, Ildegarda sarà “una piuma ab-bandonata al vento della fiducia di Dio”, come essastessa si definirà. 43
  44. 44. LA TRINITÀ DA CUI TUTTO NASCE Le sue visioni contengono una sorta di reinterpre-tazione in chiave trinitaria di tutta la storia della sal-vezza, espressa sotto forma di simboli ed immagini.Le virtù sono personificate e come tali si esprimono. Nella meditatio di Ildegarda, il Padre è il Dio creato-re che dà vita a tutte le cose e le dispone in armonia. IlFiglio parla attraverso Caritas, personificata in sembian-ze femminili mentre si presenta come “Sposa e amantedel Signore, innamorata e raccolta nell’amplesso divino”.Dio dona a Caritas molti gioielli “perché l’ama grande-mente ed ella vuole un bacio da Lui e a Lui obbedisce”. Lo Spirito si presenta come “Tuono della Voce at-traverso la quale nascono tutte le creature” e dice: “Doimpulso alle cose con il mio alito… come ragione so-no alla radice di tutto”. Dalla Trinità nasce la creazione e, in essa, l’essereumano “è l’opera compiuta di Dio perché Dio si cono-sce attraverso di Lui, per lui ha creato le altre creature ea lui ha concesso per amore la ragione”. In questa ope-ra compiuta di Dio, la donna appare come “forma spe-culativa” dell’uomo e in quanto tale, sua pari. La potenza divina, “rotonda perfezione della mi-sura”, come fuoco illumina il cosmo circondandolo amo’ di ruota.LA CENTRALITÀ DELL’ATTO REDENTIVODI CRISTO Se la visione che Ildegarda ha del cosmo sottolineala sua bellezza, quella del peccato si manifesta con ter-mini che ne indicano il sovvertimento: nuvole nere chesi addensano, i venti diventano puzzolenti, il verde del-la vitalità sbiadisce… gli umori di cui sono fatte le cre-ature si scombinano e l’armonia viene deturpata. MaDio non rimane a guardare. La carità, attraverso il Figlio, opera la redenzione a fa-vore della creatura umana, descritta come, “pecora delSignore” caduta nel fango del peccato. Interessante in 44
  45. 45. questo contesto, la reinterpretazione ildegardiana dell’at-to redentivo: “Quando l’Agnello di Dio fu appeso sullacroce, gli elementi tremarono, perché il nobilissimo Fi-glio della Vergine era stato ucciso nel corpo dalle manidegli uomini, e nella sua morte felice, la pecora è statariportata ai pascoli della vita. Infatti, l’antico persecutore,dopo aver visto che dovette lasciare libera quella pecoraa causa del sangue dell’Agnello innocente, che lo stessoAgnello aveva versato nella remissione dei peccati, allo-ra riconobbe per la prima volta chi fosse quell’Agnello…Mentre l’uomo venne sollevato dalla morte, l’inferno aprìle sue porte e satana gridava: ‘Ahimè! ahimè! Chi mi aiu-terà?’. Ma anche la schiera dei diavoli fu colta da grandeturbamento: infatti, quando videro che le anime a lorofedeli venivano trascinate via, si resero conto di quantofosse grande quella potenza, a cui non avrebbero potutoresistere insieme al loro principe. Così l’uomo fu portatoal di là dei cieli, perché Dio apparve nell’uomo e l’uomoin Dio, grazie all’opera di Gesù Cristo”. La salvezza continua nel tempo quando l’essereumano modella la sua vita sulle virtù, in modo parti-colare sulla carità e l’umiltà. “Perciò chi voglia avere la meglio sul diavolo, simunisca dell’arma dell’umiltà. Lucifero, infatti, la tememolto e davanti ad essa si nasconde come un serpentein una caverna, perché se essa lo prende, lo fa a pez-zi molto facilmente, come se fosse una cordicella pri-va di ogni valore”.LA VIRIDITAS Ildegarda è anche un medico poiché studia le pro-prietà delle erbe e le seleziona. Ma in lei, spiritualità emedicina sono strettamente connesse dal concetto diviriditas. Per viriditas Ildegarda intende l’effetto dell’e-nergia vitale che il Soffio divino ha impresso nella cre-azione e che si manifesta, oltre che nel verde della ve-getazione, nel creato e nell’essere umano, a livello fi-sico e spirituale. Il peccato rovina la viriditas; la prati- 45
  46. 46. ca delle virtù, ricompone l’unità tra microcosmo e ma-crocosmo. L’arte medica, quella del tempo, utilizza leproprietà delle piante per rianimare la viriditas, e ri-dare salute, prosperità e bellezza alla creazione intera.LA BELLEZZA FEMMINILE Il monachesimo femminile ha sempre mortificato labellezza femminile, considerata ostacolo nel cammi-no verso la santità. Ildegarda, invece è di diverso pare-re. La badessa di Andernach le scrive sconcertata: “Ciè giunto all’orecchio qualcosa a proposito di un’usan-za del vostro monastero certamente non comune: checioè nei giorni festivi, durante il salterio, le sorelle sie-dono nel coro con i capelli sciolti e si ornano di un ve-lo di seta bianca, il cui orlo arriva fino a terra. Porta-no sul capo corone dorate e lavorate, nelle quali sonoarmonicamente intrecciate su entrambi i lati e sul re-tro delle croci e sulla fronte un’immagine dell’Agnel-lo. Sembra inoltre che le sorelle si ornino anche le di-ta con anelli d’oro. Tutto questo nonostante il primopastore della Chiesa lo abbia proibito con esortazioni,dicendo che le donne devono comportarsi costuma-tamente, senza capelli intrecciati, oro e perle, né pre-ziose vesti”. Ildegarda, senza scomporsi, le risponde:“Nello Spirito Santo le vergini sono spose della santitàe dell’aurora della verginità. Perciò devono avvicinarsial sommo sacerdote come olocausto gradito a Dio. Perquesto motivo spetta alla vergine indossare una vesteluminosamente bianca”. Non è forse questa veste bian-ca l’abito della schiera dei beati dell’Apocalisse? Nonrappresenta il segno luminoso del mistero della vergi-nità che vigila nell’attesa della redenzione finale?”.IL RUOLO DELLA MUSICA NELLA LODE A DIO La musica e il canto hanno una grande importanzanella spiritualità di Ildegarda di Bingen; lei stessa hascritto molte composizioni musicali per la preghiera. Il significato che ella attribuisce al canto e alla mu- 46
  47. 47. sica, si evince da una lettera che scrive ai prelati di Ma-gonza, per protestare contro la proibizione, inflitta daquesti, a lei e alle sue monache, di accostarsi ai sacra-menti e di salmodiare cantando, a causa del rifiuto del-la badessa di dissotterrare e di buttare fuori dal cimite-ro del monastero un defunto, ivi sepolto, che pure es-sendo stato scomunicato, prima di morire si era penti-to e aveva ricevuto i sacramenti. Ildegarda ricorda ai suoi interlocutori che i salmi e icanti, composti dai profeti sotto l’ispirazione dello Spi-rito Santo, sono “da cantarsi per accendere la devozio-ne dei fedeli” e gli strumenti musicali arricchiscono icanti con vari suoni “affinché gli uomini si rammentas-sero della dolce lode della quale Adamo prima dellacaduta gioiva in Dio insieme agli angeli… e anche perinvitare l’umanità a questa dolce lode. Questo lo fece-ro in modo che gli stessi ascoltatori sollecitati e allena-ti… da aspetti esteriori… fossero istruiti su realtà inte-riori”. Ma il diavolo, avendo capito che l’essere umano,“attraverso quest’arte si sarebbe trasformato sino a re-cuperare la dolcezza dei canti della patria celeste”, nonha mai smesso di ostacolare quest’opera. Il monito conclusivo rivela bene il carattere ildegar-diano: “Per questo, voi e tutti i prelati, dovete semprestare bene attenti prima di chiudere con un decreto labocca ai cori che cantano le lodi a Dio”.PROFETESSA DELLA GERMANIA Ildegarda, ormai all’apice della fama, forte dell’ap-provazione di Bernardo di Clairvaux e del Papa, sen-te fortemente la responsabilità di occuparsi della rivi-talizzazione della fede della Chiesa. Con la semplice scorta di due monache e uno stal-liere attraversa a periodi alterni l’intera regione del Me-no. Le tappe di questo percorso sono i monasteri fem-minili e maschili, che Ildegarda si impegna a riforma-re. Ella stessa ne fonda due: quello di Bingen (dove leisi trasferisce nel 1147) e quello di Eibingen, nel 1165. 47
  48. 48. Ma non si limita solo a questo. La sua predicazioneinveste la società civile, le piazze, i mercati, le chieseed è rivolta ai nobili, agli alti prelati e a tutto il popolo.La sua fama cresce e molte persone le scrivono, com-preso l’imperatore Federico Barbarossa. Lei risponde inmodo schietto e deciso, proponendo a tutti il modellodi vita appreso dal Vangelo. Giovanni Paolo II, nelle lettera che scrisse in occa-sione dell’ottocentesimo anniversario della morte di Il-degarda, la definisce, a ragione: “Profetessa della Ger-mania”.CORAGGIOSA NELLE BATTAGLIE Ildegarda, “Colei che è audace in battaglia”, secon-do il significato etimologico del termine, si dimostra inmolte situazioni all’altezza del nome che porta. Che fosse battagliera, lo dimostra la sua capacità ditenere testa allo strapotere di chierici e regnanti, con ilsolo coraggio di una fede chiara e luminosa. E forse non è un caso che la sua vita, segnata dauna salute costantemente malferma, che ne mette spes-so a rischio la sopravvivenza, abbia raggiunto, cosa ab-bastanza insolita a quel tempo, la veneranda età di 81anni. Muore infatti il 17 settembre 1179 e viene sepol-ta nel monastero di Rupertsberg in un ricco mausoleo.Durante la Guerra dei Trent’anni, per salvarlo dalla di-struzione, i monaci benedettini portarono con se le re-liquie nella cappella del priorato di Bingen dove ripo-sano ancora oggi.UNA SANTA MAI CANONIZZATA Ildegarda fu acclamata santa a furor di popolo. Mail processo di canonizzazione avviato da Papa Grego-rio IX, una cinquantina di anni dopo la sua morte, nonè stato mai completato. 48
  49. 49. �n�ela da �oli�no SPOSA DI DIO-UOMO PASSIONATO La biografia della beata Angela da Foligno gravita in-torno a tre date approssimative, quella della nascita, del-la “conversione mistica” e della morte. Nacque nella cit-tadina umbra, intorno all’anno 1248. Della sua giovinez-za non si conosce praticamente nulla se non il fatto chesi sposò e visse una vita, a suo dire, “selvaggia, adulterae sacrilega”. Sicuramente di famiglia agiata, ebbe più figlie una vita morale molto spigliata. Non mancarono gravicolpe culminate in una serie di confessioni e di comu-nioni sacrileghe. Intorno all’’anno 1285 il suo camminodi fede iniziò di nuovo, attraverso il sacramento della Pe-nitenza celebrato nella chiesa cattedrale di S. Feliciano aFoligno, quando si confessò dal cappellano del vescovo. Dopo la morte del marito, dei figli e della madre,provata dal dolore, che affrontò con grande forza d’a-nimo, ridiede vigore alle radici della sua fede quandoscoprì il senso di quello che stava vivendo, nella pas-sione che Cristo aveva vissuto per amore. La svolta mi-stica, favorita da un pellegrinaggio ad Assisi nel 1291,segnò una svolta decisiva nella sua vita. Nello stessoanno entrò a far parte del Terz’ordine francescano incui emise i voti religiosi. Fu durante questo viaggio ad Assisi che Angela fece 49
  50. 50. sconcertanti ed esaltanti esperienze mistiche, di cui fustupito testimone anche il suo parente e confessore, ilB. Arnaldo da Foligno: questi, temendo si trattasse difenomeni dovuti a suggestioni demoniache, le impo-se di dettargli le sue esperienze interiori. Il bisogno difar luce sulle profondità di quest’anima squassata dal-la grazia, diede così origine al Liber, uno dei più pre-ziosi libri sull’ esperienza mistica di un’anima partico-larmente favorita da Dio. Il passaggio dalla conversione all’esperienza mistica,da ciò che si può esprimere all’inesprimibile, avvenneattraverso la contemplazione del Crocifisso: il “Dio-uo-mo passionato” divenne il suo “maestro di perfezione”.Da quel momento il suo obiettivo sarà, tendere ad unaperfetta “somiglianza” con Lui, mediante purificazionie trasformazioni sempre più profonde e radicali. In ta-le stupenda impresa Angela mise tutta se stessa, animae corpo, senza risparmiarsi in penitenze e tribolazioni,desiderando di morire con tutti i dolori sofferti dal Dio-uomo crocifisso pur di essere trasformata totalmente inLui: “O figli di Dio, – raccomandava – trasformatevi to-talmente nel Dio-uomo passionato, che tanto vi amò dadegnarsi di morire per voi di morte ignominiosissima edel tutto ineffabilmente dolorosa e in modo penosissi-mo e amarissimo. Questo solo per amor tuo, o uomo!”.Questa identificazione comportava anche vivere ciò cheGesù aveva vissuto: povertà, disprezzo, dolore, perché“attraverso la povertà temporale l’anima troverà ricchez-ze eterne; attraverso il disprezzo e la vergogna otterràsommo onore e grandissima gloria; attraverso poca pe-nitenza, fatta con pena e dolore, possederà con infinitadolcezza e consolazione il Bene Sommo, Dio eterno” .DALLA CONVERSIONE ALL’UNIONE MISTICACON IL CRISTO CROCIFISSO,ALL’INESPRIMIBILE! Un cammino altissimo, il cui segreto è la preghieracostante: “Quanto più pregherai tanto maggiormente 50
  51. 51. sarai illuminato; quanto più sarai illuminato, tanto piùprofondamente e intensamente vedrai il Sommo Be-ne, l’Essere sommamente buono; quanto più profon-damente e intensamente lo vedrai, tanto più lo ame-rai; quanto più lo amerai, tanto più ti diletterà; e quan-to più ti diletterà, tanto maggiormente lo comprende-rai e diventerai capace di capirlo. Successivamente ar-riverai alla pienezza della luce, perché capirai di nonpoter comprendere” . Scrive il suo confessore: “La fedele allora mi disse:Ho avuto questa divina rivelazione: «Dopo le cose cheavete scritto, fa’ scrivere che chiunque vuole conserva-re la grazia non deve togliere gli occhi dell’anima dallaCroce, sia nella gioia sia nella tristezza che gli conce-do o permetto»”. Ma in questa fase Angela ancora “nonsente amore”; ella afferma: “L’anima prova vergogna eamarezza e non sperimenta ancora l’amore, ma il do-lore” , ed è insoddisfatta. Angela sentiva di dover dare qualcosa a Dio per ri-parare i suoi peccati, ma lentamente comprendeva dinon aver nulla da darGli, anzi di “essere nulla” davantia Lui; capiva che non sarebbe stata la sua propria vo-lontà a darle l’amore di Dio, perché questa può solodarle il suo “nulla”, il “non amore”. Come ella dirà: so-lo “l’amore vero e puro, che viene da Dio, sta nell’ani-ma e fa sì che riconosca i propri difetti e la bontà di-vina […] Tale amore porta l’anima in Cristo e lei com-prende con sicurezza che non si può verificare o esser-ci alcun inganno. Insieme a questo amore non si puòmischiare qualcosa di quello del mondo”. Non rimane che aprirsi solamente e totalmente all’a-more di Dio, che ha la massima espressione in Cristo eper questo pregava così: “O mio Dio fammi degna diconoscere l’altissimo mistero, che il tuo ardentissimo eineffabile amore attuò, insieme all’amore della Trinità,cioè l’altissimo mistero della tua santissima incarnazio-ne per noi. […]. Oh incomprensibile amore! Al di sopradi quest’amore, che ha fatto sì che il mio Dio si è fatto 51
  52. 52. uomo per farmi Dio, non c’è amore più grande”. Tut-tavia, Angela avvertiva nel cuore le ferite del peccato;anche dopo una Confessione ben fatta, si sentiva per-donata ma ancora affranta dal peccato, libera e con-dizionata dal passato, assolta ma bisognosa di peni-tenza. E anche il pensiero dell’inferno l’accompagnavaperché quanto più l’anima progredisce sulla via dellaperfezione cristiana, tanto più si convince non solo diessere “indegna”, ma di essere meritevole dell’inferno. Ed ecco che, nel suo cammino mistico, Angela af-ferrò la realtà centrale, quella più profonda: ciò che lasalverà dalla sua “indegnità” e dal “meritare l’inferno”non sarà la sua “unione con Dio” e il suo possedere la“verità”, ma Gesù crocifisso, “la sua crocifissione perme”, il suo amore. Nell’ottavo passo, dei trenta descritti nella sua “au-tobiografia spirituale”, ella dice: “Ancora però non ca-pivo se era bene maggiore la mia liberazione dai pec-cati e dall’inferno e la conversione a penitenza, oppurela sua crocifissione per me”. E’ l’instabile equilibrio fraamore e dolore, avvertito in tutto il suo difficile cam-mino verso la perfezione. Proprio per questo contem-plava di preferenza il Cristo crocifisso, perché in talevisione vedeva realizzato il perfetto equilibrio: in crocec’è l’uomo-Dio, in un supremo atto di sofferenza che èun supremo atto di amore. In questi “trenta passi” Angela dettò in dialet-to umbro, poi messo in un limpido latino scolasticodal suo amanuense, quanto avveniva nella sua ani-ma, dal momento della conversione al 1296, quandotali manifestazioni mistiche si fecero più frammenta-rie e lasciarono campo a nuove manifestazioni spiri-tuali, in particolare quella della “ maternità spiritua-le “ che raccolse intorno alla “Lella da Foligno” unvero cenacolo di anime desiderose di perfezione. A loro la beata inviava numerose lettere e per loro re-digeva anche le Istruzioni salutifere. La povertà, l’u-miltà, la carità, la pace erano i suoi grandi temi: “Lo 52
  53. 53. sommo bene dell’anima è pace verace e perfetta... Chivuole dunque perfetto riposo, istudisi d’amare Idio contutto cuore, perciò che in tale cuore abita Idio, il qua-le solo dà e può la pace dare”. Angela da Foligno morì il 4 gennaio 1309, come èscritto in uno dei diversi codici manoscritti del “Liber”e venne da sempre venerata con il titolo di Beata eMagistra Theologorum, ossia Maestra dei Teologi, per-ché in vita attorno a lei si era raccolto un Cenacolo difigli spirituali, tra i quali si annovera Ubertino da Ca-sale. Il suo corpo riposa nella Chiesa di San Francescoe Santuario della Beata Angela a Foligno. 53
  54. 54. �ertrude di �el �ta FERITA D’AMORE Santa Gertrude, grande mistica tedesca del XIII se-colo, con la sua vita e il suo pensiero ha inciso in mo-do straordinario sulla spiritualità cristiana. Di grandestatura culturale e profondità evangelica, questa donnasi distingue per eccezionale talento naturale e straordi-nari doni di grazia; la sua profonda umiltà alimenta inlei lo zelo per la salvezza del prossimo, così come lasua intima comunione con Dio nella contemplazione,si esplicita nella prontezza nel soccorrere i bisognosi. Nasce il 6 gennaio del 1256, festa dell’Epifania. Purnon essendo figlia di nobili, proviene da una famigliabenestante. All’età di cinque anni, nel 1261, entra nelmonastero cistercense di Helfta, in Sassonia, dove ri-ceve una accurata educazione dalla grande Matilde diMagdeburgo, maestra di spiritualità e di bello scrivere.A giudicare dall’eleganza del testo poetico della Luxdivinitatis, opera in cui Gertrude narra le sue espe-rienze mistiche, si può ben dire che sia stata una allie-va attenta e profittevole. Alla scuola di Matilde, perso-naggio capace di incidere profondamente sulla vita dimolte giovani, attratte dalla sua spiritualità fortementemistica, la ragazza, almeno fino ad un certo punto del-la sua vita, non sembra particolarmente interessata a 54
  55. 55. curare la propria interiorità. Alcune fonti biografiche,le attribuiscono addirittura momenti di vita “dissipata”.LA CONVERSIONE INTERIORE A 26 anni, lo scenario interiore di Gertrude cam-bia radicalmente perché il Signore, “più lucente di tut-ta la luce, più profondo di ogni segreto, cominciò dol-cemente a placare quei turbamenti che aveva accesonel mio cuore”. Si sente chiamata a passare “dalle co-se esterne alla vita interiore e dalle occupazioni terre-ne all’amore delle cose spirituali”. Comprende di esse-re stata lontana da Lui, chiusa nei suoi interessi intel-lettuali, di essersi dedicata con troppa avidità agli stu-di liberali, alla sapienza umana, trascurando la scienzaspirituale e privandosi del gusto della vera sapienza. IlSignore la conduce ora al monte della contemplazio-ne, dove lei stessa lascia il vecchi stile di vita per assu-merne uno nuovo. Una mutazione che sorprende molti, e che lei stessaattribuisce a una visione, seguita poi da altri fenome-ni eccezionali come estasi, stigmate, e misteriose ma-lattie che anziché fiaccola la stimolano, spingendola amomenti di stupefacente attivismo. Gertrude vorrebbevivere in solitudine questa avventura dello spirito, manon sempre può: le voci corrono, arriva molta genteal monastero, per confidarsi, interrogarla, o semplice-mente per vederla. Lei accoglie tutti e specialmente chi è più disorien-tato. Gli sta a cuore soprattutto la divulgazione del cul-to per l’umanità di Gesù Cristo, tradotta nell’immagi-ne popolarissima del Sacro Cuore. Per raggiungere lepersone che non possono recarsi al monastero, si affi-da alla scrittura e lo fa con l’eleganza che è frutto deisuoi studi.DA LETTERATA A TEOLOGA Tramite una assidua e attenta lettura dei libri sacriche riesce a procurarsi, riempie il suo cuore di utili e 55
  56. 56. dolci espressioni della Sacra Scrittura. Questa ricchez-za spirituale unita alle competenze acquisite nelle di-scipline scolastiche la preparano a diventare “apostola”,nel modo richiesto dai tempi. A chi viene a consultar-la riserva una parola ispirata ed edificante mentre coni testi scritturistici più adatti chiude la bocca agli op-positori e confuta opinioni errate. Geltrude si dedica anima e corpo al servizio del-la chiesa diffondendo le verità di fede anche tramitela scrittura, e lo fa con chiarezza e semplicità, graziae persuasività, tanto da guadagnarsi la stima e l’am-mirazione di teologi e persone religiose. Con l’esem-pio e la parola è capace di suscitare un grande fervoretra la gente. Alla regola monastica, già esigente in fat-to di ascesi, aggiunge penitenze personali che lei pra-tica con tale devozione e abbandono in Dio da susci-tare in chi la incontra la consapevolezza di essere allapresenza del Signore. Dio le dona la doppia consapevolezza di essere sta-ta chiamata e di essere strumento della sua grazia. Idoni che ha ricevuto sono molti, ma due le sono par-ticolarmente cari: “Le stimmate delle tue salutifere piaghe che mi im-primesti, quasi preziosi monili, nel cuore, e la pro-fonda e salutare ferita d’amore con cui lo segnasti. Tumi inondasti con questi Tuoi doni di tanta beatitudi-ne che, anche dovessi vivere mille anni senza nessu-na consolazione né interna né esterna, il loro ricor-do basterebbe a confortarmi, illuminarmi, colmarmidi gratitudine. Volesti ancora introdurmi nell’inestima-bile intimità della tua amicizia, aprendomi in diversimodi quel sacrario nobilissimo della tua Divinità cheè il tuo Cuore divino […]. A questo cumulo di bene-fici aggiungesti quello di darmi per Avvocata la san-tissima Vergine Maria Madre Tua, e di avermi spes-so raccomandata al suo affetto come il più fedele de-gli sposi potrebbe raccomandare alla propria madrela sposa sua diletta”. 56
  57. 57. UNA TEOLOGIA AFFETTIVA Gli scritti di Gertrude attingono molte immagini daitesti biblici. La sua opera rivela una esperienza teolo-gica che mette al centro il rapporto personale col mi-stero di Dio attraverso l’opera di Cristo presente e vis-suta nella celebrazione liturgica quotidiana. Gertrudescrive quello che vive e quello che “vede” nella litur-gia, nella Scrittura e nella preghiera. La teologia checi trasmette in forma di preghiere è la sua interioriz-zazione personale dei misteri della fede e l’espressio-ne simbolica della bellezza ineffabile di Dio. In lei ilconcetto di Dio come amore è strettamente legato allasua esperienza interiore di affettività e quello che nescaturisce è una vera e propria teologia “affettiva”, incui il Dio Trinità è bellezza, luce e soprattutto amo-re. Lo Spirito conduce l’uomo verso la contemplazionedel mistero della salvezza rivelato in Gesù come gra-zia. Tutto questo si ritrova nella sua prima opera daltitolo Il Messaggero della divina misericordia. Una se-conda opera, Gli Esercizi Spirituali, contiene sette me-ditazioni ispirate alla vita liturgica e monastica che,iniziando dalla memoria del Battesimo e della con-versione, terminano con il tema dell’unione di amoresponsale con Dio nella professione. Gertrude esortail lettore ad utilizzarle per iniziare un itinerario di fe-de che conduca all’unione con Dio. Il carattere poeti-co-affettivo, fortemente emotivo di queste meditazio-ni, che rispecchiano la personalità di chi scrive, han-no come effetto quello di commuovere l’anima uma-na e predisporla ad una risposta amorosa al Dio amo-re. Simboli, immagini bibliche e metafore, largamen-te utilizzati, esprimono meglio di qualsiasi linguaggiorazionale, la grandezza del mistero di Dio che la santapresenta in modo del tutto personale in linea con lasua esperienza umana.I simboli della luce e del fuo-co, del canto e della danza, le esperienze sensorialidel vedere, ascoltare, sentire, toccare, gustare, il lin-guaggio affettivo dell’abbraccio e del bacio, compon- 57
  58. 58. gono una sorta di vocabolario dell’interiorità attraver-so cui questa mistica comunica l’anelito dell’anima acongiungersi con Dio. Così si esprime nelle Rivelazioni: “Nella notte san-tissima, in cui, con la discesa della dolce rugiada delladivinità, per tutto il mondo i cieli hanno stillato mie-le, l’anima mia, come vello irrorato sull’aia della co-munità, si dedicò, attraverso la meditazione, ad esse-re presente e, applicandosi alla devozione, ad offrireil proprio servizio a quel parto eccelso in cui la Ver-gine generò, come un raggio, il Figlio vero Dio e ve-ro uomo. Come nel guizzo di una subitanea illumina-zione, essa comprese che le veniva offerto ed era dalei ricevuto un tenero bimbo appena nato, in cui sen-za dubbio si celava il dono sommo e perfetto, quellovero e migliore in assoluto. Mentre l’anima mia lo te-neva in sé, di colpo sembrò trasformarsi tutta nel suostesso colore, se tuttavia può dirsi ‘colore’ ciò che nonsi è in grado di paragonare a nessun aspetto visibile.Allora la mia anima percepì in modo ineffabile il sen-so di quelle soavi parole: Dio sarà tutto in tutti (1Cor15,28), mentre sentiva di tenere in sé il Diletto disce-so in lei e si rallegrava che non le mancasse la gradi-ta presenza dello Sposo dalle piacevolissime carezze.Per questo essa sorseggiava con insaziabile avidità ta-li parole a lei offerte da Dio come una coppa di mie-le: “Come io sono la figura della sostanza di Dio Pa-dre nella divinità, così tu sarai la figura della mia so-stanza nella natura umana, accogliendo nella tua ani-ma divinizzata quanto proviene dalla mia divinità, al-lo stesso modo in cui l’aria riceve i raggi del sole; pe-netrata fino al midollo dalla forza di questo legame,tu divieni capace di un’unione più familiare con me”. E ancora negli Esercizi Spirituali: “O luce serenis-sima della mia anima, e mattino luminosissimo, sorgiormai in me, e comincia a risplendere a me in modotale che nella tua luce io veda la luce(Sal 35,10) e gra-zie a te la mia notte si converta in giorno! O mio ca- 58
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