109 datore di lavoro onere dpi

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109 datore di lavoro onere dpi

  1. 1. FAST FIND: NW3596 Progettazione e Sicurezza Sicurezza: il datore di lavoro è responsabile del mancato utilizzo dei DPI A cura di: Anna Petricca In materia di infortuni la responsabilità del datore di lavoro cessa solo col rischio elettivo. Il ruolo di «preposto» alla sicurezza va attribuito in via formale. È onere del datore di lavoro, o della persona da lui nominata (preposto), provvedere alla sorveglianza diretta dei sottoposti, al fine di evitare che gli stessi operino senza quelle precauzioni necessarie a garantire la loro sicurezza; pertanto sussiste la responsabilità esclusiva del datore di lavoro per l'infortunio occorso ad un lavoratore precipitato al suolo mentre era intento alla realizzazione di un ponteggio all'altezza di circa sei metri da terra. È questo il principio stabilito dalla Corte di Cassazione con Sentenza del 04 febbraio 2014, n. 2455. Il datore di lavoro, pertanto, è sempre responsabile nei confronti del lavoratore, sia quando quest'ultimo ometta di adottare le opportune precauzioni (ad esempio, indossando caschetto, occhiali, calzature e guanti protettivi), sia quando ometta del tutto la vigilanza circa l'adeguamento dei dipendenti alla normativa vigente. Il datore di lavoro è esente da responsabilità solo nel caso in cui venga integrato il cd. «rischio elettivo», intendendosi con tale termine la circostanza per cui, con un comportamento assolutamente imprevedibile e abnorme, il dipendente agisce provocando danni a sé stesso e ad altri; l’onere di provare la sussistenza di tale rischio grava sul datore di lavoro. Nel caso di specie un operaio impegnato nell'esecuzione di alcune opere di montaggio e smontaggio era caduto da un'impalcatura. Nella disamina dell’accaduto i giudici accertano le seguenti violazioni: a) il lavoratore non aveva fatto uso delle cinture di sicurezza perché quelle in dotazione erano munite di una catena troppo corta per l'esecuzione del lavoro di montaggio del ponteggio; b) le tavole costituenti il piano di calpestio del ponteggio (ove operava il lavoratore) non erano fissate o comunque tenute ferme onde evitare la caduta del lavoratore stesso; c) tali tavole non erano in perfetto stato di conservazione; d) i lavori di realizzazione del ponteggio venivano svolti, in assenza della prescritta vigilanza, dal lavoratore infortunatosi da solo, nonostante la precarietà delle strutture man mano montate e la pericolosità del lavoro dovuta anche all'altezza in cui veniva svolto. Risultava dunque evidente dagli atti di causa che il lavoratore svolgeva la propria attività senza indossare né osservare idonee misure di prevenzione e che pertanto la responsabilità dell'infortunio era a totale carico del datore di lavoro. Quanto poi al riparto di responsabilità tra datore e altri responsabili la Suprema Corte afferma che «ai fini della ripartizione di responsabilità stabilita, in via gerarchica, tra datore di lavoro, dirigenti e preposti, la figura del preposto ricorre nel caso in cui il datore di lavoro, titolare di una attività aziendale complessa ed estesa, operi per deleghe secondo vari gradi di responsabilità, e presuppone uno specifico addestramento a tale scopo oltre al riconoscimento, con mansioni di caposquadra, della direzione esecutiva di un gruppo di lavoratori e dei relativi poteri per l'attribuzione di compiti operativi nell'ambito dei criteri prefissati». Il termine «preposto» non può quindi essere esteso all'operaio professionalmente più anziano della squadra, il quale, sebbene conservi maggiore esperienza rispetto agli altri dipendenti, non gode di delega apposita né si è impegnato in specifico addestramento da capo squadra con i poteri di direzione e controllo esecutivo che ne derivano. Il testo della sentenza è consultabile nel box Fonti Collegate.

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