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05   cassazione civile, 29 novembre 2012, n. 21249 - infortunio in itinere, occasione di lavoro e ipotesi di truffa nei confronti dell'inail
 

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    05   cassazione civile, 29 novembre 2012, n. 21249 - infortunio in itinere, occasione di lavoro e ipotesi di truffa nei confronti dell'inail 05 cassazione civile, 29 novembre 2012, n. 21249 - infortunio in itinere, occasione di lavoro e ipotesi di truffa nei confronti dell'inail Document Transcript

    • Cassazione Civile, 29 novembre 2012, n. 21249 - Infortunio initinere, occasione di lavoro e ipotesi di truffa nei confronti dellInail Sabato 01 Dicembre 2012 10:49Cassazione Civile, 29 novembre 2012, n. 21249 - Infortunio in itinere, occasione di lavoro eipotesi di truffa nei confronti dellInail Infortunio in Itinere FattoLa Corte dAppello di Perugia, con la sentenza n. 680 depositata il 14 aprile 2007, rigettava lappelloproposto da C. G. nei confronti dellINAIL, avverso la sentenza emessa tra le parti dal Tribunale diPerugia.Il C. aveva adito il Tribunale esponendo di aver subito in data 18 giugno 1991 un infortunio sullavoro, a seguito del quale aveva riportato, oltre un periodo di invalidità temporanea, postumiinvalidanti permanenti.2.1. In quel giorno si stava recando dalla propria officina meccanica ai cantieri della società P. srl pereseguire riparazioni meccaniche, ed era trasportato dal proprio fratello, M. C., a bordo del furgoneFiat Daily tg (...), allorché, giunto in località S. O. era rimasto coinvolto in un sinistro stradale con unaautovettura Alfa Romeo 164, tg. (...), condotta dal proprietario G. C..Poiché a seguito del sinistro aveva riportato un trauma cranico occipitale con possibile frattura, avevachiesto allINAIL lindennizzo corrispondente, e lINAIL aveva liquidato una rendita corrispondenteall11 per cento di inabilità; successivamente lIstituto però aveva ritenuto insussistente linfortunio sullavoro, e aveva proposto querela nei confronti del ricorrente per truffa, avendo questi dolosamentetratto in inganno lIstituto medesimo circa la natura del sinistro. sospendendo lerogazione dellarendita dallinizio del 1994.Il procedimento penale si era concluso con laffermazione della insussistenza del fatto, ma lINAILaveva continuato a rifiutare la prestazione.2.2. Tanto premesso, il C. chiedeva la costituzione della rendita in proprio favore con corresponsionedei ratei arretrati, oltre interessi e rivalutazione e con la condanna dellINAIL al risarcimento dei danninon patrimoniali conseguenti alle gravi accuse di truffa.
    • 3. Costituitosi, tardivamente, lINAIL, contestava la domanda del C., e rilevava che il processo penalesi era concluso con sentenza di patteggiamento.4. Il Tribunale di Perugia aveva rigettato il ricorso del C..5. La Corte dAppello, precisava che il procedimento penale per truffa nei confronti del C., iniziato suquerela dellINAIL per avere lassistito tratto in inganno lIstituto falsamente circa il fatto chelinfortunio doveva considerarsi sul lavoro in itinere, si era concluso con assoluzione perché "il fattonon sussiste".Diversamente il procedimento penale a carico di entrambi i fratelli per danneggiamento, si eraconclusa con lapplicazione della pena a richiesta della parte.Affermava, quindi, di dover accertare se linfortunio del 16 giugno 1991 era stato o meno infortuniosul lavoro, in itinere; a fronte di risultanze processuali discordanti, la mera risultanza che il C. fossestato assolto dallimputazione di truffa comportava solo che era stato accertato con autorità digiudicato che truffa non vi era stata, ma ciò non significava che linfortunio avesse dovutoconsiderarsi commesso in occasione di lavoro.Riteneva la Corte dAppello che nella fattispecie in esame, premesso che era rimasto accertato che ilC. viaggiava, trasportato, a bordo del furgone del fratello, per recarsi a svolgere un lavoro presso lasuddetta società, erano intervenuti una serie di fatti, non collegati allattività lavorativa, che avevanointerrotto il nesso di causalità.Emergeva, infatti, che i conducenti dei due autoveicoli si erano avvistati ben prima dellincidente e loscontro era stato cercato. La circostanza che il C. patteggiava laccusa, tra laltro, di danneggiamento,pur non costituendo ammissione di responsabilità, era un fatto che poteva essere valutato in senso alui sfavorevole. Né, affermava la Corte dAppello, valeva obiettare che il ricorrente era semplicementeun trasportato sullautovettura del fratello. La condotta posta in essere aveva interrotto il nessocausale fra occasione di lavoro e sinistro, né il ricorrente aveva dimostrato, ma neppure allegato, diavere contrastato e semplicemente non condiviso la condotta del fratello.Per la cassazione della suddetta sentenza ricorre il C., prospettando due motivi di ricorso, assistiti dalprescritto quesito di diritto.Resiste lINAIL con controricorso.Entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dellart. 378 cpc. Diritto1. Con il primo motivo di ricorso è dedotta violazione e falsa applicazione dellart. 420 cpc, dellart.
    • 437 cpc; omessa motivazione su un profilo decisivo della controversia.Espone il C. che la Corte dAppello non avrebbe neppure esaminato il motivo dimpugnazione,proposto da esso ricorrente, relativo alla tardività della produzione documentale dellINAIL, la qualenon poteva essere utilizzata né dal Tribunale, né dal giudice dappello per formare il proprioconvincimento. Ed infatti, la costituzione in giudizio delllNAIL avveniva ben oltre il termine di cuiallart. 416 cpc, con la conseguenza decadenza di ogni produzione e richiesta.1.1. Il motivo è inammissibile.Occorre precisare che il vizio di violazione di legge formulato con riguardo agli art. 416, 420 e 437cpc, è specificato, nellesplicazione del motivo di ricorso, quale vizio di mancata pronuncia da partedella Corte dAppello su analoga censura.Questa Corte ha già avuto modo di affermare i seguenti principi, di cui ritiene deve farsi applicazionenella fattispecie in esame.Lonere della indicazione specifica dei motivi di impugnazione, imposto a pena di inammissibilità delricorso per cassazione dallart. 366, primo comma, n. 4 cod. proc. civ.), qualunque sia il tipo di errore("in procedendo" o "in iudicando") per cui è proposto, non può essere assolto "per relationem" con ilgenerico rinvio ad atti del giudizio di appello, senza la esplicazione del loro contenuto, essendovi ilpreciso onere di indicare, in modo puntuale, gli atti processuali ed i documenti sui quali il ricorso sifonda, nonché le circostanze di fatto che potevano condurre, se adeguatamente considerate, ad unadiversa decisione e dovendo il ricorso medesimo contenere, in sé, tutti gli elementi che diano algiudice di legittimità la possibilità di provvedere al diretto controllo della decisività dei punticontroversi e della correttezza e sufficienza della motivazione della decisione impugnata (Cass., n.11984 del 2011).Perché possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi dellart.112 cpc, è necessario, da un lato, che al giudice del merito siano state rivolte una domanda oduneccezione autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per lequali quella pronunzia si sia resa necessaria ed ineludibile, e, dallaltro, che tali istanze siano riportatepuntualmente, nei loro esatti termini e non genericamente ovvero per riassunto del loro contenuto,nel ricorso per cassazione, con lindicazione specifica, altresì, dellatto difensivo e/o del verbale diudienza nei quali luna o laltra erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, "inprimis", la ritualità e la tempestività ed, in secondo luogo, la decisività delle questioni prospettatevi.Ove, infatti, si deduca la violazione, nel giudizio di merito, del citato art. 112 cpc, riconducibile allaprospettazione di unipotesi di "errar in procedendo" per il quale la Corte di cassazione è giudiceanche del "fatto processuale", detto vizio, non essendo rilevabile dufficio, comporta pur sempre cheil potere-dovere del giudice di legittimità di esaminare direttamente gli atti processuali siacondizionato, a pena di inammissibilità, alladempimento da parte del ricorrente, per il principio diautosufficienza del ricorso per cassazione che non consente, tra laltro, il rinvio "per relationem" agliatti della fase di merito, dellonere di indicarli compiutamente, non essendo legittimato il suddettogiudice a procedere ad una loro autonoma ricerca ma solo ad una verifica degli stessi (Cass., n. 6361del 2007, Cass. n. 978 del 2007).Ritiene questa Corte che il motivo di ricorso, formulato senza specifico riferimento alla doglianza chesi assume prospettata in appello, e con riferimento generica alla documentazione prodotta dallINAIL,
    • è inammissibile, in quanto non supera il vaglio di autosufficienza e non consente di verificare ladecisività della questione prospettata.2. Con il secondo motivo di ricorso è prospettata violazione e falsa applicazione dellarti e dellart. 2del dPR n. 1124 del 1965, nonché dellart. 444 cpp e degli artt. 115 e 116 cpc. Omessa, insufficiente econtraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio.Deduce il ricorrente che la sentenza di patteggiamento pronunciata ai sensi dellart. 444 cpp nonpoteva assumere rilievo ai fini della definizione di un processo civile e ricorda lintervenutaassoluzione con formula piena dallimputazione di truffa. Prospetta che era onere dellINAILdimostrare che il C. aveva condiviso o incentivato la condotta del fratello che guidava lautomezzo,concorrendo alla causazione dellincidente, la cui ricostruzione non poteva condividersi tenuto contoche lo stesso si verificava per colpa concorrente dei rispettivi conducenti dei veicoli.2.1. Il motivo è fondato e deve essere accolto, per le ragioni di seguito esposte.La sentenza impugnata dà atto che il C. era stato assolto, per non avere commesso il fatto,dallimputazione di truffa (per avere tratto in inganno lIstituto circa il fatto che falsamentelinfortunio doveva considerarsi sul lavoro in itinere).Ciò quindi, escludeva una autonoma valutazione del fatto, sotto tutti i profili, nel relativoprocedimento civile. Ed infatti, in virtù degli artt. 652 e 654 cpp, il giudicato penale di assoluzione(rispettivamente nellambito del giudizio civile di danni - nel caso dellart. 652 cpp - e nellambitodegli altri giudizi civili nellipotesi di cui allart. 654 cpp) ha effetto preclusivo nel giudizio civile soloquando contenga un effettivo e specifico accertamento circa linsussistenza o del fatto o dellapartecipazione dellimputato (Cass., n. 22883 del 2007).Tanto premesso, la Corte d Appello, affermava di dovere accertare se lincidente era avvenuto initinere, se cioè sussistesse loccasione di lavoro.Questa Corte ha affermato, condivisibilmente, che in tema di assicurazione contro gli infortuni sullavoro, pur nel regime precedente lentrata in vigore del d.lgs. n. 38 del 2000, è indennizzabilelinfortunio occorso al lavoratore "in itinere" ove sia derivato da eventi dannosi, anche imprevedibilied atipici, indipendenti dalla condotta volontaria dellassicurato, atteso che il rischio inerente ilpercorso fatto dal lavoratore per recarsi al lavoro è protetto in quanto ricollegabile, pur in modoindiretto, allo svolgimento dellattività lavorativa, con il solo limite del rischio elettivo (Cass., n. 11545del 2012, n. 3776 del 2008).Il requisito della "occasione di lavoro" implica la rilevanza di ogni esposizione a rischio,indipendentemente dal grado maggiore o minore di questo, in relazione al quale il lavoro assuma ilruolo di fattore occasionale, mentre il limite della copertura assicurativa è costituito esclusivamentedal "rischio elettivo", intendendosi per tale quello che, estraneo e non attinente alla attività lavorativa,sia dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, in base aragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella inerente alla attività lavorativa,ponendo così in essere una causa interruttiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed evento (Cass., n.2642 del 2012, Cass., n. 17655 del 2009).La Corte di appello ha ritenuto di poter ravvisare nella fattispecie gli estremi del c.d. rischio elettivo -
    • nel senso sopra precisato - affermando che la condotta dellattuale ricorrente aveva interrotto ilnesso causale. La decisione si fonda sulla ricostruzione degli eventi relativi alla dinamicadellincidente, compiuta sulla base delle deposizioni dei testi C. e M.: peraltro queste risultanze nonforniscono alcun elemento in ordine alla condotta di G. C., che era trasportato sullautoveicologuidato dal fratello M..Nella specie, non sono in contestazione i presupposti dellindennizzabilità dellinfortunio in itinere,che attengono sia alla sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito e attivitàlavorativa, sia alla necessità delluso del veicolo privato per raggiungere il luogo della prestazione.Dunque, laccertamento di una causa interruttiva di ogni nesso tra lavoro, rischio ed eventorichiedeva una specifica indagine sulla condotta personale del soggetto trasportato sullautoveicoloal fine di stabilire lesistenza o meno di un rapporto di causalità tra la condotta stessa e il sinistro.Tale indagine non è stata compiuta dal giudice dellappello, e la sentenza risulta quindi affetta daldenunciato vizio di motivazione, che si traduce in violazione dei principi di diritto richiamati.In accoglimento del secondo motivo di ricorso, la sentenza deve essere quindi cassata con rinvio algiudice designato come in dispositivo, affinché accerti, sulla base delle risultanze acquisite al giudizio,e tenendo conto dei principi di diritto sopra enunciati, se nella specie la condotta del sig. G. C.,contribuendo al verificarsi del sinistro, abbia determinato linterruzione del nesso eziologico traprestazione ed attività assicurata.2.2. Il ricorso, quindi deve essere accolto con riguardo al secondo motivo. Cassa la sentenzaimpugnata in ordine motivo accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla CortedAppello di Perugia in diversa composizione. P.Q.M.Dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso. Accoglie il secondo motivo di ricorso. Cassa inordine al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte dAppello diPerugia in diversa composizione.