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Il Welfare tra sviluppo delle capabilities e democrazia deliberativa (Welfare between capabilities development and deliberative democracy)

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IX Convegno nazionale AIS
Stati, Nazioni, Società Globale: Sociologicamente
Distribuieted paper per la Sezione AIS Giovani
Milano, 23, 24 e 25 settembre 2010. The main aim of this paper is to offer a theoretic contribution on the new principles, in order to give orientation to the Welfare actions. The purpose is to develop a perspective of research which can find some potentialities, in terms of paradigm for an active and sustainable Welfare, in deliberative democracy and capability approach.

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Il Welfare tra sviluppo delle capabilities e democrazia deliberativa (Welfare between capabilities development and deliberative democracy)

  1. 1. IX Convegno nazionale AISStati, Nazioni, Società Globale: SociologicamenteDistribuieted paper per la Sezione AIS GiovaniMilano, 23, 24 e 25 settembre 2010Il Welfare tra sviluppo delle capabilities e democrazia deliberativaSpinella Dell’Avanzato ABSTRACT Lo scopo principale del paper è offrire un contributo teorico su nuoviprincipi e orientamenti delle azioni di Welfare. Si tratta di articolareulteriormente una prospettiva di indagine che vede nella democraziadeliberativa e nell’approccio delle capabilities delle potenzialità in terminidi paradigma per un Welfare attivo e sostenibile. L’autrice ritiene che la democrazia deliberativa contribuisca a farapprendere un insieme di procedure, competenze (nel significato anche dicapabilities) e condizioni di reale esigibilità dei diritti che rappresentano ilnucleo di una “comune cultura politica” (shared political culture). IlWelfare, attraverso la deliberazione e la creazione di spazi dipartecipazione, può contribuire a sviluppare localmente una capacità diazione (agency) negli individui (in termini anche di sviluppo umano) che lirenda cittadini attivi. Tra gli obiettivi di un Welfare attivo abbiamo proprioquello di promuovere l’empowerment del cittadino. Sulla base dellademocrazia deliberativa si possono creare le condizioni strutturalifavorevoli affinché i cittadini possano partecipare a pieno titoloall’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Il quadro istituzionale deve essere interpretato come uno scenario per larealizzazione di pratiche più democratiche e come ambito dieducazione/formazione dove le competenze, le procedure e le capacitàrichieste per impegnarsi in quelle stesse pratiche deliberative possanoessere sviluppate.Parole chiave: Welfare, democrazia deliberativa, approccio dellecapabilities, cultura politica, partecipazione, comunicazione istituzionale. 1
  2. 2. Welfare between capabilities development and deliberative democracy ABSTRACT The main aim of this paper is to offer a theoretic contribution on thenew principles, in order to give orientation to the Welfare actions. Thepurpose is to develop a perspective of research which can find somepotentialities, in terms of paradigm for an active and sustainable Welfare,in deliberative democracy and capability approach. Deliberative democracy can aid in learning a set of procedures,capacities (also in terms of capabilities) and conditions of actual liability todemand the rights which represent the nucleus of a “shared politicalculture”. Through deliberation and the creation of new spaces forparticipation, Welfare can help locally developing an agency in individual(also in terms of human development), making him an active citizen.Fostering the citizens’ empowerment is among the aims of an activeWelfare, which, based on deliberative democracy, can create the properstructural conditions for citizens to fully participate in the political,economical and social organization of the Country. The institutionalframework should be interpreted as a scenario for achieving moredemocratic practices, and also as a ground for education, where to developand improve the capabilities, procedures and capacities needed forpracticing deliberation itself.Keywords: Welfare, Deliberative Democracy, Capability Approach,Political Culture, Participation, Institutional Communication. 2
  3. 3. Il costante ripensamento del ruolo del Welfare ha portato negli ultimidecenni ad un’ampia articolazione dei principi e degli orientamenti chepossono guidare le politiche di sostegno agli individui (Esping-Andersen,Gallie, Hemerijck e Myles 2002). La riflessione teorica e i risvolti empiricisi sono sempre più avvicinati ad un modello attivo e dinamico di Welfareche fosse maggiormente rispondente ai nuovi bisogni nella società delrischio, multiculturale, flessibile, riflessiva e “precaria”. In questo breve saggio si vuole articolare ulteriormente una prospettivadi indagine che vede nell’approccio delle capabilities (Sen 1985, 2000) enella democrazia deliberativa (Habermas 1996) delle potenzialità in terminidi paradigma per un Welfare attivo e “abilitante”. Tali teorie sembranooffrire, se adeguatamente unite da un punto di vista sociologico, uncontributo per completare un modello di Welfare capace di creareopportunità, reale esigibilità dei diritti e di sviluppare competenze e“funzionamenti” negli individui. Questo insieme di competenze (nelsignificato più complesso di capabilities), procedure e condizioni di liberadiscussione, costituisce il nucleo di una “comune cultura politica” (sharedpolitical culture – Habermas 1998, 1999, 2001)1, che può divenire obiettivodel Welfare e nuova fonte normativa di legittimazione delle sue politiche. Alcuni principi chiave dell’agenda di Lisbona, quali individualizzazionee attivazione, hanno implicato una ridefinizione della comunicazionepubblica e del rapporto tra cittadini e Stato2. Le conseguenti politichepubbliche elaborate sono risultate spesso disomogenee nell’esprimere taliprincipi e, soprattutto, hanno dato supporto e spazi differenti ai cittadini per * Spinella Dell’Avanzato, Università degli Studi di Siena sede di Arezzo, Dip. StudiStorico Sociali e Filosofici, Viale Cittadini 33, 52100 Arezzo, 0575926346, 3475235189,dellavanzat@unisi.it. 1 Per un approfondimento del concetto di “comune cultura politica”, a partire dalla teoriademocratico-deliberativa di Habermas, Cfr. Dell’Avanzato (2010). 2 Con il vertice di Lisbona del 2000 si cominciano a predisporre “le linee guida” per unactive and dynamic Welfare, dirette a potenziare le capacità di scelta, di azione e dipartecipazione attiva dei cittadini. Tale Welfare è attivo ma anche “attivante” nei confrontidelle persone che sono chiamate a rispondere il più possibile in autonomia alle proprieesigenze di Welfare (Busilacchi 2006; Lodigiani 2008). Si tratta di un processo ditrasformazione dei beni (commodities) in capacità (capabilities) (Sen 1985). 3
  4. 4. esprimersi e per esercitare la loro “corresponsabilità” (Messeri 2010) nellaproduzione dei servizi di Welfare. L’approccio delle capabilities (che hadeterminato anche importanti modifiche nelle teorie economiche oggi piùvicine ad una dimensione civile ed etica – Zamagni 2004), ha rappresentatoun importante contributo per incrementare politiche attive che megliorispondessero agli indicatori guida proposti dall’agenda di Lisbona. Èimportante, inoltre, sottolineare che queste trasformazioni sono andate dipari passo con alcune ridefinizioni del modello democratico in un sensopartecipativo e deliberativo, dove l’individuo acquista un ruolo attivoall’interno del processo decisionale politico. L’approccio delle capabilities valuta il benessere di una persona intermini di competenze individuali possedute, al fine di realizzare uninsieme di “funzionamenti personalmente scelti”. Si tratta di intendere ilvivere come una combinazione di “fare (agire) ed essere”, la cui qualità divita è valutata in termini di capacità di realizzazione di tali funzionamenti 3:Functionings represent parts of the state of a person – in particular the variousthings that he or she manages to do or be in leading a life. The Capability of aperson reflects the alternative combinations of functionings the person can achieve,and from which he or she can choose one collection. The approach is based on aview of living as a combination of various ‘doing and being’, with quality of life tobe assessed in terms of the capability to achieve valuable functionings (Sen 1993,p. 31). Un tale approccio sposta l’attenzione sulle potenzialità interne edesterne degli individui. È interessante sottolineare la duplicità del terminecapability, così come inteso sia da Sen che dalla Nussbaum (1993):capability come potere interno del soggetto, un potere cioè controfattualeche è posseduto anche se non esercitato (la capacità di fare qualcosa è inquesto senso un aspetto della costituzione del soggetto: un suo stato fisico oun suo stato mentale) e la capability come potere esterno dell’individuo,inteso come circostanze favorevoli e/o opportunità. Il concetto comprendetanto la capacità in senso stretto, quanto l’opportunità e le circostanzeesterne che non ostacolano l’azione (l’aspetto di libertà positiva come 3 Sen critica le teorie utilitaristiche che identificano il comportamento individualeesclusivamente con la ricerca e la massimizzazione del benessere. Il vantaggio personalenon è, infatti, l’unico aspetto importante della vita di un individuo. Una persona non è soloun beneficiario del quale devono essere considerati gli interessi e i vantaggi, ma è anche unagente (a doer) e un giudice (a judge), che si comporta responsabilmente perseguendo gliobiettivi relativi alla propria idea di bene. Gli individui, osserva Sen, possono essereconsiderati da due diverse prospettive: da quella relativa al benessere (well-being aspect) eda quella della facoltà d’agire (agency aspect) (Sen 1985). 4
  5. 5. possesso della capacità e l’aspetto di libertà negativa come assenza diimpedimenti)4. In questo modo si sottolinea l’importanza del possesso dellecapabilities interne, ma anche delle condizioni esterne favorevoli alpossesso ed all’uso di esse: «Per garantire una capacità a una certa personanon è sufficiente produrre stati interni di disponibilità ad agire. È almenoaltrettanto necessario predisporre l’ambiente materiale e istituzionale inmodo che le persone siano effettivamente in grado di funzionare»(Nussbaum 2002, p. 82). La democrazia deliberativa ha in se questi due assunti di base: l’idea diun individuo che attraverso la deliberazione usa la ragione pubblica ed ècapace di argomentare e discutere pubblicamente pretese di validitàdiverse e l’idea di creare strumenti, luoghi e opportunità per discutere,confrontarsi e ridefinire valori e norme comuni. Sebbene il modello di Welfare attivo sia stato adottato a livelloeuropeo 5, è possibile, tuttavia, sottolinearne l’incompiutezza e la difficileconcretizzazione. Occorre, infatti, che le politiche di Welfare enfatizzino lapartecipazione degli individui alla società (Paci 2006, 2008), coinvolgendole risorse della società civile per «costruire una capacità di progettazioneculturale comune» (Ceruti e Treu 2010, p. 147). L’unione di queste prospettive teoriche (approccio delle capabilities dauna parte e democrazia deliberativa dall’altra) diventa sicuramentefunzionale ad un “Welfare abilitante” che stimoli i soggetti a sviluppare lerisorse e le capacità necessarie per fronteggiare le situazioni di rischio e leincertezze, per cogliere le opportunità della società e per rendersi coautoridelle politiche di Welfare maggiormente corrispondenti ai loro bisogni. La democrazia deliberativa consente di incrementare e qualificare ilWelfare attivo. Nella deliberazione, infatti, si sviluppano e si apprendonocompetenze, opportunità e procedure. La questione non è tanto come la 4 Mentre in Sen la capability si da anche senza che si dia un potere interno del soggetto,per la Nussbaum l’individuo, per essere dotato di capacità combinate, deve essere dotato dicapacità nel senso letterale di questa nozione. Assicurare agli individui la semplice presenzadi circostanze esterne favorevoli, senza dotarli di una effettiva capacità interna, non è dotarlidi capacità combinata e quindi di capability. Emerge il senso educativo di questo approccioalla base di molte prospettive teoriche della democrazia deliberativa. 5 Nonostante il discorso istituzionale europeo abbia cercato di creare una omogeneità euna convergenza nelle proposte teoriche di Welfare, nei singoli contesti nazionali si sonoarticolati diversi modelli di active Welfare State e di activation policies (Bonvin 2008). VanBerkel (2002) sottolinea quattro approcci all’interno del modello di Welfare attivo: gliottimisti dell’indipendenza dal Welfare, gli ottimisti del paternalismo, gli ottimistidell’autonomia, gli ottimisti dell’attivazione. I primi due tipi rientrano in un approccioortodosso all’attivazione e sono i più diffusi a livello europeo. Gli altri due, in particolarmodo il quarto, non è ancora ampiamente sviluppato. 5
  6. 6. deliberazione possa far prendere la decisione migliore agli individui, macome la deliberazione renda i cittadini più informati, cooperativi, equi,responsabili, capaci di riflettere sugli argomenti e affrontare questioni.Un’ampia letteratura ha enucleato numerose potenzialità del processodeliberativo, in particolar modo legate allo sviluppo e all’apprendimento dicompetenze nei cittadini: è la circostanza deliberativa in sé che orienta gliindividui alla riflessione ed all’interazione in un senso che è più logico(Gutmann e Thompson 1996), razionale (Benhabib 2005), auto-critico(Dryzek 2000) ed orientato verso il bene comune (Cohen 1997). Lo stessoSen parla di condizioni sociali di libera discussione in cui gli individuiridefiniscono le capabilities (Sen 2004). In primo luogo, «la partecipazionepolitica e sociale costituisce un valore intrinseco per la vita e il benesseredelluomo» (p. 62). In secondo luogo, «la democrazia ha un importantevalore pratico per accrescere lattenzione ottenuta dal popolo quando dàvoce alle proprie richieste e pretende di svolgere un effettivo ruolopolitico» (Ibidem). In terzo luogo, ha una funzione costruttiva: «la praticadella democrazia offre ai cittadini lopportunità di imparare gli uni daglialtri, e alla società quella di formare i propri valori e di definire le propriepriorità» (p. 63). Si ritiene che la democrazia deliberativa contribuisca a far apprendereun insieme di procedure, competenze (nel significato anche di capabilities),condizioni di libera discussione6 e di reale esigibilità dei diritti cherappresentano il nucleo di una “comune cultura politica”. La pratica dellademocrazia offre ai cittadini l’opportunità di imparare gli uni dagli altri ealla società quella di formare i propri valori e di definire le proprie priorità.In questo senso, gli spazi deliberativi sono particolarmente qualificati persviluppare procedure e competenze (anche nel loro significato dicapabilities interne ed esterne all’individuo) di cittadinanza attiva.Attraverso una “comune cultura politica” gli individui possono, adesempio, concorrere alla definizione del proprio percorso biografico perentrare nel mercato del lavoro e scegliere tra diverse opzioni possibili dioccupabilità; possono esprimere i propri bisogni e le proprie istanze in uncontesto pubblico; possono cooperare nella definizione di risposte a talibisogni e quindi incidere nel processo democratico; possono “avere voce”nella definizione delle finalità sociali più complesse. Il Welfare, attraverso la deliberazione e la creazione di spazi dipartecipazione, può contribuire a sviluppare una “comune cultura politica”, 6 Per condizioni di libera discussione si intende: assenza da costrizioni che non sianoquelle del migliore argomento, assoluta pariteticità di tutti i partecipanti, possibilità diintrodurre liberamente temi e sviluppi pertinenti, responsabilità di ognuno nei confronti deipropri atti linguistici (Habermas 1997, p. 66). 6
  7. 7. una capacità di azione (agency) negli individui (in termini anche disviluppo umano) che li renda cittadini attivi. Tra gli obiettivi di un Welfareattivo abbiamo proprio quello di promuovere l’empowerment del cittadino.Sulla base della democrazia deliberativa si possono creare le condizionistrutturali favorevoli affinché i cittadini possano partecipare a pieno titoloall’organizzazione politica, economica e sociale del paese. E’ importante sottolineare una questione rilevante, conseguenza dellatesi a sostegno del valore educativo delle pratiche deliberative. Si trattadelle condizioni preliminari allo sviluppo di tali pratiche, chi le promuove(i cittadini spontaneamente o le istituzioni?) e con quali garanzie di equità eneutralità. Habermas indica due condizioni per la democrazia deliberativa,ugualmente problematiche: gli individui devono essere capaci di agire edevono avere abbastanza spesso l’occasione di farlo. A questo propositodiviene fondamentale per il Welfare creare le condizioni concrete affinchégli individui siano effettivamente capaci di godere delle risorse e dei dirittiche gli sono riconosciuti e realizzare, quindi, le proprie potenzialità. Questoruolo delle istituzioni di Welfare può presentare tuttavia delle ambiguità senon si mantiene un costante scambio con la società civile (si tratterebbe diprevedere azioni promosse dalla sfera politica-amministrativa invece chedalla sfera pubblica e di garantire legittimità e neutralità a procedurepromosse dall’alto). Diviene cruciale che la natura del Welfare garantisca opportunità eincentivi agli individui per apprendere la democrazia deliberativa e scambicostanti di comunicazione tra la “periferia” e il “centro”, affinché si generiuna cultura politica espressione di una cittadinanza attiva. Il ruolo attivo econsapevole dei cittadini diviene una caratteristica qualificante per ogniStato che voglia presentarsi in termini democratici. Allo stesso tempo il quadro istituzionale deve essere interpretato comeuno scenario per la realizzazione di pratiche più democratiche e comeambito di educazione/formazione (learnfare) dove le competenze, leprocedure e le capacità richieste per impegnarsi in quelle stesse pratichedeliberative possano essere sviluppate. Imparando a “praticare” la democrazia deliberativa, i cittadiniarriveranno, a loro volta, a condividere una “comune cultura politica”.Riferimenti bibliograficiBenhabib S. (2005). La rivendicazione dell’identità culturale. Eguaglianza e diversità nell’era globale. Bologna: il Mulino (ed. orig. 2002).Bonvin J.M. (2008). Activation Policies, New Modes of Governance and the Issue of Responsibility. Social Policy and Society, 7: 367-377.Busilacchi G. (2006). Nuovo welfare e capacità dei soggetti. Stato e mercato, 76: 91-125. 7
  8. 8. Ceruti M. e Treu T., a cura di (2010). Organizzare l’altruismo. Globalizzazione e welfare. Roma-Bari: Laterza.Cohen J. (1997). Deliberation and Democratic Legitimacy. In Bohman J. e Rehg W., a cura di, Deliberative Democracy. Essays on Reason and Politics. Cambridge MA: MIT Press, 67-92.Dell’Avanzato S. (2010). Verso una comune cultura politica. Competenze e processi per la cittadinanza attiva. Milano: FancoAngeli.Dryzek J. (2000). Deliberative Democracy and Beyond. Oxford: Oxford University Press.Esping-Andersen G., Gallie D., Hemerijck A. e Myles J. (2002). Why we need a new Welfare State in Europe. Oxford: Oxford University Press.Gutmann A. e Thompson D. (1996). Democracy and Disagreement. Cambridge MA: Harvard University Press.Habermas J. (1992). Cittadinanza politica e identità nazionale. In: Id., Morale diritto politica, Torino: Einaudi, 105-138 (ed. orig. 1991).Habermas J. (1996). Fatti e norme. Contributi ad una teoria discorsiva del diritto e della democrazia. Milano: Guerini & Associati (ed. orig. 1992).Habermas J. (1997). Solidarietà tra estranei. Interventi su “Fatti e norme”. Milano: Guerini & Associati (ed. orig. 1992).Habermas J. (1998). L’inclusione dell’altro. Studi di teoria politica. Milano: Feltrinelli (ed. orig. 1996).Habermas J. (1999). La costellazione postnazionale. Milano: Feltrinelli (ed. orig. dei saggi 1998 e 1999).Habermas J. (2001). Why Europe needs a Constitution. New Left Review, 11: 5-26.Lodigiani R. (2208). Welfare attivo. Apprendimento continuo e nuove politiche del lavoro in Europa. Trento: Erickson.Messeri A. (2010). Autonomia corresponsabile e educazione alla cittadinanza attiva. A&D Autonomia e Dirigenza, XIX, 1-2-3: 48-52.Nussbaum M.C. (2002). Giustizia sociale e dignità umana. Da individui a persone. Bologna: il Mulino (ed. orig. 2001).Paci M. (2006). Il welfare dei cittadini. Polis, 3: 463-474.Paci M., a cura di, (2008). Welfare locale e democrazia partecipativa. Bologna: il Mulino.Sen A. (1985). Commodities and Capabilities. Oxford: Oxford University Press.Sen A. (2000). Lo sviluppo è libertà. Milano: Mondadori (ed. orig. 1999)Sen A. (2004). La democrazia degli altri. Perché la libertà non è uninvenzione dellOccidente. Milano: Mondadori (ed. orig. dei saggi 1999 e 2003).Sen A. e Nussbaum M.C., a cura di (1993), The quality of life. Oxford: World Institute for Development Economics Research (WIDER), United Nations University, Clarendon Press.Van Berkel R. (2002). Inclusione attraverso la patecipazione? Riflessioni sulle politiche d’attivazione nell’Unione Europea. In: Borghi V., a cura di, Vulnerabilità, inclusione sociale e lavoro. Milano: FrancoAngeli, 213-243.Zamagni S. (2004). L’economia civile e i beni relazionali. Bologna: Mimeo. 8

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