Democrazia virtuale, deliberazione reale? (Virtual democracy,  real deliberation?)
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Like this? Share it with your network

Share

Democrazia virtuale, deliberazione reale? (Virtual democracy, real deliberation?)

on

  • 736 views

MERIS - Corso di Perfezionamento in Metodologie di Ricerca Online ed Internet Studies, Università degli Studi di Urbino, 13-15 settembre 2011. Progetto di ricerca presentato nella'area Partecipazione ...

MERIS - Corso di Perfezionamento in Metodologie di Ricerca Online ed Internet Studies, Università degli Studi di Urbino, 13-15 settembre 2011. Progetto di ricerca presentato nella'area Partecipazione & Civic Engagement

Statistics

Views

Total Views
736
Views on SlideShare
727
Embed Views
9

Actions

Likes
0
Downloads
9
Comments
0

2 Embeds 9

http://www.linkedin.com 8
https://www.linkedin.com 1

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

Democrazia virtuale, deliberazione reale? (Virtual democracy, real deliberation?) Document Transcript

  • 1. MeRIS – Corso di Perfezionamento in Metodologie di Ricerca Online ed Internet StudiesUniversità di Urbino “Carlo Bo”Urbino 13-15 setembre 2011Democrazia virtuale, deliberazione reale?Spinella Dell’Avanzato1Area Partecipazione & Civic EngagementKW: democrazia digitale, partecipazione online, rete, internet, social network, democrazia deliberativa Il progetto di ricerca intende approfondire le caratteristiche della democrazia in rete e le suepotenzialità in termini “deliberativi”: quanto la democrazia virtuale, supportata dall’uso delle nuovetecnologie della comunicazione e dell’informazione, riproduce una politica deliberativa a doppiobinario, un potere comunicativo capace di deliberare su questioni di interesse comune fino adinfluenzare la stessa agenda politica? La democrazia in rete produce deliberazione reale? L’utilizzo dell’ICT ha sviluppato strumenti utili agli stessi processi di democratizzazione: e-government, e-democracy, e-participation, sono solo alcuni esempi di come la tecnologia, asupporto della democrazia, migliori il rapporto tra i cittadini e le istituzioni pubbliche (Lévy 1999;Castells 2002, 2008; Anheier, Glasius e Kaldor 2004; Rodotà 2004; Cavallo 2005; Di Maria eMicelli 2005; De Kerckhove e Tursi 2006; OCSE 2001, Reddick, 2009). La democrazia digitalepuò essere un luogo capace di aumentare la qualità complessiva della discussione e far circolare eincontrare significati e punti di vista differenti. Nella società individualizzata e digitalizzata ilcittadino è sempre più in grado di pervenire da sé alla costruzione di un’informazione bilanciata,sintesi di fonti plurime, così come è sempre più in grado, con lo sviluppo della tecnologia web 2.0,di rilanciare immediatamente le sue opinioni nell’arena del dibattito collettivo, senza passare per ifiltri e le mediazioni degli attori collettivi tradizionali. Molte persone fanno uso della rete dato chenon richiede “alcuna” abilità o competenza specifica ed è proprio il modo specifico in cui gli utentila utilizzano che la rende più democratica e compatibile con i modelli deliberativi. Per riuscire a comprendere questi interrogativi il progetto si basa su due aspetti che vannoulteriormente approfonditi teoricamente, in modo da sviluppare anche una ricerca empiricasuccessiva. 1) La prima indagine riguarda la valutazione dei processi partecipativi-deliberativi che si sviluppano attraverso la rete e i suoi strumenti come i social network. Utilizzando i criteri definiti da Bobbio (2001), si tratta di comprendere la natura, la qualità e il successo di una pratica deliberativa in rete: inclusione, qualità, efficacia e influenza della deliberazione (possono essere studiati a questo proposito i casi del popolo viola, di se non ora quando e di battiquorum). La letteratura esistente permetterà di impostare un quadro teorico-empirico di partenza per analizzare i casi particolari di nostro interesse. Il criterio dell’inclusività può essere soddisfatto dalla nozione molto generale di sfera pubblica, ossia di un ambito in cui le questioni sottoposte alla discussione sono di dominio pubblico e chiunque può contribuirvi. La qualità della deliberazione dipende da numerosi fattori: completezza delle informazioni presentate in modo chiaro e bilanciato in riferimento a una data questione, tipo di preferenze, opinioni e competenze che entrano nel processo, consapevolezza e correttezza delle persone coinvolte nel dibattito, “temperatura” della deliberazione (Hendriks 2005), completezza dell’argomentazione e precisione delle motivazioni in relazione al tema trattato (Fishkin 2004), modo in cui è strutturato il processo, pluralismo delle posizioni presentate. Per efficacia della deliberazione si intende il raggiungimento di una posizione condivisa attraverso l’argomentazione e lo scambio d opinioni che modifica le iniziali preferenze e orientamenti cognitivi verso un accordo. L’ultimo criterio su cui si basa la valutazione dei 1 Presentazione del progetto di ricerca nell’area Partecipazione & Civic Eng. 1
  • 2. processi deliberativi è l’influenza che questi esercitano sulle decisioni di policy cui si riferiscono. Esistono diversi gradi di coinvolgimento dei cittadini nel processo deliberativo che determinano a loro volta un’influenza diversa sulle decisioni pubbliche: ai cittadini possono essere semplicemente trasmesse informazioni in merito a problemi e soluzioni che si intendono adottare (livello di informazione); l’obiettivo può essere quello di ottenere feedback in merito a problemi e progetti (livello di consultazione); richieste e critiche del pubblico vengono prese in considerazione nella decisione (livello di coinvolgimento); i cittadini concorrono sia all’individuazione delle opzioni che alle scelte (livello di cooperazione); ai cittadini viene affidato il potere di decidere (livello di empowerment). Questo ultimo livello di coinvolgimento dei cittadini determina una maggiore influenza ed ovviamente risponde al principio teorico di autolegislazione. Si tratta quindi di valutare le specificità della mobilità in rete rispetto alle esperienze deliberative reali, che nel loro complesso, sono definite come “spazi circolari chiusi” (Habermas 1996). La rete invece si caratterizza per l’ampiezza dello spazio pubblico virtuale che si crea, per l’assenza di un setting definito e strutturato (tipico invece delle arene deliberative), per l’assenza di un capitale sociale fatto di relazionalità e contatto diretto con l’altro. Un aspetto su cui si è già riflettuto (cfr. Dell’Avanzato 2010), e che si aggiunge a questi criteri, riguarda la produzione di comune cultura politica. Questo concetto procedurale, dal forte valore euristico, è stato definito in seguito ad un approfondimento del modello habermasiano di democrazia deliberativa (Habermas 1992a, 1992b, 1996, 1997, 1998) e dell’approccio delle capabilities di Sen (1979, 1985, 1993, 2004). In breve, la comune cultura politica è l’insieme di procedure, condizioni di libera discussione e competenze deliberative, che permettono interazioni fondate sul riconoscimento reciproco, l’inclusione dell’altro e la condivisione consapevole di norme, valori e contenuti anche culturali (proprio perché prodotti intersoggettivamente). Tramite la pratica deliberativa i cittadini apprendono e sviluppano competenze e procedure condivise espressione di una cittadinanza attiva. I processi di mobilitazione in rete producono e sviluppano in chi partecipa una cultura politica comune, un insieme di procedure comunicative e deliberative condivise? Mancando la dimensione relazionale fisica, quale tipo di capitale sociale si genera? Quale set di risorse simboliche e cultuale si produce? 2) La seconda indagine è proprio collegata a queste domande finali: la rete può essere considerata un luogo di produzione e sviluppo di competenze e procedere di cittadinanza attiva? L’idea alla base è che, secondo il modello habermasiano, la società civile e le sue sfere pubbliche si qualificano, attraverso la deliberazione, come luoghi in cui si garantisce uno scambio di ragioni e di argomenti all’interno della comunità dei cittadini, generando anche nuove procedure e competenze comunicative e deliberative, determinando processi di formazione istituzionalizzata della volontà e dell’opinione pubblica (Dell’avanzato 2010, p. 10). La rete può essere intesa come una “scuola di democrazia” che sviluppa le capacità e le competenze di cittadinanza attiva di coloro che vi prendono parte (Fung e Wright 2003)? Impostato il quadro teorico e le questioni teoriche, il passo successivo riguarderà lo studio deicasi specifici già citati (popolo viola, se non ora quando, battiquorum), cercando di valutarnel’inclusività, la qualità, l’efficacia, l’infleunza e la produzione di comune cultura politica. Silavorerà su un questionario semistrutturato in modo da individuare dimensioni e variabili per ognicriterio (secondo la letteratura già esistente e provando a crearne di nuove). Sarà possibiledistribuire il questionario online alle persone che hanno aderito ai tre movimenti. Il progetto di ricerca tenterà di valutare sia quanto la rete permetta di stimolare nuove forme dipartecipazione e di interazione politica, dando agli individui un nuovo strumento di espressionedelle loro opinioni, sia quanto permetta una consultazione più frequente, quasi permanente, deicittadini, rinforzando, rispetto alle attuali forme rappresentative, le espressioni di democrazia direttaper agire concretamente nella gestione della vita pubblica (Coleman e Gotze 2002). La rete può 2
  • 3. fornire alla società civile un canale flessibile, a immediato e semplice accesso, capace di offrire inogni momento la possibilità di creare continuamente “contro potere comunicativo” anche rispetto aquanto i media di massa diffondono nel sociale (Castells 2008). La questione è se la rete siadavvero in grado si innescare un reale processo di cambiamento istituzionale tale da fare avanzareipotesi, come quella di Graham (2004), secondo la quale internet ci condurrà in una nuova forma didemocrazia senza precedenti. In ogni caso, il presupposto di base è che la democrazia ha bisogno di luoghi (fisici o virtuali)per deliberare, i quali creano le condizioni strutturali favorevoli a processi di apprendimentocollettivi, stimolando l’interesse ai problemi pubblici, tramite la stessa esperienza pratica dellapartecipazione (Privitera 2001). La ricerca che si intende presentare è una idea progettuale. E’ stata solo impostata la riflessioneiniziale a livello teorico sulle questioni da approfondire e gli eventuali sviluppi empirici.BibliografiaAnheier, H. K., Glasius, M. e Kaldor, M. (2004), Global Civil Society, Sage, London.Bobbio, L. (2001), “Non rifiutarti di scegliere”: un’esperienza di democrazia deliberativa, Paper presentato al Convegno annuale della Società Italiana di Scienza Politica, Siena, 13-15 settembre.Castells, M. (2002), Galassia Internet, Feltrinelli, Milano (ed. orig. 2001).Castells, M. (2008), La nascita della società in rete, Università Bocconi, Milano (ed. orig. 1996).Cavallo, M. (2005), La comunicazione pubblica tra globalizzazione e nuovi media, FrancoAngeli, Milano.Coleman, S. e Gotze, J. (2002), Bowling alone: online public engagment in Policy Deliberation, Hansard Society, Londra.De Kerckhove, D. e Tursi, A. (a cura di) (2006), Dopo la democrazia?: il potere e la sfera pubblica nellepoca delle reti, Apogeo, Milano.Dell’Avanzato, S. (2010), Verso una comune cultura politica. Competenze e processi per la cittadinanza attiva, FrancoAngeli, Milano.Di Maria, E. e Micelli, S. (a cura di) (2005), On line citizenship: emerging technologies for European cities, Springer, New York.Fishkin J. S. (2004), “Il sondaggio deliberativo, perché e come funziona,” in Bosetti G e Maffettone S. (a cura di), Democrazia deliberativa: cos’è, Luiss University Press, Roma.Fung, A. e Wright, E. O. (a cura di) (2003), Deepening Democracy: Institutional Innovations in Empowered Participatory Governance, Verso Press, London.Graham, M. (2004), Disobbedienza civile elettronica - Mediattivismo e Internet: costruire insieme una nuova sfera pubblica, Apogeo, Milano.Habermas, J. (1992a), “Sovranità popolare come procedura. Un concetto normativo di sfera pubblica”, in Id., Morale diritto politica, Einaudi, Torino, pp. 81-103 (ed. orig. 1989).Habermas, J. (1992b), “Cittadinanza politica e identità nazionale”, in Id., Morale diritto politica, Einaudi, Torino, pp. 105-138 (ed. orig. 1991).Habermas, J. (1996), Fatti e norme. Contributi ad una teoria discorsiva del diritto e della democrazia, Guerini & Associati, Milano (ed. orig. 1992).Habermas, J. (1997), Solidarietà tra estranei. Interventi su “Fatti e norme”, Guerini & Associati, Milano (ed. orig. 1992).Habermas, J. (1998), L’inclusione dell’altro. Studi di teoria politica, Feltrinelli, Milano (ed. orig. 1996).Hendriks, C. (2005), “Consensus Conferences and Planning Cells: Lay Citizen Deliberations”, in Gastil J. e Levine, P. (2005), The Deliberative Democracy Handbook: Strategies for Effective Civic Engagement in the Twenty-First Century, Jossey-Bass, CA, pp. 80-110.Lévy, P. (1999), Gli usi sociali delle nuove tecnologie, Feltrinelli, Milano.OCSE (2001), Citizens as Partners. Information, Consultation and Public Participation in Policy Making.Privitera, W. (2001b), “Società civile, cultura politica e democratizzazione: un approccio di filosofia sociale”, in Calloni, M., Ferrara, A. e Petrucciani, S. (a cura di), Pensare la società, Carocci, Roma, pp. 181-198.Reddick, C. (a cura di) (2009), Handbook of Research on Strategies for Local E-Government Adoption and Implementation: Comparative Studies, IGI Global, Hershey PA – London.Rodotà, S. (2004), Tecnopolitica: la democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Laterza, Roma-Bari.Sen, A. (1979), ‘Equality of What?’, Tanner Lectures on Human Values, Stanford University.Sen, A. (1985), Commodities and Capabilities, North Holland, Amsterdam.Sen, A. (1993), “Capability and Well-being”, in Nussbaum, M. e Sen, A. (a cura di), The Quality of Life, Clarendon Press, Oxford, pp. 30-54.Sen, A. (2004), “Capabilities, Lists, and Public Reason: continuing The conversation”, in Feminist Econimics, 10, 3: 77-80. 3
  • 4. 4