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Righetto.Teknoludus
 

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    Righetto.Teknoludus Righetto.Teknoludus Document Transcript

    • TEKNOLUDUS Note di Gabriele Righetto Centro d’Ateneo di Ecologia Umana Università di Padova Il progetto Teknoludus potrebbe sviluppare alcuni concetti e pratiche che stanno alla base delle strutture fondanti la Tecnologia. Il tutto è illustrabile con gli artefatti giocattoli prescelti: - costruzioni in legno - gioco con ruota idraulica (o eolica – girandola): - meccano - lego technics - robot lego - La specie umana è spesso impegnata a vivere in un AMBIENTE DISTINTO da quello naturale, anche se per lo più convivente, in tal modo costruisce un ambiente artificiale, caratterizzato da artefatti, ossia oggetti che vengono dopo il naturale e con l’azione dell’uomo che volutamente li realizza in un certo modo (propensione progettuale). - Anche i giocattoli sono artificiali e possono essere costruiti (secondo un processo creativo e progettuale capace di interagire con il reale e le sue leggi e caratteristiche) con l’intervento diretto delle mani, rafforzate da arnesi e strumenti, e allora si realizza un AMBIENTE COSTRUITO ARTIGIANALE. - I giocattoli in legno, come ad esempio i carrettini, i burattini, le costruzioni e gli arnesi in legno appartengono alla modalità del far tecnologia artigianale e specificatamente agrario artigianale.. Tutte le volte che si usano le mani coadiuvate da arnesi e strumenti si è artigiani. Gli artigiani sono i più antichi tecnologi, ma ancor oggi si può essere artigiani. Ed è un’attività interessante. - Le bambole stesse, costruite in pezza, con tessuti imbottiti, oppure anche con parti realizzate in ceramica dipinta e vestiti confezionati a mano, sono artefatti artigianali. - La civiltà tecnologica agrario-artigianale ha prodotto un’enorme quantità di artefatti statici (contenitori, vasi, arredo, abitazioni, arnesi, strumenti, utensili , vestiario, alimentazione, e tecniche di lavoro, coltivazioni, allevamenti, ma ha prodotto anche artefatti dinamici, alcuni
    • paleodinamici (natanti, carri macchine a tensione del tipo balestre e trabucchi) ed alcuni neodinamici di cui la ruota idraulica e la ruota eolica sono le forme primarie) - Gli artefatti neodinamici hanno consentito di trasformare l’energia idrica e del vento in energia meccanica e quindi produrre lavoro non esclusivamente con la forza muscolare (animale e umana). Dagli oggetti neodinamici parte una lunga storia di riscatto ed emancipazione degli schivi e degli animali da fatica. - I connettivi degli artefatti artigianali sono per lo più elementi di provenienza naturale: incastri, chiodi o cunei di legno, fili e allacciature di fibre, legacci in cuoio, colle naturali. - Far giocare i bambini con le ruote idrauliche e le ruote eoliche significa portarli a d inventare trasformazioni di energia e introdurli all’idea e pratica della trasmissione di moto e quindi all’idea del lavoro meccanico. - Soprattutto i giocattoli neodinamici possono servire a capire gli artefatti meccanici (dotati di ruote dentate, di cinghie di trasmissione, di alberi di trasmissione differita con l’uso anche dell’albero a camme, dei orologi e degli automi, insomma di tutti gli artefatti che si muovono e producono lavoro e quindi sono premessa all’industrialismo) . - Decisamente preindustriali sono invece gli artefatti statici e con il gioco delle costruzioni si può invitare a realizzare modelli di - Tavoli, sedie, armadi, scatole, contenitori in genere Ma anche si possono realizzare elementi paleodinamici come: - Barchette - Carrettini - chiuse e dighe - L’obiettivo del Teknoludus può essere quello di far giocare i bambini, introducendoli piacevolmente all’idea di lavoro, ossia di moto artificiale produttivo. Durante la videoconference si possono presentare almeno due giochi da concordare, scegliendoli tra la gamma dei paleoggetti (provenienti dal neolitico) sopraindicati. Il meccano invece è un giocattolo chiaramente industriale: è composto da parti seriali, prodotte non dalle mani e da arnesi soltanto, ma in gran parte da macchine.
    • E’ una produzione in cui subentra ampiamente la seriazione e la standardizzazione. Mentre i paleooggetti si possono costruire partendo dai soli materiali, gli artefatti industriali partono in genere da semilavorati a da una componentistica preesistente I materiali sono di tipo metallico, come nel complesso lo è la maggioranza degli artefatti industriali che sono costituiti da materiali del sottosuolo, a differenza di quelli agrario-artigianali che appartengono per lo più al soprassuolo. I giunti e i connettivi sono essi stessi metallici e si presentano per lo più come viti e bulloni, segni tipici della connessione industriale. Ma il gioco del meccano resterebbe a livello di un gioco artigianale se si limitasse ad assemblare listelle e tralicci e a produrre strutture volumetriche. Il gioco del meccano mostra la sua vera natura industriale solo quando compaiono le ruote dentate, le carrucolette, i paranchi, gli spaghi di trasmissione, le manovelle, le leve. Cioè tutti quegli accessori (parti essenziali, ma frammentate di oggetti globali) che consentono la produzione e il governo del moto. La capacità di produrre moto è pertanto il tratto saliente di un oggetto ad alto profilo industriale. La proposta applicativa può essere ricondotta: - alla costruzione di una gru che sollevi dei piccoli pesi - ad una piccola funicolare sospesa, azionata da carrucole - ad un vagoncino su rotaie che viene trainato in avanti da un cavo- spago mosso da una puleggia con albero ruotante movimentato da una manovella L’ideale sarebbe passare all’idea di un motore, cioè di un artefatto in grado di trasmettere moto, indipendentemente dalla costante azione di una forza muscolare [l’energia muscolare applicata è tipica dell’agrario artigianale ]. Il tipico motore del primo industrialismo è la macchina a vapore. Ma forse è troppo complicato costruire un elemento di questo tipo anche se potrebbe essere interessante condurre alla costruzione di una turbina, ossia di un elemento rotante mosso da un flusso intenso di vapore che esce da un ugello. Costruire una ruota eolica a vapore potrebbe essere un elementare gioco meccanico a turbina. Un’altra idea può venire dalla costruzione di un motore a carica di molla o per scorrimento di contrappesi che forse è più fattibile per i ragazzi e bambini, ma esso non appartiene all’industrialismo in senso proprio, anzi è una forma tipica di automatismo preindustriale. I motori industriali in senso proprio sono tre: - la macchina a vapore - il motore a combustione interna - il motore elettrico.
    • Nel gioco del modellismo non mancano piccoli motori a combustione interna ed essi potrebbero portare all’esperienza del meccano azionato da motore di questo tipo. Ma si tratta sempre di una tipologia che presenta un margine di rischio e che quindi è meglio non usare in ambito scolastico. Molto più agibile è il motorino elettrico che si può trovare anche in versioni poco rischiose. I giocattoli gru, funicolare, vagoncino costruiti con meccano e dotati di motorino elettrico possono servire ottimamente per cogliere le potenzialità del primo e medio industrialismo. Possono servire ai bambini e ragazzi per giocare e divertirsi ad inventare movimenti, spostamenti, sollevamenti, simulazioni di azioni del tipo battere, tirare, schiacciare, ecc. Può essere una notevole proposta per invitare ad essere creativi nell’uso e nella progettazione del moto e può servire ottimamente ad introdurre alla produzione di modellini, ossia oggetti ridotti e controllabili per simulare la realtà. La metodologia per modelli in realtà può essere applicata anche ai giocattoli- artefatto illustrati in precedenza. L’uso del motorino elettrico serve anche da ponte per passare al giocattolo successivo: il lego technics: infatti è un tipico oggetto da industrialismo maturo. - Usa materiali di provenienza fossile e più specificamente dal petrolio, base per l’industria chimica che realizza ampiamente una vasta gamma di plastiche - fa ampiamente uso di elettricità - sia per produrre moto mediante motori elettrici, - sia per produrre illuminazione secondo il principio di incandescenza - sia per produrre calore mediante resistenze - sia per produrre magnetismo e nello specifico elettromagnetismo e campi elettromagnetici - I connettivi sono di varia natura e per lo più di tipo chimico-sintetico, ampio spazio ha la modalità della saldatura elettrica e chimica. I connettivi sono sempre importanti negli artefatti, perché presiedono alla logica compositiva degli artefatti. - Un artefatto da industrialismo maturo esiste con forti connessioni per lo più dirette, ma anche indirette di impianti a rete, ossia di dimensione territoriale (rete elettrica, oleodotti, metanodotti, catene del freddo, telefonia, radiofonia, ecc.) Gli impianti a rete sono forme molto particolari ed estese nell’impiego dei connettivi nell’industrialismo maturo. Relativamente all’industrialismo maturo di tipo elettromagnetico, i giocattoli che si potrebbero costruire con il lego technics si possono individuare in:
    • - un modellino di automobile elettrica semovente, magari con pulsantiera o telecomando per il governo (impiego dell’elettromagnetismo e delle onde radio ) - un modellino di ascensore che sale e scende azionando degli interruttori - un modellino di maglio percussore azionato sempre da pulsanti e interruttori - ma è importante anche introdurre all’elettromagnetismo esplicito e allora si può suggerire: - un modello di campanello elettrico ( magari azionato a distanza con telecomando) - e, auspicabilmente una radiolina (ma questo è troppo complesso) - un modellino di isolato con alcuni modellini di casa in cui vi sia un mini impianto elettrico con lampadinette micromignon, il tutto azionato da un interruttore generale e da interruttori locali e parziali. - la costruzione di un alternatore e rotore , azionato da una turbina ad acqua per simulare un piccolo impianto di produzione di elettricità. - Un piccolo modello di impianto di depurazione delle acque L’uso dell’elettromagnetismo nei giocattoli introduce agli infoggetti che sono caratterizzati dall’uso di elettromagnetismo, ma all’interno di circuiti integrati e con la massiccia presenza della miniaturizzazione e assemblaggio di componentistica. Il robot lego si rivela un ottimo giocattolo per collocare l’attività ludica nell’infosocietà. Sarà l’occasione per cogliere le componenti essenziali di un infoggetto: - una tastiera, pulsantiera o un dispositivo per immettere dati - un nucleo hard che contiene i circuiti integrati e i centri di elaborazione digitale - un monitor, un visore, un sensore che riveli all’esterno l’avvenuto processo a livello di elaborazione di bits - un numero ampio ed in espansione di periferiche che danno effetti molteplici ed operativi all’esterno, in grado di produrre lavoro a partire dagli ‘ordini’ dei bits programmati ed elaborati - (dalla stampante, all’immissione in rete, al telelavoro, alla telecomunicazione, ai vari sistemi di interfaccia riconducibili al binomio CAD/CAM) - I connettivi primari sono dati da stringhe binarie L’infocontesto è assai complesso per cui con il robot lego potremmo riproporre anche i precedenti giochi, mostrando come cambia profondamente la flessibilità e la versatilità d’uso e progettazione. L’ideale sarebbe - costruire un info-vagoncino che non solo si muove come un giocattolo industriale, ma che si ferma in punti predeterminati e
    • riparte secondo un programmino stabilito da un timer ( infoggetto essendo programmato, esegue una intenzionalità, ossia intelligenza incorporata ) - costruire un ascensorino che si ferma in punti stabiliti azionando una pulsantiera a distanza (l’ideale sarebbe poter far uso di telecomando che introduce all’idea di telelavoro) - un modellino di isolato che si illumina per parti secondo una sequenza stabilita nel programmino del timer; l’effetto sarebbe ancor più interessante se ci fosse un collegamento (connetttivo digitale) che fa partire un modellino di automobilina o accendesse un proiettore che a un tempo dato proietta un’immagine (idea di ipermedialità di un modellino). - più convincente ancora potrebbe essere la produzione di un robotino che azioni un braccetto automatizzato con movimenti preprogrammati e tale da sostenere una penna che scivola su un foglio e scrive una lettera (principio dell’automazione programmata). 29 marzo 2001