solstizio

  • All comments 17
  • Comments by solstizio 15
  • Comments on solstizio's content 2
  • solstizio solstizio commented on Integrazione di uno spazio virtuale per la scuola L’aula scolastica è l’ambiente dove ha luogo la situazione sociale di apprendimento, e non è un luogo neutro. L’arredamento, la disponibilità di supporti alla didattica, perfino il colore diverso della tinteggiatura delle pareti potrebbe modificare nei partecipanti la percezione dei flussi comunicativi gruppali tramite cui avviene apprendimento. Facebook non è uno strumento, è un ambiente. Non è certamente neutro, non è trasparente, e non è il più indicato per attività didattiche. Non è nemmeno un luogo democratico. Quale messaggio di educazione alla cittadinanza digitale ’passerebbe’ agli allievi? Dov’è la capacità critica degli insegnanti, nel valutare innanzitutto gli stessi (oggetti, parole, libri, strumenti, situazioni, ambienti) supporti alla conoscenza? Ne parlo qui http://nuoviabitanti.blogspot.com/2009/04/lavorare-su-facebook-anche-per.html 5 months ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Credo che il richiamo al territorio sia ciò su cui vale la pena di insistere, ora. Il web non significa solo parlare con qualcuno a Tokio, significa anche stringere vincoli più forti con la propria comunità, resa più visibile ed attiva dalle possibilità comunicative odierne (un blog con i relativi commenti che racconta un territorio può fare miracoli, agendo fattivamente nelle politiche della collettività). La comunicazione è fatta di oggetti vuoti, che vanno riempiti con la consapevolezza di essere Abitanti sia fisici sia digitali di una certa estensione territoriale, di cui aver cura in quanto ambiente di vita e di crescita per le nuove generazioni. Le collettività coinvolte possono così specchiarsi nel loro stesso produrre comunicazione, acquisire un’immagine di sé più vera in quanto composta dal contributo di tutti quelli che vogliono partecipare al dialogo collettivo, senza mediazioni da parte di proprietari di mezzi di comunicazioni di massa. Della parola glocale, stabilità la fattibilità tecnica della connessione globale e della possibilità di accedere ad informazioni planetarie, va rivalutato il lato "locale", quale luogo territoriale del vivere umano, in direzione di un Ben-stare che è applicazione concreta di un astratto benessere. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza In pratica, si tratterebbe del Convegno Annuale dell’Osservatorio Regionale delle Tecnologie Didattiche? In tal caso, preferirei avesse le forme di un convegno tradizionale, dove sia possibile approfondire con calma i contenuti che emergono da un anno intero di frequentazioni di ambienti online dedicati alle riflessioni sulla didattica. Se i gruppi di lavoro veneti, per esempio, sono in rete, non devono certo aspettare un convegno per illustrare gli uni agli altri i progressi fatti... sono già permanentemente collegati, appunto, in Rete. Il convegno annuale diventerebbe un’occasione di incontro di approfondimento, importantissimo perché permetterebbe l’instaurarsi di sintonie interpersonali che poi darebbero le motivazioni interiori a svolgere ciascuno le propri equote di lavoro. Vedo il BarCamp ancora come luogo di reclamizzazione delle novità, dove si predilige la velocità all’approfondimento. Ma magari studiando la giusta formula può essere adattato. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Certo, in questa fase storica credo che ci sia bisogno di "gateway umani", diciamo Umanisti 2.0 che sappiano raccontare il significato delle innovazioni tecnologiche e la loro ricaduta sociale. Tra dieci anni non ce ne sarà più bisogno, tranne in quei luoghi dove si insegna ad insegnare. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Condivido quanto detto da Luigi: ogni nuovo ambiente va conosciuto, con bussola e mappe, ed esplorato secondo le sue caratteristiche (sopravvivere sulle Alpi è diverso da sopravvivere nel deserto). Riguardo all’OpenSource, è vero ciò che dici: molti ottimi progetti opensource si sono poi arrotolati su sé stessi, perché le linee di miglioramento seguivano i valori e i desideri di una cerchia ristretta di sviluppatori, piuttosto che l’utilità dei fruitori finali, l’efficienza piuttosto che l’efficacia, ovvero senza tenere in considerazione il contesto di attuazione. L’e-learning deve diventare trasparente, questo è il vero obiettivo: come le interfacce, deve nascondere la propria natura telematica ed informatica, e divenir semplicemente un ambiente di interazione umana, "immediato" come parlare. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Sui processi di apprendimento veloci mantengo i miei dubbi. Desidero apprendimento per le nuove generazioni, non addestramento. Sulla flessibilità e la personalizzazione dei percorsi formativi, sto cercando di indagare l’effettiva ricaduta scolastica. In ogni caso qui non stiamo parlando di informatica, ma di Youtube e di MMS e di scrittura collaborativa su web e di folksonomy, ovvero di comportamenti umani, più o meno mediatici. Perché se un letterato si occupa dela tecnologia del libro (tipografia, rilegatura, storia del libro, conservazione, carta, inchiostro, caratteri mobili, piombo, torchi) nessuno si stupisce, ma se si occupa di computer e di web lo prendono per un genialoide? Eppure è la stessa cosa. Qui nessuno sta parlando di linguaggi di programmazione (ad ognuno il suo lavoro), qui stiamo parlando di territori dell’espressione di sé, di capacità di gestire le fonti informative e i luoghi di pubblicazione della propria visione del mondo. Le moderne tecnologie dell’apprendimento a distanza (sto pensando al cellulare, su cui tutto questo nostro discorso del web si riverserà da qui a pochi anni) permetteranno non a tutti di ascoltare, ma a tutti di esprimersi, e questo costituirà già un primo risultato didattico: chiedere, confrontare, rispondere ad altri su argomenti specifici sarà il modo migliore di apprendere, in un mondo dove non ci si può smettere di apprendere. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Ecco che lavoro faccio: sono un "gateway", sono un interfaccia, sia rispetto alle generazioni sia rispetto ai contenuti culturali da veicolare, rendere disponibili in entrambe le direzioni. Quanto a "sperimentare e innovare nuove forme di apprendimento che prevedano forme di conoscenza condivisa", conosco solo un modo: immergersi nel flusso. Il problema è che per quanto ci sforziamo ci risulta difficile concepire dei format di contenuto adatti ai nuovi linguaggi: se avessi detto nel 1950 ad un regista cinematografico. "sai, hanno inventato la TV", lui mi avrebbe risposto negando la possibilità di avere su un mezzo così piccolo le stesse emozioni del cinema. Certo, però ad un certo punto sarebbero nati dei "poeti" del nuovo media, capaci di concepire e strutturare comunicazione in maniera adeguata alle nuove possbilità linguistiche, come i talkshow o l’informazione. In questo momento vanno pensati dei format di contenuti interattivi e multimediali, capaci di coinvolgere i discenti e garantire un ritorno misurabile delle competenze apprese. Prima ancora, vanno progettati degli insegnanti capaci di essere registi dei flussi comunicativi, interpersonali o web, dentro cui far muovere le persone per esporle alla conoscenza. Diciamo nocchiero, o governatore della nave, oppure con parola squisita "cibernauta", da cui cibernetica. E tutto torna. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Odio dirlo, ma non credo acquisiremo mai i processi mentali di un nativo digitale. Loro sono appunto nati dentro un linguaggio, che noi abbiamo dovuto apprendere. Io sono nato senza il telecomando della TV, già fare zapping per me è diverso da chi è nato nel 1980: è un altro linguaggio. Buono invece il suggerimento di chiedersi quali ostacoli ci siano stati ai grandi cambiamenti (paradigmi) epocali nei settori delle comunicazioni (e forse ce lo chiedevamo nelle prime diapositive), e soprattutto perché vengono costantemente ignorati dal sistema formativo. A dire il vero, la scuola ha provato a portare in classe i mezzi di produzione (con Freinet, centoventi anni fa, la tipografia, poi il cinema negli anni ’50, poi il videoregistratore, la TV educativa), però è sempre mancata una seria Media Education, il che è una cosa vergognosa. Chi ha meno di 50 anni oggi ha costruito sé stesso, la propria identità, anche su valori pesantemente veicolati dai media, come fumetti, tv, cinema, musica giovanile, moda, eppure la scuola non ritiene siano settori da esplicitare. Manca l’alfabetizzazione ai processi sociali di diffusione culturale: le nuove generazioni saranno anche biodigitali, ma sono selvaggi digitali... certo scopriranno con la loro intelligenza e sensibilità i modi nuovi di narrare quei contenuti esitenziali che ogni generazione deve esprimere per rappresentare sé stessa sul palcoscenico della storia, ma perché costringere sempre a ripartire da zero, come se un discorso (sto pensando all’arte, in particolare) non avesse un passato fatto di strade già percorse con successo? Così i nativi digitali dovranno riscoprire a proprie spese (il che magari sarà fruttoso, ripeto, perché ci saranno sempre modi nuovi di risolvere i vecchi problemi, visto che il contesto è mutato) la prospettiva, il cromatismo, l’impressionismo, la rottura della forma e dei linguaggi delle Avanguardie, il materico, il concettualismo etc., tutto perché la scuola non insegna/suscita in loro una curiosità sugli strumenti dell’espressione. Tra l’altro, credo che proprio l’Arte, come disciplina e linguaggio del farsi domande ed interpretare i possibili futuri sociali, potrebbe essere quel campo comune tra generazioni per interagire per riflettere insieme sui significati delle nuove tecnologie. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Beh, credo che "il modello comunicativo di diffusione della conoscenza" preceda di qualche centinaio di migliaio d’anni il pensiero che ha progettato le reti telematiche. Tant’è che i legami storici (in maniera esplicita dagli anni ’50) tra cognitivismo, linguistica, cibernetica, informatica sono abbastanza espliciti. E’ ovvio che il modello di progettazione delle tecnologie non può porsi fuori dal pensabile: ricalca le credenze, l’enciclopedia, i sistemi di valori delle migliaia di persone che negli ultimi 50anni hanno pensato e costruito un pezzetto di quello che ci circonda oggi, da una .dll al mouse. Tanto per fare un esempio, perché a fine ’70 hanno pensato ad un disco per fare i CD? Perchè erano ancora preda di un modello culturale (efficacissimo) che vede in una scrittura a spirale su un supporto rotondo il modo migliore di archiviare informazioni. Pensavano ancora come neolitici. Se avessero potuto subito pensare un supporto non in movimento, come le memorie flash delle nostre schede odierne, saremmo un po’ più avanti sulla strada della portabilità. Ma quelle persone non potevano pensare ciò che non era per loro pensabile, in quel momento. Allo stesso modo, ci risulta difficile oggi pensare il futuro, nei settori della formazione: eviterei comunque avverbi come "integralmente", perché sappiamo che le conoscenze ed i media non si cancellano, ma si mescolano e rivivono. Per come siamo fatti biologicamente, vi è sempre un forte coinvolgimento esistenziale nella relazione inteumana: emozioni, tono della voce, gesti e postura, la passione di un professore che spiega sono cose che rimangono depositate in memoria insieme o più del contenuto veicolato, e d’altronde il clima affettivo generale ad esempio di un’aula scolastica è il primo elemento su cui un docente deve lavorare, proprio per garantire una maggior comprensione degli argomenti. In fondo, cos’è un professore dentro un aula, se non un terminale (a sua volta educato sia ad approfondire un certo argomento curricolare sia a riflettere metalinguisticamente e quindi a svolgere il suo ruolo di "attivatore di percorsi di apprendimento) dell’enciclopedia umana? E’ sempre esistita "conoscenza creata dagli utenti", solo che ora il Web rende visibili i percorsi delle idee. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza In ongi caso, diamo tempo al tempo. Sono diciamo 10 anni che il web è socialmente percepibile, e noi siamo già qui a vivere tranquillamente realtà tecnologiche e relazionali (commentare una presentazione multimediale resa disponibile su una piattaforma gratuita e immediatamente appartenente al web tutto), senza provare nessun panico cognitivo nel fronteggiare il dispositivo. Ci sguazziamo dentro. siamo già immersi nei flussi comunicativi, ci sembrano "naturali". 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Non potranno coesistere due culture separate. Al punto in cui siamo, tutto è digitale, o non è. Dinanzi al Diluvio Web, il compito delle nostre generazioni (tra i 30 e i 45 anni) è stato quello di aver costruito l’Arca digitale, ovvero i contenitori dentro cui salvare l’intera cultura dell’Umanità. Compito dei "vecchi" sarà riempire questi contenitori con i loro saperi pre-web, compito delle nuove generazioni biodigitali sarà essere poeti, ovvero padroneggiando da nativi i linguaggi moderni, progettare cultura e socialità nelle nuove forme permesse dalle tecnologie della comunicazione. Sto pensando a cose molto concrete, come la gestione del territorio e delle collettività che ci vivono, che trarranno identità (un "noi") dalla fittissime reti di comunicazione ora possibili, mediante i meccanismi di partecipazione ed appartenenza tipici di qualsiasi comunità, seppur in forme prima mai viste nella storia degli Umana. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Giusto. Prevale ancora una versione del "prendere" la conoscenza, come sfogliare un’enciclopedia. Ma sottolineo ancora che anche solo navigare, mettendo dei voti ai contenuti o apponendoci le proprie tag, già contribuisce a creare, secondo folksonomy, dei contenuti da intendere come "preferenze", linee di maggior pendenza, inizialmente piccoli rivoli e torrentelli, ma comunque flussi che scavano il letto dei futuri fiumi "mainstream". Oltre che produrre contenuti veri e propri, navigare e comunicare online è già un fare, esprime soggettività e scelta, sono comportamenti che possono essere tracciati e determinano la forma dello scibile (o almeno, delle vie preferenziali alla sua accessibiltà) 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Il modello comunicativo emerge, non può essere progettato. Quando nacquero i cellulari, le telco non fecero parola dello short message system SMS, lo usavano solo i tecnici tra loro. Semplicemente, non era nata (insieme al manufatto) una intelligenza capace di comprendere i significati della comunicazione breve, e quindi di una sua redditività commerciale. Poi gli adolescenti hanno scoperto il gioco. Una volta stabilito un bisogno condiviso, la comunicazione liquidamente dilaga, scegliendo da sé le vie a minor resistenza. Il concetto poi dell’always-on, della portabilità è quello che che bisogna veramente prepararsi ad affrontare: tutto questo che stiamo facendo noi adesso sono solo le prove generali. 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Il filtro emergerà, come comportamento impredicibile di un sistema complesso. Il filtro saranno i comportamenti dei frutori dei contenuti, i quali navigando questi ultimi secondo i tag messi dai creatori, apporranno a loro volta dei "tag di fruizione", reimmettendo in circolo la significatività degli eventi arricchita dai punti di vista personali, dalle personali modalità di categorizzazione ed allestimento delle conoscenze. Leggevo recentemente qualcuno che diceva: "non bisogna più temere di aver perso un contenuto importante; se era veramente importante, riemergerà". In ogni caso, sono curioso di vedere le forme dell’autorevolezza espresse dalle preferenze di milioni di fruitori (perché i video più visti su YouTube sono fotografie dello ZeitGeist, così come la tagcloud di un sito porno è la rappresentazione visiva delle forme del desiderio contemporaneo) 3 years ago
  • solstizio solstizio commented on Web2.0 e Conoscenza Penso che la "cultura dominante", intesa come " le strutture economiche e sociali" che al momento detengono ed esercitano il "potere", si sia ben resa conto delle nuove istanze di pensiero che guidano la modernità attuale, caratterizzata dall’approccio post-industriale. Quello a cui stiamo assistendo, storicamente, sono le forme di assimilazione con cui un’intera società, fondamentalmente impiantata su basi ottocentesche (sistemi finanziari, monetari, legislativi, educativi, produttivi, distributivi, amministrativi) reagisce alle innovazioni tecnologiche, in particolare nel campo dei mass-media. Stampa, industria discografica, cinema, telefono, radio, TV sono tutti media di tipo broadcast, uno-a-molti, per motivi tecnoeconomici. Il Web, dal basso, sabòta i modelli sociali di gestione delle collettività e del territorio pensati negli ultimi 400 anni. Se ne sono accorti, eccome: ci aspettano anni di censure e di incomprensioni e di battaglie per libertà individuali e gruppali. 3 years ago