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Cinetico Plastico

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  • 1. Cinetico-plastico Valore cognitivo e formativo del “moto” Verso la costruzione di un pensiero cinetico-plastico Gabriele Righetto1 La ‘normalità’ del moto costruito Il moto si rivela un evento relativo ai sistemi di riferimento e ai loro rapporti interni di cambiamento, anche se talvolta si configura come moto non relativo, semmai e piuttosto come evento illusorio. Basti pensare alla percezione di moto che si prova dentro un treno quando quello in cui ci si è collocati sta fermo, mentre quello prossimo e parallelo si muove. O quella “cessazione di percezione di moto” quando due treni viaggiano paralleli nella stessa direzione e momentaneamente alla stessa velocità. Noi percepiano i treni fermi in un momento librato. Il moto è un evento reale che avviene nell’ambiente fisico, ma appartiene anche agli eventi percettivi; la percezione può essere illusoria oppure, con mezzi meccanici, elettrici o elettronici può risultare “virtuale” ossia costruita. Il moto assume un valore comunicativo enfatizzato, perché le “cose animate” spesso si connotano come “cose viventi” oppure come “elementi dotati di forza” (acqua che scorre, vento che si agita, terra che si scuote, luce che attraversa…) Gli “oggetti in moto” hanno un’attrattiva in più: si pensi alle ruote idrauliche, eoliche o semplicemente alle bandiere, vessilli e girandole al vento che, nel loro agitarsi, captano l’attenzione ben più di un paesaggio omogeneo e statico. Noi ecoumani abbiamo una predilezione per i fenomeni e gli effetti semoventi. In qualche modo la modernità è iniziata anche con il concorso e l’affermazione progressiva degli automi e con l’orologio meccanico in particolare, da intendersi come tappa fondamentale del controllo rigoroso del moto ‘costruito’. Tutti gli apporti collegati ai proto-automi appartengono al capitolo della meccanica, ossia dei moti artificiali, ma reali. La ‘cinescopia’, che poi confluisce nel cinema, segnala la perdita della correlazione dovuta con il moto reale e si consolida la configurazione del solo moto percettivo. 1 Centro di Ecologia Umana – Università di Padova righetto.g@libero.it 1
  • 2. Se il cinema ufficialmente nasce nel 1895 (nello stesso anno della radio) vuol dire che la nostra specie vive a contatto con il moto artificiale percettivo da oltre cento anni. Quando un evento si manifesta con continuità per oltre tre generazioni (cioè oltre la trasmissione orale), anzi si rafforza con ulteriori supporti come le tecnologie televisive e le animazioni elettroniche, allora l’evento cessa di essere evento e si configura come naturalità aggiunta, ossia elemento che se cessasse darebbe al reale un carattere di carenza e di impoverimento strutturale. Il moto artificiale percettivo aggiunge un effetto illusorio ancor più potente, perché ciò che appare viene trattato come ‘normale’. Di fatto è corretto considerarla condizione ‘normale’ perché non appartiene più all’eccezionale, ma alla quotidianità e agli elementi strutturali del reale organizzato. Il carattere illusorio segnala invece la correlazione “normale”  reale, anche se è un prodotto artificiale che simula il reale. La correlazione appropriata dovrebbe essere: “normale”  simulazione consapevole. ossia la messa in grado di riconoscere e usare con disinvoltura e funzionalità un fenomeno artificiale che offre una percezione non costituita da un evento reale e fisico, di cui si capisce la ‘natura’ e del quale si è in grado di ‘produrne ’ gli effetti, almeno per alcuni livelli elementari. Il pensiero cinetico-plastico come esperienza attiva Quando un evento diventa ‘normale’ ed ha una grande diffusione, si pone il problema del rapporto attivo o del rapporto passivizzante con un fenomeno costruito, l’evento si fa linguaggio, con la doppia prospettiva del ‘comunicare ed essere comunicati / parlare- essere parlati’ La condizione cambia se dal solo uso del prodotto comunicativo si passa alla sua produzione. La questione non si risolve soltanto con il ‘fare’ del movimento percettivo, ma con l’attivazione di pensiero cinetico. Il pensiero cinetico è una forma elaborata di pensiero plastico ossia di capacità di elaborare almeno tridimensionalmente o ancor meglio cronospazialmente. Esso pensa, organizza, interpreta, valuta, modifica movimenti nello spazio, uno spazio che è esso stesso percettivamente vissuto come potenziale movimento. In esso tempo e spazio sono variabili correlate. Le forme elementari di pensiero plastico riguardano operazioni del tipo: - perlustrazione esterna di un oggetto (pensiero esoplastico) - perlustrazione interna di un oggetto (pensiero endoplastico) - perlustrazione dello spazio territoriale soprattutto per indagare insediamenti e reti tecnologiche (pensiero plastico territoriale ) - perlustrazione della struttura territoriale con la collocazione delle ecotecnologie o tecnologie a supporto della sostenibilità (pensiero ecoplastico) Il pensiero cinetico, in maniera specifica, si esprime in prevalenza mediante: - moti lungo percorsi 2
  • 3. - immissione di spostamenti spaziali - scorrimenti - elevazioni - dislocazioni - scomposizioni - rotazioni - accostamenti - compenetrazioni - ecc. Esso può essere un buono strumento per produrre icone dei rapporti spaziali che abbiano caratteristiche di percorrenza attraverso spazialità nel tempo. Si possono individuare alcune tipologie di pensiero cinetico-plastico soprattutto inteso come rapporto tra due corpi: avvicinamento (Ae B si incontrano in un punto • ravvicinato intermedio) ------  ------  A B scambio (mentre A va in B, B va in A, cambiando spazio in • tempi correlati) A ------------ ------------- B sequenza causale (A, a contatto dinamico di B, • induce un movim ento che produce un effetto in C) --------------- A B C Il pensiero cinetico-plastico più tipico è lo sviluppo di un percorso, anche i tre precedenti (avvicinamento, scambio, sequenza casuale) sono mini percorsi elementari, più precisamente si può parlare di percorso quando un movimento avviene tra più di due elementi ( con una struttura a due si manifesta solo un tratto e non un tracciato), un percorso è un tracciato in senso complesso e produce una correlazione di movimento tra elementi molteplici. Il pensiero cinetico-plastico presuppone l’esistenza di uno spazio già caratterizzato sul quale 3
  • 4. - si collegano parti, - mediante un movimento che va da un punto all’altro, - seguendo una sequenza che stabilisce dei prima e dei dopo, - assieme ai tempi di percorrenza e di eventuale sosta. Il percorso può anche essere interpretato come una strategia di perlustrazione di uno spazio. Per questo il pensiero esoplastico ed endoplastico possono essere ben espressi anche con l’impostazione di percorsi. La direzione e la meta (traiettoria) Uno spazio aperto è “percorribile” in più tracciati. Mostrare un tracciato comporta: -a- descrivere un oggetto mobile nello spazio (la rappresentazione di tracciato diventa quindi segnalatore di una dinamica) -b- rappresentare un’intenzione o una scelta da parte di un essere vivente o, in modo ancor più illustrativo, da parte di un ecoumano dal momento che con tali esseri si possono più chiaramente condividere forme comunicative e linguistiche La direzione segnala l’atto dell’attraversamento dell’intero spazio interessato o di una sua parte. L’attraversamento descrive: - una distinzione rispetto a due parti (C e D) che vengono selezionate dal tracciato (e che si estendono ai lati del tracciato stesso) - un orientamento che stabilisce la partenza o l’entrata in uno spazio e un punto di arrivo o uscita che costituiscono i due terminali del tracciato stesso (A e B ). 4
  • 5. La direzione segnala l’atto dell’attraversamento dell’intero spazio interessato o di una sua parte. Concretamente l’individuazione di un tracciato e di una direzione significa una scelta dell’organizzazione dello spazio per parti. La meta può essere totale (raggiungimento di un punto finale o scopo) oppure può essere parziale, in tal caso si tratta di un nodo. Un nodo rappresenta il perseguimento di un obiettivo minore o uno spostamento parziale nello spazio dovuto alla presenza di ostacoli, barriere o necessità di momentanea interruzione di moto o di scostamento per raggiungere un obiettivo intermedio. 5
  • 6. Complessivamente un percorso rappresenta una sequenza continua di collegamento di più nodi. Molto difficilmente la sequenza di nodi sta nella stessa direttrice: per lo più i nodi sono dislocati lungo direttrici diverse ma senza soluzioni di continuità. La pluralità di direttrici, distinte da nodo a nodo, segnala l’esistenza di una pluralità di situazioni. 6
  • 7. Il percorso rivela la logica di connessione ossia il dis-corso2 che si snoda da un tratto all’altro, esplicitando quali rapporti/motivazioni stanno tra un nodo e l’altro e fra tutti i nodi nel loro insieme. Tra le tipologie di percorso due hanno carattere di base: - percorsi ad andamento lineare o aperto - percorsi ad andamento chiuso (ossia cicli o anelli). Percorsi aperti e percorsi ciclici I percorsi lineari o aperti segnalano un movimento o una sequenza di movimenti che hanno - un punto di partenza con movimenti successivi per nodi sequenziali fino a giungere ad - una situazione finale e conclusiva. Nel percorso lineare si manifestano due strategie: - quella di partenza (start) - quella di conclusione Il percorso lineare rivela l’esistenza di un movimento discontinuo e interrotto nel tracciato finale. Il percorso ciclico o ad anello rivela un movimento che, una volta partito, segue la traccia di percorso e torna al punto di partenza: 2 Il dis-corso (discorrere: correre qua e là) non interessa solo la dimensione spaziale in senso stretto, ma può coinvolgere anche la dimensione della topologia logica, espressa, ad esempio, da modalità linguistiche o algoritmiche come i diagrammi di flusso. I diagrammi di flusso assommano sia percorsi lineari sia ad anello (nel caso in cui si manifesti un loop). 7
  • 8. A B M C D L E I F H G Questo tipo di percorso ad anello può quindi segnalare una conclusione o una cessazione di percorso, ma la cessazione avviene nello stesso spazio di partenza. Tale condizione consente inoltre la possibilità che il percorso possa ripartire e ripercorrere il tracciato più volte. Il percorso ad anello può essere più propriamente chiamato ciclico quando, una volta attivato, tende a mantenersi indefinitamente. Dal punto di vista formale un percorso ciclico con definizione chiara ed elegante è quello circolare. Ma possono esistere percorsi ciclici anche poligonali: 8
  • 9. Mentre i percorsi lineari sono strutturalmente predisposti per il discontinuo (cioè hanno un inizio e una fine), quelli ciclici (e circolari in modo specifico) sono strutturalmente idonei ai movimenti continui. Anche i percorsi lineari possono mostrare un andamento paraciclico o periodico o pendolare quando il movimento, raggiunta la conclusione, riparte con orientamento inverso ( e talora simmetrico). 9
  • 10. Monoplanarità e pluriplanarità I percorsi possono anche distinguersi per: - monoplanarità - pluriplanarità I percorsi monoplanari si sviluppano con nodi posti su un medesimo piano o superficie: I percorsi pluriplanari invece si sviluppano anche in verticalità e quindi attraversano più piani con i nodi che segnalano per lo più il passaggio da un piano all’altro. 10
  • 11. Anche i percorsi pluriplanari possono manifestare percorsi di tipo lineare o ciclico. In senso esplicito i percorsi pluriplanari sono maggiormente plastici e quindi non appena si raggiunge capacità di rappresentazione di pluriplanari, si è in grado di esprimere un’abilità specifica ed articolata propria di un pensiero cinetico-plastico non banale. 11
  • 12. Elenco di alcune possibili operazioni e rappresentazione di percorsi cinetico-plastici. Una volta acquisito il concetto di percorso è bene applicarlo a situazioni concrete e tradurre l’esperienza diretta in esperienza rappresentata in forme cinetico-plastiche: 1. percorso monoplanare su un giardino (pensiero cinetico-plastico monoplanare) 2. percorso multiplanare su un giardino se questo è dotato di una o più collinette (pensiero cinetico-plastico pluriplanare) 3. rappresentazione di un flusso in caso di evacuazione di emergenza in una scuola (es. incendio) con fuoriuscita nel giardino o all’aperto (pensiero cinetico-plastico pluriplanare con funzioni di simulazione) 4. rappresentazione di un percorso privo di barriere architettoniche in un edificio e suoi dintorni (es. municipio o uffici comunali) con distinzione tra tratti lineari, tratti a piano inclinato e tratti verticali dotati di mezzo meccanico ( o privi). (pensiero cinetico-plastico pluriplanare con funzioni di simulazione descrittiva o informativa) 5. esemplificazione, con descrizione analitica, di un oggetto mediante esplorazione effettuata lungo un percorso esterno (per coglierne le caratteristiche di superficie) e successivamente con esplorazione interna per coglierne le componenti e strutture costitutive non visibili dall’esterno (percorso cinetico esoplastico ed endoplastico). Il tutto è realizzato ai fini di applicare un metodo di conoscenza cinetico-plastica ai fenomeni ‘reali’. 6. percorso casa-scuola con rappresentazione del piano stradario (pensiero cinetico-plastico monoplanare per rappresentazione di un’esperienza ricorrente) 7. percorso dell’acquedotto dalla captazione ai punti territoriali fino all’erogazione all’interno di un edificio (rappresentazione cinetico- plastica territoriale) 8. percorso di un prodotto di un’azienda dal luogo di fabbricazione al luogo di distribuzione (pensiero cinetico-plastico territoriale con aspetti funzionali) 9. percorso di attività agraria collocata in un podere (semina, crescita, [irrigazione], maturazione, raccolta, immagazzinamento … (pensiero cinetico-plastico territoriale con aspetti funzionali) 10. percorso di erogazione di energia elettrica [centrale di produzione, elettrodotti, centrali di trasformazione, rete di distribuzione minore, punto di utenza] (rappresentazione cinetico-plastica territoriale di funzionamento) 11. percorso di acque inquinate o usate (scarichi, rete fognaria, impianti di trattamento, depurazione, immissione nel corpo idrico ‘naturale) [rappresentazione cinetico-plastica ecoterritoriale) Come rappresentare percorsi cinetico-plastici I percorsi cinetico-plastici possono venire rappresentati in modo molto semplificato usando una sferetta come cursore mobile e linee colorate e/o tratteggiate per figurare il tracciato dei percorsi. 12
  • 13. a- In seguito la rappresentazione semplificata o simbolica può venire gradualmente complessificata sostituendo il fondo colorato con un fondo che rappresenti qualcosa (prato, alberi, ghiaino o forme semplificate di tetti visti dall’alto, ecc. …) b – Il cursore mobile può evolvere in una forma di oggetto o elemento identificato (es. sagoma di automobilina o bicicletta, outlook di persona, ecc.) c- I percorsi possono rappresentare più realisticamente asfalto, sabbia, ciottolato, sterrato, ecc. d – I nodi possono essere correlati a landmarks (fattori di riconoscimento ambientale) del tipo albero-alberi emblematici, edificio riconoscibile, semaforo di crocicchio cruciale, ecc. I landmark possono essere disegnati, ma anche trasferiti con dei copia-incolla da materiale scannerizzato o preesistente nelle dotazioni multimediali del computer. Animazione di ‘macchine’ Un paragrafo specifico potrebbe essere sviluppato, con l’apporto di scuole e di collaboratori per rendere l’animazione di ‘macchine’3. Si potrebbe partire da macchine molto semplici come : - porte che si aprono e chiudono - serrande - finestre 3 Qui si acquisisce il termine macchina nel senso più antico di machina, termine di provenienza greca (makhand inteso come espediente o congegno [elemento costruito fatto da più parti congegnate e combinate. Nel concetto di macchina vi è quindi l’idea di un costrutto complesso e composito con molte parti interagenti fra loro] Machina fa parte delle parole greche giunte a Roma prima del V secolo a.C. Secondo una forma di grecismo più antica il riferimento va a màcina che era la macchina per eccellenza legata ad un moto lavorativo molto diffuso ed importante. Venne introdotta nel latino in età anteriore a machina. La mechanica è in connessione con la greca mekhaniké tekhne. 13
  • 14. Oppure ci possono essere ‘macchine’ un po’ più composte e complesse, ad esempio un pistone in moto o le giostre: Il pensiero cinetico-plastico (che si esprime soprattutto con linguaggio iconico), è particolarmente idoneo a rappresentare dinamiche tecnologiche. La Tecnologia infatti , nelle sue forme più evolute, esprime pure il movimento delle parti mobili di artefatti. Quando si è in grado di rappresentare il moto di un artefatto si può dire che si è veramente entrati nella comprensione effettiva del funzionamento e della rappresentabilità del funzionamento. La dimensione primaria che il pensiero cinetico-plastico esprime nelle modalità di disegno-rappresentazione cinetico-plastica è quella delle macchine. Machina è un artefatto che si muove e produce moto. Perché una macchina “funzioni” occorre un motore, ossia un agente che induce moto. A lungo gli agenti sono stati uomini o animali, ossia esseri viventi dotati di forza muscolare. In questo caso è importante individuare e segnalare il punto di applicazione del moto. Ma in non pochi casi è importante anche il punto di trasmissione del moto. Poiché il moto comporta l’azione di un corpo su un altro corpo o materiale, il moto implica il superamento dell’attrito, ossia della resistenza che i corpi producono nel loro contatto dinamico. Nelle realizzazioni cinetico-plastiche è importante il dispositivo o i dispositivi che rappresentano la riduzione dell’effetto attrito. Non poche volte il dispositivo è riconducibile a ruote o comunque a dispositivi in grado di essere mossi avendo la superficie di attrito massimamente ridotta. 14
  • 15. In altri casi i riduttori di attrito possono risultare materiali fluidi e/o scivolosi (es. oli). Tra i moti artificiali più antichi vi sono anche quelli indotti dalla forza idrica ed eolica. Gli artefatti natanti, dotati di vela sono la sintesi dell’utilizzo di queste due forze. L’evoluzione e l’impiego delle forze idrica ed eolica si renderanno più funzionali con la diffusione della ruota idraulica e della ruota eolica e il potenziamento del moto attraverso l’uso di ingranaggi e di dispositivi di trasmissione del moto. 15
  • 16. Il pensiero verbale come pensiero cinetico-plastico Anche il pensiero verbale (specie se scritto) è una costruzione e quindi è rappresentabile cineticamente. Gli elementi sintattici sono composizioni e quindi si possono rendere efficacemente con accorpamenti e accostamenti dinamici. La struttura complessiva di un discorso è rappresentabile cineticamente. Una procedura con andamento algoritmico è esprimibile bene ricorrendo a forme cinetiche anche nelle modalità dei diagrammi e diagrammi di flusso in particolare. Esempi di strutture cinetiche del dis-corso: 16
  • 17. Il discorso ha un andamento circolare, parte da un punto e sviluppa sequenze che hanno sempre un medesimo antecedente e susseguente solo che il risultato finale coincide con il punto di partenza e questo può costituire una punto di riavvio senza fine, come una filastrocca che è un meccanismo linguistico cinetico che produce un andamento rotatorio. Molti giochi linguistici hanno andamento cinetico. Ad esempio il chiasmo è una forma linguistica incrociata e contrapposta che può essere espressa cineticamente. 17
  • 18. Il discorso è organizzato per forme derivative e sequenze di accadimenti o procedure logiche successive nel tempo. Tutto parte da una o più premesse generali e sviluppa analiticamente alcune parti susseguenti. 18
  • 19. Il discorso è organizzato per rimandi, vi è un nucleo centrale che sostiene e connette tutto e alcune parti si sviluppano lateralmente, ma con andamento periodico-circolare. 19
  • 20. Il discorso si organizza per parti e sequenze che hanno una loro specificità e autonomia, pur rivelando alcune sezioni che stanno in un rapporto comune con tutte le parti o solo con alcune componenti. 20
  • 21. Il discorso è sequenziato dinamicamente per parti che si compenetrano l’una nell’altra e con sequenza dal generale al particolare e viceversa. 21
  • 22. Il discorso è organizzato per sequenze dinamiche piramidali e gerarchiche La natura cinetica del linguaggio può essere resa in modo espressivo ad esempio trattando i versi in forma visiva o, meglio ancora, producendo testi poetici pensati originariamente come espressione cinetica. Va il mio pensiero volando Scivolante su crinali ondosi di monti 22
  • 23. Le parole invece di essere trattate solo come elementi alfabetici possono essere trasformate in fattori cinetici che mimetizzano il significato espressivo delle parole. Per cogliere le possibilità significanti dell’animazione è bene proporre ai ragazzi alcuni semplici esercizi applicativi con figure geometriche assai semplici in cui si impiegano tutte o in gran parte le gamme di possibili animazioni a disposizione con i programmi esistenti (Es. rotazione, passaggi di colore, percorsi precostituiti, percorsi personalizzati, ingrandimento/riduzione, scomposizioni varie [a scacchiera, alla veneziana, in dissolvenza, ecc,]) Quando i ragazzi avranno consuetudine e dimestichezza con le possibilità espressive di cui dispongono, passeranno facilmente ad inventare autonomamente composizioni proprie, mirate su problemi concreti e su intenzioni espressive esplicite. Si tratta inizialmente di porli di fronte ad una situazione e sollecitarli a guardare “quello che succede”. Perché occuparsi di pensiero cinetico-plastico Tiriamo ora delle temporanee conclusioni che sono anche un richiamo sui punti nodali già trattati. 1– La cultura agrario-artigianale e quella industriale hanno mantenuto un primato per il discorso verbale, perché questo è stato a lungo lo strumento per i processi decisionali (soprattutto dei ceti più acculturalizzati), anche se già nell’industrialismo avanzato i ‘ragionamenti organizzativi’ richiedevano altri strumenti di comunicazione ed elaborazione del pensiero e si è affacciato prepotentemente l’uso di diagrammi. Nella società biodigitale, dove i fenomeni dinamici macroscopici e microscopici (anzi sempre più orientati al nanoambiente) spesso viene richiesto l’uso di elaborazioni che non possono essere verbali e neppure iconiche di tipo statico, occorre dare una svolta decisiva al verbalocentrismo virando sulle rappresentazioni cinetico-plastiche. 2– 23
  • 24. Il pensiero cinetico-plastico è più idoneo alla società biodigitale, perché offre strumenti capaci di gestire processi, flussi, sequenze di fenomeni con collegamenti fra loro che si snodano secondo logiche spazio-temporali complesse. Le procedure mentali di tipo algoritmico, diagrammatico o comunque strutturate topologicamente, sono sempre più parte del vivere evoluto di tipo biodigitale. Educare al pensiero cinetico-plastico non è quindi un aspetto settoriale o relativo a fenomeni di nicchia. 3– Le forme comunicative contemporanee non solo sono sempre meno verbalocentriche, ma trovano nelle lingue un fattore di rallentamento in quanto le relazioni, specie se in rete, si confrontano con un numero esteso di popolazioni e se ci affidasse al mutare delle lingue per ogni paese, ci troveremmo in una autentica ‘babele’ inadatta ad un mondo planetarizzato. Ecco allora che si stanno manifestando due fenomeni complementari e paralleli: a) - la semplificazione linguistica mediante le lingue veicolari (’inglese, il francese, lo spagnolo, l’arabo e sempre più il cinese [ossia le lingue che hanno una diffusione transnazionale e continentale] svolgeranno sempre più un ruolo linguistico-strumentale, progressivamente più sganciato da una lingua come espressione di un popolo e di una cultura specifica. Le lingue veicolari diventeranno sempre meno lingue ‘pure’, semmai lingue funzionali e perciò lingue meticciate con contaminazioni che vengono fra loro in dinamiche planetarie. Tali lingue sono proprie del mondo in rete e del mondo digitale in termini più ampi. b) - la semplificazione translinguistica, avviene attraverso una tendenza al superamento dello strumento linguistico ricorrendo ad icone, ossia segni di facile comprensione transulturale che danno indicazioni su comportamenti, operazioni e procedure senza ricorrere a parole ma a segni-immagini-simboli convenzionali. Tali icone si usano soprattutto in contesto digitale e, cliccate, consentono operazioni standardizzate. Questo linguaggio non linguistico, ma segnico, può essere definito una nuova grande e diffusa lingua non verbale che per comodità e sintesi chiameremo iconolese. Le icone diventano ancor più comunicative se mostrano un processo dinamico supportato da simulazione di movimento e in modo molto semplificato. In questo senso le espressioni del pensiero cinetico-plastico possono essere assai utili per l’impiego avanzato dell’iconolese, soprattutto nella sua dimensione creativa e autonomo-produttiva, ossia per processi di iconolese prodotti ad hoc in situazioni concrete e specifiche. 4– Il pensiero cinetico-plastico aiuta ad acquisire capacità costruttive di processi elaborativi. Un rappresentazione cinetico-plastica illustra il ‘farsi di un’operazione’ e rende palesi i risultati di un processo: tutto questo modo di pensare e rappresentare processuale e di flusso è decisamente idoneo in contesti di società complesse in cui le azioni e le procedure non avvengono con momenti plurimi gestiti da uno 24
  • 25. solo, ma sempre più si concretizzano in forme concertate proprie di pratiche e culture di team. Il pensiero cinetico-plastico, come dimensione specifica dell’iconolese, può rappresentare in modo condiviso un sistema di lavoro di gruppo organizzato in momenti diversi, ripartiti fra persone differenziate, secondo un programma unitario vissuto congiuntamente da tutti i membri di team che possono fare riferimento a modalità rappresentative del loro procedere, supportate da strumenti cinetico-plastici condivisi. 5– Il pensiero cinetico-plastico rende disincantato il rapporto con la simulazione virtuale, ossia con quel mondo reale parallelo che non è prodotto da agenti esterni all’uomo ma dall’uomo stesso. Egli si autoproduce e mette a disposizione alcuni effetti percettivi e cognitivi non ricorrendo ad artefatti e artifici materiali, ma ad esiti composti da prodotti elettromagnetici, combinazioni di bits e pixel, che essendo non costituiti da atomi di materia, impropriamente vengono definiti immateriali. In ogni caso l’immateriale non è un irreale, ma un reale costruito che da impressioni percettive similari al reale. Tale dimensione simulativa del reale, parallela al reale e rafforzata dalle tecnologie digitali, si era già affacciata potentemente con le tecnologie elettriche ed elettrochimiche espresse dalla radio, dal cinema e dalla televisione, Oggi però, in dimensione digitale, la simulazione cinetica del reale può attivare atteggiamenti di ‘magia tecnologica’ che inducono stati di dipendenza ed uso improprio, E’ bene invece offrire conoscenze puntuali ed operative per tale dimensione simulativa al fine di ottenere un rapporto consapevole e di utilizzazione libera, flessibile e creativa. Al contrario si entra nel ‘magico tecnologico’ quando si assiste e si partecipa ad eventi di cui si vedono effetti considerati (e spesso lo sono) di notevole impatto e risultato, ma non si possiede alcuna conoscenza delle cause e dei processi che conducono a determinati risultati. Si assiste allora agli eventi come se qualcosa di superiore accadesse, proprio di forze occulte o sovrannaturali o di persone dotate di capacità straordinarie. Per il ‘magico tecnologico’ tutto questo è del tutto immotivato: gli effetti sono dovuti a cause e processi ben noti, a disposizione pressocchè di tutti. La capacità di gestirli dipende da conoscenza, acquisizione di competenze ed esercizio applicato a problemi concreti, per cui i risultati non accadono inaspettatamente, ma sono l’esito atteso di operazioni sequenziate che si vogliono e si sanno fare. Educare ad abilità elementari di tipo cinetico-plastico significa smantellare inutili atteggiamenti di ‘magico tecnologico’ nei confronti della simulazione e dei cinematismi digitali in genere. 6– Educare ai linguaggi cinetico-plastici significa introdurre ad autonomie di uso e produzione di linguaggi certamente più attrattivi di quelli tradizionali e comunque più idonei alle dinamiche e forme comunicative presenti nella società digitale. I linguaggi cinetico-plastici sono dotati infatti di immediatezza, colpiscono l’attenzione, spesso non implicano tanta competenza pregressa come la competenza alfanumerica richiede. E’ chiaro che essi non sono alternativi all’alfanumerico, ma sono uno straordinario supporto alla comunicazione facilitata. 25
  • 26. 7– L’introduzione ad un uso evoluto dei linguaggi cinetico-plastici aiuta a gestire sistemi e rapporti interconnessi. La logica diffusa nella società biodigitale è una logica a rete. Essa si differenzia notevolmente dalla logica lineare e dalle logiche dicotomiche per scansioni ad albero. La logica a rete gioca in contesti dotati di pluralità di presenze e connessioni possibili. E’ una logica che opera nel possibile e nel mutevole e quindi all’interno di un impianto a forte complessità. Se non si è dotati di sistemi di semplificazione comunicativa e rappresentativa questo impianto diventa inaccessibile a molti e va ad appannaggio di un gruppo ristretto di specialisti di settore. Ma questo è contraddittorio con la società complessa biodigitale che richiede un forte apporto coordinato di tutti, usando sussidi di linguaggi semplificatori e condivisi. Una parte di questi linguaggi semplificatori condivisi sono i linguaggi cinetico-plastici. Essi sono strumenti di partecipazione e di mantenimento di cultura di team diffusa. Nel loro piccolo contribuiscono al saper collaborare e capire insieme e con molti. Cioè è una piccola faccia per declinare la democrazia della società biodigitale. Modeste proposte di operatività Uno dei risultati pratici da proporre rispetto al presente strumento può essere indicato nei seguenti obiettivi: a) produrre un repertorio cinetico delle operazioni più ricorrenti, ossia un insieme di esempi applicativi che segnalino le operazioni indispensabili per il raggiungimento di un’abilità media e un sapere cinetico-plastico-essenziale. b) Il repertorio cinetico dovrebbe inoltre contenere esempi che siano in grado di comunicare il senso e l’importanza di tale forma comunicativa, un tempo ad esclusivo appannaggio di specialisti e professionisti e oggi in grado di diventare strumentazione di base per gli abitanti della società biodigitale. c) la produzione di un repertorio cinetico serve anche ad evidenziare che il discorso qui presentato sul pensiero cinetico- plastico non è una dimensione limitatamente teorica, ma una proposta dotata di una precisa connotazione pratica 13 ottobre 2003. 26

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