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  1. 1. Agende Digitali Regionali  Telecom Italia  Dicembre 2013122   Edizione 2013
  2. 2.  1 Edizione 2013
  3. 3. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 20132   3 Indice Lettera dell’Amministratore Delegato 5 Executive summary 6 Introduzione 16 1. I piani europei per l’economia digitale 18 1.1. L’ICT per la crescita, l’innovazione e la competitività 18 1.2. L’avanzamento dell’ agenda digitale europea 29 1.3. I finanziamenti europei per lo sviluppo digitale 35 1.4. Le iniziative Europee per le Smart Cities 37 1.5. I progetti paese per l’economia digitale 38 2. L’agenda digitale italiana 49 2.1. Il posizionamento dell’italia nel contesto europeo 49 2.2. La governance dell’agenda digitale italiana 56 2.3. Dal decreto crescita 2.0 Al decreto del fare 58 2.4. L’evoluzione nella gestione dei fondi europei 61 2.5. Le politiche per lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi 66 3. I piani digitali nelle regioni 77 3.1. L’innovazione nelle Regioni italiane 77 3.2. Le agende digitali regionali 96 3.3. Le best practice nell’attuazione dell’agenda digitale nelle regioni 108 4. L’esperienza dei check-up digitali regionali 113 4.1. Obiettivi del check-up digitale 113 4.2. Metodologia del check-up digitale 114 Bibliografia 119 Allegato: schede regionali 123
  4. 4. Agende Digitali Regionali  Telecom Italia  Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali  Telecom Italia  Dicembre 20134    5 Lettera dell’Amministratore Delegato Il recente Consiglio europeo del 24-25 Ottobre 2013, nel ribadire l’importanza dell’economia digitale e la sua centralità nella strategia di crescita dell’Europa, ha confermato gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea ed ha formulato una serie di indirizzi per la promozione degli investimenti nelle reti di nuova generazione, per incentivare l’uso del cloud computing, per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, per la crescita delle competenze digitali. L’Agenda Digitale Europea non è quindi più solo un documento di analisi e indirizzo, ma è diventata uno strumento di politica industriale comunitaria che individua obiettivi, definisce regole e norme, rende disponibili risorse. In questo contesto, l’Italia, come noto, deve recuperare ritardi rilevanti anche se, recentemente, sono stati fatti passi in avanti con nuovi provvedimenti, una nuova governance, la definizione di obiettivi prioritari, ma soprattutto con una nuova consapevolezza, come dimostra il fatto che il Presidente del Consiglio ha definito l’Agenda Digitale come “la riforma dello Stato”. La disponibilità di infrastrutture di rete a banda larga in linea con gli obiettivi indicati dall’Unione Europea è certamente una priorità per il nostro Paese e Telecom Italia continuerà a fornire un contributo decisivo in tale direzione. L’accelerazione prevista nel nuovo Piano nella realizzazione delle reti di nuova generazione renderà infatti disponibili, già entro la fine del 2016, connessioni ad alta velocità di rete fissa ad oltre il 50% delle unità immobiliari e, alla stessa data, oltre l’80% della popolazione sarà raggiunto dalle reti mobili di quarta generazione. Tuttavia, i ritardi più rilevanti del nostro Paese non riguardano le infrastrutture bensì l’uso dei servizi digitali da parte di individui, aziende e pubblica amministrazione e, proprio per questo motivo, le priorità indicate dal Governo riguardano soprattutto la modernizzazione della Pubblica Amministrazione ed il miglioramento della relazione con cittadini ed imprese. In questa opera di trasformazione il ruolo delle Regioni resta fondamentale, non solo perché esse hanno responsabilità e competenze rilevanti nell’erogazione dei servizi pubblici e nelle politiche industriali, ma soprattutto perché conoscono profondamente le specificità territoriali e sanno mettere a fuoco le esigenze dei cittadini e delle imprese, intercettandone le istanze. Con l’iniziativa Italia Connessa lanciata nel 2012, Telecom Italia ha contribuito ad innescare una riflessione sui diversi livelli di sviluppo digitale dei territori e, nel corso del 2013, ha affiancato alcune Amministrazioni Regionali che, proprio prendendo spunto dai dati comparati presentati nel rapporto “Italia Connessa”, hanno realizzato un vero e proprio check up digitale, identificando i principali gap, definendo le priorità di intervento e disegnando delle roadmap concrete all’interno del processo di innovazione territoriale. Questa seconda edizione presenta un aggiornamento dell’insieme delle tematiche relative allo sviluppo digitale, arricchisce il quadro degli indicatori e riporta le principali iniziative a conferma dell’intenzione di fare di “Italia Connessa” uno strumento di confronto e stimolo per favorire la formulazione e l’attuazione delle Agende Digitali Regionali. Marco Patuano
  5. 5. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 20136   7 Gli obiettivi prioritari toccano tutti gli ambiti dell’economia digitale, non soltanto quelli infrastrutturali, con particolare riguardo alle tematiche dell’utilizzo dell’ICT nella vita quotidiana. La successione temporale degli obiettivi evidenzia un primo traguardo di breve periodo, da conseguire entro il 2013: garantire l’accesso a tutti i cittadini europei ai servizi a banda larga di base. Nel medio periodo, entro il 2015, i Paesi europei sono chiamati a realizzare tutti gli obiettivi connessi con la diffusione di Internet e l’utilizzo dei servizi in rete. Entro il 2020, e quindi con un’ottica di più lungo periodo, l’Europa dovrà garantire a tutti la possibilità di accedere a servizi a banda larga più performanti, avviandosi così a completare il nuovo ciclo di investimenti per la realizzazione delle reti di nuova generazione, oltre che lavorare con l’obiettivo di raddoppiare gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo nel settore dell’ICT e ridurre i consumi energetici. La Commissione Europea, attraverso la Digital Agenda Scoreboard, fornisce annualmente un quadro di valutazione sui progressi compiuti dagli Stati membri verso la realizzazione degli obiettivi fissati nell’ambito dell’Agenda Digitale. Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Fonte:  European  Commission  -­‐  Digital  Agenda  Scoreboard,  2013   Figura 1, 15 Ð LÕ avanzamento UE27 rispetto agli obiettivi dellÕ Agenda Digitale Europea Figura 1 L’avanzamento UE27 rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea Fonte: European Commission - Digital Agenda Scoreboard, 2013 Executive summary La seconda edizione del Libro Bianco “Italia Connessa - Agende Digitali Regionali” intende fornire una fotografia dell’attuazione dell’Agenda Digitale Europea a livello locale, a partire dall’analisi dello stato dell’arte della pianificazione e delle risorse finanziarie per l’ICT, a livello europeo, nazionale e regionale. Nel documento si approfondiscono i Key Performance Indicator (KPI) più significativi su dati regionali, ICT e Innovazione, compresi quelli della Digital Agenda, cercando di coprire un vasto campo di osservazione, dall’innovazione alla dotazione infrastrutturale, dalla digitalizzazione della PA alla diffusione delle dotazioni ICT e dei servizi digitali presso le famiglie e le imprese. In Europa, a livello nazionale, pressoché tutti i Governi hanno iniziato una revisione dei loro piani per la Società dell’Informazione, per allinearsi agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. A livello locale, poi, si assiste, anche grazie all’avvio delle procedure per il nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei per il periodo 2014-2020, ad un generale ripensamento delle politiche territoriali per lo sviluppo del digitale. Il ruolo dei territori - e delle Regioni in particolare - è importante per attivare anche una spinta “dal basso”, con i singoli territori che sono molto diversi tra di loro, hanno vocazioni e priorità diverse e partono da situazioni di partenza diverse. Le Regioni hanno una conoscenza approfondita del proprio territorio e sono quindi in grado di definire politiche adeguate alle aspettative ed alle esigenze locali. Le Regioni inoltre sono in grado di attivare meccanismi di ascolto dei cittadini e delle imprese più efficaci rispetto agli organismi centrali, e riescono così a mettere a fuoco delle azioni mirate a soddisfarne le esigenze. L’Agenda Digitale Europea Tra le iniziative chiave per raggiungere gli obiettivi di crescita economica e sociale, la Commissione ha proposto di adottare un’Agenda Digitale Europea, con cui accelerare la diffusione di Internet e sfruttare appieno i vantaggi di un mercato unico del digitale per famiglie e imprese. Per verificare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi indicati nell’Agenda, la Commissione ha definito gli indicatori di performance su cui i Paesi membri sono chiamati a confrontarsi annualmente, al fine di verificare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi prioritari. Tabella 1 Obiettivi dell’Agenda Digitale Europea Fonte: European Commission - A Digital Agenda for Europe, 2010 MANCA TABELLA AMBITO OBIETTIVO Banda larga Copertura con banda larga di base per il 100% dei cittadini dell'UE, entro il 2013 Copertura con banda larga pari o superiore a 30 Mbps per il 100% dei cittadini UE, entro il 2020 Il 50% delle famiglie dovrebbe usare una connessione superiore a 100 Mbps, entro il 2020 Mercato unico digitale Il 50% della popolazione dovrebbe fare acquisti on-line, entro il 2015 Il 20% della popolazione dovrebbe fare acquisti on-line all'estero, entro il 2015 Il 33% delle piccole e medie imprese dovrebbe effettuare vendite e acquisti on-line, entro il 2015 La differenza fra tariffe in roaming e tariffe nazionali dovrebbe essere inesistente, entro il 2015 Inclusione digitale Portare l'uso regolare di Internet al 75% della popolazione (60% per categorie deboli), entro il 2015 Dimezzare il numero di persone che non hanno mai usato Internet (portandolo al 15%), entro il 2015 Servizi pubblici Utilizzo dell'eGovernment da parte del 50% della popolazione, entro il 2015 Rendere disponibili in rete tutti i servizi pubblici fondamentali transfrontalieri, entro il 2015 Ricerca e innovazione Raddoppiare gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo per l’ICT, entro il 2020 Economia a basse emissioni di carbonio Ridurre del 20% il consumo globale di energia per l’illuminazione, entro il 2020
  6. 6. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 20138   9 Successivamente, con decreto-legge n. 69/2013, recante “disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”, noto come “Decreto Fare”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel giugno 2013, sono state introdotte alcune novità sull’Agenda Digitale Italiana, ridefinendone la governance e prevedendo che la cabina di regia sia presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o da un suo delegato. La tabella seguente riporta le principali tematiche trattate dal decreto Crescita 2.0 e dal Decreto Fare e i relativi contenuti. Ad un anno dalla pubblicazione del Decreto Crescita 2.0, il Governo ha definito tre priorità per dare avvio all’attuazione dell’Agenda Digitale: l’Anagrafe digitale, per rendere operativa l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) entro il 2014, l’Identità digitale, per rendere disponibile ai cittadini un unico strumento di identificazione per i servizi on-line, la Fatturazione elettronica, importante strumento di controllo di gestione ed efficientamento della spesa. Aree Contenuti Identità digitale Documento digitale unico Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) e interoperabilità anagrafi di rilevanza nazionale Censimento continuo della popolazione e delle abitazioni e Archivio nazionale delle strade e dei numeri civici PEC - Domicilio digitale cittadino PEC - indice nazionale degli indirizzi delle imprese e dei professionisti P.A. digitale e Open Data Trasmissione di documenti per via telematica, contratti della pubblica amministrazione e conservazione degli atti notarili Trasmissione telematica delle certificazioni di malattia nel settore pubblico Sistemi di trasporto intelligenti (ITS) e Bigliettazione elettronica Trasporto Pubblico Locale Open data e inclusione digitale Istruzione digitale Anagrafe nazionale studenti e fascicolo elettronico studente universitario Libri e centri scolastici digitali Sanità digitale Fascicolo sanitario elettronico Prescrizione medica digitale e cartella clinica digitale Divario digitale e pagamenti elettronici Completamento Piano Nazionale per la Banda Larga Semplificazioni normative (specifiche scavi, accesso edifici per posa fibra) Pagamenti elettronici Giustizia digitale Comunicazioni e notificazioni per via telematica Notificazioni telematiche per procedure fallimentari R&I e Comunità intelligenti Grandi progetti di ricerca e innovazione in sinergia con Horizon 2020 Piano Nazionale Comunità intelligenti Ulteriori misure per la crescita Consolidamento e razionalizzazione dei siti e delle infrastrutture digitali del Paese (Data Center) Tabella 2 I contenuti del Decreto Crescita 2.0/Decreto Fare Fonte: Governo Italiano, 2013 L’Agenda Digitale Italiana A seguito della definizione dell’Agenda Digitale Europea, ogni Stato membro dell’Unione Europea è tenuto ad analizzare il contesto nazionale per elaborare una propria strategia di recepimento dell’Agenda Digitale Europea, individuando le priorità e le modalità di intervento. A tal fine il Governo italiano ha definito l’Agenda Digitale Italiana, per alimentare l’innovazione e stimolare la crescita economica, incentivare la trasparenza, la responsabilità e l’efficienza del settore pubblico, rendendo liberamente disponibili i dati delle pubbliche amministrazioni. Per rispettare gli impegni stabiliti in sede europea e definire la strategia italiana sul digitale, nel marzo 2012, con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, è stata istituita una Cabina di Regia, per riunire in un’unica sede le diverse competenze di attuazione dell’Agenda Digitale Italiana. In tale ambito sono stati creati sei gruppi di lavoro, ognuno dei quali cura alcuni dei target dell’Agenda Digitale. Per raggiungere gli obiettivi e attuare gli interventi definiti dalla Cabina di Regia, nel 2012 è stata, inoltre, istituita l’Agenzia per l’Italia digitale, con l’obiettivo di promuovere gli interventi in ambito ICT e monitorarne l’attuazione. Nell’ambito della Cabina di Regia è stato successivamente istituito, con decreto-legge 69/2013 (“Decreto Fare”), il Tavolo Permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale Italiana, organismo consultivo permanente composto da esperti in materia di innovazione tecnologica e da esponenti delle imprese private e delle università, presieduto dal Commissario del Governo per l’attuazione dell’Agenda Digitale (Francesco Caio), posto a capo di una struttura di missione per l’attuazione dell’Agenda Digitale appositamente istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La figura seguente sintetizza ruoli e compiti degli organi di governo istituiti per l’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana. A fine 2012 il Governo ha approvato un pacchetto normativo, il cosiddetto Decreto Crescita 2.0, contenente “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, convertito nella Legge n. 221 del 17 dicembre 2012, che racchiude una serie di misure di incentivazione dello sviluppo dell’economia e per la realizzazione dell’Agenda Digitale Italiana. Tali norme puntano a far sì che l’innovazione rappresenti un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese, attraverso lo sviluppo del digitale in alcuni settori prioritari e le disposizioni in tema di start-up innovative, per favorire lo sviluppo di un sistema economico-sociale basato sulla condivisione delle informazioni pubbliche, su standard aperti e interoperabili, sulla possibilità di sviluppare imprenditorialità facendo leva su tecnologia e attività di Ricerca e Sviluppo, e diffondendo le nuove tecnologie digitali presso la popolazione, attraverso la digitalizzazione della P.A. e la spinta al pagamento elettronico. Le misure contenute nel Decreto toccano numerosi temi: dall’identità digitale all’adozione delle nuove tecnologie nel campo dell’istruzione, della salute, della giustizia, dell’inclusione sociale, all’accelerazione del loro impiego nel settore dei pagamenti. 3  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Agenzia per lÕ Italia Digitale Garantisce lo sviluppo dei temi dell'Agenda Digitale Italiana Coordina le iniziative per lÕ erogazione dei servizi in rete della PA a cittadini e imprese  Istituita con DL Sviluppo 2012 del 15 giugno 2012 Cabina di Regia Articolata in 6 gruppi di lavoro sui principali target dellÕ Agenda Digitale Entro 90 giorni deve presentare un quadro di norme, programmi avviati, stato dÕ avanzamento e risorse disponibili per lÕ Agenda Digitale Istituita con Decreto MISE il 1¡ marzo 2012 Rivitalizzata dal DL Ç FareÈ del 15 giugno 2013 Tavolo permanente per lÕ innovazione e lÕ ADI Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio Commissario del Governo per lÕ attuazione dellÕ ADI Figura 2, 40 Ð Gli organi di governo dellÕ Agenda Digitale Italiana Fonte:  Between,  2013   Figura 2 Gli organi di governo dell’Agenda Digitale Italiana Fonte: Between, 2013
  7. 7. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201310   11 A seguire, attraverso il Decreto Crescita 2.0 è stato definito e costituito ufficialmente il Fascicolo Sanitario Elettronico a livello nazionale, istituito da Regioni e Province Autonome a fini di ricerca e studio, gestione, prevenzione, diagnosi e cura. Infine, il Decreto Fare, nel contesto delle misure previste per il potenziamento dell’Agenda Digitale Italiana, ha modificato gli articoli contenuti nel Decreto Crescita 2.0 e fissato scadenze temporali, investimenti e passaggi chiave per arrivare all’effettiva realizzazione e diffusione del Fascicolo sul territorio. Entro dicembre 2013 le Regioni e le Province Autonome dovranno presentare all’Agenzia per l’Italia digitale e al Ministero della Salute un piano per la realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico. L’Agenzia per l’Italia digitale lavorerà congiuntamente con il Ministero della Salute alla progettazione dell’infrastruttura centrale per il Fascicolo Sanitario Elettronico ed all’approvazione dei piani di progetto presentati dalle Regioni e Province Autonome monitorandone poi la realizzazione. Il Fascicolo, inoltre, dovrà essere istituito ufficialmente dalle Regioni e dalle Province Autonome entro dicembre 2014. Il rinnovamento della Scuola è da sempre un tema centrale delle politiche di livello europeo. Anche l’Italia, come gli altri Stati membri, ha avviato negli ultimi anni diverse iniziative e progetti per rinnovare il sistema scolastico nazionale e diffondere l’innovazione digitale nelle scuole. In particolare, a partire dal 2008, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha realizzato il piano “Scuola Digitale”, che concentrava l’attenzione su tre obiettivi chiave: la diffusione di Lavagne Interattive Multimediali (LIM) nelle scuole, l’allestimento di classi tecnologicamente avanzate (progetto Cl@ssi 2.0) e la realizzazione di un modello di didattica avanzato per le zone territorialmente disagiate attraverso il progetto “Isole in rete”. Nel 2012 è stato introdotto il nuovo “Piano Nazionale Scuola Digitale”, che sviluppa le linee d’azione precedentemente intraprese (LIM, Cl@ssi 2.0, “Isole in rete”) e ne introduce di nuove: Scu@le 2.0 (per estendere il progetto Cl@ssi 2.0 ad interi istituti scolastici), “Centri Scolastici Digitali” (programma per piccole scuole di zone disagiate), “Editoria Digitale scolastica”, “Il Cloud nazionale della scuola” e “Scuola in chiaro”. Infine, con il Decreto Crescita 2.0 è stata meglio definita la costituzione di centri scolastici digitali per garantire l’offerta formativa anche in contesti territoriali svantaggiati, e l’introduzione dei testi scolastici digitali, che saranno introdotti a partire dall’anno scolastico 2014/2015. La digitalizzazione della Giustizia, in ottica sia di contenimento dei costi che di efficienza del servizio e riduzione delle tempistiche dei processi, è un obiettivo sul quale il Ministero della Giustizia ha iniziato a lavorare già da qualche anno. I principali interventi avviati nell’ambito del Piano eGov2012 riguardavano l’adozione delle notificazioni telematiche delle comunicazioni e degli atti processuali ad avvocati ed ausiliari dei giudici nell’ambito del processo civile (Processo Civile Telematico, già sperimentato a partire dal 2006), la trasmissione telematica delle notizie di reato tra forze di Polizia e Procure, la registrazione telematica degli atti giudiziari presso l’Agenzia delle Entrate, il rilascio telematico di certificati giudiziari. Per accelerare ulteriormente il processo di innovazione avviato e ridurre i tempi di attivazione di alcuni dei servizi digitali previsti, nel 2011 è stato poi varato il Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia, pensato per favorire l’applicazione a regime delle soluzioni già sperimentate e diffondere un approccio più integrato sul territorio. Infine, nel Decreto Crescita 2.0 sono state inserite disposizioni dedicate alla riduzione dei tempi di tutte le comunicazioni e le notificazioni delle cancellerie o delle segreterie degli uffici giudiziari, che devono essere effettuate obbligatoriamente per via telematica nei procedimenti civili. Sul tema delle città (Smart Cities & Communities), nel Decreto Crescita 2.0 sono delineati i passaggi e la struttura amministrativa da realizzare per supportare lo sviluppo delle Smart Communities in Italia, con un ruolo chiave svolto dall’Agenzia per l’Italia digitale. Attraverso il Comitato Tecnico delle comunità intelligenti, l’Agenzia dovrà istituire la piattaforma nazionale delle comunità intelligenti, articolata in almeno tre componenti: il catalogo del riuso dei sistemi e delle applicazioni, il catalogo dei dati e dei servizi informativi, il sistema Le politiche per lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi Il Piano Nazionale Banda Larga, avviato dal Ministero dello Sviluppo Economico nel 2009, si pone l’obiettivo di consentire a tutta la popolazione italiana di potersi dotare di una connessione a banda larga ad almeno 2 Mbps, ricorrendo ad un mix di tecnologie fisse e mobili: la realizzazione del piano è portata avanti grazie a risorse del Ministero dello Sviluppo Economico, a fondi comunitari FEASR destinati allo sviluppo broadband nelle aree rurali e a fondi che le Regioni hanno messo a disposizione del Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso la stipula di appositi accordi. Per la chiusura del piano, sono state messe a disposizione risorse per circa 370 milioni di euro, da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, delle Regioni o nell’ambito della quota del Piano di Azione Coesione destinata al completamento del Piano Nazionale Banda Larga. D’altro canto, per stimolare la realizzazione delle infrastrutture a banda ultra larga, il Ministero dello Sviluppo Economico ha avviato un progetto per dare attuazione agli obiettivi sui servizi broadband evoluti fissati dall’Agenda Digitale Europea. Il progetto nazionale è stato avviato a partire dalle regioni del Sud, con particolare riguardo alle aree a fallimento di mercato, con interventi quindi in non sovrapposizione con quelli previsti dagli operatori privati di telecomunicazioni. In particolare, il Progetto Strategico per la Banda Ultra Larga prevede interventi per il cablaggio in fibra ottica, con l’utilizzo di fondi pubblici come leva per accelerare gli investimenti privati, prioritariamente indirizzati ad aree maggiormente popolate, aree industriali strategiche, scuole, strutture sanitarie, tribunali e aree strategiche per favorire la banda larga mobile. L’avvio del progetto nelle regioni del Sud è stato reso possibile attraverso il Piano di Azione Coesione, predisposto per accelerare l’attuazione dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali europei 2007-2013, che programma complessivamente sulla banda ultra larga interventi per circa 380 milioni di euro. Il progetto intende finanziare la realizzazione di nuove infrastrutture ottiche passive abilitanti alle reti NGAN per erogare servizi alle pubbliche amministrazioni, alle imprese e ai cittadini, abilitando la popolazione a connessioni con velocità di 30 Mbps e 100 Mbps. Obiettivo del progetto è portare la banda ultra larga a oltre 1,6 milioni di unità immobiliari (circa il 25% del totale delle unità immobiliari nelle 5 regioni del progetto), distribuite su un totale di circa 200 comuni. Sul fronte della Sanità, il processo di digitalizzazione, già ben avviato dopo la pubblicazione delle linee guida sul Fascicolo Sanitario Elettronico da parte del Ministero della Salute nel 2011, ha subito nel corso dell’ultimo anno un’importante accelerazione: sono stati ben tre infatti i decreti approvati in tema di sanità digitale, tutti con particolare riferimento proprio al Fascicolo Sanitario Elettronico, identificato ormai come il collettore di tutte le iniziative nazionali e regionali in tema di sanità elettronica. Con il decreto Balduzzi (convertito in Legge n.189 dell’8 novembre 2012) era stato assegnato un ruolo di rilevanza all’adozione delle tecnologie ICT in sanità attraverso l’introduzione dell’obbligo per le Regioni di realizzare un’infrastruttura di rete per il collegamento tra professionisti ed enti sanitari sul territorio. Tabella 3  Risorse pubbliche per la banda ultra larga nel Piano di Azione Coesione Fonte: Mise, 2013 REGIONI Banda Ultra Larga Basilicata 54,8 Calabria 126,9 Campania 122,4 Molise 4,0 Sicilia 75,0 TOTALE 383,1
  8. 8. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201312   13 Regioni Nome Periodo di Riferimento Abruzzo Piano strategico di Sviluppo Regionale per l'Innovazione e la Società dell’Informazione 2007 - 2013 Basilicata Strategia Regionale per la Ricerca, l'Innovazione e la Società dell’Informazione 2007 - 2013 Calabria Strategia Regionale per lo sviluppo della Società dell’Informazione 2007 - 2013 Campania Le linee strategiche per la ricerca, l'innovazione e la diffusione della Società dell’Informazione 2008 - 2013 Emilia-Romagna PiTER - Piano Telematico dell'Emilia-Romagna 2011 - 2013 Friuli Venezia Giulia Piano Triennale dei Sistemi Informativi 2012 - 2014 Lazio Piano Strategico Triennale 2011-2013 2011 - 2013 Liguria PTsil - Programma Triennale di Sviluppo della Società dell’Informazione 2012-2014 2012 - 2014 Lombardia Agenda Digitale Lombarda 2012 - 2015 Marche Agenda Digitale Marche (*) 2013 Molise Piano STM – Sistema Telematico Molise 2004 Piemonte Piano Strategico ICT 2011 - 2013 Piano per la competitività 2011-2015 2011-2015 Prov. Aut. Bolzano Programma eGovernment 2009-2013 2009 - 2013 Prov. Aut. Trento PSP - Piano di Sviluppo Provinciale 2008 - 2013 Piano degli Investimenti SIEP 2009 - 2013 Piano di miglioramento della PA 2012-2016 Piano 2012 delle iniziative ICT e di innovazione 2012 Puglia Documento Strategico della Regione Puglia 2007-2013 2007 - 2013 Sardegna Documento Strategico Regionale 2007-2013 2007 - 2013 Sicilia Quadro di riferimento strategico regionale per lo sviluppo della Società dell’Informazione 2007 - 2013 PITRE - Piano per l'Innovazione Tecnologica della Regione Siciliana 2011 - 2015 Toscana Programma regionale per la promozione e lo sviluppo dell’amministrazione elettronica e della Società dell’Informazione e della conoscenza nel sistema regionale 2012 - 2015 Umbria Piano Strategico per la Società dell’Informazione per la Regione Umbria 2007 - 2013 Agenda Digitale dell’Umbria 2012 - 2015 Valle d'Aosta Piano pluriennale per il triennio 2010-2013 per lo sviluppo del sistema informativo regionale 2010 - 2013 Veneto Agenda Digitale del Veneto 2013-2015 Tabella 45 Piani Regionali per la Società dell’Informazione Fonte: Between, 2013 *In pubblicazione di monitoraggio. A partire da queste tre componenti dovrà essere poi sviluppato lo Statuto Nazionale delle comunità intelligenti, da sottoscrivere obbligatoriamente dalle città per ottenere la qualifica di comunità intelligente. L’Agenzia per l’Italia digitale avrà inoltre il compito di catalogare i dati ed i servizi informativi prodotti dalle comunità intelligenti sul territorio, con l’obiettivo di realizzare una mappa nazionale delle soluzioni che ne renda più accessibile il riuso. Le Agende Digitali Regionali Le Regioni e le Province Autonome rappresentano uno snodo fondamentale per l’attuazione dell’Agenda Digitale, perché hanno una competenza specifica di pianificazione territoriale, gestiscono direttamente molte materie (ad esempio la sanità) e sono quindi in grado di implementare processi importanti di digitalizzazione. Esse sono inoltre più vicine alle esigenze dei cittadini e delle imprese, e sono quindi in grado di attivare meccanismi di ascolto, che forniscono importanti stimoli e orientano le politiche. Il processo di pianificazione è in corso di ri-orientamento in tutte le Regioni, nel momento in cui i Piani per la Società dell’Informazione vengono rivisti ed aggiornati proprio per adeguarli alle tematiche poste dall’Agenda Digitale Europea ed Italiana. Le prime strategie regionali per la Società dell’Informazione e dell’eGovernment furono lanciate all’inizio degli anni 2000, e successivamente aggiornate con la programmazione sui fondi strutturali 2007-2013, con la finalità di riportare entro un quadro strategico di obiettivi e di complementarietà di risorse l’intera programmazione sulla Società dell’Informazione. L’attuale periodo coincide con la fase finale di questo ciclo di programmazione e contemporaneamente con le fasi preliminari del nuovo ciclo 2014-20, che le Regioni stanno iniziando a mettere in cantiere. Questo processo di pianificazione si sovrappone parzialmente ai piani di legislatura regionale, che per la maggior parte delle Regioni riguarda il periodo 2010- 2015. Dall’incrocio di questi due processi deriva spesso uno sfasamento dei piani regionali, che non sono tutti allineati tra di loro. Inoltre, in molte Regioni il processo di pianificazione si è stratificato nel tempo, per piani aggiuntivi che hanno varato nuovi interventi accanto agli interventi pre-esistenti. Molto diversificata è anche l’articolazione dei piani: in alcune Regioni ad un piano strategico pluriennale sono abbinati piani operativi annuali, molto più stringenti e dettagliati. In altre Regioni a documenti di tipo generale si abbinano piani operativi settoriali (per esempio il piano eHealth). Per alcuni filoni di intervento (ad esempio la scuola digitale), le politiche regionali si innestano sulle politiche nazionali, potenziandole, attraverso la sottoscrizione di Protocolli di Intesa o Accordi Quadro diversificati, ma che consentono comunque la ricostruzione di un quadro complessivo di intervento. Nella tabella seguente sono riportati i piani regionali per la Società dell’Informazione rilevati nelle Regioni e Province Autonome, con particolare riguardo agli ultimi piani approvati o in corso di approvazione.
  9. 9. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201314   15  Fase B: Aree Prioritarie e Gap Analysis; attraverso un’analisi più puntuale dei gap e dei possibili interventi per colmarli, tale fase consente di individuare delle possibili aree di intervento e quindi di focalizzare ed indirizzare le linee di azione. In questa fase può essere condotto un momento di ascolto delle filiere, cioè dei sistemi amministrativi o produttivi locali nelle aree prioritarie, in merito alle esigenze riguardo ai processi di digitalizzazione in atto.  Fase C: “Roadmap Digitale”; tale fase identifica indirizzi e proposte di progetti finalizzati a colmare i gap e a raggiungere i target fissati dall’Agenda Digitale, nelle aree individuate nella Fase B, cercando il più possibile di inserirli nel processo di pianificazione della Regione. La Fase A, quella del “Check-up Digitale”, presuppone la conoscenza di alcuni elementi chiave, tra i quali l’esistenza e l’avanzamento del processo di pianificazione dell’Agenda Digitale Regionale, l’esistenza di progetti già avviati e/o pianificati in ogni area tematica, l’entità dei fondi disponibili. Il Check-up Digitale riguarda tutti gli ambiti dell’Agenda Digitale, dalle infrastrutture di telecomunicazione (Digital Divide, NGAN, LTE, Distretti Industriali), ai servizi digitali (eCommerce, eGovernment, alfabetizzazione digitale, servizi digitali nella Sanità, nell’Education, nelle Smart Cities, etc.). La Fase B, quella delle “Aree Prioritarie e Gap Analysis”, prevede l’identificazione delle aree di intervento ritenute prioritarie dalla Regione tra quelle dell’ADI (eventualmente anche con un momento approfondito di ascolto dei soggetti rilevanti delle varie filiere) e l’effettuazione di una analisi dei gap rispetto ai target fissati, sia con riferimento alla situazione attuale, sia in prospettiva futura, avendo valutato anche il contributo al miglioramento dei KPI derivante dall’implementazione dei progetti in corso. L’ultima fase, Fase C, è incentrata sulla “Roadmap Digitale” che finalizza il lavoro attraverso l’individuazione di indirizzi e di proposte progettuali utili per l’impostazione del nuovo ciclo di programmazione regionale (2014-2020), in coerenza con i nuovi orientamenti comunitari e le iniziative governative sull’Agenda Digitale Italiana. 5  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Figura 4, 96 Ð Metodologia di analisi delle Agende Digitali Regionali 1.  Benchmarking regionale ► Misurazione indicatori di innovazione ► Focalizzazione su indicatori dellÕ Agenda Digitale Europea 2.  Analisi Piani per lÕ innovazione digitale ► Mappatura rispetto Agenda Digitale Europea/Italiana ► Identificazione dei progetti strategici regionali 1.  Aree prioritarie di intervento ► Selezione delle aree prioritarie di intervento 2.  Analisi esigenze delle filiere amministrative e produttive ► Incontri per la raccolta delle esigenze delle amministrazioni e delle imprese nelle aree prioritarie 3.  Gap Analysis ► Misurazione dei gap rispetto agli obiettivi ADE/ADI 1.  Progetti di innovazione digitale ► Individuazione e selezione possibili progetti allÕ interno delle aree tematiche ADE/ADI 2.  Programmazione interventi ► Verifica fattibilitˆ progetti e allineamento con le strutture interne 3.  Road Map digitale ► Definizione contenuti e tempistica della nuova programmazione ATTIVITË nnchmarking regionalenchmarking regionale Check-Up Digitale Fase A rree prioritarie di interventoree prioritarie di intervento Aree Prioritarie e Gap Analysis Fase B PProgetti di innovazione digitaleProgetti di innovazione digitale Road Map Digitale Fase C Fonte:  Telecom  Italia,  2013   Figura 4  Metodologia di analisi delle Agende Digitali Regionali Fonte: Telecom Italia, 2013 Le risorse complessivamente disponibili per la programmazione regionale nella Società dell’Informazione superano i 5 miliardi di euro: oltre la metà delle risorse derivano da fondi regionali, quasi un quarto da fondi nazionali, poco più di un quinto da fondi comunitari. Per quanto riguarda le risorse allocate al 2012 nei diversi settori di intervento, sanità, enti locali e Ricerca & Innovazione assorbono le quote maggiori, come riportato nella figura seguente. 4  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Figura 3, 89 Ð Risorse allocate al 2012 nei principali settori di intervento Fonte:  CISIS,  2012   0   100   200   300   400   500   600   eHealth Enti locali Ricerca & Innovazione ICT per le imprese Infomobilitˆ Digital inclusion Interoperabilitˆ Sistemi informativi territoriali Dematerializzazione Mln € Il check-up digitale regionale Le Regioni possono costruire la propria Agenda Digitale Regionale, o, dove questa già esista, allinearla agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea e dell’Agenda Digitale Italiana, attraverso un percorso che parte dalla misura dello stato di digitalizzazione della regione e che punta ad indirizzare le capacità e le risorse progettuali esistenti per meglio finalizzarle al raggiungimento dei target dell’Agenda Digitale, pur sempre nel rispetto delle priorità regionali. Vi è infatti la necessità, per le Regioni, di raccordare la propria pianificazione con quella indotta sia dall’Agenda Digitale Europea (che fissa obiettivi sfidanti su varie aree) sia dall’Agenda Digitale Italiana. Molte delle azioni e degli adempimenti che scaturiscono dall’Agenda Digitale Europea ed Italiana ricadono infatti sul territorio, non solo sull’Ente Regione, ma anche sugli Enti Locali. Il ruolo delle Regioni diviene pertanto importante proprio come snodo tra la pianificazione “top-down” indotta dall’ADE e dall’ADI, e la pianificazione “bottom-up” che proviene dall’analisi e soddisfacimento delle specifiche esigenze del territorio. Diventa quindi fondamentale l’utilizzo di una metodologia che supporti la Regione a rivedere la propria pianificazione, allineandone target e azioni a quelle nazionali ed europee, aiutandola a calarli sulle realtà locali, e consentendole di svolgere anche il ruolo di accompagnamento e facilitazione nella diffusione delle tecnologie digitali nel proprio territorio. Il percorso di costruzione/allineamento dell’Agenda Digitale Regionale prevede un lavoro di analisi articolato in tre Fasi:  Fase A: Check-Up Digitale; attraverso la misura del livello attuale dei KPI della Digital Agenda e l’analisi dei piani e progetti in essere relativi alle diverse aree, tale fase effettua una valutazione prospettica di verifica di raggiungibilità dei target fissati, evidenziando sia i gap da colmare sia il ranking rispetto alle altre Regioni italiane. Figura 3  Risorse allocate al 2012 nei principali settori di intervento Fonte: CISIS, 2012
  10. 10. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201316   17 Vi è quindi spazio da un lato per un pieno sfruttamento della dotazione finanziaria ancora in corso, accelerando l’utilizzo dei fondi non spesi per recuperare il gap rispetto all’Europa, e dall’altro per inserire l’Agenda Digitale tra i temi prioritari della nuova programmazione. L’edizione 2013 del Libro Bianco “Italia Connessa – Agende Digitali Regionali” La seconda edizione del Libro Bianco “Italia Connessa - Agende Digitali Regionali” intende fornire, come la prima, una fotografia dell’attuazione dell’Agenda Digitale a livello locale, articolando i contenuti su due livelli:  Lo stato dell’arte della pianificazione e delle risorse finanziarie per l’ICT, a livello europeo, nazionale e regionale;  L’analisi dei Key Performance Indicator (KPI) più significativi su dati regionali, ICT e Innovazione, compresi quelli dell’Agenda Digitale Europea, cercando di coprire un vasto campo di osservazione, dall’innovazione alla dotazione infrastrutturale, dalla digitalizzazione della PA alla diffusione delle dotazioni ICT e dei servizi digitali presso le famiglie e le imprese. In particolare, questa seconda edizione costituisce da un lato l’aggiornamento della prima edizione, con l’evidenziazione dei fatti salienti accaduti durante il 2013, dall’altro l’approfondimento di alcuni aspetti specifici, come il punto sulle principali politiche settoriali (sanità elettronica, scuola digitale, smart cities, etc.) a livello europeo, nazionale ed anche regionale, utili per identificare best practice e modelli virtuosi di digitalizzazione delle filiere amministrative. Una particolare attenzione è stata posta sulla rivisitazione delle schede regionali, aggiornando il quadro dei KPI, inglobando alcuni nuovi indicatori del 2013 (ad esempio i dati ISTAT sull’ICT nella PAL) ed ampliando alcune sezioni come quella sull’Innovazione e sui servizi digitali per le imprese. Introduzione L’attuazione dell’Agenda Digitale Il processo di attuazione dell’Agenda Digitale è in pieno sviluppo a tutti i livelli. L’Agenda Digitale Europea, che nel 2010 diede l’avvio a tale sviluppo, è ormai giunta alla prima “milestone”: a fine 2013 infatti è posizionato l’obiettivo del 100% del broadband base per tutti. L’ultima rilevazione, pubblicata a metà anno e che fa riferimento a fine 2012, indicava una copertura del 95,5% della banda larga fissa, e la Commissione ha dichiarato che includendo anche il satellite tra le tecnologie che abilitano la banda larga, l’obiettivo verrà raggiunto. Più impegnativi appaiono gli obiettivi intermedi del 2015, riguardanti l’adozione di Internet da parte di cittadini ed imprese, anche se alcuni Paesi li hanno già raggiunti con largo anticipo. Mentre appaiono ancora molto ambiziosi gli obiettivi al 2020, in particolare sulla banda ultra larga, con la copertura del 100% della popolazione con la banda larga superiore ai 30 Mbps e il 50% di famiglie abbonate ai 100 Mbps. In Europa, a livello nazionale, pressoché tutti i Governi hanno iniziato una revisione dei loro piani per la Società dell’Informazione, per allinearsi agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Alcuni dei Paesi più avanzati hanno già raggiunto gli obiettivi per alcuni indicatori (alfabetizzazione e acquisti in rete), altri Paesi, tra cui, come vedremo, l’Italia, mostrano consistenti ritardi e devono accelerare i loro piani nazionali. E infine, a livello locale, si assiste, anche grazie all’avvio delle procedure per il nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei per il periodo 2014-2020, ad un generale ripensamento delle politiche territoriali per lo sviluppo del digitale. Di fatto quindi l’Agenda Digitale Europea, indicando dei target quantitativi e pubblicando il benchmark annuale, ha di per sé sollevato il dibattito e stimolato i Governi nazionali e locali a muoversi nella direzione di un maggior impulso del digitale nella società e per la crescita economica. L’importanza delle politiche territoriali nell’attuazione dell’Agenda Digitale Accanto a questa spinta propulsiva “dall’alto”, dalla Commissione verso i Governi nazionali e a loro volta verso quelli locali, si registra anche una spinta “dal basso”, proveniente dai territori locali. Anche la Commissione Europea ha riconosciuto l’importanza del territorio, attraverso l’iniziativa “Digital Agenda going local”, che ha l’obiettivo di aumentare la sensibilità politica degli amministratori locali ai temi dell’Agenda Digitale. Il ruolo dei territori - e delle Regioni in particolare - è importante perché questi sono molto diversi tra di loro, hanno vocazioni e priorità differenti e partono da situazioni di partenza disomogenee. Le Regioni hanno una conoscenza approfondita del proprio territorio e sono quindi in grado di definire politiche adeguate alle aspettative ed alle esigenze locali. Le Regioni inoltre gestiscono direttamente alcuni dei servizi che hanno grande impatto sulla vita dei cittadini (ad esempio la sanità) e governano le dinamiche territoriali di molti altri settori ad elevato impatto sociale, come la mobilità. La digitalizzazione di questi settori è una parte importante dell’Agenda Digitale ed è in grado di portare significativi benefici in termini di riduzione dei costi e di miglioramento del livello dei servizi offerti. Le Regioni infine sono in grado di attivare meccanismi di ascolto dei cittadini e delle imprese più efficaci rispetto agli organismi centrali, e riescono così a mettere a fuoco delle azioni mirate a soddisfarne le esigenze. Per le Regioni, del resto, la fase attuale è una fase di riprogrammazione dei fondi europei, essendo al termine del ciclo 2007-2013 ed all’inizio del ciclo 2014-2020: si stanno vedendo i risultati degli interventi avviati in passato, ma ancora non è possibile intravedere chiaramente le linee di azione future.
  11. 11. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201318   19 4. La salute e l’istruzione di base, in mancanza dei quali risulta difficile migliorare la produttività e accrescere lo sviluppo economico;  Efficiency Enhancers: 5. L’elevato livello di istruzione e la formazione sono fondamentali per trasferire maggior valore aggiunto ai prodotti e ai servizi e per mantenere il vantaggio competitivo nel tempo; 6. L’efficienza del mercato, che consente al Paese di produrre il giusto mix di prodotti e servizi in grado di soddisfare la domanda (la “maturità” del consumatore è un fattore decisivo di stimolo verso il miglioramento continuo del mercato); 7. Un mercato del lavoro efficiente e flessibile, che favorisce un incontro equilibrato tra domanda e offerta di lavoro e migliora la capacità di un Paese di rispondere ai cambiamenti macroeconomici globali; 8. Il settore finanziario, di fondamentale importanza per dare equilibrio all’intero sistema e per garantire agli investitori privati un valido business climate; 9. L’ICT, sempre più indispensabile in un mondo globalizzato ed altamente competitivo per garantire il diffondersi della conoscenza; 10. La dimensione complessiva del mercato (comprendente anche le esportazioni), che determina la possibilità di raggiungere economie di scala;  Innovation and Sophistication Factors 11. La sofisticazione del business, che si evince dal sistema di relazioni d’affari nel suo insieme (presenza di cluster produttivi, etc.) e dalle aziende più virtuose che lo compongono; 12. L’innovazione tecnologica, essenziale per generare valore e aumentare la produttività e il processo di crescita di un Paese. 6  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 102 25 101 26 42 87 137 124 37 10 27 38 0 25 50 75 100 125 150 175 Institutions Infrastructure Macroeconomicenvironmrnt Healthandprimaryeducation Highereducationandtraining Goodsmarketefficiency Labormarketefficiency Financialmarketdevelopment Technologicalreadiness Marketsize Businesssophistication Innovation Fonte:  World  Economic  Forum,  2013   ITALIA 49 Figura 5 Ð Global Competitiveness Index: lÕ Italia rispetto ai 148 Paesi analizzati Figura 5  Global Competitiveness Index: l’Italia rispetto ai 148 Paesi analizzati Fonte: World Economic Forum, 2013 1. I piani europei per l’economia digitale 1.1 L’ICT per la crescita, l’innovazione e la competitività Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT, Information and Communication Technologies) hanno un impatto sempre più rilevante sui differenziali nei tassi di crescita e sull’accelerazione della produttività delle economie più virtuose nell’ultimo decennio. L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sostiene, ad esempio, che esistono tre canali principali attraverso i quali l’ICT influenza la produttività e la crescita di un Paese:  Effetto produzione: è un impatto sul settore che produce queste stesse tecnologie e che, con un’accelerazione della produttività, diventa più efficiente del resto dell’economia e tende ad aumentare la produttività media del sistema;  Effetto utilizzo: le imprese degli altri settori, dotandosi di tecnologie digitali, aumentano lo stock di capitale per addetto, facendo crescere, di conseguenza, la produttività del lavoro;  Effetto produttività totale: l’adozione di nuove tecnologie, migliorando il modo in cui le aziende combinano i fattori produttivi, ha un effetto di ricaduta sulla produttività totale dei fattori, grazie agli effetti di un loro migliore utilizzo. L’innovazione tecnologica è un fattore determinante per lo sviluppo economico e sociale: la banda larga in particolare, con la possibilità di fare accedere il maggior numero di persone a un sistema di informazioni evoluto, è diventata essa stessa sinonimo di crescita economica ed inclusione sociale. L’analisi del ruolo dell’ICT sullo sviluppo economico dimostra infatti che questi investimenti hanno significative ripercussioni sulla crescita di un Paese. Tali effetti, tuttavia, si manifestano solo quando agli investimenti in infrastrutture si affiancano quelli per lo sviluppo degli assets complementari, come la formazione e la riorganizzazione dei processi che l’ICT, come tecnologia abilitante, richiede per dispiegare a pieno i propri effetti. In questo senso, gli interventi per l’alfabetizzazione digitale dei cittadini rendono ancor più penetrante ed efficace l’impatto economico positivo degli investimenti in nuove tecnologie ICT. Numerosi sono gli indicatori proposti da autorità e istituti di ricerca, al fine di misurare le performance economiche dei vari Paesi ed evidenziare il contributo dell’ICT alla crescita economica, all’innovazione ed alla competitività. Il Global Competitiveness Index, ad esempio, misura diversi aspetti microeconomici e macroeconomici di 148 Paesi per determinarne il livello competitivo. La competitività è intesa come un sistema di istituzioni, politiche e fattori che determinano la produttività di un Paese. La classifica internazionale è stilata dal World Economic Forum tenendo in considerazione 12 fattori di competitività, raggruppati in 3 sotto indicatori, nonché un sondaggio d’opinione tra gli imprenditori:  Basic Requirements 1. Il contesto istituzionale, che rappresenta lo scenario legale e amministrativo all’interno del quale cittadini, imprese e istituzioni pubbliche interagiscono per creare ricchezza; 2. Le infrastrutture, fondamentali per ridurre i costi e i tempi di spostamento delle merci e delle persone, per integrare i sistemi produttivi, per garantire la circolazione delle informazioni; 3. Il quadro macroeconomico di riferimento, di vitale importanza per le imprese che possono ben operare solo in presenza di tassi di interesse non troppo elevati, debito pubblico e inflazione sotto controllo, politica fiscale equilibrata;
  12. 12. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201320   21 IL’Italia si posiziona al quarantaquattresimo posto della classifica globale (e al diciassettesimo in Europa), perdendo alcune posizioni rispetto al 2012 (quando occupava il quarantesimo posto), manifestando ancora un forte ritardo rispetto alla gran parte dei Paesi dell’Europa occidentale, con una situazione meno critica solo sul fattore “infrastrutture”, che comprende le infrastrutture di base, tecnologiche e scientifiche, il benessere e lo sviluppo, l’educazione. Il Global Innovation Index (GII) realizzato da INSEAD classifica 142 Paesi/economie sulla base della capacità di innovazione e dei risultati ottenuti. Il GII si basa su due sub-indici:  Innovation Input, costituito da cinque pilastri:  Istituzioni;  Capitale umano e ricerca;  Infrastrutture;  Evoluzione del mercato;  Evoluzione del business.  Innovation Output, costituito da due pilastri:  Conoscenza e tecnologia;  Creatività. Figura 7 Global Innovation Index: l’Italia rispetto ai 142 Paesi analizzati Fonte: INSEAD - WIPO, 2013 8  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 37 34 20 33 31 21 43 0 25 50 75 100 Institutions Humancapital&research Infrastrtucture Marketsophistication Businesssophistication Knowledge&technology outputs Creativeoutputs Fonte:  INDEAD  -­‐  WIPO,  2013   ITALIA 29 Figura 7 Ð Global Innovation Index: lÕ Italia rispetto ai 142 Paesi analizzati Rispetto al totale dei Paesi analizzati, la posizione occupata dall’Italia è la quarantanovesima. I maggiori ostacoli riscontrati per fare business sono attribuiti all’elevato livello della tassazione, alla burocrazia inefficiente e allo scarso accesso ai finanziamenti. Per quanto riguarda invece la classifica dell’Italia rispetto ai Paesi europei, essa si colloca al diciottesimo posto. I punti di forza del sistema Paese italiano sono rappresentati da:  Dimensione del mercato, che consente interessanti economie di scala;  Infrastrutture e sofisticazione del business che, grazie alla presenza di numerosi cluster produttivi efficienti, permette la realizzazione di prodotti ad alto valore aggiunto;  Benessere ed educazione di base. I punti di debolezza vengono invece ricondotti a tre fattori strutturali:  Rigidità del mercato del lavoro;  Arretratezza del mercato finanziario;  Diffusa corruzione, scarsa fiducia nell’indipendenza del sistema giudiziario e contesto istituzionale che fa crescere i costi per le imprese e gli investitori. L’IMD World Competitiveness misura la modalità con la quale l’ambiente nazionale sostiene la competitività nazionale e globale delle imprese che operano nelle 60 nazioni più sviluppate. L’analisi, realizzata dall’International Institute for Management Development, è incentrata sulla valutazione degli indicatori economici fondamentali, dell’attitudine a competere sul mercato globale, a essere innovativi e a implementare incisive riforme della struttura produttiva, misurando come ciascun Paese utilizza le proprie risorse economiche e umane per aumentare il grado di prosperità rispetto alle altre nazioni. La graduatoria complessiva è calcolata combinando quattro fattori di competitività:  Performance economica;  Efficienza del Governo;  Efficienza del mercato;  Infrastrutture. 7  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 50 55 46 30 0 25 50 75 EconomicPerformance GovernmentEfficirncy BusinessEfficiency Infrastrtucture Fonte:  IMD,  2013   ITALIA 44 Figura 6 Ð IMD World Competitiveness: lÕ Italia rispetto ai 60 Paesi analizzati Figura 6  IMD World Competitiveness: l’Italia rispetto ai 60 Paesi analizzati Fonte: IMD, 2013
  13. 13. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201322   23 Secondo tale indicatore, l’Italia si colloca nel terzo cluster (Moderate Innovators), al quindicesimo posto della classifica, ben al di sotto della media europea. Le maggiori criticità riguardano fattori quali le risorse umane e gli investimenti in innovazione, mentre la proposta di prodotti e servizi innovativi da parte delle aziende rappresenta un punto di forza relativo per il nostro Paese. Il Networked Readiness Index (NRI) è invece un indice composito mediante cui si esaminano i singoli Paesi in rapporto all’impatto che l’ICT ha sullo sviluppo economico di ogni Paese. Questo indicatore combina dati statistici tratti da fonti pubbliche con i risultati dell’Executive Opinion Survey, un’indagine annuale condotta dal World Economic Forum in collaborazione con enti di ricerca leader e organizzazioni di imprese presenti nei 144 Paesi esaminati. Il NRI valuta il relativo livello di sviluppo dell’ICT attraverso l’analisi di 56 indicatori eterogenei, raggruppati in 10 pilastri, a loro volta riuniti in 4 sub-indici:  Il contesto generale economico, normativo e infrastrutturale per le ICT;  Il grado di preparazione di individui, imprese e pubblica amministrazione a utilizzare le ICT e a trarne vantaggio;  L’effettivo uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte di questi tre soggetti chiave;  L’impatto delle ICT sul sistema Paese. L’Italia si colloca al cinquantesimo posto della classifica mondiale e al ventitreesimo di quella europea, in ritardo rispetto agli altri Paesi per via anche dello scarso sforzo del Governo di spingere le ICT per aumentare la competitività, per la debolezza del settore regolamentare e dei sistemi dell’istruzione e dell’innovazione. L’Italia è invece in buona posizione sugli indicatori di utilizzo individuale, impatto economico ed infrastrutture e contenuti digitali. Figura 9 Networked Readiness Index: l’Italia rispetto ai 144 Paesi analizzati Fonte: World Economic Forum - INSEAD, 2013 10  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 95 69 40 49 45 34 46 108 37 80 0 25 50 75 100 125 150 Politicalandregulatory environment Businessandinnovation environment Infrastructureanddigital content Affordability Skills Individualusage Businessusage Governmentusage Economicimpacts Socialimpacts Fonte:  World  Economic  Forum  -­‐  INSEAD,  2013   ITALIA 50 Figura 9 Ð Networked Readiness Index: lÕ Italia rispetto ai 144 Paesi analizzati Nel ranking mondiale l’Italia si classifica al ventinovesimo posto, recuperando alcune posizioni rispetto al 2012, mentre in quello dei Paesi europei occupa la diciassettesima posizione. Tra i punti deboli del nostro Paese vi è la produzione creativa, la ricerca e capitale umano e la sofisticazione del mercato. Punti di forza risultano invece le infrastrutture, la produzione di tecnologia e conoscenza, come pure la sofisticazione del business. L’Innovation Union Scoreboard, che rileva le performance in materia di innovazione da parte degli Stati membri dell’Unione Europea, pubblica periodicamente il Summary Innovation Index, con il quale vengono raggruppati gli indicatori che esprimono i progressi che i singoli Paesi hanno ottenuto relativamente al capitale umano, ai finanziamenti pubblici e privati alla ricerca e sviluppo, agli investimenti delle imprese, alle innovazioni introdotte dalle aziende innovatrici e agli effetti economici dell’innovazione nei Paesi. Sulla base di tale indice, i Paesi europei sono raggruppati in 4 cluster:  Innovation leaders;  Innovation followers;  Moderate Innovators;  Catching up/Modest Innovators. Figura 8 Summary Innovation Index Fonte: European Commission, 2013 9  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 SE DE DK FI NL LU BE UK AT IE FR EU27 SI CY EE IT ES PT CZ EL SK HU MT LT PL LV RO BG Innovation Leaders Innovation Followers Moderate Innovators Modest Innovators Fonte:  European  Commission,  2013   Figura 8 Ð Summary Innovation Index
  14. 14. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201324   25 L’impatto di Internet sull’economia Gli indicatori sopra descritti sono finalizzati a misurare sotto differenti profili il grado di innovazione, competitività e utilizzo delle nuove tecnologie. Tutto ciò si traduce in un diverso impatto di Internet sull’economia e sul PIL in particolare. Boston Consulting Group nel rapporto “The $4.2 Trillion Opportunity – The Internet Economy in the G-20” del 2012, ha misurato la Internet Economy nei 20 Paesi più sviluppati. Nella figura seguente è riportato il confronto in merito al peso di Internet sul PIL (al 2010); in tale contesto l’Italia si posiziona al quattordicesimo posto con una percentuale pari al 2,1%, inferiore sia alla media del G-20 (4,1%) sia dell’EU27 (3,8%). Secondo le proiezioni al 2016, l’Italia migliorerà leggermente la sua posizione portandosi al dodicesimo posto (3,5% del PIL) e riducendo il gap sia rispetto al G-20 (5,3%) che rispetto all’EU27 (5,7%). Tabella 5 5 Indicatori di innovazione e competitività: l’Italia rispetto ai Paesi europei Fonte: Analisi Between su fonti varie, 2013 Figura 10 L’impatto di Internet nei Paesi del G-20 (al 2010) Fonte: Boston Consulting Group, 2012 Figura 11 L’impatto di Internet nei Paesi del G-20 (al 2016) Fonte: Boston Consulting Group, 2012 RANK Global Competitiveness Index 2013-2014 IMD World Competitiveness 2013 Global Innovation Index 2013 Summary Innovation Index 2013 Networked Readiness Index 2013 1 Finland Sweden Sweden Sweden Finland 2 Germany Germany U.K. Denmark Sweden 3 Sweden Denmark Netherlands Germany Netherlands 4 Netherlands Luxembourg Finland Finland U.K. 5 U.K. Netherlands Denmark Netherlands Denmark 6 Denmark Ireland Ireland Luxembourg Germany 7 Austria U.K. Luxembourg Belgium Luxembourg 8 Belgium Finland Germany U.K. Austria 9 Luxembourg Austria France Austria Estonia 10 France Belgium Belgium Ireland Belgium 11 Ireland France Austria France France 12 Estonia Lithuania Malta Slovenia Ireland 13 Spain Poland Estonia Cyprus Malta 14 Malta Czech Rep. Spain Estonia Lithuania 15 Poland Estonia Cyprus Italy Portugal 16 Czech Rep. Latvia Czech Rep. Spain Cyprus 17 Lithuania Italy Italy Portugal Slovenia 18 Italy Spain Slovenia Czech Rep. Spain 19 Portugal Portugal Hungary Greece Latvia 20 Latvia Slovak Rep. Latvia Slovak Rep. Czech Rep. 21 Bulgaria Hungary Portugal Hungary Hungary 22 Cyprus Slovenia Slovak Rep. Malta Poland 23 Slovenia Greece Croatia Lithuania Italy 24 Hungary Romania Lithuania Poland Croatia 25 Croatia Bulgaria Bulgaria Latvia Slovak Rep. 26 Romania Croatia Romania Romania Greece 27 Slovak Rep. - Poland Bulgaria Bulgaria 28 Greece - Greece - Romania 11  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Fonte:  Boston  ConsulHng  Group,  2012   Figura 10 Ð LÕ impatto di Internet nei Paesi del G-20 (al 2010) 12  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Figura 11 Ð LÕ impatto di Internet nei Paesi del G-20 (al 2016) Fonte:  Boston  ConsulHng  Group,  2012   Nella tabella riepilogativa seguente viene evidenziata la posizione dell’Italia rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea per i differenti indicatori di innovazione e competitività esaminati.
  15. 15. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201326   27 Il rapporto analizza anche la situazione nei singoli Paesi evidenziando per ciascuno di essi come si articola il contributo di Internet nell’Economia. Nel caso dell’Italia, lo studio valuta la spesa di Internet considerando le seguenti componenti:  Consumo: costituito da beni, servizi e contenuti digitali acquistati attraverso Internet e spesa per accesso alla rete, sia in termini di mezzi che di canoni corrisposti a fornitori di accesso, con un ammontare pari a circa 31 miliardi di dollari nel 2010;  Investimenti del settore privato: fanno riferimento agli investimenti relativi alle infrastrutture a banda larga fissa e mobile, hardware, software, equipaggiamenti di telecomunicazione e installazioneesviluppodisistemiinformativi,sostenutisiadallesocietàditelecomunicazioni che dalle altre aziende, e ammontano nel 2010 a circa 14 miliardi di dollari;  Spesa istituzionale: composta dalla spesa in ICT effettuata delle amministrazioni centrali e periferiche, vale nel 2010 circa 7 miliardi di dollari;  Esportazioni nette: sono costituite da beni e servizi on-line e prodotti ICT esportati, al netto delle analoghe importazioni e ammontano ad un deficit di circa 9 miliardi di dollari nel 2010. Considerando tali contributi, l’Internet economy in Italia nel 2010 ha raggiunto un valore di circa 43 miliardi di dollari. 13  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Figura 12 Ð LÕ Internet Economy in Italia Fonte:  Boston  ConsulHng  Group,  2012  In termini di evoluzione attesa per i prossimi anni, si può ipotizzare uno scenario che vede un significativo valore del contributo di Internet al PIL che al 2016 raggiungerà gli 83 miliardi di dollari. Il potenziale di crescita economica abilitato dall’Internet economy costituisce quindi un motore di sviluppo e di efficienza per l’intero sistema economico. Se negli ultimi anni Internet ha consentito la sopravvivenza per molte aziende, già oggi e sempre più nel prossimo futuro rappresenterà l’unica opportunità per il rilancio e l’internazionalizzazione delle Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane. La competizione fra Paesi sarà sempre più dominata dalle economie che meglio riusciranno ad integrare risorse e competenze ICT nei rispettivi processi produttivi. Inoltre, l’incremento nella diffusione delle tecnologie digitali e gli investimenti delle infrastrutture telematiche hanno un elevato fattore moltiplicativo in termini di sviluppo, risultando un vero e proprio fattore abilitante per la crescita di un Paese. Un recente studio della Commissione Europea, “The socio-economic impact of bandwidth”, ha un analizza l’impatto dell’adozione della banda larga sulla crescita economica (espresso in impatto sul PIL) e i benefici sull’occupazione. Per calcolare i benefici socio-economici, viene considerato lo sviluppo previsto delle reti a banda ultra larga, tenendo conto anche del ruolo dei progetti finanziati con fondi pubblici, secondo tre possibili scenari: 1. Do nothing. È lo scenario base, che fa affidamento esclusivamente al mercato per lo sviluppo delle infrastrutture NGAN (Next Generation Access Network); 2. Modest intervention. Scenario che prevede investimenti pubblici in infrastrutture e una stima conservativa dell’impatto di misure normative, che portano a una riduzione del 5% del costo di realizzazione delle reti; 3. Major intervention. Scenario che prevede maggiori investimenti pubblici in infrastrutture e una stima più ottimistica dell’impatto di misure normative, che portano a una riduzione del 10% del costo di realizzazione delle reti. Per la valutazione dei benefici è stato messo a punto un modello di analisi input-output, basato sulla considerazione che gli investimenti effettuati in un settore economico causano crescita anche in altri settori attraverso i cosiddetti effetti moltiplicatori e grazie alle interdipendenze tra i diversi settori. Per ognuno dei tre scenari ipotizzati (Do nothing, Modest intervention e Major intervention) si evidenziano gli importanti benefici generati dagli investimenti NGAN, con un fattore moltiplicativo degli investimenti che, a seconda degli scenari, varia da 2,4 a 2,7. Gli investimenti nella realizzazione di infrastrutture NGAN risultano in generale strettamente legati alla densità di popolazione del paese considerato, soprattutto a causa degli alti livelli di investimento necessari per la realizzazione di reti NGAN nelle aree rurali. Inoltre, gli investimenti in NGAN creano benefici in termini di posti di lavoro creati. In media, la crescita dei posti di lavoro nello scenario do nothing è dello 0,61% (pari a 1,35 milioni di posti di lavoro creati), mentre negli scenari Modest intervention e Major intervention è invece pari rispettivamente allo 0,89% (1,98 milioni) e 1,76% (3,94 milioni) sul totale dei posti di lavoro creati nell’Europa a 27. L’andamento negli anni delle previsioni sulla creazione di posti di lavoro dovuti alla realizzazione di reti NGAN, relativamente al periodo 2012-2020 e a seconda degli scenari considerati, è di seguito riportato. Figura 12 L’Internet Economy in Italia Fonte: Boston Consulting Group, 2012 Tabella 6  Benefici degli investimenti NGAN in Europa Fonte: European Commission, 2013 Scenario Investimenti NGAN (Mld €) Benefici (modello input-output) (Mld €) Posti di lavoro creati (Milioni) Do nothing 76,4 181,2 1,35 Modest intervention 102,5 270,4 1,98 Major Intervention 211,2 569,4 3,94
  16. 16. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201328   29 I benefici in termini di creazione di posti di lavoro sono elevati ma in generale non immediati: per tutti gli scenari i posti di lavoro creati sono inizialmente limitati, con il massimo dei benefici in termini di creazione di posti di lavoro che si manifesterebbe dopo diversi anni dall’avvio delle relative politiche, a causa di ritardi nella concessione dei finanziamenti e nello sviluppo delle infrastrutture. 1.2. L’avanzamento dell’agenda digitale europea All’inizio del 2010, la Commissione Europea ha presentato la strategia Europa 2020, con l’obiettivo di rilanciare il sistema economico e sociale europeo, preparandolo ad affrontare le sfide del nuovo decennio. Basata su un maggior coordinamento delle politiche nazionali e comunitarie, la nuova strategia europea individua tre aree prioritarie d’intervento:  Crescita intelligente: per promuovere un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione;  Crescita sostenibile: per promuovere un’economia più efficiente, più verde e più competitiva;  Crescita inclusiva: per promuovere un’economia che sostenga l’occupazione e favorisca la coesione sociale e territoriale. Tra le iniziative chiave per raggiungere gli obiettivi di crescita economica e sociale, la Commissione ha proposto di adottare un’Agenda Digitale Europea, con cui accelerare la diffusione di Internet e sfruttare appieno i vantaggi di un mercato unico del digitale per famiglie e imprese. Con l’adozione dell’Agenda Digitale, la Commissione Europea ha voluto tracciare un piano d’azione concreto, con cui dare un contributo alla crescita economica e diffondere i benefici derivanti da un’economia digitale a tutte le fasce sociali. L’Agenda Digitale Europea rappresenta la prima delle “iniziative faro”, individuate nella strategia Europa 2020. 15  Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Fonte:  European  Commission  -­‐  A  Digital  Agenda  for  Europe,  2010   Mancanza di investimenti nelle reti Ricerca e sviluppo insufficienti Risposte frammentate alle sfide sociali Mancanza dicapacitˆ Mercati digitali frammentati Mancanza diinteroperabilitˆ Figura 14 Ð Circolo virtuoso dellÕ economia digitale Nell’Agenda Digitale vengono identificati gli ostacoli che impediscono all’Europa di sfruttare al meglio le potenzialità dell’innovazione ICT. Tali potenzialità sono insite all’interno di un circolo virtuoso in cui le componenti di domanda ed offerta si amplificano sinergicamente creando le condizioni per uno sviluppo economico e sociale sostenibile. L’Agenda indica sette aree prioritarie in cui intervenire e sulle quali si ritiene sia necessario concentrare gli sforzi nei prossimi anni:  Creare un mercato unico digitale;  Migliorare l’interoperabilità tra prodotti e servizi ICT;  Stimolare la fiducia in Internet e la sicurezza on-line;  Garantire la disponibilità di un accesso a Internet veloce e superveloce;  Incoraggiare gli investimenti in ricerca e sviluppo; Figura 13 Posti di lavoro creati dalle reti NGAN nel periodo 2012-2020 Fonte: European Commission, 2013 Figura 14 Circolo virtuoso dell’economia digitale Fonte: European Commission - A Digital Agenda for Europe, 2010 14  bro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Fonte:  European  Commission,  2013  
  17. 17. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201330   31  Migliorare l’alfabetizzazione, le competenze e l’inclusione digitale;  Utilizzare l’ICT per affrontare i problemi sociali. Solo intervenendo concretamente nelle sette aree indicate, il circolo virtuoso dell’economia digitale potrà esplicare appieno i propri effetti favorendo lo sviluppo delle infrastrutture, stimolando l’offerta di contenuti e promuovendo l’utilizzo dei servizi. Per raggiungere gli obiettivi indicati nell’Agenda la Commissione ha, inoltre, individuato 101 azioni concrete da realizzare, incluse 31 proposte legislative. Sono stati definiti, infine, gli indicatori di performance su cui i Paesi membri sono chiamati a confrontarsi annualmente, al fine di verificare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi prioritari. Gli obiettivi prioritari toccano tutti gli ambiti dell’economia digitale, non soltanto quelli infrastrutturali, con particolare riguardo alle tematiche dell’utilizzo dell’ICT nella vita quotidiana. La successione temporale degli obiettivi evidenzia un primo traguardo di breve periodo, da conseguire entro il 2013: garantire l’accesso a tutti i cittadini europei ai servizi a banda larga di base. Nel medio periodo, entro il 2015, i Paesi europei sono chiamati a realizzare tutti gli obiettivi connessi con la diffusione di Internet e l’utilizzo dei servizi in rete. Entro il 2020, e quindi con un’ottica di più lungo periodo, l’Europa dovrà garantire a tutti la possibilità di accedere a servizi a banda larga più performanti, avviandosi così a completare il nuovo ciclo di investimenti per la realizzazione delle reti di nuova generazione, oltre che lavorare con l’obiettivo di raddoppiare gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo nel settore dell’ICT e ridurre i consumi energetici. L’avanzamento dell’Agenda Digitale Europea La Commissione Europea, attraverso la Digital Agenda Scoreboard, fornisce annualmente un quadro di valutazione sui progressi compiuti dagli Stati membri verso la realizzazione degli obiettivi fissati nell’ambito dell’Agenda Digitale. La figura seguente evidenzia l’avanzamento dei singoli indicatori rispetto all’obiettivo fissato dalla Commissione, secondo i diversi target temporali (2013, 2015 o 2020), evidenziando il punto di partenza al 2009 e il miglioramento registrato negli ultimi 3 anni, in percentuale rispetto all’obiettivo. Viene infine riportato il valore registrato a fine 2012 per ogni indicatore. Libro Bianco Ð AGENDE DIGITALI REGIONALI 2013 Fonte:  European  Commission  -­‐  Digital  Agenda  Scoreboard,  2013   Figura 1, 15 Ð LÕ avanzamento UE27 rispetto agli obiettivi dellÕ Agenda Digitale Europea Secondo il quadro di valutazione pubblicato nel 2013, i progressi compiuti sono positivi per:  Copertura broadband base: la copertura broadband base si è ormai diffusa in tutta Europa, anche grazie all’evoluzione delle prestazioni dei collegamenti satellitari, che contribuiscono a coprire il 4,5% della popolazione non ancora coperta dal broadband fisso base. La Commissione Europea si sta impegnando per ottenere una maggiore adozione del satellite per colmare il gap rimanente;  Copertura ultra broadband: al 2012 circa il 54% delle famiglie europee può accedere a servizi a banda larga con velocità superiore a 30 Mbps, con un aumento di circa 4 punti percentuali rispetto al 2011;  Accesso ad Internet Mobile: il 36% dei cittadini europei accede ad Internet tramite un PC o un dispositivo mobile (l’accesso tramite cellulare è aumentato dal 7% del 2008 al 27% del 2012), mentre la copertura delle reti di quarta generazione (LTE) è più che triplicata in un anno passando al 26% nel 2012; Tabella 7 Obiettivi dell’Agenda Digitale Europea Fonte: European Commission, 2010 Figura 15 L’avanzamento UE27 rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea Fonte: European Commission - Digital Agenda Scoreboard, 2013 Ambito Obiettivo Banda larga Copertura con banda larga di base per il 100% dei cittadini dell'UE, entro il 2013 Copertura con banda larga pari o superiore a 30 Mbps per il 100% dei cittadini UE, entro il 2020 Il 50% delle famiglie dovrebbe usare una connessione superiore a 100 Mbps, entro il 2020 Mercato unico digitale Il 50% della popolazione dovrebbe fare acquisti on-line, entro il 2015 Il 20% della popolazione dovrebbe fare acquisti on-line all'estero, entro il 2015 Il 33% delle piccole e medie imprese dovrebbe effettuare vendite e acquisti on-line, entro il 2015 La differenza fra tariffe in roaming e tariffe nazionali dovrebbe essere inesistente, entro il 2015 Inclusione digitale Portare l'uso regolare di Internet al 75% della popolazione (60% per categorie deboli), entro il 2015 Dimezzare il numero di persone che non hanno mai usato Internet (portandolo al 15%), entro il 2015 Servizi pubblici Utilizzo dell'eGovernment da parte del 50% della popolazione, entro il 2015 Rendere disponibili in rete tutti i servizi pubblici fondamentali transfrontalieri, entro il 2015 Ricerca e innovazione Raddoppiare gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo per l’ICT, entro il 2020 Economia a basse emissioni di carbonio Ridurre del 20% il consumo globale di energia per l’illuminazione, entro il 2020
  18. 18. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201332   33  Nessun uso di Internet: la percentuale di cittadini dell’Unione Europea che non ha mai usato internet è in costante diminuzione. Tuttavia, circa 100 milioni di cittadini europei non hanno ancora mai usato Internet, adducendo tra le motivazioni i costi troppo elevati, l’assenza di interesse o il non saper usare Internet;  Uso regolare di Internet: si è assistito a un rapido incremento fino ad arrivare al 70% della popolazione dell’Unione Europea (2 punti percentuali in più rispetto al 2011), rispetto all’obiettivo di raggiungere il 75% entro il 2015. L’uso di Internet si sta diffondendo anche tra le fasce più svantaggiate, come le persone meno istruite e gli anziani (dal 51% nel 2011 al 54% nel 2012);  Prezzi del roaming: con l’obiettivo di raggiungere la parità dei prezzi tra chiamate nazionali e in roaming entro il 2015 nell’UE, i prezzi del roaming sono scesi di 5 €cent nel corso del 2012;  Acquistion-line: il progresso verso il conseguimento dell’obiettivo del 50% della popolazione che utilizza Internet per acquistare beni e servizi on-line è costante: nel 2012 infatti il 45% dei cittadini dell’UE fa acquisti on-line (2 punti percentuali in più rispetto al 2011);  Pubblica Amministrazione on-line (eGovernment): l’87% delle imprese attualmente utilizza servizi di eGovernment (in aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2011), mentre la percentuale di cittadini che ha interagito nel corso dell’ultimo anno on-line con la Pubblica Amministrazione è passata dal 41% nel 2011 al 44% nel 2012;  Spesa per la Ricerca e Sviluppo: la spesa per gli investimenti in R&S è leggermente aumentata nel corso del 2012; nel settore delle ICT la spesa pubblica è aumentata dello 0,4% (pari a 122 milioni di euro), mentre gli investimenti privati, che pur sono aumentati rispetto all’anno precedente, risultano ancora insufficienti a recuperare il calo subito nel 2011. Si osservano invece progressi insufficienti per i seguenti obiettivi:  Abbonamenti a banda ultra larga: solo il 2% delle abitazioni possiede abbonamenti ultra broadband con velocità superiore ai 100 Mbps, ancora molto indietro rispetto all’obiettivo del 50% da raggiungere entro il 2020;  Competenze informatiche: ancora circa il 50% della popolazione europea non possiede adeguate competenze informatiche. Il 40% delle imprese che ricerca impiegati nel settore delle ICT trova difficoltà nel reperire risorse adeguatamente competenti in materia e si prevede che entro il 2015 saranno circa 900.000 i posti di lavoro disponibili nel settore delle ICT;  Commercio elettronico transfrontaliero: Nel 2012 è passato solo dal 9,6% all’11%, a fronte dell’obiettivo dell’Agenda Digitale che entro il 2015 il 20% dei cittadini facciano acquisti on-line transnazionali. Più recentemente, a fine 2012 la Commissione Europea ha definito sette nuove priorità per l’economia e la società digitali, da attuarsi nel biennio 2013-2014: 1. La creazione di un nuovo contesto normativo stabile per la banda larga; 2. La creazione di nuove infrastrutture per servizi digitali pubblici attraverso il Connecting Europe Facility (CEF)1 ; 3. L’avvio di una grande coalizione sulle competenze e i posti di lavoro in ambito digitale; 4. La predisposizione di una strategia UE in materia di sicurezza informatica; 5. L’aggiornamento del quadro UE relativo al mercato unico del digitale con riferimento anche ai diritti d’autore; 6. L’accelerazione del cloud computing sfruttando il potere d’acquisto del settore pubblico; 7. L’avvio una nuova strategia industriale per micro e nanoelettronica. Tra le più recenti proposte e decisioni normative adottate dalla Commissione Europea sul tema dell’Agenda Digitale, anche in attuazione delle priorità digitali appena citate, vi sono:  I nuovi orientamenti per l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga, adottati dalla Commissione Europea nel mese di dicembre 2012, a seguito di una consultazione pubblica lanciata nel giugno 2012 allo scopo di adattare le linee guida in vigore agli obiettivi dell’Agenda Digitale e per costruire un quadro normativo dinamico che incentivi gli investimenti, razionalizzi le regole e favorisca decisioni più rapide;  La strategia sulla sicurezza informatica per tutelare l’Internet aperta, la libertà e le opportunità nella Rete, che rappresenta la visione dell’UE sul modo migliore per prevenire e rispondere agli attacchi informatici, adottata dalla Commissione Europea a febbraio 2013 contestualmente alla proposta di direttiva in materia di sicurezza delle reti e dell’informazione, che richiede che tutti gli Stati membri, i principali operatori di Internet e di infrastrutture critiche si adoperino per garantire un ambiente digitale sicuro e affidabile nell’intera Unione Europea;  La Grande coalizione per l’occupazione nel settore digitale, una partnership multi- stakeholder lanciata nel marzo 2013, per contribuire a reperire i 900 000 posti vacanti nel settore ICT previsti in Europa entro il 2015, attraverso impegni in settori cruciali quali:  La formazione dei cittadini, per colmare il divario tra domanda e offerta per i posti di lavoro del settore digitale;  La mobilità per aiutare chi è in possesso delle competenze necessarie a recarsi dove sono richieste ed evitare carenze o eccedenze nelle diverse aree urbane;  La certificazione, per rendere più facile certificare a un datore di lavoro le proprie competenze, in qualsiasi Stato membro;  La sensibilizzazione, perché i cittadini sappiano che il settore digitale offre possibilità di carriera gratificanti e ben retribuite sia agli uomini che alle donne;  Il ricorso a metodi didattici innovativi, per migliorare e ampliare i sistemi educativi e formativi e offrire a sempre più persone le competenze necessarie ad inserirsi con successo nel mondo del lavoro;  La proposta di regolamento sulla riduzione dei costi per le opere di ingegneria civile, che rappresentano fino all’80% del costo di installazione di reti a banda larga, adottata nel marzo 2013 dalla Commissione Europea, che porterebbe risparmi tra 40 e 60 miliardi di euro o fino al 30% dei costi di investimento totali evitando o riducendo gli scavi. Attraverso questa proposta, la Commissione intende garantire che gli immobili nuovi o ristrutturati siano predisposti per la banda ultra larga, aprire l’accesso alle infrastrutture a condizioni eque, consentire a qualsiasi gestore di rete di negoziare accordi con altri fornitori di infrastrutture, semplificare le procedure autorizzative;  Il pacchetto legislativo per realizzare il mercato unico delle telecomunicazioni e costruire così un Connected Continent, adottato dalla Commissione Europea nel settembre 2013, che prevede semplificazione e meno regolamentazione per le imprese, maggiore coordinamento nell’assegnazione dello spettro, per incentivare la diffusione della banda larga wireless e del 4G, abbattimento dei costi del roaming, nonché una protezione dei consumatori, grazie a contratti più chiari e con informazioni più facilmente comparabili. 1 Connecting Europe Facility rappresenta la strategia europea per il finanziamento delle infrastrutture digitali transeuropee nel periodo finanziario 2014-2020, con investimenti in reti a banda larga e ultra larga e servizi digitali paneuropei d’interesse pubblico quali appalti pubblici elettronici, cartelle cliniche elettroniche, servizi doganali, con risorse tuttavia da definire.
  19. 19. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201334   35 16  DE DIGITALI REGIONALI 2013 Fonte:  European  Commission,  2013  Infine, a dimostrazione della sempre crescente considerazione in cui è tenuto il tema dello sviluppo del digitale, nel mese di ottobre 2013 si è tenuta una riunione del Consiglio Europeo in cui i leader dell’Unione Europea hanno discusso di economia digitale, innovazione e servizi. Le conclusioni del Consiglio Europeo sono contenute in una dichiarazione che riconosce l’importanza dell’innovazione digitale per la crescita e la competitività, sottolineando:  La necessità di nuovi investimenti in infrastrutture digitali e di un’accelerazione della diffusione di nuove tecnologie;  L’impegno a completare un mercato unico digitale per consumatori e imprese entro il 2015, intervenendo sulla legislazione, sull’identificazione elettronica e la fatturazione elettronica, modernizzando le pubbliche amministrazioni e adeguando la normativa europea sul diritto d’autore;  L’esigenza di far fronte alla carenza di personale competente nel settore ICT, proponendo misure concrete per migliorare le competenze digitali, quali l’utilizzo di parte dei fondi strutturali e di investimento dell’Unione Europea (2014-2020) ai fini dell’istruzione e della formazione professionale nel settore ICT;  L’importanza degli investimenti in ricerca e innovazione per alimentare la produttività e la crescita e per la creazione di posti di lavoro, evidenziando quindi l’importanza dell’innovazione e del completamento dello spazio europeo della ricerca entro il 2014;  L’importanza dei servizi, come componente fondamentale del mercato unico e del commercio, in quanto motore della crescita e della creazione di posti di lavoro, spingendo gli Stati membri a migliorare l’attuazione della direttiva sui servizi per accelerare l’apertura dei mercati dei servizi. 1.3. I finanziamenti europei per lo sviluppo digitale Con l’inizio del 2014 dovrà entrare in vigore il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale che definisce le priorità di bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020. Il tema principale della nuova programmazione è rappresentato dalla “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. In base a questo principio le risorse verranno ridistribuite sia a settori prioritari quali le infrastrutture paneuropee, la ricerca e l’innovazione, l’istruzione e la cultura, la sicurezza delle frontiere e i rapporti con l’area mediterranea, sia alle priorità strategiche trasversali, quali la protezione dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico, come parte integrante di tutti i principali strumenti ed interventi. Per la distribuzione delle risorse finanziarie l’Unione Europea si avvale di due diverse tipologie di strumenti finanziari:  La gestione indiretta, che comprende i cosiddetti Fondi Strutturali;  La gestione diretta, che comprende i finanziamenti diretti UE noti anche come “programmi tematici” o “programmi comunitari”. I Fondi Strutturali (il Fondo europeo di sviluppo regionale - FESR e il Fondo sociale europeo - FSE) e il Fondo di coesione (attualmente l’Italia non rientra tra i beneficiari di questo fondo) attuano la politica di coesione nota anche come la “politica regionale” dell’Unione Europea. Il budget messo a disposizione viene speso attraverso un sistema di “responsabilità condivisa” tra Commissione Europea e le autorità degli Stati membri, autorità che gestiscono i programmi dai Fondi finanziati. I Fondi diretti sono invece gestiti direttamente dalle diverse Direzioni Generali della Commissione Europea e per la loro concessione devono essere integrati dalle risorse proprie dei beneficiari, richiedendo inoltre la costituzione di un partenariato transnazionale tra due o più Paesi europei (rientra in tale categoria ii nuovo programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020). In base alla regolamentazione europea, la politica di coesione riguarda l’intero territorio nazionale, con una ripartizione delle risorse che, secondo quanto previsto dalla nuova proposta, è differenziata in relazione a tre categorie differenti di regioni, avendo introdotto, rispetto all’attuale programmazione, una categoria intermedia:  Regioni meno sviluppate con PIL pro capite inferiore al 75% della media UE-27; rientrerebbero in tale categoria Campania, Calabria, Sicilia e Puglia;  Regioni in transizione con PIL pro capite compreso tra il 75% ed il 90% della media UE-27 (in tale categoria sarebbero ricomprese Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna);  Regioni più sviluppate (tutti i restanti territori). Il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale prevede per l’Italia per l’attuazione della politica di coesione circa 29 miliardi di euro di cui 28 miliardi dai Fondi Strutturali. Sulla base delle nuove regole per la ripartizione territoriale, le regioni meno sviluppate dovrebbero ottenere 20 miliardi, alle regioni in transizione sarebbero destinati 1 miliardo mentre alle regioni più sviluppate sarebbero destinati 7 miliardi. A tali cifre vanno aggiunti gli importi del cofinanziamento nazionale (obbligatorio per le politiche di coesione europee), che dovrebbero essere pari agli stanziamenti comunitari, anche se, allo stato attuale, la legge di stabilità mette in bilancio soltanto 24 miliardi, quattro meno di quelli necessari per arrivare al tradizionale parametro del 50% dell’ammontare complessivo. I Fondi Strutturali, in coerenza con i regolamenti comunitari, dovranno contribuire al raggiungimento di tutti gli 11 obiettivi tematici del Quadro Strategico Comune (il Quadro Strategico Comune costituisce il quadro di riferimento per tutti gli strumenti di finanziamento della nuova programmazione 2014- 2020 - vedi par. 2.4) ed investiranno sulle imprese e sulle aree territoriali, sulle persone e sulle infrastrutture leggere. Ricerca, sviluppo e innovazione, cambiamento climatico e ambiente, sostegno alle Piccole e Medie Imprese (PMI) e infrastrutture, energia e sviluppo urbano sono le aree strategiche su cui in Figura 16 Grande coalizione per l’occupazione nel settore digitale Fonte: European Commission, 2013 3
  20. 20. Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 2013 Agende Digitali Regionali Telecom Italia Dicembre 201336   37 particolare dovrà essere indirizzato il sostegno attraverso il FESR. Per garantire la concentrazione degli investimenti sulle priorità indicate, così come richiesto dalla nuova regolamentazione europea, sono stati definiti stanziamenti minimi per alcune tematiche prioritarie sulla base della ripartizione territoriale, per cui le regioni in transizione e le regioni più sviluppate dovranno destinare l’80% del budget del FESR all’efficienza energetica, alle energie rinnovabili (per queste due voci almeno il 20%), all’innovazione ed alla competitività delle PMI, mentre le regioni meno sviluppate potranno utilizzare la loro dotazione per un numero maggiore di obiettivi, facendo scendere al 50% la quota da dedicare esclusivamente all’efficienza energetica e alle rinnovabili (almeno il 6%), alle imprese e all’innovazione. Coerentemente a quanto previsto dalla regolamentazione europea, la strategia italiana punta a concentrare le risorse su obiettivi prioritari. Innovazione tecnologica, superamento del digital divide ed economia sostenibile sono i tre filoni “protagonisti” della bozza elaborata dal Dipartimento per le politiche di sviluppo (DPS) sulla ripartizione dei fondi europei. Il DPS dà dunque la priorità all’innovazione e non più, come accaduto finora, alle grandi infrastrutture che invece verranno finanziate con risorse nazionali. Da una prima simulazione del DPS, la distribuzione dovrebbe prevedere circa il 47% per innovazione tecnologica, digitalizzazione, sostegno alle PMI e riconversione dell’economia verso la sostenibilità. Si vuole comunque evidenziare che l’Agenda digitale, proprio in ragione dell’architettura adottata e della pervasività delle tecnologie ICT, si pone in modo trasversale all’insieme delle politiche di sviluppo per il periodo 2014-2020. Gli interventi previsti in Agenda, rientrano quindi anche in altri possibili finanziamenti europei come ad esempio in quelli previsti nel programma Horizon 2020. Horizon 2020 è il nuovo programma europeo per la Ricerca e l’Innovazione, considerato dalla Commissione fondamentale per la realizzazione degli obiettivi della strategia “Europa 2020”. Il nuovo sistema di finanziamento integrerà in un’unica cornice le attuali opportunità di sovvenzione UE destinate alle attività di Ricerca e innovazione, ovvero:  Il Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo (VII Programma Quadro);  Il Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione (CIP);  L’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (EIT). Il budget di Horizon 2020 proposto per il periodo 2014-2020 ammonta a oltre 70 miliardi di euro e verrà suddiviso su tre obiettivi chiave:  Scienza di eccellenza: 24,3 miliardi di euro destinati alle eccellenze della ricerca scientifica europea, primi fra tutti il Consiglio Europeo della Ricerca e le Azioni del Programma Marie Curie che sostengono la formazione, la mobilità e lo sviluppo delle capacità dei ricercatori europei;  Leadership industriale: contribuire ad affermare il primato industriale nell’innovazione con un bilancio pari a 17 miliardi di euro, da investire nelle tecnologie di punta, in un più ampio accesso al capitale e nel sostegno alle PMI;  Sfide della società: stanziamento di 31 miliardi di euro per affrontare i principali problemi sociali dell’Unione Europea (sanità, evoluzione demografica e benessere, sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina, bioeconomia, energia sicura, trasporti intelligenti, interventi per il clima). 1.4. Le iniziative europee per le smart cities Oltre il 70% della popolazione europea vive nei grandi centri urbani, diventati ormai il volano della crescita economica e dell’innovazione, e si stima che nei prossimi anni questo dato tenderà a crescere ancora. Le aree urbane sono inoltre direttamente responsabili per circa il 60-70% delle emissioni globali di CO2 e hanno dunque l’obbligo morale di investire risorse per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie a basse emissioni, garantendo in tal modo lo sviluppo di un ambiente urbano energeticamente efficiente e sostenibile dal punto di vista ambientale. Il coinvolgimento attivo delle città è indispensabile se l’Europa vuole raggiungere gli obiettivi che si è data al 2020 (obiettivi noti come 20-20-20) e cioè di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 20%, aumento della penetrazione delle rinnovabili al 20%, miglioramento dell’efficienza energetica del 20%. La Commissione Europea, e conseguentemente tutti gli stati membri, ha quindi focalizzato la sua attenzione sul tema delle Smart Cities: nell’arco dei prossimi due anni la Commissione Europea prevede di investire oltre 200 milioni di euro per rendere più Smart le città europee. Le Smart Cities, o in una più ampia accezione, in termini di dimensioni del territorio, “Smart Communities”, sono quelle città e quei territori che hanno realizzato una serie di progetti, spesso caratterizzati dall’applicazione di nuove tecnologie o dallo sfruttamento della rete Internet, in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini, di renderle più sostenibili, innovative, connesse, partecipative, dotate di servizi utili. Il concetto di Smart City nasce come detto nell’ambito delle iniziative per la riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera; l’applicazione delle tecnologie ICT nelle città, in particolar modo a tematiche come il trasporto pubblico locale, rappresenta un importante strumento in quella direzione: rendere più efficiente il sistema di trasporto locale e consentire ai cittadini di ridurre gli spostamenti necessari per accedere a determinati servizi sono ad esempio alcuni tra i passaggi fondamentali per la riduzione dell’inquinamento prodotto dalle città. A partire dal 2008 la Commissione Europea ha avviato molte iniziative focalizzate sulle città. In origine, nello Strategic Energy Technology Plan, orientato prevalentemente al tema energetico, le Smart Cities sono state identificate come una delle sette aree prioritarie di investimento; più in dettaglio, la stima di investimenti previsti nella Smart City Industrial Initiative ammonta a 10-12 miliardi di euro. A seguire, nel mese di novembre 2012, in sintonia con lo Strategic Energy Technology Plan, è stato approvato il programma Joint Programme Smart Cities, un’ampia rete di ricerca dedicata al tema delle Smart Cities caratterizzato da quattro aree di lavoro: Energy in cities, Urban Energy Networks, Interactive Buildings, Urban City Related Supply Technologies. Altre iniziative avviate a livello europeo sono la Smart City Member State Initiative, che unisce i 27 stati membri per mettere a fattor comune le strategia di sviluppo delle Smart Cities avviate nelle città dei vari paesi, ed il Joint Programming Initiative Urban Europe, dedicato all’avvio di progetti di ricerca che coinvolgano più stati. Infine una delle iniziative che ha riscosso più successo in Italia, il Covenant of Mayors (Patto dei Sindaci), un’iniziativa dedicata alla gestione del cambiamento climatico ed alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 in ambito urbano. Nell’Agenda Digitale Europea sono molte le tematiche trattate e le linee di indirizzo che fanno specifico riferimento o rimandano al tema delle Smart Sities e Smart Communities, ad esempio per quanto riguarda gli interventi in tema smart grids e smart meters, mobilità intelligente, etc.

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