Testimonianze di guerra
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Testimonianze di guerra Testimonianze di guerra Presentation Transcript

  • Testimonianze di guerra CARLO EMILIO GADDA Il clima politico e sociale degli anni immediatamente precedenti la Grande guerra e le campagne interventiste non lasciarono indifferente il giovanissimo Carlo Emilio Gadda, allora ventiduenne studente del Politecnico, che prima ancora dell’ingresso italiano in guerra aveva fatto (il 27 marzo) domanda di arruolamento nella milizia territoriale senza ricevere risposta. Il 5 maggio del 1915, D’Annunzio, invitato a commemorare l’impresa dei Mille, pronunciò sullo scoglio di Quarto un memorabile discorso interventista sulla falsa riga del discorso della montagna del Vangelo di Matteo («Beati i….; Beati i…»); nello stesso maggio del 1915, insieme ad altri due amici, Gadda gli invia un accorato appello a favore della propria partenza per la guerra:
    • A colui che ha instituito ed accresciuto nel nostro spirito la coscienza della vita nazionale, noi chiediamo conforto di consentimento e di opera in un’ora angosciosa della vita, perché non venga disconosciuto un nostro antico diritto.
    • Una prescrizione ministeriale ci vuol trattenere agli studi durante il mese di giugno che vedrà l’inizio fervoroso della lotta: ora, è impossibile che la nostra anima possa venire costretta dagli interessi non generosi d’un bilancio di convenienze future, mentre altri ha posto d’onore e di gloria nella linea di combattimento.
    • A colui che ha raccolto e affinato nella Sua tutte le nobili voci, tutti i voti più puri e più fervidi della nazione, chiediamo aiuto perché il calcolo di insufficienti valutatori delle nostre energie e delle necessità del nostro spirito non prevalga sulla nostra fede. Luogo d’onore e non d’ignominia ci deve essere assegnato.
    • Tre studenti del Politecnico di Milano porgono a Gabriele D’Annunzio il loro deferente saluto.
  • Note del generale Luigi Cadorna:
    • “ Per attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice […].
    • "Chi tenti ignominiosamente di arrendersi e di retrocedere, sarà raggiunto prima che si infami dalla giustizia sommaria del piombo delle linee retrostanti e da quella dei carabinieri incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre quando non sia freddato da quello dell’ufficiale".  
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  • Lettere dal fronte
    • "Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15° sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all'impossibile. Sull'Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto."
    • Lettera di un generale dissidente a Giolitti, 1915
    • "Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei".
    • (B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916)
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    • " Sono ritornato dalla più dura prova che abbia mai sopportato: quattro giorni e quattro notti, 96 ore, le ultime due immerso nel fango ghiacciato, sotto un terribile bombardamento, senza altro riparo che la strettezza della trincea, che sembrava persino troppo ampia. I tedeschi non attaccavano, naturalmente, sarebbe stato troppo stupido. Era molto più conveniente effettuare una bella esercitazione a fuoco su di noi; risultato: sono arrivato là con 175 uomini, sono ritornato con 34, parecchi quasi impazziti".
    • Dal fronte occidentale, 1916
    • 1/12/915: … Fino che eravamo al masatorio in prima linea, in rischio di farci macelare ogni minuto, ci trattavano (i superiori) un po' meglio, perché avevano paura di noi e quando si fa per avanzare cridavano avanti, avanti altrimenti vi sparo ...".
    • 7/2/1916…c ome pure al S. Michele che si può chiamare cimitero e via via sono andato sette o otto volte a lassalto senza conquistare niente ...
    • 14/3/1916: ... se sapessi quante barbarie, che modi di aggire, che buone maniere verso i soldati! Come i padri che educano i figli siamo presi a schiaffi e calci, ma se Iddio mi da vita a farmi arrivare in Italia saprò io…
    • da: "Soldati e prigionieri italiani nella prima guerra mondiale", di Giovanna Procacci
    • "Mi ricordo la prima strage. Eravamo ancora di là dell'Isonzo, dinanzi a Sagrado, in attesa. Una notte arriva l'ordine di tentare il passaggio del fiume. Approfittando dell'oscurità, su una passerella improvvisata, tutto un battaglione al completo riesce a sfilare alla chetichella. Gli austriaci, nemmeno un segno di vita: pareva che non ci fosse nessuno laggiù. Un portaordini ritorna, comunica che il reparto sta prendendo posizione, infiltrandosi attraverso la boscaglia. Tutto è facile, semplice, primitivo. Scaglionati lungo la riva destra, nella notte, aspettavamo di passare anche noi. D'improvviso scoppia una sparatoria, serrata, rabbiosa, che si propaga nel buio come un fuoco di paglia:
    • l'artiglieria nemica si sveglia di soprassalto, sbuca con vampe subitanee da ogni dove. L'Isonzo zampilla di cannonate. Corre l'ordine di passare anche noi sull'altra riva, in soccorso. Non si può. La passerella è saltata, viene trascinata via dalla corrente. Abbiamo dovuto assistere, senza poter far nulla, alla tragedia che si svolgeva di là. La fucileria durò parecchio: poi, a poco a poco, si diradò; giungevano fino a noi urla, invocazioni disperate, clamori, lamenti laceranti di feriti. Che si poteva fare? Sparare? E dove? Nella mischia, a casaccio? Furono massacrati, tutti"
    • "Passato l’Isonzo, i reggimenti furono scagliati contro questa barriera del Carso. Falangi di giovani entusiasti, ignari, generosi, contro questa muraglia di pietre e fango. Dopo le bassure dell’Isonzo, cominciarono ad arginarci. Imboscate, trincee provvisorie, trappole, nidi di mitragliatrici che cominciarono a seminarci sul terreno scoperto. Man mano che si saliva su, verso il bordo del Carso, la resistenza si faceva più tenace: urtammo contro le prime trincee protette da reticolati".
    • "  Ma i comandi sembravano impazziti. Avanti! Non si può! Che importa? Avanti lo stesso. Ma ci sono i reticolati intatti! Che ragione! I reticolati si sfondano coi petti o coi denti o con le vanghette. Avanti! Era un'ubriacatura.
    • Coloro che confezionavano gli ordini li spedivano da lontano; e lo spettacolo della fanteria che avanzava, visto al binocolo, doveva essere esaltante. Non erano con noi, i generali; il reticolato non l'avevano mai veduto se non negli angoli dei loro uffici territoriali, e non si capacitavano che potesse essere un ostacolo. Arrangiatevi, ma andate avanti, perdio! Che si fa, si scherza? "
    • "Il fango impasta uomini e cose assieme. Nel camminamento basso i soldati devono rimanere accovacciati nel fango per non offrire bersaglio: i bordi ineguali del riparo radono appena le teste. Non ci si può muovere. questa fossa in cui siamo è ingombra di corpi pigiati, di gambe ritratte, di fucili, di cassette di munizioni che s'affastellano, di immondizie dilaganti.- tutto è conflitto nel fango tenace come un vischio rosso".
    • Tenente Carlo Salsa, "Trincee. Confidenze di un fante"
    • “ La 4° (sezione lanciafiamme) ha al suo attivo, tra gli altri, un famoso turno a Quota 126 del Vippacco. Andarono su in settanta, e poi, chissà per quali strane successioni di passaggi da una dipendenza all’altra vennero dimenticati. Dopo novantadue giorni di trincea, in pieno inverno, si trovò chi poteva assumere la responsabilità di conceder loro il riposo: e calarono giù i dieci superstiti, veri scheletri ricoperti di fango, deboli macchine senza volontà…calarono giù, e dopo poco li rispedirono a quota 89 di Monfalcone“
    • “ La qualifica di trincea, sulla nostra destra, è un po’ eccessiva: gli uomini hanno come tutto riparo un muretto di pietre accostate alto un palmo e ci stanno dietro supini o stesi sul ventre. I fianchi sono protetti da traverse perpendicolari, alte come il muretto. Muoversi di giorno, una pazzia: e il cambio non si può fare che di notte”.
    • Paolo Caccia Dominioni, diario di guerra
    • "Tutte le volte che c'era un attacco arrivavano i carabinieri. Entravano nelle nostre trincee, i loro ufficiali li facevano mettere in fila dietro di noi e noi sapevamo che - quando sarebbe stata l'ora- avrebbero sparato addosso a chiunque si fosse attardato nei camminamenti invece di andare all'assalto. Questo succedeva spesso.
    • C'erano dei soldati, ce n'erano sempre, che avevano paura di uscire fuori dalla trincea quando le mitragliatrici austriache sparavano all'impazzata contro di noi. Allora i carabinieri li prendevano e li fucilavano. A volte era l'ufficiale che li ammazzava a rivoltellate."
    • Cesare De Simone, tratto da “L’Isonzo mormorava”
    • http://youtu.be/o3ZkJO-YCtk
    • L CARSO
    • http://www.youtube.com/watch?v=IMxfNBTgGf4&feature=related
    • LA SITUAZIONE DEI SOLDATI ITALIANI
    • http://www.youtube.com/watch?v=0COso4_-Dz0&feature=related
    • IL BILANCIO DELLA GUERRA
    • http://www.youtube.com/watch?v=aVMgEWh6Sq4&feature=related
    • IL SISTEMA DELLE ALLEANZE
    • http://www.youtube.com/watch?v=1qL5KLC3gSk
    • LETTERE DAL FRONTE- TAPUM
    • http://www.youtube.com/watch?v=rGw8CSYuiBI
    • LA LEGGENDA DEL PIAVE
    • http://www.youtube.com/watch?v=N1Dymce3hQE&feature=related
    • LA TRADOTTA
    • http://www.blogitalo.it/it/italontv-blog-viaggio-con-italo/pagine/882/La-Tradotta,-il-treno-dei-soldati-cantato-da-de-Gregori.html
    • GENERALE