La storia sulle rive del Muson

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Questa è un'antologia che raccoglie qualche indagine occasionale sul passato della mia comunità: Loria, Riese, Castello di Godego.
Non mancano pubblicazioni ben più autorevoli, sistematiche e "professionali" di questa.
Mosso inizialmente da qualche curiosità occasionale, sono andato scoprendo una sistematica manipolazione del nostro passato, nella più assoluta indifferenza generale.
Accettare acriticamente una prospettiva storica maliziosamente distorta, equivale talvolta a subire passivamente una errata percezione della propria identità.
Considerando il numero, per me soddisfacente, di viewers ho l’illusione di dialogare con altri che, come me, cercano la verità, cominciando a sfrondarla dai tarocchi più rozzi.

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La storia sulle rive del Muson

  1. 1. LA STORIA SULLE RIVE DEL MUSON I sassi puliti dopo un periodo di piogge. Qualche giorno di sereno e ritorneranno subito neri
  2. 2. INDICE GENERALE TITOLO INTRODUZIONE REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE AKELON ACELUM ASOLO I VENETI DELLA “BEA VENEZIA” IL CASTELLO DI GODEGO: VENETI, GOTI, MASNADIERI LORIA: I FUOCHI FATUI CHI ERA GIUSEPPE SARTO? PRIMO VISENTIN, DETTO MASACCIO, VIVE LA LEGA VENETA, TRA IGNORANZA E PLAGIO PAGINA 3 10 46 48 82 114 115 132 170 Una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com Questa è una piccola antologia, dove ho raccolto una serie di argomenti, divulgati un po’ alla volta, tutti relativi alla storia della mia comunità: Loria, Riese, Castello di Godego. Nei nostri paesi non mancano certo pubblicazioni ben più ufficiali e qualificate di questa. Mi ha motivato la curiosità di scoprire la montagna di manipolazioni, ormai accettate acriticamente dalla gente. Ogni documento ha il suo indice, con una numerazione indipendente.
  3. 3. INTRODUZIONE Sono un semplice appassionato della mia storia di Veneto, ovvero cerco la mia identità. Sono curioso, non amo i dettagli inutili, vorrei capire l’essenza, cosa mi insegna la vicenda. La nostra classe dirigente utilizza il racconto del passato per inculcarci qualche insegnamento, come fa la mamma quando racconta le favole, ma la sua versione contiene quasi sempre delle bugie, più o meno maliziose. E’ ragionevole aspettarsi che il potere faccia il proprio interesse. Trovo insopportabile il conformismo servile di molti divulgatori, qualsiasi scemenza venga data loro in pasto, viene replicata acriticamente
  4. 4. LA STORIA : ERUDIZIONE O CULTURA ? ERUDIZIONE Complesso delle cognizioni acquisite in una o più discipline con profonda e spesso minuziosa conoscenza di dati e di particolari CULTURA Complesso delle acquisizioni, delle esperienze, dei comportamenti che caratterizzano il tipo e il grado di sviluppo delle qualità intellettuali e morali di un determinato ambiente, di un determinato gruppo sociale, di una determinata epoca La cultura non va confusa con l’erudizione, non è patrimonio di un’èlite di “topi di biblioteca”, è ricerca viva e profonda di quella conoscenza che determina concretamente gli indirizzi ed i valori su cui basare la nostra vita. LA RICERCA STORICA MULTIDISCIPLINARE L’epica dell’Iliade e l’Odissea era un canto dilettevole e pedagogico insieme, molto prima di diventare un testo scritto, la letteratura e la storia coesistevano con un’armonia raffinatamente perseguita. Anche Livio, il più grande degli storici, Veneto, persegue questo equilibrio quando racconta le nostre origini. Sappiamo quando siamo arrivati qui, eravamo un popolo nobile, evoluto, ma relativamente povero, pacifico. Con poche eccezioni, Padova, Este, i nostri manufatti, spesso in materiali deperibili, sono andati distrutti. Per fortuna il territorio racconta molto del nostro passato, se sappiamo leggerlo attraverso la localizzazione e la contestualizzazione delle motte, oppure dei santuari mariani, molto spesso evoluti da un culto alla nostra dea Reita. INTRODUZIONE/1
  5. 5. LA STORIA : FAVOLA O MAESTRA DI VITA? I TABU’ Quando la manipolazione storica riguarda un tema troppo importante o difficile da ”taroccare”, si opta per la strategia dell’oblio e del silenzio. Ad esempio: -VENETI: la nostra storia è ignorata e sminuita, oppure si da per scontato un abissale dislivello culturale rispetto a Roma, fatto totalmente falso, una dimostrazione di quanto rozza e provinciale sia la nostra élite. -GOTI: secondo l’unica ipotesi meritevole di approfondimento, hanno dato il nome al paese di Godego; questo tema appassionante viene oggettivamente “ignorato” dalla sua comunità, già nella segnaletica LE FAVOLE INNOCENTI Sono quelle di mamma e papà, che rendono così piacevole per un bambino iniziare una notte di sogni. Gran parte della produzione “storica” locale si rivolge a bambini molto cresciuti, ma l’intento è simile: a volte il narratore rivive con libertà poetica il mondo della sua infanzia ed i numerosi lettori condividono ed apprezzano la sua prospettiva. Altre volte, un erudito esibizionista, si trastulla ed esibisce qualche conoscenza di latino: così si può fantasticare che il nome di Poggiana derivi da una “Pugna”, una battaglia avvenuta sul posto, ipotesi sicuramente sciocca e fasulla. La STORIA, maestra di vita, è altra cosa, serve per capire, con rigore ed il coraggio della verità, da dove veniamo, per orientarci verso il futuro. LE FAVOLE MALIZIOSE FAVOLA : racconto normalmente con finale moralistico. Fandonia, frottola, panzana I gruppi di potere hanno sempre manipolato il racconto del passato per orientare la massa ignorante, nella direzione più opportuna, secondo loro. Il prete Camavitto s’inventa la solita ipotesi etimologica, evidentemente inconsistente, una di quelle che gli ignoranti non possono né capire, né contestare, per spiegare l’origine di Godego da “Gudega”. Lo fa con il chiaro intento di compiacere il potente amico Sarto: molto probabilmente, entrambi trovavano sgradevole e censurabile la vicenda gotica. Dopotutto il bravo Camavitto fa il suo mestiere di prete, ma è il comune di Godego che, ancora oggi, ospitandola senza commenti nel suo sito internet, l‘avalla. INTRODUZIONE/2
  6. 6. I VENETI A TROIA Omero è un personaggio completamente immaginario I fatti raccontati nell’Iliade sono realmente accaduti intorno al 1200 A.C. Sono stati trasmessi oralmente, cantati, per circa 6 secoli, dunque da più voci ed in tutto il mediterraneo orientale, senza miracolosamente perdere la sostanziale unità dell’opera. Solo a partire dal VI secolo A.C., sono stati gradualmente registrati, in diverse versioni scritte. Sono fatti sostanzialmente veri, ma il racconto può essere decodificato solo da studiosi competenti Per secoli si è pensato che si trattasse di invenzioni poetiche, è stato Schliemann, autodidatta, a scuotere il mondo accademico, dimostrando, con le sue scoperte, come si deve decrittare la verità storica dell’Iliade. I Veneti della Paflagonia, fedeli agli alleati, ma moderati, portati alla mediazione con il nemico Siamo menzionati in bella vista nell’elenco ufficiale degli alleati di Troia, ma anche in altre parti del racconto. La nostra identità è spiccata: leali, valorosi, ma non fanatici, portati al dialogo con il nemico. Una caratteristica che rifulgerà ai tempi della Serenissima e che permane indelebile ai nostri giorni. Al punto da alimentare anche qualche sospetto di collaborazionismo con il nemico, lo stesso Tito Livio sottolinea esplicitamente come Antenore con Enea, sia stato graziato e lasciato fuggire dai vincitori.
  7. 7. Un primo punto che trova quasi tutti dello stesso avviso è questo: dopo la caduta di Troia, ai superstiti troiani fu riservato un trattamento molto duro; gli Achei si astennero dall'applicare rigorosamente il codice militare di guerra solo nei confronti di due di essi, Enea e Antenore, sia per l'antica legge dell'ospitalità, sia perché essi erano sempre stati sostenitori della pace e della restituzione di Elena. Successivamente, per circostanze di varia natura, Antenore e un nutrito gruppo di Eneti, i quali, costretti ad abbandonare la Paflagonia a séguito di una sommossa interna ed essendo alla ricerca di un luogo dove stabilirsi e di qualcuno che li guidasse dopo aver perso a Troia il loro capo Pilemene, arrivarono nel golfo più profondo del mare Adriatico, scacciarono gli Euganei che abitavano tra mare e Alpi e, Troiani ed Eneti, si impossessarono di quelle terre. Il primo punto in cui sbarcarono lo chiamarono Troia e di lì deriva il nome di Troiano per il villaggio: l'intero popolo assunse la denominazione di Veneti. TITO LIVIO I VENETI NEL VENETO I Veneti a Padova, secondo il compaesano Tito Livio L’aura mitica, favolistica, dei suoi racconti, non era costituita da banali menzogne, ma un involucro che doveva corrispondere a precisi intenti pedagogici ed encomiastici, prescritti dalla committenza. Tolto il quale, con la necessaria attenzione e competenza, la storia di Livio diventa molto seria ed attendibile. L’archeologia conferma sostanzialmente l’arrivo di un popolo nel XII secolo A.C. in Veneto, che respinge gli Euganei, ivi residenti, ai margini della pianura, sulle Prealpi. Ben più ardito rendere poeticamente la verità storica delle origini di Roma, che, forse con grande imbarazzo verso la committenza, sposta circa 5 secoli più tardi della sua Padova (753 A.C.) . Toccherà poi a Virgilio diffondersi nei dettagli che pongono il troiano Enea ai vertici dell’albero genealogico. Decodificata, la storia di Roma secondo Livio, è quella di una modestissima comunità, un villaggio, che fatica per secoli, per sviluppare una sua identità etnica e culturale, tra Latini, Sabini, Etruschi ecc.
  8. 8. QUANTE BALLE CI HANNO RACCONTATO NEI SECOLI ! Quante baggianate può digerire il popolo veneto, senza mostrare la minima forma di ribellione, un fremito di disgusto? Siamo gente pratica, basta che non tocchino il portafoglio! Se poi riguardano “noiose e futili” questioni sulla nostra identità storica e culturale, chi ha tempo da perdere? Eppure non siamo più rozzi, poveri ed ignoranti come una volta! Semo pieni de laureai e de studiai! Bossi è stato solo l’ultimo ed il più rozzo dei mistificatori C’è poco da offendersi, servili ed opportunisti ci immaginano gli altri, perché tali ci siamo mostrati da secoli. Pensate solo alla nostra maschera più famosa : Arlecchino. Questo documento divulgativo cita qualche esempio, a mio giudizio facile ed evidente, di queste mistificazioni. Chi è interessato è invitato a verificare di persona ed a farsi un giudizio autonomo. E forse la manifestazione d’un atavico opportunismo servile dei Veneti? INTRODUZIONE/3
  9. 9. IGNORANZA OSTENTATA NELLA SEGNALETICA Il cartello descrive il “castelliero” di Vallà. -il suo cartello è a Spineda -cambiato il nome della via -devastato completamente L’unico reperto del culto pagano, mesco- lato a quelli cristiani Una segnaletica ina- deguata e pasticcionanessuno dei due è “torrente”, consultare un vocabolario Quanti evidenti strafalcioni vedo in giro, pochi protestano, nessuno corregge! La nostra comunità non sembra molto sensibile al tema della propria identità storica e culturale. “I sentieri degli Ezzelini” evoca in me le figure, una in particolare, più infami della nostra storia. - Quale merito sconosciuto possono avere, per essere stati scelti come “sponsor “del nostro territorio? - Non potevano esistere sentieri, praticabili per la gente comune, lungo le rive del Muson, prima del dopoguerra. INTRODUZIONE/4
  10. 10. PROVARE AD IMMAGINARE, STUDIANDO IL CONTESTO GENERALE I dati storici, sull’origine di Cendrole e Riese, sono scarsissimi, presi da soli, per azzardare conclusioni sicure. Per fortuna l’indagine storica ha fatto progressi notevoli, sconosciuti alla massa: oggi abbiamo un quadro generale abbastanza preciso e completo sui nostri antenati Veneti. Se si studia il contesto generale, allora anche lo scenario specifico, può essere illuminato molto meglio. Questo è un lavoro di mera divulgazione, le mie fonti sono accessibili a chiunque, nelle biblioteche e nei musei della zona. Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE
  11. 11. ARGOMENTO VENETI, CELTI O PREROMANI? UNA LETTURA MULTIDISCIPLINARE DEL PASSATO A SAN PIETRO, I CULTI PAGANI DEI SOLDATI DEL CASTELLO VOCABOLI INDISPENSABILI INSEDIAMENTI ED INTERFACCE DEI VENETI I VENETI A SUD DI PADOVA I VENETI A NORD DI PADOVA I RETII GLI SCAMBI CON I POPOLI CONFINANTI E’ LECITO CONFONDERE I VENETI CON I CELTI? I NEMICI MORTALI DEI VENETI? I LON(GO)BARDI CHI HA CIVILIZZATO I VENETI? I ROMANI? LE DUE ANNESSIONI I VENETI DI CESARE E TACITO I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON LE DUE DIRETTRICI PARALLELE ALLE VIE ROMANE UN’ECONOMIA POVERA PAGINA 1 1/1 1/2 1/3 1/4 1/5 1/6 1/7 1/8 1/9 1/10 1/11 1/12 1/13 2 2/1 2/2 INDICE La numerazione è relativa al documento indipendente. Per trovare il corrispondente in questa antologia, basta sommare questo valore al numero della pagina iniziale di questo argomento. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE
  12. 12. ARGOMENTO IL TUMULO DI SPINEDA E L’AREA SACRA DI CENDROLE I RETII NEL CASTELLO DI RIESE LA BEA VENEZIA REITA REITA UNA E TRINA TRA RELIGIOSIT’ E SUPERSTIZIONE REITA NEL NOSTRO DNA CULTURALE CENDROLE = CINERES = CENERI COSA C’ERA A CENDROLE? A CENDROLE, SI ADORAVA REITA PRIMA DI MARIA? REITA ED IL LEONE DI SAN MARCO IL TUMULO A NORD DEL SANTUARIO LO SCAMBIO DEL CARTELLO SEGNALETICO CASTELLIERO = VALLUM = VALLA’ IL CASTELLIERO SPIANATO E DEPREDATO IL GIOIELLO ARCHEOLOGICO DI CASTELCIES PAGINA 2/3 2/4 2/5 3 3/1 3/2 3/3 3/4 3/5 3/6 3/7 3/8 3/9 3/10 3/11 4 INDICE La numerazione è relativa al documento indipendente. Per trovare il corrispondente in questa antologia, basta sommare questo valore al numero della pagina iniziale di questo argomento. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE
  13. 13. CAPITOLO 1 VENETI, CELTI O PREROMANI? La chiesa prima, poi i piemontesi ed i fascisti, ci hanno fatto, con successo, il lavaggio del cervello, non esistiamo storicamente fino alla conquista da parte di Roma. La divulgazione nostrana, con grande sprezzo del ridicolo, continua a definirci preromani. Un illustre professore di storia, Umberto Bossi, ci ha spiegato che siamo Celti e questo, secondo lui, doveva servire a rafforzare il comune sentire padano. Ha capito che un solido sentimento di comunanza non può prescindere dall’elemento religioso e ci ha rivelato che la nostra divinità comune era il dio eridanio. Presidenti di regione e fior di ministri hanno aderito alla pagliacciata come chierichetti. L’identità dei Veneti è tra le più note ed investigate dalla storia, fin da Omero e poi dai romani. Ad Este, Padova, Montebelluna ecc., ma anche fuori dai nostri confini, a Lagole per esempio, adoravamo la stessa divinità femminile: Reita REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE
  14. 14. UNA LETTURA MULTIDISCIPLINARE DEL PASSATO REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/1 VENETI, CELTI O PREROMANI? Il nostro territorio, perché molto povero, è rimasto quasi inalterato fino al dopoguerra, quel poco di buono che è stato fatto, è merito dei nostri stessi avi , in particolare dei connazionali veneziani. Poco allettante per gli archeologi come Schliemann, armati dell’Iliade e della lente d’ingrandimento: non possono sperare di trovare ricchi tesori o misteriosi reperti da decifrare. Lo studio delle localizzazioni, ben contestualizzato, ci può illuminare, là dove non troveremo mai conferme scritte. La chiesa di san Pietro a Godego, con la grande area antistante rappresenta la tipica impostazione pagana, è stata poi convertita al culto cristiano, ma presto affiancata/sostituita da quella nel castello. I pagani separavano drasticamente le necropoli ed i culti connessi dal mondo dei vivi, il cristianesimo non respinge, anzi celebra, il corpo dei morti, sposta il cimitero vicino alla chiesa, al centro dell’abitato. chiesa nel castello San Pietro Muson (1)Dal castelliere di Mottinello a quello di Vallà
  15. 15. A SAN PIETRO I CULTI PAGANI DEI SOLDATI DEL CASTELLO REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/2 VENETI, CELTI O PREROMANI? Il cristianesimo rivoluziona profondamente tutto il rito sacro. Il luogo stesso del culto, inizialmente, può essere una casa privata o una catacomba, a causa delle persecuzioni. All’assemblea (ecclesia) è ammessa tutta la comunità dei credenti, anzi, è protagonista della celebrazione, dagli apostoli all’ultimo dei discepoli. Quindi, dopo Costantino, l’ecclesia avrà bisogno di edifici sacri di dimensioni inimmaginabili per un pagano. Nei culti pagani l’edificio sacro era riservato esclusivamente alla statua del dio ed al sacerdote che vi svolgeva riti riservati, mentre la folla dei fedeli riempiva un’area esterna, dove avvenivano anche i sacrifici. Dunque la comunità attorno al castello di Godego, con questa area sacra enorme per quei tempi, doveva essere una realtà importantissima.
  16. 16. VOCABOLI INDISPENSABILI Comprendere una pubblicazione accademica d’archeologia è un’impresa eroica, per i non addetti ai lavori. Fidarsi dei divulgatori è pericoloso, la vanità li induce spesso ad spacciare per fondate le loro libertà poetiche, i peggiori sono gli eruditi che giocano con le parole, con le assonanze. Per evitare grossolani equivoci bisogna comprendere bene il significato di alcuni termini. Motta o Aggere (sinonimo) : è un terrapieno, che serve per sollevare l’area rispetto al territorio circostante. Lo scopo non è affatto misterioso, ne ho viste molte in Emilia, lungo il Po. Servono per proteggere persone e beni in una zona esposta a frequenti inondazioni. Il materiale utilizzato è quello disponibile in loco, per esempio quello ricavato dallo scavo del canale che di solito circonda la struttura, con lo scopo di migliorare il sistema di protezione. Frequentate anche per secoli, possono crescere molto di livello, a causa dei residui depositati dagli abitanti stessi. Vengono realizzate da una comunità per la propria protezione, ma ovviamente possiamo immaginarle anche un luogo adatto ad ospitare dei mercati, per armenti e persone in transito ecc. Per motta,nella lingua italiana, s’intende un qualsiasi rialzo di terra, ma nella cultura terramaricola (questa delle motte) è usuale riferirsi ad un’area abbastanza grande, in grado di ospitare un clan oppure una struttura comunitaria. Tumulo : è un cumulo di materiale di forma pressappoco semisferica e delle dimensioni di alcuni metri. Anche questo è un rialzo realizzato con della terra e qualcuno scioccamente lo chiama motta, ma questa licenza genera gravi equivoci. E’ la tomba del capo della comunità o di una figura eminente ed è posta proprio al centro dell’abitato, mentre le necropoli sono sempre nettamente separate dal mondo dei vivi Può essere seppellito con il cavallo, la moglie, qualche fedelissimo ecc. Castelliero, Castion , Castellario ed altre storpiature : struttura protettiva con una precisa finalità militare. Il basamento può essere realizzato con terra (di nuovo la tentazione di chiamarlo genericamente motta), pietre, rocce: le pareti ed il soffitto sono spesso in legno o altro materiale deperibile e perciò non si è quasi mai conservato. Le opere murarie vere e proprie diventano uno standard solo nel medio evo. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/3 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  17. 17. ETRUSCHI POI CENOMANI CENOMANI RETII foto tratta da “I Veneti antichi, di Fogolari e Prosdocimi FLUSSOVIATERRA LENTOEPOVERO NORD EUROPA VENETI FLUSSO VIA MARE VELOCE E RICCO ADRIA ALTINO REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/4 VENETI, CELTI O PREROMANI? INSEDIAMENTI ED INTERFACCE DEI VENETI
  18. 18. IL COMMERCIO VIA ACQUA Abitare vicino ai fiumi era pericoloso e disagevole, le inondazioni molto più catastrofiche e gli allagamenti più persistenti rispetto ad oggi. Ci doveva essere qualche importante vantaggio per scegliere di risiedervi ed era necessario innalzare l’insediamento con un terrapieno, da noi sono ben conservate le motte di Godego. Un addensamento concentrato sugli argini dei fiumi si può spiegare con attività economiche come la pesca, ma probabilmente il commercio era il vantaggio principale. Infatti, sull’altra sponda del Po, troviamo i mercanti Etruschi, rimpiazzati poi dai galli Cenomani. I porti sicuri sul mare erano rarissimi, non erano posti sul litorale, ma collegati mediante canali d’accesso, anche artificiali: questo spiega la grande e plurisecolare fortuna di Adria e Altino. Padova crocevia fluviale L’Adige passava presso Este fino al 589 d.c. foto tratta da “I Veneti antichi, di Fogolari e Prosdocimi I VENETI A SUD DI PADOVA ADRIA ALTINO REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/5 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  19. 19. RETII foto tratta da “I Veneti antichi, di Fogolari e Prosdocimi I VENETI A NORD DI PADOVA IL FLUSSO DI MERCI ED UOMINI La civilizzazione delle nostre terre, almeno fino al medio evo, ha un flusso a senso unico: dal medio oriente più ricco ed evoluto, verso l’ovest ed il nord più arretrati. Nello stesso senso viaggiano anche i prodotti raffinati, in quello contrario le materie prime. Il trasporto via terra è lentissimo e costoso, molto più competitivo quello via acqua. L’espansione demografica va dal mondo più ricco che è più popolato verso le terre più disabitate. I ricchi , i mercanti e gli artigiani, viaggiano via mare, i poveri via terra, per esempio attraverso i Balcani. La peregrinazione di un clan può durare generazioni, le interazioni con i territori attraversati saranno profonde. I VENETI ED I RETII NELLO SCAMBIO TRA MEDITERRANEO E NORD EUROPA Praticamente ad ogni sbocco di vallata, troviamo un abitato di Veneti. Gestiscono il trasporto delle merci nella direzione nord-sud, in staffetta con i Retii. Non manca quasi mai il corso d’acqua da sfruttare per il trasporto delle merci. Non è facile per noi contestualizzare correttamente: penso al trasporto del legname sul Piave, per esempio. E’ cessato qualche generazione fa, ma ne stiamo già perdendo la memoria collettiva. PADOVA ANGARANO (BASSANO) ASOLO MONTEBELLUNA ODERZO REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/6 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  20. 20. Secondo gli autori antichi, i Veneti occupavano anche l’area alpina, i romani chiamavano il lago di Costanza (tra Austria e Svizzera) Venetus Lacus. Condividevamo con i Retii la stessa divinità, Reita, la comune origine non è specificata dalle fonti. Potrebbero essersi nominalmente separati da noi per l’isolamento delle vallate alpine e per i contatti con i popoli del nord. A Lagole, loro importante centro di scambi commerciali, culturali, politici, luogo di cura termale, c’era un santuario di Reita, dove i Veneti, ma anche Greci ed Etruschi, erano a casa loro . foto tratta da “I Veneti antichi, di Fogolari e Prosdocimi VENETI I RETII LAGOLE PIEVE DI CADORE MEL FELTRE REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/7 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  21. 21. GLI SCAMBI CON I POPOLI CONFINANTI L’ORIGINE NELL’ATTUALE TURCHIA (PAFLAGONIA) Livio e gli altri storici romani concordano sul mito dei Veneti, giunti appunto via mare, dalla Paflagonia (Turchia), poco dopo la guerra di Troia, nel XII secolo a.c. La ricerca storica ha confermato come questi racconti siano attendibili nella sostanza: era una prassi adornare, ma non stravolgere, queste vicende con qualche invenzione mitica, con un intento politico e pedagogico. I riscontri archeologici confermano bene questa versione, a differenza di altre ipotesi, più o meno cervellotiche, che vengono man mano inventate. GLI ISTRI E LA MIGRAZIONE VIA TERRA Abbiamo molte prove di una significativa parentela culturale con loro. Anzitutto i Veneti, data la spiccata attitudine mercantile, sicuramente hanno scambi intensi con questo popolo limitrofo. Inoltre, ricordando la direzione costante dei flussi di civilizzazione, è certo che, nel nostro DNA, ci sia una componente rilevante di popoli che, probabilmente in tempi lunghissimi, hanno attraversato la penisola balcanica, continuando a mescolarsi con i locali, prima di arrivare qui. Una migrazione secolare e povera, più difficile trovarne i riscontri archeologici. L’INFLUENZA GRECA AD ADRIA ED ALTINO Se le comunicazioni via acqua erano più competitive rispetto alle terrestri, ovviamente quelle via mare avevano vantaggi enormi rispetto a quelle via fiume. Il sito fortunato era in grado di comunicare, velocemente e senza barriere, con tutto il bacino mediterraneo. Questi due porti marini e pochi altri, Spina per esempio, manterranno sempre una forte superiorità economica e culturale sull’entroterra. Molto cosmopolite, vi risiedevano abitualmente importanti comunità di greci, ma anche etruschi, ecc. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/8 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  22. 22. E’ LECITO CONFONDERE I VENETI CON I CELTI? I VENETI MERCANTI E MULTICULTURALI PER MESTIERE L’archeologia testimonia chiaramente, non solo l’intensità degli scambi delle merci, ma anche la coabitazione, negli insediamenti e perfino nelle inumazioni. Le reciproche influenze sono più evidenti ad Adria ed Altino e nelle zone di confine. Infine bisogna tener presente che la struttura politica non era affatto monolitica; vigeva un sistema di città stato, ciascuna delle quali aveva una notevole autonomia nello stringere legami con i vicini. Gli Etruschi si insediano soprattutto lungo il Po, ma li ritroviamo ben inseriti anche nelle nostre città. I GALLI ( CELTI) CENOMANI Secondo Livio sono arrivati in Italia nel 400 a.c., i romani concedono loro di restare. Soppiantano gli Etruschi negli scambi con i Veneti. Si posizionano sopratutto sull’Adige, Verona assume connotati celtici evidenti. Si ambientano bene e velocemente, mantengono sempre rapporti di fedeltà ed ossequio a Roma. Come i Veneti: entrambi alleati dei romani nelle pochissime guerre menzionate nella nostra storia, combattono addirittura contro i loro stessi connazionali, i celti Boi ed Insubri, scesi in Italia nel 225 a.c. Risibile la favola politica di un’origine comune per Veneti e Celti. ETRUSCHI, POI CENOMANI CENOMANI VENETI GRECI RETII NORD EUROPA GRECI L’Adige passava presso Este fino al 589 d.c. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/9 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  23. 23. I NEMICI MORTALI DEI VENETI? I LON(GO)BARDI I VENETI, IL POPOLO PIU’ OPPORTUNISTA DELLA STORIA La spiccata vocazione mercantile, che sempre ci ha contraddistinto, rifulge nella storia di Venezia: trovatemi una città più tollerante, laica, cosmopolita! Il nostro opportunismo ci ha sempre permesso di fare buoni affari con chiunque, anche con il demonio! ESTE E PADOVA INVOCANO L’INGERENZA ROMANA I Veneti, come i Latini, gli Etruschi ecc. avevano una struttura politica basata sulle città stato. Il genio politico e militare di Roma si è rivelato in pieno e magnificamente, nella sua capacità di proporsi come insostituibile arbitro pacificatore dei popoli circostanti, che poi ha incluso nell’impero. Sono Padova ed Este ad invocare un console romano, per dirimere una loro controversia. Per quanto ne sappiamo, poi è stato solo amore reciproco; cioè abbiamo fiutato il grandissimo vantaggio di rimanere agganciati alla loro marcia trionfale di conquista. AMICI DEI GOTI La storia delle invasioni barbariche è piena zeppa di stereotipi errati: andrebbe tutta riscritta per le scuole. Ad esempio non sono riuscito a trovare testimonianze particolarmente drammatiche sull’arrivo dei Goti in Veneto, la civiltà romana ne ha sofferto, ma non in modo letale, le città sopravvivono e si riprendono. L’incursione degli Unni è terribile, ma relativamente breve, anche questa volta lo stile di vita sopravvive. I LONGOBARDI NEMICI MORTALI Quando arrivano qui radono al suolo quasi tutte le città importanti, uccidendo o disperdendo gli abitanti. La civiltà muore in quel momento, nel 639 d.c., quando il vescovo di Altino distrutta stabilisce la sua sede a Torcello (più tardi passerà a Rialto ed infine nella sede attuale). La data del 476 d.c. segna solo la fine formale dell’impero romano, un’istituzione ormai inutile e degradata. In quel tempo i Veneti convivevano con i Goti da oltre un secolo e guardavano, caso mai, a Costantinopoli. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE 1/10 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  24. 24. CHI HA CIVILIZZATO I VENETI? I ROMANI? IL CONFRONTO IN ARCHEOLOGIA I reperti archeologici di Padova, Este, Altino, Adria, permettono un confronto dettagliato del nostro livello culturale e artistico, rispetto agli altri popoli del Mediterraneo. Nettamente superiore nelle città di mare rispetto alla terraferma; nel sud Italia, vicino ai centri di irradiazione della civiltà, rispetto al nord. Per un profano come me è difficile percepire una differenza tra i manufatti romani e veneti. Con la conquista della Grecia c’è un salto netto, ma per tutta la penisola italiana. IL CONFRONTO IN LETTERATURA : LIVIO E CATULLO Nella mia classifica dei dieci letterati latini più “famosi”, a parte Cesare, vedo solo provinciali. Cicerone appartiene al popolo dei Volsci, viene da Arpino, città lontana 100 km da Roma. I nostri due veneti sono delle superstar, stanno nelle stanze del potere, intimi di Ottaviano. Virgilio, mantovano, gravita vicino alla cerchia di Catullo, di Sirmione. Questi Veneti riderebbero del nostro complesso d’inferiorità rispetto ai romani. Croce pensava che, per consolidare l’identità nazionale, fosse necessario oscurare le specificità culturali. Un errore madornale, capito da tutti, tranne che dall’arteriosclerotico mondo accademico, che spesso vede solo l’impronta di Roma ed etichetta tutto il resto come preromano. I Veneti hanno un pedigree molto antico e prestigioso, celebrati nell’Iliade come il popolo dei bei cavalli, il veneto Livio garantisce il solido fondamento storico del mito, diffuso su tutto il mediterraneo. E’ un’intero popolo quello che occupa sistematicamente tutto il nord est, mentre la leggenda di Roma parla di un povero villaggio, la cui specificità culturale si diluisce, anche simbolicamente, con il ratto delle Sabine e nella fase “etrusca”. I romani invidiano la nostra mitica origine e Virgilio la scopiazza bene. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/11 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  25. 25. LE DUE ANNESSIONI COCCOLATI E SEDOTTI DA GIULIO CESARE Certo non esiste una data della conquista militare romana: il matrimonio in chiesa, da noi tanto agognato e da Giulio Cesare benevolmente concesso, fu solo l’atto finale di una lunga, affettuosa, convivenza, le cui tappe finali sono: nel 49 a.c. la cittadinanza romana e nel 42 a.c. diventiamo parte integrante dell’Italia romana. UN MATRIMONIO IMPOSTO ED ABBASTANZA INFELICE Nel 1866, una votazione organizzata sul consenso di quattro gatti, ben selezionati, ha sancito la sottomissione alla monarchia sabauda. Secondo me basta confrontare l’espressione dei due personaggi e si capisce perché i veneti nutrano sentimenti così contrastanti per le due annessioni: troppa enfasi nostalgica per la prima, rigetto per la seconda. A mio modesto parere, la monarchia sabauda, non solo ha espresso delle figure di monarca molto disonorevoli, ma anche una burocrazia ottusa ed inadeguata al compito immane di unificare l’Italia. Infamia eterna merita il modo in cui hanno contribuito all’entrata in ben due guerre mondiali e per come le hanno condotte. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/12 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  26. 26. I VENETI DI CESARE E TACITO IL RAMO FRANCESE DI CESARE E’ veramente emozionante leggere il racconto della sua guerra contro i Veneti francesi. Si percepisce bene l’affinità con i nostri veneziani, si tocca con mano la loro perfetta ambientazione in quel territorio lagunare. Con le loro barche speciali e le loro tecniche, hanno tenuto a lungo sotto scacco l’esercito e la flotta romana; il loro nemico ne parla con grande rispetto. Non si cura di specificare se questo popolo avesse le stesse origini di quello, da lui ben conosciuto, in Italia. IL RAMO DEI MASURI, SECONDO TACITO Lo storico li menziona brevemente e la collocazione è, molto approssimativamente, nella Polonia. Ho trovato qualche dotto, che in base a complesse argomentazionI, ipotizza la zona dei laghi Masuri, non so con quanto fondamento. A livello puramente emozionale, posso garantire, essendo stato in quei posti, che si tratta di una bellissima e vastissima zona piuttosto lagunare che lacustre; aria di casa nostra insomma. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE1/13 VENETI, CELTI O PREROMANI?
  27. 27. CAPITOLO 2 I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON Le testimonianze archeologiche sono poverissime e poco divulgate, ma il territorio ha un linguaggio abbastanza suggestivo e coerente. La via Castellana, con il castello di Riese e la motta di Castelfranco, poteva servire come collegamento nord - sud da Padova ad Asolo e fino al nord Europa. La concentrazione delle testimonianze lungo l’Avenale fa correre la fantasia. I “prai” sono molto antropizzati, il terreno presenta un’alternanza continua di aree depresse e sopraelevate, ma ciascuna accuratamente livellata. Sempre perimetrate da un’alberatura, combinata con una fittissima rete di canali: un habitat perfetto per animali al pascolo. Omero prima e poi tutti gli storici celebrano i nostri antenati come allevatori di cavalli. L’antica via Veneta, parallela alla Postumia romana, è caratterizzata dai castellieri di Mottinello, Castion e Vallà. La chiesa della Crocetta con le necropoli di via Casoname sono posizionate poche centinaia di metri più a nord, il mondo dei morti era sempre ben distinto da quello dei vivi. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE
  28. 28. LE DUE DIRETTRICI PARALLELE ALLE VIE ROMANE NORD - SUD Le vie Castellana e Pagnana (colore verde) collegano i paesi sulle due sponde del Muson ben prima dei romani. Gli insediamenti veneti noti, sono tutti lungo l’Avenale. Il castello dei Retii (Riese) sulla via Castellana, l’Aurelia romana ancora più a est. EST - OVEST Il castelliero di Vallà, il santuario della Crocetta, le necropoli di via Casoname, i castellieri di Castion e di Mottinello, erano concentrati su questa via, circa 2 km a nord della via Postumia Le vie romane, Postumia ed Aurelia ben lontane dai “Prai” Motta > Castello (Castelfranco) REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE2/1 I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON
  29. 29. UN’ECONOMIA POVERA L’economia dei nostri antenati poteva essere l’allevamento, la caccia, la pesca, poco redditizio il commercio via terra. Comunque, anche a Roma, la grande ricchezza è arrivata solo dopo la conquista della Grecia. Da noi ne avranno beneficiato solo città come Asolo e Padova. I nostri veneti destarono l’interesse del vescovo di Treviso solo dopo il 1000 d.c., quando apparvero abbastanza ricchi da risvegliarne la cupidigia erariale. Inutile cercare costosi reperti archeologici in queste località, certamente povere. I modesti traffici tra Asolo e Padova, potevano avvenire forse sulla via Castellana, abbiamo visto che i trasporti via terra erano molto meno redditizi di quelli via acqua. Asolo Motta > Castello (Castelfranco) REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE2/2 I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON
  30. 30. IL TUMULO DI SPINEDA E L’AREA SACRA DI CENDROLE Gli insediamenti da nord a sud sono collocati tutti sull’Avenale, a cominciare dal tumulo, normalmente la sepoltura del personaggio guida del clan, suggestivamente posizionato proprio alla partenza del canale. -Il tumulo di Spineda, è posto all’inizio della zona umida e poi paludosa dei prai. -Il santuario, ovvero la zona sacra, è situato a meno di un chilometro a sud dell’abitato (tumulo). Normalmente comprendeva, sia una necropoli (monumento funebre di Vilonius), sia un’area per i sacrifici (le ceneri miste a frammenti lignei). Intorno al 1000 d.c., con la cristianizzazione, da questa chiesa madre si staccano le comunità religiose di Poggiana e Riese, per esempio. -Il castello dei Retii è posto più a est, sulla via Castellana, ha sicuramente una funzione logistica, per il trasporto delle merci via terra, nord-sud. I romani si sposteranno ancora più ad est e lontani dal Muson, con la via Aurelia. -Il castelliero di Vallà , vedi diap. 24, è pure vicinissimo all’Avenale -Il fossato della motta, sulla quale verrà costruito poi il castello di Castelfranco, è tuttora alimentato dall’Avenale.Motta > Castello (Castelfranco) Castello dei Retii REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE2/3 I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON
  31. 31. Sappiamo che la nostra zona fu un’area di transito per gli scambi via terra, sud-nord, fin dalla preistoria. A Cendrole c’era evidentemente un luogo di culto, probabilmente analogo a quello famosissimo di Lagole, che era anche un punto di incontro economico e politico, tra le varie comunità. I Retii, nel loro castello di Riese, probabilmente custodivano le merci appena arrivate in pianura, da scambiare con i Veneti. Non si può escludere del tutto una costruzione del castello per iniziativa dei romani. In questo caso, i Retii lo avrebbero occupato, per conto ed al servizio di Roma, vedi il documento I Goti a Castello di Godego. Riese con il suo castello è posta sull’attuale via Castellana e non sull’Aurelia, questo fatto rafforza l’ipotesi della costruzione antecedente all’arrivo dei romani. I RETII NEL CASTELLO DI RIESE REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE2/4 I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON
  32. 32. LA BEA VENEZIA I VENETI LUNGO L’AVENALE C’è una contrada, tuttora chiamata “Bea Venezia”, a Cendrole, a poche centinaia di metri dal tumulo e dalla partenza dell’Avenale. Una via Avenale comincia a correre nei pressi del canale omonimo dai Berni (tra Poggiana e Riese) fino alla SP 139 (tra Godego e Vallà), per poi continuare come via “Bea Venezia”. In prossimità del Castelliere c’è un gruppo di case chiamato espressamente con lo stesso nome, anche se tutto l’abitato lunga la via omonima, fino alla circonvallazione, viene identificato nello stesso modo. Non è corretto dare un valore storico eccessivo al potere evocativo di un nome, preso da solo, ci si può sbizzarrire a cercare una qualsiasi spiegazione. Inserito nel contesto coerente degli altri elementi (Inizio e fine dell’Avenale, natura del suolo, Tumulo, Santuario, Castelliero di Vallà, Motta di Castelfranco), può essere un’ulteriore conferma di una concentrazione di insediamenti veneti lungo l’Avenale, ricordata dai nostri avi fino ai nostri giorni. Bea Venezia Bea Venezia REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE2/5 I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON
  33. 33. CAPITOLO 3 REITA Perfino la Grecia arcaica, fino al VI secolo a.c. circa, è relativamente povera di testimonianze scritte, anche se abbondano le sculture, la decorazione dei vasi ecc. I Veneti vivevamo certamente ai margini di questo mondo più evoluto, conoscevano la scrittura, ma ci hanno lasciato soprattutto oggetti legati al culto, corredi funebri in particolare. La religiosità espressa da questi reperti è la principale chiave di lettura per cercare di comprendere l’universo culturale dei popoli più antichi. Quelli più dediti alla guerra davano maggior rilievo alle divinità maschili, i più primitivi esprimevano esplicitamente i loro valori, con l’esibizione stessa di simboli fallici. I più pacifici, dediti all’allevamento ed all’agricoltura, adoravano soprattutto una divinità femminile, la grande madre mediterranea. A questo spiccato orientamento religioso corrisponde un elevato ruolo sociale della donna. Molti indizi, di un vero e proprio matriarcato dei Veneti, abbondano nelle inumazioni femminili, corredi preziosi e simboli di prestigio sociale: le chiavi e gli impianti per la tessitura p.e. I più importanti siti archeologici dei Veneti sono luoghi del culto a Reita, ai quali corrisponde invariabilmente un santuario mariano. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE
  34. 34. REITA UNA E TRINA REA E REITA La prima è la madre degli dei dell’olimpo, moglie di Crono. Un bravo marito questo, che si mangia tutti i figli che lei partorisce, per il timore di essere spodestato. Zeus (Giove romano) si salva perché la madre si nasconde nell’isola di Creta durante il parto. Riuscirà poi a spodestare il padre, liberando i fratelli, tirandoli fuori dalla pancia del caro genitore. Tutta la religiosità mediterranea è molto attenta al tema del ruolo della donna, detentrice del mistero della sorgente della vita, ma anche della morte. Il maschio è sempre un casinista, che ne combina di tutti i colori, guai se non ci fosse lei tutta intenta a garantire sicurezza e futuro alla progenie. Quanto sappiamo su Reita conferma una grande affinità, non solo nel nome, con la Rea greca, ma anche con la Iside egizia ed altre varianti. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/1 REITA REITA, SANITAI, PORA Questa immagine viene da Montebelluna: riccamente vestita, con la fiera al guinzaglio, tiene sempre le chiavi, attributo del suo potere. Come nelle nostre litanie, viene invocata con moltissimi appellativi. Però alcuni studiosi intravedono anche una figura teologica complessa, una specie di trinità. Pora: vigila sul parto Sanitai: si invoca nelle malattie e sarà rimpiazzata dal romano Apollo Reita (= scorre rettamente): sovrintende tutti i flussi vitali, prevenendone le catastrofiche conseguenze e garantendone il benefico esito, dai corsi d’acqua al parto stesso.
  35. 35. TRA RELIGIOSITA E SUPERSTIZIONE LA SUPERSTIZIONE DEI PRIMITIVI E DEGLI IGNORANTI Visitando il museo archeologico di Este, si può comprendere bene la religiosità dei nostri antenati. Colpisce la quantità industriale di ex voto, dettagliatissimi; un supermercato della guarigione a pagamento. Questo rapporto con il divino, decisamente superstizioso, è costante nella religiosità dei Veneti. Millenni di terrorismo psicologico, con la paura dell’al di là, hanno inciso minimamente sul fenomeno. Con la scolarizzazione di massa la superstizione pare regredire, ma, forse, sostituita dall’agnosticismo. Cendrole, quando ero piccolo, era un vero supermarket della superstizione, adesso l’esibizione degli ex voto è stata drasticamente ridotta. LA RELIGIONE UFFICIALE DEI GRECI E ROMANI Nei primitivi era fondamento e sintesi di tutta la cultura, potere religioso e civile coincidevano. I romani trattarono con disinvolta laicità la religiosità dei popoli vinti, assimilando in particolare l’intero olimpo greco, ma questo universo artificioso era abbastanza lontano dal sentimento popolare. I romani partecipavano diligentemente alle sceneggiate organizzate dal regime, ma, nel momento del bisogno, si affidavano preferibilmente ai riti superstiziosi. I SAPIENTI LAICI Socrate, Aristotele, non credevano certo agli dei dell’Olimpo. A mio parere, il secondo ha tormentato, con esito, finora, sicuramente nullo, milioni di esseri umani, nella sciocca presunzione di investigare l’infinto e l’eterno, inaccessibili alla mente umana. Epicuro e Lucrezio, per primi e meritoriamente, irrisero l’arroganza del potere religioso, che si è screditato ogni volta che ha sfidato la scienza, nell’ambito del conoscibile. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/2 REITA
  36. 36. REITA = FAR FLUIRE CORRETTAMENTE L’appellativo forse alludeva alla prerogativa di favorire l’orientamento del nascituro durante il parto di uomini e animali, ma, in maniera più estesa, anche il flusso benefico e non distruttivo delle acque ecc. A Este la maggioranza degli ex voto concernono i temi della fecondità e del parto, i luoghi di culto sorgono quasi sempre presso un corso d’acqua. DA REITA A GIUNONE E POI ALLA NOSTRA MADONNA Con i romani Reita cambiò nome, non in Diana, come azzarda qualcuno, ma più probabilmente in Giunone. Costei è l’arcigna dominatrice di un Giove giocherellone e trasgressivo, vero cardine della famiglia. Incarna il mito della coesione famigliare e della riproduzione, in antitesi a Diana, la quale promuove il valore della verginità e quindi il controllo delle nascite, enfatizzando i rischi ed il dolore del parto. LA RIPRODUZIONE PREVALENTE SUL TEMA DELLA LIMITAZIONE DELLE NASCITE Nel mondo più povero e primitivo era prioritaria la sopravvivenza, sempre molto precaria, del clan: gli ex voto di Este riguardano prevalentemente il buon esito della fecondazione umana, animale e vegetale. Invece il valore del controllo delle nascite è tipico delle società benestanti ed evolute. Forse i nostri antenati non soffersero troppo un cambio di nome, certamente non hanno accettato facilmente il sovvertimento dei loro valori, dall’imperativo della fecondazione a quello dell’astinenza. IL MATRIARCATO DEI VENETI Sappiamo con certezza che il core business iniziale dei nostri antenati era l’allevamento, dei cavalli in particolare: il know how sulla riproduzione era prioritario e certamente fonte di potere sociale. Il maschio, in tutto il mediterraneo, riconosceva alle donne una maggior competenza in materia, lo stesso vale anche per l’arte della tessitura, per esempio: tutto questo trova una conferma nei corredi funerari. Ecco perché Reita tiene sempre delle chiavi in mano: da noi, come oggi, comandava la Francia..! REITA NEL NOSTRO DNA CULTURALE REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/3 REITA
  37. 37. LE CENERI CAUSATE DALL’INCENDIO DI BOSCHI La seconda scoperta archeologica avviene in anni più recenti, quando si restaura l’attuale edificio; negli scavi si individuano grandi quantità di ceneri, mescolate a pezzi di legno non completamente combusto. L’unica spiegazione ufficiale se l’inventa Mons. Agnoletti, di Giavera del Montello. E’ un bravo storico, ma questa opera è un omaggio all’amico, neo eletto cardinale di Venezia, Giuseppe Sarto. Ipotizza che si tratti dell’incendio di boschi e questa fasulla teoria continua ad essere esibita, come oro colato, dalla comunità di Riese, vedi anche http://www.slideshare.net/sergiobernardi/cercando-giuseppe-sarto Nello stesso contesto storico Mons. Camavitto fabbrica la ridicola ipotesi longobarda per confondere la presenza gotica nel castello di Godego. IL MONUMENTO FUNEBRE SALVATO DA JACOPO RICCATI Nel 1730 l’illustre scienziato di Castelfranco vigila sulla ricostruzione del santuario, nota la lapide di Vilonius, mentre sta per essere reimpiegata nella nuova costruzione. La fa proteggere dall’oblio e ne trascrive il testo, ora danneggiato. Vilonius è stato identificato con buona attendibilità, pagano, quadrumviro di Asolo, città importante allora. Il reperto è un tipico monumento funebre, ad Altino se ne vedono moltissimi, sostanzialmente identici nel testo e nella forma. Senza lo zelo del laico Riccati tutto sarebbe rimasto nell’oscurità. Siamo nel secolo dell’illuminismo, ma nella nostra campagna, prevale l’oscurantismo clericale e l’analfabetismo. Il reperto, molto danneggiato, è rimasto all’esterno per due secoli, ora è riparato dalle intemperie, nel museo della chiesa. L. VILO NIU IIII VIR PRAEFECTUS JURI DICUNDO TESTAMENTO FIERI JUSSIT CENDROLE = CINERES = CENERI REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/4 REITA
  38. 38. UN LUOGO DI CULTO DEI VENETI : L’ARA A STRATI Ai tempi dei Veneti non ci poteva essere un edifico imponente come l’attuale a Cendrole; le celebrazioni religiose avvenivano in una grande radura, possiamo immaginare qualcosa di simile all’attuale area di San Pietro a Godego, con un piccolo tempio per il celebrante. L’animale, scelto come vittima sacrificale, veniva ucciso e poi bruciato sopra un altare, utilizzando il legno come combustibile. La combustione era inevitabilmente incompleta, ma i resti non dovevano essere rimossi; perciò venivano ricoperti da uno strato protettivo (argilla?), sopra il quale veniva celebrato il rito successivo. Nei luoghi di culto ben frequentati è normale rinvenire numerosi altari ed elevati, cioè con molti strati. UNA NECROPOLI I Veneti praticavano l’incinerazione e le ceneri venivano raccolte in urne più o meno preziose, in funzione dello status del defunto. I più ricchi radunavano poi uno o più vasi in una camera protettiva, realizzata con lamine di roccia, laterizi ecc. Le ceneri dei più poveri venivano depositate direttamente nel terreno, spesso addirittura adiacenti alle inumazioni. Quest’ultima pratica è prevalente anche per i più ricchi, in una determinata epoca, molto suggestive le tombe con il defunto accanto al suo cavallo preferito. Comunque i cimiteri erano distanziati nettamente dalle abitazioni dei vivi, preferibilmente separati da un corso d’acqua, come a san Pietro, a Godego. In un tumulo, come quello di Spineda, poteva essere seppellito un personaggio guida della comunità: questa tomba invece era inserita proprio al centro del villaggio, come un monumento. COSA C’ERA A CENDROLE? REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/5 REITA
  39. 39. A CENDROLE, SI ADORAVA REITA PRIMA DI MARIA? SAREBBE UN PROBLEMA? Una simile ipotesi non può essere percepita negativamente da questa chiesa del dialogo multiculturale ed interconfessionale. Ma, se ponessimo un’analoga domanda ad un fanatico dell’ISIS? Abbiamo già visto come una buona dose di oscurantismo c’era anche da noi in passato e persista tenacemente. UNA CERTEZZA IMPOSSIBILE Riassumendo quanto già dettagliato finora, la prova regina dell’antico culto, quella della pistola fumante, forse non si troverà mai. I nostri antenati erano poverissimi, i manufatti prodotti in loco erano in legno od altro materiale deperibile. Anche scavando, difficilmente gli archeologi potrebbero trovare reperti ben conservati e pienamente significativi. GLI INDIZI PRINCIPALI DEL CULTO A REITA I ritrovamenti finora accertati, presentano alcuni indizi ripetitivi. - Il culto a Reita viene sostituito da quello a Maria, evoca sempre i temi della nascita e della maternità. - Alcuni connotati pagani e non ortodossi non vengono cancellati facilmente, ma persistono per secoli - Adiacente all’area dei riti sacri c’è sempre la necropoli, vedi la lapide di Vetulonius in chiesa - La zona dei morti è separata da quella dei vivi mediante un corso d’acqua, qui l’Avenale - La zona sacra è adiacente ad un abitato, 900 metri più a nord, c’è il tumulo che lo conferma - La testimonianza è coerentemente inserita in un contesto che conferma la frequentazione della zona, lungo il corso dell’Avenale, da parte dei Veneti: il tumulo, il santuario, quindi il Castelliero di Vallà ed infine la motta di Castelfranco, sopra la quale, due millenni dopo, venne edificato il castello. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/6 REITA
  40. 40. IL LEONE VENETO E LA NOSTRA DIVINITA’ REITA Veniamo dalla Paflagonia (Turchia), dove la grande madre si chiamava anticamente Cibele (= grotta), i Veneti adottarono il nome Reita (scorrere rettamente) , vicino a Rea (=scorrere), diffuso nel mondo greco. SAN MARCO I veneziani avevano una priorità assoluta per la loro sopravvivenza anche culturale: mantenere il cordone ombelicale con Costantinopoli, la regione dalla quale erano perfettamente consapevoli di provenire, ma anche la parte di mondo romano sopravissuta alle invasioni barbariche, alla quale appartenevano. La figura dell’evangelista completava perfettamente il simbolismo, con l’aspetto religioso. IL PUBE DELLA GRANDE MADRE MEDITERRANEA In tutto il mediterraneo sono comunissime le testimonianze archeologiche di un culto ad una divinità femminile, connesso al tema della riproduzione. E’ il più importante nelle società dove l’attività agricola predomina nettamente sul commercio e la guerra. Il simbolismo, che associa la testa del leone con l’aspetto esteriore dell’organo sessuale femminile, è diffuso già nella preistoria. Ci sono molte varianti di dettaglio; la dea può stare ritta sopra la schiena della belva, su un carro, un trono, tenerla al guinzaglio ecc. Altre volte il leone viene sostituito da un’altro felino, più comune in quella determinata zona. REITA ED IL LEONE DI SAN MARCO REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/7 REITA
  41. 41. IL TUMULO A NORD DEL SANTUARIO TUMULO (VIA BOSCHI , SPINEDA DI RIESE) Ad un abitato corrisponde la relativa area sacra; il santuario di Cendrole è posto un chilometro più a sud. LA LINEA DI DEMARCAZIONE IDROGEOLOGICA E LA PARTENZA DELL’AVENALE In questo punto il terreno passa, abbastanza bruscamente, da ghiaioso e permeabile ad argilloso ed impermeabile, vedi Il graticolato ed il Muson, una ricognizione con google earth. L’Avenale è un canale artificiale, indispensabile per drenare l’acqua che si accumula a causa dell’impermeabilità del terreno, senza questa opera, i prai sarebbero una palude. Prosegue ad una certa distanza dal Muson delimitando con ottima precisione questa depressione. La sua presenza è un valido indizio della presenza di un insediamento abitativo. E’ posto esattamente dove inizia l’Avenale, sul cui percorso sono allineati gli insediamenti veneti della zona, dettagliati nella diap. 14. Come abbiamo visto nella diap. 3, è la sepoltura di un personaggio importante, tipicamente il capo del clan, colui che ha guidato la peregrinazione fino al nuovo insediamento. In questo caso potrebbe trattarsi di una stessa comunità , che si è distribuita lungo l’Avenale, sul suo argine sinistro. REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/8 REITA
  42. 42. LO SCAMBIO DEL CARTELLO SEGNALETICO IL CASTELLIERO DI VALLA SCAMBIATO CON IL TUMULO Il cartello a destra è posto proprio di fronte al tumulo, descrive esattamente il castelliero di Vallà, ovviamente, nel posto giusto, il cartello invece non c’è. 900 m Dal tumulo inizia il reticolo capillare di canali che alimen- ta l’Avenale. Contrada “Biordi” (casa di mia nonna) Anche ad Asolo i ritrovamenti veneti sono in una località omonima REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/9 REITA
  43. 43. CASTELLIERO = VALLUM = VALLA’ Sulle origini del nome di Vallà non esistono dubbi: il castelliero si trova appunto nell’antica via Castelliero, ora 27 Aprile. Il vocabolo usato dai romani ne conferma la funzione militare preponderante, se non esclusiva. Via 27 Aprile Via Castelliero per 3000 anni, poi arrivarono i barbari ignoranti Muson Avenale Castelliero Via 27 Aprile REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/10 REITA
  44. 44. IL CASTELLIERO SPIANATO E DEPREDATO L’AEROFOTOGRAMMETRIA DELLE MOTTE Ho letto con molto interesse il lavoro di un gruppo di appassionati, guidati dall’archeologo Peron, che provano ad utilizzare metodi moderni e non convenzionali di indagine, per integrare l’esame tradizionale dei reperti archeologici: http://www.archeologiadigitale.it/archeofoss/paper/assets/P_Il_problema_delle_motte.pdf. Ho la percezione, da profano, che questa strada sia molto feconda e da incoraggiare decisamente. La ricognizione aerea con Google Earth mi è servita per illustrare più comodamente ed efficacemente quanto letto nei libri, per questo mio lavoro divulgativo, ma mi ha fatto capire anche l’enorme potenziale di questi strumenti, se affidati a studiosi competenti. Sono andato a cercare le sue tracce, ma non posso garantire la mia identificazione, basata solo su qualche dubbioso riferimento dei vicini. Le dimensioni approssimative dell’area sono quelle riportate in figura, non molto discordanti da quelle del cartello posto a Spineda da qualche ubriacone e, protervamente, mai rimosso. Il rialzo del terreno è ben visibile a sud, dove si notano anche nella foto degli alberi che stanno sul bordo di un fossato, abbastanza importante per poter essere considerato funzionale al castelliero. LO SPIANAMENTO E LA DEPREDAZIONE Il resto del quadrato è stato spianato e quindi è impossibile definirne il confine esatto. Il sito è stato liberamente ed irreparabilmente depredato dai vandali in passato; certo delusi dall’insignificante valore venale delle poverissime suppellettili ritrovate, spero abbastanza ignoranti da non rendersi conto della gravità e stupidità del loro misfatto culturale. sud REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE3/11 REITA
  45. 45. La stele trilingue è molto famosa, su una faccia c’è un testo retico con influenze etrusche. Al legame tra Veneti e Retii ho già accennato, Lagole è un esempio ancora più importante della vivacità degli scambi, anche culturali, con altri popoli. Solo un appunto ironico: chi erano questi misteriosi preromani, sempre così chiamati nella segnaletica archeologica del sito? Chiedetelo al VENETO Tito Livio, se si sentiva preromano! Ecco un perfetto esempio di arteriosclerosi del mondo accademico. IL MISTERIOSO POPOLO DEI “PREROMANI" LA STELE TRILINGUE Si fa un gran parlare di valorizzazione turistica, anche del patrimonio culturale. A Castelcies (Cavaso, TV) c’è uno splendido esempio di come si può passare dalle parole ai fatti. Queste foto sono tratte da un opuscolo che potete trovare anche in loco : “SAN MARTINO DI CASTELCIES E I SEGNI DELLA STORIA” CAPITOLO 4 IL GIOIELLO ARCHEOLOGICO DI CASTELCIES REITA A CENDROLE, I RETII A RIESE
  46. 46. AKELON = ACELUM = ASOLO PADOVA CONTRO ROMA Secondo le fonti letterarie la prima è stata fondata nel 1185 a.c. Roma nel 753 a.c. Si è dibattuto a lungo sull’attendibilità dei racconti mitici, è certo che la narrazione rispondeva ad obiettivi celebrativi o pedagogici, apertamente dichiarati dallo scrittore di storia. La versione edulcorata non mente sulla cronologia e l’essenza delle vicende narrate: l’archeologia trova spesso delle verifiche sorprendentemente precise. In particolare, la verità storica delle origini del popolo Veneto, la sua provenienza dalla Turchia, i tempi del suo insediamento in Veneto, presentano elementi molto meno controversi rispetto alle stentate ed oscure, vicende di Roma. A mio parere, è irrilevante discettare su eventuali differenze nel livello di civiltà tra Padova e Roma. AKELON Sull’origine di Asolo basta leggere il libro di Luigi Comacchio, benemerito storico cittadino: “Dalla preistoria alla storia fino al 49 a.c. - vol. 1- 2”, disponibile in tutte le biblioteche della zona. L’opera è abbastanza datata, ma, quello che scrive su Asolo preromanica, l’archeologia l’ha poi confermato e continuamente arricchito nel tempo. Subito dopo Este e Padova, Akelon e soprattutto la vicina Montebelluna sono molto importanti nella storia dei Veneti: insieme con Feltre, Mel e soprattutto Lagole, disegnano la rete di scambi, anche culturali, tra il mondo retico e veneto, tra nord e sud dell’Europa.
  47. 47. L’IGNORANZA DEGLI ASOLANI ACELUM CONTRO TARVISIUM L’enorme sviluppo economico e sociale che ha accompagnato, in tutta l’Italia, la rapida conquista dell’impero, ha vivacizzato ed arricchito la vita di Asolo e le testimonianze archeologiche sono inequivocabili. Importante municipio romano, la città diventa poi anche sede episcopale per un’area vastissima. Invece, a quei tempi, Treviso era una realtà insignificante. Poi la capitale operativa dell’impero passa da Roma a Milano (per l’occidente); l’interfaccia strategica è sulla frontiera, verso nord est, a contrastare le ondate di invasori. Treviso entra nella storia nel 541 d.c. : i Goti eleggono re Totila, che comanda un presidio in quella zona. Sono a casa loro qui, almeno dal 410 d.c., quando sono transitati per la via Postumia, per andare al sacco di Roma: certamente presidiano anche l’importante e vicino castello di Godego, sulla stessa direttrice. Chi non conosce la storia faticherà a crederlo, ma è molto probabile che fossero qui, negli stessi posti, anche prima del 410 d.c., però al soldo di Roma. Asolo invece decade molto lentamente, il vescovo di Treviso rimpiazza quello di Asolo nel 969 d.c. LA CIVILTA’ PREROMANICA E LA DELUSIONE DI COMACCHIO Gli storici veneti soffrono di un incredibile provincialismo, quanti appassionati vanno in deliquio per ipotetiche vestigia romane ( ah il mitico graticolato …) e disdegnano l’impronta veneta! Perfino Comacchio! Confessa la sua delusione quando, avendo individuato delle tombe in località “Biordo”, si accorge che i reperti appartengono ad un’epoca più oscura, cioè antecedente a quella romana! ASOLANI FIGLI DI NN? La città è blasonata per la frequentazione di illustri “foresti”: Caterina Cornaro, Bembo, Duse, D’Annunzio tra gli italiani, Browning, Freya Stark tra gli stranieri. Così anglofila e snob! Ha rinnegato le proprie radici? Nella salita verso la città alcune piastre metalliche illustrano le tappe della storia locale: una bellissima idea. Mi sono divertito a leggerle ed ho scoperto che, secondo l’intellighenzia locale, la storia di Asolo comincia solo quando Cesare concede la cittadinanza romana ai veneti. Imbarazzante ignoranza o caso psicanalitico?
  48. 48. Bea Venesia I Prai, il linguaggio del territorio I VENETI DELLA “BEA VENESIA” I VENETI DEI “PRAI”, LUNGO L’AVENALE In certi casi Google Earth può essere più preciso ed eloquente di tante elocubrazioni sulle scartoffie. Il tumulo di Spineda è posto esattamente alla partenza dell’Avenale, che delimita la zona sacra di Cendrole, passa accanto al Castelliero di Vallà e finisce nelle “fosse” della grande motta di Castelfranco, totalmente ignorata dalla ridondante ed “ignorantissima” storiografia castellana. Si chiamano suggestivamente “Bea Venesia” sia la contrada presso il tumulo che quella in prossimità del Castelliero, ma anche la via che costeggia l’Avenale, nonché l’intera contrada, fino a Castelfranco. IL GRATICOLATO ROMANO A BORGORICCO E FORSE, VICINO AL CASTELLO DI RIESE La vista aerea conferma la perfetta integrità del modello di graticolato romano di Borgoricco. Anche a nord-est del castello di Riese c’è una piccola porzione di territorio con il lay out della centuria, ma le dimensioni dei sottomultipli, cioè dei campi, sono più vicine al modello trevigiano che allo jugero romano. Riese Bea Venesia (1) Biordi (1) Nome della contrada/famiglia di mia nonna; ad Asolo, zona “Biordo”, l’importante sito dei Veneti, ignorato dagli asolani
  49. 49. L’insopportabile provincialismo degli eruditi Veneti La civiltà romana è superiore a molte altre, perché ha saputo perseguire i suoi obiettivi imperialistici con una insuperata larghezza di vedute, rispettando in pieno le identità locali. Invece, la chiesa prima, il risorgimento ed il fascismo poi, hanno puntato sull’unificazione globalizzante del pensiero e della percezione della propria identità. Questo lavaggio del cervello ha prodotto un millenario ed avvilente complesso d’inferiorità nei nostri eruditi. Cercano ovunque tracce della colonizzazione romana, anche a sprezzo del ridicolo. Google Earth contro tonnellate di scartoffie Come mezzo d’indagine, vale tutte le elocubrazioni dei nostri eruditi su un cippo o su un oscuro ed antico documento, che attesterebbe, secondo loro, graticolati romani, qua e là, nel Veneto. La ricognizione dall’alto consente addirittura di misurare, con sufficiente precisione, il lay out della nostra campagna, non solo i campi, ma anche i fossi, i cavini ecc. Il graticolato romano di Borgoricco appare ben visibile ed integro, fin nei dettagli. Trovare la stessa ortodossia geometrica nel resto della pedemontana è come cercare un ago nel pagliaio, ho dei dubbi anche su una piccola area, adiacente alla via romana Aurelia, a Riese.
  50. 50. I ROMANI NON HANNO COLONIZZATO IL VENETO Bisogna mettersi in testa, una volta per tutte, che non c’è mai stato un significativo dislivello culturale tra Veneti e Romani, neanche ai tempi della pacifica annessione. E’ ridicolo pensare che i nostri avi abbiano atteso stupefatti l’agrimensore romano, per imparare a disporre in modo razionale i loro terreni, con i fossi, i cavini e tutto il resto. E’ ragionevole pensare che il lay out del primo colonizzatore sia rimasto intatto fino ai nostri giorni, quale vantaggio poteva giustificare una standardizzazione per tutto l’impero? Quando le misure odierne dei nostri campi non coincidono con lo jugero, ma con quelle del “trevigiano”, non c’è margine di dubbio. Tra l’altro, entrambi sono perfetti sottomultipli della centuria. I romani hanno scelto episodicamente la magnifica zona di Borgoricco, per realizzare la loro “lottizzazione”, per ricompensare i loro veterani. Non è dimostrato che si siano dedicati sistematicamente alla colonizzazione agricola del Veneto. Oltretutto, il nostro povero territorio pedemontano, non era certo appetibile in questo senso. Invece hanno investito molto sulla viabilità, la loro priorità era quella di attraversare un territorio amico con la massima sicurezza e velocità. PREMESSA LA BEA VENEZIA
  51. 51. INDICE Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com TITOLO UNA STORIA DEL TERRITORIO I PRAI, TUTTA COLPA DEL PIAVE LE SVOLTE A EST DEI FIUMI I FIUMI VENETI ALTIMETRIA DAL BRENTA AL PIAVE I VENETI AI BORDI DEI PRAI I PRAI, UN POSTO PER ALLEVARE CAVALLI UNA STRETTA FASCIA FERTILE PER LA BRENTELLA BISOGNA RINGRAZIARE VENEZIA IL MUSON COM’ERA E COM’E’ IL SELVAGGIO ED IMPRATICABILE MUSON DAL MUSON FUTURO A QUELLO DELLA BONIFICA DOPO LA PRIMA BONIFICA E’ RITORNATO SELVAGGIO COM’ERA NELLE MAPPE DEL 1842 UN RELITTO DEL 1842 PAGINA 1 1/1 1/2 1/3 1/4 1/5 1/6 1/7 1/8 2 2/1 2/2 2/3 2/4 2/5 LA BEA VENEZIA
  52. 52. INDICE TITOLO L’INVESTIMENTO DI VENEZIA I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON LE GRANDI OPERE IDRAULICHE IL MUSON DI MONFUMO ENTRA NEL BRENTA A PADOVA ALTRI INTERVENTI DI VENEZIA I GRATICOLATI: BORGORICCO E RIESE GOOGLE EARTH TRACCE DI GRATICOLATO TRA IL MUSON ED IL BRENTA? CAMPOSANPIERO:LA CENTURIAZIONE TERMINA BRUSCAMENTE LA CENTURIA ED I SUOI SOTTOMULTIPLI A BORGORICCO : CENTURIAZIONE MOLTO INTEGRA CENTURIA A RIESE: FORSE UN’AREA RISTRETTA DIFFICILE RICONOSCERE LO JUGHERO SPAZZARE VIA QUALCHE LUOGO COMUNE PAGINA 3 3/1 3/2 3/3 3/4 4 4/1 4/2 4/3 4/5 4/6 4/7 4/8 4/9 Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com LA BEA VENEZIA
  53. 53. CAPITOLO 1 UNA STORIA DEL TERRITORIO IL MUSON NASCE DA UNA DEPRESSIONE Il Brenta ed il Piave hanno cercato la via verso il mare camminando sopra i propri depositi alluvionali. Al centro tra i due si è formata una vasta depressione, che è stata ormai quasi colmata dagli ulteriori apporti dei due fiumi. Stiamo parlando di eventi geologicamente abbastanza recenti. Una fitta rete di corsi d’acqua seguiva, in modo molto variegato, la doppia pendenza verso il centro dell’avallamento e verso il mare. Il Muson, raccoglie tutti questi affluenti; in passato intercettava anche un corso omonimo, le cui acque sgorgano dalle risorgive, nella zona di San Martino dei Lupari. A CamposanPiero i veneziani hanno separato l’acqua pulita di risorgiva, che continua nel vecchio percorso, deviando quelle più cariche di depositi alluvionali nel Muson dei Sassi. LA BEA VENEZIA
  54. 54. I PRAI, TUTTA COLPA DEL PIAVE Il Piave proseguiva diritto verso la zona di Treviso. Montello Sile vecchio corso Brenta Muson Vedi anche il link : http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Il Piave passava per Treviso; il Sile, da quel punto, è il suo vecchio alveo. La deviazione del Montello e dei colli asolani, fu causata dalla diga formata dai suoi stessi depositi. Scherzando si potrebbe dire che, se il Piave avesse mantenuto l’antico tragitto, “avrebbe finito il lavoro” e la depressione dei prai sarebbe stata colmata. Piave 1/1 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  55. 55. LE SVOLTE A EST DEI FIUMI Piacenza Mare 50 km 100 km 150 km ALTITUDINE ( metri s.l.m.) LOCALITA’ ALPI PO APPENNINI PIACENZA 120 67 146 50 150 27 40 100 37 17 57 150 15 5 24 MARE 30 -2 5 L’ALTIMETRIA DELLA PIANURA PADANA E’ insensato parlare di graticolato e quindi di colonizzazione, senza avere una conoscenza minima del suolo Anzitutto bisogna fare i conti con i fiumi e con il loro impatto sul territorio, sappiamo con certezza quanto fossero determinanti per gli insediamenti dei nostri progenitori. I fiumi del Veneto hanno tutti lo stesso comportamento. Si immettono nella pianura, mantenendo, per un certo tratto, la traiettoria con la quale sono usciti dalle valli alpine, poi tendono a svoltare ad est. Lasciando agli esperti una completa e rigorosa spiegazione scientifica dei singoli casi, è evidente che diminuendo la pendenza nord-sud, comincia a manifestare i suoi effetti quella ovest-est. Le deviazioni non avvengono solo in lontane ere geologiche. Este, con Padova la più importante città dei Veneti, sorse e prosperò per secoli sull’Adige, che fece una brusca deviazione nel 589 d.c. 1/2 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  56. 56. I FIUMI VENETI ALTITUDINE ( metri s.l.m.) DISTANZA MARE (Km) PEDE MONTANA ADIGE PO 120 128 128 17 100 76 76 14 78 102 10 7 53 60 4 3 24 34 0 0 MARE 8 -3 -3 L’ALTIMETRIA La deviazione dell’Adige avviene bruscamente in prossimità del Po. E’ evidente che in quel punto la pendenza nord-sud e quella ovest-est sono molto vicine e quindi fattori meno evidenti ed elementari possono decidere il tragitto. Se si esamina nel dettaglio il terreno, nel tratto in cui i due fiumi corrono paralleli, non si misurano significative differenze di livello. Quasi come si fossero mantenuti a distanza, grazie agli argini prodotti dal materiale da loro stessi trasportato. Verona Mare 1/3 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  57. 57. ALTIMETRIA DAL BRENTA AL PIAVE I CAPRICCI DEL PIAVE Come illustrato nella diap. precedente, ho rappresentato qui, nei grafici altimetrici, il profilo da un fiume all’altro, i corrispondenza dell’inizio, metà e fine dell’Avenale. Mentre il Brenta ha colmato la depressione, il Piave, allontanandosi, ci ha lasciato in eredità, tra l’altro, una specie di palude, che noi chiamiamo affettuosamente “ i prai”. L’altimetria deve essere una chiave fondamentale per interpretare tutta la struttura fluviale e, nella fattispecie, le due brusche deviazioni del Muson verso a est, prima a Godego e poi a Camposanpiero. Come vedremo meglio, sono stati i veneziani a raddrizzarne il percorso verso Padova. Muson, 71slm Montello Metà Avenale Fine Avenale prai prai prai Inizio Avenale 56 44 54 65 80 11 26 45 BRENTA PIAVE 1/4 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  58. 58. ALTIMETRIA DEI PRAI (metri s.l.m.) LOCALITA MUSON DEPRESSIO- NE MASSIMA (1) AVENALE (2) VIA CASTELLANA VIA AURELIA TUMULO 67 65 66 68 75 POGGIANA 61 59 61 59 63 VALLA 54 48 52 53 53 POSTUMIA 48 43 46 45 43 I VENETI AI BORDI DEI PRAI (1) Il punto più basso tra Muson ed Avenale (2) Il punto più alto sull’argine sinistro dell’Avenale dentro una fascia di 200 m. L’Avenale non scorre al centro della palude dei Prai, ma sul suo bordo sinistro, rispetto al Muson. Sull’argine stesso o pochi metri più a est, l’altitudine aumenta nettamente. Procedendo verso la via Castellana e l’Aurelia, l’aumento in tabella pare trascurabile. In realtà si alternano ulteriori avallamenti, a profondità decrescente, a tratti pianeggianti, che rimangono sopra il livello del piano campagna sul Muson. I romani, scegliendo il tragitto dell’Aurelia, sono andati sul sicuro ed hanno scelto il massimo risparmio, come investimento. Hanno scartato, come meno sicura e più onerosa, anche la via Castellana, usata probabilmente dai Veneti e dai Retii del castello di Riese. Tumulo Spineda Poggiana Vallà Via Postumia 1/5 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  59. 59. I PRAI, UN POSTO PER ALLEVARE CAVALLI Il terreno presenta un’altimetria molto irregolare, però le singole e grandi aree, ben recintate, sono abbastanza planari, come dovevano essere normalmente i prati, se era prevista l’irrigazione. Un reticolo complesso e fitto di canali assicura un perfetto drenaggio delle acque piovane. Alcuni di questi sono larghi e profondi, altri molto meno, la direzione della pendenza varia continuamente inseguendo la grande irregolarità del terreno. Qualche volta sono delimitati da siepi, su entrambi i lati, altre da alberature imponenti ed impenetrabili. Insomma non è affatto un territorio selvaggio, ma invece fortemente plasmato dall’uomo. I nostri antenati hanno fatto un lavoro imponente, pico e paea. Qui i romani non hanno messo il naso. Come ci campavano i nostri progenitori? Perché le loro testimonianze in zona sono tutte disposte lungo l’Avenale? Le vaste aree, ben recintate, servivano per i loro famosissimi cavalli? 1/6 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  60. 60. Se nei prai, tra Muson ed Avenale, la depressione e l’impermeabilità del terreno poteva consentire solo il pascolo, andando verso est il suolo diventa meno impermeabile e più fertile. UNA STRETTA FASCIA FERTILE ATTORNO ALLA VIA CASTELLANA La via Castellana è al centro di questa fascia e collega tutti gli abitati attuali della zona. Lungo il suo tragitto c’è l’unica testimonianza antica importante: il castello dei Retii (Riese). I Veneti, oltre che allevatori, erano anche ottimi coltivatori: non hanno certo atteso l’agrimensore romano per disporre con ordine i pochi campi fertili. Come vedremo meglio poi, a nord - est di Riese, si nota una maggior regolarità rispetto alle zone circostanti. Sappiamo che appartiene alla fascia più fertile, presumibilmente anche anticamente. Considerando la vicinanza del castello, sappiamo che la guarnigione probabilmente godeva dell’as- segnazione privilegiata di terre per le famiglie al seguito. Questa consuetudine non era affatto una peculiarità dei romani. Volendo essere pignoli, non abbiamo riscontri od almeno certezze cronologiche che ci consentano di stabilire perentoriamente chi ha effettivamente colonizzato questa parte pregiata del territorio. 1 2 3 1: Prai 2: Tra Avenale e la via Aurelia 3: Ad est della via Aurelia Brentella Prima di quest’opera il territorio ad est della via Aurelia (3) era aridissimo Via Castellana 1/7 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  61. 61. PER LA BRENTELLA BISOGNA RINGRAZIARE VENEZIA I romani non erano sentimentali ed idealisti, come fantasticano certi “storici”, loro ciechi estimatori, odierni. La scelta di Borgoricco, per realizzare il graticolato, fu un ottimo investimento, per garantire il giusto compenso ai loro veterani: il minimo costo con il massimo rendimento. ROMA NON SI E’ OCCUPATA DI NOI Ad est della via Aurelia (zona 3 della diapositiva precedente), la permeabilità aumenta in fretta. I terreni inaridiscono, la siccità ha penalizzato drammaticamente, per millenni, i raccolti. Nel 1436, Venezia diede il via a questo grandioso sistema irriguo. L’acqua viene prelevata a Fener, sul Piave e distribuita su tutta la provincia di Treviso. Nel team romano, che ha progettato la via Aurelia, l’esperto agrimensore deve essere stato snobbato da tutti; i committenti avevano ben altre priorità che colonizzare il suolo. Il tragitto è spostato ad est rispetto ai centri abitati e non scorre al centro, ma piuttosto ai margini, della fascia più fertile. Aurelia Castellana 1/9 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  62. 62. CAPITOLO 2 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ Inutile cercare un passato glorioso nel nostro territorio, certamente poverissimo. Nulla che potesse attrarre gli eserciti o gli investitori, adatto alla vita più primitiva di cacciatori e allevatori. In passato le zone acquitrinose od esposte a frequenti e prolungati allagamenti erano molto più vaste di oggi. I nostri antenati si difendevano molto poveramente innalzando terrapieni, le motte o realizzando fittissime reti di canali, i prai. Il paesaggio agricolo attuale è un frutto piuttosto recente dell’attività umana. La radicale trasformazione ebbe inizio con gli investimenti veneziani, quando la ricca repubblica, in declino, si ricordò dell’esistenza della sua terraferma. LA BEA VENEZIA
  63. 63. IL SELVAGGIO ED IMPRATICABILE MUSON CONTESTUALIZZARE LE TESTIMONIANZE DEL PASSATO Il linguaggio del territorio ci può aiutare a comprendere il nostro passato molto meglio di tutti i cocci e le monete “romane” rinvenute finora nella nostra zona. Sono eloquenti gli umili manufatti dei nostri antenati, imponenti considerando la povertà dei mezzi. I diversi tipi di terrapieno, ciascuno con la sua funzione specifica, sono tipici delle culture terramaricole. Può essere istruttivo vedere le numerose motte, in alcune zone,sulle sponde del Po. Un caso limite, dove diventano una protezione sistematica dei villaggi dalle inondazioni. LA SCAPESTRATA GIOVINEZZA DEL MUSON Ho trascorso la parte più bella della mia infanzia nei pressi del torrente: l’alveo era molto meno profondo, più irregolare, ostruito da una vegetazione selvaggia, mancavano gli argini rialzati che vediamo adesso. Gli allagamenti interessavano zone molto più ampie di quanto possiamo immaginare oggi. I tentativi di regolamentarlo sono costantemente documentati nella nostra zona, ma solo a partire dal 1000 d.c. In generale il risultato era sconfortante, il primo intervento efficace avvenne nel dopoguerra, grazie alla sollecitudine dell’On. Maria Pia Del Canton. LA PERMEABILITA’ DEI SUOLI ED IL MATERIALE ALLUVIONALE DEL PIAVE Il Brenta, con i suoi apporti, ha colmato la depressione iniziale dove scorreva il Muson, il Piave no (diap. 1). I prai sono una conseguenza evidente. Anche la permeabilità locale dipende dalla dinamica degli apporti alluvionali: il materiale più grosso si ferma prima, poi si stratificano le ghiaie, man mano più fini, alla fine si deposita il limo. Semplificando brutalmente, la permeabilità diminuisce allontanandosi dal Piave e viceversa, quindi l’avallamento dei prai ha anche l’aggravante di trattenere a lungo le acque. 2/1 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  64. 64. DAL MUSON FUTURO A QUELLO DELLA BONIFICA L’aspetto attuale aiuta molto ad immaginare il fiume come apparve dopo la prima bonifica, patrocinata dall’on. Maria Pia Dal Canton, di Possagno, nel dopoguerra. In figura sottolineo le differenze principali. Gli interventi attuali avvengono gradualmente negli anni e quindi si alternano tratti come questo ad altri inselvatichiti. Il Muson era un torrente, ora è un fiume! Asciutto per una parte dell’anno, la portata molto discontinua, mediamente inferiore a quella attuale Il primo intervento raddrizzò l’alveo e l’allargò, ma meno dell’intervento odierno Il materiale asportato venne usato per realizzare un argine rialzato rispetto al piano della campagna per circa 1 metro. Per la prima volta, sulle rive, chiunque poteva passeggiare comodamente. Allora la vegetazione arborea venne drasticamente eliminata, poi è ricresciuta quasi come prima. Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com 2/2 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  65. 65. DOPO LA PRIMA BONIFICA E’ RITORNATO SELVAGGIO Ecco il Muson ritornato selvaggio, molto simile a come lo ricordo, prima della bonifica del dopo guerra. Questo è un tratto con due curve a 90°, assurdamente intervallato ad altri, sontuosamente bonificati. Per una ricostruzione corretta, bisogna immaginarlo con poca acqua, limpida, niente schiuma, sassi bianchi!! L’argine rialzato è ritornato impraticabile, cacciatori e cercatori di funghi esclusi. La vegetazione arborea si è riappropriata degli argini, più prepotente di prima. 2/3 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  66. 66. COM’ERA NELLE MAPPE DEL 1842 Dalla più remota antichità e fino al dopoguerra, non potevano esistere, lungo le rive del Muson, sentieri praticabili dalla gente normale, quindi esclusi ragazzi, cacciatori, malviventi ecc. La strada più sicura e vicina rimase sempre l’antica via Pagnana. L’aspetto attuale è frutto di un radicale intervento, patrocinato dall’ on. Maria Pia Dal Canton, gli argini sono stati rinforzati e rimodellati, la vegetazione arborea completamente eliminata. Solo in quel momento le rive diventarono percorribili, proprio come due comodi sentieri. Dopo qualche decennio di totale incuria, la vegetazione riprese in parte il sopravvento. L’alveo era molto più ampio ed irregolare di oggi, come si può vedere nella mappa. Gli straripamenti erano molto frequenti, catastrofici e modificavano spesso il suo percorso. corso attuale corso del 1842 ViaCallalta,Loria Poggiana un tratto del vecchio alveo è ancora visibi- le, diap. seguente 2/4 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  67. 67. UN RELITTO DEL 1842 Ho sovrapposto una mappa del 1842 con il percorso attuale, alla ricerca di qualche tratto abbandonato, ma ancora riconoscibile, di quell’epoca. Questo mi pare attendibile, anche se forse è stato in parte modificato e riempito. In ogni caso, è accertato che, in passato, in un greto molto ampio, uno od anche più corsi d’acqua, molto meno profondi di oggi, cambiavano volubilmente tracciato, quasi ad ogni piena. attuale 1842 2/5 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  68. 68. CAPITOLO 3 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA Simmetricamente alla sudditanza psicologica per la “colonizzazione romana”, il veneto tende spesso a sottovalutare la positiva presenza degli imprenditori veneziani nel nostro territorio. Le testimonianze sono evidentissime ed impreziosiscono il nostro paesaggio con le numerose ville, costruite per il piacere dei padroni, ma anche multiforme fonte di reddito per la popolazione locale. Per valorizzare i propri investimenti e per proteggere la laguna dall’insabbiamento, Venezia operò molte bonifiche idrauliche, grandiose se le proporzioniamo alle risorse tecniche di allora. Quanta fatica oggi, per trovare i soldi per modestissimi interventi di messa in sicurezza di qualche corso d’acqua. LA BEA VENEZIA
  69. 69. I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON Le vie Castellana e Pagnana (colore verde) collegano i paesi sulle due sponde del Muson ben prima dei romani, che si sono tenuti ad una maggior distanza con la via Aurelia. Però gli insediamenti veneti noti, nella direttrice nord-sud, sono addirittura lungo l’Avenale. Nella direzione nord-sud, gli insediamenti lungo l’Avenale, a partire dal tumulo di Spineda, poi Cendrole, il Castelliero di Vallà ed infine la Motta di Castelfranco, sopra la quale venne costruito l’attuale castello nel 1200 d.c. Nella direzione est ovest, linea verde,il castelliero di Vallà, il santuario della Crocetta, le necropoli di via Casoname, i castellieri di Castion e di Mottinello. Le vie romane, Postumia ed Aurelia ben lontane dai “Prai” Motta > Castello (Castelfranco) 3/1 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  70. 70. LE GRANDI OPERE IDRAULICHE: IL MUSON DEI SASSI Abbiamo appena visto la Brentella, un’opera volta valorizzare la resa del suolo e quindi anche gli introiti di Venezia. Anche i numerosi e grandiosi interventi sui percorsi fluviali erano finalizzati al vantaggio della Serenissima, che mirava, in questo modo, a rallentare l’interramento della laguna. Dobbiamo essere grati alla sua lungimiranza, perché questi investimenti migliorarono enormemente la nostra economia e la qualità della vita. Il Muson di Monfumo trasporta molto materiale alluvionale, mentre il ramo, con lo stesso nome, che proviene dalle risorgive di San Martino dei Lupari ha delle acque molto limpide. I due rami si incontravano a Camposanpiero e proseguivano verso Mirano ( Muson vecio). Venezia deviò solo le acque del Muson di Monfumo, che adesso proseguono fino ad immettersi nel Brenta. Invece il ramo di risorgiva continua a percorrere il vecchio alveo. Montebelluna Asolo Padova Astego Muson di Monfumo San Martino dei Lupari Brenta Camposanpiero 3/2 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  71. 71. IL MUSON DI MONFUMO ENTRA NEL BRENTA A PADOVA 3/3 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  72. 72. Ecco una parte delle numerose ed importanti opere idrauliche realizzate dai veneziani, anche, ma non solo, per tutelare la città: quanti battibecchi e scaricabarile per un minimo di manutenzione preventiva oggi. ALTRI INTERVENTI DI VENEZIA Muson di Monfumo Muson dei sassi http://it.wikipedia.org/wiki/Brenta 3/4 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  73. 73. CAPITOLO 4 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE La rilevazione con google earth è molto valida per riconoscere ad occhio ed anche per validare con sicurezza, non solo le dimensioni della centuria, ma anche quelle dello jughero a Borgoricco. Il fatto è che, sia lo jughero romano che il campo trevisano, pur avendo misure nettamente diverse, sono sottomultipli della stessa forma quadra, la centuria ( 500000 m2). Per esempio, in una zona ristretta vicino all’antico castello di Riese, si riconosce con buona sicurezza la forma della centuria, ma i sottomultipli sono piuttosto simili al campo trevisano. LA BEA VENEZIA
  74. 74. Montebelluna Asolo Castelfranco (1) Astego Motte Muson Monfumo Brenta S. Martino dei Lupari Sile Piave (1) difficile ritrovare il tragitto dell’Aurelia qui Padova Treviso GOOGLE EARTH
  75. 75. TRACCE DI GRATICOLATO TRA IL MUSON ED IL BRENTA? A nord, gli insediamenti dei Veneti sono distribuiti, sulla strada Asolo-Bassano (Angarano). Nelle stesse località, a parte Asolo, molto importante, si avvicendano modeste testimo- nianze di epoca romana, la più nota forse è il sarcofago di Caio Vettonio, a sant’Eulalia. A nord della Postumia, le strade sono in genere parallele a questa via, ma anche alla più antica direttrice degli insediamenti veneti, vedi diap. 25. La distanza tra queste vie non presenta una minima coerenza con un’ipotetica centuriazione. 4/2 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  76. 76. CAMPOSANPIERO:LA CENTURIAZIONE TERMINA BRUSCAMENTE Centuria a CampoSanpiero Muson vecio BORGO RICCO Il solito provincialismo esterofilo! Qualche erudito afferma che il nome è di origine tedesca, invece è latino ed è coerente con lo sviluppo della centuria in quella zona. I “borghi” romani sono gli antenati dei castelli medioevali, una fortificazione al centro di un territorio donato a delle milizie, con il duplice compito di coltivare le terre e di difendere militarmente il territorio. Ovviamente queste iniziative abbondavano in zone ostili, esposte agli attacchi dei barbari, come in Germania, dove è così diffuso il termine “Burg”. http://it.cukwiki.com/wiki/ 4/3 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  77. 77. LA CENTURIA ED I SUOI SOTTOMULTIPLI CENTURIA “VENETA” (5000 x 7 X 14) 500000 m2 scala 1: 10000 7x14 campi trevisani 2 CAMPI = 1 ETTARO = (100 X100) = 10000 m2 CAMPO TREVISANO 50x100 = 5000 m2 scala 1:2000 CENTURIA ROMANA (711,6 X 711,6) 500000m2 10 x 20 jugeri scala 1: 10000 JUGERO 35,6X71,2 = 2500 2 JUGERI = 1 HEREDIO= (71,16x71,16 ) = 5000 m2 scala 1:2000 Come misuravano la terra i Veneti e gli altri popoli italici? Certo non hanno aspettato i romani per suddividere i loro campi. Districarsi nella forsennata diversifica- zione, da una provincia all’altra, probabilmente sopravissuta ai probabili sforzi di standardizzazione di roma, farebbe impazzire anche il più fanatico degli eruditi. Per esempio, oggi approssimiamo a 5000 m2 il campo trevisano, mentre la sua misura esatta dovrebbe essere pari a 5204,69 m2. In realtà l’errore tra la centuria alla “Veneta” e quella alla “romana” è molto minore in “piedi” di quanto appaia dopo l’arrotondamento in metri. Interessante la compatibilità delle due unità misura, entrambe sottomultipli dello stesso modulo quadrato. 4/4 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  78. 78. A BORGORICCO : CENTURIAZIONE MOLTO INTEGRA scala 1:44530 campo jugero perimetro = 2823 ; 2823/4= 706 m Lato nominale = 712 m L’orientamento, l’ortogonalità, le misure della centuria sono perfettamente integre. Più complesso capire l’evoluzione dei sottomultipli, campi o jugeri? In questo caso, considerando la rozzezza della mia verifica, mi pare decisamente ben conservata la misura romana. campocampocampocampo campo campo campo jugero jugero jugero jugero jugero jugero jugero jugero jugero 4/5 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  79. 79. CENTURIA A RIESE: FORSE UN’AREA RISTRETTA dove il graticolato è più visibile Centuriazione invisibile La suddivisione segue forse più l’orientamento del Muson. Un ordinamento ortogo- nale all’Aurelia visibile in qualche punto La disposizione dei campi ci può far capire fin dove arrivasse l’impatto del torrente AureliaCastellana 4/6 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  80. 80. campo campo campo jugero jugero jugero campocampo campocampo jugerojugerojugero jugerojugerojugero jugerojugerojugero jugero jugero jugero jugero campo campo campo campo DIFFICILE RICONOSCERE LO JUGHERO scala 1:41000 campo jugero 1)Il perimetro della centuriazione è deformato e confuso. 2)L’ipotetica centuria è vicinissima al castello di Riese, ad est della via Aurelia. Sia prima che dopo l’arrivo dei romani, la guarnigione godeva certamente il privilegio di coltivare i terreni più fertili, in prossimità del castello. 3)Qui la distinzione tra campo e jugero mi pare molto incerta. 4/7 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  81. 81. IL BOCCONE PRELIBATO DI BORGORICCO Giulio Cesare loda i suoi legionari veneti, ce ne saranno stati anche tra i premiati con la lottizzazione di Bogoricco. Difficile immaginare un posto migliore per una colonizzazione modello. A distanza di sicurezza dalle risorgive del Sile, un ottimo investimento; con il minimo sforzo, il massimo rendimento. Gran parte del Veneto non era così pianeggiante, fertile ed adatto ad essere drenato con costi ragionevoli. Sorrido alle spericolate fantasie degli innamorati del graticolato, i quali, armati del manuale del piccolo agrimensore romano, vedono tracce di questa colonizzazione anche nelle zone più aride ed impervie. SAPEVAMO FARE BENE LE STRADE, MA LA NOSTRA ECONOMIA ERA POVERA A sentire certi autori locali, si ha l’impressione che fossimo dei selvaggi, al momento dell’annessione a Roma. Invece i nostri tracciati precedono sempre le poche autostrade realizzate dai romani. Certamente dovevano apparire viottoli di campagna al confronto; una questione di volume del business generato più che di know how. Andate a vedere alcune sofisticate strade venete di Padova, portate alla luce anche di recente. Le vie Aurelia e Postumia dimostrano chiaramente la logica che guidava le loro scelte; attraversare con la massima efficienza il nostro territorio, nessun interesse tangibile a valorizzarlo. CONTESTUALIZZARE I MANUFATTI NEL TERRITORIO Le testimonianze dei nostri antenati sono sempre posizionate con una logica abbastanza chiara e ripetitiva. Penso ai percorsi dove troviamo allineate quasi tutte gli insediamenti dei nostri antenati lungo il Muson. Lungo l’Avenale, da Cendrole a Castelfranco e sulla via veneta parallela alla Postumia romana, da Castion a Vallà. L’aerofotogrammetria ha trovato una certa sistematicità nella disposizione delle motte. Se mettiamo insieme la logica delle distanze, la natura dell’ambiente, l’attività preponderante dell’allevamento, mi vengono in mente i caravanserragli, che ci sono in Turchia, nelle zone più desertiche. Una struttura protettiva per animali ed uomini, dove ricoverarsi per la notte e per proteggersi dalle calamità. La distanza misurata potrebbe corrispondere allo spostamento medio giornaliero, di un branco di animali al pascolo. SPAZZARE VIA QUALCHE LUOGO COMUNE 4/8 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  82. 82. IL CASTELLO DI GODEGO VENETI, GOTI, MASNADIERI Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITA’ Il castello di Godego è posto esattamente nel punto in cui il fiume fa una brusca svolta ad est. In questa zona l’alveo è molto allargato e digradante, un posto molto adatto al guado. Poche centinaia di metri a sud, l’abitato è attraversato da una direttrice che collega tutti i siti veneti della zona; le motte di Mottinello e Castion, le necropoli di via Casoname, l’area sacra del santuario della Crocetta,il castelliero della “Bea Venezia”. La millenaria presenza della fortificazione deve aver comportato un importante afflusso di soldati, amministratori ecc. che si sono stabilizzati nel paese : Veneti, Goti, Masnadieri. Gli eruditi stanno alla storia come i collezionisti di farfalle alla scienza Le conferenze sulla storia locale trovano un pubblico eccezionalmente numeroso ed attento. L’anno scorso mons. Chioatto ha trattato le origini locali del cristianesimo in modo assolutamente lodevole, da ogni punto di vista, come dettaglio più avanti. Quest’anno gli incontri sono stati dedicati ad Ezzelino III, ultimo proprietario del nostro castello. Da tante citazioni raffinate non ho tratto elementi che illuminino il nostro contesto, ma nemmeno le molte ombre che circondano questo oscuro, ma interessantissimo, personaggio.
  83. 83. TITOLO IL CASTELLO E L’IDENTITA’ NEGATA LA RIMOZIONE NELLA TOPONOMASTICA LA NEGAZIONE DELLA PROPRIA IDENTITA’: LA RIMOZIONE DEL LUTTO UNA LETTURA MULTIDISCIPLINARE DEL PASSATO A SAN PIETRO I CULTI PAGANI DEI SOLDATI DEL CASTELLO L’EVANGELLIZZAZIONE DELLE NOSTRE TERRE VENETI VOCABOLI INDISPENSABILI UN’ECONOMIA POVERA I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON I VENETI DA MOTTINELLO A VALLA’ I VENETI AI BORDI DEI PRAI UN CULTO A REITA PRIMA DELLA MADONNA DELLA CROCETTA? MALEDETTO BRENTON! IL “CASTELLIERO” DI CASTION A RAMON CAMPAGNA UNA CHIESA DIMENTICATA LA MOTTA A COSA SERVIVA? GOTI IL DNA CULTURALE DEI GODIGESI CONTESTUALIZZANDO LE VICENDE DEL CASTELLO I GOTI A GODEGO, PRIMA DEL SACCO DI ROMA CHE TIPI ERANO QUESTI GOTI PERCHE’ NON PIACEVANO A MONS. CAMAVITTO TRA NOI ED I GOTI, UN MISTERIOSO FEELING MASNADIERI EZZELINO III DA ROMANO MITO LEGHISTA? GODEGO E GLI EZZELINI IL SENTIERO DEGLI EZZELINI IL MUSON SELVAGGIO E QUELLO CIVILIZZATO PAGINA 1 1/1 1/2 1/3 1/4 1/5 2 2/1 2/2 2/3 2/4 2/5 2/6 2/7 2/8 2/9 2/10 2/11 3 3/1 3/2 3/3 3/4 3/5 3/6 4 4/1 4/2 4/3 4/4 INDICE IL CASTELLO DI GODEGO
  84. 84. CAPITOLO 1 IL CASTELLO E L’IDENTITA’ NEGATA IL CASTELLO DI GODEGO ALTURA A DESTRA DELLA CANONICA LA CANONICA COSTRUITA SULLE ROVINE DEL CASTELLO CAPITELLO La presenza attiva del castello, per oltre due millenni, ha inciso profondamente perfino sulla composizione della comunità, non solo del paese, ma anche del circondario. Quello di Castelfranco viene costruito solo nel 1200 d.c , non fa in tempo ad affacciarsi alla storia che è presto obsoleto.
  85. 85. LA RIMOZIONE NELLA TOPONOMASTICA Sentiamo parlare tutti i giorni di valorizzazione turistica, spesso anche a sproposito secondo me. Non c’è alcun dubbio che il castello di Godego presenti un interesse enorme, da molti punti di vista, ma la comunità pare ignorarlo pervicacemente. L’unico cartello segnaletico che ho notato in loco è un vero capolavoro di ambiguità. 1) Non si precisa se ci si riferisce al 12 secolo prima o dopo Cristo 2)In che senso questo Ezzelino da il nome al castello Vengono favoriti in questo modo due madornali equivoci: - quello citato può apparire come il fondatore, invece è colui che, con la propria sconfitta, ne ha causato la distruzione, fino alle fondamenta - l’equivoco sulla data aumenta esponenzialmente la confusione, la distruzione è avvenuta nel 1229 d.c., 12 secoli dopo Cristo. Ovvero, il visitatore colto, ma non documentato su questo specifico argomento, può concludere che Ezzelino III ha costruito il castello, il quale avrebbe meno di un millennio di vita, invece di tre! Manca sul posto un cartello didattico decente Lontano dal castello, verso il municipio, ho scorto una misera targhetta che parla anche del castello. Sono convinto che ben pochi visitatori la notino o si fermino, per approfondirne il sintetico contenuto. La lapide posto sull’altura, vedi diap. precedente, è un legittimo, ma esemplare, capolavoro di oscurità 1/1 IL PROBLEMA DELL’IDENTITA’ IL CASTELLO DI GODEGO
  86. 86. LA NEGAZIONE DELLA PROPRIA IDENTITA’ LA RIMOZIONE DEL LUTTO VETUSTISSIMUM HUNC AGGEREM CONTENTIONIBUS NON SEMEL FERRO STRATUM ADULESCENTULIS UT ESSET PALESTRA AD SPIRITUM MEMBRAQUE EXERCENDA PACIFICIS PROELI CHRISTI B.D. GHERARDO PASINI AB. PROVIDO MODERATORE EIUSQUE PRESBITERIS ADIUTORIBUS CIVES S. MARIAE NASCENTIS UNO CONSILIO UNOQUE NISU COMPLANAVERUNT ATQUE ANGELICO IUVENI DOMINICO SAVIO PRAESIDI(O?) DICATUM VOLUERUNT VIII ANTE IDUS OCTOBRES ANNO IUBILEI MCML I CITTADINI (DELLA PAROCCHIA) DELLA NATIVITA’ DI MARIA, CON DECISIONE ED IMPEGNO UNANIME SPIANARONO QUESTA ANTICHISSIMA ALTURA, BATTUTA PIU VOLTE NELLE CONTESE CON LA SPADA, AFFINCHE’ DIVENTASSE PER GLI ADOLESCENTI PALESTRA DOVE ESERCITARE LO SPIRITO E LE MEMBRA ECC. LA RIMOZIONE DEL LUTTO Quando subiamo un trauma fisico troppo forte sveniamo ed in questo modo ci proteggiamo da una sofferenza insopportabile, un processo analogo avviene per la mente. La storia del paese è straordinariamente lunga e piena di traumi, con l’arrivo dei Veneti, l’insediamento dei Goti, la concentrazione in paese dei masnadieri di Ezzelino. La comunità ha affidato alla chiesa la pietosa opera di consegnare all’oblio il proprio passato e questa lapide è una testimonianza esemplare. L’ELABORAZIONE DEL LUTTO FASULLA La rimozione ha un’utilità temporanea, poi bisogna attivare in tempo la cura, rendersi conto di cosa è successo. Godego pare aver dimenticato, con il passato traumatico, anche la propria identità, ma si trova sempre un’anima pia disposta a regalartene una copia fasulla. -Mons. Camavitto propone l’origine longobarda in sostituzione di quella gotica, vedi diap. 23 -La lega di Bossi ha convinto i godigesi, discendenti dei masnadieri di Ezzelino III, che questo ignobile ed infame personaggio fu un glorioso precursore del movimento. 1/2 IL PROBLEMA DELL’IDENTITA’ IL CASTELLO DI GODEGO
  87. 87. UNA LETTURA MULTIDISCIPLINARE DEL PASSATO IL CASTELLO DI GODEGO Il nostro territorio, perché molto povero, è rimasto quasi inalterato fino al dopoguerra, quel poco di buono che è stato fatto, è merito dei nostri stessi avi , in particolare dei connazionali veneziani. Poco allettante per gli archeologi come Schliemann, armati dell’Iliade e della lente d’ingrandimento: non possono sperare di trovare ricchi tesori o misteriosi reperti da decifrare. Lo studio delle localizzazioni, ben contestualizzato, ci può illuminare, là dove non troveremo mai conferme scritte. La chiesa di san Pietro a Godego, con la grande area antistante rappresenta la tipica impostazione pagana, è stata poi convertita al culto cristiano, ma presto affiancata/sostituita da quella nel castello. I pagani separavano drasticamente le necropoli ed i culti connessi dal mondo dei vivi, il cristianesimo non respinge, anzi celebra, il corpo dei morti, sposta il cimitero vicino alla chiesa, al centro dell’abitato. chiesa nel castello San Pietro Muson (1)Dal castelliere di Mottinello a quello di Vallà 1/3 IL PROBLEMA DELL’IDENTITA’
  88. 88. A SAN PIETRO I CULTI PAGANI DEI SOLDATI DEL CASTELLO IL CASTELLO DI GODEGO1/4 IL PROBLEMA DELL’IDENTITA’ Il cristianesimo rivoluziona profondamente tutto il rito sacro. Il luogo stesso del culto, inizialmente, può essere una casa privata o una catacomba, a causa delle persecuzioni. All’assemblea (ecclesia) è ammessa tutta la comunità dei credenti, anzi, è protagonista della celebrazione, dagli apostoli all’ultimo dei discepoli. Quindi, dopo Costantino, l’ecclesia avrà bisogno di edifici sacri di dimensioni inimmaginabili per un pagano. Nei culti pagani l’edificio sacro era riservato esclusivamente alla statua del dio ed al sacerdote che vi svolgeva riti riservati, mentre la folla dei fedeli riempiva un’area esterna, dove avvenivano anche i sacrifici. Dunque la comunità attorno al castello di Godego, con questa area sacra enorme per quei tempi, doveva essere una realtà importantissima.

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