I RISCHI COMUNI ALLE
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LUOGHI DI LAVORO
D.M. 81/08 TITOLO II

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LUOGHI DI LAVORO
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• Devono presentarsi in buone condizioni
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USO DELLE ATTREZZATURE DI
LAVORO
D.M. 81/08 TITOLO III

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ATTREZZATURE DI LAVORO

Attrezzatura di lavoro

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Fattori di rischio
• Distanza operatore - macchina
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• Formazione dell’oper...
ATTREZZATURE DI LAVORO
Misure di prevenzione e protezione

•Protezioni: fisse, asservite, automatiche, distanziatori,
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MACCHINE PER SOLLEVAMENTO E TRASPORTO
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IMPIANTI E APPARECCHIATURE
ELETTRICHE
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dipendono da alcuni parametri:
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MICROCLIMA
Parametri

•la temperatura dell'aria
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LAVORI IN QUOTA
D.M. 81/08 TITOLO IV

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(MMC) si intendono le operazioni di trasporto
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ELEMENTI DI RIFERIMENTO
1. Caratteristiche del carico.
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Movimentazione manuale carichi
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ATTREZZATURE MUNITE DI
VIDEOTERMINALI
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VIDEOTERMINALI
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VIDEOTERMINALI
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VIDEOTERMINALI

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Disturbi visivi
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VIDEOTERMINALI

Disturbi posturali
• Senso di peso, fastidio, dolore intorpidimento,
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VIDEOTERMINALI

Disturbi da radiazioni
• Da numerosi studi effettuati sono
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VIDEOTERMINALI

Obblighi del datore di lavoro

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VIDEOTERMINALI
Sorveglianza sanitaria
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sottoposti a visit...
ESPOSIZIONE A RUMORE
D.M. 81/08 TITOLO VIII (AGENTI
FISICI)

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RUMORE
Suono e Rumore
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Suono e Rumore
Viceversa quando il suono genera una sensazione
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RUMORE
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RUMORE
Adempimenti
Sotto gli 80 dB(A) o i 135 dB(C)picco
1. Valutazione del rischio
Tiene conto, tra l’altro, di:
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RUMORE
Adempimenti
Inoltre, oltre gli 80 dB(A) o i 135 dB(C)picco
1. Misurare i livelli di esposizione al rumore
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RUMORE
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Inoltre, oltre gli 85 dB(A) o i 137 dB(C)picco
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RUMORE
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ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI
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RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE
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ESPOSIZIONE A CAMPI
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FISICI)

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ESPOSIZIONE A RADIAZIONI
IONIZZANTI
D.M. 81/08 TITOLO VIII (AGENTI
FISICI)

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SOSTANZE PERICOLOSE: AGENTI
CHIMICI
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SOSTANZE PERICOLOSE: AGENTI
CANCEROGENI E MUTAGENI
D.M. 81/08 TITOLO IX

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RISCHIO CHIMICO

RISCHIO CONNESSO ALL’USO PRO...
RISCHIO CHIMICO

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RISCHIO CHIMICO
VALUTAZIONE DEI RISCHI
a) proprietà pericolose;
b) le informazioni sulla salute e sic...
RISCHIO CHIMICO
A COMUNICAZIONE DEI RISCHI.

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RISCHIO CHIMICO

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RISCHIO CHIMICO
SCHEDA DI SICUREZZA
Molto più dettagliate delle etichette
Rivolte all’utilizzatore professionale (datore d...
RISCHIO CHIMICO
CLASSIFICAZIONE DEL PERICOLO DI
ESPOSIZIONE:

presenza di rischio considerato basso per la
sicurezza e irr...
RISCHIO CHIMICO

• Rischi ridotti mediante le seguenti misure
generali
e) misure igieniche adeguate (divieto di mangiare e...
RISCHIO CHIMICO

I RISCHI DA AGENTI CHIMICI

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RISCHIO CHIMICO

• PER LA
SICUREZZA

• PER LA
SALUTE

• pericolo di incen...
RISCHIO CHIMICO E CANCEROGENO
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Valutazione rischio periodica
Frasi rischio R45 R 49
Eliminazione o riduzione...
ESPOSIZIONE AD AGENTI
BIOLOGICI
D.M. 81/08 TITOLO X

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RISCHIO BIOLOGICO

Campo di applicazione
• Tutte le attività lavo...
RISCHIO BIOLOGICO
Definizioni
• Agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se
geneticamente modificato, coltura cellu...
RISCHIO BIOLOGICO
Misure tecniche, organizzative e procedurali
Il datore di lavoro:
a) evita l’utilizzazione di agenti bio...
RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE
un Atmosfera esplosiva è una miscela di:
1) sostanze infiammabili allo stato di gas,
vapori...
RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE
IL DATORE DI LAVORO DEVE:
– effettuare una valutazione dei rischi di esplosione

attraverso...
RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE
Ripartizione delle aree a rischio di esplosione per la presenza di
polvere combustibile-sec...
LAVORATORI
PARTICOLARI/ORGANIZZAZIONE
DEL LAVORO
D.M. 81/08 TITOLO I

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SEAGRUPPO - 2. 81 principali rischi

  1. 1. I RISCHI COMUNI ALLE ATTIVITA’ LAVORATIVE LUOGHI DI LAVORO D.M. 81/08 TITOLO II A- “ i luoghi destinati a contenere posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo nell’area della medesima azienda ovvero dell’unità produttiva comunque accessibile per il lavoro” B- “i campi, i boschi e altri terreni facenti parte dell’azienda agricola o forestale” NON SI APPLICA A MEZZI DI TRASPORTO, CANTIERI, INDUSTRIE ESTRATTIVE, PESCHERECCI 2
  2. 2. LUOGHI DI LAVORO DEVONO ESSERE • Adatti alle attività • Idonei all’affollamento • Illuminati conformemente ai compiti • Dotati di servizi igienici ed assistenziali in funzione delle attività svolte e del numero dei presenti • Progettati in modo da rendere agevole la circolazione 3 LUOGHI DI LAVORO – Ogni lavoratore deve disporre di almeno 10 mc e di almeno 2 mq di spazio – Le vie di circolazione devono essere sufficientemente ampie (almeno 80cm) – Gli spazi devono consentire lo svolgimento agevole delle attività – L’altezza minima dei soffitti deve essere di almeno 3m (industria) e non inferiore al Regolamento Edilizio 4
  3. 3. LUOGHI DI LAVORO • Devono essere mantenuti convenientemente • Devono presentarsi in buone condizioni igieniche e di pulizia • Devono essere dotati di impianti per la salvaguardia dai rischi e per il mantenimento delle condizioni di sicurezza e salubrità 5 LUOGHI DI LAVORO - Porte e Portoni LAVORAZIONI NORMALI N. ADDETTI N. PORTE CARATTERISTICHE VERSO APERTURA LARGHEZZA MINIMA (*) 1/25 26/50 51/100 > 100 1 1 2 2 + c) pref. ma nn obblig. verso esodo verso esodo verso esodo verso esodo 0,80 1,20 0,80 +1,20 0,80 + 1,20 + c) c) 1 porta di larghezza 1,20 metri ogni 50 addetti o frazione, limitatamente all'eccedenza rispetto a 100. 6
  4. 4. USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO D.M. 81/08 TITOLO III 7 ATTREZZATURE DI LAVORO Attrezzatura di lavoro Qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto destinato ad essere usato durante il lavoro 8
  5. 5. ATTREZZATURE DI LAVORO Fattori di rischio • Distanza operatore - macchina • Proiezioni di materiali • Formazione dell’operatore • Layout • Ergonometria dell’ambiente 9 ATTREZZATURE DI LAVORO …i rischi di tipo meccanico: • entrare in contatto con la macchina: impigliamento, trascinamento, taglio, schiacciamento, abrasione, troncamento, cesoiamento, urto, ustione • essere colpiti da un organo, parti, materiali proiettati, getto di fluidi 10
  6. 6. ATTREZZATURE DI LAVORO Misure di prevenzione e protezione •Protezioni: fisse, asservite, automatiche, distanziatori, dispositivi di intercettazione e di blocco •Sistema di comando: organi di controllo, comando “a due mani”, comando di emergenza, organi di segnalazione •Segnaletica: cartelli monitori, obblighi, divieti •Manuali: disponibilità, leggibilità. 11 ATTREZZATURE DI LAVORO Misure di prevenzione e protezione • DPI: scarpe, guanti, occhiali, casco, ecc. • Formazione •Manutenzione (in sicurezza): programmata macchina ferma non eliminare le protezioni !!! 12
  7. 7. MACCHINE PER SOLLEVAMENTO E TRASPORTO FATTORI DI RISCHIO • POSTI DI LAVORO E DI PASSAGGIO E LUOGHI DI LAVORO ESTERNI • STABILITÀ DEL MEZZO E DEL CARICO • IMBRACATURA DEI CARICHI • OPERAZIONI DI CARICO E SCARICO • INDICAZIONE DELLA PORTATA • GANCI • FRENO • ARRESTO AUTOMATICO IN CASO DI IMPROVVISA MANCANZA DELLA FORZA MOTRICE • DISPOSITIVI DI SEGNALAZIONE • AVVOLGIMENTO DELLE FUNI O CATENE • POSTI DI MANOVRA • PASSAGGI E POSTI DI LAVORO SOTTOPOSTI A CARICHI SOSPESI 13 MACCHINE PER SOLLEVAMENTO E TRASPORTO • OMOLOGAZIONE/CERTIFICAZIONE • DOCUMENTAZIONE • CORRETTA INSTALLAZIONE • INFORMAZIONE/FORMAZIONE/ADDESTRAMENTO • VERIFICA PERIODICA • CONTROLLI PERIODICI 14
  8. 8. Carrelli elevatori • • • • • Rischi: ribaltamento, caduta carico Portata massima Norme di circolazione e uso Cinture sicurezza Formazione e informazione 15 USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE D.M. 81/08 TITOLO III 16
  9. 9. IMPIANTI E APPARECCHIATURE ELETTRICHE D.M. 81/08 TITOLO III 17 RISCHIO ELETTRICO RISCHI CONNESSI CON L’USO Di ENERGIA ELETTRICA: • Contatto diretto: contatto del corpo con parti attive dell’impianto • Contatto indiretto: contatto del corpo con una massa in tensione per guasto • Incendio: dovuto a cortocircuiti e sovracorrenti • Esplosioni: in presenza di miscele esplosive 18
  10. 10. RISCHIO ELETTRICO Gli effetti del passaggio della corrente elettrica dipendono da alcuni parametri: · Intensità della corrente che circola attraverso il corpo umano · Tensione applicata al corpo · Resistenza del corpo · Tempo di passaggio della corrente · Tipologia di corrente (continua, alternata) 19 RISCHIO ELETTRICO VERIFICARE • • • • • Denuncia di messa a terra Materiale a norma Grado di protezione adeguato (IPXX) Rete di terra adeguata alla corrente di corto circuito Distribuzioni e protezioni a norma CONTROLLARE • Protezione dagli schiacciamenti e dagli urti dei conduttori e dei quadri Derivazioni e utenze Adeguatezza e integrità di prese, spine e cavi Adeguatezza delle prese e degli interruttori ai carichi Sistemazione dei conduttori volanti Interferenza con le lavorazioni ed i passaggi 20 • • • • •
  11. 11. MICROCLIMA Parametri •la temperatura dell'aria •la velocità relativa dell'aria •l'umidità relativa dell'aria 21 ILLUMINAZIONE i rischi 1. 2. 3. 4. 5. 6. affaticamento visivo affaticamento generale infortunio per scarsa illuminazione abbagliamento solare o da lampade corrette condizioni illuminotecniche schermature idonee di protezione 22
  12. 12. LAVORI IN QUOTA D.M. 81/08 TITOLO IV 23 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI E MOVIMENTI RIPETITIVI D.M. 81/08 TITOLO VI 24
  13. 13. Movimentazione manuale carichi Per Movimentazione manuale dei carichi (MMC) si intendono le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, tirare, portare o spostare un carico Lo sforzo muscolare richiesto dalla MMC determina aumento del ritmo cardiaco e di quello respiratorio ed incide negativamente nel tempo sulle articolazioni, in particolare sulla colonna vertebrale (dorso lombari), determinando cervicalgie, lombalgie e discopatie 25 Movimentazione manuale carichi OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO • • • • • Valutazione del rischio (metodo NIOSH) Misure organizzative e tecniche Sorveglianza sanitaria Uso DPI Formazione e informazione 26
  14. 14. Movimentazione manuale carichi ELEMENTI DI RIFERIMENTO 1. Caratteristiche del carico. La movimentazione manuale di un carico può costituire un rischio tra l'altro dorso-lombare nei casi seguenti: - il carico è troppo pesante; - è ingombrante o difficile da afferrare; - è in equilibrio instabile o il suo contenuto rischia di spostarsi; - è collocato in una posizione tale per cui deve essere tenuto o maneggiato a una certa distanza dal tronco o con una torsione o inclinazione del tronco; - può, a motivo della struttura esterna e/o della consistenza, comportare lesioni per il lavoratore, in particolare in caso di urto. 2. Sforzo fisico richiesto . Lo sforzo fisico può presentare un rischio tra l'altro dorso-lombare nei casi seguenti: - è eccessivo; - può essere effettuato soltanto con un movimento di torsione del tronco; - può comportare un movimento brusco del carico; 27 - è compiuto con il corpo in posizione instabile. Movimentazione manuale carichi ELEMENTI DI RIFERIMENTO 3. Caratteristiche dell'ambiente di lavoro . Le caratteristiche dell'ambiente di lavoro possono aumentare le possibilità di rischio tra l'altro dorso-lombare nei casi seguenti: - lo spazio libero, in particolare verticale, è insufficiente per lo svolgimento dell'attività richiesta; - il pavimento è ineguale, quindi presenta rischi di inciampo o di scivolamento per le scarpe calzate dal lavoratore; - il posto o l'ambiente di lavoro non consentono al lavoratore la movimentazione manuale di carichi a un'altezza di sicurezza o in buona posizione; - il pavimento o il piano di lavoro presenta dislivelli che implicano la manipolazione del carico a livelli diversi; - il pavimento o il punto di appoggio sono instabili; - la temperatura, l'umidità o la circolazione dell'aria sono inadeguate. 28
  15. 15. Movimentazione manuale carichi ELEMENTI DI RIFERIMENTO 4. Esigenze connesse all'attività . L'attività può comportare un rischio tra l'altro dorso-lombare se comporta una o più delle esigenze seguenti: - sforzi fisici che sollecitano in particolare la colonna vertebrale, troppo frequenti o troppo prolungati; - periodo di riposo fisiologico o di recupero insufficiente; - distanze troppo grandi di sollevamento, di abbassamento o di trasporto; - un ritmo imposto da un processo che non può essere modulato dal lavoratore. 29 Movimentazione manuale carichi Durante qualsiasi mansione che comporti la MMC, per evitare e/o ridurre il rischio di subire lesioni dorsolombari o muscolo-scheletriche ricordare di: valutare e stimare sempre il peso del carico sollevare il carico flettendo le gambe tenendo l’oggetto vicino al corpo tenere il carico ben bilanciato ed in modo sicuro evitare di inarcare la schiena se il carico è troppo pesante, utilizzare mezzi adeguati 30
  16. 16. ATTREZZATURE MUNITE DI VIDEOTERMINALI D.M. 81/08 TITOLO VII 31 VIDEOTERMINALI Videoterminale: • uno schermo alfanumerico o grafico (o impiegato per visionare filmati analogici o digitali) a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato (tubo catodico, schermo a cristalli liquidi, schermo al plasma, etc.); 32
  17. 17. VIDEOTERMINALI • Posto di lavoro: l'insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, ovvero software per l'interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l'unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti,la sedia, il piano di lavoro, nonché l'ambiente di lavoro immediatamente circostante 33 VIDEOTERMINALI Lavoratore: il lavoratore che utilizza una attrezzatura munita di videoterminale in modo sistematico o abituale, per almeno 20 ore settimanali, dedotte le interruzioni. 34
  18. 18. VIDEOTERMINALI • • • • Disturbi connessi all’uso del VDT Disturbi visivi Disturbi posturali Disturbi psicologici Disturbi da radiazioni e campi elettromagnetici 35 VIDEOTERMINALI Disturbi visivi Si manifestano sotto forma di: • pesantezza, • tensione, • bruciore, • arrossamento oculare; • deficit della messa a fuoco; • vista annebbiata. Possono presentarsi ove l’illuminazione dell'ambiente di lavoro sia incongrua nonché quando si utilizzino schermi non idonei per la luminosità, il contrasto, le dimensioni dei caratteri, lo sfarfallamento 36
  19. 19. VIDEOTERMINALI Disturbi posturali • Senso di peso, fastidio, dolore intorpidimento, rigidità a collo, schiena, spalle, braccia, mani • Sono dovuti a posture scorrette assunte dall’operatore. Dipendono dal sedile (schienale, altezza), dimensioni tavolo lavoro, presenza/assenza di poggia-piedi, appoggi per avambracci, altezza e angolazione dello schermo, conformazione tastiera, posizione del portapagine. 37 VIDEOTERMINALI Disturbi psicologici • I sintomi sono dati da ansia, nervosismo, irritabilità, demoralizzazione e alterazione dell’umore. Sono causati dall’organizzazione del lavoro e dal tipo di attività svolta. 38
  20. 20. VIDEOTERMINALI Disturbi da radiazioni • Da numerosi studi effettuati sono esclusi rischi specifici per i videoterminali derivanti da radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. 39 VIDEOTERMINALI Obblighi del datore di lavoro • Deve compiere un’analisi dei posti di lavoro per individuare: • i rischi per la vista e per gli occhi; • i problemi legati alla postura nonché all'affaticamento fisico o mentale; • le condizioni ergonomiche e di igiene ambientale. 40
  21. 21. VIDEOTERMINALI Obblighi del datore di lavoro • Deve inoltre attuare l’adeguamento dei posti di lavoro occupati dai lavoratori nonché l’informazione e la formazione di questi 41 VIDEOTERMINALI Interventi di prevenzione • Riguardano le caratteristiche tecniche dell’attrezzatura • Il luogo di lavoro • Disposizione dell’attrezzatura • Organizzazione dell’attività lavorativa • Impiego di eventuali dispositivi di prevenzione • Formazione dei lavoratori 42
  22. 22. VIDEOTERMINALI Sorveglianza sanitaria • I lavoratori prima di essere addetti alla propria attività sono sottoposti a visita medica per evidenziare eventuali malformazioni strutturali, e all’esame degli occhi e della vista. • Visite di controllo biennali per lavoratori con prescrizioni mediche e che abbiamo compiuto 50 anni. • Spetta al medico competente l’incarico di stabilire quali siano gli esami e le indagini diagnostiche necessari per ogni lavoratore 43 VIDEOTERMINALI • Il lavoratore ha il diritto di interrompere lo svolgimento del proprio compito mediante pause ovvero cambiamento di attività quando sia impegnato a usare il VDT almeno 4 ore consecutive • In assenza di una disposizione contrattuale tale interruzione è di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa. 44
  23. 23. ESPOSIZIONE A RUMORE D.M. 81/08 TITOLO VIII (AGENTI FISICI) 45 RUMORE Suono e Rumore Il suono è una vibrazione che si propaga nell’aria sotto forma di onde ed è percepito dall’orecchio come una sensazione gradevole. ☺ 46
  24. 24. RUMORE Suono e Rumore Viceversa quando il suono genera una sensazione sgradevole e fastidiosa all’orecchio viene definito rumore. rumore 47 RUMORE Danni all’organismo L’eccessiva esposizione a livelli di rumore elevato provoca non solo la perdita dell’udito, ma anche altri effetti come: • l’aumento della pressione sanguigna, • problemi cardiaci, • insonnia, • nervosismo, • senso di affaticamento, • ansia, • stress. 48
  25. 25. RUMORE E’ importante ridurre il più possibile l’esposizione al rumore. Si devono perciò attuare tutte le misure di prevenzione primaria possibili al fine di ridurre il rumore alla fonte. Se malgrado le opere di isolamento acustico o l’incapsulamento delle apparecchiature non si ottengono risultati sufficienti è necessario impiegare dispositivi di protezione individuale. 49 RUMORE Valori limite : Valore inferiore d’azione LEX,8h=80 dB(A) PPEAK=112 Pa 135 dB(C) riferito a 20 microPa Valore superiore d’azione LEX,8h=85 dB(A) PPEAK=140 Pa 137 dB(C) riferito a 20 microPa Valore limite di esposizione LEX,8h=87 dB(A) PPEAK= 200 Pa 140 dB(C) riferito a 20 microPa (con attenuazione DPI) 50
  26. 26. RUMORE Adempimenti Sotto gli 80 dB(A) o i 135 dB(C)picco 1. Valutazione del rischio Tiene conto, tra l’altro, di: • Livello, tipo e durata esposizione • Valori limite • Lavoratori particolarmente sensibili al rumore • • Interazione con vibrazioni e sostanze ototossiche: solventii aromatici (stirene, toluene, etilbenzene, xylene, tricloroetilene), monossido di carbonio, ecc. Caratteristiche di attenuazione dei DPI La valutazione del rischio individua le misure di prevenzione e protezione necessarie 51 RUMORE Adempimenti Sotto gli 80 dB(A) o i 135 dB(C)picco 2. Redigere il documento di valutazione 3. Effettuare la valutazione con cadenza almeno quadriennale 4. Far effettuare la valutazione da personale adeguatamente qualificato 5. Aggiornare la valutazione nel caso di notevoli mutamenti produttivi 52
  27. 27. RUMORE Adempimenti Inoltre, oltre gli 80 dB(A) o i 135 dB(C)picco 1. Misurare i livelli di esposizione al rumore 2. Misurare con metodi ed apparecchiature adatte 3. Fornire DPI uditivi adeguati 4. Scegliere i DPI uditivi previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza 5. Verificare l’efficacia dei DPI uditivi 6. Formazione ed informazione dei lavoratori 53 RUMORE Adempimenti Inoltre, oltre gli 80 dB(A) o i 135 dB(C)picco 7. Garantire la sorveglianza sanitaria, se richiesta dai lavoratori o dal Medico Competente 8. Aggiornare la valutazione del rischio se la sorveglianza sanitaria evidenza anomalie 54
  28. 28. RUMORE Adempimenti Inoltre, oltre gli 85 dB(A) o i 137 dB(C)picco 1. Elaborare ed applicare un programma delle misure tecniche ed organizzative per ridurre l’esposizione al rischio 2. Sorvegliare i lavoratori affinchè usino i DPI uditivi 3. Garantire la sorveglianza sanitaria ai lavoratori 4. Assicurare l’intensificazione della sorveglianza sanitaria nel caso di richiesta di deroga all’uso dei DPI uditivi 5. Aree segnalate e delimitate con accesso limitato 55 RUMORE Adempimenti Inoltre, oltre gli 87 dB(A) o i 140 dB(C)picco Tenuto conto dell’effetto dei DPI uditivi 1. Adottare misure immediate per rientrare al di sotto dei valori limite di esposizione, per individuarne le cause ed evitare che il superamento si ripeta 56
  29. 29. RUMORE Misure di Prevenzione e Protezione Adozione altri metodi di lavoro Scelta di attrezzature che emettano il minor rumore possibile (es. utilizzo utensili silenziati) Progettazione luoghi di lavoro (es. distanziare fonti rumorose, separazione fisica) Informazione e formazione per ridurre al minimo la esposizione Misure tecniche di contenimento (schermature, involucri o rivestimenti fonoassorbenti, sistemi di smorzamento o isolamento) Manutenzione attrezzature di lavoro Organizzazione del lavoro (es. periodi di riposo acustico) 57 RUMORE Norme europee Cuffie auricolari UNI EN 352.1 Inserti auricolari UNI EN 352.2 Archetto UNI EN 352.2 58
  30. 30. ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI D.M. 81/08 TITOLO VIII (AGENTI FISICI) 59 RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE Si definiscono "vibrazioni" i movimenti oscillatori di un corpo aventi carattere ripetitivo nel tempo. Possono trasmettersi, per contatto, all'uomo il quale può riceverne gli effetti solo in taluni distretti oppure nella sua totalità. Possono essere distinte in: 1. generalizzate: agiscono sull'intero corpo ( VIBRAZIONI TRASMESSE AL CORPO INTERO - WBV Whole Body Vibration ). 2. localizzate: coinvolgono soltanto alcune parti del corpo ( VIBRAZIONI TRASMESSE AL SISTEMA MANO BRACCIO HAV Hand-Arm Vibration ) 60
  31. 31. RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE Il rischio da vibrazioni può concretizzarsi in svariate circostanze quali: guida di mezzi di trasporto terrestre, navale o aereo •utilizzo di macchine industriali •impiego di utensili o strumenti individuali ad elettricità o ad aria compressa 61 RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE Il datore di lavoro valuta e, nel caso non siano disponibili informazioni relative ai livelli di vibrazione presso banche dati dell'ISPESL, delle regioni o del CNR o direttamente presso i produttori o fornitori, misura i livelli di vibrazioni meccaniche a cui i lavoratori sono esposti. 62
  32. 32. RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE Valori limite di esposizione e valori di azione Per le vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio: • il valore limite di esposizione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 5 m/s2 • il valore d'azione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, che fa scattare l'azione è fissato a 2,5 m/s2 Per le vibrazioni trasmesse al corpo intero: • il valore limite di esposizione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 1,00 m/s2; • il valore d'azione giornaliero, normalizzato a un periodo di riferimento di 8 ore, è fissato a 0,5 m/s2. 63 RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE Misure di prevenzione e protezione a) altri metodi di lavoro che richiedono una minore esposizione a vibrazioni meccaniche; b) la scelta di attrezzature di lavoro adeguate concepite nel rispetto dei principi ergonomici e che producono, tenuto conto del lavoro da svolgere, il minor livello possibile di vibrazioni; c) la fornitura di attrezzature accessorie per ridurre i rischi di lesioni provocate dalle vibrazioni, quali sedili che attenuano efficacemente le vibrazioni trasmesse al corpo intero e maniglie o guanti che attenuano la vibrazione trasmessa al sistema mano-braccio. 64
  33. 33. RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE d) adeguati programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, del luogo di lavoro e dei sistemi sul luogo di lavoro; e) la progettazione e l'organizzazione dei luoghi e dei posti di lavoro; f) l'adeguata informazione e formazione dei lavoratori sull'uso corretto e sicuro delle attrezzature di lavoro, in modo da ridurre al minimo la loro esposizione a vibrazioni meccaniche; g) la limitazione della durata e dell'intensità dell'esposizione; h) l'organizzazione di orari di lavoro appropriati, con adeguati periodi di riposo; i) la fornitura, ai lavoratori esposti, di indumenti per la protezione dal freddo e dall'umidità. 65 RISCHIO DA VIBRAZIONI MECCANICHE Informazione e formazione dei lavoratori Il datore di lavoro garantisce che i lavoratori esposti ricevano informazioni e una formazione adeguata sulla base della valutazione dei rischi, Sorveglianza sanitaria I lavoratori esposti a livelli di vibrazioni superiori ai valori d'azione sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria. 66
  34. 34. ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI D.M. 81/08 TITOLO VIII (AGENTI FISICI) 67 ESPOSIZIONE A RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI D.M. 81/08 TITOLO VIII (AGENTI FISICI) 68
  35. 35. ESPOSIZIONE A RADIAZIONI IONIZZANTI D.M. 81/08 TITOLO VIII (AGENTI FISICI) 69 SOSTANZE PERICOLOSE: AGENTI CHIMICI D.M. 81/08 TITOLO IX 70
  36. 36. SOSTANZE PERICOLOSE: AGENTI CANCEROGENI E MUTAGENI D.M. 81/08 TITOLO IX 71 RISCHIO CHIMICO RISCHIO CONNESSO ALL’USO PROFESSIONALE DI SOSTANZE O PREPARATI IMPIEGATI NEI CICLI DI LAVORO, CHE POSSONO ESSERE INTRINSECAMENTE PERICOLOSI O RISULTARE PERICOLOSI IN RELAZIONE ALLE CONDIZIONI D’IMPIEGO 72
  37. 37. RISCHIO CHIMICO 73 RISCHIO CHIMICO VALUTAZIONE DEI RISCHI a) proprietà pericolose; b) le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal produttore o dal fornitore tramite la relativa scheda di sicurezza c) il livello, il tipo e la durata dell’esposizione; d) le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti, compresi la quantità degli stessi; e) i valori limiti di esposizione professionale o i valori limiti biologici f) gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare g) se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese 74
  38. 38. RISCHIO CHIMICO A COMUNICAZIONE DEI RISCHI. 75 RISCHIO CHIMICO 76
  39. 39. RISCHIO CHIMICO SCHEDA DI SICUREZZA Molto più dettagliate delle etichette Rivolte all’utilizzatore professionale (datore di lavoro); Accompagnano obbligatoriamente e gratuitamente da parte del fornitore l’immissione sul mercato di sostanze e preparati pericolosi; Sono una vera e propria guida alla manipolazione sicura da parte di chi utilizza professionalmente un prodotto pericoloso 77 RISCHIO CHIMICO SCHEDA DI SICUREZZA Le schede contengono 16 informazioni Devono essere richieste al produttore o fornitore del prodotto Vanno conservate nel luogo di lavoro rendendo facile e rapida la loro consultazione 78
  40. 40. RISCHIO CHIMICO CLASSIFICAZIONE DEL PERICOLO DI ESPOSIZIONE: presenza di rischio considerato basso per la sicurezza e irrilevante per la salute • • presenza di rischio considerato non basso per la sicurezza e rilevante per la salute 79 RISCHIO CHIMICO • Rischi ridotti al minimo mediante le seguenti misure generali a) progettazione e organizzazione dei sistemi di lavorazione sul luogo di lavoro; b) fornitura di attrezzature idonee per il lavoro specifico e relative procedure di manutenzione adeguate; c) riduzione al minimo del numero di lavoratori che sono o potrebbero essere esposti (compartimentazione reparti con rischi diversi); d)riduzione al minimo della durata e dell’intensità dell’esposizione; 80
  41. 41. RISCHIO CHIMICO • Rischi ridotti mediante le seguenti misure generali e) misure igieniche adeguate (divieto di mangiare e bere); f) riduzione al minimo della quantità di agenti presenti sul luogo di lavoro in funzione delle necessità della lavorazione; g) metodi di lavoro appropriati comprese le disposizioni che garantiscono la sicurezza nella manipolazione, nell’immagazzinamento e nel trasporto sul luogo di lavoro di agenti chimici pericolosi nonché dei rifiuti che contengono detti agenti chimici. 81 RISCHIO CHIMICO • MISURE SPECIFICHE DI PROTEZIONE E PREVENZIONE a) progettazione di appropriati processi lavorativi e controlli tecnici, nonché uso di attrezzature e materiali adeguati; Quando la natura dell’attività non consenta eliminare il rischio Verifica delle misure attuate b)appropriate misure organizzative e di protezione collettive alla fonte del rischio (Impianti aspirazione localizzata); c) misure di protezione individuali, compresi i DPI, qualora non si riesca a prevenire con altri mezzi l’esposizione; d) sorveglianza sanitaria dei lavoratori a norma degli artt. specifici 82 Misurazioni degli agenti chimici con campionamenti
  42. 42. RISCHIO CHIMICO I RISCHI DA AGENTI CHIMICI 83 RISCHIO CHIMICO • PER LA SICUREZZA • PER LA SALUTE • pericolo di incendio e/o esplosione • pericolo di contatto con sostanze corrosive • pericoli di intossicazione o asfissia • pericolo d’inalazione e/o contatto con sostanze nocive che possono provocare effetti irreversibili 84
  43. 43. RISCHIO CHIMICO E CANCEROGENO • • • • • • • Valutazione rischio periodica Frasi rischio R45 R 49 Eliminazione o riduzione Ciclo chiuso Limitazione al minimo degli esposti Sorveglianza sanitaria Livello di esposizione più basso possibile 85 RISCHIO CANCEROGENO 86
  44. 44. ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI D.M. 81/08 TITOLO X 87 RISCHIO BIOLOGICO Campo di applicazione • Tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici. (sono quindi comprese sia le esposizioni legate ad un utilizzo deliberato (a), sia le esposizioni potenziali (b) presenti nell’attività lavorativa o nell’ambiente di lavoro). 88
  45. 45. RISCHIO BIOLOGICO Definizioni • Agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni • Microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico • Coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da microrganismi pluricellulari 89 RISCHIO BIOLOGICO “La valutazione del rischio” • Il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare il rischio da agenti biologici per ogni specifico contesto in cui si abbia esposizione legata all’attività lavorativa. • Nella valutazione del rischio biologico deve considerare: La classificazione degli agenti biologici, l’informazione sul tipo di danno che possono causare (malattia, intossicazione, allergia), etc. 90
  46. 46. RISCHIO BIOLOGICO Misure tecniche, organizzative e procedurali Il datore di lavoro: a) evita l’utilizzazione di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente b) limita al minimo i lavoratori esposti al rischio di agenti biologici c) progetta adeguatamente i processi lavorativi d) adotta misure collettive (o individuali se non è possibile altro) di protezione e) adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico fuori dal luogo di lavoro f) usa il segnale di rischio biologico g) elabora idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni di origine umana ed animale h) definisce procedure di emergenza per incidenti i) verifica la presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro j) predispone i mezzi necessari per lo smaltimento rifiuti 91 k) concorda procedure per la manipolazione di agenti biologici nel luogo di lavoro PROTEZIONE DA ATMOSFERE ESPLOSIVE D.M. 81/08 TITOLO XI EX 92
  47. 47. RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE un Atmosfera esplosiva è una miscela di: 1) sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie, o polveri 2) in aria 3) in determinate condizioni atmosferiche (T = -20, + 40 °C ; P = 0,8 - 1.1 bar) 4) in cui, a seguito di un innesco, la combustione si propaga alla miscela non bruciata 93 RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE Gli elementi essenziali affinché avvenga l’esplosione sono: . il combustibile (sotto forma di gas, vapori, nebbie e/o polveri); . il comburente (l’ossigeno presente nell’aria in conc. del 21%) . l’innesco, elettrico (scintilla provocata da una scarica, etc.) oppure termico (temperature eccessive provocate da fiamme, etc.). L’esplosione avviene solo in determinate condizioni infatti essa dipende dalla concentrazione di combustibile e comburente compresa entro determinati limiti d’esplodibilità, dalla temperatura (superiore o inferiore della T d’infiammabilita), dalla forma granulometrica e della quantità del prodotto messo a reagire. 94
  48. 48. RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE IL DATORE DI LAVORO DEVE: – effettuare una valutazione dei rischi di esplosione attraverso la classificazione delle zone. – adottare tutte le misure di sicurezza necessarie – realizzare e mantenere aggiornato il Documento sulla protezione contro le esplosioni 95 RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE Ripartizione delle aree a rischio di esplosione per la presenza di gas, vapori o nebbie - secondo direttiva 99/92/CE ZONA 0 ZONA 1 ZONA 2 Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o spesso un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia. Area in cui durante le normali attività è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia. Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata. 96
  49. 49. RISCHIO DI ATMOSFERE ESPLOSIVE Ripartizione delle aree a rischio di esplosione per la presenza di polvere combustibile-secondo direttiva 99/92/CE ZONA 20 ZONA 21 ZONA 22 Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o spesso un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria. Area in cui occasionalmente durante le normali attività è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria. Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata. 97 RISCHIO INCENDIO E GESTIONE EMERGENZA D.M. 81/08 TITOLO I 98
  50. 50. LAVORATORI PARTICOLARI/ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO D.M. 81/08 TITOLO I 99

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