La responsabilità civile e penale e la tutela assicurativa
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La responsabilità civile e penale e la tutela assicurativa La responsabilità civile e penale e la tutela assicurativa Presentation Transcript

  • NEI LUOGHI DI LAVOROLA SICUREZZA E LA SALUTEEVOLUZIONE NORMATIVA
  • 21. La responsabilità civile e pena-le del dirigentePremessaLa definizione propria della figuradel Dirigente ai fini della disciplinasulla sicurezza ci è fornita dal D.L.von. 81/2008 che lo inquadra come“garante organizzativo” della sicu-rezza e igiene del lavoro: si osservain proposito come - salve le ecce-zioni di cui all’art. 17 D.Lgs. 81/08relative ai doveri propri ed esclusi-vi del datore di lavoro - gli obblighidel dirigente hanno un contenutodel tutto omologo (anzi identico) aquello degli obblighi richiesti al da-tore di lavoro, differenziandosi uni-camente sotto un profilo quantita-tivo nella misura in cui il dirigenteè tenuto all’adempimento soltantonei limiti delle attribuzioni e com-petenze conferite: l’art. 18 D.Lgs.81/08, infatti, indica una nutritaserie di obblighi di organizzazione,gestione e vigilanza cui sono tenu-ti tanto il datore di lavoro quanto ildirigente.La qualifica di Dirigente comportaattribuzioni che, per la loro ampiez-za e per i connessi poteri di auto-nomia e discrezionalità, consento-no di adottare scelte operative e diimprimere, sia pure nell’osservanzadelle direttive di carattere generalee programmatico del datore di la-voro, un indirizzo all’attività di tuttal’azienda o di uno dei rami autono-mi in cui essa si articola.Da ciò discende che il dirigente, adifferenza del preposto, si avvi-cina alla figura del datore di lavo-ro, tanto da equivalersi agli effettisanzionatori del D.Lgs. 81/2008:infatti l’articolo 55 del Decreto Le-gislativo del 2008 è dedicato allesanzioni del datore di lavoro e diri-genti mentre l’articolo 56 del TestoUnico è dedicato alle sanzioni per ilpreposto.Quindi il dirigente condivide inmodo solidale con il datore di lavo-ro la responsabilità per l’inadem-pimento degli obblighi imposti dallanormativa e per l’inadeguatezza inchiave prevenzionistica delle nor-me di sicurezza predisposte.
  • 3Responsabilità civile e penale delDirigenteIn materia di sicurezza sul lavoro,il sistema legislativo prevede chesul datore di lavoro e sul dirigen-te gravino sia il generale obbli-go di neminem laedere, espressodall’art.2043 c.c., la cui violazione èfonte di responsabilità extra-con-trattuale, sia il più specifico ob-bligo di protezione dell’integritàpsico-fisica del lavoratore sancitodall’art.2087 c.c. ad integrazioneex lege delle obbligazioni nascentidal contratto di lavoro, la cui vio-lazione è fonte di responsabilitàcontrattuale; sicchè il danno bio-logico, inteso come danno all’ inte-grità psicofisica della persona in seconsiderato, a prescindere da ognipossibile rilevanza o conseguenzapatrimoniale della lesione, può inastratto conseguire sia all’una cheall’altra responsabilità. Mentre laresponsabilità contrattuale rima-ne a carico dell’impresa, la respon-sabilità extracontrattuale da fattoillecito può essere posta diretta-mente a carico del datore di lavoroe del dirigente, come conseguenzadel generale obbligo di neminemlaedere espresso dall’art. 2043 c.c.,secondo il quale “Qualunque fattodoloso o colposo che cagioni ad al-tri un fatto ingiusto, obbliga coluiche ha commesso il fatto a risarcireil danno”.L’obbligazione di risarcire il dannoche il fatto illecito ha cagionato èdi regola una obbligazione di dare,avente per oggetto il pagamento diuna somma di denaro, che rappre-senta l’equivalente monetario deldanno cagionato. E’ tuttavia ancheammesso, se possibile, il risarci-mento in forma specifica.Per distinguere la responsabilitàper danni cagionati del contraenteinadempiente dalla responsabilitàper danni cagionati dal fatto illecito,si suole parlare della prima come diresponsabilità contrattuale e del-la seconda come di responsabilitàextracontrattuale.Per indicare la responsabilità per
  • 4danni si parla anche più frequente-mente, di responsabilità civile: lasi contrappone a questo modo allaresponsabilità penale cui è espo-sto l’autore di un fatto illecito previ-sto dalla legge come reato. Un me-desimo fatto, ad esempio omicidio,doloso o colposo, lesioni personali,dolose o colpose, può essere fontesia di responsabilità penale, consi-stente nell’assoggettamento allapena (reclusione e multa se si trat-ta di un delitto, arresto o ammendase si tratta di contravvenzione), siadi responsabilità civile, consistentenell’obbligazione di risarcire il dan-no.Il fatto illecito costituisce quindi labase fondamentale ed insopprimi-bile sia della responsabilità civileche della responsabilità penale.La sanzioni penale contraddistin-gueformalmentel’illecitopenaledaogni altro illecito giuridico: le penecostituiscono strumenti di dissua-sione e rieducazione, attraversocui ogni società organizzata com-batte e controlla il fenomeno del-la criminalità. L’illecito penalmenterilevante, cioè il fatto criminoso, èil cd reato, cioè il comportamentoumano commissivo o omissivosanzionato penalmente.I reati si distinguono per il tipo dipena in delitti e contravvenzioni:i delitti hanno la caratteristica diessere generalmente reati di dan-no e sono sanzionati con l’erga-stolo, l’arresto e la multa, mentrele contravvenzioni sono caratte-rizzate dall’essere generalmentereati di pericolo e sono sanzionatecon l’arresto e l’ammenda. La con-travvenzione può essere estintacon la procedura dell’oblazione, inapplicazione della quale, median-te il pagamento di una somma didenaro pari ad un terzo, nel casoin cui la pena sia solo l’ammenda,o un mezzo, nel caso in cui il penasia alternativamente quella dell’ar-resto o ammenda, della pena edit-tale massima, si consegue la tra-sformazione del reato in sanzionedi tipo amministrativo e la conse-guente estinzione del reato o conla procedura della prescrizione,prevista dal D.Lgs 758/94, consi-
  • 5stente nell’impartizione da partedell’Organo di Vigilanza di istruzioniper il rispetto della normativa vio-lata, con l’adempimento delle quali,il contravventore è ammesso auto-maticamente al pagamento dell’o-blazione nella misura di un quanrtodel massimo edittale, cui conseguel’estinzione del reato.Peraltro, mentre gli illeciti penalisono tipici, ossia non si può esserepuniti se non per aver commessoun fatto espressamente previstoda una norma sanzionatoria entra-ta in vigore prima del fatto stesso(art. 25 Cost. e art 1codice penale),nel campo della responsabilità civi-le il legislatore non ha provvedutoad elencare specificamente tutti icasi in cui un danno deve qualifi-carsi come ingiusto e pertanto ri-sarcibile, con la conseguenza chesi assiste ad una proliferazione difattispecie risarcibili, con un avan-zamento ed arretramento continuidella mobile frontiera del dannoingiusto, non solo ad opera del le-gislatore, ma anche della giurispru-denza.Vale quindi il principio della atipi-cità dell’illecito civile in contrap-posizione alla tipicità dell’illecitopenale.Qualsiasi generalizzazione in ordi-ne alla posizione del dirigente, siaai fini della imputazione di reati, siaai fini della responsabilità contrat-tuale per inadempimento o extra-contrattuale da fatto illecito, è fo-riera di equivoci, in quanto bisognatenere conto della specifica “com-petenza” o meglio delle mansioniaffidate al singolo dirigente nellospecifico settore produttivo di cui èa capo e delle eventuali deleghe.Invero, la responsabilità solida-le tra i vari soggetti che rivesto-no una posizione di garanzia a finiprevenzionistici può essere esclusadall’utilizzo dell’istituto della dele-ga, sia da parte del datore di lavoroin favore del dirigente, che da partedel dirigente nei confronti di altrosoggetto nel rispetto dei requisi-ti soggettivi e delle forme previstedalla legge. La giurisprudenza haaffrontato la tematica della delega
  • 6soprattutto con riferimento ai casidi responsabilità penale, tuttaviaoccorre evidenziare che attraver-so l’istituto della delega il datore dilavoro assume comunque il rischioeconomico dell’inadempimen-to degli obblighi tra i quali rilevaquello della sicurezza: il datore puòquindi andare esente da responsa-bilità penale per l’omissione dellecautele doverose, ove questa sor-ga in virtù della delega imputabilead altri, permanendo però semprein capo a lui la responsabilità civi-le. Rileva infatti l’art. 1228 c.c. - perquanto riguarda la responsabilitàcontrattuale - secondo cui “il debi-tore che nell’adempimento dell’ob-bligazione si vale dell’opera di ter-zi risponde anche dei fatti dolosi ocolposi di costoro”. Rileva ancoral’art. 2049 c.c. – per quanto riguar-da la responsabilità extracontrat-tuale - che prevede con termino-logia arcaica la responsabilità deipadroni e committenti, secondo ilquale il datore di lavoro rispondeper i danni arrecati dal fatto illecitodei suoi dipendenti, qualora l’even-to doloso sia provocato nell’eser-cizio delle incombenze lavorativealle quali sono adibiti. Si tratta diuna responsabilità per fatto altruio indiretta, prevista per accresce-re la probabilità che il danneggiatoconsegua il ristoro del danno subi-to. Mentre la responsabilità pena-le non può che essere personale,come previsto dalla costituzioneall’art. 27, la responsabilità civilepuò dipendere anche da un fattoaltrui, in casi eccezionali che devo-no essere espressamente previstidalla legge. Un tempo si spiegavail principio in esame ricorrendo alconcetto di colpa presunta del da-tore di lavoro, per non aver benescelto il dipendente o vigilato sul-la sua attività (cd culpa in eligendo oculpa in vigilando), mentre oggi cor-rettamente si sottolinea che parla-re di una colpa del datore di lavoroin caso di responsabilità indirettasarebbe una finzione: si tratta piut-tosto di una responsabilità di posi-zione, in quanto, a tutela dei terzidanneggiati la legge ritiene più giu-sto accollare il rischio delle attivitàdei dipendenti al soggetto che diquelle attività si avvale, le orga-
  • 7nizza e ne conserva i benefici, allastregua del rischio di impresa.Dunque la responsabilità penale èpersonale e l’individuazione dei de-stinatari degli obblighi di preven-zione dagli infortuni sul lavoro vacompiuta caso per caso, con riferi-mento alla organizzazione dell’im-presa e alle mansioni esercitate inconcreto dai singoli (principio dieffettività). Questa nozione pe-nalistica sostanziale del dirigenteai fini della sicurezza implica unacircostanza della massima impor-tanza: il dirigente dal punto di vistadel diritto penale del lavoro, non ènecessariamente colui che operain base ad un contratto di lavorosubordinato con la qualifica di diri-gente, ma è colui che, anche di fat-to, svolge compiti prevenzionisticidel tutto assimilabili a quelli spet-tanti, in senso proprio, ad un sog-getto che ha il contratto di dirigen-te. A questo proposito, l’art. 299del T.U. estende la responsabilitàanche a colui che eserciti di fattoi poteri direttivi, pur senza una for-male investitura.Le responsabilità prevenzionisti-che sono dunque concorrenti enon reciprocamente esclusive. Ciòsignifica che per il medesimo fattoillecito possono essere chiamati arispondere penalmente e civilmen-te più soggetti contemporanea-mente, ciascuno per la violazionedei doveri imposti dalla normativa,con la precisazione che mentre laresponsabilità penale è persona-le, dunque che a ciascun soggettoverrà applicata la pena che verrà ri-tenuta equa per sanzionare la suacondotta commissiva o omissiva, ildanno scaturente dall’illecito saràunico, nel senso che la parte offesapotrà ottenerlo una sola volta, in-dipendentemente dal numero deiresponsabili.
  • 8Tornando all’analisi del fatto illeci-to, esso presenta elementi ogget-tivi:1- il fatto,2- il danno ingiusto3- il rapporto di causalità fra fat-to e dannoed elementi soggettivi:1- il dolo2- la colpa.Il fatto è un comportamento uma-no commissivo od omissivo: si notiperò che il fatto omissivo è illecitosolo se il soggetto la cui omissioneha cagionato l’evento o il perico-lo aveva l’obbligo giuridico di evi-tarlo. Per effetto della disposizio-ne generale sancita dall’art. 2087c.c.14, che pone l’obbligo generaledi adottare misure di tutela dell’in-tegrità fisica e della personalitàmorale dei lavoratori e di quellespecifiche previste dalla normativaantinfortunistica, il datore di lavoroed il dirigente sono garanti dell’in-columità fisica e della salvaguardiadella personalità morale dei pre-statori di lavoro, con la conseguen-za che, ove non ottemperino aiprevisti obblighi di tutela, l’eventolesivo generato dalla violazione ditali obblighi potrà essere imputatoloro sia attraverso un comporta-mento commissivo, cioè un’azione,che un comportamento omissivo,in quanto non impedire un eventoche si ha l’obbligo giuridico di impe-dire, equivale a cagionarlo.il danno ingiusto: è la lesionedell’interesse altrui meritevole diprotezione secondo l’ordinamentogiuridico. Come accennato prece-dentemente, l’ingiustizia del dannoin materia penale è connotata dallatipicità, nel senso che nessuno puòessere punito se non per un fattoche sia espressamente previstodalla legge come reato, mentre l’il-lecito civile è atipico ed è rimessoalla valutazione del giudice. La sa-lute dei lavoratori è bene prima-rio e la sua lesione integra semprecomportamento illecito: l’integritàpsicofisica e morale del lavoratore
  • 9trova riconoscimento giuridico nonsoloqualeinteressetutelatodaleg-gi ordinarie ( si pensi agli artt.581,582, 590 e 185 c.p. o alÌ’art.5 c.c.) eda leggi speciali (come l’art.9 dellostatuto dei lavoratori) ma addirittu-ra da norme di rango costituziona-le,qualiquellecontenutenell’art.32Cost. che garantisce la salute comefondamentale diritto dell’indivi-duo, nell’art.41 che pone precisilimiti all’esplicazione dell’iniziativaeconomica privata stabilendo, fral’ altro, che la stessa non può svol-gersi “in modo da arrecare dannoalla dignità umana e nell’art.2 chetutela i diritti inviolabili dell’uomoanche “nelle formazioni sociali, ovesi svolge la sua personalità” e ri-chiede l’adempimento dei doveri disolidarietà sociale”il rapporto di causalità tra il fat-to e il danno: significa che l’even-to dannoso o pericoloso deveessere conseguenza dell’azioneod omissione, con un rapportodi causa ad effetto, per cui pos-sa dirsi che il prio ha cagionato ilsecondo.Quanto all’elemento soggetti-vo, il dolo è l’intenzione di pro-vocare l’evento dannoso o pe-ricoloso. Esso ricorre quando ilrisultato dell’azione od omissioneè dall’agente preveduto e volutocome conseguenza della propriacondotta. Il dolo può essere an-che eventuale, allorchè il soggettonon ha avuto l’intenzione specifi-ca di provocare l’evento dannoso opericoloso, ma ha agito o omessole cautele doverose, accettando,scientemente e coscientemente, ilrischio che questo si verificasse. Ilreato è preterintenzionale allor-chè dall’azione od omissione deriviun evento dannoso o pericoloso piùgrave di quello voluto dall’agente.La colpa consiste nella mancanzadi volontarietà dell’evento, il qualesi verifica per imprudenza, negli-genza, imperizia o inosservanza dileggi, regolamenti, ordini o discipli-ne.Per i delitti si risponde solo a tito-lo di dolo, a meno che il reato nonsia espressamente punito a titolodi colpa, mentre le contravvenzioni
  • 10sono punite indifferentemente perdolo o colpa, a meno che la leggepenale faccia discendere da tale di-stinzione un diverso effetto giuri-dico.Quanto al sistema sanzionatorio,nel 1930 è stato emanato il CodicePenale e sono stati evidenziati perla prima volta i reati in materia disicurezza del lavoro. In particolare:Art. 437 c.p.: Rimozione dolosa dicautele contro gli infortuni sul lavo-ro, art. 451 c.p.: Omissione dolosadi cautele o difese contro i disastrio infortuni sul lavoro. Alla sicurez-za sul lavoro si riferivano altresì ireati previsti dall’ art. 582: lesionipersonali dolose, art. 589: Omici-dio colposo; 590: Lesioni persona-li colpose e ancora . Quest’ultimaimputazione consegue nei casi diinfortuni sul lavoro e può esserepunita a querela di parte se la l’in-fermità che ne è derivata è guaritaentro 40 giorni, mentre è procedi-bile di ufficio qualora la malattia siadurata per un periodo superiore a40 giorni o si siano verificati postu-mi permanenti.A questo primo nucleo è seguita lanormativa di settore, che ha indivi-duato tutta una serie di fattispeciepenalmente rilevanti, sempre piùspecifiche e dettagliate, alle qualisi rimanda, consistenti in massimaparte in contravvenzioni.Delitti e contravvenzioni posso-no concorrere allorchè il danno (esmorte, lesioni) si è verificato conla violazione di norme specifiche aloro volta sanzionate penalmente,tuttavia, mentre le contravvenzionipossono essere estinte con il pa-gamento dell’oblazione, il delittopermane.La lesione dell’integrità psico-fi-sica del lavoratore può consisterenell’infortunio o nella malattia pro-fessionale: l’infortunio è l’eventoavvenuto per causa violenta in oc-casione di lavoro, da cui sia derivatala morte o una inabilità permanen-te al lavoro, assoluta o parziale, ov-vero una inabilità temporanea as-soluta, che importi l’astensione dallavoro, mentre la malattia profes-sionale è quella dovuta all’azione
  • 11nociva, lenta e protratta nel tempo,di un fattore di rischio o comunquedannoso ad esempio il tipo di lavo-ro usurante o una sostanza usatadurante le lavorazioni, presentenell’ambiente in cui si svolge l’atti-vità lavorativa.All’infortunio ed alla malattia pro-fessionale che sono state causatedall’inadempimento degli obblighiin materia di sicurezza sul lavoro,consegue la responsabilità civileconsistente nell’obbligo di risarci-re il danno derivante dal verificar-si dell’evento dannoso, secondoquanto disposto dagli artt. 2043(responsabilità aquiliana) e 2087 (responsabilità contrattuale specifi-ca) Cod. Civ..Questa sussistenza di una dupli-ce responsabilità comporta unaduplice regolamentazione in ma-teria di prescrizione, infatti, men-tre per l’azione di risarcimentoper la responsabilità contrattualeex art.2087 Cod.Civ. è di 10 anni,quella in materia di responsabilitàaquiliana ex art. 2043 Cod.Civ. è di5 anni, che si fanno decorrere dalverificarsi dell’evento dannoso enon anche da un eventuale aggra-vamento derivante dall’infortunio.(Cass.Lav. 21 febbraio 2004,n.3498).Tutela assicurativaFin dalla fine dell’800 è stato isti-tuto l’INAIL, Istituto Nazionale pergli infortuni sul lavoro, a cui sonoobbligatoriamente iscritti i lavo-ratori a cura e spese del datore dilavoro. Tale assicurazione obbliga-toria tutela il lavoratore in caso diinfortunio e di malattia professio-nale, intervenendo in ogni caso al-lorchè la malattia superi 3 giorni,corrispondendo al lavoratore, oltreal danno patrimoniale per non ave-re potuto percepire lo stipendio eper le spese mediche, una indenni-tà commisurata alla infermità cheè conseguita all’infortunio o allamalattia professionale, in ragio-ne della diminuzione della capaci-tà lavorativa, liquidata in base aduna apposita tabella. L’indennizzoviene corrisposto a partire dal 6%di invalidità, in un’unica soluzioneuna tantum fino al 15% e con la li-
  • 12quidazione di una rendita a partiredal 16% di invalidità. La liquidazio-ne dell’indennizzo tiene conto deldanno biologico e della perdita del-la capacità lavorativa, ma non copreinteramente il danno, per cui restaa carico del datore di lavoro e/o deldirigente responsabile, la liquida-zione del danno differenziale, allor-chè il lavoratore ne faccia richiesta.Nel caso in cui il lavoratore infor-tunato voglia agire giudizialmen-te per ottenere il risarcimento deldanno, sarà tenuto a dimostrare,il nesso di causalità tra l’eventolesivo e l’espletamento della pre-stazione lavorativa, mentre, se-condo quanto previsto dal regimeprobatorio previsto dall’art. 1218Cod. Civ., spetterà al Datore di La-voro congiuntamente al DirigenteResponsabile, l’onere di provare diaver adempiuto agli obblighi pre-visti dalla legge in materia anti-in-fortunistica. (Cass.Lav. 21 dicembre1998, n.12763; Cass. Lav. 25 maggio2006,n. 12445).Nell’accertamento della respon-sabilità e nella valutazione deldanno risarcibile, si dovrà inoltretener conto anche dell’eventua-le concorso di colpa del lavoratoreex art. 1227 Cod.Civ, cioè si dovràvalutare se tale condotta sia statao meno imprevedibile, anche se lasola imprudenza o negligenza dellavoratore, non comportano il venirmeno dell’obbligo di risarcimento.Nel caso in cui, invece, tale condot-ta sia imputabile a fatto doloso dellavoratore, o ad un suo comporta-mento abnorme, viene esclusa laresponsabilità ex art. 2087 Cod.Civ.Nel caso di responsabilità penale,l’INAIL può richiedere in via di re-gresso, la restituzione di quantocorrisposto al lavoratore per l’in-fortunio o la malattia professiona-le.E’ opportuno allora prevedere unatutela assicurativa privata, che sol-levi il datore di lavoro ed il dirigentedai rischi inerenti l’adempimentodegli obblighi in materia di sicu-rezza in senso ampio, cioè sia per ildanno differenziale che per l’azionedi regresso INAIL.Le polizze di assicurazione posso-no tutelare il Dirigente sia sotto ilprofilo della Responsabilità Civile,
  • 13sia per quanto riguarda l’assisten-za legale e tecnica, ma non posso-no coprire, ovviamente, la respon-sabilità penale derivante da penedetentive o sanzioni accessorie,che è personale.Per quanto riguarda invece le san-zioni penali pecuniarie (multa eammenda), esse possono essereimputate ex art. 196 e 197 Cod.Pen. all’Ente o all’Azienda di cui iltrasgressore è dipendente. Posso-no altresì essere inserite nel rischioassicurato.Un elemento particolare nel con-tratto di assicurazione è rappre-sentato dalla durata della polizza,infatti deve essere tale da copriretutta la durata della prescrizionedel rischio garantito, cioè deve co-prire l’assicurato per il tempo occo-rente ad una eventuale azione ri-sarcitoria contro di lui, cioè 10 anniin caso di responsabilità contrat-tuale e 5 anni in caso di responsa-bilità aquiliana.Venendo ora ai profili che la polizzaassicurativa tutela, il primo è quellodella garanzia per la Responsabili-tà civile, che fa si che l’assicuratovenga sollevato dall’obbligazionerisarcitoria nei confronti del dan-neggiato.Tale tipologia di assicurazione èdisciplinata dall’art.1917 Cod.Civ.,che stabilisce che, nel concetto diresponsabilità civile assicurata, siacompresa sia quella contrattualeche quella aquiliana; inoltre con-sente all’assicurazione di gesti-re, per proprio conto o per contodell’assicurato, l’intera pratica ri-sarcitoria.Il secondo ambito di operativitàdella polizza di assicurazione è lagaranzia per l’Assistenza Tecnica,cioè, l’assicurazione, può farsi cari-co dell’onere di fornire la provvistanecessaria per l’assistenza legale eperitale necessaria nel giudizio.Sia nell’uno che nell’altro caso, saràprevisto un massimale, cioè un li-mite massimo di indennizzo.Il terzo ambito di operatività è l’a-zione di regresso INAIL: nel casoin cui l’Ente eroghi prestazioni sa-nitarie ed economiche, questo puòrivalersi nei confronti del soggettocivilmente responsabile esercitan-do L’AZIONE DI REGRESSO, entro il
  • 14termine speciale di prescrizione di 3 anni.Tale azione, oltre che nei confronti del Datore di La-voro, quale primo responsabile, potrà anche essereesercitata nei confronti della persona giuridica il cuiorgano amministrativo abbia commesso il reato fontedi responsabilità, civilmente obbligato, riconoscendoperò a tale persona giuridica la possibilità di rivalsa neiconfronti della persona fisica responsabile.L’art.2 L. 123/07 ha previsto l’obbligo della notiziaall’INAIL, da parte del P.M., in ipotesi di avvio dell’azio-ne penale per i delitti previsti e puniti dagli artt.589 o590 C.P., con violazione delle norme anti-infortunisti-che, affinché l’Istituto possa costituirsi Parte Civile osvolgere azione di rivalsa al termine del procedimentopenale. Pertanto si tratta di un rischio concreto.Avverso tale rischio di rivalsa è possibile stipulare ap-posita polizza assicurativa, che interverrà nel caso incui iene allorchè l’INAIL richiede le prestazioni erogateal dipendente.