Formazione Gd L A21 Field Sviluppo Sostenibile

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Formazione Gd L A21 Field Sviluppo Sostenibile

  1. 1. Regione Calabria - Dipartimento Politiche dell’Ambiente ASSE III AMBIENTE Linea di Intervento 3.5.1.1 POR CALABRIA 2007/2013 13, 14 e 15 luglio 2010 - Centro Studi Field - Via Pitagora - 88050 Tiriolo (CZ)Dr. Salvatore Barresi
  2. 2. SEMINARIO FORMATIVO a cura del Dr. Salvatore Barresi al Gruppo di Lavoro FIELD Regione Calabria - Dipartimento Politiche dell’Ambiente ASSE III AMBIENTE Linea di Intervento 3.5.1.1 - POR CALABRIA 2007/2013 13 luglio 2010 14 luglio 2010 15 luglio 2010 1° MODULO 2° MODULO 3° MODULO 7 ore 7 ore 6 ore 1. SVILUPPO SOSTENIBILE 1. Le teorie dello sviluppo sostenibile - I 1. La progettazione partecipata: condizione di 2. Certificazioni Ambientali concetti di sviluppo sostenibile e le efficacia 3. Registrazione EMAS dimensioni della sostenibilità 2. La progettazione partecipata: pregi e rischi 4. EMAS 2: Certificazione ambientale di a. Le tre dimensioni della sostenibilità 3. La progettazione partecipata: questioni di territorio b. Sostenibilità a livello ambientale metodo 5. Certificazione di prodotto: ECOLABEL c. Lo sviluppo socialmente sostenibile 4. La progettazione partecipata: competenze 6. Cosè la contabilità ambientale d. Lo sviluppo economicamente dei "registi" 7. Metodo CLEAR sostenibile 5. I Laboratori di Progettazione Partecipata e. I principi base dello "sviluppo sostenibile" 2. LA POLITICA REGIONALE EUROPEA 2007-2013 - OBIETTIVO COMPETITIVITA’ REGIONALE - L’intervento del FESR nelle politiche regionali per lo sviluppo sostenibileDr. Salvatore Barresi
  3. 3. SVILUPPO SOSTENIBILE Lo sfruttamento incondizionato delle risorse ambientali, limmissione di sostanze xenobiotiche in natura e linquinamento conseguente allo sviluppo delle attività umane, hanno determinato pesanti ripercussioni sullambiente. Gli effetti negativi, che si sono manifestati sempre più frequentemente con incidenza anche sullo sviluppo economico e sociale, e lincremento delle calamità naturali, derivanti dallimpatto antropico, hanno portato alla necessità di affrontare le problematiche ambientali e il rapporto con lo sviluppo economico fin dagli anni 60-70 attraverso una serie di conferenze e congressi internazionali, giungendo alla definizione del concetto di sviluppo sostenibile. Si intende per "sviluppo sostenibile quello in grado di soddisfare le esigenze del presente senza sviluppo sostenibile" compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le loro esigenze. Lo sviluppo economico deve essere pertanto sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale: nel primo caso si parla di SOSTENIBILITA INTERGENERAZIONALE in quanto la sostenibilità ambientale è il INTERGENERAZIONALE, requisito per la libertà di scelte delle generazioni future che dipende dallintegrità ambientale; nel secondo caso si parla di SOSTENIBILITA INTRAGENERAZIONALE i cui requisiti si basano sul principio di pari opportunità e libertà di accesso al mercato (è ovvio che la povertà costituisce un forte limite per la libertà di scelta). Lo sviluppo è sostenibile solo quando si tiene conto e si soddisfano le esigenze sia economiche, sociali ed ambientali. Negli altri casi si parla di sviluppo sviluppo: •realizzabile quando lo sviluppo economico è compatibile con le capacità dellambiente; realizzabile •vivibile quando sono rispettate le esigenze sociali e lintegrità ambientale; vivibile •equo quando lo sviluppo coinvolge equamente tutte le classi sociali. equoDr. Salvatore Barresi
  4. 4. Certificazioni Ambientali ISO 14000 ed EMAS La norma ISO 14001:2004 e il regolamento Emas II sono due standard di riferimento nelle certificazioni ambientali per le organizzazioni che intendono conseguire una migliore gestione ed efficienza ambientale. Sono entrambi strumenti volontari che rappresentano uno dei principali mezzi per contribuire tramite la responsabilizzazione delle imprese ed allo sviluppo sostenibile delle attività produttive. Tra le due norme, UNI EN ISO 14001:2004 ed il Regolamento CEE n. 761/2001 (EMAS II), le differenze sono soprattutto a livello "costituzionale": EMAS è più rigoroso nella gestione ambientale, prevede infatti Vantaggi delle certificazioni ambientali I principali vantaggi delle certificazioni ambientali non riguardano soltanto il miglioramento della gestione degli aspetti ambientali connessi allattività ma anche i rapporti con le altre imprese: •ottimizzazione nelluso delle risorse e delenergia •migliore immagine dellazienda sul mercato •maggior valore dellaziendaDr. Salvatore Barresi
  5. 5. Registrazione EMAS L’applicazione del Regolamento EMAS n° 761/2001 viene attuato da tutte le Aziende che intendono migliorare le proprie prestazioni ambientali complessive. Il sistema EMAS consiste nel predisporre una dichiarazione ambientale dalla quale scaturisca in maniera chiara il miglioramento delle prestazioni ambientali raggiunte dall’Azienda, nonché il sistema di monitoraggio attraverso gli audit. La dichiarazione ambientale deve essere resa pubblica per il tramite di qualsivoglia sistema, poiché è una reale garanzia, per clienti, fornitori, dipendenti, enti pubblici, circa l’adozione da parte dell’impresa di una corretta politica ambientale.Dr. Salvatore Barresi
  6. 6. EMAS 2: Certificazione ambientale di territorio EMAS 2 (Eco-Management and Audit Schema 2) è un sistema di certificazione per il territorio previsto dal Regolamento CEE n. 761/2001, che incentiva le imprese ad attuare volontariamente interventi di miglioramento delle proprie prestazioni ambientali, grazie ai quali si può ottenere una registrazione rilasciata dal Comitato EMAS nazionale. Nato nel 2001 dalla revisione di un precedente Regolamento, che si rivolgeva solo alle singole organizzazioni, EMAS 2 permette una registrazione per aree produttive omogenee (distretti industriali o porzioni di territorio definite). Sviluppare il sistema a livello di unarea industriale implica una condivisione di risorse ed esperienze pubbliche e private con cui affrontare in modo unitario i problemi ambientali. Le organizzazioni che operano nei territori certificabili possono scegliere di migliorare la propria efficienza ambientale, ridurre costi e sprechi, e aderire ad EMAS anche individualmente. La certificazione implica un impegnativo percorso di riorganizzazione interna, articolato in diverse fasi standard: •lanalisi ambientale iniziale •il programma ambientale •il sistema di gestione ambientale •lauditing, la dichiarazione ambientale •la convalida del percorso svolto da parte di un verificatore accreditato •la registrazione. Vantaggi della certificazione EMAS 2 individua aree di eccellenza ambientale che divengono un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo. Le organizzazioni, e in particolar modo le imprese che si trovano su queste aree, hanno uno speciale supporto nel percorso da intraprendere per ottenere singolarmente la certificazione ambientale EMAS, e possono godere di una riduzione dei costi e degli adempimenti burocratici che la accompagnano. Le imprese che ottengono questa certificazione si giovano di: •una riduzione dei loro costi dovuta ad una più efficace gestione dellenergia e delle materie prime; •una migliore gestione dei rischi ambientali; •una riduzione delle polizze assicurative per danno ambientale; •la massima conformità con la normativa ambientale; •migliori rapporti con dipendenti, clienti, autorità locali, autorità di controllo; •maggiori garanzie di accesso ai finanziamenti per le piccole imprese; •un impiego del logo EMAS quale efficace strumento di marketing; •un miglioramento dellimmagine aziendale; •una maggiore competitività sui mercati.Dr. Salvatore Barresi
  7. 7. Dr. Salvatore Barresi
  8. 8. Certificazione di prodotto: ECOLABEL Marchio LEcolabel (Regolamento CE n. 1980/2000) è il marchio europeo di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi migliori dal punto di vista ambientale, che possono così diversificarsi dai concorrenti presenti sul mercato, mantenendo comunque elevati standard prestazionali. Infatti, letichetta attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di vita. Il marchio Ecolabel, il cui logo è rappresentato da un fiore (la margherita), è uno strumento volontario, selettivo e con diffusione a livello Europeo. Strumento volontario La richiesta del marchio Ecolabel è del tutto volontaria. I fabbricanti, gli importatori o i distributori possono richiedere lEcolabel, una volta verificato il rispetto dei criteri da parte dei prodotti. Strumento selettivo Letichetta ecologica è un attestato di eccellenza, pertanto viene concessa solo a quei prodotti che hanno un ridotto impatto ambientale. I criteri ecologici e prestazionali sono messi a punto in modo tale da permettere lottenimento dellEcolabel solo da parte di quei prodotti che abbiano raggiunto leccellenza ambientale. I criteri vengono revisionati e resi più restrittivi, quando se ne verifichi la necessità, in modo da premiare sempre leccellenza e favorire il miglioramento continuo della qualità ambientale dei prodotti. Strumento con diffusione a livello europeo Forza dellEcolabel Europeo è proprio la sua dimensione europea. Il marchio può essere usato nei 25 Stati Membri dellUnione Europea così come in Norvegia, Islanda e Liechtenstein.Dr. Salvatore Barresi
  9. 9. Dr. Salvatore Barresi
  10. 10. Cosè la contabilità ambientale La contabilità ambientale degli enti pubblici è un sistema contabile parallelo alla rendicontazione economica e finanziaria, riguardante nello specifico le tematiche ambientali di competenza diretta ed indiretta dell’Ente. Questa nuova procedura nasce dalla necessità di riformare i sistemi di definizione e controllo delle strategie pubbliche con procedimenti adeguati a misurare la sostenibilità dello sviluppo del territorio, ossia capaci di internalizzare la variabile ambientale nelle decisioni politiche. La contabilità ambientale è infatti uno strumento sviluppato per rileggere e interpretare le attività ambientali dell’ente e migliorare le politiche in direzione della sostenibilità. La redazione del bilancio ambientale consente di monitorare lo stato dell’ambiente e di valutare concretamente le conseguenze ambientali (positive o negative) delle principali attività dei Comuni e delle Province. La contabilità ambientale rappresenta anche un mezzo di comunicazione con la comunità locale. Con il bilancio verde sono esplicitati i contenuti ambientali delle diverse politiche e, in questo modo, si comunicano alla collettività i risultati ottenuti dalla pubblica amministrazione in questo campo, a fronte degli impegni assunti e pattuiti con comunità stessa. La contabilità ambientale comprende una parte economica ed una fisica. I conti economici valutano le risorse naturali e le interazioni uomo/ambiente utilizzando come unità di misura la moneta. Si basano sulla classificazione delle spese di un ente in relazione allimpatto sullambiente. La parte fisica definisce lo stato dell’ambiente, attraverso la quantificazione delle risorse naturali disponibili e il grado di utilizzo da parte delluomo. Richiede l’impiego di indicatori ambientali e di sostenibilità, quali, ad esempio, gli ICE (Indicatori Comuni Europei per la sostenibilità urbana) o i metodi di calcolo dei consumi umani di risorse naturali (per esempio limpronta ecologica o analisi dei consumi energetici).Dr. Salvatore Barresi
  11. 11. Metodo CLEAR Il Metodo CLEAR (City and Local Environmental Accounting and Reporting) è stato definito attraverso il lavoro coordinato di 18 partner (Comuni e Province del nostro Paese insieme alla Regione Emilia Romagna e allassociazione internazionale Les Eco Maires) nell’ambito del progetto CLEAR Life ed è stato studiato per attuare la contabilità ambientale a livello di Province e Comuni. Questo metodo propone una struttura contabile organizzata su due livelli di rendicontazione. Il primo livello è rappresentato dalle Aree di competenza, definite sulla base delle competenze ambientale che la legge attribuisce all’Ente. Esse rappresentano i grandi temi rispetto ai quali rendere conto attraverso il bilancio ambientale e si diversificano a seconda dell’ente di riferimento (Provincia o Comune) perché diverse sono le competenze stesse.Dr. Salvatore Barresi
  12. 12. Per le amministrazioni comunali sono individuate otto Aree di Competenza: 1. VERDE URBANO E TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ 2. MOBILITÀ SOSTENIBILE 3. SVILUPPO URBANO 4. RISORSE IDRICHE 5. RIFIUTI 6. RISORSE ENERGETICHE 7. INFORMAZIONE, PARTECIPAZIONE, INNOVAZIONE 8. ALTRI IMPEGNI AMBIENTALI Le competenze delle Province definiscono invece 10 Macroaree: 1. AMBIENTE NATURALE 2. RISORSE IDRICHE 3. ATMOSFERA, ENERGIA, RUMORE, ELETTROMAGNETISMO 4. TERRITORIO E USO DEL SUOLO 5. ATTIVITÀ PRODUTTIVE 6. TRASPORTI E VIABILITÀ 7. RIFIUTI 8. INFORMAZIONE, EDUCAZIONE, FORMAZIONE E PARTECIPAZIONE 9. GESTIONE AMBIENTALE INTERNA 10. ALTRI IMPEGNI AMBIENTALIDr. Salvatore Barresi
  13. 13. All’interno di ciascuna Area di competenza sono individuati gli Ambiti di rendicontazione. Questo secondo livello serve a specificare più nel dettaglio le attività dell’ente e rispecchiano le scelte in campo ambientale dell’Amministrazione in carica. Per ogni Ambito di rendicontazione sono riportati: 1. le politiche ambientali, gli interventi e le attività dell’Ente; 2. gli indicatori fisici, per misurare gli impatti ambientali di tali politiche, interventi e attività; 3. le spese ambientali, ossia le spese sostenute per attività di prevenzione, riduzione, eliminazione e monitoraggio dell’inquinamento, ripristino ambientale e gestione sostenibile del territorio. Il Metodo CLEAR prevede la produzione di due report (“Bilancio Ambientale di Previsione” e “Conto Consuntivo Ambientale”), che devono seguire l’iter di approvazione dei bilanci preventivi e dei conti consuntivi economico-finanziari dell’Ente. Il Bilancio ambientale di previsione costituisce il punto di partenza per la redazione del consuntivo, che a sua rappresenta il punto di partenza per la redazione del Bilancio di previsione dell’anno successivo. Il Bilancio di previsione contiene l’esplicitazione degli impegni strategici (di medio-lungo termine), degli obiettivi dell’anno, indica le risorse finanziarie e i target quantitativi riguardanti gli aspetti ambientali. Il Bilancio consuntivo costituisce la verifica a posteriori dell’attuazione di quanto dichiarato, della spesa ambientale effettivamente realizzata e degli effetti conseguenti, misurati dagli indicatori. Inoltre contiene il confronto dei target indicati nel bilancio di previsione con i dati rilevati a consuntivo per verificare l’efficacia delle politiche.Dr. Salvatore Barresi
  14. 14. Fine 1° ModuloDr. Salvatore Barresi
  15. 15. Le teorie dello sviluppo sostenibile I concetti di sviluppo sostenibile e le dimensioni della sostenibilità 1. Le tre dimensioni della sostenibilità 2. Sostenibilità a livello ambientale 3. Lo sviluppo socialmente sostenibile 4. Lo sviluppo economicamente sostenibile 5. I principi base dello "sviluppo sostenibile"Dr. Salvatore Barresi
  16. 16. Descrizione Il concetto di sviluppo sostenibile è basato sul contenimento della crescita demografica, sulla sconfitta della povertà, sul recupero delle diseguaglianze nella ricchezza, sulla riduzione dei flussi materiali nellagricoltura e nellindustria, sul ripristino della qualità dellaria, dellacqua e del suolo, sul cambiamento del modello di produzione che produce rifiuti ed inquina, sul cambiamento delle abitudini dei consumatori, sulla valorizzazione delle diversità biologiche e culturali. Le più conosciute DEFINIZIONI di sviluppo sostenibile: •"mantenimento dei processi ecologici essenziali per la produzione di alimenti, salvaguardia della diversità genetica nel mondo animale e vegetale, sviluppo degli ecosistemi" (World conservation strategy-1980); •"sviluppo che risponda alle necessità del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze" (WCED-1987); •"miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi alla base" (UNEP-1992); •"sviluppo che offra servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare loperabilità del sistema naturale, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi" (ICLEI 1994). Tra queste definizioni la più nota è quella definita nel 1987 dalla WCED. La prima parte della definizione (la soddisfazione dei bisogni della generazione attuale) include, in modo indissociabile, tanto esigenze di sviluppo economico (la produzione e la distribuzione di ricchezze, le opportunità di lavoro) quanto esigenze di ordine sociale, culturale, politico (da quelle relative allabitazione e ai servizi, sino a quelle riguardanti listruzione e la partecipazione democratica). Al tempo stesso, la seconda parte (la garanzia della possibilità di soddisfare i bisogni di generazioni future") comporta lavvio di interventi per la riduzione del consumo di risorse non riproducibili, e per la loro sostituzione con risorse riproducibili, come pure il controllo dellinquinamento. Ne deriva che lo sviluppo sostenibile non è semplicemente protezione ambientale, è un modo nuovo di pensare la vita e la politica, è un tipo di crescita economica durevole in armonia con la natura, è la ripresa dei concetti di giustizia, opportunità ed eguaglianza tra gli uomini.Dr. Salvatore Barresi
  17. 17. Le tre dimensioni della sostenibilità •dimensione ecologica: riproducibilità delle risorse; •dimensione economica: efficienza, crescita; •dimensione sociale: equità. Lecologia ha come paradigma principale la stabilità (la garanzia della conservazione della sopravvivenza degli ecosistemi). Leconomia ha come paradigma la crescita (la stagnazione e il sottosviluppo non sono considerati compatibili con la sopravvivenza dei sistemi economici e con il benessere degli uomini). Le scienze sociali hanno come paradigma luguaglianza (combattere contro le iniquità e i conflitti causati dai privilegi e dai differenziali tra sessi, età, gruppi, razze e paesi). In definitiva, ognuno degli elementi del concetto di sviluppo sostenibile (attenzione per i bisogni presenti e attenzione per le future generazioni) può essere visto dai diversi tre aspetti: ambientali, sociali ed economici.Dr. Salvatore Barresi
  18. 18. Sostenibilità a livello ambientale Significa conservare il capitale naturale. E’ importante riconoscere che l’ambiente pone limiti ad alcune attività umane, cioè che in alcuni casi non è possibile "barattare" risorse ambientali o danni arrecati all’ambiente in cambio di altri vantaggi o benefici potenziali. E’ di importanza fondamentale per il benessere umano che l’ambiente continui a fornire risorse, ad assorbire rifiuti e a provvedere alle funzioni di base di "supporto della vita", quali il mantenimento della temperatura e la protezione contro le radiazioni. Nessuna combinazione di benefici può compensare la perdita di un’aria sufficientemente pulita da respirare, di abbastanza acqua da bere, di suoli e climi che ci consentano di provvedere al nostro fabbisogno alimentare. Lo sviluppo socialmente sostenibile E quello che mantiene la coesione di una società e la sua capacità di sostenere i suoi membri nel collaborare insieme per raggiungere obiettivi comuni, parallelamente al soddisfacimento dei bisogni individuali di salute e benessere, di un’adeguata nutrizione e riparo, di espressione e identità culturale e di impegno politico. Lo sviluppo economicamente sostenibile E inteso come sviluppo per il quale il progresso verso la sostenibilità sociale e ambientale si realizza attraverso risorse economiche disponibili.Dr. Salvatore Barresi
  19. 19. I principi base dello "sviluppo sostenibile" •Il principio di Equità : assicura la giusta ripartizione degli oneri e dei benefici di ogni politica ed in ogni settore nel tempo e nello spazio. •Lambiente appartiene a tutti e tutti devono poter godere equamente delle sue risorse per una migliore qualità della vita. I problemi ambientali affliggono soprattutto i poveri, che sono meno in grado di affrontarli. Il benessere consente alle persone di consumare più beni, viaggiare di più, vivere in abitazioni più grandi,…con un conseguente maggiore consumo di energia e risorse naturali e un aumento della produzione di rifiuti; i ricchi inoltre possono permettersi di ignorare le implicazioni ambientali delle loro azioni oppure mettersi al riparo dalle loro conseguenze. •Lingiusta distribuzione della ricchezza è quindi causa di comportamenti non sostenibili e rende più difficile il cambiamento. •Il principio Precauzionale: significa che le attività umane non devono oltrepassare i limiti imposti dallambiente naturale. •Occorrono quindi processi politici volti a gestire - cioè ridurre e riorientare - le esigenze, piuttosto che a soddisfarle, oppure a ricercare un compromesso ottimale tra esigenze opposto. Nellambito di uno sviluppo sostenibile, le aspirazioni delle società umane di evolversi, progredire e migliorare le condizioni di vita e il benessere devono essere conciliate con questi principi. •Il principio di Sussidiarietà : garantisce la cooperazione di tutte le autorità e delle strutture di governo in favore della sopravvivenza sociale ed ecologica e della difesa dei diritti umani e della salute. Esso impegna gli Stati a cooperare nella promozione dello sviluppo sostenibile, nellinteresse dei singoli Stati e dellintera comunità internazionale, secondo lapproccio della "responsabilità" comune ma differenziata.Dr. Salvatore Barresi
  20. 20. Questi principi comportano conseguenze significative per il nostro modello di sviluppo: 1.per conciliare lo sviluppo con i limiti dellambiente dobbiamo scegliere determinati modelli di sviluppo a scapito di altri; 2."efficienza" non significa solo ottimizzare la produzione economica di ciascun essere umano; 3.il vantaggio umano non è necessariamente identico al profitto in termini di economia neoclassica; 4.la quantità di beni va sostituita con la qualità della vita; 5.la sostenibilità ambientale è strettamente legata allequità sociale. Le caratteristiche fondamentali dello "sviluppo sostenibile" sono: 1.responsabilità: ogni modello di sviluppo è frutto di una scelta fra diverse opzioni di cui siamo responsabili nei confronti della nostra e delle future generazioni; 2.limiti: le risorse naturali non sono illimitate. Esistono equilibri che possono essere irrimediabilmente alterati da modelli inadeguati di produzione e di consumo e da una scorretta politica ambientale; 3.Complessità: ogni scelta deve essere operata tenendo conto dei suoi effetti in una complessità di ambiti tra loro interrelati. In base a queste considerazioni, per realizzare uno sviluppo sostenibile occorre definire indici di sviluppo direttamente correlati alle aspirazioni e alle esigenze umane e alle capacità dellambiente, e in un secondo tempo progettare gli strumenti politici per intervenire oculatamente.Dr. Salvatore Barresi
  21. 21. 2007- LA POLITICA REGIONALE EUROPEA 2007-2013 OBIETTIVO COMPETITIVITA’ REGIONALE L’intervento del FESR nelle politiche regionali per lo sviluppo sostenibileDr. Salvatore Barresi
  22. 22. economy Nr Ecosystem Nnr Ecosystem Goods and services services Circular Firms flow Households Natural Wc resources Amenity Factors of production Wp DepositDr. Salvatore Barresi
  23. 23. Mondo vuoto calore Sole Ecosistema Linear throughput Beni e servizi Wc Nr imprese consumatori Wp Nnr Fattori di produzione recupero N=WDr. Salvatore Barresi
  24. 24. Dr. Salvatore Barresi
  25. 25. La crescita economica sarà possibile solo se si avrà un aumento complessivo della efficienza ecologica-economica. ecologica- (Eee), ovvero del rapporto fra i servizi da capitale fabbricato Eee dalluomo e perdita di servizi da capitale naturale. In altre parole occorre che il benessere generato dall’attività economica non comporti costi ambientali superiori. Tali costi sono la perdita di capacità di sostegno da parte dell’ambiente, sia per quanto riguarda l’attività economica sia, più in generale, la presenza dell’uomo sulla terra.Dr. Salvatore Barresi
  26. 26. La crescita economica significherà maggiore benessere se non causerà un peggioramento delle condizioni sociali (ad esempio precarizzazione, minori garanzie o servizi sociali, minori opportunità, aumento delle ineguaglianze etc.) Cfr. Carta dei principi per lo sviluppo sostenibileDr. Salvatore Barresi
  27. 27. La proposta di disposizioni generali sull’utilizzo dei fondi strutturali conferma come l’azione condotta nell’ambito dei Fondi integra, a livello nazionale e regionale, le priorità comunitarie a favore di uno sviluppo sostenibile, rafforzando la crescita, la competitività e loccupazione, l’inserimento sociale nonché la tutela e la qualità dell’ambiente. In tale contesto l’obiettivo “Competitività regionale e occupazione” punta, al di fuori delle regioni in convergenza, a rafforzare la competitività e le attrattive delle regioni nonché l’occupazione anticipando i cambiamenti socioeconomici, inclusi quelli connessi all’apertura degli scambi, mediante linnovazione e la promozione della società basata sulla conoscenza, l’imprenditorialità, la tutela e il miglioramento dell’ambiente nonché il potenziamento dell’accessibilità, dell’adattabilità dei lavoratori e delle imprese e lo sviluppo di mercati del lavoro che favoriscano l’inserimento.Dr. Salvatore Barresi
  28. 28. 1) Innovazione ed economia della conoscenza, tramite un sostegno alla progettazione e attuazione di strategie regionali innovative che favoriscano lo sviluppo di sistemi regionali di innovazione efficaci, 2) ambiente e prevenzione dei rischi 3) accesso, al di fuori dei grandi centri urbani, ai servizi di trasporto e telecomunicazioni di interesse economico generaleDr. Salvatore Barresi
  29. 29. Quattro principali conclusioni Negli ultimi 50 anni, l’uomo ha modificato gli ecosistemi più rapidamente ed estensivamente rispetto ogni altro periodo della storia dell’uomo Ciò è dovuto in gran dell’uomo.. parte alla crescente domanda di cibo, acqua potabile, legno, fibre e combustibili. Il risultato è una sostanziale ed in parte irreversibile perdita di diversità della vita sulla terra. Tali modifiche agli ecosistemi hanno contribuito ad un sostanziale guadagno in termini di benessere e sviluppo economico ma tali guadagni sono stati raggiunti a costi crescenti economico, sottola forma di degrado di molti servizi forniti dall’ecosistema, rischi crescenti di cambi dall’ecosistema, non lineari, e l’esasperazione della povertà per determinate popolazioni. Tali problemi, se lineari, problemi, affrettati, non adeguatamente affrettati, diminuiranno sostanzialmente i benefici che le future generazioni potranno ottenere dagli ecosistemi. ecosistemi. Il degrado degli ecosistemi potrebbe crescere significativamente durante la prima metà di questo secolo ed è una barriera al raggiungimento degli obiettivi della Dichiarazione del Millennio La sfida per invertire il processo del degrado degli ecosistemi riuscendo a soddisfare la crescente domanda di loro servizi può essere parzialmente raccolta ma queste comportano mutamenti significativi nelle politiche, istituzioni e pratiche, che al momento non si scorgono. Molte opzioni esistono per conservare o migliorare specifici servizi degli ecosistemi in modo da ridurre i trade-off negativi o offrano sinergie con altri servizi ecosistemici.Dr. Salvatore Barresi
  30. 30. •i cambiamenti climatici e lenergia pulita •le minacce alla salute pubblica che continuano a crescere dal 2001, •la povertà e lesclusione sociale che sono problemi crescenti nellUnione europea, •linvecchiamento della società che sfida i sistemi di protezione sociale, •la biodiversità e la gestione delle risorse naturali che continua ad essere un problema, •la crescita nel settore dei trasporti che indebolisce gli sforzi per il de-coupling della crescita dei trasporti da quella del Pil •la globalizzazione con i suoi impatti negativi sullambiente e la società, •gli obiettivi della dichiarazione del Millennio che sono ben lontani dallessere raggiunti.Dr. Salvatore Barresi
  31. 31. Dr. Salvatore Barresi
  32. 32. Regioni Aree della strategia Cambiamenti Natura e Ambiente, salute Uso e gestione Totale (%) climatici (%) biodiversità (%) e qualità della delle riserve vita (%) naturali e dei rifiuti (%) Abruzzo 0 11,45 3,04 7,34 21,83 Bolzano 0 0,74 2,22 0 2,96 Emilia Romagna 0 9,9 1,5 11,2 22,6 Friuli Venezia 5,39 6,80 4,31 0 16,5 Giulia Lazio 1,16 10,12 2,96 11,49 25,73 Liguria 2,3 6,89 0 6,62 15,81 Lombardia 3,59 3,09 1,65 6,24 14,57 Marche 1,49 0 3,22 16,87 21,58 Piemonte 0 2,04 0 14,8 16,12 Toscana 2,13 3,18 1,39 9,87 16,57 Trento 9,0 4,55 6,83 4,0 24,38 Umbria 0 2,89 0,63 6,77 10,29 Val d’Aosta 0 5,89 0 0 5,89 Veneto 3,20 3,26 3,26 5,73 15,45 *la percentuale si riferisce al totale della misura “Interventi di riqualificazione locale effettuata da soggetti pubblici”Dr. Salvatore Barresi
  33. 33. Le percentuali più alte si riferiscono ad interventi sulla natura e la biodiversità e l’uso e gestione delle riserve naturali e dei rifiuti In particolare la Regione Marche rifiuti: ha impiegato il 17% delle somme a disposizione per interventi di varia natura sul ciclo delle acque e dei rifiuti, mentre l’Abruzzo quasi il 12% per interventi di difesa suolo, recupero, restauro e valorizzazione del patrimonio paesaggistico-ambientale, promozione del marketing turistico-culturale e ai regimi di aiuto a sostegno della microimprenditorialità in aree protette. Nell’area dei cambiamenti climatici gli interventi regionali si sono concentrati sulla promozione delle risorse rinnovabili.Dr. Salvatore Barresi
  34. 34. •non esiste un via generale un quadro di riferimento programmatico strategico, articolato nella dimensione regionale locale, per lo sviluppo sostenibile. I meccanismi di accesso alle risorse non sono quindi immediatamente riferibili ad un disegno di carattere generale e scontano livelli di attenzione ed efficacia che variano nei territori regionali interessati; •poche le risorse a disposizione nella governance per lo sviluppo sostenibile; poche sostenibile •le autorità ambientali risultano formalmente quasi sempre coinvolte, ma la mancanza di risorse umane e finanziarie rende non sempre efficace il proprio intervento; •i meccanismi di valutazione con riferimento agli indicatori strutturali non sembrano essere in grado di fornire appropriati meccanismi di feedback per orientare gli interventi; •mentre le risorse finanziarie direttamente destinate sul pilastro ambientale sono riconoscibili, anche se non particolarmente elevate, non sono sempre adeguatamente riconoscibili nella loro efficacia le procedure per garantire l’integrazione ambientale risorse. nell’utilizzo delle altre risorse.Dr. Salvatore Barresi
  35. 35. La novità sostanziale che la strategia europea di sviluppo sostenibile ha introdotto nel sistema comunitario, assumendo il ruolo di riferimento complessivo, obiettivo sovra ordinato per tutte le politiche comunitarie – lo sviluppo sostenibile è un concetto sovraordinato che puntella tutte le politiche, azioni e strategie dell’Unione e richiede che le politiche economiche, ambientali e sociali siano definite ed attuate rinforzandosi reciprocamente [1], non è stata interamente colta. Essa necessita per affermarsi di nuove modalità di programmazione e gestione e di una profonda riconsiderazione degli esistenti strumenti di pianificazione settoriale. territoriale e settoriale. [1] Communication from the Commission, The 2005 Review of the EU Sustainable Development Strategy: Initial Stocktaking and Future Orientations, Brussels, 2005, par. 1Dr. Salvatore Barresi
  36. 36. Il quadro di riferimento strategico nazionale che gli Stati membri debbono presentare, secondo quanto previsto dalla proposta di regolamento [1], è il documento che garantisce la coerenza dell’aiuto strutturale della Comunità con gli orientamenti strategici comunitari e che identifica il collegamento delle priorità comunitarie con quelle nazionali e regionali (al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile) nonché col piano nazionale per l’occupazione. Tale documento diventa quindi il riferimento per la programmazione regionale e nella sua definizione dovrà assicurare coerenza alla esistente pianificazione strategica nazionale. In assenza di ciò l’esercizio di programmazione riferibile ai nazionale. fondi strutturali rischia di risultare estemporaneo e formale non cambiando l’esistente natura dei processi decisionali. Tale esercizio di razionalizzazione - riorganizzazione deve interessare anche la dimensione locale. [1] Proposta di Regolamento del Consiglio recante Disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, 2004, Bruxelles, art. 25Dr. Salvatore Barresi
  37. 37. In definitiva occorre mirare ad un sistema di pianificazione/ programmazione con gerarchie che partano dal livello nazionale e si proiettino verso gli enti locali avviando un processo interattivo e sussidiario. Va riconsiderato il rapporto fra le sussidiario. esistenti politiche di pianificazione territoriale e settoriale e la sostenibilità, ove l’efficacia del sistema necessita della costruzione di un quadro generale a cui riferirsi. territoriali, Strategie di sviluppo sostenibile definite coerentemente ai diversi livelli territoriali attraverso la partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni, in rappresentanza delle diverse istanze presenti nella società, potranno garantire tale funzione di orientamento Modalità di controllo, attraverso meccanismi di orientamento. feedback, dovranno assicurare l’adattabilità degli scenari di riferimento alle evoluzioni in atto e l’aggiornamento, attraverso la discussione, di misure, azioni e priorità. Apposite strutture presso le autorità ambientali (ad esempio forum aperti ai soggetti interessati ed al pubblico) in collaborazione con i responsabili delle politiche economiche e sociali, potranno seguire il processo di attuazione delle strategie e la coerenza dei vari segmenti di pianificazione e programmazione.Dr. Salvatore Barresi
  38. 38. La coerenza ed il contributo gli obiettivi della strategia dovrà essere il requisito necessario per le decisioni pubbliche di intervento diretto o per accedere ai fondi pubblici, siano essi nazionali o comunitari.Dr. Salvatore Barresi
  39. 39. La valutazione ambientale strategica e la valutazione d’impatto ambientale dovranno riferirsi al livello strategico pertinente. Motivo centrale dell’analisi sarà la valutazione della coerenza ed il contributo alla realizzazione degli obiettivi/azioni di livello superiore. Tale analisi potrà essere condotta attraverso l’utilizzo sistematico del c.d. Test di sostenibilità, sia per quanto riguarda gli strumenti di pianificazione/programmazione, che i singoli progetti, garantendo in tali processi decisionali completa ed effettiva informazione e partecipazione del pubblico. La valutazione andrà così saldamente ancorata al quadro di riferimento complessivo, definito ai diversi livelli territoriali (nazionale, regionale, locale), a cui essere resa coerente e funzionale riducendo significativamente la discrezionalità funzionale, che oggi caratterizza l’applicazione con il conseguente contenzioso comunitario ed amministrativo.Dr. Salvatore Barresi
  40. 40. Il processo di valutazione nella sua interezza dovrà anche assicurare che piani e progetti riducano il flusso di materia ed energia che attraversa il sistema economico e la connessa produzione di rifiuti.Dr. Salvatore Barresi
  41. 41. Il rispetto delle condizioni di stabilità ecologica, la salvaguardia della biodiversità ed il soddisfacimento dei requisiti sociali connessi allo sviluppo delle potenzialità individuali, presupposti necessari per la crescita della competitività e dell’occupazione, non possono essere considerati come la necessità di mantenere lo status-quo fra status- i tre settori, economico, sociale ed ambientale, ma debbono riferirsi ad una realtà in movimento, che deve essere compresa e ricondotta ove necessario, all’osservanza delle ricondotta, regole della sostenibilità.Dr. Salvatore Barresi
  42. 42. la profonda revisione della governance delle politiche di sostenibilità richiede interventi sui processi decisionali sulle decisionali, procedure di valutazione e gestione, l’apertura alla piena pubblico. informazione e partecipazione del pubblico Tutto ciò non sarà possibile in mancanza di un sostanziale rafforzamento delle istituzioni che per competenza ed esperienza sono più vicine ai temi della sostenibilità.Dr. Salvatore Barresi
  43. 43. La necessaria riorganizzazione deve tenere conto dell’opportunità di trasformazioni graduali e quindi nell’immediato dell’utilizzo dell’esistente, con il rafforzamento e il pieno coinvolgimento delle autorità ambientali nella programmazione 2007-2013 e puntare nel 2007-2013, medio periodo ad un’innovazione profonda degli assetti burocratico - istituzionali, assicurando che lapplicazione del principio di sussidiarietà, a tutti i livelli, garantisca reale coerenza gestionale, nel rispetto dellautonomia di tutti gli attori, nella definizione ed attuazione delle politiche di sostenibilità.Dr. Salvatore Barresi
  44. 44. Fine 2° ModuloDr. Salvatore Barresi
  45. 45. 1. La progettazione partecipata: condizione di efficacia Uno dei principi caratterizzanti dello sviluppo sostenibile è l’idea di un vasto coinvolgimento di attori nel processo di progettazione. Sollecitando il coinvolgimento di un numero ampio di soggetti che operano nelle comunità locali - ente pubblico, Asl, scuola, tribunale, privato sociale, volontariato e così via - di fatto invita a creare gruppi di progettazione partecipata per la costruzione dei piani territoriali. La progettazione partecipata è da considerare una specifica modalità tecnica per la trattazione di problemi e la costruzione di progetti adeguata alle finalità della legge. Si tratta, infatti, di uno stile di intervento capace di coinvolgere attivamente un vasto numero di attori che, integrandosi reciprocamente, possono fornire una maggiore ricchezza e qualità alla progettazione. La progettazione partecipata è inoltre un viaggio comune attraverso i diversi aspetti di una situazione problematica di notevole complessità, fino alla convergenza su intendimenti e rappresentazioni condivise e vagliate attraverso i diversi apporti: altre esperienze, vissuto dei protagonisti, conoscenze tecnico- scientifiche (Balducci, 1995). Vale la pena sottolineare che lo stile della progettazione partecipata segna oggi una significativa differenza rispetto alle esperienze - pur importanti, ma datate - di carattere più ideologico: l’argomento principale che porta ad adottare uno stile connotato dal coinvolgimento nel processo di conoscenza e decisione di un ampio spettro di soggetti consiste nella sua maggiore efficacia (intesa come migliore adeguatezza al sistema complessivo dei bisogni) rispetto al tradizionale atteggiamento top down. Ovviamente per conseguire questo obiettivo la partecipazione non può essere formale o rituale, ma deve essere reale conferimento di potere decisionale, nelle attività di progettazione, ai soggetti coinvolti.Dr. Salvatore Barresi
  46. 46. 2. La progettazione partecipata: pregi e rischi La partecipazione serve dunque a migliorare le prestazioni del processo progettuale. I vantaggi della progettazione partecipata, rispetto ad altri approcci, si possono riassumere nell’effetto di miglioramento dell’efficacia dovuto a una maggiore vicinanza - tendente alla coincidenza - fra utenti delle politiche e decisori. Tale vicinanza aumenta le possibilità di costruire ipotesi di lavoro e percorsi progettuali più "veri", maggiormente adeguati alla domanda espressa dagli utenti. Alcuni elementi di valore di questo approccio sono messi in luce da Balducci (1995), secondo il quale la partecipazione: •è la strada opportuna per favorire l’innovazione attraverso l’interazione fra diverse competenze; •è una sfida al professionismo specialistico concepito in termini di separazione rigida fra chi progetta e chi è oggetto di intervento; •consente di trattare in modo integrato diverse dimensioni di analisi; •sviluppa nei partecipanti senso di appartenenza al percorso di progettazione. A tali pregi va aggiunto il fatto che la partecipazione consente di riconoscere il significato della valutazione all’interno di percorsi progettuali e pertanto consente di utilizzare efficacemente i risultati della valutazione per migliorare la qualità degli interventi. Un altro rilevante vantaggio è la propensione della progettazione partecipata a favorire l’integrazione di conoscenze e competenze diverse, laiche e professionali. Il coinvolgimento di soggetti portatori di capacità ed esperienze diversificate tende a costruire risposte originali e creative ai bisogni piuttosto che replicare modelli standardizzati (generalmente inefficaci nel trattamento di problemi complessi e delicati, sfuggenti a una definizione di routine).Dr. Salvatore Barresi
  47. 47. Esistono però anche alcuni rischi, o trappole, che l’applicazione della partecipazione ai processi di progettazione può comportare. Due trappole di carattere generale sono illustrate da Fareri (1999): •la partecipazione "piace", ma non basta mettere i soggetti attorno a un tavolo perché si produca magicamente una buona progettazione; •la partecipazione può essere facilmente manipolata, e strumentalizzata, a favore degli interessi specifici e impliciti dei soggetti più potenti di un setting partecipativo. Un contesto partecipativo è normalmente caratterizzato dalla presenza di interessi specifici e da un’ineguale distribuzione di potere e di conoscenze. Se ben condotto, il processo che scaturisce da tale contesto può corrispondere a un percorso di costruzione positiva del consenso che rimette in gioco e ridiscute profondamente gli interessi e i valori portati da ciascun partecipante. In una situazione così fluida il rischio "tecnico" è quello di accettare una visione "neutrale" del processo, mentre il rischio "politico" è quello di enfatizzare la partecipazione per presentare come condivise decisioni in realtà già prese altrove.Dr. Salvatore Barresi
  48. 48. 3. La progettazione partecipata: questioni di metodo partecipata: Poste queste premesse, appare evidente che un’efficace progettazione partecipata debba essere affrontata con molta attenzione sul piano metodologico per controllare i rischi di spontaneismo e manipolazione insiti nella partecipazione. In particolare, è importante mantenere vive alcune attenzioni. Identificare correttamente gli attori, avendo chiarito il campo e il livello d’azione. Il processo ha il suo fulcro in un gruppo di progettazione costituito da persone rappresentative delle diverse categorie di attori interessati al progetto. Individuare gli attori coinvolti significa soprattutto avere presente la posta in gioco per ciascuno di essi, le loro reti di relazione e la loro influenza reciproca. Predisporre uno schema concettuale del processo sufficientemente elastico, ma anche sufficientemente definito nel far comprendere a tutti i passaggi chiave. Verificare a ogni stadio l’efficacia delle tecniche utilizzate e progettare nel dettaglio l’organizzazione del lavoro nella fase successiva. Preordinare, prima e durante il lavoro, tutti i supporti informativi finalizzati a mettere gli attori in condizione di pari opportunità, cioè di condividere una base di conoscenze comuni. È quindi importante prestare tali attenzioni nell’istruire e nel condurre le diverse fasi nelle quali si può articolare un percorso di progettazione partecipata, fasi che sono schematizzabili in cinque passaggi fondamentali.Dr. Salvatore Barresi
  49. 49. Definizione del problema: ciascuno dei membri di un gruppo di progettazione parte da una propria idea di risultato; lavorare collettivamente significa far interagire queste idee e immagini, scomporre i problemi slegandoli dalle soluzioni precostituite. Nel momento in cui si è collettivamente in grado di definire consensualmente un problema è già avvenuto molto del percorso progettuale. Definizione delle strategie alternative per trattare il problema: esplorazione delle alternative in campo per trattare i problemi in precedenza definiti; in questa fase del lavoro si valutano anche in modo strutturato le alternative in termini di costi e di benefici offerti. Costruzione di accordi su progetti: quali negoziazioni è opportuno compiere fra esigenze diverse? Qual è la fattibilità tecnica dell’alternativa sulla quale ci si sta orientando? Progettazione della fase di realizzazione sperimentale dei progetti: definizione della fase di realizzazione, individuazione del percorso che il progetto seguirà per giungere all’attuazione e degli attori che debbono essere mobilitati per renderlo realizzabile. Analisi dei risultati delle sperimentazioni e proposte di riorientamento o di estensione: messa a punto e applicazione di un sistema di valutazione della fase sperimentale del progetto e il suo riorientamento sulla scorta delle valutazioni realizzate. Naturalmente nella concreta realtà operativa questi passaggi non sempre si compiono secondo una sequenza temporale lineare, tuttavia è opportuno che rappresentino il riferimento concettuale dell’intero processo progettuale.Dr. Salvatore Barresi
  50. 50. 4. La progettazione partecipata: competenze dei "registi" partecipata: In contesti di progettazione partecipata come quelli proposti dalla legge 285/97, si supera la definizione di "progettista" per qualificare il conduttore del processo "esperto di progettazione partecipata": tutti i soggetti coinvolti nel processo, pur con obiettivi e punti di attenzione diversi, sono in qualche modo "progettisti". In tale contesto il conduttore si trova quindi a dover mettere in campo competenze diverse ed essere: "garante della metodologia di progettazione" per realizzare materialmente le operazioni previste nei processi partecipati; "facilitatore" dei processi comunicativi fra i partecipanti al gruppo di progettazione; "mobilitatore" di competenze e "integratore" di risorse. Agire da garante della metodologia significa, come ha recentemente illustrato Bezzi (1998), avere una "cassetta degli attrezzi scientificamente e professionalmente rigorosa" che consenta di fornire al gruppo di progettazione la strumentazione corretta e necessaria a realizzare i propri obiettivi o di suggerire la riduzione delle proprie aspettative per le difficoltà metodologiche emerse.Dr. Salvatore Barresi
  51. 51. Allo stesso tempo il conduttore deve mettere in campo competenze di facilitatore dei processi comunicativi tali da consentire al gruppo di realizzare i propri obiettivi e di superare gli ostacoli e le impasses che spesso emergono come dinamiche di un gruppo di lavoro. Il conduttore si trova pertanto a dover esercitare la propria leadership da un lato tenendo presente l’obiettivo "di prodotto" (dotare l’intervento di buoni contenuti), dall’altro il fondamentale obiettivo "di processo" costituito dall’efficace funzionamento delle relazioni fra i partecipanti (ridurre le conflittualità negative e stimolare i conflitti più produttivi, contenere le personalità più aggressive e dare rilievo ai contributi meno visibili, e così via). Essere mobilitatore di competenze e integratore di risorse implica la capacità di suscitare, produrre e mettere in circolazione conoscenze di diverso tipo, provenienti sia dall’ambiente scientifico che dal mondo delle pratiche quotidiane. Per evitare le trappole e i rischi di manipolazione insiti nei percorsi partecipativi è necessario che ipotesi e soluzioni emergano dal gruppo dei partecipanti: il regista deve quindi avere capacità di ascolto, essere aperto all’inatteso, disposto a mettere in gioco i propri punti di vista e le proprie attese (Schön, 1993), capace di utilizzare le proprie emozioni e il proprio vissuto come risorsa, come elementi di conoscenza di ciò che accade da restituire e discutere con il gruppo. Si tratta di un ruolo delicato, che richiede sensibilità plurime; non a caso Giusti e Ielasi (1998) lo descrivono "all’incrocio dei venti", esposto all’incertezza e alla turbolenza, ai rischi di manipolazione o, inconsapevolmente, di automanipolazione, finendo imbrigliato in dinamiche conflittuali fra i soggetti in campo. Si tratta però anche di un ruolo affascinante e gratificante poiché consente di perseguire simultaneamente obiettivi operativi (progettazione di politiche e interventi qualificati) e meta-obiettivi di apprendimento per sé e per gli altri attori coinvolti.Dr. Salvatore Barresi
  52. 52. LABORATORI DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA I Laboratori di Progettazione Partecipata sono i “luoghi” nei quali i cittadini partecipano alla progettazione di interventi per la vita sociale e economica. La Progettazione Partecipata è una metodologia che ha come obiettivo il coinvolgimento delle comunità locali nelle scelte legate al futuro dei territori. Questo approccio si basa sulla convinzione che la partecipazione attiva dei cittadini - - nei processi di pianificazione e progettazione ambientale è un presupposto essenziale per realizzare interventi rispondenti alle aspettative e ai bisogni degli abitanti. I percorsi di Progettazione Partecipata stimolano la capacità di osservare ed analizzare gli spazi e contribuiscono a rafforzare il “senso di appartenenza” inteso come appartenenza”, integrazione al contesto sociale, culturale ed ambientale del territorio in cui vivono.Dr. Salvatore Barresi
  53. 53. Dr. Salvatore Barresi
  54. 54. Dr. Salvatore Barresi
  55. 55. Fine 3° ModuloDr. Salvatore Barresi

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