Contro i fanatismi giordano bruno e la tolleranza di salvatore barresi (2012)

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  • 1. UNIVERSITÀ POPOLARE MEDITERRANEA - UPMED Apertura dell’Anno Accademico 2012/2013 Aula Consiliare Comune di Crotone - 2 novembre 2012 - Conferenza CONTRO I FANATISMI: GIORDANO BRUNO E LA TOLLERANZA Relazione del Diacono Prof. Salvatore BarresiRingrazio e saluto tutti i presenti con particolare attenzione al sen. Maurizio Mesoraca che haavuto l’acuta intuizione di proporre il tema, culturalmente elevato, sulla tolleranza e sulfondamentalismo collegati ad una azione storica, culminata all’alba del 17 febbraio 1600, con ilrogo dell’ex frate domenicano Giordano Bruno.La mia breve riflessione sarà concentrata su tre momenti particolari: 1. La tolleranza come virtù e valore importante alla luce del Vangelo; 2. Il disagio della Chiesa per la condanna e la morte atroce del filosofo Giordano Bruno; 3. Armonia tra fede e ragione contro ogni fanatismo.1. La tolleranza è un valore importante alla luce del Vangelo - Matteo (5,13-16)La tolleranza è definita da un semplice vocabolario come: "virtù sociale che riguarda il modo dicomportarsi civilmente con persone di opinioni politiche o di credenze religiose diverse dallenostre", o anche "rispettare le credenze o le pratiche altrui pur non condividendole".Un simile atteggiamento è quanto mai importante nella nostra società pluralista.Proprio perché importante per la nostra società affronto, con serenità, in prima battuta, la questione,con l’intervento di Papa Giovanni Paolo II, sul caso Giordano Bruno.Profondo rammarico e mea culpa per quel rogo "e per tutti gli analoghi casi", precisa la letterapapale che Giovanni Paolo II, inviava all’allora preside della Facoltà teologica di Napoli, don BrunoForte, oggi Arcivescovo di Chieti – Vasto, in occasione di un convegno organizzato nel febbraio del2000 sul tema: "Giordano Bruno: oltre il mito e le opposte passioni. Una ricognizione storico-teologica".In quella occasione, e ne affronterò il tema più specificatamente dopo, Giovanni Paolo II scrisse sulcaso di Giordano Bruno due passaggi significativi: il rogo di Giordano Bruno, che arse allalba del17 febbraio del 1600 a Campo de Fiori, "costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondorammarico". Tuttavia, "questo triste episodio della storia cristiana moderna" non consente lariabilitazione dellopera del filosofo nolano arso vivo come eretico, perché "il cammino del suopensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni puntidecisivi, incompatibili con la dottrina cristiana".In pratica nessuna riabilitazione per la dottrina, leresia cera ma il modo di fermarla eraantievangelico. 1
  • 2. Ma, ritornando alla riflessione primaria sulla tolleranza, sempre di più, però, come per molte altreparole, stiamo assistendo al processo per cui il termine "tolleranza" assume una connotazione deltutto diversa.Lequivoco che così nasce è tale da rendere questa virtù un martello in grado di demolire, colpo sucolpo, tutto ciò che per noi cristiani è maggiormente caro.Oggi ciò che viene fatto passare nelle scuole, nei media e in molte famiglie è che la tolleranzasignifichi "i valori, le dottrine, gli stili di vita, e le affermazioni sulla verità sostenute dalluno odallaltro sono fondamentalmente uguali".Molti cristiani oggi direbbero che questo è vero. Tutti hanno il diritto alla propria opinione. Maquesto non è ciò che la definizione afferma.Oggi, dire che bisogna "amare il peccatore ma odiare il peccato" significa fare laffermazione piùbigotta ed intollerante che mai si potrebbe fare.Dire che Gesù è lunica via che porta alla salvezza, significa essere considerati razzisti e ristretti dimente.Agire giustamente ed esprimere amore cristiano significa essere etichettati come bigotti ed eretici.La tolleranza oggi dice che bisogna essere indifferenti... Lamore cristiano dice che dobbiamo dire epraticare la verità con amore, e questo non ci permette di essere indifferenti!Questa prima breve riflessione sulla tolleranza come virtù e valore importante alla luce del Vangelomi porta a comunicare che la parte più triste di tutto questo modo di pensare è che esso ha invaso lachiesa di Gesù Cristo.Vi sono cristiani professanti che attingono a piene mani dallidea di tolleranza.Fra noi vi sono coloro che credono che la salvezza sia possibile al di fuori di Gesù Cristo, checredono che tutte le religioni portino a Dio.Questo ragionamento ci porta a pensare che siamo diventati "tolleranti" ...e nel contempo nonriusciamo a capacitarci come, nonostante tutto questo "progresso", la nostra società sia in incipientedecadenza, in sfacelo, e nella più totale confusione etica e morale.Il sale ha perduto il suo sapore. Gesù disse che i Suoi figli, coloro che Lo seguono in verità essendostati interiormente rigenerati dallo Spirito Santo, sono il sale della terra. Il sale aveva due funzioni aitempi di Gesù. Dare sapore ed agire come conservante.Come figli di Dio, noi dobbiamo dare sapore al mondo insipido in cui viviamo con lamore, lasantità e la grazia di Dio. Inoltre, con la stessa nostra presenza nel mondo, dobbiamo agire comeconservanti.Non so quanti di voi rammentano Sodoma e Gomorra? Dio disse che non avrebbe distrutto quellecittà se si fossero trovati almeno dieci uomini giusti. Ma non ve nerano nemmeno dieci! 2
  • 3. Concludo questa prima parte con una semplice proposizione positiva, cioè quella che bisognaoperare per un vero risveglio immediato non basato sullemozionalismo, ma sulle verità della Paroladi Dio proclamata, sulla confessione e sul ravvedimento.Solo così la luce ed il sale cominciano ad avere il loro impatto sulla società, ogni cosa cambiaperché vi è gente che smette di pensare a sé stessa e comincia a vivere per il Signore!2. La seconda riflessione è basata sul disagio della Chiesa per la condanna e per la morte atroce del filosofo Giordano Bruno.In quella famosa lettera papale di Giovanni Paolo II, precedentemente citata, inviata a Mons. BrunoForte, anticipava un gesto senza precedenti, procedeva ad un atto di richiesta di perdono per le colpestoriche dei figli della Chiesa, scrivendo: "Un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le propriemancanze e quelle di quanti hanno portato e portano il nome di cristiani".Un Papa illuminato che scrive: "la verità non si impone che in forza della verità stessa" e che essa"va testimoniata nellassoluto rispetto della coscienza e della dignità di ciascuna persona".Ma in quella lettera cè un terzo livello problematico che la lettera affronta. Ed è il rifiuto delleattuali strumentalizzazioni del rogo di Giordano Bruno, come fu per il processo a Galileo. "Questotriste episodio della storia cristiana moderna è stato talora assunto da alcune correnti culturali comespunto ed emblema di unaspra critica nei confronti della Chiesa".Quel 17 febbraio ha dato a parecchi loccasione di polemiche ed esternazioni anticattoliche. Se ilPapa ha deciso di chiedere perdono per le colpe del passato ha messo nel conto le condanne e lecontumelie di oggi.Nessuna replica perciò, anche perché lo stile di dialogo inaugurato dal Concilio Vaticano II ci invitaa superare ogni tentazione polemica per rileggere anche questo evento con spirito aperto alla pienaverità storica.Ci vuole anche il senso storico, la Chiesa nel caso di Giordano Bruno non si fece portatrice delVangelo, dellamore e del rispetto, oggi è necessario che nessuno di noi si faccia arbitro e giudice diquello che è stato il passato.Ho sempre sostenuto che siamo tutti debitori del passato, credenti o non credenti; che è difficilegiudicare il passato, forse, per giudicarlo, avremmo dovuto viverlo, ma per condannarlo nondovremmo essergli debitori di nulla.Ricordiamoci che, in prospettiva storica, ciò che risultò più pericoloso agli occhi degli inquisitoridel pensiero di Giordano Bruno fu la sua pretesa di ridare alla filosofia un ruolo paritetico, se nonaddirittura primario, rispetto alla teologia e che i tempi erano duri per chi intendeva ribaltaregerarchie mentali e culturali storicamente consolidate; i casi di Copernico e Galileo, sono lì aricordarlo. Era un mondo troppo barbaro.Una vicenda filosofica, teologica, culturale, complessa con le inflessioni scientistiche e magistiche,che ha bisogno di essere trattata con cura e serenità. 3
  • 4. Tratti del filosofo sostanzialmente insensibile alla questione del cristianesimo, di cui contestaesplicitamente alcune convinzioni fondamentali, proteso alla creazione di un pensiero nel quale lapreoccupazione fondamentale non è certo quella religiosa.Ritengo, importante, in questa sede, attirare la vostra attenzione su un particolare storico cherichiama l’uso che di quel rogo si è fatto da ogni parte, strumentalizzandone magari la tempraanticlericale.Ancora oggi non abbiamo una serena valutazione dei contenuti espressi dal filosofo Bruno, proprioperché non siamo sereni e acuiamo, più di ieri, gli scopi interessati da un lato, e i timori di certirigurgiti laicisti come quelli avvenuti nel passaggio tra l’Ottocento e il Novecento.Con serenità posso affermare che la vera «censura» è stata quella successiva, cioè sulla consistenzao meno del pensiero di Giordano Bruno.Basti ricordare quando gli hanno calato addosso la figura di «mago», facendo diventare il«magismo» bruniano incentivo di vendita1 e di marketing per case editrici.Un’ultima questione vorrei trattarla con poche battute concrete. Oggi, pare che, per trattare il caso Giordano Bruno, si debba superare una "teologia confessante" a vantaggio di una teologia del "dialogo".Se non si fa questa operazione, dicono alcuni teologi, «la teologia apparirà ancora figlia diquellautoritarismo dogmatico che impone la verità più che annunciarla2...».Ne dubito fortemente e ne contesto l’affermazione perché la Teologia confessionale è una teologiagenuina legata essenzialmente ad una comunità, non esclusivamente mistico-spirituale ma è ancheuna forma organizzativa esteriore che dialoga e che interagisce.La Chiesa di oggi, come quella di ieri, ha una sola preoccupazione basilare, cioè quella dipromuovere lunità e la libertà di vita del popolo cristiano, una nuova realtà umana e sociale chenasce e rinasce continuamente dal mistero della Resurrezione di Cristo.Basta pensare alla Chiesa inquisitrice (!), è vero che nel corso della storia si sono commessi deglierrori, assumendo atteggiamenti etici e pratici gravemente contraddittori con lo spirito evangelico,ma è anche vero che si sono fatte cose eccellenti di grande responsabilità verso tutti gli uomini, inverità e libertà, nel dialogo e nella comunione fraterna.Concludo questa seconda parte, riaffermando che è possibile oggi studiare una vicenda tragica comequella Bruniana avendo una visione storica critica dell’inizio del XVII secolo.Un tempo dove cominciava quel processo di costruzione di una modernità anticristiana che, da unlato, ha disgregato la tradizione cristiana dei popoli europei e dallaltro ha generato lorribile1 Una casa editrice ha messo in circolazione unaccurata edizione di alcune sue opere minori (per esempio, «Lampada delle trenta statue»), sotto iltitolo seducente di «Opere magiche», dove si spinge sullequivoco evidentemente per rendere il volume più appetibili a certi lettori esotericamentediretti. Laddove il riferimento al mago, in campo filosofico, esprime piuttosto lattitudine del sapiente speculatore.2 Pag. 60 del volume che si intitola “Giordano Bruno. Oltre il mito e le opposte passioni” pubblicato nella Biblioteca Teologica Napoletana a curadella facoltà Teologica dellItalia meridionale. Raccoglie gli atti di un convegno dedicato al pensatore nolano e svoltosi nellorizzonte delle iniziativepropiziate dalla purificazione della memoria in occasione dellAnno Santo del 2000. 4
  • 5. esperienza dei totalitarismi del XIX e XX secolo che hanno portato allesaltazione delluomo e delsuo potere come assoluto, generando i campi di concentramento, i gulag, i genocidi, passati epresenti, e che hanno prodotto un pensiero, di cui Giordano Bruno ha una sua precisa responsabilitàetica e storica, di un uomo che si sente "dio" di se stesso e del mondo.3. La terza e ultima riflessione riguarda l’armonia tra fede e ragione contro ogni fanatismo.Proviamo ad immaginare per un istante, nel rapporto tra cristianesimo e Islam, la possibilità adialogare, tra musulmani e Occidente, per ritrovare lequilibrio di una fede non disgiunta dallaragione.Papa Benedetto XVI a Ratisbona ha iniziato, con un linguaggio pulito e comprensibile a tutti, unnuovo “dialogo”, abbattendo tutti i muri della separazione tra Roma e La Mecca, richiamando imusulmani a valorizzare limportanza di una delle prime Sure del Corano nella quale si afferma:"Nessuna costrizione nelle cose di fede".Non si può non riconoscere come sia la guerra santa quanto la jihad sono figlie del fanatismo esiano la massima espressione di un agire "contro Dio" al pari dell"illuminismo drastico".Oggi non si può parlare di fanatismo senza fare riferimento all’Islam. Io, poi, da Diacono che viveun itinerario di fede con il Cammino Neocatecumenale3, sono più che convinto delle contraddizionidell’Islam come, per esempio, lesortazione, attribuita a Maometto, a diffondere per mezzo dellaspada la fede che egli predicava."Per la dottrina musulmana - ricorda Benedetto XVI a Ratisbona - Dio è assolutamentetrascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella dellaragionevolezza". Al contrario del cristianesimo, afferma ancora il Papa, che ha tra i suoi capisaldi ilrispetto delluomo con massime quali: "Dio non si compiace del sangue"; "Non agire secondoragione è contrario alla natura di Dio"; "La fede è frutto dellanima e non del corpo".Il dialogo tra Islam e cristianesimo, oggi, è necessario per contrastare lopinione dominante nelmondo occidentale, secondo Papa Benedetto XVI "che soltanto la ragione positivista e le forme difilosofia da essa derivanti siano universali". "Ma le culture profondamente religiose del mondovedono proprio in questa esclusione del divino dalluniversalità della ragione - insiste Ratzinger - unattacco alle loro convinzioni più intime".Esiste, pertanto, la minaccia del fanatismo religioso. Il mondo di oggi conosce "le patologie e lemalattie mortali della religione e della ragione, le distruzioni dellimmagine di Dio a causa dellodioe del fanatismo" (Benedetto XVI, Ratisbona, 12 settembre 2006).Mi piace ricordare come "Non dobbiamo sprecare la nostra vita, né abusare di essa, neppuredobbiamo tenerla per noi stessi; di fronte allingiustizia non dobbiamo restare indifferenti,3 Statuto del Cammino Neocatecumenale, Art. 1, § 1. La natura del Cammino Neocatecumenale viene definita da S.S. Giovanni Paolo II quandoscrive: "Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni" - § 2. IlCammino Neocatecumenale è al servizio del Vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana delliniziazione cristiana e delleducazionepermanente della fede. § 3. Il Cammino neocatecumenale, dotato di personalità giuridica pubblica, consta di un insieme di beni spirituali: il"Neocatecumenato", o catecumenato post-battesimale; leducazione permanente della fede; il catecumenato; il servizio della catechesi. 5
  • 6. diventandone conniventi o addirittura complici". "E importante dire con chiarezza in quale Dio noicrediamo e professare convinti questo volto umano di Dio".Benedetto XVI ha esortato ad unire ragione e fede, guardandosi, al contempo, dal rischio diassolutizzare la scienza. "Con tutta la gioia di fronte alle possibilità delluomo, vediamo - continua ilPapa - anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come possiamodominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo lalimitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nellesperimento, e dischiudiamo adessa nuovamente tutta la sua ampiezza".Al contrario, aveva denunciato Ratzinger durante la messa sempre a Ratisbona, "findallilluminismo, almeno una parte della scienza simpegna con solerzia a cercare una spiegazionedel mondo, in cui Dio diventi superfluo e inutile anche per la nostra vita". Ma "ogniqualvolta potevasembrare che ci si fosse quasi riusciti sempre di nuovo appariva evidente: i conti sulluomo, senzaDio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto il vasto universo, senza di Lui non tornano".In conclusione, anche se oggi “i conflitti etnici e religiosi nel mondo” rendono “più difficileaccogliere la singolarità del pensare cristiano di Dio e dell’umanesimo che da esso è ispirato”, gliuomini possono ancora aprirsi alla fede cristiana.E in questo, la teologia, “in fecondo dialogo con la filosofia”, può svolgere il ruolo cruciale di“aiutare i credenti a prendere coscienza e a testimoniare che il monoteismo trinitario è la vera fontedella pace personale e universale”.E se “il punto di partenza di ogni teologia cristiana è l’accoglienza di questa Rivelazione divina”, lateologia cattolica “è sempre stata attenta al legame tra fede e ragione”.In questo senso, per il Papa, “una teologia veramente cattolica (…) è oggi più che mai necessaria,per rendere possibile una sinfonia delle scienze e per evitare le derive violente di una religiosità chesi oppone alla ragione e di una ragione che si oppone alla religione”. S.B. 6