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Cassano corte 2
 

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    Cassano corte 2 Cassano corte 2 Document Transcript

    • 138/2012/A REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE PRIMA GIURISDIZIONALE CENTRALEComposta dai seguenti magistrati:dott.ssa Piera MAGGI Presidentedott. Mauro OREFICE Consigliere rel.dott.ssa Rita LORETO Consiglieredott. Piergiorgio DELLA VENTURA Consiglieredott. Massimo DI STEFANO Consigliere ha pronunciato la seguente SENTENZAnei giudizi d’appello iscritti ai nn. 38598 e 38689 del registro di Segreteria, promossirispettivamente ad istanza dei sig. Giuseppe Antonio LEPORALE, Domenica D’AMBROSIO,Luciano Amedeo GIULIANI, Antonio PETRUZZELLIS, Giuseppe GIUSTINO, rappresentati edifesi dall’ avv. Vito Aurelio Pappalepore, e Francesco MONTEDORO, rappresentato e difesodall’avv. Nuri Venturelli, avverso la sentenza della Sezione regionale Puglia della Corte dei conti n.473/2010, depositata in Segreteria il 22 luglio 2010. Uditi, nel corso dell’udienza pubblica del 10 febbraio 2012, il relatore Cons. MauroOREFICE, gli avvocati Vito Aurelio Pappalepore e Nuri Venturelli, difensori rispettivamente deisigg. Giuseppe Antonio LEPORALE, Domenica D’AMBROSIO, Luciano Amedeo GIULIANI,Antonio PETRUZZELLIS, Giuseppe GIUSTINO e del sig. Francesco MONTEDORO, ed ilrappresentante del Pubblico Ministero nella persona del V.P.G. Amedeo FEDERICI. Visti tutti gli atti introduttivi ed i documenti di causa.Considerato in FATTOIl Procuratore regionale, con atto notificato in data 8 luglio 2009 e depositato il 17 settembre 2009,ha citato in giudizio i sigg.ri Giuseppe Antonio LEPORALE, Antonio PETRUZZELLIS, DomenicaD’AMBROSIO, Luciano Amedeo GIULIANI, Giuseppe GIUSTINO e Francesco MONTEDOROrispettivamente nelle loro qualità il primo - di sindaco e - gli altri - di amministratori del Comunedi Cassano delle Murge (Ba), per sentirli condannare al pagamento della somma di € 248.503,60,oltre rivalutazione, interessi e spese di giudizio.La vicenda ruota intorno ad una iniziativa che, a partire dalla fine del 1994, ha indotto il sig.Giuseppe LEPORALE, nella qualità di sindaco del comune di Cassano delle Murge, adintraprendere una serie di attività volte alla costituzione di una società mista intercomunale, asupporto dell’attività amministrativa di accertamento dei tributi, con il dichiarato scopo di realizzaree gestire un servizio di “anagrafe tributaria comunale” che consentisse la gestione di tutti i tributimunicipali ed il monitoraggio dell’evasione fiscale, a mezzo di personale specializzato e tecnologieavanzate, in modo da sgravare tutti gli enti aderenti dagli adempimenti connessi a tale attività.Il Giudice di prima istanza, con l’impugnata sentenza, rilevava la responsabilità dei convenuti,ritenendo che la prova della antieconomicità della operazione, oltre che della illegittimità dellastessa, è confermata da una serie di considerazioni poste in luce dal consulente tecnico d’ufficio nelprocesso penale dr. Cosimo Cafagna, il quale nella sua relazione asserisce che la neosocietà
    • costituita da giovani diplomati era inattiva, non aveva esperienza nel settore tributario, non avevadipendenti, non offriva garanzie patrimoniali e non aveva una sede attrezzata.L’illegittimità, l’antieconomicità e l’inutilità della operazione è inoltre ulteriormente attestata –sostiene ancora il Giudice di prima istanza - dal dettato normativo all’epoca vigente ( d.p.r. 533 del1996 e d.lgs. n. 446 del 1997 ) e dalle risultanze dell’Amministrazione finanziaria, la quale (cfr.nota n. 7/158604-99) ribadiva che l’Ente locale era obbligato, non soltanto ad individuare il socioprivato a mezzo di gara ad evidenza pubblica, ma che questi avrebbe dovuto essere scelto trasoggetti giuridici iscritti all’albo nazionale di cui all’art.53 del d.lgs. n.446/97 e, comunque, fraquelli aventi il capitale sociale non inferiore ad un miliardo di lire: risultava quindi evidente che lasocietà mista in questione fosse stata costituita in modo del tutto illegittimo e che la conseguenteattività fosse stata svolta, fin dall’inizio, senza titolo. Continua ancora la sentenza “effettivamente,l’esame delle norme in materia, consente di affermare che il Sindaco e la Giunta che individuarononella “Il Pellicano s.r.l.” il socio privato di maggioranza della società mista, agirono in modo deltutto illegittimo ed arbitrario. L’art. 22, 3° co. della legge n.142/’90, vigente all’epoca dellaemanazione della delibera C.C. n.8 del 9.03.1995, stabiliva che i comuni potessero gestire i servizipubblici oltre che in economia, in concessione a terzi, mediante azienda speciale e medianteistituzione, anche a mezzo di società per azioni a prevalente capitale pubblico locale. Il vincolodella proprietà pubblica maggioritaria venne soppresso dall’art.12, 1°co. della legge n.498/’92, laquale disponeva fra l’altro che “…Gli enti interessati provvedono alla scelta dei soci privati eall’eventuale collocazione dei titoli azionari sul mercato con procedure di evidenza pubblica” e che“.…Nel caso di servizi pubblici locali una quota delle azioni può essere destinata all’azionariatodiffuso e resta comunque sul mercato”. Nel caso in questione, trattandosi di società a prevalentepartecipazione di capitale privato (70%) non vi è alcun dubbio che dovessero trovare applicazionegli obblighi contenuti nel predetto articolo 12”.Concludeva il Giudice di primo grado affermando che “Tale voce di danno corrisponde all’importoin Euro 98.437,00 - come correttamente indicato nell’atto di citazione - che va posto a carico degliodierni convenuti, in solido tra di loro, ravvisandosi nella condotta serbata dagli stessi l’esistenza diun “ dolo intenzionale”, da individuarsi nella sciente volontà di procurare un ingiusto patrimonialeagli amministratori, soci e dipendenti della società “ Il Pellicano s.r.l.”, nonostante le scadentiqualità strutturali e le carenti capacità professionali della predetta società, bene evidenziate nellaperizia del consulente tecnico del P.M. penale, da cui si evidenziano le carenze che hanno causatoforti ritardi nell’espletamento dell’incarico”.[…] Diversamente, a giudizio di non colpevolezzagiunge il Collegio, per quanto concerne la posta di danno rappresentata dalle somme spese dalComune in relazione ai numerosi contenziosi promossi dai contribuenti e quantificate dal P.M inEuro 51.629,16. Ed invero, la non riconducibilità del danno in ipotesi contestato agli odierniconvenuti non sembra che possa contestarsi seriamente anche sul piano soggettivo, non essendoprevedibile il risultato conseguibile in sede giudiziaria, che si appalesa come aleatorio, nonpotendosi trarre elementi di prova di segno contrario dall’esito dei giudizi in cui l’ente comunale èrisultato soccombente.La sentenza di primo grado riteneva infine sussistente anche il danno all’immagine, quantificato ineuro 98.437,00: “Pertanto, proprio la posizione funzionale ed organizzativa rivestita all’internodell’Amministrazione comunale avrebbero dovuto indurre il Sindaco e i componenti della Giunta atenere un comportamento pienamente osservante dei canoni di imparzialità, correttezza e buonandamento della gestione amministrativa canonizzati dall’art.97 della Costituzione, nonché allarigorosa osservanza di tutti gli obblighi scaturenti dal mandato, compreso quello della osservanzadella legge e della efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa. Principi che nelcaso di specie sono stati gravemente vulnerati atteso che oltre, alle illegittimità sopra rilevate,rappresentanti il presupposto storico e giuridico delle condotte illecite contestate al Sindaco ed aicomponenti della Giunta, i giudici penali hanno anche acclarato l’esistenza, all’epoca dellacostituzione della società mista, di un fitto intreccio di rapporti di coniugio, affinità e parentela, fra
    • coloro che rivestivano cariche nell’ambito della società “Il Pellicano s.r.l.” ed alcuni dei pubbliciamministratori in carica.La decisione di primo grado non condivideva invece l’assunto accusatorio per quanto riguarda laposta di danno rappresentata dalle spese relative al contenzioso, pure contestate dalla Procuraattrice. Poiché tale statuizione non ha formato oggetto di appello da parte della Procura generale, viè da ritenere che sul punto si sia formato il giudicato.La sentenza de qua è stata impugnata con atto depositato il 28 settembre 2010 per i sigg. GiuseppeAntonio Leporale, Domenica D’Ambrosio, Luciano Amedeo Giuliani, Antonio Petruzzellis,Giuseppe Giustino e 11 ottobre 2010 per il sig. Francesco Montedoro. Entrambi gli appelliponevano come prioritaria la richiesta di definizione agevolata dei rispettivi giudizi.Peraltro, riscontrata l’ipotesi dolosa, l’istanza veniva respinta con i decreti di questa Sezione nn. 13e 14 del 31 maggio 2011.Nel merito, l’atto di appello presentato per i sigg. Giuseppe Antonio Leporale, DomenicaD’Ambrosio, Luciano Amedeo Giuliani, Antonio Petruzzellis, Giuseppe Giustino chiede didichiarare prescritta l’azione di responsabilità e di mandare assolti gli appellanti poiché non sussistedanno erariale o comunque perché il fatto non è loro imputabile per mancanza del nesso dicausalità; in subordine, chiede di tenere conto nella definizione del quantum del danno dei vantaggicomunque conseguiti dall’Amministrazione e dalla comunità amministrata e, in ultima analisi, difare uso del potere riduttivo dell’addebito.Con l’atto di appello presentato nell’interesse del sig. Francesco Montedoro, la difesa del medesimochiede una declaratoria di assenza di responsabilità per assenza dei presupposti di fatto e di diritto eper assenza di qualsivoglia prova a suo esclusivo carico e comunque per assenza di responsabilitàpoiché le delibere del Consiglio comunale n. 8/95 e n. 20/96 sono state vistate e registrate dallaS.P.C. della Regione Puglia. Chiede, in subordine, l’applicazione del potere riduttivo dell’addebito.La Procura Generale ha depositato in data 1° dicembre 2011 le proprie conclusioni con le qualichiede il rigetto degli appelli proposti.In occasione dell’odierna udienzaRitenuto in DIRITTORelativamente al corretto e tempestivo esercizio dell’azione di responsabilità di cui all’eccezione diprescrizione di parte appellante, questo Giudice non può che ribadire quanto già affermato dallasentenza di prima istanza.Sfugge, forse, agli odierni appellanti, infatti, che costante giurisprudenza di questa Corte (inter alia,sez. III, 12 luglio 2004, n. 318/A; SS.RR. 25 novembre 2004, n. 8/QM; sez. I, 31 maggio 2005, n.184/A; nonché Cassazione civ. 15 novembre 1995, n. 11835) ritiene che la costituzione di partecivile dell’Amministrazione determini effetto interruttivo sul decorso dei termini prescrizionali,tanto che è stato affermato da altra giurisprudenza (v. Cassazione civ., 12 marzo 1998, n. 2712) chela eventuale revoca della costituzione di parte civile può avere, al più, conseguenze sulla duratadell’interruzione (ex art. 2945, II comma, c.c.) ma non incide affatto sull’effetto interruttivo, cherimane fermo, giusta il disposto del successivo III comma del medesimo articolo, con inizio di unnuovo periodo prescrizionale decorrente dalla data di costituzione di parte civile.Nel confermare quindi quanto affermato dal Giudice di primo grado, questo Collegio ritieneinfondata la sollevata eccezione di prescrizione dell’azione.Nel merito, emerge dalla sentenza impugnata che la responsabilità degli odierni appellanti vienefatta risalire all’adozione ed all’implementazione di alcune delibere consiliari e di giunta delComune di Cassano delle Murge.In particolare, il Consiglio comunale, con delibera n. 8 del 9 marzo 1995, ha approvato la propostadel sindaco di costituzione della società mista a prevalente capitale privato denominata “TributariaIntercomunale S.p.A.” con un capitale sociale di lire 200.000.000, di cui il 70% a carico del socio
    • privato pari a lire 140.000.000, ed il 30% pari a lire 60.000.000 del socio pubblico (Comune diCassano delle Murge).Con la medesima delibera si approvava l’atto costitutivo – che, tra le altre cose, fissava la duratadella società fino al 31.12.2050 -, lo Statuto e lo schema di convenzione, nonché si decideva diprocedere alla scelta del socio privato mediante procedura ad evidenza pubblica.Il Consiglio comunale con deliberazione n. 20 dell’1.03.1996 apportava alcune modifiche alloStatuto della società mista, delegando il Sindaco (Giuseppe Leporale) e la Giunta (composta daAntonio Petruzzellis, Domenica D’Ambrosio, Giuseppe Giustino, Francesco Montedoro e LucianoAmedeo Giuliani) all’esecuzione del deliberato.In esecuzione della delega la Giunta, nella composizione sopra riportata, preso atto che i comuniaderenti all’iniziativa non avevano adottato i necessari provvedimenti, venendo meno, di fatto, alprogetto comune, e con provvedimento n. 210 del 29.07.1997 deliberava di procedere comunquealla selezione del socio privato mediante asta pubblica, seguendo il metodo di cui all’art.73 lett. c)del R.D. n. 827/24 e secondo le modalità di cui al successivo art. 76 e fissava l’ammontare delcapitale sociale in lire 200 milioni di cui del 30% era detentore il Comune e del 70% il partnerprivato.Con delibera n. 321 del 14.11.1997 la Giunta approvava l’aggiudicazione della gara in favore della“Il Pellicano s.r.l.”, unica concorrente, a cui si riconosceva l’aggio nella misura del 28,5%. Insostanza, la società aggiudicataria aveva offerto un ribasso percentuale dell’1,5% sulla base d’astafissata nella misura del 30%, mentre con deliberazione C.C. n.6 del 5.03.1998 l’importo del capitalesociale della costituenda società mista veniva elevato sino alla somma di lire 1.000.000.000 (unmiliardo).Peraltro, la concessione-convenzione regolante il servizio pubblico di elaborazione e gestionedell’anagrafe tributaria comunale, stipulata fra il Comune di Cassano delle Murge e la società“Tributaria intercomunale S.p.A.” in data 31 ottobre 1998, veniva dichiarata nulla con sentenza n.1659/2002 del TAR Puglia, sede di Bari. In proposito il Tribunale affermava che “è indubitabile chela convenzione, avendo affidato la gestione del servizio a società a prevalente partecipazione privata(peraltro nemmeno iscritta all’albo di cui all’art. 53), in chiara ed evidente violazione dell’art. 52del d.lgs. n. 466/1997 (che consentiva l’affidamento del servizio previa adozione di appositoregolamento comunale, nella specie carente, esclusivamente a società a partecipazione pubblicamaggioritaria), si ponga in contrasto con norma indubitabilmente imperativa, siccome diretta arestringere l’ambito dell’autonomia negoziale dei comuni e dei privati attraverso l’imposizione diforma societaria tipica ed ineludibile, in funzione di uno specifico interesse pubblico alla migliore,più efficace, trasparente ed efficiente organizzazione dei servizi afferenti alla gestione dei tributi”.La pronuncia trovava la sua definitività con la sentenza n. 3672/2005 della V Sezione del Consigliodi Stato, che respingeva gli appelli contro la predetta decisione del TAR Puglia.In tale occasione il Consiglio di Stato aveva modo di affermare che “l’annullamento in discorso benresiste alle critiche dell’appellante (la Intercomunale Tributaria S.p.A. – N.d.R.) anche a prescinderedall’effettuazione di una verifica comparativa tra i costi del servizio gestito alla TributariaIntercomunale w quelli di altre società operanti sul mercato. Per scrutinare la legittimitàdell’operato del Comune di Cassano delle Murge, non vi è infatti alcuna necessità di svolgere unaindagine preliminare sugli aggi correnti nel mercato od in altre realtà territoriali, dal momento chel’onerosità della gestione può risultare anche dal confronto tra i “costi”, non solo finanziari, dellascelta di esternalizzare il servizio e l’alternativa, giuridicamente praticabile, di una gestione direttadello stesso da parte dell’amministrazione. In aggiunta, vale osservare come, nel caso di specie,l’onerosità della gestione, per l’ente civico appellato, fosse obbiettivamente sussistente, consistendonell’immobilizzazione di un capitale, corrispondente alla partecipazione azionaria detenuta, in unasocietà unicamente costituita per lo svolgimento di un servizio affidato contra legem. Non occorre,pertanto, dilungarsi sulla patente diseconomia che sarebbe derivata dall’ipotetica protrazione di uninvestimento finanziario irrecuperabilmente in perdita”.
    • Il Giudice amministrativo è quindi di una chiarezza lampante sotto il profilo della irragionevolezzadella iniziativa che, seppur concepita con un fine astrattamente condivisibile, si era manifestata abinitio fallimentare, con evidente danno finanziario – e non solo – per l’Ente territoriale.D’altra parte non va sottovalutato che la vicenda nasce con il fine dichiarato e precipuo dicoinvolgere il territorio nella comune ed efficace gestione dei tributi locali, cosa che non si verificafin dall’inizio, poiché come già evidenziato, i comuni aderenti all’iniziativa non avevano adottato inecessari provvedimenti, venendo meno, di fatto, al progetto comune. Ciò nonostante gliAmministratori di Cassano delle Murge proseguono nell’attuazione del progetto.I successivi passi dall’Amministrazione comunale (individuazione del socio privato,aggiudicazione, stipula della concessione-convenzione) appaiono tutti comunque caratterizzati daelementi che dimostrano la fallacità dell’iniziativa.Infatti, oltre quanto già esposto con estrema efficacia nelle pronunce del Giudice amministrativo,anche il Giudice penale (si rammenta che gli appellanti sono stati tutti condannati dal Tribunale diBari in data 29 maggio 2002 per abuso di ufficio in concorso, aggravato per la rilevanza del danno;sentenza confermata dalla Corte di appello di Bari con decisione del 6 dicembre 2004 e dalla Cortedi Cassazione con sentenza del 2 dicembre 2005) sottolinea “siamo in presenza di una società in cuiil capitale prevalente era quello privato sicché non pare in alcun modo dubbia l’operatività di tuttigli obblighi posti dell’art. 12 della legge 498/1992 […] Riguardata per tali versi, dovrà convenirsiche l’attività di riscossione dei tributi è sicuramente espressione di servizio pubblico, conl’automatica conseguenza della piena applicabilità alle società miste a tal fine costituite, delledisposizioni normative su esaminate ed alla cui stregua è agevole constatare la patente violazionedel criterio della scelta del partner mediante appalto concorso (essendosi invece proceduto per astapubblica); la mancata costituzione di una commissione tecnica-amministrativa per la verifica dellaofferte e dei requisiti dei partecipanti; la mancata previsione di una quota di capitale sociale dariservare all’azionariato diffuso; la mancata pubblicazione del bando di gara sulla Gazzetta Ufficialee sulla Gazzetta della Unione Europea e sui quotidiani a larga diffusione nazionale; il contenimentodel capitale sociale a soli 200 milioni di lire anziché’ ad un miliardo di lire. Si tratta di violazioni dinon poco momento tutt’altro che riconducibili alla nozione di mera “irregolarità” perché, comeognuno vede, svolgono un ruolo fondamentale di visibilità, assicurano un ampio confronto di mezzie professionalità fra enti privati aspiranti a divenire organo dell’ente pubblico, assicurano unapartecipazione collettiva alla proprietà dell’istituendo organismo societario (Corte di appello di Bari– sent. 6.12.2004)”.Tutto ciò considerato e tenuto conto della definitività delle pronunce riportate, non sembranosussistere dubbi su una condotta, quella degli amministratori del Comune di Cassano delle Murge,posta in essere in totale dispregio delle norme che sarebbero stati chiamati ad applicare.Contesta inoltre la difesa degli appellanti il concetto, affermato dalla sentenza di primo grado, oltreche di anti economicità – sul quale ci si è già soffermati – di “inutilità” della società.Superando, in tale ottica, ed in quanto accertamenti di parte, l’istruttoria penale e la contestata“perizia Cafagna” del 7 agosto 1998, nonché la confutazione della stessa da parte della CTP a firmadel rag. Gaetano Carnicella (il quale peraltro era il responsabile del Servizio di Ragioneria delComune, controfirmatario, in quella veste, di tutte le delibere oggetto di esame e quindi in posizionedi evidente conflitto di interesse), appare di particolare interesse esaminare quanto fornito dallostesso Comune di Cassano delle Murge.In data 10 agosto 2006 il predetto Comune, a mezzo ordinanza sindacale n. 49, conferiva l’incaricoal dott. Michele Danza perché lo stesso “accerti, descriva e quantifichi tutti i danni cagionati alComune di Cassano delle Murge dalle condotte penalmente rilevanti poste in essere dagli imputati[…omissis…], atteso che i suddetti imputati, nelle predette sentenze, sono stati altresì condannati alrisarcimento dei danni subiti dal Comune di Cassano delle Murge, costituitosi parte civile, a causadelle suddette condotte penalmente rilevanti”.Il dott. Danza depositava la relativa perizia, nell’interesse del Comune, in data 19 ottobre 2006,concludendo quanto segue.
    • Relativamente alla Tabella D – Riscossioni: “Si può affermare senza ombra di dubbio che ledifferenze riscontrate nell’arco temporale considerato (1999-2000) tra l’aggio da convenzione (7%)e l’aggio applicabile sulle riscossioni dirette (minimo 0,31% e massimo 3,53%) hanno prodotto,rispettivamente, un maggior danno per il Comune quantificabile in € 489.196,64 (nel caso in cui sifosse applicata la percentuale minima) ed € 253.738,77 (nel caso in cui si fosse applicata lapercentuale massima).Stessa cosa dicasi per le differenze riscontrate tra l‘aggio da convenzione (7%) e l’aggio applicabilesui ruoli esattoriali (minimo 0,60% e massimo 6,72%). Infatti queste hanno prodottorispettivamente un maggior danno per il Comune quantificabile in € 467.990,81 (nel caso in cui sifosse applicata la percentuale minima) ed € 20.474,60 (nel caso in cui si fosse applicata lapercentuale massima). Da ciò ne consegue, ancora, che la differenza in termini assoluti, tra lamisura determinata con aggio da convenzione e la misura determinata con gli aggi minimiapplicabili sulle riscossioni dirette ed esattoriali rispetto al totale delle riscossioni risulta pari ad €957.187,45 […].Relativamente alla Tabella E – Accertamenti – anni 1999-2000 “l’aggio sulle somme accertate,disciplinato dagli artt. 13 e 14 della Convenzione tra il Comune e la Tributaria Intercomunale spa,non avrebbe dovuto aver luogo in considerazione che gli aggi stabiliti dalla legge disciplinano ilcorrispettivo per le somme riscosse e non già per quelle accertate. Ragion per cui, lo scrivente haprovveduto a considerare, sempre nell’ottica della quantificazione del maggior danno procuratoall’Amministrazione, come non dovuta la sommatoria derivante dall’applicazione degli aggi di cuiagli articoli della convenzione citati, pari complessivamente ad € 1.619.095,71. In conclusione,quindi, sulla base delle risultanze ottenute nel presente paragrafo, è risultato esserci un ingiustovantaggio patrimoniale attribuibile alla Tributaria Intercomunale spa quantificabile in €2.576.283,17 […].In ultimo, ma non meno importante, residua il discorso relativo all’effettivo costo sostenuto dalComune di Cassano delle Murge per le spese relative alla costituzione della società concessionaria“Tributaria intercomunale S.p.A.”. Come si è detto nel corpo della presente relazione nonché nellesentenze dei vari tribunali aditi, la citata società si è rivelata assolutamente inadeguata allosvolgimento del servizio sia sotto il profilo organizzativo sia sotto quello economico, attesol’elevatissimo aggio convenuto nonché il periodo oggetto di convenzione che, si ricorda, era statoprevisto addirittura in anni cinquanta”.Conclude il consulente “sulla base dell’analisi effettuata attraverso la comparazione degli aggiapplicati alle varie voci di bilancio per gli anni 1999-2000 nonché dei costi quantificati per lacostituzione della società concessionaria e delle spese legali sostenute da parte del Comune nei varigradi di giudizio, si può affermare che il danno complessivo attribuibile ala gestione “TributariaIntercomunale S.p.A.” è stimato complessivamente in euro 2.758.960,14”. E ciò senza considerarel’ulteriore danno subito per la riorganizzazione posta in essere a seguito della sospensione dellaconcessione a suo tempo affidata alla predetta società.Parte appellante fa notare tuttavia che lo stesso Comune di Cassano delle Murge, con nota del 14dicembre 2009, n. 21175, a seguito di una richiesta di accesso agli atti del sig. Leporale, hacertificato i dati relativi alle riscossioni a titolo di recupero evasione ICI, recupero evasione TSSRUdestinata ad investimenti e recupero evasione TRSU destinate a spese correnti, sostanzialmenteconfermando quanto affermato nella CTP del rag. Carnicella, e ciò a dimostrazione della utilitàdell’attività svolta dalla Tributaria Intercomunale S.p.A.Peraltro, di tale utilità non vi è prova determinante. Specifica il Comune nella stessa nota, infatti,che i dati riportati “si riferiscono all’attività nel complesso considerata non potendosi attribuire glistessi all’attività di recupero evasione tributi svolta dalla società “Il Pellicano srl” in virtù del“contratto di affidamento appalto di servizio di rilevazione del territorio per verifica e controllotributi locali” stipulato il 13 novembre 1995, piuttosto che all’attività di recupero evasione tributisvolta dalla Intercomunale Tributaria spa in virtù della concessione-convenzione regolante ilservizio pubblico di elaborazione e gestione dell’anagrafe tributaria comunale stipulato il 31 ottobre
    • 1998 (e successivamente annullata dal Tribunale amministrativo, N.d.R.). Lo stesso dicasi per leriscossioni registrate nei consuntivi a partire dall’anno 2000 e successivi, quando è intervenutaanche l’attività di accertamento direttamente svolta dall’Ente”.Appare pertanto evidente che è del tutto impossibile quantificare l’attività svolta dalla società mistain un contesto, tuttavia, caratterizzato da illiceità manifeste e danni erariali di ingentissima rilevanzasicuramente riconducibili alla costituzione della Intercomunale Tributaria S.p.A., riconosciutamanifestamente da tutti i soggetti intervenuti nell’analisi della vicenda illegittimamente costituita etotalmente inadeguata per la funzione di destinazione.Un ultimo approfondimento meritano le posizioni dei singoli appellanti.Nella considerazione che la vicenda dannosa trae origine dalla delibera n. 8 del 9 marzo 1995 con laquale il Comune di Cassano delle Murge approvava la proposta di costituzione della TributariaIntercomunale spa, a prevalente capitale privato, e dimostrata l’ampia fattispecie dannosariconducibile a tale costituzione, è chiara l’imputabilità del danno a coloro i quali quella deliberahanno voluto e cioè tutti gli attuali appellanti, ad eccezione del Montedoro, non presente in quellaseduta, tanto è vero che la difesa di quest’ultimo ne reclama l’estraneità ai fatti.Ora, se è vero che la delibera n. 8/1995 non è stata votata dal Montedoro, è altrettanto vero che vi èprova che il medesimo abbia partecipato, con tutti gli altri, a tutta la fase implementativa dellastruttura societaria. Il Montedoro vota favorevolmente la delibera n. 20/1996 con la quale ilConsiglio comunale approva modifiche allo Statuto societario; vota favorevolmente la delibera diGiunta n. 210/1997 con la quale la Giunta stessa “approva e fa propria” la relazione e le conclusionidel Sindaco sulla costituzione della Società e delibera di indire l’asta pubblica per selezionare ilpartner privato; vota favorevolmente la delibera di Giunta n. 321/1997 relativa all’aggiudicazionedella predetta gara; vota favorevolmente la delibera consiliare n. 3025/1998 di aumento del capitaledella Società. E, tutto ciò senza che sia riportata in atti alcuna osservazione, dissenso, opposizioneche il Montedoro avrebbe potuto avanzare in una delle numerose occasioni in cui appunto si ètrovato a discutere ed approvare documenti relativi alla vicenda in questione.Pertanto il Collegio è dell’avviso di non poter considerare la posizione del Montedoro in manieradiversa da quella dei restanti appellanti.Conclusivamente, quindi, il Collegio ritiene di poter confermare, relativamente al dannopatrimoniale, la condanna di primo grado secondo la quantificazione e le modalità in essa espresse.Infine, il danno all’immagine.Gli appellanti hanno ripetutamente affermato che lo stesso non può essere considerato perché nemancano i presupposti ontologici ed anche perché la sua quantificazione appare arbitraria.In proposito, correttamente, il Giudice di prima istanza ha ricordato che non tutti i comportamentiilleciti determinano danno all’immagine. Secondo la giurisprudenza, infatti “la potenzialità dannosanei termini delineati del comportamento illecito dei pubblici poteri va saggiata in concreto neisingoli casi. Infatti, ove si tratti di episodi sporadici e di cui non si è avuta diffusione può mancareun evento di danno (e comunque questo va dimostrato attraverso specifici indici). Laddove invecela pluralità degli episodi criminosi o la gravità in sé dei fatti ed il conseguente impatto sull’opinionepubblica o sulle categorie interessate sia sicuro indice della diffusione della conoscenza da parte deicittadini dell’esistenza di una distorta organizzazione dei pubblici poteri è conseguenza ineludibileil danno per la P.A. sia in termini di danno emergente sia in termini di lucro cessante. Detti episodivengono infatti ad incidere sia sull’organizzazione dell’attività amministrativa, con conseguentimaggiori costi, sia sulla necessità di ripristinare l’immagine, sia sulla posizione della P.A. la quale,ove eserciti correttamente ed imparzialmente il proprio potere, può ottenere l’adesione convinta deicittadini, il loro apprezzamento o quantomeno non subire azioni di contrasto. In questi termini,esiste per la P.A. un danno certo, che può essere quantificato equitativamente” ( Sez. I Centrale,20.9.2004, n.334/A).Peraltro, nel caso di specie, si sono realizzati alcuni dei presupposti tipici del danno all’immagine,oltretutto suffragato dall’accertamento di un concorrente reato contro la Pubblica Amministrazione.
    • Vi è stata la diffusione della notizia a mezzo stampa che certamente non ha aiutato il livello dicredibilità dell’Amministrazione nei confronti della cittadinanza, ma soprattutto, in relazione allatipologia di danno in esame, vi è stato il comportamento particolarmente offensivo degli appellanti.Infatti, ciò che è stato offeso è il rapporto tra Amministrazione e cittadinanza, intesa non nella suaaccezione comune, ma nel significato specifico di “contribuenti”. Non vi è notoriamente materia piùsensibile presso la Comunità amministrata di quella tributaria. Un’ Amministrazione che si macchiadi illecito, provato in tutte le sedi, dalla penale alla amministrativa, in relazione alla gestione deldenaro versato dai contribuenti, crea un disfavore nei confronti di se stessa che va ben al di là deifatti concreti, creando nella platea dei contribuenti medesimi la aspettativa negativa di vederegestito il proprio denaro in maniera del tutto arbitraria ed al di fuori delle norme, tanto da creare, allimite, i presupposti anche per fenomeni di evasione.Non vi è chi non veda, a questo punto, come non si possa non parlare, nella fattispecie all’esame, didanno all’immagine dell’Amministrazione, ancora più evidente ove si pensi che è stata la stessaAmministrazione, in una fase successiva, a dover evidenziare, per porvi rimedio, il danno subito adopera dei propri vertici.Certo è che resta relativamente definita la questione relativa alla quantificazione del medesimo.La quantificazione del danno all’immagine, infatti, una volta accertato il danno lesivo, può avvenireequitativamente e mai con automatico ragguaglio all’importo dell’illecito, che tuttavia puòcostituire sufficiente base presuntiva; secondo altro orientamento occorrerebbe provare l’effettivaerogazione della spesa di ripristino, da intendersi come costo effettivamente sofferto.Tale rigore probatorio, tuttavia, non tiene affatto in considerazione il fatto che, trattandosi di danno-conseguenza, dovrebbe tenersi conto della c.d. “causalità materiale” interna al fatto dannoso cheserve a determinare l’intero danno cagionato e risarcibile in base ad un criterio di probabilità.Il Collegio ritiene pertanto sufficiente che siano forniti idonei indizi dell’ an, indicando adeguatielementi circa l’offensività dei fatti, senza che debba essere necessariamente provata la spesa diripristino, che potrebbe essere anche futura o comunque riferibile ai maggiori costi che inprospettiva l’Amministrazione è chiamata a sopportare secondo il criterio dell’ id quod plerumqueaccidit, tanto da poter essere qualificato come danno presunto, potendosi configurare come danno insé indipendente dagli effettivi costi di ripristino.Pertanto, il Collegio ritiene conclusivamente e tenuto conto anche della particolare azione svoltadall’Amministrazione stessa, in epoca successiva ai fatti di causa, per porre rimedio alla censuratainiziativa, di confermare le previsioni del primo Giudice in ordine alla sussistenza del dannoall’immagine, identificando tuttavia, in via equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c., il quantum nellaminore somma di € 70.000,00=.Le spese seguono la soccombenza P.Q.M.La Corte dei conti, Sezione Prima Giurisdizionale Centrale,definitivamente pronunciando, accoglie parzialmente gli appelli promossi rispettivamente adistanza dei sig. Giuseppe Antonio LEPORALE, Domenica D’AMBROSIO, Luciano AmedeoGIULIANI, Antonio PETRUZZELLIS, Giuseppe GIUSTINO, rappresentati e difesi dall’ avv. VitoAurelio Pappalepore, e Francesco MONTEDORO, rappresentato e difeso dall’avv. Nuri Venturelli,avverso la sentenza della Sezione regionale Puglia della Corte dei conti n. 473/2010, depositata inSegreteria il 22 luglio 2010.Condanna pertanto in via solidale i sigg. Giuseppe Antonio LEPORALE, DomenicaD’AMBROSIO, Luciano Amedeo GIULIANI, Antonio PETRUZZELLIS, Giuseppe GIUSTINO eFrancesco MONTEDORO al pagamento in favore del Comune di Cassano delle Murge dellasomma di € 168.437,00 (€ 98.437,00 + € 70.000,00) oltre rivalutazione monetaria, da computarsisecondo gli indici ISTAT di andamento del costo della vita dalla commissione del fatto al depositodella presente sentenza ed interessi legali al saggio corrente da tale ultimo momento e fino alpagamento effettivo.Conferma la condanna alle spese di I grado.
    • Le spese di giustizia del presente grado che si liquidano in euro……………………..seguono lasoccombenza.Nulla per le spese legali.Manda alla segreteria per gli adempimenti di rito.Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 10 febbraio 2012. L’ESTENSORE IL PRESIDENTEF.to Cons. Mauro OREFICE F.to Pres. Piera MAGGIDepositato il 16/3/2012Il DirigenteF.to Massimo BIAGI