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dott.ssa silvana  pagano
 

dott.ssa silvana pagano

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    dott.ssa silvana  pagano dott.ssa silvana pagano Presentation Transcript

    • Come avviene la comunicazione? E m i t t e n t e ↓ ↓ m e s s a g g i o ↓ ↓ R i c e v e n t e ↓ Feedback (messaggi di ritorno all’emittente) -> -> CODIFICA DECODIFICA
    • Come avviene la comunicazione? La comunicazione non è un processo lineare (tipo causa-effetto) ma è un processo circolare (tipo causa-effetto-causa). Il ricevente non è mai un polo passivo che assorbe ciò che viene dall’emittente ma è un polo attivo che riceve ed organizza ciò che gli arriva e che, contemporaneamente, invia messaggi di ritorno all’emittente. Questi messaggi di ritorno fanno procedere il processo della comunicazione in modo circolare, sulla base di come si rapportano i due poli.
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • Ogni nostro comportamento comunica qualcosa (tutto è comunicazione, è impossibile non comunicare)
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • Durante la comunicazione, trasmettiamo messaggi che riguardano lo specifico argomento (Messaggio di contenuto) e messaggi che riguardano noi stessi ed il tipo di rapporto che c’è, o che vogliamo instaurare, con l’altro (Messaggio di relazione), per esempio vicinanza, o diffidenza, o rifiuto,…
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • I messaggi passano attraverso due canali:
      • - il Linguaggio verbale e paraverbale (le parole, l’intonazione, le pause,…)
      • - il Linguaggio non-verbale (postura, distanza fisica, movimenti e gesti, mimica del volto, rossore…). Tra i due, è il linguaggio non verbale ad avere un impatto molto più forte sul nostro interlocutore perchè è più inconsapevole ed è quindi molto più difficilmente controllabile.
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • Mentre comunichiamo, cogliamo le reazioni dell’altro (cenni di attenzione, espressioni facilitanti o ostacolanti, presenza attiva o passività) e in base a queste apportiamo modifiche e aggiustamenti alla nostra comunicazione. Esiste sempre un feedback tra gli interlocutori che fa procedere o ostacola il processo di comunicazione.
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • Siamo maggiormente consapevoli delle nostre parole e meno consapevoli della intonazione della nostra voce, della espressione del nostro volto, del nostro modo di guardare, della distanza fisica a cui ci posizioniamo, dei nostri gesti automatici.
      • Anche volendo, non sempre riusciamo ad usare tutti i canali comunicativi con coerenza e unitarietà, in modo da dare alla persona che ci sta davanti un unico messaggio esplicito, diretto e inequivocabile, sia con le parole che con lo sguardo, i gesti, i movimenti, …
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • Per comprenderci veramente con il nostro interlocutore e diminuire il più possibile il rischio di distorsioni nella comunicazione,
      • è necessario dare una grande ridondanza a ciò che stiamo trasmettendo
      • Il messaggio deve essere cioè ripetuto più volte e con tutti i canali comunicativi. E’ necessario che contenuto del discorso, tono di voce, gesti, movimenti del corpo, espressioni del volto, postura, respiro, emozioni… siano usati tutti nelle stessa direzione, per esprimere tutti insieme la medesima cosa.
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • Esempio : un operatore riceve nella sede dell’Associazione una persona che ha bisogno di uno dei servizi offerti. Gli apre la porta dicendogli “Entra, accomodati”, ma nelle pieghe del suo volto si vede un’espressione di diffidenza, nella stretta di mano c’è una rigidità del braccio che impedisce all’altro ogni tentativo di avvicinamento, la sua voce è fredda e metallica, il suo respiro è toracico, i suoi movimenti sono a scatti, … tutte cose che mal si accordano con il contenuto specifico delle parole che comunica invece accoglienza.
    • Caratteristiche del processo di comunicazione
      • Da bambini siamo capaci di una comunicazione ridondante in cui il canale verbale e quello non verbale sono integrati e coerenti tra loro.
      • Perché? Come funzioniamo? Come è fatta la Persona all’inizio della sua vita?
      • Perché da adulti possiamo perdere la capacità di comunicare efficacemente?
      • Da dove nascono gli equivoci e le distorsione della comunicazione?
      • Perché ci capita di trasmettere un messaggio con il linguaggio verbale ed un altro con il linguaggio non verbale, di significato anche opposto al primo, oppure diverso da ciò che abbiamo veramente dentro e che vogliamo trasmettere proprio a quella persona e proprio in quel momento?
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • 1. La persona è intera, unica ed integrata sin dall’origine della sua vita
      • non è fatta da parti separate, cioè da una mente (sede dei funzionamenti principali) e da un corpo (terreno su cui si proiettano i conflitti della mente), ma è fatta da un’unica Unità psicocorporea in cui coesistono armonicamente:
      • funzionamenti cognitivi (razionalità, consapevolezza, ricordi, valori, …)
      • funzionamenti emotivi (umore di base, sentimenti verso sé e verso gli altri,…)
      • funzionamenti espressivo-motori (posture, sguardo, movimenti,…)
      • funzionamenti fisiologici (respiro, sensazioni, percezioni, tono muscolare, sistema nervoso, …).
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Tutti i funzionamenti (o Funzioni) sono presenti sin dall’inizio della vita e sono ugualmente importanti. Tutti nella stessa misura servono all’esistenza dell’individuo ed al suo contatto con il mondo circostante.
      • Durante la crescita, non si aggiungono nuovi funzionamenti ma i funzionamenti di base diventano sempre più diversificati e ricchi di varie sfaccettature e sfumature, man mano che il bambino interagisce con le varie realtà del suo ambiente. Nascono così, sulla base di un nucleo di abilità originario semplice ma completo, le nuove capacità della persona da utilizzare lungo tutta l’esistenza. Per esempio, la capacità di appassionarsi di qualcosa si sviluppa da un originario slancio vitale e gioioso
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • 2. Tutti i funzionamenti di base sono tra loro interconnessi ed integrati
      • cioè, all’inizio della vita, esistono forti collegamenti tra consapevolezza, emozioni, posture, movimenti, tipo di respirazione, contrazione muscolare,… e ciò che accade in un certo funzionamento produce cambiamenti corrispondenti e nella stessa direzione in tutti gli altri funzionamenti della persona.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Esempio: un’emozione di rabbia produce nella persona, un respiro alto e agitato, uno sguardo minaccioso, un aumento della rigidità muscolare che prepara allo scontro, un’idea ed una consapevolezza delle ragioni di questa rabbia, produce dei movimenti agitati, … cambiamenti che vanno tutti nella stessa direzione.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Esempio: “Se un sonaglino colorato interessa intensamente ad un bambino… il bambino sgrana gli occhi per guardare bene il sonaglino, sorride, esprime approvazione e gioia con il viso e con un agitare delle braccine,… protendendo il corpo e la mano come a prenderlo… accompagna i movimenti con suoni adeguati di interesse e di richiesta… è evidente che sta provando un intenso desiderio…e pregustando il piacere che gli darà il giocattolo nello scuoterlo…
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • … il suo sistema neurovegetativo è in leggera attivazione: il cuore batte un po’ più velocemente per l’emozione, il respiro è leggermente accelerato, ma di pancia perché non c’è motivo di allarmarsi… il bambino è consapevole che quel gioco gli piace perché ricorda che gli era già piaciuto… il valore positivo che gli aveva attribuito si rinforza e il sonaglino rappresenterà sempre di più un simbolo di divertimento…” (da “Esperienze di Base e Sviluppo del Sé” di L. Rispoli, Collana di Psicologia diretta da M. Cesa-Bianchi, FrancoAngeli, 2004)
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • E’ evidente la congruenza tra i vari funzionamenti del bambino, cioè tra emozioni, movimenti, sistemi fisiologici, attenzione, ricordi, sguardo, immaginazioni,… Ciò che il bambino sta vivendo produce delle modifiche in tutte le funzioni, modifiche coerenti tra di loro e tutte nella stessa direzione che fanno capire chiaramente a chi guarda il bambino l’esperienza di gioia che sta vivendo.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • 3. I funzionamenti di base possono subire alterazioni di vario tipo
      • a seguito del tipo di esperienze che il bambino fa, durante la crescita, nell’interazione con l’ambiente esterno, soprattutto riguardo all’accoglienza dei suoi bisogni fondamentali.
      • Di conseguenza i vari funzionamenti, originariamente interconnessi, tendono a separarsi tra loro ed a formare 4 grandi raggruppamenti (area Cognitiva, area Emotiva, area Posturale-Motoria, area Fisiologica) che cominciano a funzionare in modo più o meno indipendente l’uno dall’altro.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Può accadere, quindi, che:
      • i collegamenti tra le quattro Aree possono indebolirsi fino a creare delle scissioni tra funzioni :
      • per esempio, la persona mostra uno sguardo minaccioso al suo interlocutore ma non se ne accorge e non sente un’emozione della rabbia; oppure la persona sente agitazione ma non capisce il perché; oppure un’emozione di paura non è accompagnata dal cuore che batte più forte, da uno sguardo atterrito, da un movimento di attacco/fuga, da una richiesta di aiuto,…
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • un’Area si può sviluppare molto più di un altra :
      • per esempio, un uso eccessivo della razionalità a scapito dell’emotività che risulta quasi del tutto assente, oppure una tendenza al movimento continuo che ci impedisce di guardare il nostro interlocutore e di fermarci a contatto con lui
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      • c) un funzionamento all’interno di un’Area può fissarsi e diventare ripetitivo e stereotipato :
      • per esempio, un’espressione di gioia sempre presente nel volto, come fosse l’unica possibile da mostrare anche quando si sente tristezza e si vorrebbe mostrare tristezza. Oppure solo alto controllo e mai mollare, solo guidare e mai farsi guidare.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Queste Alterazioni lasciano alcune tracce visibili per lo più nel linguaggio non verbale della persona: accade quindi che cambiamenti in un funzionamento (per esempio, nella mimica del volto) non producono più cambiamenti corrispondenti e nella stessa direzione in tutti gli altri funzionamenti (per esempio, nelle emozioni nella postura, nei movimenti, nella respirazione,...). Queste tracce condizionano il modo di comunicare della persona senza che essa se ne accorga, ma che l’interlocutore sensibile coglie come incongruenze.
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      • A seguito di queste Alterazioni, diminuisce la possibilità di usare il canale non verbale in modo armonico e coerente con quello verbale.
      • Ma le alterazioni non sono mai totali: ad un livello profondo le funzioni rimangono connesse tra di loro.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Tornando al processo della comunicazione, possiamo dire che la Codifica e la Decodifica vengono fatte da ciascuno dei due interlocutori sulla base della specifica organizzazione dei funzionamenti di base che ciascuna persona si porta dentro come propria caratteristica.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Guardando a ciascuno dei due poli della comunicazione (Persona Emittente e Persona Ricevente) dobbiamo sempre ricordare che “sotto l’aspetto più esterno c’è un mondo complesso ed estremamente articolato, costituito da funzionamenti non sempre visibili” (da “Esperienze di Base”, citato) organizzati dalla persona in uno specifico modo; e che tale organizzazione delle Funzioni può essere resa, a volte, ancor più complicata dalla presenza di alterazioni più o meno marcate.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Allora, si tratta di riuscire a percepire il più correttamente possibile la persona che abbiamo davanti , cogliendone nel profondo i diversi livelli di funzionamento (emozioni, movimenti, rossori della pelle, mani sudate, respiro, tono della voce,…) ed i vari piani della comunicazione, specialmente di quella non verbale.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Ma non possiamo dimenticare che tutto ciò lo facciamo attraverso la nostra persona , cioè tramite il nostro specifico modo di organizzare i nostri funzionamenti di base.
      • Per comunicare efficacemente, risulta fondamentale, allora, saper leggere anche noi stessi, avere una certa consapevolezza dei vari piani del nostro Sé e del modo in cui, nel corso della nostra storia personale, abbiamo sviluppato le varie funzioni ed abbiamo imparato ad usarle nella relazione con gli altri.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Può capitare, ad esempio, di entrare in risonanza eccessiva con un certo tono di voce o un certo sguardo dell’altro che automaticamente ci riporta ad alcune nostre emozioni, oppure possiamo avere difficoltà a “sentire” pienamente nell’altro caratteristiche o stati d’animo che corrispondono a nostre caratteristiche o a stati d’animo che noi non preferiamo. Ciò crea una certa opacità nella comunicazione, o “insensibilità” verso ciò che ci sta volendo comunicare realmente il nostro interlocutore.
    • La Psicologia Funzionale di L. Rispoli
      • Allora, per comunicare in modo efficace e per entrate in contatto vero con gli altri, è importante che il nostro stato interno coincida con lo stato esterno, cioè quello mostrato durante la comunicazione con l’altro: è fondamentale che ciò che esprimiamo con tutti i canali della comunicazione (parole, sguardo, tono di voce, posizione del corpo,…) sia esattamente ciò che abbiamo dentro e che vogliamo trasmettere in quel momento e a quella persona.
    • Il linguaggio non verbale
      • è legato alle esperienze che abbiamo fatto sin da piccoli nell’interazione con l’ambiente in cui siamo cresciuti
      • è quello di cui siamo meno consapevoli e che, quando comunichiamo, scatta automaticamente anche in modo incongruente con ciò che abbiamo veramente dentro il linguaggio verbale, o incongruente con la situazione attuale o con la persona che ci sta davanti in quel momento. Proprio per questo, è da sfatare il mito che il linguaggio del corpo è sempre e comunque quello più vero !
    • Il linguaggio non verbale
      • “ Per comprendere appieno l’altro, bisogna dunque scendere al di sotto delle apparenze, al di sotto della comunicazione più superficiale, e riuscire a recepire ciò che arriva dal più profondo e da tutti i livelli del Sé: non solo le parole con il loro contenuto, ma il tono di voce, le espressioni del viso, i movimenti, le posture, fin ad arrivare a segnali che derivano anche dai livelli fisiologici, quali il rossore del viso, le tensioni muscolari, la lucentezza della pelle. Solo così… riusciamo a percepire che nell’altro possono essere presenti dei disfunzionamenti che non gli permettono una comunicazione aperta, diretta e chiara” (da “Esperienze di Base e Sviluppo del Sé” di L. Rispoli, 2004)
    • Fate buoni incontri !!!!