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I 4 volumi di POOH LEGEND in versione integrale ed unificata

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  • 1. POOH LEGEND Edizione integrale unificata dei quattro volumi by Crifò Salvatore56
  • 2. ... IN CONCERTO | I POOH DAL VIVO 1
  • 3. 2
  • 4. ... IN CONCERTO | I POOH DAL VIVO 3
  • 5. LIVE 1980POOH TOUR ‘80Filmati tratti dallo speciale televisivo “I Pooh in concerto” (1980), ripreso duranteil Tour estivo del gruppo ed all’epoca trasmesso dalla Rai - Regia di Pino FerrariniL’ULTIMA NOTTE DI CACCIA (1979, Facchinetti/Negrini) 5’03”Definita addirittura “wagneriana” da alcuni critici per la maestositàdell’ispirazione classica di Roby, “L’ultima notte di caccia” è uno deipezzi più belli, complessi ed innovativi dell’intero repertorio dei Pooh.E si avverte anche dal vivo, malgrado certe sfumature dell’arrangia-mento nate molto spesso dal talento di Dodi (dai soli di chitarra alleritmiche in controtempo, realizzate senza la possibilità di farsi aiutaredai computer) si colgano di più, per solito ma non in questa ripresa cheanzi le evidenzia, ascoltando bene la versione in studio incisa su “Viva”.Dove il brano, il cui testo è figlio di un’intuizione “made in Negrini”, re-cava anche un sottotitolo (“Powha, l’indiano”) persosi poi per strada.Presenza fissa dei live dal ‘79 all’85, “L’ultima notte di caccia” ha poiconosciuto versioni “ampliate” con cambi di tonalità dello strumentaledi chiusura (nell’88), a cappella (nel 2001) e acustiche (nel 2002), risul-tando però curiosamente esclusa dai concerti “storici” dei 20, 25 e 40anni: nel 2006, ad essere precisi, venne eseguita in parte solo nel tour alchiuso, non nei concerti estivi poi testimoniati in audio e video.4
  • 6. Presentazione Roby - MEDLEY ACUSTICO 12’13”INCREDIBILMENTE GIÙ (1978, Facchinetti/Negrini) - SEI TUA, SEI MIA(1979, Battaglia/Negrini) - STAGIONE DI VENTO (1980, Facchinetti/Negrini) -CERCAMI (1978, Facchinetti/Negrini) - CHE NE FAI DI TE (1977, Facchinetti/D’Orazio) - COSÌ TI VORREI (1979, Facchinetti/D’Orazio) - IN SILENZIO(1968, Facchinetti/Negrini) - ALESSANDRA (1972, Facchinetti/Negrini)Questo medley, condotto tra chitarre e tamburelli con una curiosaesibizione di Facchinetti al vibrafono, restituisce il sapore delleparentesi acustiche tipiche dei concerti dei Pooh per lunghi anni. Nellospecifico, qui i Pooh agiscono proprio da band, con tanto di corofinale allo stesso microfono di Dodi e Stefano. E questa versione dellaband dal ’92 in poi è stato sempre più difficile vederla, avendo loroscelto di alternare canzoni con voci soliste anche nei momenti acusticidei tour. Ma il medley del Tour ’80 è intrigante anche per le canzoniscelte, quasi tutte andate poi scomparendo dal repertorio della band.“Stagione di vento”, “Che ne fai di te” e “Sei tua, sei mia” erano latiB di 45 giri di successo, e meritano ascolto soprattutto la seconda 5
  • 7. (testo autobiografico di Stefano, che ricorda la storia con una ragazzacanadese) e la terza (bel pezzo sull’amore fisico che meritava piùattenzione). “Così ti vorrei” fu un piccolo “must” dei concerti seguitiall’album “Viva”, per la sua scrittura molto “easy”: che poi fu il segretodel successo in hit parade anche di “Cercami”, che però - ci disseRoby - “fu una di quelle canzoni che non sopravvissero all’epoca in cuifurono scritte. Dopo un po’ non interessavano più alla gente”. È invecerimasta nel repertorio live dei Pooh “Incredibilmente giù”, uno dei pochipezzi d’amore in rima baciata della storia della band, francamente unodei meno validi del loro repertorio: ma al gusto del “popolo dei Pooh”,evidentemente, non si comanda… Ascoltando questo medley, inoltre,si nota come la vocalità predominante in chiave solista sia quella diDodi: la cui voce calda e morbida ha fatto da imprinting emotivovincente a tanti successi dei Pooh, da quelli riportati qui alla luce a“Tanta voglia di lei” o “Noi due nel mondo e nell’anima”, aprendo perle sue medesime qualità anche quasi tutti i brani, come “Uomini soli”,le cui strofe sono state divise equamente fra le voci dei quattro Pooh(ognuno dei quali, ovviamente, ai pezzi portava poi altri colori).6
  • 8. PIERRE (1976, Facchinetti/Negrini) 4’14”Per vari motivi, l’album “Poohlover” del 1976 è testimoniabile inPooh Legend solo con questo brano. Ed è un peccato. Non soltantoperché fu il primo dei Pooh “indipendenti” post-Lucariello: soprattuttoperché, malgrado fosse stato lanciato da “Linda”, canzone d’amore,diede la misura della voglia e della capacità di osare di un gruppogiunto alla boa dei dieci anni di vita. In “Poohlover” i Pooh furono iprimi a cantare di prostitute, zingari, carcerati e incisero brani di rocksinfonico estremamente significativi ed ispirati. “Pierre”, qui eseguitanell’arrangiamento classico chitarra-violoncello-flauto-tastiere, fu laprima canzone italiana sull’omosessualità. Con un filo di ironia, Negriniraccontò così la genesi del pezzo, nel tourbook del 1991: “Guidandopiano sui viali ho riconosciuto un mio ex compagno di scuola, uno diquelli secchioni, che adesso è un travestito. L’ho fatto salire e siamo finitiin un bar, a raccontarci delle cose. Sa tutto di me, di noi: ha i dischi. Gliconfido che vogliamo cambiare delle cose, che racconteremo storiediverse. Si scalda. L’Italia è un paese di ipocriti. Anche noi gente dimusica possiamo fare gli impegnati fin che vuoi, ma restiamo sempreun po’ maghi e un po’ cialtroni. Ti voglio bene, scemo: siamo gente discena, sia io che te. Bevine un altro, amico, o amica”. 7
  • 9. LIVE 1985ASIA NON ASIA TOUR ‘85Riprese effettuate dal vivo durante il concerto tenutosi a Milano - Montaggiocurato da Stefano D’Orazio utilizzato sinora solo a scopi promozionaliASIA NON ASIA (1985, Facchinetti/Negrini) 5’41”Per diversi anni i Pooh testarono dal vivo brani di Lp in lavorazione,ed accadde anche per “Asia non Asia”, che testimonia le distanzeculturali tra Oriente e Occidente con gran bell’impatto sonoro.Peccato semmai sia restata nelle scalette live solo due anni: ma del resto era difficile pensarla con altri arrangiamenti (specie l’interessante ma faticosa ritmica ideata da Stefano stesso), e impossibile sintetizzarla in medley. Però, attenzione: il brano parla del Giappone, non nacque lì. Laggiù i Pooh restarono spiazzati da un modo di vivere meccanico, e alla fine incisero “Asia non Asia” a Carimate, ovvero… nei famosi Stone Castle Studios, da poco acquistati da Red insieme a Renato Cantele. Proprio negli anni dei “viaggi” per i Pooh, Canzian aveva infatti messo10
  • 10. a frutto la passione per la tecnologia e la produzione discograficaaprendo con Renato Cantele (vero “responsabile” del nuovo suonodel gruppo) il Morning Studio, prima appunto al Castello di Carimatee poi a Milano, in quelli che erano gli studi di Caterina Caselli. E perdodici anni il Morning, dove “Asia non Asia” venne lavorato, sarà ilriferimento italiano delle più grandi produzioni. Ma del resto, come Redsvelò nel libro “Quello che non sai”, il suo sogno è sempre stato oltre ilsuccesso. “Sogno che la mia casa diventi un punto di riferimento per igiovani. Per la grafica, la pittura, la musica. L’arte”. E oggi conferma:“Pensando alle difficoltà dei miei inizi e alla grande occasione avutanell’incontrare i Pooh, ho cercato da sempre, per come ho potuto, diaiutare chi si avvicina alla musica credendoci, mosso da vera passione.Ma ho capito che da solo era difficile fare tutto, e spesso le mie forzenon erano sufficienti. Ecco perché, ad esempio, è nata la FondazioneQ, con persone del calibro di Elvio Chiatellino e Marina Quadro, attivida decenni nel sociale: per provare a far sì che le opportunità avuteieri da gente come i Pooh stessi, le abbiano pure i ragazzi di domani.Quelli che meritano, in un Paese dove la meritocrazia è spesso soltantouna parola”. 11
  • 11. LIVE 1987IL COLORE DEI PENSIERI TOUR ‘87Riprese effettuate il 22 Dicembre 1987 a Roma - Edite nel Vhs “Pooh - Il coloredei pensieri Tour ‘87”(1988) - Regia in post-produzione di Stefano D’Orazio - Se-zione fiati: Claudio Pascoli, sax / Fernando Brusco, tromba e flicorno / AmedeoBianchi, clarinettoMAI DIRE MAI (1987, Battaglia/Negrini) 5’02”BUONA FORTUNA (1981, Facchinetti/D’Orazio) 4’19”Uno dei brani più interessanti della storia dei Pooh, “Buona fortuna”, conil suo particolarissimo arrangiamento, e un piccolo gioiello nascosto,“Mai dire mai”, forse sottovalutato dai Pooh stessi ma di ottimoappeal anche a distanza di anni dalla sua gestazione. Li abbiamoproposti in accoppiata perché sintetizzano bene l’anima rock dellaband, ma anche in quanto fra i più valorizzati dalla sezione fiati cheaccompagnò i Pooh nei tour dell’86 e dell’87. “Mai dire mai”, pezzoche mescola rock e melodia dentro una scrittura in più parti che bene12
  • 12. testimonia le mature qualità compositive di Dodi, rimase nelle scalettelive solo un altr’anno, “Buona fortuna” vi torna invece periodicamente:comunque sia, in queste versioni si possono godere meglio che altrove.Tra soli strumentali e impasti polifonici, alternanza nei cantati all’internodello stesso brano (andata diradandosi nei dischi successivi all’87) epiccole grandi malizie come la parte di basso usata a mo’ di assolo,per “chiamare” il ritmo dalla platea, lanciando “Buona fortuna”. 13
  • 13. 14
  • 14. LIVE 1988OASI TOUR 1988Riprese effettuate a Milano, PalaTrussardi, 2 Dicembre 1988 - Edite nel Vhs “Oasi- Concerto live dal PalaTrussardi di Milano” (1989) - Regia di Pino Leoni - Alletastiere Fio ZanottiPresentazione Dodi - NIENTE A PARTE L’AMORE (1988, Facchinetti/Negrini) 5’55”SENZA FRONTIERE (1988, Facchinetti/Negrini) 4’27”Due canzoni dell’Lp “Oasi”, due canzoni per motivi diversi dariscoprire. Anche perché, diciamolo, a volte i Pooh non hannosaputo valorizzare a sufficienza certe belle faccende da loro scritte.Prendiamo “Niente a parte l’amore”, canzone sentimentale ma non 15
  • 15. banale, con la curiosità di Roby che tocca note a lui inconsuete infalsetto e un andamento melodico che conquista. Durante il Tourdi “Oasi” la band distribuì un “Questionario” per chiedere ai fans letre canzoni preferite di quel disco, e “Niente a parte l’amore” fu trale prescelte. Risultato? Al tour successivo, quello di “Concerto perun’oasi”, l’unica differenza in scaletta fu l’inserimento dell’omonimobrano strumentale per il WWF… al posto di “Niente a parte l’amore”.“Senza frontiere”, invece, è stato il primo brano dedicato in Italia alproblema dell’apartheid, e riascoltandolo oggi possiamo dire cheNegrini vi aveva già individuato anche le quotidiane difficoltà diconvivenza della gente comune italiana con un “diverso” venuto dalontano. I Pooh presentarono “Senza frontiere”, assieme a “Che vuoiche sia”, per lanciare in anteprima “Oasi” sulla prestigiosa ribalta diRiva del Garda: collegandosi in diretta tv su RaiUno il 17 Settembre1988 da Trento. Però anche “Senza frontiere” scomparve poi un po’troppo in fretta dai concerti della band, per tornarvi solo una volta nel1992.16
  • 16. LIVE 1990MILANO, PIAZZA DEL DUOMORiprese effettuate il 27 Settembre 1990 in Piazza del Duomo, Milano - Edite nelVhs “Pooh in concerto - 27.9.90 Insieme per l’ambiente” (1990) - Regia di Riccar-do Donna - Alle tastiere Emanuele RuffinengoL’ALTRA DONNA (1990, Battaglia/Negrini) 4’25”GIORNI INFINITI (1986, Facchinetti/Negrini) 5’21”LA LUNA HA VENT’ANNI (1990, Canzian/Negrini) 4’26”I critici non sempre sono stati teneri con i Pooh: salvo a volte ricredersi,magari davanti ad evidenti dati di fatto. Fu quanto accadde a CesareG. Romana, uno dei migliori giornalisti musicali italiani, al concerto di 17
  • 17. piazza del Duomo “Insieme per l’ambiente” del Settembre ’90. Maattenzione: Romana non si commosse per i sessantamila che affollavanopiazza e vie circostanti, semmai quella dichiarazione d’amore lanciatadalla gente ai Pooh lo rafforzò in una convinzione. Che non potevaessere un caso, il loro successo. Così spiegò: “Un concerto autoritratto,studiato per mettere a fuoco i connotati di una vicenda creativa cheviaggia con coerenza tra romanticismo, melodia, attualità. E forse se unpubblico certamente vasto si riconosce nei Pooh, è proprio perché sonoi Pooh a riconoscersi nella gente. Tra alti e bassi ispirativi, ovviamente:ma sarà difficile anche ai critici più severi, al cui novero il vostro cronista appartiene da anni, negare che la bravura tecnica del quartetto, sia nell’uso degli strumenti sia nel canto, ha raggiunto nel corso del tempo un livello di perfezione davvero non comune”. Per parte nostra, diquesto “concerto autoritratto” di “perfezione non comune” abbiamoscelto tre episodi, molto significativi della musica dei Pooh a cavallo traanni Ottanta e Novanta, quando iniziarono ad indirizzarsi verso un popd’autore fatto di canzoni interpretate da solisti e scritte tra cronacae autobiografia. Alla cronaca, mediata con i sentimenti dell’uomocomune, si rifà “La luna ha vent’anni”, primo indizio di una crescita delRed compositore che si sarebbe completata di lì a breve. Il brano è statoproposto dai Pooh nella sua versione integrale e con l’arrangiamentopop originale solo in questo tour. All’autobiografia risponde invece“L’altra donna”, dal 1990 in poi sempre presente nelle scalette deiPooh, anche se raramente - come invece accade qui - intera:mentre trattasi di un must “made in Battaglia”, dalla partitura molto18
  • 18. complessa e originale cui Dodi stesso presta la voce in una non facileparte vocale, che merita assolutamente un’integrale riproposizione.Infine “Giorni infiniti”, giocata in piazza Duomo fra tastiere e lo “storico”pianoforte bianco di Roby, è invece uno dei brani che a nostro avvisomeglio sintetizzano il linguaggio della band, assieme a “Buona fortuna”o “Lettera da Berlino Est”: pop e rock, estensione melodica e ritmo,polifonie e solismi, ottimismo e sentimenti. Ed è interessante riguardarneun’esecuzione completa, come nel corso degli anni è accaduto poisolo poche altre volte. 19
  • 19. LIVE 1991POOH 25 LA NOSTRA STORIATOUR TEATRALE 1991Riprese al Teatro Ponchielli di Cremona - Edite nel doppio Vhs “Pooh 25 La nostrastoria - Tour teatrale 1991” (1991) - Regia di Riccardo DonnaVIENI FUORI (Keep on running) (1965, Edwards/testo italiano Negrini, coverincisa dai Pooh nel 1966) 2’29”LETTERA DA BERLINO EST (1983, Facchinetti-Canzian/D’Orazio) 2’43”SE C’È UN POSTO NEL TUO CUORE (1985, Canzian/D’Orazio) 2’22”CITTÀ DI DONNE (1987, Canzian/Negrini) 4’31”20
  • 20. Fu una piccola svolta, questo concerto, nella storia dei Pooh. Svelandoin toto il lato ironico e guascone di D’Orazio, i Pooh ripassavano laloro storia senza celebrarsi, ma prendendosi anche un poco in giro.Fra ampi monologhi autoironici quasi teatrali - firmati da Stefano,appunto - e una girandola di cambi d’abito permessa dalla memoriastorica… delle mamme dei Pooh. E dai loro guardaroba, custodi deipiù improbabili vestiti usati dalla band per lanciare questo o quel disco.Dei vestiti però è meglio tacere: meglio focalizzarsi sulle canzoni. “Vienifuori”, primo disco del gruppo (con nessun Pooh del 1991 in formazione),riscoperta nel festeggiare i vent’anni; “Lettera da Berlino Est”, piccolo-grande capolavoro di rock melodico con squarci di umanità moltobelli nel testo, dedicato a un muro caduto poco dopo la sua scrittura;“Se c’è un posto nel tuo cuore”, col suo arrangiamento di grandeappeal e modernità firmato Dodi, il primo brano con D’Orazio solistanella storia dei Pooh; “Città di donne”, ovvero i Pooh che cantano…il sesso. Giusto a ribadire che per conoscere tutte le sfumature di unartista non sono sempre sufficienti le canzoni più famose: questa, Redla definì nella segreteria telefonica con cui la band teneva all’epoca icontatti con i fans “una canzone fuori dai nostri schemi, una canzonesexy”. Appunto. 21
  • 21. LIVE 1991TOUR ESTIVO ‘91Riprese effettuate a Pisa l’11 Settembre 1991 - Trasmesse in televisione da Me-diaset il 25 Settembre dello stesso anno (“I Pooh in concerto - 25 anni di canzo-ni”) - Regia di Egidio Romio…IN CONCERTO (1979, Facchinetti/Negrini) 2’24”Sono numerosi, i pezzi dedicati dai Pooh alla loro vita in musica: da“Rock’n’roll” a “Siamo ancora sulla strada”, fino alla recente “Questosono io”. “…In concerto” è uno dei più belli e noti, ed anche unodei più “veri”: perché segnala che non tutto è rose e fiori, anche inun’avventura di successo come quella dei Pooh. Nel libro “I Beatlesitaliani si chiamano Pooh” del 1983, la band stessa spiegò perché ilprimo verso del brano dice che la musica è “uno strano lavoro”.“Perché tutti credono che sia facile e invece è massacrante. Sacrificisu sacrifici, a non finire: devi trascurare tutto, gli amici, i divertimenti…Ma poi hai questi risultati che ti ripagano di tutto”. E a chi scrive vienein mente l’anno 2009, l’addio di Stefano, la rabbia e la tristezza che22
  • 22. vedevo in Red, Roby e Dodi, incerti come mai sul futuro. Perché chiama la musica, chi vive di musica, in realtà non sa farne a meno, nonimmagina neppure che possa finire. Anche se è un lavoro “strano”,anche se a volte quando si spengono le luci del palco il successo nonbasta, per vivere la vita di ogni giorno. “…In concerto” canta tuttoquesto in modo coraggioso, struggente, sincero. Quasi un messaggioin bottiglia, dai Pooh al “popolo dei Pooh”.CI PENSERÒ DOMANI (1978, Battaglia/Negrini) 1’57”Se Negrini non avesse scelto in tempi lontani di fuggire dalla stampa,gli avremmo volentieri chiesto quali chiavi emotive vengano smossein lui dalla musica di Dodi che evidentemente, oltre a possedereprofondità armonica e fascino melodico, è intessuta di una suaparticolarissima capacità evocativa. Perché, se ci si fa caso, è quasisempre su composizioni di Battaglia che Valerio sfoga la propriastraordinaria capacità di scrivere vere e proprie sceneggiature inmusica. Faccende tipo “L’altra donna” o “Una donna normale”,“Padre a vent’anni” o “Isabel”, “Due donne” o “Comuni desideri”,“Vienna” od “Orient Express”: storie e panorami, oggetti e persone che 23
  • 23. si susseguono descritti da punti di vista cinematografici, facendo via viaricostruire all’ascoltatore un piccolo film, ricco di dettagli, di vite vissute.E di questo tipo di scrittura “poohika” è esempio sommo la maiuscola“Ci penserò domani”, delicata e misurata anche nei crescendi, quiproposta in fascinosa versione acustica.Presentazione Stefano - VIVA (strumentale) (1979, Facchinetti) 4’50”Ad essere schietti, dei tanti strumentali “made in Facchinetti” nonindicheremmo “Viva” come il più riuscito. Però è senz’altro uno deipiù efficaci dal vivo, uno dei più amati dalla gente, e col tempo èdiventata una “firma” dei Pooh live. Petardi compresi. Praticamente,“Viva” è in quasi tutti i concerti della band ripresi dalle telecamere:questa versione è però molto più efficace di tante altre, per vigoria eanche perché mostra cosa significhi, per i Pooh, fare spettacolo oltre lamusica. Fra pedane e fumogeni.24
  • 24. LIVE 1992IL CIELO È BLU SOPRA LE NUVOLE - TOUR ‘92Riprese al Forum di Assago, Milano, nell’autunno/inverno 1992 - Montaggiocurato da Stefano D’Orazio utilizzato sinora solo a scopi promozionaliSTARE SENZA DI TE (1992, Canzian/D’Orazio) 5’32”L’inizio di un amore raccontato con l’onestà di svelare la contemporaneasofferenza per la fine di un altro amore. Red qui canta di sé, e “Staresenza di te” è il primo capitolo di una serie di brani molto autobiograficiin cui Canzian adopera le parole di D’Orazio per sfogare un momentoinsieme doloroso e bellissimo della propria vita. Ma probabilmente èstato anche per il non voler nascondere l’autobiografismo di pezzicome questi, che da qualche tempo a questa parte i Pooh hanno vistoaumentare la stima della gente nei loro confronti. Sono uomini comenoi, e cantano storie che possono essere di tutti senza nascondersi.Certo, fu dura mettere su disco una vicenda vera ma personalmentedrammatica: tanto che Chiara, figlia di Red e della sua compagnadi allora, Delia, non ha voluto ascoltare “Stare senza di te” per molti 25
  • 25. anni. In compenso, pochi forse lo sanno, anche Chiara quando hadeciso che la sua strada era la musica ha cantato… la stessa storia:dal suo punto di vista di bambina che vedeva finire l’amore dei suoigenitori, e allora non capiva certo necessità e onestà interiore di certescelte, sempre comunque preferibili all’ipocrisia. La canzone di Chiarasi intitola “Novembre ‘96” ed è l’altro punto di vista di “Stare senza dite”, un caso più unico che raro nella storia della canzone.IN ITALIA SI PUÒ (1992, Facchinetti-Zanotti/Negrini) 7’06”Erano i tempi di Tangentopoli: anche se quando Negrini scrisse il testodi “In Italia si può”, non tutto il marcio era già venuto fuori. Comunque,la canzone parla di ciò e di tanto altro: con ironia, in modo “pop”, masenza risparmiare alcun italico vizio. Dalla malasanità ad una tv chestava degenerando nel voyeurismo. In tour i Pooh si divertirono moltoa rendere la canzone un circo equestre di satira vivente, con il fattivocontributo dei loro tecnici e collaboratori storici, da Dumbo a C2. Equesto filmato, praticamente inedito, testimonia un altro “lato B” dellaband, anch’esso poi mai più ripreso ma senz’altro da ricordare: contanto di citazioni di “‘O sole mio” e dell’Inno di Mameli.26
  • 26. LIVE 1994TOURNÉE ACUSTICARiprese effettuate dal vivo a Cologna Veneta (Verona) nell’estate ’94 - Editenel Vhs “Un anno di Pooh” (1995) - Regia di Riccardo Donna - Fiati Piero Vallero28
  • 27. e Dodi a dare sfogo, con la sua particola-rissima timbrica e le emozioni interpretative di cui è capace, allaprofondità emotiva della composizione di Roby. 29
  • 28. 30
  • 29. 31
  • 30. LIVE 1994MUSICADENTRO IN TOURRiprese effettuate dal vivo durante il tour teatrale dell’autunno/inverno ‘94 -Edite nel Vhs “Un anno di Pooh” (1995) - Regia di Riccardo Donna32
  • 31. LA RAGAZZA CON GLI OCCHI DI SOLE (1988, Battaglia/D’Orazio) 2’20”1976: Stefano canta per la prima volta una strofa da solista con i Pooh(“Fare, sfare, dire, indovinare”). 1985: Stefano canta per la prima voltauna canzone intera da solista con i Pooh (“Se c’è un posto nel tuocuore”). Anche se in quel brano i colleghi un po’ lo aiutavano: nelcoro del ritornello. 1988: Stefano canta per la prima volta una canzonedei Pooh intera, e stavolta completamente da solo. Quella canzone è“La ragazza con gli occhi di sole”, una storia vera dell’adolescenza diD’Orazio: “Anche se il treno in realtà era un tram…” E con “La ragazzacon gli occhi di sole” si verifica anche un evento: un’importanteapparizione tv della band con D’Orazio solista. Accade al “Disco perl’Estate” del Settembre ‘89 a Riva del Garda: premiazione per i successidell’antologia “Un altro… pensiero” e del maxi-singolo “Concertoper un’oasi”, e Pooh con un “frontman” inatteso. Qui la versione delbrano (poi un po’ dimenticato nei live dei Pooh) è quella con D’Orazioancora più protagonista: la versione cioè acustica, ripresa in teatro daltour “Acustica” - appunto - dell’estate precedente, con il vibrafono afare le veci della chitarra solista. Giusto per testimoniare un poco di piùle intuizioni musicali di quella magnifica tournée. 33
  • 32. 34
  • 33. 35
  • 34. LIVE 1995IN CONCERTO PER TELETHONRiprese di proprietà della band, effettuate dal vivo l’11 Dicembre 1995 in piazzadel Duomo a Messina per Telethon (maratona benefica trasmessa dalla Rai)LE CANZONI DI DOMANI (1994, Facchinetti/Negrini) 4’51”Entrati in possesso di un documento molto interessante, intitolato“Telethon 1995 - Piano lavoro Pooh”, abbiamo deciso di svelarne quii contenuti. Giusto per dimostrare che fare solidarietà, pur se lungidall’essere eroico come gli stessi Pooh sottolineano con pudore, è36
  • 35. comunque un altro mestiere duro. Quasi come il far canzoni… Frail 4 e il 14 dicembre 1995 per la band erano previsti: 5 conferenzestampa; 9 ore di collegamenti telefonici con le radio; 4 incontri constudenti in scuole di vario grado; otto incontri con gente comune,militari, ricercatori, case Telethon; 6 ore di prove per i concerti; ventiore di concerto. Il tutto viaggiando fra Genova, Palermo, Agrigento,Messina, Palmi, Cittanova, Bari, Roma e Gioia del Colle. Città da cuii Pooh, non contenti, sono poi partiti in treno per altri due giorni diviaggio tra Foggia, Pescara, Ferrara, Treviso, Genova, Livorno e Roma:con “appena” 12 ore di concerti/esibizioni tv in 48 ore esatte trascorsesul treno Telethon. Insomma, un’esperienza “soft”… Da cui abbiamoestratto un bel live, molto “suonato”, de “Le canzoni di domani”, branonon fortunatissimo di un Cd ondivago, che merita però un riascolto:perché la musica di cui si canta qui è solo un pretesto. La canzone èun grido a spronare l’intera Italia a rimboccarsi le maniche, ad usciredal degrado morale di Tangentopoli. E forse neanche i Pooh l’hannomai detto esplicitamente, che “Le canzoni di domani” è una canzonepolitica. 37
  • 36. 38
  • 37. 39
  • 38. LIVE 2006POOH 40 - LA GRANDE FESTARiprese effettuate dal vivo a Padova, Prato della Valle, il 22 Settembre 2006 -Edite in versione integrale nel Dvd “Noi con voi - Live Tour 2006” (2007) - Regiadi Claudio AsquiniPresentazione Red - IL RAGAZZO DEL CIELO (LINDBERGH) (1978,Facchinetti-Canzian/Negrini) 7’25”Il concerto dei 40 anni, lunghissimo, permise ai Pooh di rispolverare branifondamentali della loro storia, accantonati però da tempo. Fra questifigurava “Lindbergh”, presenza pressoché fissa nei loro tour fino agliinizi degli anni Ottanta, brano che si iscrive a buon diritto in quel filone“poohiko” di pop-rock sinfonico legato alla storia. Storia come mito40
  • 39. (“Parsifal”), storia come passato remoto (“Inca”, “L’aquila e il falco”),storia come passato recente. La nascita di “Lindbergh” la raccontabene Sandro Neri nel volume “La grande storia” (2005): “Red porta unnastro con uno strumentale dove tastiere e basso sembrano comporreun unico suono, un’aura vaporosa e suggestiva che Roby sviluppain una mini-suite. Quanto serve a Valerio per raccontare la storicaimpresa di Charles Lindbergh, l’aviatore americano che nel 1927 portòa termine la prima traversata dell’Atlantico”. E che fu ribattezzato “Ilragazzo del cielo”, aggiungiamo noi, perché all’epoca aveva appena25 anni. La riproposta di questo brano ebbe tanto successo che rimasein scaletta anche per il tour successivo, quello di “Beat ReGeneration”.CINQUANTA PRIMAVERE (1992, Battaglia/D’Orazio) 2’26”Ormai punto di riferimento del catalogo dei Pooh, “Cinquantaprimavere” gode di una scrittura delicata e pudica, che emoziona: edesemplifica bene l’apporto compositivo di Dodi (qui anche decisivonell’arrangiamento) al gruppo. Inoltre, pur avendo un testo personale,“Cinquanta primavere” è tanto personale... che diventa universale. Unpo’ perché raccontando l’amore tra suo padre e sua madre D’Oraziosottolinea anche i valori che gli hanno insegnato. E sono valori condivisicon gli altri, come ci disse in un’intervista: “Abbiamo avuto educazionisimili, e cose come onestà reciproca e capacità di ascoltarsi sonostate fondamentali anche nel rapporto di amicizia fra noi Pooh”.Ma “Cinquanta primavere” diventa universale soprattutto quando sitrasforma in emozione sul palco, ed ognuno può calarla nella propriaesperienza privata di figlio o genitore. Si dice che Stefano abbia pianto,incidendola. Chissà. Sicuramente ha pianto diverse volte cantandola,anche in tv. Perché è una storia vera, di persone vere, di figureindispensabili anche nei loro silenzi. Lei “coi capelli bianchi”, lui “con gliocchiali nuovi”, loro che poi se ne andarono nello spazio di pochi mesi:il padre per primo, proprio alla vigilia di un Telethon. Lo apprendemmoda giornalisti pochi istanti prima della conferenza stampa dellamaratona benefica, cui comunque i Pooh si presentarono tutti quanti.Stefano compreso. E anche quello fu, in fondo, un omaggio ai valoritrasmessigli dai genitori. 41
  • 40. LIVE 2009ANCORA UNA NOTTE INSIEMEPOOH TOUR 2009Riprese effettuate al Forum di Assago, Milano, il 28 e 30 Settembre 2009 - Editenel doppio Dvd “Ancora una notte insieme - L’ultimo concerto” (2010) - Regiadi Claudio AsquiniLA MIA DONNA (1984, Facchinetti/Negrini) 6’13”Brano importante nella storia della band per almeno due motivi.Innanzitutto è la prima canzone con strofe alternate fra i quattro Poohche diventa un classico del gruppo (più di “Buona fortuna”), aprendocosì la strada ad altri pezzi pensati allo stesso modo: una novità per l’Italia.42
  • 41. Ma “La mia donna” è decisiva pure nell’ampliare il repertorio dei Poohdal vivo, grazie anche all’assolo di chitarra finale che nel live emergein tutta la sua bellezza. Fra “rispetto, tecnica ed inventiva”, che Dodidefinisce gli elementi fondamentali nell’interpretazione virtuosistica diuno spartito. Nel concerto d’addio di D’Orazio “La mia donna” tornòin scaletta dopo diversi anni, nei quali al più era stata citata in taluni medley. E forse pochi sanno che questo capolavoro nacque solo alla fine della lavorazione di “Aloha”, quando i Pooh si resero conto che mancava al disco una grande canzone d’amore: Roby la compose in una notte, alle Hawaii, e in poche ore Valerio ne scrisse il testo.UOMINI SOLI (1990, Facchinetti/Negrini) 4’28”Di questo brano si sa tutto: forse allora vale la pena collegarlo ad unaneddoto molto interessante che solo chi era presente quella sera puòconoscere. Siamo a Milano, è il 27 maggio 1999, tournée di “Un postofelice”, primo bis. A metà del primo refrain, blackout sul palco. I Poohrestano al buio e senza amplificazione. Ma “Uomini soli” continua: è lagente a cantarne la strofa di D’Orazio e il secondo ritornello. E i Pooh,commossi, a guardarsi restituire in modo inatteso un po’ delle tanteemozioni evidentemente regalate nel tempo a migliaia di persone. Aquella gente perbene che alla musica chiede solo di alleggerire lafatica di ogni giorno, al cosiddetto… “popolo dei Pooh”. 43
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  • 44. BIS 2002 DAL TOUR BEST OF THE BEST Clip live mai pubblicato sinora realizzato con riprese e registra- zioni effettuate durante il Tour “Best of the best - La tournée dei grandi successi”, 2002 - Re- gia Stefano D’Orazio FIGLI (2001, Facchinetti/Negrini) 4’59”46
  • 45. Quando uscì la compilation “Best of the best”, nel 2001, “Figli” fusubito il brano più apprezzato dei tre inediti che la completavano.Ma non si seppe immediatamente, che era una canzone destinataa ispessire la rilettura “poohika” del “Pinocchio” di Collodi. Si seppe intour, quando Roby la presentò parlando proprio del nuovo progettodella band, il sogno di un musical. Per poi cantare “Figli”, comemostrano queste riprese, al suo pianoforte bianco: accompagnato davioloncello, flauto e tastiere. Il pianoforte bianco è un classico di Robydal vivo, fors’anche il prolungamento della sua anima in brani cui dàconnotazioni di preziosità particolare. E magari in futuro avrà preziositàparticolare anche il pianoforte bianco: giacché nel 2011 Roby è statol’unico italiano ad acquistare lo Steinway realizzato per i 70 anni di JohnLennon, ricalcando le caratteristiche dello strumentosu cui l’ex Beatle compose “Imagine”. Dei 100pianoforti prodotti in quattro misure e vendutinel mondo come “Imagine Series” (conricavato anche a scopi benefici), a casaFacchinetti è finito il numero 2 dellamisura centosettanta. Chissà, forsevi nascerà sopra… la “Imagine”dei Pooh! Curiosità, tornando a“Figli” e “Pinocchio”: nel tour del2002 i Pooh presentarono ancheun altro brano del musical, “C’erauna volta”: in versione strumentalea introduzione di “Parsifal” e adessa legata come suoni, quasi daopera rock. 47
  • 46. BIS 1981MEDLEY PALASPORTFilmato tratto dallo special televisivo “Palasport”, ripreso al Palalido di Milanodurante la tournée invernale del Novembre/Dicembre 1981 e andato in onda il16 maggio 1982 sul terzo canale Rai - A cura di Vittorio SalvettiMEDLEY PALASPORT 15’40”BANDA NEL VENTO (1981, Facchinetti/Negrini) - QUELLO CHE NONSAI (Rag doll) (1964, Crewe/testo italiano Negrini-De Simone, cover incisa daiPooh nel 1966) - PICCOLA KATY (1968, Facchinetti/Negrini) - IN SILENZIO(1968, Facchinetti/Negrini) - TANTA VOGLIA DI LEI (1971, Facchinetti/Negrini) - PENSIERO (1971, Facchinetti/Negrini) - NOI DUE NEL MONDOE NELL’ANIMA (1972, Facchinetti/Negrini) - NASCERÒ CON TE (1972,Facchinetti/Negrini) - BANDA NEL VENTO (ripresa) (1981, Facchinetti/Negrini)Non si stupisca il “popolo dei Pooh”, se quello che vedrà e sentirà nelDvd è esattamente quello che si ascolta nell’Lp “Palasport”. I mezzitecnici dell’epoca erano quelli che erano, e dunque la ripresa videoper lo special di Salvetti, ideatore del “Festivalbar”, andò di pari passo48
  • 47. con la registrazione audio per il primo album dal vivo dei Pooh. E proprioper l’importanza di questo medley nella vicenda della band, si è decisodi proporlo come “ultimo bis” nella nostra carrellata di immagini live deiPooh. Anche se, ovviamente, del gruppo testimonia solo le hit di uncerto periodo, il primissimo. La cover “Quello che non sai” che per primadiede un’idea delle potenzialità vocali dei Pooh, il 45 giri “In silenzio/Piccola Katy”, l’approdo al primo posto dell’hit parade con “Tantavoglia di lei”, la consacrazione con “Pensiero”, l’azzardo - anche neisuoni - ancora premiato di “Noi due nel mondo e nell’anima/Nasceròcon te”, 45 giri con due lati A. In tutto, queste canzoni messe insiemehanno passato 17 mesi nelle classifiche. E “Banda nel vento” le uniscecol filo rosso dei ricordi di una vita in musica, “riavvolgendo il nastro”senza dimenticarsi di Riccardo Fogli né, appunto, della “prima volta dihit parade”. In questo medley si apprezza bene (anche visivamente) laforza fisica dei Pooh primi anni Ottanta dal vivo: e pure gli arrangiamentidi questi classici, quasi tutti incisi originariamente con l’orchestra, sonoqui muscolosi. Anche a scapito di qualche raffinatezza che si apprezzameglio, ovviamente, quando l’orchestra c’è. Come accadeva nelleincisioni originali, figlie di un periodo - fine anni 60, primi anni 70 -decisivo per la band: un periodo in cui soprattutto l’originalità creativadi Facchinetti, autore di quasi tutti i singoli del gruppo e già allora 49
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  • 51. capace di trasportare nel pop-rock e in branidi impatto popolare i propri studi musicalicolti e la nostra tradizione operistica, avevasegnato il percorso di un linguaggio davvero“poohiko”. Con alcune punte su tutte, chesi stagliano anche in questa riproposizionedell’81: “Pensiero” (nata dall’esigenza divalorizzare le capacità polifoniche di unaband inusuale in cui tutti cantavano,e pensata proprio a questo scopoda Roby, anche se pochi lo sanno),“Noi due nel mondo e nell’anima”(compositivamente ispirata dal movimentoche la introduce, poi sviluppato da Roby però volutamente“all’inglese” e non “alla francese” o “all’italiana”, per avvicinare i Poohal mondo anglofono di riferimento del pop mondiale) e “Tanta vogliadi lei” (che anche grazie alla genialità poetica di Valerio fu il primo verosuccesso dei Pooh, quello che li catapultò davanti al grande pubblicocon 900mila copie vendute). Ma non vogliamo dimenticare un paiodi aneddoti che meritano di essere segnalati, su questi capolavori delprimo periodo “made in Facchinetti/Negrini” che segnò la strada deiPooh. Di “Tanta voglia di lei” Dodi ha ricordato sorridendo: “La cantaiio per volere di Lucariello; qualcuno sostiene che sarebbe diventataun successo anche se a cantarla fosse stato il cameriere, ma mancala riprova…” Curiosa invece la vicenda di “In silenzio” e “Piccola Katy”.Come lato A del 45 giri era stato scelto “In silenzio”, ma già le recensionidell’epoca avevano qualcosa da ridire. Citiamo testualmente una diesse: “Il brano del lato A è melodico, caramelloso, forse più adatto a unMorandi che a un complesso. In “Piccola Katy” invece riconosciamouno stile personale dei Pooh”. La cosa curiosa è che Dodi pensò cosesimili, ascoltando quel disco: “Per me “In silenzio” è un gran pezzo. Maquando lo sentii per la prima volta non facevo ancora parte dei Pooh,ed ero convinto lo cantasse proprio Morandi… Comunque, è stato per“Piccola Katy” che quello fu il primo disco dei Pooh che ho comprato”.I successivi dischi dei Pooh, invece, Dodi li ha suonati. 53
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  • 53. ... IN CONCERTO | I POOH DAL VIVOProgetto ideato e curato da ANDREA PEDRINELLIProduzione e realizzazione ROBY FACCHINETTI - DODI BATTAGLIA - RED CANZIANDistribuito da ARTIST FIRSTArtwork FLORA SALA_STUDIO ANASTASIAEditing video e montaggio Rocco Bernini e Michele Macrì per Nexus NetworkMastering audio Attilio CasatiAuthoring Dvd Marco Uberti per On Air, MilanoSi ringrazia Claudio Asquini - Renato Cantele - il mitico Dumbo - Andrea Fortis - CarolinaMari - Mila Ortiz - Teresa Sartori - Mauro SassiLe fotografie contenute nella presente opera sono di proprietà della band.Oggetti e memorabilia qui fotografati provengono dall’archivio personale dell’autore.I materiali di pagina 53 sono di proprietà dello storico-collezionista Maurizio Pilenga, autoredella prima mostra ufficiale sulla storia dei Pooh, che ringraziamo per la collaborazione.I materiali video contenuti nel Dvd sono di proprietà Tamata. Per gli edit audio del Dvdsono stati utilizzati i seguenti brani: Amore e dintorni (1986, Canzian/Negrini), È vero (1983,Facchinetti/Negrini). La musica del menu del Dvd è lo strumentale “Concerto per un’oasi”(1989, Facchinetti).Avvertenza: i filmati originali di “Pooh Tour ‘80”, “Il colore dei pensieri Tour ‘87”, “In Italia sipuò” non corrispondevano in alcune loro parti agli standard qualitativi audio e video inuso oggi. Sono stati lavorati e restaurati con le migliori tecnologie a disposizione al fine dipubblicarli anche a prescindere da qualche difetto residuo: per completezza dell’opera esicuri di assecondare così il desiderio degli appassionati.che hanno combattuto per tracciarne il solco. Grazie perciò a tutti i tecnici, musicisti,arrangiatori, produttori, manager e amici che ci hanno accompagnato nel tempo, 55
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  • 55. NON SOLO MUSICA|I MILLE VOLTI DI UN MESTIERE 1
  • 56. 1979VITA DA POOHFilmati tratti dallo special televisivo “Viva”, andato in onda nel 1979 su canaliRai - Regia Ivan Falardi - Durata totale della sintesi: 16’04”Oltre alle canzoni citate sotto, la sintesi contiene testimonianze di backstage delTour 1979 costellate di interviste: ASPETTANDO IL CONCERTO - DAL CAMERINOAL PALCO, PARTE PRIMA (Stefano e Roby) - DAL CAMERINO AL PALCO, PARTESECONDA (Red e Dodi)Era già molto ampio, nel 1979, il “popolo dei Pooh”: signore e bambini,teenagers e trentenni. Lo dimostra bene questo Special, uno dei più“antichi” e storici nella lunga vicenda della band, che ripercorre lavita d’artista dei quattro Pooh alla vigilia del famoso concerto del Tour4
  • 57. di “Viva” tenuto allo Stadio San Paolo di Napoli. Un concerto da tuttoesaurito come gli altri di quel celeberrimo Tour, un evento che però,con pudore, non è messo in primo piano dal regista Falardi (il quale perquesto Special realizza a favore della band anche il primo clip italiano,“Io sono vivo”). In primo piano c’è appunto la gente, e fra la gente glistessi Pooh. Quattro ragazzi che raccontano la solitudine dell’artista(fotografata quello stesso anno nel brano “…In concerto”), rievocanol’infanzia, spiegano in modo molto genuino la genesi di uno show checomunque li innalzerà a numeri uno dello spettacolo italiano dal vivo.Tra fumi, laser e un allestimento che prevedeva una decina di Tir aportare in giro per l’Italia una carovana di un centinaio di persone.Anche nella nostra sintesi di questo Special abbiamo privilegiatovoci e ricordi, conservando comunque ampia testimonianza dellapreparazione di effetti, suoni e scene per lo show (svoltasi a Budrionel Bolognese), e mantenendo stralci dei quattro “assoli” con cui iPooh impreziosirono la scaletta di quella tournée. Molto intrigante ciè parso soprattutto l’assolo di Stefano, un virtuosismo puro su quellache pare una pentola modellata a mo’ di percussione: con tantodi individuazione ed indicazione (a pennarello!) delle note prodottebattendo su un punto dell’arnese piuttosto che su un altro. E quella“pentola” era un nuovissimo steel drum acquistato a New York. Gliassoli di Roby (che qui fa da colonna sonora), Red e Dodi vertono suglispartiti di “Odissey”, “Mediterraneo” e “La gabbia”. 5
  • 58. In studio: NOTTE A SORPRESA (1979, Facchinetti/Negrini) 3’13”Sul palco (Napoli, Stadio San Paolo, Settembre 1979):TUTTO ADESSO (1979, Facchinetti/Negrini) 3’18”Come canzoni, dallo Special di “Viva” abbiamo scelto i brani chediedero vita al secondo 45 giri estratto dall’album: un singolo di grandefortuna che seppe resistere ben sedici settimane nell’hit parade.“Notte a sorpresa” è diventato in fretta un classico dei Pooh, ancheper la sapiente miscela di ottimismo e ribellione “pulita” del testo. Manon è un brano banale come può sembrare, basti pensare agli effettidelle voci ed agli arrangiamenti di chitarra firmati da Dodi (con l’allorainusuale Wah Wah). Qui i Pooh sono ripresi mentre lo cantano in studio,tanto che possiamo scrivere che anche questo avrebbe potuto essereun videoclip come lo divenne “Io sono vivo”. Mentre “Notte a sorpresa”6
  • 59. divenne videoclip ad Anzio, per una produzione Rai destinata a fare dasigla di “Domenica in…” durante un’intera stagione ed a conquistaremoltissimi nuovi fan alla band. Sul retro di “Notte a sorpresa” c’era“Tutto adesso”, qui dal vivo davanti ai 50mila del San Paolo. Un pezzodi ribellione feroce, tipico di certi slanci di Negrini sia nello scrivered’amore (la coetanea “Sei tua, sei mia”) sia nell’accennare denuncepolitiche (si pensi al finale di “Passaporto per le stelle”). L’immaginemolto “pulitina” dei Pooh di allora fece passare presto “Tutto adesso”nel dimenticatoio, mentre è una bella testimonianza dell’ennesimo“lato B” dei quattro, molto rock - quando vogliono - in tutti i sensi. 7
  • 60. 1980APPUNTI DI VIAGGIOFilmati tratti dallo special televisivo “…Stop”, andato in onda nel 1980 su canaliRai - Regia Antonio Moretti - Durata totale della sintesi: 11’35”Le canzoni citate sotto sono state riprese al Casino di Saint Vincent (Aosta), inun “finto live”. Ovvero, sul palco del tour allestito in toto (luci comprese) soloperò per lo Special tv, girato senza pubblico; e difatti poi sulle immagini è statomontato l’audio dell’Lp “…Stop”, che qui abbiamo sostituito con le traccerimasterizzate in digitale dei pezzi scelti - Malgrado la bizzarria dell’operazione,questo Special resta una testimonianza intrigante di brani altrimenti mai visti intv: ed incuriosiscono anche i set esterni (con i Pooh protagonisti) pensati perl’occasione ad intervallare le canzoni.8
  • 61. I Pooh in moto, i Pooh alla guida di auto d’epoca, i Pooh in volo coni paracadute. È per questo escamotage di girare immagini particolari“on the road”, usato dal regista Antonio Moretti a intervallare brani diun presunto live, che abbiamo intitolato questa nostra sintesi “Appuntidi viaggio”. Ma la parte del leone, qui, la fanno le canzoni: di unalbum forse sottovalutato ma molto vario, qui rappresentato da tre stilicompletamente diversi. A narrare, legati fra loro dal metronomo chescandiva il tempo sulla cover di “…Stop”, anche tre… viaggi diversi.Nello sguardo di un’altra persona, dentro noi stessi, oltre le frontiere e leabitudini del vivere quotidiano.ARIA DI MEZZANOTTE (1980, Facchinetti-Canzian/D’Orazio) 4’24”ALI PER GUARDARE, OCCHI PER VOLARE (1980, Facchinetti/Negrini) 3’21”VIENNA (1980, Battaglia/Negrini) 3’47”Malgrado questo live non sia… un live, tant’è che “Ali per guardare,occhi per volare” i Pooh non l’hanno mai eseguita dal vivo, èinteressante avere occasione di riscoprire questi brani. “Aria dimezzanotte” nasce da due “mezze canzoni”, una di Red l’altra diRoby, che diventarono stuzzicante canzone intera con un testo molto“d’oraziano”. “Ali per guardare, occhi per volare” è uno dei capolavorinascosti nella discografia dei Pooh, un brano fra dolcezza e sognoche dà sfogo alla maiuscola crescita del Roby cantante: nonché unodei più indicativi per capire quanto la sua particolarissima timbricaabbia spesso consentito alla band un impatto di personalità unica.“Vienna”, invece, conferma la capacità di Dodi di scrivere melodiedai colori pastello che risultano perfette per raccontare dettagli di vitaquotidiana. In questo caso Negrini sposa la malinconia dello spartitocon l’aura retrò evocata dalla capitale austriaca, uno dei posti cheDodi allora non era ancora riuscito a visitare, travolto dal suo essere…un Pooh, e che Negrini invece aveva conosciuto. In uno dei suoi lunghie frequenti viaggi effettuati dopo aver ceduto bacchette e tamburi aStefano. 9
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  • 65. 1980LA MACCHINA DELLA MUSICAFilmati tratti dallo special televisivo “Prova generale: I Pooh”, andato in ondanel 1980 su canali Rai - Regia Franco Giraldi - Adattamento per Pooh LegendAndrea Pedrinelli - Durata totale della sintesi: 26’17”Oltre alle canzoni citate sotto, la sintesi contiene diverse testimonianze dibackstage punteggiate da interviste ai Pooh: COME NASCE UN VIDEOCLIP(Allestimento del set per il clip di “Canterò per te”) - COME NASCE UNACANZONE (Scrittura del testo di “Numero uno”) - COME NASCE UN DISCO (Provedi arrangiamento di “Aria di mezzanotte”) - COME NASCE UN LIVE (Le prove aBudrio, Bologna e Paese, Treviso)Al termine del filmato intitolato A UN MINUTO DAL CONCERTO (che mostra gliultimi ritocchi al palco e fa ascoltare l’ Intro strumentale del Tour 1980) abbiamoselezionato brani ripresi il 3 Luglio 1980 allo Stadio Comunale di Torino per lospecial originale - Al termine del live abbiamo mantenuto la SIGLA (“Ancoratra un anno”) - In “Pronto, buongiorno è la sveglia…” Pasquale Di Lauro al “trikkeballack”“Prova generale” è forse lo speciale tv più riuscito, nel suo raccontaretutti i dettagli della “macchina della musica” messa in piedi dai Pooh.Si parte sul Lago di Iseo, osservando la preparazione della chiatta cheospiterà la band per il clip di “Canterò per te”. E poi questa canzonefa da sfondo non alle immagini ufficiali del video, ma al suo backstage.“Canterò per te” fu il singolo di lancio di “..Stop”, e perciò “Prova 13
  • 66. generale” passa poi a raccontare il dietro le quinte di quell’album.Come nasce il testo di una canzone (la discussa “Numero uno”,denuncia del divismo), come viene sviluppato in studio l’arrangiamentodi un’altra (“Aria di mezzanotte”, di cui si svela l’idea, poi sublimatanella pratica da Dodi col proprio talento, del solo di chitarra, e si vedela nascita delle polifonie). Dopodiché i Pooh si trasferiscono a Budrioper allestire la tournée: ed ecco il racconto di cosa significa mettere inpiedi uno spettacolo od adattare al live canzoni pensate per un 33 giri,ma anche un’intrigante spiegazione del dietro le quinte finanziario di un“evento” come un concerto dei Pooh. Con cifre svelate senza pudori.A seguire, le prove dei laser a Paese (in provincia di Treviso), le provevere e proprie delle canzoni in scaletta, e ovviamente il concerto.Ma in questa sede rimarremmo su Budrio. Per la precisione, sulle duepersone (ritratte sopra, in un fotogramma tratto dallo special) che inplatea seguono Dodi e Roby provare “Classe ‘58”: perché questi duesignori sono i genitori di Dodi. Di cui si è parlato poco, in tanti anni diPooh. E di cui abbiamo chiesto a Dodi di parlare per Pooh Legend.“Venivano spesso, a vedere le prove: ma sempre assicurandosi primadi non disturbare. Mio padre si chiamava Medardo, era un classe1912, ferrarese, un po’ chiuso, molto combattivo: del resto aveva vistol’alluvione, e sua madre andare in risaia sino a Novara per tenere inpiedi la famiglia. Inoltre non ha mai conosciuto suo papà, che morìquando la mamma era incinta di lui. E sicuramente questo l’ha segnato.14
  • 67. Mia madre, Elisabetta, aveva invece un anno di meno e veniva daForlimpopoli, in Romagna. Era una donna molto bonaria, gestiva il bardel paese e quindi tutte le informazioni all’epoca passavano da lei:ma al di là del suo modo di fare con la gente, ne ricordo soprattuttola sensibilità, la tenerezza, molto diverse da quelle delle donne dioggi. Lei aveva come riferimento la famiglia e il far del bene. Tantevolte, le avrei voluto regalare delle scarpe nuove e lei mi diceva chene aveva già abbastanza, che si potevano usare i soldi per gli altri.Io credo di aver preso da papà lo spirito battagliero, se vuoi anchecritico, e da mamma la tenerezza. Senz’altro loro hanno creduto inme fin da piccolo, vedevano nella musica un’opportunità, un lavoro.Non una fonte di guadagno, attento: ma nemmeno una perdita ditempo. Erano convinti che grazie alla mia passione per la musica avreipotuto costruirmi le basi per una vita e una famiglia solide. E quantisacrifici: portarmi già a cinque anni in autobus fino alla scuola dimusica, o sopportare che rientrassi a notte fonda, sedicenne, reducedalle serate con le orchestre. Io non volevo deluderli, per me sono statiil pubblico più importante. È bello rivederli in questo filmato. E sarà belloanche farli vedere alla mia figlia più piccola, che purtroppo non li hapotuti incontrare”.CANTERÒ PER TE (backstage) (1980, Battaglia/Negrini) 2’28”In prova (a Budrio, Bologna): INCA (1980, Facchinetti/Negrini) 1’40”Solo due righe su “Inca”, che qui vedete in una versione molto bellaperché “sporca”, con microfoni in presa diretta che seguendo imovimenti delle camere ci svelano i vari dettagli dell’arrangiamentolive e del cantato. “Inca” è un brano molto importante, per capire laprofondità con cui i Pooh sanno cantare la storia partendo dal pop-rock sinfonico. Nel libro dei 40 anni Red ha ricordato: “Valerio ci avevaraccontato il testo con passione. Pizarro, la colonizzazione spagnola, latragica fine degli Incas. E noi sentivamo la responsabilità di svelare gliorrori della storia ai giovani”. Negrini invece, in quello stesso volume, hapuntualizzato: “Di tutti i pezzi epico-leggendari è quello che mi piace dipiù. Ma è stato l’ultimo. La musica dei Pooh si prestava sempre meno 15
  • 68. a incursioni nella storia”. Però la vicenda della band ci permette oggi,per fortuna, di correggere questa dichiarazione: giacché dopo lariscoperta live della stessa “Inca” nel Tour di “Beat ReGeneration” (contanto di ovazione dei fan alle prime note), i Pooh sono tornati a questomodello di scrittura. Con la bellissima “L’aquila e il falco” ispirata adAttila, l’ultimo re degli Unni.RUBIAMO UN’ISOLA (1979, Facchinetti/D’Orazio) 1’27”PRONTO, BUONGIORNO È LA SVEGLIA... (1978, Facchinetti/D’Orazio) 2’49”VIVA (strumentale) (1979, Facchinetti) 2’58”Qualche sana sbavatura live e la scelta bizzarra (del regista dell’epoca)di proporre i brani solo in parte, non rovinano l’effetto intrigante dirivedere i Pooh in scena nel periodo forse più importante della lorolunga storia di concerti. Davanti a migliaia di persone in uno stadio,con un’energia di gruppo estremamente coinvolgente, ed anche achiudere nella sede migliore - il palco - questo viaggio dietro le quintedella macchina-Pooh. “Rubiamo un’isola” restò diversi anni nei concertidella band: anticipava involontariamente le voglie di fuga di Stefano,ed è un bell’esempio (per quanto raro) di canzone “estiva” dei quattro.“Pronto, buongiorno è la sveglia…” è invece la storia del gruppo “on16
  • 69. the road”, detta con ironia e autoironia. Sul palco con i Pooh approdail “mitico” Pasquale, tecnico di quegli anni che in virtù di un passato dabatterista eseguiva un solo di percussioni: di solito si vestiva in frac, quisi ispirò al Superbowl. Ma la sua performance al “trikke-ballack” (nome“tecnico” dato al suo strumento) resta godibilissima. Gran finale con“Viva”, i suoi petardi (all’epoca un effetto mica da ridere), le sue luci,la scritta “Pooh” - non ancora il logo - a dare grandeur ad un concertogià di suo molto spettacolare.A proposito di spettacolarità, un piccolo aneddoto: pochi sanno chemolte idee di allestimento, fra valorizzazione e spettacolarizzazionedella musica, sono venute negli anni da Stefano, il più “manager”dei quattro Pooh. Ma si sa ancora meno che D’Orazio, certe cose,le faceva già… prima dei Pooh. Come testimonia “Ciao 2001”del 3 Settembre 1970, parlando della band Il Punto e certificandoStefano come “portavoce” e “autore dei testi” del gruppo: nonchéraccontando l’inizio di un loro show. “Un ultimo sguardo al palco,ma i musicisti in pedana non ci sono. C’è una fitta cortina di fumodalla quale lentamente escono, avvolti da mantelli bianchi”. Beh,insomma… non vi ricorda proprio nulla? 17
  • 70. 1982DIETRO LE QUINTE DEGLI ANNI OTTANTAFilmati tratti dallo special televisivo “Palasport”, ripreso al Palalido di Milanodurante la tournée invernale del Novembre/Dicembre 1981 e andato in onda il16 Maggio 1982 sul terzo canale Rai - A cura di Vittorio Salvetti - Durata totaledella sintesi: 16’20”Oltre alle canzoni citate sotto, la sintesi contiene immagini dei Pooh in prova eun’intervista alla band: IN PROVA, PARTE PRIMA - IN PROVA, PARTE SECONDA -LO SAPEVATE CHE…?18
  • 71. SIAMO TUTTI COME NOI (1982, Facchinetti/Negrini) 5’45”CANZONE PER L’INVERNO (1982, Facchinetti/Negrini) 5’00”Per i Pooh al soundcheck (in cui Roby accenna “Air India”) e perl’aneddoto sfiziosissimo svelato qui dalla band, vi rimandiamo al Dvd.In questa sede parliamo degli unici due brani composti dai Poohche siano stati testimoniati su disco solo dal vivo: giacché “Siamotutti come noi” e “Canzone per l’inverno” nacquero ad impreziosirecome inediti il doppio “Palasport”, e finirono con il non vedere mai laluce in versione da studio. Vittorio Salvetti li riprese con le telecamerenello stesso concerto in cui i Pooh registravano, per l’appunto, il disco“Palasport”: mescolando però immagini da lontano della serata con 19
  • 72. primi piani girati durante le prove del pomeriggio. Nel 1982 “Canzoneper l’inverno” ebbe più successo, tanto che aprì anche i concertidel Tour ‘83: ma sicuramente “Siamo tutti come noi” è un branomigliore, per il testo e per il fascino della struttura musicale, quasi dacantautorato ma con una bellissima apertura nel ritornello, esempiodella classe e della poliedricità della scrittura di Roby. Curiosità adimostrazione della decadenza della discografia: quando “Palasport”divenne Cd, nel 1989, fu ridotto a un volume solo. Con “Canzone perl’inverno” piazzata malamente ad inizio concerto e “Siamo tutti comenoi” non inserita in scaletta… Nell’edizione successiva si tornò a duevolumi con scaletta integrale, però l’errore - e l’assurdità - rimane: convalori collezionistici mica male…20
  • 73. 21
  • 74. INTERMEZZOA CENT’ANNI NON SI SBAGLIA PIÙ (1994, Canzian/D’Orazio) 4’34”Videoclip con prologo parlato girato nel 1994 presso lo Studio Condulmer diTreviso, regia Stefano D’Orazio - Preceduto da immagini riprese in occasionedell’allestimento del Tour 1985 (allo stadio di Bergamo) e durante il tourteatrale 1991 di “25 La nostra storia” (al Teatro Ponchielli di Cremona) - Idea erealizzazione Intermezzo Andrea Pedrinelli - Durata totale: 6’40”I Pooh goliardici. Chi li conosce lo sa, che spesso (per fortuna opurtroppo? Fate voi) i Pooh tirano fuori anche quest’anima. Chi nonli conosce invece difficilmente si azzarda persino a supporlo, e spessone scambia la professionalità per un “tirarsela” che, francamente,poco appartiene a Roby, Dodi e Red. Come poco apparteneva aStefano, artefice massimo delle “canzonacce” della band, qui ben22
  • 75. rappresentate dalla …poco rappresentabile “A cent’anni non si sbagliapiù”. Il cui assurdo clip consente però di testimoniare pure questo latodel gruppo: ricordando che i Pooh riuscirono a cantare questo pezzopersino in televisione, durante un programma di medicina (“Medicine aconfronto”, Rete 4, 6 Novembre 1994) il cui tema era “Come diventarecentenari”… Non sappiamo da “cosa” siano vestiti i Pooh nel video:chimici, pasticceri, infermieri, tecnici di qualche industria… O sarà unacamicia di forza? Chissà. Certo Dodi suona una scopa di saggina, epoi ci sono balletti, trenini e quant’altro. Con la cortese partecipazionedi Osiride Gozzi, Dumbo, Renato Cantele, Emanuele Ruffinengo e tantialtri collaboratori (o vittime) della band. 23
  • 76. 24
  • 77. 1999STORIA DI UN EVENTOFilmati tratti da “Un posto felice in concerto - Arezzo, Piazza Grande, Live &Backstage - 11 Settembre 1999” - Edito in Vhs nel 1999 - Regia Egidio Romio -Durata totale della sintesi: 25’05”Oltre alle canzoni citate sotto, la sintesi contiene: L’ALLESTIMENTO (ParlatoStefano) - IL POPOLO DEI POOH (Parlato Red) - LE PROVE (Parlato Dodi) - ILNOSTRO LAVORO (Parlato Roby)“Un posto felice” è uno degli album dei Pooh meno convincenti su disco- forse per i troppi computer utilizzati -, ma le sue emozioni trovarono dalvivo un canale perfetto per esprimersi. Tanto che al termine di unatrionfale tournée, la band documentò quel disco in versione live, perquella che fu la sua ultima videocassetta ufficiale. Alternati ad alcunecanzoni significative della scaletta del tour, nella nostra sintesi abbiamoconservato dei parlati di backstage: Stefano che spiega l’allestimentodi un mega-show, Red che racconta il rapporto profondo tra musicistie pubblico, Dodi che riflette sulla vita in tournée, Roby che svela leemozioni del fare musica. 25
  • 78. IO TI ASPETTERÒ (1999, Canzian/D’Orazio) 4’54”In pratica, è l’ultimo episodio di una quadrilogia di canzoni d’amore inbuona parte autobiografiche, che Red - sempre con Stefano autore- aveva inaugurato nel 1992 con “Stare senza di te”. Ma rispetto aquel brano ed a “Cercando di te”, “Io ti aspetterò” convince meno ilpubblico. Peccato, perché ha delle aperture molto belle: in compensotoglie spazio nei live a un piccolo gioiello composto da Red per “Unposto felice”, ovvero “Ricostruire un amore”. E in questo caso si puòben dire… purtroppo.MARIA MAREA (1992, Canzian/Negrini) 2’20”Scritta per “Il cielo è blu sopra le nuvole”, rivisitata in chiave soft-dance nel 1993, “Maria Marea” è un’azzeccata favola tristecolorata di flamenco, un piccolo capolavoro dei Pooh valorizzatoulteriormente nella veste acustica ideata per il tour del ‘94 e ripresa inquest’occasione. Ma riascoltare un brano come questo ci permetteanche di sottolineare una faccenda non indifferente: nell’ambito dellastoria dei Pooh e pensando a come ognuno di loro abbia apportatoalla band qualcosa di personale per evolversi. Perché il modo dicantare di Red - com’era del resto quello, pure più “naif”, di Stefano- è molto cantautorale, meno attento al virtuosismo melodico e moltoconcentrato sulle parole. E da questo suo modo di interpretare i testideriva l’atmosfera di alcuni brani, fra i quali “Maria Marea” stessa.IN DIRETTA NEL VENTO (1977, Battaglia/Negrini) 2’13”Dedicata al rivoluzionario fenomeno delle radio libere come lacoetanea “Sara nel sole”, “In diretta nel vento” è qui proposta in unaversione molto particolare. Pianoforte, contrabbasso, flauto: e Dodipuro interprete, senza chitarra. Una vera rarità. Ma al di là di ciò, pure“In diretta nel vento” ci permette di precisare il portato artistico delsuo autore nella vicenda Pooh. Il brano in sé, che è uno di quelli cheDodi ha scritto al pianoforte, fa già cogliere quanto lo stile compositivodi Battaglia sappia essere al tempo stesso raffinato e popolare, nelsenso nobile del termine, con rimandi classici ma dentro un’italianità26
  • 79. 27
  • 80. coniugata nell’oggi. E perciò quanto bene si inquadri, sviluppandolo,nel “discorso-Pooh”. Quello che colpisce è però quanto sia sfaccettatol’apporto di Dodi non solo nella scrittura o nel chitarrismo (di cui PoohLegend parla meglio tra qualche pagina), ma anche nella poliedricitàdel saper sviluppare, arrangiare, completare gli spartiti. Per farnecanzoni che lasciano il segno. “In diretta nel vento” è un granbell’esempio: ma si pensi alla trasformazione de “Il cielo è blu sopra lenuvole” in un sei ottavi con ben altro fascino rispetto ai pensati quattroquarti; ad intro e code di brani tipo “Non siamo in pericolo” o “Canteròper te”; alle linee ritmiche dell’intero Lp “Viva”; alla geniale chiusuradi “Dammi solo un minuto”. Insomma, un apporto da musicista puro ilcui talento, da chitarrista ma non soltanto (a questo punto è chiaro),è stato infatti apprezzato da tanti: dal Vasco degli esordi al Gino Paolidel rilancio, dall’immensa Mia Martini al grandissimo Al Di Meola. Fino afargli …importare nei Pooh il mito della seicorde Tommy Emmanuel, intour con la band nel 2001 grazie alla stima ed all’amicizia nei confrontidi Battaglia.QUANDO LUI TI CHIEDERÀ DI ME (1999, Battaglia/D’Orazio) 4’23”Esempio concreto di quanto si è scritto sopra: questa canzone,“fredda” su disco, emoziona gradevolmente dal vivo, eseguita conqualche “clic” in meno. Piacque moltissimo pure a Gigi D’Alessio,come racconta lo stesso Dodi: tanto che (aggiungiamo noi) ne portòuna… copia a Sanremo 2000.DAMMI SOLO UN MINUTO (1977, Facchinetti/Negrini) 3’32”Nel 1998 spopolava nelle classifiche italiane “Un attimo ancora”,singolo d’esordio dei Gemelli DiVersi con la voce di Jenny B. E moltiadolescenti dell’epoca si innamorarono di quel ritornello melodicoed incisivo senza sapere che stavano rivalutando la musica …dei loropadri. Perché “Un attimo ancora” non era che la cover di “Dammi soloun minuto”, quattro mesi in hit parade nel ’77 a lanciare l’album dei28
  • 81. Pooh “Rotolando respirando”, un disco energico nel quale, potremmoscrivere, i Pooh come gruppo presero corpo in maniera definitiva eacquistarono sicurezza, dimostrando di sapersi far valere anchesenza orchestra. E “Dammi solo un minuto”, di questo approdo poiconfermato più e più volte nel tempo, resta la magnifica sintesi: in essail Roby compositore dà all’inciso un’inedita spinta d’effetto, valorizzatasia con suoni rock che con la forza delle voci, che contrastando lamelodia delle strofe finisce col fare di una canzone pop un mondomolto più amplio del solito. Un mondo unico, molto “facchinettiano”e molto... Pooh. Una curiosità sul notissimo testo: Negrini fu chiamato ascrivere per il brano quattro o cinque testi diversi, perché il primo nonpiacque. Alla fine però fu scelto... il primo, quello che conosciamo tutti.E questa è una faccenda che Valerio, ogni volta che viene chiamatoad esercitare la sua arte di paroliere, non manca di ricordare ai Poohancora oggi. 29
  • 82. 2002STORIA DI UN’AVVENTURAFilmati tratti dallo special “I Pooh & Pinocchio”, prodotto e realizzato dalla bande andato in onda nell’ambito del programma MusicLine il 9 Novembre 2002 suRete 4 (Mediaset) - Durata totale della sintesi: 12’47”Questa sintesi non contiene canzoni: è il racconto della genesi di “Pinocchio”(come musical e come Cd). Un racconto che alterna le testimonianze deiquattro Pooh nei seguenti clip: VOGLIA DI MUSICAL (Roby) - RACCONTO DI UNTOUR …DE FORCE (Stefano) - CANTANDO COLLODI (Red) - PINOCCHIO, EROE…DEL DUEMILA (Dodi)“Le canzoni decidono da sole se e quanto rimanere nella storia.Canzoni in cui non credevamo ci sono entrate, altre hanno fatto ilpercorso opposto. Con il disco “Pinocchio” chiediamo al pubblicouno sforzo maggiore del solito, perché è un disco dei Pooh fattoperò di canzoni che formano un discorso che non è Pooh. Anzi: lecanzoni, qui, non dovevano proprio essere “canzoni dei Pooh”. E noi loscopriremo solo col tempo, cosa rimarrà e cosa no di questo disco”. I32
  • 83. 33
  • 84. Pooh furono molto sinceri ed espliciti, presentando con queste paroleil disco “Pinocchio” alla stampa. E il tempo ha bocciato l’album, chea parte “Figli” non è neanche mai entrato nei concerti della band,nella stessa misura (categorica) in cui invece ha promosso il musical.Quest’ultimo fortunato, ben realizzato, più volte ripreso anche da tantiamatori; l’album dimenticato e in fondo “stonato”, perché sentire iPooh cantare parole pensate per il gatto e la volpe, la fata turchina oGeppetto lasciava - e lascia - perplessi. Però non si può negare quantol’avventura di “Pinocchio” abbia rafforzato l’immagine di “bandper famiglie”, in senso positivo e profondo, dei Pooh. Ed almeno perquesto Pooh Legend non poteva ignorarla, quell’avventura: anchese una volta tanto i Pooh qui non cantano, ma raccontano solo. Alloro racconto però affidiamo anche una riflessione successiva allarealizzazione di questo special tv, legato alla promozione del disconell’autunno 2002. Una riflessione da noi raccolta intervistando i Poohall’uscita di “Ascolta” la primavera di due anni dopo, a sottolineare ilpeso comunque avuto dal disco apparentemente meno significativo34
  • 85. per il linguaggio della band. “L’avventura di “Pinocchio” ci ha fattoritrovare il senso del gruppo, perché ha messo in moto la curiosità. Perlavorare a un musical abbiamo dovuto tirare fuori voglia di spaziare,cercare stimoli musicali diversi dai soliti, imporci di non aver paura diosare. Col senno di poi, un’esperienza come “Pinocchio” ci avrebbefatto bene qualche anno fa: ci ha aperto gli occhi su quello che c’èoltre i Pooh, ci ha sdoganato da clichet inconsci”. E infatti, aggiungiamonoi, “Ascolta” è stato il disco più bello e stimolante degli “anni Zero” deiPooh: e non per nulla in quest’opera è quello per cui abbiamo volutoandare a curiosare… dietro le quinte. 35
  • 86. 2004 DIETRO LE QUINTE DEGLI ANNI ZERO Filmati tratti da “Ascolta - Tour live 2004” - Riprese effettuate a Civitavecchia nel 2004, il 5/6 Agosto (il backstage) e 7 Agosto (il live) - Edito in doppio Dvd nello stesso anno - Regia Egidio Romio - Durata totale della sintesi: 24’18” Prima della sintesi live contenente i brani indicati sotto, abbiamo selezionato immagini di backstage: DAL NULLA, IL PALCO (l’allestimento) - SOUNDCHECK (le prove) - Sul palco con i Pooh Michele Vannucchi (chitarra acustica) e Roberto Mauri (fiati sintetizzati e trombino in Si bemolle) L’unico difetto dell’album “Ascolta”, a nostro avviso, fu la lunghezza. Che col tempo lo fa avvertire sempre più ridondante: nell’arte l’essenzialità, invece, è ciò che paga - e resiste - di più. Però il ritorno dei Pooh ad album “normali” dopo “Pinocchio” fu segnato in quel disco da idee a iosa, testi incisivi e melodie variegate: il tutto portato in tour (anche nei teatri) con uno spettacolo molto “poohiko”. Nel quale cioè la band38
  • 87. tornava a ricordarsi, dopo anni di concerti abbastanza “freddi”,che la sua storia non poteva, né doveva, essere avvertita come unapalla al piede o vissuta con la paura che bloccasse idee nuove. Lastoria dei Pooh era, anzi doveva essere, un’indispensabile base su cuicostruire palcoscenici più illuminati per lo stesso presente del gruppo.Forse i Pooh compresero questo meglio festeggiando i 40 anni, ma giànell’“Ascolta Tour” la riscoperta di capolavori del passato (qui citiamo“Mediterraneo”) aiutò non poco ad esprimersi le tante belle intuizionidell’appena uscito “Ascolta”. Che qui abbiamo voluto tenere in primopiano, citando tre linguaggi fra i tanti sviluppati dall’album. 39
  • 88. STELLA (2004, Battaglia/Negrini) 3’49”Sfidiamo chiunque a smentire che Dodi Battaglia sia il miglior chitarristaitaliano. Anche perché oltreconfine, peraltro, non hanno dubbi inmerito: anzi, l’hanno premiato come miglior virtuoso europeo, epiù volte, già negli anni Ottanta. E sfidiamo chiunque anche a nonassociare al “sound” di Dodi la parola “rock”. Eppure è rarissimoche Dodi componga pezzi esplicitamente rock: anche per questo,abbiamo voluto recuperare in Pooh Legend “Stella”, una storia dioggi, una canzone d’amore lontana dai sentimentalismi, un pezzorock. E qui approfittiamo dell’occasione per approfondire: citandodue diverse chiacchierate fatte con Dodi nel tempo. Anche persottolineare l’umiltà e il rispetto per la gente che a nostro avviso sonostate una chiave del successo non solo di Battaglia, ma dei Pooh tutti.Prima chiacchierata, parlando dell’album solista “D’Assolo”. La nostradomanda fu: perché non dai più spazio al tuo virtuosismo? “Beh, ionon ho mai pensato la mia vita oltre i Pooh. Amo essere un musicistapopolare: punto sempre a comunicare, provo ad avvicinare la gentecomune alla musica. Non ho mai pensato, per dire, a provarmi nellachitarra jazz. Anzi: considero un punto di forza anche l’italianità delfare musica”. Seconda chiacchierata, all’uscita di “Cento di queste40
  • 89. vite”. La domanda era, appunto: ma perché non scrivi pezzi rock, vistoche “suoni” rock? “Perché non faccio mai una canzone in due ore,ci metto una o due settimane, ci lavoro con attenzione. Uso chiavicompositive particolari, con cui alternare piano e chitarra. Per questoè difficile che io scriva pezzi di rock puro”.MEDITERRANEO (strumentale) (1975, Facchinetti-Battaglia) 2’05”Il set “semi-acustico” del tour di “Ascolta” è stato fra i più riusciti deiPooh degli ultimi vent’anni con D’Orazio. Da quel set abbiamo sceltouno strumentale “storico”, che sottolinea l’inimitabile capacità dellaband di mediare tradizione e modernità anche usando solo - si fa per 41
  • 90. dire - musica e polifonia pura (senza cioè l’ausilio di un testo). Vedere“Mediterraneo” eseguito davanti al …Mediterraneo, peraltro, rendeancora più fascinosa questa versione del brano: uno dei tanti chehanno goduto delle intuizioni di arrangiamento di Dodi, capaci piùvolte nella storia dei Pooh di sposarsi magnificamente con i capolavoridi tessitura melodica creati da Roby.DOVE SONO GLI ALTRI TRE (2004, Canzian/D’Orazio) 4’23”L’ultima canzone, cronologicamente parlando, con cui i Pooh inquattro hanno parlato della loro vita in musica; e uno di quei brani uscitidefinitivamente dal repertorio della band assieme al loro interpreteD’Orazio. “Dove sono gli altri tre” meritava una citazione per questo,e anche per rispettare le parentesi goliardico-festaiole tipiche di molticoncerti dei Pooh. Com’è nata l’idea di scrivere questo brano, Redl’ha raccontato nel “Pooh News” numero 15. “Un bel giorno, mentrecazzeggiavo al pianoforte, mi sono detto: devo scrivere qualcosache assomigli allo Stefano che solo noi che lo frequentiamo 365 giorniall’anno possiamo conoscere… Divertente, ironico e che, tolti i pannidel musicista-manager, riesce a non prendersi mai troppo sul serio. Cosìè nato questo brano. Il resto ce l’ha messo lui”. Cioè un testo che, sepossiamo permetterci, “cazzeggia” quanto la musica.DOMANI (2004, Facchinetti/Negrini) 5’32”Crediamo che questa canzone vada goduta, più che commentata:emozionante, testo comunicativo ma di spessore, “costringe” i Pooha giochi polifonici un po’ troppo sacrificati negli anni. “Domani”nacque in Roby dall’esperienza che lui ama definire “aprire la porta42
  • 91. della mente”, quando cioè all’improvviso l’ispirazione allarga gliorizzonti e si fa concretezza, in questo caso spartito. Che emozionandoil compositore per primo ha ovviamente più chance di emozionarela gente. Però occorre un testo, per riuscirci davvero: e qui entra ingioco Negrini. Il quale in “Domani” scrive versi magistrali che gli sonovalsi …reiterati insulti. Avete letto bene: Roby e Valerio, ormai, sonocome fratelli, e le loro dinamiche di relazione sono simili a quelle di duefratelli. Se un testo esalta Roby, egli è capace di insultare al telefonoper mezz’ora il buon Negrini. Come a dirgli “mi hai fregato ancora”.Per questo, Valerio si preoccupa quando Roby commenta versi ineditidicendo: “Belli”. 43
  • 92. 44
  • 93. OLTRE LAM U S I CA 45
  • 94. 1998LA VITTORIA DI GIOVANNIFilmato realizzato per l’Unitalsi - Si ringrazia la famiglia per l’autorizzazione all’usodelle immaginiLOURDESImmagini tratte dal concerto per l’Unitalsi tenuto dai Pooh presso la Basilica SanPio X di Lourdes (Francia) nell’Ottobre del 1998, in occasione del pellegrinaggionazionale Unitalsi a Lourdes - Regia Romolo GuerrieriPresentazione Red - C’È BISOGNO DI UN PICCOLO AIUTO(1996, Facchinetti/D’Orazio) 4’39”Questa parte di Pooh Legend, nel Dvd, è volutamente priva di orpelli.Testimonia un lato dei Pooh che il “popolo dei Pooh” ben conosce, mache i Pooh non amano pubblicizzare più di tanto. E del resto crediamoche il filmato “La vittoria di Giovanni”, l’emozione che si respira nelleimmagini di Lourdes (finora tenute nascoste), e il testo di una dellecanzoni più belle di questi Pooh da noi battezzati “oltre la musica”siano sufficienti, a descrivere in toto questa parte - umanissima e bella- della vicenda della band.Conoscendo i Pooh da tanti anni, crediamo valga la pena completareil discorso semmai, qui nel libretto, con le loro parole e qualcheimmagine. Ma ancora senza orpelli. Foto senza commento di cose46
  • 95. fatte concretamente, e parole nude. Parole commosse di un’altraesperienza umanissima e bella che abbiamo avuto la fortuna dicondividere con loro da cronisti, parole raccolte in alcune delle nostrechiacchierate con Roby, Dodi, Red e Stefano.Con i Pooh… oltre i Pooh.“Abbiamo cantato diverse volte di chi soffre in carcere. “Pensiero”,“Il primo giorno di libertà”, e anche “La gabbia”. Perché quellosceneggiato di cui scrivemmo la colonna sonora raccontava unesperimento americano degli anni Cinquanta, arrestare personeassolutamente innocenti e studiarne le reazioni. E noi legammo 47
  • 96. un personaggio al tema di “Risveglio”: era un uomo che al terminedell’esperimento, tramite la fantasia e l’immaginazione, era riuscitoa metabolizzare il trauma. Ecco, la musica come liberazione, comeaiuto: per noi stessi, per qualcuno che ascolta. Noi proviamo a usarlocosì, il nostro mestiere”. Roby sul pullman che portava Pooh e giornalisti al carcere di Como, 16 Luglio 1998“Noi parliamo con tanta gente, grazie al nostro lavoro. Ma forse lacosa più importante che dobbiamo comunicare è una sola. Il rispetto.Per tutti. Come tentiamo di fare oggi, venendo qui davanti a voi, dapersone normali, a guardarci negli occhi”. Dodi (commosso) ai detenuti del carcere di Como, 16 Luglio 1998“All’inizio era difficile fare solidarietà. Potrei dirti che fu quasi unesperimento, per vedere se la musica poteva davvero servire aqualcosa di più. Poi il pubblico ha dato fiducia alle nostre iniziative.Non so perché. Forse perché con le canzoni aveva ricevuto pochefregature, da noi. E noi da loro capimmo che le canzonette potevanoavere anche un senso diverso”. Stefano, intervista alla vigilia del Tour estivo di “Un posto felice”, 1999“Perché certe canzoni? Perché negli occhi ti restano impressi, gli occhidi certi bambini. O quelli delle suore e dei soldati che dedicano tuttoagli altri. Ma la differenza fra chi scrive canzoni e chi lavora in un ufficiosta anche in questa fortuna: sviluppare una sensibilità maggiore, senzabisogno di andare al pronto soccorso per capire la vita reale. Unafortuna, sì: non è eroismo. Anzi: non scrivere eroismo, non fare di noi deisantini. Semmai, è poco eroico non fare nulla…” Red, intervista all’uscita di “Best of the best”, 200148
  • 97. 2000NATALE IN VATICANOImmagini tratte dall’ottavo Concerto di Natale in Vaticano, Città del Vaticano,Sala Nervi, 16 Dicembre 2000 - Trasmesso in televisione il 24 Dicembre successivosu Canale 5 (Mediaset) - Regia Roberto Cenci - Orchestra Sinfonica Italiana diTorino diretta da Renato SerioPUOI SENTIRMI ANCORA (versione integrale con inedito arrangiamentoa quattro voci per orchestra) (2000, parte cantata Facchinetti/Negrini, partestrumentale Facchinetti) 6’44” 49
  • 98. I Pooh “oltre la musica” sono anche questo. Vivere il loro rapporto conil “popolo dei Pooh” in una maniera ben lontana dal divismo. Fino acantare di una fan scomparsa in un incidente stradale, mettere lacanzone in un disco, portarla in tournée, riarrangiarla per presentarlaanche in televisione. E farne, in fondo, testimonianza. Di affetto, rispetto,attenzione alle cose che contano veramente: anche più della musicastessa. Quando incontrammo i Pooh per parlare dell’album “Centodi queste vite” non gli chiedemmo a chi era dedicata “Puoi sentirmiancora”. Del resto, non ce l’avrebbero mai detto, tanto che ancoraoggi non lo sappiamo. Chiedemmo loro perché scrivere una canzonecosì, se non c’era il rischio di ridurre a retorica una bellissima intenzione.La loro risposta l’abbiamo messa nel Dvd e la usiamo anche qui, soloriportandovela per esteso. È più che sufficiente, per parlare di “Puoisentirmi ancora”: ma forse servirà anche a capire davvero perchéesista un… “popolo dei Pooh”.“Abbiamo scritto questa canzone per parlare di una fan che non c’èpiù, ma ci ascolta ancora, perché sentivamo l’esigenza di farlo. El’abbiamo fatto abbinando apposta a un testo doloroso una musicasolare, proprio per farle un omaggio stando con i piedi per terra.Perché la nostra musica vuole cantare di credere sempre alla vita:anche quando fa male, anche dopo la vita stessa”. (I Pooh, Settembre 2000)50
  • 99. 1989I POOH E IL WWFCONCERTO PER UN’OASI (strumentale) (1989, Facchinetti) 4’45”Immagini di repertorio del WWF - Videoclip di servizio mai pubblicato sinoraQuesto strumentale segnò il culmine dell’impegno per la natura deiPooh, che lo pubblicarono più volte (la prima su vinile verde) semprecon ricavato al WWF. Inoltre diede il titolo al tour estivo ’89, in cui iPooh segnalavano problemi ambientali in ogni piazza: faccenda chenon piacque a molti politici locali, tanto che alcuni cercarono di nonfarli suonare… Il clip, riprese donate dal WWF, offriva alle tv immaginida alternare a quella della band che eseguiva il pezzo in studio. Datoper disperso, il master del video è riemerso dal magazzino …appena intempo per Pooh Legend. 51
  • 100. 54
  • 101. NON SOLO MUSICA | I MILLE VOLTI DI UN MESTIEREProgetto ideato e curato da ANDREA PEDRINELLIProduzione e realizzazione ROBY FACCHINETTI - DODI BATTAGLIA - RED CANZIANDistribuito da ARTIST FIRSTArtwork FLORA SALA_STUDIO ANASTASIAEditing video e montaggio Rocco Bernini e Michele Macrì per Nexus NetworkMastering audio Attilio CasatiAuthoring Dvd Marco Uberti per On Air, MilanoSi ringrazia Claudio Asquini - Renato Cantele - il mitico Dumbo - Andrea Fortis - CarolinaMari - Mila Ortiz - Teresa Sartori - Mauro SassiLe fotografie contenute nella presente opera sono di proprietà della band.Oggetti e memorabilia qui fotografati provengono dall’archivio personale dell’autore.I materiali di pagina 29 sono di proprietà dello storico-collezionista Maurizio Pilenga, autoredella prima mostra ufficiale sulla storia dei Pooh, che ringraziamo per la collaborazione.I materiali video contenuti nel Dvd sono di proprietà Tamata (eccetto “Natale in Vaticano”,in concessione per home video). Per gli edit audio del Dvd sono stati utilizzati i seguentibrani: Amore e dintorni (1986, Canzian/Negrini), Venti (1986, Battaglia/Negrini), Dovesono gli altri tre (2004, Canzian/D’Orazio). La musica del menu del Dvd è lo strumentale“Fantastic fly” (1978, Facchinetti).Avvertenza: i filmati originali di “Appunti di viaggio” - “La macchina della musica” noncorrispondevano in alcune loro parti agli standard qualitativi audio e video in uso oggi.Sono stati lavorati e restaurati con le migliori tecnologie a disposizione al fine di pubblicarlianche a prescindere da qualche difetto residuo: per completezza dell’opera e sicuri diassecondare così il desiderio degli appassionati.che hanno combattuto per tracciarne il solco. Grazie perciò a tutti i tecnici, musicisti,arrangiatori, produttori, manager e amici che ci hanno accompagnato nel tempo,e soprattutto grazie alle due persone da tanti anni a noi più vicine, importantissime nelcoordinamento del nostro lavoro: Antonella Spotti e Simona Zangrandi.Grazie a Marco Nuzzi che ha lasciato tante tracce del lavoro svolto per noi. 55
  • 102. 56
  • 103. INFINITI POOH | I GRANDI CLASSICI 1
  • 104. 2
  • 105. INFINITI POOH | I GRANDI CLASSICI 3
  • 106. 1975 IL PRIMO FILM MUSICALE ITALIANOUN PO’ DEL NOSTRO TEMPO MIGLIORESpecial televisivo girato a Sperlonga (Latina) - Scritto da Carla Vistarini -Trasmesso sul primo canale Rai il 3 Ottobre 1975 - Regia di Carlo TuziiTra le “attrici” dei clip, la fotomodella americana Linda Larsen che stando adalcuni ha poi ispirato ai Pooh il brano “Linda”, 45 giri di grande successo cheaprì la strada a “Poohlover” (il primo Lp autoprodotto dalla band nel 1976).L’audio dei brani musicali, per scelta dell’epoca, venne ripreso dagli album edai 45 giri della band anche per sonorizzare il set proposto come dal vivo. Lasigla introduttiva è “Mediterraneo” (Facchinetti-Battaglia, strumentale, 1975),scelta in quanto fa da filo rosso sonoro dello special.Durata totale dello special: 49’23”4
  • 107. Il risveglio a SperlongaFANTASIA (videoclip) (1975, Facchinetti/Negrini) 3’15”Prove in spiaggiaPENSIERO (clip live sulla spiaggia) (1971, Facchinetti/Negrini) 3’40”Correte, Pooh, correte…In stazioneORIENT EXPRESS (videoclip) (1975, Facchinetti-Battaglia/Negrini) 4’20”Inizio secondo tempoALESSANDRA (videoclip) (1972, Facchinetti/Negrini) 6’50”“…E soprattutto, fumo!”PARSIFAL, prima e seconda parte (clip live sulla spiaggia) (1973, prima parteFacchinetti/Negrini, seconda parte Facchinetti) 10’00”“Semplicità!”ELEONORA, MIA MADRE (videoclip) (1975, Facchinetti/D’Orazio) 6’20”PER TE QUALCOSA ANCORA (videoclip della prima parte del brano, livesulla spiaggia) (1974, Facchinetti/Negrini) 5’28”NINNA NANNA (sigla dello special) (1975, Facchinetti/Negrini) 3’20” 5
  • 108. A guardare con occhi di oggi questo storico Special televisivo, il primodedicato alla musica leggera (o presunta tale) dalla Rai, e mandatoin prima serata (avete letto bene), si resta sorpresi. E un po’ piùconsapevoli dell’odierna decadenza dell’investire sulla musica, intesacome cultura, in Italia. Perché trattasi di un vero film, girato in pellicolae centrato esclusivamente sulle canzoni dei Pooh, senza corollari. È lamusica, giustamente considerata di alto profilo (del resto “Un po’ delnostro tempo migliore” è a detta di tanti il più bell’album di tutta lavicenda-Pooh, e chi scrive… è fra i tanti), ad ergersi a protagonistanell’ottima regia di Carlo Tuzii. Un regista che al più spinge i Pooh apiccole azioni nello stile dei film dei Beatles, lasciando sfogo assolutoa melodie ed atmosfere dei testi. E così in parte ricostruisce l’umoredei brani in scelte antesignane dei futuri videoclip, in parte fotografal’energia live della band su un set ripreso sulla spiaggia, set che puressendo arricchito dagli effetti speciali dell’epoca resta pur sempresospeso nel tempo. E quindi in linea con le canzoni dei Pooh di quelmagico periodo. Un’unica, azione scenica è riservata a Stefano, delresto all’epoca mai solista nei cantati, che da par suo “organizza” in6
  • 109. brevi riprese il concerto sulla spiaggia.I Pooh girarono questo film nella villa dello stesso regista a Sperlongasul litorale laziale. E vissero un’esperienza “di gruppo” fra le più esaltantidella loro carriera, in una full immersion di prove, riprese e “show on thebeach”. Era però da tempo, che si vociferava dell’intenzione della Raidi realizzare uno Special sulla band giovane più valida del momento.Inizialmente la Rai aveva proposto al gruppo una “normale” tv. E lorodichiararono: “La cosa però non ci entusiasmava, ed allora ci siamorivolti a Carla Vistarini, sceneggiatrice, che ha scritto per noi l’abbozzodi uno sceneggiato. Ne siamo rimasti entusiasti e, miracolo, lo sonoanche i signori della Rai. Carla si è ispirata ai Beatles, certo, ma noi oracercheremo di staccarci dai modelli esterofili”.Nell’“abbozzo” iniziale, il viaggio per andare a girare uno Specialtv doveva essere il fulcro del film stesso, in cui erano previsti anchecamei importanti (tipo Aldo Fabrizi); poi in realtà la trama si semplificò,staccandosi meglio dal modello beatlesiano. Si partì sempre daiPooh che ricevono un telegramma per un programma Rai, ma nonera più prevista una cronistoria del viaggio. Il viaggio venne vissuto … 7
  • 110. nella musica: e dal punto di vista registico, oggi è semmai interessantesottolineare come l’assenza di dialoghi o personaggi, e l’alternare lecanzoni a piccole azioni nel silenzio (o al più musicate da strumentali)sia una cifra stilistica rimasta marchio dei Pooh anche più tardi. Perché aguardar bene, “Aloha” ed “Asia non Asia”, e siamo negli anni Ottanta,viaggiano sulla stessa falsariga: con qualche voce fuori campo in più,ma sempre con modelle/muse ispiratrici di vari “clip” di canzone.Torniamo però alla musica. Perché il viaggio in musica di “Un po’ delnostro tempo migliore”, alla fine, testimonia in una sintesi azzeccatissimagli anni in cui la band forgiò e sottolineò in maniera definitiva un propriolinguaggio originale. E lo fece grazie a un lavoro di gruppo che andava8
  • 111. oltre il fatto che nello Special apparissero, alla fine, solo i Pooh. Perchéquel lavoro coinvolse anche il produttore Lucariello e l’arrangiatoreMonaldi (di cui Roby, ricordandone la figura, dice: “Nessuno sapevafar suonare l’orchestra in modo tanto funzionale alle esigenze dellamusica moderna”); e perché a monte ci fu un percorso di sceltecondivise e voglie comuni che, dopo aver toccato già un’importantevetta in “Parsifal”, con “Un po’ del nostro tempo migliore” (l’album,ma pure lo Special) arrivò al culmine. Dimostrando chiaramentecome tutti nella “macchina-Pooh” - compositori, parolieri, musicisti,arrangiatori, orchestratori, produttori… - avessero alfine consolidato unlinguaggio musicale inedito, raggiungendo in esso un profilo di assoluta 9
  • 112. eccellenza. Ovviamente però lo Special finì col testimoniare anche lastrada che verso l’eccellenza era stata compiuta: e quindi l’immensa“Parsifal”, ma anche l’importante “Alessandra” e il grande successodi “Pensiero”, tratte dai primi due progetti in cui Lucariello e Monaldiavevano contribuito a far evolvere le innovative idee dei Pooh. Inquesto modo, andando oltre certe semplificazioni critiche su di lorodovute al successo da hit parade, la band dimostrò nell’opportunitàtelevisiva quanto le sue radici andassero ben oltre la musica daclassifica, e quanto avesse avuto coraggio nel crescere senzacrogiolarsi nei meri risultati numerici. Perché non era stato comodo,scegliere di non ricalcare le prime hit (compresa “Tanta voglia di lei”)per provare a lasciare un segno nella storia della musica. Lo disse beneDodi, già subito dopo“Parsifal”. “Fu duro, decidere di dare un taglio aquanto fatto sino a un certo punto per creare una personalità-Pooh.Accantonammo esigenze immediate e demmo più importanza a unpercorso a lunga scadenza. Con molti sacrifici, ma alla fine il lavoro èstato premiato”.E questo Special mostra alla grande l’apoteosi di quel lavoro, ferma nel10
  • 113. tempo la summa di una raggiunta personalità musicale che risultava(e risulta) unica in Italia: e la sottolinea soprattutto, ovviamente, neipezzi tratti da “Un po’ del nostro tempo migliore”, fulcro del film. Anchese purtroppo nella pellicola manca il capolavoro assoluto del disco (eforse dei Pooh), “Il tempo, una donna, la città”, suite tanto immensa dasembrare un’opera, con la qualità compositiva di Facchinetti a fondersicol talento poetico - nel caso declinato in chiave onirica - di Negrini,per un esempio ineguagliato di scrittura pop-rock-sinfonica italiana.In compenso, il film testimonia “Eleonora, mia madre”, “Fantasia”,“Orient Express”: senza dimenticare capolavori come la coeva “Perte qualcosa ancora”, 45 giri non inserito in Lp ma ben dentro, invece,il discorso musicale dei Pooh. Semmai, il film registra un calo sullafinale “Ninna nanna”: ma c’è un motivo. Proprio mentre la personalità“poohika” toccava il culmine e lo dichiarava con lo Special tv, infatti,le potenzialità del linguaggio erano state approfondite in toto, nonc’era altro da dire. E fu questo, a prescindere da tante speculazioniaffermatesi nel tempo, che sancì la chiusura del rapporto col produttoreLucariello. I Pooh stavano diventando un’altra cosa, si esprimevano inmoltissimi concerti anche in direzioni diverse da quelle esplorate neiloro primi album-capolavoro. Tanto che “Forse ancora poesia”, uscitoa fine ’75 e da cui è tratta “Ninna nanna” (che per questo un po’“stona” nello Special di Sperlonga), nacque… per inerzia. E servì solo,potremmo scrivere, a far comprendere ai Pooh ed a Lucariello cheera tempo di separarsi. Senza frizioni, seguendo il naturale evolversi deipercorsi artistici. Dopo il ‘75 i Pooh avrebbero scelto una volta di più diosare: ma puntando su suoni in cui la classe di Monaldi poteva ancorafarsi valere, ma non aveva più senso l’apporto produttivo di Lucariello,che aveva chiuso il cerchio lì.In Pooh Legend abbiamo comunque voluto anche approfondirla, lamusica di quel film. Parlando dei dettagli compositivi del linguaggiotestimoniato a Sperlonga con Roby, che all’epoca era il compositore 11
  • 114. principe dei Pooh e come tale era anche inevitabilmente coinvoltoin toto nella crescita di tale linguaggio innovativo, colto ed insiemepopolare.“Mi chiedi perché scrivevamo certe cose”, dice Roby: “Possorispondere per me. Ascoltavo da piccolo grande musica operistica,e poi con la fisarmonica e l’indimenticabile maestro Ravasio, nelcomplesso Primavera, suonavo opere liriche. Toccavo insomma conmano le radici della musica italiana, così che mi è stato automatico,iniziando a comporre, cercare di portare questa cultura musicalenella modernità della musica leggera. Quindi melodia, armonia, matentando di dire qualcosa di inedito. Perché un successo “pop”, se cifai caso, ha sempre un’anima, si riconosce subito e non assomiglia anient’altro. E l’ambizione nei Pooh alla fine era quella: creare canzoni,sì, e legate alle nostre radici. Ma non tradizionali. E per riuscirci furonodecisivi Lucariello e Monaldi, quanto i testi di Valerio o i primi di Stefano,e senza dimenticare, anzi sottolineandolo, il chitarrismo, la mano, ilgusto di Dodi nell’arrangiare e lavorare moltissime intuizioni musicali pervalorizzarne gli spunti. Parlando di Sperlonga, ricordo che per esempio“Fantasia” nacque a me nell’essenzialità: ma dopo averla propostaai Pooh a Roncobilaccio, montandola insieme, divenne un brano chesembra scritto alla chitarra. Del resto all’epoca, in molti casi, comeper “Orient Express”, io e Dodi scrivevamo anche insieme, unendole nostre idee. Per quel brano ricordo che lui aveva composto unastrofa bellissima, ed io pensai un inciso che ne continuasse il discorso.Ma cercavamo sempre l’anima di cui sopra. E fu così che siamoarrivati come Pooh, insieme, a canzoni che volevano trasportare in unmondo: cosa tipica delle suite, anche se le nostre canzoni non eranosoltanto suite. Ma quello che inseguivamo sempre era dare un respiro,12
  • 115. uno sviluppo; non ci interessavamo ai minutaggi, non seguivamoquadrature preordinate della melodia. Rispettavamo l’atmosfera dellamusica o, come nel caso di “Eleonora, mia madre”, del racconto: perquesto c’è un valzer improvviso, in quel brano. Dava spazio alla fantasiadel ragazzo, che immaginava il passato della madre mentre la spiava.Tutti i brani di quel primo periodo nascevano così, disinteressandoci sele canzoni erano composite, magari “difficili”. E Lucariello fu decisivonell’appoggiarci, come già nel salvarci dal baratro a fine anni Sessanta,con una telefonata in cui si offerse di produrci. La ricordo come fosseieri: con la Vedette avevamo appena chiuso, lui ci cercò e ci fece 13
  • 116. esprimere le nostre qualità all’ennesima potenza. Dopo averle intuite,pensa, in un concerto qualunque del periodo Beat. Solo che dopo “Unpo’ del nostro tempo migliore” avevamo detto tutto, non avevamopiù l’esigenza di esprimerci in quel modo. La musica si alleggeriva, glisviluppi erano contenuti, e ci fu molto naturale passare, come band,ai suoni di “Poohlover” nonché, purtroppo, chiudere con Lucariello.Ma posso dirti tranquillamente che non ho rimpianti neppure dal latopersonale, come compositore. Scrivere brani come “Linda” non fu unpasso indietro. Avevamo dato il massimo”.Già: e “Ninna nanna”? “Quel brano merita un discorso a parte. Peròattenzione, non è un pezzo lavorato in fretta. Volevo comporre unaninna nanna corale, come poi siamo riusciti a fare in “Solo voci”. Peròera nata una melodia a voce spiegata, ed era impossibile armonizzarlapolifonicamente in modo valido. Tanto che l’abbiamo cantataall’unisono, con l’orchestra sotto, senza armonie vocali. Era una14
  • 117. melodia che non portava altrove, c’era un punto alla fine del brano,non una virgola. E nella musica, punti e virgole vanno rispettati…”Così che, potremmo scrivere, lo storico Special della musicasenza tempo dei primi Pooh si chiude con una sigla che è punto diun’avventura: per quanto l’avventura fosse subito pronta a ripartire.“Esatto. E per noi quel finale è un gran bel ricordo. Passammo la nottesulla spiaggia, svegli, aspettando l’alba alla fine della settimana dilavoro. Quando vedemmo lo Special finito, con “Ninna nanna” a farvida sigla, beh, il brano fotografava bene la sospensione di quel finaledel lavoro, la dimensione da sogno di quell’alba”.E, aggiungiamo noi, se la si intende così “Ninna nanna” fotografa beneanche la fine di un’epoca: un’epoca da ricordare e testimoniare nellasua bellezza imponente, restando grati ai Pooh però anche di averosato andare oltre quel linguaggio immenso. Per costruirne - col lavoro,ed insieme - un altro. 15
  • 118. 1983 IL PRIMO HOME VIDEO MUSICALE ITALIANOL’ANNO DEL TROPICOGirato fra Montserrat (Caraibi), Italia e Stati Uniti - Ideazione e produzione: iPooh - Realizzato da Videogramma (Roma) - Edito su Vhs nell’autunno 1983 -Regia di Celestino EliaLa sigla introduttiva è pensata sulla musica di “Colazione a New York” (Canzian/Negrini, 1983), brano che all’epoca uscì solo nella versione Cd di “Tropico delNord” (il primo Cd italiano) e, appunto, come “chicca” della coetanea Vhs“L’anno del Tropico”Durata totale: 58’58”18
  • 119. A Montserrat (I Pooh al lavoro sull’album “Tropico del Nord” e sulle sue canzoni,in particolare si segue la nascita di “Lettera da Berlino Est”)SOLO VOCI (videoclip) (1983, Facchinetti/Negrini) 1’20”Ritratto di StefanoCOSA DICI DI ME (versione pianoforte e voce registrata in presa diretta)(1983, Facchinetti/Negrini) 3’33”Ritratto di RobyPASSAPORTO PER LE STELLE (videoclip) (1983, Facchinetti/Negrini) 4’41”Ritratto di Dodi [prima parte]GRANDI SPERANZE (videoclip della prima parte del brano) (1983,Facchinetti/Negrini) 2’43”Ritratto di Dodi [seconda parte]MEZZANOTTE PER TE (videoclip della prima parte del brano) (1983, Battaglia/Negrini) 1’56”In tour negli States (I Pooh raccontano cos’è la musica per loro, mentre lagente li accoglie in vista di una data del loro tour Usa)È VERO (clip live) (1983, Facchinetti/Negrini) 5’00”Ritratto di Red [prima parte]COLAZIONE A NEW YORK (videoclip) (1983, Canzian/Negrini) 3’36”Ritratto di Red [seconda parte]TROPICO DEL NORD (videoclip) (1983, Facchinetti/D’Orazio) 4’04” 19
  • 120. Paradossalmente, la visione de “L’anno del Tropico” non lasciaaddosso l’impressione dell’“evento” che in effetti fu. Lascia dentro ilsenso dei valori primari. Regala voglia di sognare. Segnala una musicavissuta – anche da star come i Pooh – cercando di parlare alla gentecomune. E forse non poteva essere altrimenti, perché questo impattoè… molto Pooh: in linea, almeno, con quello che i Pooh sono diventatinel tempo. Ma andiamo con ordine.“L’anno del Tropico” fu una delle tante “prime volte” dei Pooh: laprima Vhs musicale italiana, il primo progetto pensato e filmato peressere proposto tramite l’home video, nell’83 appena nato. E lo sforzoproduttivo fu enorme: basti pensare al fatto che il film documenta sì iPooh al lavoro sul disco “Tropico del Nord” nei Caraibi; ma pure unatournée negli Usa del complesso, e inoltre segue i quattro a casa loro.Quindi Roby in una Toscana patria d’adozione; Dodi fra Bologna eautodromo; Red nei veneti luoghi del cuore; Stefano in giro per Roma…e in ufficio. E a questo si aggiungono veri e propri videoclip.Insomma, si investì molto in questo Vhs: tanto da escludere dall’Lp labella “Colazione a New York”, che fece contemporaneamente da20
  • 121. volano al primo Cd italiano (“Tropico del Nord”, ovviamente, di cui erabonus) e appunto alla prima Vhs. Ma considerando che nell’83 i Cderano per pochi, “Colazione a New York” fu vissuta dai fan soprattuttotramite la Vhs.Eppure, di tutto questo sforzo non c’è traccia, nel filmato. Anche se“Tropico del Nord” segnò pure un momento storico dell’evoluzionedel gruppo, perché la tecnologia iniziava ad essere accessibiledavvero, nella costruzione delle canzoni. E i Pooh che nel 1972, aLondra, avevano strappato all’ingegner Moog il prototipo del primosintetizzatore, il minimoog, sfruttato subito in brani quali “Noi due nelmondo e nell’anima” o “Mio padre, una sera”, ora, nel 1983, eranoi primi ad usare il fairlight. Uno strumento capace di campionamentiche ampliavano le potenzialità sonore della band: Roby in “Tropicodel Nord” lo adopera in “Mezzanotte per te” (punteggiandola con
  • 122. un’arpa sintetizzata), “Passaporto per le stelle” (il pizzicato dell’intro)e soprattutto in “Cosa dici di me”, brano eseguito coi suoni “Arr1” e“Arr2”, innovativo campionamento di voci filtrate, a creare sfondisonori, che segnò migliaia di produzioni mondiali del pop dall’83 in poi.Però questo aspetto di sforzo anche artistico, o l’orgoglio di fungere daapripista italiani pure alla seconda rivoluzione tecnologica del pop-rock, non si avverte mai nel film. Né si avverte, come capita in certipassaggi di “Aloha” o nel modo di montare “L’ultimo concerto”, latentazione di uscire da quella che evidentemente era vissuta soltantocome la documentazione di un lavoro come un altro. Fatto conpassione da quattro persone che non si consideravano “diverse” eche evidentemente avevano voglia di raccontarsi dopo anni a ritmiinfernali: fatti di successi, sì, ma vissuti spesso nell’atmosfera alienantedell’alternanza viaggi-concerti.E così pure il voluto susseguirsi di “location” differenti – e dunque diritmi diversi del racconto – fa sì che “L’anno del Tropico” abbia in22
  • 123. sé, più che una sceneggiatura, un battito del cuore: il cuore di unavita qualunque fermata in tutte le sue mille, possibili sfaccettature emessa a confronto con quella di chi guarda. Solo che le sfaccettaturesono quadruplicate, ovviamente. E sono le storie personali di Roby,Dodi, Stefano e Red, raccontate con pacatezza in angoli imprevistidel quotidiano, ad emergere come nucleo del filmato. Con il Robyche cerca la tranquillità nella natura e fra la gente, lo Stefano chegioca con le proprie passioni (montaggio video compreso) ricordandol’infanzia, il Dodi che prova il brivido della velocità e con la stessaintensità si tuffa nelle emozioni di una musica quasi artigianale, infine ilRed che dipinge, cucina, presenta alla telecamera mamma e babbo.Diciamolo, i Rolling Stones non avrebbero mai pensato un film così… Eneanche i Pooh di altri periodi.Eppure sta qui il senso de “L’anno del Tropico”: rimettere al centroi valori del vivere normale. Si dirà: ciò emerge anche dalla musica,visto che il film nasce comunque attorno a un disco da promuovere? 23
  • 124. Eccome. Se ci si fa caso, fin dal principio: e stando alla larga dallacosiddetta “promozione” di un album. Quando vediamo i Pooh allavoro sul disco, in realtà li troviamo che si divertono ai Caraibi, inmodo molto verace, tra una session e l’altra. Ai tempi, i quattro (manel film c’è anche, sempre defilato, un barbuto Negrini) spiegaronoproprio con l’esigenza di ritrovare ritmi “umani” la scelta di Montserrat,ed anche questo paradosso (là incidevano i Police ed Elton John…) èperfettamente in linea con l’impressione che oggi restituisce il filmato.“Siamo andati laggiù – dissero – per staccare dall’industria-Pooh.Vivevamo in mezzo a gente che nemmeno ci capiva, e ci siamoriscoperti ragazzini. Nel disco si sente, quella serenità”. E nel video sivede: nelle gag, nel modo molto vero con cui viene documentata lanascita di “Lettera da Berlino Est”. Tra un fare e rifare le basi mostratosenza veli, e quella ricerca di suoni della batteria al computer checonferma sia la tecnologia di cui sopra usata “alla Pooh” (ovvero inpunta di piedi), sia il ritrovato concetto di fare un lavoro “famoso” macon passione ancora da ragazzini.E difatti non pare nemmeno un caso se “Lettera da Berlino Est” nondivenne videoclip, pur essendo uno dei capolavori di “Tropico del Nord”e segnando un passaggio di grande crescita compositiva di Red. Peròera un pezzo composito e complesso (la prima parte, libera, è scrittada Red, la seconda da Roby, anche se le cantano scambiandosele),e aveva un testo impegnativo che parla di un berlinese nell’Est dellaBerlino del Muro. E del resto nel film manca all’appello, fra i branidel disco, anche “Cara sconosciuta”, che racconta un’altra vita dicui non potevano i Pooh farsi interpreti. Quella di una giovane fan.Insomma, nel filmato si diede sfogo all’umanità dilagante negli altribrani dell’album, uscendo dai meccanismi di una logica “promozione”per cantare la vita comune: perché quei brani i Pooh potevanointerpretarli quasi da viverseli addosso. Anche nei casi coraggiosi di24
  • 125. 25
  • 126. “Passaporto per le stelle” che parla del fallimento della nostra umanitàmoderna, troppo impegnata a guerreggiare per ricordarsi le coseche contano davvero, e di “Mezzanotte per te” (gran pezzo, moltotrascurato dalla band) che anticipa certe riflessioni della più recente“Reporter”. Focalizzandosi però sugli umanissimi tormenti della vitaprivata di un giornalista, che diviene prototipo universale dell’uomosospeso tra vocazione e progetti del proprio mestiere e problemi enecessità del vivere. E la vera sintesi del vissuto emotivo del disco è,in fondo, il pezzo più “Pooh” di tutti, la maestosa “Grandi speranze”.Una suite sul provare a vivere la vita di ogni giorno, nonché un grandeesempio dei Pooh come incontro di eccellenze che sanno integrarsinel rispetto e nella valorizzazione reciproca. Nello specifico, giusto persottolineare un aspetto tecnico non minore, il brano esemplifica bene26
  • 127. la capacità di Roby di comporre strutture armoniche in grado di offrirea Dodi l’agio di mostrare impagabili qualità chitarristiche.Ma in fondo “Tropico del Nord” ci pare un album in assoluto fra i miglioridella vicenda-Pooh, e la sua qualità non incide poco nella riuscitadel filmato. Rispetto ai precedenti dischi più denso di spunti e stimolimusicali (nonché di arrangiamento, in cui si sente molto la creativitàdi Dodi: dagli arpeggi di “Cosa dici di me” o “Mezzanotte per te”alla ritmica chitarristica di “Passaporto per le stelle”), il disco infatti èanche più vitale e genuino dei successivi. Ed è quindi normale che lesue riuscite atmosfere abbiano finito, anche filmate, col corrispondereperfettamente ai racconti della vita privata dei Pooh. Senza contareche appunto da “Solo voci” a “Colazione a New York”, da “Grandisperanze” a “È vero”, tutti i pezzi sono in prima persona, passando per 27
  • 128. una “Cosa dici di me” la cui emozione è sottolineata da un’ineditaesecuzione in presa diretta e chiudendo con quella “Tropico del Nord”che obiettivamente non è granché, ma restituisce in pieno l’umore deldisco, del filmato, e dei Pooh che ne sono protagonisti senza strafare.Senza fare …i Pooh, potremmo scrivere. O meglio, facendolo in modonuovo.Anche il canto, qui, pare infatti vissuto in modo diverso. In Dodi, checome spesso gli è capitato ha dato voce ed input al meglio a certeintuizioni melodiche e qui dà il taglio giusto alla delicatezza profondadi diversi brani; ma anche in Red e Roby, che per natura vocalehanno a tratti un impatto più enfatico, mentre qui lasciano più spazioall’emozione. Certo, si stava andando verso un’evoluzione della bandin una dimensione fatta “anche” di quattro solisti (anche se Stefanoiniziò a cantare da solo nell’85), ma fino a “Buona fortuna” di questesfumature non v’era traccia. Ne “L’anno del Tropico” iniziano ademergere. E sentire cantare in modo coinvolto, per tornare a “Grandisperanze”, la vicenda comune a tutti dello spaesamento e dellaricerca di un domani migliore, con in più “vederlo” cantare in situazionidi vita normale, amplifica la sensazione di cui si è scritto all’inizio. Quelladi un “evento poohiko” che in realtà ha la sua forza non nell’osareeffetti speciali e panorami da cartolina, ma nel riportarci dentro di noi,ai nostri affetti, valori, sogni.Come fa in fondo lo specchietto retrovisore controcanto all’immaginedi un palazzone di uffici, sulla copertina del disco e del Vhs. Come fala musica dei Pooh.Che forse qui hanno iniziato a compiere il salto di qualità che li haportati ad essere considerati “amici di famiglia”, grazie all’evolversi diquel loro far canzoni che (non a caso) viene definito da Red nel filmatoin modo identico a quando chiedemmo a Dodi, molti anni dopo, cosasignificasse fare musica per lui. Non credo all’arte per l’elite, dice Redqui. Se non comunica alla gente non credo alla musica, ci disse Dodiin quell’occasione.Ed è proprio questa scelta etica (che fa sì che l’arte del gruppo diventi28
  • 129. dialogo da persone-Pooh a persone-fan) il motivo per cui tanti annidopo un “evento” iper-prodotto e tecnologicamente innovativo hail sapore fragrante di un tuffo dentro il cuore, per confermarci quantoconta davvero e farci sognare nuovi orizzonti. E pur con tutto il rispettoper altri “eventi” musicali che invece si è scelto di marcare con unimpatto di grandeur, viene da scrivere: grazie al cielo.Perché i Pooh sono “altro”, nella vita quotidiana del “popolo deiPooh”, proprio per faccende tipo questa: che permettono a un filmatodell’83 di essere goduto oltre i confini del gusto dell’epoca e di aiutarciancora, come solo certe buone “canzonette” sanno fare, a guardareavanti. 29
  • 130. 30
  • 131. 31
  • 132. MOMENTI STORICI 1972IN TOUR CON L’ORCHESTRA SINFONICAAPPUNTI DI SCRITTURARiprese inedite, effettuate dal vivo al Teatro Manzoni di Milano nel Dicembre1972 con orchestra sinfonica di 31 elementi - Direttore d’orchestra RenatoAngiolini - Regia di Pino CallàL’ANNO, IL POSTO, L’ORA… (prima versione, con testo e parte strumentalepoi rimasti inediti) (Facchinetti-Battaglia/Negrini) 5’12”PARSIFAL, seconda parte(Facchinetti) 4’12”“L’album fondamentale della nostra storia è stato “Alessandra”. Lìabbiamo definito un modo di scrivere, che poi specie in “Boomerang”passò dal sinfonico all’essenzialità. Il disco che invece ha fatto dapadre al suono dei Pooh del Duemila è stato “Uomini soli”: parti vocalisoliste, parti strumentali anche molto acustiche. Per i testi la nostravera crescita fu segnata da “Poohlover”.” Da questa nostra intervistaai Pooh, risalente al 2005, traiamo conferma di come fu nel periododi “Alessandra” che i Pooh individuarono e perfezionarono un suonoinedito totalmente personale: faccenda destinata a sfociare neicapolavori “Parsifal” e “Un po’ del nostro tempo migliore”. E proprio32
  • 133. dai mesi seguenti la pubblicazione di “Alessandra” – per la precisione,dentro inattese immagini dell’ultimo tour dei Pooh con RiccardoFogli!!! – emerge un documento inedito che va a raccontare comequesto suono sia nato “sul campo”. Siamo nel tour con l’orchestra (gliorchestrali erano musicisti della Scala) seguito ad “Alessandra”, e iPooh eseguono anche una suite inedita: a tratti psichedelica (e forsepochi critici l’hanno capito davvero, che nella storia del gruppo certisuoni non sono sorprese), a tratti capace di intuizioni e sviluppi che soloi Pooh hanno saputo innestare in modo originale sul pop-rock italiano.L’avevano già fatto in “Alessandra”, qui si notano le basi per un saltodi qualità: nell’aumento della percentuale di rock (e progressive) enell’ispessimento dei riferimenti sinfonici colti. Insomma, stiamo andandoverso “Parsifal”. E del resto, come le immagini testimoniano, in quel tourdel ‘72 in scaletta c’era proprio… anche quello che diventò “Parsifal”;pur se all’epoca della sua esecuzione come “work in progress” (pureRed ricorda di averlo suonato, nei concerti seguiti al suo ingresso nellaband), questo brano che vedete nel Dvd veniva chiamato “Un maiale 33
  • 134. per Ringo”. Ma andiamo con ordine.Perché “Un maiale per Ringo” si svela in realtà composto da tre parti, ele prime due con la futura “Parsifal” c’entrano ben poco. Lo strumentaleche apre la suite (tornando anche dopo il cantato) è una sorta di jamsession “acida” rimasta inedita in toto. Indi c’è un passaggio cantato,con testo poi mai inciso – ve lo riportiamo in queste pagine – cherimanda ad una “Se sai se puoi se vuoi”, ovvero al Negrini primi anniSettanta che mescolava storie d’amore tormentate col tema dellaricerca di sé. E questa parte è poi diventata la maiuscola “L’anno,il posto, l’ora…”: gioiello firmato Dodi e Roby di cui qui in praticavediamo un “pre-provino” live. Dopodiché gli archi introducono unlungo strumentale. E qui sì che siamo a “Parsifal”: capolavoro veroe proprio della scrittura di Roby e della discografia dei Pooh, che ètramite gemme come queste che hanno fermato nella storia uno stilecomunicativo quanto colto, assolutamente inimitabile.Ma la storia della “Parsifal” poi pubblicata nel disco omonimo meritadi essere conosciuta per intero, anche per collocare esattamentequanto potete vedere nel Dvd all’interno del lungo processo creativodel brano. “Parsifal” parte con un movimento cantato suddivisibile indue parti differenti; poi consta di una serie di movimenti strumentali,per la precisione cinque. E già nel 1968 Roby, su un Hammond L-122appena acquistato, aveva composto le prime parti strumentali dellafutura suite: parti che vennero subito battezzate (ironizzando suglispaghetti western) “Un maiale per Ringo” e che, ancora con MarioGoretti alla chitarra, i Pooh portarono pure in tournée. Quello stessoprimo nucleo della futura “Parsifal”, solo sviluppato un po’meglio,divenne poi un provino strumentale che fu pubblicato dalla Vedettesenza autorizzazione nell’Lp “spurio” “Contrasto”, prendendo un nuovo,provvisorio, titolo dall’album stesso (in alcune raccolte appare anchecol titolo “Visions”, ma si tratta della stessa faccenda). Nel 1972, in vista34
  • 135. 35
  • 136. del tour con l’orchestra nei teatri, i Pooh scelserodi inserire ancora in scaletta il brano, col “loro”titolo di “Un maiale per Ringo”, e nel frattempo ilpezzo si era ancora un po’ più evoluto: è questaversione, che si vede nel Dvd. Parallelamenteperò Roby, a seguito della proposta di realizzarela colonna sonora di un film (“Questa specied’amore” di Bevilacqua, proposta che poinon ebbe seguito), aveva scritto anche altrimovimenti strumentali: ispirandosi al copione. L’assemblaggio definitivodi tutto ciò in un’unica suite ebbe come volano, nel 1973, la nascitadella sua prima parte, quella cantata. Ovvero un brano che, lavorandoad un Lp che segnasse davvero la definizione di uno stile compositivo“poohiko”, si ebbe l’esigenza di sviluppare in senso colto, a suite. Cosache Roby fece appunto recuperando le proprie composizioni confluitein “Contrasto”, “Visions”, “Un maiale per Ringo” e quelle ineditepensate per il film, per cucirle poi fra loro con grande attenzione peruna sintesi compiuta, melodica, armonica e ritmica. Di qui “Parsifal”,vera e propria summa della scrittura di Facchinetti nonché operadestinata a segnare in modo definitivo il mondo musicale (e l’originalità poetica, pensando anche alla qualità dell’apporto di Negrini) dei Pooh. E la neonata “Parsifal” dovette il suo successo anche all’intuizione di Lucariello di aprire la parte strumentale del brano ripetendone le frasi musicali, in dialogo fra orchestra e band. Ossia trasportando nell’ambito del rock sinfonico il Concerto Grosso della tradizione classica. Ecco, questa è la vera storia di uno dei punti più alti della storia dei Pooh, che qui vedete fotografato ancora in fieri: anche se con già i maestosi e36
  • 137. notissimi assoli di Dodi, quelli su cui si sarebbero formati dal 1973 in poipraticamente tutti i chitarristi italiani. Due note infine sul filmato in sé.Prima: la presenza scenica che dimostra qui Fogli dà bene la misura siadella sensatezza delle sue velleità solistiche, sia del problema enormeche fu per Roby, Dodi e Stefano pensare di doverlo sostituire; anchese lo risolsero magnificamente. Seconda: malgrado il nastro originalenon fosse certo in eccellenti condizioni, si sente ancora molto benel’importanza dell’accoppiata sonora “Pooh+orchestra”, altra intuizionedi Lucariello che stimolò la band a rafforzare un proprio sound anchedentro un contesto musicale di spessore. Per chiudere, una curiosità:Dodi, rivedendo queste immagini, ci ha svelato: “Dovevamo suonarepianissimo, quasi da non sentirci fra noi, altrimenti i professori d’orchestrasi arrabbiavano…” Ma per fortuna il vigore di questa testimonianzariemersa dagli archivi non è stato intaccato, dalla bizzarra richiesta deimusicisti della Scala nel 1972. 37
  • 138. L’ANNO, IL POSTO, L’ORA…(prima versione, con testo e parte strumentale poi rimasti inediti) (Dodi) Con una goccia puoi bagnarti il viso e basta, sai Ma se una goccia cade in mare è solo acqua nell’acqua Non la potrai trovare mai, non la ritroverai… (Roby) Un uomo in mezzo a tanti è niente se rimane solo Ma se c’è chi gli crederà con le ali dell’orgoglio vola Lo riconoscerai, lo riconoscerai… (Riccardo) Con una goccia puoi bagnarti il viso e basta, sai Ma se una goccia cade in mare è solo acqua nell’acqua Non la potrai trovare mai, non la ritroverai… (Tutti) Yesterday is gone, yesterday is gone…38
  • 139. MOMENTI STORICI 1979IL PRIMO VIDEOCLIP ITALIANOIO SONO VIVO (Facchinetti/Negrini) 5’29”Pensato per lo special televisivo “Viva”, andato in onda nel 1979 su canali Rai- Pubblicato qui per la prima volta in versione integrale - Regia di Ivan FalardiGirato un po’ in studio un po’ in esterni, anche con i frac bianchiindossati sulla copertina del 45 giri, “Io sono vivo” ha finito con l’essereil primo videoclip della storia dei Pooh: nonché il primo videoclipitaliano. Con molta fortuna, testimoniata dalla vittoria del brano al“Festivalbar”, da ben 51 settimane del singolo in hit parade e dall’aver 39
  • 140. lanciato un album storico (“Viva”) chiudendone l’altrettanto storicotour. Senza contare che “Io sono vivo” fu anche tradotta in spagnoloper il mercato latinoamericano: con i famigerati versi “Quando lamia donna ride/quando la mia donna gode” risolti in un più innocuo“Quando sogno un sorriso/quando brilla l’orizzonte”… Però “Io sonovivo” non avrebbe dovuto essere il primo clip “poohiko”: in realtà, èstato il terzo tentativo. Il primo, nel ’78, fu “Cercami”: immagini giratein Canada, e poi lasciate in archivio. I discografici non ci credevano.E non credettero neppure, sempre nel ’78, a “Pronto, buongiorno èla sveglia…”: come ricorda Stefano, “la canzone si prestava a unasceneggiatura, ma i soldi concessici per girare il video… finirono allascena dell’autostrada”. E così la palma del primo videoclip italianospettò a “Io sono vivo”, che con le sue ritmiche ammiccanti alla dancee la sua indiscussa capacità di coinvolgimento rimane un bell’esempiodel pop solare, originale ma attento ai suoni del mondo, firmato Pooh.Qui vi proponiamo questo clip con tanto di ciak, immagini “pre” eimmagini “post”: per fornirne una testimonianza completa.40
  • 141. MOMENTI STORICI 1990IL PRIMO VIDEOCLIP ITALIANO IN HDUOMINI SOLI (Facchinetti/Negrini) 4’24”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato a Cinecittà, Roma - Regia di Jo AsaroLa canzone non ha bisogno di grandi spiegazioni. E forse neanche ilclip, il primo italiano in HD, nel quale i Pooh fanno appena capolinolasciando spazio ad una vicenda di contemporanea solitudine: con leluci dello show-business a fingere di riscattare il nostro mondo di finzioniche si dimentica della verità dell’anima umana. Quella verità che 41
  • 142. però - per fortuna - i bambini hanno ancora in sé. Forse, perché questapiccola-grande canzone che è “Uomini soli” adempia ancora al suocompito di dire tanto in semplicità, vale la pena riportarne un poetico egraffiante commento al testo firmato… dal suo autore, Valerio Negrini.Uno spunto in più, dal tourbook “Le guerre poohike” del Febbraio ’91.“Noi siamo carne da palcoscenico, duri da cuocere. Ma al mondo nonsono tutti primi della classe. Anche i cacciatori di autografi chiedono aBabbo Natale che si possa campare di più e meglio, senza violentarcipiù con nevrosi e gelosie… La nostra favola dobbiamo rileggercelaun po’ tutte le notti prima di dormire o di ripartire. Per non scordaregli anniversari, per non pagare i conti due volte, per non sbagliare leparole delle canzoni e della vita. Perché sul palcoscenico o sul tram,scalando le montagne o guardando “Beautiful”, se un uomo perde il filo... è soltanto un uomo solo”. E tutto questo è divenuto un classico del pop ben oltre l’essere un successo dei Pooh, e un capolavoro assoluto della premiata ditta Facchinetti/ Negrini. Capolavoro di cui però, forse, merita di essere conosciuta almeno anche la storia compositiva. Ma sì, raccontiamola, pochi la sanno: giacché “Uomini soli” nasce...dal titolo. Per la precisione, dall’idea di Roby di una canzone sul temadella solitudine: dopo un paio d’anni di incubazione, egli composeuna strofa che gli parve avere il colore giusto per l’argomento, e peròmancava ancora qualcosa. Mancava un inciso di grande apertura,quella richiesta dalla strofa stessa. E non fu facile, trovare l’inciso giusto:però una volta trovato (e che inciso, Roby trovò...) tutto venne portatoa termine in pochissimo tempo. Grazie anche alla spettacolare bravuradi Negrini che, partito appunto da un titolo, due parole appena, scrissequasi di getto sulla magnifica musica di Roby... i versi di cui ragionavamosopra, le parole che tutti oggi sappiamo a memoria, le emozioni cheanche con questo storico videoclip possiamo continuare a vivere.42
  • 143. 43
  • 144. MOMENTI STORICI 1998SPECIAL LATINO-AMERICAGLI INEDITI IN SPAGNOLOBrani tratti da uno special televisivo promozionale, prodotto e realizzatodai Pooh nel 1998 in vista dell’uscita di un album cantato in spagnolo per ilmercato latinoamericano (album poi rimasto inedito, come lo special stesso) - Ivideoclip (tutti presenti solo come spezzoni nel filmato, non esistono clip interi diquesti brani) sono diretti da Stefano D’Orazio - Selezione degli spezzoni e lororimontaggio a mo’ di “medley” in unica traccia a cura di Andrea Pedrinelli44
  • 145. CLIP SPANISH MEDLEY 10’29”AMIGOS POR SIEMPRE (Amici per sempre) (1996, Facchinetti/Negrini-Ortiz) - NO ME DEJES ASÍ (Non lasciarmi mai più) (1997, Facchinetti/Negrini-Ortiz) - BUSCÁNDOTE A TI (Cercando di te) (1996, Canzian/D’Orazio-Ortiz) - EN LA MENTE SOLO ELLA (Tanta voglia di lei) (1971,Facchinetti/Negrini-Ortiz) - CINCUENTA PRIMAVERAS (Cinquantaprimavere) (1992, Battaglia/D’Orazio-Ortiz) - QUE FUERTE LA VIDA (Bravala vita) (1997, Facchinetti/D’Orazio-Ortiz) 45
  • 146. C’è, negli uffici dei Pooh, un faldone di carte: fax, lettere, documentivari. È la storia burocratica dell’album “Cielos”, ovvero “cieli”, chesarebbe dovuto uscire sul mercato latinoamericano nel Febbraio 1999,anticipato dalla versione spagnola de “La donna del mio amico”. IPooh ci lavorarono diversi mesi, facendo tradurre alla madrilena MilaOrtiz dieci brani del loro repertorio (qualche classico e pezzi del periodo1996/97) che poi reincisero in lingua spagnola persino accompagnatidalla London Symphony Orchestra, in inediti arrangiamenti per archi.E per fare un lancio del disco in grande stile, o meglio in stile… Pooh,i quattro realizzarono anche uno special di “Cielos” per le tv delSudamerica: 50 minuti di interviste su cosa sono i Pooh, chi sono i singoliPooh (Roby ripreso a Milano, Dodi a Bologna, Red fra Treviso e Venezia,Stefano a Roma), cos’è la musica dei Pooh. E la musica stessa previstain “Cielos” testimoniata nello special da inediti montaggi “made inD’Orazio” (curiosamente, non per “La donna del mio amico”): ovveroalcune delle tracce inedite in spagnolo appoggiate su immagini direpertorio o clip originali italiani, ma anche su primi piani dei singoliPooh ripresi appositamente, nel loro capannone-prove, a cantare inspagnolo. Però alla fine, malgrado tutto il lavoro fatto, “Cielos” non hamai visto la luce. È rimasto un disco inedito, e con esso è rimasto talepure lo special tv che doveva lanciarlo. Ma per testimoniare comunqueuna parte della storia dei Pooh che merita interesse, abbiamo volutodarvi un assaggio di questo special: estrapolando alcuni frammenti deibrani in spagnolo proposti nel filmato (i pochi non coperti da parole), erimontandoli quasi fossero un medley destinato alle radio. Per regalareal “popolo dei Pooh” un documento inedito, in tutto e per tutto.46
  • 147. 47
  • 148. MOMENTI STORICI 2010…MA LA MUSICAARRIVA SEMPRE A SALVARCIDOVE COMINCIA IL SOLE (radio edit)(IL VIDEOCLIP) (Facchinetti/Negrini) 4’25”Girato sulle Dolomiti in Trentino Alto Adige, Alta Badia, Lagazuoi - Regia diGiangi MagnoniDOVE COMINCIA IL SOLE(DIETRO LE QUINTE)Immagini e interviste dietro le quinte dell’album “Dove comincia il sole” e sulset del videoclip omonimo - Riprese effettuate a Castelbrando (Treviso) e aLagazuoi, sulle DolomitiIl lettore arrivato a questo punto di Pooh Legend, probabilmente,vorrebbe avere una storicizzazione critica anche di “Dove comincia ilsole”, l’ultimo disco in ordine di tempo mentre scriviamo, la “ripartenza”dopo l’addio di Stefano. Vorrebbe insomma una di quelle riflessioni-recensioni che i giornali non pubblicano ormai più, e che però servonoa mettere in ordine le idee, per provare a dare una prospettiva storica48
  • 149. anche ad opere che sono ancora cronaca. Soprattutto se si tratta difaccende che ad una storia pluridecennale si agganciano, soprattuttose “Dove comincia il sole”, qui rappresentata con l’affascinantevideoclip della versione “breve” della title-track e con le ineditetestimonianze riprese fra la lavorazione dell’intero Cd e quella del clipstesso, è un’opera inserita fra i “Momenti storici” dei Pooh. Forse qui allettore interessa poco la notazione sull’elicotterino “ecologico” (moltoPooh, insomma) che ha consentito al clip di ampliare la propria bellezza.Forse anche i ricordi personal-professionali, qui, lasciano il tempo chetrovano. Il nervosismo con cui Roby, Dodi e Red si informavano: “Comehai trovato il disco? Ti piace?”. La conferenza stampa del 6 Ottobre 49
  • 150. 2010 a margine della quale Red e Dodi ci hanno detto: “Questo disconon è contro qualcuno, non è una rivalsa. È per rimetterci in gioco.È la ripartenza di tutto, ma anche un ringraziamento: alle famiglie,alla professione, alla musica. Che poi è una cosa cui non sappiamovedere alternative, a prescindere dal successo”. Forse qui ci toccafare davvero i critici, contestualizzare “Dove comincia il sole” dentro …la Pooh Legend. Scrivere una roba così, per dire:“I Pooh di “Parsifal”, “Padre del fuoco…”, “Odissey”, “Il tempo unadonna la città”, “Inca”, si reincontrano con quelli del pop, azzardandocome non succedeva da anni, “sporcando” i suoni, facendo prevalerel’energia sulla confezione, disinteressandosi di lunghezze e formatradiofonici. Per proporre invece temi storici, scrittura immaginifica, unNegrini a briglie sciolte senza limiti di politically correct, come non gliaccadeva da brani tipo “Passaporto per le stelle” o “Il giorno prima”.E realizzare comunque un disco molto Pooh, che spinge a volare pernon inciampare”.Certo, qualcuno potrebbe dirsi: ma è sincera, questa recensione?Beh, il fatto è che non è una recensione. Le righe che avete letto sono50
  • 151. un’abitudine. Quella di appuntarmi su fogli volanti quanto scriverei di undisco, se esistessero ancora le recensioni, subito dopo averlo ascoltato.E quindi sì, è sincera: perché questi appunti non avevano possibilità diessere pubblicati. Solo che ritrovarmeli fra le mani, lavorando a PoohLegend, è stato tutt’uno con la scelta di usarli, come sono, in questocontesto. Là dove forse il “popolo dei Pooh” se l’aspettava, unariflessione critica fatta col cuore ma anche con la testa. Per provare acapire se la cronaca di un disco recente quale “Dove comincia il sole”abbia davvero un legame con la storia infinita dei Pooh, e scoprire chebasta ascoltarlo una volta, per affermare che ce l’ha. Eccome, se cel’ha. 51
  • 152. 52
  • 153. 53
  • 154. 54
  • 155. INFINITI POOH | I GRANDI CLASSICIProgetto ideato e curato da ANDREA PEDRINELLIProduzione e realizzazione ROBY FACCHINETTI - DODI BATTAGLIA - RED CANZIANDistribuito da ARTIST FIRSTArtwork FLORA SALA_STUDIO ANASTASIAEditing video e montaggio Rocco Bernini e Michele Macrì per Nexus NetworkMastering audio Attilio CasatiAuthoring Dvd Marco Uberti per On Air, MilanoSi ringrazia Claudio Asquini - Renato Cantele - il mitico Dumbo - Andrea Fortis - CarolinaMari - Mila Ortiz - Teresa Sartori - Mauro SassiLe fotografie contenute nella presente opera sono di proprietà della band.Oggetti e memorabilia qui fotografati provengono dall’archivio personale dell’autore.I materiali delle pagine 10 e 36 sono di proprietà dello storico-collezionista MaurizioPilenga, autore della prima mostra ufficiale sulla storia dei Pooh, che ringraziamo per lacollaborazione.I materiali video contenuti nel Dvd sono di proprietà Tamata ad eccezione di “Dovecomincia il sole” (videoclip e dietro le quinte), proprietà Trio. Per gli edit audio del Dvdsono stati utilizzati i seguenti brani: Amore e dintorni (1986, Canzian/Negrini), Mediterraneo[strumentale] (1975, Facchinetti-Battaglia), Colazione a New York (1983, Canzian/Negrini),Rock’n’roll (1975, Battaglia/Negrini). La musica del menu del Dvd è lo strumentale“Concerto per un’oasi” (1989, Facchinetti).Avvertenza: i filmati originali de “In tour con l’orchestra sinfonica-Appunti di scrittura” noncorrispondevano in alcune loro parti agli standard qualitativi audio e video in uso oggi.Sono stati lavorati e restaurati con le migliori tecnologie a disposizione al fine di pubblicarlianche a prescindere da qualche difetto residuo: per completezza dell’opera e sicuri diassecondare così il desiderio degli appassionati.che hanno combattuto per tracciarne il solco. Grazie perciò a tutti i tecnici, musicisti,arrangiatori, produttori, manager e amici che ci hanno accompagnato nel tempo,e soprattutto grazie alle due persone da tanti anni a noi più vicine, importantissime nelcoordinamento del nostro lavoro: Antonella Spotti e Simona Zangrandi.Grazie a Marco Nuzzi che ha lasciato tante tracce del lavoro svolto per noi. 55
  • 156. 56
  • 157. BANDA NEL VENTO | ANTOLOGIA DI VIDEOCLIP 1
  • 158. 1968PICCOLA KATY (versione 2030) (Facchinetti/Negrini) 3’01”Girato nel 1990 in vista dei 25 anni della band - Edito nel Dvd allegato allaversione speciale del doppio Cd “La grande festa”, 2005 - Regia di StefanoD’Orazio“Piccola Katy” nacque come una poesia, composta da Valerio Negrinidurante un viaggio con la band. Dimenticata in macchina, fu utilizza-ta - casualmente - da Roby durante una festa di addio al celibato:mise il testo sul pianoforte, e vi compose all’istante una melodia da2
  • 159. cantare in coro. Fortunatamente all’epoca il registratore era sempreacceso, e riascoltando la serata quel coro divenne il primo vero suc-cesso dei Pooh. Attenzione, però: non tanto un successo di vendite(anche se entrò in hit parade), quanto un successo editoriale, cioèdi vendite ed utilizzo dello spartito. “Piccola Katy” fu avvertita subi-to, insomma, come “canzone popolare”… Ma chi è Katy? I giornalidell’epoca raccontarono compatti che trattavasi di un’adolescentescappata di casa incontrata dai Pooh addirittura a Buenos Aires, edi cui Fogli si era pure invaghito. E ovviamente questa era una storiacreata ad arte: più intrigante il ragionamento di Roby a un rotocalcodel ‘71. “Alla fine, in quella poesia Valerio aveva descritto il fenomenodelle “groupies”, le ragazzine che seguono i complessi, un problemache vedevamo crescere in modo sconcertante”. Nel 1990, in vista dei25 anni, i Pooh diedero nuova vita a “Piccola Katy” in una reincisionedigitale con strumenti d’epoca meritoriamente abbinata ad altre ri-edizioni di brani anni Sessanta, confluite prima nel “Pooh Book” e poinel Cd “Un minuto prima dell’alba”. E fu allora che nacque anche ilvideoclip del pezzo. Per il quale i Pooh scelsero però una strada ironica,immaginandosi a suonarla ancora …nel 2030. Novantenni o centenari,in quella che sembra la cantina di un ospizio. Ed anticipando così lohumour di cui sarebbe stata permeata tutta la tournée teatrale delventicinquennale. 3
  • 160. 1980CANTERÒ PER TE (Battaglia/Negrini) 3’48”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato sul Lago di Iseo - Regia di Ivan Falardi“Canterò per te” segnò l’esordio di Dodi quale autore del primo singolodi un nuovo Lp: ed il brano, solare e screziato, di grande impatto ma aben guardare compositivamente molto più “avanti” dei normali clichédel pop da classifica, resistette ben sette mesi nelle charts, anche grazieal video di Falardi. Il quale ne ha ricordato la genesi nel “Pooh News”16. “Si voleva realizzare il master in una chiatta su un lago. Quandotutto fu pronto andammo a prendere i Pooh che, visto che facevaparecchio freddo, stavano al coperto. Stefano aveva familiarizzatocon alcuni surfisti, così volle raggiungerci in surf. Però cadde in acquaal primo metro, e per quel giorno non se ne fece più niente”.4
  • 161. 1981CHI FERMERÀ LA MUSICA (Facchinetti/Negrini) 4’46”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato fra Rimini e Milano - Regia di Ivan Falardi - Premiato come migliorvideoclip del 1981“Per noi la musica è gioia”. Forse questa frase, tratta da un nostroincontro con i Pooh, racconta meglio di qualunque discorso lo spiritodel classicissimo “Chi fermerà la musica” (vero capolavoro di Roby: conla perla di un titolo-slogan, ideato all’interno di un testo notevolissimoda Valerio, divenuto ormai immortale) e l’energia del suo clip. Uscitocome 45 giri ad anticipare “Buona fortuna” (album lavorato con BrianHumphries, tecnico del suono dei Pink Floyd, coi Pooh nella foto), “Chifermerà la musica” si installò ben presto al numero uno delle hit e virimase oltre quattro mesi. Del clip ricorda i retroscena Red nel volume 5
  • 162. “La grande storia”: “La ruspa non era prevista. Ce la siamo trovataalle spalle, era lì per pulire la spiaggia. Noi dicemmo al conducentedi puntarci: “Quando arriva scappiamo”. Avevamo riscritto lasceneggiatura sul momento”. Ovviamente neanche la ruspa fermò lamusica dei Pooh, e “Chi fermerà la musica” ha resistito anche all’addiodi Stefano: che l’aveva definita il suo brano preferito, e si è trovato acantarla come ultima interpretazione nel gruppo il 30 Settembre 2009.BANDA NEL VENTO (Facchinetti/Negrini) 4’22”Clip di montaggio, mai pubblicato sinora - Regia di Stefano D’OrazioQuando abbiamo individuato come titolo dell’antologia dei clip“Banda nel vento”, per sintetizzare al meglio una storia di successi ecorse, ci sarebbe piaciuto inserire a sigla del Dvd la prima parte delbrano cantata da Roby a voce sola. Quella, cioè, che apriva i concertidei 25 anni. L’abbiamo chiesta ai Pooh, convinti che fosse incisa suun nastro: la band subito dopo quel cantato entrava nei teatri dallaplatea. Invece Roby cantava ogni sera dal vivo, prima di correre sulpalco assieme agli altri. Faccenda da “Banda nel vento”, insomma,in tutto e per tutto… Questo fu il primo clip realizzato da Stefano, cheiniziò ad ottimizzare la propria passione per la regia video montando (inmodo ragionato) frammenti di vari filmati della storia “poohika”.6
  • 163. 7
  • 164. 1982NON SIAMO IN PERICOLO (Facchinetti/Negrini) 3’56”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Regia di Ivan FalardiSe ci si fa caso, da “Io sono vivo” in poi la cifra contenutistica tipicadei singoli della band è l’incitamento alla speranza. E “Non siamo inpericolo” ne è un esempio perfetto. Alla presentazione di “Un postofelice” (altro titolo in tema…) i Pooh ci dissero cosa significhi, quel loroottimismo che non è retorica pura. “Siamo sempre stati ottimisti nelsenso che crediamo alla voglia di cambiare che c’è nell’uomo, allaspinta a costruirsi una felicità diversa da quelle proposte da Enalotto,macchine potenti, viaggi ai Caraibi. Anche esperienze come quelle8
  • 165. col WWF servivano a ricordare a tutti, noi compresi, che l’uomo non èuna bestia, deve avere consapevolezze diverse. Questo è l’ottimismodei Pooh”.ANNI SENZA FIATO (Facchinetti/Negrini) 5’27”Clip mai pubblicato sinora - Regia di Ivan FalardiLa storia di quattro ragazzi mescolata con la storia dell’essere i Pooh.“Anni senza fiato”, lato B di “Non siamo in pericolo”, in fondo èquesto. Con parti soliste sempre più personali ed evidenziate, dentroun discorso da band che prevede anche virtuosismi di chitarre esintetizzatori; nonché il nuovo suono, molto “live”, previsto per il gruppoda Maurizio Biancani. “Anni senza fiato” è rimasta per molto tempofra le canzoni preferite dei fan… meno suonate dai Pooh. Ha fattocapolino nel concerto del ventennale, è stata ripresa nell’estate ’98,poi è rispuntata in apertura del tour di “Ancora una notte insieme”. Perdare a Stefano le prime luci della ribalta in quelle che sarebbero statele sue serate d’addio, con versi dell’82 diventati chiave di una scelta ditrent’anni dopo. “Stare qui / è un’emozione ma / è un’astronave che /non scende a terra mai / Anche se / vorrei sbarcare un po’…” Stefanoè sbarcato, ma l’astronave dopo un po’ ha ripreso il volo. 9
  • 166. 198410
  • 167. STELLA DEL SUD (Canzian/D’Orazio) 4’48”Edito nel Vhs “Aloha”, 1984; remastering per Dvd 2004 - Girato alle Hawaii -Regia di Ivana MassettiIO VICINO IO LONTANO (Battaglia/Negrini) 5’00”Edito nel Vhs “Aloha”, 1984; remastering per Dvd 2004 - Girato alle Hawaii -Regia di Ivana MassettiDopo “L’anno del Tropico” ancora un disco in viaggio (con relativofilmato) per i Pooh: stavolta una collezione di clip. Tra i quali “Stella delSud” e “Io vicino io lontano” sono quelli che oggi meglio restituisconol’atmosfera dell’album “Aloha” e i sapori delle Hawaii, dove fu inciso.“Stella del Sud”, che sottolinea in modo inedito l’originalità compositivadi Red, parla in realtà dell’Africa: su disco i Pooh vi immettono i primicampionatori e il fairlight inaugurato l’anno prima, nel video sonoripresi su un trenino tipico. “Io vicino io lontano” è invece imperniatasu un azzeccato feeling fra parole e melodia, e sceneggiata in modocinematografico per parlare d’amore, sì, ma anche della difficoltàdi far coesistere una vita normale con un’esistenza da girovaghi. Perquesti clip i Pooh scelsero delle fotomodelle a fare da muse ispiratrici:però nella mente dei fan restò la bimba che qui occhieggia birichinadurante “Io vicino io lontano”, molto più espressiva della protagonista. 11
  • 168. COME SAREMO (Facchinetti/Negrini) 4’12”Edito nel Vhs “Aloha”, 1984; remastering per Dvd 2004 - Girato alle Hawaii -Regia di Ivana MassettiEro a tavola con D’Orazio, si parlava di musical. Ad un bel momentomi disse: “Comunque, secondo me quando Facchinetti e Negrini sonoal top non ce n’è per nessuno. Ti faccio un esempio. Un giorno eroospite di una radio e mi misi a cantare una canzone dei Pooh imitandoGuccini. La radio ricevette decine di telefonate di complimenti aGuccini per il magnifico brano da lui scritto”. La canzone di cui Stefanoparlava, e scusatemi se qui scrivo in prima persona ma è un mioricordo, la cantò anche a me, sempre al ristorante, ancora imitandoGuccini. Cantò: “Quando al mondo saremo / in dieci miliardi / Forsemolti confini / saranno riaperti”… Era questa, la canzone.12
  • 169. 1985 PER NOI CHE PARTIAMO (Facchinetti/D’Orazio) 4’19” Edito nel Vhs “Asia non Asia”, 1985 - Girato in Giappone - Regia di Ivana Massetti Perché per testimoniare “Asia non Asia” (disco e film) abbiamo scelto “Per noi che partiamo”, mai proposta neppure dal vivo? Perché in fondo sintetizza bene, come suoni e immagini, l’estetica da estremo Oriente che la band voleva dare al disco: e che però nell’insieme fu più presunta che effettiva, giacché “Asianon Asia” nacque a Carimate. Ma forse fu proprio per questo suoessere più “costruito” di altri, che l’album convinse i fan meno deiprecedenti. Del resto può capitare, in una vicenda lunghissima, ancheuna normalissima pausa dell’ispirazione. Solo che per solito gli artistinon amano sottolinearlo: mentre i Pooh l’hanno messo nero su bianconel volume del quarantennale, con parole di Dodi. “Beh, lo dimostraun fatto: il nostro singolo, “Se nasco un’altra volta”, rispecchiava untrend e basta. Ancora oggi sono convinto che all’epoca sarebbe statoopportuno fermarci e tornare sulla scena solo una volta pronti”. 13
  • 170. 1993MARIA MAREA Remix (Canzian/Negrini) 5’03”Edito nel Vhs “Un anno di Pooh”, 1995 - Girato a Lipari (Messina) - Regia diAmbrogio Lo GiudiceIl remix di “Maria Marea”, firmato da Enzo Persueder e Gianni Salvatori,“avrebbe dovuto portare i Pooh nelle discoteche”, ci ha detto un giornoStefano con sguardo sconsolato. Ovviamente non lo fece: e sfidiamochiunque a pensare questo pezzo cantautorale ballato nei locali dimoda. Però almeno quell’operazione fu responsabile di un bel clip, eoggi permette di fare un approfondimento sulla diversità compositiva diRed rispetto ai colleghi. Sui suoi riferimenti stilistici esplicitamente lontanida quelli di Dodi e Roby, da “Gatto di strada” a “Un anno in più chenon hai”: faccenda che merita una riflessione perché ha immessosfumature diverse su una tavolozza artistica già colma di grandi, vari ebei colori. “Il punto è che la mia storia musicale è molto diversa da quelladei miei colleghi”, racconta Red in un tranquillo pomeriggio d’autunno,riordinando le idee sul se stesso “compositore”. “Sono un autodidatta cheha preso in mano la chitarra solo dopo aver ascoltato i Beatles. Primanon avevo suonato nulla, e il mio mondo per anni è rimasto solo quelloinglese, Yardbirds, Stones… Penso di aver acquistato un Lp americano,forse James Brown, solo dopo tre-quattro anni di full immersion in quellesonorità, riportate anche nei Capsicum Red. E questo si sente ancora, nelmio modo di comporre: più semplice, meno aperto armonicamente. Poiovviamente sono stato influenzato dai Pooh, e io stesso sono cresciutograzie a loro: però non è sempre un difetto, la mancanza di cultura14
  • 171. 15
  • 172. armonica. Pensa a B.B. King… Mi baso sull’impatto che la melodia puòdare a una canzone. E forse non per caso le cose che ritengo più bellefra quelle che ho scritto mi sono nate di getto, istintivamente: “Letterada Berlino Est” (la prima parte, l’apertura melodica è figlia del talento diRoby), “Città di donne”, la stessa “Maria Marea”, i miei brani di “Dovecomincia il sole”. Certo, non sbagli a chiederti come queste sonorità sianoriuscite a integrarsi nel mondo-Pooh, perché non è stato facile: ma Dodi ei nostri arrangiatori hanno saputo valorizzare quanto la mia musica avevain sé. Anche se è stato un percorso lungo, acquisire un mio spazio fino afirmare dei singoli. Credo di aver acquisito davvero consapevolezza dellemie capacità negli anni dei “viaggi”, con cose come “Stella del Sud” o la“Se c’è un posto nel tuo cuore” che mi è costato molto cedere a Stefano.Io poi provo particolare amore per le canzoni cantautorali dei Pooh,“Ci penserò domani”, “Vento nell’anima”, “Reporter”... quando il testopesa quanto la musica e ti invita a dare il giusto valore alla pronuncia diogni parola. Sarà che quando suonavo nelle balere, a una certa ora mimettevo da solo con la chitarra a cantare Tenco o De André: e quellaè stata una grande scuola, ho imparato quanto per convincere sianecessario saper trasmettere qualcosa”.16
  • 173. 1994SENZA MUSICA E SENZA PAROLE (Battaglia/D’Orazio) 4’07”Videoclip con prologo parlato girato presso lo Studio Condulmer di Treviso,regia di Stefano D’Orazio - Mai pubblicato sinora“Un’occasione mancata. Musicate dalla chitarra spagnoleggiante diDodi, le parole di Stefano si rincorrono, si intrecciano. Un gioiello metricoche però trasmette concetti un po’ fumosi”. Così Franco Dassisti scrissedi “Senza musica e senza parole” nel libro “Quello che non sai” del 1997.E noi non siamo d’accordo. Semmai, “Senza musica e senza parole”resta un’occasione mancata perché non è stata valorizzata quanto lasua bellezza, musicale e poetica, avrebbe meritato. D’Orazio, certo,qui si cimenta con figure retoriche lontane dal linguaggio diretto dei 17
  • 174. Pooh. Però una canzone va valutata nel suo insieme. E questo cantarraccontando, molto intimo, un poco melanconico, è un guardarsidentro che trasmette emozioni: grazie anche ad una melodia dolcee struggente, abbellita dagli arpeggi ed efficacemente vestita conla voce più morbida delle quattro dei Pooh. Parliamo insomma diun gioiello tout-court, dentro un disco - quello sì - poco omogeneoe a tratti discutibile, per cui però Stefano realizzò diversi videoclip.Quasi tutti con presentazioni parlate, quasi tutti rimasti inediti. Comequesto, in cui anche l’ambientazione calda che prevede per Dodi unascenografia di chitarre ed amplificatori Marshall ci permette di goderedi un’inedita, convincente, anima d’autore dei Pooh.TU DOVE SEI (Canzian/D’Orazio) 4’30”Videoclip con prologo parlato girato presso lo Studio Condulmer di Treviso,regia di Stefano D’Orazio - Mai pubblicato sinoraQuesto clip fa parte del pacchetto di video rimasti pressoché ineditigirati per la promozione dell’album “Musicadentro”, di cui “Tu dovesei” fu uno dei pezzi più proposti dalla band anche in tv. E che nel 1994,malgrado Red abbia sempre sottolineato come non fosse legato inmodo autobiografico alle sue vicende sentimentali, fu avvertito comel’ideale seguito di “Stare senza di te”. Ad oggi comunque è abbastanzachiaro che fu proprio il successo di quel brano del ‘92 a spingere a fardiventare singolo “Tu dove sei”, che ne ricalca schemi compositivi einterpretativi. Solo che “Tu dove sei” non è altrettanto riuscito. Intrisodi tristezza quasi violenta, canta un testo di vita quotidiana che lasciaperò addosso una malinconia rara da trovarsi altrove, nella musica deiPooh. Però la storia di un artista passa anche per brani “minori”: speciese tormentoni in radio ...18
  • 175. E NON SERVE CHE SIA NATALE (Facchinetti/D’Orazio) 4’12”Clip mai pubblicato sinora - Girato a Venezia - Regia di Stefano D’OrazioDi questo brano si conosce per lo più la versione del Natale in Vaticano1994 con l’orchestra, pubblicata nel Cd “Buonanotte ai suonatori” enel Vhs “Un anno di Pooh”. Ma non è da trascurarsi l’originale, in cuiil sound “poohiko” veste con misura attualissime riflessioni a voce altasul nostro testardo inseguire gli invivibili ritmi del mondo moderno. Eper recuperare alla memoria quella versione ci è piaciuto proporviqui il suo raro videoclip, impreziosito da piccole soluzioni videografichemolto “d’oraziane”. Fu girato in una Venezia… che non si vede, perchésiamo alla periferia della stazione. Ma l’importante è che si vedano iPooh, faccenda non scontata come ci ha raccontato Stefano stesso.“I miei colleghi non amavano molto la parte video del nostro lavoro,in quegli anni. È stata una faticaccia convincerli uno per uno, portarlisul set e con Lucio Zanato (“responsabile” di molte riprese che vedetequi, nda) girare i loro singoli primi piani. Mi dicevano: “Ma ne vale lapena?”…” Beh, a nostro modesto avviso ne è valsa la pena. 19
  • 176. 1995BUONANOTTE AI SUONATORI (Facchinetti-Battaglia-Canzian/D’Orazio)4’26”Edito nel Vhs “Un anno di Pooh”, 1995 - Girato sul palcoscenico del TeatroCoccia di Novara - Regia di Stefano D’OrazioEsempio di rarissima scrittura collettiva dei Pooh, “Buonanotte aisuonatori” nacque per impreziosire il magnifico disco live “involontario”(cioè nato dalla richiesta del pubblico) seguito alla “Tournée Acustica”dell’estate ’94 ed al “Musicadentro in tour” dell’autunno successivo. Ilvideo del brano fu girato durante le tournée e lavorato da Stefano consemplici giochi di grafica, fra i quali l’uso della luna-logo del Cd. Poi lavita del pezzo si esaurì in fretta, e il brano uscì dal repertorio restandoperò uno dei pezzi dei Pooh con più versioni incise. Quella originalefinita nel disco live; quella del “Pooh Book” registrata a “Vota la voce”il 14 Settembre 1995; quella rockeggiante del singolo per le radio usatoa lanciare la tournée estiva di quello stesso anno.20
  • 177. 1996AMICI PER SEMPRE (Facchinetti/Negrini) 4’59”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Regia di Stefano D’OrazioCanzone “manifesto”, l’ha definita Roby, che nacque in un periodonon facilissimo della band risoltosi però in uno dei suoi dischi piùfortunati, belli e longevi. Anche se, va detto, non subito questo risultòchiaro ai fan storici, d’acchito spiazzati per il cambio di marcia chel’album “Amici x sempre” imprimeva al percorso dei Pooh, reduci daalbum più pop e meno rock, più enfatici e meno essenziali, con piùpassaggi acustici e senza “loop”. Insomma, completamente diversidall’anima quasi aggressiva del Cd di cui questa canzone fu insiemetitolo e primo singolo, “manifesto” anche sonoro di una nuova sintesi 21
  • 178. dell’anima-Pooh, effettuata dall’accoppiata Facchinetti/Negrinimescolando emozioni ed energia in modo inedito per la storia dellaband. Tanto che “Amici per sempre”, della band, è divenuta una sortadi sigla, appunto “manifesto” di tutte le loro caratteristiche migliori: sulpiano compositivo (melodia, polifonie, graffi rock), di arrangiamento enelle parole che pesano del suo testo. Il videoclip del brano è ancorauna volta un mix di immagini storiche, cui si aggiunge però - tecnicache poi caratterizzò sempre più il D’Orazio regista - la sottolineatura deiprimi piani degli interpreti. Il tutto per sottolineare quanto il concettodell’essere “Amici per sempre” fosse chiave essenziale per capire lalunga vita artistica in comune della band. Perché “È per questo chesiamo rimasti insieme tanti anni, mentre altri gruppi litigano e continuanoa cambiare formazione. L’amicizia è alla base del nostro lavoro, eforse anche la chiave del nostro successo”. Solo che queste non sonodichiarazioni del 1996, ma virgolettati di un’intervista a Valerio Negrinidatata… 11 Novembre 1970. Qualche annetto prima di metterlo nerosu bianco anche su disco.CERCANDO DI TE (Canzian/D’Orazio) 4’40”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato ad Atlantic City, Usa - Regia di Stefano D’OrazioQuesta è forse una delle canzoni d’amore più belle in assoluto, nelrepertorio dei Pooh. E lo è nella misura in cui riesce ad unire il sentimentoall’energia, cosa difficilissima quando si parla di affari di cuore. Ladescrizione più bella di “Cercando di te” l’ha data il suo compositorenel “Pooh News” dei 40 anni, con parole che spiegano perfettamenteperché questo brano, all’ascolto, d’improvviso apra il cuore e si facciasolare. “La canzone mi è nata in uno di quei giorni in cui hai il bisognodi metterti ad ascoltarti dentro. In giorni come quelli, io sento l’esigenzadel mare e salgo in barca. Forse non voleva essere una canzone,questa, ma solo un tuffo nel mio angolo migliore”.22
  • 179. LA DONNA DEL MIO AMICO (Facchinetti/D’Orazio) 5’20”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato nella metropolitana di New York, Usa - Regia di Stefano D’OrazioFacchinetti non ha tutti i torti, quando dice che questo brano“Sopravvivrà ai Pooh molto tempo”. Anche se è bizzarro lo dica propriolui, all’epoca di “Io sono vivo” il meno convinto a dover cantare il verso“Quando la mia donna gode” e qui interprete di un intero ritornellopiuttosto… osè. Ma i tempi cambiano, e la scelta di cantare senzafalsi pudori una vicenda fatta di vita vissuta con tanto di lacrime,istinti sessuali, sudore e freni morali, si è rivelata un’ottima idea. Ancheperché questa vicenda è stata cantata su musica maestosa e contesto molto bello. La musica, disse Ruffinengo, tornato ad arrangiarei Pooh, “È complessa, sembra avere due ritornelli”; il testo regalò aStefano persino un invito di Mogol a tenere un corso di scrittura alCet. Piccola curiosità sul video: è tutto girato nella metropolitana diNew York, tranne un paio di scene. Lì, siamo sulla linea gialla del metròmilanese… Misteri “poohici”. 23
  • 180. 24
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  • 182. 1997BRAVA LA VITA (Facchinetti/D’Orazio) 4’20”Clip mai pubblicato sinora - Regia di Stefano D’Orazio“Brava la vita” fu il primo dei due inediti dell’antologia “The Best ofPooh” dell’autunno 1997. Però, obiettivamente, non era il più bello:decisamente meglio “Non lasciarmi mai più”. “Brava la vita” è unacanzone piuttosto ovvia, anche un po’ troppo “sporcata” di suonisintetici. In compenso fu fortunata: aprendo i concerti della primavera’98 entrò nella leggenda della band, visto che lo show tenutosi alForum di Milano il 6 Aprile fu il numero 2000 nella carriera dei Pooh. E ilvideoclip di “Brava la vita” è comunque divertentissimo, “vero” nellasua allegria, molto più capace del brano stesso di ridarci l’energia cuimiravano i Pooh nell’inciderlo.26
  • 183. 1999SE BALLA DA SOLA (Facchinetti/Negrini) 4’07”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato il 12 Aprile 1999 - Regia di Luca Lucini“Se balla da sola” è uno di quei pezzi che, pur riusciti, non sonosopravvissuti al tempo che passa. Succede: certo, in questo caso èdifficile capire il perché. Era un brano innovativo nella scrittura, quasiinedito nell’arrangiamento (“loop” a iosa, il ritmo shuffle della chitarra),modernissimo nel testo. Un piccolo gioiello incui Negrini rimandava al noto film “Ioballo da sola” di Bertolucci del ’95:fornendo ai critici l’ennesimoesempio di come i Poohdifficilmente siano banali,quando parlano delledonne di oggi. E non sipuò neanche dire che“Se balla da sola” siastato misconosciutodal gruppo: fu il primosingolo di “Un postofelice” e nel tour eraaddirittura in scaletta …due volte. Come accaduto 27
  • 184. pochissime altre volte nella loro storia, i Pooh infatti eseguivanoquesta canzone integralmente, come secondo pezzo e ultimo bis,sia nella versione primaverile che in quella estiva della tournée 1999.Eppure, “Se balla da sola” non è rimasta negli anni, forse travolta -nella memoria dei fan - dagli eccessi sintetici di altri brani di “Un postofelice”. In compenso il suo video, se non il migliore, quantomenoè uno dei migliori clip dei Pooh. È modernissimo, ma non dimentical’essenzialità; tiene in primo piano musica e suggestioni testuali senzaesagerare con le mode video dell’epoca; e però le usa, con non pochieffetti grafici che gli evitano di divenire didascalico; i Pooh sono in essoattori, cantanti, musicisti e puro “suono”; sottolineando particolari dioggetti e visi, valorizza i versi lasciando però a chi guarda la possibilitàdi interpretarli a modo proprio. Insomma, un video maiuscolo per unacanzone che avrebbe meritato miglior fortuna.28
  • 185. 29
  • 186. 2000STAI CON ME (Canzian/D’Orazio) 4’36”Edito nel Vhs “Cento di queste vite - Clip Book”, venduto solo tramite webnel 2001 - Girato nel Settembre 2000 fra Milano e Genova - Regia di DuccioForzanoA quasi trent’anni dall’ingresso nei Pooh, per la prima volta Red firma ilsingolo di lancio di un nuovo album. Una grande soddisfazione, comeraccontò ne “I nostri anni senza fiato”. “Per me è stato un punto d’arrivo,non era facile farsi accettare dagli altri come autore, figurarsi autore diun singolo. Ma questo era talmente forte che per fortuna non c’è statomolto da discutere”. E alla fine puntare su un “sound” un po’ diverso fuuna scelta azzeccata che rese pure più dinamica l’immagine dei Poohfra radio e tv. Discutibile, semmai, la scelta degli attori nel clip: molto“trendy”, ma forse un po’ “sporchi e cattivi” per lo stile-Pooh. Curiositàper musicisti: nel corso degli anni Red si è fatto spesso adattare i bassialle sue esigenze, si ascoltino i soli di “Ci penserò domani” (con unbasso ispirato al grande Pastorius), “Terry B.” o “Vento nell’anima”. Qui,nel 2000, volle tornare al passato: e usare “il mio vecchio e inimitabileFender Jazz del 1965”.30
  • 187. PADRE A VENT’ANNI (Battaglia/Negrini) 5’27”Edito nel Vhs “Cento di queste vite - Clip Book”, venduto solo tramite web nel2001 - Girato a Pristina, Kosovo, nel Settembre 1999 - Regia di Stefano D’OrazioNon c’è molto da dire, di questo pezzo che commuove e delleimmagini che lo rendono ancora più commovente. Ancora unavolta su musica di Dodi Valerio racconta con delicatezza storievere, in questo caso drammi immensi, però spiazzando: col mettersinella prospettiva di un bambino che attende il padre, soldato nellaex-Jugoslavia. Le immagini del clip furono girate dai Pooh stessi, neiBalcani per un’iniziativa benefica di cui ci raccontarono prima del tourdi “Cento di queste vite”. “Siamo andati là a ridare ai bambini il lororuolo. C’erano dieci parchi gioco in Kosovo e Albania, pagati con fondiraccolti nei nostri concerti, che volevamo consegnare personalmente.A Pristina il villaggio era stato incendiato, dove abbiamo montato il 31
  • 188. parco giochi avevano sminato soltanto il giorno prima. E il ricordo piùbello e straziante è la fatica che abbiamo fatto a montare i giochi: ibambini volevano subito salirci, non ci lasciavano lavorare”. “Padre avent’anni” meriterebbe di essere proposta in tour più spesso: nel 2001veniva valorizzata anche dalla presenza accanto a Dodi del grandechitarrista Tommy Emmanuel, “guest” di quella tournée.IO TI VORREI DI PIÙ (Canzian/D’Orazio) 3’58”Edito nel Vhs “Cento di queste vite - Clip Book”, venduto solo tramite web nel2001 - Girato ad Ambotoabo (Madagascar), nell’Aprile 2001 - Regia di StefanoD’OrazioAnche “Io ti vorrei di più” fu girato in un viaggio legato ad iniziativebenefiche. Stavolta però siamo in Africa, e comunque il video nontestimonia quel lato dell’attività della band: è solo - si fa per dire -un’occasione colta al volo per dare a un bel pezzo immagini particolari.“Io ti vorrei di più” si iscrive in un percorso di canzoni d’amore “fisiche”ed al contempo riflessive che Red ha scritto spesso dal 1996 in poi,con grafia matura: “Ricostruire un amore”, “L’altra faccia dell’amore”,“Quando anche senza di me”... Nel 2001 “Io ti vorrei di più” uscì anchecome Cd singolo per le radio e il suo videoclip confluì in una Vhspensata solo per i fan usi al web, in quanto venduta nel “Pooh Store”telematico.32
  • 189. 2004CAPITA QUANDO CAPITA (Canzian/D’Orazio) 4’20”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato a Verona - Regia di Gaetano MorbioliDi tutti i video dei Pooh il più in linea con lo stile delle tv musicali, “Capitaquando capita” si basa su un’insolita scala di accordi discendenti e fuprimo singolo dell’album “Ascolta” - a scapito della title track - perradiofonicità e ritmo. In realtà la canzone ad “Ascolta” restò sempreun po’ estranea: fece più da ponte frail pop dei precedenti album e le sceltecompositive meno scontate del nuovoCd. Ma si sa, alle radio non si comanda.E comunque ne uscì un clip moltosimpatico, coi Pooh bizzarra “boy band”di un noto locale scaligero, e la città diRomeo e Giulietta scena ideale per unasorta di revisione contemporanea della“Favola” di Hermann Hesse. Con un uomo-statua che d’improvviso scopre l’amore edesce dal guscio. Perché… “Capita quandocapita”, appunto. 33
  • 190. 2005LA GRANDE FESTA (Facchinetti/Negrini) 4’47”Edito nel Dvd allegato alla versione speciale del doppio Cd “La grande festa”,2005 - Girato a Verona - Regia di Giangi MagnoniAnche questo clip fu girato a Verona, e se ci andate oggi potresteincontrarvi ancora l’artista di strada protagonista di una delle suescene. “La grande festa” è nata come inno corale dei 40 anni deiPooh, ed ha esaurito il suo compito con la chiusura dei festeggiamenti.Che comunque caratterizzò (specie negli innumerevoli passaggi tv)con la sua scansione ritmica, a tratti evocante il battito del cuore. Alla34
  • 191. vigilia dei 40 anni i Pooh ci spiegarono così il “segreto” della loro lungastoria: “Ci siamo scelti come artisti. La sensazione iniziale di essere vicinianche nei valori era da verificare sul campo. E lì è nata l’amicizia.Aprendoci a un continuo confronto reciproco, ascoltando le ideedegli altri, superando i dissidi col parlarci onestamente ed evitandoatteggiamenti istintivi. Così ci siamo trovati in quattro a condividereidee spesso controcorrente: e siamo arrivati ad oggi. Perché quandonel ’76 abbiamo deciso di metterci in proprio, sai, poteva anche finiretutto…” 35
  • 192. 2006CUORE AZZURROPooh version (Facchinetti-Battaglia-Canzian/Negrini-D’Orazio) 3’25”Clip di montaggio, mai pubblicato sinora - Realizzato quale “inno ufficiale” dellaNazionale Italiana di Calcio in vista dei Campionati Mondiali di Germania del2006 - Responsabile del progetto (una collaborazione FIGC - Radio Italia SMI)M. Pontini38
  • 193. Diciamolo: a Baglioni, per Francia ’98, non andò così bene scrivere uninno per gli azzurri. Ma forse i Pooh, “RobyDodiStefanoRed”, erano piùadatti a ricreare l’alchimia “ZoffGentileCabrini”, mitico scioglilinguadell’estate ’82… Chissà. Comunque sia “Cuore azzurro” è il secondopezzo (ed ultimo) mai scritto da tutti i Pooh insieme: Negrini compreso.Fu presentato il 25 Maggio 2006 al Centro Tecnico Federale diCoverciano, mentre già impazzava il clima di caccia alle streghe delloscandalo che per molti - alla vigilia di Germania 2006, non dopo… -avrebbe dovuto far dimettere Marcello Lippi. I Pooh in quell’occasionedissero: “L’abbiamo inciso prima di Calciopoli, in cinque città diverse,con calciatori che però forse avevano già la voglia di dare unadimensione diversa al loro mondo, e di dire che esiste uno sport pulito”.Qui vi abbiamo testimoniato (in audio) la versione del brano cantatain studio dai soli Pooh, senza la “collaborazione” dei futuri Campionidel Mondo. Anche perché non è mai stata edita in album, ma solo suCd singolo. 39
  • 194. 2008LA CASA DEL SOLE (The house of the rising sun)(tradizionale americano lanciato in chiave pop-rock dal gruppo britannico TheAnimals nel 1964, arrangiamento di Alan Price, testo italiano di Pallavicini-Mogoldel 1965) 4’00”Clip mai pubblicato sinora - Girato nell’Abbazia di San Galgano (Siena) - Regiadi Giangi Magnoni“Volevamo ridare valore alle emozioni: oggi le emozioni simercificano…” I Pooh ci raccontarono così, la scelta di un albumdi cover, per loro le prime in più di 40 anni: se si escludono “HappyXmas” e i pezzi incisi ancora imberbi. Ma “Beat ReGeneration” fuoperazione vincente oltre ogni previsione, ed a fungerle da apripistafu “La casa del sole” (peraltro grandissima interpretazione vocale diRoby), che ne sottolineava il rispetto per i brani originali mediato peròda scelte sonore contemporanee, non banalmente filologiche. E forseanche per questo il clip fu girato nello splendido scenario, in bilico frapassato e presente, dell’Abbazia di San Galgano. Ovviamente, alfreddo. “Ovviamente” perché dev’essere nel Dna dei Pooh girare algelo: sulla spiaggia di Sperlonga, sul Lago di Iseo, a New York… Maben altro dubbio ci resta, su “La casa del sole”: va bene che l’hannoincisa nell’edulcorata versione italiana, ma i quattro lo sapevano chel’originale parla di una casa chiusa? Perché mai fidarsi, dei Pooh.
  • 195. 2009ANCORA UNA NOTTE INSIEME (Facchinetti/Negrini) 4’08”Edito nel doppio Dvd “Ancora una notte insieme - L’ultimo concerto” (2010) -Videoclip di animazione, regia di Andrea Falbo, animazioni Andrea Gianfelice- Clip vincitore del Premio Videoclip Italiano del 2009Si potrebbe parlare qui di una canzone convincente, malgrado cantiun addio che fa male. Oppure di un clip molto riuscito. Ma “Ancorauna notte insieme” non è una canzone. Non è un clip. È un’altra roba.Ci riporta a riavvolgere un film.Prima scena, 17 Aprile 2009, conferenza stampa di conferma dell’addiodi Stefano. Lui paonazzo, gli altri impietriti, Roby secco. “Capiamo. Manon condividiamo. Assolutamente”. E poi Morbegno, Valtellina, 16Luglio, anteprima dell’ultimo tour in quattro. Stefano stravolto, dopo ilprimo pezzo, a provare sul campo il discorso di commiato. “Mi piaceimmaginare che tutte le volte che siamo entrati nelle vostre case 41
  • 196. l’abbiamo fatto da amici di famiglia. Ma gli anni passano e ho decisodi scendere prima di rovinare tutto. Su questo palco ci lascio il cuore:grazie”. E gli manca l’aria. O è un’impressione? No, eccolo nei camerinia fine concerto. “Sì, all’inizio mi mancava proprio l’aria. E la standingovation mi ha lasciato intontito. Come un pugno”. Scorrimento veloce.Ora siamo a fine Settembre, l’ultimo concerto, l’ultimo davvero. Termina“Chi fermerà la musica” e le facce dei Pooh cambiano, i loro anniaumentano di colpo. Mezz’ora dopo quell’istante, davanti al palcoormai vuoto, la gente non se n’è ancora andata. Anziani e bambinicon sciarpe di varie epoche e sguardi fissi nel nulla, ragazzi e ragazzeche piangono. Mentre dietro le quinte del Forum di Assago anche Redè in lacrime, Dodi è scurissimo in volto, Roby caccia via la commozioneabbracciando tutti, salutando tutti. E allora via, via, via, fuori dal Forum.Verso una lieve pioggia, con dentro il senso di qualcosa che finisce.Forse un’età, forse una parte di noi.Ecco, “Ancora una notte insieme” è questa roba qui.Certo col tempo le emozioni del film si sono stemperate; e la scelta diandare avanti dei Pooh ha cancellato molte malinconie. Però questacanzone, mannaggia, resterà sempre un tuffo al cuore. Scoprivamoquanto contino davvero, i Pooh, nella nostra piccola vita di gente comune, e quanto il loro essere “I Pooh”, un’industria, un marchio, quello che volete, non cancelli la loro umanità né la possibilità di provare affetto per loro. Per chi è andato avanti, con idee e coraggio, e per chi quella sera è sceso dall’astronave, con fatica. Quel batterista goliardico e caciarone cui ora, scrivendo di questo videoclip, ci piace indirizzare una parola sola. Grazie.42
  • 197. 43
  • 198. RA RI T À 1985ANOTHER LIFE (Se nasco un’altra volta) (Facchinetti/Negrini-Zanini) 3’30”Clip di montaggio, mai pubblicato sinora - Regia di Stefano D’OrazioPur non avendo inciso più di tanto nella storia dei Pooh, “Se nascoun’altra volta” è uno dei pochi brani della band tradotti in inglese.Anzi, è stato l’ultimo: dopo che l’avventura di “Hurricane”, Lp basatosu pezzi anni Settanta, ebbe più successo da noi che oltrefrontiera.Affidato a Simona Zanini che lo tradusse in “Another life” (Un’altravita), uscì solo sul maxi-singolo allegato al box “Anthology”, da temporarissimo: ma i Pooh ne realizzarono anche un clip, qui testimoniatoper la prima volta. Clip in cui Stefano miscelò spezzoni di vecchi filmatiad alcune scene del video italiano, che fece da sigla al “Disco perl’Estate” Rai. Da notare che nella versione inglese “Se nasco un’altravolta” ha una costruzione lievemente diversa: senza l’introduzionecantata da Roby.44
  • 199. RA RI T À 1998HOMBRES SOLOS (Uomini soli) (Facchinetti/Negrini-Ortiz) 4’22”Clip mai pubblicato sinora - Girato a Cinecittà, Roma - Regia della versioneitaliana di Jo Asaro, 1990; adattamento del montaggio originale alla versionespagnola (rimasta inedita anche come audio) a cura di Stefano D’Orazio, 1998Nell’ambito di un lavoro finalizzato alla pubblicazione di un disco inspagnolo per l’America Latina, i Pooh tradussero pure “Uomini soli”.Poi il progetto non andò in porto, ma Stefano si era preparato apromuoverlo pure adattando il clip originale alla versione spagnoladel pezzo. Piccolissimi spostamenti che regalano una chicca ineditada ogni punto di vista, visto che quel brano poi restò nel cassetto.Va detto che già subito dopo l’uscita in Italia, l’album “Uomini soli” fuedito anche in Spagna e Sudamerica. Ed in una di quelle versioni siintitolava “Hombres solitarios”: ma non conteneva il pezzo di Sanremoin spagnolo. I referenti discografici dei Pooh nel mondo ispanico diallora, infatti, puntarono su “Giulia si sposa” (“Giulia se casa”) e “L’altradonna” (“La otra mujer”). Così che questa “Hombres solos” restal’unica traduzione in assoluto del capolavoro dei Pooh, traduzione fral’altro molto originale, in cui allo stile fotografico di Negrini si sostituisceun azzeccato stile descrittivo quasi da cinema. E, curiosità, Roby quicanta il secondo refrain come nel tempo ha sempre più cantato ilbrano dal vivo: andando oltre le note indicate sullo spartito. 45
  • 200. 46
  • 201. RA RI T À 1999DIMMI DI SÌ (Facchinetti/D’Orazio) 2’25”Clip promozionale live, mai pubblicato sinora, realizzato usando un edit audioridotto ed inedito del brano su immagini riprese nel corso del tour primaverile alchiuso di “Un posto felice”, 1999 - Regia di Stefano D’Orazio“Cazzuto e smitizzante”. Ecco, senza perderci in giri di parole crediamoche questa definizione data a “Dimmi di sì” da Red (che ebbe l’ideadi rendere tiratissima la musica originale, un lento) sia perfetta. Per unbrano goliardico e un poco volgarotto, fra i meno esaltanti nell’interaproduzione dei Pooh. Ma forse perché il successo, come la fortuna, avolte è bendato, “Dimmi di sì” divenne singolo di “Un posto felice” eriscosse successo persino al “Festivalbar”. È un pezzo molto in linea conl’ironia senza peli sulla lingua di D’Orazio, che ne “I nostri anni senzafiato” ne ricordò la comunque non facilissima scelta di inserirlo in undisco. “Ne discutemmo due o tre giorni, coi tecnici che dicevano cheera fortissimo. Alla fine, dopo aver tolto i passaggi più scabrosi, entrònell’album: e ad un certo punto iniziò a impazzare nelle radio”. Qui viproponiamo un clip del brano pensato per scopi promozionali, conuna sua sintesi audio inedita montata su immagini del live primaverile di“Un posto felice”. Qualche mese prima che di “Dimmi di sì” spuntasserofuori, per l’estate, pure le t-shirt… 47
  • 202. RA RI T À 2000STAI CON ME (clip alternativo, live per Telethon) (Canzian/D’Orazio) 4’26”Clip live mai pubblicato sinora realizzato per Telethon 2000 e rimasto “alternativo”a quello ufficiale usato per la promozione del brano - Girato a Miami, Usa nelNovembre 2000 (con la collaborazione di NBA Television) - Regia di StefanoD’Orazio48
  • 203. In America per il Telethon, i Pooh ne approfittarono per girare anchealcuni clip di “Cento di queste vite”. Ed a Miami, su un set live, ripreserosia “Non dimenticarti di me” che “Stai con me”: la prima destinataalla promozione del Cd e poi inclusa nel “Clip Book”, la secondafinalizzata a un’apparizione registrata della band nel Telethon italianoRai, e rimasta alla fine inedita. Però non è affatto male, questa “Staicon me” fotografata su palco con immagini pulitissime, che fa dacontraltare sfizioso al clip “ufficiale” del brano. Da notare come nelvideo - le immagini lo sottolineano bene - Dodi imbracci una Fender colsuo nome, che si era progettato e fatto costruire poco tempo prima.L’aveva usata per la prima volta nelle sessioni di “Un posto felice”,ed era destinata ad uscire anche sul mercato: in versione “signaturemodel” a tiratura limitata. Una faccenda capitata a pochissimi altrivirtuosi dello strumento, specie con una casa tanto prestigiosa. Anzi,per la precisione, Dodi è l’unico italiano in assoluto cui la Fenderabbia concesso un simile onore; ma anche l’australiana Maton gliha dedicato un “signature model”. E questo vorrà pur dire qualcosa,ben oltre i preconcetti di certa critica che troppo spesso identifica la“semplicità” dei Pooh con una “banalità” che del loro repertorio faparte poco: e specie certi arrangiamenti dello stesso Dodi sono lì atestimoniarlo. Anche meglio, paradossalmente, dei suoi ben noti assoli,fra l’altro a volte nati su chitarre diverse da quelle citate, le Gibsonsu tutte. Senza contare l’apporto di ricerca per il sound della bandfornito negli anni da Dodi: un apporto da lui giocato, tanto per citaretre esempi diversissimi fra loro, fra mandolini, steel guitar e slide. 49
  • 204. RA RI T À 1986GIORNI INFINITI (Facchinetti/Negrini) 3’07”Clip promozionale inedito di montaggio basato su edit audio altrettanto ineditodella canzone - Immagini riprese a Carimate (Como) - Regia di Stefano D’Orazio50
  • 205. Una delle tante sorprese del vastissimo archivio video dei Pooh. Suonavastrano che, reduce da ben tre Vhs, la band non avesse pensato neppureun clip, per il brano che dava il titolo al disco dei suoi 20 anni. Un brano fral’altro che ben sintetizza alcuni cardini dello stile-Pooh: ritmo e aperturamelodica, alternanza di solismi vocali e polifonie, un testo “normale”impregnato però di poesia e speranza… Invece un videoclip di “Giorniinfiniti” c’è, ed è questo. Una versione “short” del brano su cui si alternanoil dietro le quinte della lavorazione dell’Lp a Carimate, le prime feste del ventennale, riprese inedite di Roby che canta il pezzo e degli altri che lo suonano. Doveva essere un clip promozionale da usarsi per corroborare di immagini alcune apparizioni televisive dei Pooh, è rimasto nascosto. Fino ad oggi. 51
  • 206. 52
  • 207. 53
  • 208. 54
  • 209. BANDA NEL VENTO | ANTOLOGIA DI VIDEOCLIPProgetto ideato e curato da ANDREA PEDRINELLIProduzione e realizzazione ROBY FACCHINETTI - DODI BATTAGLIA - RED CANZIANDistribuito da ARTIST FIRSTArtwork FLORA SALA_STUDIO ANASTASIAEditing video e montaggio Rocco Bernini e Michele Macrì per Nexus NetworkMastering audio Attilio CasatiAuthoring Dvd Marco Uberti per On Air, MilanoSi ringrazia Claudio Asquini - Renato Cantele - il mitico Dumbo - Andrea Fortis - CarolinaMari - Mila Ortiz - Teresa Sartori - Mauro SassiLe fotografie contenute nella presente opera sono di proprietà della band.Oggetti e memorabilia qui fotografati provengono dall’archivio personale dell’autore.I materiali di pagina 3 sono di proprietà dello storico-collezionista Maurizio Pilenga, autoredella prima mostra ufficiale sulla storia dei Pooh, che ringraziamo per la collaborazione.I materiali video contenuti nel Dvd sono di proprietà Tamata. Per gli edit audio del Dvd sonostati utilizzati i seguenti brani: Amore e dintorni (1986, Canzian/Negrini), Danza a distanza(1996, Battaglia/Negrini). La musica del menu del Dvd è lo strumentale “Fantastic fly” (1978,Facchinetti).Avvertenza: I videoclip “Canterò per te” - “Chi fermerà la musica” - “Banda nel vento” noncorrispondevano in alcune loro parti agli standard qualitativi audio e video in uso oggi.Sono stati lavorati e restaurati con le migliori tecnologie a disposizione al fine di pubblicarlianche a prescindere da qualche difetto residuo: per completezza dell’opera e sicuri diassecondare così il desiderio degli appassionati.Per lo stesso motivo abbiamo ritenuto di pubblicare i filmati inediti “Brava la vita” e “Giorniinfiniti”, anche se purtroppo essi sono presenti in archivio in copia unica recante talunipiccoli difetti video e (nel secondo caso) colori originali non migliorabili.che hanno combattuto per tracciarne il solco. Grazie perciò a tutti i tecnici, musicisti,arrangiatori, produttori, manager e amici che ci hanno accompagnato nel tempo,e soprattutto grazie alle due persone da tanti anni a noi più vicine, importantissime nelcoordinamento del nostro lavoro: Antonella Spotti e Simona Zangrandi.Grazie a Marco Nuzzi che ha lasciato tante tracce del lavoro svolto per noi. 55
  • 210. 56