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PROTESI PIP
 

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    PROTESI PIP PROTESI PIP Presentation Transcript

    • Teorie e tecniche dei nuovi media A.S. 2011/2012 Adami Selene ( 752929 ) Negri Valeria ( 752660 ) PROTESI PIP La taglia in più industriale
    • LA NOTIZIA A partire dalla metà del dicembre 2011, è scoppiato lo scandalo delle protesi mammarie prodotte dall’azienda Poly Implant Prothese (PIP). Queste ultime “sono state incriminate” in quanto prodotte con materiali industriali e non con materiale medico, adatto alla chirurgia estetica. Tali additivi, come baysilone, silopren e rhodorsil, sono utilizzati da industrie petrolchimiche e non sono mai state testate sull’uomo. Sembrerebbe, inoltre, che le protesi in questione espongano a rischi per la vita e la salute a causa di usura precoce o dell’insorgere di forme tumorali. L’allarme, lanciato in Francia dal quotidiano “Liberation”, si è diffuso rapidamente in tutto il mondo. Sono, infatti, a rischio 300 mila donne appartenenti a 65 paesi diversi. Circa 4500 di questi casi sono stati riscontrati in Italia. Il principale indagato per questa frode è Jean-Claude Mas, ricercato dall’Interpol.
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    • INTERESSE NEL TEMPO Il grafo evidenzia un parziale aumento di interesse della parola ‘PIP’ già verso la fine del Novembre 2011. I picchi più rilevanti si registrano, invece, il primo Gennaio 2012, nel quale l’interesse crolla vertiginosamente, e nelle settimane successive quando, invece, si raggiunge l’apice delle ricerche nel Web.
    • INTERESSE REGIONALE Il grafico mostra che la quantità maggiore di ricerche nel Web del termine ‘PIP’ è stata effettuata nel Venezuela. Infatti, dai dati statistici, è emersa l’elevata percentuale di impianti di protesi mammarie effettuati in questa zona del mondo. La Francia, patria dello scandalo, raggiunge solo il 37,5 per cento di interesse. In Italia si riscontra un’irrisoria percentuale.
    • TERMINI DI RICERCA Questi sono, invece, i termini legati allo scandalo delle protesi cancerogene più “cliccate” tra il novembre 2011 e le prime settimane del febbraio 2012.
    • QUOTIDIANI Come trattano la notizia i quotidiani
    • Corriere della Sera Dubbi in Italia sulle protesi al seno francesi Il ministero della Salute esprime riserve sul silicone Pip. Cinquemila donne a rischio MILANO -  Quelle protesi potrebbero essere dannose per la salute . La comunicazione è arrivata dal ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha convocato d'urgenza il Consiglio superiore di sanità per discutere della pericolosità delle protesi mammarie Pip (Poly implant prothese), prodotte da un'aziende francese e utilizzate anche in Italia. STOP AGLI INTERVENTI -  La decisione è stata presa sulla scia dell'iniziativa presa dalle autorità sanitarie francesi che, secondo il quotidiano  Liberation,  avrebbero dato disposizione di rimuovere gli inserti in silicone entro il prossimo anno. Oltralpe la faccenda riguarda 30 mila donne che rischierebbero di sviluppare tumori e patologie simili, proprio come avvenuto nei due casi mortali che hanno fatto scattare l'allarme. In Italia, in attesa di conoscere le valutazioni del Consiglio superiore di sanità richieste con carattere di urgenza, il ministero ha invitato gli operatori sanitari a non utilizzare i dispositivi in oggetto. Secondo le stime, le protesi Pip impiantate nel nostro Paese potrebbero essere tra la 4 mila e le 5 mila , all'incirca il 10-15 per cento di quelle prodotte e utilizzate in Francia. Nella circolare del ministero è stato consigliata la sospensione degli impianti e la segnalazione di eventuali incidenti. Contemporaneamente è stato chiesto al Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute di verificare la presenza sul territorio nazionale del prodotto e di operare affinché non potesse essere più distribuito
    • Repubblica Protesi al seno a rischio tumore allarme per quattromila italiane PROTESI al seno pericolose per 4.300 donne italiane. Sono state prodotte dall' azienda francese Pip, accusata di averle realizzate con silicone non adatto all' uso sanitario. In alcuni casi avrebbero provocato addirittura il cancro . In Francia il ministero della Sanità ha richiamato le 30mila pazienti su cui sono state impiantate in questi anni. Il progetto è di toglierle tutte nel 2012. La decisione è stata presa dopo la scoperta di otto casi di tumore . L' allarme è stato girato a tutti i paesi dove la Pip ha commercializzato i suoi prodotti fino al 30 marzo del 2010, quando l' attività fu bloccata e tutte le protesi ritirate dal mercato per problemi che non si immaginavano così gravi ma comunque importanti: scoppiavano il doppio delle volte rispetto a quelle prodotte da altre aziende, tanto che duemila donne hanno presentato denuncia. L' allarme francese arrivato in Italia e ieri il ministro alla sanità Renato Balduzzi ha convocato urgentemente il Consiglio superiore di sanità (Css) per avere un parere sul da farsi. Non è escluso che sia drastica come quella francese. In realtà il Css ha iniziato ad occuparsi del caso Pip già nel giugno del 2010, alcuni mesi dopo il ritiro dal mercato. Venne fatta una circolare per gli operatori e furono disposte analisi sul materiale usato nelle protesi per capire se fosse tossico. Tra l' altro si è scoperto che nei cinque anni precedenti erano stati segnalati circa 30 incidenti, come rotture, che avevano coinvolto le protesi Pip. Il Css però non ha prodotto un parere. Pare che nelle riunioni si fronteggiassero due linee, quella di chi pensava a una soluzione simile a quella poi presa dai francesi, e una più attendista. Ci si chiese anche chi avrebbe pagato gli interventi, visto che le protesi vengono messe quasi esclusivamente presso strutture private, a spese delle pazienti. Balduzzi adesso ha chiesto spiegazioni e, scoprendo che il tema non aveva trovato una definizione, ha «convocato d' urgenza il Consiglio superiore di sanità». In Italia non esiste, come invece in Francia, un registro delle protesi utilizzate per il seno dai chirurghi plastici per motivi estetici oppure sanitari (questa seconda categoria rappresenta il 20% del totale). Questo rende difficile risalire al numero delle donne che tra il 2001, anno a cui risalgono i primi problemi, e il marzo del 2010 hanno avuto l' impianto delle Pip. Ci si basa sui dati dei fornitori per dire che le persone interessate sono 4.300.
    • Corriere e Repubblica a confronto
      • Analizzando gli articoli dei due differenti giornali, possiamo evidenziare alcune differenze, apparentemente irrilevanti, nella trattazione del medesimo argomento.
      • Nel Corriere si evidenzia la possibile pericolosità delle protesi cancerogene senza entrare nel dettaglio dei rischi. La Repubblica, invece, utilizza termini più diretti e che colpiscono immediatamente l’attenzione e l’animo del lettore.
      • La prima testata, inoltre, non menziona i casi di tumore già verificatesi in donne, a cui sono state impiantate le protesi PIP, ma sottolinea solo l’eventuale possibilità dell’insorgere di cancro e patologie simili. La Repubblica cita, invece, in modo esplicito, otto casi di tumore già verificatesi in Francia.
      • E’ possibile notare anche una differenza nei dati numerici: nel Corriere vengono forniti dati approssimativi riguardanti il numero di donne italiane coinvolte in questo scandalo (4-5mila); mentre nel secondo quotidiano viene presentato un numero preciso (4’300).
    • Può essere fatto un ulteriore confronto tra i due quotidiani. Il Corriere presenta una delle notizie riguardanti tale scandalo in prima pagina fornendone, inoltre, ai lettori una breve anticipazione. Per quanto riguarda la Repubblica, invece, l’articolo in questione non è nemmeno citato; non è presente alcun accenno al caso “Protesi PIP”. La notizia non sembra avere l’importanza necessaria ad ottenere un posto in prima pagina.
    • QUOTIDIANI FRANCESI Le Figaro «  Prothèses PIP : les couacs des contrôles » La Vie « Prothèses mammaires : quand la médecine devient un commerce » La testata francese Le Figaro punta l’attenzione sui responsabili della truffa. Negli articoli, si cerca di capire cosa ha permesso l’utilizzo delle protesi dannose nonostante i controlli annuali. Possiamo notare la differenza con i quotidiani italiani, che non si sono posti questo interrogativo ma hanno posto l’accento sulle reazioni delle vittime e sui provvedimenti che saranno presi a tutela di quest’ultime. Importante da sottolineare che i quotidiani francesi mostrano l’intenzione del governo di migliorare la qualità e la tipologia dei controlli per prevenire problemi simile nel futuro. In Francia vi è quindi un atteggiamento propositivo, volto al futuro e non ancorato alla disgrazia già accaduta. Inoltre, leggendo i quotidiani delle due diverse nazioni, emerge che il governo francese ha stabilito la gratuità dell’espianto delle protesi cancerogene a tutte le 30mila donne francesi coinvolte. In Italia, invece, l’operazione sarà a carico dello Stato solo per coloro che hanno subito una mastectomia in precedenza alla mastoplastica.
    •  
    • TG ONLINE La notizia trattata dai Tg Online
    • TgCom Scandalo protesi al seno, l'Interpol dà la caccia al fondatore dell'azienda francese Jean Claude Mas, 72 anni, è ricercato per attentato alla "vita e alla salute" in merito alle protesi di silicone Pip a rischio rottura L'Interpol ha chiesto l'arresto di Jean Claude Mas , il fondatore della società Pip responsabile delle protesi in silicone al seno considerate a rischio. L'avviso di ricerca internazionale contro l'uomo è comparso anche sul sito dell'agenzia. La decisione arriva a poche ore dal comunicato con il quale il governo francese consigliava alle donne l'espianto "cautelativo" della protesi. Mas, che ha 72 anni, viene ricercato in Costa Rica per reati legati alla "vita e alla salute": la sua azienda produceva le protesi mammarie Poly Implant Prothese che adesso, secondo il governo di Parigi, dovrebbero essere espiantate da tutte le donne su cui sono state inserite perché rischiano di rompersi e far circolare nell'organismo il silicone industriale di cui sono fatte. Brasile: "A rischio almeno 25mila donne" Sono almeno 25mila le donne brasiliane che hanno utilizzato le protesi francesi Pip, prima che, nell'aprile del 2010, venissero proibite nel Paese quando sono apparsi i primi problemi. Lo ha reso noto una fonte dell'Anvisa (Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria), precisando che, per ora, l'organismo non ha ricevuto alcuna notifica da parte delle pazienti. Secondo la Società brasiliana di chirurgia plastica (Sbcp), come informa Uol. Online, nel Paese si realizzano almeno 100mila impianti mammari al silicone ogni anno. In Italia il ministero invita i medici a comunicare l'uso delle Pip Le strutture e i professionisti che hanno impiantato protesi Pip devono notificare all'autorità sanitaria regionale i dati relativi agli interventi. E' quanto prevede l'ordinanza emanata dal ministro della Salute Renato Balduzzi, al termine della riunione del gruppo di lavoro sull'argomento. "Non ci sono le premesse per creare allarmismi sulle protesi mammarie - si legge in una nota del ministero -. Il ministero della Salute ribadisce quanto già affermato dal Consiglio superiore di sanità, cioè che non esistono prove di un legame tra le protesi Pip (Poly Implant Prothese) e l'insorgere di tumore, ma esiste solo una maggiore probabilità di rottura delle protesi. Il ministro Balduzzi ha deciso di emanare un'ordinanza che faccia obbligo a strutture e professionisti che abbiano impiantato protesi Pip di notificare all'autorità sanitaria regionale i dati relativi agli interventi nei quali sono state impiantate protesi Pip. In Italia dal 2001 al 2010 sono stati effettuati, come risulta dalla banca dati del ministero, 121.699 interventi di mammoplastica di ingrandimento e di ricostruzione totale della mammella ".
    • Rai.it PROTESI DIFETTOSE,L'INTERPOL VUOLE ARRESTARE IL FONDATORE DELL'AZIENDA FABBRICANTE Esplode lo scandalo in Francia: il ministero della Salute raccomanda la rimozione per tutte le donne che si sono sottoposte a interventi al seno. il rischio è la rottura del silicone impiantato. PARIGI - L'Interpol vuole arrestare Jean-Claude Mas , il fondatore dell'azienda che produceva gli impianti Pip, da giorni al centro di un clamoroso scandalo in Francia. Mas, che ha 72 anni, e la cui fotografia compare nel sito Internet dell'Interpol, viene ricercato in Costa Rica per reati legati alla "vita e alla salute": la sua azienda produceva le protesi mammarie Poly Implant Prothese che adesso, secondo il governo di Parigi, dovrebbero essere espiantate da tutte le donne su cui sono state inserite perché rischiano di rompersi e far circolare nell'organismo il silicone industriale di cui sono fatte. L'ALLARME. Anche Xavier Bertrand, ministro del Lavoro e della Salute francese, e Nora Berra, segretario di Stato per la Sanità, hanno aggiornato le raccomandazioni relative alle protesi al seno Pip consigliando come misura preventiva di espiantarle anche in assenza di evidenza clinica di deterioramento dell'impianto. In un comunicato ufficiale del ministero, si legge che la decisione dovrà essere presa insieme al proprio medico e che, anche se a oggi non ci sono evidenze di aumentato rischio di cancro nelle donne con protesi Pip rispetto ad altre protesi, i pericoli connessi riguardano rotture che possono portare a reazioni infiammatorie, rendendo difficile l'espianto. Si stima che in Francia siano circa trentamila le donne che hanno ricevuto un impianto di protesi Pip, mentre in Italia questo numero si aggira attorno alle quattromila pazienti.     ITALIA.  In Italia è stato istituito un gruppo di lavoro permanente dal ministro della Salute Renato Balduzzi. Lo rende noto il ministero, precisando che il ministro conferma che "non c'è alcun rischio di cancerogenicità“. Il gruppo di lavoro, prosegue la nota, è stato istituito "in relazione alla raccomandazione di questa mattina del governo francese riguardo alle protesi mammarie Pip".
    • TgCom e Rai.it a confronto
      • Anche in questi articoli è possibile scorgere differenze nel metodo con il quale due diversi Tg Online hanno esposto una medesima notizia.
      • E’ possibile, innanzitutto, notare una differenza nell’utilizzo dei termini in quanto, mentre nell’articolo di Rai.it viene espresso il “desiderio” dell’Interpol di arrestare il principale responsabile di questa grave vicenda ( “L'Interpol vuole arrestare Jean-Claude Mas” ), in quello del TgCom è fornita un’indicazione in più: “L'Interpol ha chiesto l'arresto di Jean Claude Mas”. È evidente come la seconda espressione, molto più precisa e diretta, possa avere maggior impatto sui lettori;
      • E’ inoltre evidente che, a differenza di Rai.it che si limita a smentire il carattere cancerogeno delle protesi PIP , TgCom sottolinea che, i possibili rischi di questa tipologia di impianti, sono da rimandare ad una maggiore possibilità di rottura degli stessi;
      • Infine possiamo notare che TgCom fornisce al lettore, diversamente da ciò che fa Rai.it, notizie riguardanti 25mila donne brasiliane che hanno subito una mastoplastica con le protesi incriminate: per ora non sembrano essersi verificati casi di cancro o di patologie simili che siano riconducibili a queste ultime.
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    • BLOGOSFERA
    • I blog rappresentano la nuova generazione di media. La loro peculiarità è quella di permettere a tutti di esprimere liberamente la propria opinione in rete. Anche riguardo allo scandalo delle protesi PIP, il web è stato terreno di numerosi dibattiti. Vi sono blog a carattere informativo, dove la notizia è la cosa più importante; essa è raccontata in modo chiaro e preciso, senza mezzi termini. Altri blog, invece, riducono i dati oggettivi al minimo per dare ampio spazio al commento personale, spesso ironico e satirico. I blog
    • L’angolo dell’amicizia PARIGI - L'allarme lanciato dal quotidiano francese Liberation è di quelli seri, soprattutto se si considerano i numeri: sono, infatti, almeno 30mila le donne francesi che dovranno ricorrere nuovamente al chirurgo per rimuovere le protesi al silicone ritenute pericolose per la salute in quanto cancerogene. ALLARME - Le autorità francesi chiederanno a tutte le donne a cui sono state impiantate le protesi della marca PIP di farsele rimuovere. La ragione? Sono state realizzate con materiali non conformi e scadenti, per cui potrebbero rompersi causando infiammazioni e tumori. I casi di cancro, in donne che avevano le protesi, sono già 8 e questo ha scatenato una sorta di panico in tutte le altre. Il problema delle protesi della PIP non riguarda ovviamente solo la Francia: si stima che anche circa 5000 donne italiane abbiano queste protesi al seno, per cui dovranno ricorrere anche loro ad un chirurgo per togliere ed eventualmente farne impiantare delle altre più sicure. Enzo Dimasi
    • E’ stata una delle prime notizie a essere divulgata, il 20 dicembre 2011. I dati sono solo parziali; infatti, viene menzionata come area d’interesse solo la Francia e l’Italia. Sono però già citati gli otto casi di cancro fra le donne che si erano sottoposte all’intervento con questo tipo di protesi. Il commento è totalmente assente, se non quando si definisce questo allarme molto grave. La foto in primo piano ha sicuramente uno scopo attrattivo dell’attenzione del lettore. Anche nei blog si cercano espedienti per far sì che i navigatori su Web si soffermino a leggere.
    • Kataweb KATAWEB. VENERDÌ, 23 DICEMBRE 2011 Francia, protesi mammarie pericolose. Trentamila donne da rioperare E dopo la “mucca pazza”, “l’aviaria”, “la suina” ecco che arriva la “mammelllllla in plastica assassina!”. Sembrerebbe la trama di un film di Cesar Romero, genio indiscusso del capolavoro “L’alba dei morti viventi”o dei tanti film del compianto genio demenziale di Mel Broks eppure la “le zizze assassine al siliicone” scorrazzano indisturbate per le vie di mezzo mondo, volando negli aerei, attraversando ceck in, incuranti degli allarmi antiterrorismo,  ballonzolando prosperose  davanti agli occhi del poliziotto di turno, che con le bave alla bocca, sbavando come un San Bernardo, fissa intruppato le “poppe esplosive” della ricca nobildonna, raccolta da un vecchio sporcaccione, tolta dalla strada, e divenuta matrigna cattiva per via della nuova prosperità acquisita, procace istruttrice per i figli minorenni di primo letto dell’amato e cornuto  consorte. C’è poco da scherzare, ma i galletti, i cugini d’oltralpe, hanno fatto proprio un bel tiro mancino a mezzo mondo, con questa storiaccia delle protesi mammarie difettose, prodotte con un silicone inadatto all’innesto sul corpo umano e ora, come un’auto difettosa, vengono richiamate per un tagliando di controllo e l’eventuale “amputazione”, anche in Italia, a spese, sembrerebbe del Servizio Sanitario Nazionale. Innanzi a questa “bischerata” va fatto un distinguo non da poco: le uniche vere vittime sono le donne che a seguito di una mastectomia, hanno scelto la mastoplastica, perché lo svuotamento del seno per via chirurgica ha comportato, oltre al trauma dovuto alla patologia che l’ha causato, anche un trauma psicologico per la femminilità perduta, e andava recuperata, per questo il Servizio Sanitario Nazionale sta cercando di correre ai ripari, con l’asportazione delle protesi difettose, a carico dello Stato. Per tutte le altre, no...
    • … A tutte le donne che invece avevano i seni cadenti e arrivavano fino alle ginocchia, le “poppe a pera” come diceva Massimo Boldi in S.PQ.R,  o piatte come assi da stiro, o come cammelle senza gobbe, che non sapevano accettare la propria condizione, indice di scarsa stima e di persone che ragionano secondo il pensiero e l’opinione altrui, non con la propria testa. si auspica che l’intervento di rimozione, che si sono fatte per scopi estetici sia a totale carico dei singoli soggetti, visto che si presume che prima dell’intervento siano state prospettate diverse tipologie di protesi, dalla più economica a quella più costosa, e in una società dove quando l’apparire è più importante dell’essere, e si va al risparmio, per fare bella figura, è giusto che le taccagne si ripaghino di tasca propria l’intervento di rimozione e/o di sostituzione. Vengono, ripensando a questa storia di falsa illusione estetica e di bellezza plastificata , in mente le prime donne che si sottoponevano al rigonfiamento spropositato delle mammellllle: le donne di strada, le puttattanone, che battevano mostrando la mercanzia, mentre adesso, con questa diffusione capillare di tette rifatte e posticce, non si sa se si ha innanzi una donna vera o un tarocco, perché in molte si sono fatte attrarre dai canoni estetici dello Showbiz, dove anche le più morte di fame volevano le zizze all’ultimo grido, per far bella figura con amici, mariti e amanti, e per far invidia a quelle accattone delle amiche dalle tette cadenti, o cammelle senza gobbe! Evviva la società dell’apparire anziché quella dell’essere! Marco Bazzato
    • Questo è un esempio di un blog d’intrattenimento, che punta non tanto sulla trasmissione di notizie ma sull’ironia e la satira del blogger. Il titolo sembra essere stato messo per caso, perché non rispecchia per niente l’articolo che lo segue. L’autore del post enfatizza sul carattere ironico della faccenda, pur rendendosi conto che si sta parlando di un vero e proprio allarme. Con tono scherzoso, lo scandalo viene chiamato : ‘la mammella in plastica assassina’ e altri termini che colpiscono. In particolare il blogger se la prende con quelle donne che si sono sottoposte all’intervento per pura vanità, additando come vittime solo quelle donne che erano state costrette all’intervento, a causa di una mastectomia precedente. L’articolo cos’ diventa non più meramente informativo o ironico, ma prende le sembianze di una denuncia verso la società dell’apparire, che dimentica che l’importante è l’essere.
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    • BLOG DAL MONDO Inquisitr Arrest Warrant Issued For CEO Who Sold Faulty Breast Implants Yesterday I reported that the breast implants company Poly Implant Protheses has come under fire for using industrial grade silicone in potentially dangerous breast implants and now Interpol has issued an arrest warrant for company CEO Jean-Claude Mas. Officials in Costa Rica are attempting to track down the company’s mastermind who was last seen in a Latin American nation. Mas is wanted for crimes involving the “life and health” of more than 300,000 people who received PIP breast implants. News of the international warrant comes after officials in France offered to pay for the removal of 30,000 breast implants for fear that leaks and ruptures could cause severe reactions, in some cases leading to death. In France alone 1,000 ruptures and leaks have been reported. In a moment of re-assurance the French health ministry said women should not be unduly worried since no risk of cancer or other affects have been reported. The silicone used in the breast implants is the same non-medical grade material used in the product of mattresses, computer chips and various other industrial grade products. Officials throughout Europe and South America have called for the removal of the breast implants. Poly Implant Protheses does not offer their silicone based implants in North America and most other countries. Do you think criminal charges should be pressed against Poly Implant Protheses and CEO Jean-Claude Mas?
    • La notizia è chiara e precisa. I commenti sono totalmente assenti. I dati numerici sono riportati in maniera dettagliata. Il colpevole della truffa, l’amministratore delegato dell’azienda, Jean-Claude Mas è esplicitamente citato e accusato. È’ possibile notare una sottile venatura ironica quando si riporta che il ministero della salute francese ha detto alle donne interessate di non preoccuparsi per il rischio di cancro o altre dannose conseguenze. Il blogger vuole forse intendere che il governo francese vuole mascherare la grave entità di questo scandalo? Altro punto interessante è la conclusione del post: una domanda rivolta a tutti i lettori. La natura stessa del blog è proprio quella di richiedere un intervento attivo da parte di tutti i navigatori che sono dietro allo schermo. Raramente articoli di giornale si concludono con una domanda; questo perché il giornale non permette una risposta immediata. Il blog, invece, diventa un terreno di discussione, alla quale tutti indiscriminatamente possono partecipare.
    • PROTESI PIP
    • SOCIAL NETWORK
    • In seguito alla notizia delle protesi non a norma, le donne si sono organizzate in vari modi. Uno di questi è stato proprio rivolgersi ai social network, uno dei principali canali di comunicazione ai nostri giorni. Su Facebook, infatti, è comparso in tempi piuttosto brevi un gruppo a cui si sono unite molte donne, di tutte le età, che appunto sono state vittime delle PIP. Spaventate, come si può ragionevolmente immaginare, cercano un aiuto, una collaborazione con le compagne di sventura della ‘taglia in più industriale’. La nascita del gruppo sul social network probabilmente più famoso e usato al momento si deve a un centinaio di donne venezuelane, le ‘vittime’ più colpite. Proprio queste ultime infatti hanno annunciato proprio sul gruppo tramite il loro legale l’intenzione di rivalersi legalmente contro la ditta francese Poly Implant Prothese (Pip) e i suoi distributori in Venezuela, per ottenere il rimborso delle loro protesi mammarie. "Presenteremo una richiesta che chiede la tutela del diritto alla salute e alla vita", ha dichiarato il dottor Gilberto Andrea, rappresentante di alcune donne iscritte al gruppo, cercando di rassicurare almeno in parte le donne appartenenti a quest’ultimo. In questa richiesta, che dovrebbe essere depositata a metà gennaio contro PIP ed i suoi distributori in Venezuela, queste donne "chiederanno che un tribunale esiga il ritiro degli impianti e che ne garantisca la sostituzione", con le relative spese a carico dell'azienda francese.
    • Dalla nascita al raggiungimento degli obiettivi Nato il 3 gennaio, in un primo momento raccoglieva ‘amiche desiderose di scambiarsi opinioni e di esprimere liberamente le proprie paure, cresciute con il dilagare dello scandalo protesi per il seno difettose’. Ma il ‘Gruppo portatrici protesi marchio Pip’ promette di offrire uno spazio di confronto e sfogo per le molte donne in preda ai dubbi e alle prese con la domanda: Che fare se si è fra le circa 4mila pazienti portatrici delle protesi Pip finite nell’occhio del ciclone?  
    • C’è poi il gruppo internazionale ‘World Pip Prosthesis Affected’, che raccoglie tutte le pazienti che nel mondo hanno subito un danno da questi dispositivi. È aperto dal luglio 2010, anno in cui iniziavano a circolare le prime informazioni e i richiami relativi ai danni da protesi Pip. Qui il tono è quello dettato dalla rabbia e dalla voglia di fare giustizia: molte delle componenti del gruppo sono di origine naturalmente Francese, ma anche Spagnola, Venezuelana e italiana.
    •  
    • L’ASPETTO CRITICO VS
    • Analizzando questa notizia abbiamo potuto notare come ci siano rilevanti differenze anche tra blog e quotidiani ( e con questi ultimi tutti i media tradizionali ) nel metodo di esposizione dele notizie ai propri lettori. ALCUNE IMPORTANTI DIFFERENZE
      • Quotidiani
      • I quotidiani, e più in generale i media tradizionali, si limitano a fornire notizie senza sbilanciarsi più di tanto;
      • Blog
      • I blog danno poca rilevanza alla notizia ma, possedendo maggiori libertà ed avendo la garanzia dell’anonimato, hanno la possibilità di dare vita a discussioni e quindi da esporre opinioni contrastanti;
      • I quotidiani utilizzano linguaggi e mezzi molto sottili. Questi possono avere riscontri negativi sui lettori in quanto è messo in atto un processo di influenza sugli stessi difficile da identificare e da cui è difficile difendersi;
      • I quotidiani affrontano e riportano le notizie in modo distaccato e freddo. Ciò ha il preciso scopo di mitigare gli animi e di evitare il sorgere di forti reazioni da parte dei lettori.
      • I blog puntano ad esprimere giudizi forti e personali;
      • I blog puntano su un forte impatto emotivo di parole e immagini per riuscire a scatenare nei lettori emozioni molto forti.
    • A testimonianza delle differenze che abbiamo riscontrato, due spezzoni tratti rispettivamente da un giornale e da un blog. “ Sembrerebbe la trama di un film di Cesar Romero, genio indiscusso del capolavoro “L’alba dei morti viventi”o dei tanti film del compianto genio demenziale di Mel Broks eppure la “le zizze assassine al siliicone” scorrazzano indisturbate per le vie di mezzo mondo, volando negli aerei, attraversando ceck in, incuranti degli allarmi antiterrorismo,  ballonzolando prosperose  davanti agli occhi del poliziotto di turno, che con le bave alla bocca, sbavando come un San Bernardo, fissa intruppato le “poppe esplosive” della ricca nobildonna, raccolta da un vecchio sporcaccione, tolta dalla strada, e divenuta matrigna cattiva per via della nuova prosperità acquisita, procace istruttrice per i figli minorenni di primo letto dell’amato e cornuto  consorte. “ Tratto da “Kataweb” “ In Italia, in attesa di conoscere le valutazioni del Consiglio superiore di sanità richieste con carattere di urgenza, il ministero ha invitato gli operatori sanitari a non utilizzare i dispositivi in oggetto. Secondo le stime, le protesi Pip impiantate nel nostro Paese potrebbero essere tra la 4 mila e le 5 mila, all'incirca il 10-15 per cento di quelle prodotte e utilizzate in Francia. Nella circolare del ministero è stato consigliata la sospensione degli impianti e la segnalazione di eventuali incidenti. Contemporaneamente è stato chiesto al Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute di verificare la presenza sul territorio nazionale del prodotto e di operare affinché non potesse essere più distribuito.” Tratto da “Corriere della Sera”
    • SITOGRAFIA Quotidiani
      • Rai.it
      • Tgcom.mediaset.it
      • Corriere della sera.it
      • La Repubblica.it
      • La Vie.fr
      • Le Figaro.fr
      • Google Immagini
    • SITOGRAFIA Blog
      • Angolodellamicizia.forumfree.it
      • Inquisitr.com
      • Kataweb.it
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