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Sono già diversi anni che scrivo che il Giappone è un moscone nella ricerca di un parabrezza. E a gennaio ho scritto che il 2013 sarà l'anno del parabrezza. La recente volatilità dei mercati ...

Sono già diversi anni che scrivo che il Giappone è un moscone nella ricerca di un parabrezza. E a gennaio ho scritto che il 2013 sarà l'anno del parabrezza. La recente volatilità dei mercati giapponesi ci lascia completamente esterrefatti, ma questo è effettivamente ciò che ci si dovrebbe aspettare da un paese che è sull'orlo del disastro, sia economico che fiscale. Non voglio sembrare banale in quanto da un punto di vista globale il Giappone non è la Grecia: il Giappone è la terza economia del mondo. Le sue maggiori banche sono alla pari di quelle degli Stati Uniti. E' una potenza mondiale sia nel commercio che nelle transazioni finanziarie. La sua moneta ha lo status di “riserva”. Ha due delle sei più grandi multinazionali al mondo e 71 tra le 500 più importanti imprese, viene superato solo dagli Stati Uniti ed significativamente molto davanti alla Cina che ne ha solo 46. Anche se si prende la restante parte delle grandi aziende asiatiche e le si somma con quelle Cinesi, il totale supera a malapena quelle del Giappone (CNN). In breve, quando il Giappone si imbarca in una strategia fiscale e monetaria molto rischiosa, questa può generare un grave impatto sul resto del mondo. E l’impatto può essere anche doppiamente significativo perché la crescita globale viene in questo momento guidata dall’Asia.

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    • SCENARI FINANZIARIJOHN MAULDINSTHOUGHTS FROM THE FRONTLINENewsletter settimanale - Versione Italiana a cura di Horo CapitalLa madre che ha dipinto qualsiasi spazio fosse disponibiledi John Mauldin | 25 maggio 2013 - Anno 4 - Numero 17In questo numero:La madre che ha dipinto qualsiasi spazio fosse disponibileAccidenti che siluri, avanti tutta!Sei cose impossibiliUmiltà ingiustificataNon si può tornare indietroBrussels, Washington DC, NYC, Monaco e a casa?Alice ridendo disse: «È inutile tentare, non si può credere a delle cose impossibili"."Oserei dire che non sei molta pratica", disse la Regina. "Quando io ero più giovane, hosempre fatto quella cosa dedicando circa mezzora al giorno. Perché, a volte ho credutonel saper fare fino a sei cose impossibili prima di colazione”.- Alice nel paese delle meraviglie, Lewis CarrollSono già diversi anni che scrivo che il Giappone è un moscone nella ricerca di unparabrezza. E a gennaio ho scritto che il 2013 sarà lanno del parabrezza. La recentevolatilità dei mercati giapponesi ci lascia completamente esterrefatti, ma questo èeffettivamente ciò che ci si dovrebbe aspettare da un paese che è sullorlo del disastro, siaeconomico che fiscale. Non voglio sembrare banale in quanto da un punto di vista globaleil Giappone non è la Grecia: il Giappone è la terza economia del mondo. Le sue maggioribanche sono alla pari di quelle degli Stati Uniti. E una potenza mondiale sia nelcommercio che nelle transazioni finanziarie. La sua moneta ha lo status di “riserva”. Hadue delle sei più grandi multinazionali al mondo e 71 tra le 500 più importanti imprese,viene superato solo dagli Stati Uniti ed significativamente molto davanti alla Cina che neha solo 46. Anche se si prende la restante parte delle grandi aziende asiatiche e le sisomma con quelle Cinesi, il totale supera a malapena quelle del Giappone (CNN). Inbreve, quando il Giappone si imbarca in una strategia fiscale e monetaria molto rischiosa,questa può generare un grave impatto sul resto del mondo. E l’impatto può essere anchedoppiamente significativo perché la crescita globale viene in questo momento guidatadall’Asia.Il Giappone ha sparato il primo vero colpo, in quello che gli storici futuri definiranno comela più significativa guerra valutaria a livello globale che ci sarà stata dopo il 1930 ed ancheil primo in un mondo dominato da esclusivamente da delle monete il cui valore vienedefinito dai paesi che le emettono.Con il rischio di tralasciare molti dettagli, ho intenzione di cercare di riassumere i problemidel Giappone in una singola lettera. In primo luogo, una sintesi della sintesi: il Giappone siè dipinto come una madre che si trova ovunque. Non ci sarà nessuna uscita semplice ofacile. I giapponesi si troveranno ad affrontare una forte sofferenza economica mentrecercheranno di trovare una via duscita ai loro problemi, e purtroppo il dolore non saràconfinato al solo Giappone. Questo sarà il vero banco di prova delle teorie neo-keynesismo spinte all’estremo. Il Giappone sta per stampare e monetizzare ed infine
    • spendere più di quanto un qualsiasi osservatore possa attualmente immaginare. Vi piacequello che suggerisce Paul Krugman? Pensate che abbia un senso? Voi (ed anche noitutti!) stiamo per essere partecipi di un reale esperimento e di come questo nonfunzionerà.(Nota: Nel momento in cui si stampa la lettera, questa sarà più lunga del solito in quanto cisono un sacco di grafici.)La madre che ha dipinto qualsiasi spazio fosse disponibileSenza seguire un ordine in particolare, diamo unocchiata ad alcuni aspetti dell’arduocompito che deve affrontare il Primo Ministro Abe e il Giappone come paese in modoparticolare.Dopo il crollo nel 1989 di quella che potrebbe essere ancora considerata la più grandebolla economica della storia,, il Giappone è ancora impantanato in un mancato recuperoche dura da più di 24 anni. Nel 2011 il PIL nominale si trovava quasi esattamente dove sitrovava circa 20 anni prima, ossia nel 1991 (MeasuringWorth.com). Si possono trovareanche altri modi per misurare il PIL nominale e per definire una crescita limitata; marispetto agli Stati Uniti e alla Cina, la crescita nominale in Giappone può essereconsiderata irrisoria.Che la mancanza di crescita assuma una particolare importanza questo lo si vede in modoparticolare quando misuriamo il rapporto Debito Nazionale – PIL; in quanto si mette il PILnominale al denominatore. Se il debito cresce ma leconomia non cresce, allora a quelpunto il rapporto debito / PIL può crescere molto rapidamente. Dal Financial Times di finedi marzo:Il Governatore della banca centrale del Giappone ha dichiarato in parlamento che ladimensione raggiunta dal debito pubblico sommata alla continua crescita "non è
    • sostenibile", e che una perdita di fiducia da parte dei mercati verso le finanze dello Statopotrebbe "avere un impatto molto negativo" su tutta leconomia. Lallarme arriva da parte diShinzo Abe che sta tentando di trascinare il Giappone fuori da più di un decennio dideflazione, attraverso un aggressivo stimolo monetario e fiscale.Nel mese di gennaio, dopo poche settimane dal suo insediamento, il governo hapresentato un piano di spesa pari a Y10.3tn ($ 109 miliardi di euro), il tutto mentre laBanca del Giappone si apprestava a comprare una significativa quantità delle sueobbligazioni - una strategia che è stata descritta da Morgan Stanley come lo "stampare elo spendere". Parlando al parlamento il Giovedì il governatore della BoJ, Haruhiko Kurodaha fatto presente che, mentre il mercato dei titoli di stato continua a rimanere "stabile",viceversa il debito lordo del Giappone in rapporto al PIL – si prevede che quest’anno arrivial 245 per cento, questo dato secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale – deveessere considerato "estremamente elevato" e fortemente "anormale".Le famiglie e le società giapponesi stanno continuando a risparmiare, mentre il governosta facendo crescere il deficit ad un tasso vicino al 10%. Solo per fare un confronto, negliStati Uniti una crescita del deficit pari al 10% significherebbe circa $1.600 miliardi dollari.Accidenti che siluri, avanti tuttaCi sono due e solo due modi per far crescere un economia in termini reali. Si può crescereperché aumenta la popolazione, oppure se è possibile far aumentare la produttività. Tuttoqui. Il Giappone non ha alcuna possibilità di far crescere la sua popolazione (o meglio nonha scelto di farlo), e dall’altra parte è molto difficile per una economia industriale faraumentare la propria produttività. In realtà la loro popolazione sta diminuendo (si veda latabella qui sotto) e la crescita della produttività è inferiore al 1%, al quel punto non èpossibile arrivare ad avere una crescita reale del PIL. Ci accingiamo a rivedere tra pocoquesto fatto un po’ scomodo.
    • Da anni il Giappone ha un enorme surplus commerciale. Ora invece sta facendoaumentare il deficit commerciale. Se si fa crescere in contemporanea un deficitcommerciale e un deficit di bilancio, sarà il risparmio privato che dovrà colmare ladifferenza oppure la banca centrale dovrà stampare enormi quantità di denaro. Questa èuna identità contabile, non ci sono altre scelte. In assenza di una massicciamonetizzazione, si sottrae tutto il capitale per investimenti direttamente dall’economiaprivata. Ma il Giappone ha bisogno di aumentare il suo livello di crescita per cercare diuscire dal suo pantano fiscale ed economico. Questo significa che ha disperatamentebisogno di far aumentare le proprie esportazioni, dal momento che la sua popolazione inqualità di consumatori non può rappresentare la maggior fonte di aumento della spesa.
    • Il governo presidiato da Abe e la Banca del Giappone sotto la guida di Kuroda-san hannopreso di mira il 2% di inflazione. Anche con una crescita nell’ultimo trimestre del PILnominale pari al 3,6% (annualizzato), il paese si trova in deflazione. Per 24 anni hannocercato di generare dell’inflazione. Come faranno ora ad arrivare ad una inflazione del2%? Un modo è quello di aumentare il costo delle loro importazioni. Il problema è che,secondo i recenti dati della Banca Mondiale il Giappone importa solo circa il 16% del suoPIL. Ciò significa che per arrivare ad un 2% di inflazione avrebbero bisogno che la lorovaluta diminuisse di circa il 15-20% in un anno (e gli effetti non sono pari - pari, ma peròquesta cosa richiederebbe un intera lettera per essere spiegata). In modo abbastanzasemplice: abbiamo visto che lo yen è sceso molto dall’inizio di quest’anno (si veda latabella qui sotto).Questo grafico mostra la discesa dello yen nei confronti del dollaro. Oggi lo yen ha chiusoa circa 101, rispetto ai 75 che valeva meno di un anno fa. Quindi missione compiuta,giusto?
    • Beh, non così in fretta. Il Giappone commercia con tutto il mondo, e ciò che conta è iltrade-weighted yen (ossia l’indice dello yen rispetto alle altre valute). E quindi comepossiamo vedere il trade-weighted yen è sceso di oltre il 20% contro la media delle altreprincipali valute con le quali il Giappone intrattiene delle relazioni commerciali. L’Australiae gli altri paesi asiatici hanno appena iniziato a rispondere al Giappone abbassando i tassidi cambio ed anche con altri mezzi, per cui la “facile” svalutazione dello yen l’abbiamo giàvista. Il duro lavoro è appena iniziato, in quanto sempre di più anche altri paesi si sentonosempre più costretti nel rispondere alla politica del Giappone. Nessun grande paese puòesportare la sua deflazione verso il resto del mondo, senza che il resto del mondo noncerchi di ristabilire lequilibrio.
    • Per il Giappone raggiungere un 15-20% di un deprezzamento annuo della valuta per iprossimi cinque anni è un impresa molto ardua. Il che significherebbe raggiungere unovalore dello yen pari a 200 verso il dollaro entro il 2018 o anche prima. Se voi foste laGermania, accettereste questa cosa e sareste in grado di gestirla? E la Corea? La Cina?Non passerà molto tempo prima che il comprare una Lexus sia molto più conveniente cheacquistare una Hyundai, e che un video della Panasonic costi la metà di un Samsung o diun LG. Ma, naturalmente, il Giappone non agisce in una situazione completamente neutra.Come ho scritto la settimana scorsa,Proviamo ora a mettere il recente calo dello yen in questa analisi. The Nihon KeizaiShimbun, il principale quotidiano economico giapponese, ha dichiarato ogni diminuzione di1 yen nel rapporto yen/dollaro si tradurrà in un aumento di $2,7 miliardi di dollari in profittiper le 30 maggiori aziende esportatrici giapponesi.Per ogni svalutazione di 1 ¥ nei confronti del dollaro, la Toyota ha stimato che i suoi profittiaumenteranno di $340 milioni. PER LA DIMINUZIONE DI UNO-YEN! Nellultimo trimestreToyota ha riportato $3,33 miliardi dollari di profitti, a questo punto degli ulteriori $340milioni dollari di profitto per ogni diminuzione di 1 yen contro dollaro potranno portare iprofitti del secondo semestre e le sue azioni sulla luna.
    • Ma questi profitti non appaiono magicamente; ma provengono dalle vendite. Le venditeche sono in gran parte dovute alle migliori condizioni commerciali ed ai costi inferiori. Èinfatti questa politica del Giappone che non rende così felici i ministri delle finanze e dellesviluppo di tutto il mondo.Sei cose impossibiliAbe e il Giappone sono in una situazione che è quasi ridicolmente impossibile. Diamounocchiata a ciò che devono fare alla luce di quello che abbiamo appena letto.Non possono continuare a far crescere il loro debito agli attuali tassi. Cè un limite.Nessuno sa per certo quale sia, ma è certo che è sempre più vicino. E loro lo sanno. Cosìdevono mantenere il loro deficit di bilancio al di sotto del tasso di crescita del PILnominale.Per fare questo devono raggiungere sia una crescita reale che una crescita nominale.Raggiungere una crescita reale in un paese con una popolazione in calo richiede degliaumenti di produttività di una tale portata che non si sono mai visti in nessun paeseindustriale. E quindi devono avere una crescita nominale, il che significa che devonoassolutamente generare inflazione oppure il loro paese crollerà in una massicciadeflazione generata dal debito, con dei tassi di interesse che saliranno alle stelle.Ma avere un 2% di inflazione questa implica che i tassi di interesse sulle obbligazionigiapponesi devono essere almeno al 2% se non il 3% o anche di più. Questo è il doppiorispetto a quello che sono ora e questo anche dopo il recente aumento del rendimento deiJGB (titoli di Stato giapponesi) che sono passati dallo 0,5% al 1%, e questo ha fattoandare in tilt il mercato azionario giapponese – con un calo del 7,3 per cento nella solagiornata di giovedì.Come Kyle Bass ed altri hanno ampiamente dimostrato, se i tassi di interesse sui JGBsalgono al 2% a quel punto il governo giapponese deve utilizzare quasi 80% dei suoi ricavi(che arrivano dalla tassazione fiscale) solo per coprire gli interessi sul proprio debito.Questo naturalmente non è un modello di business sostenibile. Anche solo un aumentodell1% sarebbe fiscalmente devastante.Ma il governo Abe prevede di aumentare le tasse. In Giappone l’attuale imposta sullevendite è pari al 5%, con una proposta di aumento al 8% il prossimo anno e al 10% entro il2015, anche se nel prendere la decisione finale guarderanno i dati economici del mese diottobre. Questo è un forte aumento delle tasse, e ovviamente peserà in modo negativosulla spesa dei consumatori. Ma ad un certo punto il governo dovrà anche ridurre il suodeficit di bilancio. La domanda è: quando e come. Per due decenni la risposta è stata"Lanno prossimo". Il prossimo anno potrebbe effettivamente arrivare prima del tempo, inparticolar modo se il mercato obbligazionario inizia ad innervosirsi. Guardate il calo deiprezzi delle obbligazioni JGB 10 anni che c’è stato questa settimana. Ci sono dei limitianche per il Giappone, su quanto gli investitori obbligazionari sono disponibili asopportare.
    • Il ridurre la spesa fiscale per definizione (di nuovo anche questa è unidentità contabile)comporterà una riduzione del PIL e questo per lo meno rendere molto più difficileraggiungere un target di inflazione pari al 2%. Ricordatevi, lausterità non è una punizionema è la conseguenza dei fallimenti passati sul controllo della spesa.Umiltà ingiustificataLa soluzione a cui sono arrivati Abe e Kuroda, tra gli applausi di un ampio numero dieconomisti è un massiccio quantitative easing. Diamo unocchiata ad un articolo appenapubblicato dalla professoressa Christina Romer, ex presidente del Council of EconomicAdvisors del UC Berkeley. (Fonte: The Big Picture di Barry Ritholtz). Vorrei riassumerlo,ma potete leggerlo interamente qui.In sostanza, Romer (con il consenso di Krugman) suggerisce che Abe e Kuroda hannoavviato quello che lei chiama un cambiamento di regime e che "potrebbe funzionare." Poicontinua confrontando ciò che sta facendo oggi il Giappone, con le politiche attuate daRoosevelt nei primi anni 30. Cito lintroduzione:La scorsa settimana, abbiamo assistito ad uno degli sviluppi più eccitanti nelle politichemonetarie a partire dal 1930. La banca centrale giapponese ha apportato un cambiamentodi regime. La Banca del Giappone è andata al di là delle vaghe promesse e del parlare almercato. Come descriverò in modo dettaglio in seguito, ha preso delle decisioni molto fortie si è impegnata in maniera convincente a fare tutto quello che sarà necessario pur di farterminare la deflazione in Giappone. Le ragioni teoriche per le quali si è attuato questocambiamento di strategia può essere molto importante ed essere ben compreso daglieconomisti. Una persistente deflazione ed una crescita anemica ci indicano che ilGiappone continua a soffrire di una carenza di domanda. Ma il loro tasso dinteresse è giàin prossimità dello zero. Inoltre, i tassi che includono un maggior rischio ossia quelli alungo termine sono molto bassi, il che ci dice che delle politiche non convenzionali comegli acquisti di su larga scala di asset sono improbabili e non produrrebbero particolaribenefici nel ridurre ulteriormente i tassi nominali. Come discusso da Paul Krugman, GautiEggertsson e Michael Woodford e anche altri, se la politica monetaria non convenzionale
    • può aumentare linflazione attesa questa può anche spingere verso il basso i tassi diinteresse reali, anche se i tassi nominali non sono in grado di scendere. Questo a suavolta può aumentare la domanda aggregata, stimolando a sua volta la spesa.In conclusione si suggerisce che delle politiche coraggiose devono essere perseguite inmodo aggressivo.In un recente lavoro David Romer discute sul fatto che tali opinioni potrebberopotenzialmente essere molto distruttive. Mostriamo quelli che sono ampiamenteconsiderati come i due più grandi errori nella storia della Federal Reserve: inazione sullascia del panico bancario prima della depressione e linazione a fronte di inflazione elevatae in aumento nel 1970. Sono stati entrambi errori di umiltà ingiustificata. La paura chedelle politiche potrebbero non funzionare o che potrebbero essere costose hanno fatto siche i politici arrivassero alla decisione che la cosa più prudente fosse quella di non farenulla. Ma ora cè un consenso diffuso sul fatto che lazione sarebbe stata efficace inentrambi i periodi.Non abbiamo nulla da temere se non la paura stessa: questo è il cuore del pensierokeynesiano. E se è un bene per il Giappone, allora che dire del resto del mondo?Troviamo allinizio del documento, che Romer ha scritto dopo che la Federal Reserve hadiscusso le recenti azioni politiche, le seguenti parole:Ma la verità è che anche questi movimenti erano dei piccoli passi. Con la sua più recenteazione, la Fed ha spostato il limite della sua capacità dagire. Sono sicuro che, datalopposizione del Congresso e la differenza di opinioni allinterno del FOMC anche quellescelte sono state oggetto di forte discussione. Tuttavia, rimane il fatto fondamentale che laFed è stata disposta ad attuare un cambiamento nelle sua politiche. Infatti a causa diquesto la politica monetaria non è stata in grado di svolgere un ruolo decisivo nel generareun recupero. Nel parafrasare quello che ha detto E. Cary Brown circa la politica fiscalefatta durante la Grande Depressione dove ha dichiarato che: in questi ultimi anni la politicamonetaria non è stata un forte strumento di recupero e questo non perché non abbiafunzionato, ma perché non è stata adottata almeno non nelle proporzioni e nella forma chesarebbe stato necessario affinché potesse avere un forte impatto.Wow. Doppio wow. Triplo wow. Leggete questo articolo. Assimilatelo. Poi riprendetelo tracinque anni. Romer ha detto questo: lei non mostra un umiltà ingiustificata in questodocumento. Lei va "oltre" nel sostenere questa politica giapponese.Ma io sono daccordo con il professor Romer su una cosa: questo è lesperimentoeconomico più grave e radicale che sia mai stato intrapreso e che io abbia visto nel corsodella mia vita da parte di una grande potenza economica. Il resto del mondo deve prestareparticolare attenzione alla cosa. Se questa azione dovesse lavorare nella giusta direzione,da oggi e per i prossimi cinque anni, se il Giappone crescerà e il suo rapporto debito/ PILdiminuirà perché il resto del mondo ha permesso allo yen di perdere il 50% del suo valore,allora io dovrò ripensare alla mia comprensione delleconomia.Ma ironia della sorte se io fossi Abe e mi venisse sottoposta la seguente domanda: "Cosafaccio adesso con quello che ho ereditato", io non sono sicuro che avrei potuto faredell’altro. Lui è un politico e un giapponese. I giapponesi sono dei giocatori molto seri,come lo sono i cittadini della maggior parte dei paesi. Tu fai ciò che è meglio per la tua
    • città natale e non ti preoccupi per i vicini. Volete continuare ad essere amico anche di loro,ma purtroppo la vostra prima responsabilità è la città dove siete nati.Se voi foste Abe quali sarebbero state le vostre scelte? Non ce ne sono altre, se nonquelle di fare delle brutte scelte. Forse la migliore di tutte è che dovreste cercare diinflazionare quel debito. Monetizzare quanto più possibile e poi basta "puf" via.Distruggereste la vostra moneta con questo processo, ma si deve pur distruggerequalcosa. E forse la vostra temerarietà darà ai vostri esportatori una spinta e un vantaggiocompetitivo, in modo che almeno possiate salvare qualche cosa. Perché non esportare ladeflazione? E poi meglio giocare dazzardo, forse Romer e Krugman hanno ragione.Potrebbe funzionare! Lanciate i siluri, avanti tutta!Non si può tornare indietroOra vediamo quali potrebbero essere alcune conseguenze per gli investitori. Ripeto quelloche ho scritto mesi fa, la più ampia posizione nel mio portfolio personale dal 1° gennaio diquest’anno è quella di essere short sul Giappone. Vorrei chiarire che non sono short sulleaziende giapponesi, ma piuttosto sulle politiche economiche del governo giapponese.Penso che lo yen continuerà a rimanere sotto pressione per un certo periodo di tempo,così come i loro tassi interesse. Ma non correte ad aprire posizioni short sui JGB (si vedaqui sotto)! Prima di tutto lasciatemi dire che sono daccordo con Joyce Poon di GaveKalche ha commentato i recenti movimenti particolarmente violenti del mercato finanziariogiapponese (i loro commenti riecheggiano quello che ho sentito da Louis durante la miaconferenza):Non cè dubbio che molti investitori si chiedono se questo è il primo indizio sul fatto chelimperatore sia nudo, che Abenomics sia solo un fuoco di paglia. Pensiamo che stia solocavalcando un toro e di solito non si finisce mai bene; sicuramente gli aspettano moltecadute. Ma come Anatole ha scritto di recente in The Arithmetic Of Abenomics,lespansione fiscale e monetaria è stata così estrema che non si può più tornare indietrodall’Abenomics. A meno che il Giappone sia in grado di raggiungere molto velocementeuna crescita economica; lesperimento così radicale fatto dal Primo Ministro Shinzo Abeattraverso questo stimolo macroeconomico creerà un debito così enorme che provocheràla bancarotta del sistema finanziario e molto probabilmente innescherà una iper-inflazione.Questo è il motivo per cui le riforme radicali di Abe andranno avanti; inoltre questa politicamonetaria così aggressiva nel tempo avrà bisogno di essere sostenuta da delle ampieriforme strutturali.Questo ci porta ad un secondo punto che è potenzialmente molto più pericoloso, qualevolatilità attendersi in Giappone sui JGBs. Con le banche giapponesi che detengonoenormi portafogli in JGB, un forte aumento dei rendimenti genererebbe delle ampie perditein conto capitale. Infatti secondo la Banca del Giappone un aumento di 100 punti base deitassi di interesse su tutte le scadenze porterebbe a delle perdite mark-to-market del 20%nel Tier 1 delle banche regionali e del 10% nelle grandi banche. Poiché le banchesvolgono un ruolo chiave nel meccanismo di trasmissione del quantitative easing enelleconomia reflazionistica, un danneggiamento del bilancio della banca può ridurre inmodo significativo lefficacia di Abenomics.Un problema è che loperazione di acquisto da parte di BoJ, sta spiazzando altri giocatorisul mercato dei titoli di stato giapponesi e questo amplifica ulteriormente la volatilità deitassi di interesse. La riduzione della liquidità sui JGB implica che le istituzioni finanziarie
    • hanno difficoltà a trovare rapidamente delle controparti per acquistare o vendere grandivolumi di obbligazioni. Il rischio è che una maggiore volatilità dei tassi di interessepotrebbe a sua volta indurre delle ulteriori vendite di JGB, aumentando un circolo viziosoche porterebbe per le banche alla distruzione di capitale.Per evitare che si arrivi ad un incidente catastrofico nel mercato JGB, sono necessariulteriori provvedimenti da parte della BoJ. Questo probabilmente comporta una maggioreflessibilità e delle ulteriori iniezioni di liquidità, una più ampia gamma di tattiche di acquistoed una migliore comunicazione verbale con il mercato. Ma una contrazione della liquidità,una maggiore volatilità ed anche delle potenziali ricadute date dalla crescita dei rendimentia livello globale, potrebbero continuare a mettere pressione verso un rialzo dei rendimentidei JGB. Questo non significa che il bull market del Giappone sia terminato.Lasciatemi ripetere le frasi più importanti con i quali sono inoltre totalmente daccordo:Anatole ... ha scritto di recente in The Arithmetic Of Abenomics, lespansione fiscale emonetaria è stata così estrema che non si può più tornare indietro dall’Abenomics. A menoche il Giappone sia in grado di raggiungere molto velocemente una crescita economica;lesperimento così radicale fatto dal Primo Ministro Shinzo Abe attraverso questo stimolomacroeconomico creerà un debito così enorme che provocherà la bancarotta del sistemafinanziario e molto probabilmente innescherà una iper-inflazione. Questo è il motivo percui le riforme radicali di Abe andranno avanti; inoltre questa politica monetaria cosìaggressiva nel tempo avrà bisogno di essere sostenuta da delle ampie riforme strutturali.Il governo del Giappone non ha scelta. Lo possiamo definire come quella “madre che hadipinto tutti gli spazi che aveva a sua disposizione”, anche loro devono continuare adipingere altrimenti rischiano di collassare. Hanno sparato il primo colpo di quella che saràla prima reale guerra valutaria della nostra vita, non ha niente a che fare con quello cheabbiamo visto e vissuto fino ad ora. Non vi è alcuna analogia storica. Nessuna. Lultimagrande guerra valutaria c’è nel 1930 ed avvenne quando il mondo era in gran parte legatoal gold standard. Oggi viviamo in un mondo inondato di moneta che viene stampata e allaquale viene dato un valore. LEuropa può continuare a stare a guardare mentre lo yenscende di un 50%? La Germania lo permetterà?Che cosa farà la Cina? Se risponderanno rischieranno anche loro linflazione. Se non lofaranno rischieranno di perdere delle posizioni nel settore delle esportazioni e molti posti dilavoro. La Malesia sta finanziando la sua crescita immobiliare. lIndonesia? E la Coreacertamente non può rimanere ferma a guardare?Per una volta le principali banche centrali saranno costrette a sedersi e non fare nulla, inquanto non potranno interrompere la stampa o la loro politica monetaria necessaria permigliorare le loro dinamiche economiche interne. Il Giappone in realtà sta solorecuperando rispetto agli altri in termini di quantitative easing, come ho evidenziato lascorsa settimana.Il Giappone intende esportare la sua deflazione. E con lapprovazione di coloro che si"comprendono l’economia", ha intenzione di farlo in un modo e in misura tale che il mondofino ad ora non ha mai sperimentato prima. Il vecchio adagio dice: "rientra per uncentesimo, rientra per un dollaro" sarà la regola del giorno. Il Giappone non può faremarcia indietro senza subire degli enormi sconvolgimenti finanziari. Questo è il percorsoche hanno scelto. Così sia. Tutto quello che possiamo fare è cercare di rimanere fuori
    • dalla pista da ballo, quando gli elefanti stanno ballando. O trovare un buon partner di balloche conosce le mosse e seguirlo! Questo non sarà un ambiente adatto per prendere dellelezioni di danza.Non posso dirvi con ragionevole certezza come tutto questo andrà a finire, siamosemplicemente in un territorio inesplorato. Ma so che voglio possedere dei beni che lebanche centrali non possono stampare. Vedremo più volatilità di quanta vorremmo. Macreerà opportunità. Naturalmente, continueremo a guardare le implicazioni di questisviluppi nelle future lettere.Brussels, Washington DC, NYC, Monaco e a casa?Sono probabilmente su un aereo per Bruxelles mentre state leggendo questa lettera, doveparteciperò ad un incontro con Geert Wellens e il suo team di Econopolis. Mi aspetto diimparare molto. Il programma sembra essere abbastanza divertente.Poi sarò a casa per un paio di giorni prima di andare a DC per incontrare Newt Gingrich.Pat Cox si unirà a noi. Ho anche un paio di altri incontri e poi prenderò un treno con JohnHussman per andare a New York. Poi tornerò a casa per un paio di settimane e mi godròla festa del papà prima di andare a Monaco a parlare al GAIM (17-19 Giugno). Hanno unabella lista di interlocutori e incontrerò anche Nassim Taleb.Infine andrò a Cipro, dove spero di incontrare delle persone che mi potranno dare delleindicazioni su quello che sta succedendo lì.E tardi ed è ora di premere il pulsante di invio. Abbiate una buona settimana!Il vostro analista in attesa di trovare un migliore hotel,John Mauldinsubscribers@mauldineconomics.comCopyright 2010-2013 John Mauldin. All Rights ReservedCopyright 2010-2013 Horo Capital. Tutti i Diritti RiservatiDisclaimer: La presente pubblicazione è distribuita da Horo Capital srl. Pur ponendo lamassima cura nella traduzione della presente pubblicazione e considerando affidabili isuoi contenuti, Horo Capital srl non si assume tuttavia alcuna responsabilità in meritoall’esattezza, completezza e attualità dei dati e delle informazioni nella stessa contenutiovvero presenti sulle pubblicazioni utilizzate ai fini della sua predisposizione. Diconseguenza Horo Capital srl declina ogni responsabilità per errori od omissioni. HoroCapital srl si riserva il diritto, senza assumersene lobbligo, di migliorare, modificare ocorreggere eventuali errori ed omissioni in qualsiasi momento e senza obbligo di avviso.La presente pubblicazione viene fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, noncostituendo in nessun caso offerta al pubblico di prodotti finanziari ovvero promozione diservizi e/o attività di investimento né nei confronti di persone residenti in Italia né di
    • persone residenti in altre giurisdizioni, a maggior ragione quando tale offerta e/opromozione non sia autorizzata in tali giurisdizioni. Le informazioni fornite noncostituiscono unofferta o una raccomandazione per effettuare o liquidare un investimentoo porre in essere qualsiasi altra transazione. Esse non possono essere considerate comefondamento di una decisione dinvestimento o di altro tipo. Qualsiasi decisionedinvestimento deve essere basata su una consulenza pertinente, specifica eprofessionale. Tutte le informazioni pubblicate non devono essere considerate unasollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma dinvestimento néraccomandazioni personalizzate ai sensi del Testo Unico della Finanza trattandosiunicamente di informazione standardizzata rivolta al pubblico indistinto. Né Horo Capitalsrl né John Mauldin potranno essere ritenuti responsabili, in tutto o in parte, per i danni(inclusi, a titolo meramente esemplificativo, il danno per perdita o mancato guadagno,interruzione dell’attività, perdita di informazioni o altre perdite economiche di qualunquenatura) derivanti dall’uso, in qualsiasi forma e per qualsiasi finalità, dei dati e delleinformazioni presenti nella presente pubblicazione. Ogni decisione di investimento edisinvestimento è pertanto di esclusiva competenza del Cliente che può decidere di darvi omeno esecuzione con qualsivoglia intermediario autorizzato; qualsiasi eventuale decisioneoperativa presa dal Cliente in base alle informazioni pubblicate è, infatti, da considerarsiassunta in piena autonomia decisionale e a proprio esclusivo rischio. Il Contenutopresente nella pubblicazione può essere riprodotto unicamente nella sua interezza edesclusivamente citando il nome di Horo Capital srl e di John Mauldin, restandone in ognicaso vietato ogni utilizzo commerciale. Si intende per Contenuto tutte le analisi, grafici,immagini, articoli i quali sono tutti protetti da copyright. Horo Capital srl ha la facoltà diagire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi elemento sopra esposto e/o di qualsiasiinformazione a cui tale materiale si ispira ovvero è tratto anche prima che lo stesso vengapubblicato e messo a disposizione della sua clientela. Horo Capital srl puòoccasionalmente, a proprio insindacabile giudizio, assumere posizioni lunghe o corte conriferimento ai prodotti finanziari eventualmente menzionati nella presente pubblicazione. Innessun caso e per nessuna ragione Horo Capital srl, sarà tenuta, ad agireconformemente, in tutto o in parte, alle opinioni riportate nella presente pubblicazione.Ogni violazione del copyright in qualsiasi modo si esprima ai danni di Horo Capital srl eJohn Mauldin, sarà perseguita legalmente.Per iscriversi alla newsletter GRATUITA settimanale SCENARI FINANZIARI cliccare qui:www.scenarifinanziari.it/Registrazione.aspxPer modificare il proprio indirizzo email di invio della newsletter, effettuare il login suwww.scenarifinanziari.it e andare sulla pagina di registrazione.Per cancellare liscrizione alla newsletter scrivere una mail a:info@scenarifinanziari.itThoughts from the Frontline3204 Beverly DriveDallas, Texas 75205Horo CapitalIndependent Financial Advisory FirmVia Silvio Pellico, 1220121 MilanoTel. 02 89096674 - rcarraro@horocapital.it