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I Pericoli del Fiscal Cliff

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Come si fa a confrontare la crisi finanziaria di un paese con quella di un altro? Il Fondo Monetario Internazionale ha cercato di fare proprio questo, scatenando di conseguenza un dibattito piuttosto acceso negli ambienti economici. E mentre oggi vedremo le loro analisi, il punto chiave è che i modelli economici utilizzati per guidare la politica monetaria e fiscale non stanno funzionando come succedeva invece in passato.

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I Pericoli del Fiscal Cliff

  1. 1. SCENARI FINANZIARIJOHN MAULDINSTHOUGHTS FROM THE FRONTLINENewsletter settimanale - Versione Italiana a cura di Horo CapitalI pericoli del Fiscal Cliffdi John Mauldin | 22 ottobre 2012 - Anno 3 - Numero 42In questo numero:Il problema con lausteritàIl problema del Fiscal CliffPIL = C + I + G + Esportazioni NetteIndicatori economici per le elezioni. E leconomia stessa. Stupido!Brasile, Uruguay, Argentina, Chicago, New York e North Dacota"La Spagna non è la Grecia" - Elena Salgado, Ministro delle finanze spagnolo, febbraio2010"Il Portogallo non è la Grecia" - The Economist, aprile 2010"La Grecia non è lIrlanda" - George Papaconstantinou, ministro delle Finanze greco,novembre 2010"La Spagna non è né lIrlanda né il Portogallo" - Elena Salgado, ministro delle Finanzespagnolo, novembre 2010"LIrlanda non si trova in territorio greco" - Il ministro delle Finanze irlandese, BrianLenihan, novembre 2010"Né la Spagna né il Portogallo sono lIrlanda" - Angel Gurria, segretario generaledellOCSE, novembre 2010"LItalia non è la Spagna" - Ed Parker, Fitch MD, 12 Giugno 2012"La Spagna non è lUganda" - Primo Ministro Spagnolo Mariano Rajoy, giugno 2012"LUganda non vuole essere la Spagna" - il ministro degli esteri ugandese, 13 giugno 2012Essendo stato in tutti i paesi sopra elencati, ad eccezione dellUganda (anche se sonostato in 15 paesi dellAfrica alcuni confinanti con lUganda), sono molto felice diconfermare che sono tutti diversi tra loro. Proprio come voi mi garantite il fatto che gli StatiUniti non sono il Regno Unito e che la Francia non è lArgentina. Per parafrasare Tolstoj ipaesi disfunzionali approdano ognuno a modo loro alle loro infelici situazioni.Come si fa a confrontare la crisi finanziaria di un paese con quella di un altro? Il FondoMonetario Internazionale ha cercato di fare proprio questo, scatenando di conseguenza undibattito piuttosto acceso negli ambienti economici. E mentre oggi vedremo le loro analisi,il punto chiave è che i modelli economici utilizzati per guidare la politica monetaria e fiscalenon stanno funzionando come succedeva invece in passato. La settimana scorsa inquesta lettera, ho ipotizzato una condizione che ho chiamato la Singolarità Economica.Proprio come la singolarità al centro di un buco nero crea una regione in cui i modellimatematici si scontrano, una grande massa di debito creerà la sua propria singolaritàeconomica proprio dove i modelli economici non funzionano più come ci si aspettava.Dato che nel giro di poche settimane nel Congresso esploderà un dibattito molto acceso
  2. 2. su come affrontare il "Fiscal Cliff", con entrambe le parti che mostreranno dei modellieconomici intenti a dimostrare la netta superiorità delle loro soluzioni e il disastro totaleche comporterebbe invece lapplicazione dei piani dellopposizione; penso che sia utileanalizzare alcune delle ipotesi di base. Tenuto conto del fatto che quasi tutti compreso ilvostro umile analista, sono arrivati alla conclusione che se gli aumenti fiscali e i tagli allaspesa dovessero essere attuati con lattuale normativa ci potremmo trovare di fronte in unbreve periodo di tempo ad una recessione piuttosto dura, quindi a tale proposito potrebbeesserci daiuto considerare alcune ipotesi di base e poi valutarle.Nella lettera di oggi guarderemo al di la del Fiscal Cliff e vedremo quali sono i modellieconomici e cosa possono raccontarci sulla spesa pubblica. E se abbiamo tempo daremouno sguardo ad un interessante studio che usa leconomia per prevedere lesito di questeelezioni presidenziali americane.Il problema con lausteritàIl capo economista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard e il suo collegaDaniel Leigh ci hanno dato una chiara chiave di lettura in tre pagine, sepolte in un insiemedi 250 pagine del World Economic Outlook che è stato rilasciato la settimana scorsa(http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/02/pdf/text.pdf). Hanno studiato un concettoeconomico chiamato il moltiplicatore fiscale, che di solito è definito come la variazione delPIL reale che è prodotta da un cambiamento nella politica fiscale pari all1% del PIL.Quindi in parole semplici, se si presume che il moltiplicatore fiscale sia pari a 1.0 a quelpunto un cambiamento della spesa pubblica dell1% (sia in aumento o in diminuzione)produce una corrispondente variazione del 1% del PIL.La maggior parte dei principali economisti che operano nelle istituzioni prima dellapubblicazione di questo lavoro assumevano che il moltiplicatore fiscale fosse di circa lo0,5. In modo semplicistico questo significa che tagli della spesa pubblica pari all1% delPIL, avrebbero comportato il prossimo anno una diminuzione del PIL reale di circa lo0,5%. Una caduta del PIL naturalmente ridurrebbe le entrate fiscali, il che significherebbeun taglio effettivo di meno dell1% del deficit. Se come in questo esempio laliquota fiscalefosse del 30% il deficit si ridurrebbe dello 0,85%. Questo può essere un risultatoaccettabile quando leconomia cresce, ma quando abbiamo un deficit e un debito totaleche sono troppo elevati e il mercato obbligazionario sta costringendo il governo adeffettuare dei tagli forse lo è meno.Mentre Blanchard e Leigh concordano sul fatto che in passato il moltiplicatore fiscale erageneralmente pari a circa lo 0,5% ora ritengono che con la recente crisi fiscale ilmoltiplicatore fiscale sia molto più alto. Il loro studio suggerisce che esso sia almeno lo0,9% e forse anche del 1,7%. Questo certamente sembra essere proprio il caso per laGrecia e la Spagna, dove le loro misure di austerità sembrano funzionare al contrario.Gavyn Davies del Financial Times prende in considerazione la ricerca del FMI che guardale prospettive dellInghilterra, dove il governo sta applicando un 40%. Purtroppo i risultatisono meno gradevoli:"Se il moltiplicatore fosse del 1.7 lo stesso taglio iniziale della spesa pubblica pari al 1 percento del PIL ridurrebbe la produzione reale del 1,7 per cento. Gli effetti del secondo turnodi questa riduzione della produzione porterebbero poi una riduzione fiscale oaumenterebbero i trasferimenti dello 0,68 per cento. Il netto miglioramento complessivo
  3. 3. del deficit di bilancio sarebbe quindi solo dello 0,32 per cento. Leconomia entrerebbe inrecessione e difficilmente migliorerebbe il deficit di bilancio. Anche se ciò fosse accettabileper i governi, non sarebbe però accettabile per un periodo prolungato dai loro elettori."Questa calcolo matematico così pessimistico non è così lontano dal descrivere ciò chesta realmente sta accadendo negli ultimi due anni in alcuni paesi, come ad esempio ilRegno Unito. Inoltre se prendiamo questi calcoli come un dato di fatto, ci saranno dellenotizie ancora peggiori. Le quattro maggiori economie avanzate sono ora tutte intentenellaumentare la pressione fiscale, in media per valore intorno al 1 per cento del PILannuo."... Con un moltiplicatore fiscale che nemmeno lontanamente si avvicina alla partesuperiore dellintervallo consigliato da Blanchard / Leigh, gli effetti di questi cambiamenti dipolitica elimineranno per qualche tempo qualsiasi possibilità di rimbalzo dei normali tassidi crescita nelle economie avanzate. È interessante notare che la stretta di bilancioprevista nelle economie in difficoltà della zona euro è più grande di quanto non sia per leprincipali economie a causa del recente allentamento di alcuni obiettivi di budget. Anche inquesto modo è difficile comprendere come questi piani potranno essere sostenuti, anchese il moltiplicatore fiscale si trovasse nel limite superiore indicato dal modello."Ma cè un problema con questa analisi come Davies e altri sottolineano. Si presupponeche i risultati di un paese siano abbastanza vicini a quelli di qualsiasi altro paese. Tuttaviaanche se ad esempio si elimina la Grecia o la Germania praticamente si elimina ilmoltiplicatore fiscale. Non che tutto ciò avrebbe portato Paul Krugman e i suoi compagnikeynesiani a strombazzare questa analisi come motivo per astenersi da tutte le forme diausterità. In ogni caso la ricerca non richiama lattenzione sui pericoli della creazione dimodelli economici che vengono utilizzati per guidare la politica pubblica. Davies continua:"... Il declino [nel modello del FMI del moltiplicatore fiscale] si è verificato principalmenteperché gli economisti sono diventati molto più consapevoli sulla necessità di fare delleipotisi di politica monetaria quando si effettuano delle stime. Se la banca centrale siprendesse limpegno di contenere la crescita monetaria e linflazione ad un tassopredefinito quando si decide di attuare una dura politica fiscale, allora i tassi di interesse siridurrebbero e questo compenserebbe alcuni degli effetti negativi dati dai cambiamentifiscali. Il moltiplicatore a quel punto sarebbe più basso."E anche vero il contrario. Ora che i tassi di interesse sono bloccati al limiteinferiore cioè pari a zero, le banche centrali non possono ridurre i tassi quando lapolitica fiscale è molto inasprita e il corrispondente moltiplicatore sta aumentando."(Il grassetto è mio)Ho menzionato più volte il paper di Christina e Paul Romer (lei era il presidente delConsiglio dei consulenti economici di Obama), dove hanno dimostrato che il moltiplicatoresia con i tagli fiscali o con gli aumenti delle tasse è circa pari a 3 negli Stati Uniti. Diconseguenza un aumento delle tasse o un taglio pari al 1% del PIL dovrebbe impattaresulleconomia degli Stati Uniti per un 3%.Davies osserva che Larry Summers e Brad DeLong hanno sostenuto che nella situazioneattuale il moltiplicatore deve essere considerato come minimo pari a 1.0. [Il loro lavoro]spiega molto chiaramente perché il moltiplicatore dovrebbe essere molto più alto delnormale quando leconomia si trova in una fase di recessione con tassi di interesse pari a
  4. 4. zero. Un altro paper degno di nota prodotto da Auerbach e Gorodnichenko dice che ilmoltiplicatore durante una recessione potrebbe essere di circa 1,5-2, mentre in una fase diespansione può scendere a zero." Inoltre Robert Barro di Harvard ha indicato che ilmoltiplicatore delle imposte è pari a 1.In un altro articolo il professor Carlos Vegh dellUniversità del Maryland ha elencato unsacco di dati che indicano invece che il moltiplicatore sarebbe molto diverso da paese apaese, e "lintero esercizio di cercare di prevedere la crescita di molti paesi utilizzandoessenzialmente un unico moltiplicatore qualunque sia il suo valore è di per se un eserciziofutile". (FT)Si può tranquillamente scegliere un moltiplicatore fiscale che funzioni per i risultatidesiderati e trovare uno studio accademico che lo sosterrà. E questo è il punto. Glieconomisti vogliono creare dei modelli. E nel loro DNA (forse un po difettoso lo ammetto).E a volte si devono fare delle ipotesi al fine di rendere i modelli avvicinabili ad un qualcosache potrebbe essere definito utile. Il problema è che in particolare i politici non guardanoalle ipotesi di base, ma utilizzano le parti degli studi che meglio riflettono i loro particolaripregiudizi. Il rapporto del FMI utilizza i dati provenienti da molti paesi che sono di fattodifferenti tra di loro. Confrontare la Grecia con la Germania e utilizzare i dati per suggeriredelle politiche alla Spagna e allIrlanda è una modalità che lascia forti dubbi. Non ci sonoabbastanza dati tali da concludere che possa essere statisticamente valido, ma questonon fermerà i politici dallutilizzare lo studio del FMI qualora dovesse supportare il risultatodella politica che loro preferiscono. Il FMI per quanto possa avere delle buone ragioni chesono state spiegate fino in fondo nelle note, ha escluso paesi come la Nuova Zelanda equelli baltici che hanno raggiunto dei buoni risultati tramite delle politiche di austerità,poiché la loro inclusione avrebbe potuto alterare lo studio. Absolute Return Partners di Niels C. Jensen - www.arpllp.com - è la società partner di John Mauldin per il mercato Europeo. Horo Capital - www.horocapital.it - è il partner di Absolute Return Partners per il mercato Italiano. Tel. 02 89096674 - rcarraro@horocapital.itIl problema del Fiscal CliffNel terzo trimestre del 2011 il Congresso degli Stati Uniti ha accettato a partire dalgennaio 2013 degli aumenti fiscali piuttosto significativi e dei tagli alla spesa, al fine dipoter effettuare un aumento del tetto del debito. Inoltre a gennaio ci si attende un fortetaglio sulla Social Security e sullindennità di disoccupazione. Tutto sommato se noncambia nulla questo brusco cambiamento nella politica fiscale si tradurrà in un duro colpoper leconomia per un importo pari a circa $650 miliardi di dollari o poco più del 4% delPIL, in un momento in cui leconomia probabilmente cresce meno del 2% allanno.Permettetemi quindi di elencare le principali componenti del fiscal cliff:1. Labolizione dei tagli fiscali di Bush che ammontano a $265 miliardi dollari, di cui $55miliardi dollari erano per i più "ricchi" e $210 miliardi dollari per la "classe media" (tutti gli
  5. 5. altri). Quasi nessuno su entrambi i lati della navata vuole davvero andare avantinellabolire i tagli alle tasse alla classe media. I Repubblicani vogliono mantenere il primolivello di tagli fiscali e secondo me questa è merce di scambio (vedi sotto).2. La legge sul controllo dei bilanci o il tetto sul debito, arriva a circa $160 miliardi con$110 miliardi di dollari sequestrati per lo più alla difesa e sembra che ci sia un crescenteconsenso sul fatto che non tutti questi tagli dovrebbero essere fatti.3. Anche gli stimoli del 2009 stanno arrivando al termine (ossia il 2% relativo alla SocialSecurity e alle indennità di disoccupazione estese). Il ciò equivale a $140 miliardi o quasil1% del PIL. Quasi tutti sono daccordo che questi tagli fiscali dovevano esseretemporanei.4. L "ObamaCare" ha portato ad un aumento fiscale di $24 miliardi di dollari per le famigliead alto reddito.5. Tecnicamente ci sono $105 miliardi di dollari di imposte temporanee che si suppone cheogni anno abbiano fine mentre ogni anno vengono rinnovate, il che ovviamente permetteal Congresso e al presidente (che ne ha il controllo) di proiettare in futuro deficit più bassianche senza tagli.Se si aggiungono $105 miliardi di dollari di correzioni relative a tagli fiscali sulla classemedia si arriva a $315 miliardi dollari, quasi la metà del fiscal cliff il che ridurrebbe limpattoal 2% del PIL. Se si prendono delle giuste misure si può arrivare a meno dello 0,5%.Ma questo crea un grande ma ... Qual è il moltiplicatore fiscale? Non è così semplicecome cerca di far apparire il FMI che produce un numero e poi lo estrapola. E tuttocorrelato con il debito, ma le somiglianze cominciano a non tenere quando si esaminano idettagli.Non tutti gli aumenti di tasse o i tagli fiscali hanno lo stesso moltiplicatore, così come nonsi possono fare tutti gli aumenti di spesa o i tagli alla spesa. Vi è una grande differenzacome Gavyn Davies ha sottolineato tra un moltiplicatore fiscale dello 0.5 e uno pari a 1.7.Prima di entrare nel merito di ciò che potrebbe essere il nostro moltiplicatore passiamo inrassegna alcuni fatti.Se qualcosa non può accadere ...Cè una regola in economia: Se qualcosa non può accadere, non succederà. Questo puòsembrare un po ovvio, ma ora ci sono così tante persone che credono che tutto questoandra avanti allinfinito. Questa volta è diverso diciamo a noi stessi. Nel frattempo io emolti altri - David Walker, David Stockman, Alan Simpson, David Bowles, ecc. stannodicendo che molto di quello che stiamo facendo è insostenibile e che ci saranno dei grandicambiamenti nelle attuali tendenze, per quanto non ci faccia piacere pensare a tutto ciòqueste saranno inevitabili. Allora cosa dobbiamo pensare e che cosa accadrà quando ilcambiamento arriverà e un paese sarà costretto ad accettarlo. A volte si deve pensarelimpensabile.Guardate alla previsione sul debito degli Stati Uniti fatta dalla Heritage Foundation ebasata su alcune ipotesi realistiche. Questo è un grafico di qualcosa che non accadrà.Molto prima di arrivare tra dieci anni ad avere un debito multi-miliardario il mercato
  6. 6. obbligazionario comincerà a chiedere tassi molto più alti di quelli attuali, spingendo in ilcosto per i nostri tassi di interesse ad un livello tale che le entrate fiscali diventerannoparticolarmente dolorose, costringendoci poi a fare dei tagli di tutti i tipi che ora invececonsideriamo come assolutamente necessari - come le spese militari, listruzione e laspesa sanitaria statale.Un modo o nellaltro i disavanzi di bilancio previsti - sia quelli da parte della HeritageFoundation o la proiezione ufficiale del governo – stanno iniziando a scendere. Possiamodecidere di gestire in modo proattivo il problema del deficit oppure possiamo aspettare finoa quando ci sarà una crisi e a quel punto saremo costretti a reagire. Queste scelte alla fineprodurranno dei risultati completamente diversi.Qui negli Stati Uniti la vera domanda che dobbiamo porci come nazione è: "Quantaassistenza sanitaria desideriamo e quanto siamo disposti a pagare per questo servizio?"Tutto il resto può essere risolto se saremo in grado di rispondere a questa semplicedomanda di base. Possiamo sostanzialmente modificare lassistenza sanitaria insieme adaltre voci discrezionali del bilancio o possiamo aumentare le tasse o una combinazione diqueste due cose. Ogni percorso ha delle conseguenze.I sondaggi ci dicono che cè un ampia maggioranza bipartisan tra le persone che voglionomantenere sia il Medicare che gli altri programmi sanitari (forse riformandoli), ma allostesso tempo cè anche un ampia maggioranza bipartisan che non vuole un aumento delletasse. Non si può avere entrambe le cose, quindi ciò significa che cè un grosso lavoro da
  7. 7. fare in termini di educazione. Purtroppo cè questa situazione perché i politici sembranosostenere entrambi questi due obiettivi - in quanto la prima cosa nel loro ordine del giornoè quello di assicurarsi di poter essere ri-eletti.A mio avviso il punto chiave è quello di ridurre il deficit nei prossimi 5-6 anni mantenendocomunque un livello sostenibile al di sotto del tasso di crescita del PIL nominale (cheinclude linflazione). Un paese può avere una costante crescita del deficit se questo èsempre inferiore al tasso del PIL e senza a quel punto mettere in pericolo la suasopravvivenza economica. Mentre può essere più saggio avere dei surplus e utilizzarli perpagare il debito, se mantenete il deficit di bilancio ad un livello più basso rispetto allacrescita del reddito nel corso del tempo il debito diventa a poco a poco un minoreproblema.PIL = C + I + G + Esportazioni NetteIn entrambi i casi ossia aumentare la spesa o tagliare le tasse ha degli effetti collateraliche non possono essere ignorati. In entrambi i casi uno o entrambi i fattori renderanno piùdifficile la crescita economica. Come promemoria per i lettori di lunga data e per unarapida introduzione ai nuovi lettori, diamo un sguardo ad una equazione economica dibase:PIL = C + I + G + esportazioni nette, o il PIL è pari ai Consumi (Privati e Imprese) +Investimenti + Spesa Pubblica + esportazioni nette (esportazioni - importazioni). Questo èvero in qualsiasi momento e in tutti i paesi.Ora ciò che in genere accade in una tipica recessione legata ad un ciclo economico è chele imprese che producono troppi beni iniziano a tagliare e di conseguenza a quel punto iconsumi iniziano a scendere; a quel punto la risposta keynesiana è quella di aumentare laspesa pubblica al fine di aiutare leconomia al fine di iniziare nuovamente a comprare espendere. La teoria è che quando leconomia si riprenderà sarà possibile ridurre la spesapubblica in termini percentuali sulleconomia e quindi pagare il debito che è statoprecedentemente contratto - resta solo il fatto che questa cosa non è successa per unlungo, lungo periodo di tempo. La spesa pubblica ha continuato a salire per decenni. Avolte le tasse sono aumentate molto più velocemente rispetto alla spesa, come durante ifin troppo brevi anni di Clinton-Gingrich. In risposta alla Grande Recessione il governo (dientrambi gli schieramenti) ha aumentato la spesa in maniera massiccia. E tutto questo haavuto un effetto. E questo non è stato solo lo stimolo, ma è stata lincredibile dimensioneraggiunta dal governo in relazione al PIL che è comunque cresciuto.Ed ora degli enormi deficit sono proiettati per un lungo periodo di tempo, a meno che nondecidiamo di fare dei cambiamenti importanti. Il problema è che diminuire il deficit avràleffetto contrario dello stimolo - uno stimolo negativo se così vogliamo chiamarlo. Perché?Perché leconomia non sta crescendo abbastanza velocemente a tal punto da assorbire laperdita data da questo stimolo. Cè ne accorgeremo. E la componente "G" dellaprecedente equazione (spesa pubblica) che è stata sviluppata da Irving Fisher durante ilperiodo della Grande Depressione. Uno stimolo negativo dovrebbe avere un effetto dibreve termine, la maggior parte degli economisti sono daccordo che questo dura 4-5trimestri - e poi leconomia ricomincerà nuovamente a migliorare, con disavanzi piùcontenuti e con una struttura pubblica ridimensionata.Al fine di poter mettere sotto controllo il deficit stiamo parlando di dover ridurre ogni anno il
  8. 8. deficit nellordine del 1% del PIL per 5-6 anni. Si tratta di avere un vento fortementecontrario alla crescita, soprattutto in un economia con un 2% e che cerca di cavarsela. IlPIL negli Stati Uniti ha raggiunto ormai una tendenza anemica espressa da una crescitadel 2% e con una domanda finale molto debole. Provate a pensare che cosasuccederebbe se lintero taglio del 2% previsto sulla spesa e gli aumenti delle tassefossero già stati messi in atto. A quel punto sarebbe molto difficile raggiungere unacrescita positiva nel 2013.Inoltre a seconda di quale studio accademico si sceglie, ovunque un aumento delle tasseriduce il PIL da 1 a 3 volte la dimensione della crescita. Dei forti aumenti fiscaliinevitabilmente provocano una diminuzione del PIL e di quello potenziale. Questopotrebbe essere il prezzo che si desidera pagare come paese, ma dobbiamo riconoscereche ci sarà un costo per la crescita e loccupazione. Coloro che sostengono che togliendo itagli fiscali di Bush questi non avranno alcun effetto sulleconomia, semplicemente nonvogliono tenere in considerazione i dati di fatto che emergono sulla base di unaconsolidata ricerca. Tutto questo è completamente diverso da chi invece ritiene che i taglinon debbano essere rinnovati.Coloro che sostengono che una riduzione della spesa avrà comunque un effetto stannodicendo una cosa giusta. Il governo ha fortemente contributo nel garantire un reddito aiconsumatori e di conseguenza i consumi personali che rappresentano una parte di "C"nellequazione di cui sopra (assieme ai consumo delle imprese). Il grafico riportato quisotto realizzato da Bridgewater nellaprile scorso mostra leffetto aggiuntivo dato dallaspesa pubblica sul reddito disponibile del consumatore americano. Si noti che senza ilsostegno del governo il reddito disponibile ora sarebbe notevolmente inferiore. Lasciandoscadere lo stimolo "one-time" sulla social security (che è già stato prorogato di due anni)assieme allestensione dellindennità di disoccupazione, il tutto si tradurrà in un calo delPIL di quasi l1% assieme alla perdita di un contributo particolarmente significativo per ilreddito disponibile.Non ci sono delle scelte facili. Se non facciamo nulla per affrontare il deficit ci troveremomolto presto vicino al buco nero del troppo debito. Tuttavia nel cercare di fare troppo etroppo in fretta questo porterà leconomia pericolosamente vicino alla recessione il chesignifica un aumento delle spese del governo e una diminuzione dei ricavi, il che renderàancora più difficile riequilibrare il bilancio. Vi siete dimenticati la Grecia e la Spagna,provate a chiedere al Regno Unito come sono gli sforzi di austerità che stanno facendo.Questo è un paese che sta tentando in modo serio e credibile di ridurre il disavanzo e
  9. 9. purtroppo alla fine sono caduti in recessione.Non importa quello che gli economisti con i loro modelli e politici con i loro ordini del giornocercheranno di dirvi, non cè un "facile bottone" che si possa schiacciare. Mentre ci puòessere un percorso corretto al fine di poter ridurre il deficit e non entrare in recessione,questo percorso non però possibile coglierlo dai modelli. Quello che si può sperare di fareè cercare la giusta direzione e lentamente cercare di affrontare con i fatti la riduzione deldeficit. Il mio punto di vista è che se ci saranno degli aumenti di tasse e tagli alla spesa,questi dovrebbero essere introdotti gradualmente trimestre dopo trimestre. Potrebbeessere meglio invece di tracciare semplicemente una linea su tutti gli elementi checompongono la spesa, provare a tagliare la spesa dove è possibile e consentire la crescitadella spesa in settori come la sanità. Il mercato obbligazionario continuerà a comportarsipositivamente fino a quando il Congresso definirà un percorso molto chiaro e credibileattraverso il quale vuole rendere gestibile il deficit.Sia repubblicani che i democratici dovranno scendere a dei compromessi. Questaelezione deve indicare soprattutto la direzione del compromesso. Spero profondamenteche entrambe le parti non peggiorino questa crisi. Non ci sarà momento migliore dei primisei mesi del prossimo anno nel quale intraprendere una complessiva riforma fiscale. Unavera riforma fiscale potrebbe effettivamente essere uno stimolo molto importante perleconomia che compenserebbe parzialmente la riduzione del deficit. Una riforma fiscaleassieme ad una seria ed intensa politica che incoraggi una più rapida espansione dellaproduzione nazionale oltre ad un controllo della spesa sanitaria, ci permetterà di ridurre il"moltiplicatore fiscale" – che è particolarmente importante, dato che la politica monetaria èmolto limitata con i tassi di interesse che sono vicini allo zero.Trovare la giusta combinazione di politiche non sarà una cosa facile. Ci deve essere unariduzione del deficit anno dopo anno per poter essere credibili, ma non così tanto daspingere leconomia in recessione. Francamente saremo fortunati se riusciremo a trovarequel giusto mix data la normale natura del processo politico. Qualunque cosa accadaciascuno darà la colpa allaltro quando ci saranno dei problemi e si prenderanno il meritoquando ci saranno dei successi. Questa è la natura delle bestie politiche.Dal punto di vista degli investimenti il fatto che in questo periodo gli utili siano molto piùdeboli, lattuale stagione non fa ben sperare per il futuro. A parte un effimero entusiasmodi tanto in tanto la volatilità sarà la regola del giorno – ancora di più di quanto abbiamovisto in questi ultimi anni. Il rischio di un "evento inaspettato" aumenterà, date le realipossibilità che ci possano essere degli shock esogeni in Europa e in Giappone. Questonon è un periodo per lasciare le cose alla casualità o pensare che la recente performancedei mercati azionari sia un indicazione di risultati futuri. Questo è un tema sul qualeritorneremo sempre più spesso nel corso dei prossimi mesi.Indicatori economici per le elezioni. E leconomia stessa. Stupido!Il mio obiettivo in Thought from the Frontline (Scenari Finanziari) è quello di commentarequestioni macroeconomiche e sul tema degli investimenti. Cerco di avventurarminellarena politica solo per quanto riguarda le prospettive delleconomia e degliinvestimenti, piuttosto che esporre in modo palese le mie idee politiche (che comunque ilettori di lunga data possono in ogni caso comprendere).Detto questo mi sono imbattuto in una metodologia molto interessante sulle previsioni
  10. 10. delle elezioni presidenziali basata sulleconomia e non sui sondaggi. Ken Bickers eMichael Berry, professori di scienze politiche rispettivamente presso lUniversità delColorado a Boulder e presso lUniversità del Colorado a Denver, hanno costruito unmodello basato sulleconomia di ogni singolo Stato e di come ognuno di questi hannovotato a partire dal 1980. Il loro modello "prevede" con una ragionevole accuratezza ilvincitore di ogni elezione presidenziale sin dal 1980. Il modello include i dati economici ditutti i 50 stati e del Distretto della Columbia incorporando dati sia dello stato che nazionaliin tema di disoccupazione e tra gli altri fattori anche le variazioni del reddito pro-capite.Questa cosa è in linea con la famosa campagna di James Carville nel 1992 (era il direttoredella campagna di Clinton): "E leconomia, stupido!"Il punto di vista personale e politico è che ciò che gli autori in realtà stanno cercando dimodellare, sono gli elettori indipendenti nei vari stati. Vi segnalo il loro lavoro (trovate quisotto un link e altri 12 modelli) come un modo diverso per guardare le elezioni che cisaranno tra15 giorni.Secondo le analisi di Bickers e di Berry, Romney dovrebbe ricevere 330 del totale dei 538voti dei Collegi Elettorali. Il presidente Obama ci si aspetta che riceva 208 voti - in calo dicinque voti dalla loro previsione iniziale e ben al di sotto dei 270 necessari per vincere. Ilfocus del loro studio è il livello di stress economico dei singoli stati. Credo che lapprocciodi utilizzare come modello lo stress economico per prevedere i risultati elettorali sia moltointeressante. Il loro modello aveva previsto cinque voti elettorali in più per Obama nel 2008e quello avrebbe eliminato McCain.Oltre a tassi di disoccupazione a livello di stato e nazionale, gli autori hanno analizzato levariazioni del reddito personale sia prima che dopo le elezioni presidenziali. La ricercamostra che questi due fattori ossia la disoccupazione e il reddito condizionano in mododiverso le due parti: gli elettori dellala democratica sono più attenti al tasso didisoccupazione, mentre i repubblicani sono molto più attenti alle variazioni del redditopersonale. Di conseguenza - e in relazione a chi siede alla Casa Bianca in quel momento -un fattore può aiutare o danneggiare i principali partiti in modo sproporzionato.Gli autori hanno anche fornito delle ulteriori precisazioni. Il loro modello ha avuto un tassomedio di errore di cinque stati e di 28 voti nei Collegi Elettorali. Fattori che hanno dettopotrebbero influenzare la loro previsione incluso anche il periodo dei dati economiciutilizzati per lo studio e il fatto che dichiarano che ci sono Stati molto vicini ad avere unaripartizione del 50-50 questo potrebbe portare ad una direzione inaspettata a causa difattori che non sono inclusi nel modello. In questo momento il loro studio rappresenta unacosa particolarmente interessante, ma se si avvicineranno al reale risultato anche questavolta, come è avvenuto in alcune delle passate elezioni, questo potrebbe avere un forteimpatto sulle future campagne. Potete leggere il rapporto completo e le analisi suhttp://www.colorado.edu/news/releases/2012/10/04/updated-election-forecasting-model-still-points-romney-win-university.Vorrei sottolineare che PS: Political Science & Politics, una rivista molto importante dellaAmerican Political Science Association ha pubblicato le analisi dei modelli delle elezionipresidenziali ogni quattro anni a partire dal 1996, ma questanno i 13 modelli presentatihanno mostrato più che mai una maggiore spaccatura nei risultati. Cinque prevedono unavittoria di Obama, cinque previsioni una vittoria di Romney e tre ipotizzano per il 2012 unrisultato a pari merito. Come nel caso dei modelli economici e dei programmi di austerità,si può trovare sempre quello che fa proprio il caso del vostro candidato preferito. Qui vi
  11. 11. potete divertire con tutti i 13 modellihttp://journals.cambridge.org/action/displayJournal?jid=PSC.Brasile, Uruguay, Argentina, Chicago, New York e North DakotaDomenica prossima parto per il Brasile, Uruguay, Argentina per almeno due settimane estarò assieme al mio partner sudamericano, Enrique Fynn di Fynn Investments (che hasede in Uruguay). Ma farò anche quasi una settimana di vacanza a le Cafayete inArgentina, dove i miei amici di Casey Research hanno sviluppato una splendida localitànel nord dellArgentina. Ci saranno un sacco di buoni amici, delle lunghe conversazioni einoltre spero di riposarmi e rilassarmi così da poter terminare di leggere un paio di libri.Quando tornerò indietro andrò poi a Chicago ad un evento con i miei partners in occasionedella conferenza di Impact Schwab. Poi andrò a New York per la Post Election SummitConference che ho citato prima. Il giorno dopo la festa del Ringraziamento andrò ad unaconferenza nel Nord Dakota. E poi tornerò a New York per lannuale Festivus (e di raccoltafondi), organizzata da Todd Harrison e dai miei amici a Minyanville.E davvero il momento di premere il pulsante di invio. Per una serie di ragioni, alcuneperfettamente ragionevoli ma alcune non così tanto questa è la lettera che abbia maiinviato così in ritardo in 13 anni. Devo lavorare di più per far si che questa lettera possaessere spedita nei tempi previsti, questo è il mio nuovo programma.Buona settimana. Questo sarà molto corta per me, in quanto devo fare così tante coseprima di partire.Il tuo analista pronto ad ascoltare lultimo dibattito,John Mauldinsubscribers@mauldineconomics.comCopyright 2010-2012 John Mauldin. All Rights ReservedCopyright 2010-2012 Horo Capital. Tutti i Diritti RiservatiDisclaimer: La presente pubblicazione è distribuita da Horo Capital srl. Pur ponendo lamassima cura nella traduzione della presente pubblicazione e considerando affidabili isuoi contenuti, Horo Capital srl non si assume tuttavia alcuna responsabilità in merito
  12. 12. all’esattezza, completezza e attualità dei dati e delle informazioni nella stessa contenutiovvero presenti sulle pubblicazioni utilizzate ai fini della sua predisposizione. Diconseguenza Horo Capital srl declina ogni responsabilità per errori od omissioni. HoroCapital srl si riserva il diritto, senza assumersene lobbligo, di migliorare, modificare ocorreggere eventuali errori ed omissioni in qualsiasi momento e senza obbligo di avviso.La presente pubblicazione viene fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, noncostituendo in nessun caso offerta al pubblico di prodotti finanziari ovvero promozione diservizi e/o attività di investimento né nei confronti di persone residenti in Italia né dipersone residenti in altre giurisdizioni, a maggior ragione quando tale offerta e/opromozione non sia autorizzata in tali giurisdizioni. Le informazioni fornite noncostituiscono unofferta o una raccomandazione per effettuare o liquidare un investimentoo porre in essere qualsiasi altra transazione. Esse non possono essere considerate comefondamento di una decisione dinvestimento o di altro tipo. Qualsiasi decisionedinvestimento deve essere basata su una consulenza pertinente, specifica eprofessionale. Tutte le informazioni pubblicate non devono essere considerate unasollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma dinvestimento néraccomandazioni personalizzate ai sensi del Testo Unico della Finanza trattandosiunicamente di informazione standardizzata rivolta al pubblico indistinto. Né Horo Capitalsrl né John Mauldin potranno essere ritenuti responsabili, in tutto o in parte, per i danni(inclusi, a titolo meramente esemplificativo, il danno per perdita o mancato guadagno,interruzione dell’attività, perdita di informazioni o altre perdite economiche di qualunquenatura) derivanti dall’uso, in qualsiasi forma e per qualsiasi finalità, dei dati e delleinformazioni presenti nella presente pubblicazione. Ogni decisione di investimento edisinvestimento è pertanto di esclusiva competenza del Cliente che può decidere di darvi omeno esecuzione con qualsivoglia intermediario autorizzato; qualsiasi eventuale decisioneoperativa presa dal Cliente in base alle informazioni pubblicate è, infatti, da considerarsiassunta in piena autonomia decisionale e a proprio esclusivo rischio. Il Contenutopresente nella pubblicazione può essere riprodotto unicamente nella sua interezza edesclusivamente citando il nome di Horo Capital srl e di John Mauldin, restandone in ognicaso vietato ogni utilizzo commerciale. Si intende per Contenuto tutte le analisi, grafici,immagini, articoli i quali sono tutti protetti da copyright. Horo Capital srl ha la facoltà diagire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi elemento sopra esposto e/o di qualsiasiinformazione a cui tale materiale si ispira ovvero è tratto anche prima che lo stesso vengapubblicato e messo a disposizione della sua clientela. Horo Capital srl puòoccasionalmente, a proprio insindacabile giudizio, assumere posizioni lunghe o corte conriferimento ai prodotti finanziari eventualmente menzionati nella presente pubblicazione. Innessun caso e per nessuna ragione Horo Capital srl, sarà tenuta, ad agireconformemente, in tutto o in parte, alle opinioni riportate nella presente pubblicazione.Ogni violazione del copyright in qualsiasi modo si esprima ai danni di Horo Capital srl eJohn Mauldin, sarà perseguita legalmente.
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