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    <title>Slideshows by User: benfante</title>
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      <title>Slideshows by User: benfante</title>
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    <pubDate>Mon, 26 Oct 2009 08:03:07 GMT</pubDate>
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      <title>Got bored by the relational database? Switch to a RDF store!</title>
      <link>http://www.slideshare.net/benfante/got-bored-by-the-relational-database-switch-to-a-rdf-store</link>
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        <![CDATA[<img src="http://cdn.slidesharecdn.com/javadayverona2009-semantic-091026030309-phpapp01-thumbnail-2?1256544211" alt ="" style="border:1px solid #C3E6D8;float:right;" /><br> Il database relazionale basato su SQL è da decenni una costante nella gran parte delle architetture software enterprise. Ha resistito a cambiamenti epocali, come il passaggio dal procedurale all’object oriented, e all’avvento di vari linguaggi di programmazione. Eppure il suo modello operativo non è immediatamente adattabile a quello delle altre parti delle architetture: è ben nota la presenza dell&rsquo; “impedenza OO-RDBMS” e tutta una serie di strumenti (i mappatori O/R) sono stati appositamente sviluppati per alleviare il problema. Strumenti che, generalmente, sono fortemente amati o fortemente odiati da architetti e sviluppatori. Nonostante queste asperità, il database SQL è apprezzato perché supporta il modello ACID, ha un comportamento prevedibile, il SQL è conosciuto praticamente da tutti, è relativamente facile svolgere i lavori amministrativi.

    Sarà così anche per il prossimo decennio? Negli ultimi tempi, molti articoli e blog hanno iniziato ad incrinare la fama di intangibilità del database SQL; uno degli argomenti più gettonati è relativo al grid e cloud computing, per i quali sono state proposte alternative (come p.es. BigTable di Google). In questa presentazione, tuttavia, faremo ancora riferimento ad un’architettura a strati tradizionale, dove il problema del database SQL da risolvere è la rigidità dello schema dati. Considereremo infatti un’applicazione web reale che rappresenta una base di conoscenza la cui struttura deve evolvere nel corso del tempo; con un database SQL, questo implicherebbe aggiungere colonne a tabelle esistenti e create nuove tabelle – un’operazione non supportata dalla maggioranza dei mappatori O/R, che necessiterebbe la ricompilazione del codice.

    La soluzione usata in questo scenario è uno “store RDF”. RDF (Resource Description Framework) è un approccio di rappresentazione dell’informazione completamente diverso dal modello relazionale del SQL. Esso consiste in triple “soggetto-predicato-oggetto”, omogenee tra loro. Pertanto, sia l’equivalente di “aggiungere una nuova colonna” o “una nuova tabella” in RDF equivale ad aggiungere una tripla – non un’operazione amministrativa, ma un passo del normale flusso operativo. Si noti che RDF è noto per essere alla base del Web Semantico, concetto che tuttavia non fa parte di questa presentazione, il cui focus è descrivere uno store RDF come un “miglior database”.

    Dopo la parte introduttiva, verranno illustrati concetti pratici: implementazioni esistenti (OpenRDF), come si affronta il problema della conversione oggetti – triple, come implementare le transazioni e così via. Verranno illustrati schemi architetturali e esempi di codice riferiti ad un’applicazione reale open source; verranno infine affrontati una serie di problemi aperti relativi a questa scelta architetturale.]]>
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        <![CDATA[<img src="http://cdn.slidesharecdn.com/javadayverona2009-semantic-091026030309-phpapp01-thumbnail-2?1256544211" alt ="" style="border:1px solid #C3E6D8;float:right;" /><br> Il database relazionale basato su SQL è da decenni una costante nella gran parte delle architetture software enterprise. Ha resistito a cambiamenti epocali, come il passaggio dal procedurale all’object oriented, e all’avvento di vari linguaggi di programmazione. Eppure il suo modello operativo non è immediatamente adattabile a quello delle altre parti delle architetture: è ben nota la presenza dell&rsquo; “impedenza OO-RDBMS” e tutta una serie di strumenti (i mappatori O/R) sono stati appositamente sviluppati per alleviare il problema. Strumenti che, generalmente, sono fortemente amati o fortemente odiati da architetti e sviluppatori. Nonostante queste asperità, il database SQL è apprezzato perché supporta il modello ACID, ha un comportamento prevedibile, il SQL è conosciuto praticamente da tutti, è relativamente facile svolgere i lavori amministrativi.

    Sarà così anche per il prossimo decennio? Negli ultimi tempi, molti articoli e blog hanno iniziato ad incrinare la fama di intangibilità del database SQL; uno degli argomenti più gettonati è relativo al grid e cloud computing, per i quali sono state proposte alternative (come p.es. BigTable di Google). In questa presentazione, tuttavia, faremo ancora riferimento ad un’architettura a strati tradizionale, dove il problema del database SQL da risolvere è la rigidità dello schema dati. Considereremo infatti un’applicazione web reale che rappresenta una base di conoscenza la cui struttura deve evolvere nel corso del tempo; con un database SQL, questo implicherebbe aggiungere colonne a tabelle esistenti e create nuove tabelle – un’operazione non supportata dalla maggioranza dei mappatori O/R, che necessiterebbe la ricompilazione del codice.

    La soluzione usata in questo scenario è uno “store RDF”. RDF (Resource Description Framework) è un approccio di rappresentazione dell’informazione completamente diverso dal modello relazionale del SQL. Esso consiste in triple “soggetto-predicato-oggetto”, omogenee tra loro. Pertanto, sia l’equivalente di “aggiungere una nuova colonna” o “una nuova tabella” in RDF equivale ad aggiungere una tripla – non un’operazione amministrativa, ma un passo del normale flusso operativo. Si noti che RDF è noto per essere alla base del Web Semantico, concetto che tuttavia non fa parte di questa presentazione, il cui focus è descrivere uno store RDF come un “miglior database”.

    Dopo la parte introduttiva, verranno illustrati concetti pratici: implementazioni esistenti (OpenRDF), come si affronta il problema della conversione oggetti – triple, come implementare le transazioni e così via. Verranno illustrati schemi architetturali e esempi di codice riferiti ad un’applicazione reale open source; verranno infine affrontati una serie di problemi aperti relativi a questa scelta architetturale.]]>
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      <pubDate>Mon, 26 Oct 2009 08:03:07 GMT</pubDate>
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        <media:description type="plain">Il database relazionale basato su SQL &#232; da decenni una costante nella gran parte delle architetture software enterprise. Ha resistito a cambiamenti epocali, come il passaggio dal procedurale all&#8217;object oriented, e all&#8217;avvento di vari linguaggi di programmazione. Eppure il suo modello operativo non &#232; immediatamente adattabile a quello delle altre parti delle architetture: &#232; ben nota la presenza dell&amp;rsquo; &#8220;impedenza OO-RDBMS&#8221; e tutta una serie di strumenti (i mappatori O/R) sono stati appositamente sviluppati per alleviare il problema. Strumenti che, generalmente, sono fortemente amati o fortemente odiati da architetti e sviluppatori. Nonostante queste asperit&#224;, il database SQL &#232; apprezzato perch&#233; supporta il modello ACID, ha un comportamento prevedibile, il SQL &#232; conosciuto praticamente da tutti, &#232; relativamente facile svolgere i lavori amministrativi.

    Sar&#224; cos&#236; anche per il prossimo decennio? Negli ultimi tempi, molti articoli e blog hanno iniziato ad incrinare la fama di intangibilit&#224; del database SQL; uno degli argomenti pi&#249; gettonati &#232; relativo al grid e cloud computing, per i quali sono state proposte alternative (come p.es. BigTable di Google). In questa presentazione, tuttavia, faremo ancora riferimento ad un&#8217;architettura a strati tradizionale, dove il problema del database SQL da risolvere &#232; la rigidit&#224; dello schema dati. Considereremo infatti un&#8217;applicazione web reale che rappresenta una base di conoscenza la cui struttura deve evolvere nel corso del tempo; con un database SQL, questo implicherebbe aggiungere colonne a tabelle esistenti e create nuove tabelle &#8211; un&#8217;operazione non supportata dalla maggioranza dei mappatori O/R, che necessiterebbe la ricompilazione del codice.

    La soluzione usata in questo scenario &#232; uno &#8220;store RDF&#8221;. RDF (Resource Description Framework) &#232; un approccio di rappresentazione dell&#8217;informazione completamente diverso dal modello relazionale del SQL. Esso consiste in triple &#8220;soggetto-predicato-oggetto&#8221;, omogenee tra loro. Pertanto, sia l&#8217;equivalente di &#8220;aggiungere una nuova colonna&#8221; o &#8220;una nuova tabella&#8221; in RDF equivale ad aggiungere una tripla &#8211; non un&#8217;operazione amministrativa, ma un passo del normale flusso operativo. Si noti che RDF &#232; noto per essere alla base del Web Semantico, concetto che tuttavia non fa parte di questa presentazione, il cui focus &#232; descrivere uno store RDF come un &#8220;miglior database&#8221;.

    Dopo la parte introduttiva, verranno illustrati concetti pratici: implementazioni esistenti (OpenRDF), come si affronta il problema della conversione oggetti &#8211; triple, come implementare le transazioni e cos&#236; via. Verranno illustrati schemi architetturali e esempi di codice riferiti ad un&#8217;applicazione reale open source; verranno infine affrontati una serie di problemi aperti relativi a questa scelta architetturale.</media:description>
        <media:text type="html">&lt;img src=&quot;http://cdn.slidesharecdn.com/javadayverona2009-semantic-091026030309-phpapp01-thumbnail-2?1256544211&quot; alt =&quot;&quot; style=&quot;border:1px solid #C3E6D8;float:right;&quot; /&gt;&lt;br&gt; Il database relazionale basato su SQL &#232; da decenni una costante nella gran parte delle architetture software enterprise. Ha resistito a cambiamenti epocali, come il passaggio dal procedurale all&#8217;object oriented, e all&#8217;avvento di vari linguaggi di programmazione. Eppure il suo modello operativo non &#232; immediatamente adattabile a quello delle altre parti delle architetture: &#232; ben nota la presenza dell&amp;rsquo; &#8220;impedenza OO-RDBMS&#8221; e tutta una serie di strumenti (i mappatori O/R) sono stati appositamente sviluppati per alleviare il problema. Strumenti che, generalmente, sono fortemente amati o fortemente odiati da architetti e sviluppatori. Nonostante queste asperit&#224;, il database SQL &#232; apprezzato perch&#233; supporta il modello ACID, ha un comportamento prevedibile, il SQL &#232; conosciuto praticamente da tutti, &#232; relativamente facile svolgere i lavori amministrativi.

    Sar&#224; cos&#236; anche per il prossimo decennio? Negli ultimi tempi, molti articoli e blog hanno iniziato ad incrinare la fama di intangibilit&#224; del database SQL; uno degli argomenti pi&#249; gettonati &#232; relativo al grid e cloud computing, per i quali sono state proposte alternative (come p.es. BigTable di Google). In questa presentazione, tuttavia, faremo ancora riferimento ad un&#8217;architettura a strati tradizionale, dove il problema del database SQL da risolvere &#232; la rigidit&#224; dello schema dati. Considereremo infatti un&#8217;applicazione web reale che rappresenta una base di conoscenza la cui struttura deve evolvere nel corso del tempo; con un database SQL, questo implicherebbe aggiungere colonne a tabelle esistenti e create nuove tabelle &#8211; un&#8217;operazione non supportata dalla maggioranza dei mappatori O/R, che necessiterebbe la ricompilazione del codice.

    La soluzione usata in questo scenario &#232; uno &#8220;store RDF&#8221;. RDF (Resource Description Framework) &#232; un approccio di rappresentazione dell&#8217;informazione completamente diverso dal modello relazionale del SQL. Esso consiste in triple &#8220;soggetto-predicato-oggetto&#8221;, omogenee tra loro. Pertanto, sia l&#8217;equivalente di &#8220;aggiungere una nuova colonna&#8221; o &#8220;una nuova tabella&#8221; in RDF equivale ad aggiungere una tripla &#8211; non un&#8217;operazione amministrativa, ma un passo del normale flusso operativo. Si noti che RDF &#232; noto per essere alla base del Web Semantico, concetto che tuttavia non fa parte di questa presentazione, il cui focus &#232; descrivere uno store RDF come un &#8220;miglior database&#8221;.

    Dopo la parte introduttiva, verranno illustrati concetti pratici: implementazioni esistenti (OpenRDF), come si affronta il problema della conversione oggetti &#8211; triple, come implementare le transazioni e cos&#236; via. Verranno illustrati schemi architetturali e esempi di codice riferiti ad un&#8217;applicazione reale open source; verranno infine affrontati una serie di problemi aperti relativi a questa scelta architetturale.</media:text>
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      <title>Spring: usarlo conviene, ma usalo bene!</title>
      <link>http://www.slideshare.net/benfante/spring-usarlo-conviene-ma-usalo-bene</link>
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        <![CDATA[<img src="http://cdn.slidesharecdn.com/springusalobene-091025022545-phpapp02-thumbnail-2?1256456542" alt ="" style="border:1px solid #C3E6D8;float:right;" /><br> Le tecniche di Inversion of Control (IoC), e in particolare quelle di Dependency Injection (DI), si sono rivelate nel corso di anni utilissime per scrivere applicazioni ben organizzate, manutenibili e testabili. Per questa ragione lo Spring Framework, alla cui base ci sono proprio tali tecniche, è diventato una presenza quasi obbligatoria nella maggior parte delle applicazioni.

    Come molte tecnologie, se usate bene hanno vantaggi innegabili. I problemi sorgono quando vengono usate senza alcun controllo da sviluppatori inesperti, che le usano senza alcuna consapevolezza, generando effetti totalmente dannosi all’applicazione e, soprattutto, al processo di sviluppo.

    In questa presentazione verrà innanzitutto introdotto lo Spring Framework, mostrandone le caratteristiche di base, e le utilissime capacità di integrazione di svariate tecnologie. Successivamente verranno mostrati esempi di cattivo e buon utilizzo, cercando di fornire delle linee guida che indirizzino anche i programmatori meno esperti verso la strada corretta.]]>
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        <![CDATA[<img src="http://cdn.slidesharecdn.com/springusalobene-091025022545-phpapp02-thumbnail-2?1256456542" alt ="" style="border:1px solid #C3E6D8;float:right;" /><br> Le tecniche di Inversion of Control (IoC), e in particolare quelle di Dependency Injection (DI), si sono rivelate nel corso di anni utilissime per scrivere applicazioni ben organizzate, manutenibili e testabili. Per questa ragione lo Spring Framework, alla cui base ci sono proprio tali tecniche, è diventato una presenza quasi obbligatoria nella maggior parte delle applicazioni.

    Come molte tecnologie, se usate bene hanno vantaggi innegabili. I problemi sorgono quando vengono usate senza alcun controllo da sviluppatori inesperti, che le usano senza alcuna consapevolezza, generando effetti totalmente dannosi all’applicazione e, soprattutto, al processo di sviluppo.

    In questa presentazione verrà innanzitutto introdotto lo Spring Framework, mostrandone le caratteristiche di base, e le utilissime capacità di integrazione di svariate tecnologie. Successivamente verranno mostrati esempi di cattivo e buon utilizzo, cercando di fornire delle linee guida che indirizzino anche i programmatori meno esperti verso la strada corretta.]]>
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      <pubDate>Sun, 25 Oct 2009 07:25:39 GMT</pubDate>
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    Come molte tecnologie, se usate bene hanno vantaggi innegabili. I problemi sorgono quando vengono usate senza alcun controllo da sviluppatori inesperti, che le usano senza alcuna consapevolezza, generando effetti totalmente dannosi all&#8217;applicazione e, soprattutto, al processo di sviluppo.

    In questa presentazione verr&#224; innanzitutto introdotto lo Spring Framework, mostrandone le caratteristiche di base, e le utilissime capacit&#224; di integrazione di svariate tecnologie. Successivamente verranno mostrati esempi di cattivo e buon utilizzo, cercando di fornire delle linee guida che indirizzino anche i programmatori meno esperti verso la strada corretta.</media:description>
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    Come molte tecnologie, se usate bene hanno vantaggi innegabili. I problemi sorgono quando vengono usate senza alcun controllo da sviluppatori inesperti, che le usano senza alcuna consapevolezza, generando effetti totalmente dannosi all&#8217;applicazione e, soprattutto, al processo di sviluppo.

    In questa presentazione verr&#224; innanzitutto introdotto lo Spring Framework, mostrandone le caratteristiche di base, e le utilissime capacit&#224; di integrazione di svariate tecnologie. Successivamente verranno mostrati esempi di cattivo e buon utilizzo, cercando di fornire delle linee guida che indirizzino anche i programmatori meno esperti verso la strada corretta.</media:text>
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      <title>Java e i database: da JDBC a JPA</title>
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        <media:title>Java e i database: da JDBC a JPA</media:title>
        <media:credit>benfante</media:credit>
        <media:description type="plain">La persistenza dei dati &#232; una caratteristica fondamentale di ogni applicazione, e quasi sempre la scelta ricade sull&#8217;utilizzo di un database relazionale. Java, fin dalle sue prime versioni, ha avuto a disposizione la libreria JDBC per accedere a tale tipo di database. In questa presentazione si mostrer&#224; come utilizzare la libreria JDBC, mostrandone pregi e limiti. In seguito si mostrer&#224; l&#8217;utilizzo tradizionale di Hibernate, forse il pi&#249; famoso e diffuso degli Object/Relational Mapper (ORM), che permettono di trattare i dati relazionali inserendoli all&#8217;interno di oggetti. Infine si introdurr&#224; la Java Persistence API (JPA), la libreria di persistenza ORM introdotta con la Java Enterprise Edition (JEE) 5.</media:description>
        <media:text type="html">&lt;img src=&quot;http://cdn.slidesharecdn.com/javaeidatabase-091025022342-phpapp02-thumbnail-2?1256456481&quot; alt =&quot;&quot; style=&quot;border:1px solid #C3E6D8;float:right;&quot; /&gt;&lt;br&gt; La persistenza dei dati &#232; una caratteristica fondamentale di ogni applicazione, e quasi sempre la scelta ricade sull&#8217;utilizzo di un database relazionale. Java, fin dalle sue prime versioni, ha avuto a disposizione la libreria JDBC per accedere a tale tipo di database. In questa presentazione si mostrer&#224; come utilizzare la libreria JDBC, mostrandone pregi e limiti. In seguito si mostrer&#224; l&#8217;utilizzo tradizionale di Hibernate, forse il pi&#249; famoso e diffuso degli Object/Relational Mapper (ORM), che permettono di trattare i dati relazionali inserendoli all&#8217;interno di oggetti. Infine si introdurr&#224; la Java Persistence API (JPA), la libreria di persistenza ORM introdotta con la Java Enterprise Edition (JEE) 5.</media:text>
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        <![CDATA[<div style="width:425px;text-align:left" id="__ss_2339898"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/benfante/java-e-i-database-da-jdbc-a-jpa" title="Java e i database: da JDBC a JPA">Java e i database: da JDBC a JPA</a><object style="margin:0px" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=javaeidatabase-091025022342-phpapp02&stripped_title=java-e-i-database-da-jdbc-a-jpa" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=javaeidatabase-091025022342-phpapp02&stripped_title=java-e-i-database-da-jdbc-a-jpa" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object><div style="font-size:11px;font-family:tahoma,arial;height:26px;padding-top:2px;">View more <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/">documents</a> from <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/benfante">benfante</a>.</div></div>]]>
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      <title>Applicazione JavaFX &#8211; CORSA DI AUTO SU TRACCIATI REALI</title>
      <link>http://www.slideshare.net/benfante/applicazione-javafx-corsa-di-auto-su-tracciati-reali</link>
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        <![CDATA[<img src="http://cdn.slidesharecdn.com/presentazione-090620231841-phpapp01-thumbnail-2?1245557946" alt ="" style="border:1px solid #C3E6D8;float:right;" /><br> Il gioco non è una comune gara di auto perché l’utente può scegliere di correre su qualsiasi strada da lui conosciuta. Un esempio: l’utente può scegliere di correre da casa sua fino al fornaio del suo paese. Una volta scaricate le coordinate del percorso casa-fornaio viene generata la pista. L’utente si troverà a correre nelle strade che lui conosce e può anche vedere il nome della via in cui si trova. Per la gestione delle collisioni e dei bordi ho utilzzato una libreria fisica 2d java Phys2D. Quindi tutto quello creato è gestito da un mondo fisico che simula la realtà. Le automobili sono spostate da forze fisiche. Con RMI ho costruito la struttura multigiocatore. Il mondo fisico é gestito dal server ed é remotizzato. In questo modo con javaFX creo oggetti grafici che puntano agli oggetti fisici del mondo e si muovono di conseguenza. L’idea originale era di fare il mash up di piu&rsquo; fonti: aggiungere l’effetto giorno/notte, condizioni meteo, e condizioni del traffico. Tutto realistico a seconda del luogo in cui ti trovavi.]]>
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        <![CDATA[<img src="http://cdn.slidesharecdn.com/presentazione-090620231841-phpapp01-thumbnail-2?1245557946" alt ="" style="border:1px solid #C3E6D8;float:right;" /><br> Il gioco non è una comune gara di auto perché l’utente può scegliere di correre su qualsiasi strada da lui conosciuta. Un esempio: l’utente può scegliere di correre da casa sua fino al fornaio del suo paese. Una volta scaricate le coordinate del percorso casa-fornaio viene generata la pista. L’utente si troverà a correre nelle strade che lui conosce e può anche vedere il nome della via in cui si trova. Per la gestione delle collisioni e dei bordi ho utilzzato una libreria fisica 2d java Phys2D. Quindi tutto quello creato è gestito da un mondo fisico che simula la realtà. Le automobili sono spostate da forze fisiche. Con RMI ho costruito la struttura multigiocatore. Il mondo fisico é gestito dal server ed é remotizzato. In questo modo con javaFX creo oggetti grafici che puntano agli oggetti fisici del mondo e si muovono di conseguenza. L’idea originale era di fare il mash up di piu&rsquo; fonti: aggiungere l’effetto giorno/notte, condizioni meteo, e condizioni del traffico. Tutto realistico a seconda del luogo in cui ti trovavi.]]>
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      <pubDate>Sun, 21 Jun 2009 04:18:36 GMT</pubDate>
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      <author>benfante@slideshare.net(benfante)</author>
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        <![CDATA[<div style="width:425px;text-align:left" id="__ss_1614760"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/benfante/applicazione-javafx-corsa-di-auto-su-tracciati-reali" title="Applicazione JavaFX – CORSA DI AUTO SU TRACCIATI REALI">Applicazione JavaFX – CORSA DI AUTO SU TRACCIATI REALI</a><object style="margin:0px" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazione-090620231841-phpapp01&stripped_title=applicazione-javafx-corsa-di-auto-su-tracciati-reali" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazione-090620231841-phpapp01&stripped_title=applicazione-javafx-corsa-di-auto-su-tracciati-reali" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object><div style="font-size:11px;font-family:tahoma,arial;height:26px;padding-top:2px;">View more <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/benfante">benfante</a>.</div></div>]]>
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      <title>Annotated controllers with Spring MVC 2.5</title>
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      <pubDate>Mon, 26 Jan 2009 08:58:53 GMT</pubDate>
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      <author>benfante@slideshare.net(benfante)</author>
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        <media:description type="plain">How to write controller using Java 5 annotations with Spring MVC 2.5.</media:description>
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      <title>Using DAOs without implementing them</title>
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      <pubDate>Tue, 23 Oct 2007 03:16:11 GMT</pubDate>
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      <author>benfante@slideshare.net(benfante)</author>
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