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RICERCA PER LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE E AMBIENTALE.......................................................................3 ...
RICERCA PER LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE E AMBIENTALEIl significato della ricercaL`obiettivo generale del Progetto S.I.R.T.S. ...
Hoelderling, in questo senso ha parlato di “abitare poeticamente la terra” ossia della necessità di rompere larazionalità ...
LA METODOLOGIA DELLA RICERCALa metodologia che si è ritenuto opportuno adottare è quella della “ricerca intervento” introd...
• interviste a testimoni privilegiati. Con questo strumento si è inteso raccogliere informazioni circa gli ambitidi disagi...
−   indagare sui punti di forza e di debolezza dei fornitori di servizi (nodi di crisi dei servizi),    − verificare se es...
Oggi, sembra quasi non esista più nessuno disposto a riconoscere che la propria identità è, in realtà, unprodotto sociale,...
qualcosa che nasce dagli individui stessi e che si prospetta essenzialmente come un sistema di loro relazioni,sia oggettiv...
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ARTICOLAZIONE DELLA RICERCAAl fine di effettuare una accurata diagnosi della realtà del territorio di riferimento, evidenz...
 handicap,     dipendenze (non solo da droga, ma anche da videogiochi).Sono state raccolte, inoltre, una serie di indica...
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dare una risposta, non solo con un percorso classico di disintossicazione e di reinserimento, ma devono poterrispondere an...
A questo punto, uno dei problemi a cui potrebbe andare incontro il Terzo Settore, è quello della eccessivaaziendalizzazion...
FOCUS-GROUPCome detto, per cogliere direttamente vissuti, riflessioni, analisi e proposte degli utenti, delle loro associa...
Cosa è successo da quando lo hanno saputo a quando si sono seduti al tavolo?Quali possono essere stati i loro pensieri nel...
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allinterno di diversi focus-group. In questo modo sono risultate utili anche per lintegrazione dellanalisicomplessiva.AREE...
Tipologia                      Livello 1                      Livello 2               Livello 3Informali                  ...
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Le differenze con la situazione del Sud del Paese, però non si fermano alla densità della presenza ma anchealla tipologia....
e immateriali. Tali relazioni ampliano la capacità dazione dellattore individuale o collettivo e, sesufficientemente estes...
con altra forma giuridica (enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, università, istituti scolastici ed ospedalieri,soci...
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B              ORIZZONTIC              CONSORZIO PRISMAC              CONSORZIO SOL.CORETI FORMALII SERVIZI SOCIO-SANITARI...
dellintervento in relazione allefficacia”.È facile intuire come, per amore di semplicità, la funzionalità di un qualunque ...
stipulato patti, accordi o intese operanti nel settore nella programmazione, nella organizzazione e nellagestione del sist...
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9. definizione dei criteri per la determinazione del concorso da parte degli utenti al costo delle prestazioni;10. predisp...
sociale a livello locale e con le altre risorse della comunità;7. le forme di concertazione con la azienda unità sanitaria...
ANZIANISITUAZIONE DEMOGRAFICA13Dall’analisi dei dati demografici si può notare un progressivo invecchiamento della popolaz...
VARIAZIONI PERCENTUALI 1995-2003  40,00                                                                              32,82...
Terzo Settore E Networking
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Ricerca sull\'attuazione della L.328 del 2000 nella città di vicenza

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  1. 1. Romano Mazzon, Ivano SpanoIL LAVORO DI RETE COME “MISSION” DEL TERZO SETTOREServizi pubblici e privati, Utenti e Operatori nella realtà di VicenzaProgetto EQUAL “Sistemi Integrati per il Rafforzamento del Terzo Settore”Prefazione di Lorenzo Barbera2001, Edizioni Sapere, Padova
  2. 2. RICERCA PER LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE E AMBIENTALE.......................................................................3 Il significato della ricerca.................................................................................................................3 LA METODOLOGIA DELLA RICERCA......................................................................................5 OBIETTIVI DELLA RICERCA......................................................................................................6 Il QUADRO CONCETTUALE DI RIFERIMENTO......................................................................7 Realtà’ e idee di comunità’..........................................................................................................7 ARTICOLAZIONE DELLA RICERCA.......................................................................................11 INTERVISTE A TESTIMONI PRIVILIEGIATI......................................................................11 FOCUS-GROUP........................................................................................................................16ANZIANI...............................................................................................................................................................34 SITUAZIONE DEMOGRAFICA..................................................................................................34 Genere ........................................................................................................................................35 Indice di vecchiaia......................................................................................................................38 Indice di dipendenza strutturale..................................................................................................40 FOCUS GROUP.............................................................................................................................42 OPERATORI..............................................................................................................................43 UTENTI......................................................................................................................................56DIPENDENZE......................................................................................................................................................64 Tossicodipendenza ........................................................................................................................64 Confronto con il dato nazionale.....................................................................................................64 Tossicodipendenti in carico ULS 6................................................................................................66 Decessi ...........................................................................................................................................72 Persone segnalate............................................................................................................................76 Alcooldipendenza ..........................................................................................................................77 Utenti in carico ULS 6....................................................................................................................77DISABILITÀ.......................................................................................................................................................100 Disabili in carico ogni 1000 abitanti........................................................................................100 Tipologia di intervento.................................................................................................................101 Assistenza per fasce di età........................................................................................................105MINORI...............................................................................................................................................................151STRANIERI........................................................................................................................................................158ANZIANI, SOGGETTI CON DIPENDENZE E DISABILI: UN CONFRONTO..................................................175 APPENDICE 2............................................................................................................................221 DATI DI ARCHIVIO...................................................................................................................222 Confronto tra dati richiesti e dati ottenuti.................................................................................222Motivi di scostamento.....................................................................................................................................222 Struttura produttiva.......................................................................................................................223 CAUSE DI MORTE.....................................................................................................................241 2
  3. 3. RICERCA PER LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE E AMBIENTALEIl significato della ricercaL`obiettivo generale del Progetto S.I.R.T.S. è stato di costruire un sistema integrato pubblico/privato incentratosu un rapporto più organico ed efficace tra i cittadini, le loro formazioni sociali, le pubbliche amministrazioni edil Mercato, e in grado di mettere in sinergia e qualificare risorse e competenze degli attori impegnati sul frontedello svantaggio economico. Per il raggiungimento di questo obiettivo la ricerca rappresenta lo strumentoprivilegiato per la diagnosi della realtà del territorio di riferimento, alimentando la conoscenza dei problemirelativi alla sostenibilità sociale e ambientale, intendendo, con questo stimolare un ripensamento del ruolostesso degli Enti Locali, dei Servizi Socio-Sanitari, delle realtà che danno corpo al Terzo Settore.Ciò che i soggetti responsabili della gestione della cosa pubblica o di interventi di rilevanza pubblica ecollettiva, devono rendere possibile è, prima che non la conquista di possibili e diversi e necessari risultaticoncreti, la definizione di un “progetto” di politica sociale che renda visibile la coincidenza tra trasformazionisociali e divenire individuale.Occorre aprire un orizzonte progettuale in grado di agire “produzione di territorio” come bene che produce laforma, la qualità e lo stile dell’insediamento umano.Fare sviluppo è operazione non separabile dalla produzione di nuova territorialità.Ma solo una rinnovata cultura dell’abitare può produrre nuova territorialità. Afferma Martin Heidegger(Costruire, abitare, pensare; in, Saggi e discorsi) “solo se abbiamo la capacità di abitare possiamo costruire”.Solo se nelle trasformazioni o nelle attività di produzione sociali un luogo viene percepito come “dono”attraverso il quale noi stabiliamo un rapporto (come qualcosa che si possiede in comune) riusciremo aritrovare una sintonia, a porre in essere delle possibilità.La dilatazione del territorio dell’abitare è, infatti, la condizione per inventare modelli spazio-temporali:- che producano spazio, dove la crescita quantitativa della congestione lo distrugge;- che producano tempo, laddove la civiltà quantitativa della cogestione lo dissipa;- che producano valore aggiunto estetico, ossia punti di riferimento simbolici sempre carichi di una efficaciasemantica capace di mantenere una memoria affettiva del proprio habitat;infine, che valorizzino la ricchezza qualitativa e la pluralità dei luoghi spazio-temporali contro la sparizionedello spazio-tempo umano prodotta dalla ipervelocità dei mezzi di comunicazione.Uno sviluppo locale, quindi, ma anche una architettura orientati in senso ecologico che assumano comeoggetto un oggetto complesso quale lo “spazio del vivere” che si corrode più lentamente nello “spazio vissuto”in maniera tale che questo si presenti con una ricchezza di dettagli insospettata per il soggetto, allargando lospazio della memoria e del sentimento, ampliando i significati che riappaiono sul “teatro della nostra vitaintima”. 3
  4. 4. Hoelderling, in questo senso ha parlato di “abitare poeticamente la terra” ossia della necessità di rompere larazionalità del calcolo dell’uomo sulla natura, per liberare quelle potenzialità, quelle modalità espressive,creative e relazionali che ci rimandano alla memoria dell’unità mitica tra uomo e natura, tra uomo e uomo, alpunto che il mondo sia veramente il nostro mondo.La presenza – consistenza di forme molteplici di disagio impone che questa apertura di senso avvenga eavvenga al più presto portando a compimento quella dimensione progettuale che libera la necessità dellacoincidenza tra ecologia dell’ambiente ed ecologia della mente. 4
  5. 5. LA METODOLOGIA DELLA RICERCALa metodologia che si è ritenuto opportuno adottare è quella della “ricerca intervento” introdotta da KurtLewin verso il 1940 come metodologia di studio capace di occuparsi, soprattutto, della comprensione deifenomeni sociali e del continuo mutamento che questi subiscono.Oggi, la metodologia di studio della action-research (ricerca intervento) viene utilizzata dalla psicologia dicomunità, trovando ampio raggio di indagine e di applicabilità, nei progetti di intervento in ambito sociale. Laricerca applicata in una comunità si caratterizza per il suo uso diretto e per limmediato collegamento con lateoria e la soluzione di problemi pratici.Tale strumento offre nel complesso, la possibilità di sostenere forme di soluzioni valide nel superamento diproblematiche come lisolamento, lemarginazione, il disagio sociale, attuando modelli mirati a soddisfareobiettivi di tipo emancipatorio e riabilitativo. La psicologia di comunità è una disciplina sensibile ai metodi diindagine e di lavoro che si possono attuare in una popolazione esposta al rischio, in quanto è una disciplinaempirica che si occupa della comprensione dei fenomeni sociali e del continuo mutamento che questisubiscono attraverso la realtà, concepita come un continuo mutamento delle condizioni che determinanol’organizzazione sociale.Introdurre laction-resarch nellambito delle problematiche dei servizi socio-sanitari, significa spostarsi versoil concetto di promozione del benessere, promozione che nasce come momento educativo (dove, coneducare, considerando l’etimologia stessa della parola “ex-duco”, si intende portare allo scoperto lepotenzialità del soggetto).Di fronte al problema del disagio si è voluto utilizzare l’approccio relazionale, caratteristico dell’action-research, molto utile nello studio dei diversi livelli di esistenza di un soggetto allinterno dei diversi sistemi diriferimento.In questa direzione è possibile individuare tre livelli:- il livello macro sociale (la dinamica delle relazioni sociali nonché dei processi di integrazione edesclusione);- il livello micro sociale (i fondamenti immediati dellagire sociale);- livello individuale (il rapporto tra convinzioni e azioni del soggetto e l’interpretazione della reazione deglialtri ai propri atti).La ricerca si è, particolarmente, soffermata sul livello micro sociale. Questa scelta metodologica èriconducibile non solo alla constatazione che allinterno del livello micro sociale sono visibili le radici deiproblemi ma anche siano possibile evidenziare e attivare le risorse per un cambiamento.Per questo scopo la ricerca si è avvalsa di tre strumenti: 5
  6. 6. • interviste a testimoni privilegiati. Con questo strumento si è inteso raccogliere informazioni circa gli ambitidi disagio sociale nel Comune di Vicenza attraverso soggetti che, per il ruolo ricoperto, rappresentassero unosservatorio privilegiato;• raccolta ed elaborazione di dati d’archivio. Attraverso questo si è voluto definire un quadro generale per ilComune di Vicenza1, elaborando una serie di indicatori specifici per le aree problematiche emerse dalleinterviste;• focus-group. Sono stati condotti, separatamente, gruppi di discussione sia con operatori dei servizi(pubblici e privato-sociale) che con utenti o associazioni di rappresentanza degli utenti stessi. Gli incontrisono stati ripetuti, dove possibile, a distanza di un anno. In questo modo è stato possibile analizzare comevenga percepito il disagio e la risposta a questo da soggetti che vivono del disagio un’esperienzaquotidiana.OBIETTIVI DELLA RICERCANell’ambito del Progetto “Sistemi Integrati per il Rafforzamento del Terzo Settore” la Ricerca si è mossarispetto agli obiettivi: A. Diagnosticare la realtà del territorio di riferimento, attraverso la conoscenza dei problemi relativi alla sostenibilità sociale e ambientale. B. Stimolare un ripensamento del ruolo stesso degli Enti Locali, dei Servizi Socio – Sanitari, delle realtà che danno corpo al Terzo Settore per far in modo che i soggetti, responsabili della gestione della cosa pubblica o di interventi di rilevanza pubblica e collettiva, siano impegnabili, prima ancora della conquista di possibili e diversi e necessari risultati concreti, nella definizione di un “progetto” di politica sociale che renda visibile la coincidenza tra trasformazioni sociali e divenire individuale. C. Aprire un orizzonte progettuale in grado di agire “produzione di territorio” come bene che produce la forma, la qualità e lo stile dell’insediamento umano.La ricerca ha inteso, in particolare:− valutare se i servizi pubblici e privati offerti agli utenti sono collegati tra loro (comunicano?),− identificare i soggetti e gli strumenti pubblici e privati presenti sul territorio,− indagare se gli utenti riescono a mettersi in relazione con i servizi erogati dal pubblico e dal privato e quali eventuali vie di comunicazione devono essere implementate,− verificare quali sono i bisogni reali degli utenti,− verificare se le risposte corrispondono ai bisogni reali degli utenti,− verificare la qualità dei servizi (risponde ai bisogni reali, sono efficaci, sono efficienti?),1 I dati raccolti sono presentati in APPENDICE 1 6
  7. 7. − indagare sui punti di forza e di debolezza dei fornitori di servizi (nodi di crisi dei servizi), − verificare se esiste una connessione tra politiche del lavoro e politiche sociali, − verificare se esistono forme di organizzazione e orari di lavoro flessibili collegati con esigenze e tempi di formazione, di accompagnamento e sostegno, di inserimento sociale dei soggetti più deboli e di inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati.Il QUADRO CONCETTUALE DI RIFERIMENTORealtà’ e idee di comunità’Per l’individuazione del modello di analisi del malessere e del disagio, si è fatto riferimento alla letteratura sullericerche di comunità.Il concetto e gli studi di comunità, dopo il loro sviluppo a partire dal Romanticismo tedesco ( gli studi diSchleiermacher, di Hegel e dello stesso Marx fino a giungere agli studi più di stampo sociologico di FerdinandTonnies), gli studi americani dell’inizio del novecento sull’identità e i gruppi (The gang di Thrasher, Strettcorner society di Whyte tradotto in italiano con il titolo di Little Italy) e le ricerche realizzate in Italia da Redfield(1955) “La piccola comunità. La società e la cultura contadina”, dalla Fondazione Adriano Olivetti e daAlessandro Pizzorno con la ricerca a Rescaldina sulle trasformazioni dovute allo sviluppo industriale (miracoloeconomico) dopo la ricostruzione a seguito del secondo conflitto mondiale (Comunità e razionalizzazione),sembrano subire una lunga stasi. Arnaldo Bagnasco (1999) ne parla come di un concetto che “ sin dall’inizio troppo inclusivo, organicistico già per le interpretazioni delle società tradizionali…ha perso in ogni caso capacità analitiche nei confronti di aspetti sia pure parziali della società di oggi”.Il termine comunità, anche a livello di linguaggio comune, si carica di diversi significati in relazione a contestidiversi. Si parla, ad esempio, di comunità politica, etnica, religiosa, scientifica, terapeutica, ecc.Il concetto finisce per soffrire di molta indeterminatezza anche quando è connesso al dato più propriamenteterritoriale, riferendosi o a comunità locali in senso generico, oppure a piccole comunità contrapposte acomunità urbane fino a riferirsi alla dimensione nazionale e internazionale.La posizione che sembra superare questo declino “naturale” dell’interesse sulla problematica della comunità fariferimento ai significati principali che la modernità ha socializzato, finendo per porre al primo posto l’individuo.Così, come afferma Pietro Barcellona (L’individuo e la comunità), la modernità non ha soltanto inaugurato laragione procedurale (cioè il fatto che è più facile mettersi d’accordo sulle procedure che sugli obiettivi) e laragione funzionale (cioè che è più facile mettersi d’accordo sui mezzi che sugli scopi) ma ha inventatoqualcosa di più potente: l’individuo come prius della società. 7
  8. 8. Oggi, sembra quasi non esista più nessuno disposto a riconoscere che la propria identità è, in realtà, unprodotto sociale, il risultato di una lenta sedimentazione di pratiche sociali e di un processo, quello disocializzazione, che media a livello individuale esperienze collettive.Siamo di fronte a un mito dei più radicati e profondi della storia dell’umanità, ma anche tra i più pericolosi: ilmito dell’autogenerazione.L’autogenerazione razionale rappresenta una circolarità perfetta in cui non c’è più trasformazione (storia) ealterità: essa anticipa di fatto l’autogenerazione biologica.Ma, laddove si esaltano gli individui, l’individuo tende a scomparire.La ricerca esclusiva della soggettività garantisce anche il suo declino: i rapporti umani appaiono come rapportitra cose, scambiabili, omologabili, indifferenti.E’ la società che diviene sostanza del singolo bloccato dalla cultura dell’autogenerazione razionale. Così,come afferma Adorno (Minima moralia) “L’individuo e la società divengono una cosa sola, in quanto la società penetra a forza negli individui al di sotto della loro individuazione, e la impedisce…L’identità che appare non è conciliazione dell’universale e del particolare, ma è l’universale come assoluto, in cui il particolare scompare. I singoli sono resi intenzionalmente simili a ciechi comportamenti biologici, diventano simili ai personaggi dei romanzi e dei drammi di Beckett. Il teatro ‘assurdo’ è realistico”.Con questo la società ha annichilito non solo il soggetto ma anche la comunità.Di fatto, però, nelle origini del pensiero sociologico la questione individuo/comunità/società è postadiversamente.Emile Durkheim (L’individualisme et les intellectuels,1898) così si esprime: “Senza dubbio, se la dignità dell’individuo gli derivasse dai suoi caratteri individuali, dalle particolarità che lo distinguono dagli altri, si potrebbe temere che essa lo racchiuda in una specie di egoismo morale, il quale renderebbe impossibile ogni solidarietà. Ma in realtà l’individuo riceve la dignità da una fonte più alta, comune a tutti gli uomini,(la quale indica) un fine impersonale e anonimo, (che) si pone al di sopra di tutte le coscienze particolari – e può pertanto servire a unirle”.Così, nell’ottica di Ferdinand Tonnies (Comunità e società), la comunità è espressione di una volontà organicache nasce in modo spontaneo dagli individui e che genera la relazione sociale in modo altrettanto spontaneo enaturale. La società è, invece, espressione di una volontà arbitraria che nasce dall’astrazione del pensiero edal ragionamento freddo sul rapporto tra i fini e i mezzi e che dà luogo a una socialità né spontanea nénaturale ma oggetto, prevalentemente, di un calcolo razionale.Per Tonnies la comunità non è una entità globale che trascende gli individui che la compongono ma è 8
  9. 9. qualcosa che nasce dagli individui stessi e che si prospetta essenzialmente come un sistema di loro relazioni,sia oggettivamente che soggettivamente intese. In secondo luogo essa è indicativa del mettere alla base dellavita comunitaria un agire umano che è mosso non solo dal calcolo dell’utilità ma dall’intero complesso deidesideri , dei sentimenti e dell’insieme di quelle tendenze di ordine affettivo che già nel pensiero anticosignificavano un legame tra mente e corpo e si aprivano sulla dimensione della partecipazione, dell’empatia,della solidarietà.La comunità è “vita reale e organica” mentre la società è “formazione ideale e meccanica”. Nella comunitàl’individuo si trova dalla nascita e si lega ai suoi “nel bene e nel male”, senza vincoli contrattuali ma attraversoun modo di sentire comune, centrato sul rispetto, la benevolenza, la solidarietà che trasferisce un sentimentodi appartenenza, di unità.Anche Max Weber (Economia e società) parla di comunità quando l’orientamento all’azione poggia su unacomune appartenenza, soggettivamente sentita (affettiva o tradizionale), degli individui che a essapartecipano, mentre nella società la disposizione all’agire sociale poggia su una identità di interessi, oppure suun legame di interessi motivato razionalmente rispetto al valore e allo scopo.E’, poi, Park (Human communities. The city and Human Ecology, 1952), della Scuola di Chicago, che pone alcentro del significato e dell’identità della comunità tre concetti: il radicamento sul territorio, la presenza di unaorganizzazione sociale, l’interdipendenza tra i membri, elaborando la nozione di comunità locale.In quest’ottica, la comunità è considerata, più che una forma associativa particolare rivolta a uno scopo, lacondizione “basica” della vita in comune e quindi, implicitamente legata a un luogo, a un territorio.La dimensione localistico – territoriale costituisce il dato essenziale che distingue il sistema sociale che vienedefinito comunità da altri tipi di sistemi sociali. Questo non significa che un sistema sociale organizzatoabbisogni necessariamente di una sua specifica collocazione territoriale, quanto piuttosto che un sistemasociale scollegato da un territorio preciso difficilmente potrà assumere le caratteristiche di una comunità.Sottolineando la dimensione territoriale non ci si vuole riferire unicamente agli aspetti più tradizionali quali unacultura comune, un linguaggio (il particolare dialetto), una cucina, quanto all’insieme di condotte, di luoghi, dimodi di vita e di lavoro, di scambi che, nell’agire quotidiano come nella più vasta organizzazione sociale,finiscono per improntare la vita di un gruppo particolare di persone.La relazione interpersonale è, poi, intrinseca al concetto stesso di comunità considerata non solo come fattolocalistico e organizzativo ma come convivenza che richiama costantemente al senso del rapporto inter –umano in sé, al di là delle sue valenze funzionali. E’ proprio la solidità del tessuto relazionale che permette allacomunità di mantenere un certo grado di coesione e di normalità anche a fronte di momenti di crisi(trasformazione) politico – istituzionale.E’ nella dimensione della partecipazione che si allarga la dinamica relazionale all’intera comunità, conducendogli individui alla discussione, al dialogo come strumento che vale a costruire mondi possibili e condivisi, a 9
  10. 10. scelte comuni e responsabili. E’ una partecipazione che diviene attiva cioè capace di auto dirigere la propriavita e, insieme con gli altri, la vita comune.Il concetto di disempowered indica, al contrario, la condizione di individui, di gruppi che non hanno questopotere e, come tali, “non hanno più voce”. Una non- partecipazione, quindi, che deriva, principalmente, dalchiudersi delle persone nella propria sfera privata e dal disinteresse per le questioni che toccano la vitapubblica e l’organizzazione della convivenza sociale.E’ proprio la rottura del legame sociale ad opera di una cultura che ha posto al centro dell’universo l’individuosingolo (autogenerazione) che rappresenta il problema con cui la comunità della partecipazione devemisurarsi, tenendo conto non solo della necessità di armonizzare pluralismo dei valori e giustizia sociale,quanto quello di fare incontrare l’uno con l’altro, l’individuo e tutti i soggetti che costituiscono la collettivitàinsediata, la comunità. 10
  11. 11. ARTICOLAZIONE DELLA RICERCAAl fine di effettuare una accurata diagnosi della realtà del territorio di riferimento, evidenziare la conoscenzadei problemi relativi alla sostenibilità sociale e ambientale, stimolare un ripensamento del ruolo stesso degliEnti Locali, dei Servizi Socio – Sanitari e delle realtà che danno corpo al Terzo Settore, al fine di definire un“progetto integrato” di politica sociale che renda visibile la coincidenza tra trasformazioni sociali, bisogni edivenire individuale, si è ritenuto opportuno riflettere sulla situazione di servizi (pubblici e privati), areeproblematiche, ruolo degli operatori, limiti e possibilità delle politiche socio-sanitarie e assistenziali in atto, conresponsabili di Enti Pubblici, di Servizi, di Organizzazioni di servizi, di Associazioni di volontariato.Sulla base dei dati e delle valutazioni emerse è stato possibile attivare una serie di focus group, coinvolgendoutenti, associazioni di utenti ed operatori, al fine di approfondire le problematiche emerse e documentaredirettamente il vissuto di tali problemi e ricevere indicazioni preziose per la loro soluzione, indicazioni da nonpoter certamente disattendere essendo il portato delle esperienze dirette di quanti dei servizi sono iprotagonisti.INTERVISTE A TESTIMONI PRIVILIEGIATISono stati intervistati: Assessore ai Servizi Sociali Comune di Vicenza Dirigente ULSS 6 Segretario provinciale CGIL Segretario provinciale CISL Segretario provinciale UIL Direttore Caritas Diocesana Vicentina Presidente Coordinamento Provinciale Organizzazioni Volontariato Presidente Centro servizi per il Volontariato (C.S.V.) Consigliere cda del Consorzio Prisma Presidente Prisma Consigliere cda Prisma "territorio ULSS 6" Consigliere regionale Federsolidarietà, Presidente Comunità "Nuova Vita"- Vicenza Presidente Ass. L’isola che non c’èDalle interviste sono emerse le seguenti aree di disagio:  immigrazione,  disagio psichico,  infanzia-adolescenza,  anziani, 11
  12. 12.  handicap,  dipendenze (non solo da droga, ma anche da videogiochi).Sono state raccolte, inoltre, una serie di indicazioni sulla realtà locale tali da poter orientare le politiche e leattività dei servizi e la realtà del Terzo Settore.ImmigrazioneRiguardo all’immigrazione, dalle interviste sono emersi problemi che attengono, soprattutto, all’ambitofamiliare. Il problema che è emerso non è tanto quello del lavoro, che nel senso comune viene percepito comequestione problematica. In un’intervista, ad esempio, si faceva notare che per il reinserimento lavorativo, si èin grado di introdurre anche un immigrato che è stato in carcere per sette anni, ma la difficoltà maggiore èquella dell’integrazione culturale.Questo si riflette in ulteriori difficoltà come, ad esempio, quella di poter reperire un alloggio, che riportano dinuovo l’immigrato in una situazione di disagio.Il dato che, però, emerge maggiormente rispetto a carcere o criminalità è proprio la normalità del quotidianodelle famiglie degli immigrati, in cui si inaspriscono i rapporti tra i partner aggravati da problemi comel’alcoolismo, che nella fascia dell’immigrazione è in aumento.Disagio psichicoPer quanto riguarda il disagio psichico, anche dalle interviste si è rilevato l’aumento di depressioni, statiansiosi, suicidi e tentati suicidi, quindi gli indici rilevati vengono confermati anche dai dati.A questo è legato il problema della solitudine, che ci riporta alle reti sociali e quindi alla possibilità diproduzione di territorio che il terzo settore dovrebbe svolgere (emergono significative differenze tra la città diVicenza e le realtà provinciali).La proposta che emerge dalle interviste è quella della creazione dei Centri Ascolto, cioè situazioni di filtro a cuila persona possa rivolgersi, perché non sempre si tratta di disagio conclamato, quindi di disagio che può avereaccesso a servizi o che può essere codificato e avere dei percorsi di trattamento. A volte si tratta di forme didisagio non riconoscibili e riconducibili all’interno dei servizi. Il Centro di Ascolto sarebbe in grado di svolgereproprio questa funzione, cioè di accogliere quel disagio che poi non avrà un percorso istituzionalizzato,servendo invece come supporto nel territorio e osservatorio privilegiato.Infanzia e AdolescenzaPer l’infanzia e l’adolescenza i problemi riguardano la comunicazione con le altre generazioni e l’aumentodell’abuso sui minori all’interno delle mura domestiche. Questo è un problema da affrontare: infatti, si stanno 12
  13. 13. aprendo dei servizi anche nel comune di Vicenza per l’affidamento di questi minori sia per un tempodeterminato che per un affidamento diurno.Anche se esiste una legge per i minori a rischio (la 285), questi superato il diciottesimo anno di età vengonolasciati di nuovo soli a se stessi. Non c’è, infatti, un accompagnamento dopo la maggiore età.Da qui, la necessità di organizzare un osservatorio sulla condizione giovanile e la necessità di attuare deipercorsi di promozione, per passare da percorsi di prevenzione e di cura a percorsi di promozione delbenessere nel territorio, rivolti all’infanzia, all’adolescenza e a tutta la fascia dei giovani.AnzianiIn riferimento alla fascia degli anziani, si è rilevata l’importanza dei processi di socializzazione e integrazionesoprattutto per quanto riguarda la città di Vicenza, dove sono attivi i gruppi appartamento, in cui diversi anzianisi ritrovano in modo da avere più possibilità relazionali. Sono queste esperienze che dovrebbero essere piùsviluppate su tutto il territorio.Quindi, non soltanto un’assistenza infermieristica o domiciliare, con un anziano che rimane solo nel suoappartamento, ma anche la possibilità di costruire una rete sociale esterna che gli permetta una certaindipendenza.HandicapIl dato relativo all’handicap emerso dalle interviste è simile a quello che è stato documentato con i dati raccolti.La realtà della famiglia appare aggravata quasi esclusivamente dai problemi del disabile e, seriamente,compromessa nella sua gestione generale. Vi è, poi, la possibilità che con l’aumento dell’età media disopravvivenza dei soggetti portatori di handicap questi ultimi possano sopravvivere ai propri familiaririschiando il completo isolamento.Anche in questo caso la soluzione che emerge, riguarda la possibilità di creare una rete sociale per il disabile,in modo che possa emanciparsi, diventare una persona indipendente e muoversi nel territorio.DipendenzePer quel che riguarda le dipendenze, in tutte le interviste non si parla solo di tossicodipendenza. Vengonoevidenziati, oltre all’eroina, l’abuso di alcool, di videogiochi ed anche l’abuso di quelle che vengono definitenuove droghe. Queste, per lo più, nelle interviste vengono correlate con la diffusione del benessere, col fattoche molti ragazzi lavorano, vivono in famiglia e trattengono quasi totalmente lo stipendio.Nella tossicodipendenza classica è stato rilevato, purtroppo, e viene rilevato sempre più spesso, l’emergeredella doppia diagnosi: sia una diagnosi di tossicodipendenza che di disagio psichico, se non addiritturapsichiatrico. Ciò porta ad una maggiore difficoltà per i servizi, che devono strutturarsi in maniera tale da poter 13
  14. 14. dare una risposta, non solo con un percorso classico di disintossicazione e di reinserimento, ma devono poterrispondere anche al disagio psichico.Rispetto alla tossicodipendenza è stata rilevata l’importanza di lavorare nei luoghi di insorgenza, quindi sulluogo di lavoro e nel territorio. Per quanto riguarda la situazione all’interno della realtà lavorativa, è emerso ilprogetto del “delegato sociale” da inserire all’interno delle aziende. Per il territorio, in alcune interviste èaffiorata la necessità di lavorare anche con gli operatori di strada per poter raggiungere più capillarmente larealtà giovanile presente nelle piazze e nelle strade.È evidente che tutto ciò comporta anche dei problemi economici per le famiglie, che aggravate dalla presenzadi tossicodipendenti, iniziano a entrare nella fascia di rischio di disagio.Soggetti svantaggiatiQuesto è quello che riguarda il reinserimento dei soggetti svantaggiati che, come si notava sopra, non è dariferire esclusivamente al solo reinserimento lavorativo. La vera problematica è la costruzione di tutto ciò cheruota attorno a questo soggetto, quindi la costruzione di una rete sociale e di un sistema di supporto chepossa impedire il rientrare nuovamente in situazioni di rischio.La risposta che emerge degli interventi è quella della qualità della vita sociale, come attività per estendererelazioni e sviluppare autonomia dei soggetti, sia per permettere loro dei percorsi di emancipazione, sia pergravare meno sulla famiglia, che, venendo a mancare, avrebbe come unica soluzione l’istituzione.I ServiziPer lo sviluppo dei servizi, in diverse interviste, si chiede di spostare l’attenzione dal singolo alla famiglia. Suquesta, negli ultimi anni, sono stati scritti diversi libri e si continuano a fare ricerche: emergono problemi legatialla mancanza di una rete sociale attorno ad essa, problemi di disgregazione e decontestualizzazione.In questo caso l’area del self-help appare molto importante, perché capace di estendere le relazioni, quindi dicostituire attorno alla famiglia una rete sociale, un sistema di supporto, non lasciandola sola ad affrontare ildisagio.Terzo SettorePer quanto riguarda la funzione che il terzo settore dovrebbe andare a svolgere in futuro, tutte le intervistesembravano andare verso un indirizzo più o meno unanime.La prima proposta avanzata è quella di potenziare i compiti di indirizzo, di individuazione di strategie diintervento, di monitoraggio e di valutazione, soprattutto per l’aspetto pubblico. Il privato sociale, in questocaso, non dovrebbe mettersi in concorrenza con il pubblico, ma dovrebbe considerarlo come strumento diparagone. 14
  15. 15. A questo punto, uno dei problemi a cui potrebbe andare incontro il Terzo Settore, è quello della eccessivaaziendalizzazione che comporta una maggiore attenzione verso l’aspetto manageriale piuttosto che verso laqualità del servizio.Il rischio, quindi, che corre però il Terzo Settore è quello di rivivere tutti i problemi che ha vissuto il settorepubblico e cioè l’utilizzo di procedure esclusivamente burocratizzate, un’attenzione esclusiva ai compiti dasvolgere e non agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ciò comporta una maggiore attenzione nel rapportopubblico-privato affinché questo non accada e il privato possa avere delle forme di operatività più flessibili eimmediate.Quello che comunque tutti i si augurano è la possibilità di integrazione tra Terzo Settore e settore pubblico. 15
  16. 16. FOCUS-GROUPCome detto, per cogliere direttamente vissuti, riflessioni, analisi e proposte degli utenti, delle loro associazionie degli operatori dei servizi sono stati promossi una serie di focus group.I focus group, lungi dall’essere delle interviste di gruppo, si presentano come veri gruppi di discussione su untema di interesse comune.Questo strumento ha permesso di incontrare i diversi attori sociali coinvolti nelle situazioni di disagio della cittàdi Vicenza. Con attori sociali si è voluto intendere l’area degli operatori e degli utenti dei diversi servizi. Ciò hapermesso la raccolta di materiale inerente la globalità di ogni area problematica e di disagio attraversol’esperienza degli operatori, mentre il contributo dato da associazioni di utenti e di genitori di utenti hapermesso di raccogliere materiali su casi più specifici.Per giungere a questo obiettivo si è chiesto ai partner del progetto e ai testimoni privilegiati di indicare, perogni area, operatori, utenti e/o associazioni di utenti (vedasi Schema 1,2). Dopo una prima serie di focusgroup ( I Fase ), a distanza di un anno si è realizzata una seconda serie di incontri (II Fase) per potereffettuare una verifica e un controllo sulla qualità e importanza dei materiali (analisi, valutazioni, indicazioni eproposte…) emersi.Schema 1OPERATORII FASE II FASEANZIANI ANZIANIDIPENDENZE DIPENDENZEDISABILI – CENTRI DIURNI DISABILI – CENTRI DIURNIDISABILI – CENTRI RESIDENZIALI DISABILI – CENTRI RESIDENZIALIIMMIGRAZIONE IMMIGRAZIONEMINORISchema 2UTENTII FASE II FASEANZIANI ANZIANIDIPENDENZE DIPENDENZEDISABILI DISABILIIMMIGRAZIONE IMMIGRAZIONEDISABILI PSICHICI DISABILI PSICHICIIL MODELLO DI ANALISIIl ripetere gli incontri a distanza di un anno, permette di cogliere meglio quali elementi siano dovuti a situazionicontingenti e quali a situazioni strutturali. Al fine di evidenziare, infatti, i bisogni socialmente legittimi e quellidei singoli, va considerato il setting in cui il materiale è stato raccolto. I partecipanti, infatti, sono stati invitatiagli incontri, in una qualche misura hanno ricevuto informazioni circa quale sarebbe stato il loro compito: 16
  17. 17. Cosa è successo da quando lo hanno saputo a quando si sono seduti al tavolo?Quali possono essere stati i loro pensieri nel tragitto di strada che li ha portati all’incontro?Hanno preparato una mappa mentale di quello che avrebbero dovuto dire?E poi, quando si sono seduti al tavolo la presenza degli altri ha potuto cambiare la mappa che si eranocostruiti?Come la situazione ha influito sulla narrazione?1. AnalisiSicuramente non è possibile rispondere a queste domande. Troppe sono le variabili che in un arco di tempodefinito possono influenzare le scelte che lindividuo metterà in atto.Ecco, allora, che il ripetere lincontro dopo un anno può permettere di rilevare gli elementi strutturali delsistema attraverso il confronto tra le due narrazioni. Nellanalisi, quindi si è operato un confronto tra la primaFase e la seconda Fase (Schema 3).Schema 3ANZIANIOPERATORI UTENTII FASE Confronto II FASE I FASE Confronto II FASE Elementi Elementi strutturali strutturali Elementi Elementi contingenti contingenti2. AnalisiIndividuati gli elementi strutturali allinterno della due narrazioni è stato possibile compiere un confronto tra ilgruppo “Operatori” e il gruppo “Utenti/Associazioni di utenti e/o rappresentanza”.Schema 4 ANZIANIOPERATORI UTENTIELEMENTI STRUTTURALI Confronto ELEMENTI STRUTTURALI Valore socialmente riconosciutoQuesta analisi è ricca di spunti proprio per la peculiarità dello strumento focus-group: i partecipanti assumonouna posizione di ricercatore, sono portati ad osservare sé stessi, a dare una spiegazione dei propri 17
  18. 18. comportamenti. Spiegazione che diviene valutazione, intesa come attribuzione di valore, valore socialmentericonosciuto: è importante riuscire a decodificare come l’esperienza del disagio e soprattutto, della risposta aquesto, venga percepito da chi opera all’interno del servizio e da chi il servizio lo riceve. La distanza tra questedue vedute è data da una diversa prospettiva percettiva, questa differenza porta l’agente ad attribuireimportanza a fattori situazionali mentre l’osservatore sarà portato a dare importanza al carattere degli attori.Attraverso l’analisi dei focus-group con gli operatori (agenti) e le associazioni di utenti (spettatori) è possibilerintracciare la costruzione sociale del valore che l’intervento stesso produce. Inoltre emerge anche il terzolivello, il dietro le quinte, in questo caso inteso come livello politico di programmazione e pianificazione degliinterventi. Infatti, molto spesso, sia gli operatori che gli utenti si percepiscono come estranei a questo livello ela percezione condivisa che ne ricavano va a influire sulla costruzione del significato di diritto di cittadinanza,momento fondante di un modello di welfare di comunità.3. AnalisiLultimo livello di analisi è rappresentato dal confronto dei Valori Socialmente Riconosciuti tra le diverse areeproblematiche per ricostruire il modello di percezione dei servizi e dei bisogni a cui questi servizi devonorispondere.Schema 5AREA 1 Valore 1 valore aAREA 2 Valore 2AREA 3 Valore 3 valore bAREA 4 Valore 4AREA....i Valore....i valore....iModello di inclusioneAl fine di poter essere incluse in tutti i livelli di analisi, le aree dovranno, sia per il gruppo utenti che per ilgruppo operatori, essere presenti in entrambe le fasi. Anche dagli schemi 1 e 2, risulta che corrispondono aquesti requisiti le aree: Anziani, Dipendenze, Disabili, Immigrati 2. LArea Disagio Psichico, essendo presentesolo il gruppo utenti, è presente nella sezione 1.Analisi, quindi sono stati rilevati gli elementi strutturali e glielementi contingenti. Per quanto riguarda lArea Minori, si e rilevata unanalisi del contenuto. Da sottolineare,però, come queste due ultime aree siano risultate trasversali alle prime quattro e vengano richiamate2 Per larea immigrati si è ritenuto opportuno la stesura di un capitolo a parte. Infatti all’interno di questa tipologia rientrano tutti gli aspetti di disagio. La differenza è costituita dal diverso status giuridico di cittadinanza degli immigrati. 18
  19. 19. allinterno di diversi focus-group. In questo modo sono risultate utili anche per lintegrazione dellanalisicomplessiva.AREE DI INDAGINE E RETI SOCIALILa ricerca si è posta come tema la Sostenibilità Sociale e Ambientale, questo partendo dal presupposto che laqualità del servizio non può essere raggiunta se non considerando la sua ricaduta nell’ambiente, che concorrea definire. Per questo motivo lattenzione viene posta sul concetto di rete, intesa come luogo in cui il bisogno simanifesta e come luogo in cui questo bisogno può tramutarsi in richiesta e trovare una risposta o essererelegato ad un sfera privata/familiare di disagio. È infatti allinterno della Rete sociale che possono svilupparsirelazioni che permettono al soggetto: di mantenere la propria identità, di creare un sostegno emotivo, di favorire la soddisfazione di bisogni e facilitare laccesso a servizi, di sviluppare informazioni e modi di vedere diversi, di favorire nuovi contatti sociali, di aumentare la sensibilità e la capacità di valorizzare le risorse ampliando la visione e la consapevolezza del proprio mondo relazionale, di creare sinergie tra le risorse, rinforzando e sostenendo i legami esistenti o producendone di nuovi, alimentando un contesto di reciproca fiducia.In tale modello lanamnesi individuale, familiare e sociale è in grado di fornire elementi predisponenti ma èlanalisi della Rete Sociale che indica quali siano gli elementi favorenti la percezione individuale di stress e larisposta a questa che potranno scatenare forme di disagio. In questo ambito, infatti, con il termine di disagionon si indica solamente la condizione psico-fisica dellindividuo ma anche la situazione di isolamento a cuiquesta può portare lindividuo stesso e la sua rete parentale. Per certe forme di disagio, poi, lintervento nonpuò proporsi come obbiettivo il ritorno ad un stato definito normale. Si tratta di forme di disagio sociale vero eproprio che, in alcuni casi, possono anche portare una famiglia verso larea della povertà.Sono stati presi in considerazione tre tipologie di rete: 1. Informali, caratterizzate da tre livelli, 2. quasi formali, caratterizzate da un livello, 3. formali, caratterizzate da due livelli. 19
  20. 20. Tipologia Livello 1 Livello 2 Livello 3Informali Parentali Familiari Madre Padre Figli Altri parenti Prossimali Vicinato AmiciQuasi formali Associazionismo Cooperazione VolontariatoFormali Servizi Operatori Medici di Base Ospedale Infermieri Istituzioni Comune Provincia Regione Stato USLQueste reti sono state analizzate per ogni focus-group, considerando che:1. Le Reti Informali sono caratterizzate da contenuti di affettività e/o affinità rispetto a un soggetto e svolgono una funzione protettiva, di sostegno e di sviluppo dellidentità.2. Le reti quasi formali comprendono gruppi che si sono sviluppati per far fronte a determinati bisogni delle persone.3. Le reti formali comprendono rapporti di tipo asimmetrico e il contenuto è di tipo professionale.Si è voluta ricercare la presenza di Reti di Reti, caratterizzate dalla dimensione sociale, comunitaria sia di care(cura) che di development (sviluppo):- care, centrata sul diffuso coinvolgimento e responsabilizzazione della comunità locale rispetto ai problemiumani emergenti al suo interno;- development, che vede la comunità in grado di autosvilupparsi e acquistare una dimensione politico-socialerivolta al cambiamento sulla base dei bisogni dei cittadini.Elementi che concorrono essenzialmente a realizzare lobiettivo di favorire la comunità nel riconoscere,utilizzare, valorizzare le proprie risorse in sintesi a costruire territorio. 20
  21. 21. RETI INFORMALILA FAMIGLIASi assiste ad un superamento del modello familistico messo in crisi dai profondi mutamenti che il modellofamiliare ha avuto a partire dal periodo 1965-19803.1900 1965 2000Controllo sociale della riproduzione Controllo volontario di coppia Autogestione del processo riproduttivoMatrimonio istituzionale (familista, Matrimonio fondato su scelta Crisi della forma matrimonio.asimmetrico) liberaFamiglie estese Famiglie nucleari Famiglie subalterne a biografia individualeAccettazione naturale dei figli Investimento su pochi figli Figli in competizione con ruoli individuali (culto dei figli)In Italia, tra le reti di sostegno, mutuo/auto aiuto, il legame di parentela è il più presente. Ci si trova di fronte adun sistema di integrazione e mobilità sociale legati all’istituzione familiare che ha due conseguenze principali:se da un lato ciò in Italia porta ad una maggiore tenuta della famiglia (incidenza ancora ridotta di separazioni edivorzi), dall’altro ha condotto al prolungamento della permanenza dei giovani nel nucleo familiare di originecon un tasso di nuzialità e natalità bassi. Si è, poi, avuta una sostituzione della priorità individuale alla prioritàfamilistica, non si tratterebbe più di familismo amorale ma, piuttosto di individualismo amorale: lo spostamentoda un familismo di squadra a un familismo individuale amorale.Inoltre, questo modello, permette una scarsa mobilità sociale, per cui la disuguaglianza nella distribuzione deiredditi appare avere un carattere ereditario, da una generazione all’altra. Questo viene ad inserirsi in unmomento in cui le fasce più colpite dalla disoccupazione sono quella sotto i 35 anni e quella sopra i 48, conuna netta superiorità per le donne. La fascia sino ai 20 anni è composta, per lo più, da studenti (non bisognadimenticare però lo scarso livello di istruzione ancora presente in Italia rispetto ad altri Paesi UE). Nella fasciasopra i 20 anni si trova, invece, una situazione lavorativa definita “bricolage”, fai da te, in cui i giovanialternano momenti lavorativi a momenti di formazione personale. Tuttavia proprio questo modello rischia diporre una netta distinzione tra un gruppo favorito (inserito nel mondo del lavoro e che gode di un livello di vitaconfortevole) e un gruppo sfavorito (di non occupati che subiscono l’insicurezza finanziaria, l’isolamento, lanon partecipazione), mettendo in crisi la coesione che cementa la società, favorendo lo sviluppo, al suointerno, di persone, gruppi, esclusi dalla partecipazione agli scambi e alle pratiche dell’integrazione sociale eprivi di diritti connessi. Per di più questa distinzione appare ereditaria con un carattere di stigma sociale.RETI QUASI FORMALILa ricerca si inserisce, come detto, allinterno del progetto SIRTS (Sistemi Integrati per lo Sviluppo del TerzoSettore), in sintonia con le nuove norme legislative che hanno visto un passaggio cruciale in questi ultimi anni.3 Dispense Corso di Perfezionamento in "Interventi Familiari e Valutazione", Prof. Bimbi 21
  22. 22. Infatti lintroduzione del Welfare-mix, del Welfare di responsabilità e di comunità ha ridefinito i compititradizionali di care prima totalmente accentrati a livello nazionale ed ora distribuiti tra ambiti territoriali, distrettisocio-sanitari, Province, AUSL, enti terzi e terzo settore. Proprio sulle possibilità di integrazione e sviluppo diquesto ultimo si è basato il lavoro grazie alla partnership tra enti pubblici e no-profit. Questo al fine dipromuovere una capacità di decodifica delle richieste del territorio in tempo reale, al fine di rispondereadeguatamente alle mutevoli esigenze della società, che risulta essere, oggi, la richiesta maggiore verso ilterzo settore.Terzo Settore e sviluppo di comunitàPer questo motivo, in questo settore, solitamente, viene privilegiata un’organizzazione per progetti, in cuil’attenzione non viene posta sui compiti che ogni singolo deve svolgere ma sul raggiungimento degli obiettivi,attraverso un orientamento alle politiche. Per questo è necessario uno stretto collegamento con il territorio euna capacità di raccolta e decodifica delle necessità. Inoltre una delle finalità dei progetti di comunità èl’empowerment, inteso come distribuzione di competenze per il raggiungimento dell’equità sociale. A questoproposito torna utile la distinzione fra bisogno (che può non essere percepito, giudicato tale da esperti),necessità (percezione soggettiva dellindividuo), domanda (quando il cittadino interpella il servizio) eutilizzazione (quando lutente lo usa effettivamente). Equità è creare le condizioni che permettano ad ogniutente potenziale di passare tutti e quattro i suddetti livelli, dal bisogno allutilizzo. Inoltre una delle potenzialitàdel no-profit risiede nella possibilità di sanare la divisione servizio/utente, superando una visione diprevenzione e cura di concezione tradizionale per giungere ad un modello promozionale.Lo sviluppo del terzo settore, poi, trova una sua giustificazione proprio in un tentativo di passaggio da unavisione di stato regolatore (orientato su variabili di natura gerarchica) ad una di stato funzionale (orientato sufunzioni tecniche).In questo ambito diviene importante decidere cosa controllare. Infatti nel caso dello stato regolatore, ilcontrollo, partendo dall’analisi costi-benefici, attua una revisione della modalità di realizzazione degli obiettivi,ossia, non vengono mai poste in dubbio le procedure. Passare ad una visione di stato funzionale comporta,invece, il passaggio all’analisi strutturale. Con analisi strutturale si intende, in questo ambito, l’abbandono diuna filosofia legalistico – giuridica a favore di una cultura dell’orientamento al risultato.Lo sviluppo del terzo settore trova, poi, una giustificazione nel mutamento dei consumi.Esiste, anche, un ulteriore aspetto legato allo sviluppo del terzo settore, che si inserisce nell’ambito piùgenerale del consumo e delle caratteristiche che questo sta assumendo e che evidenzia l’importanza che lacapacità di creare relazioni riveste nello sviluppo del settore no-profit. Infatti la categoria del consumo dimassa appare ormai superato in una società in cui nessun aspetto del tempo dell’individuo è estraneo almercato e in cui i comportamenti di consumo sono intrisi di elementi relazionali. Non si tratta solamente della 22
  23. 23. distinzione keynesiana tra bisogni assoluti e relativi, cioè derivanti dalle interazioni sociali, e nemmeno dellacategoria dei beni posizionali, che spiega il continuo aggiornamento di PC, telefoni cellulari, madell’introduzione di beni relazionali, ossia di beni prodotti da rapporti con altri soggetti.Perché questo avvenga, però, è necessario essere in presenza o di una realtà produttiva dinamica, in cuil’attenzione del soggetto possa spostarsi dal raggiungimento della soddisfazione dei bisogni materialisocialmente riconosciuti, verso la sfera delle relazioni, oppure, come ad esempio ha dimostrato lArgentina ealtri Paesi del Centro sud America, pur trovandosi in una situazione economicamente disastrosa, la presenzadi un senso di comunità atto a favorire il raggiungimento di obiettivi comuni. Tuttavia, per quanto riguardalItalia, la densità di enti no profit appare legata alla situazione economica e produttiva. Confrontando il datorelativo alla presenza di enti no-profit con il tasso di occupazione generale 4, si trova una relativa conferma aldato secondo cui i servizi trovano un loro maggiore sviluppo là dove vi sia già presente una buona produzionemanifatturiera. Dal grafico sottostante, risulta, anzi, che anche una variazione discendente debole nel tasso dioccupazione, corrisponde ad una tendenza discendente amplificata nel tasso di soggetti coinvolti a vario titolonel no-profit. 100 NORD CENTRO ITALIA MEZZOGIORNO NORD tasso no profit 10 ITALIA tasso occupazione CENTRO MEZZOGIORNO 1Figura 1. Confronto tra tasso di occupazione e tasso no-profit (scala logaritmica)4 Elaborazione dati ISTAT, 1999 23
  24. 24. Le differenze con la situazione del Sud del Paese, però non si fermano alla densità della presenza ma anchealla tipologia. Infatti, la maggior presenza percentuale nel Sud di Cooperative Sociali e di strutture cheutilizzano personale dipendente, fa ipotizzare la presenza di reti formali, in cui i rapporti assumono uncarattere asimmetrico con un contenuto di tipo professionale. Nelle zone del Nord, invece, la maggiorpresenza di Associazioni non riconosciute e l’alto tasso di volontari, fanno presumere una maggiore attenzioneverso la costituzione di reti informali, ossia di gruppi che si sviluppano per far fronte a determinati bisogni dellepersone.All’interno di questa area, poi, per il no-profit, il Veneto rappresenta una zona particolare, perché si discostadal dato nazionale ma anche dal dato relativo al Nord-est. Tra le caratteristiche peculiari degli enti no-profit, visono: un orientamento accentuatamente di tipo aconfessionale, un alto tasso d’iscrizione al registro regionalee quindi una maggiore propensione ad operare in collaborazione ed in integrazione con il pubblico da cui nonsono però dipendenti economicamente. Per quanto riguarda, poi, l’aspetto specifico delle reti, risultainteressante, l’elevato impegno della risorsa umana, sostenuta da una base associativa più ampia di quellache si riscontra nel complesso del Paese.Anche per questi motivi la presente ricerca ha inteso superare un’analisi tradizionale del momento economicolegato alla cooperazione sociale. Una definizione meramente economica che si soffermi esclusivamente sulladistribuzione degli utili rischia di non cogliere gli aspetti motivazionali, culturali, sociali che muovono il terzosettore; per altro, una definizione esclusivamente sociologica rischia di non cogliere gli elementi di novitàorganizzativa e imprenditoriale. In questo quadro il no-profit viene inteso come strumento per valorizzare larelazione tra soggetti, intesa come forma di capitale. Capitale che similmente agli altri tipi di capitale, èproduttivo di valori materiali e simbolici.Il Capitale SocialeIl capitale sociale è costituito da relazioni sociali che hanno una certa persistenza nel tempo e che gli individuiin parte possiedono ascrittivamente, in parte costruiscono attivamente nel corso della loro vita.Il capitale sociale non è riducibile all’insieme delle proprietà individuali possedute da un determinato agente:non è allocato né in beni strumentali, né nell’individuo, ma attiene alla struttura delle relazioni tra persone.Queste relazioni possono essere concepite come forme di capitale perché, similmente agli altri tipi di capitale,sono produttive di valori materiali e simbolici. Il capitale sociale, più precisamente, consta di relazioni fiduciarieatte a favorire tra i partecipanti la capacità di riconoscersi e intendersi, di scambiarsi informazioni, di aiutarsireciprocamente e di cooperare a fini comuni.Questa rete di relazioni è il prodotto di strategie e di investimento sociale orientati alla costituzione eriproduzione di relazioni sociali utilizzabili nel tempo, cioè di relazioni durevoli atte a procurare profitti materiali 24
  25. 25. e immateriali. Tali relazioni ampliano la capacità dazione dellattore individuale o collettivo e, sesufficientemente estese, anche la capacità di azione del sistema sociale.Ci troviamo di fronte a un capitale che è sociale perché, a differenza del capitale privato, ha la natura di benepubblico, collettivo.Lintroduzione del concetto di capitale sociale permette una elaborazione degli stessi indicatori di efficaciadellagire della cooperazione sociale.Di fatto, la valutazione di efficacia eccede ladeguatezza della risposta data allutente attraverso un prodotto olerogazione di un servizio rispondente a un bisogno, orientandosi a considerare come il valore socialedellagire cooperativo abbia come obiettivo implicito quello di estendere relazioni dal soggetto referente alcontesto sociale allargato.Come visto, la produzione di particolari relazioni quali quelle fiduciarie, atte a favorire le capacità diriconoscersi e di intendersi, di scambiare informazioni, di fornire aiuto reciproco e di cooperare a fini comuni,rende possibile la costituzione del capitale sociale ossia produce una valorizzazione delle risorse interne a unsistema come estensione - emergenza di nuove possibilità.Questo concetto ha come corrispondente quello di "produzione di nuova territorialità", territorialità intesa, negliapprocci avanzati della geografia sociale, dellurbanistica, delle scienze sociali, come estensione dellerelazioni.Rispetto allagire cooperativistico è possibile pensare a una articolazione del parametro "efficacia degliinterventi" come capacità degli stessi di essere moltiplicatori di relazioni, dal soggetto alla realtà sociale. Nonsolo, quindi, il beneficio derivante direttamente dallintervento verso la promozione della qualità della vitaindividuale (utenti) ma azione tesa a rivitalizzare - risignificare il tessuto sociale e la dimensione socialedellesperienza (ricaduta sociale dellintervento).Dati assolutiIstituzioni censite dall’Istat in Veneto nel 1999: 21092, pari al 9,5% del totale nazionale, con un’incidenza di46,7 istituzioni ogni 10000 abitanti. L’Italia ha un’incidenza di 38,4 mentre il Nord Italia di 44.Periodo di costituzioneNel complesso le istituzioni not-for-profit italiane sono di recente costituzione. È netta infatti la prevalenza diunità costituitesi durante gli ultimi due decenni (78,5%). In particolare, la quota maggiore di istituzioni (55,2%)è stata costituita dopo il 1990. il Veneto non si discosta da questa tendenza con un 77,7% di costituzioninell’ultimo ventennio e con un 54% a partire dal 1990.La distribuzione delle istituzioni non profit secondo il periodo di costituzione mostra significative differenze aseconda della forma giuridica adottata. In particolare le associazioni riconosciute, le fondazioni e le istituzioni 25
  26. 26. con altra forma giuridica (enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, università, istituti scolastici ed ospedalieri,società di mutuo soccorso) sono in buon numero di antica data. Di più recente costituzione risultano lecooperative sociali, nate nel 91,4% dei casi dopo il 1980 e, in particolare, per il 54% negli anni successiviall’emanazione della legge n. 381 del 1991, che le disciplina. I comitati e le associazioni non riconosciuterappresentano invece le componenti relativamente più giovani del settore not-for-profit italiano, costituitesidopo il 1990 rispettivamente nel 62,7% e nel 59,8% dei casi.TipologiePer quanto riguarda la tipologia di enti not-for-profit, per la maggior parte si tratta di associazioni nonriconosciute, tipologia significativamente più presente in Veneto (68,4%) rispetto sia al dato nazionale (63,6%)che a quello del Nord-Italia (65,6%). associazione associazione non cooperativa fondazione comitato altra forma riconosciuta riconosciuta socialeVeneto 23,5 1,2 68,4 2,1 1,7 3,1Italia 27,7 1,4 63,6 1,7 2,1 3,6Nord 25,3 1,5 65,6 1,9 2 3,6Settori di attivita’ sviluppo cultura tutela dei Relazioni economic sport e istruzione assistenz diritti e sindacali e altre sanità ambiente oe ricreazion e ricerca a sociale attività rappresentanz attività coesione e politica a interessi socialeVeneto 65,8 6,8 4,4 7,6 1,3 1,8 2,6 5,7 4,0Italia 63,4 5,3 4,4 8,7 1,5 2,0 3,1 7,1 4,5Nord 65,4 4,4 3,7 9,7 1,4 2,3 2,1 5,8 5,2Il settore di attività privilegiato è “cultura sport e ricreazione”, per il Veneto è da sottolineare l’incidenzamaggiore nel settore “istruzione e ricerca”, sia rispetto al dato nazionale che a quello del nord italia; inversoinvece il settore “assistenza sociale”, soprattutto relativamente al dato del nord.Settori di attivita’ primaria e forma giuridicaLa forma giuridica principale risulta essere “associazione non riconosciuta” per “relazioni sindacali erappresentanza di interessi” (75,8%); “tutela dei diritti e attività politica” (72,4%); “cultura, sport e ricreazione”(69,6%); “cooperazione e solidarietà internazionale (59%); “ambiente” (53%); “sviluppo economico e coesionesociale” (52,6%); “filantropia e promozione del volontariato” (51%). 26
  27. 27. Le associazioni riconosciute risultano operare soprattutto nel settore “sanità” (55,2%) e ambiente (38,9%).Per quanto riguarda la forma di “cooperativa sociale”, i settori in cui risulta primaria sono: “sviluppo economicoe coesione sociale” (16%), con un’incidenza soprattutto nella classe di attività “addestramento, avviamentoprofessionale e inserimento lavorativo” (37,3%). Da notare che questa forma giuridica è presente anche nelleclassi “servizi psichiatrici ospedalieri e non ospedalieri” (37,1%) e “servizi per lungodegenti” (19%) del settore“sanità” (3,7%).All’interno del progetto SIRTS l’attenzione è stata rivolta proprio verso la categoria della cooperazione sociale.La cooperazione sociale nella città di Vicenza.Nel Comune di Vicenza risultano operanti 21 cooperative5. Di queste 15 sono di tipo A (71%), due sonoconsorzi e le rimanenti sono cooperative di tipo B. Da sottolineare che le cooperative di tipo A mostrano unapreferenza per interventi di tipo territoriale e domiciliare, sviluppando relazioni nella comunità di appartenenzae rispondendo alle esigenze ed ai bisogni di quei cittadini che altrimenti sarebbero rimasti condannati ad unaforte istituzionalizzazione, ricovero, carcere, comunità. Le cooperative di tipo B, invece, hanno conquistato unruolo come strumento privilegiato e specialistico per linserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, comesoggetto in grado di svolgere una formazione professionale sul campo, a lavorare per una piena integrazionesociale delle persone in difficoltà e ad avviarle anche allinserimento del lavoro esterno alla cooperativa.Tabella 1Tipo Ragione sociale Tipo fruitori Tipo serviziocoopA C.M.A. SERVIZI anziani case di riposo o r.s.a.-ass. domiciliareA IL MOSAICO giovani ass. domiciliarec.e.o.d.A LA LINEA DELLARCO giovani ass. domiciliarecentri form. prof.leA A.GA.PE handicappati ass. domiciliareass. scolasticaA CITTA SOLIDALE handicappati ass. domiciliareass. scolasticaA LA FRAGLIA handicappati c.e.o.d.A F.A.I. BERICA handicappati-anziani-minori ass. domiciliare-centri di accoglienza-asili nidoA IL NUOVO PONTE handicappati-malati mentali c.e.o.d.A IL REGNO INCANTATO minori asili nidoA LA CASETTA minori ass. domiciliareA IL POSTO minori ass. domiciliareass. domiciliareA PROPOSTA minori ass. domiciliareass. domiciliareA TANGRAM minori ass. domiciliareass. scolasticaA VILLAGGIO S.O.S. VICENZA minori ass. domiciliareass. scolasticaA NUOVA VITA tossico ed ex com. terapeuticaB AURORAB IL GABBIANOB INSIEME5 Registro Regionale delle Cooperative Sciali, 2003 27
  28. 28. B ORIZZONTIC CONSORZIO PRISMAC CONSORZIO SOL.CORETI FORMALII SERVIZI SOCIO-SANITARIA fronte di una continua crescita delle domande rivolte verso l’area dei servizi sociosanitari, domanda che viavia si diversifica con richieste sempre più specialistiche, esiste un’esigenza di cambiamento all’interno deiservizi stessi. È oramai accettato che “tutto l’agire sociale si sviluppa in un contesto di complessità crescenteche coinvolge sempre più attori sociali, ciascuno dei quali con ruoli molteplici e diversi, ciascuno dei qualiportatore di interessi e logiche e linguaggi, diversi e non di rado contraddittori; la decisione pubblica non sisottrae a questa logica, e anzi ne è appesantita dalla quantità di regole formali (leggi, regolamenti, procedure)che non coinvolge, generalmente, altri settori” . Tale complessità deve essere inserita all’interno del (6)processo di progettazione del servizio e mantenuta come elemento metodologico nella sua gestione evalutazione. Bisogna, infatti, considerare che la nozione di servizio si basa su due requisiti costitutivi (7): I servizi sono relazioni che producono relazioni: essi producono ciò che sono, la stessa materia sociale di cui sono fatti; lunità di misura che qualifica lo statuto relazionale del processo/prodotto "servizio" è la partnership, la compartecipazione degli attori coinvolti, prestatori e clienti anzitutto, alla produzione dell’eventuale valore aggiunto che vi si crea.Tutto questo ha in sé un grande significato: la qualità del prodotto (servizio erogato) e la qualità dei processiproduttivi (organizzazione del processo) debbono essere compatibili con le aspettative del mercato (ladomanda), ossia, con l’ambiente esterno (territorio, popolazione), inteso come variabile interna al cicloproduttivo e come ulteriore elemento di definizione di qualità. In questo senso il servizio non può essere intesocome un apparato che eroga prestazioni e la sua valutazione non può essere compiuta esclusivamente intermini di cose fatte. Partendo da una definizione etimologica (8) si trova che “efficace” è ciò che raggiunge ilfine in precedenza determinato o produce l’effetto che si desidera ed “efficiente” è la rispondenza oadeguatezza d’uno strumento o di un’organizzazione alla propria funzione. Riportando queste definizionenell’analisi dei servizi, però, risulta più congeniale la distinzione, ancora oggi più accettata, proposta daHolland (9): “Per efficacia di un intervento si intende una misura del risultato tecnico in termini medici, psicologici o sociali e che lefficienza è un concetto economico che fa riferimento ai costi6 C. Bezzi, Aspetti metodologici del coinvolgimento degli attori sociali nella cosiddetta valutazione partecipativa, Rassegna italiana di valutazione, 1999/007 O. de Leonardis, In un diverso welfare. Sogni e incubi, Feltrinelli, Milano, p. 1218 Cortellazzo M., Zolli P.,1992, Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli9 Holland W. W. (a cura), 1985, La valutazione dellassistenza sanitaria. Teorie, metodi, applicazioni, La Nuova ItaliaScientifica, Roma, p. 35 28
  29. 29. dellintervento in relazione allefficacia”.È facile intuire come, per amore di semplicità, la funzionalità di un qualunque servizio possa essere intesaesclusivamente come calcolo costi/operazioni svolte, soprattutto in un campo in cui le operazioni svolte sonofacilmente quantificabili in termini economici, di tempo impiegato e di personale occupato , mentre la (10)valutazione di efficacia e di qualità va a toccare un campo non delimitato da tabelle precostituite. Se, però, nonsi accetta tale complessità, allora il modello di servizio sociale rimarrà quello di ufficio-fabbrica ( 11), un mondodi incartamenti, di pratiche che documentano eventi amministrativi o gestionali, di calcoli, di corrispondenza, dicomportamenti basati sulla routine; un luogo autarchico in cui i diversi soggetti sono separati tra loro e dalmondo reale da barriere comuncative. In un tale modello il territorio, la popolazione rimangono esclusi;vengono considerati solo, e separatamente, l’ente che eroga e l’utente/cittadino che chiede, ci si ferma ancorauna volta all’interno di un modello in cui la relazione è asimmetrica: un rapporto tra chi detiene il potere(informazione, prestazione) e chi lo richiede e/o lo subisce. Il servizio sociale, all’opposto, deve essere intesocome produttore di territorialità, di relazioni e esperienze che sono alla base della costituzione del capitalesociale e della convivenza civile basata sui diritti di cittadinanza.In questa direzione il Terzo Settore potrebbe svolgere un ruolo fondamentale. Se, infatti, liniziativa solidale ecomunitaria non può in alcun modo sostituire la garanzia di servizi e diritti fondamentali che solo lo Stato puòoffrire, può invece servire da stimolo per la costruzione, a fronte di nuovi bisogni e nuovi diritti, di un welfare dicomunità.LE ISTITUZIONI 12La Legge 8 novembre 2000, n. 328 e la modifica di alcuni articoli della Costituzione italiana, hanno introdottoun nuovo modello di intervento e di servizi sociali. Questo prevederebbe un sistema integrato di interventi eservizi sociali da realizzarsi mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale,interrelando servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche e la definizione dipercorsi attivi volti a ottimizzare lefficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze esettorializzazione delle risposte. La programmazione e lorganizzazione del sistema di interventi e servizicompete agli enti locali, alle regioni e allo Stato che, nellambito delle rispettive competenze, riconoscono eagevolano il ruolo degli Organismi Non Lucrativi di Utilità Sociale (ONLUS), degli organismi dellacooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni e degli enti di patronato,delle organizzazioni di volontariato, degli enti riconosciuti, delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha10 Si veda a proposito la creazione dei Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi (DRG – Diagnostic Related Groups); DL 15-4-9411 DE MASI, Impiegati e operai, lasciamoli tutti a casa, Telèma, Autunno 1995.12 Per la L.328 è stata utilizzata la sintesi a cura di A. Lacovara – Provveditorato agli Studi di Roma – Ufficio Studi e Programmazione 29
  30. 30. stipulato patti, accordi o intese operanti nel settore nella programmazione, nella organizzazione e nellagestione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.Nella presente ricerca il sistema ONLUS – Cooperazione – Volontariato - ..., viene inserito nelle reti quasiformali, ossia gruppi che si sono sviluppati per far fronte a determinati bisogni delle persone; mentre il sistemadelle istituzioni allinterno delle reti formali.L’AMMINISTRAZIONE COMUNALEI comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale econcorrono alla programmazione regionale. Ai comuni spetta, tra laltro, lesercizio delle seguenti attività:1. programmazione, progettazione, realizzazione del sistema locale dei servizi sociali a rete, indicazione delle priorità e dei settori di innovazione attraverso la concertazione delle risorse umane e finanziarie locali;2. erogazione dei servizi, delle prestazioni economiche, delle attività assistenziali;3. autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei servizi sociali e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale;4. partecipazione al procedimento per lindividuazione degli ambiti territoriali;5. definizione di parametri di valutazione, ai fini della determinazione dellaccesso prioritario alle prestazioni e ai servizi.I comuni provvedono altresì a:1. promuovere, nellambito del sistema locale dei servizi sociali a rete, risorse della collettività locali tramite forme innovative di collaborazione per lo sviluppo di interventi di auto-aiuto e per favorire la reciprocità tra cittadini nellambito della vita comunitaria;2. coordinare programmi e attività degli enti che operano nellambito di competenze, secondo le modalità fissate dalla regione;3. adottare strumenti per la semplificazione amministrativa e per il controllo di gestione atti a valutare lefficienza, lefficacia e i risultati delle prestazioni;4. effettuare forme di consultazione dei soggetti interessati, per valutare la qualità e lefficacia dei servizi e formulare proposte ai fini della predisposizione dei programmi;5. garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo di qualità dei servizi, secondo le modalità previste dagli statuti comunali.LA PROVINCIALe province concorrono alla programmazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, per i compitiprevisti dalla legge, secondo le modalità definite dalle regioni che disciplinano il ruolo delle province in merito:1. alla raccolta delle conoscenze e dei dati sui bisogni e sulle risorse rese disponibili dai comini e da altri 30
  31. 31. soggetti istituzionali presenti in ambito provinciale per concorrere allattuazione del sistema informativo dei servizi sociali;2. allanalisi dellofferta assistenziale per promuovere approfondimenti mirati sui fenomeni sociali più rilevanti in ambito provinciale fornendo, su richiesta dei comuni e degli enti locali interessati, il supporto necessario per il coordinamento degli interventi territoriali;3. alla promozione, dintesa con i comuni, di iniziative di formazione, con particolare riguardo alla formazione professionale di base e allaggiornamento;4. alla partecipazione alla definizione e allattuazione dei piani di zona.LA REGIONELe regioni esercitano le funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo degli interventi sociali nonchédi verifica della rispettiva attuazione a livello territoriale e disciplinano lintegrazione degli interventi stessi, conparticolare riferimento allattività sanitaria e socio-sanitaria a elevata integrazione.Le regioni programmano gli interventi sociali, promuovendo, nellambito delle rispettive competenze, modalitàdi collaborazione e azioni coordinate con gli enti locali, adottando strumenti e procedure di raccordo e diconcertazione, anche permanenti, per dare luogo a forme di cooperazione, provvedono alla consultazione deisoggetti interessati.Alle regioni spetta in particolare lesercizio delle seguenti funzioni:1. determinazione degli ambiti territoriali, delle modalità e degli strumenti per la gestione unitaria del sistema locale dei servizi sociali a rete;2. definizione di politiche integrate in materia di interventi sociali, ambiente, sanità, istituzioni scolastiche, avviamento al lavoro e reinserimento nelle attività lavorative, servizi del tempo libero, trasporti e comunicazioni;3. promozione e coordinamento delle azioni di assistenza tecnica per listituzione e la gestione degli interventi sociali da parte degli enti locali;4. promozione della sperimentazione di modelli innovativi di servizi in grado di coordianre le risorse umane e finanziarie presenti a livello locale e di collegarsi altresì alle esperienze effettuate a livello europeo;5. promozione di metodi e strumenti per il controllo di gestione atti a valutare lefficacia e lefficienza dei servizi e i risultati delle azioni previste;6. definizione, sulla base dei requisiti minimi definiti dallo Stato, dei criteri per lautorizzazione, laccreditamento e la vigilanza delle strutture e dei servizi a gestione pubblica o di altri soggetti;7. istituzione, secondo le modalità definite con legge regionale, sulla base di indicatori oggettivi di qualità, di registri dei soggetti autorizzati allesercizio delle attività disciplinate dalla legge;8. definizione dei requisiti di qualità per la gestione dei servizi e lerogazione delle prestazioni; 31
  32. 32. 9. definizione dei criteri per la determinazione del concorso da parte degli utenti al costo delle prestazioni;10. predisposizione e finanziamento dei piani per la formazione e laggiornamento del personale addetto alle attività sociali;11. determinazione dei criteri per la definizione delle tariffe che i comuni sono tenuti a corrispondere ai soggetti accreditati;12. esercizio dei poteri sostitutivi nei confronti degli enti locali inadempienti.LO STATOAllo Stato spetta lesercizio delle funzioni di cui al D. Lgvo 112/98, nonché dei poteri di indirizzo ecoordinamento e di regolazione delle politiche sociali per i seguenti aspetti:1. determinazione dei principi e degli obiettivi della politica sociale attraverso il Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali;2. individuazione dei livelli essenziali e uniformi delle prestazioni, comprese le funzioni in materia assistenziale, svolte per minori e adulti dal Ministero della giustizia, allinterno del settore penale;3. fissazione dei requisiti minimi strutturali e organizzativi per lautorizzazione allesercizio dei servizi e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale; previsione di requisiti specifici per la comunità di tipo familiare con sede nelle abitazioni civili;4. determinazione dei requisiti e dei profili professionali in materia di professioni sociali, nonché dei requisiti di accesso e di durata dei percorsi formativi;5. esercizio dei poteri sostitutivi in caso di riscontrata inadempienza delle regioni;6. ripartizione delle risorse del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.IL PIANO DI ZONAI comuni associati, negli ambiti territoriali, a tutela dei diritti della popolazione, dintesa con le aziende unitàsanitarie locali, provvedono, nellambito delle risorse disponibili, per gli interventi sociali e socio-sanitari,secondo le indicazioni del Piano Regionale, a definire il Piano di Zona, individua:1. gli obiettivi strategici e le priorità di intervento nonché gli strumenti e i mezzi per la relativa realizzazione;2. le modalità organizzative dei servizi, le risorse finanziarie, strutturali e professionali, i requisiti di qualità in relazione alle disposizioni regionali adottate;3. le forme di rilevazione dei dati nellambito del sistema informativo;4. le modalità per garantire lintegrazione tra servizi e prestazioni;5. le modalità per realizzare il coordinamento con gli organi periferici delle amministrazioni statali, con particolare riferimento allamministrazione penitenziaria e della giustizia;6. le modalità per la collaborazione dei servizi territoriali con i soggetti operanti nellambito della solidarietà 32
  33. 33. sociale a livello locale e con le altre risorse della comunità;7. le forme di concertazione con la azienda unità sanitaria locale e con altri soggetti.Il Piano di Zona, di norma adottato attraverso accordo di programma è volto a:1. favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati sui servizi prestazioni complementari e flessibili, stimolando in particolare le risorse locali di solidarietà e di auto-aiuto, nonché a responsabilizzare i cittadini nella programmazione e nella verifica dei servizi;2. qualificare la spesa, attivando risorse, anche finanziarie, derivate dalle forme di concertazione;3. definire criteri di ripartizione della spesa a carico di ciascun comune, delle aziende unità sanitarie locali e degli altri soggetti firmatari dellaccordo, prevedendo anche risorse vincolate per il raggiungimento di particolari obiettivi;4. prevedere iniziative di formazione e di aggiornamento degli operatori finalizzate a realizzare progetti di sviluppo dei servizi.I risultati ottenuti vengono presentati nei capitoli successivi per ogni area considerata. 33
  34. 34. ANZIANISITUAZIONE DEMOGRAFICA13Dall’analisi dei dati demografici si può notare un progressivo invecchiamento della popolazione, più marcatoper il Distretto di Vicenza. Infatti se nel 1995 l’intera ULSS6 aveva una popolazione sotto i 20 anni pari al21,40%, nel 2003 tale percentuale è scesa al 18,04%, mentre la fascia sopra i 60 anni è passata dal 16,54%al 24,62%. Per il Distretto di Vicenza, invece, la fascia sotto i 20 anni è scesa dal 18,77% al 15,93%, mentre lafascia oltre i 60 è passata dal 19,74% al 28,54%.Il dato relativo a Vicenza, viene poi aggravato se si considerano le diversità nelle relazioni tra città ecampagna. Infatti è più probabile che in realtà non urbane si possano innescare reti di mutuo aiuto traall’interno della cerchia familiare e/o amicale, mentre tale rete ha un’intensità minore in città, in cui le reti sonomeno diffuse e hanno intensità inferiori, sia a livello parentale che amicale e/o di vicinato.Tabella 2. ULSS 6 (valori %)ULSS6 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 20030-19 21,4 20,75 20,25 19,82 19,52 19,31 19,14 18,95 18,0420-59 62,06 61,82 61,39 60,78 60,05 59,21 58,42 57,63 57,3460 E OLTRE 16,54 17,43 18,36 19,39 20,43 21,47 22,44 23,42 24,62Tabella 3. DISTRETTO DI VICENZA (valori %)VICENZA 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 20030-19 18,77 18,13 17,68 17,23 16,95 16,82 16,74 16,70 15,9320-59 61,49 61,09 60,54 59,84 58,98 57,97 57 56,01 55,5360 E OLTRE 19,74 20,77 21,79 22,93 24,07 25,21 26,26 27,29 28,5413 Elaborazione diretta dati http://www.vicenzaulss.com/public/ASPs/Statistiche_Eta_Popolazione.asp 34
  35. 35. VARIAZIONI PERCENTUALI 1995-2003 40,00 32,82 30,82 30,00 20,00 10,00 ULSS6 VICENZA 0,00 0-19 20-59 60 E OLTRE -10,00 -8,23 -10,73 -15,12 -20,00 -18,62 -30,00Figura 2Il grafico precedente illustra la variazione percentuale tra il 1995 e il 2003. Si vede come, se pur nel distretto diVicenza si ha una percentuale maggiore di popolazione anziana, è nell’intera ULSS che si è avuta la crescitapercentuale maggiore di anziani a fronte di una diminuzione maggiore di popolazione tra 0-19 anni.GenereDall’analisi del rapporto Maschi e Femmine sul totale della popolazione si evidenzia una maggiore presenzadel genere femminile nella fascia 65 e oltre (Tab. 3). Ciò è meglio evidenziato dalla Fig. 2, che documentacome nella fascia considerata il rapporto sia, circa, di 2 a 1. Tuttavia si deve registrare una controtendenza.Infatti, se nel 1991 il rapporto era di 68 donne ogni 100 abitanti, compresi nella fascia 65 e oltre, nel 2001 talerapporto è di 63. questo viene evidenziato in Fig. 2 e Fig. 3. Analizzando, poi, le differenze tra il Distretto diVicenza e gli altri distretti della ULS 6, si può notare una differenza significativa (> 10%) per tutte le fasce diMaschi, con una significatività maggiore per la fascia sopra i 65 anni (Tab. 2). Da ciò si evidenzia come nelcomune di Vicenza la fascia 65 e oltre sia costituita in maniera significativamente maggiore da donne.Tabella 4. Rapporto Maschi e Femmine sul totale della popolazione per fasce di etàMedia 1991-2002 0-14 15-64 oltre 65 totale M 0,44 0,41 0,27 0,39DISTRETTO DI VICENZA F 0,49 0,51 0,65 0,53 M 0,57 0,55 0,44 0,55 35

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