N. 02539/2012REG.PROV.COLL.                                                                N. 07675/2011 REG.RIC.         ...
controE. Giovi Srl, rappresentata, difesa e domiciliata come sopra;                                 nei confronti diComune...
con note del 9 settembre e 26 ottobre del 2009, utilizzando i sistemi ritenuti piùefficaci e nel rispetto delle prescrizio...
- idoneità degli interventi imposti dall’avversata ordinanza a soddisfare leesigenze di pubblico interesse espresse dallo ...
La GIOVI resisteva agli appelli, deducendo con plurime memorie, ed anche conl’ausilio di documenti, la loro infondatezza, ...
dell’Amministrazione capitolina”, in concreto le conclusioni del decisumadesivo alla verificazione, dove si afferma che no...
in causa. Queste ultime trasmetteranno indi immediatamente ai componenti ilcollegio, in triplice copia, le rispettive prod...
IL SEGRETARIO(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
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Ricorso al Consiglio di Stato promosso da Codici

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Ricorso al Consiglio di Stato promosso da Codici

  1. 1. N. 02539/2012REG.PROV.COLL. N. 07675/2011 REG.RIC. N. 08817/2011 REG.RIC. N. 09062/2011 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente SENTENZAsul ricorso numero di registro generale 7675 del 2011, proposto dagli enti :Associazione Codici-Centro Per i Diritti del Cittadino, Associazione CodiciLazio - Centro Per i Diritti del Cittadino, Associazione Codici Ambiente,rappresentati e difesi dallavv. Massimo Letizia, con domicilio eletto pressol’Associazione Codici in Roma, via G. Marconi 94; controSoc. E. Giovi S.r.l., rappresentata e difesa dagli avv. Franco Giampietro,Alberta Milone e Avilio Presutti, con domicilio eletto presso il primo in Roma,via Franco Sacchetti 114; nei confronti diArpa Lazio, Asl 104 - Rm/D, Regione Lazio;Comune di Roma, rappresentato e difeso dallavv. Angela Raimondo, edomiciliato in Roma, via del Tempio di Giove 21;Provincia di Roma, rappresentata e difesa dallavv. Giovanna De Maio, edomiciliata in Roma, via IV Novembre 119/A;sul ricorso numero di registro generale 8817 del 2011, proposto dall’Arpa Lazio- Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio, rappresentata e difesadallavv. Massimo Seri, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, viaOvidio 20;
  2. 2. controE. Giovi Srl, rappresentata, difesa e domiciliata come sopra; nei confronti diComune di Roma, rappresentato, difeso e domiciliato come sopra;Provincia di Roma, rappresentata, difesa e domiciliata come sopra;Asl 104 Rm/D, Regione Lazio, Assoc. Codici-Centro Per i Diritti del Cittadino,Assoc. Codici-Lazio, Assoc. Codiciambiente, Comitato Malagrotta;sul ricorso numero di registro generale 9062 del 2011, proposto da RomaCapitale, rappresentata e difesa dagli avv. Andrea Magnanelli e AngelaRaimondo, e domiciliata in Roma, via del Tempio di Giove 21; controSoc. E Giovi Srl, rappresentata, difesa e domiciliata come sopra;Provincia di Roma, rappresentata, difesa e domiciliata come sopra;Arpa Lazio, Arpa Lazio Sez. Provinciale di Roma, Asl 104 Rm/D, RegioneLazio, Assoc. Codici-Centro Per i Diritti del Cittadino, Assoc. Codici-Lazio,Assoc. Codiciambiente, Comitato Malagrotta; per la riforma,tutti e tre i ricorsi (nn. 7675, 8817 e 9062 del 2011) , della sentenza breve delT.a.r. Lazio – Roma, Sezione II, n. 6617/2011, resa tra le parti, concernenteDISCARICA DI MALAGROTTA - ADOZIONE MISURE URGENTI ATUTELA DELLINCOLUMITA PUBBLICA.Visti i ricorsi in appello ed i relativi allegati;Visti gli atti di costituzione in giudizio della Soc. E. Giovi S.r.l., del Comune edella Provincia di Roma;Viste le memorie difensive;Visti tutti gli atti della causa;Relatore nelludienza pubblica del giorno 13 aprile 2012 il Cons. NicolaGaviano e uditi per le parti gli avvocati Letizia, Presutti, Giampietro, Milone,Raimondo, Seri;Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO1. La Soc. E Giovi S.r.l., titolare della gestione della discarica RSU di Romasita in località Malagrotta (con coltivazione in corso dal 1976), proponevaricorso dinanzi al T.A.R. per il Lazio avverso lordinanza contingibile e urgenten. 255 emessa in data 12.11.2010 dal Sindaco di Roma ai sensi dell’art. 54d.lgs. n. 267 del 2000. Tale provvedimento aveva intimato ad essa ricorrente, atutela della salute pubblica, di attuare con immediatezza, rispetto alle aree conaccertata criticità, le necessarie azioni di messa in sicurezza di emergenza aprotezione delle acque sotterranee, azioni già prescritte dal Comune di Roma
  3. 3. con note del 9 settembre e 26 ottobre del 2009, utilizzando i sistemi ritenuti piùefficaci e nel rispetto delle prescrizioni indicate dalla stessa ordinanza.Con successivi motivi aggiunti veniva gravato anche il verbale di sopralluogoin data 16.12.2010.La ricorrente denunziava, oltre all’invalidità derivata dai vizi da essa società giàdedotti, con separato ricorso tuttora pendente al T.A.R. Lazio, avverso la notadell’Arpa n. 50653 del 9 luglio 2010, l’esistenza di vizi propri dell’ordinanzasindacale riconducibili alla carenza dei presupposti tipici del provvedimento,per mancato accertamento della situazione di pericolo per la salute pubblica edella sua riconducibilità alla E Giovi S.r.l. (di seguito, la GIOVI), nonché perdifetto di contingibilità; all’irragionevolezza delle prescrizioni impostedall’ordinanza impugnata; alla violazione dell’art. 7 della legge n. 241 del 1990.La tesi di fondo della ricorrente era la seguente: una garanzia affidabile di noncontaminazione della falda da parte della discarica era costituita dalla perfettatenuta del c.d. polder, la barriera fisica da tempo posta in opera in sito concemento e betonite, che aveva realizzato l’isolamento idraulico del sistemaidrico interno alla discarica rispetto alla falda esterna. Ciò premesso, se era veroche nell’area era stata riscontrata la presenza di metalli, pesticidi ed idrocarburi,i primi sarebbero però, in realtà, di origine nativa, mentre i secondi e i terziproverrebbero dalle attività industriali e agricole intensive pure presentinell’area. La ricorrente adduceva, infatti, che anche a monte della discaricasarebbero state riscontrate delle contaminazioni, e che nell’area esistevanonumerosi altri insediamenti tipicamente produttivi di inquinamento.Nel ricorso veniva espresso anche l’avviso che il provvedimento impugnatofosse stato assunto dall’Amministrazione comunale al fine di esercitare “unruolo lato sensu politico”, e comunque per escludere ogni propria ipoteticaresponsabilità.Da tutto ciò l’asserita insussistenza di qualsivoglia obbligo della ricorrente difarsi carico di misure di messa in sicurezza di emergenza.2. Si costituivano in giudizio il Comune di Roma, l’Arpa Lazio, l’Asl 104 - Rm/D e la Provincia di Roma; intervenivano ad opponendum le associazioniCodici-Centro, Codici-Lazio, Codiciambiente, nonché il Comitato Malagrotta.3. Il Tribunale adìto, con l’ordinanza n. 240 del 2011, nel concedere lasospensione cautelare dell’esecuzione dellordinanza sindacale, disponeva unaverificazione ai sensi dell’art. 66 cod. proc. amm., incaricandone il Presidentedel Consiglio superiore dei lavori pubblici ovvero altro suo componenteall’uopo delegato, individuato all’esito nella persona del Prof. Ing. MassimoGrisolia.Il verificatore veniva chiamato ad esprimersi, segnatamente, sui seguentiprofili:
  4. 4. - idoneità degli interventi imposti dall’avversata ordinanza a soddisfare leesigenze di pubblico interesse espresse dallo stesso provvedimento;- condizioni della realizzabilità degli interventi e relativa fattibilità;- margini di riconducibilità all’attività espletata dalla ricorrente dei fenomeniche avevano determinato l’Amministrazione ad adottare l’ordinanza.4. Una volta acquisita la relazione del verificatore, il T.A.R. non ravvisavaragioni di ordine tecnico né giuridico che potessero indurlo a discostarsi dallesue risultanze, osservando che la verificazione medesima “neppure risultaaffetta da vizi logici manifesti o da irrazionalità ovvero ancora dainadeguatezza istruttoria, in altri termini dovendosi la stessa ritenere unelaborato tecnico ragionato e condivisibile”.E ciò con particolare riferimento, sia alle proposizioni secondo cui: “pur nonpotendo escludere un effetto indotto dalla discarica sul carico ambientalecomplessivo, la mancanza di significativi dati fa ritenere che non è possibileallo stato attuale esprimere margini diritti e quantificabili di riconducibilitàall’attività espletata dalla discarica di Malagrotta”, sia alla valutazione per laquale il verficatore affermava che: “le prescrizioni contenute nell’ordinanza delSindaco di Roma, sia pur ispirate da una ragionevole e comprensibile esigenzadi salvaguardia ambientale, non sono da ritenere idonee al caso in quantoprive di pratica fattibilità nei termini in cui queste vengono enunciate”.Alla stregua di tanto il Tribunale, con la propria sentenza in forma semplificatan. 6617/2011 in epigrafe, concludeva che doveva reputarsi fondato il ricorsodella GIOVI, che dunque accoglieva annullando l’avversata ordinanzasindacale. Venivano però fatti salvi gli ulteriori provvedimentidell’Amministrazione capitolina, che, si rilevava, “ben opportunamente si èmossa, come lo steso verificatore ha pure osservato, nella direzione della“salvaguardia della qualità del territorio e della pubblica salute”, …trattandosi di rinnovare l’azione amministrativa alla luce degliapprofondimenti tecnici emersi in occasione delle complessive operazionidisposte in occasione della ricordata verificazione.” ”5. Avverso tale pronuncia di primo grado venivano proposti, da parte delComune di Roma, dell’Arpa Lazio e delle associazioni sopra indicate, i treseparati appelli in epigrafe.In estrema sintesi, le appellanti assumevano :- che né il verificatore né il primo Giudice avevano tenuto effettivo conto delleloro deduzioni tecniche, e che non risultava osservato il principio delcontraddittorio;- che la originaria ricorrente, cui erano stati prescritti dalla PubblicaAmministrazione interventi simili già nel 2009 e nel 2007, in tali occasioni nonaveva sollevato contestazioni;- che la sentenza appellata confliggeva con il principio di precauzione.
  5. 5. La GIOVI resisteva agli appelli, deducendo con plurime memorie, ed anche conl’ausilio di documenti, la loro infondatezza, e riproponendo, ma solo in viasubordinata, i propri originari motivi di ricorso rimasti assorbiti nella decisionedel primo Giudice.Si costituivano in giudizio anche la Provincia di Roma, peraltro al solo fine difar constare il proprio difetto di legittimazione passiva, ed il Comune di Romanei due giudizi di appello connessi al proprio.All’udienza pubblica del 13 aprile 2012 gli appelli venivano congiuntamentechiamati e trattenuti in decisione.6. Osserva in via preliminare la Sezione che occorre disporre la riunione degliappelli in esame, siccome proposti avverso la stessa sentenza di primo grado, aisensi dell’art. 96, comma 1, C.P.A..Va del pari introduttivamente rilevato che l’originaria ricorrente ha manifestatol’intento di riproporre i propri motivi di ricorso rimasti assorbiti, ma ciò solo invia subordinata rispetto alla domanda, da essa introdotta in via principale, direiezione degli appelli in epigrafe. Sicché la verifica della fondatezza dei motiviaccolti dal TAR riveste in questa sede carattere preliminare ed ineludibile.7. A tale riguardo assume rilievo il fatto che la decisione appellata ha senz’altrorecepito le risultanze della verificazione che era stata disposta dallo stessoTribunale, e che da tale circostanza prendono spunto le censure dedotte inquesta sede, come già accennato (punto 5).In proposito il Collegio, senza che occorra sottolineare la rilevanza e ladelicatezza della causa, nonché la sua connotazione schiettamente tecnica, nonpuò non rilevare :- che era stata sollecitamente avanzata, a tempo debito, sia dal Comune diRoma che dall’Arpa Lazio istanza di sostituzione del verificatore nominato, ilprof. Grisolia, , documentandosi che il medesimo aveva svolto, in precedenza,attività di consulenza e studio nell’interesse dell’originaria ricorrenteoccupandosi proprio della discarica di Malagrotta, oltre che pubblicato lavori insede scientifica sullo stesso tema;- che Tribunale ha respinto l’istanza, in base a motivazioni che hanno fattoriferimento sia alla specifica competenza e all’indiscussa professionalità delprofessionista incaricato (riconosciute, peraltro, anche dalle Amministrazioniodierne appellanti), il quale non risultava versare in una posizione di formaleincompatibilità, sia alla circostanza che per l’espletamento della verificazioneera stato prescritto un canone di pieno contraddittorio;- che gli Enti appellanti oggi si dolgano, tra l’altro: che né il verificatore né ilprimo Giudice abbiano tenuto effettivo conto delle loro deduzioni tecniche; cheil verificatore non abbia condotto sopralluoghi in sito, l’esperimento dei quali incontraddittorio era stato, nondimeno, richiesto dai consulenti di parte; che,infine, pur avendo il Tribunale fatto “salvi gli ulteriori provvedimenti
  6. 6. dell’Amministrazione capitolina”, in concreto le conclusioni del decisumadesivo alla verificazione, dove si afferma che non sarebbe possibile allo stato“esprimere margini diritti e quantificabili di riconducibilità all’attivitàespletata dalla discarica di Malagrotta”, limiterebbero non poco l’intrapresa diulteriori azioni a carico della titolare della discarica.8 In questo particolare contesto, la Sezione ritiene che la problematica tecnicaoggetto di controversia esiga un rinnovato ed approfondito esame,indispensabile ai fini della decisione della causa, cui è opportuno che procedaun collegio di tre verificatori.Questi dovranno prendere posizione (con facoltà, ove ritenuto necessario, dimotivato dissenso individuale su singoli punti) sugli stessi quesiti formulati asuo tempo dal primo Giudice (v. supra, punto 3), con obbligo di motivazioneanalitica e adeguata anche sulle deduzioni dei consulenti di parte.Il collegio di verificazione dovrà però in ogni caso specificamente esprimersianche sui seguenti punti, al fine di chiarire se le relative affermazioni di parteappellante siano, o meno, fondate::- se è vero che a monte della discarica, dove quindi questa non può esplicare lapropria influenza, la falda non sarebbe inquinata, e quindi l’acqua risulterebbepotabile, mentre a valle della discarica la stessa falda sarebbe invececontaminata (cfr. appello Arpa, pag. 16; appello ass. Codici, pag. 4; appelloComune Roma, pagg. 10 e 16);- se è vero che molti degli agenti inquinanti rinvenuti sarebbero componentisuscettibili di essere ragionevolmente considerate come caratteristiche delpercolato, e comunque dell’inquinamento da discarica (appello Comune, pagg.16, 17 e 20; appello ass. Codici, pag. 4);- se è vero, infine, che nell’area si registrerebbe una concentrazioneparticolarmente elevata ma disomogenea di metalli nei vari punti di indagine,anche molto vicini tra loro (appello Arpa, pag. 6).9 La Sezione incarica della verificazione sui quesiti indicati il Politecnico diTorino.Il Rettore del Politecnico individuerà tra il proprio personale docente conqualifica non inferiore a quella di professore associato i tre esperti checomporranno il collegio di verificazione, avendo cura che questo, nel suoinsieme, compendi tutte le professionalità tecniche occorrenti all’ottimaleespletamento dell’incarico. Per assicurare tale risultato, uno dei tre componentipotrà essere scelto dal predetto Rettore, ove ritenuto preferibile, anche tra idocenti dell’Università degli Studi di Torino.Al collegio dei tre esperti così individuati il Rettore contestualmente delegheràil compimento delle operazioni e valutazioni inerenti alla verificazione.Il decreto rettorale istitutivo del collegio di verificazione sarà trasmesso senzaindugio a questa Sezione, la cui Segreteria lo metterà a disposizione delle parti
  7. 7. in causa. Queste ultime trasmetteranno indi immediatamente ai componenti ilcollegio, in triplice copia, le rispettive produzioni fin qui effettuate nel doppiogrado di giudizio.Si rimarca che il collegio dei verificatori dovrà procedere in contraddittorio conle parti, ed altresì che durante lo svolgimento delle operazioni istruttorie dovràessere salvaguardata la sostanziale continuità di funzionamento della discarica.Per il deposito della relazione conclusiva dell’incombente da parte del collegiosi assegna il termine di 120 giorni, decorrenti dalla ricezione dellacomunicazione della presente decisione da parte del Politecnico.Per le spese ed il compenso ai verificatori troverà applicazione l’art. 66, commi3 e 4, del d.lgs. n. 104 del 2010.Le spese processuali restano riservate alla pronuncia definitiva. P.Q.M.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), riuniti gli appelliin epigrafe, e riservata al definitivo ogni questione in rito, nel merito e sullespese, dispone la verificazione di cui in motivazione, che dovrà seguire con lemodalità ivi indicate, incaricando di essa il Politecnico di Torino.Manda alla Segreteria per la comunicazione della presente decisione, senzaritardo, al Rettore del Politecnico.Fissa per la prosecuzione del giudizio l’udienza pubblica del 16 novembre2012.Spese al definitivo.Ordina che la presente sentenza sia eseguita dallautorità amministrativa.Così deciso in Roma nella Camera di consiglio del giorno 13 aprile 2012 conlintervento dei magistrati: Marzio Branca, Presidente Francesco Caringella, Consigliere Carlo Saltelli, Consigliere Manfredo Atzeni, Consigliere Nicola Gaviano, Consigliere, Estensore LESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 03/05/2012
  8. 8. IL SEGRETARIO(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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