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Norme tecniche cave

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Regione Lazio - Piano delle attività estrattive per il bacino del Rio Galeria/Magliana, L.R. 27/93

Regione Lazio - Piano delle attività estrattive per il bacino del Rio Galeria/Magliana, L.R. 27/93


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  • 1. REGIONE LAZIO ASSESSORATO SVILUPPO ECONOMICO E DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE ASSESSORATO UTILIZZO TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE AMBIENTALI COMUNE DI ROMA DIPARTIMENTO X – U.O. AREA RISORSA SUOLO E TUTELA AMBIENTE PIANO DELLE ATTIVITA’ESTRATTIVE PER IL BACINO DEL RIO GALERIA-MAGLIANA L.R.27/93NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE ELAB. 7
  • 2. TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1 Obiettivi e natura del Piano Ai sensi della legge regionale n.27 del 5 maggio 1993 art.6 e del RD 1443/1927, lattivitàestrattiva nellarea di valle Galeria-Magliana, nellambito del territorio comunale di Roma, vieneregolata dal presente Piano delle Attività Estrattive del Bacino del Rio Galeria-Magliana, di seguitodefinito Piano, quale stralcio al Piano Regionale delle Attività Estrattive. Il Piano è finalizzato arealizzare unattività estrattiva compatibile con l’ambiente e ad assicurare il recupero delle aree, giàsoggette ad escavazione ed oggi dismesse. Il Piano costituisce documento di indirizzo programmatico per l’Amministrazione Comunale, inquanto piano di settore con rilevanza urbanistica, per quanto attiene agli effetti sulla destinazionefinale delle aree. Le presenti norme dettano regole per l’esercizio dell’attività estrattiva, il relativo recupero dellearee interessate, e l’ulteriore adempimento dell’obbligo di recupero delle aree estrattive dismesse dicui allart.7 come specificato al successivo art.8. Art. 2 Ambito territoriale di vigenza del Piano Il Piano è vigente nell’ambito territoriale coincidente con i bacini idrografici del fosso dellaMagliana e del Rio Galeria, nel tratto finale del loro percorso in prossimità del loro sbocco nelfiume Tevere e per uno sviluppo di circa kmq 8. Si tratta del territorio appartenente al Comune diRoma, compreso tra il Grande Raccordo Anulare, lautostrada Roma-Fiumicino, lautostrada Roma-Civitavecchia, la S.S. n.1 via Aurelia. A questa porzione di territorio, si somma quanto compreso trail Grande Raccordo Anulare, la via della Pisana, la via della Magliana, la Via del Fosso dellaMagliana e quanto compreso a nord della S.S. n.1 via Aurelia, per una fascia di circa km 2. Laperimetrazione del territorio oggetto del Piano è riportata sullelaborato grafico all. 1.1. Art. 3 Elaborati del Piano Sono elementi costitutivi del Piano i seguenti elaborati già costituenti lo schema di Piano delComune di Roma, denominato Piano Stralcio delle attività estrattive per il bacino del rio Galeria–Magliana, presentato dal Comune di Roma, Dipartimento X – U.O. Area Risorsa Suolo e TutelaAmbientale ed approvato con delibera di C.C. n.217 del 23/9/97:- all. 1.1 Inquadramento territoriale- all. 1.2 Inquadramento urbanistico - Vincoli esistenti- all. 2 Relazione geologica- all. 2.1 Schede di cava- all. 2.2 Carta geologica - scala 1:10.000 (4 elaborati: 2.2.1., 2.2.2., 2.2.3., 2.2.4.)- all. 2.3 Carta del tetto delle argille del Pleistocene inferiore - scala 1:20.000normetecnicheCAve.doc 1
  • 3. - all. 2.4 Carta del tetto del complesso litologico produttivo - scala 1:20.000- all. 2.5 Carta delle isopache del complesso litologico produttivo - scala 1:20.000- all. 2.6 Carta delle sezioni litologiche schematiche per la valutazione di impatto ambientale dellattività estrattiva pregressa e futura - scala 1:10.000 (2 elaborati 2.6.1., 2.6.2.)- all. 2.7 Carta delle aree sulla base delle quali è stato calcolato il volume del complesso litologico produttivo - scala 1:10.000 (4 elaborati 2.7.1., 2.7.2., 2.7.3., 2.7.4.)- all. 2.8 Analisi dei consumi e dei fabbisogni di materiali inerti nel Comune di Roma- all. 2.9 Ricognizione delle attività estrattive in esercizio- all. 2.10 Carta delle isofreatiche della falda di base - scala 1:20.000- all. 2.11 Carta del reticolo idrografico esistente al 1949 e del reticolo idrografico rilevato nel 1991 - scala 1:25.000- all. 2.12. Carta delle aree edificate delle aree ritombate e delle aree in escavazione - scala 1:10.000 (4 elaborati: 2.12.1., 2.12.2., 2.12.3., 2.12.4.)- all. 2.13. Carta delle aree estrattive recuperate, delle aree estrattive non recuperate e delle coperture alluvionali e boschive - scala 1:10.000 (4 elaborati: 2.13.1., 2.13.2., 2.13.3., 2.13.4.)- all. 3 Carta delle aree suscettibili di attività estrattive - scala 1:10.000 (4 elaborati: 3.1., 3.2., 3.3., 3.4.)- all. 4 Carta delle evidenze di rischio geologico derivante dalle attività estrattive e delle aree di marcata perdita del reticolo idrografico e della struttura del paesaggio naturale - scala 1:20.000A questi elaborati ed allegati si aggiungono:- all. 6 Relazione- all. 7 Norme Tecniche di Attuazione. Art. 4 Periodo di vigenza delle norme e modalità di aggiornamento del Piano Il Piano ha vigore per 20 anni a decorrere dal momento della sua approvazione secondo laprocedura di cui alla L.R. 27/93. Il Piano può essere aggiornato, ove se ne ravvisi la necessità, a seguito di verifiche da effettuarecon cadenza quinquennale, ad iniziativa dellUfficio Comunale Cave, il quale potrà anche valutareproposte in tal senso del Consorzio di Recupero, di cui al successivo art.11. Ogni variazione deveessere soggetta a quanto previsto dalla L.R. n.27/93. Art. 5 Norme particolari In caso di non corrispondenza tra le prescrizioni normative e gli elaborati grafici, valgono leprescrizioni normative. In caso di non corrispondenza tra quanto indicato ai TITOLI da I a IV dellepresenti norme prevalgono le disposizioni più dettagliate ed in subordine quelle più restrittive especifiche. In presenza di più vincoli si sommano gli effetti di ciascuno di essi.normetecnicheCAve.doc 2
  • 4. TITOLO II DEFINIZIONI, SOGGETTI, OBBLIGHI E COMPETENZE RELATIVI ALLATTUAZIONE DEL PIANO Art. 6 Aree suscettibili di attività estrattive. Le aree dove è consentita lattività estrattiva, alle condizioni di cui all’art.8 delle presenti norme, sono individuate allinterno dei perimetri delle zone di risorse sfruttabili, come riportate nella - Carta delle aree suscettibili di attività estrattiva – (all.3.1., 3.2., 3.3., 3.4.). Art. 7 Aree già estrattive, dismesse e non recuperate Le aree già estrattive dismesse e non recuperate sono individuate allinterno dellallegato n. 4 - Carta delle evidenze di rischio geologico derivante dalle attività estrattive e delle aree di marcata perdita del reticolo idrografico e della struttura del paesaggio naturale -. Per recupero si intende la riqualificazione ambientale dei luoghi, attuata mediante:- Fase di Riassetto, ovvero il rimodellamento morfologico delle parti di territorio interessate dal processo produttivo correlato ad interventi di difesa del suolo;- Fase di Rinaturalizzazione, attraverso la ricostituzione di manti vegetali, utilizzando, per quanto possibile, tecniche di ingegneria naturalistica. I progetti di recupero dovranno riguardare con priorità le zone dissestate limitrofe alle zone edificate residenziali; potranno essere presentati anche congiuntamente da più soggetti titolari che assumano le relative obbligazioni in quota parte o dal Consorzio di Recupero di cui all’art.11. Art. 8 Modalità per ottenere l’Autorizzazione allo svolgimento dell’attività estrattiva Contestualmente allo sfruttamento della risorsa estrattiva ed al relativo recupero, gli imprenditori sono tenuti ad assicurare anche quello di aree oggetto di passata coltivazione e lasciate in stato di degrado ambientale, in seguito definite semplicemente dismesse. Chiunque presenti domanda di autorizzazione allesercizio di attività estrattiva su unarea compresa tra quelle di cui all’art. 6, dovrà obbligarsi al recupero di una area nellambito di quelle di cui all’art. 7 per un valore di L.1.000 per ogni metro cubo di materiali utili estraibili, valutati sulla base delle previsioni della relazione tecnica presentata dalla ditta, ai sensi dell’art. 21. Il valore unitario di cui sopra sarà applicato a partire dalla data di approvazione del presente Piano ed aggiornato annualmente, secondo le variazioni accertate dall’I.S.T.A.T. Ove il richiedente non abbia la disponibilità di aree dismesse, potrà trasmettere la propria obbligazione al Consorzio di cui al successivo art.11 che subentra come soggetto garante dellesecuzione nei confronti del Comune, il quale, attraverso l’Ufficio Comunale Cave, concorderà direttamente con il Consorzio le priorità, le modalità e i tempi del recupero delle aree estrattive dismesse, il completamento delle iniziative avviate assicurando un opportuno coordinamento delle varie operazioni. normetecnicheCAve.doc 3
  • 5. Art. 9 Attività estrattive in esercizio, alla data di adozione del Piano. Sono attività estrattive in esercizio, tutte quelle evidenziate dal volo appositamente realizzato perla stesura del Piano e riportate negli elaborati di cui all’allegato 2.9 – Ricognizione delle attivitàestrattive in esercizio. Art. 10 Intervento sostitutivo E’ facoltà dell’Amministrazione Comunale indicare le aree dismesse, il cui recupero è daconsiderarsi urgente ed indifferibile, attraverso la compilazione di appositi elenchi. L’Amministrazione Comunale informa i proprietari di tali aree che sono obbligati a provvederealla presentazione dei progetti in conformità alle presenti norme entro 12 mesi dalla comunicazionedell’invito. Trascorso tale termine il Comune provvederà con recupero della spesa a carico deltrasgressore e comunque del proprietario ai sensi dell’art. 31 della L.R. 27/93. Nelle aree suddette non è consentito alcun uso edificatorio, qualora previsto dal vigente PRG,fino all’avvenuto completo recupero ambientale dell’area, di cui al successivo art. 19. Art. 11 Consorzio di recupero Ai fini dellattuazione delle presenti norme è facoltà degli imprenditori del settore estrattivo,nonché dei proprietari o titolari di diritto su aree comprese nel piano stesso, costituirsi in Consorzio. Tale Consorzio denominato nelle presenti norme Consorzio di Recupero, ha i seguenti scopi:- assicurare laccordo tra operatori e titolari di diritti sulle aree ai fini dellapplicazione dellart.8;- collaborare con lUfficio Comunale Cave ai fini della verifica dellattuazione del Piano, suggerendo, ove necessario, gli aggiornamenti di cui al precedente art.4;- subentrare al titolare dellattività estrattiva negli obblighi assunti con il Comune ai sensi del precedente art.8, concordando con il Comune modalità e tempi di attuazione del recupero delle aree dismesse di cui all’art.8;- provvedere allo studio di procedure innovative per il recupero delle aree dismesse;- può provvedere alla redazione di un piano complessivo o per subaree, di recupero delle aree dismesse, da sottoporre all’approvazione del Comune. Art. 12 Ufficio Comunale Cave L’Ufficio Comunale Cave raggruppa in un unico organismo tutte le competenze per la gestionedegli aspetti inerenti le trasformazioni del territorio, conseguenti all’attività estrattiva. E’ preposto allistruttoria delle singole istanze ed alla stipula delle convenzioni per il rilasciodelle autorizzazioni.normetecnicheCAve.doc 4
  • 6. E’ tenuto ad esprimere parere relativo al rilascio o al diniego entro 90 gg. dal ricevimento dellaistanza. Al momento della presentazione della domanda, viene comunicato all’interessato, il nomedel responsabile del procedimento. Questo, entro gg.15 può richiedere, per una sola voltadocumentazione aggiuntiva. Tale richiesta interrompe il termine temporale dell’istruttoria, chedecorre nuovamente per intero dalla data di consegna delle integrazioni documentali. Trascorsi i suddetti gg.90, l’istanza e gli atti relativi debbono essere trasmessi alla RegioneLazio, come previsto dalla L.R. n.27/93. L’Ufficio Comunale Cave, provvede altresì:- alla gestione di ogni fase del rapporto istituzionale che ogni organizzazione imprenditoriale avrà con il Comune di Roma in ordine allo svolgimento ed alla programmazione della propria attività estrattiva;- alla verifica del rispetto delle prescrizioni riportate nella autorizzazione e nella convenzione stipulata ai sensi della L.R. n.27/93;- al coordinamento delle competenze comunali in ordine a programmazione, gestione e controllo in materia di recupero;- alla gestione, congiuntamente agli uffici preposti della Regione Lazio, di quanto indicato dalla L.R. 27/93normetecnicheCAve.doc 5
  • 7. TITOLO III MODALITÀ DI AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVE Art. 13 Domanda di autorizzazione allo svolgimento dell’attività estrattiva Il Piano si attua mediante intervento diretto previa presentazione della domanda, stipula diconvenzione e successiva autorizzazione. La domanda deve essere rivolta al Sindaco. Il richiedente, nonché titolare dell’autorizzazione, deve essere colui che eserciterà direttamentel’attività estrattiva; può essere il proprietario del suolo oppure altro soggetto legittimato in base adun titolo comprovante la disponibilità di una porzione di terreno compresa tra le aree di cui all’art.6. Inoltre esso deve garantire impegno diretto per il recupero di aree dismesse, oppure iltrasferimento di tale impegno al Consorzio di cui all’art. 11. Il titolo di disponibilità deve essere documentato con atto notarile, oppure copia autenticata discrittura privata con allegato atto che specifichi la proprietà dei terreni interessati, dal quale risulti lapiena ed incondizionata disponibilità dell’area da parte del richiedente. La domanda deve essere corredata dalla documentazione tecnica ed amministrativa di cui aisuccessivi articoli; deve essere redatta e sottoscritta da tecnici abilitati, iscritti nei rispettivi albiprofessionali, secondo le diverse competenze professionali. Art. 14 Documentazione necessaria per l’istruzione della pratica autorizzatoriaDocumentazione di carattere amministrativo1) Nomina di un direttore responsabile, a norma dell’art. 6 del D.P.R. 9 aprile 1959 n. 128, così come modificato dall’art.20 del D.Lgs. 624/96.2) Titolo di disponibilità dell’area, necessariamente compresa tra quelle di cui all’art.6, per lo svolgimento dell’attività estrattiva.3) Titolo di disponibilità dell’area compresa tra quelle di cui all’art. 7 per l’adempimento dell’obbligo di recupero di aree dismesse. In alternativa, titolo di adesione al Consorzio di cui all’art. 11 e dichiarazione del Consorzio, di aver accettato l’obbligazione al recupero, in nome e per conto del richiedente l’autorizzazione estrattiva.4) Certificato di iscrizione alla Camera di Commercio o per le società certificato della cancelleria del tribunale dal quale risultino la ragione sociale, la sede e l’indicazione del legale rappresentante.5) Certificazione prevista dalla vigente normativa antimafia e quella comprovante la regolarità della situazione contributiva.normetecnicheCAve.doc 6
  • 8. Documentazione di carattere tecnico6) Studio geologico7) Progetto di coltivazione articolato in: A) Fase di escavazione B) Fase di riassetto8) Impianti di prima lavorazione e trasformazione del materiale estratto;9) Documentazione fotografica dello stato di fatto;10) Progetto di recupero ambientale delle aree comprese negli ambiti di cui all’art. 6 (nuove attività); B) Fase di riassetto C) Fase di Rinaturalizzazione.11) Qualora contemplato quale adempimento singolarmente assunto, ai sensi del precedente punto 3), progetto di recupero ambientale delle aree comprese negli ambiti di cui all’art. 7 (cave dismesse) articolato in: B) Fase di riassetto C) Fase di Rinaturalizzazione.12) Programma economico finanziario;13) Documento di Sicurezza e Salute (DSS) così come previsto dal D.Lgs. 624/96.14) Impatto Ambientale – Verifica e Procedimento V.I.A. in conformità e nelle modalità specificate al successivo art. 23. Art. 15 Studio geologico Lo studio geologico è costituito da una relazione tecnica e da rappresentazioni cartografiche.Relazione tecnica La relazione tecnica definirà per tutta la zona di attività estrattiva:- i locali lineamenti geologici e geomorfologici in relazione all’assetto geologico generale dell’area;- la successione litostratigrafica locale desunta dai sondaggi di cui ai punti successivi;- i caratteri geostrutturali generali;- i processi geomorfologici in atto e le eventuali situazioni di crisi;- l’assetto idrologico e idrogeologico, in relazione alle interferenze possibili- la caratterizzazione fisico-meccanica dei litotipi presenti nel cantiere estrattivo;normetecnicheCAve.doc 7
  • 9. - Le verifiche di stabilità dei versanti e dei fronti di scavo, durante e al termine della coltivazione; - La caratterizzazione del giacimento con l’indicazione dei materiali economicamente utili, quelli di scarto (sterili di coltivazione) e del terreno vegetale; - La documentazione delle analisi di laboratorio, delle indagini in “situ” e l’elaborazione delle stesse; - I dati sulle caratteristiche delle falde eventualmente intercettate dai sondaggi; - Ogni altro dato utile alla caratterizzazione geologica e geotecnica del sottosuolo; - La vulnerabilità all’inquinamento degli acquiferi presenti nella zona di attività estrattiva calcolata secondo il metodo “drastic”; estrattiva. Le informazioni contenute nella relazione dovranno derivare principalmente da studi specifici, da indagini “in situ” e da analisi appositamente eseguite, ai sensi del D.M. n° 47 dell’11 marzo 1988 e della Circ. Min. LL.PP. n° 30483 del 14/9/88. Dovranno essere realizzati sondaggi a rotazione, a carotaggio continuo, spinti fino ad almeno m. 1 al di sotto del limite massimo di scavo progettato. Si prescrive un sondaggio ogni due ettari e comunque un numero di sondaggi complessivo non inferiore a tre. Il materiale prelevato dai sondaggi a carotaggio continuo dovrà essere conservato entro apposite cassette catalogatrici fino almeno al rilascio dell’autorizzazione. Dovrà comunque essere garantita l’installazione di n.3 piezometri di controllo della falda di base, secondo quanto prescritto dall’art. 33 delle presenti norme. Elaborati cartografici Le rappresentazioni cartografiche, redatte a scala non inferiore a 1:5.000 su base C.T.R., dovranno comprendere un’area estesa per un raggio di almeno 1,00 Km dal perimetro della zona di attività estrattiva.a) Carta geologica e geomorfologica corredata da almeno 2 sezioni geologiche ortogonali a scala 1:5.000 (stessa scala delle altezze e lunghezze).b) Colonne litostratigrafiche di dettaglio di ciascun sondaggio, a scala non inferiore a 1:100 e relative sezioni complete di tutti gli elementi geologici ed idrogeologici, con particolare indicazione del materiale utile, del terreno agrario, dei materiali sterili e del substrato non estraibile.c) Carta idrologica ed idrogeologica dell’area progettuale contenente le seguenti indicazioni: - ubicazione dei piezometri, dei pozzi di presa degli acquedotti, dei pozzi privati e delle eventuali sorgenti sorgenti; - evidenziazione del reticolo idrografico esistente e le direzioni di deflusso della rete; - le eventuali aree esondabili; - livello (statico e dinamico) delle falde basati sui rilievi piezometrici; - ricostruzione delle linee isopiezometriche, delle isobate e della direzione del senso di movimento della falda di base. Art. 16 Progetto di coltivazione normetecnicheCAve.doc 8
  • 10. Il progetto di coltivazione, oltre a tener conto degli aspetti produttivi e della sicurezza dellelavorazioni, deve essere redatto nel perseguimento della massima connessione tra la fase diescavazione e quelle di riassetto e di recupero. La escavazione avverrà per fasi o lotti di coltivazione. Si stabilisce che un lotto di coltivazione(comprensivo di un’area in preparazione, una in produzione ed una in sistemazione) abbia unasuperficie massima di quattro ettari (4 ha.). Il rapporto tra le aree occupate dalle strutture disupporto e quelle del sito di cava non potrà eccedere la misura di 1:2. Si deve quindi procedere alriassetto del lotto già coltivato, mentre si attua la coltivazione del lotto successivo e prima diintraprendere quella dei rimanenti e comunque usare in maniera razionale e limitato il territorioadibito ad aree connesse e di servizio. La sistemazione morfologica della zona di attività estrattiva verrà realizzata contestualmente alprocedere dell’attività di escavazione, mediante il rimodellamento del terreno. Le opere riguardanti la definizione di una nuova morfologia del terreno, potranno prendere ariferimento i dettami della normativa regionale sulla difesa del suolo di cui alla Deliberazione diG.R. n. 4340 del 28/05/1996. Il progetto di coltivazione è costituito da una relazione tecnica e da elaborati grafici ed èsuddiviso nelle due fasi: A Fase di Escavazione; B Fase di Riassetto.- Il progetto dovrà essere corredato da un inquadramento generale comprendente l’analisi degli elaborati dei Piani esistenti:- stralcio del Piano delle attività estrattive;- stralcio degli strumenti di pianificazione sovraordinata, regionale, provinciale o di settore, che interessano l’area;- stralcio del P.T.P. relativo alla zona tav. E1. Tav.E3;- stralcio del P.R.G. della zona;- stralcio della pianificazione attuativa vigente nella zona;- analisi delle presenze storico – archeologiche;A Fase di escavazione. La fase di escavazione ha lo scopo di estrarre il materiale, di suddividerlo, di accantonare lediverse qualità e di avviarlo ai successivi impieghi, in un contesto di razionale ed ordinato uso delterritorio. L’intervento prevede:1. analisi dello stato dei luoghi;2. analisi dei fattori funzionali, viabilità interna ed esterna con particolare riguardo all’accessibilità:3. scelta e criteri di utilizzo di macchinari ed impianti, ove esistenti;4. sicurezza del cantiere ed igiene ambientale;5. organizzazione del lavoro:Relazione tecnica La relazione tecnica dovrà contenere:normetecnicheCAve.doc 9
  • 11. 1. Analisi dello stato iniziale dei luoghi con descrizione delle opere preparatorie alla vera e propria fase produttiva quali:- raccordi con la rete viaria esterna ed utilizzazione della viabilità pubblica;- preparazione del cantiere estrattivo;- allacciamenti per servizi vari, ove necessari (energia elettrica, acqua ecc.);- Realizzazione di strutture per l’igiene del lavoro e sociali (spogliatoi, servizi igienici, mensa/refettorio ecc.);2. Metodo di coltivazione, in particolare:- scelta del metodo di coltivazione in funzione dei diversi parametri giacimentologici, morfologici, delle caratteristiche geomeccaniche del materiale, dell’impatto ambientale, del progetto di recupero;- suddivisione del cantiere in fasi o lotti e relativo programma produttivo;- determinazione degli spazi funzionali occorrenti, delle infrastrutture, della viabilità interna;- scelta e criteri di utilizzo dei mezzi di abbattimento, caricamento e trasporto;- indicazione della profondità massima di scavo, con riferimento alla quota media del piano di campagna; la quota dovrà essere ancorata a capisaldi (soglie di fabbricati, boccaporti di fognature comunali, plinti di fondazione di tralicci ed altro) e riportata nella rappresentazione del rilievo plano-altimetrico di cui ai successivi elaborati grafici;- valutazione delle interferenze prodotte dall’attività estrattiva, con il deflusso delle acque superficiali e sotterranee ed individuazione degli interventi di mitigazione per la tutela delle stesse, ai sensi degli artt. 33 e 34 delle presenti norme.- individuazione delle aree da utilizzare temporaneamente come deposito per l’accumulo del materiale sterile e del terreno, con indicate le modalità di accumulo.3. Sicurezza del cantiere, comprendente:- la sicurezza nelle operazioni di abbattimento, caricamento e movimentazione;- igiene ambientale (polveri, rumori, vibrazioni ecc.);- condizioni di sistemazione dei fronti di abbandono, dei cumuli di sterili e di terreno vegetale.4. Organizzazione del lavoro (uomini, mezzi e procedure);5. Valutazioni tecnico-economiche comprendenti:- valutazione volumetrica complessiva del giacimento e dei lotti con particolare riferimento a:- materiale utile- materiale di scarto- terreno agrario- valutazione dei costi di abbattimento, caricamento e movimentazione.Elaborati cartograficia) Rilievo plano-altimetrico dettagliato dello stato di fatto precedente l’attività di coltivazione a scala 1:1000 di tutta la zona di attività estrattiva e di un adeguato intorno ( almeno 10 m. oltre il limite ultimo degli scavi ), con rappresentazione ( a curve di livello con equidistanza m.1,00) attraverso punti fiduciali o trigonometrici di aggancio, utilizzati per il rilievo topografico e con l’individuazione di: - i limiti della zona di attività estrattiva; - la quota media del piano di campagna della stessa; - i capisaldi altimetrici di livellazione. Su tale planimetria vanno evidenziate tutte le infrastrutture, i fabbricati e gli elementi paesisticiche interferiscono con l’attività ed in particolare:normetecnicheCAve.doc 10
  • 12. - la rete drenante esistente; - l’uso del suolo precedente l’attività; - la zonizzazione del territorio in base ai tempi di lavorazione; - i punti di ripresa fotografica; - l’ubicazione dei sondaggi e dei piezometri; - le tracce delle sezioni di cui al punto c).b) stralcio della planimetria C.T.R. e della planimetria catastale con riportato il perimetro dell’area di cava e del cantiere estrattivo.c) Sezioni dello stato di fatto e del piano di coltivazione, longitudinali e trasversali nel senso della massima pendenza, a scala non inferiore a 1:1000. Tali sezioni dovranno rappresentare contemporaneamente il profilo morfologico precedente l’attività estrattiva e quello corrispondente alla fase finale di coltivazione e dovranno essere in numero sufficiente a consentire una precisa valutazione del giacimento. B Fase di Riassetto: La fase di riassetto ha lo scopo di restituire al territorio una conformazione unitaria e di definirele situazioni di riequilibrio dei fattori morfologici dell’area con quelli del territorio circostante. Talefase può essere riferita sia a cave nuove che a cave dismesse. L’intero progetto dovrà comunque essere realizzato prevedendo l’attuazione coordinata delleopere di sistemazione e riassetto con le modalità di coltivazione. L’intervento prevede:- verifica delle caratteristiche idrogeologiche dei materiali utilizzati per il rimodellamento morfologico, per il raggiungimento della quota di riassetto finale;- ipotesi di rimodellamento e verifica dei fattori geotecnici, con particolare riguardo al profilo finale dei versanti, alla valutazione della quota di riassetto finale del territorio;- verifica dei fattori idrologici, con particolare riguardo alla densità di drenaggio preesistente alla coltivazione e di progetto.- verifica degli eventuali fenomeni di erosione;- verifica dell’eventuale instabilità dei versanti.Relazione tecnica La relazione tecnica dovrà contenere:- la illustrazione del progetto di sistemazione della zona di attività estrattiva durante e al termine dell’attività, indicando i lotti che progressivamente andranno sottoposti al riassetto;- la valutazione quantitativa e qualitativa dei materiali necessari per il riassetto e per ogni opera di sistemazione finale prevista;- la indicazione dell’assetto morfologico che assumerà la zona di attività estrattiva al termine dell’attività, nonché l’illustrazione dettagliata delle opere e dei lavori da compiere; dei tempi e delle modalità di realizzazione degli stessi;- la descrizione dettagliata delle modalità di sistemazione delle scarpate e la geometria delle stesse, i provvedimenti antierosione, la rete di raccolta e smaltimento delle acque superficiali e sotterranee; in particolare dovranno essere evidenziate le quantità, le qualità e le modalità di riporto e compattazione dei ricarichi di terreno, di cui all’art. 38, nella totalità della superficie d’intervento;normetecnicheCAve.doc 11
  • 13. - la valutazione tecnico economica, comprendente, tra l’altro, i computi metrici estimativi complessivi e lotto per lotto.Elaborati graficia) Carta del progetto di riassetto e di sistemazione finale verrà redatta utilizzando la basecartografica del rilievo plano-altimetrico dello stato di fatto nella medesima scala. Tale carta dovràillustrare la conformazione e destinazione finale del suolo, le opere previste, la rete di raccolta esmaltimento delle acque superficiali, i lotti di progressivo intervento.b) Sezioni del piano di coltivazione e di riassetto che dovranno essere eseguite sulla traccia dellesezioni di cui al punto c) degli elaborati grafici previsti nella Fase di Escavazione ed alla stessascala grafica. Dovranno rappresentare contemporaneamente il profilo morfologico al terminedell’escavazione ed il profilo finale al termine del riassetto. Le sezioni dovranno essere in numerosufficiente per permettere una precisa valutazione quantitativa dei materiali necessari per il riassettodell’area interessata.c) Planimetrie e sezioni, in scala opportuna, rappresentanti lo stato di progetto corrispondente aiprogressivi lotti di riassetto. Art. 17 Impianti di prima lavorazione e trasformazione del materiale estratto. Dovrà essere redatta una relazione che indichi l’impianto o gli impianti di lavorazione etrasformazione nei quali verrà trasportato il materiale estratto e che contenga una descrizionetecnica delle caratteristiche principali dell’impianto stesso. Se presente nell’ambito dell’area di cava, l’impianto dovrà essere opportunamente localizzato erappresentato negli elaborati grafici progettuali (in scala 1:1000 – 1:2000). Nel caso in cui l’impianto sia posto al di fuori dell’area di cava, dovrà essere indicata la sualocalizzazione, rispetto all’ubicazione della zona di attività estrattiva. Dovrà essere indicato anche ilpercorso stradale utilizzato dai mezzi pesanti per il trasporto del materiale estratto agli impiantistessi. Art. 18 Documentazione fotografica dello stato di fatto Dovrà essere prodotta documentazione fotografica dello stato di fatto antecedente l’attivitàestrattiva, mostrante i principali elementi morfologici, nonché gli aspetti del paesaggio. Tale documentazione dovrà contenere delle immagini panoramiche d’insieme e delle immaginidi dettaglio a colori. I punti di ripresa dovranno essere riportati nel rilievo plano-altimetrico dellostato di fatto. Art. 19 Progetto di recupero ambientalenormetecnicheCAve.doc 12
  • 14. Il progetto di recupero ambientale ha lo scopo di migliorare l’aspetto paesaggistico originatosi inseguito al processo estrattivo, accelerando quello di ricomposizione ecosistemica. L’obiettivofinale è quello di raggiungere un’armonia territoriale e paesaggistica generalizzata, che coinvolga,in modo particolare, l’ambiente agricolo, con cui la realtà estrattiva è quasi sempre integrata. E’ costituito da una relazione tecnica, da elaborati cartografici, da un computo metricoestimativo. Per recupero si intende la riqualificazione ambientale dei luoghi, attuata in due fasi: B) Fase di Riassetto Da realizzare o già realizzata secondo le prescrizioni e le modalità previste nel precedenteart.16 punto B) Fase di Riassetto. C) Fase di Rinaturalizzazione Da realizzare come descritto nel presente articolo e secondo le specifiche dei successivi articolispecifici per argomento contenuti nel TITOLO IV. L’intervento deve comunque comprendere:- il rimodellamento morfologico di adattamento al contesto;- la rinaturalizzazione al fine della tutela del reticolo idrografico ricostituito;- le opere atte a tutelare le scarpate di rimodellamento da fenomeni di erosione;- le specifiche soluzioni progettuali e quanto altro teso alla eliminazione dello stato di pericolosità dei luoghi, qualora presente, e al miglioramento della qualità estetica degli stessi, attraverso l’integrazione con gli ambiti paesaggistici circostanti e la ricostruzione della vegetazione. Deve contenere indicazioni riguardanti:1) Valutazioni naturalistiche dello stato di fatto della zona di attività estrattiva; consistenti nella descrizione florobotanica delle emergenze presenti di carattere specifico, descrizione che indichi, qualitativamente e quantitativamente, gli esemplari arborei, arbustivi e le associazioni vegetali di rilievo, dal punto di vista paesaggistico ed agrario; nella definizione delle caratteristiche della fauna, stanziale e di passo, dell’ambiente interessato dai lavori. Il tutto unitamente alla descrizione della loro importanza nell’ecosistema.2) La descrizione degli interventi e dei materiali prescelti per la preparazione del substrato d’impianto e/o delle modalità di collocazione del materiale vegetale.3) La descrizione quali-quantitativa delle specie vegetali e/o del materiale vivaistico impiegato, con rappresentazione cartografica della loro ubicazione. Particolare attenzione andrà rivolta alle peculiarità ecologiche delle specie vegetali da impiegare, evitando, di norma, trattandosi di terreni scavati, quelle più esigenti da un punto di vista pedo-climatico, tipiche di suoli evoluti e privilegiando, al contrario, specie pioniere (più tolleranti indifferenti o poco sensibili nei riguardi del substrato), anche con funzione preparatoria per le successive fasi di rivegetazione.4) Configurazione degli elementi micro-topografici, comprensivi di argini, scarpate, dossi, linee di scorrimento delle acque superficiali, eventuali bacini idrici ed ecosistemici filtro, comunque tali da garantire una densità di drenaggio pari a 2.5) Modalità di realizzazione di quanto sopra detto, secondo i criteri dell’ingegneria naturalistica.6) Le specie animali e vegetali più significative che sono presumibilmente presenti.7) Le modalità realizzative e le fasi temporali di attuazione degli interventi programmati, nonché le operazioni manutentive previste.8) Predisposizione di computo metrico estimativo per il calcolo del costo delle opere di recupero. La ditta che eseguirà i lavori è tenuta a rilasciare garanzia fidejussoria triennale, a tuteladell’esecuzione degli interventi di ingegneria naturalistica ed in particolare per quanto riguarda latenuta morfologica di assetto delle scarpate e l’attecchimento delle specie vegetali impiegate.normetecnicheCAve.doc 13
  • 15. Art. 20 Gli impianti di prima lavorazione nelle domande di autorizzazione. Qualora il progetto industriale di apertura di una attività estrattiva, presenti l’esigenza di avereimpianti e macchinari per la lavorazione dell’estratto, questa esigenza e la sua esplicitazionetecnica, costituiscono parte integrante della pratica di autorizzazione e degli adempimenti di cui alpresente TITOLO. La pratica di autorizzazione esaurisce gli obblighi da espletare sia per la sua realizzazione cheper il suo esercizio. La pratica dovrà ottenere i pareri previsti dalle normative vigenti. Art. 21 Programma economico finanziario Il programma economico-finanziario di cui all’art. 14, deve essere redatto in relazione a:- piano di coltivazione e quindi alla quantità di materiale estratto, articolato per lotti di coltivazione;- sistemi e fasi di lavorazione, in relazione alle macchine utilizzate ed alle unità lavorative impiegate;- impianti di lavorazione e potenzialità degli stessi;- potenzialità commerciale della ditta;- previsioni di produzione media annua;- caratteristiche tecniche, merceologiche del materiale estratto;- distribuzione e destinazione dello stesso, nonché i programmi di investimento relativi;- progetti di recupero;- l’importo determinato per la fidejussione a garanzia degli adempimenti degli obblighi assunti. Art. 22 Documento di Sicurezza e Salute (DSS) così come previsto dal D.Lgs. 624/96. Il documento di Sicurezza e Salute (DSS) di cui all’art.14, deve essere redatto in relazione alleprescrizioni di legge. Art. 23 Impatto ambientale, Verifica e Procedimento di V.I.A. Lo studio di impatto ambientale e il progetto dovranno conformarsi ai criteri indicati nelladirettiva CEE n.377/85, così come recepiti dal D.P.R. 12 aprile 1996 “Atto di indirizzo ecoordinamento per l’attuazione dell’art. 40, comma 1, della legge 22/2/94 n.146, concernentedisposizioni in materia d’impatto ambientale.” Nella redazione degli elaborati dovranno essere tenute presenti le linee di indirizzo predispostedalla Commissione V.I.A. del Ministero dell’Ambiente del Novembre 1992 e la circolare delnormetecnicheCAve.doc 14
  • 16. Ministro dell’Ambiente del febbraio 1993, per quanto attinenti l’attività oggetto dei singoliinterventi. I procedimenti di verifica di V.I.A. vengono esperiti a cura della competente strutturadell’Assessorato Regionale Utilizzo Tutela e Valorizzazione delle risorse Ambientali. In conformità del D.P.R. 12/4/96 il procedimento di V.I.A. risulta obbligatorio per:1) cave con più 500.000 mc./anno di materiale estratto o aventi un’area interessata dall’attività estrattiva superiore a 20 ha.2) cave che ricadono anche parzialmente in aree naturali protette. Per il procedimento di V.I.A. la documentazione deve contenere le informazioni di cuiall’allegato “C” del D.P.R. 12/4/96. Per i progetti che non ricadono nei casi di cui sopra, il proponente può richiedere all’autoritàcompetente l’effettuazione della verifica, volta a definire, sulla base degli elementi di cuiall’allegato “D” del D.P.R. 12/4/96, se i progetti stessi devono essere sottoposti alla procedura diV.I.A. (fase di ‘screening’). Il progetto e la sua documentazione illustrativa vengono consegnatipresso l’Ufficio competente e il proponente provvede a pubblicizzare, a norma di legge, l’avvenutodeposito, per consentire a che vengano presentate eventuali osservazioni in merito, entro e non oltregg.20 da questa data. Entro gg.60 l’Ufficio vaglia il materiale presentato e le eventuali osservazionipervenute. Trascorso tale termine, in caso di silenzio, il progetto si intende esonerato dall’obbligo diessere sottoposto a V.I.A., altrimenti l’Ufficio provvederà ad inviare comunicazione scritta alproponente, di adempiere a tale impegno. Art. 24 Convenzione Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato alla stipula della convenzione fra il Comune e isoggetti interessati Le singole convenzioni devono essere registrate a cura e spesa dei privati. La convenzione stabilisce le modalità di controllo da parte dell’Ufficio Cave durantel’esecuzione dei lavori sulla base del:- progetto di coltivazione,- progetto di recupero ambientale dell’area oggetto di coltivazione;- progetto di recupero ambientale di un’area dismessa o delega al Consorzio;- tutela della rete viaria Stabilisce, inoltre, l’entità della garanzia fideiussoria relativa alla completa attuazione delprogetto di recupero ambientale dell’area di coltivazione e di quelle dismesse e alla eventualerealizzazione delle opere interventi di tutela della rete viaria. Art. 25 Durata dell’autorizzazione La durata dell’autorizzazione e della relativa convenzione non può essere superiore ad anni 10(dieci). Qualora, per motivate esigenze produttive, si renda necessario un rinnovodell’autorizzazione, così come prevista all’art. 18 della L.R.. n. 27/93, lo stesso può essereconsentito per un termine massimo di anni 10 (dieci) fatto salvo il rispetto del progetto dicoltivazione e quello di recupero ambientale approvato ed autorizzato.normetecnicheCAve.doc 15
  • 17. Art. 26 Varianti Per le zone di nuova attività estrattiva di cui all’art. 6, sono ammesse varianti al piano dicoltivazione e/o al progetto di recupero ambientale, esclusivamente nel caso di situazioni originatesiper cause che non siano imputabili direttamente o indirettamente alla ditta autorizzata e che noncomportino variazioni della perimetrazione della zona di attività estrattiva, aumento della profonditàmassima autorizzata, ampliamento del perimetro del cantiere estrattivo e/o aumento del materialeutile estraibile. La ditta dovrà presentare richiesta motivata di variante all’Ufficio Comunale Cave che valuteràla conformità della richiesta.normetecnicheCAve.doc 16
  • 18. TITOLO IV PRESCRIZIONI TECNICHE RELATIVE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVA Art. 27 Perimetrazione e recinzione dell’area Prima di dare inizio all’attività di escavazione, la ditta autorizzata dovrà eseguire a sue spese iseguenti lavori: a) Perimetrazione del cantiere estrattivo, definita dal rilievo plano-altimetrico, mediante posizionamento di picchetti metallici inamovibili.b) Perimetrazione della zona di attività estrattiva mediante recinzione metallica alta non meno di m.2,00. In corrispondenza dei previsti accessi alla zona di attività estrattiva dovranno essere posti dei cancelli metallici alti non meno di m.2,00, muniti di serratura, atti a impedire l’ingresso a persone e mezzi non autorizzati.c) In corrispondenza dell’accesso alla zona di attività estrattiva dovrà’ essere posto in modo ben visibile un cartello contenente i dati seguenti: - denominazione della cava; - proprietà dei terreni; - ditta esercente; - tipo di materiale estratto; - direttore dei lavori; - sorvegliante; - estremi dell’atto autorizzativo; - scadenza dell’autorizzazione alla escavazione; La ditta autorizzata dovrà mantenere in perfetta efficienza tutte le opere, di cui sopra, durantetutte le fasi di attività fino a lavori di sistemazione ultimati, salvo diversa disposizione. Art. 28 Tutela della rete viaria pubblica e degli abitati circostanti Il Comune definirà in convenzione: i percorsi che gli automezzi pesanti, diretti o provenienti dacave o da impianti di lavorazione dell’estratto, dovranno compiere; le fasce orarie in cui saràconsentito il transito degli stessi, al fine di limitare il disturbo dei centri o nuclei abitati,eventualmente attraversati; gli interventi idonei al recupero dei danni eventualmente provocati dagliautomezzi adibiti al trasporto del materiale. Gli accessi carrai alle zone di attività estrattiva e agli impianti di lavorazione dell’estrattodovranno essere di dimensioni adeguate e corredati da opportuna segnaletica stradale. La ditta autorizzata è tenuta, sia durante le fasi di escavazione sia in quelle di sistemazionefinale, ad evitare che i propri mezzi imbrattino le strade pubbliche, a tal fine ad essa competel’adozione di idonei accorgimenti che evitino tali inconvenienti, ed eventualmente la ripulitura dellanormetecnicheCAve.doc 17
  • 19. superficie stradale pubblica. Inoltre, la ditta autorizzata dovrà provvedere ad asfaltare la strada diaccesso della zona di attività estrattiva alla rete viaria pubblica per una lunghezza di almeno mt. 20. Qualora la ditta non provveda alla esecuzione dei lavori e al rispetto delle norme di cui aiparagrafi precedenti, il Comune potrà sospendere l’attività estrattiva e potrà intervenire d’ufficio perla realizzazione dei lavori sopra indicati con addebito delle spese relative alla ditta medesima. Art. 29 Distanze di rispetto Il presente Piano prescrive l’applicazione delle distanze minime previste dall’art. 104 del D.P.R.9.4.1959, n. 128, dal perimetro del cantiere estrattivo, con le seguenti ulteriori precisazioni edestensioni:- m 100 dei centri abitati intendendo come tali le zone perimetrate e gli agglomerati urbani;- m 100 dalle autostrade e relativi raccordi, delle strade statali e linee ferroviarie;- m 50 delle strade comunali e sovracomunali;- m 30 delle strade vicinali, poderali e di bonifica ad uso pubblico;- per le alberature o le formazioni vegetali presenti, considerate rilevanti o di pregio, il limite del cantiere estrattivo non può essere ad una distanza inferiore a mt.10 dalla proiezione al suolo della chioma;- m 20 dalle proprietà private circostanti e mt. 50 dalle case sparse;- m 20 dalle fognature comunali;- la distanza tra l’orlo superiore dell’invaso e il perimetro della zona di attività estrattiva non potrà essere inferiore a m 5. Le misurazioni, da assumersi a partire dall’orlo superiore del cantiere estrattivo, dovrannoriferirsi:- ai limiti delle proprietà private circostanti;- alla rete di recinzione delle autostrade;- al limite di proprietà per le ferrovie;- al ciglio - per le strade statali, comunali e sovracomunali ai sensi degli art. 2 e 4 del D.M. 1444 1.4.1968, in attuazione dell’art. 19 della legge 6.8.1967, n. 765- all’asse stradale su tutte le altre strade;- al perimetro del plinto-basamento per i sostegni delle linee elettriche;- all’esterno delle conduttore, per fogne, acquedotti, metanodotti, ecc. In prossimità delle distanze sopra indicate dovrà essere applicato all’attività estrattiva un sistemadi monitoraggio per verificare eventuali spostamenti plano-altimetrici del terreno. Le aree di rispetto dal cantiere estrattivo debbono sempre risultare libere da qualsiasi tipo dimateriale, se non espressamente consentito dalla convenzione. Le eventuali deroghe richieste alle distanze minime del perimetro del cantiere estrattivo debbonoessere rigorosamente documentate nella domanda di autorizzazione. Tali deroghe, se concesse,saranno inserite dal Comune nelle singole convenzioni. Successivamente al rilascio dell’autorizzazione non sarà più possibile modificare il perimetro delcantiere estrattivo per riduzione dei franchi di scavo previsti dal presente articolo.normetecnicheCAve.doc 18
  • 20. Art. 30 Salvaguardia di reperti di valore archeologico e storico artistico I proprietari dei lotti di terreno, compresi nelle aree identificate con i numeri 1;5;7;10;22;25; dagli elaborati 3.1; 3.2; 3.3; 3.4. – Carta delle aree suscettibili di attività estrattive – e comunque localizzati in quelle parti di dette aree in cui la morfologia del territorio non ha subito alterazioni nel corso degli anni, sono chiamati a subordinare, a preventiva verifica della presenza di reperti, la cessione dell’area per lo svolgimento dell’attività estrattiva. Questa verifica, mediante sopralluogo, viene effettuata dagli Uffici della Sovrintendenza competente, entro 60 gg. dalla data della richiesta. Trascorsi ulteriori 30 gg. in caso di silenzio, il lotto si intende libero di ogni e qualsivoglia reperto di interesse archeologico, altrimenti gli uffici della Soprintendenza provvederanno ad inviare comunicazione scritta , al proponente, sulla necessità di dover procedere al recupero dei reperti individuati, specificandone localizzazione, natura e consistenza. I proprietari dei lotti, possono allora avviare una campagna di recupero dei reperti stessi. Questo intervento, viene promosso dai proprietari dei lotti, anche attraverso il coordinamento del Consorzio di Recupero, di cui all’art. 11 e viene realizzata a cura della Sovrintendenza. Art. 31 Demolizione e successiva ricostruzione manufatti Eventuali richieste di estrazioni che prevedano la demolizione di edifici isolati esistenti costituiscono parte integrante della pratica di autorizzazione e degli adempimenti di cui al TITOLO III. L’approvazione del progetto di coltivazione e recupero, comporta anche autorizzazione alla ricostruzione dei manufatti edilizi esistenti sull’area. La ricostruzione deve avvenire nel rigoroso rispetto delle volumetrie e delle caratteristiche dimensionali e tipologiche del manufatto preesistente. Art. 32 Tipologie di coltivazione I metodi di coltivazione relativi all’area oggetto del presente piano sono riconducibili a:A) Cave coltivate per splateamento In questo caso il giacimento è suddiviso in settori orizzontali asportati in sequenza dall’alto verso il basso. L’altezza di ogni settore non può eccedere quella del braccio della macchina di abbattimento mentre le altre due dimensioni dipendono dalla morfologia del giacimento e dalle modalità di escavazione di cui all’art. 16. Gli spazi operativi a disposizione delle macchine e degli addetti debbono essere tali da garantire condizioni di sicurezza.B) Cave coltivate a gradoni multipli normetecnicheCAve.doc 19
  • 21. In questo caso l’altezza totale del giacimento è suddivisa in un certo numero di gradoni aventi alzata e pedata variabile. L’alzata e la pedata di ciascun gradone vanno dimensionate in relazione alle caratteristiche geomeccaniche del materiale, alle verifiche di stabilità effettuate, alle caratteristica delle macchine impiegate.C) Cave coltivate a gradone unico. Trattasi di un caso limite della tipologia di cui al punto B), in cui lo spessore del giacimento è modesto in maniera da poter essere interessato da un unico livello di produzione. Configurazione degli scavi. Indipendentemente dal metodo di coltivazione adottato, la configurazione generale dello scavo può essere: - a fossa - a fronte aperto(o anfiteatro). Nel primo caso l’avanzamento del cantiere porta ad una configurazione chiusa, difficilmente visibile dall’esterno; nel secondo caso il fronte di cava (o parte di esso) è aperto verso l’esterno e percettibile da un definito bacino visuale. Le scelte progettuali dovranno, compatibilmente con i metodi di coltivazione possibili., orientare opportunamente i fronti di escavazione, creare o mantenere delle quinte di mascheramento degli scavi onde ridurre il bacino visuale dell’attività estrattiva o limitarlo ad ambiti visuali poco importanti. Scavi in falda Le operazioni di escavazione, possono interessare porzioni di giacimento ubicati al di sotto del livello massimo raggiungibile dalla falda acquifera; in questo caso i lavori procedono in presenza di uno specchio d’acqua artificiale. Per gli interventi in falda, onde garantire le prescrizioni di cui al successivo art. 33, potranno essere impiegate solo macchine con braccio escavatore. Fronti di abbandono o finali. Indipendentemente dal metodo utilizzato durante la coltivazione del giacimento, i fronti di abbandono o finali di cava, possono essere lasciati nelle due situazioni possibili: -a profilo continuo; -a gradoni. Il primo caso si presta in maniera più significativa alla mimetizzazione dell’intervento antropico sul paesaggio locale. Le scelte sono legate alle indicazioni del progetto di recupero di tutta l’area. Onde evitare l’innesco di fenomeni di erosione e di dissesto dovrà essere accuratamente garantito il drenaggio delle acque superficiali dilavanti. Questo attraverso la realizzazione di una rete di fossi guardia estesa all’intera area estrattiva e collegata a ricettori, naturali e/o artificiali. Art. 33 Tutela delle acque sotterranee e superficiali normetecnicheCAve.doc 20
  • 22. E’ criterio di primaria importanza, sia in fase di istruttoria della pratica che di rilasciodell’autorizzazione, sia in fase di verifica della modalità di conduzione dell’attività estrattiva, latutela delle acque sotterranee e superficiali dagli inquinamenti e la tutela di un corretto deflussodelle acque. Si devono pertanto, ai fini sopraddetti, adottare le seguenti misure: a) Contemporaneamente alla presentazione della domanda di autorizzazione, la ditta dovrà installare, a sue spese, piezometri di controllo della falda idrica. Il loro numero dovrà essere di uno ogni 2. ha ed in ogni caso non inferiore a tre. I piezometri dovranno essere ubicati nell’ambito dell’area di cava al di fuori del cantiereestrattivo, tenendo conto della direzione delle principali linee di deflusso sotterraneo.Successivamente al rilascio dell’autorizzazione la ditta dovrà fornire all’Ufficio Comunale Cave leletture delle quote piezometriche, da effettuarsi con cadenza trimestrale. Il Comune può concordarecon l’impresa sia un diverso numero di piezometri, sia una diversa frequenza delle letture. I piezometri, muniti in superficie di protezione e chiusura, dovranno essere tenuti in perfettaefficienza per tutta la durata dell’attività estrattiva.b) Gli scavi possono spingersi fino a m.2.00 dal tetto delle argille di base. Il mancato rispetto di taleprescrizione è causa di sospensione e revoca dell’autorizzazione, secondo i tempi e i modi previstidagli artt. 28 e 29 della L.R. 27/93.c) Se la quota di cui al punto b) fosse erroneamente raggiunta, la ditta dovrà darne comunicazioneentro 48 ore all’Ufficio Comunale Cave, sospendere l’escavazione, presentare una variante di cuiall’art. 23, in cui si impegna a ripristinare la quota limite di cui al precedente punto b) mediantetamponamento della falda stessa, utilizzando lo stesso materiale estratto fino al ripristino delle quoteprestabilite.d) L’Amministrazione Comunale si riserva il diritto di far eseguire alla ditta autorizzata deisondaggi geognostici in aree già soggette a reinserimento di materiale nella cavità degli invasiestrattivi per il controllo delle quote di sicurezza di cui al punto b). Le spese per tali sondaggisaranno a carico della ditta stessa.e) Gli impianti di prima lavorazione del materiale estratto che utilizzano acque per le operazioni dilavaggio, devono dotare di progetto di prelievo idrico la pratica di autorizzazione e redigerloutilizzando criteri di riciclaggio delle acque usate.f) Prima e durante la coltivazione dovranno essere eseguite campionature ed analisi periodiche concadenza semestrale delle acque di cava e di quelle di falda, dove per acque di cava si intendonoquelle dei bacini formatisi a seguito delle escavazioni; le acque di falda possono essere prelevate neipozzi piezometrici. Art. 34 Rimodellamento morfologico e regimazione delle acque superficiali In base a quanto prescritto nell’articolo precedente, in ogni fase dell’attività estrattiva dovràessere prevista la regimazione delle acque di superficie. Deve essere realizzata un’adeguata rete difossi di drenaggio delle acque superficiali tale da evitare il ristagno.normetecnicheCAve.doc 21
  • 23. Per la tutela delle acque sotterranee, in special modo per le attività che hanno già interessato lasuperficie freatica, si dovrà provvedere ad evitare l’inquinamento della falda idrica ad opera dieventuali sostanze inquinanti provenienti dal dilavamento di terreni limitrofi. Ciò attraverso larealizzazione di opere di drenaggio delle acque superficiali, ovvero attraverso la costruzione di fossidi guardia intorno alla cava. Contestualmente, andrà realizzata una fossa di presedimentazione,posta al di sopra della falda idrica, dove verranno convogliati i fossi di drenaggio interni alla cavaprima della loro immissione nel corpo d’acqua ricettivo. La rete di drenaggio dovrà essere riportatasugli elaborati progettuali. E’ inoltre necessaria la costruzione di adeguati fossi di guardia intorno alciglio superiore di coltivazione e al piede delle singole scarpate onde evitare l’innesco di fenomenidi erosione e di dissesto. Tali fossi dovranno anch’essi essere collegati alla rete di smaltimento erisultare nella cartografia. Tali opere dovranno essere realizzate, almeno in parte, preventivamente all’inizio dei lavori discavo. Le opere di regimentazione previste dovranno essere sempre tenute in perfetta efficienza durantetutte le fasi di conduzione dell’attività estrattiva. Il reticolo superficiale dovrà conservare al termine dell’attività estrattiva una densità didrenaggio non inferiore all’80% della densità di drenaggio media della zona non soggetta amodificazioni antropiche. Gli alvei principali non dovranno essere privati delle zone di naturale espansione delle piene. Art. 35 Geometria delle scarpate nelle fasi di escavazione e di riassetto Le coltivazioni non devono essere intraprese in pendii instabili o in stabilità precarie (FS ≤ 1) oche comunque possano diventare instabili a seguito dell’attività estrattiva. La geometria delle scarpate dovrà essere indicata nel progetto di coltivazione, e qualoramancante, nel progetto di recupero, al punto B – Fase di Riassetto sulla base dei risultati delleverifiche di stabilità contenute nella documentazione tecnica di cui all’art. 16 delle presenti norme. I calcoli per la determinazione del grado di sicurezza delle scarpate dovranno essere basati suirisultati delle indagini in situ e delle analisi geotecniche appositamente eseguite e dettagliatamentedocumentate nella relazione di cui all’art.16 delle presenti norme. Ai fini della stabilità temporanea dei terreni, la massima pendenza delle scarpate di escavazione,non potrà eccedere i 60° e comunque deve essere soggetta a verifica di stabilità. Ai fini della stabilità a lungo termine dei terreni le scarpate di riassetto dovranno avere pendenzenon superiori a 30° e comunque essere soggette a verifica di sabilità. I progetti di riassetto dovranno avere come riferimento le seguenti pendenze: - limite di pendenza per gli impianti forestali (transitabilità pedonale tollerabile): 26°; - limite di pendenza per una buona transitabilità pedonale e per consentire tutte le lavorazioni agricole con mezzi meccanici 14°.normetecnicheCAve.doc 22
  • 24. Art.36 L’accantonamento di materia prima, di terreno sterile, di terreno agrario Gli strati più superficiali del terreno agrario, agrario o non, di norma ricchi in sostanza organicapiù o meno decomposta ed humus, definibili nel complesso “terreno vegetale” e lo sterile dicoltivazione, una volta scavati, dovranno essere accantonati separatamente e conservati per il lorosuccessivo reimpiego. Un’attenzione particolare va posta alle modalità di scotico, stoccaggio e riutilizzo del terrenovegetale. I movimenti di terra vanno programmati ed effettuati in modo da evitare che gli elementidella fertilità in esso contenuti, vadano dispersi ad opera di piogge dilavanti o altri agentiatmosferici, mentre il suo stoccaggio, deve avvenire in luoghi idonei e, preferibilmente per tempinon eccessivamente lunghi, al fine di evitare il deterioramento e il depauperamento della medesimafrazione fertile. Allo scopo di consentire un adeguato ripristino pedologico, dovrà essere asportato e conservatouno strato di terreno vegetale di spessore non inferiore a m.0.50. Dovrà essere asportato e conservato anche il terreno vegetale presente sulle superfici destinate aldeposito temporaneo dei materiali di lavorazione di scarto o di provenienza esterna, nonché dallesuperfici destinate a rampe e corsie. Il terreno vegetale e gli sterili di coltivazione, ed il terreno sterile dovranno di norma essereaccumulati e conservati entro il perimetro della zona di attività estrattiva, su specifiche areedestinate a questo utilizzo e indicate nel progetto di. Gli accumuli temporanei di terreno vegetale dovranno essere eseguiti con modalità tali dalimitare il dilavamento ad opera del ruscellamento delle acque superficiali. Per garantire laconservazione del contenuto di sostanze organiche occorre eseguire sui cumuli di terreno semineprotettive di erba medica, lupulina e simili. Nella fase finale di recupero detto terreno vegetale dovrà essere nuovamente disteso sulle zonedenudate, mentre gli sterili di coltivazione dovranno essere utilizzati per riassetto morfologico. Il terreno vegetale riportato andrà opportunamente arricchito in elementi minerali e sostanzaorganica di pronta assimilazione mediante una concimazione misto – organica. Art. 37 Riempimento di cavità generate da attività estrattive. Il riempimento parziale o totale necessario per un corretto riassetto morfologico di areeinteressate da attività estrattive, dovrà essere effettuato con idonei materiali e con modalità tecnicheconfacenti con il progetto di recupero ambientale. I materiali usati in questa fase, dovranno essere posizionati con modalità tali da garantire unopportuno grado di costipamento. Tale grado dovrà essere posto in relazione alle tipologie diriempimento da eseguire, così come da progetto di recupero. Art. 38normetecnicheCAve.doc 23
  • 25. Materiali idonei per il riempimento di cavità generate dalle attività estrattive. Materiali idonei per il riempimento di cavità, ove necessario per un corretto riassettomorfologico, sono quelli presenti all’interno dell’area estrattiva oggetto delle presenti norme. Per le seguenti tipologie di materiali, rispondenti alle normative di settore, e specificamente alD.L.vo 22/97 e suoi decreti attuativi, quali:- terreno proveniente dallo splateamento per la realizzazione di manufatti o opere edilizie;- limi fluviali o derivanti dai processi industriali di lavaggio dei materiali litoidi;- materiali inerti derivanti dalle attività di demolizione e/o costruzione di manufatti (rocce e materiali litoidi, sfridi, materiali ceramici cotti, vetri)- compost inertizzato opportunamente utilizzato con materiale a sua volta inerte (terreno naturale e non) di idonea granulometria. Dovrà essere predisposta specifica relazione di progettazione da sottoporre alla approvazionedegli enti preposti , detta relazione potrà integrare anche successivamente il progetto originario. In ogni convenzione saranno precisate le categorie dei materiali ammessi, nonché le relativequote di riposizionamento. La presenza nel cantiere estrattivo o comunque all’interno dell’area diattività estrattiva, di materiali non autorizzati comporta la sospensione immediata dei lavori in tuttal’area di cava, la rimozione dei materiali stessi e la bonifica del sito, a spese della ditta autorizzata,sotto diretto controllo del Comune, fatti salvi i necessari provvedimenti amministrativi e le sanzionipenali previste dalle leggi vigenti. La ripresa dell’attività estrattiva avverrà solo dopo autorizzazionescritta delle competenti autorità. Il titolare dell’autorizzazione ad esercitare l’attività estrattiva èpersonalmente responsabile dei materiali utilizzati, unitamente agli eventuali proprietari delle areeinteressate, fino al rilascio del verbale attestante il perfetto ed intervenuto adempimento degliobblighi convenzionalmente contratti. Art. 39 Interventi di naturalizzazione e forestazione L’intervento di recupero ambientale deve evitare la semplice funzione di “mascheraturapaesaggistica”. La ricostruzione dell’elemento vegetale deve quindi trovare riferimento in modellidella vegetazione reale e potenziale della porzione di territorio interessata, nel rispetto dellecaratteristiche stazionali ed edafiche del sito, anche attraverso la realizzazione di stadi vegetazionalipreparatori. Gli interventi di naturalizzazione e forestazione riguardano il contenimento delle scarpaterealizzate nelle fasi di riassetto e la sistemazione finale floro-faunistica della zona di attivitàestrattiva al termine della sistemazione; tali interventi, dettagliatamente illustrati nel progetto direcupero ambientale saranno estesi alla totalità della zona di attività estrattiva. Questi interventi contribuiranno ad assicurare:a) La stabilità del versante, evitando fenomeni di erosione;b) Un adeguato reinserimento paesaggistico vegetazionale della zona tramite immissione di flora rispondente alle associazioni vegetali autoctone;c) un complessivo incremento di masse vegetazionali e di habitat faunistici a garanzia del massimo sviluppo e durata nel tempo delle masse vegetazionali stesse.normetecnicheCAve.doc 24
  • 26. Tali interventi devono essere garantiti dalla ditta appaltante per tre anni, per poter controllarel’effettivo contenimento delle scarpate e l’attecchimento degli impianti. Art. 40 Tipologie di recupero ambientale Le finalità del recupero ambientale devono essere quelle di riportare l’uso del suolo allo statoprecedente l’attività estrattiva, oppure quella del miglioramento del contesto ambientale circostanteattraverso investimenti mirati alla compensazione della perdita temporanea o definitiva di alcunibeni naturali. In questo contesto, i tipi di recupero più indicati per l’area del bacino della Magliana sono:a) Valorizzazione per scopi agricoli. Nell’area di cava vengono create condizioni che favoriscono l’uso agricolo dell’area stessa;b) Destinazione dei luoghi a scopi sociali e ricreativi. Vista la presenza di zone edificate limitrofe, le exc) aree di cava, congruamente alle condizioni morfologico-vegetazionali, possono essere trasformate in parco attrezzato ad aree naturalistiche protette e/o impianti ricreativi e sportivi a basso impatto ambientale.d) Creazione di bacini artificiali. Così come previsto all’art. 38, questo tipo di recupero è particolarmente idoneo nel caso di cave in cui la profondità di scavo ha intercettato la falda portandola a giorno.e) Creazione di aree museo. E’ possibile creare aree museo atte ad illustrare e a descrivere le tecniche di coltivazione e di trattamento del materiale e gli aspetti geologici dei luoghi. Il tutto a scopo culturale e didattico. Art. 41 Zone d’acqua In caso di creazione di bacini artificiali, gli stessi dovranno essere realizzati utilizzando opere emetodologie atte a garantire l’assoluta protezione dal rischio d’inquinamento delle acquesotterranee, nonché dal rischio d’impaludamento. L’invaso dovrà prevedere un ricambio idrico sufficiente a conservare la limpidezza dell’acqua ele sponde potranno essere rivestite con idoneo materiale lapideo o sistemate con tecniche diingegneria naturalistica. Al fine di impedire l’immissione abusiva di materiali inquinanti, nonché per l’incolumità dellepersone, l’area dell’invaso idrico andrà opportunamente recintata e custodita. Gli elaborati esecutivi dell’invaso idrico dovranno far parte del progetto di recupero ambientale. Art. 42 Vigilanza e controlli nelle cave La vigilanza verrà effettuata ai sensi della normativa vigente in materia di attività estrattiva.normetecnicheCAve.doc 25
  • 27. E’ fatto obbligo alla ditta autorizzata o per essa al direttore dei lavori di dare ogni chiarimento,informazione, notizia e di porre a disposizione i mezzi e quanto occorra per l’espletamento deicontrolli. TITOLO V NORME TRANSITORIE Art. 43 Modalità di adeguamento alle presenti norme, delle attività estrattive in esercizio, qualora legittimati a proseguire l’attività. Coloro che svolgono attività estrattiva in aree di cui all’art. 6, potranno proseguire l’attività edovranno presentare al Comune obbligatoriamente entro e non oltre sei mesi dall’entrata in vigoredel Piano, la domanda di autorizzazione di cui all’art. 14 corredata dalla documentazione richiestaai successivi articoli. Questa viene istruita presso l’Ufficio Comunale Cave, come definito nell’art. 12. La mancatapresentazione delle domande d’autorizzazione e della documentazione relativa nei termini suddetti,comporta automaticamente la temporanea sospensione dell’attività in atto. Fino al rilascio dell’autorizzazione l’attività può procedere esclusivamente nelle aree suscettibilidi attività estrattive di cui all’art. 6 qualora sussista progetto di escavazione in precedenza inoltratoalla Regione Lazio – Settore 26 Uff. Polizia Mineraria. Art. 44 Zone non rispondenti alle indicazioni del piano. Qualora lo stato di fatto, al momento dell’entrata in vigore effettiva del presente Piano, siamodificato rispetto a quanto riportato negli elaborati, in parti sostanziali, bisogna che il proprietariodel terreno, congiuntamente al responsabile legale dell’Impresa estrattiva in attività nella zona, nedia comunicazione scritta all’Ufficio Comunale Cave entro e non oltre 30 gg. Per parti sostanziali si intendono zone o aree ricadenti in porzioni di territorio vincolate dalpresente Piano. Alla comunicazione seguirà un sopralluogo di verifica da parte di un responsabiledegli organi preposti alla tutela del bene che redigerà nei successivi 30 gg. un verbale diconstatazione dei fatti, da trasmettere per conoscenza al proprietario dell’area. Quando si sia verificato quanto sopra, il progetto di escavazione e recupero deve essere redattoin considerazione di questo. Art. 45normetecnicheCAve.doc 26
  • 28. Modalità di adeguamento alle presenti norme, delle attività estrattive in esercizio, qualora non legittimate a proseguire l’attività. Coloro che svolgono attività estrattiva in aree al di fuori di quelle di cui all’art. 6, sono tenuti asospendere immediatamente ogni attività e ad istruire e presentare un progetto di recuperoambientale secondo quanto indicato dall’art. 19. Per le attività estrattive in corso alla data di adozione del Piano, così come definite nell’art. 9,non inserite in aree suscettibili di attività estrattiva, come definite nell’art. 6, si ha l’obbligo diredigere e presentare un progetto di recupero ambientale, secondo quanto previsto dall’art. 19 esecondo i termini di cui all’art. 43. Il progetto di recupero ambientale, qualora tali attività ricadano in zone sottoposte a vincoloindicato con campitura quadrettata, quale “Aree di rispetto alle zone urbanizzate ed infrastrutture”così come individuate nell’elaborato 3.1, 3.2, 3.3, 3.4. - Carta delle aree suscettibili delle attivitàestrattive - potrà consentire una residuale attività di escavazione, volta all’acquisizione dellamigliore conformazione idromorfologica finale del terreno. La quantità di materiale residuale estraibile, definito in sede di valutazione del progetto diRecupero Ambientale, di cui al precedente comma, non potrà comunque essere superiore al 60% deltotale della quantità prevista dall’originario piano di coltivazione. Ove il progetto di recupero ambientale preveda un residuo di coltivazione, l’impresa esercentedeve assolvere agli impegni di cui all’art.8. Art. 46 Errata corrige delle tavole di Piano. Allegato A – modifica dell’elab. 3. – Carta delle aree suscettibili di attività estrattive – relativamente alla tavola D.normetecnicheCAve.doc 27
  • 29. NBRiguardo eventuali errori o imprecisioni, si fa presente che la fonte ufficiale è l’elaborato 7 del“Piano delle attività estrattive del Bacino Rio Galeria–Magliana” depositato presso l’UfficioCave del Dipartimento X del Comune di Roma, via Cola di Rienzo n. 23.normetecnicheCAve.doc 28
  • 30. INDICETITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI pag. 1• ART. 1 Obiettivi e natura del Piano 1• ART. 2 Ambito territoriale di vigenza del Piano 1• ART. 3 Elaborati del Piano 1• ART. 4 Periodo di vigenza delle norme e modalità di aggiornamento del Piano 2• ART. 5 Norme particolari 2TITOLO II DEFINIZIONI, SOGGETTI, OBBLIGHI, E COMPETENZE RELATIVI ALL’ATTUAZIONE DEL PIANO pag. 3• ART. 6 Aree suscettibili di attività estrattive 3• ART. 7 Aree già estrattive, dismesse e non recuperate 3• ART. 8 Modalità per ottenere l’Autorizzazione allo svolgimento della attività estrattiva 3• ART. 9 Attività estrattive in esercizio, alla data di adozione del Piano 4• ART. 10 Intervento sostitutivo 4• ART. 11 Consorzio di recupero 4• ART. 12 Ufficio Comunale Cave 4TITOLO III MODALITA’ DI AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DELLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE pag. 6• ART. 13 Domanda di autorizzazione alla svolgimento dell’attività estrattiva 6• ART. 14 Documentazione necessaria per l’istruzione della pratica autorizzatoria 6• ART. 15 Studio geologico 7• ART. 16 Progettazione di coltivazione 8• ART. 17 Impianti di prima lavorazione 12• ART. 18 Documentazione fotografica 12• ART. 19 Progetto di recupero ambientale 12• ART. 20 Gli impianti di prima lavorazione nelle domande di autorizzazione 14• ART. 21 Programma economico finanziario 14• ART. 22 Documento di Sicurezza e Salute (DSS) dal D.Lgs. 624/96 14• ART. 23 Impatto ambientale, Verifica e Procedimento di V.I.A. 14• ART. 24 Convenzione 15• ART. 25 Durata dell’autorizzazione 15• ART. 26 Varianti 15TITOLO IV PRESCRIZIONI TECNICHE RELATIVE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ ESTRATTIVA pag. 17• ART. 27 Perimetrazione e recinzione dell’area 17• ART. 28 Tutela della rete viaria 17• ART. 29 Distanze di rispetto 18• ART. 30 Salvaguardia di reperti di valore archeologico e storico artistico 19• ART. 31 Demolizione e successiva ricostruzione manufatti 19• ART. 32 Tipologie di coltivazione 19• ART. 33 Tutela delle acque sotterranee e superficiali 20• ART. 34 Rimodellamento morfologico e regimazione delle acque superficiali 21• ART. 35 Geometria delle scarpate nelle fasi di escavazione e di riassetto 22• ART. 36 L’accantonamento di materia prima, di terreno sterile, di terreno agrario 22• ART. 37 Riempimento di cavità generate da attività estrattive 23• ART. 38 Materiali idonei per il riempimento di cavità generate dalle attività estrattive 23• ART. 39 Interventi di naturalizzazione e forestazione 24normetecnicheCAve.doc 29
  • 31. • ART. 40 Tipologie di recupero 24• ART. 41 Zone d’acqua 25• ART. 42 Vigilanza e controlli nelle cave 25TITOLO V NORME TRANSITORIE pag. 25• ART. 43 Modalità di adeguamento alle presenti norme, delle attività estrattive in esercizio, qualora legittimati a proseguire l’attività 25• ART. 44 Zone non rispondenti alle indicazioni del Piano 26• ART. 45 Modalità di adeguamento alle presenti norme, delle attività estrattive in esercizio, qualora non legittimate a proseguire l’attività estrattiva 26• ART. 46 Errata corrige delle tavole del Piano 27normetecnicheCAve.doc 30