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Murgiaviva Murgiaviva Document Transcript

  • C O M I T A T O p E R l A T U T E l A d E l p A E S A g g I O MURGIAVIVA O S S E R V A Z I O N I AL PROGETTO PER LA REALIZZAZIONEDI UN IMPIANTO PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA MEDIANTE LO SFRUTTAMENTO DEL VENTO NEL TERRITORIO COMUNALE DI ACQUAVIVA DELLE FONTI rinnoe fa rima le vabi con non sempr sostenibile
  • INDICE




PREMESSA_______________________________________________________PAG.1

OSSERVAZIONI
TECNICHE___________________________________________PAG
2

IMPATTO
DELL’ESECUZIONE
DELLE
OPERE_____________________________PAG
11

RISCHI

IDROGEOLOGICO__________________________________________PAG
21

VALUTAZIONE
DEGLI
IMPATTI
SU
FLORA
E
FAUNA
ED
ECOSISTEMI_________PAG
27

IMPATTO
DEL
PROGETTO
SULLE
ARCHITETTURE
RURALI

E
IL
PAESAGGIO
AGRARIO__________________________________________PAG.37

IMPATTO
SULLA
STRATIFICAZIONE
STORICA___________________________PAG.39











 0


  • PREMESSA


Il
progetto
di
due
centrali
eoliche
presentato
dalla
Società
Altratensione
nel
territorio
di
Acquaviva
delle
 Fonti
 solleva
 forti
 perplessità,
 per
 la
 grandiosità
 dell’opera
 e
 per
 tutte
 le
 ripercussioni
 che
questa
comporterebbe
sul
nostro
territorio
e
sulla
qualità
della
nostra
vita.
“Nostro”
 è
 la
 parola
 chiave
 del
 comitato
 MURGIAVIVA,
 un
 libero
 movimento
 cittadino
 che
possiamo
 definire
 di
 “appartenenza”
 al
 territorio,
 ricco,
 complesso
 e
 soprattutto
 unico,
 che
abbiamo
 ereditato
 e
 dobbiamo
 preservare
 per
 le
 future
 generazioni.
 La
 sostenibilità,
 oltre
 ad
essere
 un
 obbligo
 morale
 è
 una
 strategia
 indispensabile
 per
 preservare
 la
 natura,
 la
 storia,
 il
paesaggio
e
l’economia
agricola
del
territorio
murgiano
e,
non
ultimo,
la
salute
dei
suoi
abitanti.
La
 produzione
 di
 energia
 rinnovabile
 deve
 essere
 sostenibile,
 altrimenti
 tradisce
 la
 propria
peculiarità.
 Le
 fonti
 rinnovabili
 rappresentano
 il
 futuro,
 che
 crediamo
 possibile,
 ma
 soprattutto
sostenibile,
 nelle
 tecnologie
 che
 favoriscono
 impianti
 più
 piccoli
 e
 più
 diffusi
 e,
 di
 conseguenza,
meno
impattanti
sul
paesaggio
e
sulla
qualità
del
nostro
territorio.
Il
 Comitato
 Murgiaviva
 con
 questo
 documento
 esprime
 la
 propria
 contrarietà,
 manifestando
 le
ragioni
 del
 dissenso,
 con
 l’analisi
 delle
 complesse
 implicazioni
 e
 dell’effettiva
 insostenibilità
 di
questo
progetto.
Un
progetto
lacunoso,
superficiale
e
spesso
non
chiaro
su
aspetti
tecnici
fondamentali,
come
ad
esempio
la
ventosità.
Questo
progetto
non
tiene
conto
delle
nuove
linee
guida
della
Regione,
il
Regolamento
Regionale
n.
24
del
30
dicembre
2010,
perché
la
società
dichiara
di
riferirsi
al
Regolamento
Regionale
n.
16
del
04
ottobre
2006.
Per
 questa
 ragione
 e
 per
 tutte
 le
 osservazioni
 contenute
 in
 questo
 documento,
 il
 comitato
Murgiaviva
 chiede
 alla
 Provincia
 di
 Bari
 che
 questo
 progetto
 sia
 sottoposto
 alla
 VALUTAZIONE
D’IMPATTO
AMBIENTALE.













































































































































































































































































Il
comitato
MURGIAVIVA












 1


  • OSSERVAZIONI
TECNICHE
AL
PROGETTO



CAVIDOTTI‐ELETTRODOTTI‐SOTTOSTAZIONE


Da
un’attenta
analisi
delle
relazioni
descrittive
relative
ad
entrambi
i
progetti
eolici
(“ACQUAVIVA
–
LOC.
PARCO
DELLA
CHIESA”
e
“ACQUAVIVA
–
LOC.
DIFESA
DELLA
TERRA”)
è
apparso
chiaro
come
non
vi
fosse
indicato
in
nessuna
parte
la
lunghezza
totale
dei
cavidotti
elettrici
che
serviranno
per
connettere
tutti
i
28
aerogeneratori
alla
dell’impianto
di
consegna
indicato
da
Terna
Spa
sito
nel
comune
 di
 Acquaviva
delle
Fonti
 denominato
 Cabina
 Primaria
“Acquaviva”.
 Infatti
nelle
relazioni
descrittive
 di
 entrambi
 i
 progetti
 si
 legge
 che
 “L’energia
 elettrica
 prodotta
 è
 poi
 raccolta
 e
convogliata
 tramite
 un
 cavidotto
 interrato
 alla
 cabina
 di
 smistamento
 ubicato
 nel
 comune
 di
Acquaviva
delle
Fonti”.
Capire
la
lunghezza
del
suddetto
cavidotto
è
fondamentale
per
riuscire
a
quantificare
 il
 relativo
 impatto
 sugli
 ambienti
 rurali
 che
 saranno
 irrimediabilmente
 colpiti,
 con
particolare
 riferimento
 a
 quella
 ultra
 secolare
 rete
 di
 viabilità
 secondaria
 che
 nel
 territorio
acquavivese
ha
una
particolare
valenza
anche
dal
punto
di
vista
storico.
Il
comune
di
Acquaviva,
infatti,
 è
 attraversato
 da
 alcuni
 antichi
 tratturi
 uno
 dei
 quali
 ricadente
 proprio
 in
 località
 Difesa
della
Terra.
La
mancata
adozione
da
parte
dell’amministrazione
comunale
di
un
Piano
Comunale
dei
Tratturi
(peraltro
già
elaborato
per
conto
dell’autorità
comunale
diverso
tempo
fa),
così
come
previsto
dalle
normative
vigenti,
lascia
di
fatto
sguarnite
queste
fondamentali
testimonianze
viarie
della
storia
e
dell’identità
locale
dai
massicci
interventi
che
potrebbero
realizzarsi
in
quell’area.
I
cavidotti
che
saranno
realizzati
avranno
due
differenti
tensioni:
media
(MT)
ed
alta
(AT).
Questi
sono
descritti
nelle
relazioni
denominate
“D.1.5
CALCOLI
PRELIMINARI
DEGLI
IMPIANTI
ELETTRICI”
“D.1.8
 DISCIPLINARI
 OPERE
 ELETTROMECCANICHE”
 di
 entrambi
 i
 progetti.
 Mentre
 relativamente
agli
impianti
in
AT
si
dichiara
che
“Alla
luce
di
ciò
si
è
progettato
un
elettrodotto
interrato,
di
c.a.
350
m
di
lunghezza,
in
cavo
AT
ad
elica
visibile
di
sezione
pari
a
1600
mm2,
tra
i
terminali
della
Sottostazione
 di
 Trasformazione
 e
 lo
 stallo
 dedicato
 della
 Stazione
 Elettrica
 380/150
 kV
 di
Acquaviva
 delle
 fonti,
 adagiato
 all’interno
 di
 uno
 scavo”.
 Non
 riteniamo
 possibile
 che
 ci
 si
 possa
sbilanciare
 a
 definire
 la
 lunghezza
 della
 connessione
 in
 AT
 visto
 che
 nelle
 relazioni
 si
 dichiara
genericamente
 che
 “Altratensione
 srl
 ha
 intenzione
 di
 realizzare
 nell’immediate
 vicinanze
dell’impianto
di
consegna
di
Terna
Spa
[…]
una
Sottostazione
di
Trasformazione
150/30
kV
atta
a
ricevere
l’energia
prodotta”.
Cosa
si
intende
per
“immediate
vicinanze”?
Quale
garanzia
esiste
che
il
cavidotto
in
AT
sia
lungo
“solo”
350
m?
Relativamente
ai
cavidotti
di
interconnessione
e
all’elettrodotto
in
MT,
invece,
non
si
fa
accenno
ad
 alcuna
 quantificazione
 della
 lunghezza
 eppure
 è
 l’opera
 di
 connessione
 maggiormente
impattante
 sul
 territorio,
 che
 porterà
 allo
 sventramento
 di
 decine
 di
 strade.
 Partendo
 dagli
elaborati
 grafici
 “P.1.1
 VIABILITÀ
 DI
 PROGETTO”
 e
 “I.3
 INQUADRAMENTO
 SU
AEROFOTOGRAMMETRICO”
abbiamo
misurato
la
lunghezza
dei
suddetti
cavidotti
in
MT
e
i
risultati
appaiono
 preoccupanti:
 17
 Km
 ca.
 per
 connettere
 le
 14
 torri
 eoliche
 del
 progetto
 “Difesa
 della
terra”
e
15
Km
ca.
per
le
14
torri
di
“Parco
della
Chiesa”.
Parliamo
quindi
di
un
totale
di
oltre
32
km
 di
 cavidotto
 per
 collegare
 i
 due
 impianti
 alla
 sottostazione
 di
 trasformazione
 MT/AT.
 Tra
l’altro
facciamo
notare
come
dagli
elaborati
grafici
di
entrambi
i
progetti
si
evinca
chiaramente
che
la
 sottostazione
 di
 trasformazione
 prevista
 per
 i
 due
 “parchi
 eolici”
 sarà
 una
 e
 una
 sola
facendoci
 di
 fatto
 propendere
 per
 considerare
 queste
 due
 distinte
 ma
 speculari
 elaborazioni
progettuali
come
ad
un
unico
megaimpianto
della
potenza
nominale
di
95,
2
MW.
 2


  • 

Immagine
 ottenuta
 dalla
 sovrapposizione
 degli
 elaborati
 “I.3
 Inquadramento
 su
 aerofotogrammetrico”
relativi
ai
due
progetti.
 3


  • AEROGENERATORI


Relativamente
alle
caratteristiche
tecniche
degli
aerogeneratori
bisogna
immediatamente
chiarire
che
 tutte
 le
 relazioni
 descrittive
 appaiono
 poco
 chiare
 in
 quanto
 vengono
 forniti
 dati
 spesso
variabili
all’interno
di
intervalli
molto
larghi
e
alle
volte
sono
indicati
valori
addirittura
discordanti
e
contraddittori.
Ciò
premesso
nella
relazione
descrittiva,
a
pag.2,
leggiamo
che:

“Le
 caratteristiche
 principali
 degli
 aerogeneratori
 che
 saranno
 impiegati
 per
 la
 costruzione
 del
parco
eolico
sono
di
seguito
indicate:

‐
Potenza
nominale
fino
a
3.400
kW;

‐
Numero
di
pale
3;

‐
Materiale
delle
pale:
fibra
di
resina

‐
Velocità
di
rotazione
delle
pale
compresa
tra
7,1
e
13,8
rpm;

‐
Area
descritta
8.495
m2;

‐
Diametro
del
rotore
112
m;

‐
Tipo
di
torre
tubolare;
‐
Altezza
mozzo
78‐138
m;

‐
Tensione
di
generazione
950
V;
‐
Frequenza
50
Hz”.

Ci
soffermiamo
in
particolare
sul
valore
dell’altezza
del
mozzo
e,
come
si
legge
sempre
nella
stessa
pagina
 alla
 voce
 “Torre”,
 apprendiamo
 che
 “La
 torre
 è
 costituita
 da
 un
 cilindro
 in
 acciaio
 con
altezza
 variabile
 da
 78
 a
 138
 m,
 formato
 da
 più
 conci
 da
 montare
 in
 sito,
 fino
 a
 raggiungere
l’altezza
 voluta”.
 Appare
 quindi
 chiaro
 come
 non
 sia
 ancora
 definita
 l’altezza
 della
 torre
 che
sosterrà
le
pale
e
come
essa
potrà
variare
in
base
alle
esigenze.
Questo
significa
che
tutti
i
valori
su
cui
 sono
 stati
 effettuati
 gli
 studi
 sui
 possibili
 impatti
 presentati
 nei
 due
 progetti
 in
 oggetto
potrebbero
 essere
 inficiati
 confutati
 da
 delle
 modifiche
 anche
 sostanziali
 dell’altezza
 finale
dell’aerogeneratore.
Segue
una
breve
ma
esaustiva
carrellata
delle
differenti
misure
fornite
dai
progettisti
della
società
Altra
Tensione
srl
in
tutti
gli
elaborati
descrittivi
ed
in
base
ai
quali
sono
stati
effettuati
degli
studi
e
dei
calcoli.

Nella
 relazione
 “D.1.3
 VALUTAZIONE
 DELLA
 PRODUCIBILITÀ
 ELETTRICA”
 a
 pag.
 3,
 paragrafo
 “2.2
CARATTERISTICHE
 DELL’AEROGENERATORE”
 l’altezza
 del
 mozzo
 indicata
 è
 di
 105
 m
 mentre
 il
diametro
del
rotore
è
di
112
m.
Queste
misure
sono
per
così
dire
le
più
“gettonate”
anche
se
poi
nella
relazione
“D.1.6
CALCOLO
DELLA
GITTATA
MASSIMA
DEGLI
ELEMENTI
ROTANTI
IN
CASO
DI
ROTTURA
 ACCIDENTALE”
 a
 pag.
 5
 per
 l’ipotesi
 di
 calcolo
 della
 gittata
 leggiamo
 che
 la
 lunghezza
della
pala
considerata
è
di
52
m.

Nella
 relazione
 “D.1.8
 DISCIPLINARE
 OPERE
 ELETTROMECCANICHE”,
 al
 paragrafo
 “2.
AEROGENERATORE”,
 a
 pag.
 4
 si
 scrive
 che
 “il
 modello
 preso
 in
 considerazione
 è
 solo
 tipologico.
L’apparecchio
 effettivamente
 installato
 sarà
 identificato
 in
 fase
 esecutiva,
 ferma
 restando
 la
similarità
con
il
modello
citato”.
Di
conseguenza
i
timori
relativi
al
possibile
incremento
della
già
significative
 altezze
 ci
 appaiono
 fondati,
 con
 un
 conseguente
 aumento
 significativo
 sia
 dei
 rischi
che
degli
impatti
paesaggistici.

 4


  • I
valori
citati
nello
Studio
di
Impatto
Ambientale
allegato
al
progetto
(“D.2.1
SIA”)
sono
ancora
una
volta
differenti,
anzi
nello
stesso
studio
sono
citati
molteplici
altezze
della
torre.
Tra
i
valori
citati
sono
presenti
anche
quelli
della
relazione
descrittiva
(a
pag.
38
l’altezza
al
mozzo
è
indicata
come
variabile
 tra
 78
 e
 138
 m).
 Nel
 paragrafo
 relativo
 all’impatto
 visivo
 denominato
 “4.5.2.3
DEFINIZIONE
DELLA
VISIBILITÀ
DELL’IMPIANTO”,
a
pag.
90,
leggiamo
che
“per
semplicità,
l’altezza
percepita
H
è
stata
calcolata
considerando
il
suolo
liscio,
senza
tenere
quindi
conto
della
effettiva
orografia
ma
solo
della
distanza
fra
il
punto
bersaglio
e
la
turbina
più
vicina,
e
con
riferimento
ad
una
altezza
complessiva
massima
(mozzo+pala)
delle
turbine
di
138
metri”.
Ci
sembra
molto
grave
che
in
questo
caso
in
cui
si
valuta
un
impatto
così
forte
come
quello
visivo
e
paesaggistico
si
sia
considerata
un’altezza
ben
più
bassa
di
quella
di
riferimento
e
che
troviamo
citata
chiaramente
nell’elaborato
 grafico
 denominato
 “P.4.1
 PARTICOLARI
 TIPOLOGICI
 DEGLI
 AEROGENERATORI”.
Questa
 tavola
 mostra
 chiaramente
 i
 particolari
 tipologici
 degli
 aerogeneratori
 e
 relative
misurazioni.
 I
 valori
 espressi
 coincidono
 con
 quelli
 elencati
 nella
 relazione
 descrittiva
 ed
 in
particolare
l’altezza
della
torre
al
centro
del
mozzo
risulta
essere
di
105
m
e
il
raggio
del
sistema
mozzo‐elica
 (calcolato
 sempre
 dal
 centro
 del
 mozzo)
 ha
 una
 lunghezza
 totale
 di
 56
 m.
 Quindi,
calcolatrice
alla
mano,
l’altezza
totale
dell’aerogeneratore
espressa
in
questo
elaborato
grafico,
che
 potremmo
 definire
 chiarificatore
 e
 verosimilmente
 corrispondente
 alle
 macchine
 che
 si
vorrebbero
realmente
installare,
risulta
essere
di
161
m.
Il
 problema
 è
 che
 considerando
 il
 diametro
 del
 sistema
 mozzo‐pale
 come
 fisso
 ed
 equivalente
 a
112,
l’altezza
della
torre
al
mozzo
può
essere
variabile
(come
indicato
anche
nella
scheda
tecnica
dell’aerogeneratore)
 fino
 a
 raggiungere
 un’altezza
 massima
 di
 138
 m.
 Sommando
 l’altezza
massima
della
torre
ai
56
m
di
raggio
delle
pale
otteniamo
un
aerogeneratore
con
altezza
totale
di
194
m.
Parliamo
quindi
di
aerogeneratori
tra
i
più
alti
al
mondo
mai
installati,
con
un
fortissimo
impatto
 e
 con
 altrettanto
 forti
 rischi
 di
 stabilità,
 rischi
 ed
 impatti
 calcolati
 però
 su
 altezze
 ben
diverse!























 5


  • VENTOSITÀ‐PRODUCIBILITÀ

Il
 territorio
 comunale
 di
 Acquaviva
 delle
 Fonti
 non
 si
 distingue
 da
 una
 particolare
 ventosità
 che
giustificherebbe
 l’installazione
 di
 generatori
 eolici
 per
 la
 produzione
 di
 energia
 elettrica.
 Le
 aree
considerate,
così
come
tutta
la
provincia
di
Bari,
non
possiedono
infatti
di
quelle
caratteristiche
di
continuità,
intensità
e
persistenza
di
correnti
eoliche
da
rendere
economicamente
vantaggioso
lo
sfruttamento
eolico
su
scala
industriale.
Come
è
risaputo
infatti
con
l’aumentare
delle
dimensioni
degli
 aerogeneratori
 aumenta
 progressivamente
 la
 velocità
 di
 cut‐in
 ovvero
 quella
 soglia
 di
velocità
che
il
vento
deve
raggiungere
per
poter
superare
l’inerzia
della
macchina
ed
azionare
le
pale
eoliche
e
quindi
la
produzione
di
energia
elettrica.

 
 





 6


  • Nella
fattispecie
dei
due
impianti
eolici
in
oggetto
gli
aerogeneratori
che
si
vorrebbero
installare
sono
i
REpower
3.4M104.
Questo
lo
apprendiamo
dall’unica
relazione
tecnica
che
cita
esplicitamente
la
marca
ed
il
modello
previsti
 ovvero
 la
 “RELAZIONE
 GEOLOGICA
 IDROGEOLOGICA
 E
 GEOTECNICA
 (D.1.2)”,
 pagina
 2.
Nella
relazione
denominata
“D.1.3
VALUTAZIONE
DELLA
PRODUCIBILITÀ
ELETTRICA”,
infatti,
non
si
cita
 mai
 né
 la
 marca
 né
 tantomeno
 il
 modello
 che
 si
 vorrebbero
 adoperare,
 rimanendo
appositamente
sul
vago
salvo
poi
effettuare
dei
calcoli
quantomeno
imprecisi.

Relativamente
 alla
 ventosità
 necessaria
 all’aerogeneratore
 per
 produrre
 energia
 si
 scrive
solamente
 che
 “quando
 la
 velocità
 del
 vento
 supera
 il
 valore
 corrispondente
 alla
 velocità
 di
avviamento
 la
 potenza
 cresce
 al
 crescere
 della
 velocità
 del
 vento.
 La
 potenza
 cresce
 fino
 alla
velocità
 nominale
 e
 poi
 si
 mantiene
 costante
 fino
 alla
 velocità
 di
 Cut‐out
 (fuori
 servizio)”.
 Non
 si
citano
i
valori
di
riferimento
fondamentali
relativi
alla
velocità
di
avviamento
(cut‐in),
alla
velocità
nominale
e
al
cut‐out.
Fortunatamente
riusciamo
a
trarre
le
informazioni
che
cerchiamo
dalla
scheda
tecnica
del
modello
dell’aerogeneratore
‐disponibile
sul
sito
ufficiale
del
produttore
REpower
http://www.repower.de
‐
indicato
dalla
società
Altra
Tensione
srl
nella
già
menzionata
relazione
geologica
(D.1.2).

La
velocità
minima
del
vento
necessaria
all’avviamento
della
produzione
energetica
deve
superare
i
3,5
m/s.
La
velocità
nominale
invece
corrisponde
ai
13,5
m/s:
solo
a
partire
da
questa
velocità
del
vento
 la
 potenza
 prodotta
 dalla
 torre
 eolica
 sarà
 per
 così
 dire
 a
 pieno
 regime
 e
 cioè
corrispondente
 ai
 3,4
MW
 dichiarati
 dal
 produttore.
 Tradotto
 in
 chilometri
 orari
 questo
 significa
che
 l’intensità
 del
 vento
 deve
 raggiungere
 e
 superare
 i
 48
 Km/h
 per
 avere
 la
 piena
 produzione.
Mentre
 il
 cut‐off,
 cioè
 la
 velocità
 del
 vento
 oltre
 la
 quale
 la
 macchina
 entra
 in
 fuori
 servizio
 e
smette
 di
 produrre,
 corrisponde
 a
 25
 m/s,
 cioè
 90
 Km/h.
 Questo
 in
 un
 territorio
 come
 quello
acquavivese
 dove
 secondo
 l’Atlante
 Eolico
 Italiano
 alla
 considerevole
 altitudine
 di
 100
 m
 dal
terreno
la
velocità
media
del
vento
durante
l’anno
raggiunge
a
mala
pena
i
6
m/s
(corrispondente
a
 21,6
 Km/h)
 e
 non
 i
 7
 m/s
 di
 cui
 parla
 la
 relazione.
 Questo
 vuol
 dire
 che
 la
 macchina
funzionerebbe
a
bassissimo
regime
producendo
pochissima
energia
elettrica.
Del
resto
la
curva
di
potenza
parla
chiaro
anche
se
riteniamo
opportuno
premettere
che
anche
in
questo
caso
dobbiamo
evidenziare
la
scarsa
precisione
della
relazione
in
esame
che
mostra
una
curva
 di
 potenza
 errata
 e
 comunque
 assai
 differente
 da
 quella
 fornita
 ufficialmente
 dalla
REpower.
Nella
curva
di
potenza
che
troviamo
nella
relazione
(vedi
immagini
successive),
infatti,
l’origine
 dell’asse
 delle
 ascisse,
 su
 cui
 è
 indicato
 il
 valore
 della
 velocità
 del
 vento
 all’altezza
 del
mozzo,
parte
da
0
mentre
il
valore
stante
all’origine
(ascisse)
della
curva
della
REpower
è
3
m/s.
Questo
 errore
 falsa
 tutto
 il
 calcolo
 della
 producibilità.
 Infatti,
 se
 a
 6
 m/s
 lo
 schema
 proposto
 da
Altra
 Tensione
 segnava
 una
 potenza
 elettrica
 superiore
 ai
 1000
 kW,
 la
 curva
 di
 potenza
 della
scheda
tecnica
del
modello
in
questione
fa
corrispondere
una
potenza
elettrica
di
poco
più
di
500
kW,
 il
 che
 significa
 un
 aerogeneratore
 che
 lavora
 a
 meno
 di
 un
 quarto
 della
 propria
 potenza
nominale
e
comunque
ad
una
potenza
corrispondente
alla
metà
rispetto
a
quanto
prospettato
nelle
relazioni!



 7


  • 
 
 Curva
di
potenza
fornita
da
REpower




 
 Curva
tratta
dalla
relazione
“D.1.3
VALUTAZIONE
DELLA
PRODUCIBILITÀ
ELETTRICA”




 8


  • Anche
 sulla
 producibilità
 specifica,
 a
 100
 m
 d’altezza,
 abbiamo
 un
 valore
 più
 basso
 rispetto
 a
quello
evidenziato
nelle
relazioni:
la
mappa
dell’atlante
eolico
segna
per
le
4
macro
aree
dove
si
vorrebbero
 ubicare
 le
 pale
 ad
 Acquaviva
 un
 valore
 di
 2000
 MWH/MW
 contrariamente
 agli
 oltre
2500
MWH/MW
indicati
nella
valutazione
della
producibilità
elettrica.
Inoltre
 segnaliamo
 che
 mancano
 completamente
 i
 dati
 relativi
 alle
 misurazioni,
 così
 come
previste
dalla
normativa
vigente,
effettuate
da
appositi
anemometri
che
devono
essere
installati
nelle
aree
in
cui
si
vogliono
andare
a
realizzare
gli
impianti.

 
 







 9


  • CONCLUSIONI
TECNICHE


Ci
appare
del
tutto
inappropriato
che
due
“parchi
eolici”
così
grandi,
impattanti
e
potenti
vengano
installati
nel
territorio
comunale
di
Acquaviva
delle
Fonti.
Dovremmo
cedere
una
parte
consistente
del
nostro
prezioso
ambiente
per
degli
aerogeneratori
che
produrrebbero
energia
per
pochissimi
giorni
 all’anno
 e
 che
 in
 realtà
 vedremmo
 spesso
 come
 dei
 giganteschi
 spettri
 immobili,
 anche
 e
soprattutto
 alla
 luce
 del
 fatto
 che
 le
 elevate
 temperature
 estive,
 spesso
 al
 di
 sopra
 dei
 40°
 C,
determinerebbero
l’arresto
automatico
delle
turbine.
Alla
già
ampiamente
dimostrata
assenza
di
vento
dovremmo
quindi
sommare
anche
il
caldo
estivo
tra
le
cause
di
arresto
della
produzione.
Quando
produrrebbero
quindi
questi
impianti?
Quanto?
La
risposta
è:
troppo
poco.
Un
impianto
di
produzione
elettrica
che
non
produce
elettricità
è
un
costosissimo
paradosso
che
non
possiamo
permetterci.

Del
resto
sappiamo
bene
che
non
stiamo
assistendo
al
tentativo
di
avviare
una
grande
centrale
(anzi
 due!)
 di
 produzione
 elettrica:
 quella
 in
 atto
 è
 una
 vera
 e
 propria
 operazione
 di
speculazione
finanziaria!
Un’operazione
 resa
 possibile
 da
 un
 mercato,
 quello
 delle
 rinnovabili,
 ormai
 completamente
drogato
 da
 tutta
 una
 serie
 di
 norme
 incentivanti
 che
 alimentano
 gli
 speculatori
 del
 mercato
finanziario
 globale,
 disposti
 a
 sborsare
 milioni
 di
 euro
 per
 costruire
 torri
 sempre
 più
 alte
 alla
ricerca
 di
 quel
 poco
 vento
 laddove
 vento
 non
 c’è,
 per
 produrre
 energia
 (poca),
 pagata
 a
 prezzi
doppi
rispetto
a
quelli
di
mercato.
Prezzi
previsti
da
un
sistema
statale
di
incentivi
a
pioggia,
che
non
 discriminano
 a
 sufficienza
 tra
 l’autoproduzione
 e
 la
 speculazione,
 quest’ultima
 premiata,
come
 se
 non
 bastasse,
 anche
 dall’enorme
 compravendita
 dei
 certificati
 verdi
 erogati
 a
 favore
 di
chi
 produce
 energia
 da
 fonti
 rinnovabili
 e
 da
 questi
 ultimi
 rivenduti
 a
 caro
 prezzo
 a
 chi
 brucia
combustibili
fossili
per
continuare
a
produrre
(loro
sì)
tanta,
troppa
energia.






















 10


  • IMPATTO
DELL’ESECUZIONE
DELLE
OPERE

Riconfigurazione
 Viabilità,
 Realizzazione
 di
 Cantieri,
 Cavidotti,
 Piazzole
 e
 Fondazioni,
 Trasporto
degli
elementi
prefabbricati
su
Tir
per
Trasporto
Eccezionale

 
 Rappresentazione
reale
dell’intero
impianto
eolico
proposto
da
AltraTensione
(Nord
e
Sud)

 Come
già
sottolineato,
i
“due”
progetti
proposti
da
AltraTensione
S.r.l.
denominati
“Progetto
per
 la
 Realizzazione
 di
 un
 Impianto
 per
 la
 produzione
 di
 energia
 mediante
 lo
 sfruttamento
 del
vento
 nel
 Territorio
 Comunale
 di
 Acquaviva
 delle
 Fonti”
 e
 distinti
 come
 “in
 località
 Parco
 della
Chiesa
(Nord)”
e

“in
località
Difesa
della
Terra
(Sud)”
altro
non
sono
che
un
unico
progetto
diviso
 11


  • in
due
per
opportunismo
autorizzativo.
Ciò
risulta
evidente
pensando
che
i
“due”
impianti
per
la
produzione
 di
 energia
 eolica
 prevedono,
 guardacaso,
 dei
 Cavidotti
 che
 convergono
 in
 un’unica
Sottostazione
 Elettrica
 AT/MT.
 Pensando
 poi
 che
 un
 impianto
 di
 più
 di
 50
 MW
 è
 sottoposto
necessariamente
 a
 V.I.A,
 mentre
 “due”
 da
 47,6
 MW
 ciascuno
 non
 lo
 sono,
 si
 capisce
 come
l’inganno
dei
progettisti
per
aggirare
la
norma
sia
completo.
 
Non
è
ben
chiaro
poi
qual’è
il
livello
di
dettaglio
della
formulazione
(in
realtà
non
è
definito)
visto
che
non
è
mai
espresso
in
alcun
elaborato
grafico
o
descrittivo,
e
ciò
non
rende
possibile
capire
se
si
tratta
di
Definitivo
e
del
perché
molti
elaborati
risultano
carenti.
 
 Così
 come
 formulato
 e
 contestualizzato
 nel
 nostro
 territorio
 il
 progetto
 di
 AltraTensione
necessita
per
una
sua
realizzazione
della
Riconfigurazione
sostanziale
del
Sistema
Viario,
fatto
da
strade
 interpoderali
 spesso
 molto
 strette,
 oltre
 che
 uno
 Stravolgimento
 del
 Paesaggio
 Agrario
Tradizionale
per
come
lo
si
vede
oggi.
 
 
 Tir
per
trasporto
eccezionale
di
conci
di
torre
eolica
 
 Le
opere
propedeutiche
alla
realizzazione
dell’impianto
consistenti
prima
nella
costituzione
di
un’adeguata
 viabilità
 di
 cantiere
 adatta
 alla
 percorrenza
 di
 Tir
 per
 trasporto
 eccezionale
 della
lunghezza
di
oltre
56
metri
(più
la
motrice)
e
poi
nella
costituzione
dei
28
cantieri
ai
piedi
degli
aerogeneratori,
necessiterà
di
complessi
ed
invasivi
interventi
su
quella
che
diventerà
la
viabilità
di
cantiere.
Ciò
si
concreta
nel:
 
a. Allargamento
 della
 Sezione
 Stradale
 (a
 mezzo
 di
 esproprio)
 fino
 a
 minimo
 4
 m
 con
 la
 conseguente
 Demolizione
 di
 numerosi
 muretti
 in
 pietra
 a
 secco1.
 Se
 si
 confronta
 questa
 previsione
con
l’analogo
progetto
presentato
a
novembre
2010
a
Cassano
delle
Murge
(Ba)
da
 Enel
Green
Power
per
pale
di
46
m
(ben
10
metri
più
corte!)
e
di
dice
che
lì
era
prevista
una
 larghezza
di
5
metri,
si
può
intuire
che
forse
anche
questo
dato
può
essere
sottodimensionato.
 
























































1
Da
D.1.1a
‐
RELAZIONE
DESCRITTIVA
DI
PROGETTO
‐
2.1.2.
Realizzaz.
di
strade
di
accesso
e
viabilità
di
servizio
“Nella
fase
di
realizzazione
dell’impianto
sono
previsti
adeguamenti
della
viabilità
esistente
per
il
transito
dei
mezzi
pesanti
 e
 dei
 trasporti
 eccezionali,
 e
 solo
 in
 minima
 parte
 è
 prevista
 la
 realizzazione
 di
 nuove
 strade.
 La
 viabilità
esistente,
oggetto
di
interventi
di
manutenzione
che
consentiranno
di
ricondurre
la
stessa
ad
una
larghezza
minima
di
4
 m,
 sarà
 integrata
 da
 nuovi
 brevi
 tratti
 di
 viabilità
 di
 servizio
 per
 assicurare
 l’accesso
 alle
 piazzole
 degli
aerogeneratori.”
 12


  • Tra
 l’altro
 la
 ditta
 produttrice
 degli
 aerogeneratori
 è
 le
 medesima
 per
 entrambi
 i
 progetti
 e
 quindi
appare
strano
che
pale
più
grandi
necessitino
di
strade
più
strette.

b. Taglio
 di
 tutto
 quello
 che
 ingombra
 per
 un’altezza
 di
 almeno
 4
 m,
 ivi
 compresi
 alberature
 e
 linee
elettriche
(nelle
relazioni
è
stato
omesso);

 
 Ingombro
di
chiome
arborate
lungo
la
viabilità
di
cantiere

c. 
Riprofilatura
 di
 diverse
 Curve
 per
 le
 manovre
 dei
 Tir
 con
 il
 conseguente
 Espianto
 di
 numerosissimi
 Ulivi
 2
 oltre
 che
 di
 muri
 a
 secco.
 Si
 dice
 infatti
 nel
 Disciplinare
 Tecnico
 di
 progetto:
 “Ove
 occorra
 gli
 scavi
 saranno
 preceduti
 dallabbattimento
 e
 sgombero
 di
 alberi,
 dallestirpazione
 di
 radici
 e
 ceppaie”.
 Anche
 questo
 “dettaglio”
 non
 è
 minimamente
 stato
 messo
in
risalto
dai
progettisti
che
in
tutti
gli
elaborati
disegnano
strade
di
accesso
con
curve
 spesso
 a
 gomito
 “dimenticando”
 che
 lì
 dovranno
 girare
 Tir
 lunghi
 quasi
 60
 metri;
 se
 si
 pensa
 che
 nell’analogo
 progetto
 presentato
 a
 novembre
 2010
 a
 Cassano
 delle
 Murge
 (Ba)
 da
 Enel
 Green
 Power
 per
 pale
 di
 46m
 si
 prevedevano
 raccordi
 con
 raggio
 di
 curvatura
 50
 m,
 si
 comprende
 come
 in
 questo
 caso
 tale
 raggio
 dovrà
 essere
 almeno
 di
 60
 metri
 interessando
 numerose
 altre
 proprietà,
 muri
 a
 secco,
 sbancamenti.
 Tutto
 ciò
 è
 stato
 completamente
 sottaciuto.

























































 
2
 ART
4.
Scavi
in
genere
”Gli
scavi
saranno
eseguiti
secondo
le
sagome
geometriche
previste
in
progetto
e,
qualora
le
sezioni
 assegnate
 vengano
 maggiorate
 per
 qualsiasi
 motivo,
 lAppaltatore
 non
 avrà
 diritto
 ad
 alcun
 compenso
 per
 i
maggiori
volumi
di
scavo,
ma
anzi
sarà
tenuto
ad
eseguire
a
proprie
cure
e
spese
tutte
quelle
maggiori
opere
che
si
rendessero
 per
 conseguenza
 necessarie.
 Ove
 occorra
 gli
 scavi
 saranno
 preceduti
 dallabbattimento
 e
 sgombero
 di
alberi,
dallestirpazione
di
radici
e
ceppaie.”
 13


  • 
 Evidenziazione
sulla
viabilità
di
progetto
di
curve
a
gomito
impossibili
da
percorrere
dai
Tir
(da
elab.
Progett.)
 
 
 Progetto
Enel
Green
Power
di
Cassano.
Esempio
di
viabilità
di
cantiere
con
riprofilatura
delle
curve


Ripianature
delle
pendenze
viarie
per
ricondurle
ai
2‐3°
massimo.
Anche
questo
dettaglio
non
è
stato
 evidenziato
 perché
 si
 omette
 di
 dire
 che
 Tir
 tanto
 lunghi
 non
 possono
 passare
 attraverso
strade
a
dossi
o
cunette
ed
è
dunque
necessario,
anche
in
questo
caso,
sbancare
e/o
sopraelevare
la
 viabilità
 di
 cantiere.
 In
 realtà
 nel
 Disciplinare
 tecnico
 di
 progetto,
 destinato
 all’affidamento
dell’esecuzione
 delle
 opere,
 compaiono
 indicazioni
 più
 precise
 di
 cosa
 si
 intende
 fare
 a
 livello
 di
movimenti
 terra,
 tanto
 che
 a
 pag.19
 si
 dice:
 “Per
 scavi
 di
 sbancamento
 si
 intendono
 quelli
 14


  • occorrenti
 per
 lapertura
 della
 sede
 stradale,
 piazzali
 ed
 opere
 accessorie,
 quali
 ad
 esempio:
 gli
scavi
per
tratti
stradali
in
trincea,
per
lavori
di
spianamento
del
terreno,
per
taglio
delle
scarpate
delle
 trincee
 o
 dei
 rilevati,
 per
 formazione
 ed
 approfondimento
 di
 piani
 di
 posa
 dei
 rilevati,
 di
cunette,
cunettoni,
fossi
e
canali,
nonché
quelli
per
impianto
di
opere
darte
e
in
genere
ogni
scavo
su
vasta
superficie,
per
cui
sia
possibile
‐
con
la
formazione
di
rampe
provvisorie
o
con
limpiego
di
altri
 mezzi
 idonei
 ‐
 allontanare
 le
 materie
 di
 scavo
 evitandone
 il
 sollevamento
 a
 spalla
 o
 con
 il
verricello.”

 
 Esempio
di
livellamento
della
viabilità
di
cantiere
con
movimenti
di
terra
e
sbancamenti

d. 
Taglio
di
tutta
la
vegetazione
spontanea
(rovi
e
arbusti)
e
la
perdita
degli
habitat
idonei
alla
 presenza
di
numerose
specie
di
orchidee
a
margine
di
tutte
le
strade
interessate
dal
passaggio
 dei
Tir
per
raggiungere
la
sezione
effettiva
di
4
m

 
 Tipica
strada
vicinale
interessata
dagli
“adeguamenti”
(allargamento,
riprofilatura
delle
curve…)

 15


  • e. Scavo
 per
 l’interro
 dei
 Cavidotti
 sotto
 la
 sede
 stradale
 ad
 una
 profondità
 di
 1,2
 o
 1,5
 m
 di
 profondità
per
oltre
32
km



 
 Sezione
tipo
di
strada
con
sottoposto
cavidotto
(da
elaborato
progettuale)
 
 

f. 
Realizzazione
 di
 Piazzole
 per
 la
 realizzazione
 degli
 aerogeneratori
 3,
 dette
 “provvisorie”
 e
 necessarie
 per
 il
 posizionamento
 delle
 Gru
 e
 l’accesso
 dei
 Tir
 per
 trasporto
 eccezionale
 dimensionate
in
circa
40x40
m.
Circa
1600
m2
(nella
relazione
40x40
m
inspiegabilmente
crea
 una
 superficie
 1000
 m2!)
 in
 cui
 spariranno
 muretti
 a
 secco,
 alberi
 di
 ulivo,
 arbusti
 spontanei,
 cespugli,
piccoli
fabbricati
rurali
e
quant’altro
possa
ostacolare
la
libera
circolazione
dei
mezzi;
 se
 poi
 si
 considera
 che
 dovranno
 essere
 pure
 pianeggiante
 si
 aggiunge
 la
 necessità
 di
 creare
 terrapieni
 e/o
 sbancamenti
 che
 porteranno
 ad
 una
 sistematica
 alterazione
 del
 paesaggio
 agrario;

























































 
3
Da
D.1.1a
‐
RELAZIONE
DESCRITTIVA
DI
PROGETTO
‐
2.1.3.
Realizzazione
delle
piazzole
di
movimentazione
“In
corrispondenza
di
ogni
aerogeneratore
si
prevede
di
realizzare
una
“piazzola
provvisoria
di
lavoro”
di
circa
40x40
m,
 per
 il
 montaggio
 dello
 stesso
 aerogeneratore.
 All’interno
 di
 tale
 piazzola
 sarà
 definita
 una
 piccola
 “piazzola
definitiva”,
delle
dimensioni
12x12
m,
su
cui
troverà
sistemazione
la
torre
di
sostegno
dell’aerogeneratore.
Per
la
realizzazione
di
queste
strutture
proprie
dell’impianto
è
prevista
la
realizzazione
di
plinti
di
fondazione
fondati
su
pali
impostati
 ad
 una
 quota
 di
 circa
 20,00
 m
 dal
 piano
 di
 campagna
 originario.
 La
 porzione
 della
 piazzola
 adibita
 allo
stazionamento
dei
mezzi
di
sollevamento
durante
l’installazione,
sarà
realizzata
con
fondazione
in
misto
di
cava
dello
spessore
di
40/60
cm
più
10
cm
di
misto
granulometrico
stabilizzato
con
l’eventuale
uso
di
geotessile
se
gli
esiti
delle
indagini
lo
consiglieranno.
Nella
fase
di
costruzione
del
parco
eolico
sarà
inizialmente
utilizzata
un’area
pari
a
circa
1000
 mq
 per
 aerogeneratore,
 considerate
 anche
 le
 superfici
 destinate
 alla
 viabilità
 da
 realizzare
 ex‐
 novo.
 Tale
superficie,
utilizzata
in
gran
parte
per
il
posizionamento
dell’autogru
da
impiegare
per
il
sollevamento
dei
conci
che
costituiscono
la
torre,
sarà
drasticamente
ridotta
alla
fine
del
cantiere,
per
la
realizzazione
dell’area
richiesta
durante
l’esercizio
dell’impianto.”
 16


  • 
 Fasi
di
Realizzazione
della
Piazzola,
della
Fondazione
e
dell’aerogeneratore
(da
elaborato
progettuale)
 
 
g. 
Realizzazione
 delle
 Fondazioni
 degli
 aerogeneratori
 4,
 descritte
 genericamente
 ‐
 perché
 ancora
 da
 progettare
 in
 base
 ad
 indagini
 geologiche
 che
 non
 hanno
 ‐
 come
 “poligonali”,
 del
 diametro
di
12‐16
metri,
dello
spessore
intorno
ai
3
metri,
su
palificata
profonda
dai
18
ai
22
 metri
 (esiste
 un
 calcolo
 strutturale
 preliminare
 relativo,
 ovviamente,
 ad
 una
 pala
 “tipo”,
 alta
 non
 si
 sa
 bene
 quanto
 e
 fondata
 su
 fondazione
 tipo)
 5.
 
 Se
 si
 considera
 che
 nella
 Relazione
 Descrittiva
 (D.1.1a),
 parlando
 delle
 caratteristiche
 degli
 Aerogeneratori
 (1.1)
 si
 dice
 che
 l’altezza
 del
 mozzo
 sarà
 variabile
 fra
 i
 78
 e
 138
 metri
 ed
 il
 rotore
 di
 diametro
 112
 metri
 si
 capisce
che
la
fondazione
dovrà
poter
reggere
aerogeneratori
alti
dai
134
ai
194
metri!!!
Ci
si
 chiede
se
davvero
basteranno
fondazioni
così
dimensionate
per
dei
giganti
che
sfiorano
i
200
 metri.
 ‐ 
























































 
4
Da
D.1.1a
‐
RELAZIONE
DESCRITTIVA
DI
PROGETTO
‐
1.2.
INFRASTRUTTURE
ED
OPERE
CIVILI
“Opere
di
fondazione.

Si
prevede
di
realizzare
una
fondazione
di
tipo
indiretta,
su
pali,
dimensionata
sulla
base
delle
risultanze
 geotecniche
 del
 sito.
 La
 fondazione
 sarà
 realizzata
 con
 plinto
 a
 base
 poligonale
 di
 spessore
 variabile,
 con
base
 maggiore
 di
 dimensioni
 comprese
 tra
 12
 e
 16
 m,
 spessore
 da
 2,5
 e
 3
 m
 e
 forma
 determinata
 in
 funzione
 del
numero
 di
 pali
 che
 dovrà
 contenere.
 I
 pali
 saranno
 del
 tipo
 trivellato,
 con
 diametri
 pari
 a
 80/100
 cm
 e
 profondità
variabile
tra
18
e
22
m.”

5
 Da
 D.1.4
 
 RELAZIONE
 SPECIALISTICA:
 CALCOLI
 PRELIMINARI
 DELLE
 STRUTTURE
 ‐
 3.
 RELAZIONE
 SINTETICA
 DEGLI
INTERVENTI
“Limpianto
eolico
per
la
produzione
di
energia
elettrica
oggetto
del
presente
progetto
è
caratterizzato
da
14
 aerogeneratori
 del
 tipo
 di
 grande
 taglia
 max
 3.400
 KW.
 Per
 il
 sostegno
 di
 ogni
 aerogeneratori
 si
 prevede
 di
realizzare
 una
 fondazione
 di
 tipo
 indiretta,
 su
 pali,
 dimensionata
 sulla
 base
 delle
 risultanze
 geotecniche
 del
 sito.
 La
fondazione
sarà
realizzata
con
plinto
a
base
poligonale
di
spessore
variabile,
con
base
maggiore
di
dimensioni
12
m,
spessore
della
piastra
di
fondazione
variabile
tra
1,3
e
2,0
m.
I
pali
saranno
del
tipo
trivellato,
con
diametro
pari
a
80
cm
e
profondità
di
20
m.
 17


  • 
 Rappresentazione
dell’Aerogeneratore
Tipo
(da
elaborato
progettuale)
 
 
 
h. Fase
 di
 Dismissione
 delle
 torri
 eoliche,
 delle
 sue
 componenti
 e
 delle
 infrastrutture.
 Nella
 relazione6
si
dà
spazio
alle
metodologie
di
“ripristino
dello
stato
dei
luoghi”
consistenti,
nel
caso
 delle
profonde
fondazioni
in
cemento
armato
su
palificate,
nella
sola
demolizione
fino
a
80
cm
 dal
piano
di
campagna
e
ricopertura
con
terreno.
Ma
questo
secondo
i
progettisti
equivale
al
 “ripristino
della
funzione
agricola”?
Avremmo
comunque
delle
possenti
strutture
in
cemento
 armato
 “nascoste”
 sotto
 un
 piccolo
 strato
 di
 terra
 che
 alla
 prima
 pioggia
 potrebbe
 esser
 dilavato
ripresentando
“il
cadavere
nascosto
in
cantina”.

























































 
6
Da
D.1.1a
‐
RELAZIONE
DESCRITTIVA
DI
PROGETTO
‐
2.2.
FASE
DI
DISMISSIONE

“In
 particolare
 la
 rimozione
 degli
 aerogeneratori
 (n°
 14),
 sarà
 eseguita
 da
 ditte
 specializzate,
 con
 recupero
 dei
materiali.
 Le
 torri
 in
 acciaio,
 smontate
 e
 ridotte
 in
 pezzi
 facilmente
 trasportabili,
 saranno
 smaltite
 presso
 specifiche
aziende
di
riciclaggio.
La
demolizione
delle
platee
di
fondazione
poste
alla
base
degli
aerogeneratori
avverrà
fino
a
quota
 80
 cm
 da
 piano
 campagna
 in
 modo
 tale
 da
 consentire
 il
 ripristino
 geomorfologico
 dei
 luoghi
 con
 terreno
agrario
e
recuperare
il
profilo
originario
del
terreno.
In
tale
modo
sarà
quindi
possibile,
nelle
limitate
aree
interessate
dagli
 interventi,
 restituire
 le
 stesse
 all’uso
 originario
 per
 le
 attività
 di
 tipo
 agricolo‐pastorale.
 Come
 soluzione
alternativa,
qualora
in
alcuni
casi
la
parte
superficiale
non
fosse
demolita,
la
stessa
potrebbe
costituire
la
struttura
di
fondazione
di
interventi
finalizzati
all’organizzazione
e/o
al
potenziamento
delle
attività
produttive
agricole.”

 18


  • 
 Sezione
del
plinto
di
Fondazione
prima
e
dopo
la
Dismissione
(da
elab.
progett.)
 
 Ancora
più
fantasiosa
è
l’ipotesi,
ventilata
da
AltraTensione
secondo
cui
questi
“capolavori”
di
 fondazione
 possano
 rappresentare,
 se
 lasciati
 così
 come
 sono,
 un
 “potenziamento
 delle
 attività
produttive
agricole
facendo
da
base
ad
ipotetici
ampliamenti
a
strutture
agricole
che
 ovviamente
 se
 fossero
 così
 vicine
 non
 permetterebbero
 l’installazione
 stessa
 degli
 aerogeneratori;
 delle
 due
 una
 è
 falsa.
 Per
 completare
 l’opera,
 i
 progettisti
 propongono
 più
 avanti
 nella
 disquisizione
 7
 di
 lasciarci
 “in
 dono”
 anche
 le
 Fondazioni
 delle
 Cabine
 di
 Smistamento
che
–
guardate
che
fantasiosi
–
potranno
fungere
da
“piazzola
di
scambio
per
la
 mobilità
di
mezzi
provenienti
in
senso
contrapposto”.
Tutta
questa
“premura”
non
nasconde
 solo
la
necessità
di
scaricarsi
l’onere
di
dismissione
effettiva
di
questi
manufatti?
 
























































7
Da
D.1.1a
‐
RELAZIONE
DESCRITTIVA
DI
PROGETTO
‐
2.2.
FASE
DI
DISMISSIONE

“La
fondazione
delle
cabine
di
smistamento,
costituita
da
una
platea
in
cemento
armato
sarà
lasciata
in
sito
al
di
sotto
 dell’area
 sistemata
 ai
 margini
 della
 viabilità
 rurale
 esistente
 e
 costituirà
 una
 piazzola
 di
 scambio
 per
 la
mobilità
 di
 mezzi
 provenienti
 in
 senso
 contrapposto.
 Sarà
 quindi
 possibile,
 nelle
 limitate
 aree
 interessate
 dagli
interventi,
 restituire
 le
 stesse
 all’uso
 originario
 per
 le
 attività
 di
 tipo
 agricolo‐pastorale.
 Si
 prevedono
 in
 generale
ripristini
 vegetazionali,
 ove
 necessari
 e
 all’occorrenza,
 di
 vegetazione
 arborea,
 utilizzando
 essenze
 autoctone,
 per
assicurare
il
ripristino
dei
luoghi
allo
stato
originario.
 19


  • 
 
 Fasi
di
Dismissione
della
Piazzola
“provvisoria”
e
“rinaturalizzazione”
(da
elaborato
progettuale)
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 Sezione
della
Cabina
di
Smistamento
(da
elaborato
progettuale)













 20


  • RISCHI
IDROGEOLOGICI


Vengono
 minimizzati
 gli
 effetti
 sull’ambiente
 e
 sull’attività
 agricola:
 infatti
 nella
 previsione
 di
impatto
ambientale
viene
previsto
il
ripristino
dello
strato
di
terreno
agrario
di
80
cm;
ma
non
si
tiene
 conto
 la
 sottostante
 base
 di
 cemento
 delle
 torri
 eoliche
 impedirebbe
 il
 regolare
assorbimento
 delle
 acque
 meteoriche
 (tipico
 delle
 regioni
 carsiche)
 che
 ristagnerebbero
 nello
strato
di
terreno
con
conseguenze
negative
per
le
colture;
infatti
i
calcari
delle
Murge
[Calcare
di
Bari
e
Calcare
di
Altamura]
fratturati
e
carsificati,
sono
caratterizzati
da
cavità
di
dimensioni
che
vanno
dalle
semplici
fratture
a
fratture
allargate
fino
alle
grotte.
Questa
situazione
ha
permesso
la
formazione
e
la
conservazione
della
falda
di
fondo.











Schema
della
tipologia
litologica
di
profondità
dell’Altopiano
Murgiano
con
micro
e
macrocavità
di
origine
carsica.



















 21


  • 
Dal
punto
di
vista
geologico
e
morfologico
è
da
osservare
quanto
segue:
il
territorio
presenta
un
reticolo
idrografico
con
spartiacque
molto
incerti
che
possono
variare
in
occasione
di
forti
piogge
o
di
condizioni
del
suolo
modificate
(ad
esempio
scassi
di
terreni
con
spietramenti
per
il
cambio
delle
colture
o
apporto
di
materiali
terrosi
per
l’impianto
di
tendoni).
Gli
sbancamenti
di
terra
per
l’impianto
delle
torri
eoliche
e
la
modifica
della
viabilità,
necessaria
per
 la
 circolazione
 di
 grossi
 automezzi
 per
 il
 trasporto
 di
 terra
 e
 dei
 componenti
 delle
 torri,
vengono
 ad
 alterare
 la
 morfologia
 del
 territorio.
 Anche
 se
 il
 progetto
 prevede
 il
 ripristino
 delle
pendenze,
 di
 fatto
 questa
 operazione
 risulta
 impossibile,
 perché
 la
 morfologia
 viene
 alterata
 in
modo
irreversibile.


 
 


 
Allagamenti
 in
 località
 “Palude”
 (alluvione
 2005).
 Il
 toponimo
 suggerisce
 chiaramente
 la
 natura
 idrografica
 che
storicamente
ha
caratterizzato
quest’area.
Foto
1‐2‐3
 


In
tal
modo
cambia
l’assetto
idrografico
perché
le
acque
dovrebbero
trovare
altre
vie
per
il
loro
deflusso;
 si
 tenga
 conto
 che
 in
 tempi
 passati
 sia
 i
 proprietari
 terrieri
 sia
 le
 competenti
 autorità
comunali
 avevano
 provveduto
 a
 conservare
 l’assetto
 idrografico
 del
 territorio
 per
 permettere
 il
deflusso
delle
acque
con
apposite
aperture
nei
muretti
a
secco
e
con
la
pulizia
dei
“corsi
d’acqua”
e
dei
“condotti
d’acque”
come
risulta
da
documenti
conservati
nell’archivio
comunale.
 
 22


  • 
 
 
 Foto
2
 
 
 
 
 
 Foto
3
 
 23


  • 
 













 

Contrada
“Difesa
della
terra”:
muretti
a
secco
con
aperture
per
il
deflusso
delle
acque



 













 
Contrada
“Difesa
della
terra”:
cisterna
di
raccolta
delle
acque
meteoriche.







Cartografia
 tematica
 della
 Regione
 Puglia
 in
 cui
 è
 rappresentata
 la
 permeabilità
 idraulica
 delle
 litologie.
 Si
 noti
l’importanza
idraulica
delle
aree
Murgiane
ed
in
particolare
dell’area
di
Acquaviva
sulla
importante
falda
di
profondità
che
si
estende
dall’Ofanto
al
Salento.
 24


  • Veniamo
 ora
 al
 problema
 idrogeologico
 ed
 idraulico
 delle
 acque
 di
 superficie.
 Nelle
 relazioni
tecniche
 di
 progetto
 non
 si
 evincono
 assolutamente
 le
 estreme
 problematiche
 insite
 in
 questa
parte
 del
 territorio
 barese,
 storicamente
 responsabili
 dei
 problemi
 alluvionali
 avvenuti
 nel
nostro
 capoluogo
di
 regione.
 La
 bibliografia
 e
 le
 cronache
 in
 merito
 sono
 vastissime
 e
 il
 ricordo
dell’ultima
 alluvione,
 quella
 del
 2005,
 è
 ancora
 vivido
 nella
 memoria
 di
 tutti
 per
 le
 5
 giovani
vittime
perite
proprio
nei
luoghi
in
cui
si
pensa
di
porre
l’impianto.

 
Ponte
 crollato
 in
 occasione
 dell’alluvione
 del
 23
 ottobre
 2005.
 In
 quella
 occasione
 il
 crollo
 costò
 la
 vita
 a
 5
 giovani
vittime.

È
 vero
 che
 l’uomo
 dimentica
 le
 notizie
 cattive,
 ma
 le
 perplessità
 sorgono
 spontanee
 sulla
convivenza
 di
 questo
 importantissimo
 dedalo
 di
 lame
 con
 l’impianto
 di
 aerogeneratori.
 In
 figura
viene
 rappresentato
 il
 complesso
 sistema
 di
 decorsi
 torrentizi
 che
 si
 sviluppano
 dall’entroterra
murgiano
e
si
dirigono
tutti
in
una
stretta
area
di
sfocio
in
corrispondenza
del
capoluogo
pugliese.
In
particolare
si
noti
l’estrema
importanza
del
sistema
di
Lama
Picone
con
i
suoi
due
rami
Badessa
e
 Baronale
 (direttamente
 interessato
 dal
 progetto
 Nord)
 che
 dal
 territorio
 in
 oggetto
 si
 dirigono
verso
Bari.
Due
 veri
 e
 propri
 fiumi
 che,
 anche
 se
 saltuariamente,
 ad
 ogni
 alluvione
 importante
 fanno
 il
 loro
mestiere.
Entrambi
i
rami
principali
e
tutto
il
sistema
di
affluenti
ha
origine
alle
falde
delle
Murge
tra
Cassano
ed
Acquaviva.
In
particolare
il
sistema
riveste
estrema
rilevanza
nell’area
di
impianto.


 
 
 
















 25


  • 
















 
 Evidenziazione
delle
pendenze
del
suolo
in
prossimità
di
alcune
torri
a
sud
del
progetto
(località
“Difesa
della
Terra”)











 
 Sezioni
altimetriche
(località
“Difesa
della
Terra”)















 26


  • VALUTAZIONE
DEGLI
IMPATTI
SU
FLORA
E
FAUNA
ED
ECOSISTEMI



PARCO
DELLA
CHIESA
E
DIFESA
DELLA
TERRA

DUE
PROGETTI,
DUE
AREE
DIFFERENTI,
UN’UNICA
RELAZIONE

I
territori
interessati
dai
due
progetti
si
presentano
differenti
per
altitudine
(ci
sono
circa
100
m
di
differenza
 di
 quota
 tra
 il
 Parco
 della
 Chiesa
 e
 la
 Difesa
 della
 Terra),
 per
 colture
 agricole,
 per
tipologie
ambientali
ed
ecologiche.
Le
relazioni
specialistiche
sulla
valutazione
degli
impatti
su
flora
e
fauna
ed
ecosistemi
(D.2.2)
dei
due
 progetti
 invece
 sono
 identiche
 e
 differiscono
 solo
 nella
 descrizione
 dell’ubicazione
 specifica
delle
pale.
Di
 fatto
 questi
 studi
 non
 sono
 altro
 che
 un
 approssimato
 e
 lacunoso
 assemblaggio
 di
 dati
 e
dichiarazioni,
 spesso
 in
 contraddizione
 tra
 loro,
 a
 volte
 riferiti
 ad
 altri
 contesti
 e,
 come
 spesso
accade,
 frutto
 per
 lo
 più
 di
 un
 mero
 “copia
 e
 incolla”
 piuttosto
 che
 di
 studi
 pertinenti
 e
 di
valutazioni
analitiche.

La
relazione
esordisce
con
una
collocazione
imprecisa
del
territorio
di
Acquaviva
delle
Fonti,
a
pag.
8
e
7
si
legge:

 

Il
territorio
comunale
di
Acquaviva
non
ricade
nell’Alta
Murgia,
e
il
tavolato
aspro
e
brullo
di
cui
si
parla
 è
 riferito
 alla
 steppa
 mediterranea,
 che
 costituisce
 l’essenza
 del
 Parco
 Nazionale
 dell’Alta
Murgia.
A
pag.
13
si
dichiara:


 

Con
 l’espressione
 “quasi
 del
 tutto”
 si
 escludono
 dalle
 valutazioni
 vari
 ecosistemi
 naturali
 e
seminaturali
presenti
sia
nell’area
Parco
della
Chiesa
(d’ora
in
poi
Nord)
e
sia
nell’area
Difesa
della
Terra
 (d’ora
 in
 poi
 Sud).
 Segue
 un
 elenco
 degli
 ecosistemi
 naturali
 presenti
 e
 le
 relative
emergenze.
 27


  • LE
LAME

A
Nord
esiste
un
complesso
sistema
di
LAME,
caratteristico
del
territorio
premurgiano
sul
versante
adriatico,
 che
 dall’altipiano
 degrada
 verso
 il
 mare.
 Dal
 PPTR
 (Piano
 Paesaggistico
 Territoriale
Regionale)
 della
 Regione
 Puglia
 si
 evince
 che:
 “Le
 lame
 svolgono
 un
 ruolo
 importante
 di
funzionalità
idraulica
e
allo
stesso
tempo
sono
ambienti
naturalistici
di
pregio,
dei
corridoi
ecologici
che
 mettono
 in
 comunicazione
 ecosistemi
 diversi,
 dalla
 Murgia
 fino
 al
 mare.
 Il
 reticolo
 carsico
avvicina
ai
contesti
urbani,
talvolta
attraversandoli,
habitat
ad
elevata
biodiversità”.
Dal
punto
di
vista
ecologico,
le
lame
rappresentano
nel
panorama
agricolo
pedemurgiano
una
vera
e
propria
“riserva”
di
Biodiversità.


















 

La
lama
del
torrente
Baronale
(fig.
in
alto)
è
pienamente
interessata
dal
progetto,
con
tre
torri
che
distano
dall’alveo
meno
di
300
m
(T12,
T13,
T14)
e
ben
12
torri
a
meno
di
2
km.
Nell’alveo
della
lama
vegetano
formazioni
fitte
di
Quercus
calliprinos,
che
sul
fondo
si
associa
a
Quercus
virgiliana
e,
 in
 contrada
 Parco
 della
 Chiesa,
 si
 evolve
 in
 una
 formazione
 boschiva
 di
 particolare
 interesse,
ascrivibile
all’Habitat
91AA:
Boschi
orientali
di
quercia
bianca.
Tra
le
specie
presenti:
Phillyrea
latifolia,
Pistacia
lentiscus,
Pistacia
terebinthus,
Paeonia
mascula,
Crataegus
 monogyna,
 Rosa
 canina,
 Cyclamen
 hederifolium,
 Cyclamen
 repandum,
 Allium
atroviolaceum,
 Cistus
 monspeliensis,
 Cistus
 incanus,
 Cistus
 salvifolius,
 Asphodeline
 lutea,
Asphodelus
macrocarpus,
Ferula
communis.
Lungo
 le
 pareti
 della
 lama
 sono
 presenti
 ampi
 tratti
 di
 roccia
 riconducibile
 all’Habitat
 prioritario
8210
:
Pareti
rocciose
calcaree
con
vegetazione
casmofitica.
L’importanza
 ecologica
 di
 questa
 lama
 è
 ben
 rappresentata
 dalle
 Orchidee
 spontanee,
 tutte
protette
dalla
Convenzione
CITES
e
qui
presenti
con
12
specie
e
un
ibrido:
Orchis
 italica,
 Anacamptis
 morio,
 Anacamptis
 papilionacea,
 Anacamptis
 x
 gennarii,
Anacamptis
 pyramidalis,
 Ophrys
 passionis
 subsp.
 garganica,
 Ophrys
 tenthredinifera,
Ophrys
lutea
subsp.
minor,
Ophrys
bertolonii,
Neotinea
lactea,
Serapias
lingua,
Serapias
parvilfora,
Serapias
vomeracea
subp.
longipetala.
 28


  • La
 Lama
 Baronale
 e
 la
 vicina
 Lama
 Badessa
 sono
 frequentate
 dagli
 uccelli
 migratori
 durante
 il
passo
 primaverile
 e
 autunnale;
 in
 particolare
 la
 macchia
 arbustiva
 è
 importante
 per
 la
 sosta
durante
 la
 migrazione
 di
 passeriformi
 come
 Silviidae,
 Turdidae
 e
 Muscicapidae
 e
 di
 rapaci
 del
genere
Circus.
Le
suddette
lame
sono
utilizzate
come
corridoio
di
transito
da
mammiferi
come
la
Volpe
e
la
Faina
e
non
possiamo
escludere
la
presenza
del
Tasso.
Le
Lame
sono
considerate
un
ambiente
 prezioso
 per
 la
 funzione
 di
 corridoio
 ecologico
 ai
 fini
 della
 conservazione
della
 biodiversità
 e
 le
 pozze
 di
 acqua
 temporanea
 che
 periodicamente
 custodiscono
rappresentano
un
ecosistema
indispensabile
anche
per
gli
anfibi.

 















 
Passero
solitario

































































Barbagianni

LE
CAVE

A
Nord
sono
presenti
due
cave,
una
delle
due
è
in
attività.

I
 fronti
 di
 cava
 non
 interessati
 dall‘estrazione
 rappresentano
 un
 Habitat
 roccioso
seminaturale,
molto
prezioso
in
un
contesto
ambientale
povero
di
pareti
rocciose,
come
quello
murgiano.
Questo
 ambiente
 è
 colonizzato
 da
 specie
 vegetali
 casmofitiche,
 come:
 Phagnalon
rupestre,
Carum
multiflorum,
Scrophularia
lucida,
 Prasium
majus, Helichrysum
italicum.
 Inoltre,
vi
 nidificano
 alcune
 interessanti
 specie
 rupicole
 che
 riescono
 a
 convivere
 con
 l’attività
estrattiva,
tra
cui
uccelli
rapaci
quali
il
Gheppio
Falco
tinnunculus,
la
Civetta
Athena
noctua
e
il
Barbagianni
 Tyto
 alba.
 Tra
 i
 passeriformi
 nidificano
 il
 Passero
 Solitario
 Monticola
 solitarius,
l’Upupa
Upupa
epops
ed
è
da
confermare
la
nidificazione
in
zona
della
Ghiandaia
marina
Coracias
garrulus,
di
cui
esistono
segnalazioni.
Le
pareti
di
roccia
della
cava,
così
come
le
grotte
presenti
nelle
pareti
di
roccia
delle
lame
e
spesso
anche
ruderi
di
edifici
rurali,
costituiscono
ambiente
di
nursery
e
di
rifugio
estivo/invernale
per
i
Chirotteri.
 
 
 Helichrysum
italicum
 29


  • 




 
 Habitat
91AA:
Boschi
orientali
di
quercia
bianca
in
località
“Parco
della
Chiesa”

I
BOSCHI

A
Sud
sono
presenti
vari
querceti
inquadrabili
in
due
Habitat
prioritari
9250:
Querceti
a
Quercus
trojana
e
91AA:
Boschi
orientali
di
quercia
bianca.
Questi
boschi,
anche
se
non
rientranti
nel
SIC,
sono
di
grande
rilevanza
ecologica
e
paesaggistica
e
sono
una
realtà
qualificante
per
il
territorio
di
Acquaviva.

Diverse
 sono
 le
 emergenze
 botaniche
 di
 questi
 habitat,
 con
 specie
 protette
 dalla
 Lista
 rossa
nazionale:
 Quercus
 trojana,
 Quercus
 virgiliana,
 Quercus
 calliprinos,
 Quercus
 cerris,
 Pistacia
terebinthus,
 Crataegus
 monogyna,
 Rosa
 canina,
 Rosa
 sempervirens,
 Lonicera
 implexa,
 Paeonia
mascula,
Cyclamen
hederifolium,
Cyclamen
repandum,
Iris
collina,
Arum
apulum.
Questi
boschi
ospitano
le
seguenti
specie
di
UCCELLI
nidificanti:

Ghiandaia
 Garrulus
 glandarius,
 Rigogolo
 Oriolus
 oriolus,
 Succiacapre
 Caprimulgus
 europaeus,
Assiolo
 Otus
 scops,
 Merlo
 Turdus
 merula,
 Usignolo
 Luscinia
 megarhynchos,
 Occhiocotto
 Sylvia
melanocephala,
 Sterpazzolina
 Sylvia
 cantillans,
 Capinera
 Sylvia
 atricapilla,
 Usignolo
 di
 fiume
Cettia
 cetti,
 Scricciolo
 Troglodytes
 troglodytes,
 Zigolo
 nero
 Emberiza
 cirlus,
 Cinciallegra
 Parus
major,
 Cinciarella
 Parus
 caeruleus,
 Codibugnolo
 Aegithalos
 caudatus,
 Fanello
 Carduelis
cannabina,
 Cardellino
 Carduelis
 carduelis,
 Verdone
 Carduelis
 chloris,
 Verzellino
 Serinus
 serinus,
nelle
 radure
 in
 prossimità
 delle
 aree
 boscate
 nidificano
 anche
 le
 rare
 Averla
 capirossa
 Lanius
senator,
Averla
cenerina
Lanius
minor
e
la
Tottavilla
Lullula
arborea.
I
 boschi
 di
 querce
 sono
 importanti
 anche
 per
 i
 passi
 migratori
 e
 lo
 svernamento
 di
 specie
 di
passeriformi,
quali
Turdidi
e
Fringillidae.
Tra
i
mammiferi
sono
presenti:

la
Volpe
Vulpes
vulpes,
il
Tasso
Meles
meles,
la
Faina
Martes
foina,
la
Donnola
Mustela
nivalis,
il
Riccio
Erinaceus
europaeus,
l’Arvicola
di
savi
Microtus
savii,
il
Topo
selvatico
Apodemus
sylvaticus.
Gli
anfibi
presenti
nelle
cisterne
e
in
luoghi
di
raccolta
d’acqua
temporanea
sono:
il
Rospo
comune
Bufo
bufo,
il
Rospo
smeraldino
Bufo
virdis,
il
Tritone
italico
Triturus
italicus
e
non
si
può
escludere
la
presenza
della
Raganella
Hyla
intermedia.
 30


  • I
rettili
che
trovano
il
loro
habitat
lungo
i
muretti
a
secco,
nelle
specchie
e
presso
i
trulli,
sono:
Vipera
 Vipera
 aspis,
 Cervone
 Elaphe
 quatuorlineata,
 Colubro
 leopardino
 Zamenis
 situla,
 Biacco
Hierophis
 viridiflavus,
 Biscia
 dal
 collare
 Natrix
 natrix,
 Luscengola
 Chalcides
 chalcides,
 Ramarro
Lacerta
virdis,
Lucertola
campestre
Podarcis
sicula,
Geco
di
Kotschyi
Cyrtopodion
 kotschyi,
Geco
comune
Tarentola
mauritanica.

 






 

LE
STEPPE
MEDITERRANEE
A
 Sud
 sono
 presenti
 aree
 incolte
 e
 lembi
 di
 pascolo
 inquadrabili
 nell’Habitat
 di
 steppa
mediterranea
 62A0:
 Formazioni
 erbose
 secche
 della
 regione
 submediterranea
 orientale
(Scorzoneratalia
villosae).
Questi
ambienti
sono
caratterizzati
da
un
elevato
indice
di
biodiversità
e
sono
presenti
le
seguenti
specie
botaniche:

Stipa
 austroitalica,
 Asphodelus
 ramosus,
 Asphodeline
 lutea,
 Urginea
 maritima,
 Ferula
 communis,
Thapsia
garganica,
Euphorbia
spinosa,
Euphorbia
myrsinites,
Satureja
cuneifolia,
Sternbergia
lutea,
Iris
pseudopumila.
Tra
le
orchidee
sono
state
censite:
Orchis
 italica,
 Anacamptis
 morio,
 Anacamptis
 papilionacea
 (foto
 dx),
 Anacamptis
 x
gennarii,
Anacamptis
pyramidalis,
Ophrys
passionis
subsp.
Garganica
(foto
sx),
Ophrys
incubacea,
 Ophrys
 bertolonii,
 Ophrys
 bombyliflora,
 Ophrys
 fuciflora
 subp.
 apulica,
 ,
Ophrys
 fuciflora
 subp.
 parvimaculata,
 Ophrys
 tenthredinifera,
 Ophrys
 lutea
 subsp.
minor,
Serapias
lingua,
Serapias
parvilfora,
Serapias
vomeracea
subp.
longipetala.
Le
 steppe
 mediterranee
 rappresentano
 anche
 l’area
 trofica
 principale
 per
 la
 colonia
 di
Grillaio,
che
nidifica
nel
centro
urbano
di
Acquaviva.
Altri
 uccelli
 tipici
 delle
 steppe
 e
 delle
 aree
 aperte
 censiti
 come
 nidificanti
 sono:
Cappellaccia
 Galerida
 cristata,
 Allodola
 Alauda
 arvensis,
 Calandra
 Melanocorypha
 calandra,
Calandrella
 Calandrella
 brachydactyla,
 Strillozzo
 Emberiza
 calandra,
 Saltimpalo
 Saxicola
torquata
e
Beccamoschino
Cisticola
juncidis.




































 31


  • LE
FORME
CARSICHE


A
Sud
sono
presenti
la
Grotta
di
Curtomartino
(fig.
sotto)
e
la
Grave
di
Cimaglia.



















































 


La
 grotta
 di
 Curtomartino,
 oltre
 ad
 essere
 un
 importante
 sito
 archelogico,
 è
 un
 prezioso
 habitat
prioritario,
Habitat
8310:
Grotte
non
ancora
sfruttate
a
livello
turistico.
Questo
 habitat
 assume
 notevole
 importanza
 soprattutto
 per
 la
 conservazione
 di
 una
 fauna
cavernicola
caratterizzata
da
animali
molto
specializzati
e
spesso
strettamente
endemici.
Si
tratta
di
 una
 fauna
 costituita
 soprattutto
 da
 invertebrati
 esclusivi
 delle
 grotte
 e
 dei
 corpi
 idrici
sotterranei
 come
 i
 coleotteri
 appartenenti
 alle
 famiglie
 Bathysciinae
 e
 Trechinae,
 i
 crostacei
(Isopoda,
Amphipoda,
Syncarida,
Copepoda)
e
i
molluschi
acquatici
della
famiglia
Hydrobiidae.
Le
grotte
 costituiscono
 spesso
 i
 luoghi
 di
 rifugio
 durante
 il
 letargo
 invernale
 per
 varie
 specie
 di
vertebrati
 dell’Allegato
 II.
 Più
 specie
 possono
 utilizzare
 a
 tal
 fine
 la
 stessa
 grotta.
 Le
 grotte
 sono
importanti
 habitat
 per
 i
 Chirotteri
 e
 ospitano
 inoltre
 anfibi
 molto
 rari
 come
 Proteus
 anginus
 e
diverse
specie
del
genere
Speleomantes.
 

























































 32


  • Alla
 luce
 di
 tutti
 gli
 ecosistemi
 presenti
 ed
 elencati,
 si
 può
 comprendere
 quanto
 sia
inattendibile
la
dichiarazione
a
pag.
20:


 

 1 A
Nord
10
delle
14
torri
eoliche
sono
posizionate
a
meno
di
5
km
dal
centro
urbano,
dove
 sono
 situati
 i
 nidi
 di
 Grillaio,
 diversamente
 da
 come
 viene
 dichiarato
 nella
 relazione.
 Inoltre
tutte
le
14
torri
sono
a
meno
di
5km
dalle
Cave
situate
tra
la
A14
e
la
SP
75.
 2 A
 Nord
 tutte
 le
 torri
 sono
 posizionate
 a
 meno
 di
 5
 km
 dalle
 cave,
 luogo
 utilizzato
 dai
 chirotteri.
A
Sud
la
T14
è
a
670
m
dalla
grotta
di
Curtomartino,
luogo
di
grande
importanza
 per
i
Chirotteri
(nella
foto
un
Rhinolophus
ferrumequinum).
 3 A
Nord
10
delle
14
torri
sono
a
meno
di
2
km
dalla
Lama
Baronale,
luogo
interessato
dai
 flussi
migratori
dell’avifauna.
A
Sud
10
delle
14
torri
sono
a
meno
di
2
km
di
distanza
dai
 boschi,
luoghi
interessati
dai
flussi
migratori
dell’avifauna.
 4 Le
Lame
sono
corridoi
ecologici
e
vengono
utilizzate
per
il
transito
da
mammiferi
come
la
 volpe
e
probabilmente
dal
tasso.


 
 33


  • Sempre
a
pag.
20
:

 

Le
 estinzioni
 riportate
 sono
 riferite
 all’Alta
 Murgia
 e
 non
 al
 territorio
 di
 Acquaviva.
 Questi
 dati,
forniti
senza
riferimenti,
appaiono
come
maldestri
tentativi
di
dequalificare
ecologicamente
l’area
interessata
dal
progetto.
Sempre
a
pag.
20
è
riconosciuta
la
presenza
del
Grillaio,
ma
non
si
accenna
a
nessuna
valutazione
dell’impatto
su
questa
importante
presenza
faunistica
nel
territorio
di
Acquaviva.
(Nella
presente
relazione
sono
riportati
i
dati
ufficiali
relativi
a
questa
specie.)
Si
riporta
come
significativa
(?)
la
popolazione
nidificante
di
Lanario,
dato
non
reale
e
frutto
di
una
“incollaggio
 maldestro”,
 perché
 la
 presenza
 del
 Lanario
 sarebbe
 del
 tutto
 incompatibile
 con
 le
torri.
Questo
rapace
è
minacciato
gravemente
dalla
trasformazione
degli
habitat
e
la
produzione
industriale
di
energia
eolica
sta
di
fatto
sottraendo
spazio
vitale
a
questa
specie.









 34


  • 

II
GRILLAIO

Falco
naumanni

Acquaviva
 delle
 Fonti
 ospita
 una
 colonia
 di
 Grillaio
 Falco
 naumanni
 "specie
 Prioritaria
 ai
 fini
 di
conservazione",
ai
sensi
della
direttiva
79/409,
ed
è
definita
"specie
vulnerabile"
nella
Lista
rossa
IUCN
 e
 nella
 Lista
 Rossa
 Animali
 dItalia.
 La
 colonia
 nidificante
 ad
 Acquaviva
 è
 formata
 da
 490
individui
(dati
censimento
2010
/
Parco
Nazionale
dell’Alta
Murgia)
e
all’interno
della
popolazione
pugliese
riveste
un’importanza
rilevante,
per
dimensioni
e
posizione
geografica.

Il
 Grillaio
 rappresenta
 per
 tutta
 l’area
 murgiana
 e
 per
 il
 Comune
 di
 Acquaviva
 un’emergenza
naturalistica
di
grande
pregio.
 La
 popolazione
 Apulo
 lucana
 è
la
 più
 importante
 in
 Italia
 e
tra
 le
maggiori
nel
Mediterraneo.
Le
 torri
 eoliche
 rappresentano
 per
 il
 Grillaio
 un
 pericolo
 diretto,
 causando
 la
 mortalità
 per
collisione,
e
indiretto,
determinando
la
sottrazione
di
aree
trofiche.
Le
steppe
e
i
seminativi
sono
i
territori
 di
 caccia
 di
 questo
 piccolo
 falco,
 che
 si
 affida
 al
 volo
 librato
 per
 esplorare
 il
 terreno
sottostante
alla
ricerca
di
grilli,
cavallette
e
micromammiferi.
L’impatto
 negativo
 prodotto
 dalle
 torri
 eoliche
 sull’avifauna
 e
 sui
 Chirotteri
 è
 accertato
 e
riconosciuto.
Si
richiama
a
tal
proposito
la
sentenza
n.
939
del
TAR
Toscana
che
recita:
“…appare
di
evidente
 ragionevolezza
 la
 conclusione
 del
 rapporto
 istruttorio
 che,
 per
 l’ipotesi
 di
 esclusione
 del
progetto
 dalla
 procedura
 di
 VIA,
 ritiene
 necessario
 che
 “preventivamente
 al
 rilascio
dell’autorizzazione
alla
costruzione
dell’impianto”
debba
essere
effettuata
“una
campagna
di
rilievi
sul
campo
della
durata
di
18
mesi”
per
valutare
la
frequentazione
del
sito
da
parte
di
rapaci
e
di
chirotteri
 con
 la
 definizione
 di
 soglie
 critiche
 di
 mortalità
 specifiche
 per
 le
 varie
 specie
 e
 che
successivamente,
 sulla
 base
 dei
 risultati
 dei
 rilevamenti,
 il
 proponente
 provveda
 agli
 interventi
 35


  • indicati
 dalla
 Provincia
 come
 necessari.
 Né
 ovviamente
 il
 prescritto
 monitoraggio
 di
 durata
triennale,
da
effettuarsi
in
corso
di
esercizio
dell’impianto
medesimo,
può
essere
considerato
come
equivalente
e
sostitutivo
della
mancata
realizzazione
della
campagna
di
rilievi
ritenuta
necessaria
al
 fine
 di
 acquisire
 proprio
 quelle
 conoscenze
 dell’ecosistema
 più
 attendibili
 che
 avrebbero
permesso
 una
 più
 esatta
 valutazione
 di
 incidenza
 dell’impianto
 sull’ambiente
 e,
 quindi,
 la
previsione
 di
 misure
 di
 mitigazione
 dettate
 da
 specifiche
 esperienze
 locali
 oppure,
 ove
 i
 rilievi
fossero
stati
negativi,
la
conferma
della
valutazione
di
incompatibilità
già
espressa
dalla
medesima
provincia
di
Grosseto
nel
2002”.
Si
 chiedono
 pertanto
 chiarimenti
 e
 si
 evidenzia
 l’obbligo
 di
 effettuare
 il
 monitoraggio
 come
d’altronde
 previsto
 obbligatoriamente
 dalla
 DGR
 131/04
 in
 applicazione
 dell’art.
 7
 della
L.R.11/01.




Non
ha
molto
senso
cercare
di
decifrare
definizioni
come
Habitat
avicolo(?).
La
superficialità
e
l’approssimazione
con
cui
è
stata
elaborata
la
relazione
hanno
l’unico
scopo
di
affermare
 lo
 scarso
 valore
 dell’area
 e
 di
 conseguenza
 ridurre
 l’impatto
 del
 progetto
 sugli
ecosistemi
presenti.

Dalle
osservazioni
qui
presentate
emerge
invece
la
rilevanza
ecologica
delle
aree
interessate,
dove
sono
presenti
ben
5
habitat
prioritari,
con
sorprendente
ricchezza
di
specie
e
diverse
emergenze,
in
generale
un
indice
di
biodiversità
di
buon
livello,
un
valore
prezioso
per
le
produzioni
agricole
di
qualità
e
per
la
salute
dell’intero
territorio.





Non
ha
molto
senso
cercare
di
decifrare
definizioni
come
Habitat
avicolo
(?).
La
superficialità
e
l’approssimazione
con
cui
è
stata
elaborata
la
relazione
hanno
l’unico
scopo
di
affermare
 lo
 scarso
 valore
 dell’area
 e
 di
 conseguenza
 ridurre
 l’impatto
 del
 progetto
 sugli
ecosistemi
presenti.

Dalle
osservazioni
qui
presentate
emerge
invece
la
rilevanza
ecologica
delle
aree
interessate,
dove
sono
presenti
ben
5
habitat
prioritari,
con
sorprendente
ricchezza
di
specie
e
diverse
emergenze,
in
generale
un
indice
di
biodiversità
di
buon
livello,
un
valore
prezioso
per
le
produzioni
agricole
di
qualità
e
per
la
salute
dell’intero
territorio.












 36


  • IMPATTO
DEL
PROGETTO
SULLE
ARCHITETTURE
RURALI
E
IL
PAESAGGIO
AGRARIO

Quello
 che
 si
 descrive
 rappresenta
 senza
 dubbio
 alcuno
 una
 profonda
 modificazione,
 se
 non
lacerazione,
del
tipico
paesaggio
agrario
acquavivese
fatto,
come
in
altri
comuni
contermini,
di
una
 viabilità
 “in
 filigrana”
 che
 si
 muove
 nella
 fertile
 piana
 con
 colture
 di
 ulivi,
 vite
 ed
 alberi
 da
frutta,
 fra
 recinzioni
 in
 pietra
 a
 secco,
 trulli,
 piccoli
 e
 medi
 fabbricati
 rurali
 (a
 volte
 abitati
 dai
detentori
delle
terre),
spesso
bordato
da
cespugli
di
rovi
o
piccoli
arbusti
spontanei.

 

 8Gli
 stessi
 progettisti
 nella
 Relazione
 Descrittiva
 parlano
 di
 un
 forte
 impatto 
 sia
 in
 fase
 di
cantierizzazione
che
di
esercizio,
che
“però”
a
loro
modo
di
vedere
verrebbe
mitigato
da
alcune
opere
 di
 “rinaturalizzazione”.
 Nella
 stessa
 Relazione
 (2.1.1
 ‐
 Movimenti
 di
 Terra
 e
 Discarichi)
 si
legge
anche:
“Il
riutilizzo
quasi
totale
del
materiale
proveniente
dagli
scavi
rende,
di
fatto,
non
necessario
il
conferimento
in
discarica
del
terreno
di
risulta
degli
scavi,
salvo
casi
singolari
che
saranno
 valutati
 in
 corso
 d’opera.”
 Non
 si
 capisce
 bene
 “come”
 intendano
 “utilizzare”
 tale
materiale,
o
se
poi
questo
verrà
di
fatto
“spalmato”
sui
terreni
o
peggio
ancora
lasciato
in
cumuli
a
margine
 delle
 aree
 di
 cantiere.
 Inoltre
 questa
 alterazione
 delle
 quote
 altimetriche
 indotte
 come
influirà
sul
nuovo
deflusso
delle
acque?
Non
è
dato
saperlo.
 
























































8
Da
D.1.1a
‐
RELAZIONE
DESCRITTIVA
DI
PROGETTO
–
2.
DESCRIZIONE
DEGLI
INTERVENTI
DI
PROGETTO
“Sebbene
 la
 realizzazione
 del
 parco
 eolico
 determini
 un
 significativo
 impatto
 visivo
 in
 fase
 di
 esercizio,
 l’intera
progettazione
e
realizzazione
sono
concepite
nel
rispetto
del
contesto
naturale
in
cui
l’impianto
è
inserito.
I
concetti
di
reversibilità
 degli
 interventi
 e
 di
 salvaguardia
 del
 territorio
 sono
 alla
 base
 del
 presente
 progetto
 che
 tende
 ad
evitare
 e/o
 ridurre
 al
 minimo
 possibile
 le
 interferenze
 con
 le
 componenti
 paesaggistiche
 presenti
 nei
 territori
circostanti.
 I
 lavori
 di
 cementazione,
 canalizzazione
 ed
 apertura
 delle
 nuove
 strade
 di
 servizio,
 causeranno
 un
impatto
in
fase
di
cantieramento
e
costruzione
che
sarà
minimizzato
dalle
operazioni
di
ripristino
geomorfologico
e
vegetazionale
 dei
 luoghi
 al
 termine
 dei
 lavori
 di
 costruzione
 e
 con
 il
 successivo
 ripristino
 dei
 luoghi
 allo
 stato
originario.
Tutti
gli
interventi
proposti
sono
improntati
sul
principio
di
ripristinare
lo
stato
originario
dei
luoghi
da
un
punto
di
vista
geomorfologico
e
vegetazionale
non
eliminando
comunque
tutte
le
opere
realizzate
ex‐novo.
Si
prevede
inoltre
la
conservazione
di
alcune
opere
a
servizio
del
parco
eolico
(strade,
piazzole,
fondazioni
profonde,
ecc.)
che
potranno
rendersi
funzionali,
anche
ad
avvenuta
dismissione,
da
parte
dei
fruitori
dei
siti.

 37


  • 
Come
 espresso
 nel
 Codice
 dei
 BB.CC.9,
 il
 Paesaggio
 è
 definito
 all’art.
 131,
 comma
 1,
 come:
 “il
territorio
 espressivo
 di
 identità,
 il
 cui
 carattere
 deriva
 dallazione
 di
 fattori
 naturali,
 umani
 e
dalle
loro
interrelazioni”


oppure
 circa
 la
 Tutela
 del
 Paesaggio
 al
 comma
 4:
 “è
 volta
 a
 riconoscere,
 salvaguardare
 e,
 ove
necessario,
recuperare
i
valori
culturali
che
esso
esprime.
I
soggetti,
indicati
al
comma
6,
qualora
intervengano
sul
paesaggio,
assicurano
la
conservazione
dei
suoi
aspetti
e
caratteri
peculiari”


e
ancora
al
comma
6:
“Lo
Stato,
le
Regioni,
gli
altri
Enti
Pubblici
territoriali
nonché
tutti
i
soggetti
che,
 nellesercizio
 di
 pubbliche
 funzioni,
 intervengono
 sul
 territorio
 nazionale,
 informano
 la
 loro
attività
 ai
 principi
 di
 uso
 consapevole
 del
 territorio
 e
 di
 salvaguardia
 delle
 caratteristiche
paesaggistiche
 e
 di
 realizzazione
 di
 nuovi
 valori
 paesaggistici
 integrati
 e
 coerenti,
 rispondenti
 a
criteri
di
qualità
e
Sostenibilità”

Appare
dunque
necessaria
una
seria
riflessione
e
valutazione
sulla
reale
opportunità
di
realizzare
un
intervento
così
impattante
sul
territorio,
viste
le
pesanti
ricadute:

‐
sull’aspetto
della
viabilità
di
campagna,
ridisegnata,
livellata
per
ridurre
le
pendenze
e
lasciata
al
dilavamento
delle
piogge;

‐
sui
numerosi
ulivi
che
verranno
espiantati;

‐
sulle
piccole
architetture
rurali
e
recinzioni
in
muretti
a
secco,
che
verranno
demoliti
e
mai
più
recuperati,
o
peggio
ancora
ripristinati
in
cemento;

‐
 sul
 paesaggio
 agrario
 nel
 complesso,
 aggredito
 su
 tutta
 la
 zona
 più
 fertile
 del
 Comune
 con
 dei
colossi
rumorosi
e
comunque
visibili
in
una
zona
praticamente
pianeggiante.





















 
























































9 D.
Lgs.
22
gennaio
2004,
n.
42
‐
CODICE
DEI
BENI
CULTURALI
E
DEL
PAESAGGIO
‐
ai
sensi
dell’art.
10
della
legge
6
luglio
2002,
n.137
‐
così
come
modificato
dal
D.
Lgs.
24
marzo
2006,
n.
156
e
D.
Lgs.
24
marzo
2006,
n.
157
‐
nonché
dal
D.
Lgs.
26
marzo
2008,
n.
62
e
D.
Lgs.
26
marzo
2008,
n.
63 38


  • IMPATTO
SULLA
STRATIFICAZIONE
STORICA


Nella
 documentazione
 allegata
 al
 progetto
 si
 segnala
 l’assenza
 di
 una
 relazione
 per
 l’impatto
archeologico
e
storico‐architettonico,
inoltre,
le
due
tavole
(E048_T.4.3
Aree
PUTT‐p
Componenti
Storico
Culturali;
E049_T.4.3
Aree
PUTT‐p‐
Componenti
Storico
Culturali)
allegate
per
illustrare
la
componente
 storico‐architettonica
 appaiono
 lacunose
 nella
 segnalazione
 di
 beni
 vincolati
 e
 di
interesse,
segnalate
peraltro
nella
cartografia
del
P.R.G.
Il
territorio
rurale
interessato
dalle
28
pale
eoliche
è
caratterizzato
nella
sua
stratificazione
storico‐architettonica,
 nella
 parte
 a
 Nord
 e
 in
 quella
 a
 Sud,
 da
 un
 sistema
 insediativo
 funzionale
 ad
un’economia
 mista
 di
 tipo
 agro‐pastorale.
 Si
 spiega
 in
 questo
 modo
 la
 diffusa
 presenza
 di
masserie,
 casini,
 cappelle
 rurali,
 lamie,
 jazzi,
 trulli,
 cisterne.
 L’area,
 inoltre,
 è
 segnata
 da
 una
estesa
ragnatela
di
muretti
a
secco
delimitanti
i
poderi
e
le
stradine
interpoderali.

Per
 quanto
 riguarda
 gli
 insediamenti
 più
 importanti,
 cronologicamente
 databili
 in
 un
 ampio
periodo
 compreso
 fra
 XVI
 e
 XVIX
 secolo,
 alcuni
 segnalati
 nella
 Carta
 dei
 Beni
 Culturali
 della
Regione
Puglia
e
nelle
aree
di
interesse
definite
dall’attuando
P.R.G.,
ammontano
ad
un
numero
complessivo
di
36
(17
a
Nord,
19
a
Sud).
Il
 sistema
 pastorale,
 in
 particolare,
 oltre
 al
 normale
 sistema
 viario
 rurale,
 sfruttava
 importanti
infrastrutture
 di
 collegamento
 all’uopo
 destinate
 ed
 oggi
 oggetto
 di
 tutela
 con
 vincolo
 di
 tipo
archeologico:

il
tratturo
“Cassano
delle
Murge
–
Adelfia”,
nella
parte
settentrionale
del
territorio
comunale,
e
il
tratturello
n.
92
“Curtomartino”,
nella
parte
meridionale.


Si
 segnala
 in
 quest’ultimo
 settore,
 e
 strettamente
 connessa
 alla
 presenza
 del
 tratturello
 n.
 92
“Curtomartino”,
 la
 contrada
 “Difesa
 della
 Terra”,
 lottizzata
 nel
 1867
 (Archivio
 Storico
 Città
 di
Acquaviva)
 e
 definita
 da
 un
 caratteristico
 reticolo
 ortogonale
 di
 muretti
 di
 confine
 e
 strade
interpoderali,
evidente
a
prima
vista
nella
cartografia
IGM
e
nella
foto
aerea.
Il
parco
prevede
su
questa
contrada
la
presenza
di
4
pale
(P1
Sud,
P3
Sud,
P4
Sud,
P5
Sud),
vicinissima
una
quinta
pala
(P2
Sud)
appare
quasi
tangente
l’area
di
rispetto
del
tratturo
suddetto.
La
 pala
 P14
 Sud
 a
 SudOvest
 del
 territorio
 comunale
 appare
 collocata
 a
 poche
 centinaia
 di
 metri
(circa
300
m)
dal
tratturello
n.
92
“Curtomartino”,
dall’area
del
sito
peuceta
di
Salentino
(circa
500
m),
 dalla
 grotta
 di
 Corto
 Martino
 (circa
 800
 m).
 Il
 sito
 di
 Salentino
 e
 la
 grotta
 di
 Corto
 Martino
sono
beni
con
vincolo
archeologico
e
aree
di
particolare
rilevanza
nella
cartografia
dell’attuando
P.R.G..
Nel
sito
di
Salentino
le
indagini
archeologiche
condotte
dalla
Soprintendenza
tra
il
1976
ed
il
 1979
 hanno
 portato
 alla
 luce
 i
 resti
 di
 un
 villaggio
 abitato
 sicuramente
 fino
 al
 periodo
altomedievale
(VII
sec.
d.C.),
confermando
così
la
credenza
popolare
acquavivese
che
identificava
in
Salentino
le
origini
della
propria
storia.
La
presenza
umana
nel
sito
risale
all’età
del
Bronzo
(II
millennio
a.C.)
ma
solo
in
età
peuceta
(VIII‐II
sec.
a.C.)
si
sviluppò
l’abitato
vero
e
proprio,
di
cui
esistono
 solo
 scarsi
 indizi
 di
 sopravvivenza
 in
 età
 romana;
 nel
 periodo
 altomedievale
 la
 località
conobbe
sicuramente
un’altra
fase
di
vita.
Ai
secoli
finali
del
Medioevo
risale
la
Chiesa
di
S.
Maria
Assunta
 o
 della
 Palma,
 riferibile
 per
 le
 sue
 caratteristiche
 architettoniche
 a
 modelli
 romanico‐gotici,
 forse
 costruita
 sulle
 vestigia
 di
 un
 più
 antico
 edificio
 di
 culto.
 I
 reperti
 rinvenuti
 sono
attualmente
esposti
nella
mostra
permanente
“Salentino
–
alle
origini
della
città”,
allestita
in
due
sale
al
primo
piano
dell’ala
Nord
di
Palazzo
de
Mari.
La
 grotta
 di
 Cortomartino
 è
 una
 preziosa
 testimonianza
 della
 presenza
 umana
 nel
 territorio
 già
verso
la
fine
dell’era
paleolitica.
Alla
fase
finale
del
Paleolitico
Superiore,
corrispondente
alla
facies
 39


  • culturale
del
Gravettiano,
risalgono
infatti
la
maggior
parte
dei
reperti
rinvenuti
in
questa
grotta
carsica,
situata
 a
circa
360
m
sul
 livello
 del
mare.
Nel
1968
il
 sito
 è
stato
oggetto
di
 un’indagine
archeologica
finanziata
dal
CNR,
sono
stati
individuati
tracce
di
presenza
umana
relativa
alla
facies
gravettiana,
in
base
alle
tipologie
di
strumenti
litici
ritrovati.
I
resti
faunistici
di
questi
giacimenti
gravettiani
 appartengono
 quasi
 esclusivamente
 a
 mammiferi
 (tra
 le
 specie
 più
 attestate
 Equus
caballus,
Equus
Hydruntinus,
Bos
primigenius,
Cervus
Caproleus)
e
rimandano
ad
una
comunità
di
cacciatori,
 vissuti
 in
 un’epoca
 in
 cui
 il
 clima
 continentale
 relativamente
 secco
 deve
 aver
 favorito
l’estendersi
 delle
 praterie,
 di
 cui
 gli
 animali
 appartenenti
 al
 genere
 Equus
 sono
 tipici.
Successivamente
 l’aumento
 dell’umidità
 nell’atmosfera
 deve
 aver
 determinato
 un
 mutamento
dell’habitat,
con
sviluppo
di
vegetazione
a
boschi
e
macchie,
più
propizia
all’attecchimento
di
altre
specie
 animali,
 come
 ad
 esempio
 il
 Bos
 Primigenius.
 In
 questa
 fase
 l’elevata
 umidità
 all’interno
della
 grotta
 e
 forse
 la
 caduta
 di
 massi
 dalla
 volta
 deve
 averne
 determinato
 l’abbandono.
 La
presenza
 umana
 continua
 però
 fino
 all’età
 neo‐eneolitica
 e
 protostorica
 nell’area
 antistante
l’ingresso,
 da
 cui
 provengono
 reperti
 come
 una
 lama
 di
 ossidiana
 e
 frammenti
 di
 ceramica
d’impasto,
riconducibili
a
questi
periodi.
Il
 sito
 di
 Salentino
 ed
 il
 tratturello
 “Corto
 Martino”
 sono
 beni
 compresi
 nell’area
 SIC
 IT9120013
“BOSCO
MESOLA”.

Non
 meno
 impattante
 appare
 la
 collocazione
 delle
 pale
 P1
 Sud
 e
 P2
 Sud,
 non
 distanti
 dal
 sito
peuceta
di
Ventauro
(area
d’interesse
dell’attuando
P.R.G.).
La
presenza
di
un
casale
medievale
in
questa
località
è
attestata
dalle
fonti
scritte
(anno
1221)
e
dalla
tradizione
orale.
Numerosi
sono
stati,
 in
 passato,
 i
 rinvenimenti
 fortuiti
 da
 parte
 dei
 contadini,
 nel
 corso
 delle
 arature
 o
dell’impianto
 di
 nuove
 di
 colture.
 Come
 per
 Salentino,
 anche
 Ventauro
 è
 interessato
 dalla
presenza
di
una
antica
cappella
(già
citata
nel
documento
del
1221),
intitolata
a
San
Martino,
da
cui
 prende
 il
 nome
 alla
 contrada.
 Ricognizioni
 di
 superficie
 intorno
 alla
 cappella
 non
 hanno
restituito
 reperti
 risalenti
 al
 bassomedioevo,
 anzi
 il
 materiale
 ceramico
 è
 databile
 all’epoca
romano
imperiale‐tardoantica.

La
quantità
e
la
qualità
dei
reperti,
l’estensione
e
le
buone
condizioni
di
conservazione
dell’area,
l’ampiezza
 dell’arco
 cronologico
 (Età
 del
 Ferro
 –
 Tardoantico)
 senza
 soluzione
 di
 continuità,
rendono
questo
sito
il
più
interessante
e
potenzialmente
ricco,
forse
più
dello
stesso
Salentino,
a
cui
è
accomunato
sia
per
l’epoca,
che
per
la
presenza
di
un
luogo
di
culto
di
epoca
medievale.
Nel
 territorio
 a
 Nord
 del
 centro
 urbano
 la
 pala
 P12
 Nord
 è
 collocata
 circa
 un
 chilometro
 ad
 Est
della
 Masseria
 Capitolo
 (contrada
 Tufara
 –
 S.
 Andrea)
 e
 a
 circa
 750
 m
 l’ipogeo
 Misceo
 (vincolo
archeologico).

Numerose
sono
le
indicazioni
relative
alla
presenza
di
un
insediamento
antico
in
questa
zona.
A
metà
degli
anni
‘80
nel
corso
di
lavori
agricoli
fu
distrutta
una
necropoli
risalente
al
IV
sec.
a.C.
Nel
 settembre
 del
 1994,
 in
 seguito
 ad
 un
 nuovo
 “scasso”,
 furono
 portati
 alla
 luce
 rocchi
 di
colonne,
 numerosi
 frammenti
 ceramici
 di
 epoca
 romana,
 anforacei,
 una
 base
 di
 torcularium,
 un
canale
coperto
da
lastre
calcaree
e
intonacato
con
cocciopesto,
che
corre
parallelo
alla
strada
per
tutta
 la
 lunghezza
 dell’area
 e
 profondo
 almeno
 1,50
 m.
 L’intervento
 immediato
 della
 S.A.P.
(Soprintendenza
Archeologica
Puglia)
ha
determinato
l’occupazione
d’urgenza
dell’area,
a
cui
sono
seguite
indagini
di
scavo
nel
novembre
del
1997
e
nel
maggio
del
1998.
Il
sito
è
interessato
dalla
presenza
di
un
impianto
di
tipo
produttivo
di
epoca
romana
tardoantica,
con
una
frequentazione
che
va
dall’epoca
preromana
all’altomedioevo.
Non
è
escluso
che
possano
esserci
anche
i
resti
di
 40


  • un
insediamento
vero
e
proprio,
vista
l’estensione
dell’area
interessata
dalla
presenza
di
reperti
in
superficie.
Le
 pale
 P8
 Nord
 e
 P9
 Nord
 surclassano
 in
 altezza
 la
 vicinissima
 Torre
 Latilla
 (circa
 300
 m).
 Il
monumento,
databile
fra
XIV
e
XV
sec.
e
tutelato
con
vincolo
del
31.02.1981
ai
sensi
della
legge
1089/39,
 è
 stato
 più
 volte
 sotto
 i
 riflettori
 dei
 media
 e
 di
 associazioni
 culturali
 che
 ne
 hanno
chiesto
adeguati
interventi
a
tutela
del
bene.
La
Torre
Latilla,
così
chiamata
dal
nome
della
famiglia
degli
antichi
proprietari,
un
tempo
si
ergeva
sul
ciglio
della
lama.
La
masseria
annessa
alla
torre,
i
cui
 resti
 furono
 demoliti
 circa
 venti
 anni
 fa
 dai
 gestori
 della
 cava,
 costituiva
 forse
 l’evoluzione
dell’antico
 casale
 Cellamare,
 ricordato
 dal
 toponimo
 della
 non
 distante
 strada
 vicinale.
 Secondo
uno
schema
evolutivo
degli
insediamenti
–
da
casale
a
masseria,
a
volte
fortificata
–

che
comincia
a
manifestarsi
nel
XIV
sec.,
raggiungendo
l’apice
fra
XVI
e
XVIII
sec.

Elenco
masserie,
casini,
cappelle
nel
raggio
di
circa
1
km
A
Nord
1
‐
Casino
Tricarico
2
–
Masseria
La
Tilla
(Torre
con
vincolo
architettonico)
3
‐
Casino
Sollazzo
4
‐
Casino
Zella
5
–
Masseria
Gaudenzio
6
‐
Masseria
Paolicchio
7
‐
Masseria
La
Rena
8
‐
Casino
Pietro
Rossi
(Cappella)
9
‐
Villa
Azzone
(Casamassima)
10
‐
Casino
Giordano
11
‐
Masseria
Memola
12
‐
Masseria
Le
Monacelle
13
‐
Masseria
La
Molignana
(Cappella)
14
‐
Masseria
S.
Domenico
(Cappella)
15
‐
Casino
Biasi
16
‐
Masseria
Capitolo
(Cappella)
17
‐
Masseria
I
Casalicchi


 41


  • A
Sud
18
‐
Masseria
Pippo
19
‐
Masseria
S.
Vito
20
‐
Lamione
Difesa
21
‐
Masseria
Cimino
22
‐
Masseria
Parco
d’Ottavio
23
‐
Masseria
Lama
Cupa
24
‐
Masseria
Magazzini
25
‐
Masseria
Pozzo
Mancuso
26
‐
Masseria
Panzarella
(Cappella)
27
‐
Masseria
Giura
28
‐
Masseria
Marchitelli
29
‐
Masseria
Cimaglia
30
‐
Masseria
Cacciafumo
31
‐
Masseria
Catucci
32
‐
Masseria
Panessa
33
‐
Masseria
Losito
34
‐
Masseria
Posa
35
‐
Masseria
Salentino
36
‐
Masseria
Mastronardi

Beni
vincolati
Cappella
S.
Maria
di
Salentino
(vincolo
architettonico
e
archeologico)
Grotta
di
Corto
Martino
(vincolo
archeologico)
Salentino
(vincolo
archeologico)
Torre
Latilla
(vincolo
architettonico)
Sito
loc.
Malano
(vincolo
archeologico)
Ipogeo
Misceo
(vincolo
archeologico)

 42


  • 
 Area
archeologica
di
Salentino
prossima
alla
torre
14
Sud
 43


  • 
 Torre
Latilla
direttamente
interessata
dal
progetto
Nord
 
 Masseria
Capitolo
(nei
pressi
dell’area
archeologica
di
Malano)
 44


  • 
 
 Visione
d’insieme
dell’area
interessata
dal
progetto
a
Sud
con
l’individuazione
dei
siti
archeologici.
 Appare
evidente
come
il
reticolo
ortogonale
di
muretti
a
secco
di
confine
e
strade
interpoderali
realizzato
con
la
 quotizzazione
del
1867
caratterizzi
l’area
interessata
dal
progetto.
 45