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Raimondo Villano - Scuola medica salernitana
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Misteriose le origini di questo centro dedicato agli studi di medicina. Una contaminazione culturale che rappresenta uno dei maggiori eventi

Misteriose le origini di questo centro dedicato agli studi di medicina. Una contaminazione culturale che rappresenta uno dei maggiori eventi
scientifici del Medioevo

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Raimondo Villano - Scuola medica salernitana Document Transcript

  • 1. C O M E E R A V A M OLe circostanze che favorisconola genesi della Scuola medicasalernitana rappresentano uninteressante fenomeno per il filologo elo storico della scienza che in essa scor-gono il rinnovarsi di una cultura che haresistito all’urto distruttivo delle invasio-ni barbariche, mantenendo un filo con-duttore tra latinità classica e civiltà me-dioevale e che vi ravvisano il punto dipartenza per gli sviluppi della scienzamedica futura.L’esatta origine della Scuola è ignota co-me incerta è la sede. Un’ipotesi attendi-bile è la nascita nel IX secolo, quasispontanea, là dove urgeva una cono-scenza immediata sia della pratica me-dica diagnostica e terapeutica sia deifarmaci. Un centro di medicina praticalaica dedita agli studi ippocratici basatisulla deduzione empirica e avvalendosidi dotti in scienze mediche che com-mentano agli studenti la patologia delmalato e la relativa terapia.Una leggenda attribuisce la sua fonda-zione a quattro medici: Pontus, greco bi-zantino, Helinus, rabbino apolide giu-deo, Adela, arabo saraceno e Salernus,latino indigeno. La leggenda narra chein una notte di tempesta un pellegrinogreco si sia rifugiato a Salerno, riparan-dosi sotto un portico. Lì incontra un uo-mo del luogo, ferito; mentre esamina ilsuo male ai due si aggiungono un ebreo66 puntoeffemediterraneo. La Scuola medica salerni-tana, in effetti, è la prima vera scuola dimedicina fiorita in tutto l’Occidente cri-stiano. Essa, superando il fanatismo mi-stico del Medioevo - che comanda lamortificazione dello spirito e della carne,l’astinenza dal piacere e da quanto ren-de dolce e dilettevole la vita - si indirizzaa consigliare di godere con giusta mode-razione di tutti quei beni che possonorendere bella e santa l’esistenza terrena.Benché fedele a questi canoni contra-stanti con le consuetudini del tempo,l’essenza della missione della Scuola èsempre ispirata al messaggio cristiano emira a elevare i valori dello spirito attra-verso i dettami ritenuti più idonei a con-e un arabo che, dissertando sulla ferita,si rendono conto che tutti e quattro si in-teressano di medicina. Prendono quindila decisione di fondare a Salerno unaScuola dove approfondire e divulgare leconoscenze professionali. Secondo altri,invece, è Costantino l’Africano a gettarnele basi mentre per altri ancora è CarloMagno; ipotesi insostenibile non avendoquest’ultimo mai esercitato il potere inquella zona.UNA BENEFICA FUSIONENella genesi della Schola, dunque, ci sa-rebbe l’incontro e una singolare fusionetra culture: ebraica, araba, greca, latina.Praticamente un esempio di sincretismoDI RAIMONDO VILLANOMisteriose le origini di questocentro dedicato agli studidi medicina. Una contaminazioneculturale che rappresentauno dei maggiori eventiscientifici del MedioevoLa Scuola medica
  • 2. puntoeffe 67le funzioni) e, infine, sostenere un esa-me sia con il maestro del corso sia conun collegio di altri medici. Superato l’e-same, il giovane medico riceve un atte-stato che, previo tirocinio minimo di unanno presso un medico anziano, va esi-bito al re per il rilascio della licenza diesercizio. Tra gli elementi di “modernitàè degno di nota, poi, il fatto che la Scuo-la era aperta indistintamente a uomini edonne, benché queste ultime esercitas-sero soprattutto la ginecologia.LE PERSONALITÀ MAGGIORINell’XI secolo, tra le prime importanti fi-gure della Scuola salernitana ricordia-mo Garioponto (970-1050), autore del-la raccolta di testi bizantini PassionariusGaleni e Alfano I (1010-1085), monacodi Montecassino e a lungo Arcivescovodi Salerno, poeta eletto e medico insi-gne. La sua opera, pur avendo egli stu-diato a Montecassino, è di influenza bi-zantina e greco-siriana e concorre allatrasformazione della medicina praticain medicina dotta incanalandosi nell’al-veo della Schola.Alfano scive il De quattuor humoris cor-poris humani: lavoro chimico-terapeuti-co in cui sono elencati i medicamentisemplici (tra cui tamarindo, cassia, bor-ragine, scamonea, trisandali, mirabolanicitrini, sparagi, oppio) e composti (tracui ossimele, teriaca, mitridato, vomitivodel patriarca, pozione di San Paolo).Sul finire dell’XI secolo si ha un’ulterioreinfluenza medica araba con una perso-nalità tipica dello Studium Salernitanum:Costantino l’Africano (1020-1087), diCartagine, dedito al commercio di dro-ghe e viandante in Oriente ed Europa;stabilitosi a Salerno nel 1077 e, poi, conuna carta di raccomandazione dell’Arci-vescovo di Salerno Alfano I, accolto nelMonastero di Montecassino.Lì si converte al cristianesimo e nei suc-cessivi anni traduce circa una trentina diimportanti opere di medicina dall’araboo dal latino. Nel campo dei medicamen-servare e rinvigorire la sanità del corpo.Come è noto, il cliché del Medioevo oscu-ro, rozzo e incolto è stato, già da moltotempo, riconosciuto come infondato etendenzioso dalla critica storica più re-cente e più obiettiva. Basti considerareche quell’epoca ha creato le grandi catte-drali romaniche e gotiche, l’opera di sanTommaso (la più grande costruzione delpensiero speculativo occidentale dopoAristotele) e la Divina Commedia. Ma ènoto, altresì, che nei primi secoli del Me-dioevo per ragioni di ordine naturale estorico insieme, ebbe luogo, o più esatta-mente si aggravò, un decadimento gene-rale della cultura e di tutte le manifesta-zioni della vita. Tanto più grande, perciò,è il merito di coloro che, spesso oscuri eanonimi, promossero il rinnovamento,sia recuperando, come ancora era possi-bile, il patrimonio della cultura antica, siamuovendo alla creazione di nuovi valori.In questo travaglio si collocano l’opera ela gloria della Scuola. Una delle novitàpiù importanti che la caratterizzano stanel non accettare passivamente la malat-tia: non ci si arrende di fronte a essa, la sicombatte e cura. Soprattutto, si cerca diprevenirla con ben precisi strumenti me-dici. Si oppone, inoltre, alla teoria dell’i-nutilità della cura del corpo ritenendosi lavera salvezza estranea al mondo terreno.Alla base del suo concetto di medicina ri-siedono approfonditi studi anatomici sulcorpo umano, l’importanza dell’armoniapsicofisica e il valore di una dieta correttaed equilibrata: principi ancora oggi ripre-si e riaffermati dalla medicina psicoso-matica e dalla scienza dell’alimentazio-ne. Altro grande progresso è il fatto che imaestri salernitani sono disposti a scen-dere dalla cattedra per avvicinarsi al gia-ciglio del paziente e dissertare con gli al-lievi circa gli aspetti clinici delle malattie.Ma diventare medico alla Scuola è arduo:bisogna studiare per tre anni logica, peraltri cinque scuola medica (teoria suiclassici greci ma anche pratica con auto-psie per riconoscere gli organi e capirnesalernitanati, Costantino (raffigurato nel busto inalto) contribuisce, grazie a tali tradu-zioni, ad arricchire notevolmente i Ri-medi salernitani, con una vasta gammadi prescrizioni in precedenza scono-sciute. Sempre nell’XI secolo, è notevo-le l’opera di Giovanni Afflaccio, proba-bilmente medico benedettino discepo-lo e principale divulgatore di Costanti-no l’Africano, che pubblica numeroseopere di medicina tra cui il Liber Au-reus e altri scritti sulle febbri e sulle uri-ne. A questa epoca, inoltre, risale l’o-pera collettiva Tractatus de aegritudi-num curatione in cui si ritrovano inse-gnamenti di medicina generale di varidotti maestri. Salernitana, poi, è Trotu-la De Ruggiero, la prima celebre dotto-ressa che la storia della medicina citramanda, presumibilmente risalentealla seconda metà dell’XI secolo, che sidedica in preferenza alla cura dellemalattie delle donne in rapporto alle di-verse età e alla condizione di vita, co-me desumibile dall’opera De mulierumpassionibus, ante, in, et post partum dicui ci restano frammenti. Questo tratta-to è formato da sessantaquattro capito-li ma mancante dei primi dodici. L’ope-ra è di un certo pregio relativamente altempo in cui è composta e contiene di-versi processi degni di ammirazione:consigli per le levatrici, scelta della nu-trice, igiene di lei e vitto da seguire,parto e puerperio, polipi dell’utero.Altre opere dell’insigne “medichessa”sono il De passionibus mulierum, seude remediis mulieribus, il De feris e ilDe compositione medicamentorum.Intorno al 1080, a opera di un medicodella famiglia dei Plateari - per alcuniMatteo, per altri Giovanni II e per altri an-cora Giovanni III - viene elaborato un di-zionario di farmacologia botanica, ricco dinuove piante e indicazioni terapeutiche: ilCirca instans, dalle prime parole dell’in-troduzione, conosciuto anche come Se-creta salernitana.(1 - Continua)
  • 3. puntoeffe 67vieto di pratica della medicina senza li-cenza reale, essa avanza una petizione asostegno del suo antico diritto consuetu-dinario di conferire lauree in medicina.La regina risponde favorevolmente con-fermando tale consuetudine e, di conse-guenza, i medici certificati da Salernopossono praticare l’arte in tutto il reamesenza aggiunta di alcuna licenza reale.IL REGIMENNel 1548 vede la luce una delle primeedizioni complete del Flos Medicinae,meglio conosciuto come Regimen Sani-tatis Salernitanum, il frutto collettivo piùtiene sia maggiormente efficace. Con ilnome dell’erba corrispondente all’ultimalettera dell’alfabeto termina il manoscrit-to le cui pagine, numerate in epoca po-steriore, sono 295. Saladino d’Ascoli,poi, seguendo le orme del valoroso mae-stro, scrive il Compendio degli aromatariche detta, all’epoca come in futuro, lenorme per il buon esercizio della farma-cia, indicando anche quali devono esse-re i requisiti dell’onesto aromatario, dacui dipendeva la conservazione della sa-lute umana. Nel 1359 l’importanza dellaScuola è tale che, quando la regina Gio-vanna I rinnova il vecchio decreto di di-Il metododidatticonoto della Scuola salernitana. Sarà ri-stampato in epoche successive almenoin trecento edizioni sempre con nuoveaggiunte e tradotto in quasi tutte le lin-gue europee, in alcune lingue asiatichee perfino in certi dialetti. Questi versi, inorigine 362, raccolti e commentati nelXIII secolo dal maestro della scuola me-dica di Montpellier, Arnaldo da Villanova,allievo della scuola salernitana, diventa-no nel corso dei secoli addirittura 3.520.La diffusione e la risonanza che il poemascritto in versi leonini ha si devono certa-mente alla sua chiarezza didattica piana,semplice, popolare e adatta alla com-prensione di chiunque. Non si nota om-bra né appesantimento di principi filoso-fici ma tutto si ispira alla virtù dei “sem-plici” e ai precetti di una rigida igiene fi-sica e morale. È un poema del qualenon si conosce la data precisa di com-pilazione, né l’autore o gli autori e sipresume che i primi versi siano statiscritti intorno al X secolo. L’opera, a ca-rattere enciclopedico, descrive gli ele-menti della natura, gli alimenti, gli statid’animo e le stagioni allo scopo di sal-vaguardare la salute mantenendo unperfetto equilibrio tra uomo e natura.Il Regimen offre i rimedi giusti per ognisofferenza, dettando le buone norme pervivere sani, demolisce quel fanatico mi-sticismo medioevale che impone la pri-vazione della carne, la mortificazionedello spirito, l’astinenza dal piacere e,soprattutto, l’avere in sacro orrore tuttociò che può rendere più dolce e dilette-vole la vita, per cui fa capire chiaramen-te a chi lo consulta di valersi, con giustamoderazione, dei beni terreni che la na-tura ha elargito. Poche opere, eccetto lereligiose, influenzano per tanti secoli lavita dei popoli europei come il Regimen.Nel Quattrocento, poi, sorge un’erede in-discussa della scuola salernitana: l’Uni-versità di Padova, che inizia una sorta direvisione preumanistica delle anticheopere di materia medica e che condizio-na fortemente le successive produzionidi erbari di ispirazione dioscoridea.In epoca Napoleonica, infine, per Decre-to del 29 novembre 1811 di GioacchinoMurat sul riordinamento della pubblicaistruzione, vi è la chiusura della Scuolamedica salernitana di cui, però, già dalungo tempo era cessata l’importanza.
  • 4. C O M E E R A V A M OFin dal 1100 la Scuola medicasalernitana adotta un metododi insegnamento teoretico logi-co e moderno mettendo a disposizionedegli studenti testi nei quali è scritta,quindi codificata, la ricerca della Scuo-la stessa. È quest’innovazione che tra-sformerà la Scuola in un’università qua-le oggi noi la intendiamo. Nel momentodi trasformazione del metodo scolasticoappare la figura di Nicolò PraepositusSalernitanus, medico-farmacista cheopera intorno al 1140 e lascia alla Scuo-la e alle generazioni future la stesuradefinitiva dell’Antidotarium, opera chel’imperatore Federico II eleva a farma-copea ufficiale in tutta Europa. Un trat-tato di materia medica, oltre che farma-ceutica e terapeutica, contenente unaraccolta di 139 ricette di pratica «ospi-taliera» quotidiana con l’adozione di pe-si e misure di base per tutti gli antidota-ri e le farmacopee seguenti. Questo te-sto è considerato la prima raccolta di ri-cette della medicina europea e per mol-ti secoli costituisce la fonte ufficiale permedici e farmacisti: ispira erbari, ricet-tari, compendi e antidotari sino all’iniziodel XVIII secolo.LA FORMAZIONE DEI MEDICILa Scuola di Salerno è il centro della for-mazione medica in Europa fino al XII se-colo. I medici ivi formatisi si diffondonoin tutto il continente e, nel contempo,nuove università sorgono.La medicina, poi, gradualmente si colle-ga al sistema universale del sapere edella filosofia e cessa di essere una me-ra attività manuale: questa tendenza,già verificatasi nel mondo arabo, si ap-profondisce nel mondo cristiano gene-rando un nuovo corpus teorico di con-cezioni tradizionali simile al mondo isla-mico grazie all’influenza proprio di Sa-lerno (oltre che di Toledo). A Salerno eMontpellier, inoltre, vi sono i professoridi medicina che danno vita all’impulsoper la creazione delle università.L’istituzione di studia prima e di univer-sità poi nasce dalla necessità di docentie discenti di creare una propria struttu-ra, differenziata dalle strutture clericalioriginarie, capace di affermare i suoi di-ritti e privilegi. In essa l’arte come com-plesso di comportamenti derivati dall’e-66 puntoeffeLa scuola di medicina pratica di Saler-no, adottato il corso di lettura su testiautorevoli come metodo d’insegnamen-to e cominciato a produrre una lettera-tura di commenti, perviene all’elabora-zione di un sistema d’insegnamentoteoretico e si trasforma da scuola perapprendisti di medicina pratica a uni-versità, nel senso posteriore della paro-la e diventa un centro di cultura lettera-ria e filosofica, non meno che medica,già poco dopo il 1150 al tempo di Bar-tolomeo e Musandino.Il 5 giugno 1224 Federico II con il Ge-neralis lictera (editto) dà disposizioniper l’istituzione dell’Università a Napoli.Tale nuova realtà di studi entra subito inconcorrenza con la Scuola, relegandolaprogressivamente a un ruolo seconda-rio. Nel 1340 il famoso maestro medicodottissimo, insigne dottore in fisica euomo nobile Matteo Silvatico, a Salernodai primi del secolo, scrive l’eruditissi-mo libro delle Pandette, l’Opus Pandec-tarum Medicinae, compilazione di ma-teria medica con diligenti ed esatte ri-cerche intorno alle virtù delle erbe chemostra il progresso fatto al tempo dall’a-rabismo. Matteo Silvatico tratta di tuttele erbe conosciute, sia quelle che per leloro singolari qualità guariscono siaquelle che nuociono. Il manoscritto ini-zia con una Tabula Semplicium in cuisono elencate le varie malattie e i relati-vi rimedi. Accanto al nome di ogni erbavi sono dei disegni decorativi colorati al-ternativamente in marrone e azzurro. Leerbe sono elencate in ordine alfabeticoe la prima lettera di ciascuna erba è po-sta in un quadrato scritta con inchiostrorosso o azzurro circondata da disegnisempre diversi colorati in rosso se la let-tera è in azzurro e in azzurro se la lette-ra è in rosso. Al nome dell’erba seguel’indicazione della malattia cui è indica-ta, il modo per trarne giovamento e per-fino in periodo della giornata in cui si ri-sperienza diretta, l’experientia, raccor-data all’analisi, la ratio, è trasmessa nel-la dottrina ex cathedra ed elaborata conl’inspectio, la revelatio, l’exquisitio el’autenticatio cui si aggiunge la praticamanuale, l’usus.Verso la fine del XII secolo la Scuola sa-lernitana subisce una trasformazionemolto importante collegata ai nomi deifamosi maestri Mauro e Ursone nellecui opere, conservate ma non ancorasufficientemente studiate, si nota unforte interesse per le questioni filosofi-che e teoretiche, una certa conoscenzadelle dottrine aristoteliche e un impiegoconsapevole dei metodi della logica sco-lastica: elementi che sembrano manca-re negli scritti più strettamente pratici emedici della scuola anteriore. Si ap-prende, poi, da alcuni scritti di Mauroche la Scuola, già prima della fine delXII, adotta il metodo che avrebbe carat-terizzato linsegnamento universitariodella medicina e delle altre materie perparecchi secoli, fin quasi al secolo XVIII:la lettura e l’esposizione di alcuni testiautoritativi, esposizione che trova la suaespressione letteraria nel commentopubblicato e diffuso nei manoscritti e,poi, nelle stampe.L’origine e il primo progresso del metodoscolastico e della filosofia aristotelicadurante i secoli XII e XIII, dunque, sonosignificativamente attribuibili a Salernoe alla medicina, accanto a Parigi e allateologia o a Bologna e alla giurispruden-za. Infatti la Scuola di Salerno ha famaeuropea, educa molti studenti stranierie il suo influsso ha una diffusione spa-zio-temporale assai vasta, come docu-mentato anche dalla quantità e dalla dif-fusione dei manoscritti nonché dalle ci-tazioni dei maestri salernitani riscontra-bili negli scritti medici di altri luoghi e dialtri tempi.Anche i farmacisti di Salerno sono notiin tutta Europa per i loro medicamenti.DI RAIMONDO VILLANOSi conclude la panoramica sulla Scuola medicasalernitana, tra le maggiori istituzioni culturalidel Medioevo oltre che ispiratricedi un nuovo sistema di insegnamento