• Save
  Raimondo Villano - Verso la Società globale dell'informazione-cap. 2-Analisi tecnica problemi di applicazione e sviluppo tlc
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Raimondo Villano - Verso la Società globale dell'informazione-cap. 2-Analisi tecnica problemi di applicazione e sviluppo tlc

on

  • 381 views

ABSTRACT DA : 6. R. Villano “Verso la società globale dell’informazione”, con un imponente apparato di oltre 600 documenti e fonti bibliografiche/audiovisive (patrocinio RC Pompei, ...

ABSTRACT DA : 6. R. Villano “Verso la società globale dell’informazione”, con un imponente apparato di oltre 600 documenti e fonti bibliografiche/audiovisive (patrocinio RC Pompei, Presentazione di Antonio Carosella, Ed. Eidos, pag. 194; Torre Annunziata, maggio 1996);

Statistics

Views

Total Views
381
Views on SlideShare
381
Embed Views
0

Actions

Likes
1
Downloads
0
Comments
0

0 Embeds 0

No embeds

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

      Raimondo Villano - Verso la Società globale dell'informazione-cap. 2-Analisi tecnica problemi di applicazione e sviluppo tlc Raimondo Villano - Verso la Società globale dell'informazione-cap. 2-Analisi tecnica problemi di applicazione e sviluppo tlc Presentation Transcript

    • 3 ROTARY INTERNATIONAL DISTRETTO 2100 ITALIA Service Above Self - He Profit Most Who Serves Best Raimondo Villano Verso la società globale dell’informazione A. R. 2000-2001
    • 4 L’elaborazione e la scrittura di questo testo è stata ultimata nel mese di maggio 1996. © Rotary International - Club Pompei Oplonti Vesuvio Est Elaborazione, impaginazione e correzioni a cura di Raimondo Villano Edizioni Eidos, Castellammare di Stabia (Na)
    • 5 Indice Presentazione 7 Prefazione 9 CAPITOLO I Analisi settoriale delle principali applicazioni telematiche 11 CAPITOLO II Analisi settoriale dei problemi tecnici di applicazione e/o sviluppo delle tecnologie informatiche 33 CAPITOLO III Sicurezza e reati informatici: problemi tecnici, giuridici e normativi 85 CAPITOLO IV Problematiche ed azioni politiche 113 CAPITOLO V Politica, attività e problematiche delle imprese del settore informatico 135 CAPITOLO VI Stime di mercato 149 CAPITOLO VII Aspetti filosofici, morali ed esistenziali 155 CAPITOLO VIII Impatto spaziale. Problemi urbanistici 163 CAPITOLO IX Impatto sociale 169 Conclusioni 177 Note 180 Bibliografia 183
    • 7 Presentazione Un grande dono offerto con grande umiltà. Ecco come si può definire questa lunga e non lieve fatica di Raimondo Villano, il quale, per mero spirito di servizio e non certo per ambizioni accademiche, ha voluto assumere la parte e l’ufficio di mediatore tra una materia intrinsecamente complessa e in rapida evolu- zione e la gran massa di coloro che, in numero e in misura crescenti, son destinati a fare i conti con essa, anche se non per loro scelta. Il discorso sull’attuale società dell’informazione è tanto diffuso, che rischia di apparire un luogo comune. Ma proprio il fatto di essere comune comporta la necessità che se ne conoscano, sia pure a grandi linee ma non superficialmente, contenuti metodi e finalità non con la pretesa di dominare il nuovo universo disciplinare ma con il legittimo desiderio di non esserne dominati e manipolati. La nuova realtà creata dalla scienza informatica ed elettronica ha profondamente mutato, abbreviandole fin quasi a cancellarle, le tradizionali coordinate spaziali e temporali dell’umano agire e comunicare, costringendo anche menta- lità e abitudini a rapidi processi di adattamento. Quando gli adattamenti ci sono stati (con o senza traumi conta poco), si son ritrovati enormemente accresciuti i poteri di ciascun individuo di mettersi in relazione con gli altri e quindi di moltiplicare, attraverso lo scambio di informazioni, le occasioni e le modalità della crescita globale della personalità. Quando, invece, gli adattamenti non sono stati nep- pure tentati o, se avviati, non hanno creato le sperate abilità, s’è avvertita una progressiva emerginazione dal flusso delle informazioni e s’è instaurata la non felice condizione di do- ver utilizzare informazioni manipolate da altri o comunque di seconda mano. Ecco perché oggi non è più possibile scegliere tra l’adesione alla nuova realtà e il rifiuto di essa. Nella società dell’informazione ci siamo già e, ci piaccia o no, l’unica libertà di scelta che rimane è tra il rassegnarsi a subirla o il prepararsi a guidarla. E l’uomo, se non vuole abdicare alla propria dignità, non può non provvedere in tempo alla propria libertà con lo scegliere la seconda ipotesi. È davvero un Giano bifronte quello che sfida l’uomo contemporaneo a scelte difficili e irrevocabili: esso promette e fa intravvedere un gran bene, ma contiene anche, occulte, le insidie di un gran male. Ancora una volta, come all’inizio della storia, l’uomo deve vivere e risolvere dentro di sé l’eterno dramma della scelta. Ma in ogni caso la via resta sempre una: quella della cono- scenza. Per accettare o per respingere. * * * L’autore non chiude gli occhi di fronte ai problemi che vien ponendo all’uomo di oggi la trasformazione in atto della società. Al contrario: li fa suoi, quei problemi, e, pur con le debite cautele e riserve, assume coraggiosamente posizione a favore della prospettiva di cambiamento, ovviamente governato e diretto dall’uomo. Il cap. VII, in particolare, con- tiene una diligente e accurata disamina del pensiero filosofico contemporaneo nel suo
    • 8 misurarsi con la tecnologia informatica e con i problemi ch’essa pone alla perplessa intel- ligenza e all’ancor più perplessa sensibilità degli uomini. Sembra proprio che l’intera civiltà occidentale, di plurimillenaria durata, sia giunta ad una svolta decisiva del suo cammino: la macchina, che pur è frutto dell’umano pensiero, ne incrementa ed amplifica le potenzialità in misura incredibile e imprevedibile, ma restano molto difformi da essa i ritmi con cui le masse degli uomini si adeguano alle nuove possibi- lità operative. È come se l’immensa eredità della storia dell’umana intelligenza e ricerca oggi costituisse una remora o un gravame per l’uomo dannato al cambiamento: questo c’è sempre stato, ma, per i ritmi che ne scandivano il processo, è stato sempre agevolmente “metabolizzato” dall’uomo. Oggi è l’incalzante rapidità dei processi innovativi che mette a nudo la lentezza dell’adeguamento dell’uomo e della sua struttura psichica e mentale. Ed è proprio lì, nello scarto tra le due velocità, che si annida il rischio: la liberazione dalla ripetitività meccanica di certe operazioni, offerta dalla macchina, potrebbe tramutarsi in un forma sconosciuta di asservimento delle masse. Da parte di chi? e a vantaggio di chi? Se a questo punto della riflessione interviene l’inevitabile avvertimento di tener sempre l’uomo come fine, ecco che ammonitore si leva il passato con tutto il fascino dei valori ch’esso ha creati e consegnati alla nostra coscienza e alla nostra responsabilità. Il cammino verso il nuovo è inarrestabile. L’augurio è che l’uomo sappia percorrerlo con saggezza, con coraggio e con umiltà, traghettando sempre nei nuovi approdi l’eredità delle passate gene- razioni, in virtù della quale egli può ancora riconoscersi e dirsi uomo. La riflessione dell’autore su tutta quest’area problematica dura da alcuni anni, nel cor- so dei quali egli ne ha fatto partecipi gli amici rotariani del suo club con la generosità di chi mette a vantaggio degli altri la propria fatica e con l’umiltà di chi sente il proprio dono inadeguato al sentimento che lo muove e lo accompagna. Alcune tappe di questo fecondo e costante rapporto della silenziosa operosità del singolo con la vita del gruppo sono state contrassegnate da concrete proposte di notevole utilità e rilevanza sociale: ricordo le validissime indicazioni sull’organizzazione del servizio sanita- rio e dell’assistenza agli anziani, sull’orientamento dei giovani nella scelta degli studi uni- versitari e nella ricerca del lavoro nonché le preziose applicazioni della razionalità infor- matica alla sistemazione dell’archivio del Distretto 2100 del R.I. Di tutta l’esperienza acquisita e della conoscenza accumulata nell’itinerario degli ultimi anni quest’opera rappresenta la “summa”, della quale non saprei se apprezzare di più l’ampiez- za della materia trattata o lo sforzo di renderla accessibile alla comprensione di persone sforni- te di competenza specifica ma dotate di buona volontà, quali son certamente i Rotariani. A me, che ho avuto più volte l’occasione di apprezzare la serietà dell’impegno professio- nale e civile dell’autore, piace concludere questa presentazione col notare ch’egli, nel delineare l’avvento del nuovo universalismo tecnologico come versione contempora- nea degli universalismi classici (cristiano, umanistico, razionalistico), ha saputo far sua la pedagogia rotariana dell’uomo come fine. Gennaio 2000 Antonio Carosella
    • 9 Prefazione Il presente lavoro è scaturito dall’analisi, a mano a mano sem- pre più approfondita, degli aspetti e delle problematiche della so- cietà globale dell’informazione, condotta sulla scorta di numerosi testi e pubblicazioni, tra le quali ultime mi piace ricordare qui il prestigioso quotidiano nazionale IL SOLE 24 ORE, che al fenome- no delle telecomunicazioni riserva con costanza la sua ben nota e non superficiale attenzione. A me pare, invero, ch’esso, pur senza la pretesa di essere esau- stivo in una materia oltremodo complessa a causa dell’intrinseca multifattorialità e polivalenza nonché della magmatica evoluzione del fenomeno, possa tuttavia divenire un utile strumento di ulterio- re comprensione e punto di partenza per l’aggiornamento delle co- noscenze. Ciò a beneficio di una platea non di addetti ai lavori ma di sog- getti di buona volontà, che con attenzione, sensibilità e sollecitudi- ne recano il loro tassello, piccolo ma pur sempre prezioso, alla gran- de opera collettiva dell’edificazione della società contemporanea. Raimondo Villano
    • 33 CAPITOLO II Analisi settoriale dei problemi tecnici di applicazione e/o sviluppo delle tecnologie informatiche Riguardo alla televisione, si deve tener presente che essa si prepara a passare dall’era catodica a quella digitale in cui si può trasmettere attraverso un segnale dieci volte più grande di quello attuale giungendo a ricevere fino a cinquecento canali specializzati, multimediali ed interattivi. Il televisore diventerà un pò computer, un pò videotelefono ed un pò terminale. La quantità di canali a disposizione5 spingerà i broadcaster ad offrire dei bouquet di program- mi specializzati abbandonando la strategia di ricercare il massimo ascolto in ogni rete. Le reti generaliste diventeranno tematiche (le stesse emittenti attuali sanno di dover cambiare): sono pronti i canali dedicati ai bambini, agli amanti della musica e dello sport, alle notizie finanziarie. L’avvento di questi nuovi media caratterizzati da soluzioni più o meno accentuate di interattività ed il loro rapporto con la televisione tradizionale, soprattutto con quella generalista, hanno com- portato lo sviluppo di un intenso dibattito fra operatori, programmisti, ricercatori e studiosi dei fenomeni comunicativi. Un dibattito che si potrebbe ridurre a una contrapposizione fra un’ipote- si di rivalità e, quindi, anche di futura sostituzione di un tipo di comunicazione rispetto all’altro e un auspicio di complementarità reciproca, addirittura di collaborazione. Inoltre, è emersa una contrapposizione interpretativa fra “ottimisti” e “prudenti”, al di là, ovviamente, della diversità di sfumature. I primi hanno sottolineato l’impatto “rivoluzionario” delle nuove tecnologie e han- no previsto una perdita progressiva d’importanza del tradizionale “broadcastin”; gli altri hanno dato giudizi più acuti contrapponendo alla prospettiva fiduciosa e proiettata verso il futuro tecno- logico la preoccupazione soprattutto per le difficoltà d’ordine economico e per quelle connesse alle abitudini di consumo. Vi è, inoltre, chi ritiene che l’utilizzo della tecnologia videoway cam- bia le abitudini di ascolto dei telespettatori ma non conferma le ipotesi sulla sostituzione della televisione tradizionale e c’è chi, invece, sostiene la necessità di ridimensionare le previsioni rispetto agli atteggiamenti di consumo del telespettatore, rilevando come negli Usa l’impatto delle nuove tecnologie sia stato minore rispetto a quanto soprattutto i media prevedevano. Que- sto discorso viene ancora più evidenziato se si considera come i network statunitensi stiano attualmente rafforzandosi e concentrandosi e stiano proponendo un’immagine della tv generalista come matrice di tutte le nuove forme di televisione, come punto di riferimento nella pluralità dell’offerta: il suo palinsesto potrebbe essere usato come un menu a cui attingere per le costru- zioni delle reti tematiche (la rete delle reti). C’è, tuttavia, da tener presente, come d’altronde afferma la maggior parte degli specialisti del settore, che la Tv generalista tra dieci anni sarà ancora seguita dal 50-70% dei telespettatori. Come, infatti, è già accaduto per i quotidiani, l’arrivo di un nuovo “medium” modifica l’ambien- te della comunicazione ma non determina la scomparsa del precedente. È chiaro, pertanto, che bisogna agire sulla diversificazione del pubblico e sulla disaffezione per i canali tradizionali (per nulla automatica né maggioritaria) offrendo generi poco presenti nei loro palinsesti generalisti, per conquistare nicchie di mercato composte da pubblici a reddito medio-alto e quindi con maggiori capacità di selezione e di critica verso l’offerta.
    • 34 I sondaggi dicono che, per assicurarsi questi sevizi, l’americano medio è disposto a spendere circa 10 dollari al mese in più di quanto spende ora. In Europa6 sono i francesi che si dichiarano più disponibili a pagare pur di avere la possibilità di accedere ai servizi televisivi avanzati. Non meraviglia affatto che, sotto questo punto di vista, l’Italia non si mostri molto entusiasta, dal momento che nel nostro Paese non esiste la televisione via cavo e i telespettatori sono stati da sempre abituati a vedere la tv praticamente gratis: per le reti pubbliche c’è il canone, mentre sui canali commerciali si paga indirettamente sottoponendosi al bombardamento pubblicitario. Ri- sulta interessante notare che, secondo le ricerche della Inteco, sei italiani su dieci sarebbero disposti a pagare un supplemento per vedere i film senza pubblicità (contro il 70% dei francesi, il 49% dei tedeschi e il 39% degli inglesi). Pochi, insomma, sembra siano convinti che il mercato della tv interattiva sia destinato a diventa- re un mercato di massa7 poiché il consumo televisivo ha tempi di cambiamento più lenti rispetto all’innovazione dell’offerta e alle alleanze tra i gruppi che la determinano. La risposta dei diversi pubblici nazionali, pertanto, rappresenta il grande interrogativo sulla redditività degli investimenti effettuati o da effettuare da parte di Stati e grandi società della comunicazione nell’interattività. In queste condizioni, il break even, il punto di pareggio, per questi investimenti, sarebbe lontano nel tempo almeno quindici anni, un pò troppo anche per le gigantesche corporazioni interessate. I rischi del passaggio all’era dell’interattività, quindi, sono sintetizzabili nella scar- sa disponibilità non solo di tempo dei consumatori ma, soprattutto, di risorse degli investitori mentre la comunicazione commerciale sarà più lunga nei tempi e più riflessiva, in risposta ai bisogni d’informazione. Il vero problema è senza dubbio rappresentato dai costi. Un centro servizi costa 60 miliardi e bisogna averne molti sul territorio. In Usa, per dotare 60 milioni di case dell’attrezzatura necessaria, dicono gli analisti, occorro- no fra i 70 e i 90 miliardi di dollari. Il costo per collegare ogni singola casa varia, secondo le stime, fra i 700 e i 2.500 dollari. Vi è, poi, il costo dei servizi: infatti le sperimentazioni statunitensi dimostrano che la gente paga solo per servizi effettivi. In realtà, la storia dell’industria è fatta di salti tecnologici che hanno reso possibile prodotti che sembravano irrealistici e di bisogni latenti dei consumatori che esplodono all’improvviso. E tutti hanno troppa paura di commettere lo stesso errore (snobbare i mini computer) che è costato all’Ibm la leadership planetaria dell’informatica. In attesa del “mondo nuovo” i grandi magazzini dell’informazione on line su reti telefoniche, le reti via cavo con crescente capacità di trasporto di servizi televisivi e la diffusione di centinaia di canali via satellite, irrompono in un mercato che, comunque, risulterà in mano ai consumatori ed ai possessori del prodotto, cioè dei contenuti da veicolare in vecchie e nuove reti. Un mercato, ancora, che attualmente è maturo, cioè dove il consumo di televisione non avrà ulteriori tassi di incremento8 . Per quanto riguarda i contenuti e gli strumenti europei nella strategia a sostegno dell’audiovi- sivo, l’Europa cerca, con molte difficoltà, di recitare ancora un ruolo da protagonista in questo settore come anche in quello delle comunicazioni. Di fronte alla nuova ondata di fusioni negli Stati Uniti e all’imminente avvio delle trasmissioni digitali via satellite, con la relativa moltipli- cazione dei canali e dei servizi televisivi, l’Unione Europea sostiene la propria industria audiovi- siva, le cui dimensioni nazionali sono di gran lunga inferiori a quelle dei colossi statunitensi. Fino a pochi anni fa, a Bruxelles la parola magica era Alta Definizione ma il suo standard europeo di Alta Definizione è fallito prima di nascere, spiazzato irrimediabilmente dall’avanzata delle tecnologie digitali negli Stati Uniti. Ora l’Europa comunitaria punta allo sviluppo degli
    • 35 apparecchi televisivi in 16:9, a schermo cinematografico, in grado di ricevere sia programmi analo- gici, quelli diffusi attualmente, che quelli digitali e compatibili con la futura Alta Definizione. Ci si può chiedere se non si rischi un secondo fallimento europeo per imporre i costosi appa- recchi a grande schermo, in grado di essere sfruttati al meglio solo con prodotti ad alto costo (film o eventi sportivi) anziché puntare soprattutto sulla distribuzione numerica in termini di moltiplicazione dei canali e dei servizi extra televisivi. In entrambi i casi, bisognerà comunque avere una maggiore produzione europea e nazionale di programmi di stock, quelli in grado di essere ripro- dotti più volte e, se possibile, esportati sui mercati esteri, a partire dalla fiction e dai film. In questo scenario, l’assenza dell’Italia dal Piano d’azione per i servizi avanzati è una conse- guenza della nostra cultura politica e informativa sui mezzi di comunicazione. Una cultura sintonizzata sulle poltrone, sui personaggi che le occupano e - nella sostanza - sul controllo dell’informazione. Una cultura, quindi, che sottovaluta la portata strategica dello sviluppo di una forte industria dei programmi nazionale ed europea. Lo stesso dibattito pro o contro le quote di programmazione destinate ai programmi di origi- ne europea ha suscitato scarsa eco sui nostri quotidiani e tra i partiti, al contrario di quanto è accaduto negli altri paesi europei. Inoltre, dopo il fallimento dello standard televisivo Mac che, sulla carta, avrebbe dovuto rappre- sentare l’anticamera per l’affermazione dell’Alta Definizione continentale, l’Europa cerca di non perdere ulteriore terreno rispetto agli Stati Uniti e al Giappone nella corsa alla televisione del futuro. Uno degli strumenti utilizzati da Bruxelles nella sua strategia per il sostegno dell’audiovisi- vo, insieme al Piano media dedicato alla pre-produzione, produzione e distribuzione di program- mi e film europei, è il Piano d’azione “16:9”, dedicato allo sviluppo di programmi per i televisori a grande schermo, di cui recentemente è stato presentato il Primo rapporto annuale della Com- missione al Parlamento e al Consiglio europeo. Rapporto che rivela, purtroppo, come l’Italia sia stata finora del tutto assente nella richiesta e nell’assegnazione di finanziamenti per i servizi avanzati di televisione nel biennio ’93-94. Obiettivo del Piano è quello di favorire la diffusione di apparecchi riceventi a grande scher- mo (nei quali il rapporto base-altezza è pari a 16:9, rispetto al tradizionale 4:3, proponendo un’immagine più simile allo schermo cinematografico) incentivando, con opportuni finanziamenti, la produzione e la diffusione di programmi audiovisivi in tale formato. A Bruxelles, inoltre, si sta preparando la Direttiva sulle norme relative ai segnali televisivi, che dovrà rimpiazzare la “Mac” del ’92. Tale nuova direttiva dovrà offrire un contesto di norme che favorisca lo sviluppo di un mercato i cui protagonisti siano orientati soprattutto a sviluppare la diffusione numerica dei propri canali televisivi. Di poi, il mercato dei tv color a schermo cinematografico è impantanato in una situazione nella quale i produttori di apparecchi e di radiodiffusori si rinfacciano a vicenda di attendere lo sviluppo del mercato senza investire per farlo decollare. Inoltre, va considerato che il futuro della tv si gioca sulla moltiplicazione sia tecnologica sia commerciale dei canali, con una maggior concorrenza dovuta alla possibilità di segmentare il merca- to, di fare promozioni incrociate tra le diverse reti e di vendere pacchetti di abbonamenti “combinati” che vedano tra i clienti sia i possessori delle antenne satellitari9 sia le case raggiunte dal cavo. Negli Usa Fox e Nbc trasmettono via satellite sia direttamente sia ai centri di redistribuzione dei cable system operator. Il segnale viene trasportato da sei colossi (Alascom, Gte spacenet, GEAmerican, Hughes, AT&T, Comsat) attraverso 34 satelliti domestici: 4,1 milioni di case han- no le antenne sul tetto con un giro d’affari pari a 400 milioni di dollari (oltre 650 miliardi). Ecco alcuni numeri. Secondo la National cable television association, alla fine del ’94 c’era- no 11.350 società proprietarie di sistemi via cavo articolati su base locale che collegavano 61 milioni di case (i colossi sono Tci e Time Warner con oltre 26 milioni di abbonati).
    • 36 Per quanto riguarda i programmi, negli ultimi tre anni il numero dei canali nazionali specia- lizzati via cavo è più che raddoppiato: oggi si calcola che siano 150. E questo mercato è al centro di un aspro scontro tra lobby per stabilire le nuove regole. Proprio lo scorso anno la commissione Commercio della Camera ha approvato una proposta di legge favorevole alla liberalizzazione selvaggia che aprirebbe la strada alle concentrazioni tra i diversi media su scala nazionale: un round nettamente a favore dei grandi operatori. Dal canto loro le compagnie telefoniche locali si apprestano a entrare massicciamente nella distribuzione via cavo di servizi video. La partita del multimediale è, però, appena cominciata. Per quanto riguarda gli incassi delle maggiori Tv specializzate via cavo nel 1993, espressi in milioni di dollari, essi sono stati di: 342 per espn, 298 per tbs, 311 per usa, 190 per mtv, 149 per nickelodeon, 209 per tnt e 197 per cnn, mentre gli incassi per il 1994 sono cresciuti sino a: 403 per espn, 356 per tbs, 327 per usa, 250 per mtv, 235 per tnt, 216 per nickelodeon e 204 per cnn. Ampliando il campo di osservazione all’Europa, c’è da dire che il cavo si è sviluppato come servizio locale, anziché nazionale, pur essendo spesso di proprietà pubblica, tranne che in Fran- cia e Germania10 . Quest’ultimo Paese, con 13,5 milioni di collegamenti, conta un terzo degli abbonati in Europa e vale un terzo delle entrate continentali. La Francia, invece, ha praticamente abbandonato il suo plan cable, lanciato in pompa magna come inarrestabile volano per l’indu- stria elettronica e audiovisiva nazionale. Due ondate simultanee di cambiamento stanno investendo il mercato della tv via cavo: la convergenza del mercato della televisione con quello delle telecomunicazioni e la liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione. Ciò significa che i tradizionali gestori delle Tlc sono, rispetto al passato, estremamente interessati al cavo, come dimostra il piano di Telecom Italia per raggiun- gere dieci milioni di abitazioni entro il 1998. Il mercato del cavo, in primo luogo, è in crescita, anche se molti operatori sono in perdita e i risultati non giustificherebbero l’ottimismo e l’entusiasmo per il futuro di molti addetti ai lavori. In secondo luogo, le reti cablate e quelle di telecomunicazione stanno diventando più simili dal punto di vista tecnico. In entrambi i casi, poi, gli operatori coinvolti sono interessati a nuove forme di servizi interattivi, come il video - su - domanda e i videogiochi in rete. L’integrazione totale tra telecomunicazioni e tv via cavo è, però, ancora lontana, sebbene tecnicamente possibile, a causa degli enormi investimenti richiesti. Molti fornitori autorizzati ad offrire il servizio telefonico di base attraverso il cavo potrebbe- ro seguire il modello britannico della rete parzialmente integrata (acquistando i collegamenti a lunga distanza dai principali operatori, British Telecom in testa). All’inizio del ’94, un’abitazione su quattro dell’Europa occidentale era collegata alla tv via cavo e il totale della spesa degli abbonati era di circa quattro milioni di Ecu, tre quarti dei quali per i servizi di base, il resto diviso tra costi di collegamenti e abbonamenti alle tv a pagamento. Le spese dei distributori via cavo sono quasi equivalenti alle entrate, ma sottraendo da queste ultime la parte di competenza delle emittenti diffuse a pagamento, il settore, nel suo insieme, è in perdita. La maggior parte delle spese degli operatori è destinata a portare il servizio di base ai nuovi utenti e aumentare la capacità di trasporto della rete; il limite dei nuovi servizi consiste nel fatto che essi comportano costi ingenti a cui corrisponde un incremento marginale dei guadagni. Al di là della media, i mercati del cavo in Europa occidentale stanno attraversando fasi di sviluppo estremamente diversificate. I 32 milioni di abbonati alla fine del ’93 dovrebbero, secon- do la Cit Research, arrivare a 55 milioni entro il 2003, con una crescita del 70%, raggiungendo il 31% delle abitazioni con il televisore. I ricavi lordi complessivi degli operatori cavo dovrebbero quasi triplicarsi, dai 3,9 miliardi di Ecu del ’93 agli 11,3 del 2003. A trarne maggior profitto, però, saranno i proprietari dei canali a pagamento più che gli operatori del cavo, perché i servizi di pay-tv porteranno dal 15 al 30% la loro quota sul totale degli introiti del cavo. Con l’avvento
    • 37 dei servizi interattivi, inoltre, i distributori via cavo si ritroveranno a spendere una quota maggiore del proprio budget per l’acquisto di programmi - si tratti di film o di videogiochi - rispetto ai 26 milioni di Ecu del 1993, ma si ridurranno i costi di sviluppo delle reti (ma non quelle di esercizio). Tra i singoli Paesi, nell’anno Duemila, la Gran Bretagna dovrebbe superare la Francia, par- tita in grande anticipo con il suo plan cable, quanto a numero di abbonati, con 3,28 milioni di famiglie contro 3,13 nel 2001 e, in quell’anno, la Germania sarà a quota 21 milioni di abbonati al cavo ma a scapito soprattutto degli impianti con antenne centralizzate. In Gran Bretagna vi sarà il massimo sviluppo della pay-tv nonostante la normativa ignori in buona parte il futuro peso delle reti via cavo. Attualmete queste pesano per circa il 3% del mercato totale contro il 35% delle reti satellitari, il 36% detenuto dai due canali commerciali (Itv e Channel 4) e il 32% delle due reti pubbliche della Bbc. In un mercato ormai quasi totalmente liberalizzato quale quello britannico, infatti, le tv via cavo americane (ma anche francesi e, naturalmente, inglesi) stanno ritagliandosi una quota sem- pre crescente, oltre a porre nuovi problemi di rapporti con le società telefoniche che a loro volta sono interessate a vendere agli utenti nuovi prodotti. Il mercato delle tv via cavo, in cui operano attualmente una ventina di protagonisti, sta regi- strando in Gran Bretagna una crescita esponenziale: da poco più di 800mila nel 1993 e 1,4 milio- ni lo scorso anno il numero degli abbonati dovrebbe superare di slancio quest’anno i due milioni per attestarsi oltre quota 2,5 milioni. Lo sviluppo sarà piuttosto debole invece in Germania dove i servizi di base dovrebbero avere la meglio. Quanto al video - su - domanda, servizio riassumibile nella filosofia del “guarda ciò che vuoi quando vuoi”, secondo la Cit, non c’è compagnia telefonica in Europa che non abbia piani per sperimentare tale servizio, e questo preoccupa gli operatori del cavo, che non hanno a disposizio- ne i mezzi finanziari delle compagnie telefoniche nazionali. Dunque, la tv del futuro parlerà americano11 . L’Europa è meno ricettiva degli Usa verso i servizi interattivi e in questo quadro l’Italia risulta tra i Paesi dove il “Vod” (Video on demand) avrà vita difficile. Infatti, solo il 10% degli italiani si è dichiarato “molto interessato” alla televisione “su richiesta”, contro il 43% degli Stati Uniti, il 19% di Gran Bretagna e Francia, il 12% della Germania. Un altro dato considerato molto importante dagli addetti ai lavori è l’utilizzo del videoregi- stratore. Tre italiani su dieci, a esempio, programmano il videoregistratore parecchie volte la settimana; si tratta di un dato superiore alla media americana ma che rappresenta comunque una frequenza dimezzata rispetto agli inglesi. Se si analizza più in dettaglio il luogo e il modo in cui decolla la tv interattiva nel mondo, si osserva che negli Usa U.S. West (Omaha) avviata nel 1994 aveva un bacino utenti nel 1995 di 40.000 unità; Bell Atlantic (New Jersey, Virginia) avviata nel 1994 contava 900 utenti nel 1995; Time Warner (Florida) avviata nel dicembre 1994 aveva 400 utenti nel 1995; Tci (Washington) avviata nel 1995 contava 2000 utenti; Nynex (New York) nata nel 1994 contava nel 1995 800 utenti; Viacom (California) nata nel 1995 non ha ancora reso ufficiale il parco utenti. In Germania, invece, Deutche Telekom, presente in sei importanti città e nata nel 1995, conta 6000 utenti mentre in Australia l’Interactive Tv Australia (Adelaide) nata nel novembre 1994 contava nel 1995 1500 utenti. In Gran Bretagna, poi, B.T. (Colchester-Ipswich), creata a giugno 1995, conta 2500 utenti mentre On Line Media (Cambridge), nata a settembre 1994, aveva nel 1995 250 utenti. Infine, in Giappone Governo Giapponese (Kyoto), nata a luglio ’94, contava 300 utenti nel 1995 mentre Tokio Cable Network (Tokyo), nata nel dicembre 1993, aveva nel 1995 400 utenti. Esaminando più in particolare i principali aspetti di sviluppo del settore televisivo in Italia, va rilevato che, benché oggi gli italiani ricevano in media venticinque canali tra emittenti locali e
    • 38 nazionali, non c’è competizione e di fatto si sceglie tra le sei reti principali. Nel contempo, per il modo in cui si è sviluppata la competizione tra i sei network più importanti, si è di fatto determi- nata un’omogeneizzazione delle programmazioni. Ciò spesso più che far partecipare l’utente gli fa subire la trasmissione, rischiando così di farlo allontanare e di concorrere a fargli sviluppare modi innovativi di intendere l’utilizzazione del mezzo televisivo. Inoltre, apparendo il volume complessivo di risorse che affluisce al sistema dal serbatoio pubblicitario in grado di alimentare non più di sei o sette reti generaliste, lo sviluppo dei canali tematici offrirà, anche nel nostro Paese, opportunità straordinarie per le aziende che intendono colpire un pubblico mirato e nel contempo gli investimenti pubblicitari concorreranno al rafforzamento delle quote di mercato dei nuovi media in quanto possono influire sull’abbattimento dei costi: la pubblicità sarà “incap- sulata” nel programma che costerà meno se sarà ordinato con gli spot. Ovviamente, però, un trend del genere conoscerà dei limiti, dato che un numero eccessivo di canali o ancor più di scelte individuali (milioni) provocano solo il caos. Le previsioni di sviluppo del mercato italiano di Video On Demand sono di circa 200mila abbonati nel 1996, di circa 500mila nel 1998, di circa 1 milione nel 2000 e di 3 milioni nel 2004. In ogni caso, il pubblico italiano, tra film, sport, informazioni e intrattenimento, ha a disposi- zione un’offerta di tv terrestre senza paragoni con altri Paesi europei. E la diffusione dei videore- gistratori è ormai intorno al 60% delle famiglie con tv. Le difficoltà di Telepiù nella raccolta degli abbonamenti nascono anche da questa saturazione di offerta a basso costo (canone), che accen- tua la lentezza del cambiamento. In autunno è partita a Milano e a Roma la prima sperimentazione commerciale di video on demand che ha coinvolto mille famiglie, che è basata su doppino telefonico e gestita da Stream, società costituita a fine ’93 dalla Stet con la missione di centro servizi per il mercato multimediale. È partita con applicazioni destinate all’intrattenimento, ma con l’obiettivo di arrivare a offrire anche home banking, teledidattica e altri servizi innovativi. Nello scenario nazionale, com’è intuibile, gli attori della rivoluzione tecnologica televisiva sono rappresentati da rai e da Fininvest. La rai ha puntato per gli investimenti tecnologici preva- lentemente sull’hardware, ovvero non coinvolgendo tanto i programmi quanto, con finanziamenti di oltre 700 miliardi di lire in tre anni, prevedendo l’informatizzazione degli archivi e la digitalizzazione degli impianti. La Fininvest ha deciso di compiere sperimentalmente la prima fase della sua rivoluzione tecnologica avviando investimenti (affidati a Videotime, la società del gruppo per i mezzi di produzione) per digitalizzare gli studi al fine di ottimizzare la qualità ed i tempi di realizzazione dei programmi. Inoltre, al di là delle innovazioni tecnologiche, la Videotime guarda al futuro tenendo in costante aggiornamento i suoi quadri: un primo laboratorio telematico è stato allesti- to ad uso interno, durante una recente convention di quadri e dirigenti. Per quanto concerne, poi, la standardizzazione del sistema, la Fininvest rappresenta l’Italia insieme alla Rai e al mi- nistero delle Poste nell’ambito della Dvb, l’associazione delle 150 maggiori aziende tv europee che opera a Ginevra. Se è vero che la Rai ha gestito le sue reti in chiave generalistica è altrettanto vero che la Fininvest ha cercato fin dall’inizio di differenziare le sue tre reti orientando in senso generalistico Canale 5 e specializzando le altre due: Rete 4 in direzione del pubblico femminile e Italia 1 in direzione del pubblico giovanile; la stessa Rai ha cominciato, da qualche tempo, a costruire i palinsesti delle proprie reti in direzioni complementari e vuole lavorare sulle reti generaliste, ma anche in quelle specializzate. Questa proliferazione di prodotti e servizi non esaurisce la funzio- ne di servizio pubblico; anzi in un momento in cui la personalizzazione asseconda le spinte settoriali dei mercati, il servizio pubblico deve mediare tra le spinte settoriali e gli interessi della collettività12 . Ma soprattutto la Rai prepara il lancio, a fine ’96, della tv digitale via satellite. È un
    • 39 investimento da 600 miliardi per il quale il servizio pubblico sta portando avanti le trattative con i possibili partner internazionali e quella con il ministero delle Poste, per ottenere il “via libera” a un’attività non prevista dall’attuale convenzione con lo Stato. Colloqui, ad esempio, sono stati avviati con la Disney-Abc, impegnata a lanciare sul conti- nente il suo Disney channel, aventi per oggetto il lancio di uno degli otto canali tematici progetta- ti dalla Rai, quello destinato a famiglie e ragazzi. Attualmente, gli otto canali tematici che la Rai dovrebbe lanciare dal satellite Hot Bird 2 dell’Eutelsat sono: quello musicale (partner Warner e Sony, antitrust europeo permettendo per la seconda, e la New Regency); quello educativo, finan- ziato dal Ministero della Pubblica educazione; quello per i ragazzi; quello sportivo; quello tutto dedicato all’informazione (la Cnn ha offerto la propria disponibilità); poi, un canale “Nostalgia” con i programmi Rai che hanno fatto la storia della tv in Italia; un canale cinematografico e uno di musica classica. Un altro canale allo studio potrebbe essere dedicato ai documentari; l’ultimo potrebbe essere quello della solidarietà collegato al Segretariato sociale13 . In ogni caso, l’assetto definitivo del pacchetto Rai deve essere ancora stabilito. Varie ipotesi sono allo studio, tra cui quella, prospettata come la più conveniente, di lasciare “in chiaro” (per i possessori di antenna parabolica) i due canali dedicati all’informazione e all’educational, trasfor- mando in canali a pagamento gli altri sei. È certo, tuttavia, che l’impegno finanziario sarà note- vole: 600 miliardi per otto canali, compreso il centro servizi e i costi di marketing. Sui ricavi le stime sono molto prudenti intorno ai 100 miliardi annui per l’intero pacchetto. Il pareggio tra entrate e uscite dovrebbe arrivare intorno al quinto anno, la remunerazione dell’investimento un pò più avanti, mentre sono previsti incentivi per chi acquisterà antenna parabolica e decodificatore. Non è ancora stato deciso, soprattutto, se gli otto canali saranno tutti o in parte a pagamento: diverse opzioni sono allo studio dei vertici aziendali e del presidente Letizia Moratti. Per la Rai investire nella Tv digitale via satellite comporta un alto rischio ma promette di portare avanti una politica delle alleanze e di avere accesso alle tecnologie della diffusione digi- tale e della gestione a distanza del parco abbonati, condizionamenti politici permettendo. E attraverso la tv del futuro si potrebbe anche anticipare la privatizzazione permessa dal referendum. La creazione di società ad hoc per la gestione dei canali tematici e di altre attività nelle quali la Rai possa anche essere in minoranza può essere un modo per introdurre partner privati nel capitale. Per la Rai, comunque, restano centrali e da mantenere in mano pubblica le tre reti terrestri. La tv destinata ai grandi pubblici è quindi tutt’altro che morta, lo dimostrano, oltre alla corsa all’acquisizione dei grandi network commericali come Abc e Cbs, anche la somma, duemila miliardi di lire, spesa dalla Nbc per acquistare i diritti delle Olimpiadi estive e invernali del Duemila. In un’epoca di forte competizione su tutti i mercati, le grandi marche hanno sempre bisogno di posizionarsi e chiedono eventi internazionali dai grandi ascolti. Sul fronte interno, la Rai chiede al ministero delle Poste l’autorizzazione per gestire canali a pagamento via satellite, non previsti dall’attuale convenzione con lo Stato. Il ministero potrebbe autorizzare la sperimentazione, in attesa della ratifica della direttiva europea sui satelliti. Molto dipenderà da quello che succederà nel dopo - commissione Napolitano dove circolavano propo- ste che avrebbero potuto ridurre le prospettive d’inserimento della Rai sul mercato, come quella, ad esempio, che la avrebbe costretta a varare un solo canale tematico. I concorrenti non aspettano, Telepiù dovrebbe ottenere dal ministero la proroga all’autunno ’96 del termine di legge entro il quale dovrà salire sul satellite. I sudafricani della Nethold, che controllano la gestione dell’emittente, sono tra i più avanzati nella sperimentazione del segnale e della gestione del parco abbonati. Telepiù ha prenotato quattro trasmettitori sull’Hot Bird 2, pari a un “pacchetto” di sedici canali, anche la Rcs sarebbe in lista d’attesa per due trasmettitori sullo stesso satellite dell’Eutelsat che sarà ricevuto in tutta Italia, oltre che in gran parte d’Europa, con una parabola di 50-60 centimetri. Infine, sulle 120 opzioni satelittari digitali di Eutelsat, solo 50 sarebbero gestite da soggetti nazionali, leggi permettendo (nella commissione Napolitano c’è chi
    • 40 avrebbe voluto vietare per cinque anni la tv a pagamento agli operatori con più di una rete). Gli altri saranno in mano a operatori esteri, alcuni dei quali stanno studiando l’introduzione su propri canali dell’audio in lingua italiana. Per la Rai ed i giovani media non c’è solo il problema dell’innovazione tecnologica che i mezzi trasmissivi (il cavo ed il satellite) stanno delineando. Altrettanto importante è il problema dei prodotti e servizi che dovranno essere veicolati. Anzi, a fronte di una rapidissima evoluzione delle tecnologie trasmissive, arranca la produzione dei contenuti da trasmettere14 . Come già detto, molte ricerche indicano che le strategie del futuro saranno definite dai detentori dei contenuti (i grandi archivi di immagini, per esempio) e dei diritti sul loro sfrutta- mento. Importanti gruppi multinazionali stanno già cercando di comperare tutto il comperabile. Sulle grandi risorse italiane (i diritti sul patrimonio dei beni culturali, per esempio) si sta verifi- cando una vera e propria corsa. La Rai, dunque, sembra voler entrare con tutto il peso dei suoi archivi nella produzione di software da offrire ai nuovi consumatori di programmi confezionati su misura in self service. Ciò poiché è evidente che oggi il problema è cosa mettere dentro questo sistema integrato di televi- sioni, calcolatori e reti che non ha più limiti. E bisogna pensarci in fretta per non essere più terra di conquista di prodotti che arrivano dall’estero attraverso una nuova massiccia ondata di impor- tazioni, senza alimentare, se non in misura ridotta, l’industria e la creatività nazionale, dato che nella produzione nazionale la competitività del nostro Paese è, se possibile, ancora più debole. Quella cinematografica ha visto, negli ultimi anni, ridursi gli investimenti medi per pellicola e le quote di mercato, al di là degli exploit di pochi titoli campioni d’incasso. Certo il maggior ascolto del pubblico, in tutto il mondo, va ai programmi nazionali ma in Italia rischia di concentrarsi su eventi dal vivo e programmi a basso costo, che non coprono l’intera programmazione e non hanno possibilità di sfruttamento nel tempo sui vari mercati. La Rai è da sempre sostanzialmente un produttore di software e in questo contesto deve essere in grado di fornire servizi che incontrino le esigenze e i bisogni evidenti o latenti degli utenti. La soglia di accesso per i nuovi canali televisivi, insomma, rimarrà alta, in mancanza di infrastrutture che permettono di veicolare canali tematici e a pagamento a pubblici definiti e conosciuti. Ma in ogni caso, anche se questi canali hanno costi di programmazione più bassi di quelli generalisti, potranno avvalersi della produzione nazionale solo se quest’ultima garantirà qualità, convenienza e specializzazione. Per quanto riguarda le aziende e l’industria, l’avvento delle nuove tecnologie dell’informa- tica e della microelettronica nei prodotti e nei processi produttivi e gestionali determina profonde trasformazioni nelle strutture delle imprese e nel loro comportamento strategico. La rapida evoluzione del settore dell’offerta di prodotti informatici (ciclo di vita del prodot- to informatico: 1 o 2 anni) impone, alle imprese che intendono stare al passo coi tempi, un altrettanto rapido adeguamento delle proprie strutture organizzative, che dovranno essere dota- te, quindi, di un elevato grado di flessibilità e adattabilità ad una situazione di mercato caratte- rizzata dalla obsolescenza precoce. La scomparsa di un gran numero di imprese che non hanno saputo raccogliere questa sfida è, forse, la testimonianza più lucida di un’esigenza di riprogettazione della maggior parte delle funzioni aziendali che ha attraversato, in questi anni, l’imprenditoria italiana. A farne maggiormente le spese sono stati gli ormai logori processi decisionali che, supportati dalla possiblità offerta dalle nuove tecnologie di decentralizzazione agevole, hanno saputo ga- rantire una immediata linfatizzazione al vecchio modello burocraticizzato, causa di tante duplicazioni e sovrapposizionamenti decisionali. Il risultato più evidente di un simile processo è rappresentato soprattutto dal prodotto “infor- mazione”, cioè un bene non fisico, immateriale, che presenta caratteri profondamente diversi rispetto ai beni di tipo fisico in termini di immagazzinamento e manutenzione.
    • 41 Esiste oggi, difatti, un qualcosa chiamato cultura dell’informazione, per cui le aziende non misurano la loro efficacia mediale, più che l’efficienza, basandosi solamente su quanti videoter- minali saranno sulle scrivanie dei dirigenti o su quanto sarà stato l’investimento globale per informatizzare l’azienda; bensì tenderanno ad uniformare le scelte verso la piena comprensione dell’influenza che l’information technology può esercitare su un’azienda stessa, sia in termini di sopravvivenza e crescita, che in termini di valutazione dei rischi e delle opportunità. Il sistema dei flussi informativi per la pianificazione e il controllo diventa, quindi, la struttura centrale di riferimento in un’impresa che dinamicamente si adatta alle nuove condizioni della tecnologia e dell’ambiente esterno. Inoltre, ogni giorno le aziende devono compiere una grande quantità di transazioni cartacee come ordini, fatturazioni, bolle di spedizione secondo procedure che solo in parte è stato possibile automatizzare, soprattutto quando i documenti sono scambiati tra organizzazioni diverse. Si tratta di un autentico collo di bottiglia nel flusso delle operazioni, che ne aumenta tempi e costi, infatti basta considerare che, mediamente, il 25% dei costi di una transazione è rappresentata dalle fasi di data entry e re-entry. L’Edi (Electronic data interchange) permette di migliorare la situazione attraverso lo scam- bio elettronico dei dati tra i computer di partner commerciali collegati a una rete. La trasmissione e lo smistamento dei dati a mezzo di sistemi di telecomunicazione e la loro elaborazione tramite computer senza interventi manuali garantisce un’estrema velocità mentre tra i vantaggi di tipo gestionale offerti dall’Edi si possono citare la riduzione degli stock e degli spazi di magazzino, i minori tempi di approvvigionamento, la maggiore disponibilità di capitale e la migliore programmazione della produzione, delle spedizioni e dei trasporti. L’Edi si configura pertanto come uno strumento strategico per la logistica aziendale, che consente di incrementare la propria competitività,comunicando con i partner attraverso una tecnologia vantaggiosa per entrambi. Anche le politiche aziendali tendenti alla riduzione dei magazzini sono più facilmente perseguibili in presenza di un sistema Edi, che permette di accelerare ordini e consegne e, soprat- tutto, di sapere istante per istante quali sono le giacenze di magazzino e le merci in viaggio, quindi spedite dai fornitori. L’applicazione dei codici a barre per realizzare un data entry automatico previa identificazio- ne del materiale e l’applicazione dell’Edi permettono,inoltre,di collegare il flusso dei materiali con quello delle informazioni, aumentando la produttività, migliorando la qualità dell’informa- zione, riducendo i costi e incrementando la tempestività poiché le informazioni entrano nel com- puter nel momento in cui avviene la transazione. In ambito Edi sono state avanzate varie proposte di standard; tra questi si è affermato a livello mondiale Edifact (Electronic data interchange for administration, commerce and transport), svi- luppato sotto l’egida delle Nazioni Unite e noto come standard Iso 9735 o En 29735. La costru- zione dei documenti secondo lo standard Edifact avviene in base a regole che definiscono le informazioni necessarie, obbligatorie e facoltative, il modo di codificarle e la sequenza che le informazioni devono rispettare nel messaggio. Asua volta, la Commissione Ue ha messo a punto un piano denominato Tedis (Trade electronic data interchange system), i cui principali obiettivi sono evitare la proliferazione di sistemi Edi chiusi come quelli appena citati, con i conseguenti problemi di compatibilità; promuovere l’introduzione di sistemi Edi che soddisfino le esigenze degli utenti, soprattutto delle piccole e medie imprese; e, infine, sostenere il ricorso alle norme disponibili, come le raccomandazioni Un/Ece (Commissione economica dell’Europa per le Nazioni unite) nelle procedure di scambio internazionali. Il programma Tedis intende inoltre aumentare la consapevolezza dei potenziali utenti of- frendo informazioni generali, informare i fornitori europei di apparecchiature e i produttori di software sulle possibilità offerte dallo sviluppo di sistemi Edi, nonché dare un’assistenza speci- fica alle piccole e medie imprese per consentirne una partecipazione attiva allo sviluppo dell’Edi.
    • 42 In un mondo sempre più attraversato da autostrade elettroniche, l’Edi rappresenta uno strumento concreto di miglioramento dell’efficienza aziendale. Le industrie, dunque, avrebbero bisogno di prendere velocemente decisioni in termini di applicazioni multimediali nel loro ambito, ma tendono anche a procrastinarle nella speranza di riuscire ad avere, nell’attesa, più informazioni che chiariscano i loro dubbi e i loro interrogativi: nel frattempo i multimedia continuano a evolvere. Per entrare nel mondo multimediale, le industrie dovranno reingegnerizzare adeguatamente i propri ambienti produttivi con workstation che possano supportare e gestire dati multimedialì incluso video in tempo reale e nuovi server di file che gestiscono grossi volumi di dati immagaz- zinati su Cd-Rom o Raid (Random arrays of inexpensive discs). Attualmente, sui mercati dei servizi e dei sistemi multimediali, è già iniziata una fase di fermento in cui i principali produttori mondiali si stanno impegnando in uno sforzo tecnologico che renda possibile l’avvento della realtà industriale multimediale: un esempio di ciò è offerto proprio dalla trasmissione ad alta velocità in contemporanea di suoni, dati e immagini, con l’annullamento delle distanze per ottenere risparmio di tempo e aumento di produttività. Tutta- via, sembra che l’industria europea non sia ancora pronta a sfruttare i vantaggi della comunica- zione multimediale essendo restia a modificare le abitudini di lavoro soprattutto a livello mana- geriale. Sostanzialmente, l’industria europea vuole essere maggiormente rassicurata sulla faci- lità d’uso dei servizi multimediali, preoccupata della loro complessità tecnologica e dubbiosa sulla loro reale necessità. Benché si deve riconoscere che in taluni casi la “computerizzazione” fin qui realizzata soffre ancora troppo di rigidità burocratica, anche se con la sua introduzione la produttività dei “colletti bianchi” ha finalmente cominciato a crescere. Inoltre, pur non essendoci azienda professionista con una certa cultura informatica che non parli di Internet, quando una di esse si collega per ottenerne, oltre che informazioni e un congruo risparmio nei costi di comunicazione, anche un vantaggio commerciale o di immagine, nella gran parte dei casi è impreparata a farlo e di conse- guenza manca il suo scopo. Appare semplice, poi, utilizzare Internet solo se lo si fa in maniera superficiale; infatti, in una città virtuale di almeno 50 milioni di abitanti, con un numero impres- sionante di informazioni di banche dati (database) se non si è esperti navigatori ci si può perdere, vanificando le proprie azioni e intenzioni. I software utilizzati per entrare in rete tramite uno dei cento e più provider ormai localizzati in ogni provincia d’Italia, aiutano i loro utenti a inviare e ricevere posta con grande facilità e a viaggiare in quella selva di archivi, strade, autostrade, incroci, cartelli e agganci. Ciò, tuttavia, avviene più nel senso che va dalle aziende verso Internet, per agevolare nel trovare quanto cerca- no, che nel senso opposto. Se un’azienda vuole usare Internet come mezzo non per cercare ma per comunicare ciò che fa e produce in modo efficace e remunerativo le occorre una competenza specifica che spesso non fa parte del bagaglio conoscitivo di chi fornisce i collegamenti e i servizi. Si sa, infatti, che un’azienda, come qualunque altro soggetto, può avere in Internet sia la sua casella postale con relativo indirizzo sia la sua vetrina (o uscio di casa) sempre con relativo indirizzo: alla prima essa riceverà la corrispondenza, alla seconda, che nelle sue home page contiene tutte le notizie che la riguardano, potrà accedere chiunque cerchi informazioni di quel tipo. Occorre, poi, che si doti di un navigatore grafico, che le consenta di fare le cose di cui ha bisogno: cercare notizie, fornire informazioni, partecipare a conferenze, gestire un minimo di posta elettronica e possedere, infine, buone funzioni grafiche per accedere a testi, immagini, grafici e suoni. Questa opportunità va attentamente considerata in quanto il forte incremento che sta interessando Internet in questi ultimi anni ha spinto gli utenti a una maggiore cura delle loro pagine in rete e non solo nei contenuti ma anche nella grafica e nella qualità della loro comunicazione. Ecco, allora, emergere il primo limite per chi affida questo compito al
    • 43 provider locale: l’estrazione informatica di questi fornitori non ha dato loro l’opportunità di sviluppare capacità grafiche o di marketing industriale, con il risultato che le pagine di un’azien- da, qualora fossero affidate loro, corrono il rischio di essere da un lato attraenti e dall’altro vuote in termini di comunicazione. Sarebbe perciò impossibile per un’azienda ottenere, con una qualità di livello amatoriale, la considerazione e l’interesse del suo pubblico. Per essere accattivante e inattaccabile, oltre che interessante per il cliente, è bene allora che l’azienda si faccia aiutare da un esperto sia di grafica, sia di comunicazione industriale, il quale studi a fondo il problema e trovi la giusta soluzione. La competenza in entrambi i campi è condizione irrinunciabile se si vuol mostrare la propria classe, giacché in Internet i navigatori grafici hanno già una logica ipertestuale che consente di passare da un soggetto all’altro senza soluzione di continuità. La struttura dei documenti esposti nella vetrina dell’azienda deve essere perciò analizzata in funzione del pubblico dal quale intende essere raggiunta, in modo che il suo messaggio sia sem- plice, inattaccabile, immediato ed efficace. Occorre poi che essa si adoperi affinché la sua vetrina abbia i giusti snodi e gli eventuali agganci con database vicini e lontani; quelli lontani sono spesso ben organizzati e documentati, rintracciabili ed accessibili. Se questi database sono complementari o in sintonia con il settore dell’azienda meritano di essere considerati sia per cercare sia per ricevere. Per raggiungere i propri obiettivi un’azienda dovrà attuare, da sola o con l’aiuto di qualcuno veramente preparato, una vera e propria strategia di comunicazione che può essere focalizzata in tre azioni. Esistono innanzitutto in Internet dei siti ove sono raccolti i dati base che identificano le informazioni messe liberamente in linea da qualunque soggetto. Questi dati possono essere raggiunti nel loro sito tramite una parola chiave. Se il potenziale cliente dell’azienda, che si suppone si occupi di condizionamento, cerca informazioni proprio su questa disciplina, può tro- vare automaticamente gli agganci necessari semplicemente digitando la parola “conditioning”. E’, quindi, indispensabile che l’azienda faccia inserire i propri indirizzi in tutti i possibili siti ove i suoi potenziali clienti potrebbero andarli a cercare. In secondo luogo può chiedere ai suoi “vicini” (da intendere nel senso più ampio del termine) di indicare nelle loro home page i suoi indirizzi in cambio dell’inserimento dei loro nella sua vetrina. Attuate queste prime due azioni, la terza ne è un’automatica conseguenza. Il potenziale clien- te potrà puntare direttamente sulla vetrina dell’azienda, perché, conoscendo con quale meticolo- sità e competenza essa aveva curato le precedenti azioni, saprà che qui potrà trovare gli agganci ipertestuali per tutte le informazioni che lo interessano senza essere costretto a navigare alla cieca in giro per i database di tutto il mondo perdendo tempo e danaro. La vetrina dell’azienda dovrà quindi essere attraente, inattaccabile, facilmente raggiun- gibile, utile a chi opera nello stesso settore e soprattutto capace di comunicare in modo efficace al suo pubblico quanto gli serve a complemento, è ovvio, di ciò che l’azienda produce o che altre imprese o soggetti, a seconda dei casi, studiano, scrivono, progettano, fabbricano, realizzano o distribuiscono. Dunque, in termini generali, la parola chiave da coltivare è “armonia”, vale a dire la capacità di organizzare il coordinamento fra relativamente piccole unità produttive e di servizio puntando sugli apporti esterni all’azienda, rinunciando anche, se necessario, alla superba autosufficienza d’una volta, eliminando i tempi passivi o morti per migliorare i livelli della velocità operativa. L’economia di scala, fino a pochi anni fa criterio sovrano, ha perso la sua importanza. Bisogna infatti produrre più in fretta e con una struttura snella altrimenti si va fuori mercato. Prendendo, poi, in esame analiticamente il processo di informatizzazione dell’industria ita- liana15 , occorre notare che negli anni della recessione gli investimenti sono stati fortemente ridotti. Tuttavia, l’industria costituisce ancora uno dei mercati al cui interno l’It può trovare ampi spazi di crescita.
    • 44 Il processo di informatizzazione che si riscontra nei Paesi maggiormente industrializzati non ha ancora del tutto attecchito nel mondo delle imprese italiane a causa proprio della sua caratte- ristica peculiare: un mondo dominato da poche grandi imprese, ma la cui ossatura è formata da una miriade di piccole o piccolissime realtà imprenditoriali. Suddividendo l’universo delle imprese in manifatturiere e di processo, nel 1994 della prima (che comprende industria meccanica, aerospaziale, auto e altri mezzi di trasporto, elettronica- elettromeccanica) facevano parte circa 450mila unità, di cui, secondo un’indagine di Teknibank realizzata per conto di Smau, solo il 21% era attrezzata con strumenti informatici. Al contrario di quelle medio-grandi, già da tempo informatizzate, la gran parte delle piccole imprese, quelle al di sotto dei dieci addetti - oltre 410mila, il 92% del totale - devono ancora essere interessate, in una percentuale molto elevata (oltre l’80%), ai processi di prima informatizzazione. Una situazione sicuramente non all’avanguardia, laddove si considerino le esigenze della produzione odierna, che richiede valori elevati di flessibilità, un continuo incremento della produttività, una riduzione del time to market (ovvero la riduzione al minimo del tempo che intercorre fra l’ideazione, la progettazione e la sperimentazione di un nuovo prodotto e il suo lancio sul mercato). Tutte esigenze che richiedono ovviamente un’attenta gestione sia amministrativa (acquisizione e gestione degli ordini), sia industriale con il supporto di strutture organizzative, snelle e flessibili. La penetrazione dell’It (misurata in percentuale di stazioni di lavoro per colletto bianco) nel comparto manifatturiero dovrebbe passare dal 31,6% del 1990 al 55,9% nel 2000, andando a toccare soprattutto le aree relative alla gestione dell’amministrazione, delle risorse umane, del- l’innovazione dei prodotti e dei processi operativi logistici e di produzione. Un andamento analogo si osserverà nell’industria di processo (gomma, carta-legno, farmaceu- tica e cosmetica, metallurgia, siderurgia, eccetera), composta da oltre 312mila imprese, di cui più di 261mila al di sotto dei dieci addetti; anche qui la percentuale di quelle informatizzate è ancora molto bassa: solo il 29 per cento. Il trend di crescita sarà pari al 4,3% annuo, e lo sviluppo sarà favorito dall’avvento di nuovi strumenti software sempre più user fiendly e flessibili, da utilizzare in ambientidistribuitiperfacilitarelacondivisibilitàdeidatidiprogettotralediversefunzioniaziendali. Nell’area dell’automazione della produzione, infine, è previsto un tasso di crescita pari al 40% annuo fino al Duemila ed è un dato indicativo sulla possibile ripresa degli investimenti nella cosiddetta fabbrica automatica. Il comparto dell’abbigliamento e calzature sarà quello maggiormente interessato e al suo interno verrà toccata soprattutto l’area relativa alla gestione dei processi operativi logistici e di produzione. In valori assoluti, l’Information technology nell’industria italiana ha raggiunto nel 1994 i 4.173 miliardi di lire. L’incremento previsto fino al 2000, in ragione del 2,7% circa annuo, dovrebbe portare il fatturato a un totale di 4.900 miliardi di lire. In ogni caso, dopo la frenata del ’94 quando le imprese hanno preferito investire in macchinari e attrezzature per incrementare la produttività, il 1995 dovrebbe essere stato l’anno della ripresa, grazie alla favorevole congiun- tura internazionale e alla necessità di procedere a investimenti consistenti per ottenere l’integra- zione e la condivisione dei dati da parte dell’utenza. Osservando i vari comparti industriali, la meccanica assorbe circa il 48% del mercato dell’It e ha una potenzialità di crescita del 2,4% all’anno, quindi superiore alla media. Di poi circa il 3,3% annuo dovrebbe essere la crescita nel settore elettromeccanico-elettronico mentre in linea con la media resta l’incremento annuale previsto per auto. L’Industria di processo dovrebbe segnare invece gli incrementi più interessanti in termini di investimenti in informatica. Se l’indu- stria estrattiva farà segnare un modesto incremento il tessile-abbigliamento e la lavorazione dei minerali non metalliferi presenteranno una crescita annuale del 4,5 per cento.
    • 45 Il settore in cui si prevede, comunque, una maggiore diffusione degli strumenti informatici sarà quello delle imprese con meno di cento addetti; in esso, infatti, si assisterà a una crescita del 4% annuo contro 1,5% e 1,8% circa rispettivamente della media e grande impresa. Le aree inte- ressate saranno quella dell’innovazione prodotti-produzione. Per aiutare le imprese italiane a superare la scarsa innovazione, che costituisce uno dei freni principali alla loro competitività reale sui mercati internazionali e che insieme alle difficoltà di accesso al credito ed ai vincoli della politica fiscale rappresenta gli elementi critici del nostro tessuto industriale, sta per nascere un’apposita agenzia. A gestirla sarà il Mediocredito centrale d’accordo con il ministero dell’Industria e insieme ad altri due qualificati protagonisti: l’Union- camere e l’Enea. Un protocollo d’intesa è stato già siglato. Il suo compito, che si rifarà al modello adottato in Francia, sarà infatti quello di trasferire immediatamente il necessario know how organizzativo e finanziario alle imprese che ne chiede- ranno, gratuitamente, la consulenza e che saranno così in grado di orientarsi meglio per il reperimento delle risorse finanziarie sia nella palude degli incentivi pubblici sia tra gli strumenti (scarsi, per la verità) messi a disposizione dal mondo del credito. Ciò anche in considerazione del fatto che il 70% degli investimenti effettuati fino ad oggi è derivato dall’autofinanziamento con un ricorso, dunque, modesto sia al leasing che al credito a medio e lungo periodo a tasso agevolato. Inoltre, dal 10 gennaio 1996 è entrato in funzione in Italia il registro telematico delle imprese, sistema di informazione legale di impresa che è quanto di più avanzato oggi esista in Europa, affidato alle Camere anziché alle cancelleria dei tribunali, che apre anche una nuova era per l’informatizzazione telematica del registro da parte delle Camere di Commercio. Ciò presenta numerosi vantaggi non solo per il mercato unico ma anche per le imprese e la legalità. Non ci sarà Mercato unico senza un sistema unico efficace ed efficiente di informazione economica dotata di valore legale per tutti gli imprenditori e per tutti i cittadini dell’Europa. Inoltre, il linguaggio convenzionale del computer, in algoritmo, sarà in grado di superare anche le barriere dei linguaggi nazionali sensitivi-intuitivi. Essere cittadino dell’Europa di domani signi- fica avere e dare informazioni, nel linguaggio informatico, in tempi reali per tutta l’Europa. Le Camere di commercio italiane debbono fare del nostro registro un modello per l’Europa; questa è la sfida che, dopo il Parlamento, la cultura giudica e la società affida loro nella prospettiva della realizzazione di un Registro europeo delle imprese (Business european registry). Di poi, c’è da notare che la nuova pubblicità fondata su un registro delle imprese telematico è full, redy, soft. La nuova pubblicità è full, nel senso che è completa e organica perché a differenza di quanto era previsto dal codice civile del ’42, essa riguarda oggi e ha per oggetto atti e fatti relativi a tutti gli imprenditori, sia piccoli sia grandi, sia agricoli sia commerciali, sia pubblici sia privati, sia individuali sia collettivi (anche le società semplici sono soggette a iscrizione nel registro delle imprese). Questo tipo di pubblicità, però, non mira solo a incidere sulla situazione giuridica soggetta a pubblicità, in vista della conclusione da parte dell’imprenditore di contratti con i terzi, ma è anche orientata a realizzare l’informazione d’impresa globale del mercato in sé e per sé poiché nella società di domani dell’informazione è presa in considerazione e disciplinata dall’or- dinamento sul piano economico-sostanziale l’informazione d’impresa in sé per sé, a prescindere dall’utilizzo per la conclusione di contratti validi ed efficaci sul piano giuridico-formale e, per- tanto, l’informazione in sé da bene economico diventa bene giuridico. Questo è il valore pregnante dell’articolo 8 della legge 1993 n. 580 là dove dice che “il nuovo registro delle imprese mira ad assicurare completezza e organicità di pubblicità per tutte le imprese soggette a iscrizione garan- tendo la tempestività dell’informazione su tutto il territorio nazionale”. La nuova pubblicità è, poi, redy, nel senso che essa è portable e distribuita e non querable, in quanto porta la pubblicità a domicilio dell’utente su tutto il territorio nazionale (e, poi, euro- peo), con modalità telematiche e in tempi reali (online), laddove prima era il cittadino che doveva salire al “palazzo” di giustizia per consultare il registro cartaceo.
    • 46 Infine la nuova pubblicità è soft, nel senso che permette il trattamento e l’elaborazione dei dati soggetti a pubblicità e, quindi, consente una informazione in breve, multipla rispetto alla informazione in ingresso nel registro. Inoltre, nell’ambito di questa trattazione bisogna conside- rare che tutti i Paesi a economia di mercato pongono tra i propri obiettivi la lotta alla illegalità. Nel perseguire tale obiettivo è possibile edificare due modelli di società: la società della colpa e della repressione da un lato; la società della trasparenza e della prevenzione dall’altro. La prima è la società basata sul segreto; la seconda è quella fondata sull’informazione. Se si vuole uscire dall’incubo della società della colpa, che quasi sempre si risolve in un impossibile processo alla storia, non v’è che da imboccare, senza esitazione, la strada della trasparenza, per far si che il Paese entri, in Europa, nella logica della società dello sviluppo, fondato sulla infor- mazione globale. L’imprenditore che non vuole incontrare sulla strada il giudice penale non deve avere segreti per il giudice del registro delle imprese. E’ questo uno dei passi necessari per uscire definitivamente da tangetopoli e per entrare in un’Europa di serie A. Per ciò che concerne, poi, il lavoro senza dubbio esso vive una fase nuova in cui i mutamenti conseguenti allo sviluppo tecnologico, ai processi di liberalizzazione e alla globalizzazione dei mercati sono i parametri vincolanti di una necessaria evoluzione nelle strategie delle aziende chiamate ad adeguare con rapidità ed efficacia i propri assetti organizzativi. Le ristrutturazioni aziendali sono un cambiamento culturale ancor prima che tecnico e organizzativo. Nelle aziende di servizi, l’immaterialità del prodotto, e dunque la centralità del rapporto con il cliente, impongono di rinnovare costantemente un vero e proprio patto tra impresa e lavoratori improntato alla collaborazione e alla tensione verso obiettivi conosciuti e condivisi. E’ la sfida più difficile ma è anche la più utile per mantenere l’impresa efficace e redditizia. Per favorire però il passaggio a un sistema di flessibilità, gli esperti, le istituzioni e le parti sociali sono impegnate a costruire una visione più moderna del lavoro che cambia, orientandolo verso nuove forme di decentramento, di differenziazione, di variabilità dei salari, di atipicità delle prestazioni. Ciò lo impone e lo consente anche il nuovo rapporto tra tecnologia e lavoro che non necessariamente deve essere considerato in termini di perdita di posti soprattutto se le tecno- logie dell’informazione produrranno gli effetti moltiplicativi di cui sono potenzialmente portatri- ci. Se ciò è vero in generale, vale ancora di più per le aziende di servizio, specie per quelle chiamate alla competizione spinta e ormai prossime ad affrontare la completa liberalizzazione. In linea con tale orientamento gli accordi da siglare con i sindacati di categoria devono pro- porsi di gestire le nuove esigenze organizzative, produttive, commerciali e concorrenziali del gestore con soluzioni che minimizzino i disagi sociali, senza alcun onere per la collettività. De- vono, inoltre, essere sviluppati processi di riconversione e reimpiego coerenti con il progetto di valorizzazione delle risorse umane e professionali. Naturalmente, nell’ambito di questo processo di cambiamento, le esigenze legate alle nuove strategie di diversificazione di business richiedono la realizzazione di un costante adeguamento del mix professionale che continuerà a impegnare l’azienda nell’acquisizione mirata di risorse pregiate presenti sul mercato del lavoro. Flessibilità organizzativa, utilizzo ottimale dei servizi di telecomunicazioni e centralità delle risorse umane fanno da sfondo alle più innovative soluzioni individuate dall’accordo. Tra queste spicca sicuramente il lavoro a distanza, che consentirà a molti dipendenti di svolgere la propria attività lavorativa o in centri dislocati anche a centinaia di chilometri rispetto alle strutture centrali “remotizzazione di unità organizzativa”, o presso il pro- prio domicilio (“telelavoro domiciliare”). Tutto ciò, oltre ad attenuare i disagi individuali correlati alle mobilità necessarie per far fronte alla riorganizzazione, rappresenta un emblematico esem- pio di come sia possibile sviluppare soluzioni evolute e tecnologicamente avanzate in grado di schiudere nuovi orizzonti nelle modalità di espletamento della prestazione lavorativa dedicando massima attenzione al clima sociale interno all’azienda.
    • 47 Quando la maggior parte del lavoro ha un contenuto intellettuale diviene più facile trasporta- re il prodotto del lavoro. Salta l’unità di tempo e di spazio e la localizzazione del lavoratore, rispetto all’ufficio o alla fabbrica da cui gerarchicamente dipende, diviene una variabile seconda- ria; tale evoluzione rappresenta una grande sfida culturale e manageriale. Lavorare a distanza significa, per il manager, coordinare a distanza: le politiche, gli obiettivi, i risultati costituiscono il paradigma su cui si basa il nuovo committment tra responsabili e collaboratori. Tutto ciò, però, non deve avvenire in un quadro normativo che presenta ancora rigidità e vincoli assolutamente superati. Potrebbe, invece, essere adottato, ad esempio, un accordo in base al quale i telelavoratori restano lavoratori dipendenti e conservano quindi tutti i diritti del lavora- tore subordinato compresi quelli sindacali e quelli della sicurezza. La retribuzione viene comple- tamente sganciata dall’orario di lavoro e legata alla produttività secondo il principio: più lavoro più salario. Base di calcolo per la retribuzione sono la produttività media giornaliera dei dipen- denti (tradotta in punti) che lavorano in azienda nei tre mesi precedenti a quello in corso e la retribuzione base contrattuale. Dividendo il salario giornaliero per i punti di produttività media si ottiene un valore unitario di retribuzione che va poi moltiplicato per i punti di produttività effet- tivamente realizzati dal “telelavoratore”. Inoltre, le aziende devono puntare, fin da oggi, su quattro iniziative. Devono, cioè, innanzitutto definire una strategia generale sul tema; in secondo luogo mettere in campo una infrastruttura di rete in grado di sfruttare il telecommuting secondo i necessari requisiti di sicurezza, compatibili- tà applicativa, produttività; poi, devono diffondere in azienda linee guida su forme di telecom- muting accettabili; infine, vanno creati schemi di incentivazione e nuove regole di lavoro per connettere il telecommuting a obiettivi di produttività e qualità. Inoltre, secondo uno studio della Comunità Europea i telelavoratori in Europa sono circa 10 milioni. Francia, Gran Bretagna e Germania sono i Paesi in cui tale fenomeno è più sviluppato. In Gran Bretagna, poi, è addirittura utilizzato come integratore economico e sociale nelle regioni più povere. In Italia, tuttavia, questa formula è ancora in via sperimentale16 . Cinque accordi aziendali sono stati siglati nel 1995 nel nostro Paese; di questi uno riguarda Telecom Italia e prevede una sperimentazione biennale di telelavoro domiciliare che nella prima fase interesserà 200 “volontari”. E’partito, poi, nel maggio dello scorso anno al consorzio Tecno- polis di Bari, un progetto di sei mesi di telelavoro individuale o di gruppo per 30 donne. Inoltre “Roma Tradell”, ovvero traffic decongestion, è un programma finanziato dalla Ue che coinvol- gerà nei primi mesi del 1996 un campione di un centinaio di dipendenti del Comune. Il Campido- glio collabora anche con il ministero dei Trasporti e l’Autorità per l’informatica pubblica a un piano per creare centri di telelavoro per i dipendenti della pubblica amministrazione centrale e con il pro- getto Mirti. Centri sperimentali di telelavoro saranno, infine, realizzati da Stet, Ibm e Olivetti e altri partner ai limiti della cintura urbana per ospitare professionisti, piccole imprese, studenti. In Germania è già avanzato invece l’utilizzo delle applicazioni multimediali tra l’utenza delle grandi industrie e attraverso tecnologie già mature della comunicazione multimediale si stima che il 20% dei lavoratori tedeschi potrebbero già ora prestare la propria opera da casa. Altro contributo della telematica al mondo del lavoro ha determinato l’evoluzione del processo formativo e del recupero al lavoro che nei Paesi dell’Unione Europea corre sul programma comuni- tario Leonardo da Vinci nelle linee del progetto Teleformazione, presentato dall’Enea al ministero del Lavoro. Rai ed Enfap (Ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale) insie- me agli enti rappresentativi Forem, Isefoc ed Europliroforissi di Grecia, Spagna e Portogallo sono i partner dell’Ente per l’energia e l’ambiente nell’iniziativa che dovrebbe concentrare circa 12 miliar- di in totale se sommata al progetto Adapt che ne rappresenta la seconda fase di sviluppo. Attraverso il programma transnazionale Leonardo si tratta di mettere a punto un centro pilota di teleformazione e orientamento, indirizzato ai soggetti interessati da limitazioni motorie, sensoriali
    • 48 o mentali che potrebbero trarre giovamento dall’utilizzo di software multimediali, strumenti di comunicazione e accesso alle banche dati via telefono e sistemi di videoconferenza, nell’ottica di un processo formativo e di recupero al lavoro. Il centro sarebbe attrezzato sia per l’accesso diretto sia remoto e concepito come struttura di riferimento sul territorio collegata organicamente anche con le altre strutture sociali per la formazione e l’avviamento al lavoro dei disabili. Il tutto ha previsto la definizione degli strumenti didattici necessari che dai filmati vanno fino agli strumenti informatici per l’elaborazione testuale e grafica, i prodotti multimediali e quelli ipertestuali. Si tratta di sviluppare risposte concrete alle diverse necessità di ausilio tecnologico in relazio- ne ai vari tipi di disabilità e di abbattere eventuali barriere di comunicazione, dai servizi alle interfacce, passando attraverso la traduzione di testi in messaggi vocali per non vedenti e viceversa per gli audiolesi, fino agli strumenti di telecomunicazione, ovvero modem telefonici, software di comunicazione, apparecchiature per teleconferenza. Dato il particolare orientamento del centro, diventano inoltre necessari supporti culturali e funzionali che vanno dalle biblioteche locali a quelle esterne con accesso remoto, dalle banche dati locali e distanti dai servizi di informazione e orientamento oltre che ai servizi di valutazione delle singole disabilità e ausili conseguenti. Il prototipo del centro pilota richiede un investimento di 800 milioni e il centro di tele-education a livello europeo non si rivolge esclusivamente ai disabili: è destinato anche alla preparazione di corsi di formazione professionali multimediali nel settore conservazione e restauro dei beni cul- turali e nell’ambito della sicurezza in ambiente di lavoro come da direttiva Cee 391/89. Per i suoi contenuti il progetto si integra in un ampio programma di formazione avviato recentemente dal- l’Enea sulla base dei risultati raggiunti nei settori tecnologia, ambiente, energia e tutto quanto concerne le conseguenze dello sfruttamento dei nuovi mezzi tecnologici. In particolare, il progetto Leonardo ricerca nuovi modelli formativi in un confronto comuni- tario e in un’ottica di cooperazione a seguito della possibilità di portare la formazione là dove necessario e, quindi, di centralizzare l’educazione sull’utente e sugli aspetti di interattività che derivano dall’utilizzo massiccio delle tecnologie a favore di soggetti svantaggiati. Naturale evoluzione di questo progetto è il successivo Integra Module, presentato dall’Enea al ministero del Lavoro nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Adapt, per la creazione di una rete multifunzionale per l’informazione, la formazione, la consulenza e il follow-up alle piccole e medie imprese. In questo caso si aggiungono all’elenco dei partner coinvolti la Federazione Italiana Dottori Agronomi e la Alenia Spazio e vi partecipa, inoltre, l’Osservatorio sindacale della regione Sardegna con un progetto regionale che vede le stesse partecipazioni transnazionali. A livello comunitario si aggiungono, poi, la Fondaction André Renard del Belgio, l’olandese Intrans e la finlandese University of Lapland. La partecipazione della Rai garantisce la continuità e l’integrazione con i diversi mezzi di comunicazione, compreso quello satellitare. Due progetti, dunque, rivolti l’uno a creare un centro pilota di tele-formazione e l’altro successivamente la rete logica annessa. Adapt si prefigge, inoltre, lo scopo di supportare le Pmi nella dimensione europea con un apposito sistema che richiede una rete di strutture fisiche capaci di realizzare una collaborazione concreta fra Pmi, organismi di ricerca, sviluppo e trasfe- rimento di tecnologie e istituti di formazione, università, enti locali, soggetti pubblici e privati a livello delle singole nazioni e comunitario. Azioni formative e relativi servizi di supporto sono mirati ad acquisire skills professionali e competenze per orientare le strategie aziendali in ordine alla sicurezza degli impianti, della pro- duzione e dei lavoratori, oltre che a livello di qualità e certificazione di processi e prodotti e alle applicazioni nei processi produttivi di tecnologie informatiche ad elevata prestazione quali il calcolo parallelo, fino alla commercializzazione e al marketing. Il tutto verso la costruzione di quell’auspicato sistema di formazione continua per il Paese in risposta ai problemi dati dall’evo- luzione delle attività economiche in relazione alle tecnologie avanzate.
    • 49 Per quanto riguarda il credito e finanza c’è da evidenziare che nel grande cambiamento in atto determinato dalla globalizzazione dell’economia e dalla corsa tecnologica che conduce alla società dell’informazione le banche devono sostenere un doppio ruolo: vittime e artefici della trasformazione. Vittime in quanto sono costrette a sostenere i costi del cambiamento come tutte le altre aziende, artefici perché spetta al sistema del credito finanziare il cambiamento di tutte le altre aziende. La virtualizzazione della banca passa attraverso la fornitura di prodotti e servizi finanziari che non sono più rilasciati solo attraverso i canali tradizionali. Questi nuovi canali di distribuzione sono da identificare, da dimensionare correttamente e richiedono una grande atten- zione da parte degli istituti di credito, anche per la taratura delle dimensioni critiche. In caso contrario le banche rischiano di fare investimenti sproporzionati al beneficio che ne deriva. Tut- tavia, non farli può significare perdere il contatto con la clientela e, quindi, non essere più com- petitivi17 . Infatti, una profonda ristrutturazione dei canali distributivi attraverso uno spinto utiliz- zo delle nuove tecnologie si delinea come la vera frontiera per una ripresa del sistema bancario italiano che deve fronteggiare una concorrenza estera che ha già imboccato questa strada. Ciò soprattutto in quanto da alcuni anni, rispetto alla concorrenza internazionale, la struttura del credito italiana soffre di una grave incidenza dei costi generali18 . Anche le fusioni si sono rese indispensabili per far fronte alla crescente concorrenza prove- niente da operatori e strumenti finanziari alternativi e per la lentezza con la quale le banche rispondono alla necessità di adeguare la tecnologia elettronica al consumo. Fra i nuovi concor- renti vi sono i fondi comuni di investimento ma anche le attività di carta di credito. Dunque, con una maggiore attenzione alla qualità e alle richieste del “consumatore” di servi- zi bancari, i canali da sviluppare saranno in futuro gli Atm evoluti (dove sarà possibile non soltanto ritirare denaro, ma anche pagare bollette, effettuare bonifici, comprare titoli), i sistemi di pagamento Pos, le applicazioni di phone banking e le filiali bancarie virtuali. A tutt’oggi, però, addirittura il 40,35% delle nuove applicazioni in banca è dovuto a leggi e regolamenti. Seguono le esigenze di efficienza interna con il 33,05% dei nuovi interventi mentre agli investimenti per esigenze di mercato rimane il 26,6 per cento19 . Ciò non senza spunti polemici che talora affiorano e che sono rivolti ai fornitori di software che sembrano non essersi accorti dell’evoluzione dei bisogni della domanda. A fronte delle continue turbolenze dei mercati che mettono a dura prova l’area finanza delle banche, l’offerta di applicazioni continua a privilegiare i problemi ammini- strativo-contabili riguardanti settori convenzionali con il risultato che le imprese finanziarie alla ricerca di supporti per attività innovative ad alto valore aggiunto si vedono costrette ad approvvi- gionarsi all’estero o a scegliere lo sviluppo in house. Nelle banche sono state installate le seguenti unità nelle varie aree: Personal Computer nel 1992 210mila, nel 1993 280mila, nel 1994 324mila; Mini e Workstation nel 1992 18mila, nel 1993 23.900, nel 1994 25mila; Mainfrane (Grandi Elaboratori) nel 1992 990, nel 1993 995, nel 1994 100020 . Inoltre, il numero medio di canali per classi dimensionali di banche al 1994 è: per il Pos di circa 4000 nelle maggiori, di circa 1500 nelle grandi, di circa 1000 nelle medie e di circa 300 nelle piccole; per il Remote Banking è di circa 1500 nelle maggiori e poco al di sotto nelle grandi, di circa 250 nelle medie e di circa 50 nelle piccole; per l’Atm è di 500 circa nelle maggio- ri, circa 100 nelle grandi e nelle medie mentre è bassissimo delle piccole. Le previsioni delle necessità informative in banca sono di crescita accentuata nel comparto Management e soprattutto Sales and Marketing; di crescita moderata nel Front office mentre in lieve crescita nel Back office21 . Si dovrebbe, dunque, valutare altrettanto bene in termini monetari anche i vantaggi che deri- vano dagli investimenti in tecnologie informatiche. Questo cambiamento di atteggiamento po- trebbe aumentare la spesa e ottenere migliori risultati dagli investimenti. Un’impresa che, senza dubbio, non è semplice in quanto manca una cultura della misurazione dei vantaggi che bisogna creare gradualmente e che col tempo si arricchirà di metodi e strumenti22 .
    • 50 Vale per tutti il richiamo fatto dal Governatore della Banca d’Italia proprio nelle sue Conclu- sioni, laddove rileva come le banche italiane stentino a sviluppare nuovi servizi (negli ultimi tre anni le commissioni percepite hanno rappresentato infatti solo il 9% del margine d’intermediazione, esattamente come dieci anni prima). Occorre, insomma, saper stabilire un’equazione di identità tra progresso tecnologico e svi- luppo di redditività che parta da considerazioni microeconomiche e si dilati alla società civile. Vi è, pertanto, la necessità di partire in fretta a misurare con precisione i benefici derivanti dagli investimenti in It. Per il riallineamento occorre, poi, una pianificazione del business e degli investimenti con un respiro di medio periodo. Oggi, il 47% delle banche pianifica gli investimenti in It entro un anno, il 33% pensa oltre l’anno, mentre il 20% non pianifica affatto. Un esempio di pianificazione su medio periodo è la Business process reengineering (Bpr) della Cariplo23 .Un progetto che si sta sviluppando in cinque anni e che ha richiesto un investi- mento di qualche centinaio di miliardi. La Bpr, pertanto, partita da un anno e mezzo, sta proce- dendo per gradi attraverso una segmentazione in diversi progetti. Uno di questi è il Phone banking, recentemente avviato. Il nuovo sistema informativo Cariplo, inoltre, è stato voluto e pensato dal management aziendale, che ha stimolato i responsabili Edp spingendo verso un’architettura client/server in grado di far circolare meglio le informazioni all’interno dell’istituto. D’altro canto, però, bisogna porre molta attenzione alle recenti attività sviluppate con l’ausilio di nuove tecnologie. Al di là dell’entusiasmo che può generare il fatto che esiste la tecnologia per strutturare un sistema di nuovi servizi, occorre sempre valutare che la risposta non viene dalla strumentazione ma dall’analisi del problema e delle sequenze operative attraverso le quali da una parte l’operatore e dall’altra il cliente riescono ad interagire nel migliore dei modi24 . Addentrandoci nel campo dei servizi, poi, vi è la banca telefonica, tema oggi di grandis- simo interesse. Un’esperienza effettiva di banca telefonica è della “OpenBank”, nuova filiale virtuale del gruppo Santander, prima banca di Spagna. Ci sono vari motivi che giustificano la necessità di una banca” diretta”, sul modello della First Direct inglese. Primo tra tutti, poter dare un’eccellente qualità di servizio al cliente. Altri motivi sono la riduzione dei costi, degli sportelli, la definizione dei servizi, un sistema di pricing differenziato per canali di distribuzione, un’informazione più omogenea su prodotti e servizi25 . L’OpenBank spagnola ha vissuto una fase di preparazione e di collaudo di 15 mesi, è stata lanciata a livello nazionale il primo giugno 1995 e ha come obiettivo quello di diventare profittevole entro quattro o cinque anni. Si rivolge a un cliente di classe media, urbano, con età compresa tra i 25 e i 55 anni, laurea universitaria e un profilo finanziario sofisticato (più di cinque prodotti e un uso frequente degli sportelli automatici). Presentata come “qualcosa di più di un servizio telefonico bancario”, OpenBank rappresenta un nuovo modello di banca in cui non esistono sportelli, i costi sono ottimizzati, il rapporto con il cliente è diretto e continuo (24 ore al giorno, 365 giorni l’anno), i tassi e le commissioni sono altamente competitivi sul merca- to. Vincere la resistenza al cambiamento della clientela è un fatto che OpenBank ha dovuto affrontare cercando di superare tutte le barriere che questo nuovo modo di fare banca presenta: prima di tutto la mancanza di un contatto umano con chi fornisce il servizio, l’intangibilità fisica della banca, il timore e la mancanza di fiducia. Sul fronte dei servizi ed anche dell’organizzazione interna, nel mercato interbancario, dallo svi- luppo del mercato telematico dei depositi interbancari al disegno di una nuova architettura comples- siva dei pagamenti interbancari con un importante raccordo al sistema di regolamento lordo europeo (Target), il fil rouge è sempre costituito dall’innovazione tecnologica, un tema che trova crescenti livelli di sensibilità nel mondo bancario sotto gli auspici e gli stimoli della Banca Centrale.
    • 51 Vi è, ad esempio, il piano Cipa-Abi/Bankitalia varato per migliorare l’efficienza del sistema con l’aiuto dell’Ict. Il piano è diviso tra i progetti di iniziativa della Banca d’Italia e quelli di Cipa Abi (Conven- zione interbancaria per l’automazione-Associazione bancaria italiana). Tra quelli di iniziativa Bankitalia, il principale riguarda i bonifici di importi superiori ai 500 milioni e quelli di conto estero di qualunque importo. Per migliorare l’efficienza di questo servizio sta per essere avviato un intervento per consentire il pagamento in compensazione. Nel 1997 partirà, invece, il regola- mento in base lorda (gross settlement) che prevede il pagamento di ogni singola operazione, nei conti intrattenuti dalle singole banche presso Banca d’Italia, contestualmente all’ordine del cliente. Con questa nuova procedura il pagamento sarà definitivo in pochi minuti. Arrivare alla definitività dei pagamenti interbancari in tempi ristretti è obiettivo comune sia degli interventi promossi da Bankitalia sia di quelli di iniziativa Cipa-Abi: e sembra che il tra- guardo sia davvero vicino. I progetti realizzati finora hanno fatto confluire nel sistema di com- pensazione, attraverso applicazioni interbancarie specializzate, una rilevante massa di pagamen- ti in precedenza trattati nei conti di corrispondenza che le banche intrattengono reciprocamente. Questo afflusso ha portato l’ammontare regolato in compensazione a un valore che a fine 1994 aveva superato i 48milioni di miliardi di lire, passando da 6 a 31 volte il valore del Pil degli ultimi cinque anni. Quanto ai progetti di iniziativa Cipa-Abi, essi si dividono in tre filoni principali: quelli inter- bancari; quelli sui centri applicativi istituzionali e gli interventi sulla struttura tecnica. Questi ultimi prevedono il potenziamento della Rete nazionale interbancaria (Rni) attraverso due pro- getti: l’Eas, sistema di sicurezza nello scambio di informazioni tra istituti di credito, e l’Smts, che sta già gradualmente migliorando la sicurezza, la potenza e l’affidabilità della Rete. Gli interven- ti sui centri applicativi istituzionali prevedono invece che, entro la fine dell’anno, Monte Titoli (che gestisce i pagamenti degli interessi sulle obbligazioni e dei dividendi azionari) regoli presso la Banca d’Italia le operazioni che gestisce mentre l’Ufficio italiano cambi dovrebbe iniziare in questo periodo a fornire, attraverso la Rni, l’anagrafe titoli operativa: una serie di informazioni sui titoli che oggi non sono automatizzate. Ci sono infine i progetti interbancari cui appartengono i bonifici di piccolo importo, ma anche la procedura Incassi commerciali che prevede l’inserimento in rete, entro questo anno, dei Rid scaduti. E, in quest’ottica, almeno una brevissima citazione va spesa per l’attività svolta da alcuni gruppi di banche per l’avvio dei sistemi di compensazione internazionale multivalutari, Multinet ed Echo. Di grande interesse è, poi, il progetto del pagamento telematico dei tributi la cui sperimenta- zione è partita quest’anno e la cui realizzazione graduale sarà ultimata nel 1998. Esso ha come protagonisti, oltre alle banche, il ministero delle Finanze, l’Abi, la Sogei e l’Ascotributi. Il progetto ha individuato due strade percorribili: la prima è quella dell’utilizzo dei servizi di home banking offerti dagli istituti di credito che consistono nella possibilità, per gli utenti banca- ri, di collegarsi direttamente alla banca tramite un Pc e un modem. In questo ambito, l’introdu- zione del pagamento dei tributi consisterà in un allargamento delle potenzialità, in base a speci- fici standard di sicurezza, del prodotto già esistente. In definitiva, quindi, si tratterà di un servizio rivolto più ai professionisti e ai centri di assistenza che ai privati. La seconda è quella dell’utilizzo del Bancomat e degli sportelli automatizzati delle banche (Atm) per effettuare i pagamenti fiscali; in tal modo, i correntisti potranno, per esempio, pagare l’Irpef o la tassa salute seguendo un percorso guidato che apparirà sullo schermo della postazio- ne Atm. Mentre su quest’ultima possibilità non esiste ancora un documento conclusivo, sul fron- te dell’home banking tutto è pronto per iniziare le sperimentazioni pratiche, che dovrebbero aver preso il via già all’inizio del ’96 con alcuni istituti pilota, tra cui la Banca popolare di Ancona.
    • 52 Il sistema telematico sarà abilitato per le deleghe di pagamento (Irpeg, Ilor, Irpef, ritenute, Iva, e cosi via) conferite da soggetti titolari di conto fiscale e le deleghe (Irpef, Ilor, contributo al Servizio sanitario nazionale, e cosi via) conferite da soggetti non titolari di conto fiscale. Inoltre, le tecniche di home banking sono utilizzabili anche per i versamenti diretti ai concessionari. Tra i vantaggi di questo sistema va segnalata la compartecipazione di più istituti di credito: una banca - detta “attiva”- fornirà la connessione telematica; altre - dette “ordinanti”, che sono quelle in cui i contribuenti hanno il conto corrente - eseguiranno i pagamenti sulla base delle deleghe dei cittadini. E’ chiaro che in tal modo basterà che i professionisti abbiano il collegamen- to via home banking mentre i clienti dovranno solo fornire le proprie coordinate bancarie. Non ci sono dubbi che per gli istituti di credito il pagamento telematico dei tributi sia un concentrato di vantaggi. L’eliminazione di una consistente massa di documenti cartacei, la dimi- nuzione dell’affluenza agli sportelli nei giorni di punta, la possibilità di dedicare il personale a mansioni diverse sono i più evidenti. C’è, però, anche un altro aspetto: catturare clienti per i servizi di home banking che, come risultato dall’indagine condotta presso gli istituti, in effetti scarseggiano. Anche le banche che hanno da tempo lanciato i prodotti telematici si ritrovano infatti, nella migliore delle ipotesi, con qualche migliaio di utenti. Ciò mal si concilia con quello che viene individuato come il “futuro auspicabile” degli istituti - alle prese con una redditività in continua diminuzione - cioè quello della banca a distanza. Sul fronte più propriamente interno, inoltre, l’Associazione bancaria italiana (Abi) va in rete o meglio tutti i dati e le informazioni che elabora l’Abi per motivi istituzionali saranno resi disponibili, in italiano e in inglese, per chiunque abbia un terminale collegato con la rete finan- ziaria internazionale Bloomberg, in qualunque parte del mondo. Il servizio con cadenza settimanale offre informazioni sulle scadenze dei titoli di Stato italia- ni, ogni quindici giorni le informazioni sul prime rate dell’Abi, con le comparazioni con altri prime rate a livello internazionale e lo scadenzario/ rendimento medio dei Bot in essere; le attivi- tà dei fondi comuni di investimento sono invece online ogni mese. Sempre mensilmente è disponibile un altro prodotto focalizzato sull’evoluzione congiuntura- le del sistema bancario italiano nonché quelli già oggi reperibili su Bloomberg. Le informazioni disponibili in quest’area vanno dalla raccolta del sistema bancario italiano e delle banche estere alla rischiosità del portafoglio bancario. In quest’area è di particolare interesse il “margine pun- tuale di redditività”. Viene, poi, offerto ogni sei mesi, il Rapporto semestrale sul sistema bancario italiano. In rete c’è anche una la “Abi hot line” che fornisce una tempestiva descrizione di leggi e normative che riguardano il sistema bancario italiano. Di poi, l’associazione bancaria ha deciso di affidare al cyberspazio anche la promozione dei prodotti in rete. Con “Abi flash”, infatti, chiunque abbia un terminale Bloomberg può accedere gratuitamente alle sintesi delle principali notizie diffuse e alle anticipazioni sui prodotti semestrali e mensili nei giorni precedenti la loro uscita. E’chiaro che si tratta di un grande salto di qualità per il sistema bancario. Tutta questa massa di dati, che fino a ieri restava in mano a un centinaio di persone, potrà andare in tempo reale sotto gli occhi di tutti gli operatori che sono interessati a gestire queste informazioni in modo agile e tempe- stivo. Questi potranno disporre di un insieme di strumenti fondamentali per chi lavora in banca, sia per fare pianificazione e budget sul lungo periodo sia per fare tesoreria e attività quotidiana. Un’immediata comprensione dello scatto in agilità che il sistema bancario può avere dal nuovo servizio online è data dalla possibilità di accesso in rete al nuovo prime rate, strumento fondamentale nell’attività bancaria, già due o tre ore dopo che è stato approvato. A livello internazionale, poi, la possibilità di conoscere in modo trasparente i meccanismi e le reazioni dei mercati finanziari italiani rappresenta un indiscutibile aiuto agli investitori stranieri o agli operatori che lavorano sul nostro mercato.
    • 53 Inoltre, l’Astinform, costituita nel 1985, società di consulenza manageriale per le banche che riunisce oltre 150 aziende che rappresentano più dell’80% del sistema creditizio italiano con le loro circa 4100 sedi di agenzie e direzioni di oltre 90 aziende tra istituti di credito e società finanziarie di emanazione bancaria, ha siglato nella prima decade di novembre 1995 un accordo con Telecom Italia per il collegamento in rete di tutti i suoi operatori rappresentati. L’accordo, che prevede la realizzazione di una rete privata virtuale del tipo Executive rientra in un servizio Ibstel che la stessa Istinform aveva precedentemente sviluppato. L’intesa consen- tirà di ottimizzare le spese di una maxibolletta telefonica attualmente aggirantesi sugli 80 miliar- di di lire. I volumi di traffico complessivamente sviluppati dovrebbero portare a ottimizzare i costi telefonici di ciascuna azienda grazie alla diminuzione dello “scatto” (normalmente addebi- tato a 127 lire): gli sconti potrebbero aggirarsi sul 25% per le comunicazioni interaziendali e sfiorare il 20% sul traffico esterno al gruppo, compreso quello internazionale. Infine, gli istituti interessati potranno utilizzare servizi e prestazioni aggiuntive tra cui docu- mentazione delle chiamate, statistiche e trasferimento di chiamata. Va poi considerato che le banche possiedono un numero enorme di informazioni e dati storici sui propri clienti che offrono la possibilità (se opportunamente immagazzinati, elaborati e utilizzati con i mezzi informatici e telematici) sia di identificare in modo effettivo i segmenti di mercato su cui svolgere azioni efficaci per aumentare la fidelizzazione del cliente e per acquisire maggiore share di mercato sia di ottimizzare le procedure interne che consentono di individuare ed analizzare le opera- zioni sospette per rendere sempre più incisiva la lotta al riciclaggio del denaro sporco. Sono 2.168 le operazioni sospette di riciclaggio segnalate alla Guardia di finanza dal 1993 a oggi e 2.017 di queste provengono dalle banche, dalla pubblica amministrazione ne sono arrivate 127 mentre dalle Sim 1326 . Dalle 26 segnalazioni pervenute nel ’93, anno in cui ha cominciato a operare l’archivio informatico e la Banca d’Italia ha pubblicato la prima versione del decalogo, si è passati infatti alle 838 del ’94 e alle 981 del ’95. Anche se sono proprio le banche ad aver inviato il maggior numero di segnalazioni, secondo la Banca d’Italia, di strada da fare ne rimane ancora molta; infatti oltre a sconfiggere l’atteggiamento di relativa indifferenza degli istituti creditizi sull’ori- gine del flusso finanziario, a migliorare i meccanismi di segnalazione assicurandone la riservatezza ed a incentivare la collaborazione interna ed internazionale, va anche stimolato l’uso di strumenti alternativi al contante27 . L’Abi e la Banca d’Italia sostengono energicamente anche la creazione di una specie di “centrale d’allarme”, cioè un sistema informatico che raggruppi tutte le notizie utili sulla qualità dei pagamenti: dai nominativi dei soggetti interdetti all’emissione di assegni ai numeri identificativi degli chèque smarriti o rubati, dalle carte Bancomat disabilitate alle carte di credito bloccate, alle segnalazioni attualmente pubblicate nel Bollettino dei protesti. Insomma, una vera e propria banca dati consultabile sia dai privati che dagli intermediari finanziari. Per quanto riguarda, poi, i sistemi di pagamento, c’è da dire che l’interesse preminente delle banche centrali è rivolto ai trasferimenti di fondi di importo elevato perché i rischi finanziari e le implicazioni per la politica monetaria sono, per essi, particolarmente rilevanti. Nell’area degli strumenti di pagamento al dettaglio, l’efficienza e l’affidabilità, i due obiettivi che il Testo unico assegna alla sorveglianza della Banca d’Italia, rappresentano presupposti indispensabili del flui- do di spiegarsi dell’attività di tutti gli operatori economici. In Italia, nel campo dei servizi di pagamento al dettaglio vi sono ancora ampi margini di miglio- ramento in termini sia di più elevata soddisfazione per la clientela (rapidità e certezza dell’esecuzio- ne, chiarezza della documentazione), sia di maggior efficienza e redditività per i produttori di servizi. Il conseguimento di assetti più avanzati può portare benefici a tutti gli attori del sistema. Per le banche può essere fonte di un ampliamento dei ricavi e di un contenimento dei costi operativi: due esigenze che assumono oggi una importanza prioritaria in presenza di rigidità dal lato dei costi, di livelli sempre più elevati di concorrenza, di una compressione dei margini di interesse.
    • 54 L’area delle carte di pagamento è anche quella che offre maggiori possibilità di miglioramen- to in termini di efficienza operativa e di redditività. Nel nostro Paese su circa 45 miliardi di transazioni che avvengono ogni anno il 94% è regolato per contanti. Quanto al restante 6% (circa due miliardi e mezzo di operazioni) 2.069 milioni sono convo- gliati dagli operatori tradizionali: 1.256 milioni dalle banche, 727 dalle poste, 86 dalle carte di pagamento. Attraverso i nuovi operatori (carte fidelity, Viacard e Sip) transitano, invece, poco più di 400 milioni di pagamenti. Non solo. Tra i pagamenti alternativi al contante che avvengono attraverso il sistema bancario più della metà sono assegni. L’ostinata fedeltà degli italiani alla carta-moneta comporta dei costi ingenti che, generalmente, vengono ignorati. L’Associazione bancaria italiana (Abi) ha stimato che tutto questo contante in eccesso costa al Paese 2.700 mi- liardi di lire (produzione, conta, trasporto, sicurezza, ecc.) che potrebbero essere in gran parte risparmiati se decollassero i sistemi di pagamento alternativi. Questo risultato ha spinto l’Abi a concentrare gli sforzi sulle carte di pagamento. In effetti gli indicatori statistici di cui disponiamo sono concordi nel mostrare che la diffusione delle carte di pagamento e dei Pos in Italia è ancora a uno stadio iniziale. Nel nostro Paese a fine 1994 circolavano sei milioni di carte di credito (bancarie e T&E) con le quali sono stati effettuati 60 milioni di transazioni. La media, in patria, è di 12 operazioni per carte in un anno: una al mese. Quanto ai Bancomat, quelli abilitati su Pos sono 12 milioni che nel 1994 hanno veicolato 30 milioni di transazioni: circa 2,5 per carta. Un quadro un pò troppo povero per un Paese sostenuto da una infrastruttura di telecomunica- zioni interbancarie sicura ed efficiente quale è quella italiana. Questi dati sono ancora più tristi se si paragona il nostro sistema con la penetrazione della monetica negli altri Paesi europei. In Inghilterra, per esempio, ogni mille persone ci sono 3,8 Pos (i dispositivi che negli esercizi abilitano le carte al pagamento) e 970 carte di pagamento e con ciascuna di queste vengono effettuate 18,7 operazioni l’anno. Per lo stesso numero di francesi i Pos sono 5,7, le carte 360 e le transazioni per ogni carta 62,2. Mille spagnoli hanno a disposizione 6,7 Pos con 820 carte, cia- scuna usata in un anno 4,4 volte. Perfino nel piccolo Portogallo mille abitanti possono contare su 3,2 Pos e 560 carte che i portoghesi usano in media 17,3 volte28 . Nel nostro Paese invece ogni mille abitanti ci sono 1,3 Pos e 290 carte, ognuna delle quali viene usata in un anno 3,5 volte. Più in particolare, le infrastrutture per mille abitanti nelle aree geografiche della penisola risultano essere: a) Posterminali Point of Sales: 2,4 nel Nord-Ovest, 1,3 nel Nord-Est, 1,3 nel Centro e 0,5 nel Sud e Isole; b) Atm (Sportelli automatizzati): 0,41 nel Nord-Ovest, 0,39 nel Nord-Est, 0,31 nel Centro e 0,13 nel Sud e Isole per una media nazionale di 0,29. Dunque, solo 29 abitanti su 100 detengono carte di debito e/o di credito rispetto a 78 nella media dei maggiori Paesi industriali. Inoltre, nel 1993 è stato effettuato con carte solo il 4 per cento del totale dei pagamenti con strumenti alter- nativi alla moneta legale mentre nella media dei principali Paesi esteri la percentuale è del 15 per cento. In Italia viene effettuato un pagamento con carta ogni 7 assegni emessi; negli Stati Uniti la proporzione è di 1 a 5, in Francia di 1 a 3, nel Regno Unito di 1 a 2; in altri Paesi (Belgio, Svezia, Svizzera) l’utilizzo delle carte ha ormai uguagliato o superato quella dell’assegno. Complessivamente, nei principali Paesi industrializzati nel 1994 gli acquisti delle fami- glie sono stati effettuati con metodi tradizionali (incluse le vendite al dettaglio, all’ingros- so i servizi e gli acquisti postali) per 8500 miliardi di dollari mentre quelli con metodi elettronici per 245 miliardi di dollari. In particolare, la spesa con moneta elettronica è ri- partita nelle seguenti voci: Business to business 140 miliardi, Online con merce 60 miliar- di, Tv/Cable Tv 45 miliardi mentre Internet zero.
    • 55 Le previsioni di acquisti per il 2000, invece, indicano per le spese effettuate con metodi tradizionali un volume di 8500 miliardi di dollari mentre quelli effettuati con moneta elettronica crescono a 1650 miliardi di dollari di cui 450 Business to business, 200 Online commerce, 400 Tv/Cable Tv e ben 600 Internet29 . Una condizione di ritardo, dunque, quella italiana che permane nonostante che, negli ultimi tre anni, il numero delle carte sia cresciuto del 17% e c’è da aggiun- gere che spesso anche chi le possiede non le usa; la ragione di ciò risiede soprattutto nella distor- sione delle politiche tariffarie e nei rapporti tra le banche30 . Tra i principali imputati c’è il Bacomat su Pos. Quando viene usato il Bancomat per acquistare beni o servizi, infatti, i costi dell’operazione vengono addossati quasi per intero sul possessore della carta. Ad esempio, il titolare di un conto corrente paga sempre una quota fissa per ogni operazione (riga di estratto conto), in media 1.200 lire e ogni volta che acquista un bene o un servizio del valore di centomila lire spende 1.530 lire in più se paga con la carta di debito (Bancomat), 1.684 lire se paga con un assegno e solo 926 lire in più se usa il contante. Risparmierà 247 lire solo se si affida a una carta di credito che usa con una frequenza di almeno tre volte al mese (con una riga di estratto conto per tre operazioni e risparmio sulla valuta). Per contro, però, il negoziante che gli ha venduto il bene spende solo 100 lire in più se incassa in contanti, 620 lire quando prende un assegno (valuta otto giorni), 567 lire con il Bancomat su Pos e ben 3.067 lire se accetta una carta di credito. Questo meccanismo perverso ha spinto sia l’esercente che il cliente a preferire il contante. Tali considerazioni possono indurre alla individuazione di alcuni indirizzi strategici: a) lo sviluppo delle carte di pagamento può e deve diventare una priorità per le banche italia- ne, individualmente e come sistema; b) per sviluppare le carte di pagamento è necessario rivedere il sistema dei prezzi oggi appli- cato non solo alle carte ma anche agli strumenti a esse alternativi, quali gli assegni e i servizi di prelevamento di contante; c) tra istituti concorrenza e cooperazione vanno conciliate; la conciliazione può avveni- re in più modi; d) le scelte tecnologiche dovrebbero conciliare la pluralità dei fornitori con l’interoperabilità delle carte. Per le carte a microprocessore oggi ciò non è agevole a causa dei costi elevati che si devono sostenere per rendere i terminali presso i punti di vendita compatibili con le diverse tecnologie del supporto offerte dal mercato; e) la Banca d’Italia considera importante uno sviluppo lungo le linee indicate e auspica che ciò avvenga soprattutto per impulso dell’Abi, ritiene opportuno che le iniziative porta- te avanti nel campo delle carte di pagamento restino entro la cornice di collaborazione interbancaria costituita dalla Cipa. Nel contempo, le analisi svolte dall’Abi hanno evidenziato con chiarezza la superiorità delle carte: attualmente l’onere di gestione di un pagamento mediante carta di debito è, per le banche, inferiore di circa il 25% rispetto a quello di un pagamento mediante assegno. Il servizio delle carte rappresenta un “giacimento” di ricavi ancora poco sfruttato. Le banche hanno allora deciso di rivedere le regole del gioco e hanno avviato un progetto per riportare gradualmente alla normalità il mercato. Infatti, hanno da poco varato una serie di prov- vedimenti destinati a rivoluzionare l’utilizzo delle carte di pagamento nel nostro Paese. L’idea è quella di rilanciare l’uso del Bancomat per acquistare beni e servizi avvicinando ai sistemi di pagamento alternativi al contante anche quelle fasce di utenza che oggi usano la carta di debito solo per prelevare banconote presso gli sportelli automatici (Atm). Il progetto, varato dal comitato esecutivo dell’Associazione bancaria italiana (Abi), vuole spingere l’utilizzo del Bancomat nei punti vendita attraverso meccanismi che riequilibrino i costi dell’uso della carta finora caricati quasi per intero sul titolare.
    • 56 Il progetto dell’Abi, infatti, prevede un anno di preparazione durante il quale il meccanismo dovrebbe diventare redditizio per le banche che cominceranno a far pagare la carta Bancomat una modesta cifra annuale al titolare e una quota fissa all’esercente per il Pos installato nel nego- zio. Si provvederà, poi, a eliminare gradualmente il costo per transazione per il titolare e a intro- durre una quota a carico dell’esercente. Il cambiamento capovolgerà anche gli introiti delle ban- che, l’interchange fee (le quote che una banca versa all’altra per riequilibrare il mercato) dovrà quindi essere modificata di conseguenza. Infatti, la banca ‘issuer’(quella del titolare della carta) preleva una quota dal conto corrente del cliente ogni volta che questi usa la carta. La banca “acquirer” (quella che ha installato il Pos presso il negozio), invece, non prende quasi nulla dal commerciante. Cosi, perché l’operazione diventi inte- ressante per entrambi gli istituti di credito, la banca issuer versa a quella acquirer un’interchange fee di poco meno di 500 lire per ogni operazione. Questa quota sarà modificata mano a mano che il progetto avanza e alla fine sarà la banca acquirer a versare l’interchange fee a quella issuer. Si tratta di un’operazione lenta e complessa e per curarla l’Abi ha appena autorizzato la costituzione di un ente, la Convenzione per la gestione del Bancomat (Cogeban), che lavorerà attraverso un consiglio, un comitato esecutivo e una segreteria tecnica. Cogeban dovrà sovrintendere alla transizione dal vecchio al nuovo sistema aiutando tutte le parti in causa e gestendo le nuove regole del gioco. La convenzione dovrà anche monitorare l’andamento del processo di cambiamento attraverso rilevazioni ed elaborazioni statistiche e varare una campagna di informazione per il grande pubblico. Nello scenario prefigurato dall’Abi il mercato delle carte di pagamento, una volta riequilibrato, dovrebbe passare dai 104 milioni di transazioni registrate a fine 1994 a quasi 700 milioni previsti per il 1999. Il Bancomat dovrebbe trascinare questa crescita balzando, nei cinque anni in esame, da 30 milioni di operazioni a 438. Meno evidente è la crescita prevista per le carte di credito che riceverebbero una spinta dai 74 milioni di transazioni del ’94 ai 251 milioni del ’99. Il motivo di questa differenza sta nel fatto che il nuovo regime studiato dalle banche riguarda solo l’uso del Bancomat su Pos non tocca ovviamente i prelievi di contante con il Bancomat presso postazioni Atm e interessa marginalmente le regole che consentono l’uso delle carte di credito. In questo modo il Bancomat31 dovrebbe generare un nuovo mercato per la moneta elet- tronica lasciando alle carte di credito il loro naturale mercato e il loro spazio di crescita. Invero, una certa inerzia era stata prevista anche per il Bancomat che, senza alcun intervento, sarebbe passato nel periodo in esame da 30 a 121 milioni di transazioni: troppo poco per mante- nere in Europa l’Italia della monetica, ancora meno per introdurla nei mercati cibernetici che si alimentano di monete elettroniche. Ma, benché ancora lontano dalle performance segnate in altri contesti nazionali, il mercato delle carte in Italia sembra destinato a ricevere ulteriore impulso da alcuni interessanti fermenti innovativi. Ne sono concreta testimonianza alcune sperimentazioni a livello europeo (ma qualcosa si muove anche in Italia) che si stanno avviando in tema di carte prepagate multiuso (il cosiddetto borsellino elettronico). Queste particolari carte si prestano per le proprie caratteristiche tecnico- operative a essere impiegate nelle transazioni al minuto in diretta concorrenza con il contante. Inoltre, Internet accoglie i primi significativi segnali di sviluppo del commercio in rete. Il borsellino elettronico rientra in una strategia globale che parte dalla constatazione che il 22% delle transazioni cash nel mondo hanno un importo inferiore ai 10 dollari: si tratta di un mercato approssimativamente stimato in 1,8 milioni di miliardi di dollari e tutto da esplorare. Le piccole spese possono essere veicolate da una carta a microchip che viene caricata presso una postazione Atm con piccoli importi. Le carte sono ricaricabili numerose volte e consentono al commerciante di non tenere in cassa e di non trasportare pacchi di contanti. Rapinare la carta a microchip di un commerciante, infatti, sembra sia assolutamente inutile.
    • 57 Inoltre, nel caso di chi opera in rete, si sa che Internet è aperta a tutti, compresi i malintenzionati. Non si fida a esporre alla rete grosse somme o persino l’intero conto in banca. Preferisce portarsi in tasca un “borsellino elettronico” in forma di carta a microchip magari ad ammontari fissi e conosciuti che viene caricata di denaro virtuale per memorizzazione presso gli sportelli Banco- mat ed ha la sicurezza cablata negli algoritmi in silicio che sono difficilmente accessibili. Il pagamento avviene inserendo la carta in un terminale Eft Pos (il dispositivo che riconosce la carta elettronica e autorizza il pagamento); l’esercente digita l’importo, il cliente lo visualizza sul display, preme il tasto di autorizzazione e ritira la carta. L’importo concordato passa così dalla carta del cliente a quella dell’esercente inserita nel dispositivo. Le grandi aziende informatiche internazionali nel campo della monetica, inoltre, oltre che sul borsellino elettronico, si stanno preparando su altri due approcci sempre tra loro complementari: “banconote software” e standard comuni di sicurezza. Sulla “carta intelligente” potranno prende- re posto sia i dati protetti delle sue carte di credito (Visa, Mastercard) sia autentiche “banconote software”, criptate e anonime, come quelle che sta sviluppando la DigiCash di Amsterdam in un progetto sperimentale con la Cee. Il risultato è dunque: dal lato server i Www “sicuri”, dal lato client le carte a microchip e in mezzo le banconote del futuro. Intanto, la Visa ha già annunciato che, dal 1996 metterà il chip su tutte le sue carte di credito (circa 200 milioni), mentre France Telecom sta lanciando il Minitel (6 milioni di terminali) con carta “intelligente” incorporata, la Microsoft lavora con la Visa per i tele- pagamenti su Ms-Net (la sua rete incorporata nel Windows 95) e un’azienda come CyberCash, che offre un modo “protetto” per fare acquisti sulla rete, vede la sua attività in crescita al 16% mensile. Veron, poi, che è l’ultima nata dentro la divisione Telemedia di Olivetti, con la sua strategia vuole segmentarsi un ruolo su ambedue i termini della questione moneta elettronica: da un lato sugli standard dei server e dall’altro sviluppando un proprio “borsellino elettronico”. Al centro di Telemedia c’è Infostrada, con la missione di sviluppare una rete telematica di base a larga banda alternativa a Telecom Italia. Nello scenario circostante vi sono: Iunet per l’Internet professionale, Italia On Line per l’Internet di massa, Atml per le reti di nuova generazione e infine, ora, Veron per la moneta elettronica. Azienda, questa ultima, che incorpora le attività della Sixcom nelle carte a microchip e, con nuovi partner, le estende alla nuova frontiera delle reti. Infatti tra tre-cinque anni l’utente di telematica (Internet o qualsiasi altra rete) avrà la possi- bilità di acquistare beni e servizi su migliaia di server sparsi per il pianeta, nella ragnatela multi- mediale World Wide Web. Microsoft e Visa International hanno, poi, annunciato le caratteri- stiche del sistema che permetterà di dare la massima sicurezza possibile alle transazioni commer- ciali effettuate sulle reti telematiche pubbliche, come Internet, e su quelle private realizzate delle grandi società di telecomunicazioni. Microsoft e Visa sembrano ora aver aperto l’era dei sistemi di protezione complessi, basati su un software e realizzati in sinergia con le banche. Le specifiche, contenute in un volume di 81 pagine presentato a New York, si chiamano Secure Transaction Technology, o più semplicemen- te Stt. Si potranno così effettuare pagamenti via personal computer e con carta di credito. Oggi soltanto le carte Visa sono compatibili con il sistema Stt ma anche la Mastercard sta valutando l’ipotesi di aderire all’iniziativa. Realizzato come una versione elettronica del tradizionale sistema di pagamento con carta di credito, Stt estende alle transazioni effettuate su Internet la stessa sicurezza attual- mente garantita nei negozi alle operazioni di pagamento con una carta. Il sistema prevede che sia l’utente sia il commerciante depositino presso la Visa una firma elettronica segreta e dei codici di identità riservati. Quando si vuole effettuare una transazione, una pagina ad hoc appare sul pc e l’utente non deve fare altro che inserire i suoi dati di riconoscimento che vengono poi trasmessi in codice al terminale della Visa o di un’altra banca collegata.
    • 58 Un’altra importante unione è quella tra Ibm ed Europay (istituto creato dalle banche europee per gestire le transazioni con carte di credito). Queste contano di distribuire in beta test, nei primi mesi di quest’anno un sistema di lettura e trasferimento dati delle carte di credito (a microchip) che potrà essere collegato a computer, telefoni, tv e con la Www (World wide web). Intanto, Microsoft lavora anche con Citybank per far transitare moneta elettronica sulla sua rete Ms-net il cui accesso è inserito in Windows 95. Ecco, quindi, che entra in campo l’altra grande rivoluzione dei sistemi di pagamento: le chip card, che nel futuro dovrebbero sostituire le attuali tessere a banda magnetica. Si tratta in sostanza di un sistema formato da carte a microchip (in effetti un piccolissimo computer inserito direttamente nella tessera) e da un lettore di carte tipo Pos da applicare al computer. Il vantaggio delle chip-card consiste nel fatto che il microchip inserito nella tessera può innanzitutto immagazzinare circa 80 volte le informazioni disponibili su banda magnetica, a un costo, però, che varia dai due ai dieci dollari contro i 25-50 centesimi delle bande magne- tiche. Il chip, poi, può funzionare sia on line (cioè collegato a una rete) che off-line (cioè utiliz- zando solo la propria memoria). Inoltre, esso è in grado di gestire non solo le informazioni sui pagamenti ma sarà utilizzabile come tessera sanitaria, patente, documento identificativo, per aprire o chiudere serrature. Nel futuro imminente le chipcard prenderanno la forma del borsellino elettronico, calibrate sui piccoli esborsi e non in concorrenza con le altre carte di pagamento. La chipcard funzionerà ‘la scalare” e sarà ricaricabile, tra l’altro, con una semplice operazio- ne tramite Atm (i terminali da cui si preleva contante con il Bancomat), una novità paragonabile a quella della sostituzione dei dischi di vinile da parte dei compact. E poiché il problema delle chipcard è quello dell’accettabilità globale, nel giugno ’94 Mastercard, Europay e Visa hanno iniziato a collaborare per la definizione di standard tecnici comuni. Già dall’inizio del ’96, poi, dovrebbero aver debuttato le prime applicazioni pratiche di Visa anche se lo sviluppo su larga scala è previsto per il ’97. E’ previsto anche il lancio contemporaneo di un computer delle dimensioni di un portafoglio con il quale visualizzare la situazione dei propri conti, le spese effettuate e altro. Inoltre, commercio in rete, borsellino elettronico o più familiare Bancomat, offerto a condi- zioni vantaggiose, potrebbero riuscire a convincere gli italiani a portarsi in tasca informazioni invece di pezzi di carta. L’ora della moneta elettronica crescerà in Europa al ritmo del 19% annuo da 750 miliardi del 1994 a 1.500 nel 1998; in Italia è previsto uno sviluppo ancora più elevato all’80% annuo da 14 a 110 miliardi32 . Inoltre, la produzione di carte “intelligenti” è passata da 345 milioni di pezzi nel 1994 a 2250 circa nel 1995 con un fatturato che da 0,66 nel 1994 ha toccato i 2,95 miliardi di dollari nel 1995. Negli Usa, poi, il Dipartimento del Tesoro sta coordinando una task-force creata dal governo per monitorare gli sviluppi della E-Cash (moneta elettronica) e persino la Federal Reserve ame- ricana inizia a studiare con una certa attenzione la “banconota elettronica” di DigiCash. In gioco, infatti, c’è il futuro del sistema bancario, della creazione di moneta, della fiscalità. In Italia, invece, la tecnologia del borsellino elettronico è al centro di un’importante iniziati- va, quella che la Ssb (Società per i servizi bancari) di recente ha iniziato a presentare alle banche e che sarà protagonista di una sperimentazione in fase di avvio in Piemonte, a Torino, su vasta scala con la partecipazione di grandi istituti bancari. Il progetto è gestito dalla Ssb società ad azionariato interamente bancario che sviluppa e gestisce servizi informatici per le banche. Il core business della società è l’esecuzione delle ope- razioni interbancarie ma altrettanto importante è la fornitura di servizi che agiscono come “ponte tecnologico” tra le banche e i clienti.
    • 59 L’idea del servizio di borsellino elettronico, chiamato Minipay, è nata a Torino dove l’ammi- nistrazione comunale sta realizzando una serie di servizi informatici per il cittadino e dove alcu- ne banche si sono fatte promotrici dell’idea affidata a Ssb. Oggi al progetto torinese aderiscono 34 banche, quasi tutte quelle che operano in città. Alla partenza Minipay potrà disporre di una massa critica di circa 10mila Eft-Pos e 100mila carte su 900mila abitanti. Inoltre, Minipay si basa su diversi tipi di Eft-Pos e di carte a micro processore. I Pos di Olivetti per gli esercizi sono muniti di doppio display, che permette la visualizzazione contemporanea dell’importo da parte dell’esercente e del cliente, e di tre tasti rivolti verso il cliente. Il primo serve per autorizzare il pagamento, il secondo per bloccarlo e il terzo per interrogare il terminale (chiedere per esempio, quanto c’è nel borsellino). Olivetti sta inoltre realizzando i Pos portatili (hanno circa le dimen- sioni di un cellulare) e tutti i terminali che dovranno essere installati sui mezzi pubblici, nelle vending machine, nei parchimetri. Di Olivetti sarà anche il nuovo terminale self service per il borsellino elettronico, più piccolo dei tradizionali Atm (non deve gestire banconote) che le ban- che potranno installare sul fronte strada. In particolare il progetto presenta alcune caratteristiche qualificanti. La prima è che il borsellino e la carta vengono emessi dalla singola banca senza intermediari. Questo elemento è fondamentale perché tutta la gestione del flottante inerente il proprietario del borsellino viene fatta direttamente dalla banca emittente. La seconda concerne le diverse tipologie di carta: una riguarda un correntista che ha uno specifico rapporto con la banca, e una anonima, entrambe emesse dalle banche. La carta nominativa, oltre a contenere i dati identificativi della persona, ha la possibilità di avere sul retro la banda magnetica, cosi la banca che emette la carta può inserirvi qualsiasi altro servizio: il Bancomat, per esempio. La carta anonima è destinata a un pubblico diverso: il ragaz- zo non correntista o il turista. Il borsellino anonimo è comunque riutilizzabile: il turista potrà ricaricarlo presso uno sportello in self service utilizzando la propria carta di credito. Il progetto torinese prevede tre tipi di carte a microprocessore (Cp8 Transac di Bull da 64 kilobit, una delle più “capienti”): la carta dell’utente, quella dell’esercente e la fondamentale carta del sistema di sicurezza. Nella carta non c’è solo il borsellino ma altre aree che possono essere utilizzate in modi diversi. C’è un’area dedicata alla banca sulla quale può mettere applicazioni a scelta, per esem- pio, la digitalizzazione della firma e di altri servizi. C’è poi una parte fidelizzazione, che offre una serie di risposte per servizi prepagati, per esempio l’abbonamento ai mezzi pubblici (a tem- po) o l’abbonamento ai caffè (a gettone). La carta esercente, invece, può solo memorizzare i pagamenti ricevuti e scaricare l’incasso. Il deposito in banca dei pagamenti incassati può avvenire online, attraverso Pos, portando la carta in un’agenzia bancaria, attraverso un terminale self service, ma anche per telefono: con il terminale Tsp che (brevettato da Ssb e realizzato da Bull) è grande come una calcolatrice tascabile. Attra- verso di esso il fornitore di servizi può anche controllare il pagamento avvenuto o la validità di un abbonamento. L’utente, invece, può utilizzarlo per caricare la carta e pagare in rete, leggere l’importo contenuto nel borsellino, bloccare e sbloccare la carta, autorizzarla a una spesa limita- ta, leggere gli ultimi movimenti, predisporre alcune funzioni statistiche, per esempio suddividere le spese effettuate per tipo di prodotto o per esercizio, scaricare le voci su un personal computer. Nucleo della sicurezza del sistema è il Security access module (Sam) sviluppato su specifiche Ssb su Cp8. Il sistema di sicurezza, basato su tecniche di crittografia e decrittografica (sia Des che Rsa) presenta funzionalità molto complesse. Minipay è, infatti, un sistema prevalentemente offline, quindi può contare su un solo livello di sicurezza. Questo vuol dire che il sistema di sicurezza per riconoscere e autenticare carta e terminale deve essere blindato. Quando la carta viene caricata o scaricata online i livelli di sicurezza diventano molteplici ma passano sempre attraverso il Sam che risiede sulle carte e su tutti i terminali che le interfacciano.
    • 60 Iniziative di questo genere non sono nuove nella Penisola e sembra stiano funzionando bene sia a San Marino, dove la Cartaazzurra (Bull-Siemens) viene usata anche come tessera sanitaria e carta del cittadino, sia in Alto Adige (Olivetti - Casse rurali dell’Alto Adige) dove i soldi elet- tronici vengono accettati in tutti gli esercizi delle zone già coperte dal servizio. La sperimentazione non era, però, ancora arrivata in una metropoli, dove il borsellino elettronico potrebbe trovare una rampa di lancio di livello nazionale. Per ciò che concerne il settore Borsa, poi, è particolarmente indicativo il fatto che una delle maggiori sfide degli ultimi anni alla Borsa di Londra è arrivata proprio con il lancio di un nuovo sistema di contrattazione elettronica: Tradepoint. Dagli ultimi mesi del 1995, infatti, i 400 titoli maggiormente scambiati al London Stock Exchange possono essere contrattati per via elettronica. Nel primo giorno, con Trade point sono state scambiate 600mila azioni. Invece di seguire il sistema in vigore in Borsa, in cui il prezzo viene definito in base alle quotazioni del titolo, il nuovo sistema elettrico si baserà sugli ordina- tivi della clientela. Il primo sistema può infatti permettere la formazione di un prezzo anche in assenza di contrattazioni reali mentre il secondo porta alla creazione dei prezzi soltanto se esiste un ordinativo concreto. Tradepoint, inoltre, permette l’incontro tra offerta e domanda per via elet- tronica, attraverso i terminali dei computer, mentre in Borsa il sistema “tradizionale” prevede che un broker (intermediario) o un investitore istituzionale si metta in contatto con il “market maker”, il quale offre di acquistare o vendere le azioni. La forza del sistema deriva peraltro dal fatto che i grandi investitori istituzionali potranno concludere tra loro le transazioni senza passare necessariamente attraverso i grandi market makers riducendo sostanzialmente i costi delle loro operazioni. Tradepoint, inoltre, non è che l’ultima più rilevante innovazione di una serie. L’agenzia di stampa Reuters controlla infatti Instinet, membro del Lse e di altre Borse europee, che permette alla clientela di contrattare elettronicamente sulla base di contratti eseguiti. Questi vengono suc- cessivamente inoltrati alle rispettive Borse che danno poi conferma della transazione avvenuta. Un altro sistema è Liberty, controllato dal gruppo Cedel, che permette la contrattazione elettroni- ca di titoli azionari nelle maggiori borse europee e americane. Altri due, che operano da poco su Internet, sono Sharelink, membro del Lse, ed Electronic Share Information. Questi ultimi siste- mi, operativi da settembre scorso, permettono agli investitori di inoltrare ordinativi via computer standosene tranquillamente a casa propria. Anche la Borsa parigina Matif ha ceduto al fascino di Internet avviando una postazione in “rete” a partire dal 18 ottobre 1995. Con questa iniziativa, il mercato a termine francese intende divulgare su scala mondiale e in tempo reale un’informativa puntuale su tutti i suoi prodotti e i suoi servizi. La nuove pagine sul circuito Internet del Matif sono state suddivise in sei rubriche: l’introduzione al mercato, i contratti negoziati, l’informazione e la tecnologia, le statistiche, le notizie d’attualità e la lista dei future e delle option. La Borsa disporrà naturalmente anche di una “casella elettronica” per ricevere let- tere e commenti dagli interessati. Inoltre, si stanno compiendo passi avanti verso la creazione di Easdaq, un mercato borsistico europeo per le piccole e medie imprese in rapida crescita. Di recente, la Commissione ha adottato una comunicazione che ribadisce la necessità di far decollare il progetto per venire incontro alle esigenze di reperimento di capitali delle Pmi. E’ stata incaricata, poi, la International Securities Market Association (Isma), associazione che comprende 860 società finanziarie di 48 diversi Paesi, di mettere a punto un sistema di quotazioni per il nuovo mercato europeo. La Isma adatterà alle esigenze dell’Easdaq il proprio sistema telematico per le contrattazioni in tempo reale (Trax) progettato nel 1989 per gli scambi internazionali di obbligazioni. L’obiet- tivo è quello di far decollare la Borsa europea ispirata al mercato Nasdaq americano nella secon- da metà del 1996 anche se rimangono da superare ostacoli fiscali e regolamentari.
    • 61 L’incarico all’Isma costituisce un passo concreto verso la nascita della Borsa europea. L’Isma ha una rete di distribuzione unica e legami con tutti i maggiori organismi che si occupano di liquidazione titoli. E’ una organizzazione importante che costituisce quasi un partner naturale. Easdaq è formata da 43 azionisti di nove Paesi comprendenti banche, operatori di Borsa e la stessa Nasdaq americana. La Commissione europea, inoltre, ha dato il proprio sostegno al progetto e ha ribadito che la legislazione europea sui Valori mobiliari, una volta entrata in vigore, dovrà senza altro permette- re e agevolare la nascita del mercato telematico. L’Esecutivo comunitario ha dato il via libera anche a una iniziativa francese con partecipazione belga (Nouveau marché) a favore dell’accesso al mercato delle Pmi. Le piccole e medie imprese costituiscono l’ossatura dell’economia europea ma devono essere aiutate. E uno dei motivi per farlo è creare il mercato finanziario paneuropeo che può soddisfare il bisogno di capitali a lungo termine, necessari alle Pmi in rapida crescita per sfruttare pienamente le proprie potenzialità. La comunicazione della Commissione ha messo in evidenza una significativa debolezza del mercato finanziario europeo, se paragonato al sistema americano di quotazioni telematiche del Nasdaq. Mentre negli Stati Uniti circa 400 piccole imprese possono accedere rapidamente ogni anno a capitali a lungo termine ricorrendo al mercato in Europa solo il 10-20% di tale numero può beneficiare di un’analoga opportunità. Una riprova dell’efficacia del Nasdaq per le aziende che vi partecipano è dimostrato da un recente studio: sebbene le imprese iscritte non rappresen- tino che lo 0,04% di tutte le società americane, hanno creato il 16% dei nuovi posti di lavoro (circa 300mila) costituiti negli Stati Uniti dal gennaio 1990 a oggi. In Italia, infine, ricordando in questa sede solo i più significativi recenti passaggi, un primo cenno va fatto per il mercato secondario telematico dei Titoli di Stato (Mts), una realtà ormai consolidata del panorama finanziario italiano e confortata da un favore crescente degli operatori. Alla base di questo successo vi è l’introduzione dal dicembre ’94 del sistema di regolamento automatico delle transazioni che permette di inviare direttamente alla liquidazione giornaliera le operazioni concluse sull’Mts. Se poi si allarga la analisi al mercato borsistico nel suo complesso, non si può nascondere un motivo di soddisfazione nel valutare il forte aumento delle contratta- zioni di titoli azionari, il fatto che a esso ha contribuito in modo determinante il passaggio a un sistema di contrattazione continua con asta telematica, avviato per un primo gruppo di titoli a novembre 1991 e portato a compimento poco più di un anno fa. La Consob, inoltre, ha approvato il regolamento per la negoziazione delle opzioni sull’indice Mib 30, il nuovo mercato telematico che andrà ad aggiungersi al future Fib 30 nella pattuglia dei derivati trattati alla Borsa di Milano. Le due delibere (n. 9482 e 9483) approvate dall’organo di controllo assieme al testo dei 36 articoli disegnano le modalità di svolgimento del nuovo mercato. Per ciò che concerne la Posta, va evidenziato che all’utenza sarà consentito il pagamento con il Bancomat e con il Postcard e, in un secondo momento, anche con le carte di credito. Il sistema autorizzativo verrà predisposto da Quercia Software per conto dell’Ente Poste e sarà collegato ai centri applicativi nazionali Ssb e Seceti. Quercia Software ha previsto che l’attivazione avvenga entro fine 1995 con terminali Pos in una trentina di uffici dislocati soprattutto nelle province di Milano, Roma e Venezia. Entro il 1996 il servizio sarà esteso a duemila uffici postali in tutta Italia per coprire, negli anni successivi, tutti i 14mila sportelli e per ampliare il servizio alle carte di credito. Inoltre, fornirà al Ced dell’Ente Poste il suo sistema Epq che comprende un insieme di programmi e di procedure automatizzate tramite i quali i possessori di carte Bancomat potranno pagare i corrispettivi dei servizi postali usufruiti digitando il codice segreto personale sull’apparecchiatura. Di poi, per informatizzare i suoi 14.500 uffici distribuiti in tutta Italia, l’Ente Poste investirà 1725 miliardi entro il ’97.
    • 62 Alla fine dell’operazione nascerà una delle più grandi reti private di trasmissione dati d’Euro- pa che entro il primo trimestre del ’98 collegherà tutti gli uffici postali ed entro il Duemila gestirà l’intera attività dell’azienda postale e del Bancoposta. Si tratta di una rete che arriverà anche nei Comuni più remoti ma che non presenterà sovrapposizioni e duplicazioni rispetto alla rete unitaria della Pubblica amministrazione, il network nei confronti del quale il progetto delle Poste ha caratteristiche e finalità differenti. La rete informatica, oltre a migliorare l’efficienza e la qualità delle Poste, dovrà concorrere a realizzare quel supermercato di prodotti finanziari che, in una crescente integrazione con il siste- ma bancario, è negli obiettivi dell’Ente come leva essenziale dello sviluppo delle attività. In questo senso l’utilizzo da dicembre, in una serie di sportelli pilota, del Bancomat anche in Posta, il pagamento degli assegni bancari in Posta dal ’96 (almeno per i grandi fatturatori) e, in prospettiva, il lancio di Buoni postali azionari (per il quale sono in corso studi e colloqui prelimi- nari tra le Poste e i primari istituti finanziari internazionali) sono destinati ad arricchire il porta- foglio prodotti dell’Ente. Così come una grossa novità da novembre ’95 è l’avvio del servizio operativo di trasmissione dati collegato al network Eurogiro attraverso il quale per mezzo delle Poste è possibile trasferire fondi (specie per le imprese) in tutta Europa e anche negli Stati Uniti e in Giappone. Passando, poi, a considerare l’area del commercio, è da notare che aziende come Netscape, Broadwiew, Business Objects, Quarterdeck, Netmanage sono in corsa per lo sviluppo di piatta- forme software per l’Internet commerciale, ma un conto è il mercato degli “strumenti”, che sta assumendo un ritmo esplosivo, e un conto è quello dei “servizi”, dove l’intero giro d’affari si registra ancora in milioni di dollari. Dovranno essere individuate e definite le categorie merceologiche più adatte ad essere collegate in un supermercato virtuale e acquistate per via telematica così come dovranno essere definiti i piani di sviluppo dei progetti, la struttura operativa nonché i costi e le modalità per l’inserimento di informazioni e prodotti, l’integrazione e l’aggiornamento dei cataloghi e l’erogazione di servizi vari, dal pagamento alla produzione e manutenzione sino alla comunicazione ed alla pubblicità. Inoltre, per incentivare la consultazione dei cataloghi e, soprattutto, l’acquisto dei prodotti da parte degli utenti/clienti i beni dovranno rispettare almeno una di due condizioni sufficienti per giustificare l’interrogazione dei chioschi che vadano oltre la mera curiosità per l’inconsueto o l’interesse per le nuove tecnologie. Tali condizioni, verosimilmente, dovranno pertanto essere o la convenienza dell’offerta (il prodotto o servizio dovrà avere un prezzo decisamente inferiore a quello a cui è normalmente venduto attraverso i canali tradizionali) oppure l’esclusività dell’of- ferta stessa (il prodotto dovrà risultare difficilmente reperibile sul mercato). C’è, poi, l’aspetto della consegna a domicilio dei beni: se il servizio viene richiesto da chi è troppo impegnato sul lavoro, bisognerebbe consegnare la spesa alle otto di sera, con costi pauro- si. Inoltre, giocano contro lo shopping a domicilio fattori come la progressiva liberalizzazione degli orari: non è più caso raro trovare supermercati aperti la domenica o tardi la sera. C’è, poi, la guerra dei prezzi ridotti applicati soprattutto dai supermercati e la spedizione a domicilio della spesa che presenta ancora grossi limiti: i tempi di consegna (in genere bisogna aspettare uno o due giorni). L’assortimento, poi, è essenziale e deve offrire almeno una scelta pari ad un supermer- cato. Ancora, c’è la difficoltà di vendere a distanza prodotti freschi perché chi compra preferisce vedere la frutta, verdura, la carne che consumerà. Un errore, infine, può rivelarsi sopravvalutare le spinte motivazionali: le risposte inizialmente entusiastiche possono nei fatti scontrarsi con il muro dell’abitudine di andare a fare la spesa. Un’altra possibilità di sviluppo del commercio elettronico è l’installazione presso i rivendito- ri di stazioni informatiche multimediali interattive che consentono non solo il colloquio rapido e diretto con la casa madre di specifici prodotti in vendita e la velocizzazione di fasi di gestione ma anche l’avvicinamento del cliente finale, sull’onda di quanto avviene negli Stati Uniti.
    • 63 In Italia la prima azienda ad aver tentato questo esperimento è la Sector. Certamente progetti del genere sono ambiziosi ma poggiano su concrete basi strategiche se rivolti a settori di mercato ormai maturi o in via di saturazione in cui avrà maggiori chance chi avrà saputo offrire i servizi aggiuntivi più qualificati. Un esercente che tratta oggi cinque-sei marche dello stesso settore merceologico tenderà nel futuro a fare scelte sempre più indirizzate verso un unico gruppo che gli possa fornire una completa gamma di prodotti per soddisfare la domanda e che, fondamentalmente, gli semplifichi la gestione. Senza dubbio è più semplice trattare con un unico interlocutore e la qualità dei servizi rappresenterà il differenziale tra un’azien- da e un’altra in un mercato che si prevede abbastanza statico. Per usare la propria stazione informatica ogni concessionario ha in dotazione un codice per- sonale che gli garantisce l’accesso esclusivo e protetto alle informazioni e ai servizi che lo ri- guardano, utili per un’efficiente gestione del proprio punto vendita: immediata visione di tutti i nuovi elementi della vetrina integrata, promozioni al consumo, panorama completo dell’investi- mento pubblicitario a livello nazionale; aggiornamento in tempo reale dell’offerta, del listino prezzi e della personale situazione commerciale (ordini, obiettivi e premi). Attraverso il computer l’azienda offre al propri concessionari anche consulenza fiscale e legale, informazioni economiche. Il consumatore, inoltre, ha a disposizione una guida discreta alla scelta del prodotto giusto per sé o da regalare. In funzione dell’età, sesso, abitudini e perso- nalità gli vengono indicate le alternative più idonee. Il computer è anche usato per raccogliere commenti e opinioni del consumatore in vista della creazione di nuovi prodotti. Infine, in Italia da un progetto di ricerca finanziato dal Cimark (Centro innovativo di marketing funzionante presso la Scuola di amministrazione aziendale dell’Università di Torino) e dall’im- pegno sinergico di realtà aziendali di tutto rilievo del panorama italiano (Sanpaolo, Olivetti, Sai, Seat, Telecom Italia e Studio Teos) è nata l’ambizione di costituire un osservatorio europeo sui media interattivi per l’informazione commerciale e la vendita a distanza. L’osservatore, in sostanza, si propone di promuovere la conoscenza dei media interattivi consi- derandoli il vero e proprio canale innovativo per la comunicazione commerciale e la vendita diretta di beni e servizi per il prossimo futuro e di favorirne la sperimentazione da parte delle aziende italiane interessate. Si tratta di un organismo non profit finalizzato a gestire, su base professionale, attività di documentazione (case histories) nonché servizi di supporto alle decisioni di investimento nel settore dei media interattivi (consulenza metodologica). Come tutti i progetti di ampio respiro, l’ambizione della nuova struttura, che ha sede a Torino presso il Multimedia center del Sanpaolo, è quella di promuovere nel tempo vere e proprie sinergie tra aziende interessate a condurre sperimentazioni in forma consortile favorendo la nascita di “progetti sindacati” sia tra aziende aderenti all’osservatorio sia tra partner di Paesi diversi in grado di concorrere ai finanziamenti dell’Unione europea. Il tema delle nuove tecnologie multi- mediali interattive occupa, infatti, una posizione principale fra le priorità dell’azione comunitaria degli anni 90 e la nuova struttura intende creare le premesse perché anche l’Italia possa correre insieme all’Europa sulle strade della nuova tecnologia che l’anno scorso ha alimentato un giro d’af- fari europeo nell’ordine di alcune centinaia di migliaia di miliardi di lire. Senza scordare che, negli Usa, l’information superhihway ha movimentato nel ’94 affari per 450 miliardi di dollari (oltre 740mila miliardi di lire) pari al 7% del Pil mentre nello stesso anno il fatturato mondiale delle telecomunicazioni è stato stimato in almeno mille miliardi di dollari. L’attività dell’Osservatorio si rivolge a fornitori di tecnologia hardware e software, gestori di servizi di telecomunicazioni, agli sviluppatori di applicazioni multimediali, ad aziende ed enti che intendono utilizzare i media interattivi nel settore marketing e agli organismi di ricerca pub- blici e privati interessati a rapporti di partnership.
    • 64 Indipendentemente dalla categoria di appartenenza, è possibile partecipare all’osservatorio in qualità di sponsor (impegnandosi, nella definizione del programma annuale di attività dell’Os- servatorio, garantirne sotto ogni profilo la realizzazione); di aderenti, ai quali si richiede il versa- mento di una quota annuale e il contributo, di volta in volta, alle spese concernenti i servizi non compresi nella quota base; oppure di partner di ricerca (istituti di ricerca, università, enti e associa- zioni) ai quali non viene richiesta alcuna quota associativa ma, piuttosto, una contribuzione attiva per quel che concerne la fornitura di documentazione e la partecipazione a ricerche specifiche. E’giusto domandarsi quale intenda essere l’organizzazione effettiva della struttura, ambizio- sa sì ma anche estremamente innovativa e, dunque, complessa da “disegnare”. L’Osservatorio intende avvalersi di una struttura a carattere permanente, la segreteria tecnica, che ha il compito di gestire in modo efficace ed efficiente le risorse a disposizione per realizzare le attività in programma. Tale struttura fa capo a una delle aziende partecipanti e ha la responsa- bilità di produrre ed erogare agli aderenti i servizi, in base a regole definite annualmente insieme al programma operativo. Le attività della segreteria tecnica si svolgono nell’ambito del mandato conferito annualmente da un comitato di garanti, espresso dagli sponsor. Prendendo, di poi, in considerazione la medicina e sanità va registrato che attualmente i servizi di telemedicina e teleassistenza sono presenti con discontinuità territoriale nei Paesi mag- giormente industrializzati. Proprio il Paese precursore in questo campo, gli Stati Uniti, è quello che ha segnato maggior- mente il passo negli ultimi anni. Ciò e per il costo eccessivo delle apparecchiature e delle tra- smissioni e per l’eliminazione dei fondi governativi destinati a incrementare ricerca e sviluppo delle apparecchiature e dei servizi relativi di teleassistenza, teleconsulto e telemedicina. I risulta- ti, in termini di qualità dei servizi, sono piuttosto deludenti. Alla fine del 1994, tuttavia, erano disponibili nel Nord America circa dieci programmi in grado di offrire assistenza psichiatrica attraverso la Tv interattiva mentre altri 11 offrivano teleradiologia a circa 92 derivazioni remote. Altre esperienze hanno riguardato finora la teledialisi, la teledermatologia, la cardiologia, la neurologia e l’oncologia. In California è in corso di estensione una rete telematica chiamata “Seniornet” per le persone che hanno superato il 65° anno di età, cui si può accedere attraverso la rete America On Line sulla base di un abbonamento mensile, un pò come avviene oggi per usufruire di Internet. Solo occasionalmente la rete assolve alla funzione di teleassistenza essenzialmente, però, serve per consentire agli anziani di comunicare. Al contrario, il Giappone, pur essendo partito in ritardo, ha recuperato, sia pure in parte, grazie al Medical information system development center. Diretto da medici con l’ausilio di esperti di informatica, telecomunicazioni ed economia, il sistema è finanziato dal ministero per l’Industria e il Commercio con l’estero e finalizzato a promuovere ricerche su un sistema nazio- nale di servizi con sottosistemi regionali adeguati alle varie realtà geografiche e sociali. I servizi giapponesi si articolano in servizi di teleassistenza, sistemi centralizzati di analisi chimiche, banche regionali di dati sanitari personali, sistemi di informatica distribuita negli ospe- dali, rete informatica tra ospedali diversi e sistemi centralizzati di ausili medici (liste di attesa per trapianti, disponibilità di donatori, compatibilità e cosi via). Anche l’Europa comunitaria non ha particolarmente brillato in questo campo. Sono state, infatti, poche le esperienze degne di nota, almeno fino al 1986. Quell’anno la Cee avviò la prepa- razione esecutiva del progetto Biceps allo scopo di accertare in che modo le tecnologie informa- tiche e le telecomunicazioni avrebbero potuto contribuire al progresso della assistenza medica e dei servizi sanitari. Il progetto fu inserito nel programma quadro di ricerca 1987-1990 con lo stanziamento di 20 milioni di Ecu per un programma esplorativo dell’Advanced informatics in Medicine (Aim). Delle 200 proposte presentate ne furono approvate e finanziate 43.
    • 65 Nella prima fase di Aim, avviato nel 1992, furono presentate ’93 proposte di cui 47 approva- te. Significativa la presenza dell’Italia; infatti, un contratto su quattro è coordinato da italiani e tre su quattro prevedono la partecipazione di italiani. Nel quarto programma quadro comunitario di sostegno 1995-1998, la Commissione europea ha stanziato 13mila milioni di Ecu (pari a quasi 28mila miliardi di lire) per il finanziamento di progetti di ricerca innovativi nel settore dell’Information technology tra i quali un primo stan- ziamento di 70 milioni di Ecu (circa 150 miliardi di lire) da destinare al settore della sanità. La Svezia sta realizzando per gradi un piano per affrontare le emergenze e i disastri chiamati Dicaster emergency medical center che dovrebbe servire, oltre alla Scandinavia, la regione del Baltico (Lettonia, Lituania, Estonia) nonché gli Stati europei della Comunità degli Stati indi- pendenti (ex Urss). In Finlandia è in avanzata fase sperimentale un bracciale per la pressione arteriosa con segna- lazione automatica di allarme collegato con un centro di assistenza. In Grecia si stanno attuando 12 progetti di telemedicina con l’obiettivo di collegare gli abitanti delle isole dell’Egeo con un centro di controllo situato nella Grecia continentale. In Norvegia, il ministero della Sanità, in collaborazione con il gestore nazionale delle tele- comunicazioni, ha pianificato l’introduzione di sistemi di telemedicina per offrire una migliore assistenza alle popolazioni delle regioni settentrionali. In Inghilterra il dipartimento della Sani- tà ha emanato un documento e un Libro bianco per definire le linee guida e fornire le informa- zioni necessarie ad assistere le autorità locali nel loro approccio all’informatizzazione e ai rela- tivi investimenti. In Francia, il ministero della Sanità e della Protezione sociale ha definito un programma di automazione dei 1.100 ospedali pubblici per offrire tutte le informazioni necessarie a sostenere gli operatori sanitari. In Spagna, infine, il ministero della Sanità ha predisposto un programma triennale per migliorare i sistemi informativi sanitari e consentire l’integrazione delle informazioni. Una volta affermatasi l’idea dell’utilità sociale ed economica derivante dall’impiego delle nuove tecnologie informatiche e telematiche e delle telecomunicazioni per assistere e controllare e all’occorrenza soccorrere la popolazione, rendendo dunque più accessibili, migliori e a minor costo i servizi sanitari, diversi Paesi europei, tra i quali per l’appunto il nostro, hanno effettuato o incentivato la ricerca e gli esperimenti nell’ambito di piani nazionali di settore. Da questo punto di vista, l’Italia è sicuramente all’avanguardia poiché, a parte il progetto di Ireos, i ministeri della Sanità, dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica hanno dedicato una particolare attenzione al tema dando impulso nel tempo a programmi molto innovativi. Dopo aver definito il Sistema informativo nazionale a livello centrale in collegamento con le periferie, il ministero della Sanità ha promosso e sostenuto numerose sperimentazioni di applica- zione di telemedicina in diverse realtà locali. Dal canto suo, il ministero dell’Università ha varato un programma nazionale di ricerca e formazione per la telemedicina, con fondi per circa cento miliardi da destinare all’industria nazionale per progettare, sviluppare e realizzare prototipi industriali ad alto contenuto tecnolo- gico finalizzati a migliorare i servizi sanitari. Proprio le esperienze maturate in materia, le com- petenze acquisite, i programmi avviati, stanno alla base della decisione del Gruppo dei sette più grandi Paesi del mondo di affidare all’Unione europea, e in particolare a Italia, Francia e Ger- mania il compito di occuparsi di telemedicina. Il professor Maseri, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinerà il progetto “Prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie cardiovascolari”. I maggiori istituti di cardiologia del mondo saranno collegati mediante una rete telematica per creare una banca dati periodicamente aggiornata. Inoltre, l’Italia si propone, me- diante l’integrazione dei sistemi di telecomunicazioni, di crearne uno per la Medicina d’urgenza (cardiotelefonia, teleconsultazioni, e cosi via); di espandere l’utilizzazione delle competenze
    • 66 specialistiche (teleconsulto ospedaliero, teledialisi, eccetera), i telemonitoraggi domiciliari (car- diaco, dialitico, delle gestanti, teleassistenza, telesoccorso, e cosi via) e, infine, la teledidattica (trasmissione tra i reparti ospedalieri, le università e gli istituti universitari tramite teleconsulto). Intanto, in gara con altri gestori, Telecom Italia ha siglato un accordo quadro per mettere in rete le 15mila farmacie italiane utilizzando anche la rete Internet. In base all’accordo, coordinato dalla Federfarma, verrà utilizzata la tecnica dell’Isdn (alta velocità) per aggiornare in tempo reale i farmacisti sulle novità di prezzi e normative dei medicinali, guadagnando così in velocità e in efficienza. L’accordo assume un valore particolarmente importante per gestire le fasi di improvviso cambiamento dei listini. In base al protocollo d’intesa, firmato dal presidente di Federfarma e dal direttore generale di Telecom Italia, il gestore pubblico fornirà alle farmacie italiane collegamenti per accedere alla rete Interbusiness e per favorire lo scambio di informazioni tra le farmacie e i fornitori di servizi. Tuttavia le notevoli potenzialità offerte dalla telematica alla medicina potrebbero essere maggiormente sfruttate. Ma vi sono, innanzitutto, atteggiamenti di “difesa” di posizioni acquisite da parte di alcuni settori della classe medica e, soprattutto, è mancata un’azione di sensibilizzazione e di raccordo fra chi eroga e chi utilizza il servizio sanitario. E’ necessario far convergere sulle sue tematiche le tre componenti principali del servizio sanitario: istituzioni politiche (Presidenza della Repub- blica, ministeri della Sanità e delle Poste, Commissione europea), istituzioni scientifiche e ac- cademiche e industria. In effetti, le applicazioni sanitarie della telematica non possono essere lasciate alla sola logica del mercato o alle pur lodevoli iniziative di strutture pubbliche periferiche (comuni, province e regioni) e ciò per la profonda valenza sociale e per la natura intrinsecamente “globale” di tali applicazioni. La necessità di interconnettere prima i sistemi in un centro nazionale, e poi i centri nazionali fra loro, costituirà la maggiore sfida dei prossimi decenni. Sfida che l’Europa ha già raccolto: in Danimarca, ad esempio, l’informatizzazione ospedaliera è all’80%, mentre in Francia Cap Gemini ha annunciato un programma di coordinamento dei servizi offerti nelle diverse strutture sanitarie. D’altra parte l’impiego dei mezzi telematici costituisce un’esigenza assolutamente ineludibile per almeno due ragioni: la necessità di integrare sempre più strettamente il nostro Paese nel contesto europeo e la maggiore richiesta di servizi sanitari di qualità che proverrà dalla società dei prossimi decenni, molto più popolata di “anziani” rispetto all’attuale. Ma la telematica in medicina può svolgere compiti essenziali già oggi: si pensi alla teleassistenza su navi, aerei e ambulanze, alla telediagnosi, oggi assai più facile di ieri (malgrado la lentezza del decollo di Isdn) e alle varie forme di telemedicina. Anche le esperienze pionieristiche nell’uso di smart card socio sanitarie, sulle quali è in corso un progetto finalizzato Fatma/Cnr, avrebbero un futuro promettente, purché si risolva in tempi rapidi il fondamentale problema della definizione di standard uniformi per tutto il territorio nazionale. Nell’area dell’Arte e dei beni culturali, poi, è opportuno notare che tuttora solo pochi musei sono presenti su Internet e per lo più si limitano a presentare un ridotto numero di pagine conte- nenti informazioni generali quali orari di apertura e indici degli autori. Lo stesso museo virtuale del Louvre, nato dall’entusiasmo di alcuni appassionati, dopo il notevole successo iniziale ha subito nel tempo alterne fortune dovute a problemi nella gestione dei rapporti con il museo parigino per i copyright. Nelle poche applicazioni oggi esistenti, però, la grafica è ottima per comprensibilità e im- mediatezza; i testi elaborati con rigore, le riproduzioni delle opere tali da permettere ingrandi- menti con buona resa; la navigazione costruita in modo che il lettore non si perda mai nell’incal- zare delle informazioni. Quest’ultima opportunità aiuta colui che consulta i dati ad orientarsi, a impossessarsi delle sue coordinate fondamentali.
    • 67 Tuttavia, le applicazioni in questo settore, hanno messo in luce anche i limiti della attuale tecnologia ipermediale, perché comunque l’immagine di un quadro “dal vivo” è tutta altra cosa che non l’immagine riprodotta su un monitor, dove è molto ridotta la ricchezza della gamma totale del colore e della luminosità (anche se le opere digitalizzate hanno mantenuto in questo caso un livello qualitativo piuttosto alto). La tecnologia, pertanto, ancora non si sostituisce alla realtà ma diventa un mezzo per la valorizzazione della stessa: nel caso di un museo virtuale, uno strumento di divulgazione del patrimonio artistico. Nel contempo, però, è opportuno effettuare una considerazione relativamente al nostro Pae- se. L’unica vera “materia prima” di cui dispone l’Italia è rappresentata dai cosiddetti “beni cultu- rali” e su tali “giacimenti” potrebbe essere costruita un’industria che non solo non sembra cono- scere crisi ma che, addirittura, cresce a tassi elevatissimi anno dopo anno: quella del turismo. Per rilanciare tale industria, però, occorre riorganizzare l’intero settore, sapere esattamente che cosa si possiede, facilitare la fruizione dei beni a diversi livelli (che siano, cioè, coerenti con i diffe- rentilivellidispecializzazionedegliutenti),costruiretuttaunaseriediindispensabiliservizicollaterali. In altre parole, occorre costruire dei “pacchetti” che non lascino nulla all’improvvisazione e che siano in grado di soddisfare tutte le esigenze dei “turisti-clienti”. Risultati, questi, che possono essere ottenuti solo utilizzando nel migliore dei modi proprio le potenzialità delle nuove tecnologie. Da questo punto di vista un’esperienza di sicuro interesse (che dovrebbe essere attentamente studiata da tutti coloro che, in Italia, hanno poteri decisionali) è rappresentata dal progetto “Siste- ma informativo regionale dei beni culturali”. Si tratta di un’iniziativa che il gruppo fiorentino Bassilichi sta realizzando per conto dei ministeri per i Beni culturali e del Lavoro con un finan- ziamento di circa 42 miliardi. Il progetto, della durata complessiva di tre anni, prevede la catalogazione di circa 100mila opere del patrimonio culturale toscano, la relativa campagna fotografica e la costituzione di una rete telematica che permetta uno scambio di dati e immagini raccolte in 31 diversi “poli” situati in musei, soprintendenze, biblioteche e istituzioni culturali di Firenze, Siena, Pisa e Arezzo. I primi obiettivi perseguiti da Bassilichi (tutti già raggiunti) sono stati quelli di mettere a punto il sistema informativo, il software di catalogazione, il sistema di digitalizzazione delle schede di catalogo, le procedure del controllo di qualità di tutto il materiale prodotto. Contempo- raneamente è iniziata l’attività di formazione (in gran parte conclusa) dei ’99 giovani assunti solo in funzione di tale iniziativa. Considerando la situazione attuale, si può dire che la società fiorentina ha già realizzato circa 50mila schede con 100mila immagini (cifre che rappresentano la metà dell’intera campagna di catalogazione). Se, però, si tiene anche conto di ciò che la Bassilichi aveva già memorizzato in passato (in occasione di altri progetti realizzati per lo stesso ministero dei Beni culturali), si arriva in totale a un attuale patrimonio di circa 80mila schede e più di 190mila immagini. Tutto questo materiale è già consultabile grazie al sistema informativo e sarà presto disponibile anche su Internet. Tra l’altro, sono già stati completati gli interventi di catalogazione delle basiliche di Santa Croce e di Santa Maria Novella, del Cimitero ebraico e della Sinagoga di Firenze. A Siena si è già operato sui musei delle Contrade del Nicchio, della Chiocciola e della Torre e sulla collezione di stampe dell’Istituto d’arte. Infine è stata completata la descrizione del patrimonio storico e artistico di San Sepolcro (Arezzo). Già ultimato anche il software per la catalogazione degli archivi che ha permesso di portare avantiilcensimentodinumerosiarchividiArezzo,FirenzeeSienae,inoltre,nelsettorebibliografico, è in corso la catalogazione di alcuni fondi presso la Fondazione Franceschini a Firenze. Nel settore dell’editoria e del giornalismo va sottolineato che il cambiamento più rilevante e significativo riguarda non tanto le tecnologie quanto il ruolo e la posizione dell’utente dell’infor- mazione. Per spiegare questo passaggio i sociologi hanno coniato un nuovo termine: mediamorfosi.
    • 68 La convergenza tra informatica e telematica ha aumentato in modo esponenziale la disponibi- lità di informazioni sia come quantità, sia come rapidità, sia come possibilità di mettere in rela- zione più informazioni tra loro. Tutto questo ha trasformato il lettore, un tempo passivo davanti all’informazione, in un utente attivo, anzi interattivo. Le informazioni vengono fornite non più solo sulla base di un programma editoriale che guida le varie pubblicazioni ma sui bisogni in- formativi dei singoli lettori. Lo stesso giornale elettronico sarà personalizzato per più lettori in funzione delle loro necessità. Questa mediamorfosi comunque non distruggerà i quotidiani ma cambierà il loro ruolo e mercato. Il giornale acquistato in edicola sarà sempre meno il mezzo con cui “fotografare” gli avvenimenti, il luogo in cui cercare la novità; al contrario diventerà il mezzo per capire e per approfondire i fatti. In questa situazione, però, il giornale tradizionale deve scegliere tra il cambiare radicalmen- te atteggiamento, tanto per la proprietà che per il management e per i giornalisti, o estinguersi. Su ciò si concorda ampiamente ma emerge un interrogativo di fondo: come cambiare. Se, infat- ti, appare spesso evidente che il principale problema è l’eliminazione dei ritardi in campo tec- nologico, è altrettanto chiaro che allo stato attuale delle cose l’esplorazione dei nuovi metodi di comunicazione è agli stadi pionieristici e dovrà passare del tempo per vedere se queste novità hanno davvero un futuro. Ma oggi non è ancora facile aggirarsi per le reti e recuperare le informazioni desiderate: occorrono password, abbonamenti, indirizzi giusti, capacità di orientamento. Inoltre, l’ipertesto33 , utile nelle ricerche mirate, risulta ancora ai più un labirinto in cui la forma è contro il contenuto (come ad ogni avvento avanguardistico) in cui il problema più attuale è che colui che se ne appassiona parla solo di come funziona e quasi mai di com’è. Dunque, molte perplessità suscita la possibilità che i nuovi modi di attingere informazioni facciano presa sul grande pubblico. L’australiano Rupert Murdoch sostiene che ciò richiederà 15-20 anni; della stessa idea in Europa è il centro di ricerca Prognos. Per la maggioranza degli editori le edizioni elettroniche sono, però, semplicemente una for- ma di assicurazione contro le incertezze del futuro. Anche se l’editoria è un’attività economica- mente redditizia molti editori guardano al futuro con ansia. Di fronte alla crescente resistenza alla carta stampata gli editori sono pronti a gettarsi alla cieca in qualsiasi nuova tecnologia. Questa tendenza sta già causando tensioni anche nelle sedi più inattese. Molte iniziative individuali di piccoli editori, inoltre, sono naufragate sia perché manca proprio il mercato sia perché c’è il rischio di effettuare scelte errate essendo possibile sbagliare gli standard. Comunque, per quanto concerne la tecnologia, si è creato uno standard, il cd-rom, ed ha successo una rete di comunicazioni on line: Internet. Non manca molto alla convergenza tra le due forme di comunicazione interattiva: i cd-rom aggiornati on line, mentre per quanto riguarda l’utenza, sembra evidente che le opportunità maggiori si profilano nei settori del finanziario, del telelavoro, dell’istruzione e dell’approfondimento. Vi è, poi, la possibilità per i lettori di dialogare on-line con i giornalisti. Questo dialogo non ha valore puramente simbolico perché cambia il ruolo del giornalista. Tradizionalmente, i gior- nalisti sono stati osservatori indipendenti, distaccati dalle conseguenze del proprio operato; gli interessi economici dell’industria hanno incoraggiato l’immagine del giornalista come cavaliere solitario che combatte in difesa dell’uomo comune contro i ricchi e i potenti. Nel nuovo contesto sociale e tecnico, invece, egli deve trasformarsi in uno scienziato sociale che sa muoversi con velocità e sa dialogare col pubblico, e i nuovi media richiedono un lavoro di squadra. C’è, però, il rischio che la stessa novità tecnologica dell’on-line possa rafforzare anche nelle organizzazioni giornalistiche più serie la tentazione verso quegli ibridi detti l’infotainment (information e entertainment) nei quali è sempre più difficile separare l’informazione dai pro- dotti dell’immaginazione.
    • 69 In ogni caso, la pazienza del pubblico è grande ma non è illimitata e, in un clima di tanta concorrenza fra media diversi, se nella ricerca dei profitti un quotidiano perde la sua identità e la sua ragione di esistere una parte del pubblico non passerà necessariamente a un altro quoti- diano ma può semplicemente cessare di leggere. Ecco il maggiore rischio in questo periodo di continue riorganizzazioni di imprese. Per quanto riguarda il Cd Rom, poi, archiviato definitivamente il timore che soppianti il libro su carta, che resterà almeno a medio termine la base dell’editoria mondiale, non si può trascurare un nuovo mercato dalle potenzialità immense e dall’espansione già scontata nell’area professio- nale, anche se la competizione è molto dura. Il mondo dei giornali italiani si sta inserendo nella società dell’informazione con prudenza - considerate anche le difficoltà che attraversa il settore (a cominciare dallo spaventoso aumento del prezzo della carta) - ma con determinazione e in molti modi si “interfaccia”, come si usa dire oggi, con le nuove realtà della comunicazione. Quasi tutti i grandi giornali italiani hanno accol- to con grande serietà la sfida dell’editoria elettronica; ma giorno dopo giorno cresce anche l’interesse dei piccoli giornali, che cercano il loro posto, la loro nicchia nel disegno generale della “grande mutazione”. Nel campo dell’informazione in Cd Rom testuali, l’ANSA, per esempio, ha raccolto tutti gli articoli pubblicati a partire dal 1988. I giornali si sono così inseriti in un settore per lungo tempo occupato da editori di nicchia, come Giuffré, Ipsoa e Laserdata, “specialisti” in pubblicazioni giuridiche e raccolte di leggi, normative e giurisprudenza. Non minore è l’attivismo degli editori italiani sull’on line, dove sono disponibili sia servizi in tempo reale (“real time”) sia servizi di banche dati, e dove sono attive, con prodotti on line sempre più “mirati”, le maggiori agenzie di stampa italiane. Per il momento, tuttavia, la concretezza dei fatturati sta tutta dalla parte dei servizi in tempo reale destinati fondamentalmente agli operatori finanziari che hanno bisogno di frequentissimi aggiornamenti. Oltre a questi servizi Il Sole-24 Ore, poi, offre anche quello di “Borsa on line”34 . Anche nelle attività di “Banca dati” il vero pioniere è stato Il Sole-24 Ore che nel 1984 ha fondato la società Emel, da cui alcuni anni dopo sarebbe nata 24 Ore New media, per la realizza- zione di prodotti e servizi di editoria elettronica di cui il principale è Big on line, nato nel 1989 come archivio di informazioni economico-finanziarie. Anche la banca dati de “La Stampa” è nata (come quella de “Il Sole-24 Ore” e dell’Ansa, che si chiama Dea, Documentazione elettronica Ansa) per l’uso interno dei giornalisti. Dal 1992 se n’è avviata la commercializzazione attraverso accordi con i maggiori attori italiani e internazio- nali del settore (Intesa, 24 Ore New media, Knight Ridder, Italcable, Financial Times, Elsevier). Attualmente la banca dati della Stampa è accessibile, oltre che attraverso 24 Ore New media, sul calcolatore centrale di Torino del giornale; su Datastar (gruppo Knight Ridder) a Berna; su FT Profile a Londra; su Nexis (gruppo Elsevier) a Dayton (Ohio) negli Usa. “La Stampa” è attualmente l’unico quotidiano italiano di informazione generale che offre questo servizio ed è fra i pochissimi al mondo a dare aggiornamenti multipli con tempi inferiori alle 24 ore. “La Stampa” è anche presente su Internet, con Tuttoscienze, una scelta “misurata” e limitata che ha il senso di un esperimento per i lettori e per il giornale: infatti l’inserto scientifi- co del giornale è il più affine al pubblico di Internet, si presta a una fruizione elettronica miglio- re rispetto al resto del giornale e, soprattutto, si rivolge alle scuole, dove vivono i potenziali utenti telematici di domani. L’esperimento de “La Stampa” è, insieme a quello del “Manifesto” e de “l’Unità” (altri due giornali molto attenti agli sviluppi dell’informazione on line), uno dei più mirati e curati nel panorama degli organi di stampa italiani su Internet. Un caso a parte rimane, ovviamente, quel- lo della “Unione Sarda” il primo - e finora anche il più completo - giornale ipermediale e ipertestuale europeo disponibile su Internet.
    • 70 Il dibattito sulla presenza in rete dei giornali è oggi molto acceso tra gli editori italiani. Molti vi vedono elementi di snobismo e di pura “immagine” e nessun possibile ritorno economico a breve-medio termine ma altri sono ben decisi a capire questo fenomeno dall’interno, partendo dalla convinzione che Internet sicuramente è un modo nuovo per cementare il legame con i lettori, un’occasione “di sana complicità”. Nel settore della Pubblica amministrazione, poi, sono decisamente distanti le posizioni degli organismi preposti al processo di innovazione tecnologica e quelle dei fornitori di tecnolo- gia. I primi, ed in particolare l’Autorità per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (Aipa), sostengono che molta strada è stata fatta e che la “grande crisi” dovrebbe essere decisamente superata; i secondi, invece, lamentano la totale (o quasi) stasi del mercato. Se si dà un’occhiata, anche solo superficiale, a quanto afferma il Rapporto Assinform 1995 (relativo ai dati del mercato 1994) sembra proprio che i produttori abbiano ragione. Infatti, per la Pubblica Amministrazione Centrale la spesa totale in miliardi di lire è stata nel 1989 di 1878, nel 1990 di 2113, nel 1991 di 2278, nel 1992 di 2325, nel 1993 di 2160 e nel 1994 di 2080 mentre il relativo peso percentuale sul mercato totale è stato nel 1989 del 10,98%, nel 1990 dell’11,14%, nel 1991 dell’11,14%, nel 1992 del 10,88% e nel 1994 del 9,67%. Per la Pubblica Amministrazione Locale, inoltre, la spesa totale in miliardi di lire è stata nel 1989 di 967, nel 1990 di 1082, nel 1991 di 1179, nel 1992 di 11,82, nel 1993 di 1130, nel 1994 di 1120 mentre la relativa incidenza percentuale sul mercato totale è stata nel 1989 del 5,65%, nel 1990 del 5,71%, nel 1991 del 5,77%, nel 1992 del 5,53%, nel 1994 del 5,20%. Ciò che desta maggiore preoccupazione, al di là dei valori assoluti del mercato (che risultano, in entrambi i casi, in costante diminuzione dal 1992), è il fatto che il peso percentuale dei due mercati pubblici (centrale e locale), rispetto al complesso del mercato nazionale dell’informati- ca, risulta anch’esso in costante diminuzione. Basti, per esempio, osservare che, per la prima volta, il peso complessivo della spesa informatica, a proposito della Pa centrale, nel 1994 è sceso sotto il limite del 10%. O, analogamente, che la stessa spesa riferita alla Pa locale sembra tendere paurosamente verso il limite inferiore del 5%, limite dal quale la stessa spesa si è sempre mante- nuta negli anni scorsi ben distante. Queste semplici considerazioni aritmetiche, però, da sole, non bastano a dare l’idea dell’ef- fettiva situazione. Occorre, infatti, tenere conto di altri due fattori. Il primo (riconosciuto e affer- mato dalla stessa Aipa) è che la maggior parte della spesa informatica pubblica è oggi destinata a interventi di manutenzione. Il secondo, che poi spiega il precedente, è che l’attuale parco compu- ter e applicazioni della Pubblica amministrazione (la quale, non dimentichiamolo, in passato ha fatto massicci investimenti nel settore) spesso risulta decisamente obsoleto. A questo punto, quindi, non solo la diminuzione (assoluta e relativa) della spesa informatica pubblica appare veramente grave se la si interpreta in termini di investimenti “nuovi” capaci di concorrere all’attuazione del processo di centralizzazione del cittadino-utente ma, soprattutto, la spesa sembra non essere nemmeno capace di mantenere l’automazione pubblica (e, quindi, l’ef- ficienza degli uffici) agli stessi livelli ai quali essa si è attestata in questi anni. Le preoccupazioni dei produttori, quindi, da questo punto di vista appaiono sicuramente giustificate. E si consideri- no, allora, le ragioni della Pubblica amministrazione in contrapposizione alle tesi su esposte. Si cominci dall’Aipa che, indubbiamente, ha qualche valido discorso da fare. Il primo riguar- da il Piano triennale 1995-97, Piano che, nella sua stesura originaria (poi in parte rivista dalla Finanziaria 1995), prevedeva impegni complessivi, sul triennio, per 12.600 miliardi di lire (di cui 3.850 per il solo esercizio 1995). Non solo ma, come è facile vedere leggendo quanto previsto dal Piano, una larga parte delle somme stanziate viene destinata al finanziamento di nuovi progetti. Per quanto riguarda, ad esem- pio, il solo anno corrente, dei 3.850 miliardi previsti, ben 1.700 riguardavano iniziative che pos- sono essere definite davvero innovative.
    • 71 I soli interventi che si potrebbero definire di carattere tecnologico, però, non bastano. Come ormai tutti i commentatori riconoscono, il problema dell’automazione pubblica non può essere considerato scisso da quello dell’intera riorganizzazione di tutta la “macchina burocratica” della Pa. La semplice introduzione di hardware e software non serve a nulla o, tutt’al più, può addirit- tura portare al paradosso di “automatizzare l’inefficienza”. Ciò significa che, prima ancora di pensare all’aggiornamento del parco computer e applicazioni della Pa, si devono mettere in atto tutti gli indispensabili processi di miglioramento, trasformazione, adeguamento, ottimizzazione. La prima constatazione da fare è che la cosiddetta “riforma” della Pubblica amministrazione è un problema difficile da risolvere: è problema vecchio di almeno un secolo, a leggere gli atti parla- mentari. E, direbbe Einstein, non vi sono soluzioni facili a problemi difficili: se ne trovate una, diceva, è certamente una soluzione sbagliata. La seconda constatazione è che non si può parlare di riforma della Pubblica amministrazione se in primo luogo non si parla di amministrazione, nel senso più piatto e banale del termine, amministrare vuol dire in primo luogo avere i dati, i numeri dei fatti che sono, o meglio, che dovrebbero essere sotto il nostro controllo. Orbene, nell’anno 1995, dopo migliaia di miliardi spesi per informatizzare la Pubblica amministrazione, essa ha un grado di informatizzazione infimo, dell’ordine del 14,3% del totale. In particolare, la percentuale dei processi già informatizzati nelle unità utenti dei Ministeri è: Interno 22,5%, RisorseAgricole 19,8%, Commercio Estero 19,1%, Tesoro 18,2%, Industria 17%, Beni Culturali 16,6%, Esteri 14,6%, Finanze 13,7%, Pubblica Istruzione,13,3%, Difesa 13,5%, Giustizia 13,4%, Bilancio 12,4%, Sanità 11,8% Marina 11,2%,Ambiente 10,5%, Trasporti 9,5%, Lavori Pubblici 9,4%, Lavoro 7,7%, Università 4,7%35 . Inoltre, solo il 7% delle 20mila amministrazioni centrali e periferiche che sarebbero tenute a farlo hanno istituto un Ufficio per i rapporti con il pubblico (Urp)36 . La ragione principale per cui la Pubblica amministrazione non è in grado di fare ciò che dovrebbe è rappresentata dalla “modesta” attenzione che la classe politica ha quasi sempre posto ai problemi ritenuti piccoli, minuti, di scarso rilievo “politico” ma di non lieve importanza operativa. Oggi, prima di parlare di “riforme” e quant’altro, occorre fare alcune cose preliminari. E’ necessario, infatti, collegare in rete almeno i computer che lo Stato già possiede e mettere su ogni scrivania un terminale collegato a questa rete. Altra cosa da fare è dotare tutto questo “silicio” di un software unico, di un linguaggio comune, per scrivere, registrare, interrogare, scambiarsi dati e informazioni. Con tutte le conseguenze organizzative e di riqualificazione del caso. C’è, inoltre, da tener presente che a tutt’oggi su 22.475 addetti in servizio presso le “unità utenti” di terzo livello dei ministeri, il 55,3% del personale continua a non utilizzare direttamente alcuno strumento informatico. Gli “specialisti di informatica”, inoltre, rappresentano nella Pub- blica amministrazione appena il 2,2% dei dipendenti. La scarsità di personale è un aspetto che si sta affrontando anche con la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e con altre amministrazioni che hanno scuole di formazione. Il reclutamento del personale dovrà essere massiccio, ma esiste anche una esigenza di riqualificazione per rivitalizzare le professionalità che già esistono. La terza cosa è la vera riforma della Pubblica amministrazione, possibile solo dopo il lavoro almeno quinquennale di cui ai due punti precedenti. E’ il passaggio da una “amministrazione attraverso le norme” a una “amministrazione attraverso i numeri”. E’ una rivoluzione culturale di dimensioni colossali, impossibile a farsi se tutti continueranno a parlare di “riforme” senza sape- re come stanno le cose. Oggi lo Stato, attraverso la Ragioneria, ha solo un ottimo controllo dei flussi di cassa. La Pubblica amministrazione non dispone di una contabilità adeguata né di uno stato patrimoniale “contabile”, parziale o consolidato. Non ha alcuno strumento di contabilità analitica e, quindi, manca proprio di quei mezzi base per fare l’amministrazione.
    • 72 Oltre agli aspetti strettamente contabili si considerino anche le funzioni di base di uno Stato. Senza una “rete”, manca ovviamente una l’anagrafe unica, dei cittadini, strumento di ecceziona- le rilevanza perché permette tantissime operazioni di “pulizia” amministrativa. E’, inoltre, chiaro che senza una “anagrafe unica” non è possibile effettuare un reale controllo, per esempio, del- l’evasione fiscale, della spesa sanitaria o di molti settori della spesa pubblica. Senza una “rete” e uno “stato patrimoniale” vero, cioè, non è possibile nemmeno valutare correttamente il reale stato di salute della finanza pubblica o avere un vero controllo della spesa per investimenti. E questa operazione, difficilissima a farsi per la cultura oggi prevalente, può essere conside- rata quasi avviata con la decisione che il Consiglio dei ministri ha preso il cinque settembre 1995: tutta la P.A. racchiusa in uno sportello di qui al Duemila. Con il varo di questa direttiva per la creazione della rete informatica unitaria dello Stato, il Governo si è posto quale garante dell’ammodernamento della P.A. Dunque, un altro tassello si è aggiunto così al piano per l’informatizzazione 1995-97 per il quale saranno stanziati 8.170 miliardi a regime. Per la macchina burocratica si tratta di una rivoluzione: Ministeri, Enti locali e amministra- zioni autonome cominceranno a dialogare, via terminale, scambiandosi dati e documenti. Do- vrebbero ridursi i costi e accelerarsi i processi decisionali nell’ambito di un sistema democratico di controllo sulle singole amministrazioni. In archivio finiranno anche i pellegrinaggi dei cittadi- ni per rincorrere le pratiche da un ufficio all’altro. Con questa direttiva il Consiglio dei Ministri dà applicazione agli obiettivi di modernizzazione ed efficienza della Pa indicati dal Dpef 1996-98. Il provvedimento punta sulla interconnessione telematica e l’integrazione delle reti già esistenti: ogni amministrazione manterrà il proprio siste- ma informativo, con apposite “aree protette” per la sicurezza delle informazioni, ma sarà colle- gata in rete ai centri elaborazione dati degli altri organismi e avrà accesso alle loro banche dati. L’utente potrà interrogare i responsabili amministrativi da ogni sportello pubblico anche periferico. Il progetto di trasparenza on line prevede tre tappe: entro gennaio scorso la presentazione da parte dell’Aipa ad un comitato interministeriale ristretto, presieduto dal Presidente del Consi- glio, dello studio di fattibilità per la rete unitaria. Gli uffici interessati avranno tempo fino a giugno prossimo per segnalare le proprie osservazioni. Poi il piano entrerà nella fase operativa con la realiz- zazione della rete metropolitana di Roma alla quale via via si collegheranno le sedi periferiche. In particolare, tre sono i pilastri su cui poggia lo studio di fattibilità consegnato al Governo: individuazione di un unico fornitore per l’erogazione del servizio di trasporto di informazioni sulla “rete”; creazione di un’infrastruttura automatizzata ad hoc per garantire il “servizio di interoperabilità” necessario per lo scambio di informazioni tra reti e sistemi non omogenei tra loro attualmente in funzione, con la costituzione di un apposito Centro di assistenza tecnica sotto la vigilanza dell’Aipa che assicurerà la gestione operativa, l’assistenza agli uffici e la riservatez- za delle informazioni personali; realizzazione in prospettiva di una “architettura cooperativa” per superare le attuali diversità tecnologiche nell’utilizzazione di sistemi informatici da parte delle diverse amministrazioni. Il progetto prevede anche la connessione della “rete” unitaria con quelle già realizzate o in corso di realizzazione nell’Unione europea. Il fornitore del “servizio di trasporto” sarà scelto attraverso un’apposita procedura concorsuale a livello comunitario. Almeno in una prima fase sarà selezionato un unico gestore con la garanzia del diritto di esclusiva. Il contratto avrà una durata di quattro anni e sarà rinnovabile. Un ruolo strategico nella realizzazione del progetto lo avrà il Centro tecnico di assistenza che, dotandosi di 100 professionalità specializzate per un costo complessivo di circa 50 miliardi l’anno, dovrà coordi- nare le fasi di esecuzione della “rete”, progettarne l’evoluzione e garantirne la sicurezza informatica. Per assistere alle prime “video conversazioni” ministeriali, bisognerà, tuttavia, attendere che l’interconnessione sia completata nel biennio 1998-99. L’intera operazione sarà monitorata
    • 73 direttamente dal Governo e dal Comitato dei Ministri creato ad hoc con l’incarico di controllare tempi, modi e costi del processo di informatizzazione. La strada della video efficienza, però, resta ancora lunga e lo dimostrano i risultati della ricerca preparata dall’Aipa: a tutt’oggi soltanto il 55% degli impiegati pubblici utilizza il computer come strumento di lavoro. Ora, però, bisogna veramente passare all’azione. Il più grande problema, infatti è rappresen- tato dal fatto che non si deve partire “da zero”. Si deve tenere conto di un “esistente” che deve essere recuperato, cercando contemporaneamente di non interferire con la normale attività della Pa che, da ora e fino al 1999, deve continuare a funzionare. Oggi, la struttura di trasmissione dei dati è costituita da venti reti virtuali che utilizzano la rete pubblica Itapac e da cinquanta distinte reti dedicate estese sul territorio nazionale che utilizzano oltre novemila circuiti diretti e che sono realizzati di solito con tecnologie proprietarie. E’ necessario ancora ricordare che tutte queste reti sono, in genere, tra loro incompatibili e che, addirittura, in molti casi coesistono nella stessa amministrazione tecnologie di rete diverse non interoperanti. E, quando si pensa di far “dialogare” tra loro tutte queste reti, non si devono risolvere solo problemi tecnologici; occorre, per esempio, rendere coerenti anche contenuti e forme delle varie banche dati, cosa che necessita di un lungo lavoro organizzativo (con possibili adeguamenti legislativi) e che, d’altra parte, è stata pienamente recepita dalla direttiva del Presidente del Con- siglio Dini che prevede notevoli interventi da parte del ministro per la Funzione pubblica. Un problema del quale non si trova alcuna traccia nella direttiva, però, è quello finanziario. Infatti, il relativo finanziamento può essere ottenuto attraverso due strade: i risparmi sulle spese oggi sostenute e, poi, ricercando soluzioni nel “project financing” o nell’outsourcing37 . Gli obiettivi cui necessariamente l’intera pubblica amministrazione dovrà puntare sono quel- li dell’economicità e dell’efficienza di tutti i processi relativi all’informatizzazione di procedure e organizzazione. E’ opportuna la riduzione decisamente più sensibile dei costi di esercizio e di manutenzione, mentre, per ciò che concerne le forniture e i servizi, va notato che la riduzione continua dei prezzi di vendita dell’hardware deve portare ad una riduzione della spesa per la manutenzione che può arrivare a valori molto consistenti. Tra i risparmi possibili le zone d’om- bra su cui incidere sono ancora tante. Ad esempio, la necessità di una più attenta gestione del parco esistente e, per restare sul versante dei contratti di manutenzione, la necessità di evitare contratti superiori a due anni in quanto lo sconto addizionale che viene offerto molto spesso non compensa i risparmi che possono derivare all’utente dalla continua riduzione dei prezzi. Un obiettivo realistico in questi settori è il taglio di spesa del 10%. Quanto alla gestione dei centri di elaborazioni dati, l’Aipa rileva la “tendenza del mercato” verso una “riduzione annua del 30% del costo del contratto a parità di carico di lavoro”: il che attualmente non avviene nella pubblica amministrazione, che anzi spesso stipula contratti a prezzi costanti negli anni. Di più: si tratta di contratti stipulati “in prevalenza a trattativa privata” e a dispetto delle norme Ue. Bastereb- bero forse le gare, per riuscire a risparmiare anche il 50% delle spese attuali. Inoltre, attraverso interventi di ridefinizione delle tariffe e razionalizzazione dei circuiti, si dovrebbe arrivare a una riduzione della spesa dell’ordine del 40 per cento. I conti sono facili se si considera che la “bolletta telefonica” di tutte le amministrazioni pubbliche nel 1994 ha superato i duemila miliardi di lire. Un altro punto che merita di essere messo in evidenza è che la “rete unitaria” dovrà si essere studiata in funzione della Pa ma dovrà anche essere pensata e realizzata come infrastruttura al servizio dell’intero “Sistema Paese”. Se si vuole considerare l’introduzione delle nuove tecnologie come un’occasione (forse irri- petibile) per trasformare la Pubblica amministrazione in qualcosa che sia veramente al servizio del cittadino-utente, il discorso da fare non può che essere globale. In altre parole, il processo di svecchiamento e riorganizzazione della Pa deve coinvolgere subito anche la periferia; anzi, a voler essere esatti, esso deve incidere più profondamente proprio nelle realtà locali che, non
    • 74 dimentichiamolo, sono quelle più a contatto con le esigenze dei singoli cittadini e delle imprese. Quando si parla di razionale e coordinato processo di automazione delle amministrazioni locali, però, ci si scontra immediatamente con quella che è la giusta prerogativa di cui esse godono e che intendono difendere il più possibile: l’autonomia. Da una parte, quindi, appare indiscutibile il principio che lo Stato non possa entrare diretta- mente nelle scelte che ogni singolo Comune (o Provincia, o Regione) intende fare. Resta però sempre il fatto che almeno l’idea della intercomunicabilità debba essere accettata da tutti. E, lo si ripete ancora, anche se ormai la cosa dovrebbe essere ampiamente scontata, quando si parla di possibilità di dialogo tra sistemi informativi diversi non ci si riferisce solo alla soluzione dei problemi tecnologici ma anche a tutto ciò che riguarda la normativa, l’organizzazione, la struttu- ra delle banche dati e così via. In pratica, cioè, occorre che anche a livello locale, pur nel rigoroso rispetto della autonomia di ciascun soggetto, si accetti l’idea di sedersi attorno a un tavolo “comune” per dare finalmente soluzioni organiche e coerenti alle esigenze della società. Tavolo comune che non può che essere organizzato dall’amministrazione centrale e al quale, ovviamente, non può non prendere parte l’Autorità. E, d’altra parte, è lo stesso decreto legislativo 39 (istitutivo, appunto, dell’Aipa) ad affermare testualmente (lettera h, primo comma articolo 7) che uno dei compiti del nuovo orga- nismo è “proporre al Presidente del Consiglio dei Ministri l’adozione di raccomandazioni e di atti di indirizzo alle Regioni, agli enti locali e ai rispettivi enti vigilati”. In ogni caso, negli ultimi anni il legislatore ha proceduto a passi rapidi verso l’innovazione del quadro normativo con il riferimento alle potenzialità contenute nelle leggi 241/90, 421/92 e nel D.Lgs. 29/93, mirante al miglioramento della qualità del rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione locale, facendo assumere un ruolo fondamentale alle nuove tecnologie infor- matiche. Una linea confermata anche con il recente D.Lgs. 77/95 (nuovo ordinamento finanzia- rio) che istituisce il mandato elettronico. Le direttrici su cui si muove l’azione del legislatore mirano in particolar modo a favorire ogni possibile processo di integrazione della conoscenza all’interno della pubblica amministrazione proprio attraverso l’utilizzazione delle procedure informatizzate di gestione dei dati. Sono evidenti in tal senso sia i primi atti della nuova Autorità informatica in applicazione del D. Lgs. 12 febbraio 1993 n. 39 sia i successivi provvedimenti legislativi tendenti alla definizione di standard di comunicazione tra gli enti, alla supervisione dei progetti di informatizzazione e cosi via, a sottolineare con forza l’esigenza di attivazione di nuovi strumenti di relazione con i cittadini che si basino su tecnologie informatiche. Va ricordata la Direttiva del Governo dell’11 ottobre 1994, sui principi per l’istituzione e il funzionamento degli uffici per le relazioni con il pubblico (previsti dal D.Lgs. 29/93), al fine di garantire la piena attuazione della legge 241 del ’90 anche mediante utilizzo di tecnologie informatiche: a) al servi- zio dell’utenza per i diritti di partecipazione ex legge 241/90; b) all’informazione all’utenza sugli atti e sullo stato dei procedimenti; c) alla ricerca e analisi finalizzate alla formulazione di propo- ste alla propria amministrazione sugli aspetti organizzative logistici del rapporto con l’utenza. Per raggiungere questi fini vengono seguiti due canali: l’incentivazione, attraverso anche miglioramenti di carriera per i funzionari preposti, e il finanziamento dei progetti di automazio- ne. Per quanto riguarda gli incentivi di carriera per i dipendenti, il DL 163 del 12 maggio 1995, sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi (che sta per decadere) occupandosi tra l’altro, della qualità dei servizi pubblici e degli uffici per le relazioni con il pubblico, modifica addirittura il D. Lgs. 29/93 a proposito di tali uffici e prevede sensibili incentivi di carriera per quei dipendenti che abbiano promosso “iniziative volte, anche con il supporto delle procedure informatiche, al miglioramento dei servizi per il pubblico, alla semplificazione delle procedure e all’incremento delle modalità di accesso informale alle informazioni in possesso dell’ammini- strazione”. La verifica positiva della iniziativa viene inserita nel fascicolo personale del
    • 75 dipendente e costituisce titolo autonomamente valutabile in concorsi pubblici e nella progres- sione in carriera del dipendente. Il finanziamento dei progetti di automazione, poi, è facilmente assicurato dalla Cassa depositi e prestiti su presentazione di un sommario elenco delle forniture da acquisire e senza limitazione sugli importi, purché contenuti agli effettivi costi di hardware e software e con assoluta esclusione di qualsiasi spesa relativa a consulenza, assistenza, addestra- mento e caricamento archivi. Sulla utilità della informazione dei servizi comunali non vi sono più dubbi, come dimostra la larghissima utilizzazione che ne viene già fatta specialmente nei servizi demografici, finanziari, tecnici, in quelli del patrimonio e tanti altri. Giova qui ricordare che il decreto legislativo 29 del 1993 vuole che le amministrazioni locali siano ordinate secondo determinati criteri tra i quali merita di essere ricordato il collegamento delle attività degli uffici, attraverso il dovere di comunicazione interna ed esterna e interconnessione mediante sistemi informatici e statistici pubblici, sino a Internet. Indipendentemente da quelle che possono essere le iniziative del Governo, però, c’è un altro problema che deve essere risolto al fine di portare avanti discorsi organici. Occorre conoscere esattamente quale sia l’attuale situazione delle amministrazioni locali e, contemporaneamente, si deve indagare su quelle che sono le vere caratteristiche della domanda di tecnologie che arriva dagli enti della Pa locale. Solo così il mondo della produzione, a sua volta, potrà organiz- zarsi nel migliore dei modi. Da questo punto di vista appare, allora, sicuramente interessante un’iniziativa attualmente in corso portata avanti da Unisys Italia con la collaborazione di Nomos Ricerca. Si tratta di un’inda- gine che, partendo dall’analisi delle priorità strategiche dei vari enti, intende in particolare indi- viduare la sensibilità e l’approccio all’investimento informatico in tre aree specifiche di rilevante importanza: il sistema informativo territoriale, il sistema gestionale-amministrativo, le reti. I risultati definitivi di tale indagine non sono ancora noti e verranno presto presentati in un convegno che la Unisys intende organizzare sull’argomento. Qualche anticipazione sulle infor- mazioni, però, è già stata fatta. In particolare, per quanto concerne i Comuni, la ricerca ha messo in evidenza: - l’esistenza di una situazione di stati decisionale (derivante dalle elezioni del novembre 1994 e dell’aprile 1995) che ha portato a una generalizzata situazione di attesa; - il fatto che, comunque, ci sono molte ristrutturazioni organizzative in atto (o previste a breve) generate, in primo luogo, dalla determinazione dei carichi di lavoro e, soprattutto, dalla sempre più diffusa consapevolezza dell’inderogabile necessità di migliorare la efficienza della macchina amministrativa; - il consolidamento dell’automazione in alcune aree tradizionali (gestione del personale, protocollazione degli atti...) e la timida ma progressiva informatizzazione di aree applicative nuove (protocollazione “intelligente” delle pratiche, gestione dell’iter delle stesse, ecc.). In moltissimi casi, poi, è stato evidenziato un desiderio, da parte delle amministrazioni, di migliorare il supporto fornito dalle tecnologie informatiche all’area dei servizi al cittadino (certificazione a domicilio, sportelli self service, ecc.). Per quanto, poi, riguarda le aziende municipalizzate, l’elemento che accomuna tutti gli enti coinvolti nell’indagine è rappresentato dai loro attuali obiettivi prioritari: contenimento dei costi, razionalizzazione e aumento dei servizi offerti, estensione della copertura territoriale. La ricerca, però, ha anche messo in evidenza i numerosi ostacoli che rendono difficile il raggiungimento degli obiettivi; tra questi: la varietà delle attuali strutture architetturali presenti nei sistemi, la numerosità delle sedi degli enti, la scarsa digitalizzazione delle mappe già esisten- ti. Problemi sicuramente risolvibili ma che richiedono anche ingenti investimenti i quali, proba- bilmente, potrebbero diventare possibili solo con un massiccio intervento dei capitali privati.
    • 76 D’altra parte, però, è fin troppo ovvio che parlare di informatizzazione nelle Pubbliche Am- ministrazioni locali, ma non solo, può risultare un argomento di humor nero nella misura in cui l’inserimento di una simile tecnologia di innovazione e di eccellenza nei procedimenti della nostra P.A. significherebbe eseguire non un salto possibile e neanche un piccolo salto ma addirit- tura un salto sul posto. Del resto, che non tutti i metodi in uso presso le aziende si possano riportare tout court nell’amministrazione dello Stato è dimostrato da un fatto evidente a tutti: se un apparato industriale si rivela non produttivo è prassi comune trasformarlo o eliminarlo, men- tre ciò non si verifica quasi mai nello Stato. Come si conciliano allora le due linee di pensiero? La risposta sta forse nella considerazione che dobbiamo abituarci a pensare alla Pa non come un organo unico ma un insieme di organi e fare dei distinguo; organi alle prese con problemi magari “banali” (quali il protocollo, la copia e l’archivio) ma non ancora risolti, afflitti dalla cronica difficoltà a comunicare e tenere aggiornati i propri archivi, e coinvolti ancora marginalmente in iniziative di formazione (che raggiungono appena l’uno per mille dei 400mila dipendenti pubblici). Comunque, andando ancora più sul concreto, va osservato che se una amministrazione trova un prodotto che le risolva un problema è certamente disposta a fare l’investimento necessario mentre è più difficile convincerla a punta- re su una tecnologia di avanguardia. In conclusione, si possono fare tre osservazioni: gli approcci informatici tradizionali si rive- lano assolutamente inadeguati per gestire problemi oltre un certo livello di complessità, quali realizzare banche dati a testo integrale interrogabili in linguaggio naturale, oppure individuare attività di riciclaggio nel milione e mezzo dì operazioni bancarie mensilmente controllate dal- l’Ufficio italiano cambi; l’offerta di strumenti operativi da parte dei ricercatori in Ia è oggi molto più ampia che in passato, tanto che spesso si trova di fronte a “soluzioni in cerca di un problema”; la comunicazione tra i due mondi della domanda e dell’offerta andrebbe molto migliorata, so- prattutto nella fase di definizione dei progetti finalizzati che non sempre danno luogo a prodotti effettivamente utilizzati. La tecnologia, però, resterà una scatola vuota se non sarà accompagnata dalle semplificazioni procedurali e normative. La deregulation legislativa, fortemente sostenuta dal ministro della Funzione pubblica, Frattini, è infatti un tassello fondamentale nella nostra costruzione. La Funzione pubblica “spinge” conti- nuamente verso lo snellimento delle procedure e in questo trova il pieno sostegno dell’Aipa, che le segnala continuamente le procedure che possono essere integrate. Di contro, però, un altro problema generale per la riorganizzazione dei settori della P.A. è costituito proprio dalla mancanza di due leggi cruciali: la prima che definisca i termini della “Firma elettronica”, ovvero la possibilità di stipulare documenti e contratti validi per via telema- tica e la seconda che dia una chiara indicazione per l’Italia su quale “moneta elettronica” potrà essere utilizzata, con quale standard di protezione e con quale garanzia giuridica. Ciò è importante affinché la P.A. giunga a maneggiare esclusivamente documenti digitali eliminando tutti i passaggi intermedi. E, ancora, è importante per il rafforzamento o, ove manchi, per il passaggio dalle telematica monodirezionale a quella bidirezionale. Più in particolare, c’è il borsellino elettronico che rappresenta uno dei nodi di questa visione tecnologica, ovvero del servizio al cittadino, perché oltre ad essere un sistema di pagamento flessibile è anche un sistema di sicurezza. Il meccanismo di pagamento applicato alla Pubblica amministrazione cambia il modo con cui si organizzano gli atti: si possono, per esempio, fornire documenti a domicilio ma cambia anche radicalmente la qualità e il tipo di servizio. Un esempio concreto è la possibilità di incorpo- rare diversi documenti, che oggi si ottengono da uffici diversi, in una unica operazione eseguita dalla propria sede. Inoltre, è relativamente facile, per fare un altro esempio, creare dei terminali
    • 77 nell’ufficio di un avvocato o di un ingegnere attraverso i quali rilasciare documenti ma il proble- ma dei pagamenti costringerebbe comunque qualcuno a recarsi presso l’ufficio comunale. Lo stesso criterio vale per i trasporti o per gli spettacoli. Con un sistema di pagamento su carta elettronica si può immaginare di cambiare l’offerta in modo che l’amministrazione non venda più le singole voci ma possa predisporre una politica tariffaria nella quale cambiare i prezzi a seconda delle ore, delle quantità o degli abbinamenti dei servizi acquistati. Esempio banale di politica per la decongestione del traffico: a una perso- na che utilizza il tram in quasi tutti i giorni della settimana si possono offrire delle ore di par- cheggio gratuito in un altro giorno. Preoccuparsi della soddisfazione dell’utente che compra il diritto a spostarsi e non gli anelli della catena di un servizio è una cosa che farebbe qualunque seria struttura commerciale. Per l’amministrazione utilizzare la tecnologia del borsellino elettronico è importante per capire, sviluppare e interpretare applicazioni specifiche su questi strumenti. Il borsellino elet- tronico è un acceleratore della riorganizzazione, del rapporto tra cittadini e Pubblica ammini- strazione e, quindi, della riorganizzazione stessa. Secondo aspetto interessante è il sistema di sicurezza intrinseco al borsellino elettronico, che permette di utilizzare sistemi di rete non sicuri per operazioni sicure. Per poter sviluppare applicazioni la Pubblica amministrazione ha bisogno di soluzioni tecno- logiche semplici e ripetibili. Si deve poter raggiungere l’utente finale con costi bassi e soluzioni standard, come per esempio Internet. La carta a microprocessore consente l’integrazione dei sistemi disponibili migliorandone la sicurezza. Questo è uno dei punti di approccio per dare a tecnologie di rete come Internet, non intrinsecamente sicure, un livello di sicurezza accettabile per molte funzioni concrete. Dunque, come si è affermato all’inizio, ci troviamo in presenza di “luci ed ombre”. Ciò che serve, adesso, è lavorare seriamente e, soprattutto, occorre che tutti si pongano in un’ottica di collaborazione generale superando i “conflitti di competenze” che tanto danno hanno arrecato al nostro Paese per far decollare quel pezzo (non piccolo) di risanamento dello Stato ottenibile con le nuove tecnologie. In relazione all’Informatica territoriale, poi, va rilevato che da una fase “giovanile” carat- terizzata dalla disponibilità di innumerevoli piattaforme di sviluppo - i Geographical information system (Gis) - alquanto varie in termini di qualità e completezza, ci si sta addentrando in una fase più matura in cui vengono effettivamente offerti strumenti Gis completi, scalabili, capaci di sfruttare al meglio le tecnologie standard di configurarsi nelle architetture più attuali, ma, soprattutto, di costo sempre più contenuto. Parallelamente, la richiesta di soluzioni informatiche si va spostando verso la ricerca di “va- lore aggiunto”, fatto di competenze tematiche, padronanza dell’integrazione, capacità di reen- gineering, in grado quindi di trasformare le piattaforme tecnologiche in efficaci strumenti appli- cativi. Tali processi evolutivi tracciano una nuova frontiera dell’informatica territoriale, intesa non più, banalmente, come sola cartografia automatizzata o tematica ma come un insieme di strumenti di analisi, di controllo, di simulazione, di Decision support system. Le aziende di set- tore e le software house devono confrontarsi con nuovi paradigmi cosi sintetizzabili: - far uscire l’informatica territoriale dall’aura di “informatica speciale” a sé stante, integran- dola nei sistemi informativi e rendendo disponibili le sue capacità di analisi direttamente al- l’utente finale, in modo standardizzato, semplice e immediato (a esempio, con interfacce windows); - realizzare strumenti applicativi orientati ai processi decisionali che vedano l’utente diretta- mente coinvolto; - proporre soluzioni che parlino il “linguaggio dell’utente finale” supportandolo nelle analisi sia strutturate sia destrutturate.
    • 78 E’ importante evidenziare che la spinta all’innovazione viene da precise richieste degli enti preposti al governo del territorio, a loro volta sollecitati dalle nuove normative in ma- teria. Così la Pubblica amministrazione locale non si accontenta più di sistemi che produ- cano cartografie di Piani regolatori generali ma richiede soluzioni per l’analisi degli aspetti catastali, dei tributi locali, delle dinamiche urbanistiche, di supporto ai processi istruttori degli uffici tecnici, di analisi e schedulazione sul territorio delle attività operative di manu- tenzione e di gestione delle reti tecnologiche. Va sottolineata, poi, la situazione di grande arretratezza sull’uso dell’informatica per la ge- stione del territorio. Su 95 capoluoghi di provincia italiani meno di un terzo (31 per l’esattezza) si avvale di Sit per la gestione del territorio mentre più del 50% del campione ancora non l’ha neppure in programma. Nei sistemi informativi comunali sono inoltre presenti numerose banche dati georeferenziate (censimento, anagrafe, attività produttive, catasto, licenze edilizie, tributi, allacciamenti idrici, allacciamenti elettrici, raccolta rifiuti) che gradualmente sono state connesse (55%) o si stanno introducendo (28%) nei Sit. Quanto alle applicazioni, gestiscono prevalentemente la cartografia numerica (35%), tematica (29%), relativa al Piano regolatore generale (28%) e catastale (8%). Le applicazioni catastali sembrano però destinate ad avere la meglio nei prossimi due anni, occupando il 44% del totale. L’interesse per le applicazioni catastali è dovuto anche a una serie di novità che il dipartimento del territorio del ministero delle Finanze sta varando; ad esempio sta accordandosi con i diversi organi dello stato e con i diversi enti cartografici dello stato per lavorare in maniera coordinata su punti univoci e creare delle banche dati che formino la base informativa necessaria per il lavoro di tutti. Si sta procedendo a passo spedito, inoltre, per la completa informatizzazione del Catasto. Con il decreto 10 dicembre 1995 pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 289 del 12 dicem- bre scorso sono stati approvati i modelli previsti dal regolamento per l’automazione delle pro- cedure di aggiornamento degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari (decreto n. 701 del 19 aprile 1994). Avranno efficacia a partire dalla data in cui sarà resa obbli- gatoria, per ciascuna circoscrizione territoriale, la presentazione delle denunce di nuova iscri- zione e di variazione del supporto magnetico. Per rendere più efficace il Catasto, dall’inizio di gennaio saranno estesi alle province di Bolo- gna, Imperia, La Spezia, Lecce, Milano, Pisa, Potenza e Torino i nuovi programmi informatici che prevedono la presentazione su supporto magnetico delle dichiarazioni di nuova costruzione e di variazione da parte dei tecnici professionisti. Nel corso del ’96 - ha reso noto il ministero delle Finanze - le procedure sono stati installate anche nei rimanenti uffici periferici. Prendendo in considerazione il settore dell’istruzione non va sottaciuto che siamo in ritardo, ma il momento che stiamo vivendo offre alla scuola italiana grandi spazi di recupero e di cambia- mento. Lo sviluppo dirompente della multimedialità moltiplica gli strumenti didattici e gli orizzonti culturali sia per i docenti che per gli studenti. Imparare anche attraverso i suoni e le immagini, accedere alle fonti più diverse e lontane, estendere il confronto e la comunicazione oltre le pareti dell’aula scolastica, contribuisce a liberare la creatività, a far crescere persone più informate e consapevoli. La spinta che viene dal mondo esterno dominato dalle tecnologie fa sì che anche nella scuola i giovani possano e desiderino esprimersi con facilità e naturalezza attraverso il loro medium di ogni giorno, il personal computer. Inoltre, con l’informatica e la telematica, la forma- zione diventa un processo continuo che va ben oltre le aule scolastiche e il tradizionale tempo della scuola. L’aggiornamento culturale e professionale, che già oggi non è più un optional ma una necessità sia per gli individui che per le organizzazioni, potrà riguardare e raggiungere grandi numeri di persone ma con modalità flessibili e compatibili con gli impegni e con la vita di ognuno.
    • 79 In questo grande impegno, che esige la partecipazione di tutti, le imprese del settore informatico sono in prima linea, pronte a fare la loro parte e a intensificare gli sforzi e le ricerche già portate avanti in questi anni, mettendo a disposizione della scuola e dei suoi operatori la propria cultura, le proprie capacità progettuali e le migliori risorse professionali non solo, per esempio, per colle- gare le istituzioni scolastiche con i musei e le biblioteche oppure per ideare sofisticati software didattici. Infatti, il contributo più utile e significativo che gli informatici possono oggi dare al mondo della scuola sta soprattutto nel loro saper anticipare, sollecitare ed interpretare le esigenze e le istanze più sentite dei docenti, degli studenti e delle istituzionali: in poche parole, possono aiutare a capire a cosa serve veramente l’informatica e quindi a usarla bene. Inoltre, gli orienta- menti attuali della didattica si muovono in due direzioni: da un lato realizzare l’integrazione di tre elementi, testo, suono e immagini, in un’unica sessione didattica (multimedialità), al fine di aumentare la quantità e la completezza delle informazioni comunicate all’allievo nel corso di una singola lezione; dall’altro, promuovere il coinvolgimento del discente, rendendolo soggetto attivo, e non più soltanto passivo, del processo di apprendimento (interattività). Come ben sappiamo, infatti, numerosi sono i supporti didattici di cui dispone oggi il discente: testi scritti, lucidi, diapositive, fotografie, audiocassette, videocassette, filmati, videodischi, ma ognuno di questi può veicolare solo uno o, al massimo, due tipi di informazioni: ad esempio, l’audiocassetta può riprodurre soltanto il suono; un libro illustrato soltanto il testo e le immagini fisse; le diapositive soltanto immagini fisse di alta qualità ed una quantità limitata di testo. Negli Atenei italiani l’allievo ascoltava la lezione preregistrata e provvedeva manualmente all’avanzamento delle diapositive che la illustravano. I limiti di questa soluzione erano principal- mente due: da un lato l’integrazione tra i diversi supporti (suono e immagini) era basata unica- mente sulla sincronizzazione manuale di due dispositivi indipendenti da parte dell’utente; dal- l’altro, l’interattività del sistema era praticamente nulla non essendo possibile né interrogare il sistema né ottenere un accesso ai dati diverso da quello previsto dalla successione delle diaposi- tive. La chiave della soluzione di questi problemi può essere rappresentata da un sistema che: 1) eserciti un pieno controllo sul flusso delle informazioni, sia in direzione del discente che in senso contrario; 2) sia integrato, cioè costituito da dispositivi che operino in piena sincronizzazione tra loro nell’ambito di una sola apparecchiatura; 3) sia interattivo: esso cioè deve consentire al discente di personalizzare il percorso di acces- so ai dati in base alle proprie necessità ma deve essere in grado nello stesso tempo di operare una verifica del processo di auto-apprendimento, interrogando il discente sugli argomenti già esplo- rati e negando, eventualmente, l’accesso ad ulteriori informazioni se quelle propedeutiche non sono state correttamente apprese. Da questo punto di vista il personal computer rappresenta un sussidio didattico di prim’ordine, essendo per definizione un sistema integrato destinato alla gestione di flussi di dati; il suo impiego come strumento di fruizione del materiale didattico si basa su due importanti innovazioni introdotte recentemente: il miglioramento dell’interfaccia tra utente e computer e la multimedialità. In ambito didattico, è necessario facilitare al massimo l’uso del computer poiché la maggior parte degli studenti non sono esperti in informatica. Solo una “interfaccia utente” di buon livello sarà in grado di garantire quella interattività indispensabile per la partecipazione attiva del discente al processo di apprendimento. Uno degli strumenti più importanti da questo punto di vista è rappresentato dall’ipertesto che è sostanzialmente un sistema che consente di accedere a gruppi di informazioni, detti nodi, correlati logicamente tra loro. Ogni nodo può essere costituito da informazioni di diverso genere: testo scritto, immagini, suoni.
    • 80 L’utente può muoversi da un nodo all’altro percorrendo i legami logici (links) che li collega- no, grazie all’aiuto del computer, che ha il compito di gestire la struttura dei links e di mantenere traccia degli spostamenti dell’utente, permettendogli di ripercorrere il cammino in senso inverso o di orientarsi nel sistema. In pratica, lo studente deve avere la possibilità di richiamare, con estrema rapidità e semplici- tà, parti di testo, immagini e filmati nel modo più idoneo a favorire la conoscenza di uno specifi- co argomento. Il razionale dell’uso dell’ipertesto nella didattica sta nel fatto che la mente umana non lavora in maniera sequenziale, per associazioni, come dimostrato da quasi un secolo di studi nel campo della psicologia cognitiva. La teoria degli ipertesti è stata elaborata già verso la fine della seconda guerra mondiale ma la diffusione di applicazioni ipertestuali sul personal computer è iniziata solo adesso grazie all’attuale capacità di elaborazione raggiunta da quest’ultimo. L’introduzione del multimediale ha permesso al meccanismo dell’ipertesto di uscire dal- l’ambito esclusivamente testuale in cui era stato inizialmente concepito e di consentire il colle- gamento di nodi costituiti da media diversi, configurando cosi un ipertesto multimediale o, più correttamente, ipermedia. La trasformazione del testo o della lezione tradizionale in ipermedia non basta, tuttavia, a rendere veramente interattivo l’insegnamento, anche se consente all’utente di personalizzare il percorso logico-formativo: esso, infatti, di per sé non consente la verifica e l’applicazione delle nozioni apprese. I maggiori risultati si ottengono, tuttavia, integrando l’ipermedialità con la simulazione di casi. Nella scuola italiana da almeno un decennio è avviato un processo di rinnovamento legato all’utilizzo di tecnologie informatiche nell’ambito della didattica. Nella seconda metà degli anni 80, il Piano Nazionale dell’Informatica applicato al sistema scolastico ha consentito la diffusione di laboratori di informatica nella maggioranza delle scuole superiori; si è rinnovata la didattica della matematica e della fisica con l’ausilio del calcolatore. Con successivi altri progetti naziona- li sono state avviate, sempre negli istituti Superiori, significative esperienze di attività di inse- gnamento con tecnologie informatiche (specie nello studio delle lingue). La situazione attuale non appare tuttavia soddisfacente: infatti, accanto a isole di eccellenza tecnologica e didattica operanti in alcuni istituti superiori, in molte altre realtà l’informatica è vista ancora come una disciplina a sé stante, un ausilio indispensabile solo come insegnamento di materie scientifiche o linguistiche. Inoltre, la scarsezza di risorse finanziarie a disposizione nella prima metà degli anni 80 ha fatto sì che nelle scuole superiori non si sia potuto rinnovare l’hardware, oggi spesso invecchiato. Il processo di ammodernamento si è, infine, fermato alle soglie della scuola dell’obbligo, ove, a parte pochi casi di didattica più moderna, prevalgono ancora l’insegnamento tradizionale e una situazione di preoccupante scarsità di attrezzature. In questa situazione, sembra assolutamente necessario un salto di qualità dell’organizzazio- ne, della formazione dei docenti, della infrastrutturazione delle scuole, della didattica, sempre più indispensabile per catturare l’interesse delle nuove generazioni e per coinvolgerne tutte le energie in un lavoro attivo, caratterizzato, oltre che dalla presentazione dell’insegnante, da un’at- tività di esercitazione e di atelier di produzione, di documenti grafici ed editoriali, condotta da singoli o da piccoli gruppi. Anche nelle isole di eccellenza della scuola attuale, peraltro, non si sono ancora colte le nuove potenzialità offerte dal passaggio dell’informatica alla multimedialità e all’espansione di possibilità di comunicazione offerte, a esempio, da Internet. In tale contesto, recentemente è stata definita una direttiva di indirizzo su un programma di sviluppo delle tecnologie didattiche. Essa si basa sui seguenti principi fondamentali: costituzione presso il ministero di un nucleo operativo, di un comitato di esperti e di un gruppo di coordinamento tra le direzioni generali, per avviare attività di prova di materiali, di assistenza alle scuole, di
    • 81 elaborazione di linee di didattica multimediale, di coordinamento di iniziative sperimentali, di inéformazione e orientamento dei docenti; utilizzando una maggiore quota di finanziamenti a favore della scuola, disposta dal collegato alla Finanziaria, previsione di una sperimentazione nazionale con la realizzazione di 120 aule multimediali, previa idonea formazione dei docenti; di attività di promozione della produzione di strumenti didattici per le scuole con concorsi naziona- li e di idee, promozione della progettazione di strumenti da parte dei docenti. Il secondo e più importante passo si spera di poterlo intraprendere tra breve. Cogliendo la disponibilità del Governo per i problemi della scuola, sono oggi accantonati in tabella A della Finanziaria circa 2.700 miliardi nel triennio, da spendere per le attrezzature necessarie. La diffusione del piano nazionale informatica (Pni) ha poi fino ad ora coinvolto 226 Bienni e 401 Trienni di Istituti Tecnici e 1300 tra Licei Classici, Scientifici, e Magistrali 38. Si rileva, infine, che per il 1996 ed il 1997 sono previsti rispettivamente 50 miliardi per lo sviluppo del- l’informatizzazione delle scuole e per lo sviluppo della relativa didattica. Per ciò che concerne, poi, gli Archivi e le Banche dati, c’è da evidenziare che la “smaterializ- zazione” della carta negli uffici è un campo in cui l’informatica sembra avere decisamente falli- to. Nel 1986 il 95% dei documenti mondiali era scritto su carta e dopo quasi dieci anni la quota non è ancora scesa sotto il 90%. Dietro questo clamoroso fallimento della tecnologia pare esserci proprio il progresso della tecnologia. Principale imputato per la diffidenza nei confronti di siste- mi alternativi alla carta è proprio la rapida obsolescenza dei sistemi digitali e i rischi che questi veloci invecchiamenti comportino. Secondo un rapporto presentato al parlamento Usa nel 1990, gli Stati Uniti hanno ri- schiato di perdere i risultati del censimento del 1960 perché archiviati su nastri magnetici superati dalla tecnologia prima del previsto. L’invecchiamento ha reso quasi impossibile reperire hardware e software per “leggere” i file contenuti nei supporti obsoleti. Nastri, cassette video, dischi magnetici, hanno oltretutto una durata fisica limitata e col tempo diventano illeggibili anche con gli strumenti adatti. C’è dunque il rischio che documenti oggi considerati troppo “insignificanti” per essere tra- sferiti a ogni avanzamento tecnologico su supporti aggiornati o per essere copiati su carta possa- no rivelarsi, dopo parecchi anni, di grande importanza ma risultare ormai irrimediabilmente per- si. Così i legislatori (soprattutto quelli italiani), obbligano organizzazioni come banche, tribuna- li, ospedali a conservare i documenti con valore legale su carta per anni. Tra le conseguenze di questa débacle, oltre alla distruzione di chilometri quadrati di foreste, sacrificate per produrre carta, c’è anche la moltiplicazione dei costi per la gestione dei documenti. La conservazione dei documenti nel lungo periodo è uno dei temi più delicati ed anche la reperibilità degli “scatoloni” che contengono i documenti cartacei dipende dalla leggibilità dei codici a barre che dopo qualche tempo sbiadiscono e quindi vanno periodicamente sostituiti. La richiesta di conservare i dati in formato digitale è comunque in costante crescita perché il calco- latore consente elaborazioni delle informazioni che la carta non può offrire. La durata fisica dei dischi ottici, oltretutto, supera i trent’anni. Inoltre per i documenti che non possono andare per- duti esistono procedure di back up e di disaster ricovery più che adeguate. Che la salvaguardia del patrimonio di informazioni digitalizzate sia possibile è dimostrato dal fatto che in Giappone è già ammessa in molti casi dalla legge. Questa, però, impone anche le norme di sicurezza da osservare. Una è quella che obbliga le organizzazioni a tenere i dispositivi di disaster ricovery distanti almeno 10 miglia dalle sedi delle informazioni originali. Anche in Italia la legge 537/1993 (art. 2) viene incontro alle aziende rendendo legale la registrazione elet- tronica dei documenti su supporti ottici. Per lo sviluppo del settore, comunque, occorre anche che siano raggiunti buoni livelli di archivio dinamico con efficaci piani di classificazione e di utilizzazione dei dati come informazioni. La
    • 82 funzionalità di un archivio dinamico per la conservazione dei documenti e per la estrazione da esso di quelli pertinenti alle richieste deve essere garantito non solo nel luogo fisico dove è dislocato l’archivio ma anche perifericamente là dove nascono le esigenze di informazione. L’ar- chivio assumerà, quindi, la conformazione di rete geografica con pluralità di archivi tra loro integrati, alimentabili ed interrogabili telematicamente. I problemi cruciali saranno sostanzialmente due: l’introduzione dei documenti (input); l’accop- piamento fra domande e documenti pertinenti (retrieval). Per ciò che riguarda il primo, esso costituisce il “collo di bottiglia” soprattutto quando i dati provengono da procedure cartacee: la digitazione è il punto in cui la lentezza e fallibilità delle procedure manuali rallenta la velocità e diminuisce la sicurezza delle procedure informatiche. Soccorre, in proposito, la tecnologia dell’Office Automation, la formazione del documento, realizzata con strumenti informatici nel momento genetico del documento stesso. L’informatizzazione negli studi notarili rende possibile la fornitura telematica dei dati con modalità digitale ai registri della pubblicità legale. L’opportunità deve essere colta dato che le altre vie tecnicamente percorribili sembrano assai meno adatte al compito, ad esempio l’uso dell’immagine del testo dell’atto. Mentre gli strumenti per realizzare copie digitali anche telematiche del testo sono ormai real- tà affidabile, la realizzazione di immagini via scanner non è di affidabilità garantita e richiede quindi interventi manuali operabili solo dall’autore del documento. La trasmissione di immagini richiede, poi, tempi estremamente più lunghi (e quindi costi maggiori) rispetto alla trasmissione dei caratteri che compongono il documento. Infine, la memorizzazione dei documenti con modalità digitale permette l’utilizzazione diret- ta del documento estratto dall’archivio nelle successive elaborazioni da parte dell’utente. I dati, poi, prima dell’introduzione nell’archivio, devono necessariamente essere “validati”, cioè deve esserne controllata la coerenza con le “regole” dell’archivio. Tale controllo può essere svolto dal computer per l’aspetto tecnico, cioè per controllare che siano state osservate le regole “informatiche” per i dati che devono essere poi elaborati dal calcolatore dell’archivio. Il control- lo, però, deve riguardare anche l’aspetto “giuridico” cioè la corrispondenza del singolo atto da memorizzare alle norme del Registro, controllo che riguarda: a) la coerenza tra i dati del documento secondario (la nota) e i dati del documento princi- pale (l’atto); b) la corrispondenza tra la tipologia giuridica dei documenti primari e quella degli atti di cui è prevista la memorizzazione (che l’atto sia, cioè, trascrivibile). Il controllo tecnico e il primo tipo di controllo giuridico, essendo formali, possono essere eseguiti dal calcolatore. Che il secondo tipo di controllo giuridico possa essere eseguito dal cal- colatore dipende esclusivamente dalle modalità di descrizione degli atti soggetti a deposito, iscri- zione e simili, contenuta nella normativa relativa alla nota. Per quanto riguarda il retrieval c’è da sottolineare che per ritrovare nell’archivio i documenti pertinenti alla domanda occorre che il cal- colatore sia in grado di identificare tutti e soli i documenti che si “riferiscono” (cioè hanno gli stessi descrittori) di ogni singola domanda. I descrittori sono quindi i dati di indirizzo al documento. Nei sistemi di pubblicità legale cartacei i dati di indirizzo sono contenuti nella nota che ac- compagna il titolo. I dati della nota (documento secondario) sono presenti nel documento princi- pale e possono da esso essere “estratti” con procedure automatiche a condizione che nel docu- mento principale essi siano identificati da appositi indicatori. Questa estrazione può avvenire sia a opera del calcolatore dell’autore del documento sia a opera del calcolatore che gestisce l’archivio. Nel primo caso ovviamente i dati da trasmettere sono in quantità maggiore che nel secondo. Le esigenze di interrogabilità, inoltre, possono essere di vario tipo di cui due possono essere considerate standard: la prima attiene allo status del soggetto (o dell’impresa, ente, ufficio) al momento dell’interrogazione, la seconda alla storia del soggetto.
    • 83 Per quanto concerne, poi, il Piano di classificazione, è riconosciuta la sua importanza al fine di migliorare le operazioni di reperimento e di consultazione. I criteri più utilizzati sono l’ordine alfabetico per nominativo, l’ordine numerico, l’ordine cronologico, l’ordine geografico e l’ordi- ne per argomenti. Questi criteri sono tuttavia svincolati da quelli di accesso, che possono essere basati sul concetto di archivio virtuale nel cui ambito virtuale diminuisce l’importanza della localizzazione fisica dei documenti, che non viene più decisa in base ai vecchi criteri di centraliz- zazione. Di fatto, l’archivio fisico, formato dall’insieme dei documenti aziendali, viene suddivi- so in tante unità quanti sono gli uffici dell’azienda. Quando viene generato un nuovo documento esso è conservato in un armadio locale, secondo il piano di classificazione scelto, generando a sua volta informazioni di protocollazione che vengono invece gestite da una funzione archivio centrale. L’archivio centrale, quindi, non è più il luogo di raccolta di tutti i documenti, ma il punto di convergenza delle informazioni che permettono il reperimento dei documenti richiesti per lo svolgimento delle attività aziendali. Nell’organizzazione dell’archivio virtuale si applica, in sostanza, quella che viene comune- mente denominata “architettura client server”, soprattutto se l’azienda è dotata di una rete locale che interconnette i vari uffici. I client sono tutti coloro che hanno bisogno di documenti per il loro lavoro. Essi digitano sul proprio terminale di rete il codice del documento richiesto, basato su parole chiave prestabilite. Queste ricerche giungono, tramite la rete locale, al server del sistema, ossia al terminale dell’archivista che utilizza i codici ricevuti per localizzare fisicamente i docu- menti, prelevarli e consegnarli, in copia o in originale, ai client. Se i documenti sono stati archiviati in forma cartacea, l’archivista li preleverà fisicamente dai relativi armadi. Se, al contrario, essi sono stati memorizzati in forma elettronica sulle stazioni client, l’archivista li potrà richiamare attraverso la rete locale. In quest’ultimo caso, la copia originale dei documenti verrà conservata nell’archivio storico dell’azienda, per il periodo previ- sto, ma non verrà più manipolato fisicamente. Inoltre, gli standard utilizzati per la memorizzazione e la trasmissione dei documenti elettronici sono l’Oda (Open document architecture and inter- change format) e l’Sgml (Standard generalised markup language), noti rispettivamente come Iso 8613 e Iso 8879. Entrambi si riferiscono alla modellazione del documento elettronico secondo una descrizione della presentazione descrizione logica del contenuto. Sulla base di queste due strutture descrittive, lo standard Oda prevede una classificazione in documenti formattati (contenenti solo informazioni per la riproduzione), documenti elaborati (con possibilità di modifica dei contenuti logici) e documenti formattati ed elaborabili. L’archi- tettura Oda tiene conto di ogni forma di informazione possibile (inclusi audio e video), candidan- dosi quindi per diventare la piattaforma comune per tutte le applicazioni multimediali. Le modalità d’interscambio dei documenti elettronici sono invece regolate dallo standard Odi (Iso 8613-5). Un caso particolare, infine, è rappresentato dai documenti utilizzati nelle applica- zioni Edi (Electronic data interchange), la cui sintassi è specificata dallo standard Iso 9735 (Edifact). Oggi, gli archivi virtuali rappresentano una concreta possibilità di ottimizzazione dell’efficienza aziendale permettendo di gestire meglio i documenti cartacei. Un incoraggiamento importante è venuto dall’Aipa, l’Autorità per l’informatica nella Pubblica amministrazione, che circa un anno fa ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato le regole tecniche per l’uso dei supporti ottici. Per quanto concerne, infine, il problema di trasformare i dati in informazioni, utili agli utenti di archiviebanchedatiperassumereledecisioni,siinserisceilconcettodi“datawarehouse”odatabase decisionale che differiscono da quelli tradizionali per il fatto che, quando sono stati opportunamente progettati e realizzati, permettono di estrarre il valore informativo dal patrimonio dati dell’azienda e di proporlo in una forma facilmente interpretabile dai responsabili delle scelte strategiche. Un data warehouse può aiutare gli utenti a reingegnerizzare la loro attività consentendo a un’impresa di cambiare in risposta ai mutamenti del settore in cui opera. In caso contrario, l’azienda
    • 84 potrebbe ridursi a prendere decisioni solo reattive, mirate semplicemente a non uscire dal business, anziché giocare d’anticipo per guadagnarsi la leadership nel suo settore. Una volta presa la deci- sione di realizzare una soluzione di data warehouse, però, non è che tutti i problemi si risolvano. Infatti, molti sono i fattori che vanno attentamente valutati quando ci si accinge a pianificare e quindi implementare un data warehouse. Dal punto di vista della soluzione tecnica non si può dire che vi sia una scelta migliore in assoluto: appoggiarsi al mainframe oppure realizzare tutto in ambiente client-server dipende esclusivamente dalle esigenze e dagli obiettivi dell’organizzazione, giacché ambedue le opzioni hanno i loro pregi e i loro difetti. Elemento importantissimo da tener presente è anche quello della qualità dei dati inseriti in una data warehouse, che è sempre dipendente dall’accuratezza della selezione iniziale. Per le informazioni sui criteri in base ai quali sono stati memorizzati i dati all’interno del data warehouse viene utilizzato un “metabase”, un archivio di metadati, ovvero di informa- zioni sui dati. Esso definisce da dove provengono i dati, come sono archiviati, cosa rappre- sentano e come possono essere usati. I dati archiviati su molti e diversi sistemi gestionali sono spesso disomogenei in termini di codifica e formato: all’interno del data warehouse tutti i dati sono omogenei e non esistono problemi di compatibilità e portabilità dei dati. Lo sviluppo e l’implementazione di un data warehouse rischiano di essere vani se a monte non c’è un’attività di analisi accurata delle problematiche, delle esigenze, della struttura dell’im- presa, che necessariamente coinvolge soggetti diversi: società di consulenza, fornitori di hardware, uno o più fornitori di soluzioni e strumenti software, funzioni diverse all’interno dell’azienda utente, tutti uniti per realizzare questo nuovo strumento di supporto all’attività aziendale. L’implementazione è laboriosa, ma al termine tutti gli utenti potranno accedere alle informa- zioni e, soprattutto, utilizzarle al meglio.
    • 180 Note 1 Si può scegliere tra due grandi famiglie di fornitori: quella rivolta alle aziende e quella rivolta ai privati. I primi hanno un costo variabile tra le 200mila lire e i 2 milioni al’ anno, a seconda dei servizi richiesti. I secondi forniscono abbonamenti ai servizi telematici italiani in contatto con Internet a un canone annuo variabile dalle 60 alle 200 mila lire. 2 Ed in parte si sta già attuando, ad esempio: Conferenza Onu sulla donna, Pechino 1995. 3 Nicholas Negroponte, Media Lab. di Boston, U.S.A. 4 Gli indicatori sulle dotazioni tecniche nelle scuole superiori (indagine a campione) rivelano che: a) Il numero di studenti per ogni macchina fotocopiatrice è di: 237,25 nei Licei e nei Magistrali; 197,17 nel Liceo artistico; 206,29 negli Istituti professionali; 245,12 negli Istituti tecnici; per una media complessiva di 231,52; b) il numero di studenti per ogni computer destinato ad attività didattica è di: 37,95 nei Licei e nei Magistrali; 45,58 nel Liceo artistico; 15,12 negli Istituti professionali; 17,4 negli Istituti tecnici; per una media comples- siva di 24,14. Fonte: indagine Censis-Cnel, anno scolastico 1993-94 (i dati si riferiscono ai primi 570 questionari elaborati sui 1600 pervenuti dalle scuole). 5 Giuliano Beretta, direttore commerciale Eutelstat 6 Servizi per i quali i telespettatori sono disposti a pagare un supplemento (dati percentuali; fonte: Inteco): Film senza alcuna pubblicità: Gran Bretagna 39, Italia 57, Francia 70, Germania 49; Ampia possibilità di scelta dei programmi multimediali interattivi: Gran Bretagna 60; Italia 47; Francia 82; Germania 45; Possibilità di decidere l’ora di inizio del programma scelto: Gran Bretagna 28; Italia 25; Francia 69; Germa- nia 30; Possibilità di vedere le anteprime dei film: Gran Bretagna 40; Italia 43; Francia 80; Germania 41. 7 Percentuale di persone “molto interessate” alla Tv interattiva (Vod): Gran Bretagna 19; Italia 101; Francia 19; Germania 12; U.S.A. 43; Percentuale di proprietari di videoregistratori che noleggiano almeno un film al mese: Gran Bretagna 37; Italia 39; Francia 29; Germania 35; U.S.A. 75; Percentuale di telespettatori che programmano il videoregistratore parecchie volte la settimana: Gran Bretagna 60; Italia 28; Francia 40; Germania 32; U.S.A. 26. Fonte: Inteco 8 Consumi giornalieri di Tv nel 194, espressi in minuti pro capite, in alcuni Paesi europei (Fonte: Carat-Tv Minibook 1994): Gran Bretagna 230,6; Spagna 198,2; Italia 197,3 Germania 193,3; Francia 185,2; Media europea 185,4. 9 Dati di utilizzo in percentuale di satellite e cavo rispetto alla diffusione degli apparecchi televisivi (Fonte: elaborazioni del Sole-24 Ore su dati Frost and Sullivan, Dataquest, Datamonitor, Alcatel): Satellite 1994: Germania 25, Gran Bretagna 20, U.S.A. 10, Francia 8, Olanda 4, Italia 1; 1997(previsioni): Gran Bretagna 35,Germania 34,U.S.A. 10, Italia 1O,Francia 9, Olanda 6 Cavo 1994: Olanda 82, U.S.A. 65, Germania 45, Francia 15, Gran Bretagna 15, Italia 0; 1997 (previsioni): Olanda 85, USA 70, Germania 48, Gran Bretagna 30, Francia 23, Italia 8. 10 Mercato del cavo in Europa occidentale dal 1993 al 2003 (Fonte: Cit Research): Famiglie con Tv (in milioni): 155 nel 1993, 161 nel 1995, 166 nel 1997, 175 nel 2001, 179 nel 2003; Famiglie con Tv cavo (in milioni): 32 nel 1993, 38 nel 1995, 43 nel 1997,52 nel 2001, 55 nel 2003; Renetrazione Tv cavo (in % su case con Tv): 21 nel 1993, 23 nel 1995, 26 nel 1997, 30 nel 2001, 31 nel 2003; Penetrazione Pay-Tv (in % su case con Tv): 7 nel 1993, 9 nel 1995, 12 nel 1997,16 nel 2001, 18 nel 2003. 11 Ricerca Inteco. 12 Sartori. 13 B.Miccio, Consigliere RAI. 14 Giulio Carminati, Responsabile Studi e Ricerche RAI. 15 Investimenti in informatica delle industrie italiane espressi in miliardi di lire (Fonte Teknibank per Osserva- torio Smau 1995): 4199 nel 1993,4173 nel 1994 e 4882 nel ’95. Gli investimenti delle aziende fino a 99 addetti hanno registrato un incremento dello 1,8% nel 1994 rispetto al 1993 e del 40% nel 1995 rispetto al
    • 181 1994. Gli investimenti delle aziende da 100 a 499 addetti hanno registrato un decremento dell’0,8% nel 1994/93 ed un incremento dell’1,4% nel 1995/94. Gli investimenti delle aziende con 500 ed oltre addetti hanno registrato una flessione del 3,1% nel 1994/93 ed un incremento dell’1,9% nel 1995/94. Complessivamente gli investimenti dei tre comparti hanno regi- strato una flessione del 10,6% nel 1994/93 ed un incremento del 2,7% nel 1995/94. 16 Giovanna Scarpitti, sociologa, Società Italiana Telelavoro. 17 Carlo De Benedetti, presidente Olivetti. 18 Ettore Pietrabissa, direttore centrali ABI. Nona conferenza di IPACRI su “I nuovi orizzonti nelle relazioni banche-clienti” (Barcellona, 1995). 19 Ricerca dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana, illustrata da Fernando Fabiano, responsabile del Servizio automazione interbancaria dell’ABI, al Convegno su “ L’informatica nelle banche: stato dell’arte e prospet- tive” (Roma, 1995). 20 Fonte: Nomos Ricerca. 21 Fonte: Andersen Consulting. 22 Andrea Corbella, Vice direttore generale Banca Popolare di Milano. 23 Alberto Crippa, Vice direttore generale CARIPLO. 24 Fabio Chiusa, Direttore generale IPACRI. 25 Anna Maria Llopis, Open Bank. 26 Costantino Lauria, dirigente Servizio Antiriciclaggio Ministero del Tesoro - Convegno Assofiduciaria su aggiornamento delle istruzioni per la lotta al riciclaggio (Roma,1995). 27 Carlo Pisanti, funzionario Settore Normativo Ufficio Vigilanza Banca d’Italia. 28 Fonte: Commerce dept., Killen and Associates-Business Week. 29 Pierfrancesco Gaggi, coordinatore del gruppo di lavoro dell’ABI. 30 Tommaso Padoa Schioppa . 31 Ettore Pietrabissa, direttore centrale ABI. 32 Elserino Piol, Presidente Olivetti-Telemedia. 33 Libro mutante, Ipertesto: si comincia il primo breve capitolo, poi si sceglie subito, a un bivio elettronico, se proseguire all’antica con pagina 2, oppure soffermarsi su una delle parole del testo, schiacciare un tasto quando il cursore del computer la incontra sullo schermo e di li balzare a una pagina collegata, seguendo una storia nella storia, un sentiero che si biforca cento volte. Per tornare poi alla storia principale, oppure lasciar- la in cambio di altre. 34 Il Sole-24 Ore è attivo anche su Audiotel con informazioni di Borsa e di tipo normativo. 35 Fonte: Informatica pubblica. 36 Giancarlo Scatassa, dirigente generale Ministero Funzione Pubblica. 37 Guido Rey, Presidente A.I.P.A. 38 Fonte: Ministero Pubblica Istruzione. 39 Fulvio Berghella, vice direttore generale ISTINFORM (Istituto Consulenza Bancaria) e responsabile Security Net, che collega oltre 300 aziende fornendo servizi per la prevenzione contro il computer crime. 40 Dati Security Net. 41 Il gruppo di specialisti in materia costituito dall’Associazione italiana per il calcolo automatico (Aica) inten- de proporsi, per l’appunto, come osservatorio sull’impiego dei sistemi di sicurezza e diventare al tempo stesso un punto d’incontro e discussione su questi temi fra utenti, costruttori e ricercatori. 42 Sicurforum Italia-F.T.I.: Giornate di studio “La sicurezza informatica: il progetto intersettoriale A.I.P.A.11, Roma 1995. 43 Vedasi appendice legislativa. 44 Giusella Finocchiaro. 45 Guido Rey, Presidente A.I.P.A., Convegno Technimedia su “Comportamenti e norme nella società vulnera- bile” nell’ambito del Forum multimediale “La società dell’informazione” (Libera Università Studi Sociali “Guido Carli” - 1995). 46 Martino Pompilj, dirigente Confindustria. 47 Angelo Mancusi, presidente Infocamere. 48 Dossier pubblico ANASIN sull’eccesso di privacy. 49 Herschel Fink, U.S.A. 50 Electronic Frontier Foundation. 51 Giuseppe Verrini, presidente Task force antipirateria di BSA Italia. 52 Giuseppe Pirillo, presidente Gruppo Informatici Tecnico-Giuridici. 53 Mario Monti, Commissario al Mercato Interno U.E.
    • 182 54 Esempio: in Italia accordo Telecom (agosto 1995). 55 Jacques Santer, Presidente Commissione Europea: relazione di apertura G7 (Bruxelles, 24.2.1995). 56 Fonte: Commissione Europea. 57 Fabio Cammarano, Amministratore delegato Saritel. 58 Fonte: Pat McGovern, presidente e amministratore delegato di Ide, che ha aperto i lavori dell’European It Forum organizzato nel 1995 a Parigi. 59 Fonte: elaborazioni e stime Nomos Ricerca su fonti varie. 60 Fonte: Eito, Dataquest, Ide - 60/B. Fonte: Nomos Ricerca-Assinform. 61 Fonte: Eito ’95. 62 Fonte: Eito 1995. 63 Fonte: Dataquest. 64 Fonte: Direzione generale Intel, 1995. 65 Fonte: Osservatorio Smau. 66 Fonte: Assinform-Nomos Ricerca. 67 Fonte: Assinform-Nomos Ricerca. 68 Fonte: Assinform-Nomos Ricerca. 69 Fonte: Ide Italia. 70 Fonte: Ed. Zander, Amministratore delegato Sun Microsystem (Madrid, 1995). 71 Fonte: Eito ’95. 72 Fonte: Gartner Group 73 Stime Teknibank, società di analisi e consulenza italiana nel settore delle Tlc. 74 Fonte: OVUM. 75 Fonte: Associazione Italiana Internet Providers. 76 Elaborata da Charles Sanders Peirce. 77 Paolo Parrini - “Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia positiva” - Laterza, Bari 1995 . 78 ABS. e/o Rif. “Evangelium Vitae” 21+24, Enciclica S. S. Giovanni Paolo II (1995). 79 ABS e/o Rif. “Criteri di collaborazione ecumenica ed interreligiosa nel campo delle comunicazioni sociali”, 15+17, 21+23 Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali (1989). 80 ABS e/o Rif. “Le università cattoliche” 5,7,17,18, Costituzione apostolica S.S.Giovanni Paolo II (1990).
    • 183 Bibliografia R. VACCA, Un computer per amico - 2000 giorni al 2000, N. 4/94. G. DE VARDA-P. PAGELLA, “Telematica e territorio: telematica e agricoltura” “Turismatica” - Quader- ni Italtel N.77 NOV/84. S. REBOSTI, Il Giornale 1986. E. DE PASCALE, Stet, la sfida parte dalla cablatura - Sole 24 Ore 30/6/95. C. SOTTOCORONA, Il futuro vi attende in autostrada - Panorama 23/7/94. L. DE BIASE, Come funziona il collegamento globale dei P.C. - Panorama 23/7/94. J. LELYVELD, Avanti a tutte news - Panorama 10/3/95. S. PENDE, Intervista a Nicola Grauso: “Modem forza otto” - Panorama 28/4/95. L. DE BIASE, Intervista a Franco Tatò: “Meglio fare che annunciare” - Panorama 7/4/95. L. DE BIASE, Che cento canali fioriscano - Panorama 24/3/95. L. DE BIASE, Al di là dell’Internet - Panorama 24/3/95. B. GATES, Cliccando s’impara - Panorama 24/3/95. D. LIOTTO, ATM, arriva la super rete - Il Mattino 10/3/95. F. VERGNANO, Italia fanalino di coda nella TV interattiva - Sole 24 Ore 14/6/95. M. MORINO, La pubblicità punta sul video multimediale - Sole 24 Ore 14/6/95. C. BASTASIN, Hopp risposta tedesca a Gates - Sole 05/7/95. M. MELE, Stream lancia la sfida dei servizi interattivi - Sole 31/5/95. F. VERGNANO, Il telefono corteggia Hollywood ma è guerra sulle regole - Sole 31/5/95. M. MELE, Il vecchio mercato è saturo. Arrivano le reti specializzate - Sole 31/5/95. F. VERGNANO, Clinton moltiplica i canali delle televisioni - Sole 31/5/95. M. NIADA, Londra, le nuove tecnologie svuotano il “tetto” - Sole 31/5/95. L. OLIVA, Info 2000 al debutto - Il Sole, luglio 95. L. DE BIASE, Il fine giustifica i media - Panorama 9/6/95. N. NEGROPONTE, Essere digitali - Sperling e Kupfer 1985. G. BECHELLONI, Lunga vita alla TV via etere - Sole 23/6/95. A. PILATI, La libertà appesa a un bit - Sole 23/6/95. G. CAVALLO, Computer scaccia video: sarà il nuovo focolare - Il Mattino 21/4/95. TG UNO - RAI, 27/2/95. M. HACK, Il futuro va piano e va lontano - Il Mattino 07/3/95. B. GATES, Come ti divento bimillionario - Sesto potere - Panorama 13/1/95. P. FOGLIANI, Venite con me nel futuro: è meraviglioso - Intervista a R. VACCA - CLASS sett. 94. M. L. FELICI, Finsiel in crescita guarda all’estero - Sole 16/6/95. M. R. ZINGONE, La famiglia scopre il personal - Sole 07/07/95. A. BINI - C. PAPETTI, Il territorio è gestito dal computer - Sole 30/6/95. G. CASERZA, La democrazia elettrodomestica. Intervista a U. Volli - Il Mattino 9/12/94. D. L. M., Gli alberghi sono online - Sole 2/6/95. E. T. U., Nelle scuole italiane arriva il software Doc - Sole 30/6/95. L. DE BIASE, Eurochips coi baffi - Intervista a P. Pistorio - Panorama 13/1/95. A. MASERA, Pronto... Qui Internet - Panorama 28/10/94. L. DE BIASE, Sesto potere - Panorama 28/10/94. M. DE MARTINO, Alzati e lavora - Panorama 7/5/94. E. SILVA, USA, in viaggio con Internet - Sole 16/6/95. E. VACIAGO, Nella galleria Ricci Oddi attraverso la rete Internet - Sole 28/7/95. A. GALLIPPI, Medicina sempre più hi-tech - Sole 2/8/95. M. R. ZINCONE, Pronto al decollo il mercato della formazione a distanza - Sole 14/7/95. F. RO, Sul video città senza segreti - Sole 24/7/95. F. FERRO, Lavoro a distanza - Telecom fa scuola - Sole 15/8/95. C. PIGA, Telelavoro - RAI - TG UNO Economia 27/6/95. A. D. F., Telelavoro: firmato un accordo “test” alla DBK - Sole 6/7/95.
    • 184 F. FERRAROTTI, Il lavoro nell’era digitale - Sole 23/7/95. A. MARTELLI, I due tempi della strategia - Sole 23/7/95. FI - CU., Negli istituti di credito è l’ora delle tecnologie - Sole 16/6/95. E. NETTI, Servizi efficienti ai cittadini - Sole 21/7/95. G. CA, Un ente di frontiera tra pubblico e privato - Sole 21/7/95. M. R. Z., Per battere il contante operazioni meno care - Sole 21/7/95. M. R. ZINCONE, Il rilancio dei pagamenti online - Sole 21/7/95. T. PADOA SCHIOPPA, Banche, usate le carte di credito - Sole luglio 95. M. R. ZINCONE, Il commercio elettronico nuova frontiera per Visa - Sole 30/6/95. M. R. ZINCONE, Troppe leggi per l’EDP in banca - Sole. G. CARAVITA, Commerciare Online - Sole 16/6/95. M. PLATERO, Spesa record al supermarket Internet - Sole 12/6/95. G. PADULA, Consumismo virtuale - Sole 12/6/95. A. PLATEROTI, Reati senza frontiere nel cyberspazio - Sole 12/6/95. M. SORRENTINO, Il private banking settore da esplorare sul mercato italiano - Sole, Agosto 95. G. CARAVITA, Olivetti scommette sulla “Monetica” - Sole 13/6/95. G. CARAVITA, A Roma neonati “on line” - Sole 15/8/95. G. CARAVITA, Napoli: presentato progetto per cablare la città - Sole, Ago 95. L. L. G., Il Premier di nuovo al lavoro - Primo nodo i conti pubblici - Sole 18/8/95. R. TURNO, Informatizzazione dello Stato, il via libera al piano triennale - Sole 29/7/95. R. SANTONOCITO, I giorni dell’Infernet - Sole 03/09/95. M. P., Maxifusione Chase e Chemical - Sole 29/8/95. L. CAPPUGI, Lo Stato senza “rete” - Sole 01/09/95. L. TOSCHI, La guida hi-tech-al Louvre - Sole 27/08/95. W. KOLBY - W. KRINCKOV - F. MARTINI - B. MOBRICI - Siamo tutti spiati? - RAI, Speciale TG UNO 17/6/95. B. GATES, Programmatevi, se potete - Panorama 28/4/95. R. GUERRINI, Sulle orme degli hacker - Panorama 23/7/94. J. LOREDAN, Hacker - Panorama 16/12/94. C. SOTTOCORONA, E ora, tutti in difesa - Panorama 16/12/94. A. PLATEROTI, Reati senza frontiere nel cyberspazio - Sole, luglio 95. D. SINISCALCO, Regolamentato, non sarebbe più Internet - Sole 04/07/95. S. PERTICARO, Non riduciamo alle TV il dibattito sulle Tlc - Sole 06/8/95. E. MARCHESINI, Addio, vecchia moneta - Sole 04/09/95. A. PLATEROTI, Il pagamento virtuale è già realtà negli USA - Sole 04/09/95. B. CAROBENE, I primi passi della rete unitaria - Sole 8/9/95. F. LOCATELLI, Stet e Ibm: primo passo per un’alleanza globale - Sole 4/1/95. British Telecom corre sulle reti Autovie Venete - Sole 29/8/95. F. LOCATELLI, Stet-Ibm, trattative aperte con C & W e con Vera - Sole Agosto 95. A. PLATEROTI, Alleanza informatica tra SBS e Ross Perot - Sole 07/9/95. M. PLATERO, Bill Gates, il re del software - Sole 02/09/95. F. MIMMI, Telefonica si allea a Microsoft per rafforzare la nuova “Infovia” - Sole 02/09/95. V. COLOMBO, Autostrada senza dirigismi - Sole 09/09/95. E. T. V., Milano: il Gaetano Pini diventa telematico e viaggia su Internet - Sole 09/09/95. S. CARRER, Gates apre la finestra sull’Italia - Sole 03/9/95. F. RO, Ma in Italia le segnalazioni arrivano con il contagocce - Sole 04/9/95. C. SOTTOCORONA, Computer acceso e via col clic - Panorama 14/9/95. MONDO FARMACO, Rete cibernetica per la farmacoresistenza - Il Farmacista 22/6/95. A. MASERA, Vieni, c’è una Rete nel mondo - Panorama 14/9/95. L. DE BIASE, Fermate il computer, voglio scendere! - Panorama 14/9/95. C. DE BENEDETTI, Una via europea verso la società dell’informazione - Sole 28/7/95. R. SANTONOCITO, Via libera negli USA alle lezioni on line - Sole 11/9/95. A. GALLIPPI, Sicurezza: Italia in retroguardia - Sole 30/6/95. D. L. M., L’informatica in corsia - Sole 15/9/95. M. R. Z., Gestione del territorio - Italia fanalino di coda - Sole 15/9/95. M. R. ZINCONE, Mercato italiano in ripresa - Sole 15/9/95. V. MORGANTE, In arrivo da Telecom oltre 500 miliardi per Palermo e Catania - Il Sole 10/9/95. F. VERGNANO, C’è un posto per la Stream nella maxialleanza STET-IBM - Sole 15/9/95.
    • 185 M. MAUGERI, Una joint venture italo-americana produrrà a Napoli le “chips card”, Il Sole 15/9/95. M. MAUGERI, Tra Toshiba e Sony-Philips accordo sui nuovi videodischi - Sole 16/9/95. E. BONICELLI, Fisco più trasparente con Internet - Sole 15/9/95. E. LIVINI - G. PALMIERI, Vacanze su misura con la telematica - Sole 11/9/95. E. LIVINI - G. PALMIERI, Sullo schermo del computer un mappamondo di proposte - Il Sole 11/9/95. G. CARAVITA, Patto sulle città cablate - Sole 13/9/95. A. PILATI, La scommessa delle reti - Sole 13/9/95. G. CARAVITA, Etere, l’ora di Internet -Sole 15/9/95. G. CARAVITA, La scommessa del commercio elettronico - Sole 15/9/95. P. GIANOTTI, Stazioni multimediali per vendere a distanza - Sole 8/9/95. G. CARAVITA, Olivetti presenta il superpersonal che va oltre la TV - Sole 8/9/95. C. M. GUERCI, Una sfida che richiede coraggio -Sole 8/9/95. E. NETTI, Gates vede un futuro online - Sole 8/9/95. E. NETTI, Corre ancora il mercato europeo - Sole 8.9.95 L. GRUBER, Società globale dell’informazione - Intervista a C. De Benedetti - RAI - TG UNO ore 20,00 - 15/6/95. B. BARDANI, La Telecom si scopre armatore nella posa dei cavi sottomarini - Sole 7/9/95. M. MELE - RAI, avanti sul satellite - 12/8/95. M. PLATERO, Stet, arriva l’amico americano - Sole 04/8/95. C. M. GUERCI, La svolta c’è, ora ci vuole il terzo socio - Sole 04/8/95. E. PIOL, Una città digitale che si apre a tutti - Sole 01/09/95. M. MELE, Negroponte scommette su Internet - Sole 24/6/95. A. MARZANO, Competere con l’instabilità - Sole 27/6/95. A. PLATEROTI, U.S.A.: Authority mondiale per le telecomunicazioni - Sole 19/8/95. A. PILATI, La vera competizione è globale - Sole 19/8/95. G. PELOSI, Lavoro e mercati finanziari: il contributo italiano al G.7 - Sole 8/6/95. G. PELOSI, Società dell’informazione: il rapporto De Benedetti al G.7 - Sole 8/6/95. L. GRUBER, Vertice di Halifax - Intervista a L. B. Moratti - RAI, TG UNO 18/05/95. C. MAZZELLA, Più fondi per i computer inseguendo l’efficienza - Sole 06/7/95. E. CINTOLESI - G. MOCCI, Anche il software tra i beni agevolati - Sole 01/07/95. G. LUGATO, Vertice di Washington - Intervista a C. De Benedetti - RAI-TG UNO 19/05/95. M. ZANONE - POMA, Libera TV in libero mercato - Sole. R. SANTONOCITO, Le professioni del bit e del byte - Sole 12/6/95. L. GRUBER, Intervista a Minicucci - RAI, TG UNO 19/05/95. M. RENZULLI, Intervista a Minicucci - RAI, TG UNO 19/05/95. A. FORESI, Bruxelles: G.7 informatica - RAI, TG UNO ore 20,00 - 25/02/95. A. FORESI, Bruxelles: G.7 informatica - RAI, TG UNO ore 13,30 - 26/02/95. G. GIOVANNINI, L’Italia dei giornali scopre l’elettronica - Sole 21/9/95. M. CALAMANDREI, Viaggio nel giornalismo americano. Il futuro c’è, da inventare - Sole 27/9/95. G. BETTETINI, Il piccolo schermo e il grande fratello - Sole 27/9/95. A. PLATEROTI, Microsoft e Visa: su Internet pagamenti sicuri - Sole 28/9/95. A. PLATEROTI, In arrivo per le P.m.i. l’export telematico - Sole 27/9/95. M. NIADA, Lo Stock Exchange ha un rivale. A Londra nasce Borsa Elettronica - Sole 22/9/95. C. B., Bertelsmann migliora i conti e scommette sul multimediale - Sole 21/9/95. F. RE., Stet, 3.500 miliardi di utili targati Telecom - Sole 29/9/95. L. CALLEGARI, E Venezia diventa cablata con lavori per 160 miliardi - Sole 22/9/95. G. I., Con i servizi RAI il “made in Italy” viaggia sulla rete - Sole 22/9/95. G. Ca, La Saritel (Stet) scommette tutto sui server Netscape - Sole 22/9/95. M. RICCI, E’ già flop la TV interattiva - Repubblica 18/9/95. M. RICCI, L’Europa delle nuove TV - Sole 18/8/95. M. MELE, Sulle nuove TV un’Europa senza Italia - Sole 18/8/95. G. CARAVITA, Servizi telematici - E’guerra aperta nelle Tlc italiane - Sole 07/07/95. M. MELE, La RAI con più utili e meno debiti investe sulla televisione via satellite, Sole 24/8/95. M. MELE, La cable TV corre in Europa - Sole 19/7/95. D. ROVEDA, Time Warner conquista la CNN - Sole 23/9/95. E. R., Trieste vara l’accordo per cablare la città: 100 miliardi - Sole 26/9/95. F. VERGNANO, AT&T sfida la B.T. a Londra - Sole 24/9/95. Le F.S. mettono in campo un polo della telematica - Sole 26/9/95.
    • 186 A. PLATEROTI, Tecnosfide - Lassù qualcosa ci ama - Sole 03/7/95. C. ANTONELLI, Tlc, reti contro i monopoli - Sole 19/7/95. F. CAVAZZUTI - G. MOGLIA, Tlc: il mercato è uno solo - Sole 29/7/95. A. CARINI, Liberalizzazione a passo di Gambino - Repubblica 18/9/95. F. LOCATELLI, Gambino: va anticipato al 1996 la liberalizzazione dei network - Sole 24/6/95. P. BEZZI, TLC: la liberalizzazione possibile - Il business sul cavo - Sole 29/6/95. F. DEBENEDETTI, TLC, la liberalizz azione possibile - Privatizzare, sfida al Governo - Sole 29/6/95. A. CARINI, Gambino e il piano inclinato - Repubblica 18/9/95. M. MELE, Pascale: no ai monopoli privati sul cavo - Sole 29/6/95. F. RENDINA, Prove tecniche di liberalizzazione - Sole 04/8/95. M. MELE, Cavo, satellite, TV locali: Gambino ha definito il suo disegno di legge - Sole 14/9/95. S. CARLI, TV, la guerra delle frequenze dalla brace alla “padella” - Repubblica 18/9/95. G. D., Telecomunicazioni - Dal 1996 Gambino liberalizza le reti - Sole 26/9/95. M. MELE, Comunicazione senza un progetto - Sole 25/6/95. C. M. GUERCI, Dopo le chiacchiere una politica industriale - Sole 13/6/95. E. PIOL, TLC, il cavo non è tutto - Sole, luglio 1995. F. RENDINA, Gambino: cablatura senza freni - Sole 20/7/95. P. FORMICA, Pochi bit nel made in Italy - Serve più ricerca applicata - Sole 29/8/95. G. CARAVITA, Negli USA è vera ripresa - Sole 09/6/95. G. CARAVITA, Per il 1995 mille promesse da mantenere - Sole 09/06/95. G. CARAVITA, L’Italia vive il boom delle reti locali - Sole 09/06/95. C. SOTTOCORONA, Computer acceso, e via col clic! - Panorama 14/9/95. E. SANTORO, La corsa riparte ma il gap rimane - Sole 21/9/95. G. CARAVITA, Nel segno delle reti inizia una nuova era - Sole 21/9/95. G. BRACCHI, Accelerano le autostrade informatiche - Sole 21/9/95. E. N., Prezzi troppo bassi, acquisti a rischio - Sole 21/9/95. B. L. MAZZEI, Il chip dietro lo sportello - Sole 03/10/95. F. VERGNANO, Deutsche Telecom accelera la liberalizzazione delle reti TLC - Sole 03/10/95. A. PENZIAS, Rinascimento digitale - Panorama 14/9/95. P. FONDATI, Prospettive e problemi della svolta telematica - Sole 21/9/95. R. SA., Opzioni: ecco il nuovo regolamento della Consob - Sole 04/10/95. F. VERGNANO, Il G.7 delle autostrade elettroniche spinge per deregulation e copyright - Sole 4/10/95. G. D., Stet vince la gara per la Eutel Bolivia - Sole 30/9/95. L. PROSPERETTI, Esuberi, modello Telecom per gli statali - Sole 04/10/95. M. MAG., Il piano Olivetti presto sul tavolo del Governo - Sole 04/10/95. R. SP., Convegno per capire le basi culturali di una nuova società - Sole 21/9/95. E. SAN., In vetrina prodotti e trend - Sole 21/9/95. P. PULIAFITO, Una locomotiva chiamata Soho - Sole 21/9/95. P. FO, Client Server: per le aziende italiane è una scoperta recente - Sole 21/9/95. G. OCCHINI, Il mainframe riprende slancio - Sole 21/9/95. V. ALESSANDRONI, Verso l’informativa pervasiva - Sole 21/9/95. E in USA scoppia la guerra dei satelliti - Sole 05/10/95. M. NIADA, B.T. pronta a cablare la Gran Bretagna - Sole 05/10/95. R. MAMELI, Segnali a prova di errore per la multimedialità - Sole 5/10/95. G. CAMPELLI, Sulle reti viaggia il business - Sole 05/10/95. GIO. C., Nuovi strumenti per le industrie - Sole 05/10/95. F. VERGNANO, Telecomunicazioni - Sole 05/10/95. F. MORGANTI, La rivoluzione continua - Sole 05/10/95. F. VERGNANO, Reti dati, affare per giganti - Sole 05/10/95. R. SP., Fare shopping o cercare lavoro dialogando con il televisore - Sole 5/10/95. G. CARAVITA, L’obiettivo è la rete per tutti - Sole 29/9/95. M. R. ZINCONE, La ripresa dell’Europa - Sole 29/9/95. L’edi applicato alla logistica razionalizza il traffico merci - Sole 21/9/95. F. ZERBETTO, Implementare senza rischi - Sole 21/9/95. R. RA., I vantaggi dell’outsourcing nella formazione di prodotto - Sole 21/9/95. F. RUFFO, In Posta si pagherà con il chip - Sole 29/9/95. E. SANTORO, Grandi manovre senza confini - Sole 22/9/95. L. PINNA, Computer crime: virus e furti FIAT, Progetto Comunicazione N.4 Maggio ’94.
    • 187 P. FONDATI, Riscoperto l’ottimismo dopo la grande paura - Sole 21/9/95. V. ALESSANDRINI, La priorità, risparmiare tempo - Sole 21/9/95. E. SANTORO, Per le TLC un 1994 a due facce - Sole 22/9/95. A. ROVETTA, Supporto di calcolatori e robot per la medicina - The Chemist, NOV. ’94. E. BERTOLOTTI, Con il problema solver emerge un nuovo ruolo - Sole 21/9/95. M. DE MARTINO, Video su misura - Panorama 21/03/93. G. RICHERI, La circolazione telematica dei dati - L’Universo telematico 1983. V. ALESSANDRONI, In arrivo il personal senza fili. E. SANTORO, Resta da sciogliere il nodo Authority - Sole 22/9/95. G. BRACCHI, Nei collegamenti telematici le autostrade del futuro - Il Giornale, aprile 1986. M. BELLINI, Videoconferenze senza vincoli - Sole 22/9/95. L. SARATI, L’integrazione telematica - Quaderni Italtel N. 77 - NOV. ’84. R. DE FUSCO, Telehabitat - “Rinascita” N. 28, Luglio 1986. P. FONDATI, Personal e Cd, coppia vincente - Sole 22/9/95. A. APARO, All’inizio c’erano solo Hewlett e Packard - Repubblica N.1986. R. REDIVO - P. SCARPELLINI, Meglio con papà - Panorama 13/12/92. P. PULIAFITO, La pirateriain Europa fattura 10 mila miliardi - Sole 22/9/95. S. MANGIATERRA, Attirati nella rete - Panorama 23/7/94. E. VACIAGO, I reati che viaggiano “on line” - Sole 22/9/95. G. BEGUINOT, Le attività di ricerca per la città cablata - Giannini 1986. C. STEFANI, Parola d’ordine: policentrismo - Sole 10/9/95. F. COLOMBO, Tivù fai da te - Panorama 27/9/92. G. PEPI, Le norme che tutelano gli inventori di software - Sole 22/9/95. M. R. ZINCONE, Moneta elettronica: decollo imminente - Sole 22/9/95. S. VITRANO, Ma il controllo non esclude la libertà - Il Mattino 30/6/94. O. CALABRESE, Viaggio nel villaggio globale - Panorama 27/9/92. M. R.ZINCONE, L’efficienza globale delle banche obiettivo comune a molti - Sole 22/9/95. J. GOTTMANN, Urban settlements and telecommunications - Ekistics 302, 1983. M. R. ZINCONE, Credito, l’IT rallenta la corsa - Sole 22/09/95. A. TOFFLER, E’la fine delle nazioni - Panorama 23/7/94. B. CAROBENE, Informatica pubblica avanti a piccoli passi - Sole 22/9/95. C. N. R., IPIGET NAPOLI, La città cablata - Giannini 1987. B. CAROBENE, Agli enti locali un ruolo da protagonisti - Sole 22/9/95. S. ZAVOLI, Merita il paradiso - Panorama 27/9/92. F. FERRAROTTI, Il dilemma della tecnologia - Sole. B. CAROBENE, Se l’hi-tech valorizza i beni culturali - Sole 22/9/95. F. SABBAH, The new media - 1983. S. BERBENNI - C. A. COLOMBO, Che grande sorella - Panorama 27/9/92. G. PEPI, Occhi elettronici contro le eruzioni - Sole 22/9/95. A. SAB, Strade, quartieri, città: terreni di conquista per fabbricare il futuro, Repubblica Sett. 85. R. MARIN, Il territorio si affida al computer - Sole 22/9/95. DE VADA - PAGELLA, Telematica e territorio - Italtel 77, Nov. ’84. G. PEPI, Ecologia difesa dai sensori - Sole 22/9/95. E. SANTORO, L’industria italiana torna ad investire in It - Sole 22/9/95. S. DRAGHI, Il Giardino dell’informatica - Laterza 1985. S. RIVOLTA, Rivoluzione via cavo - Panorama 31/10/93. P. PULIAFITO, Dalla multimedialità in aiuto al marketing - Sole 22/9/95. G. DE VARDA, Telematica e manutenzione - Nuovo è bello 1985. E. RODDOLO, Commercio telematico: decolla l’Osservatorio - Sole 22/9/95. F. TOSCO, I servizi della città cablata - Telecomunicazioni informatica, Ott. 1985. F. GARNERO, Tecnoscienze: ai confini del nulla - Il Mattino 02/11/93. G. PEPI, Quando la salute entra in rete - Sole 22/9/95. G. PEPI, L’assistenza a distanza, capillare e di qualità - Sole 22/9/95. F. CARASSA, La città cablata - Giannini 1986. M. R., Un aiuto ai responsabili delle strategie aziendali - Sole 21/9/95. R. GLUCKSMANN, Innovazioni nelle tecniche e negli apparecchi - Telematica Jackson 1982. E. PEDEMONTE, Il porto dei robot - L’Espresso n. 10, Mar. ’87. M. ZE, Anche l’Unione Europea si organizza per l’utente - Sole 21/9/95.
    • 188 F. VERGNANO, La TV alla sfida interattiva - Sole 22/9/95. G. ZARONE, La città cablata. Etica e metamorfosi dell’esistenza - Campo N. 24, Mar. 86. F. VERGNANO, Il futuro inizia con le fibre ottiche - Sole 22/9/95. M. VARVELLO, Monetica, nuovo termine dell’esasperato tecnologico - Il Giornale, 1985. M. LOSI, I big si preparano al confronto decisivo - Sole 22/9/95. C. MANNI, Tecnologie telematiche per una nuova didattica - The Chemist, Nov. ’94. E. NETTI, Quali rotte è bene seguire per “navigare” in Internet - Sole 22/9/95. R. MAMELI, Segnali e prova d’errore per la multimedialità - Sole 22/9/95. G. DE VARDA - P. PAGELLA, Telematica e agricoltura - Quaderni Italtel, 77/1984. R. LAURO, Informatica, una sfida da vincere - Il Mattino 23/12/88. A. BORTOLUZZI, Nelle Conservatorie un’occasione sprecata - Sole 22/8/95. G. CAMPELLI, TV e telefono verso l’integrazione - Sole 05/10/95. J. GOTTMANN, Office work and evolution of cities - Ekistics 274, 1979. GIO. C., Videocomunicazione, è già futuro - Sole 05/10/95. R. MELE, Death processor - Campo N. 24, Mar. ’86. M. NIADA, Scoppia la febbre mondiale delle TLC - Sole 10/10/95. M. CASTELS, High technology economic restructuring ,and urban regional process in the U.S.A. - Ekistics, 1983. A. FORMICA, I programmi telematici offrono servizi aavanzati per le imprese - Il Sole 05/10/95. E. SALZANO, Idee per una nuova pianificazione - Rinascita N. 28, Luglio 1986. M. R. ZINCONE, Nei desideri dei bambini computer in pole position - Sole 06/10/95. M. LACOSTE - J. MOUCHON - P. PERIN, La videoconférence aux limites d’une analyse conversationelle - N. 13 Reseaux, 1985. G. CARAVITA, Nel segno delle reti inizia una nuova era - Sole Set. ’95. G. BRACCHI, Accelerano le autostrade informatiche - Sole Set. ’95. E. SCALFARI, Eco, raccontaci il nostro futuro - Repubblica Nov. 1986. F. VERGNANO, Siemens e Sirti alleate scommettono sull’Est - Sole 11/10/95. Il future del Matif naviga su Internet - Sole 11/10/95. S. SCASSILLO, Global 2000 oppur The resourceful earth? Perché? - Campo N. 24, Mar. ’86. V. AL., L’archivio virtuale è più facile da consultare - Sole luglio 1995. R. COHEN, The Changing transactions economy and its spatial implications - Ekistics n. 274, 1979. K. TURKE, Urban and regional impacts of the new information and communication technologies - Ekistics 302, 1983. S. ONGETTA, Sicurezza e classificazione - Sole 29/09/95. G. B. PEPI, Tutela dei dati priorità trascurata - Sole 21/9/95. M. R. ZINCONE, Contro la carta dati digitali - Sole 08/9/95. A. GALLIZIA, Registro imprese al test dell’informatica - Sole 22/8/95. A. LEFEBRE, Informatique de communication et militaire - Reseaux 17/1986. M. BONO, Cyberpunk vo cercando - Panorama 04/04/93. G. BRACCHI, Un pacchetto di nuovi servizi - Il Giornale, Giugno 1986. A. SESSA, Protezione “on line” per il diritto d’autore - Sole 31/07/95. C. SOTTOCORONA, Benvenuti nell’era della luce - Panorama 17/10/93. A. GALLIPPI, Sicurezza: Italia in retroguardia - Sole 30/6/95. A. SESSA, Doppia protezione per le banche dati - Sole 12/6/95. G. LIZZA, L’organizzazione telematica della città - Marsilio 1984. S. MANGIATERRA, Attirati nella rete - Panorama 23/07/94. H. G. GADAMER, Appello ai giovani costruttori di pace - Il Mattino 23/3/95. M. R. ZINCONE, I dati dell’ABI diffusi in rete - Sole 13/10/95. F. COLOMBO, C’è un limite alla tecnologia? - Panorama 28/01/94. E. T. V., La banca telefonica secondo Internet - Sole 13/10/95. R. VACCA, Incredibile, sembra vero - FIAT, Progetto Comunicazione Mag. ’94. G. PICONE, La realtà? Meglio virtuale - Il Mattino 27/11/93. A. CHERCHI, Rientra in camera la tutela dei dati personali - Sole 31/5/95. C. PAPERINI, Nelle informazioni sulle imprese occorre trasparenza, non privacy - Sole 31/5/95. M. DE MARTINO, Democrazia al telecomando - Panorama 23/7/94. C. SOTTOCORONA - M. FOSSI, Prova della casalinga - Panorama 23/7/94. V. APOLLONIO, La rete italiana è all’avanguardia - Il Giornale Apr. ’95. U. FANTIGROSSI - D. REDOLFI, Supporti ottici, regole per tutti - Sole 30/6/95.
    • 189 A. FORELLA, Relazioni pericolose via modem - Mattino 13/11/93 F. BARILLI, Supporti ottici: l’AIPA non dà regole ai privati - Sole 07/07/95. F. CAPONE, Giro del mondo in un casco - Panorama 16/12/94. E. BASEVI, Tutti in rete - Panorama 04/04/93. M. MINERVA, Archiviazione ottica, indispensabili regole chiare per pubblico e privato - Sole 15/9/95. T. BASSINO, Una tuta per “toccare” la realtà inesistente - Mattino 16/12/94. M. L. FELICI, La tutela della privacy - Sole 06/10/95. O. CALABRESE, Viaggio nel villaggio globale - Panorama 27/9/92. A. CIA, La “privacy” informatica cerca sanzioni alternative - Sole 10/10/95. G. CAVALLO, Dall’Homo sapiens all’Homo computer - Mattino 20/4/95. A. CHE, Il testo non piace agli imprenditori - Sole 10/10/95. G. FINOCCHIARO, Restrizioni attenuate per i giornalisti e la pubblicità delle persone giuridiche - Sole 10/10/95. F. COLOMBO, Profezia dell’Uomo blu - Panorama 21/3/93. C. SOTTOCORONA, Tutto sull’onda - Panorama 02/05/93. G. LOMBARDI, Nella scuola la sfida dell’informatica - Sole 14/10/95. D. DE MASI, Civiltà delle macchine ma senza più braccia - Il Mattino 04/11/93. A. ABRUZZESE, Intervista sul summit delle TLC a Napoli - TGR RAI TRE, Maggio ’95. R. ZUCCHETTI, Più rigido l’ambito della tutela per il lavoro su videoterminale - Sole 19/8/95. B. BREVEGLIERI, Pornografia in rete - RAI TG UNO ore 13,30 - 17/6/95. M. BOGLIARDI, Relazione pericolosa - Panorama 24/10/93. M. DE MARTINO, Videogame - Il cinema a scuola da Super Mario - Panorama 24/10/93. G. BETTETINI, Nell’interattività il futuro della televisione - Sole 19/9/95. V. ZUCCONI, E il telefono sposò la TV. Tutto il futuro in un video - La Repubblica 17/10/93. E. LUTTWAK, Incubo elettronico - Panorama 16/12/94. J. SCULLEY, Piccolo fratello - Panorama 14/6/92. M. DE MARTINO, A colpi di chip - Panorama 07/6/92. C. SOTTOCORONA, Corsari del chip - Panorama 07/02/93. T. BASSINO, Gli occhi della realtà virtuale - Il Mattino. S. ONGETTA, Le tante facce dell’outsurcing - Sole 02/06/95. S. VITRANO, Multimedia all’ombra del Vesuvio - Il Mattino. F. RENDINA, Albacom in rete con le aziende. Un business da 800 miliardi - Sole 19/9/95. E. NOAM, I teleisolati - Panorama 07/06/92. F. V., Stet e Comune di Milano alleati per i centri servizi - Sole 19/9/95. V. FRANCHINA, Simulatore di professione - 2000 giorni al 2000, Maggio 1994. W. GIBSON - M. L. OVERDRIVE, Il ciberspazio esiste - FIAT, Progetto Comunicazione Mag. ’94. M. DE MARTINO, Ciberpunk alla Clinton - Panorama 14/3/93. G. CA., Entra a regime Video On Line - Sole 16/6/95. R. REDIVO, A Est di Paperino - Panorama 14/02/93. G. FALCIASECCA, Più ricerca per decollare - Sole. M. GREGORETTI, Per me è cyber-bufala - Panorama 21/5/94. G. MUSSATI, Ricerca e sviluppo più produttivi se fatti in gruppo - Sole 24/6/95. C. SOTTOCORONA, Neurochirurgo? Si, ma virtuale - Panorama 30/6/93. F. RE, Scatta l’agenzia sull’innovazione - Sole 24/6/95. F. GAVINELLI, Mondo mattoncino - Panorama 14/02/93. J. DELORS, Come conciliare competitività con solidarietà - Sole 18/9/95. F. LAZZARATO, Videogames: fanno bene - Panorama 13/12/92. L. RAI., L’informatica alleggerisce le perizie - Sole 19/9/95. E. VERDECCHIA, TG inesistente - Panorama 16/5/93. E. CINTOLESI - G. MOCCI, Anche il software tra i beni agevolati - Sole 01/07/95. A. PILATI, La deregulation va in rete - Sole 10/8/95. R. REDIVO - P. SCARPELLINI, Meglio con papà - Panorama 13/12/92. A. PILATI, Deregulation e paura del digitale mandano a nozze i big della TV U.S.A. - Sole 01/09/95. T. G. GALLINO, Videogames: fanno male - Panorama 13/12/92. A. MARTELLI, Il lavoro nell’era digitale - Sole 23/7/95. M. DE MARTINO, Tutti casa e video - Panorama 11/7/93. A. CASALEGNO, La forza delle immagini - Sole 15/10/95. M. GREGORETTI, L’ora del cyborg - Panorama 14/03/93.
    • 190 P. CASCIOLI, Università “on line” su un’unica rete - Sole 16/10/95. C. SOTTOCORONA, Bel programma, è sintetico - Panorama 11/4/93. E. MARCHESINI, La banca efficiente prende le distanze - Sole 16/10/95. M. T. LEMME, Cybersex: sul filo dei desideri insoddisfatti - Il Mattino 06/01/94. LE. M., Nel Mezzogiorno telefoni “hi-tech” - Sole 16/10/95. D. DI VICO, E tu di che tecnotribù sei? - Panorama 14/9/95. R. E., Rete Telecom per 15 mila farmacie - Sole 17/10/95. C. GERINO, Quelle sindromi da videogame - Repubblica 31/3/93. F. BORDOGNA, I vantaggi del pensare positivo - Sole 24/9/95. C. ERRICO, Rivoluzione artificiale - Il Mattino 18/3/93. K. KOPPER, Perché sappiamo così poco - Sole 27/8/95. C. SOTTOCORONA, Internet - Panorama 23/7/94. V. ZANONE, Patriottismo senza frontiere - Sole 20/8/95. F. FERRAROTTI, Nazioni in equilibrio fragile - Sole 20/8/95. M. PERNIOLA, Questo sesso è come un rock - Mattino 07.11.94 A. NEGRI, Utopia di una democrazia diretta - Sole 27/8/95. M. G. MAFFEI, Realtà virtuale - 2000 giorni al 2000 N. 4/94. F. RE, Telecom in Gran Bretagna acquista il controllo di Edl - Sole 23/10/95. P. P. DAVOLI, Fratelli sul filo - Panorama 07/06/92. C. SOTTOCORONA, Volate sul mouse - Panorama 14.3.93 L. B., Nuova maxintesa nei chips - Sole 26/10/95. M. BOGLIARDI, Cenacolo elettronico - Panorama 11/07/93. P. VERGNANO, Al via investimenti Telecom per 27.000 miliardi entro il ’98 - Il Sole 26/10/95. C. SOTTOCORONA, Il cielo in una stanza - Panorama 04/07/93. A. SESSA, Gestire i dati a rischio - Sole 27/10/95. C. SOTTOCORONA, Senti un pò, computer - Panorama 11/07/93. M. R. ZINCONE, Il commercio elettronico tra problemi e opportunità - Sole 27/10/95. M. DE MARTINO, Virtù del virtuale - Panorama 07/05/94. F. RENDINA, Italiani in rete per combattere la società densa - Sole 16/6/95. M. CALAMANDREI, Biotecnologie nuovo nemico - Sole 13/7/95. A. BALDINI - G. WRIGHT, Attenzione: cervelli in corso - Panorama 10/3/95. M. CRICHTON, Angelo hi-tech - Panorama 04/02/94. M. R. ZINCONE, Al via in banca l’era “virtuale” - Sole 27/10/95. L. CELATA, Realtà virtuale - TG UNO ore 13,30 19/01/95. G. BEARZI, Aziende, come usare Internet - Sole 27/10/95. T. BASSINO, Gli occhi della realtà virtuale - Mattino. M. LOSI, Il risveglio dell’hardware scuote il mercato italiano - Sole 27/10/95. P. P. DAVOLI, Per l’It un ruolo nella scuola - Sole 27/10/95. P. ANGELA, Quark economia - Garzanti 29/10/86. P. FO, L’arte guarda all’era del digitale - Sole 27/10/95. A. GALLIPPI, L’intelligenza artificiale come strategia di crescita - Sole 27/10/95. S. MATTA, Leonardo, formazione online - Sole 27/10/95. L. NECCI, La società dei servizi chiede responsabilità - Sole 30/6/95. H. G. GADAMER, Appello ai giovani costruttori di pace - Mattino 23/3/95. A. PILATI, Anni di video (demo)crazia - Sole 06/08/95. G. BETTINI, Ma il TG informa oppure manipola? - Sole 06/08/95. F. COLOMBO, Come cambia il lavoro - Panorama 07/06/92. D. DE MASI, La vera rivoluzione: liberarsi dal lavoro - Mattino 08/04/94. ALF. S., Deregulation al traguardo - Sole 12/6/95. G. CASERZA, Al mercato unico delle immagini - Mattino 03/05/94. F. RENDINA, Tlc, scoppia la guerra dei prezzi - Sole 05/7/95. R. VACCA, Nuovi incontri ravvicinati coi...”Knowbot” della porta accanto - Il Mattino 3/5/94. TELECOM ITALIA, I servizi internazionali - 17/07/95. F. VERGNANO, Telefoni, pronta la nuova bolletta - Sole 12/9/95. C. ANTONELLI, Dall’informatica alle Tle: sfida e rischi della mutazione - Sole 14/9/95. F. RENDINA, La trasmissione dati è troppo cara - Sole 21/7/95. R. CADEO, In linea un codice “anti-abusi” - Sole 20/9/95. M. G. M., La telefonata arriva dallo spazio - Sole 22/9/95.
    • 191 F. VERGNANO, Si apre una nuova era - Sole 22/9/95. A. PLATEROTI, Non tutte appetibili le TLC - Sole 8/10/95. M. R. ZINCONE, Il borsellino elettronico - Sole 03/11/95. L’Ordine entra in rete, Il Farmacista N.16 del 12/10/95. R. TURNO, Il computer promette: basta certificati - Sole 08/11/95. M. ROG., Per l’informatica investiti duemila miliardi nel ’94 - Sole 06/11/95. R. TU, I ministeri nel mirino - Sole 06/11/95. F. V., Otto banche su dieci in rete “virtuale” di Telecom Italia - Sole 10/11/95. B. L. M., Banche più vigili sul fronte del riciclaggio - Sole 09/11/95. R. TU, Protesti informatici al debutto - Sole 16/11/95. R. SANTONOCITO, In Svezia il telelavoro convince anche i ministri - Sole 13/11/95. C. BEGUINOT, Il cablaggio delle città per vincere il degrado - Sole 27/12/95. A. MASSARENTI, Anche su Internet la libertà vuole regole - Sole 30/12/95. V. ZENO ZENCOVICH, Telecomunicazione, libertà da costruire - Sole 3/1/96.
    • 192 Finito di stampare per conto delle Edizioni Eidos nel mese di gennaio 2000