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Raimondo Villano - Impatto spaziale e problemi urbanistici delle nuove TLC
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Raimondo Villano - Impatto spaziale e problemi urbanistici delle nuove TLC

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Cap. VIII dal Libro di Raimondo Villano “Verso la società globale dell'informazione” (patrocinio RC Pompei, Presentazione di Antonio Carosella, Ed. Eidos, pp. 194; Torre Annunziata, maggio 1996)

Cap. VIII dal Libro di Raimondo Villano “Verso la società globale dell'informazione” (patrocinio RC Pompei, Presentazione di Antonio Carosella, Ed. Eidos, pp. 194; Torre Annunziata, maggio 1996)

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    Raimondo Villano - Impatto spaziale e problemi urbanistici delle nuove TLC Raimondo Villano - Impatto spaziale e problemi urbanistici delle nuove TLC Presentation Transcript

    • 3ROTARY INTERNATIONALDISTRETTO 2100 ITALIAService Above Self - He Profit Most Who Serves BestRaimondo VillanoVerso la società globaledell’informazioneA. R. 2000-2001
    • 4L’elaborazione e la scrittura di questo testo è stata ultimata nel mese di maggio 1996.© Rotary International - Club Pompei Oplonti Vesuvio EstElaborazione, impaginazione e correzioni a cura di Raimondo VillanoEdizioni Eidos, Castellammare di Stabia (Na)
    • 5IndicePresentazione 7Prefazione 9CAPITOLO IAnalisi settoriale delle principali applicazioni telematiche 11CAPITOLO IIAnalisi settoriale dei problemi tecnici di applicazionee/o sviluppo delle tecnologie informatiche 33CAPITOLO IIISicurezza e reati informatici: problemi tecnici, giuridici e normativi 85CAPITOLO IVProblematiche ed azioni politiche 113CAPITOLO VPolitica, attività e problematiche delle imprese del settore informatico 135CAPITOLO VIStime di mercato 149CAPITOLO VIIAspetti filosofici, morali ed esistenziali 155CAPITOLO VIIIImpatto spaziale. Problemi urbanistici 163CAPITOLO IXImpatto sociale 169Conclusioni 177Note 180Bibliografia 183
    • 7PresentazioneUn grande dono offerto con grande umiltà.Ecco come si può definire questa lunga e non lieve fatica di Raimondo Villano, il quale,per mero spirito di servizio e non certo per ambizioni accademiche, ha voluto assumere laparte e l’ufficio di mediatore tra una materia intrinsecamente complessa e in rapida evolu-zione e la gran massa di coloro che, in numero e in misura crescenti, son destinati a fare iconti con essa, anche se non per loro scelta.Il discorso sull’attuale società dell’informazione è tanto diffuso, che rischia di apparireun luogo comune. Ma proprio il fatto di essere comune comporta la necessità che se neconoscano, sia pure a grandi linee ma non superficialmente, contenuti metodi e finalità noncon la pretesa di dominare il nuovo universo disciplinare ma con il legittimo desiderio dinon esserne dominati e manipolati. La nuova realtà creata dalla scienza informatica edelettronica ha profondamente mutato, abbreviandole fin quasi a cancellarle, le tradizionalicoordinate spaziali e temporali dell’umano agire e comunicare, costringendo anche menta-lità e abitudini a rapidi processi di adattamento.Quando gli adattamenti ci sono stati (con o senza traumi conta poco), si son ritrovatienormemente accresciuti i poteri di ciascun individuo di mettersi in relazione con gli altri equindi di moltiplicare, attraverso lo scambio di informazioni, le occasioni e le modalitàdella crescita globale della personalità. Quando, invece, gli adattamenti non sono stati nep-pure tentati o, se avviati, non hanno creato le sperate abilità, s’è avvertita una progressivaemerginazione dal flusso delle informazioni e s’è instaurata la non felice condizione di do-ver utilizzare informazioni manipolate da altri o comunque di seconda mano.Ecco perché oggi non è più possibile scegliere tra l’adesione alla nuova realtà e il rifiutodi essa. Nella società dell’informazione ci siamo già e, ci piaccia o no, l’unica libertà discelta che rimane è tra il rassegnarsi a subirla o il prepararsi a guidarla.E l’uomo, se non vuole abdicare alla propria dignità, non può non provvedere in tempoalla propria libertà con lo scegliere la seconda ipotesi.È davvero un Giano bifronte quello che sfida l’uomo contemporaneo a scelte difficili eirrevocabili: esso promette e fa intravvedere un gran bene, ma contiene anche, occulte, leinsidie di un gran male.Ancora una volta, come all’inizio della storia, l’uomo deve vivere e risolvere dentro di sél’eterno dramma della scelta. Ma in ogni caso la via resta sempre una: quella della cono-scenza. Per accettare o per respingere.* * *L’autore non chiude gli occhi di fronte ai problemi che vien ponendo all’uomo di oggi latrasformazione in atto della società. Al contrario: li fa suoi, quei problemi, e, pur con ledebite cautele e riserve, assume coraggiosamente posizione a favore della prospettiva dicambiamento, ovviamente governato e diretto dall’uomo. Il cap. VII, in particolare, con-tiene una diligente e accurata disamina del pensiero filosofico contemporaneo nel suo
    • 8misurarsi con la tecnologia informatica e con i problemi ch’essa pone alla perplessa intel-ligenza e all’ancor più perplessa sensibilità degli uomini.Sembra proprio che l’intera civiltà occidentale, di plurimillenaria durata, sia giunta aduna svolta decisiva del suo cammino: la macchina, che pur è frutto dell’umano pensiero, neincrementa ed amplifica le potenzialità in misura incredibile e imprevedibile, ma restanomolto difformi da essa i ritmi con cui le masse degli uomini si adeguano alle nuove possibi-lità operative. È come se l’immensa eredità della storia dell’umana intelligenza e ricercaoggi costituisse una remora o un gravame per l’uomo dannato al cambiamento: questo c’èsempre stato, ma, per i ritmi che ne scandivano il processo, è stato sempre agevolmente“metabolizzato” dall’uomo. Oggi è l’incalzante rapidità dei processi innovativi che mette anudo la lentezza dell’adeguamento dell’uomo e della sua struttura psichica e mentale.Ed è proprio lì, nello scarto tra le due velocità, che si annida il rischio: la liberazionedalla ripetitività meccanica di certe operazioni, offerta dalla macchina, potrebbe tramutarsiin un forma sconosciuta di asservimento delle masse. Da parte di chi? e a vantaggio di chi?Se a questo punto della riflessione interviene l’inevitabile avvertimento di tener semprel’uomo come fine, ecco che ammonitore si leva il passato con tutto il fascino dei valorich’esso ha creati e consegnati alla nostra coscienza e alla nostra responsabilità. Il camminoverso il nuovo è inarrestabile. L’augurio è che l’uomo sappia percorrerlo con saggezza, concoraggio e con umiltà, traghettando sempre nei nuovi approdi l’eredità delle passate gene-razioni, in virtù della quale egli può ancora riconoscersi e dirsi uomo.La riflessione dell’autore su tutta quest’area problematica dura da alcuni anni, nel cor-so dei quali egli ne ha fatto partecipi gli amici rotariani del suo club con la generosità di chimette a vantaggio degli altri la propria fatica e con l’umiltà di chi sente il proprio donoinadeguato al sentimento che lo muove e lo accompagna.Alcune tappe di questo fecondo e costante rapporto della silenziosa operosità del singolocon la vita del gruppo sono state contrassegnate da concrete proposte di notevole utilità erilevanza sociale: ricordo le validissime indicazioni sull’organizzazione del servizio sanita-rio e dell’assistenza agli anziani, sull’orientamento dei giovani nella scelta degli studi uni-versitari e nella ricerca del lavoro nonché le preziose applicazioni della razionalità infor-matica alla sistemazione dell’archivio del Distretto 2100 del R.I.Di tutta l’esperienza acquisita e della conoscenza accumulata nell’itinerario degli ultimianni quest’opera rappresenta la “summa”, della quale non saprei se apprezzare di più l’ampiez-za della materia trattata o lo sforzo di renderla accessibile alla comprensione di persone sforni-te di competenza specifica ma dotate di buona volontà, quali son certamente i Rotariani.A me, che ho avuto più volte l’occasione di apprezzare la serietà dell’impegno professio-nale e civile dell’autore, piace concludere questa presentazione col notare ch’egli, neldelineare l’avvento del nuovo universalismo tecnologico come versione contempora-nea degli universalismi classici (cristiano, umanistico, razionalistico), ha saputo farsua la pedagogia rotariana dell’uomo come fine.Gennaio 2000 Antonio Carosella
    • 9PrefazioneIl presente lavoro è scaturito dall’analisi, a mano a mano sem-pre più approfondita, degli aspetti e delle problematiche della so-cietà globale dell’informazione, condotta sulla scorta di numerositesti e pubblicazioni, tra le quali ultime mi piace ricordare qui ilprestigioso quotidiano nazionale IL SOLE 24 ORE, che al fenome-no delle telecomunicazioni riserva con costanza la sua ben nota enon superficiale attenzione.A me pare, invero, ch’esso, pur senza la pretesa di essere esau-stivo in una materia oltremodo complessa a causa dell’intrinsecamultifattorialità e polivalenza nonché della magmatica evoluzionedel fenomeno, possa tuttavia divenire un utile strumento di ulterio-re comprensione e punto di partenza per l’aggiornamento delle co-noscenze.Ciò a beneficio di una platea non di addetti ai lavori ma di sog-getti di buona volontà, che con attenzione, sensibilità e sollecitudi-ne recano il loro tassello, piccolo ma pur sempre prezioso, alla gran-de opera collettiva dell’edificazione della società contemporanea.Raimondo Villano
    • 163CAPITOLO VIIIImpatto spaziale. Problemi urbanisticiL’introduzione di nuove tecnologie nei processi produttivi, nei prodotti, nei servizi, sta cam-biando ad un ritmo sempre più accelerato i comportamenti sociali e le relazioni tra i diversisoggetti. Ciò dà luogo al modificarsi delle interazioni spaziali che tendono ad evolvere versonuove forme di organizzazione sempre più complesse. Cambiano, infatti, non solo i tradizionalifattori di localizzazione delle imprese, delle residenze e dei servizi ma anche l’uso del tempolibero, provocando nuove forme di congestione e ancora, cambiano le strutture, con economie discala che le attuali tecnologie tendono a ridurre, mettendo in moto processi di accentramento o didecentramento motivati da elementi finora non determinati.Ma, soprattutto, ciò che inizialmente rappresentava soltanto una intuizione, ovvero il legamestretto che intercorre fra territorio e telecomunicazioni, arricchendosi di numerosi contributi scien-tifici, si configura oggi come ipotesi di lavoro di notevole rilievo sulla quale impegnarsi colletti-vamente per la realizzazione di un progetto di ridisegno territoriale: la città cablata.Questa è un’idea nata dalla convinzione che, attraverso un uso corretto dell’innovazione tec-nologica, si può ottenere il ridisegno formale e la semplificazione dei problemi relativi all’orga-nizzazione ed alla gestione del territorio concorrendo all’innalzamento del grado di vivibilità, disicurezza e di efficienza dei sistemi urbani e rendendone, quindi, possibile la governabilità e lastessa sopravvivenza umana.Il rapporto risorse-esigenze, infatti, tende sempre più a squilibrarsi rendendo più ardua larisposta, in termini adeguati, alla “domanda” che nasce sulla città e nel territorio, soprattutto inconseguenza della localizzazione casuale delle funzioni, del fenomeno dello spontaneismo edell’immobilismo, che hanno innestato processi di concentrazione e talora di degrado, e la ge-stione empirica delle stesse.Attualmente la configurazione di molte aree metropolitane, inoltre, può essere assimilata aquella di un arcipelago: un’alta concentrazione di strutture urbane, spesso di dimensioni consi-derevoli, sviluppata sulla base di successive espansioni realizzate seguendo la logica della ca-sualità e, non di rado, degli interessi speculativi.Il risultato di tale sviluppo è stato la formazione di un sistema di nuclei urbani non interrelatoe contraddistinto da un rapporto squilibrato fra i livelli demografici e la “densità sociale”.A tale fenomeno sovente vanno sommate le conseguenze del deficitario rapporto esistentefra infrastrutture urbane, attrezzature e popolazione servita all’interno delle aree metropolitane:si finisce per sovraccaricare il centro cittadino di una “domanda” di servizi cui l’hinterland nonè in grado di rispondere.Ma per capire quale destino avrà la città dell’era post-industriale occorre innanzitutto com-prendere quali forze, indirizzi e tendenze si agitano nella complessità del presente. La città, nelcorso dei secoli, è stata sempre il luogo della espressione e della celebrazione dell’interessecollettivo. Questo è il principio verso il quale si è sempre indirizzata la pianificazione. Il risulta-to, però, non è stato sempre quello desiderato. Anzi, attualmente l’immagine della città tende ascomparire e con essa la sua identità; il territorio sembra aver smarrito ogni traccia di organizza-zione; regna indisturbata la “crescita senza sviluppo”.
    • 164Questa situazione determina una elevata mobilità quotidiana sul territorio metropolitano chel’insufficiente sistema infrastrutturale portante dell’area non riesce sempre a smaltire. Laconseguente congestione evidenzia il dato di fondo: le diverse destinazioni d’uso, distribuite nelterritorio, non seguono una logica di piano ma risultano essere il frutto di allocazioni casuali,spesso contraddittorie, e che possono essere origine di ulteriori effetti distorcenti sul sistemainsediativo come l’inquinamento, il degrado ambientale, il basso livello di vivibilità.Emerge allora, sulla base di quanto esposto, l’esigenza di organizzare un nuovo quadro diriferimento territoriale attraverso il quale modificare e riorganizzare i rapporti funzionali esisten-ti fra i vari elementi del sistema territoriale con l’obiettivo di utilizzare impianti, strutture, tradizionie potenziale economico-produttivo, adottando la politica del recupero e della valorizzazione del-le risorse, delle energie e delle situazioni pregresse presenti nel territorio. Tutto ciò in linea con ilconcetto che l’azione del recupero non è separata da quella del riuso.Da questi dati occorre partire per costruire la città futura.L’adozione delle tecnologie telematiche e informatiche dovrebbe consentire il passaggiodell’accettazione consuetudinaria e fatalistica della “domanda” ad una fase di regolazione esemplificazione della stessa.Siamo infatti ad un momento di svolta nella storia della città che, in modo icastico, può dirsidi svolta dalla città dell’automobile alla città dell’elettronica.L’idea di città cablata solleva, quindi, tanti problemi ma anche qualche certezza. I problemisono relativi alla diversa concezione che dovremo sviluppare dello spazio fisico da ristrutturare,del tempo da contrarre e dell’innovazione tecnologica da governare e razionalizzare; ciò compor-terà l’impegno di prevedere e di approfondire i probabili “impatti” che lo sviluppo e la diffusionedelle nuove tecnologie determineranno nella città e sul territorio.Occorre valutare l’impatto spaziale procurato dall’inserimento di una nuova rete di telecomu-nicazioni, realizzata con il supporto delle fibre ottiche, nel disegno di piano. Lo sviluppo dellatelematica offre l’opportunità di liberare le attività e gli stessi rapporti umani dai vincoli dellaprossimità spaziale e rappresenta un potenziale fattore di decentramento. La modificazione del-le tradizionali reti di trasporto sul territorio prefigura nuove possibilità di concentrazioni spaziali,mettendo in discussione le attuali motivazioni di esistenza della città basate su criteri di centralità.Si avrà, quindi, una società in cui il tempo libero sarà di gran lunga superiore a quello lavorativoe sarà fattore principale di mobilità.Si può ipotizzare che la società del 2000 sarà composta da una popolazione “stanziale” e dauna “nomade” tra le quali agirà da mediatrice la classe degli addetti nel terziario.Il lavoro extra-meccanico (intellettuale, dirigenziale, di ricerca) si svolgerà presso la resi-denza nella quale verranno concentrate tutte le attività umane. Bisogna evitare l’erroredell’urbanistica contemporanea che ha contrapposto aree centrali, altamente qualificate ed at-trezzate, alla periferia povera e senza connotati urbani.Emerge la necessità di realizzare luoghi di incontro nei punti nodali e di contatto fra l’habitatdegli “stanziali” e quello dei “nomadi” per consentire uno sviluppo adeguato della città telematica.Un fenomeno certamente da prendere in considerazione è la cosiddetta “rivoluzione deicolletti bianchi” che determina una notevole concentrazione, nei centri urbani, di attività lavo-rative legate al terziario avanzato.Tali attività sono indirizzate allo svolgimento delle funzioni direttive, di consulenza e di elabora-zionedelleinformazioniechestannoconfigurandounnuovosettoreproduttivodefinito“quaternario”.Di contro, vanno individuati la nuova logistica industriale e trasporto merci, i nuovi rapportie vincoli tra localizzazioni industriali e residenziali e i nuovi comportamenti localizzativi delleimprese. Ovviamente lo studio di modelli di sviluppo è tutt’altro che semplice a causa, in primoluogo, del ritmo con cui l’innovazione viene prodotta, diffusa e utilizzata dalle imprese, dai
    • 165servizi e dai cittadini che conferisce ai processi una dinamica sempre più accelerata che rendedifficile l’attuazione di politiche di governo del sistema volte alla eliminazione o, quantomeno,all’attenuazione delle esternabilità negative inevitabili in ogni processo di trasformazione; insecondo luogo a causa del ritardo accumulato da un Paese in alcuni settori strategici, e ciò nontanto e non solo rispetto alla introduzione dell’innovazione nei processi produttivi o nei prodotti,quanto soprattutto nel campo dei servizi ai cittadini.Nell’ambito del ridisegno urbano, dunque, elementi importanti da considerare per la proget-tazione sono: l’importanza sempre maggiore che la cultura e le strutture educative assumononelle città dove si sviluppano funzioni quaternarie e l’attenzione crescente verso una maggiorequalità della vita richiesta nei centri urbani aventi funzioni direttive e culturali, legata alle spe-cifiche istanze di una forza di lavoro particolarmente qualificata.Fra le trasformazioni attuali più significative due sembrano rilevanti: la riduzione dello spa-zio occupato dalle attività produttive, e la disseminazione e la dispersione degli insediamentiresidenziali sul territorio.Ad esse bisogna affiancare i fenomeni che hanno accompagnato l’urbanizzazione negli ulti-mi decenni quali l’abusivismo, il degrado ed ancora la ingovernabilità dell’azienda città.Emerge una domanda concreta di pianificazione indirizzata al controllo e alla gestione dei feno-meni urbani che sia però innovativa rispetto a quella tradizionale. Una pianificazione che sia soprat-tutto indirizzata al recupero dell’esistente e alla tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale.Bisogna combattere contro due tendenze attuali che vorrebbero indirizzare la nuova pianifi-cazione o verso un riassetto territoriale determinato da una ridistribuzione delle “grandi opereinfrastrutturali” o verso un’espansione della motorizzazione individuale.Questi indirizzi che si vogliono dare allo sviluppo del fenomeno urbano futuro possono de-terminare un’ulteriore esasperazione dei problemi attuali.La strada da percorrere è diversa.Quando la comunicazione avviene a distanza, attraverso un terzo elemento che media esupporta la relazione, si ha l’illusione del superamento della barriera senza che questo siaconcretizzato nella pratica; si ha nell’immaginario la sensazione di essere in uno spazio diversoda quello nel quale si è realmente.L’applicazione di questo concetto allo spazio urbano, nel quale ogni uomo trova la propriaidentità collettiva e nel quale ha riposto la propria memoria storica, porta alla formulazione diun’ipotesi di neutralità locativa delle parti della città; si può vivere nella periferia con l’illusionedi vivere nel centro. Questo è reso possibile dal poter afferire agli stessi servizi negli stessi tempi edal partecipare alla medesima vita sociale mediante la “trasmissione” di un mondo di immagini.Due questioni fondamentali guidano tutto lo studio: può la telematica essere uno strumento digoverno del territorio? E quale aiuto le nuove tecnologie possono apportare alla decentralizzazionedelle attività e del potere decisionale e allo sviluppo delle zone rurali?In risposta a queste domande esistono due tendenze diverse: una asserisce che dal punto divista tecnico la telematica rende possibile la decentralizzazione; l’altra osserva che le domandedisponibili fino ad oggi non confermano tale tendenza, ma al contrario, i segnali di unrinforzamento nella centralizzazione devono essere seriamente considerati.Con il progresso, infatti, che le TLC hanno apportato ai processi di trasmissione a distanza,la “prossimità fisica” non è più una condizione necessaria per soddisfare i bisogni di scambio diinformazioni essendo attuabile il fenomeno della “prossimità informatica” che determina l’indiffe-renza dei tempi occorrenti per comunicare da un punto all’altro del territorio.Sviluppo delle TLC, pertanto, significa accrescimento delle possibilità di decentramento del-le attività produttive, in particolare proprio per quei settori che richiedono tempi veloci nelloscambio di un flusso massiccio di informazioni e che non pongono come vincolante la necessità
    • 166della prossimità fisica. Altri fattori che favoriscono la decentralizzazione sono il risparmio delconsumo di energia, le possibilità di telelavoro e, soprattutto, la mancanza di vincolo territorialetradizionale nella scelta ubicativa.Il superamento della concentrazione spaziale quale fattore fondamentale è determinato, dun-que, molte volte dalla facilità e dalla convenienza di separare le diverse unità di produzione,distribuzione e direzione. Notevole importanza viene a rivestire, così, lo spazio dei flussi, anzi-ché quello dei luoghi.Malgrado tutte queste previsioni favorevoli rispetto al tema della centralizzazione odecentralizzazione degli insediamenti urbani, le prime esperienze con risultati di studi econo-mici riferiti a realtà produttive sembrerebbero indicare la tendenza alla polarizzazione, intornoad aree già attrezzate, delle attività produttive legate al trattamento e allo scambio di informa-zioni, per cui si sviluppa un grosso processo di concentrazione di centri raccolta dati nonché dibanche-dati. La conseguenza più immediata di tale fenomeno risiede nella crescita del divario,già esistente, fra aree sviluppate ed altamente tecnologizzate ed aree più arretrate, contraddistinteda un minore livello di crescita economica.Tra gli elementi fondamentali che possono favorire questo tipo di orientamento sicuramentehanno un ruolo significativo i costi di installazione della rete telematica distributiva e le carat-teristiche tecnologiche della stessa nel caso in cui la configurino come una applicazione a scalalocale.Alcune ricerche tendono, inoltre, a dimostrare l’esistenza di un processo di centralizzazionedelle attività produttive di carattere manageriale e direzionale, mentre la decentralizzazione èlegata soltanto alle attività economiche di ordinaria programmazione.Negli Stati Uniti, poi, sono stati condotti studi per indagare sui fattori che favoriscono laconcentrazione spaziale delle attività terziarie e sono stati individuati tre fenomeni principalirappresentati dalla rivalorizzazione dei centri di formazione professionale e delle strutture edu-cative, dall’aumento del livello della qualità della vita e dall’assenza totale del decentramentodelle attività terziarie.La diversità delle risposte fornite dalle varie ricerche condotte può essere spiegata introdu-cendo questo concetto: il particolare contesto politico, economico e culturale nel quale le nuovetecnologie di telecomunicazioni vengono calate finisce per determinare, a seconda delle realtà,trasformazioni diverse e fenomeni apparentemente incompatibili fra loro. Seguendo il filo ditale discorso si può affermare che i nuovi sistemi di telecomunicazioni accrescono la funzioneaccentatrice di strutture urbane già attrezzate in questo senso, mentre per realtà meno sviluppa-te, come quelle rurali, consolidano la distribuzione spaziale e ricoprono un ruolo integrativoalle tradizionali strutture sociali.La concentrazione spaziale, ancora, è nella visione di Gottman determinata dal proliferaredelle attività del settore “quaternario”, comprendente funzioni direttive, di consulenza e di elabora-zione delle informazioni nonché funzioni legislative, giuridiche, commerciali e culturali, cui sideve la vitalità dei centri urbani, fra i quali tendono a verificarsi nuovi rapporti di complementarietà.Lo studioso evidenzia, quindi, come alcune trasformazioni tecniche e di mercato abbiano finitocol centralizzare le più sofisticate attività manageriali e direzionali mentre si decentralizzanoquelle di ordinaria programmazione. Inoltre, alcune ricerche svolte in Germania, alle quali Turkefa ampio riferimento, hanno cercato di comprendere gli eventuali effetti centralizzanti o decen-tralizzanti prodotti dai nuovi “media”, nonché il loro ruolo nel modificare il mercato del lavoro el’attuale divario fra aree urbane e aree rurali. Ciò che risulta è una notevole ambivalenza delletelecomunicazioni che, pur possedendo un innegabile potenziale di decentramento, produconoanche fenomeni di concentrazione in relazione alla disponibilità sociale ad accettare i nuoviprodotti e processi economici, ovvero una nuova struttura del lavoro.In conclusione sembra di poter affermare che la telematica, pur offrendo potenzialmente lapossibilità di delocalizzazione, incentiva invece la tendenza alla concentrazione in una stessa
    • 167area di attività similari; ciò è deducibile anche dagli esempi americani, giapponesi ed europei(primi fra tutti, per dimensione e per realizzazione, Silicon Valleye e Silicon Glen) con la realizza-zione di isole ottiche, poli tecnologici o parchi scientifici.Appare, pertanto, quanto mai opportuno evitare che si amplifichi un siffatto modellotendenziale che con la presenza del terziario avanzato va ad aumentare il divario spesso giàforte fra zone depresse e zone sviluppate di un Paese.Prevedere con anticipo l’assetto insediativo cui tende la società cosiddetta post-industrialenon è vano tentativo di profezie né indebita invasione nel dominio della futurologia, bensì indispen-sabile “momento” della riflessione sul progetto di piano territoriale.Valga per tutti l’esempio dei danni prodotti dal mancato o a volte tardivo adeguamento dellestrutture” insediative, vecchie e nuove, alla diffusione generalizzata del mezzo di trasporto indi-viduale. Strade bloccate, città che scoppiano, inquinamento, diseconomie da congestione potreb-bero presto diventare il corrispettivo “storico” di un’altra disfunzione, questa volta di segnoopposto, conseguente alla mancata previsione dei nuovi modelli di vita e di uso degli spazi urba-ni indotti dalla diffusione, presto altrettanto generalizzata, del mezzo di comunicazione individualea distanza. In virtù di essa, le grandi infrastrutture territoriali che ancora si progettano per rispon-dere alla domanda di servizi concentrata nelle grandi città e negli agglomerati metropolitanipotrebbero in breve tempo risultare obsolete, sotto-utilizzate o addirittura inutili e comunquesuperate dall’effetto “disperdente” prevedibile da parte di una società cablata.La conoscenza per quanto possibile anticipata e comunque tempestiva degli assetti territo-riali da governare è, inoltre, molto importante per la predisposizione di interventi in risposta adomande a volte latenti e per lungo tempo inespresse ma che d’un tratto emergono e condizio-nano fortemente lo sviluppo dei nostri territori.In tale contesto l’uso della telematica non è soltanto finalizzato al recupero dell’esistente maagisce anche da deterrente nei confronti dell’elevata “domanda” che si sviluppa all’interno del-l’area metropolitana contribuendo, in maniera determinante, alla razionalizzazione dell’offerta.Far sì che l’innovazione tecnologica contribuisca alla crescita civile significa ridisegnare la cittànella quale viviamo ed è per questo motivo che il nuovo disegno va sperimentato: per evitare chela civiltà dell’elettronica sia subita come è avvenuto per la civiltà dell’automobile.E’ inevitabile, allora, passare attraverso una fase di sperimentazione di tipo progettuale suaree metropolitane significative; e il discorso vale soprattutto per quelle aree caratterizzate dauna elevata complessità di problemi e per le quali è auspicabile un’immediata inversione ditendenza nel modo di gestire il sistema territoriale.Il lavoro si deve articolare in diverse linee di ricerca e fasi operative tra le quali emerge, perordine di importanza, la costruzione di un modello interpretativo, a scala regionale, sul qualetrasferire informazioni sui rapporti funzionali dei vari elementi che costituiscono il sistema terri-toriale. Il modello interpretativo dovrebbe garantire l’elaborazione di programmi di intervento suaree di scala inferiore (sub regionale) mediante i quali verificare gli obiettivi prefissati.Il tutto finalizzato all’acquisizione di una metodologia - di carattere sia interpretativo cheprevisionale - attraverso cui formulare politiche nazionali e regionali di trasporto ma anche ingrado di assicurare i necessari elementi per l’elaborazione di nuovi modelli di gestione dellearee metropolitane rendendo così possibile l’attuazione di una proposta di “città cablata” carat-terizzata dall’impiego dell’innovazione tecnologica e dal recupero dei valori urbani.Il mondo del XXI secolo sarà un mondo di città. Aquesta previsione, per altro unanimementecondivisa, fa seguito un interrogativo: come saranno le città del XXI secolo? A giudicare daifenomeni in atto, si può definire una ipotesi, altamente probabile, che vede le città divise in duegruppi: le città del “primo” mondo, innervate da infrastrutture di comunicazione e connesse inrete (le città cablate); e le città del “secondo” e del “terzo” mondo, devastate dalla congestione,
    • 168dalla insicurezza e dalla invivibilità. L’Onu affronterà i problemi del degrado degli insediamentiumani, a scala planetaria, in una conferenza mondiale, la seconda dopo la Conferenza di Vancouverdel 1975, che si svolgerà a Istambul nel giugno 1996. In quella sede, definiti i principi e gliobiettivi, individuati gli impegni, sono stati formulati i programmi di azioni e le strategie per lalotta al degrado. Tutti i Paesi, a livello di Governo o con associazioni non governative, sonochiamati a fornire il loro contributo, di idee e di proposte, per avviare a soluzione questo proble-ma. Il contributo italiano, come ha dichiarato il sottosegretario Scalzini, presidente del Comitatonazionale Habitat II, si avvarrà del lavoro scientifico e delle proposte del dipartimento di Piani-ficazione e Scienza del territorio dell’Università di Napoli, che ha organizzato, lo scorso 2 di-cembre 1995 a Napoli, un Congresso mondiale, in preparazione di Istambul ’96, dal titolo “De-grado urbano e città cablata”. E’ appunto questa la novità di grande rilievo che ha caratterizzatoquesto incontro: non solo elencare i problemi degli insediamenti umani ma individuare dellelinee di soluzione che, utilizzando al meglio l’innovazione tecnologica, portino alla costruzionedella città del XXI secolo come città cablata, città della pace, città della scienza.Il contributo che studiosi e tecnici del territorio intendono offrire al cablaggio della città econ esso alla lotta al degrado urbano è quello di utilizzare le opportunità della tecnologia al finedi riorganizzare il sistema urbano e di formare il cittadino-utente in modo che possa usare inmaniera intelligente i nuovi servizi.La mozione finale del convegno di Napoli, proposta dal Comitato promotore del Congressocostituito da studiosi di 23 Paesi e approvata all’unanimità, in uno dei suoi passi più significa-tivi recita: “La città non sembra più essere il nucleo vitale delle forme di organizzazione collet-tiva dello spazio, espressione del potenziale creativo e innovativo della umanità, quanto, piutto-sto, luogo di invivibilità e insicurezza caratterizzato da bassi livelli della qualità della vita.Questo degrado è oggi così diffuso da mettere in crisi l’idea stessa di città come sistema orga-nizzato, teso a fornire risposte adeguate alle diverse domande dei suoi utenti”.Le nuove tecnologie possono essere, anche in questo caso, un potente fattore di cambiamen-to; tuttavia, il segno di questo cambiamento dipende dall’uso che si fa delle innovazioni: se l’usoè orientato a risolvere i problemi reali delle persone, il segno è certamente positivo; se l’usoinvece è orientato a incrementare i consumi, allora il segno è e sarà sempre più negativo.
    • 169CAPITOLO IXImpatto socialeEsiste un impatto di carattere sociale dovuto all’adozione delle nuove tecnologie di teleco-municazioni; impatto che incide (come si è potuto constatare o desumere da quanto trattato neiprecedenti capitoli) sulle relazioni, sulle abitudini, sul modo di comunicare dell’uomo poichétrasferisce ad altro sistema ciò che oggi è svolto, in maniera quasi esclusiva, dal rapportointerfaccia. L’adozione della telematica, infatti, potrebbe risultare determinante ai fini dellarisoluzione di problemi sociali e soddisfare il bisogno emergente di ulteriori scambi e contatti.L’interattività consentita dalle nuove tecnologie di telecomunicazioni garantirebbe, ad esem-pio, una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi di pianificazione territoriale.Le TLC sicuramente modificano le relazioni sociali se non altro perché eliminano la barrieradistanza; così come ipotizzato nel “Villaggio Universale” di Mac-Luhan, la comunicazione èdiventata immediata in ogni punto del mondo. Ma se da un lato esse “avvicinano” le persone,dall’altro esasperano l’individualismo privilegiando il rapporto uomo-macchina col pericolo diaccelerare un processo di disgregazione sociale. Superando quelle che sono due posizioni anti-tetiche, una messianica e l’altra catastrofica, il rapporto cultura-società può essere affrontato conuna analisi più articolata che entra nello specifico delle relazioni sociali in rapporto allo spazio.Per chiarire i termini del discorso è necessario precisare che il concetto di relazione socialenon può essere ridotto a quello di semplice relazione personale con l’implicazione di una com-presenza fisica di interlocutori; esso va analizzato nella distinzione di classi o gruppi dove la“promiscuità” non elimina la “differenza”.Si possono distinguere: pratiche sociali che implicano un’azione collettiva; rapporti cherichiedono compresenza; relazioni a distanza; relazioni di individui mediate dall’uso collettivodi uno stesso servizio.E’ necessario precisare che quest’analisi, che si limita esclusivamente all’interpretazione em-pirica del fenomeno, parte dal presupposto che ormai un qualunque tipo di comunicazione puòavvenire a distanza attraverso un terzo elemento che media e supporta la relazione.Le TLC, qualunque sia la tecnica usata (telematica, radio o CB), sembrano non trasformarela spazialità delle relazioni; esse si strutturano intorno alle relazioni sociali in rapporto stretta-mente interattivo, inserendosi all’interno di uno spazio sociale già prefigurato.Alcuni promotori sperano che le TLC possano ricomporre quelle relazioni sociali destrutturatedall’eccessiva urbanizzazione degli ultimi 30 anni ed individuano questo ruolo nello creazione dinuovi lavori del tipo “animatore”. Ma questo nuovo “operatore sociale”, che comunica con deter-minati gruppi, mette in luce la possibilità che ha in mano il gestore del media; egli può egemoniz-zare la realtà sociale alla quale si rivolge inducendo nuove tendenze dello sviluppo collettivo.L’utenza si aggrega intorno al media ma non struttura una nuova forma di socializzazione,essa rappresenta una serie di individui che si rapporta in modo univoco al “mezzo”.Le TLC assumono in questo senso il ruolo di supporto all’immaginario sociale; esse mimanouna comunicazione che non è reale incarnando il simulacro necessario alla crisi della civiltàurbana, ed, ancora, rispondono in maniera funzionale al bisogno di relazione sociale.
    • 170La comunicazione a distanza consente l’anonimato e dà la possibilità di “agire” senza muo-versi; ma non sono le TLC a creare questa “socializzazione immaginaria”, è questo tipo di biso-gno che utilizza le TLC in tale maniera.L’ambiente urbano offre a ciascun individuo un supporto di identificazione legata allo spazionel quale vive; la comunicazione a distanza permette, illusoriamente, di evadere in un altro luogoin maniera economica e senza fatica. Ma questo nega chi vuol vedere nelle TLC un mezzo perrafforzare i rapporti di vicinanza che in questo modo diventano intercambiabili e variabili contrad-dicendo il carattere stabile e fisso che hanno quando sono reali e concreti.Le TLC creano uno spazio simbolico ma, per il momento, non raggiungono l’obiettivo diquei promotori che vorrebbero giungere alla strutturazione di una nuova aggregazione socialeche modifichi la spazialità.Questo tipo di comunicazione promuove un’identità collettiva ma non lo sviluppo delle rela-zioni sociali; il processo che si crea è un processo di identificazione collettiva analogo al proces-so di identificazione freudiana di un gruppo intorno al “terzo simbolico”.L’adesione al “tramite” è tanto più sentita quando il dispositivo risponde ad esigenze di rivendi-cazione sociale. La co-identificazione può essere ottenuta attraverso la telematica associativache fa partecipare l’utenza alla formazione di banche-dati o di pagine.Un’altra forma di co-identificazione si può ottenere creando un’emittente che serve comunitàlimitrofe, ma diverse per caratteri morfologici e culturali, in cui gli ascoltatori si riconosconocome appartenenti ad un’unica realtà.I mezzi di comunicazione producono una rappresentazione coesiva dello spazio sociale, raffor-zando il ruolo dei mezzi diffusivi locali tradizionali e in tal modo si riesce a gestire una comunitàdifferenziata (periferia e centro) in una strategia di ricomposizione dei gruppi sociali creandol’illusione a tutti di vivere al centro della città.Va, inoltre, considerato che gli effetti e le “ricadute” indirette di quelle reti comunicative divaria natura, dai circuiti televisivi ai flussi di risorse del mercato finanziario internazionale, van-no giorno dopo giorno svuotando di ogni significato il controllo statuale del territorio. Non vi è,infatti, alcun bisogno di essere fisicamente presenti su un dato territorio per controllarlo direttamen-te, dal momento che se ne può influenzare potentemente la cultura e il modo di vita, le abitudinieconomiche e gli atteggiamenti intellettuali, semplicemente irradiandovi programmi e notizie.L’ingresso dell’elettronica e dei mass media nel mondo, con la loro caratteristica capacità diabolire la “frizione dello spazio”, elaborando e trasmettendo in tempo reale dati e programmi suscala planetaria, colpisce al cuore quella che Badie chiama la “pesanteur territoriale” (la pesantezzaterritoriale). Naturalmente, nessun superficiale ottimismo circa una crescita indolore transnazionalepuò essere comprovato in termini puramente tecnologici. La crisi dello Stato-nazione, con le suedogane e gli uffici della polizia di frontiera incapaci ovviamente di controllare i flussi di notizieoggi trasmessi sul piano internazionale via etere o via cavo o ancora grazie ai satelliti, indicanuove responsabilità e compiti inediti per i Governi democratici. Questi non possono lasciaremano libera in questo campo alle società private multinazionali che oggi inevitabilmente si trovanoa dover riempire i vuoti legislativi determinati dai ritardi delle strutture politiche.Vi è, poi, la scena del lavoro che appare sottoposta a radicali cambiamenti. Nozioni canoniche,già ritenute acquisizioni permanenti dell’analisi sociale, come quella elaborata a proposito dellaburocrazia da Max Weber - fenomeno considerato eminentemente razionale e depersonalizzato -mostrano i loro limiti. Le grandi carriere che duravano tutta una vita ed esigevano una dedizionequasi sacrale sono finite. Alla granitica lealtà alla propria organizzazione subentra la flessibilità,mobile e adattabile, del singolo operatore.Inoltre, tutta la varia e ricca rete di intermediari fra fonti e utenti dell’informazione saràspazzata via. Le grandi strutture di servizio, dalle banche ai giornali e ai più diversi uffici diconsulenza, ridurranno drammaticamente la loro forza lavoro fissa in pianta stabile.
    • 171Si passerà e, anzi, si sta già passando dagli ordini di servizio e dalle istruzioni su carta stam-pata ai dischetti e ai programmi elettronici.Già sta sorgendo una figura nuova, la figura dell’impiegato-nomade, l’operatore informaticonon più radicato in un ufficio ma pronto a spostarsi là dove la sua opera è richiesta.Dunque, nell’economia di oggi, liberata dai meccanismi di controllo, rivoluzionata nell’in-novazione tecnologica e sempre più aperta alla concorrenza internazionale, nessuna impresa ecertamente nessun posto di lavoro o attività indipendente possono considerarsi al sicuro, perquanto positivi siano i dati complessivi e, conseguentemente, l’insicurezza economica è diventa-ta sempre più un fenomeno centrale in molti Paesi.Quello che è nuovo rispetto al passato, però, è l’accelerazione dei cambiamenti strutturali inogni fase della crescita economica.Va, ancora, tenuto presente che nonostante la globalizzazione della economia di per sé nondetermini il livello salariale (ad esempio, il lavoratore statunitense che si trova a competere testaa testa con un indiano nella sua stessa posizione viene pagato in base alla domanda ed all’offertaper le sue competenze esistenti sul mercato del lavoro USA, non di quello indiano), è indubbioche ha portato e continua a provocare mutamenti massicci e talora destabilizzanti nell’economialà dove più pesanti sono, ad esempio, i tagli occupazionali.Pertanto, pur in presenza di una crescita della ricchezza complessiva di un Paese, in specificisettori può crescere il bisogno psicologico e pratico di intere famiglie e comunità di un ragione-vole grado di stabilità socio-economica.Inoltre, l’equazione forte mobilità del lavoro e più alta proporzione di coppie uguale crisidella famiglia sembra abbastanza semplice.L’eccessiva mobilità del lavoro, poi, può causare ancora altri effetti negativi, come la perditacontinua di colleghi di lavoro e di legami comunitari, compresi i bambini strappati dal loro quar-tiere e dalla scuola, una delle cause riconosciute di devianza e/o delinquenza giovanile.Per quanto concerne, più in particolare, il telelavoro domiciliare va tenuto presente che:- gli stessi spostamenti giornalieri tra il domicilio e il posto di lavoro, spesso consideratifaticosi, possono essere valutati diversamente ovvero, per esempio, come dei momenti di relax;- non c’è differenza fra giorno e notte per il disbrigo delle mansioni professionali. Contano leore di lavoro che sono dedicate, non la loro distribuzione giornaliera;- scompare anche la distinzione fra tempo del lavoro e tempo del gioco. I rapporti umani sonoquasi inesistenti ed alta è la percentuale di divorzi;- i ritmi intensi di lavoro provocano un esaurimento dei soggetti per cui, ottenuto il successoeconomico, si abbandona il lavoro molto presto;- la società sarà solo per uomini “forti” in cui la meritocrazia ha un ruolo predominante.Quindi, il telelavoratore deve avere poco bisogno di contatti interfaccia con quelli con cui lavora,deve avere una situazione casalinga che gli permetta di lavorare con una certa continuità senzainterruzioni o, comunque, deve essere capace di separare la vita privata da quella lavorativa.Il telelavoratore, poi, deve avere una grande sicurezza interiore e spirito di iniziativa ed esse-re capace di lavorare senza accusare la mancanza del feedback dei capi: i diretti superiori giudi-cano dai risultati , non da quanto o da come si lavora. In genere, infine, quando si passa dall’uffi-cio a casa chi ha buoni rapporti con i capi li migliora mentre chi li ha cattivi li peggiora: in questocaso il telelavoro è il preludio alla ricerca di un nuovo posto di lavoro.Nella società globale dell’informazione, inoltre, sarà più facile non solo informarsi ma an-che far girare le opinioni favorendo forme sia di democrazia diretta che semi-diretta. Ciò offri-rebbe molte possibilità fra cui il permettere alla gente di votare e di prendere elettronicamentetutte le decisioni politiche ed amministrative giorno dopo giorno; la massima partecipazione deicittadini senza affidare ai sondaggi o al voto elettronico tutte le decisioni; l’uso più capillare dei
    • 172sondaggi elettronici per avere un’idea aggiornata dell’opinione più diffusa in un Paese e, quindi,aiutare i rappresentanti eletti nello loro decisioni; l’uso dei sondaggi come voti per rendere piùrappresentativo e non per sostituire un Parlamento: si potrebbe, per esempio, stabilire che perprendere una decisione oltre ai voti dei componenti l’Assemblea, si debba tener conto anche dialtri voti che vengono assegnati in base ai sondaggi.Ovviamente sono molti i modi per integrare la democrazia elettronica con le istituzioniparlamentari. Sarà, quindi, anche probabile la diffusione di canali televisivi che consentono siadi controllare le istituzioni e giudicarle in tempo reale che di far svolgere talune attività politi-che ed assumere decisioni in videoconferenza.Indubbiamente dovranno essere effettuate approfondite valutazioni in merito alla necessitàed alla superiorità o meno della democrazia diretta rispetto a quella rappresentativa. Infatti, se daun lato effettivamente c’è il rischio che le istituzioni che devono deliberare, un Congresso, unParlamento, possano diventare soggetti alle ondate emotive della pubblica opinione, dall’altro èpiù facile ritenere che queste istituzioni hanno resistito ai cambiamenti tecnologici per generazionied alla fine tutti si imparerà a convivere anche con questa nuova era globale dell’informazione.Inoltre, benché già adesso i sondaggi di opinione possano tirar fuori il lato peggiore di taluniche governano, stimolando ad assecondare di volta in volta opportunisticamente le opinioni dellamaggioranza invece che a progettare con lungimiranza il futuro del proprio Paese e benché ilsondaggio possa risultare uno strumento addirittura preistorico se paragonato alle possibilità diconsultazione che consentono le TLC, il rischio estremo che la democrazia rappresentativa degenerinel senso radicale di un ingovernabile sistema plebiscitario è funzione, a monte, di una totale, gene-ralizzata quanto improbabile leadership priva del coraggio di resistere alle opinioni popolari.Ancora, si dovrà vedere quanti si appassioneranno ai processi democratici in diretta ed alledecisioni collettive giacché non è accettabile un universo composto solo da attivisti cittadiniesperti nell’uso delle nuove tecnologie, considerando anche il fatto che la telematica può permet-tere di fare referendum istantanei ma non può spiegare istantaneamente questioni complesse.Dunque, sia il sondaggio direzione che il sondaggio soggezione possono indebolire ed esau-torare la democrazia rappresentativa.Tuttavia, ritenendo che di per sé le nuove tecnologie sono da considerare neutrali e accetta-bili, il problema riguarda l’assoluta adeguatezza e validità delle regole che devono governare ilsistema democratico. Se lo Stato sovrano diventerà obsoleto, dunque, saranno le idee a renderlotale, certamente non la tecnologia.Date, poi, le caratteristiche della rivoluzione digitale, si può ritenere che la società si trovi inprossimità di una svolta storica: un taglio netto col passato, un momento di discontinuità, chediverrà concreto ed evidente all’improvviso, non appena la crescita esponenziale delle reti tele-matiche e degli utenti che se ne servono per comunicare e scambiare informazioni avrà raggiun-to la necessaria massa critica.La digitalizzazione e la multimedialità, inoltre, conducono in una dimensione nuova per almenodue ordini di motivi. Il primo è che le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazionepotenziano la capacità conoscitiva dell’uomo favorendo l’ingresso nell’era post-industriale, nel-l’era dell’immateriale e dei servizi nella società in cui la conoscenza, le informazioni, l’intelligenza,prendono il posto delle materie prime e persino della energia, come fattori strategici dello sviluppo.Il secondo motivo è che le nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione sono piùpervasive e trasversali di ogni altra tecnologia. Penetrano in ogni settore produttivo, nelle ammini-strazioni, nella scuola, nella vita quotidiana dei cittadini, con un impatto a 360 gradi. Trasforma-no ogni tipo di attività, il modo di lavorare, di insegnare, di apprendere, di divertirsi. Incidono sul-l’organizzazione delle imprese, dei processi produttivi e dei servizi. Consentono di rinnovare radi-calmente vecchi prodotti e servizi o di portare sul mercato prodotti e servizi completamente nuovi.
    • 173E’ una nuova sfida per tutti: il modo di organizzarsi, di produrre e di competere deve essereripensato in modo totale. Ed il passaggio dalla potenzialità delle risorse rese disponibili dallatecnologia alla realtà delle risorse sfruttate in maniera adeguata e diffusa si presenta irto didifficoltà di ogni genere. Specialmente se si ritenesse di poter vivere il futuro con i vecchi arnesiculturali del passato.In questa ottica gli Stati hanno almeno due funzioni da esercitare: quella di utente e acquiren-te di impianti e servizi per le proprie strutture amministrative ed istituzionali, e quella di promo-tore, oltre che di attore diretto, di investimenti immateriali nell’istruzione e nella formazione deicittadini, dei giovani che dovranno vivere nella società dell’informazione di domani e dei menogiovani che dovranno non essere marginalizzati.Inoltre, pur dipendendo sempre più la forza di un Paese dalla quantità di intelligenza incorpo-rata nei prodotti e nei servizi della sua amministrazione e delle sue imprese e pur essendo, quindi,il capitale umano la fonte più importante delle competitività, investire nell’istruzione e formazionenon risponde solo a esigenze economiche. La rivoluzione elettronica e la diffusione del computerstanno determinando anche nei Paesi più evoluti nuove forme di analfabetismo e di emarginazione.Spesso la “computer illiteracy” si traduce in “information illiteracy” e cioè nell’incapacità diaccedere ai nuovi modi di comunicare, raccogliere ed elaborare informazioni.Questo nuovo analfabetismo, che non si rintraccia solo all’interno delle classi sociali piùpovere, va combattuto perché crea nuove povertà, nuove divisioni e dipendenze culturali.La logica delle information highways è di per sé una logica di democrazia e di mercato aperto,nel senso che non crea discriminazioni e monopoli, ma offre a tutti, dovunque, la possibilità diaccedere a tutte le informazioni. Le reti per loro natura non sono gerarchiche ma di fatto è possibileche la computer illiteracy (o la information illiteracy) crei discriminazioni tra “haves” e “have-nots”,tra chi dispone delle competenze necessarie per vivere nella società dell’informazione e chi non nedispone. Questo pericolo riguarda i rapporti tra le classi sociali ma anche tra le nazioni.Per questo è da ritenere che un grande impegno a favore dell’istruzione risponda a pressantiesigenze politiche e sociali, oltre che economiche. Questo impegno deve riguardare sia i conte-nuti (più attenzione alle nuove tecnologie) sia i tempi (formazione permanente) sia i modi e glistrumenti dell’education.Inoltre, se la formazione è un diritto per tutti, come si sostiene in ambito internazionale, lo èa maggior ragione la formazione permanente.Nel nostro Paese, ad esempio, non meno di 10 milioni di italiani tra i 24 e i 44 anni sono inpossessodellalicenzadiscuolamediadell’obbligocomemassimotitolodistudio.Iltrenddemograficonegativo, la difficoltà dei giovani a entrare nel mercato del lavoro, l’impatto delle tecnologie “digita-li” sposteranno sempre più l’attenzione dall’utenza giovane a quella adulta dei sistemi formativi. Siriscopre un nuovo ruolo del sistema scolastico, parallelo all’impegno che le imprese dovranno assu-mere nell’assicurare opportunità di formazione permanente per i lavoratori adulti.Tutto ciò implicherà la revisione dei criteri di scelta nell’utilizzo delle risorse che interessanole politiche dell’istruzione e quelle economico-sociali: individuazione delle priorità, distribuzio-ne diversa degli stanziamenti in rapporto all’utenza, incentivi fiscali alle aziende.Ancora, è evidente che in questa situazione, ormai non più lontana da non essere già percepibilein molti campi, le tecniche della formazione professionale, anche le più avanzate e non soloquelle arcaiche basate sui vecchi “profili di mestiere”, entrano in una crisi irreversibile.La tecnologia e le pratiche del lavoro cambiano così rapidamente che le specializzazioni(job skills) imparate a scuola hanno scarse possibilità di restare rilevanti dalla laurea alla pen-sione. Chiaramente, le esigenze di un’economia a grande intensità di conoscenze (knowledge-intensive economy) richiederanno una preparazione, ma le tendenze probabili favoriranno certitipi di addestramento a scapito di altri. In particolare, poiché possiamo aspettarci che acquisiti
    • 174contenuti cognitivi siano parecchie volte rivoluzionati nel corso di una singola vita, la capacità dimaggior valore sembra consistere nell’imparare come imparare.Altro aspetto da considerare, poi, è che pur rendendosi urgente il problema della formazionedi una cultura adeguata è necessario porsi in guardia contro le facili scorciatoie formative chespesso approdano soltanto al lamentevole esito della conferma pomposa dello statu quo. “Impiegatonelle circostanze più svariate - scrive Ravaglioli - il termine cultura ha acquistato una radicaleambiguità. E’ un’impresa disperata enumerarne i significati sanciti dall’uso. Eppure una distinzionepare esistere: quella che rileva la differenza fra le conoscenze controllate e le rappresentazioni ospeculazioni o argomentazioni che pur mostrando una coerenza interna non sono sottoposte aprove empiriche. In breve, la differenza è fra conoscenza e cultura”.In questa divaricazione, si può vedere un rischio: quello di scavare nuovamente un fosso, chepotrà anche divenire fossato e frattura, fra scienze tecniche in senso proprio e cultura umanisticain senso lato. Di nuovo si porrà dunque il dilemma se fare imparare e spiegare la seconda leggedella termodinamica agli umanisti letterati oppure costringere gli ingegneri a leggere Shakespearee a mandare a memoria la Divina Commedia.Nulla di tutto questo, evidentemente. La polemica sulle famose “due culture” era viziata dauna seria carenza interna. Sembrava non rendersi conto che la cultura ha da essere insiemeumanistica e scientifica nel senso di una valutazione dei fenomeni e delle situazioni umane chesia globale e complessiva, non ridotta a una formula meccanica da applicarsi caso per caso, maneppure condannata a una genericità che termini in romantica vaghezza, incapace di offrire glistrumenti necessari alla comprensione dei problemi specifici. Forse solo per questa via saràpossibile non separare la scienza dalla coscienza e riscoprire nella cultura uno strumento essen-ziale di auto-consapevolezza.Un’altra delle chiavi di volta della trasformazione in atto è la disponibilità di informaticaamichevole, che vuol dire anzitutto sviluppare un software ultracomplesso ma di facilissimo uso,che internalizzi tutte le complicazioni che non debbono neppure essere intuibili, e questo è pos-sibile oggi con la potenza dei nuovi chip e il loro basso costo. Ancora informatica amichevolesignifica ideare servizi che interessino tante persone e siano di immediata presa.Per quanto concerne, poi, più particolarmente la televisione, la diffusione di Pay-TV e di retitematiche mirate, va detto che esse costituiranno una sempre più accentuata personalizzazionedel rapporto fra utente ed emittente che consiste, quindi, nella graduale trasformazione di unmezzo e di un consumo per definizione “di massa” in una serie di proposte differenziate. Inoltre,la TV interattiva consente all’utente un intervento attivo per esercitare la possibilità di realizzareun percorso personale all’interno delle informazioni, la cui emissione, in gradi diversi, dipendedalle richieste dell’utente stesso. In queste situazioni muta e, in un certo senso, si radicalizzarispetto ai precedenti tentativi di personalizzazione l’attività di cooperazione del destinatario.Cambia il suo ruolo, cambia il suo tipo di azione, ma cambia anche la competenza richiestagli,intesa come capacità di utilizzare tecnicamente gli strumenti e di approfittarne creativamente percostruire un “suo” percorso di senso; per non parlare, poi, del livello economico che, per ilmomento, implica l’accesso a questi nuovi media.Di fronte a uno spettatore apparentemente “libero” (e sicuramente in una situazione di mag-gior libertà rispetto a quella della TV monodirezionale), si riafferma comunque il ruolo centraledell’emittente che fa da filo di collegamento delle esperienze di TV interattiva.Quella che potremmo chiamare genericamente come “personal TV”, sia nelle sue formeascrivibili alla televisione monodirezionale sia in quelle definibili in senso stretto come interattive,manifesta dunque due caratteristiche: il ruolo sempre più attivo dello spettatore (coinvolto nelprocesso di consumo del testo anche come soggetto concreto, chiamato a una serie di azioni) eil progressivo assorbimento di questa presenza attiva, di questa collaborazione alla costruzionedel testo, all’interno del progetto del trasmittente.
    • 175Ma la “personal TV”, insieme alle innovazioni tecnologiche che stanno sempre più trasformandoil campo delle telecomunicazioni, pone anche molti interrogativi sociali, umani e culturali.Ci si limita a indicarne soltanto due fra i tanti.In prima istanza, il problema di un corretto controllo sociale su beni simbolici cosi numerosi,mobili e sfuggenti come i prodotti audiovisivi. E’ in gioco la qualità dei prodotti televisivi: se lepossibilità di trasmissione e di “conversazione” mediata con le emittenti aumentano sempre più,è necessario pensare seriamente a “cosa” si diffonderà attraverso gli innumerevoli canali perattivare, interessare e soddisfare il pubblico (o suoi diversi segmenti) senza venir meno a unascelta fondativa di rispetto nei suoi confronti.Se la TV di domani impone un ripensamento non solo tecnologico ma semantico, estenden-dosi da strumento esclusivo di svago anche a strumento di democrazia che consente di pensaree agire conseguentemente, ovviamente nella sua qualità di cultura democratica disponibile atutti ed interamente governata da quel che la gente vuole, pone il problema, talora terrificante,proprio di ciò che la gente potrebbe volere.A mano a mano che l’onda della tecnofilia cresce, poi, è possibile riscontrare più chiaramen-te anche due fenomeni di polarizzazione estrema: accanto ad una utopia tecnicista, accarezzatada coloro i quali sperano in un cambiamento dei principi di dominazione sociale, diviene sem-pre maggiore la paura di coloro che avendo potere nel mondo attuale temono di perderlo in uncontesto che non riescono a capire e finiscono per favorire, direttamente o indirettamente, unanuova popolarità del luddismo.Il mondo inizialmente potrà essere diviso tra collegati e scollegati alle reti. Come il telefonoall’inizio non fu disponibile per tutti, anche le autostrade informatiche cominceranno a servireprima un ceto medio.Ma intanto le città si libereranno dal traffico. Costeranno meno per quelli che ci restano, cisarà meno inquinamento. Anche i non collegati ne avranno giovamento.Del resto, la digitalizzazione, nonostante la sua pervasività, non è necessariamente un fenomenodi tipo “coloniale” per cui la cultura del computer si impone imperialisticamente sulle altre trasfor-mandole o addirittura eliminandole. La società è multiculturale e la forza della diversità è im-mensa. Per questo si osserva che la diffusione dei computer incontra importanti discontinuità.Trarrà, comunque, il massimo vantaggio colui che saprà comprendere più che i soli elementitecnologici soprattutto quelli umani e sociali.
    • 176
    • 177ConclusioniLe nuove realtà stanno entrando, dunque, nella vita attuale ma la nostra cultura, invero, nonsembra aiutare molto il Paese e, soprattutto, i giovani a sviluppare quella qualità che appare oggiindispensabile per muoversi verso il futuro: la flessibilità, cioè l’essere aperti alle cose nuove el’essere capaci di adattarvisi.L’ambiente in cui viviamo, infatti, è in continua trasformazione con tempi che sono rapidissi-mi. La genetica non permette questo genere di adattamenti possibili invece con la cultura. Conquest’ultima, nel corso di una sola generazione, si può passare dalla preistoria alla micro-elettro-nica poiché i cambiamenti non sono biologici ma mentali.E la nostra capacità di adattamento dipende solo dall’elasticità intellettuale con cui sappia-mo imparare, capire, creare, cambiare: cioè dalla nostra intelligenza o, come direbbe il paleo-antropologo, dalla nostra flessibilità.Questo continuo adattamento culturale riguarda oggi non solo i singoli individui ma le im-prese e la stessa collettività: perché comporta a “ogni livello” una perenne verifica delle idee,delle tecniche, degli obiettivi.Oggi i grandi mutamenti sono quelli indotti soprattutto dalla tecnologia. Va considerato,inoltre, che l’economia moderna può essere definita combinatoria nel senso che, combinandoinsieme in modo intelligente gli elementi in circolazione, si possono creare innovazioni nonsolo tecnologiche, ma organizzative, finanziarie, manageriali che corrispondono sia all’obietti-vo del massimo rendimento col minimo costo sia alle esigenze di un mondo in continua trasfor-mazione. Un mondo che, tra l’altro, richiede un sempre maggiore benessere. In questo senso“flessibilità” è certamente sinonimo di intelligenza; poiché anche il nostro cervello, in pratica,opera in modo analogo per risolvere un problema.Rimane un’ultima domanda, al termine di questa trattazione, che è quasi doverosa: ma questicambiamenti sempre più rapidi dove ci portano?Questo sviluppo sempre più tumultuoso, in cui la tecnologia trasforma, accelera, innova,modificando il modo di vivere, il modo di produrre, il modo di lavorare, non potrebbe essere indefinitiva un boomerang e ritorcersi contro l’uomo, cioè contro noi stessi?Quello che si può fare è prendere atto di questa situazione e, per quanto possibile, governar-la. Il problema, cioè, è quello di tentare di conciliare i vantaggi e gli svantaggi di questo svilup-po tecnologico che ha senza dubbio già migliorato l’alimentazione e il reddito, ha diminuito lamortalità infantile e l’analfabetismo, ha aumentato la durata della vita e l’assistenza medica, haaccorciato gli orari di lavoro e ha creato, ancora, circolazione di idee ed emancipazione ma chepuò anche apportare effetti negativi.E’ allora possibile riuscire ad avere uno sviluppo equilibrato che permetta all’uomo di averei vantaggi della crescita senza pagarli con un prezzo talora molto alto? Questa è senz’altro unasfida difficile ma la si può affrontare. L’obiettivo deve essere quello di riuscire a comprendere lepotenzialità offerte dallo sviluppo tecnologico e gli usi applicativi possibili considerando chenelle macchine si trova solo ciò che si è precedentemente inserito e che è importante, dunque,inserire algoritmi frutto di problematiche gestionali corrette.E’ necessario, inoltre, possedere una formazione e una cultura molto diverse da quelle cuispesso siamo abituati, che sono troppo rivolte al passato anziché al futuro e che guardano più
    • 178alle nostre grandi tradizioni letterarie, storiche, artistiche di ieri, che alle sfide tecnologiche,economiche e culturali di ‘oggi’ e di ‘domani’. Accettare le opportunità che la situazione cioffre richiede, pertanto, di compiere alcuni .passi fondamentali sul piano culturale collettivo, ilcui ruolo è centrale.Il primo è quello di capire ciò che siamo diventati e quello che abbiamo avuto, non per difenderloma per costruire quello che possiamo diventare e possiamo avere ancora. Ma questo significa accet-tare e scommettere sulla ‘idea del rischio’ rispetto alla tradizione protettiva di cui abbiamo goduto.Il secondo passo, conseguente dal primo, è quello di investire il patrimonio sinora accumu-lato per poter raggiungere nuovi traguardi e innescare un’ulteriore fase del nostro collettivosviluppo. Abbiamo ricchezza collettiva e individuale, abbiamo istruzione, abbiamo società purcon tutti i suoi difetti, abbiamo imprenditorialità che vanno nel loro insieme investite con un‘atto di maturità’. Poiché di questo si tratta, soprattutto in Italia: un Paese che ha goduto di unalunga rincorsa di sviluppo all’insegna dei principi della creatività e della vitalità e che oggi deveaffrontare la sua fase piena di maturità, con le conseguenze che questo comporta anche sulpiano delle decisioni ulteriori da prendere.Ed ecco allora che il terzo passo ha a che fare con lo sviluppo di tanti e diffusi atti di responsabi-lità individuale e collettiva, che debbono alimentare l’innervatura civile, politica, istituzionale, cultu-rale e ovviamente economica del nostro sviluppo attuale, per poter avere sviluppo futuro.Rischio, maturità, responsabilità costituiscono i tre ingredienti sul piano politico e sociale,ma anche educativo, che ci sono richiesti dalla nuova frontiera dello sviluppo.Bisogna uscire dalle analisi con le decisioni, la scelta, l’azione, i progetti. Bisogna creare lanuova “etica del fare” finalizzata allo sviluppo complessivo della collettività nella società deiservizi. Bisogna operare per realizzare le nuove infrastrutture della modernizzazione.Nella moderna società dei servizi la rete delle connessioni sociali assume ancora maggiorecentralità, sia per la capacità di creare ricchezza dentro la nuova economia industriale sia per lacapacità di rappresentare gli interessi degli associati.Mentre si discute sull’assetto istituzionale dei poteri, non si può trascurare la necessità diinvestire sulle reti di tessuto civile, sociale ed economico, soprattutto su quelle legate all’istruzionee alla conoscenza. L’apporto, però, delle strutture istituzionali dello Stato non è sufficiente diper sé. Si richiedono, dunque, interventi di promozione e di sollecitazione sulle componentidella società civile.E’ su questo terreno che si misurerà la capacità di realizzare una nuova fase di sviluppo per ilPaese, garantendo il passaggio della società industriale alla società dei servizi. E’ questa, a mioparere, la responsabilità della classe dirigente che è chiamata a governare il cambiamento.E’opportuno, infine, considerare che la conoscenza di quella catena di cause ed effetti, che puòdeterminarsi ex post nel passato, poco serve a predeterminare il futuro, regno degli eventi possibili.E’ delineabile una dicotomia profonda fra l’analisi storica dei fatti conclusi, fra loro concatenatidal rapporto di causa ed effetto, e le azioni che quei fatti determineranno attualizzandoli dal futuro.Quelle azioni nascono in funzione di specifiche finalità e sono sempre propositive fra causalità delpassato e finalità del futuro che il presente costantemente media costruendo le vicende del mondo.In una evoluzione magmatica degli eventi attuali, ogni componente strutturale della societàcontemporanea dovrà esser sempre più capace di saldare il dominio del presente con l’appro-priazione del futuro, concependo ed attuando con grande attenzione una strategia duale checonsenta la distinzione fra pianificazione dell’azione, o pianificazione operativa, a breve termi-ne, e pianificazione per il cambiamento strategico, o a lungo termine.Di fatto, alcune componenti o parti di esse privilegiano il presente mentre altre si lascianotroppo attrarre dal futuro. E’ raro che venga raggiunto uno scambio efficace fra i due tipi diapprocci, che cioè venga raggiunto un adeguato equilibrio fra la gestione delle attività correnti e la
    • 179pianificazione del futuro. E questo perché gestire con strategie duali impone profondi cambiamenti,non soltanto nella pianificazione, ma anche nella struttura organizzativa e nei controlli di gestione.Sarà necessario che ciascuna componente sviluppi sempre il dominio del presente, la esigen-za di condurre un’azione coordinata e collettiva basata sulla visione di come gestire oggi, indivi-duando le opportunità vincenti e prestando la dovuta attenzione alle diverse attrattive. In questosenso è importante distinguere fra rapporti orizzontali, che definiscono e mettono in evidenza lestrategie interne, e rapporti verticali, necessari a sintonizzarsi con le mutevoli realtà esterne.In secondo luogo sarà sempre necessaria la programmazione del futuro nel cui scenario l’in-gresso può esser consentito ed anche accelerato soprattutto dal contributo che ciascuno di noideve portare per cambiare una cultura che ancor vede nel cambiamento una minaccia anzichéuna opportunità. E’, infatti, chiaro che le opportunità non si conquistano opponendo ostacoli alcambiamento e difendendo un passato che non abbia futuro; le opportunità si conquistano solo seciascuno, nel proprio ambito di responsabilità, è capace di cogliere correttamente il significato ela portata delle nuove sfide e di affrontare con coraggio i costi e i rischi del cambiamento.
    • 180Note1Si può scegliere tra due grandi famiglie di fornitori: quella rivolta alle aziende e quella rivolta ai privati. Iprimi hanno un costo variabile tra le 200mila lire e i 2 milioni al’ anno, a seconda dei servizi richiesti. Isecondi forniscono abbonamenti ai servizi telematici italiani in contatto con Internet a un canone annuovariabile dalle 60 alle 200 mila lire.2Ed in parte si sta già attuando, ad esempio: Conferenza Onu sulla donna, Pechino 1995.3Nicholas Negroponte, Media Lab. di Boston, U.S.A.4Gli indicatori sulle dotazioni tecniche nelle scuole superiori (indagine a campione) rivelano che:a) Il numero di studenti per ogni macchina fotocopiatrice è di: 237,25 nei Licei e nei Magistrali; 197,17 nelLiceo artistico; 206,29 negli Istituti professionali; 245,12 negli Istituti tecnici; per una media complessiva di231,52;b) il numero di studenti per ogni computer destinato ad attività didattica è di: 37,95 nei Licei e nei Magistrali;45,58 nel Liceo artistico; 15,12 negli Istituti professionali; 17,4 negli Istituti tecnici; per una media comples-siva di 24,14.Fonte: indagine Censis-Cnel, anno scolastico 1993-94 (i dati si riferiscono ai primi 570 questionari elaboratisui 1600 pervenuti dalle scuole).5Giuliano Beretta, direttore commerciale Eutelstat6Servizi per i quali i telespettatori sono disposti a pagare un supplemento (dati percentuali; fonte: Inteco):Film senza alcuna pubblicità: Gran Bretagna 39, Italia 57, Francia 70, Germania 49;Ampia possibilità di scelta dei programmi multimediali interattivi: Gran Bretagna 60; Italia 47; Francia 82;Germania 45;Possibilità di decidere l’ora di inizio del programma scelto: Gran Bretagna 28; Italia 25; Francia 69; Germa-nia 30;Possibilità di vedere le anteprime dei film: Gran Bretagna 40; Italia 43; Francia 80; Germania 41.7Percentuale di persone “molto interessate” alla Tv interattiva (Vod): Gran Bretagna 19; Italia 101; Francia19; Germania 12; U.S.A. 43;Percentuale di proprietari di videoregistratori che noleggiano almeno un film al mese: GranBretagna 37; Italia 39; Francia 29; Germania 35; U.S.A. 75;Percentuale di telespettatori che programmano il videoregistratore parecchie volte la settimana: Gran Bretagna60; Italia 28; Francia 40; Germania 32; U.S.A. 26.Fonte: Inteco8Consumi giornalieri di Tv nel 194, espressi in minuti pro capite, in alcuni Paesi europei (Fonte: Carat-TvMinibook 1994): Gran Bretagna 230,6; Spagna 198,2; Italia 197,3 Germania 193,3; Francia 185,2; Mediaeuropea 185,4.9Dati di utilizzo in percentuale di satellite e cavo rispetto alla diffusione degli apparecchi televisivi(Fonte: elaborazioni del Sole-24 Ore su dati Frost and Sullivan, Dataquest, Datamonitor, Alcatel):Satellite1994: Germania 25, Gran Bretagna 20, U.S.A. 10, Francia 8, Olanda 4, Italia 1;1997(previsioni): Gran Bretagna 35,Germania 34,U.S.A. 10, Italia 1O,Francia 9, Olanda 6Cavo1994: Olanda 82, U.S.A. 65, Germania 45, Francia 15, Gran Bretagna 15, Italia 0;1997 (previsioni): Olanda 85, USA 70, Germania 48, Gran Bretagna 30, Francia 23, Italia 8.10Mercato del cavo in Europa occidentale dal 1993 al 2003 (Fonte: Cit Research):Famiglie con Tv (in milioni): 155 nel 1993, 161 nel 1995, 166 nel 1997, 175 nel 2001, 179 nel 2003;Famiglie con Tv cavo (in milioni): 32 nel 1993, 38 nel 1995, 43 nel 1997,52 nel 2001, 55 nel 2003;Renetrazione Tv cavo (in % su case con Tv): 21 nel 1993, 23 nel 1995, 26 nel 1997, 30 nel 2001, 31 nel 2003;Penetrazione Pay-Tv (in % su case con Tv): 7 nel 1993, 9 nel 1995, 12 nel 1997,16 nel 2001, 18 nel 2003.11Ricerca Inteco.12Sartori.13B.Miccio, Consigliere RAI.14Giulio Carminati, Responsabile Studi e Ricerche RAI.15Investimenti in informatica delle industrie italiane espressi in miliardi di lire (Fonte Teknibank per Osserva-torio Smau 1995): 4199 nel 1993,4173 nel 1994 e 4882 nel ’95. Gli investimenti delle aziende fino a 99addetti hanno registrato un incremento dello 1,8% nel 1994 rispetto al 1993 e del 40% nel 1995 rispetto al
    • 1811994. Gli investimenti delle aziende da 100 a 499 addetti hanno registrato un decremento dell’0,8% nel1994/93 ed un incremento dell’1,4% nel 1995/94.Gli investimenti delle aziende con 500 ed oltre addetti hanno registrato una flessione del 3,1% nel 1994/93ed un incremento dell’1,9% nel 1995/94. Complessivamente gli investimenti dei tre comparti hanno regi-strato una flessione del 10,6% nel 1994/93 ed un incremento del 2,7% nel 1995/94.16Giovanna Scarpitti, sociologa, Società Italiana Telelavoro.17Carlo De Benedetti, presidente Olivetti.18Ettore Pietrabissa, direttore centrali ABI. Nona conferenza di IPACRI su “I nuovi orizzonti nelle relazionibanche-clienti” (Barcellona, 1995).19Ricerca dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana, illustrata da Fernando Fabiano, responsabile del Servizioautomazione interbancaria dell’ABI, al Convegno su “ L’informatica nelle banche: stato dell’arte e prospet-tive” (Roma, 1995).20Fonte: Nomos Ricerca.21Fonte: Andersen Consulting.22Andrea Corbella, Vice direttore generale Banca Popolare di Milano.23Alberto Crippa, Vice direttore generale CARIPLO.24Fabio Chiusa, Direttore generale IPACRI.25Anna Maria Llopis, Open Bank.26Costantino Lauria, dirigente Servizio Antiriciclaggio Ministero del Tesoro - Convegno Assofiduciaria suaggiornamento delle istruzioni per la lotta al riciclaggio (Roma,1995).27Carlo Pisanti, funzionario Settore Normativo Ufficio Vigilanza Banca d’Italia.28Fonte: Commerce dept., Killen and Associates-Business Week.29Pierfrancesco Gaggi, coordinatore del gruppo di lavoro dell’ABI.30Tommaso Padoa Schioppa .31Ettore Pietrabissa, direttore centrale ABI.32Elserino Piol, Presidente Olivetti-Telemedia.33Libro mutante, Ipertesto: si comincia il primo breve capitolo, poi si sceglie subito, a un bivio elettronico, seproseguire all’antica con pagina 2, oppure soffermarsi su una delle parole del testo, schiacciare un tastoquando il cursore del computer la incontra sullo schermo e di li balzare a una pagina collegata, seguendo unastoria nella storia, un sentiero che si biforca cento volte. Per tornare poi alla storia principale, oppure lasciar-la in cambio di altre.34Il Sole-24 Ore è attivo anche su Audiotel con informazioni di Borsa e di tipo normativo.35Fonte: Informatica pubblica.36Giancarlo Scatassa, dirigente generale Ministero Funzione Pubblica.37Guido Rey, Presidente A.I.P.A.38Fonte: Ministero Pubblica Istruzione.39Fulvio Berghella, vice direttore generale ISTINFORM (Istituto Consulenza Bancaria) e responsabile SecurityNet, che collega oltre 300 aziende fornendo servizi per la prevenzione contro il computer crime.40Dati Security Net.41Il gruppo di specialisti in materia costituito dall’Associazione italiana per il calcolo automatico (Aica) inten-de proporsi, per l’appunto, come osservatorio sull’impiego dei sistemi di sicurezza e diventare al tempostesso un punto d’incontro e discussione su questi temi fra utenti, costruttori e ricercatori.42Sicurforum Italia-F.T.I.: Giornate di studio “La sicurezza informatica: il progetto intersettoriale A.I.P.A.11,Roma 1995.43Vedasi appendice legislativa.44Giusella Finocchiaro.45Guido Rey, Presidente A.I.P.A., Convegno Technimedia su “Comportamenti e norme nella società vulnera-bile” nell’ambito del Forum multimediale “La società dell’informazione” (Libera Università Studi Sociali“Guido Carli” - 1995).46Martino Pompilj, dirigente Confindustria.47Angelo Mancusi, presidente Infocamere.48Dossier pubblico ANASIN sull’eccesso di privacy.49Herschel Fink, U.S.A.50Electronic Frontier Foundation.51Giuseppe Verrini, presidente Task force antipirateria di BSA Italia.52Giuseppe Pirillo, presidente Gruppo Informatici Tecnico-Giuridici.53Mario Monti, Commissario al Mercato Interno U.E.
    • 18254Esempio: in Italia accordo Telecom (agosto 1995).55Jacques Santer, Presidente Commissione Europea: relazione di apertura G7 (Bruxelles, 24.2.1995).56Fonte: Commissione Europea.57Fabio Cammarano, Amministratore delegato Saritel.58Fonte: Pat McGovern, presidente e amministratore delegato di Ide, che ha aperto i lavori dell’European ItForum organizzato nel 1995 a Parigi.59Fonte: elaborazioni e stime Nomos Ricerca su fonti varie.60Fonte: Eito, Dataquest, Ide - 60/B. Fonte: Nomos Ricerca-Assinform.61Fonte: Eito ’95.62Fonte: Eito 1995.63Fonte: Dataquest.64Fonte: Direzione generale Intel, 1995.65Fonte: Osservatorio Smau.66Fonte: Assinform-Nomos Ricerca.67Fonte: Assinform-Nomos Ricerca.68Fonte: Assinform-Nomos Ricerca.69Fonte: Ide Italia.70Fonte: Ed. Zander, Amministratore delegato Sun Microsystem (Madrid, 1995).71Fonte: Eito ’95.72Fonte: Gartner Group73Stime Teknibank, società di analisi e consulenza italiana nel settore delle Tlc.74Fonte: OVUM.75Fonte: Associazione Italiana Internet Providers.76Elaborata da Charles Sanders Peirce.77Paolo Parrini - “Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia positiva” - Laterza, Bari 1995 .78ABS. e/o Rif. “Evangelium Vitae” 21+24, Enciclica S. S. Giovanni Paolo II (1995).79ABS e/o Rif. “Criteri di collaborazione ecumenica ed interreligiosa nel campo delle comunicazioni sociali”,15+17, 21+23 Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali (1989).80ABS e/o Rif. “Le università cattoliche” 5,7,17,18, Costituzione apostolica S.S.Giovanni Paolo II (1990).
    • 183BibliografiaR. VACCA, Un computer per amico - 2000 giorni al 2000, N. 4/94.G. DE VARDA-P. PAGELLA, “Telematica e territorio: telematica e agricoltura” “Turismatica” - Quader-ni Italtel N.77 NOV/84.S. REBOSTI, Il Giornale 1986.E. DE PASCALE, Stet, la sfida parte dalla cablatura - Sole 24 Ore 30/6/95.C. SOTTOCORONA, Il futuro vi attende in autostrada - Panorama 23/7/94.L. DE BIASE, Come funziona il collegamento globale dei P.C. - Panorama 23/7/94.J. LELYVELD, Avanti a tutte news - Panorama 10/3/95.S. PENDE, Intervista a Nicola Grauso: “Modem forza otto” - Panorama 28/4/95.L. DE BIASE, Intervista a Franco Tatò: “Meglio fare che annunciare” - Panorama 7/4/95.L. DE BIASE, Che cento canali fioriscano - Panorama 24/3/95.L. DE BIASE, Al di là dell’Internet - Panorama 24/3/95.B. GATES, Cliccando s’impara - Panorama 24/3/95.D. LIOTTO, ATM, arriva la super rete - Il Mattino 10/3/95.F. VERGNANO, Italia fanalino di coda nella TV interattiva - Sole 24 Ore 14/6/95.M. MORINO, La pubblicità punta sul video multimediale - Sole 24 Ore 14/6/95.C. BASTASIN, Hopp risposta tedesca a Gates - Sole 05/7/95.M. MELE, Stream lancia la sfida dei servizi interattivi - Sole 31/5/95.F. VERGNANO, Il telefono corteggia Hollywood ma è guerra sulle regole - Sole 31/5/95.M. MELE, Il vecchio mercato è saturo. Arrivano le reti specializzate - Sole 31/5/95.F. VERGNANO, Clinton moltiplica i canali delle televisioni - Sole 31/5/95.M. NIADA, Londra, le nuove tecnologie svuotano il “tetto” - Sole 31/5/95.L. OLIVA, Info 2000 al debutto - Il Sole, luglio 95.L. DE BIASE, Il fine giustifica i media - Panorama 9/6/95.N. NEGROPONTE, Essere digitali - Sperling e Kupfer 1985.G. BECHELLONI, Lunga vita alla TV via etere - Sole 23/6/95.A. PILATI, La libertà appesa a un bit - Sole 23/6/95.G. CAVALLO, Computer scaccia video: sarà il nuovo focolare - Il Mattino 21/4/95.TG UNO - RAI, 27/2/95.M. HACK, Il futuro va piano e va lontano - Il Mattino 07/3/95.B. GATES, Come ti divento bimillionario - Sesto potere - Panorama 13/1/95.P. FOGLIANI, Venite con me nel futuro: è meraviglioso - Intervista a R. VACCA - CLASS sett. 94.M. L. FELICI, Finsiel in crescita guarda all’estero - Sole 16/6/95.M. R. ZINGONE, La famiglia scopre il personal - Sole 07/07/95.A. BINI - C. PAPETTI, Il territorio è gestito dal computer - Sole 30/6/95.G. CASERZA, La democrazia elettrodomestica. Intervista a U. Volli - Il Mattino 9/12/94.D. L. M., Gli alberghi sono online - Sole 2/6/95.E. T. U., Nelle scuole italiane arriva il software Doc - Sole 30/6/95.L. DE BIASE, Eurochips coi baffi - Intervista a P. Pistorio - Panorama 13/1/95.A. MASERA, Pronto... Qui Internet - Panorama 28/10/94.L. DE BIASE, Sesto potere - Panorama 28/10/94.M. DE MARTINO, Alzati e lavora - Panorama 7/5/94.E. SILVA, USA, in viaggio con Internet - Sole 16/6/95.E. VACIAGO, Nella galleria Ricci Oddi attraverso la rete Internet - Sole 28/7/95.A. GALLIPPI, Medicina sempre più hi-tech - Sole 2/8/95.M. R. ZINCONE, Pronto al decollo il mercato della formazione a distanza - Sole 14/7/95.F. RO, Sul video città senza segreti - Sole 24/7/95.F. FERRO, Lavoro a distanza - Telecom fa scuola - Sole 15/8/95.C. PIGA, Telelavoro - RAI - TG UNO Economia 27/6/95.A. D. F., Telelavoro: firmato un accordo “test” alla DBK - Sole 6/7/95.
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