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    • 15 OTTOBRE 2012Andare controvento Il punto di vista pagina 2 UPDATE La congiuntura in Piemonte I dati aggiornati pagina 3 UPDATE Internazionalizzazione ed export I dati aggiornati pagina 9 I numeri delle imprese piemontesi pagina 14 I numeri del lavoro in Piemonte pagina 21 Un occhio sulla crisi pagina 23
    • Il punto di vista MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 2 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 7 MAGGIO 2012 Le imprese legate all’export riescono a mantenere migliori performance di crescita L’economia piemontese risente pesantemente molto ridotte in termini assoluti, e pesano pochi delle incertezze presenti nel quadro macro-eco- punti percentuali sul totale delle esportazioni (anco- nomico nazionale. Infatti, gli effetti del contesto ra troppo vincolate al mercato europeo), ma hanno macro-economico sull’ambiente micro-economico mostrato una dinamica positiva anche durante gli delle singole imprese, delle famiglie e dei lavora- anni peggiori della crisi economica. tori sono oggi molto evidenti, diretti e rapidi nel Tutto ciò implica un’altra forte influenza della crisi loro dispiegarsi. L’aumento della disoccupazione, sulla struttura industriale piemontese, in quanto il calo dei consumi, l’incertezza che pervade gli sta aumentando la variabilità delle performance di investimenti industriali, la minore spesa pubblica impresa: imprese dello stesso settore e con la me- rappresentano la lunga coda della crisi finanzia- desima dimensione mostrano performance econo- ria del 2008, che si è prima trasformata nella crisi miche completamente differenti, proprio grazie ai del debito sovrano e poi nella crisi dell’economia diversi mercati di sbocco. Le imprese legate alla reale. La politica economica intrapresa nel 2008 e domanda interna continuano ad essere in crisi, nel 2009 congiuntamente dalle banche centrali di mentre quelle legate all’export riescono (sebbene USA, Europa e Giappone, nonché dai singoli go- non tutte) a recuperare i livelli di produzione e oc- verni dei paesi industrializzati, è riuscita ad evitare cupazione pre-crisi. “il grande crollo” del sistema economico mondia- le, ma ha spostato la crisi dall’ambito finanziario a Sorge ora naturale la domanda su quali siano le quello industriale. aspettative future del panorama economico qui Il caso italiano e i sui riflessi sull’economia piemon- delineato. tese rappresentano un chiaro esempio delle inter- La risposta non può che essere pessimista nel dipendenze esistenti tra ambito macro-economico breve termine, soprattutto per le imprese ancora e ambito micro-economico. La minore fiducia dei legate alla domanda nazionale in quanto quest’ul- mercati finanziari nei confronti del nostro debito tima è attesa in ulteriore calo. pubblico comporta una minore fiducia anche nei Del resto, gli accordi presi in Europa a marzo 2012 confronti delle banche italiane, che sono costrette con il cosiddetto fiscal compact comprendono ad indebitarsi a livello internazionale con costi più la promessa del governo italiano di ridurre di un elevati. Tutto ciò ha un impatto fortemente ne- ventesimo all’anno la differenza di debito esisten- gativo per le imprese piemontesi, soprattutto per te con il benchmark del 60% in rapporto al PIL. quelle di piccole dimensioni, in quanto si riduce la Ipotizzando che non si scelga la nefasta strada di disponibilità di credito da parte delle banche (che ridurre il debito pubblico utilizzando l’inflazione, devono ridurre la quantità di impieghi industria- la risorsa finanziaria da destinare al fiscal compact li per salvaguardare la loro patrimonializzazione, deve essere ottenuta da un bilancio primario posi- selezionando maggiormente la solvibilità dell’affi- tivo, e quindi da una differenza molto positiva tra dato) ed aumenta il costo del capitale bancario (in entrate fiscali e uscite della Pubblica Amministra- quanto l’aumento dei tassi di interesse sul debito zione (al netto degli interessi pagati sul debito). pubblico si riflette a cascata nell’aumento dei tassi L’avanzo del bilancio pubblico può essere ottenuto a cui le banche si approvvigionano sul mercato e con maggiori tasse e/o con minore spesa pubbli- quindi nell’aumento dei tassi pagati dalle piccole ca. Tanto la riduzione della spesa pubblica, quanto imprese alle banche italiane). l’aumento delle tasse hanno un effetto negativo Le ultime indagini congiunturali confermano la sull’economia piemontese: un minor reddito aLa risorsa crisi dell’economia reale piemontese: le imprese disposizione dei consumatori locali e quindi una legate alla domanda interna vedono gli effetti del maggiore necessità per le imprese piemontesi difinanziaria da netto calo del reddito disponibile del consumatore, esaminare attentamente ogni possibilità di sfrut-destinare al fiscal e sono quindi costrette a ridurre produzione e oc- tamento della domanda estera, sulla quale le pre- cupazione; le imprese legate alla domanda estera visioni sono sicuramente migliori. I policy makercompact deve riescono invece a mantenere migliori performance piemontesi potranno dare un contributo positivoessere ottenuta di crescita, soprattutto se la domanda proviene dai al perseguimento di questa difficile strategia im- paesi in via di industrializzazione (come i paesi BRI- prenditoriale favorendo la crescita internazionaleda un bilancio Cs, per esempio). Purtroppo, le esportazioni ita- delle imprese con una ridefinizione delle politicheprimario positivo liane e quelle piemontesi destinate ai BRICs sono industriali locali.
    • La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 3 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 15 OTTOBRE 2012 UPDATE L’andamento dell’economia in Piemonte La recessione in Europa aggrava le incertezze Tassi di variazione medi annui - su valori anno riferimento 2000 della congiuntura internazionale Fonte: elaborazione su Istat e Prometeia, luglio 2012 L’evoluzione dell’economia mondiale è ancora profondamente condizio- nata dalle conseguenze della crisi finanziaria che non consentono l’inne- 2001 sco di una solida ripresa. 2007 2008 2009 2010 2011 2012 L’attenzione è alta soprattutto nei confronti dell’Europa, dove le conse-Pil 0,8 -2,0 -7,7 2,0 0,5 -2,0 guenze dell’intreccio fra crisi del debito sovrano, criticità del sistema ban-Consumi famiglie 0,9 -2,2 -1,4 1,6 0,3 -3,3 cario e difficoltà del finanziamento dell’economia sono più evidenti, eInvestimenti fissi lordi 0,3 -4,8 -18,1 2,0 -1,1 -7,0 sono accentuate dalle difficoltà e dal ritardo nell’assunzione di tempestiveConsumi collettivi 2,2 2,4 1,7 -0,8 -0,8 -1,5 ed incisive misure di politica economica. Ma situazioni di fragilità persi- stono anche nelle prospettive dell’economia americana e dei paesi emer-Domanda interna 1,0 -2,0 -4,3 1,2 -0,2 -3,6 genti. Negli Usa, dove lo stimolo fiscale continua ad offrire un supportoValore aggiunto alla ripresa, divengono più stringenti le incertezze circa l’eventualità cheAgricoltura -0,1 -6,8 -5,9 1,5 1,2 -3,8 non si riesca ad evitare una stretta fiscale alla fine del 2012, in seguito aiInd. in senso stretto -1,0 -5,6 -17,5 7,5 2,0 -5,6 possibili tagli automatici della spesa pubblica già approvati e al mancatoInd. Costruzioni 1,8 3,3 -18,1 -4,0 -1,8 -5,5 rinnovo dei provvedimenti a sostegno della crescita. Nelle principali eco- nomie emergenti rallenta della domanda interna, anche a causa dell’inde-Servizi 1,6 -0,8 -3,7 1,3 0,5 -0,5 bolimento delle esportazioni, soprattutto verso l’Europa.Totale 0,8 -2,1 -7,9 2,4 0,8 -1,9Esportazioni (beni) 0,5 -1,1 -19,7 13,0 7,4 2,0 Nel 2011 l’economia mondiale ha rallentato con una dinamicaImportazioni (beni) 1,4 -8,6 -13,0 9,8 2,2 -8,5 espansiva del Pil che si è collocata al di sotto del 4%, con marca- te differenze fra le diverse aree: le economie avanzate hanno visto crescere la produzione dell’1,6% mentre le economie emergenti e in via di sviluppo hanno riflesso tassi di crescita sensibilmente superio- ri, oltre il 6%, ma meno brillanti rispetto al loro trend di sviluppo. Nell’anno in corso l’economia mondiale continua ad espandersi ma a ritmi contenuti, in presenza di una stagnazione in Europa e da un perdurante rallentamento negli Stati Uniti e nelle economie emergenti. Le politiche economiche sia negli Stati Uniti che nelle economie emergenti restano espansive, mentre i prezzi delle materie prime (anche energetiche) hanno rallentato concorrendo a determinare una decelerazione dell’inflazione. In Europa le misure intraprese dalla Banca centrale europea, all’inizio dell’anno in corso, per il rifinanziamento del sistema e il sostegno alla ge- stione del debito sovrano di alcuni paesi periferici, hanno offerto un sollievo temporaneo. La situazione politica in Grecia e le difficoltà delle banche spa- gnole, la vischiosità delle decisioni di politica monetaria, hanno fatto risalire i differenziali dei tassi del debito sovrano dei paesi ritenuti più a rischio. Le decisioni a fine giugno del Vertice dei Capi di stato e del Consiglio eu- ropeo che mirano a rompere il circolo vizioso fra criticità del debito pubbli- co, difficoltà del sistema del credito ed evoluzione dell’economia reale, la decisione di luglio dell’Eurogruppo di ricapitalizzare le banche spagnole, la definizione a settembre da parte del Consiglio direttivo della BCE circa le modalità di attuazione delle operazioni volte a ridurre gli spread ecces- sivi, hanno contribuito a rasserenare la situazione sui mercati finanziari. Le previsioni del Documento di Economia e Finanze del Ministero dell’Eco- nomia e delle finanze, aggiornate nel settembre scorso, prendono atto del deterioramento che si è prodotto nel corso degli ultimi mesi nell’eco- nomia mondiale e rinviano pertanto la ripresa per l’Italia al 2013. L’economia italiana: un forte raffreddore Superate le tensioni che avevano messo a rischio la tenuta del sistema eco- nomico e finanziario nella parte finale del 2011, le debolezze strutturali di fondo dell’economia italiana, che hanno contribuito a rendere la crisi di origine esterna più accentuata nel caso dell’Italia, ne rendono più difficoltosa l’uscita. Il necessario consolidamento fiscale realizzato a partire dal 2011 sta inoltre determinando effetti depressivi sulla domanda interna, mentre le riforme a carattere strutturale (pensioni, mercato del lavoro, liberalizzazioni) potran- no produrre effetti soltanto differiti nel tempo. Le politiche per la crescita richiedono, quindi, condizioni per una maggior competitività del sistema produttivo sui mercati internazionali.
    • La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 4 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Nel 2011 l’economia italiana è cresciuta dello 0,4%, ma è risultata in re- cessione negli ultimi 2 trimestri. L’andamento recessivo è continuato per tutto il primo semestre del 2012. Le esportazioni hanno visto un forte rallentamento rispetto al 2010, ma una ancor più accentuata riduzione delle importazioni per effetto della mi- nor attività produttiva e della contrazione dei consumi: la domanda estera netta ha pertanto sostenuto la crescita, mentre la domanda interna ha contribuito negativamente alla crescita del Pil. Le misure fiscali messe in atto a partire dall’estate dell’anno scor- so, finalizzate a mitigare l’accresciuta percezione del rischio in pre- senza di un debito pubblico molto elevato, hanno contribuito a frenare una ripresa già di per sé debole. Sulla base di queste premesse, per il PIL italiano si stima una flessione del 2,4% nell’anno in corso - una contrazione che appare più contenuta rispetto a quella del 2009 - grazie soprattutto alla dinamica delle esportazioni, soste- nute da una domanda internazionale che, seppur in marcato rallentamento, manterrà una dinamica espansiva (ma passando da una crescita di oltre il 6% nel 2011 a poco più del 3% nell’anno in corso), mentre la domanda interna proseguirebbe una tendenza recessiva, già emersa negli ultimi trimestri. Nel 2013, grazie alla ripresa in corso d’anno, si prevede una sostanziale stagnazione del Pil. Per la spesa per consumi delle famiglie, invece, si prevede una flessione del 3,3% nel 2012 e, di minore intensità, anche nel 2013, in linea con la contrazione del reddito disponibile. Se l’aggiustamento dei conti pubblici si è realizzato soprattutto con l’au- Dinamica della produzione industriale in Piemonte mento delle entrate, anche la componente della spesa è stata interessata da nel 2011 e nel primo e secondo trimestre del 2012 una sensibile correzione al ribasso. Inoltre l’ampliarsi dei margini di capacità Variazioni % sullo stesso periodo dell’anno precedente produttiva inutilizzata, le incertezze circa l’evoluzione della domanda e l’ina- sprimento delle condizioni creditizie determinano un calo degli investimenti Fonte: Unioncamere Piemonte in macchinari e mezzi di trasporto più forte di quello relativo alle altre com- ponenti della domanda. Per il 2013 si potrà ipotizzare una stabilizzazione sul livello del -1 2012. Per le costruzioni prosegue il calo in costruzione macchine 2,3 7,4 atto da ormai quattro anni; la contrazione alimentare -2,5 -1,4 dell’attività produttiva del settore dovreb- 1,4 be rallentare nella parte finale del 2012, a -6,9 mezzi di trasporto 0,1 2,2 seguito sia della ricostruzione che seguirà -5,4 al terremoto in Emilia-Romagna, sia delle totale -3,6 3,8 misure di rilancio del settore contenute nel -6,1 -3,5 tessile e abbigliamento -6,5 decreto sviluppo. 5,0 -6,4 Le esportazioni, seppur in continua espan- altre manifatture -5,0 sione, stanno rallentando. 2,1 costruzione prodotti in metallo -5,3 La situazione del mercato del lavoro è 6,9 -7,1 divenuta più critica con il tasso di di- apparecchi elettrici e elettronica -5,6 soccupazione tornato a crescere (oltre 2,6 chimica, gomma e plastica -9,5 -5,7 il 10%, valore raggiunto nel 2000). A 2,3 -7,8 fronte di un aumento dei posti di la- legno e mobile -7,9 voro (controbilanciata da una diminu- -3,4 zione delle unità di lavoro, a seguito di un aumento dell’utilizzo degli ammor- tizzatori sociali ed un’estensione del ri- corso a forme di lavoro part-time, spesso involontario) si registra, in-2011 primo trimestre 2012 secondo trimestre 2012 fatti, un aumento dell’offerta di lavoro dovuto sia alle modifiche del regime pensionistico sia alla ‘emersione’ di lavoratori ‘scoraggiati’. La congiuntura in Piemonte: in ricaduta La recessione degli anni scorsi ha colpito in misura più rilevante le regioni più orientate alle specializzazioni manifatturiere ed all’esportazione, es- sendo risultata, quest’ultima, la componente più volatile nella crisi del 2009. La ripresa è avvenuta, al contrario, soprattutto per la rimonta della domanda estera: dunque, quelle stesse regioni hanno manifestato tassi di crescita più elevati nella fase successiva. Il Piemonte, che si caratte-
    • La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 5 DELLE IMPRESE PIEMONTESI rizza nel panorama nazionale per un’accentuata contrazione del PIL nel Occupati in Piemonte nel primo semestre 2012 biennio 2008-2009, attorno al 9%, ha denotato tuttavia una ripresa più (dati in migliaia e variazione percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) lenta rispetto alle regioni centro-settentrionali di confronto, rimarcando una tendenza di lungo periodo alla perdita di peso della sua economia nel Fonte: elaborazioni ORML su dati Istat contesto nazionale. Fra il 2000 ed il 2009, infatti, il Piemonte ha rilevato un dinamica del PIL pari a -2,4%, fra le più deboli nel contesto delle re- gioni italiane (meno insoddisfacente solo rispetto aSettore 2011 2012 Variazione % Puglia e Abruzzo) e -29,1% per quanto riguarda ladi attività uomini donne totale uomini donne totale uomini donne totale dinamica del valore aggiunto dell’industria - la peg- giore in assoluto- a sottolineare la presenza di dif-Agricoltura 42 22 63 42 22 63 -0,4 -0,1 -0,3 ficoltà strutturali del contesto produttivo regionaleIndustria 477 141 618 472 147 619 -1,0 4,3 0,2 preesistenti alla ‘grande crisi’. In senso stretto 351 131 481 336 136 472 -4,0 3,9 -1,9 L’economia del Piemonte, nel corso del 2010, se- Costruzioni 127 10 137 136 11 147 7,4 9,5 7,6 condo le stime più aggiornate, si sarebbe allineataServizi 518 668 1.186 518 662 1.180 0,1 -0,9 -0,5 alla dinamica nazionale, con un andamento del PIL Commercio e Pubbl. es. 167 160 327 171 160 332 2,6 0,1 1,4 in recupero del 2%, marcando un lieve distacco in negativo rispetto all’evoluzione della produzione nel- Altri servizi 351 507 859 347 501 849 -1,1 -1,2 -1,2 le regioni del Nord est e, soprattutto dell’insieme delTotale 1.037 830 1.867 1.033 830 1.863 -0,5 0,0 -0,2 Nord ovest. Nel 2011 il rallentamento manifestato Dipendenti 717 674 1.391 712 676 1.388 -0,7 0,3 -0,2 nell’evoluzione del Pil regionale ha seguito le tenden- Indipendenti 321 156 476 321 154 475 0,1 -1,1 -0,3 ze generali, evidenziando un andamento recessivo nella parte finale dell’anno: nel corso del 2011 si pre- senta quindi un bilancio di sostanziale stagnazione, con una crescita del Pil che si stima attorno allo 0,5%, superiore di poco alla dinamica nazionale, confermando un ulteriore, seppur lieve, distacco in negativo rispetto all’evoluzione della produzione nelle regioni del Nord. Nel 2011 il valore aggiunto dell’industria in senso stretto aumenta dell’1,2%, secondo le stime più recenti, dopo il rimbalzo verificato- si nel 2010, quando aveva recuperato il 5,7% rispetto alla perdita subita nel biennio 2008-2009 (di oltre il 22%). Negli anni 2000, fino alla crisi aveva comunque manifestato un profilo calante, con una variazione media annua prossima al -1%. La dinamica dell’industria si intreccia con quella delle esportazioni, che, dopo il crollo di quasi il 21% in termini di volume nel biennio 2008-2009, hanno recuperato il +13% circa nel 2010, ma sono aumentate solo del 7,4% circa nel 2011. Il settore delle costruzioni, entrato nella regione in una fase ciclica non favorevole già prima della crisi, ha visto nel 2011 un ulteriore calo dei vo- lumi di attività, dopo una contrazione del proprio valore aggiunto di oltre il 23% rispetto al precedente picco produttivo del 2006. La produzione di servizi conferma un profilo di crescita in decelerazione, ma moderatamente positivo, per il secondo anno consecutivo, tale da non recuperare la contrazione avvenuta nel 2009. La produzione industriale ha continuato ad espandersi nel 2011, sebbene ad ritmo inferiore all’anno precedente (3,8% nel 2011 a fronte di +8,6% nel 2010) subendo tuttavia una progressiva decelerazione nel corso dei primi tre trimestri dell’anno trasformatasi in una contrazione (-0,4%) nell’ultimo. Il primo semestre dell’anno in corso evidenzia l’aggravamento della congiuntura con una contrazione che aumenta di dimensione, dal -3,6% nel primo trimestre al -5,4% nel periodo aprile-giugno. L’andamento nell’ultimo trimestre del 2011 e del primo del 2012, secondo l’indagine Unioncamere, vede importanti contrazioni pro- duttive nei settori dei prodotti in metallo, della gomma plastica, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, così come nel tessile-abbigliamento, settore nel quale si era delineata una inco- raggiante ripresa: a questi si aggiunge il settore del legno e del mobile. Nonostante l’andamento contrastato nel corso dell’anno, tiene la produzione della meccanica strumentale. Anche nel settore dei mezzi di trasporto, che mostrava una tenuta produt- tiva per tutto il 2011 e fino al primo trimestre dell’anno in corso, si assiste ad una rilevante contrazione nel trimestre aprile-giugno. Su di essa hanno pesato non solo i record negativi nella produzione di auto Piemonte, ma
    • La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 6 DELLE IMPRESE PIEMONTESI anche il progressivo coinvolgimento del settore della componentistica nel- la crisi del mercato auto in Italia e in Europa.Il numero delle ore autorizzate Anche le altre industrie manifatturiere non reggono all’urto della crisi contraendosi nel primo semestre del 2012, mentre l’alimentare riducedi Cassa integrazione è calato di fortemente la sua dinamica alla fine del 2011, sempre positiva nel corsoun ulteriore 24% nel primo dell’attuale congiuntura, e registra un andamento recessivo nel primo se- mestre dell’anno in corso.semestre del 2012 Le previsioni delle imprese piemontesi, secondo l’indagine congiunturale previsiva di Confindustria Piemonte relative al terzo trimestre del 2012, denotano una congiuntura in peggioramento, aggravando il pessimismo già emerso nella prima parte dell’anno in corso: si aggravano le aspet- tative (nel complesso negative) per quanto riguarda la produzione e gli ordini mentre il tasso di utilizzo della capacità produttiva si attesta attorno al 70%, bloccando la propensione ad effettuare investimenti. Nell’ultima indagine, ad attestare l’aggravamento della congiuntura internazionale e le difficoltà competitive delle aziende piemontesi, si rileva un significativo peggioramento delle prospettive manifestate anche da parte delle impre- se più orientate ai mercati internazionali. In tale situazione peggiorano le prospettive occupazionali. Le condizioni sul mercato del credito nel primo semestre del 2011 han- no mostrato un qualche irrigidimento ma gli impieghi bancari verso le imprese sono tornati a crescere, seppur in misura contenuta. A partire dalla seconda metà del 2011 il quadro è divenuto più critico e la domanda di credito ha continuato a diminuire, mentre le condizio- ni di erogazione del credito da parte delle banche hanno subito un irrigidimento, determinando le condizioni per una severa stretta creditizia. Come si evince dall’indagine Comitato Torino Finanza- Ires Piemonte dello scorso giugno, la domanda di credito viene utilizzata da parte delle imprese soprattutto per il finanziamento dell’attività corrente e per ristrutturare il debito, in un contesto di riduzione del loro volume di attività e della redditività, mentre appare in contrazione la domanda per investimenti. La qualità del credito ha continuato a peggiorare e si è ampliato l’utilizzo delle forme di sospensione dei pagamenti. Cedimenti sul mercato del lavoro L’occupazione nella regione si contrae nel 2009 e prosegue la tendenza negativa, seppur in decelerazione, nel 2010: a partire dal 2011 l’indagine Istat sulle forze di lavoro rivela evidenti segnali di miglioramento: il 2011 quindi, vede una crescita occupazionale non trascurabile (+1,2%, pari a 23 mila occupati aggiuntivi rispetto alla media del 2010), prevalentemen- te donne e lavoratori dipendenti. Se si tiene conto del riassorbimento del- la Cassa integrazione avvenuto (prendendo a riferimento le ore autorizza- te, anche se non tutte sono effettivamente state utilizzate dalle imprese) si ottiene un equivalente di ulteriori 17 mila occupati equivalenti aggiuntivi (virtuali) da conteggiare nell’anno. Tuttavia a partire dal primo trimestre del 2012 appaiono evidenti gli effetti della recessione dell’economia regionale, con una tendenziale contrazio- ne dell’occupazione complessiva, seppur limitata nel -0,3%. Le rilevazioni Istat mettono in evidenza come l’inversione di tenden- za nel comparto manifatturiero, avvenuta nel terzo trimestre del 2010 e confermata nel corso del 2011, con una crescita del 2,8% nella media annua (13 mila occupati aggiuntivi, tutte donne) si sia tra- sformata in una stabilizzazione nel primo trimestre dell’anno in corso seguita da una sensibile caduta nel secondo (-1,9% nel complesso del primo semestre 2012). Nei servizi, invece, dove nella prima fase della crisi l’occupazione resisteva, si è accentuata nel corso del 2010 una dinamica negativa nel comparto com- merciale che è perdurata nel corso del 2011 e nel primo trimestre del 2012. Inaspettatamente cresce l’occupazione nel secondo trimestre dell’anno in corso in questo settore. L’occupazione negli altri servizi, è cresciuta in misu- ra consistente nel 2011, ma non regge alla nuova crisi in corso, segnando una contrazione nelle rilevazioni del 2012. Il settore delle costruzioni si è
    • La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 7 DELLE IMPRESE PIEMONTESI caratterizzato per crescente sofferenza occupazionale: tuttavia ha denotato un’inversione di tendenza negli ultimi due trimestri del 2011 che è pro- seguita nel primo semestre dell’anno in corso, contrassegnato da sensibili incrementi. Una situazione difficilmente conciliabile con i dati produttivi del comparto edile, che forse si potrebbe ricondurre ad una proliferazione del lavoro autonomo e di frammentazione dell’attività produttiva. Già nella fase di ripresa dell’occupazione degli anni scorsi e, ancor più nei mesi recenti Il mercato del lavoro piemontese si è caratterizzato per una crescita sensibile della disoccupazione: il numero dei disoccupati da 130 mila nel 2009 è salito a 154 mila nel 2011; il tasso di disoccupazione dal 6,8% nel 2009, il più elevato fra le regioni settentrionali, sale nel 2010 e nel 2011 al 7,6%. Nell’ultimo anno sono il Piemonte e la Lombardia a rimar- care un’accentuazione negativa dell’indicatore, mentre si rileva una, seppur minima, diminuzione nelle altre regioni settentrionali. Il dato piemontese si distacca considerevolmente rispetto alla media delle regioni settentrionali (5,8%), collocandosi di poco al di sotto della media nazionale (8,4%). Calcolando il tasso di disoccupazione in modo da tenere conto anche delle persone che dichiarano di non cercare attivamente lavoro oppure non immediatamente disponibili (possibili ‘scoraggiati’), il tasso di disoc- cupazione raggiunge in Piemonte il 10% nella media del 2011. Il primo semestre dell’anno in corso conferma la tendenza all’aumento del tasso di disoccupazione (in termini tendenziali cresce di circa 2 punti percentuali raggiungendo il 9,2%, comunque meno rispetto alla media nazionale) e sono 186 mila le persone in cerca di occupazione (in crescita soprattutto le donne e i giovani). Il numero delle ore autorizzate di Cassa integrazione dopo essere quasi quintuplicato nel 2009 e cresciuto ulteriormente del 12% cir- ca nel 2010, nel 2011 è calato del 21,2% e di un ulteriore 24% nel primo semestre del 2012: pur evidenziando un riassorbimento dell’u- tilizzo degli ammortizzatori sociali, a differenza dell’andamento generale nazionale, il Piemonte rimane una fra le regioni che ne fa il maggior ricor- so in rapporto agli occupati dell’industria. Previsioni della produzione, degli ordini e dell’occupazione I conti del 2012: un anno in recessione (saldo % ottimisti-pessimisti) Per il 2012, si prospetta un quadro di perdurante incertezza dovuta al ral- lentamento dell’economia mondiale ed all’andamento recessivo previsto Fonte: indagine congiunturale Confindustria Piemonte nell’Unione europea, come è stato sottolineato. Non è chiaro quanto po- trà durare la nuova caduta recessiva, che colpisce con particolare intensità l’economia italiana. 2007 2008 2009 2010 2011 2012 20,0 10,0 0 -10,0 -20,0 -30,0 -40,0 -50,0 I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III occupazione produzione ordini totali
    • La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 8 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Rimane elevato, infatti, il rischio di tensioni finanziarie che possono inne- scarsi nell’area Euro, aggravando l’impatto sull’economia reale. Il com-Per il 2012, il rallentamento avvertito mercio mondiale, inoltre, potrebbe risultare meno espansivo del previsto, con un rallentamento delle economie emergenti e un possibile inasprirsinell’evoluzione dell’economia delle tensioni sul mercato dei prodotti energetici.mondiale fa ritenere per il Piemonte Escludendo il materializzarsi di scenari più negativi, il rallentamento av- vertito nell’evoluzione dell’economia mondiale fa ritenere per il Piemonteun andamento marcatamente (Fonte Prometeia) un andamento marcatamente recessivo (-2% la varia- zione ipotizzata del Pil), simile a quanto previsto per l’economia italiana.recessivo, simile a quanto previsto La crescita delle esportazioni nell’anno in corso rallenterebbe inper l’economia italiana misura considerevole, dal +7,4% per l’anno passato al +2%, in ter- mini di volumi esportati. Quella estera resterebbe comunque la com- ponente più dinamica della domanda, anche per la diminuzione delle importazioni, in conseguenza della recessione. La domanda interna risulterebbe in forte contrazione, con una caduta di oltre il 3% per i consumi delle famiglie. Il reddito disponibile risulterebbe in calo, soprattutto nella componente dei redditi da capitale e dei profitti, ma anche i redditi da lavoro riflet- terebbero una, seppur modesta, contrazione: in termini reali il regresso del reddito disponibile sarebbe più accentuato, a causa di un incremento dell’inflazione al consumo previsto nel +2,6%. In caduta anche gli investimenti fissi lordi di un ulteriore -7% (-1,1% nel 2011). La propensione ad investire da parte delle imprese è gravata da un eccesso di capacità produttiva installata, dal’incertezza dell’evoluzione della domanda, soprattutto quella estera, da una redditività ancora de- bole, a cui si aggiungono le difficoltà incontrate sul mercato del credito. L’evoluzione ipotizzata per gli investimenti produttivi pone limitazioni allo sviluppo del potenziale produttivo regionale in prospettiva. A risentire maggiormente è la produzione dell’industria manifat- turiera, per la quale si determinerebbe una diminuzione del valore aggiunto del -5,6%, mentre continuerebbe la caduta produttiva nel settore delle costruzioni (-5,5%). Si ipotizza una dinamica negativa anche per l’insieme dei servizi che contrarranno il proprio valore aggiunto dello -0,5%. La recessione, inoltre, graverebbe ulteriormente sulla situazione del mer- cato del lavoro innalzando di circa un punto e mezzo il tasso di disoccu- pazione. La dinamica occupazionale a livello settoriale, in termini di unità di lavoro, tenderebbe ad allinearsi all’evoluzione del prodotto, con una consistente caduta nell’industria in senso stretto e nelle costruzioni ed una stabilizza- zione nei servizi sui livelli del 2011.
    • Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 9 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 15 OTTOBRE 2012 UPDATE Dinamica delle esportazioni in Italia Le esportazioni del Piemonte in decelerazione Variazione % 2012/2011 (1° semestre) La domanda estera riveste nell’attuale congiuntura un ruolo determi- Fonte: elaborazione su dati Istat nante, in quanto continua a rappresentare la componente più dinamica dell’economia e lo rappresenterà anche in futuro. Dopo il rapido tracollo Sicilia nei mesi a cavallo fra la seconda metà del 2008 e i primi trimestri del 21,2 Puglia 11,3 2009, le esportazioni hanno successivamente recuperato, perlomeno Toscana 10,7 in termini di valore esportato. La ripresa delle esportazioni ha subito un Sardegna 9,3 progressivo rallentamento nel corso del tempo, in linea con l’andamento Umbria 8,5 del commercio internazionale, comunque negli ultimi trimestri l’export Calabria 7,9 del Piemonte raggiunge un valore di poco superiore al picco precedente Marche 6,4 la grande crisi. La caduta in recessione dell’economia nell’anno scorso, Emilia Romagna 5,2 che tutt’ora perdura, ha visto la domanda estera continuare a crescere: Lombardia 4,9 le prospettive inoltre sembrano assegnare alle esportazioni un ruolo di Italia 4,2 traino dell’attività economica che dovrà scontare una domanda interna Piemonte 4,0 sia per consumi che per investimenti estremamente debole, come si rileva Campania 2,6 dall’analisi precedente. Trentino Alto-Adige 1,9 Quindi il recupero dell’economia italiana dovrà basarsi sulla capacità com- Liguria 1,8 petitiva delle regioni esportatrici nell’ agganciare la ripresa del commercio Lazio 1,6 internazionale in corso; questa appare una condizione imprescindibile per Veneto 0,7 riequilibrare gli squilibri nella bilancia dei pagamenti che negli ultimi tempi -4,8 Abruzzo hanno caratterizzato l’economia italiana e che, fra l’altro, sono alla base -7,1 Friuli Venezia Giulia delle tensioni all’interno dell’area Euro. -12,8 Valle d’Aosta Il Piemonte le cui esportazioni valgono circa il 25% del proprio valore -17,3 Molise -30,1 aggiunto e oltre il 10% del totale nazionale, si colloca fra le regioni che Basilicata stanno dando un contributo di rilievo alla difficile uscita dalla crisi, attra- verso una ripresa dell’export che, nonostante l’osservato rallentamento, continua nel primo semestre dell’anno in corso. Negli ultimi tempi, tut- tavia, si rileva una dinamica nelle esportazioni regionali inferiore a quelle nazionali, che segue, invece, un lungo periodo di più accentuata accele- razione dell’export piemontese nei confronti delle altre realtà regionali. Si conferma quindi una situazione più critica in importanti ambiti della specializzazione produttiva regionale. Entrati in una fase di rallentamento, a partire dal terzo trimestre dell’anno passato - in un quadro congiuntu- Dinamica delle esportazioni in Italia rale in sensibile deterioramento- nel secondo trimestre dell’anno in corso e in Piemonte per trimestri (aprile-giugno 2012) i ricavi da esportazioni aumentano comunque di ol- (Indice 2006 / 2° trimestre = 100 su dati in valore) tre il 5%. Fonte: elaborazione su dati Istat Commercio estero 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 130 120 110 100 90 80 I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV Italia Piemonte
    • Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 10 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Vale la pena osservare che il recupero in termini nomi- Nel secondo nali rispetto al picco antece- trimestre dente la crisi, ha significato una perdita in termini reali dell’anno rispetto ad allora, in ogni in corso le caso un andamento meno dinamico rispetto al com- esportazioni mercio internazionale, che aumentano riflette una perdita di quota sul mercato mondiale. comunque di Alcuni dei comparti nei oltre il 5% quali si erano manifestate le contrazioni più vistose, quelli che destinano gran parte della loro produzione ai mercati intermedi e ai beni di investimento e che sono stati i più pe- nalizzati dalla crisi nei principali mercati di sbocco, hanno fatto rilevare aumenti cospicui nel corso del 2011. I prodotti in metallo confermano nel primo semestre dell’anno in corso (+11,7%) la ben più sostenuta cre- scita registrata nel 2011 (+ 22,7%). Anche se meno dinamico rispetto ai precedenti continua la sostenuta crescita dell’export delle macchine ed apparecchiature meccaniche che fanno rilevare un aumento del valore esportato del 13,7% nel primo semestre dell’anno in corso (in linea con la dinamica del 2011, +14,7%), con andamenti migliori per le macchine Esportazioni del Piemonte e dell’Italia per settore speciali rispetto a quelle di impiego generale. 1° semestre (valori in milioni di euro) Si registra una decelerazione per i prodotti del comparto elettronico (che Fonte: elaborazione Ires su dati Istat (dati provvisori) dal +27,7% nel 2011 riportano la crecita del primo semestre dell’anno ad un +2,3%): una crescita più sostenuta si rileva per i generatori di elettri- cità, meno per gli strumenti e apparecchi di Piemonte Italia Var. % 2011-2012 misurazione. Settore di attività L’andamento espansivo del comparto della 2011 2012 2011 2012 Piemonte Italia gomma e della plastica le cui esportazioni Agricoltura, silvicoltura, pesca 175 160 3.023 2.882 -8,7 -4,6 sono cresciute del +10,9% nel 2011 rallen- Minerali da cave e miniere 26 23 565 752 -13,0 33,0 ta in misura considerevole portando la cre- Alimentari, bevande 1.637 1.746 11.504 12.330 6,6 7,2 scita del primo semestre dell’anno in corso Tessile-abbigliamento 1.542 1.564 20.420 21.255 1,4 4,1 a +2,2%. Prodotti in legno 63 51 842 747 -19,3 -11,2 Già in forte rallentamento nel corso del 2011, Carta e stampa 320 301 3.068 3.062 -6,0 -0,2 la dinamica delle esportazioni di prodotti del Coke e prodotti raffinati 223 293 8.410 9.862 31,4 17,3 comparto chimico-farmaceutico diviene nega- Prodotti chimici e farmaceutici 1.526 1.512 20.205 21.190 -1,0 4,9 tiva nel primo semestre dell’anno in corso: in Gomma e materie plastiche 1.260 1.288 7.198 7.197 2,2 0,0 calo la farmaceutica e la chimica di base (inclu- Minerali non metalliferi 243 237 4.395 4.495 -2,4 2,3 so i fertilizzanti) crescono invece le esportazio- Prodotti in metallo 1.833 2.047 24.051 26.232 11,7 9,1 ni di cosmetici e, soprattutto di vernici. Computer, prodotti elettronici ecc. 523 535 6.222 6.135 2,3 -1,4 Macchine ed apparecchiature 4.452 5.060 44.028 44.892 13,7 2,0 Il dato più rilevante è la forte decelerazio- Mezzi di trasporto 4.258 4.153 18.914 19.337 -2,5 2,2 ne dell’export nel comparto dei mezzi di Altre manifatturiere e mobili 915 800 10.040 10.357 -12,6 3,2 trasporto nel 2011 (-0,9), tradottosi in una Altri prodotti 199 196 4.416 4.425 -1,5 0,2 contrazione nel primo semestre dell’anno in Totale 19.196 19.965 187.301 195.150 4,0 4,2 corso (-2,5%). Sull’andamento di questo settore pesa la sensibile contrazione delle vendite all’estero di autoveicoli, calate del 7% nella media del 2011 per poi stabilizzarsi nel primo semestre dell’anno in corso (-0,7% rispet- to allo stesso periodo del 2011). La componentistica auto che aveva
    • Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 11 DELLE IMPRESE PIEMONTESI manifestato una tendenza meno espansiva nel 2011 (e in progressivo rallentamento nel corso dell’anno) facendo registrare un contenuto au-Le esportazioni di prodotti mento del 4,4%, mostrava ritmi di crescita inferiori rispetto al passato: nel primo semestre dell’anno in corso si accentua questa tendenza, ri-dell’agricoltura flettono dell’8,7% flettendo una contrazione del 6,6%. La domanda internazionale deinel primo semestre del 2012 prodotti delle carrozzerie, che cresceva del +25,8% nel 2011, risulta anch’essa in contrazione nel primo semestre del 2012 di oltre il 17% sullo stesso periodo del 2011. Se l’espansione delle esportazioni del settore aeronautico si assestava nel 2011 (+3,5%), nel primo semestre del 2012 si osserva una ripresa della tendenza espansiva (+17,8%). Si conferma la tendenza alla contrazione delle vendite all’estero del ma- teriale ferroviario, che si riducono del 40% circa nel 2011 e del 15,6% nel primo semestre de 2012. Se nel 2011 si rilevava un vero e proprio exploit del comparto della gioielleria, con una crescita del valore esportato di oltre il 60%, il primo semestre del 2012 segnala un’inversione di tendenza, facendo registra- re una contrazione del 13,8% rispetto allo stesso periodo del 2011. Il settore alimentare presenta tassi di crescita positivi nella media del 2011, scontando la minor ciclicità (era il settore che meno aveva risenti- to della congiuntura sfavorevole) che trovano conferma nell’evoluzione del primo semestre del 2012, quando la dinamica positiva si attesta al +6,6%: la crescita in questo caso si deve soprattutto alla voce ‘altri pro- dotti alimentari’ (+17,9%) e ai prodotti lattiero-caseari (+10,7%), men- tre il comparto ‘granaglie, amidi e prodotti amidacei’, nel quale sono comprese le produzioni risicole, in ripresa nel 2011 (+12,9%), si contrae del 3,6% nei primi sei mesi dell’anno in corso. Per le bevande si osserva un andamento espansivo di oltre il 12% nel 2011, ma una stabilizzazione nel primo semestre dell’anno in corso (-0,3%). Le esportazioni di prodotti dell’agricoltura, cresciute di quasi il 12% nel 2011, si stabilizzano nell’ultimo trimestre dell’anno scorso e flettono dell’8,7% nel primo semestre del 2012.
    • Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 12 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Il tessile-abbigliamento in netta ripresa nel 2011 (+14,8%) grazie all’espansione dei prodotti della tessitura ma soprattutto dell’abbiglia- mento: nei primi sei mesi dell’anno in corso appare in evidente stasi sui mercati internazionali (+1,4%). Dopo un periodo di sostanziale stagnazione nei primi nove mesi del 2011, il settore cartario contrae il valore delle proprie esportazioni nell’ultimo trimestre del 2011 e conferma l’andamento negativo con una diminuzione del -6% nei primi sei mesi del 2012. Anche nel settore del legno la brusca inversione rilevata nell’ultimo trimestre del 2011 si conferma nei primi mesi dell’anno in corso (-19,3% sullo stesso seme- stre del 2011). I mercati europei non tirano più Negli ultimi anni la dinamica dei ricavi delle esportazioni è stata nel complesso più intensa sui più espansivi mercati extraeuropei sebbene si sia registrata una crescita sostenuta anche sui mercati europei: il rallen- tamento delle economie emergenti nel corso del 2011 ha solo tempora- neamente scalfito questa tendenza che si ripropone nei dati del primo semestre dell’anno in corso, quando l’andamento recessivo in Europa ha sostanzialmente stabilizzato le esportazioni in quest’area, mentre gli sbocchi sui mercati extraeuropei sono cresciuti di quasi il 10%, rispetto ad un anno prima. Il rallentamento in corso in Europa si è trasformato in una contrazione nel secondo trimestre dell’anno. Nel dettaglio, in Europa si osserva una drastico ridimensionamento del contributo offerto dalle vendite sul mercato tedesco, cresciute nel complesso del primo semestre del 2,2%, ma diminuite dell’1,7 nel secondo trimestre (a fronte di un aumento nel 2011 del +13,4%), tendenza che si riscontra anche nel caso del mercato francese, cre- Esportazioni del Piemonte e dell’Italia per area geografica sciuto del 2,5% nei primi sei mesi, ma in calo del 2,8% nel secondo 1° semestre (valori in milioni di euro) trimestre (a fronte del +10,9% nella media del 2011). Inversione sui mercati olandese e belga e spagnolo, con esporta- Fonte: elaborazione Ires su dati Istat (provvisori) zioni in crescita nel 2011, ma con dinamica negativa a partire dal primo trimestre del 2012. In ulteriore forte caduta il mercato greco Piemonte Italia Var. % 2011-2012 (-24,3%) nei primi sei mesi del 2012. Andamenti a macchia di leo-Paese 2011 2012 2011 2012 Piemonte Italia pardo dell’export verso le economie dell’Europa centrale e dei paesiFrancia 2.853 2.924 22.345 22.287 2,5 -0,3 baltici, che risentono del peggioramento della congiuntura interna-Germania 2.829 2.891 25.252 25.592 2,2 1,3 zionale ed europea. L’export verso la Polonia, che aveva retto mag-Spagna 1.141 1.053 10.378 9.495 -7,8 -8,5 giormente all’urto della crisi, si è distinto per un andamento dappri-Gran Bretagna 1.074 1.223 8.530 9.437 13,8 10,6 ma poco dinamico (nel 2011) e poi per una contrazione dell’8,9%Polonia 1.057 962 4.859 4.731 -8,9 -2,6 nel primo semestre del 2012. Cresce ancora in misura consistente, invece, l’export verso la Romania.Ue27 12.116 12.127 107.119 107.056 0,1 -0,1Svizzera 1.415 1.491 9.671 11.298 5,3 16,8 Al di fuori dell’area comunitaria, le esportazioni verso i paesi avanzati,Stati Uniti 904 1.088 11.526 13.621 20,4 18,2 che avevano risentito del miglioramento del clima congiunturale nelGiappone 175 191 2.153 2.652 9,2 23,2 corso del 2010 e proseguito la tendenza espansiva nel 2011, hannoRussia 330 363 4.242 4.625 9,9 9,1 segnalato andamenti ben più favorevoli rispetto al mercato europeo.Medio Oriente 1.212 1.301 15.332 16.748 7,4 9,2 Le esportazioni verso gli Usa si riprendono in misura consistente,Africa 491 505 6.192 6.762 3,0 9,2 crescendo del 20,4% nel primo semestre dell’anno in corso (+13,1%Brasile 428 470 2.307 2.406 9,6 4,3 nel 2011). Aumentano del 9,2% verso il Giappone (comunque eranoAmerica Latina 814 1.035 6.594 7.104 27,2 7,7 cresciute del +11,9% nel 2011, risentendo in misura limitata degliNie 428 461 4.743 5.195 7,9 9,5 effetti del terremoto di marzo di quell’anno).Cina 488 505 5.075 4.488 3,4 -11,6 È nelle economie emergenti, e in particolare nei BRIC, che si sonoIndia 151 138 1.917 1.707 -9,0 -10,9 create le situazioni maggiormente dinamiche, anche se si riscontraAsia (escl. una decelerazione a partire dal secondo trimestre del 2011, trasfor- 1.216 1.258 14.276 14.190 3,4 -0,6Giappone) matasi in alcuni casi in contrazione nei primi mesi dell’anno in corso.Totale 19.196 19.965 187.301 195.150 4,0 4,2
    • Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 13 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Nei confronti della Russia, dopo il crollo subito nel 2009, l’inversione Esportazioni delle province piemontesi di tendenza del 2010 (+39,3%) subisce una sostanziale conferma Variazione % 2011-2012 (1° semestre) nell’anno scorso (+21,4%): dopo una stabilizzazione nella parte fina- Fonte: elaborazione Ires su dati Istat (provvisori) le dell’anno ed una contrazione nel primo trimestre del 2012, il secondoSettore di attività Piemonte Torino Vercelli Novara Asti Alessandria Cuneo Biella Vco trimestre rivela una nuova rilevan-Agricoltura, silvicoltura, pesca -8,7 -11,3 -14,1 70,9 38,2 -12,3 -9,7 -37,0 0,6 te ripresa. Si conferma, invece, laMinerali da cave e miniere -13,0 -2,9 -26,7 -53,8 - 0,7 -0,7 -56,0 -32,3 crescita del mercato brasiliano nelAlimentari, bevande 6,6 10,6 -1,1 9,8 2,5 -0,6 7,0 3,0 68,3 primo semestre del 2012 pur conTessile-abbigliamento 1,4 1,1 21,3 0,0 51,9 -17,0 -12,3 -1,7 2,2 qualche segnale di rallentamentoProdotti in legno -19,3 -18,2 -12,8 18,7 -7,4 -24,1 -26,6 78,1 1,3 (+9,6%). Le esportazioni verso laCarta e stampa -6,0 -7,2 -16,2 -34,1 -17,1 -6,7 1,1 -5,8 -1,0 Cina si stabilizzano, così come ver-Coke e prodotti raffinati 31,4 21,7 1248,2 32,7 -9,4 38,6 189,1 -48,8 - so il complesso dei paesi emergentiProdotti chimici e farmaceutici -1,0 -4,0 18,1 -9,1 -10,6 8,6 1,5 0,5 -9,8 asiatici, +3,4% nel primo semestreGomma e materie plastiche 2,2 4,9 25,8 -6,7 8,2 4,6 0,4 -7,7 -15,8 dell’anno in corso, a rimarcare ilMinerali non metalliferi -2,4 -2,7 -21,7 7,4 66,5 16,3 -7,9 -20,0 0,6 deterioramento della congiunturaProdotti in metallo 11,7 7,7 -13,8 16,0 -12,0 27,4 -12,7 -6,6 6,3 internazionale.Computer, prodotti 2,3 0,2 0,5 1,0 27,6 33,1 3,2 -85,0 7,0elettronici ecc. Un rallentamentoMacchine ed apparecchiature 13,7 19,5 -8,6 7,9 8,0 3,0 14,8 12,8 14,6 diffuso e qualcheMezzi di trasporto -2,5 -3,8 -13,2 53,0 -4,8 -4,2 -1,2 -47,6 -6,4 battuta d’arrestoAltre manifatturiere e mobili -12,6 -17,6 18,1 -24,7 -14,1 -7,6 -33,8 -13,1 3,7 Per quanto riguarda le province pie-Altri prodotti -1,5 15,6 16,6 -7,3 163,9 -25,0 -15,0 -27,3 119,0 montesi, l’inversione generalizzataTotale 4,0 4,4 5,3 4,9 2,3 7,4 0,9 -1,7 4,5 del trend negativo che aveva caratte- rizzato le loro esportazioni nel 2009, si è manifestata con forza nel 2010 ed è continuata nel 2011, anche se con un rallentamento progressivo. Nel primo semestre di quest’anno appare evidente il rallentamento ovunque: si distinguono in negativo Biella (unica provincia con un segno meno, -1,7%), Cuneo, con solo un +0,9% ed Asti, che riflette un aumento del 2,3% rispetto allo stesso semestre del 2011. Le restanti province denotano andamenti ancora espansivi, con varia- zioni comprese fra il 4 ed il 5%, eccettuato Alessandria, che risulta la più dinamica con una variazione del +7,4%.
    • I numeri delle imprese piemontesi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 14 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 24 SETTEMBRE 2012 Quante sono le aziende dell’industria in Piemonte, Le imprese quanti addetti occupano industriali in e in quali settori? Com’era la situazione 10 anni fa e Piemonte sono come si è evoluta nel tem- in tutto 35.000 e po? Quante imprese nasco- no ogni anno e quante ces- occupano poco sano la loro attività? meno di 450.000 Per rispondere a queste e ad altre domande, si pro- addetti pone un quadro sintetico tratto dagli archivi ISTAT, rielaborati dall’Osservatorio delle Attività Produttive della Regione. La fonte dei dati è l’Archivio Statistico delle Imprese Attive (ASIA), che contiene le informazioni relative alle imprese, attive almeno sei mesi nell’anno e con sede legale in Piemonte. “L’Archivio Statistico delle Imprese Attive (Asia) è costituito dalle unità economiche che esercitano arti e professioni nelle attività industriali, commerciali e dei servizi alle imprese e alle famiglie e fornisce informa- zioni identificative (denominazione e indirizzo) e di struttura (attività economica, addetti dipendenti e indipendenti, forma giuridica, data di inizio e fine attività, fatturato) di tali unità. Oltre a costituire la base informativa per le analisi sull’evoluzione della struttura delle imprese ita- liane e sulla loro demografia, Asia rappresenta l’universo di riferimento delle indagini sulle imprese condotte dall’Istat.” (cfr. ISTAT, Nota meto- dologica, in “Struttura e dimensione delle imprese”, 1 giugno 2011 o, per maggiori informazioni, si visiti il sito www.istat.it). Si noti che l’unità di osservazione è l’impresa nel suo insieme, non l’uni- tà locale o il gruppo. Se un’azienda delocalizza all’estero la produzio- ne, se esternalizza alcuni servizi (manutenzione, logistica, magazzino, mensa, ecc) o se costituisce imprese per gestire alcune fasi produttive, questi eventi non osservabili ma possono influire sulla dimensione, in termini di numero imprese ed addetti, dell’industria manifatturiera e del sistema economico piemontese. Nel 2010 (l’ultimo anno per il quale sono disponibili i dati ISTAT), in base Imprese nell’industria in Piemonte nel 2010 alla classificazione delle attività economiche Ateco 2007, le imprese in- dustriali con sede in Piemonte sono in tutto 35.000 e occupano (com- Fonte: Elaborazioni su dati Asia plessivamente in tutta Italia) poco meno di 450.000 addetti. Classe Senza dipendenti Con dipendenti Totale addetti imprese addetti imprese addetti imprese addetti num % num % num % num % num % num % 1 11.538 71.3% 11.533 51.9% 36 0.2% 46 0.0% 11.574 33.0% 11.579 2.6% 2-5 4.642 28.7% 10.617 47.7% 8.370 44.4% 28.522 6.7% 13.012 37.1% 39.139 8.7% 6-9 13 0.1% 87 0.4% 3.937 20.9% 28.494 6.7% 3.950 11.3% 28.581 6.4% 10-49 5.441 28.8% 102.965 24.1% 5.441 15.5% 102.965 22.9% 50-99 574 3.0% 39.466 9.2% 574 1.6% 39.466 8.8% 100-499 416 2.2% 79.500 18.6% 416 1.2% 79.500 17.7% >500 90 0.5% 148.669 34.8% 90 0.3% 148.669 33.0% Totale 16.193 100,0 22.237 100,0 18.864 100,0 427.662 100,0 35.057 100,0 449.899 100,0
    • I numeri delle imprese piemontesi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 15 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Le imprese senza lavoratori dipendenti sono circa 16.200 e corrispondo-Nelle tabelle successive si è deciso di escludere le imprese grandi (500 e più ad- no al 46,2% del totale delle imprese attive. Queste aziende, in terminidetti) dalle analisi. La loro esclusione è sostanzialmente irrilevante se si considera il di addetti (22.237 unità), non superano però il 5% dell’occupazionenumero di imprese, mentre non lo è in termini di addetti. Anzi, pesano talmente complessiva. Un terzo delle imprese è costituita dal solo titolare e l’tanto che i loro movimenti del numero di occupati rischiano di determinare ledinamiche del settore. Senza di loro il dato sulle imprese e sul lavoro risulta più 81% (28.500 unità) non supera i 10 addetti. Sono le micro-imprese eomogeneo. impiegano 79.300 addetti, pari al 17.7% dell’occupazione totale. Un terzo degli occupati lavora invece nelle 90 imprese più grandi. Il 2010: la crisi continua Tra il 2008 e il 2009 l’industria piemontese aveva perso sia imprese che addetti. E si ripete nel 2010. Per la verità non è una novità, accade da almeno 40 anni (cfr. ad esempio Regione Piemonte, Rapporto sull’indu- stria in Piemonte, Edizione 2010). Il confronto tra i valori di stock del 2009 e del 2010 evidenzia una ri- duzione di 753 aziende (-2.1%) e 16.000 addetti (-5.1%). In alcuni set- tori si osservano contrazioni maggiori, ad esempio nel tessile (addetti: -8.3%) e nella metallurgia (-9.4%), mentre l’unico caso rilevante in con- trotendenza è il comparto alimentare (addetti: +1.2%). Una ulteriore riduzione annuale del 5% è rilevante ed è ancora più preoccupante la perdita prossima alle due cifre in alcuni settori, anche perché il numero degli addetti rilevato è sostanzialmente al lordo della cassa integrazione (il dipendente in cassa integrazione è contato tra gli addetti in organico dell’impresa). Queste variazioni sono misurate su due immagini distinte registrate in due anni. È vero che nel complesso si osservano meno imprese nei set- tori considerati, ma questo non implica necessariamente la cessazione dell’attività. Semplicemente le imprese possono uscite dal campo di osservazione, che comprende il settore di attività, la dimensione e la Imprese e addetti con meno di 500 occupati regione, per continuare altrove. (andamento 2009 - 2010 per settore economico) Alle aperture e cessazioni di imprese (sia reali che dovute a trasforma- Fonte: Elaborazioni su dati Asia - classificazione Ateco 2007 zioni di altra origine) è dedicato un capitolo a parte. Imprese Addetti Settori Economici Medi Medi 2009 2010 Var% 2009 2010 Var% 2009 2010 Vengono selezionate solo le unità classificate nell’’Industria in Estrazione di minerali da cave e miniere 167 169 1.2% 1.727 1.667 -3.5% 10.3 9.9 senso stretto’ (settori economici: estrazione di minerali; manifattura; Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco gas e acqua) 4.199 produzione e distribuzione di energia elettrica, 4.183 -0.4% 29.822 30.170 1.2% 7.1 7.2 e considerate ‘attive’ almeno sei mesi. Tessile, abbigliamento, pelle 2.883 2.785 -3.4% 30.268 27.750 -8.3% 10.5 10.0 Fonte: Elaborazioni su dati Asia Legno, sughero, carta, stampa e supporti registrati 4.363 4.314 -1.1% 24.365 23.288 -4.4% 5.6 5.4 Coke e prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio 14 13 -7.1% 721 709 -1.7% 51.5 54.5 Prodotti chimici 350 338 -3.4% 8.047 7.807 -3.0% 23.0 23.1 Prodotti farmaceutici 27 24 -11.1% 1.626 1.429 -12.2% 60.2 59.5 Articoli in gomma e minerali non metalliferi 2.358 2.274 -3.6% 29.329 27.844 -5.1% 12.4 12.2 Metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo 7.953 7.335 -7.8% 67.489 61.163 -9.4% 8.5 8.3 Computer, apparecchi di misurazione e orologi 637 618 -3.0% 8.046 7.352 -8.6% 12.6 11.9 Apparecchiature elettriche e per uso domestico 750 736 -1.9% 9.735 9.002 -7.5% 13.0 12.2 Macchinari ed apparecchiature n.c.a. 2.662 2.723 2.3% 42.647 41.978 -1.6% 16.0 15.4 Autoveicoli e altri mezzi di trasporto 687 686 -0.1% 19.766 18.326 -7.3% 28.8 26.7 Mobili, altre industrie manifatturiere e riparazioni 7.739 7.727 -0.2% 31.110 30.003 -3.6% 4.0 3.9 Energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 295 397 34.6% 3.253 3.348 2.9% 11.0 8.4 Acqua, reti fognarie, gestione dei rifiuti e risanamento 636 645 1.4% 9.346 9.395 0.5% 14.7 14.6 Totale 35.720 34.967 -2.1% 317.297 301.230 -5.1% 8.9 8.6
    • I numeri delle imprese piemontesi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 16 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Gli andamenti provinciali seguono le specializzazioni Il numero di settoriali dei vari territori. Le addetti nel 2009 perdite del numero di addet- ti oscilla in tutte le province subisce un calo tra il 4 e il 7%. Solo a Cuneo mai osservato in il saldo negativo si è fermato a -2.7%. precedenza, che prosegue anche Vista la rilevanza delle varia- zioni è utile inquadrale in un nel 2010 più ampio contesto storico. Un po’ di storia dal 1996 al 2010 I dati relativi al 2010 possono apparire vecchi, ma se si osserva l’evolu- zione degli ultimi 10 (e più) anni, l’informazione acquista un più ampio significato. La serie storica si basa, fino al 2008, sulla classificazione dell’attività eco- nomica Ateco 2002. Dal 2007 sono disponibili anche i dati riclassificati sullo standard Ateco 2007. Questa novità genera una discontinuità. Il 2008: Cambia il codice di attività economica (ATECO) A partire dal 1° gennaio 2008 l’Istat ha adottato la nuova classificazione Imprese e addetti con meno di 500 occupati delle attività economiche Ateco 2007, che costituisce la versione naziona- (andamento 2009 - 2010 per provincia) le della Nace Rev. 2, la nomenclatura europea adottata con Regolamento Fonte: Elaborazioni su dati Asia (CE) n.1893/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicem- bre 2006. I cambiamenti rispetto al codice Imprese Addetti esistente (ATECO 2002) sono Provincia Medi Medi tanti e tali per cui non è possi- 2009 2010 Var% 2009 2010 Var% 2009 2010 bile ricondurre in modo univoco Torino 16.400 16.044 -2.17% 144.757 137.354 -5.11% 8.8 8.6 il vecchio codice al nuovo. Dopo Vercelli 1.353 1.350 -0.22% 13.318 12.728 -4.43% 9.8 9.4 due anni di convivenza (ASIA Novara 3.227 3.106 -3.75% 33.740 31.922 -5.39% 10.5 10.3 2007 e 2008) nel 2009 entra a Cuneo 5.505 5.465 -0.73% 46.765 45.499 -2.71% 8.5 8.3 regime l’uso del solo nuovo co- Asti 1.861 1.827 -1.83% 14.928 14.304 -4.18% 8.0 7.8 dice. Il 2009 è perciò, di fatto, un Alessandria 4.013 3.923 -2.24% 33.945 31.423 -7.43% 8.5 8.0 anno di break delle serie storiche. Biella 1.867 1.808 -3.16% 19.336 18.097 -6.41% 10.4 10.0 Per reperire informazioni di sin- Verbania 1.494 1.444 -3.35% 10.509 9.904 -5.76% 7.0 6.9 tesi sulla nomenclatura utilizza- Totale 35.720 34.967 -2.11% 317.297 301.230 -5.06% 8.9 8.6 ta e sui cambiamenti intercorsi, si rimanda alla sezione “Nuova classificazione delle attività eco- nomiche” presente nella Nota metodologica dello studio “Struttura e dimensione delle imprese” del 01 giugno 2011(1) mentre per le infor- mazioni approfondite e puntuali sulla struttura, sulle novità della clas- sificazione e sulle Tavole di raccordo (Ateco 2002-Ateco 2007 e Ateco 2007-Ateco 2002) si rimanda alla documentazione specifica curata dall’ISTAT sull’argomento (2). (1) http://www.istat.it/it/archivio/29456 (2) http://www3.istat.it/strumenti/definizioni/ateco/
    • I numeri delle imprese piemontesi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 17 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Le modalità di passaggio da una classificazione all’altra e gli effetti di Imprese e addetti industriali con meno di 500 occupati questo sviluppo sui dati ASIA sono illustrati nella Nota metodologica alle- (andamento 1996 - 2010) gata alla pubblicazione “Statistica in Breve, Struttura e dimensione delle imprese” del 13 luglio 09 (3). Con la nuova classificazione ATE- CO l’“Industria in senso stretto” 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 subisce nel 2008 in Piemonte un 80.000 440.000 IMPRESE ADDETTI ridimensionamento: le imprese con meno di 500 addetti si ridu- 70.000 400.000 cono da 40.400 a 37.300 (-7,8%) e i loro addetti da 346.900 a 60.000 360.000 339.000 (-2,3%). Le unità sotto- stanti non sono esattamente le stesse: con la nuova classificazio- 50.000 320.000 ne alcune vengono registrate nei servizi, altre invece “arrivano” dai 40.000 280.000 servizi. Il saldo netto è comunque a sfavore dell’industria, che perde 30.000 240.000 così imprese e addetti. 20.000 200.000 Dai dati relativi alle imprese clas- sificate secondo i codici ATECO 2002 l’industria piemontese si addetti (Ateco 2002) contrae in modo pressoché costante dal 1996 al 2008 in termini di im- addetti (Ateco 2007) prese: ogni anno si perdono più di 600 imprese, o -1,4% in termini per- centuali. La riduzione del numero di occupati diventa evidente dopo il 2001. Tra il imprese (Ateco 2002) 1996, quando gli addetti erano 395.000, e il 2001 se ne perdono com- imprese (Ateco 2007) plessivamente non più di 2.500 (-0.6%, o -0.1% se in media annuale). Nel periodo 2001-2008 invece si passa da 393.000 addetti a 347.000: -46.000, pari a -12% o -1.8% ogni anno. Il passaggio alla nuova classificazione determina, come già osservato, una ulteriore contrazione del settore. La nuova classificazione non inverte (ov- viamente) il trend storico e il numero di addetti nel 2009 subisce un calo mai osservato in precedenza e che prosegue anche nel 2010. Il saldo oc- cupazionale annuale è sempre stato sostanzialmente negativo dal 2002 (vedi tabella che segue) ma nel quinquennio 2003-2008 non aveva mai superato le 10.000 unità. Il numero di addetti osservati in un settore può variare sostanzialmente per tre motivi: avvii e cessazioni di attività, assunzioni e licenziamenti di dipendenti, migrazioni da o verso altri settori, province, dimensioni. (3) http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20090713_00/ Asia2007Rev2.pdf
    • I numeri delle imprese piemontesi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 18 DELLE IMPRESE PIEMONTESI La tabella illustra questi flus- si più in dettaglio. Nel corso I posti creati del decennio considerato i negli anni flussi originati dalle impre- se che avviano o chiudono 2009-2010 l’attività (4) appaiono ragio- sono circa nevolmente stabili, con sal- di negativi pari a qualche 11.000, mentre migliaia di addetti. Ogni nel periodo anno per effetto della “nati/ mortalità” di impresa si per- precedente il dono 3-4.000 addetti, più dato variava tra o meno l’1% degli addetti complessivi. E questo ac- i 18 e i 20 mila cade anche nel 2009 e nel 2010. In questi anni non si osserva una particolare mi- nore natalità o maggiore mortalità, numerosità analoghe (sia in termini assoluti che relativi) si sono già osservate negli anni passati. E anche le “migrazioni” non forniscono saldi particolarmente negativi. La riduzione di occupati trae origine dalle variazioni occupazionali delle imprese osservate in entrambi gli anni. Come sempre, in alcune imprese gli addetti aumentano ed in altre diminuiscono. ed in genere la somma delle variazioni positive e negative tendeva a compensarsi, pur rimanen- do in genere negativa (e alterata in parte dagli effetti delle sanatorie e dall’allargamento della Comunità Europea). E pure non si osserva un forte incremento nelle distruzioni (variazioni negative del numero di addetti). Negli anni della crisi rallenta la “creazione di posti di lavoro”. I posti creati negli anni 2009-2010 sono circa 11.000, mentre nel periodo precedente il dato variava tra i 18 e i 20 mila. Si verifica così che nei soli due anni 2009-2010 si perdono più addetti (-28.177) che in tutto il resto del perio- do osservato (-23.318). Addetti. Flussi annuali Nota: Dal 2002 al 2007, industria in senso stretto secondo la classificazio- ne Ateco 2002, 2008-2009, industria in senso stretto secondo la classificazione Ateco 2007. Fonte: Istat-Asia Nati/mortalità Creazioni/distruzioni Migrazioni Saldo Anno Addetti Avvi Cessaz. Saldo Creazioni Distruzioni Saldo Ingressi Uscite Saldo Totale 2002 377.449 8.217 -13.200 -4.983 20.387 -28.198 -7.811 9.439 -12.266 -2.827 -15.621 2003 377.364 10.578 -14.988 -4.410 22.914 -21.417 1.497 12.239 -9.411 2.828 -85 2004 367.852 8.395 -13.604 -5.209 19.455 -24.372 -4.917 10.037 -9.424 613 -9.513 2005 358.052 8.515 -12.153 -3.638 17.921 -23.138 -5.217 5.827 -6.772 -945 -9.800 2006 351.575 9.599 -11.985 -2.386 18.540 -22.280 -3.740 3.045 -3.396 -351 -6.477 2007 349.886 10.846 -11.119 -273 18.888 -18.942 -54 3.011 -4.373 -1.362 -1.689 2008 338.934 9.233 -11.628 -2.395 16.971 -20.047 -3.076 10.459 -10.758 -299 -5.770 2009 317.807 9.157 -12.316 -3.159 10.936 -27.482 -16.546 6.271 -8.203 -1.932 -21.637 2010 301.230 7.844 -10.399 -2.555 11.432 -23.063 -11.631 2.119 -4.510 -2.391 -16.577 (4) In questo caso la definizione di apertura e chiusura di impresa è piuttosto grez- za. Più correttamente si tratta di ingressi ed uscite dall’archivio in anni successivi. (5) Le parole utilizzate non sono un esempio di precisione terminologica. Vengono usati come sinonimi i ‘posti di lavoro’ e gli ‘addetti medi’ occupati dall’impresa.
    • I numeri delle imprese piemontesi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 19 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Nati-mortalità d’impresa per anno Nati-mortalità d’im- (imprese con meno di 500 addetti) Ateco 2002 Nel 2010 presa e sopravviven- Fonte: Elaborazioni su dati ASIA – classificazione Ateco 2002 za alla nascita l’archivio ASIA Quante imprese nascono? Tasso registra circa E quante chiudono? Quanti Tassi di Imprese Tassi di Imprese anni sopravvivono le impre- Anni natalità nate mortalità cessate netto di turnover 2.200 nascite e se che aprono? 2004 6.4 2,760 8.6 3,694 -2.2 2.800 cessazioni Il fenomeno della nati- 2005 5.8 2,407 8.4 3,516 -2.7 mortalità d’impresa è qui 2006 6.3 2,615 7.6 3,150 -1.3 d’impresa calcolata sui dati origina- 2007 7.2 2,965 7.4 3,048 -0.2 ri dell’archivio ASIA, cioè 2008 6,4 2.586 8,0 3.236 -1,6 un’impresa nasce quando diventa visibile nell’archivio (considerato nel suo insieme, non solo i settori dell’industria o solo il Piemonte) e muore quando non è più osservata. Il conto include anche gli eventi di trasformazione di unità precedentemen- te esistenti anche se sotto altra forma: fusioni, scissioni, cambi di natu- ra giuridica, successioni ereditarie. Questi eventi sono invece considerati dall’ISTAT, che utilizzando informazioni disponibili nel registro statistico e in altre fonti, distingue le nascite e le cessazioni “reali”(6). Nati-mortalità d’impresa per anno Nel 2010 l’archivio ASIA registra circa 2.200 nascite (ingressi nell’archivio) (imprese con meno di 500 addetti) Ateco 2007 e 2.800 cessazioni d’impresa (fuoriuscite dall’archivio) alle quali corri- spondono tassi di natalità del 6,3% e di mortalità del 7,9%. Il tasso netto Fonte: Elaborazioni su dati ASIA – classificazione Ateco 2007 di turnover è negativo del 1,6%, quello lordo è pari al 14,3%. Il 90% circa delle nascite e delle cessazioni è costituito da imprese con Tassi di Tasso Anni Tassi di Imprese morta- Imprese netto di meno di 5 addetti. Le imprese con un solo addetto rappresentano da sole natalità nate cessate lità turnover più della metà delle imprese nate nel 2010 (58,5%) e le stesse registrano 2008 6,8 2.526 8,2 3.062 -1,4 turnover molto più elevato rispetto al totale (23,5% rispetto al 14,3%). In 2009 6,3 2.235 9,6 3.417 -3,3 linea teorica tali tassi porterebbero portare ad un rinnovo completo delle 2010 6,3 2.217 7.9 2.829 -1.6 imprese con 1 solo addetto meno di 9 anni. Ovviamente ciò non accade, ma si tenga presente che la sopravvivenza a 5 anni è di poco superiore al 50%, sia per e nascite “reali” (stima dell’ISTAT su tutta Italia) che per i flussi “grezzi”. Nel 2010, rispetto agli anni precedenti, il tasso di mortalità non risulta elevato (7,9%). Il tasso netto di turnover di conseguenza risulta allineato ai valori osservati nel periodo considerato (-1,6%). Nati-mortalità d’impresa nel 2010 per classe dimensionale (imprese con al più 500 addetti) Fonte: Elaborazioni su dati ASIA – classificazione Ateco 2007 Tasso Tasso Classe di Tassi di Imprese Tassi di % di Imprese % di nate netto di lordo di addetti natalità nate mortalità cessate cessate turnover turnover 1 11.2% 58.5% 1.296 12.3% 50.1% 1.416 -1.1% 23.5% 2-5 5.2% 30.7% 680 8.1% 38.8% 1.097 -2.9% 13.4% 6-9 2.9% 5.1% 114 4.0% 5.6% 159 -1.1% 6.9% 10-49 2.0% 5.0% 110 2.4% 4.8% 136 -0.4% 4.4% 50-99 1.4% 0.4% 8 1.8% 0.4% 11 -0.4% 3.2% 100-499 2.2% 0.4% 9 2.3% 0.4% 10 -0.2% 4.5% Totale 6.3% 100.0% 2.217 7.9% 100.0% 2829 -1.6% 14.3% (6) Cfr: Istat, Demografia d’impresa, 13 luglio 2011 (http://www.istat.it/it/files/2011/07/ testointegrale20110713.pdf) e Regione Piemonte, Osservatorio delle Attività Pro- duttive “Valutazione della sopravvivenza delle nuove imprese artigiane”, 2005
    • I numeri delle imprese piemontesi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 20 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Le imprese nate nel 2004 Percentuali di sopravvivenza sono in tutto 2.760. A cin- alla nascita per anno di nascita Ateco 2002 I dati aggiornati que anni di distanza solo la Fonte: Elaborazioni su dati Asia – classificazione Ateco 2002 al 2010 mostrano metà di tali imprese (53,7%) sopravvive (7). Anche le im- % di sopravvissute valori nella prese nate l’anno successivoAnno di Impresenascita nate 2005 2006 2007 2008 2009 2010 norma: circa mostrano un’analoga so- pravvivenza. 2004 2.760 87,1 76,6 67,3 60,3 53,7 47,8 87-88 imprese 2005 2.407 88,5 76,0 68,3 58,9 51,8 2006 2.615 89,3 76,6 65,0 57,2 su 100 soprav- In generale i tassi osservati non variano molto, salvo al- 2007 2.965 89,4 75,1 65,8 vivono al primo cune eccezioni. Ad esempio 2008 2.586 82,9 70,2 anno di vita le aziende nate nel 2008 avevano mostrato bassi va- lori di sopravvivenza. I dati aggiornati al 2010 mostrano, almeno per il primo anno, valori nella nor- ma: circa 87-88 imprese su 100 sopravvivono al primo anno di vita. Tutti i valori osservati e descritti, dagli stock ai flussi, sono determinati Percentuali di sopravvivenza alla nascita per anno di nascita Ateco 2007 non solo da fenomeni economici e reali, ma possono subire l’effetto di revisioni dei processi di stima, delle classificazioni e definizioni adottate e Fonte: Elaborazioni su dati Asia – classificazione Ateco 2007 di altri eventi, come ad esempio le regolarizzazioni di cittadini stranieri o l’allargamento dell’Europa. Anche considerando questi elementi il 2010Anno di Imprese % di sopravvissute appare come un anno difficile e mostra anche sull’occupazione i gravinascita nate 2005 2006 2007 2008 2009 2010 effetti della crisi. 2007 2.772 89,6 75,6 66,2 2008 2.526 82,9 70,1 2009 2.217 87,4 (7) sopravvivenza a 1 anno sopravvivenza a 4 anni L’accezione qui utilizzata per sopravvivenza è volutamente la più ampia possibi- le. Per ricadere in tale definizione è sufficiente che l’impresa sia ancora presente sopravvivenza a 2 anni sopravvivenza a 5 anni nell’archivio senza soddisfare i requisiti di settore (industriale) e dimensione (meno sopravvivenza a 3 anni di 500 addetti).
    • I numeri del lavoro in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 21 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 24 SETTEMBRE 2012 Andamenti semestrali del settore industriale L’andamento del mercato del lavoro in Piemon- e del comparto metalmeccanico (v.a.) te nel 1° semestre del 2012 Fonte: Rielaborazioni su dati Silp (Sistema Informativo Lavoro Piemonte) Tra i comparti dell’industria, quello metalmeccanico, dopo il forte calo subito nel 2009 e la graduale ripresa nei semestri successivi, segnala una nuova flessione nel primo semestre del 2012. 2008 2009 2010 2011 2012 100.000 90.000 89.081 80.000 70.000 66.022 60.000 52.826 52.771 53.423 50.000 40.306 40.000 35.527 30.000 26.181 27.395 19.051 20.000 10.000 0 I SEM I SEM I SEM I SEM I SEM Metalmeccanica Totale Industria Tra gennaio e giugno 2012 si perdono, rispetto allo stesso periodo del 2011, 12.599 avviamenti nell’intera Industria manifatturiera, e 8.132 nel metalmeccanico. Una caduta, dunque, del 22,9% nel comparto me- talmeccanico e del 19,1% nell’industria in generale. Il metalmeccanico perde di più, in termini proporzionali, rispetto all’intero settore. Nel Metalmeccanico tra le attività rientranti nell’automotive, Andamenti semestrali delle attività riguardanti collocate all’interno della sezione “Fabbricazione di mez- la fabbricazione dei mezzi di trasporto (v.a.) zi di trasporto” (1) quelle della “Fabbricazione di autoveicoli” fanno Fonte: Rielaborazioni su dati Silp (Sistema Informativo Lavoro Piemonte) registrare un leggero aumento degli avviamenti (+88 avviamen- ti), manifestando una certa stabilità, mentre si registra un forte calo nelle attività legate alla “Fabbricazione di parti ed accessori per au- 2008 2009 2010 2011 2012 8.000 toveicoli e loro motori” (-1.998 unità). In diminuzione anche l’area produttiva riferita alla fabbricazione di carrozzerie (-157 avviamenti). 7.000 6.000 Se si mette a confronto l’andamento degli avviamenti, del numero delle persone avviate e delle imprese che assumono si osserva un calo gene- 5.000 ralizzato: il numero delle imprese che assumono si riduce rispetto allo 4.000 stesso semestre dell’anno precedente, passando da 329 a 305 (-7,3%), 3.000 gli avviamenti calano invece del 28,5% e le persone assunte del 29,6%. 2.000 1.000 0 I II I II I II I II I Fabbricazione Fabbricazione Fabbricazione di autoveicoli di carrozzerie, di parti ed accessori (1) rimorchi e per autoveicoli Il comparto metalmeccanico secondo la classificazione Ateco risulta composto da 4 semirimorchi e loro motori Attività: Metallurgia,fabbricazione di prodotti in metallo; Fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici; Fabbricazione di macchine elettriche e di apparecchiature elettriche, elettroniche ed ottiche; Fabbricazione dei mezzi di trasporto. L’analisi dei dati si riferisce a questa ultima attività.
    • I numeri del lavoro in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 22 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Il peso delle assunzioni sulla Distribuzione degli avviamenti per tipo contratto provincia di Torino risulta riguardanti la fabbricazione dei mezzi di trasporto Tra i comparti essere di oltre il 72,1%, in (dal I semestre 2008 al I semestre 2012) dell’industria, aumento del 4,4%. Fonte: Rielaborazioni su dati Silp (Sistema Informativo Lavoro Piemonte) quello Delle 24.318 persone av- 0,1 1,4 metalmeccanico viate il 72,1% sono maschi Altri Apprendistato mentre il 27,9% sono fem- 15,8 contratti segnala una mine. Il 19,5% sono perso- Lavoro Subordinato TI (Tempo Indeterminato) nuova flessione ne con un‘età inferiore ai 16,7 25 anni, il 36,1% ha tra 25Lavoro Subordinato TD nel primo e 34 anni, il 36,7% hanno (Tempo Determinato) semestre del 2012 un’età tra i 35 ed i 49 anni, mentre gli ultracinquanten- ni sono il 7% del totale. Il peso dei giovani sotto i 25 anni sul totale continua a diminuire (-1%). Gli stranieri sono il 17%. 0,4Contratto d’Inserimento 63,7 Nell’area produttiva dell’automotive si fa un largo uso del contratto di 2,0 Contratti di somministrazione, che tra il primo semestre del 2008 ed il primo seme- Contratto a Progetto Somministrazione stre del 2012 copre il 63,7% delle assunzioni. Il lavoro a tempo deter- minato viene utilizzato per 16,7% mentre il tempo indeterminato per il 15,8%. Basso l’utilizzo di apprendisti (solo 1,4%). Distribuzione Avviamenti, Persone, Aziende riguardanti la fabbricazione dei mezzi di trasporto (v.a) (confronti semestrali) Fonte: Rielaborazioni su dati Silp (Sistema Informativo Lavoro Piemonte) 2008 2009 2010 2011 2012 10.000 9.342 9.000 8.000 7.239 7.000 6.271 6.000 4.935 5.172 5.000 4.000 3.457 3.168 3.000 2.380 2.088 2.000 1.514 1.000 392 284 282 329 305 0 I SEM I SEM I SEM I SEM I SEM Avviamenti Persone avviate Imprese
    • Un occhio sulla crisi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 23 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 24 SETTEMBRE 2012 Analizzare il fenomeno del ricorso alla cassa integrazione può essere uti- Il ricorso alla cassa integrazione guadagni in Piemonte. Ore autorizzate dall’INPS, tutti i settori le per osservare in modo costante e tempestivo l’andamento della crisi e valutare i suoi effetti sia sulle variabili economiche sia sui livelli di occu- pazione. In quest’ultimo caso, in particolare, i lavoratori in cassa integra- zione continuano generalmente ad essere considerati Cassa Ore autorizzate Occupati standard occupati dalle statistiche ufficiali sulle forze di lavoro. integrazione (migliaia) Il ricorso alla cassa integrazione rappresenta anche 2010 2011 2012* 2010 2011 2012* uno strumento che introduce una grande flessibilità Ordinaria 52,880 30,028 34,006 28,739 16,319 18,481 (parziale, imperfetta, criticabile) nel mercato del lavo- ro e proprio nella parte considerata più rigida di esso Straordinaria 88,086 77,189 40,336 47,873 41,950 21,922 (occupati a tempo indeterminato, nell’industria, nelle Deroga 43,864 38,424 19,637 23,839 20,883 10,672 grandi imprese). Totale 184,830 145,641 93,978 100,451 79,152 51,075 Già durante le crisi del secolo scorso (ad esempio * solo i mesi da gennaio ad agosto quelle del 1980-83 e del 1992-93) vennero autorizza- Nota: Il calcolo degli occupati standard equivalenti è puramente te più di 500 milioni di ore all’anno. Durante la crisi di questi ultimi anni, in indicativo; si basa su un anno lavorativo di 46 settimane di 40 Italia, le ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate sono salite ore ciascuna. da 227 milioni nel 2008 a oltre 1 miliardo e duecento milioni nel 2010 e a Fonte: INPS - Osservatorio sulle ore autorizzate di cassa integrazione guadagni (settembre 2012) 973 milioni nel 2011. Nei primi 8 mesi del 2012 le richieste autorizzate superano le 706 milioni di ore (contro 644 milioni nel 2011). Trasformando l’unità di misura, si può notare che 706 milioni ore equival- gono, grosso modo, al lavoro svolto in un anno da oltre 380.000 persone. Nei primi otto mesi del 2012 sono state autorizzate in Piemonte 93,978,390 ore di cassa integrazione: 34 milioni come cassa ordi- naria, 40 come straordinaria e 20 in deroga. In valori percentuali rispettivamente 36%, 43% e 21%. Questa distribuzione è piuttosto differente da quella dell’anno precedente, quando circa metà delle ore au- Ore autorizzate di cassa integrazione torizzate era attribuibile a provvedimenti straordinari e circa un quarto a in Piemonte, industria e artigianato provvedimenti in deroga. Sono quindi tornate ad aumentare le ore di cassa integrazione ordinaria. Fonte: INPS - Osservatorio sulle ore autorizzate di cassa integrazione I provvedimenti di natura straordinaria producono effetti più duraturi nel guadagni (settembre 2012) tempo. La cassa interazione ordinaria è chiesta ed autorizzata in genere per periodi brevi e vicini alla data di domanda: autorizzazione ed utilizzo 2008 2009 2010 2011 201222.000.00020.000.00018.000.00016.000.00014.000.00012.000.00010.000.000 8.000.000 6.000.000 4.000.000 2.000.000 0 Ordinaria Straordinaria Deroga
    • Un occhio sulla crisi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 24 DELLE IMPRESE PIEMONTESI sono temporalmente vicini. Quella straordinaria è chie- Nei primi 8 sta per affrontare eventi più mesi del 2012 complessi e spesso drastici (cessazione di attività): al le richieste momento della domanda autorizzate di può essere autorizzato un periodo anche molto lungo cassa integrazione (l’unità di misura può essere superano le 706 considerato l’anno). L’auto- rizzazione si vede una sola milioni di ore volta ma i suoi effetti dura- no nel tempo. In altre paro- le: i 30 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate nel 2001 vengono utilizzate nell’anno stesso, o al massimo nei primi mesi dell’anno successivo. Solo una parte dei 77 milioni di ore di cassa straordinaria autorizzata nel 2011 è utilizzata in quell’anno, la maggior parte verrà utilizzata nell’anno o negli anni succes- sivi. Dal punto di vista dell’utilizzo effettivo della cassa integrazione o degli individui effettivamente sospesi dal lavoro il 2012 non si presenta bene, an- che se in realtà non tutte le ore richieste e autorizzate vengono in utilizzate. Malgrado il ‘tiraggio’ l’aria è pesante Secondo i dati divulgati dall’INPS le ore di cassa integrazione complessi- vamente autorizzate in Piemonte hanno raggiunto quota 185 milioni nel 2010 e 145 milioni nel 2011. In unità di occupati standard questi valori equivalgono a quasi 80.000 addetti (dato del 2011). Sempre secondo l’INPS molte delle ore concesse non vengono però uti- lizzate. Il tasso di utilizzo del numero delle ore CIG autorizzate, definito come ‘tiraggio’, sembrava tendenzialmente in calo. Gli ultimi dati non mo- strano significative differenze tra il 2010 e il 2011: il tiraggio della cassa integrazione ordinaria è stato del 61.75% del 2009, del 57,80% nel 2010, del 56,43% nel 2011 (dato quasi definitivo). Per quella straordinaria ed in Numero di addetti in Cigo per settimana deroga i valori del 2010 e 2011 oscillano intorno al 50%. Anche a parità Domande di Cigo pervenute entro fine agosto 2012 di periodo osservato (gennaio-giugno di ciascun anno) negli ultimi 3 anni Settore metalmeccanico, provincia di Torino è stato utilizzato circa il 43% di quanto autorizzato (cfr. INPS, FOCUS ago- sto 2012). Se si osservano le variazioni dell’ammontare cumulato delle ore Fonte: elaborazione su dati FIM CISL Torino effettivamente utilizzate (nella pubblicazione dell’INPS citata è riportato il 2011 201225000200001500010000 5000 0 GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO <=10 26-50 101-250 >1000 11-25 51-100 251-1000
    • Un occhio sulla crisi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 25 DELLE IMPRESE PIEMONTESI dato nazionale) mese dopo mese nel 2012 si nota un incremento mensile medio prossimo ai 15 milioni di ore (di cassa integrazione ordinaria perLe imprese autorizzate all’utilizzo di tutta l’Italia). Le ore complessivamente autorizzate nei primi sei mesi 2012 sono state 166 milioni, quasi 28 milioni al mese, quindi il rapporto mediocassa integrazione straordinaria sono, ore utilizzate / ore autorizzate è prossimo al 55% in linea con i valori dela maggio del 2012, ancora più di 520 tiraggio pubblicati per il 2010 e il 2011. Anche la cassa integrazione straor- dinaria e in deroga hanno mostrato un utilizzo mensile quasi costante, di circa 30 milioni di ore al mese. Grandi variazioni per piccole stabilità Si è osservato più in dettaglio il caso delle domande di cassa integrazione Imprese in cassa integrazione straordinaria ordinaria del settore metalmeccanico nella provincia di Torino. L’istogramma presentato qui di seguito si riferisce alle domande pervenute tra il 1 maggio del 2009 e fine agosto 2012 e illustra, settimana per set- Fonte: dati Regione Piemonte - Aggiornati a fine luglio 2012 timana, il numero dei dipendenti per i quali è stata richiesta la cassa inte- grazione (valore massimo di persone 2009 2010 2011 2012 in Cigo nel periodo considerato). Nel 1000 grafico i valori dei gruppi, distinti per 900 dimensione, vengono cumulati. 800 L’andamento piuttosto variabile dei 700 valori totali è determinato in larga misura dal comportamento delle po- 600 che imprese (stabilimenti) più grandi. 500 A inizio dicembre 2011 si conta- 400 vano le domande per 258 stabi- 300 limenti: 247 per quelli con meno di 250 addetti e 11 per quelli più 200 grandi. In termini di addetti coin- 100 volti questi 11 stabilimenti pesa- 0 no per il 53% del totale. Appare piuttosto evidente il costante incremento delle domande a partire dall’autunno scorso e da febbraio si osserva il ritorno delle domande da parte dei grandi stabilimenti. Dopo la pausa estiva sono già consistenti le domande per la fine di agosto e l’inizio di settembre, mentre lo scorso anno Occupati in cassa integrazione straordinaria l’autunno era iniziato con un più lento incremento. Una tendenza a dir poco ‘straordinaria’ Le imprese autorizzate all’utilizzo di 2009 2010 2011 2012 cassa integrazione straordinaria os-70000 servate dalla Regione sono, a mag-60000 gio del 2012 ancora più di 520, per un totale di 38.000 addetti in cassa50000 integrazione.40000 I motivi all’origine della richiesta di cassa integrazione straordina-30000 ria sono sostanzialmente due:20000 crisi o ristrutturazione aziendale e cessazione di attività o procedu-10000 ra concorsuale. Le prime possono 0 portare a sviluppi positivi nella vita dell’azienda, le seconde no e l’usci- ta dall’”archivio” delle domande <50 50-200 200-1000 >1000 porta alla perdita di posti di lavoro. Gli stabilimenti classificati a maggio in cessazione di attività o procedura concorsuale sono più di 220, pari al 37% degli stabilimenti coinvolti processi di cassa integrazione straordi-
    • Un occhio sulla crisi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 26 DELLE IMPRESE PIEMONTESI naria e coinvolgono quasi 9000 addetti, pari al 23% del totale. Domande di cassa integrazione in deroga dall’1/1/2010 al 31/12/2011 Il ricorso alla cassa integrazione straordinaria raggiunge i livelli massimi nel Aziende artigiane 2010. A maggio 2012 appare ridimensionata (mancano, forse tempora- neamente le grandi imprese). Escludendo le imprese maggiori (>1000 di- pendenti) gli addetti coinvolti sono circa 30.000, meno rispetto agli oltre 2010 20111200010000 8000 6000 4000 2000 0 addetti Artigianato, industria 50.000 raggiunti nei mesi peggiori del 2010, ma pari a tre volte quelli os- Imprese al 31/12/2010 e imprese con cassa servati nel 2008, anno considerabile ancora “normale”. integrazione in deroga nel 2010 e nel 2011 (dimensione al 31/12/2010) Artigiani nel tunnel della deroga I dati delle richieste di cassa integrazione in deroga, forniti dalla Regione, sono aggiornati a fine 2011. Imprese Imprese con Cassa Integrazione in deroga Le domande relative ad imprese artigiane raccolte nel 2010 Dimensione artigiane Totale Nel 2010 %/Totale Nel 2011 %/Totale provenivano da oltre 3100 aziende, quelle del 2011 da 2500. 2-4 6984 634 9.1% 543 7.8% Il periodo più critico di osserva nei primi mesi del 2010. 5-10 4900 1035 21.1% 831 17.0% Dall’autunno di quell’anno il numero di dipendenti per i >10 1713 447 26.1% 335 19.6% quali è stata chiesta la cassa integrazione non mostra più Totale 13597 2116 15.6% 1709 12.6% evidenti flessioni e il 2011 chiude sugli stessi livelli dell’an- no precedente. Occhio alle imprese ‘invisibili’ Gran parte dalla cassa integrazione in deroga è chiesta da imprese artigiani del settore industriale ed edile. Quasi tre quarti delle imprese richiedenti opera nell’industria, il 15% nell’edilizia e il 10% negli altri settori. Questa è un distribuzione molto diversa da quella delle imprese artigiane generi- camente considerate, anche limitandosi a quelle con almeno un dipenden- te. Alla fine del 2010 le imprese con almeno un dipendente erano circa 36.000, ma solo il 27% era nell’industria; più di un terzo lavora nell’edilizia ed il restante 30% negli altri settori. Per osservare quante imprese sul totale hanno fatto ricorso allo strumento della cassa integrazione non si può quindi non considerare il settore di atti- vità economico. Più un’altra variabile: la dimensione dell’azienda. Maggiore la dimensione, più probabile la domanda.
    • Un occhio sulla crisi MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 27 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Limitandosi al settore dell’industria in senso stretto, a fine 2010 risultano presenti circa 13.600 aziende con dipendenti. Di queste, più di 2.100 han- no chiesto ore di cassa integrazione in deroga nel 2010 e più di 1.700 lo hanno fatto l’anno seguente. In termini percentuali il ricorso alla deroga ha riguardato quasi il 16% delle imprese nel 2010 e il 13% nel 2011. Le per- centuali crescono al crescere delle dimensioni: per le maggiori si è superato il 25% nel 2010. Si osserva ancora che il numero di persone per le quali viene richiesta la cassa integrazione rappresenta generalmente una quota molto ampia della forza lavoro occupata. Pur non potendo osservare con esattezza le sin- gole persone occupate, confrontando il numero di dipendenti registrato a dicembre 2010 con il numero di lavoratori per i quali si chiede la cassa integrazione nel 75% dei casi i due valori sostanzialmente coincidono. Attenti a quei numeri Nei primi mesi della crisi del 2008, l’indice (dati destagionalizzati) del- la produzione industriale crollò nel giro di pochi mesi da 106 (giugno 2008) a 80 (marzo 2009). Seguirono alcuni mesi di crescita, ma si rima- se sempre abbondantemente sotto i livelli pre-crisi e salvo rare eccezioni non si superò più quota 90, che significa una perdita superiore al 16%. Da più di un anno l’indice è il flessione e a luglio 2012 è tornato a 82.5, molto (troppo) vicino al minimo storico. Se si osservano i valori dei dati grezzi o di quelli corretti per gli effetti di calendario si nota che l’indice di luglio 2012 è il più basso, relativamente al mese considerato, dell’intera serie storica. Mai si era osservato un luglio peggiore. Indici generali della produzione industriale Previsioni? Difficili. Dall’analisi dell’andamento passato si potrebbe spe- (base 2005=100), serie storica 01/2000 - 7/2012 rare in una conclusione prossima del ciclo negativo, ma sono ancora Fonte: Istat - Indice della produzione industriale, 12 settembre 2012 validi gli insegnamenti del passato? 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012120100 80 60 40 20 0 GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG GEN LUG dati corretti per gli effetti dati destagionalizzati di calendario
    • Monitoraggio sull’andamento delle imprese piemontesi Realizzato da: Jardin Graphique - Torino Per conto del settore: Sistema Informativo Attività Produttive Contributi di: La congiuntura in Piemonte Vittorio Ferrero, IRES Piemonte Internazionalizzazione ed export Vittorio Ferrero, IRES Piemonte I numeri delle imprese piemontesiMichelangelo Filippi, Alessandro Giordanengo, R&P, Torino I numeri del lavoro in PiemonteMauro Durando, Osservatorio Regionale mercato del lavoro Massimo Tamiatti, Agenzia Piemonte Lavoro Un occhio sulla crisiMichelangelo Filippi, Alessandro Giordanengo, R&P, Torino Luciano Romano Il punto di vista Gianpaolo Vitali, Ceris - CNR, Torino Si ringrazia per la fornitura dei dati: Osservatorio Regionale sul Mercato del Lavoro Coordinamento: Giuseppe Fiorenza