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1 la filosofia moderna fino a kant percorso

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  • Giovanni Quartini
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    • 1. La filosofia Moderna da metodo a sistema
    • 2. INTRODUZIONESe ogni teoria è uno sguardo sulla realtà occorrecercare di capire in quale comune direzione hannodiretto l’indagine su problemi e questioni nell’epocamoderna.I tre filosofi, Giorgione di Castelfranco:lo sguardo della filosofia moderna si dirige allanatura in modo originale, utilizza strumenti diversi enuovi (matematizzazione), con riferimento costanteall’esperienza sensibile e al rigore delledimostrazioni
    • 3. PRECONDIZIONI: RINASCIMENTO ERIVOLUZIONE SCIENTIFICAModernità: epoca compresa tra Rinascimento eRivoluzioni francese e industriale.Epoca in cui forte è la consapevolezza della novità:scoperta dell’America, Riforma protestante,Umanesimo e Rivoluzione scientifica.Si trasformano radicalmente i rapporti traconoscenza, ricerca e realtà naturale.
    • 4. MODERNITA’ DEGLI ANTICHIRinascimento: contrapposizione al recente passato(Medioevo) e richiamo all’antichità come epocaperfetta, fonte di ogni valore.Filologia: ricerca, trascrizione e pubblicazione deicodici antichi.Rinnovamento degli studi aristotelici (Padova) edella lettura delle opere dello Stagirita.Riscoperta di Platone attraverso Marsiglio Ficino(1433-1499).Nuova modalità di lettura degli antichi: l’antichitàha generato una cultura diversa e irriducibile versocui si prova grande ammirazione (fine della letturaallegorico-teologica)
    • 5. DIGNITA’ DELL’UOMODe hominis dignitate, Giovanni Pico dellaMirandola (1463-1494).La dignità dell’uomo risiede nalla sua intrinsecaprogettualità, egli può diventare tutto. La sua libertàsi caratterizza per il fare e l’operare:l’antropocentrismo si laicizza poiché l’uomopersegue l’autonomo valore delle proprie attività.La volontà diviene facoltà centrale ed esaltata comeforza, energia, impulso ad operare nel mondo:Prometeo diviene il simbolo dell’uomo moderno cheva elaborando la sua supremazia sulla natura e sullecose.
    • 6. NUOVA VISIONE DELLA NATURACresce l’interesse per i fenomeni naturali, per ilcontrollo del mondo circostante, per la tecnica e lesue esigenze.Tendenza a matematizzare il cosmo (platonismo),rivendicazione dell’autonomia della ricerca filosoficadalla religione, osservazione empirica sempre piùvalorizzata (aristotelismo padovano), visionepragmatica della conoscenza naturale: ne derivauna nuova idea della natura.De rerum natura iuxta propria principia, Telesio1509-1588): essa deve essere studiata facendoriferimento ai principi in esse presenti comeappaiono all’osservazione empirica.
    • 7. RIVOLUZIONE ASTRONOMICANell’astronomia si sancisce l’affermazione dellamodernità: ribaltamento del sistema tolemaicoattraverso la rivoluzione astronomica che diviene ilprimo passo della rivoluzione scientifica.1543 – De rivolutionibus orbium coelestium1687 – Philosophiae naturalis principiamathematicaDa un universo finito, geocentrico, di sgereconcentriche e distinto in due parti, conforme aiprincipi teologici e morali del cristianesimo ecoreente con il senso comune, ad un universoinfinito (G.Bruno) e sostanzialmente destrutturatoche crea disagio all’uomo moderno (Pascal, 1623-1662).
    • 8. UN NUOVO METODOCompito della filosofia moderna è rifondare lacapacità interpretativa dell’uomo ed elaborare unnuovo metodo della conoscenza per razionalizzarela nuova complessità del reale.La scienza si presenta come un nuovo metodod’indagine e come il sapere moderno per eccellenza:metodo, cioè percorso, via attraverso cui conoscerela realtà.Essa, chiamata ancora filosofia naturale, unisce insintesi felice la riflessione teorica e l’osservazionedei fatti: le teorie (necessarie dimostrazioni) sonocostantemente e sistematicamente legareall’esperienza (sensate esperienze).
    • 9. LA SCIENZA MODERNALe leggi generali delle scienze sono la traduzionematematica del prodursi dei fenomeni (Galileo).(vedi testo di filosofia, storia, testo 3, pag. 67)La nuova conoscenza non si presenta né comeassoluta né come onnicomprensiva, bensì dinamicae continuamente alla ricerca di confronti e nuoveprove (processo incompleto), senza paura disconfitte e smentite, viste invece come occasioni dimiglioramento.N.B.Si rimanda al testo di Storia, pagine 40-57, dedicate allaRivoluzione astronomica e a Galileo Galilei.
    • 10. IL PROBLEMA DEL METODO NEL SEICENTOGli intellettuali del Seicento sono estremamenterazionalisti, cioè convinti dell’intelligibilità deiprincipi della realtà, accessibili alla conoscenza eomogenei alla natura umana.Occorrono nuove regole del pensare e delconoscere: un metodo inteso come il percorsoottimale, breve e sicuro per giungere allaconoscenza vera. Criteri e regole per un usocorretto della ragione: regole (azioni eatteggiamenti), in grado di preservare dall’errore,capaci di accrescere il sapere (azione cumulativa) edi esaurire il campo conosciti oggetto della ricerca.Una sapere a tappe, progressivo, inteso comescoperta utile anche nella vita pratica.
    • 11. FRANCESCO BACONE * 1561-1626Propugnò la rifondazione della conoscenza poichécomprese che sapere di più significava potere di più.Le invenzioni della modernità avevano aperto unaepoca nuova fortemente discontinua: la conoscenzamoderna aveva un’attitudine essenzialmentepratico-operativa in grado di dominare la natura.Si rendeva necessaria la rifondazione della filosofiaattraverso la liberazione dai preconcetti(pregiudizi) e la individuazione di procedurelogiche per il nuovo sapere. (vedi testo di filosofia, storia, testo 5, pag.71)
    • 12. LA TEORIA DELI IDOLISono i pregiudizi, i fantasmi, le false nozioni cheimpediscono alla mente umana di rapportarsi inmodo immediato con la natura:Della tribù: pregiudizi propri della natura dell’uomo, comecredere che i sensi siano la mis ura delle cose e che esso sia ilfine dell’universo.Della caverna: propri dell’uomo come individuo.Del mercato: pregiudizi e fraintendimenti che derivano dall’usodel linguaggio, dal commercio con le parole e dall’uso diapprossimazioni nel linguaggio scientifico.Del teatro: sistemi filosofici creati come favole e recitati sullascena de mondo. (vedi testo di filosofia, storia, testo 6, pag.71)
    • 13. Occorre negare i pregiudizi elencati prima per poidefinire una nuova teoria induttiva (procedimentologico che dall’osservazione di più casi particolariconclude a leggi generali). Aristotele avevaprivilegiato un impianto gnoseologicoessenzialmente deduttivo (dall’universale alparticolare, dai principi alle cose). Ora occorreva conordine e metodo partire dalle cose per giungere aiprincipi generali: prima una collezione ordinata difatti ordinati e catalogati su apposite tabelle; poil’analisi delle stesse e la formulazione di una primaipotesi (prima vendemmia) sul fenomeno studiato;infine una serie di prove per conoscere conchiarezza. (vedi testo di filosofia, storia, testo 6, pag.71)
    • 14. CARTESIO * 1596-1650Insoddisfazione per le tradizionali dottrinearistoteliche insegnate a La Flèche, pedanti especulativamente vuote: la filosofia nonostante moltisecoli di pensiero non ha raggiunto alcunaconoscenza certa ed è spesso pura abilità retorica.Occorre ricreare il legame tra parole e realtà, trauomo e natura. (vedi inizio del Discorso sul metodo)
    • 15. Se questo discorso sembra troppo lungo per essere lettotutto in una volta, lo si potrà dividere in sei parti. E sitroveranno, nella prima, diverse considerazioni sullescienze. Nella seconda, le principali regole del metodoche lautore ha cercato. Nella terza, qualche regola dellamorale chegli ha tratto da questo metodo. Nella quarta, gliargomenti con i quali prova lesistenza di Dio e dellanimadelluomo, che sono i fondamenti della sua metafisica.Nella quinta, la serie delle questioni di fisica che haesaminato, in particolare la spiegazione del movimento delcuore e di qualche altra difficoltà della medicina e, ancora,la differenza tra lanima nostra e quella dei bruti.Nellultima, le cose chegli crede siano richieste perandare avanti nello studio della natura piú di quanto si èfatto, e i motivi che lo hanno indotto a scrivere.
    • 16. Il buon senso è fra le cose del mondo quella piúequamente distribuita, giacché ognuno pensa diesserne cosí ben dotato, che perfino quelli che sono piúdifficili da soddisfare riguardo a ogni altro bene nonsogliono desiderarne piú di quanto ne abbiano.E in questo non è verosimile che tutti si sbaglino; è laprova, piuttosto, che il potere di ben giudicare e didistinguere il vero dal falso, che è propriamente quelche si dice buon senso o ragione, è per natura ugualein tutti gli uomini; e quindi che la diversità delle nostreopinioni non dipende dal fatto che alcuni siano piúragionevoli di altri, ma soltanto da questo, che facciamoandare i nostri pensieri per strade diverse e nonprestiamo attenzione alle stesse cose.
    • 17. Perché non basta avere buono lingegno; la cosaprincipale è usarlo bene. Le anime piú grandi comesono capaci delle maggiori virtú, cosí lo sono dei piúgrandi vizi; e quelli che camminano assai lentamentepossono progredire molto di piú, se seguono sempre lavia diritta, di quelli che correndo se ne allontanano.Quanto a me, non ho mai preteso che il mio ingegnofosse in qualcosa piú perfetto di quello comune; anzi hospesso desiderato di avere il pensiero cosí pronto,limmaginazione cosí netta e distinta, la memoria cosícapace o anche cosí presente, comè in altri.E non conosco altre qualità che servano a rendereperfetto lingegno; perché quanto alla ragione odiscernimento, che è la sola cosa che ci rende uominie ci distingue dai bruti,
    • 18. credo che essa sia tutta intera in ciascuno di noi, eintendo in questo seguire lopinione comune degliscolastici, i quali affermano che il piú e il meno è solonegli accidenti, non mai nelle forme o nature degliindividui di una medesima specie.Ma penso, e non esito a dirlo, di avere avuto moltafortuna per essermi ritrovato fin da giovane su unastrada che mi ha condotto a riflessioni e massime da cuiho forgiato un metodo, col quale mi sembra di poteraumentare per gradi la mia conoscenza, e portarla apoco a poco al punto piú alto che le consentono lamediocrità del mio ingegno e la breve durata della miavita.
    • 19. Perché ne ho già raccolto frutti tali che sebbene cerchi,ogni volta che giudico me stesso, di piegare verso ladiffidenza piuttosto che verso la presunzione, esebbene, guardando con locchio del filosofo le diverseazioni e imprese degli uomini, non ne scorga quasinessuna che mi sembri vana e inutile, pure continuo atrarre sempre il massimo piacere nel progresso chepenso di avere già fatto nella ricerca della verità, e aconcepire per lavvenire speranze tali da osar credereche tra le occupazioni delluomo in quanto uomo ve ne èqualcuna davvero buona e importante, è proprio quellache ho scelto. E tuttavia può darsi chio mi inganni, chescambi per oro e diamanti quello che non è altro, forse,che un po di rame e di vetro.
    • 20. So quanto siamo facili a sbagliarci in ciò che ci riguarda,e come dobbiamo diffidare anche dei giudizi dei nostriamici, quando sono a nostro favore.Ma sarò ben lieto di mostrare in questo discorso qualistrade ho seguíto e di raffigurarvi la mia vita come in unquadro, perché sia consentito a ognuno di giudicarne, ea me di acquistare, raccogliendo dalla voce della gentele opinioni che ne avrà, un nuovo mezzo di istruirmi, cheaggiungerò a quelli di cui di solito mi servo.Non intendo dunque insegnare qui il metodo checiascuno deve seguire per ben giudicare la propriaragione, ma solo far vedere in che modo ho cercatodi guidare la mia.
    • 21. Sono stato nutrito fin dallinfanzia di studi letterari, epoiché mi si faceva credere che per mezzo di essi sipotesse acquistare una conoscenza chiara e salda ditutto ciò che è utile alla vita, ero oltremodo desideroso diapprendere.Ma appena compiuto lintero corso di studi al termine delquale si suole essere accolti nel rango dei dotti, cambiaidel tutto opinione. Perché mi ritrovai impacciato datanti dubbi ed errori che mi sembrava di non averricavato altro profitto, cercando di istruirmi, se non diavere scoperto sempre di piú la mia ignoranza.Eppure stavo in una delle piú celebri scuole dEuropa,dove pensavo dovessero trovarsi dei dotti, se mai cenerano in qualche parte della terra.
    • 22. Lí avevo imparato tutto quello che imparavano glialtri; e in piú, non contento delle scienze che ciinsegnavano, avevo scorso tutti i libri di quelle ritenutepiú curiose e piú rare, che mi erano capitate tra le mani.Oltre a ciò, sapevo dei giudizi che gli altri davano di me;e constatavo di non essere considerato in nullainferiore ai miei compagni, benché ve ne fosseroalcuni già destinati ad occupare il posto dei nostrimaestri. Infine, il nostro secolo mi sembrava fiorente efertile di buoni ingegni quanto ogni altro secoloprecedente. Tutto questo mi induceva a prendermi lalibertà di giudicare da me tutti gli altri, e di pensareche non ci fosse al mondo scienza, quale allinizio melavevano fatta sperare.
    • 23. Non avevo tuttavia smesso di stimare gli esercizi di cuici si occupa nelle scuole.Riconoscevo che le lingue che vi si apprendono sononecessarie per lintelligenza dei libri antichi; che la graziadelle favole sveglia lingegno, e che lo elevano le azionimemorabili delle storie, le quali, lette con prudenza,aiutano a formare il giudizio.Riconoscevo che la lettura dei buoni libri è come unaconversazione con gli uomini piú illustri dei secolipassati che ne furono gli autori, e per di piú unaconversazione studiata, in cui quelli ci palesano solo iloro migliori pensieri.Riconoscevo che leloquenza ha forza e bellezzaincomparabili, e la poesia delicatezza e dolcezze cheincantano;
    • 24. che nelle matematiche ci sono invenzioni assai sottili,che possono ben servire sia a soddisfare i curiosi, sia afacilitare tutte le arti e alleviare il lavoro degli uomini.Riconoscevo che gli scritti che trattano dei costumicontengono parecchi utilissimi precetti ed esortazionialla virtú;che la teologia ci insegna a guardare il cielo, e lafilosofia il mezzo per parlare di tutto converosimiglianza e farci ammirare da quelli che ne sannodi meno; che il diritto, la medicina e le altre scienzedanno onori e ricchezze a chi li coltiva; infine, che èbene avere esaminato tutte queste scienze, anche lepiú cariche di pregiudizi o piú false, per conoscerne ilgiusto valore e non lasciarsene ingannare.
    • 25. Ma ritenevo di aver già dedicato un tempo sufficientealle lingue e anche alla lettura dei libri antichi, alle lorostorie e alle loro favole. Perché a conversare con gliuomini del passato accade quasi lo stesso che colviaggiare. È bene conoscere qualcosa dei costumi dialtri popoli, per poter giudicare dei nostri piúsaggiamente, e non pensare che tutto ciò che ècontrario alle nostre usanze sia ridicolo e irragionevole,come fanno di solito quelli che non hanno visto nulla. Maquando si spende molto tempo nei viaggi, si diventa allafine stranieri in casa propria; e quando si è troppocuriosi delle cose del passato, si rimane di solito assaiignoranti di quelle del presente. Senza contare che lefavole ci fanno immaginare come possibili molti fatti chenon lo sono per nulla; e che anche le storie piú fedeli,
    • 26. se non alterano né accrescono il valore delle cose perrenderle piú degne di essere lette, perlomeno neomettono quasi sempre le circostanze piú basse omeno nobili: cosí quel che rimane appare diverso daquello che è, e chi vuol regolare i propri costumi sugliesempi che ne trae, rischia di cadere nelle stravaganzedegli eroi dei nostri romanzi, e di concepire disegni chevanno al di là delle sue forze. Avevo grande stimadelleloquenza, ed ero innamorato della poesia; mapensavo che luna e laltra fossero doni dellingegno,piuttosto che frutto dello studio. Chi ha il raziocinio piúrobusto e sa mettere meglio in ordine i propripensieri per renderli piú chiari e intelligibili, puòsempre, meglio di tutti, imporre le sue tesi, anche separla soltanto il basso bretone e non ha maiimparato la retorica.
    • 27. E quelli che son capaci delle invenzioni piú piacevoli, esanno esprimerle con maggior ornamento e dolcezza,continuano a essere i migliori poeti, anche se ignoranolarte poetica. Mi piacevano soprattutto le matematiche,per la certezza e levidenza delle loro ragioni; ma nonne avevo ancora riconosciuto il vero uso e, pensandoche servissero solo alle arti meccaniche, mi stupivo delfatto che, pur essendo le loro fondamenta cosí sicuree solide, su di esse non si fosse costruito nulla di piúalto. Come, al contrario, paragonavo gli scritti di moraledegli antichi pagani a palazzi molto superbi e magnifici,ma costruiti sulla sabbia e sul fango. Innalzano al cielole virtú, e le fanno apparire stimabili al di sopra di ognialtra cosa al mondo, ma non ce la fanno conoscere asufficienza.
    • 28. Spesso quello che chiamano con un cosí bel nome nonè altro che insensibilità, oppure orgoglio, odisperazione, o parricidio.Riverivo la nostra teologia e aspiravo come chiunquealtro a guadagnare il cielo; ma avendo appreso comecosa assai certa che questa strada è aperta ai piúignoranti come ai piú dotti, e che le verità rivelate checi conducono fino ad esso sono al di sopra della nostraintelligenza, non avrei mai osato sottoporle alladebolezza dei miei ragionamenti, e pensavo che perintraprenderne e condurre a termine lesame eranecessario ottenere una qualche straordinariaassistenza dal cielo ed essere piú che uomo.
    • 29. Non dirò nulla della filosofia, se non che, vedendolacoltivata per molti secoli dagli ingegni piú alti senzatuttavia che vi si trovi qualcosa che non sia oggettodi dispute e di cui perciò non si dubiti, non avevotanta presunzione da sperare qui un successo miglioredi quello ottenuto da altri; considerando poi quantediverse opinioni su uno stesso oggetto possono esseresostenute dai dotti, senza che ce ne possa essere maipiú di una soltanto che sia vera, ritenevo quasi falsotutto ciò che era solo verosimile. Per altre scienze poi,dal momento che traggono i loro princípi dalla filosofia,giudicavo che non era possibile che si fosse costruitoqualcosa di solido su fondamenta cosí instabili.
    • 30. E né lonore, né i guadagni che promettono erasufficiente a impegnarmi in esse; giacché non ritenevo diessere, grazie a Dio, nella condizione di dover faredella scienza un mestiere, per migliorare la miafortuna; e benché non professassi, come fanno i cinici, ildisprezzo della gloria, pure stimavo assai poco quellache non stimavo di potere acquistare se non con falsititoli. Infine, per quel che riguarda le scienze bugiarde,pensavo di conoscerne già abbastanza il valore per noncorrere il rischio di venir ingannato né dalle promesse diun alchimista, né dalle predizioni di un astrologo, nédalle imposture di un mago, né dalle frodi o vanterie dichi va dicendo di sapere piú di quanto non sappia . Perquesto, non appena letà mi liberò dalla tutela deiprecettori, abbandonai del tutto lo studio dellelettere.
    • 31. E avendo deciso di non cercare altra scienza se nonquella che potevo trovare in me stesso oppure nelgran libro del mondo, impiegai il resto della giovinezzaa viaggiare, a visitare corti ed eserciti, a frequentareuomini di indole e condizioni diverse, a raccogliere varieesperienze, a mettere alla prova me stesso nei casi cheil destino mi offriva, e a riflettere dappertutto sullecose che mi si presentavano, in modo da trarnequalche profitto. Perché mi sembrava che avreiscoperto molta piú verità nei ragionamenti che uno fasugli affari che lo interessano, e il cui esito punisce benpresto chi ha mal giudicato, che in quelli delluomo dilettere, chiuso nel suo studio, immerso inspeculazioni senza effetto, e che non hanno per luialtra conseguenza se non che ne trarrà forse una vanitàtanto maggiore quanto piú saranno distanti dal sensocomune,
    • 32. perché in questo caso avrà dovuto impiegare piúingegno e piú artifici per renderle verosimili. E avevosempre un desiderio estremo di imparare adistinguere il vero dal falso, per veder chiaro nellemie azioni e procedere con sicurezza in questa vita. Èvero che, dedicandomi interamente allosservazione deicostumi altrui, non vi trovai niente che mi sembrassesicuro; e che notai qui una varietà quasi pari a quellagià vista nelle opinioni dei filosofi. Per cui il maggiorprofitto che ne traevo, vedendo parecchie cose che purapparendoci molto stravaganti e ridicole vengonotuttavia comunemente accolte e approvate da altrigrandi popoli, era quello di non credere con troppasicurezza a tutto ciò di cui mi avevano convinto solocon lesempio e con luso;
    • 33. cosí mi liberai a poco a poco di molti errori chepossono oscurare il nostro lume naturale, e rendercimeno capaci di intendere ragione.Ma dopo che ebbi cosí impiegato qualche anno nellostudio del libro del mondo e nello sforzo diraccogliere varie esperienze, decisi un giorno distudiare anche in me stesso, e di applicare tutte le stessoforze dellingegno a scegliere le strade che avrei dovutoseguire.E questo mi riuscí molto meglio, mi pare, che se non mifossi mai allontanato né dal mio paese né dai miei libri.
    • 34. UN NUOVO METODOIl problema dell’affidabilità del sapere: il cosa si conosce è in funzione del come si conosce.Rifiuto di ogni principio di autoritàRifiuto di ogni illusione derivata dai sensi.Criterio saranno la chiarezza e la distinzione, indicate magistralmente nel Discorso sul metodo attraverso le quattro regole per ben condurre la ragione, facoltà comune a tutti gli uomini:1) evidenza, 2) risoluzione in parti semplici, 3) ricondurre i pensieri dal semplice al complesso, 4) enumerazione e revisione.(vedi testo di filosofia, storia, testo 1, pag.95)
    • 35. L’evidenza (principale contrassegno della verità) ècaratterizzata da chiarezza e distinzione, tratti propridei concetti che la mente può intuire in modoimmediato e semplice.L’indagine razionale acquisisce un ordine in gradodi liberare il soggetto conoscentedall’approssimazione e dall’opinabile.Ora il metodo porta alla conoscenza certa, ma nonsappiamo ancora se vera: occorre un fondamentoper rendere valide le nostre conoscenze: si devetrovare un principio assolutamente indubitabilecome fondamento del nuovo sapere.Si dovrà provvisoriamente sospendere l’assenso adogni conoscenza: dubbio metodico.
    • 36. (vedi testo di filosofia, storia, testo 2, pag.97)Distruzione generale di tutte le antiche opinioni,partendo dalle fondamenta su cui esse eranopoggiate, per rifondare la conoscenza su basicertissime: la conoscenza sensibile poiché i sensitalvolta ingannano, e anche quando ciò sembraassurdo si può pensare all’inganno del sogno.Eppure anche nel sogno vi sono cose elementari acui tutte le altre sono riconducibili (tempo, spazio,materia ..). Le scienze matematiche, che riguardanocose semplicissime, hanno fondamento indubitabile.Eppure si può andar oltre con il nostro dubitare:dubbio iperbolico.(vedi testo di filosofia, storia, testo 3, pag.99)
    • 37. Genium aliquem malignum: è l’ipotesi di un geniomaligno, non Dio, che ingannando l’uomo mette indiscussione tutto, anche le verità logico-matematiche. Eppure il dubbio totale (metodico e iperbolico) nonpuò mettere in discussione il fatto stesso di dubitare: se dubito sto pensando ese sto pensando allora esisto – cogito ergo sum.Solo il pensiero si presenta con la caratteristicadell’evidenza intuitiva (chiarezza e distinzione):questa è la certezza prima, il principio indubitabile dicui aveva bisogno Cartesio per provare la validità delsuo metodo (il soggetto è la verità originaria).(vedi testo di filosofia, storia, testo 4, pag.100)
    • 38. HOBBES * 1588-1679Estensione del metodo matematico ad ogni campodel sapere, dunque anche alle istituzioni politicheche devono avere fondamento razionale, conregole dedotte da postulati etici (pocheproposizioni vere). Rifondazione della politica grazieal retto ragionamento. Il metodo è deduttivo, noninduttivo, per avere certezza e non solo probabilità.Il filosofare si caratterizza come operazionerazionale con un procedere di tipo matematico(calcolo). Si parte dalle definizioni dei nomi perarrivare alla coerenza, ordine-trama dei significatiche l’uomo crea attraverso il linguaggio.(vedi testo di filosofia, storia, testo 1, pag.181)
    • 39. RAGIONE ED ESPERIENZALa ragione è la facoltà chiave della filosofiamoderna che è attraversata dal problema del valoredella nostra conoscenza (corrispondenza dellerappresentazioni mentali con la realtà esterna). Inparticolare: quanto di essa deriva dalla percezionesensibile e quanto dall’attività della sola e puraragione. Dal diverso ruolo attribuito alle duediscendono le tendenze razionalista ed empirista.Tutta la filosofia moderna è razionalista (nulla èconosciuto se non prima giudicato dalla ragione). Mai secondi ne vedono il limite e la fontenell’esperienza, i primi giudicano la ragione comeunico fondamento di una conoscenza vera.
    • 40. LOCKE * 1632-1704Padre dell’empirismo inglese. Vuole esaminare ilimiti e le possibilità della ragione e della conoscenzaumane esaminandone il funzionamento.(vedi testo di filosofia, storia, testo 3, pag.197)Solo così sarà possibile salvarsi dall’illusione di unatotale trasparenza della realtà.Ruolo cruciale ha il problema critico che impone lariflessione preliminare sul metodo impiegato dallaragione per conoscere.
    • 41. ILLUMINISMORicondurre entro i limiti e i criteri di accettabilitàfissati dalla ragione tutte le dimensioni dell’uomo inlinea di continuità con razionalismo ed empirismoseicenteschi.C’è la consapevolezza di vivere in un’epocailluminata: la metafora della luce indica laconoscenza che giunge a verità e che si libera dalpregiudizio, dalla superstizione, dal fanatismo e daldogmatismo, giudicando in piena libertà.La riflessione razionale è dinamica, volta all’azione,al mutamento, capace di trasformare la realtàmondana attraverso la discussione pubblica(Encyclopédie).
    • 42. L’Enciclopedia (1751-1772) salda l teoria con lapratica, propugna le grandi idee di tolleranza elibertà, pone fiducia nel progresso.Il filosofo ha un ruolo pubblico, non si allontana dallasocietà poiché è intellettuale impegnato per un’utilitàpubblica della ragione.Allo spirito di sistema del seicento succede lo spiritosistematico: ordine del sapere, classificazione esistemazione, che esclude ormai l’esistenza di unsistema unico e indiscutibile, poiché i saperi hannoun ordine paritario e non gerarchico, con unadestinazione essenzialmente operativa estrumentale.

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