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Repubblica.it - Generazione social network la chance dei giovani in azienda Document Transcript

  • 1. Generazione social network la chance dei giovani in azienda | Repubbli... http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/generazio... Login : Registrazione : Offerte salvate : Chi siamo : Scrivi alla redazione : FAQ : Credits Notizie : Dossier : Interviste : Calcolo Stipendio : Contratti Nazionali : Calcolo pensione : Modelli CV : Busta paga : Canale neolaureati : Pubblica la tesi Che lavoro Area Località cerchi? funzionale Azienda USL RMf INDICE UN AVVI Per il conferimento di incarichi a tempo dete... IMPORTANTE AZIENDA Ricerca:. RESPONSABILE RICERCA e SVILUPPO PNEUMATICO NU... Azienda USL RMf INDICE UN AVVI PER IL CONFERIMENTO DI INCARICHI A TEMPO DETE... Tutte le offerte Generazione social network la chance dei giovani in azienda Le innovazioni del web 2.0 costringeranno le imprese a cambiare l’organizzazione del lavoro, che “sarà sempre meno gerarchica e sempre più a rete”. Risorse umane, marketing e comunicazione i settori dove ci saranno più opportunità per la generazione Y, cresciuta a pane e social network. Lo spiega Alessandro Prunesti nel libro “Enterprise 2.0” di PIETRO SCARNERA Un modo per reagire alla crisi economica, ma anche un’opportunità lavorativa per i più giovani, stretti fra precarietà e disoccupazione. È il ruolo dei social media e del web 2.0 in generale nella visione di Alessandro Prunesti, docente alla Business school del Sole 24 Ore e autore del libro “Enterprise 2.0” (Franco Angeli, 26 euro). Una tesi che parte da una considerazione semplice: “Le imprese presto dovranno fare i conti con una generazione cresciuta insieme ai social network, una generazione di ‘nativi digitali’ abituata al concetto di condivisione: questo cambierà anche il modo di lavorare all’interno delle aziende”. Le innovazioni tecnologiche, è la tesi di Prunesti, non avranno però conseguenze solo sugli strumenti con cui si lavora, “ma anche nell’organizzazione del lavoro, che sarà sempre meno gerarchica e sempre più ‘a rete’”. Lo strumento che già oggi permette di applicare un nuovo approccio al lavoro si chiama “cloud computing”: servizi come Google Apps e Office Live trasformano internet in uno spazio digitale che consente di creare, trasferire, condividere e immagazzinare contenuti come se il web fosse un gigantesco hard disk. “Così sparisce la figura dell’impiegato ‘geloso’ del suo lavoro e che agisce in solitaria: anzi, il lavoro diventa sempre più di gruppo, perché tutti lavorano sullo stesso file”. Per la generazione Y, quella nata fra il 1977 e il 2000, si tratta di un’occasione da cogliere per sfruttare le proprie competenze informatiche. E il futuro delineato da Prunesti non è poi così lontano. “Oggi le imprese, soprattutto in Italia, sono ancora scettiche sul web 2.0, hanno una posizione di attesa, però sono attente a quello che succede, è come se fossero affacciate alla finestra”. Per chi cerca lavoro è il momento giusto per farsi vedere. “È il consiglio che do ai miei studenti: aprire un profilo su LinkedIn, aprire un blog, ma soprattutto cominciare a sviluppare dei progetti, magari in rete con altre persone: non mancano esempi in cui questi progetti sono poi stati ‘adottati’ dalle aziende”. Anche in Italia c’è già chi sta sperimentando modalità di lavoro condiviso tramite il web 2.0. “Si tratta soprattutto di grandi aziende e gruppi multinazionali – spiega Prunesti –, che hanno la possibilità di investire in questo campo. Fiat, per esempio, ha sviluppato un social network per formare il top management sui temi della leadership; Banca Intesa gestisce la formazione facendo un largo uso dei social network; Acea Electrabel (azienda che opera nel settore energetico) è la prima ad aver realizzato una piattaforma di Enterprise 2.0 per migliorare la comunicazione e il lavoro interno”. Ma la rivoluzione 2.0, secondo Prunesti, presto coinvolgerà anche le piccole e medie imprese. “In Emilia-Romagna e Lombardia, dove gli imprenditori sono più ‘smart’, questo sta già succedendo”. I settori più interessati dal cambiamento sono “le risorse umane, il marketing e la comunicazione, ma anche l’area commerciale – prosegue lo studioso –: in quest’ultimo campo, in particolare, gli strumenti del web 2.0 consentono di instaurare una comunicazione diretta con il cliente. Si tratta di piattaforme di Customer relationship management (Crm), che secondo me a lungo termine si riveleranno molto più efficaci, anche perché meno costose, delle grandi campagne pubblicitarie”. Primi passi internazionali laureati nelle istituzioni Eures, un lavoro in Europa dalla finanza alle vendite1 di 2 19/08/2011 10.14